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giovedì 6 marzo 2014

In contatto con lo spirito



"Non c'era il passo tra i due mondi
quando esisteva il dono dell'affetto:
il tempo, l'amore, lo sparge."
(L. Neri - I nomadi di Hafez)

Migliaia di anni prima dell’epoca attuale, gli antichi sciamani videro che la Terra era sensibile e che la consapevolezza della Terra poteva influenzare gli uomini. Perciò essi vollero usare l'influenza che la Terra esercitava sulla consapevolezza umana e scoprirono che c’erano dei luoghi che facilitavano l’impresa. Videro che anche la Terra aveva dei punti in cui scorrevano le sue energie, e in alcuni luoghi lo scambio avveniva in modo particolare, perché in quei luoghi si attivavano o indebolivano i punti energetici degli uomini.

Per molto tempo la ricerca dei luoghi di potere fu il compito preferito, finché questa attività divenne un’ossessione. Gli antichi videro che l'universo è una rete di campi di energia e che l’intreccio cosmico dei filamenti luminosi trasuda consapevolezza. Essi scoprirono che la percezione umana sorge quando l'energia che scorre nell’universo accende una parte dei filamenti luminosi del nostro bozzolo energetico. Ma poi videro pure che la consapevolezza umana illumina anche i fili che fuoriescono dal bozzolo e che si espandono ovunque mentre corrono verso l'infinito.

Gli antichi uomini avevano una conoscenza istintiva e naturale che gli proveniva direttamente dallo spirito. Quella forza portentosa guidava gli uomini e li aiutava a costruire il loro destino, perciò gli uomini sapevano che dovevano assecondare la voce silenziosa e tutto questo era un fatto semplice e naturale. Chiaramente c’erano anche allora degli uomini meglio allineati con l’antica conoscenza, ma anche gli uomini comuni erano allineati con la volontà dello spirito.

Invece oggi la percezione umana è diversa perché abbiamo una percezione dualistica. Oggi la nostra percezione ha un allineamento diverso da quello antico, perciò anche la visione moderna del mondo e della vita è cambiata. Nei tempi antichi, quando il punto di unione era allineato sulla conoscenza silenziosa, l’allineamento avveniva in modo spontaneo e naturale, ma oggi siamo allineati sulla posizione detta ragione perciò siamo lontani dallo spirito.

La conoscenza antica era una presenza silenziosa che non aveva bisogno di parole per essere compresa, perciò oggi la troviamo solo se usiamo una quantità smisurata di energia, che non tutti hanno. Questa conoscenza silenziosa esiste in tutti perciò tutti la possono avere, perché essa ha padronanza di tutto, e tutto conosce. Si disse che questa conoscenza non si può pensare o descrivere essendo molto più antica del linguaggio, perciò il linguaggio è inadeguato a definirla.

Gli sciamani credono che, l'uomo si accorse di sapere ma volle essere più consapevole di ciò che sapeva, perciò perse anche quello che conosceva. La conoscenza persa nei tempi antichi è il legame con lo spirito, con l'astratto o con l'intento, e l'errore commesso fu di volerlo manipolare come facciamo con la nostra realtà quotidiana. Ma quanto più si voleva fare questo e tanto più la conoscenza fuggiva diventando effimera e impalpabile.

Gli uomini persero il contatto con la conoscenza per avere il dominio della ragione, perciò l’attaccamento al mondo rese sempre più debole il collegamento con lo spirito, e l’astratto divenne evanescente. L'uomo antico sapeva cosa fare in modo istintivo e diretto, e sapeva pure come poter fare per il meglio. Ma, quando capì che agiva come individualità sviluppò un solipsismo cioè una smisurata soddisfazione per se stesso e amò il proprio orgoglio. La soddisfazione dei desideri personali causò la sensazione di predire e di fare le azioni che voleva fare, perciò nacque il sé individuale.

Il sé che nacque volle imporre il controllo sulla natura dell’essere e sulla qualità delle sue azioni. Più gli uomini rinforzavano il loro sé individuale e più perdevano il contatto con la conoscenza silenziosa originaria, perciò l'umanità moderna ha ereditato questa condizione. Questo è il motivo per cui siamo disperati e non abbiamo la speranza nel futuro essendo divisi dalla fonte che crea e che sostiene l’universo.

L’alienazione umana è diventata insopportabile perciò scatena il cinismo e la disperazione che esplodono nelle azioni violente e nelle aberrazioni descritte dalla storia umana. La parte di conoscenza silenziosa che è rimasta dentro di noi, si manifesta in due modi: da un lato sentiamo la nostalgia del legame che ci univa allo spirito che ci conteneva. Dall'altro lato, sentiamo l’angoscia e la disperazione di poter ritrovare la pace, la soddisfazione e la realizzazione che ci forniva quel legame.

Gli sciamani sanno che ogni movimento del punto di unione comporta un distacco dall'interesse eccessivo che abbiamo per il nostro sé individuale, che è il marchio indelebile dell'umanità moderna. Fermare il mondo, per il guerriero, significa introdurre un elemento dissonante nel vissuto quotidiano per fermare il flusso uniforme dei fatti ordinari. Fermare il mondo significa anche bloccare tutto quello che viene catalogato dalla ragione. Gli sciamani erano dei profondi conoscitori di uomini, perciò videro che gli uomini erano curiosi animali da inventario. Se gli uomini conoscono bene un inventario particolare diventano gli esperti di quel comportamento.

Perciò gli sciamani capirono che se l'inventario dell’uomo comune è inadeguato o carente, oppure se si vuole ampliare a dismisura il suo inventario, alla fine, tutta la struttura umana crolla. L’uomo crolla anche se lo contraddicono o se mettono in crisi quello in cui crede: in tutti i casi la mente comune subisce il crollo. L'inventario è la mente, perciò il crollo è dovuto al fatto che è stato infranto lo specchio del riflesso del sé individuale.

La posizione del punto di unione è mantenuta stabilmente in un posto fisso per avere la sicurezza personale. La posizione del punto di unione dell'uomo moderno lo ha reso l'egoista omicida e l'essere interessato alla soddisfazione narcisistica della sua individualità. Avendo perso ogni speranza di poter tornare alla fonte di ogni cosa, l'uomo moderno cerca una consolazione all'angoscia rinchiudendosi nel solipsismo. E, mentre fa l’errore fatale rinforza ancora più la posizione sbagliata.

Si può dire con certezza che ogni spostamento del punto di unione dalla sua posizione abituale produce l’indebolimento del riflesso del sé dell'uomo e riduce la presunzione. La presunzione è la forza che è generata dal riflesso di sé che l'uomo continuamente rinforza, perciò quel rinforzo lo fissa sempre più nella stessa posizione. L'ambizione massima del guerriero è scardinare la sua presunzione, perciò ogni sua azione è finalizzata allo scopo.

Secondo loro la presunzione è il travestimento della commiserazione che proviamo per noi stessi. Questa è la nemica degli uomini e se non l’avessero non avrebbero il lusso di essere tanto presuntuosi, ottusi, crudeli e distruttivi come sono. Gli sciamani sanno che se ingraniamo la forza della presunzione, si sviluppa lo slancio nell'apparenza e inizia l'illusione di avere un grande pregio.

