giovedì 18 giugno 2009

Un cammello in cima al minareto



Se un merito va dato sicuramente ai sufi, deve essere ascritto al fatto di avere parlato esplicitamente, mentre tanti altri hanno preferito tacere e lasciare nell’ignoranza la maggioranza delle persone. Lo stesso Rumi si chiese quale vantaggio se ne potesse trarre dalle loro parole, dalla loro esperienza, ma si rispose che non era importante che si capisse tutto il senso delle cose, ma che se ne intuisse il succo, l’essenza ed i principi, affinchè si diffondesse “la fragranza dell’Amato e di Colui che si ricerca.”

Si chiese ancora:”Un uomo non vede un cammello in cima al minareto, come potrebbe, allora, vedere la punta di un pelo nella bocca di quel cammello?” Infatti non tutti sono in grado di vedere un cammello che è in cima ad un minareto, poiché questo è un fatto inaspettato che si rifiuta anche concettualmente, e ancor più è impossibile vedere il particolare del pelo nella bocca del cammello: nonostante ciò, le storie sufi cercano di farci vedere cammelli in luoghi in cui non ci aspetteremo di trovarne.

Molti hanno detto che le storie sufi sono simili ai koan del buddismo zen. I koan sono delle frasi o storie paradossali usate per aiutare la meditazione e risvegliare una natura più profonda nel discepolo. Forse le storie sufi ed i koan sono simili nell’intento, ma sono del tutto diverse nel risultato finale: lo zen deflagra l’intelligenza umana, mentre i sufi la glorificano come riflesso della sapienza divina.

Entrambi sono narrate per scuotere le certezze intellettuali e gli schemi cognitivi dell’allievo, ed entrambi presentano situazioni che vanno in contrasto con ogni senso comune e con le vie della logica ordinaria. Le possiamo definire delle tecniche di spiazzamento, perché invadono degli spazi interni con sostanze che ne spingono altre alla superficie, un po’ come avviene per lo stesso fenomeno fisico, qualora dei gas e dei liquidi vengono usati allo stesso modo.

Nello zen però, vediamo che l’assurdo, il paradosso e il non-senso, rimangono tali, mentre nelle storie sufi, una situazione, che è apparentemente paradossale, si rivela estremamente razionale. La storia zen resta illogica e porta alla negazione della logica delle cose, mentre la storia sufi si mostra “superlogica.” Comunque sia, entrambi i tipi di storia, sono contrarie alla logica comune.

Una storia sufi racconta che un uomo molto ricco si mise alla ricerca della felicità. Investì una enorme parte delle sue sostanze per acquistare dei diamanti rarissimi e altre pietre preziose meravigliose, che mise in una borsa. Partì dunque, in sella al suo cavallo, alla ricerca di un grande maestro che gli permettesse di avere ciò che desiderava. Ovunque andasse e qualunque maestro incontrasse, gli poneva davanti la borsa con quel tesoro favoloso, e gli faceva la sua richiesta: “Questa ricchezza sarà tua se saprai donarmi la felicità.”

Ma ogni maestro che aveva interpellato si era dimostrato incapace di dargli ciò che chiedeva, e la borsa con il favoloso tesoro era diventata famosa ovunque. Un giorno gli dissero che c’era un maestro sufi di saggezza meravigliosa e allora, l’uomo ricco, andò dal grande maestro, smontò da cavallo, e gli rinnovò la sua richiesta. Il saggio sufi lo fissò, poi, con una mossa repentina, afferrò la borsa con il tesoro e se la diede a gambe. Il riccone rimase un attimò interdetto e incredulo, poi balzò in piedi e cominciò a rincorrere il maestro, gridando a piena voce che era stato derubato.

Entrambi correvano con molta velocità, solo che il sufi conosceva molto meglio le stradine della sua città. Il ricco urlava che non era un saggio sufi ma un ladro e che era un truffatore travestito da santo. Urlava e correva ma, ben presto, perse ogni traccia del truffatore. Allora si gettò a terra e iniziò a piangere disperato. Intanto una folla si era radunata, attirata dalle grida e gli chiesero cosa fosse successo. L’uomo ricco raccontò di essere stato depredato dal sufi, che si era dato alla fuga con un tesoro di pietre preziose che lui aveva acquistato con la maggior parte delle sue sostanze.

Mentre tutti cercavano di consolarlo, lui piangeva disperato e si lamentava della sua rovina. Non era mai stato più infelice di quel momento, solo e disperato in una città straniera, senza neppure il cavallo con cui tornare a casa. Allora, qualcuno tra la folla lo consolò e si offrì di riaccompagnarlo nella piazza dove aveva lasciato il suo cavallo, perché potesse almeno ritornare a casa in groppa al destriero. Una volta che furono giunti nella piazza dove il riccone aveva incontrato il maestro sufi, trovarono il cavallo che brucava beatamente l’erba ed il saggio sufi, seduto tranquillamente sotto l’albero presso il quale il riccone l’aveva incontrato.

Il sufi sedeva tranquillo e rilassato e la borsa con il tesoro di pietre preziose, giaceva ai suoi piedi, proprio dove il ricco l’aveva depositata quando l’aveva offerta al saggio. Il riccone corse ad afferrarla e se la strinse al petto, tirando un sospiro di sollievo e dicendo:”Grazie a Dio l’ho ritrovata!” A quel punto, il saggio sufi gli chiese:”Allora sei felice o no? E’ questa la chiave della felicità. Dimmi, sei felice? Voglio saperlo.” Il ricco sorrise e rispose: “Sono felice, non lo sono mai stato tanto, e questo è il giorno più bello della mia vita.”

Questa storia ci insegna che la natura stessa delle cose ci impedisce di vedere la realtà. Le cose sono belle o brutte ma è necessaria la consapevolezza affinchè possiamo capirne il loro vero essere. Essere sani ci impedisce di capire quanto sia grande il dono della salute, e spesso ci accorgiamo di questo dono, solo quando la nostra salute è messa a rischio.

Le cose hanno bisogno dei loro opposti, così come una tesi si dimostra valida solo esaminando la fondatezza della sua antitesi. Spesso è necessario perdere le cose che avevamo e che non stimavamo affatto, perché solo così ci accorgiamo del loro vero valore e sappiamo stimarle per il loro essere reale. Solo così diventiamo consapevoli di ciò che abbiamo perso e, se riusciamo a riconquistarlo, allora godiamo della perfetta felicità.
Buona erranza
Sharatan

Nessun commento:

Posta un commento

Non essere volgare, offensivo, razzista e sessista.
Grazie per il tuo commento.
Sharatan