La presunzione è l'illusione del valore personale, perciò è causa del desiderio di essere lodati per meriti presunti. Gli sciamani videro che se spostiamo il punto di unione raggiungiamo la spietatezza, infatti quello spostamento fa cadere la presunzione del guerriero e il riflesso dell'immagine del sé finalmente crolla.Eliminando l'enfasi dell'importanza personale perdiamo l’autocommiserazione e ogni presunzione.

La spietatezza del guerriero non è crudeltà di comportamento ma è valutazione chiara e oggettiva delle questioni perciò è l’opposto della commiserazione. La spietatezza è distacco e valutazione oggettiva, perciò è l’opposto della presunzione: la spietatezza dimostra la sobrietà del guerriero. La riserva di energie che ricaviamo deriva dalla forza che il riflesso di sé teneva bloccata, perciò ricaviamo le energie utili per avere un più ampio raggio di percezione.

L’unica via di azione logica e l’aiuto migliore che ci possiamo augurare di avere - e questo vale sia per gli sciamani che per gli uomini comuni - è quello di limitare il coinvolgimento che abbiamo con l'immagine di noi che abbiamo costruito. Un guerriero mira sempre a rompere lo specchio che riflette il suo sé. Ognuno di noi ha un particolare legame e un forte attaccamento al suo riflesso di sé, perciò l'attaccamento è percepito come un bisogno. Ci sono persone che non hanno bisogno di nessuno perché ricevono la pace, l’appagamento, la gioia, l’allegria e la conoscenza direttamente dallo spirito.

Costoro non hanno bisogno di intermediari, perché hanno tutto quello che lo spirito offre. Altre hanno bisogno di occasioni che forniscono l’opportunità di essere consapevoli dell’intento perciò hanno bisogno di avere aiuto per rompere il loro riflesso. L’unico aiuto concreto che si può sperare è sapere come eliminare il nostro ego, perciò la teoria conta poco e quello che conta veramente è spostare il punto che ci unisce alla percezione comune.

Dallo spostamento di questo punto di percezione otteniamo il recupero di una enorme dose di energia che possiamo usare meglio, ma questa conoscenza si conquista solo nella pratica concreta. Dobbiamo ricordare che qualunque individuo che segue sempre una lunga sequenza di movimenti deve spostare spesso il suo punto di unione per restare un essere che è sano mentalmente.

Una sequenza di azioni ripetitive influisce sulla consapevolezza umana e per essere consapevoli mentre facciamo le ripetizioni ossessive dobbiamo avere la saldezza del nagual che non può impazzire. Il minimo di occasione che possiamo augurarci non viene dagli insegnamenti ma viene dalle situazioni che insegnano a far funzionare meglio la macchina, perciò la migliore occasione è essere resi consapevoli del contatto con lo spirito.

La sequenza particolare di cui dobbiamo essere consapevoli è che la presunzione è la forza che tiene inceppato il nostro punto di unione su una posizione che è diventata inamovibile. Se riusciamo a ridurre la forza che la presunzione tiene bloccata in quel luogo, sviluppiamo un’energia dirompente che ci può lanciare verso un viaggio che supera l’immaginazione.

Una volta che abbiamo spostato il punto di unione, il movimento di sblocco porta un distacco dal riflesso di sé, e lo sblocco porta al ripristino dell'anello di collegamento con la conoscenza dello spirito. D’altro lato, come fece notare don Juan, non fu proprio il riflesso di sé che causò l’originario distacco dell'uomo dallo spirito?

Lo sciamanesimo è un meraviglioso viaggio di ritorno, perché tutti ritornano vittoriosi dallo spirito dopo aver fatto una discesa nelle gole profonde dell’inferno. Gli sciamani credono che si vedranno grandi gruppi di guerrieri vittoriosi nella marcia di ritorno verso la casa dello Spirito, perciò tutti torneremo colmi di meravigliosi trofei che abbiamo conquistato nella vita, e la comprensione sarà uno dei trofei migliori che offriremo allo spirito.

La maggiore difficoltà che ostacola il nostro cammino di guerrieri è che non siamo disposti ad accettare una verità semplice come quella che non abbiamo bisogno di nessun maestro per parlare con lo spirito. Noi non abbiamo bisogno di nulla per ritrovarlo perché è sempre stato dentro di noi. Non sono necessari insegnamenti speciali perché quel contatto è restato intatto nel nostro profondo, ma se qualcuno ce lo dice non gli crediamo.

Quando ce lo dicono siamo nervosi, diffidenti e, alla fine, irati e delusi. Se abbiamo bisogno di aiuto non è nel metodo ma nell’esagerata considerazione per l'importanza della nostra persona. La nostra presunzione va eliminata a ogni costo perché il mondo è molto più complesso di quanto appare e l’immaginazione più sfrenata non può pensarlo. E capire una ovvietà di questo genere non necessita di mediazioni o di teorie da nagual.

Se poi vogliamo ammettere che c’è un merito nell'avere l’aiuto e ammettiamo la fortuna di poter incontrare un maestro, si può ammettere che l’incontro e la presenza del nagual aiuta e permette molte più occasioni di sforzo per fare gli spostamenti del punto di unione che possono ampliare la nostra percezione limitata. E se abbiamo un nagual impeccabile siamo sicuri che avremo le occasioni migliori per eliminare l'orgoglio quando vedremo arrivare un nagual che è il nostro specchio esatto.

Però il maestro migliore sarà la vita quando ci offrirà le occasioni migliori per aiutarci ad eliminare il nostro egocentrismo. Ma poi, se pensiamo all'enfasi posta sul maestro e la consideriamo meglio, dietro quel desiderio non sembra di vedere un'astuto mascheramento dell’ego che lotta per opporsi alla nostra voglia di eliminarlo?

Buon erranza
Sharatan

domenica 23 febbraio 2014

La barriera della percezione



“Il nucleo del nostro essere è l’azione di percepire,
e la magia del nostro essere è la consapevolezza.
Percezione e consapevolezza sono in una
sincronia inestricabile e perfetta.”
(don Juan Matus)

La percezione è inequivocabilmente legata alla posizione del punto di unione, perciò è legata a quello che abbiamo imparato a percepire. La solidità del mondo non è un’illusione: l’illusione è prodotta dalla fissazione dei punti di unione in una posizione e dal mantenere fisso e costante quel punto.

I veggenti che sanno muovere i loro punti di unione non hanno le allucinazioni, ma dimostrano che l’allineamento fatto in punti diversi fa percepire mondi diversi da quelli conosciuti. I mondi in cui entrarono i veggenti sono reali e tangibili come il mondo in cui viviamo.

Il movimento dei punti di unione in posizioni nuove e diverse da quelle consuete producono dei mondi che sono reali e concreti come quelli che conosciamo. Tutto quello che percepiamo è legato alla posizione in cui sono fissati i punti di unione, e la percezione è dovuta alla forza di quell’allineamento.

Lo spostamento del punto di unione al di là della linea centrale del bozzolo produce la fine del mondo conosciuto. Lo spostamento elimina la solidità e la stabilità del mondo conosciuto: tutto è dovuto alla forza dell’allineamento.

Le emanazioni si allineano per forza di abitudine, perciò il punto di unione viene fissato in un certo modo. Se il punto d’unione è spostato dalla posizione che è diventata consueta il mondo che abbiamo conosciamo, crolla: questo è il meccanismo della percezione.

Il punto di unione viene fissato in una posizione che resta stabile, perciò la consapevolezza viene condizionata dall’abitudine della percezione. I guerrieri ed i nagual sanno muovere i punti di unione in molti punti diversi e, man mano che li muovono, creano e integrano le loro percezioni in modo coerente.

Gli antichi veggenti sapevano come muovere i punti di unione e allineavano le emanazioni in modo fluido per entrare in tanti mondi, perciò sapevano come rompere le barriere della percezione. Essi infrangevano l’allineamento e mutavano la percezione ponendo il punto di unione in altre dimensioni, perciò fuggirono dal mondo.

Gli antichi sfidavano la morte con l’intento, infatti con la volontà riuscirono a mantenere fisso il punto di unione in uno dei 7 mondi che esistono: così essi infrangevano la barriera della percezione e fuggivano.

Erano grandi veggenti e uomini coraggiosi che fecero mosse azzardate e audaci per fuggire altrove, ma poi non seppero più ritornare. Il fattore pericoloso che non valutarono fu che anche gli altri mondi sono mondi molto possessivi come il nostro. Il rischio era che la nuova posizione dei punti di unione restasse fissa in quei mondi.

Infrangere le barriere della percezione divenne l’obiettivo supremo degli antichi guerrieri ma, quando riuscirono, il successo ottenuto cambiò il loro destino. E, se il guerriero che agiva non sapeva cancellare totalmente il mondo quotidiano per allinearsi con quelle dimensioni, egli moriva.

Si doveva saper cancellare il mondo pur rimanendo se stessi, e questo fu l’ultima forma di percezione a cui si furono legati i veggenti. Gli antichi dicevano che, se il guerriero dovesse avere un dialogo interiore, allora che fosse almeno il dialogo giusto. Per loro questo significava avere un dialogo interiore sul potere della stregoneria e conquistare l'aumento dell’importanza personale.

Invece, per i nuovi veggenti, la questione non era avere un dialogo, ma era fare una manipolazione disinteressata dell’intento per mezzo di ordini razionali. Va saputo che l’intento inizia sempre con un ordine e un comando che si impone a se stessi, e il comando si ripete finché diventa lo stesso comando dell’Aquila.

Ma il punto di unione si muove soltanto se un guerriero raggiunge il silenzio interiore. La possibilità di fare questa manovra fu l’obiettivo supremo dei nuovi veggenti, ma lo fecero in modo diverso dai loro predecessori. Gli antichi veggenti spostarono il punto di unione per avanzare oltre i confini dell’ignoto, mentre i nuovi veggenti vollero sfuggire al crudele destino di diventare il cibo dell’Aquila e conquistare la libertà totale.

Gli antichi spostarono il punto di unione fino ai confini del mondo che conoscevano, e lo fissarono nello stato di consapevolezza intensa. Da questa posizione videro che potevano andare verso posizioni più avanzate con una manovra audace ma priva di saggezza, però non seppero più come annullare la mossa, o forse non vollero più arretrare.

Messi davanti alla scelta di tornare nel mondo in cui vivevano oppure poter avanzare ancora più nelle terre sconosciute, scelsero di avanzare perché erano uomini avventurosi e audaci. Quando fecero quei viaggi nell’ignoto erano sempre soli, anche se le loro imprese avevano un obiettivo che tutti condividevano.

La compagnia di altri veggenti era un caso raro e avveniva solo per casi fortuiti, perché finiva per diventare una lotta per la supremazia. Costoro non erano simpatici, ma erano uomini che avevano un amore incredibile per la vita. Molti credono che fossero uomini troppo ambiziosi o squilibrati, oppure capricciosi e bizzosi come bambini viziati, ma erano solo uomini che non volevano morire.

Erano persone amanti della vita che non volevano morire, perché amavano le cose stupende che la vita offre. Altri pensano che fossero degli avidi, ma se lo fossero stati non avrebbero lasciato le comodità della quotidianità, perché l’ambizione e l’avidità servono solo per vivere nella vita quotidiana.

Essi vollero vivere una condizione che implicava una tremenda solitudine, perciò scelsero l’amore per la vita e vollero il mistero e l’intrigo che è presente oltre la condizione umana. Essi furono uomini audaci e coraggiosi che rischiarono oltre il possibile. Sia i nuovi che gli antichi fecero gli stessi sforzi per trovare il potere, ma usarono metodi diversi perciò ottennero risultati diversi.

Gli antichi volevano avere la perfetta replica del corpo, ma volevano che il corpo ottenuto avesse maggiore forza e migliore resistenza del corpo fisico. I nuovi veggenti erano interessati a cose diverse, infatti vollero sviluppare un corpo di sogno che è come una bolla di luce. Il corpo di sogno degli antichi era un corpo intensamente umanizzato, perciò li spinse a cercare risposte altrettanto umane e personali.

Il corpo di sogno dei nuovi veggenti era una bolla di luce impersonale che spinge all’indagine e alla comprensione, e questo diventa la base fondamentale per capire le azioni dei nuovi veggenti. I nuovi veggenti videro che i predecessori avevano scelto solo di cambiare il luogo della loro morte, perciò compresero l’inutilità di tutti gli sforzi che costoro avevano fatto.

I nuovi veggenti videro l’inutilità di lottare per controllare i loro simili, videro l’inutilità di allineare mondi alternativi solo per morirvi, ma soprattutto videro l’inutilità di cercare l'aumento dell'importanza personale. Una delle loro intuizioni più fortunate fu quella di non aver permesso che i punti di unione fossero sempre mantenuti fissi in una posizione a esclusione del punto che fa raggiungere la consapevolezza intensa.

Nella posizione di consapevolezza intensa compresero che il dilemma dell’inutilità non è risolto scegliendo di morire in mondi alternativi, ma la scelta felice è scegliere la consapevolezza e la libertà totale. Ma senza saperlo, pur scegliendo una libertà totale non lo furono completamente, perché finirono per continuare la tradizione dei predecessori e divennero la quintessenza degli sfidanti della morte.

I nuovi veggenti scoprirono che, facendo muovere costantemente il punto di unione fino ai limiti dell’ignoto, e riportandolo velocemente nella sua posizione abituale, esso si muove come un fulmine e, attraversando tutto il bozzolo, allinea di colpo tutte le emanazioni interne.

I nuovi veggenti si consumarono per conquistare la forza dell’allineamento e usarono la forza di volontà che trasformarono nella forza dell’intento, e queste qualità le coltivarono con una vita di impeccabilità. Rompere la barriera della percezione è l’ultimo compito della maestria della consapevolezza, ma è necessario usare molta energia.

Per accumulare l’energia che serve bisogna ricordare ciò che siamo, perciò è necessario fare un viaggio di recupero di noi stessi. Bisogna avere molta pazienza e non scoraggiarsi negli insuccessi: questo è il passo ultimo per ottenere la maestria dell’intento. Ma spesso, soprattutto quando inizia il percorso si cade a causa della disperazione, dell’impazienza, della rabbia o della tristezza.

Nei periodi di transizione è necessario ricordare che l'unica catena che ci rende impotenti è la paura. La cosa peggiore che l'uomo deve affrontare è il morire, ma la morte è comunque il destino inesorabile di tutti gli uomini, perciò pensare a questo ci deve rendere liberi. La paura prevale solo nelle emanazioni della vita quotidiana, ma il mondo possiede molte altre emanazioni che sono preferibili alla paura.

È l’energia della consapevolezza che mantiene la luminosità dei bozzoli o vasi che contengono le emanazioni, perché i vasi sono contenitori rigidi che mantengono la luminosità per merito dell’energia delle emanazioni che vi sono incapsulate. Tutto quello che esiste sulla terra è incapsulato, perciò tutto quello che percepiamo è fatto di porzioni di bozzoli o di vasi che contengono emanazioni.

L’energia inanimata che vi è stata incapsulata viene configurata nei contenitori, vasi, bozzoli o recipienti che sono il prodotto di otto forme diverse di consapevolezza. Il nostro mondo è allineato dalla percezione normale, ma vi sono tante altre fasce di emanazioni che non fanno parte del mondo che percepiamo comunemente.

Ci sono molti mondi che non possiamo percepire, perché i nostri punti di unione non si possono allineare in quei luoghi, e poi ci sono anche dei mondi che non potremo mai allineare essendo fuori dalla nostra comprensione. Tutto è sempre una questione di energia, perché la forza dell’allineamento ci aggancia a fasce di emanazioni specifiche, ma è necessario che il veggente abbia molte energie.

La nostra energia normale ci consente di usare la forza necessaria allineare una grande fascia di emanazioni, perciò conosciamo il mondo che percepiamo. Però, se accumuliamo altra energia in avanzo possiamo usare la forza che è in avanzo per attuare anche ulteriori forme di allineamento, perciò possiamo allineare anche altre fasce ulteriori, e possiamo percepire anche altri mondi.

I grandi nemici della conoscenza, e questo riguarda tutti i tipi di veggenti, sono l’imprudenza, il senso di pigrizia e l’esasperata ricerca dell'importanza personale. Perciò la cosa più importante che i nuovi veggenti seppero fare fu quella di avere l'interesse di vedere lo splendore della consapevolezza, perciò svilupparono le tre tecniche che sono diventate il loro capolavoro.

Vedendo lo splendore della consapevolezza che era stato scoperto dagli antichi, i nuovi veggenti riordinarono le tre tecniche nell’ordine che viene chiamato la padronanza della consapevolezza. La tecnica si basa sull’uso dell'energia che deriva dall’allineamento che è detto volontà. La volontà è una potente forma di energia impersonale, cieca e ininterrotta che ci fa comportare come ci comportiamo.

Essa è la responsabile della nostra percezione del mondo quotidiano e, indipendentemente da ciò che crediamo, è la forza che muove la nostra percezione, perciò è la responsabile della dislocazione del punto di unione dalla sua posizione abituale. L’allineamento è rinnovato di continuo per dare continuità alla nostra percezione, perciò il continuo rinnovamento offre la freschezza che ci fa vedere il mondo vivo, ma l’energia che riceviamo si dirige nuovamente verso l’allineamento che abbiamo scelto.

La via del guerriero è un sistema di comportamento che fu sviluppato per acquistare una maggiore forza interiore. Questa forza non è una questione basata sulla convinzione, perché non esistevano persone che fossero più convinte e più determinate degli antichi veggenti, ma malgrado tutta la loro determinazione furono uomini molto deboli e vulnerabili.

Avere forza interiore significa avere senso di equanimità, senso di serenità e anche allegria, ma soprattutto è avere una inclinazione naturale all’analisi e alla comprensione: e tutte queste caratteristiche furono chiamate sobrietà. Una vita che è vissuta in modo impeccabile porta alla sobrietà che è necessaria per spostare il nostro punto di unione.

Gli uomini impeccabili non hanno bisogno di qualcuno che li guidi, essi possono fare tutto da soli, e possono fare tutto quello che è ritenuto necessario per risparmiare le loro energie. La sola cosa di cui hanno bisogno è di avere una minima opportunità, cioè devono solo essere consapevoli delle possibilità che hanno a loro disposizione.

Tutto quello che è necessario è avere l’impeccabilità e l’energia, perciò è necessario essere premeditati, precisi e continui nell’impegno. Se questo tipo di atteggiamento interiore rimane costante e viene mantenuto nel tempo, si ottiene l'intento inflessibile che permette di raggiungere ogni obiettivo. E quando si raggiunge questo traguardo, la strada del guerriero è aperta al raggiungimento del successo.

L’intento è l’allineamento delle emanazioni ambrate della consapevolezza, perciò la libertà totale equivale ad avere la consapevolezza totale. Ma questo traguardo non si raggiunge se non abbiamo una sufficiente energia, perciò la libertà totale è il dono meraviglioso che l’Aquila offre all’uomo. Disgraziatamente, solo pochi uomini sanno che, per poter accettare il dono è necessario avere tanta energia.

Noi diventiamo liberi solo a questa condizione, cioè se siamo totalmente consapevoli e se abbiamo il coraggio di accettare il dono. Dobbiamo essere totalmente consapevoli per trovare la totalità di noi stessi, però più ci ricordiamo di noi stessi e maggiore diventa la nostra esaltazione personale, l'orgoglio e la meraviglia per tutto ciò che stiamo imparando.

Più avviene l'ampliamento delle nostre capacità e maggiore diventa la nostra confusione, perciò aumentano i nostri dubbi e le incertezze. Più ci avviciniamo a questa condizione elevata e più siamo consapevoli della grandezza del dono, perciò diventa sempre più difficile usare e accettare il dono della libertà che ci fece l’Aquila.

Buona erranza
Sharatan

martedì 18 febbraio 2014

Il potere dell'Aquila



“La conoscenza della verità non è affatto comunicabile
come le altre conoscenze, ma dopo molte discussioni
fatte su questi temi e dopo una lunga comunanza,
improvvisamente come luce che si accende
allo scoccare di una scintilla, essa nasce dall’anima
e da se stessa si alimenta.”
(Platone - Lettera VII)

Le farfalle notturne sono messaggere e custodi dell’eternità, disse don Juan, perché sono le depositarie del sapere. La polvere d'oro della conoscenza è come una porporina dorata sparsa sulle loro ali. Il sapere è una questione molto seria e delicata soprattutto per i guerrieri, perché arriva improvvisa, inghiotte e dopo aver travolto, passa oltre con noncuranza.

Il sapere si diffonde come granelli di polvere d’oro che cadono dalle ali delle farfalle. Per il “guerriero sapere è come avere sopra di sé una pioggia di polvere d’oro scuro.” Per questi motivi, la polvere del sapere è custodita dalle farfalle che sono le amiche più intime degli stregoni.

Perciò, fin dai tempi più antichi, le farfalle incantano gli uomini con un canto che diventa un richiamo irresistibile. Ma non esiste qualcosa che un guerriero non possa affrontare, perciò egli affronta anche il sapere più terrificante. Il guerriero sa vincere la paura del sapere per mezzo del potere personale che ha conquistato. Tutto diventa possibile se abbiamo accumulato molto potere personale.

La visione del mondo tramandata dagli antichi veggenti richiede l'impegno di un enorme potere personale, perché sia gli antichi che i nuovi veggenti rivelarono molte verità scomode sulla consapevolezza e quelle scoperte furono ordinate secondo uno schema preciso. La maggior parte delle scoperte furono fatte dagli antichi, ma i nuovi veggenti le misero in ordine rendendole comprensibili per l'apprendimento.

La padronanza della consapevolezza avviene se comprendiamo queste verità e se le sappiamo usare nel modo giusto. La maestria nell'arte si conquista se le usiamo come ci hanno raccomandato di fare. La prima verità che ci tramandarono è che tutti facciamo parte delle emanazioni dell’Aquila, perché tutti gli esseri viventi sono immersi nelle sue emanazioni.

Perlopiù siamo inconsapevoli di esserlo a causa della familiarità con il mondo così come siamo abituati a percepirlo. La familiarità con ciò che si conosce meglio spinge a credere che il mondo sia una realtà intessuta di oggetti solidi. E' pur vero che i sensi umani sanno captare tutto quello che esiste, ma noi abbiamo sviluppato solo una minima parte delle nostre potenzialità percettive.

La verità sulla consapevolezza è che il mondo non è come appare, perché crediamo che la realtà sia fatta di oggetti concreti. Ma il mondo non è solido come sembra, seppure sia sbagliato credere che il mondo oggettuale sia un'illusione. Tutto ciò che vediamo è reale, ma quello che i sensi percepiscono è solo una parte della realtà. I sensi hanno sviluppato solo funzioni superficiali, perché nei sensi c'è solo la percezione che l’essere gli consente.

Perciò crediamo in un mondo che è solido e immobile, ma questa illusione è dovuta alla nostra percezione superficiale. Gli antichi videro che siamo totalmente immersi nelle emanazioni fluide che sono emesse dall’Aquila. Esse sono delle forze in perenne movimento che restano sempre immutabili. Una verità molto drammatica che quei veggenti svelarono fu che tutti gli esseri vivono per accrescere la consapevolezza dell'Aquila.

I veggenti videro che, all’origine di tutto il creato, c’è una forza immensa, potente e indescrivibile che chiamarono l'Aquila. E nella visione, la forza primordiale apparve bianca e nera, e la sentirono diffondersi nel corpo maestosa come un’aquila. La nostra consapevolezza ci viene donata dall’Aquila che genera tutti gli esseri, ma essa ci dona la vita per accrescere la coscienza che ci offre con la vita.

Gli antichi videro una verità impietosa, perché videro che, al momento della morte, l’Aquila divora la consapevolezza che l’essere ha aumentato con le esperienze di vita. Videro che la consapevolezza usciva dall'essere morente e che galleggiava come un fiocco di bambagia fino al becco dell’Aquila che la divorava. E la visione fece dire che tutti viviamo solo per diventare il cibo dell’Aquila.

Con tutto il loro corpo sentirono il potere dell'Aquila, perché essa è l’origine di tutte le emanazioni, perciò quel fatto fu sentito intensamente. I veggenti videro che anche l’uomo è intessuto e composto di emanazioni, perciò è naturale che dopo la morte faccia ritorno alla sua origine. La verità è questa, ma il problema maggiore lo creò la loro consapevolezza.

L’uomo è obbligato a interpretare e fare congetture per comprendere. Il risultato di questo fu che videro un'Aquila da cui uscivano dei fili luminosi che si diffondono ovunque, ma le emanazioni non esistono. I veggenti dovettero raccontare quello che nessuno conosceva, perciò usarono il nome di Aquila per definire l'inconoscibile e associarono la cosa sconosciuta all'uccello che tutti conoscevano.

Gli antichi gli diedero qualità che nessun’aquila possiede. Ma questo è normale se ascoltiamo il racconto di persone impressionabili. Anche i veggenti sono di vario genere, perciò anche gli imbecilli possono essere veggenti. Perciò, disse don Juan, è fatale che un imbecille resti tale anche se diventa un veggente.

Per qualcuno essere veggente è una cosa naturale, ma se non sa capire le meraviglie che vede egli resta accecato dal suo vedere e viene ingannato dal suo stesso talento. Gli antichi veggenti fecero l’errore di interpretare la visione dell’Aquila e l’associarono alle forze tiranniche che li dominavano e gli imponevano il loro volere, perciò dissero che quella forza oppressiva ci divora dopo la morte.

Ma la visione aveva un punto debole, infatti fu paragonata alla crudele realtà che gli veniva imposta dal dominio dei loro oppressori. Perciò anche loro si fecero condizionare dalla visione del mondo a cui erano abituati. In realtà al momento della morte, tutti gli esseri vengono disintegrati dall'attrazione di una forza immensa.

Ma un evento di questo genere deve essere pensato come un fatto meraviglioso e non come il gesto crudele del rapace che mangia gli uomini. L’immagine dell’Aquila ebbe un impatto devastante sulla mente umana, perciò questo fa riflettere sul fatto che i nostri difetti restano con noi anche quando diventiamo veggenti. Quando gli antichi veggenti videro l’immenso potere che ci sovrasta si comportarono come veggenti pigri e poco originali, e trasformarono la loro visione in quella di un'Aquila sanguinaria.

Essi non seppero resistere alla tentazione di dare il nome di una cosa che conoscevano a ciò che è incomprensibile. Altri vollero che quel potere dovesse essere chiamato "i comandi". Chiamarle comandi è molto antipatico per chi ha una personalità dominante che preferisce obbedire a qualcosa di più impersonale, così come avviene per don Juan.

Vedere le emanazioni è come cercare la rovina, perché i veggenti che lo fecero giunsero al limite del confine che separa l'ignoto e quello che non è conoscibile. Agli uomini è concessa solo una minima porzione di sapere, e la nostra parte infinitesimale si riduce ancora di più perché siamo invischiati negli affanni quotidiani. La parte che possiamo avere è una porzione ancora più piccola di ciò che potremmo avere, perciò otteniamo l'infinitesima parte di sapere che è compresa tra l'ignoto e l'inconoscibile.

I nuovi veggenti lo compresero perché erano molto più concreti dei loro antenati, perciò sentirono la forza assillante e coercitiva che proviene dall’Aquila. Videro che tutti i viventi sono influenzati dalla sua forza anche se non lo sanno e ignoravano che esiste. I veggenti compresero che tutti i viventi sono strutturati per captare e per usare una certa gamma di emanazioni. Essi compresero che ogni specie vivente è stata strutturata per captare una determinata gamma di emanazioni.

Le emanazioni esercitano una forte pressione sugli organismi e la pressione che impongono determina il tipo di mondo che viene percepito. Nel caso degli esseri umani noi le usiamo in un modo che poi interpretiamo come la realtà. Ma, quello che l’uomo capta come realtà è solo una parte minima della totalità dell'esistente.

Questi sono i principi dell’arte della consapevolezza che gli antichi impararono a caro prezzo. Essi fecero la descrizione schematica del potere che regge il creato ma non le descrissero bene, perché si trovarono a parlare di cose indescrivibili. I nuovi veggenti erano molto più concreti degli antichi e non erano interessati alle basi teoriche. Anche loro videro le emanazioni e compresero che le emanazioni condizionano tutti gli esseri.

Compresero che le emanazioni vengono usate per costruire la nostra percezione, perciò approfondirono solo la parte che sapevano maneggiare meglio. Sapevano che vedere l’Aquila richiedeva troppa energia, e sapevano che non avevano tutto quel potere da usare. Gli antichi veggenti avevano pagato caro la voglia di sfiorare la soglia dell’inconoscibile, perciò non vollero rischiare tanto.

Tutti i veggenti vedono gli uomini come esseri luminosi, e sanno che la loro luminosità dipende dalle parti di emanazioni che sono racchiuse nel bozzolo a forma di uovo che li racchiude. Vedono gli uomini come delle uova luminose e sanno che la piccola manciata di emanazioni che racchiudono nel loro bozzolo li rende uomini. La percezione umana è prodotta dal fatto di far corrispondere le emanazioni che sono racchiuse nel bozzolo con quelle che sono fuori.

I veggenti vedono la qualità delle emanazioni che sono racchiuse nel bozzolo, e sanno con quali emanazioni esterne essi corrispondono meglio. Le emanazioni sono dei filamenti di luce, ma il fatto più incredibile è che questi fili luminosi sono coscienti. Sono filamenti vivi e vibranti, perché sono consapevoli di se stessi. Sono molti e sono molto diversi tra loro, ma il loro numero è irrilevante perché ognuno di esso, in se stesso, è un’eternità.

La percezione avviene per mezzo dell’allineamento tra le emanazioni che sono dentro e quelle che sono fuori dall’uovo luminoso. La percezione avviene quando i filamenti interni ed esterni si allineano e combaciano. L’allineamento delle fibre luminose è l'elemento che permette alla consapevolezza di essere coltivata dagli essere viventi.

Gli uomini sono degli esseri luminosi che appaiono come delle bolle di luce di colore biancastro. Le fibre luminose interne e quelle esterne all’uovo luminoso sono composte dagli stessi tipi di filamenti. Gli esseri coscienti sono delle bolle di consapevolezza che vengono create con fili luminosi, perciò appaiono come dei piccoli punti di luce che sono uniti da fili luminosi infiniti.

Quando vediamo la percezione umana vediamo che la luminosità delle emanazioni esterne aumenta e intensifica la luminosità di quelle interne. La percezione esterna agisce attraendo quella interna perciò l'afferra e la fissa facendo in modo che il punto in cui avviene bloccata dia origine alla consapevolezza.

I veggenti videro che le emanazioni esterne premevano sull'interno dell'organismo e capirono che quella pressione condiziona il tipo di coscienza che possiede l’essere che sta percependo. Questo fenomeno comporta che l’organismo venga sottoposto ad una pressione continua, perciò il bozzolo tende ad isolare una parte delle sue emanazioni interne per poter ridurre e dirigere la pressione che sente.

La pressione che viene esercitata dalle emanazioni in grande su quelle in piccolo è uguale per tutti gli esseri viventi. Ma gli effetti che questa pressione produce sono assai diverse, perché i bozzoli rispondono in ogni modo immaginabile. Quando i veggenti vedono che la pressione delle emanazioni in grande scende pesantemente su quelle interne che sono sempre in movimento facendole fermare, capiscono che l’essere è in totale consapevolezza.

Una consapevolezza completa è un fatto indescrivibile, ma i veggenti sanno che il fenomeno avviene quando le emanazioni in piccolo riposano e combaciano perfettamente con quelle in grande. Perciò essi insegnano che la cosa migliore è lasciare che le emanazioni in grande si fondano perfettamente con quelle in piccolo che sono all’interno.

Se lasciamo che questo sia, diventiamo quello che siamo veramente ossia diventiamo esseri fluidi, eterni e che sono sempre in movimento. La qualità della consapevolezza dipende dalla capacità di riuscire a realizzare la fusione che si è descritta. Le emanazioni in grande non sono soltanto dei fili luminosi, ma sono anche una fonte di energia illimitata.

La parte di luce che possiamo accumulare all'interno dell’uovo è solo una minima parte di luce e forza che hanno le emanazioni esterne. Gli antichi erano dei grandi maestri dell’arte di manipolare la consapevolezza, perché avevano imparato a modificare la struttura del bozzolo. E con questo si vuol significare che essi capirono che la consapevolezza si manifesta con uno splendore più intenso che si mostra all’interno dell'uovo luminoso.

Videro che la consapevolezza era come uno splendore ambrato racchiuso nell'uovo e videro che si estendeva nella parte destra del bozzolo correndo lungo tutto il lato destro. La loro maestria fu quella di aver imparato a spostare quello splendore facendolo spostare dalla posizione originaria. Essi impararono a spostarlo dalla superficie all’interno, poi lo fecero passare dal lato destro a quello sinistro e lo spostarono facendogli attraversare tutto il bozzolo.

Vedere è mettere a nudo l’essenza di tutte le cose. Vedere significa distinguere tra ignoto e inconoscibile, anche se il sapere rischia di non procurare alcun sollievo. Generalmente i veggenti vanno in crisi quando scoprono che la vita è complessa anche se è stupenda, e che l’esperienza meravigliosa della vita è guastata dalla consapevolezza quotidiana che ci nuoce eccessivamente con tutte le sue limitazioni.

Lo stesso sentimento sorse negli antichi veggenti che erano uomini inclini alle reazioni esageratamente emotive. Perciò essi videro, ma l’emotività gli impedì di comprendere il senso di quello che vedevano. Per comprendere a fondo c’è bisogno di avere prudenza e buon senso, e non è utile reagire con l’emotività. Per questo dobbiamo diffidare sempre di chi piange per l’emozione di aver compreso, perché costui non ha capito nulla.

La via della conoscenza è piena di rischi incalcolabili per chi agisce senza avere sobrietà e serenità. Tutti cadono nell’errore di pensare che vedere sia un fatto che dipende solo dagli occhi. Gli antichi veggenti dimostrarono pienamente che vedere non è un fatto che è limitato agli occhi. Anche il vedere è una forma di allineamento, perché ogni tipo di percezione richiede la sua forma particolare di allineamento.

Vedere è il frutto di un allineamento che è fuori dell’allineamento comune, perciò è diverso dal semplice guardare. Mentre accade il vedere sentiamo una voce che ci spiega ciò che accade mentre l'allineamento si sta formando. Gli antichi pensavano che la voce fosse quella di una divinità superiore cioè fosse la voce di una entità potente che protegge gli uomini.

I nuovi veggenti credevano in una entità a cui danno il nome di “modello dell’uomo” perciò credono che quella entità sia priva di voce. Per molti uomini e anche per i veggenti la voce del vedere che sentono resta un fenomeno inspiegabile. Molti veggenti credono che quel suono sia prodotto dal risuonare della consapevolezza che tocca le emanazioni dell’Aquila, perciò credono che esse vibrano sotto le mani dell’arpista che suona la sua arpa.

Buona erranza
Sharatan

venerdì 31 gennaio 2014

Sciamani beffardi



“Aprire gli occhi su qualcosa è sempre
una faccenda molto personale.”
(don Juan Matus)

Nel 1960 il giovane antropologo Carlos Castaneda viaggia tra il deserto messicano di Sonora e l’Arizona per cercare notizie utili alla sua tesi in Antropologia nell’Università della California a Los Angeles. Alla stazione degli autobus incontra don Juan Matus, un vecchio indios Yaqui esperto di peyote che rivede molte volte per raccogliere informazioni sulle piante medicinali usate dagli indiani messicani.

Dopo un anno di incontri e interviste, il vecchio indiano gli concede la sua fiducia e lo introduce nel suo mondo. Don Juan gli rivela che lui è un nagual come pure Carlos, perciò lo prende come suo apprendista. Castaneda affronta un addestramento lungo 15 anni che descrive nei 13 libri che raccontano le sue esperienze con don Juan.

La storia degli antichi toltechi inizia prima degli spagnoli, dice don Juan, infatti in Messico vivevano degli "uomini di conoscenza" che sapevano fare delle cose straordinarie e che sapevano padroneggiare la percezione. Costoro sapevano come attrarre e paralizzare la mente delle loro vittime e sapevano come fissarla su ciò che volevano.

Don Juan dice che la sua stirpe non è come quella dei cupi stregoni antichi. Lui è un guerriero che “vede” ossia è un nuovo veggente, mentre gli antichi veggenti erano degli stregoni oscuri e ossessivi. Per un guerriero veggente del suo livello diventare uno stregone sarebbe come “entrare in un vicolo cieco.”

Gli antichi veggenti fecero le loro scoperte mangiando le piante di potere, e forse le mangiarono per caso o per sbaglio, ma quando le piante fecero effetto, essi iniziarono a scoprire mondi prodigiosi. Essi vivevano all’interno del paese cioè nelle zone nord e sud del deserto messicano. Si dedicavano a guarire, fare incantesimi, formulare oracoli, narrare storie, danzare e preparare i cibi e le bevande, perché queste occupazioni favoriscono la conoscenza che rende diversi dagli uomini comuni.

Erano inseriti nelle loro società come medici, artisti, insegnanti, sacerdoti e commercianti e lavoravano all’interno di confraternite ben organizzate. In quel modo finirono per diventare talmente potenti da divenire i sovrani dei loro paesi anche perché, dopo aver usato per molti secoli le piante di potere, avevano iniziato a “vedere.”

Il “vedere” è “una sensazione particolare del sapere, infatti è sapere qualcosa senza il minimo dubbio” spiegò don Juan. A causa di questo potere, molti veggenti iniziarono ad essere ossessionati dal “vedere” e trascurarono la conoscenza. Gli antichi smisero di essere uomini di conoscenza e divennero esperti di veggenza e maestri dell’arte di dominare i mondi che esploravano nelle visioni: il loro orgoglio fu fatale.

Il “vedere” li rese deboli e ridusse il loro potere, infatti divennero ossessionati dal potere della veggenza. Alcuni furono immuni dalla sciagurata vicenda e rimasero degli uomini di conoscenza e con la loro guida altri poterono fuggire nei mondi che esploravano, e non tornarono più indietro. I veggenti credevano che “vedere” li rendesse invincibili, perciò quando furono conquistati dagli altri indiani erano troppo indeboliti e furono sterminati.

I vincitori presero il sapere degli vinti, ma non impararono mai a “vedere.” Essi sapevano solo imitare le tecniche, ma non avevano la conoscenza che si deve accompagnare a questo potere. I discendenti dei vincitori divennero degli stregoni che sono attivi anche oggi, ma essi sanno solo imitare i toltechi senza saper fare nulla di buono.

Gli spagnoli vennero molti secoli dopo la scomparsa dei veggenti più antichi, perciò gli spagnoli trovarono la stirpe dei nuovi veggenti. La nuova stirpe era nata dopo la distruzione dei vecchi veggenti. I pochi sopravvissuti alla prima conquista indiana si erano isolati per analizzare le tecniche e i metodi che gli antichi conoscevano.

Primariamente decisero che l’agguato, il sogno e l’intento erano le tecniche-chiave, poi decisero di smettere l'uso delle piante di potere. Questo deve far capire l’effetto che le piante di potere avevano sugli antichi veggenti, e il legame che essi avevano sviluppato con quelle piante.

Gli spagnoli distrussero quelle civiltà, ma i nuovi veggenti erano già pronti a fronteggiare l'eventualità: dopo tante esperienze dolorose erano diventati esperti praticanti dell’arte dell’agguato. I secoli trascorsi nella totale sottomissione e nella violenza gli avevano fatto sviluppare l'ingegno necessario a raffinato la loro abilità.

Non fecero mai capire ciò che erano, perché volevano essere liberi di proseguire in segreto con le loro pratiche. Il loro numero si era ridotto drasticamente per lo sterminio degli spagnoli. Ma i nuovi veggenti sapevano come trasformare l'infelice condizione che vivevano in una preziosa opportunità.

Ancora al tempo presente, disse don Juan, i veggenti si dividono in due gruppi. Ci sono i veggenti di stampo antico che usano solo gli aspetti specifici della conoscenza come curare, danzare, fare incantesimi e parlare. Poi ci sono anche le stirpi dei nuovi veggenti che si addestrano nell'arte dell’agguato, del sogno e dell’intento per evolvere più velocemente.

Al tempo dei conquistatori spagnoli tutti quelli che si erano nascosti avevano fondato delle stirpi guidate da un nagual. Ma molte stirpi si estinsero nel corso dei tempi della dominazione. Verso la fine del 16° secolo, ogni nagual si era isolato volontariamente insieme al suo seguito di veggenti e di guerrieri, perché non volevano avere contatti con altre stirpi.

Questo fatto segnò la nascita di stirpi individuali. La stirpe di don Juan aveva 14 nagual e 126 veggenti, perché un nagual può avere un seguito di 7, 11 o anche 15 veggenti. Gli antichi lasciarono alle stirpi successive il frutto del loro sapere, perciò tutto ciò che i nuovi veggenti sanno lo devono alle conoscenze dei veggenti antichi.

I nuovi veggenti eliminarono gli errori precedenti, ma la base del loro sapere risale ai tempi degli antichi toltechi. La scoperta più importante di quei saggi fu la basilare teoria che l’uomo possiede due tipi di consapevolezza che gli antichi chiamarono lato destro e lato sinistro dell’uomo.

Essi sapevano che la migliore maniera per insegnare era far passare i loro apprendisti al lato sinistro della consapevolezza intensa. Questo è l'unico luogo in cui può avvenire l’apprendimento, ma questa scoperta fu ottenuta al prezzo di errori e dopo molti secoli di sforzi infruttuosi.

La consapevolezza intensa offre la chiarezza e la libertà necessarie per eliminare la razionalizzazione, le difese, l’ira e la paura che limitano la consapevolezza comune. Perciò i nuovi veggenti usarono questa forma di coscienza per instillare nei loro apprendisti la ferma convinzione che si possano fare anche le imprese più inconcepibili.

Però, i nuovi veggenti avvertono che dobbiamo eliminare ogni forma di importanza personale, perché questo è il peggior nemico. Con la considerazione esagerata per la nostra persona sciupiamo la vita a preoccuparci di quello che fanno e pensano gli altri. Ci indeboliamo per restare offesi dai fatti e dei misfatti del nostro prossimo, perciò fatichiamo molto senza avere nulla in cambio.

I nuovi veggenti dicono che eliminando l’importanza personale siamo invulnerabili. L'importanza personale è l’impiccio rappresentato dall’amor proprio. Questo amore falso possiede due aspetti, perché è il nucleo di quello che ha più valore per noi, ma contiene anche il marciume che non vogliamo eliminare.

Eliminare l’importanza personale richiede la strategia suprema che i veggenti antichi e moderni hanno sempre ammirato. Tutte le stirpi di veggenti nutrirono i più sinceri apprezzamenti per quelli che seppero uccidere la propria importanza personale. Perciò i veri guerrieri combattono per una questione strategica, e non per fede o dottrina.

I guerrieri non agiscono per fini morali ma per sviluppare l’impeccabilità che è la capacità di usare in modo adeguato le proprie energie. Chiaramente anche i guerrieri fanno degli inventari strategici in cui elencano tutte le loro attività e interessi. Poi decidono ciò che devono cambiare per avere una pausa nel dispendio delle energie.

Gli inventari strategici riguardano modelli di comportamento che non sono essenziali alla loro sopravvivenza e al loro benessere. Negli inventari, l’importanza personale figura sempre al primo posto di ciò che va eliminato, perché è l’attività che consuma più energia con il minor guadagno.

La prima preoccupazione del guerriero è quella di liberare l’energia sprecata in attività inutili o dannose per poterla canalizzare nello sforzo di affrontare l’ignoto. L’azione di saper economizzare e canalizzare le proprie energie mostra l’impeccabilità del guerriero. Seppure possa sembrare strano, la strategia più efficace fu elaborata proprio dai veggenti che subirono la conquista e la colonizzazione.

I veggenti che vissero quei fatti divennero i maestri infallibili dell’arte dell’agguato. Sottoposti alla crudeltà seppero sviluppare i 6 elementi che hanno influenza reciproca tra loro. I primi attributi furono le 5 qualità cioè controllo, disciplina, equilibrio, tempismo e l’intento. Gli elementi primari sono attributi del mondo privato del guerriero che combatte l’importanza personale.

Il 6° elemento è quello più importante ma dipende dal mondo esterno, perciò i veggenti usarono i tiranni per questo scopo. I tiranni sono torturatori, sono persone che si arrogano il potere di vita e di morte sul guerriero, perciò gli rendono impossibile la vita. I veggenti fecero una classificazione dei tipi di tiranni e la loro classificazione non manca di umorismo.

Don Juan spiegò che l’umorismo è l’unico strumento per combattere l’umana costrizione di fare le classificazioni e gli inventari. I nuovi veggenti misero in cima alla loro classifica, la fonte primaria dell’energia cioè il sommo sovrano dell’universo. Essi lo chiamarono il tiranno, perché lui è l’unico che può dirsi tale senza vantarsi del potere assoluto di vita e di morte che possiede.

Di fronte alla sua grandezza tutti i despoti umani diventano come buffoni, sono uomini da nulla ossia dei tiranni meschini. Essi sono uomini meschini che si arrogano il diritto di perseguitare, danneggiare, opprimere e anche uccidere i loro simili anche senza avere il diritto di farlo.

Al livello inferiore abbiamo meschini tirannucci che perseguitano e danneggiano senza avere il coraggio di uccidere nessuno. Più in basso ancora ci sono meschinetti tirannucci cioè gli esseri infimi in cui mettiamo anche quelli che esasperano e molestano oltre ogni limite. I nuovi veggenti erano favolosi nelle classificazioni, perché avevano una profonda conoscenza dell’animo umano.

Perciò descrissero 4 categorie inferiori di meschini tirannucci. Una categoria è quella di chi usa la brutalità e la violenza per tormentare gli altri. Poi c'è la categoria di quelli che tormentano usando un’insopportabile apprensione. Poi abbiamo la categoria di quelli che opprimono con la tristezza oppure facendo infuriare.

I nuovi veggenti erano geniali, perciò svilupparono una strategia ingegnosa per sfruttare i loro tiranni. Li usarono per eliminare la loro importanza personale e per acquisire l’impeccabilità necessaria. Essi sapevano che l'impeccabilità è l’unica qualità veramente utile sulla via della conoscenza. La strategia dei nuovi veggenti era equivalente ad una manovra mortale, perché la posta in gioco era la loro vita.

Nella geniale strategia il tiranno meschino diventava come una vetta rocciosa che va scalata, e gli attributi interiori del guerriero erano gli strumenti da usare per l’arrampicata. In genere, disse don Juan, la vita fa sviluppare i 5 attributi del guerriero ossia il controllo, la disciplina, l'equilibrio e il tempismo, ma resta l’intento che è la qualità che sviluppiamo per ultima.

L’intento, contrariamente alle qualità che fanno parte dell’ambito umano, si conquista per ultimo perché appartiene alla sfera superiore. L’intento fa parte della dimensione dell’ignoto, mentre i primi 4 attributi fanno parte della dimensione umana in cui vivono gli uomini meschini che si trasformano nei torturatori dei loro simili.

Quello che trasforma gli uomini da poco in oppressori è l’ossessiva manipolazione di tutto quello che essi conoscono. Perciò, solo i veggenti che sono anche dei guerrieri impeccabili, e solo i guerrieri impeccabili che hanno sviluppato anche il controllo dell’intento ottengono il collegamento dei 5 attributi, la quintessenza. Ma un’azione così elevata non si realizza al livello umano e neppure nella vita ordinaria.

Per trattare con i tiranni peggiori è sufficiente avere 4 requisiti, ma un meschino tiranno che diventa l’elemento esterno incontrollabile fornisce l’elemento più importante. Il maestro di don Juan diceva sempre che il guerriero che incontra un tiranno meschino è un guerriero molto fortunato, perciò l’occasione preziosa non va mai sprecata.

Il maggior progresso dei veggenti dell’età coloniale fu la conquista dello schema di progressione a trifase. Infatti i nuovi veggenti avevano approfondito la conoscenza della natura umana, perciò dissero che se uno sa cavarsela con un meschino tiranno certamente può farcela anche contro l’ignoto, e può sopravvivere anche davanti all'inconcepibile.

La reazione più normale sarebbe quella di pensare che sia vero il fatto opposto. Molti credono che un veggente che sa come affrontare l’ignoto non abbia paura di affrontare un meschino tiranno, però non avviene così. Quello che distrusse gli antichi veggenti fu proprio il fatto di aver avuto questa presunzione.

Oggi sappiamo che nulla può temprare il guerriero più di essere costretto a trattare con persone impossibili che occupano posizioni di potere. Gli spagnoli furono perfetti per sviluppare le abilità dei veggenti. D’altro conto, ammise don Juan, è innegabile che "l’ingrediente perfetto per produrre un perfetto veggente è un tiranno meschino dalla sovranità illimitata".

Buona erranza
Sharatan