giovedì 17 gennaio 2019

L’Io di gruppo umano



“L’Io dell’uomo si consuma nel suo proprio fuoco
mediante sé medesimo.”
(Aforisma ermetico)

L’essere umano sta facendo contemporaneamente una discesa e un’ascesa, dice Steiner, ma il percorso non viene compiuto in totale solitudine. Come per tutte le specie, anche per l’uomo il cammino evolutivo viene percorso insieme alla propria specie. Durante la vita fisica, l’uomo impara a modificarsi per sviluppare un’anima individuale.

Anticamente, gli uomini erano forniti di un’anima che viveva inserita all’interno di un’anima di gruppo che raggruppava molti individui, così come accade negli animali.L’insufflazione dell’anima da parte di Dio non avvenne in modo repentino, ma tramite un processo che si completerà in un lasso di tempo molto ampio.

Le forze spirituali furono inspirate dall’uomo con il respiro, ma gli uomini non erano maturi e non avevano la struttura adatta a ospitare l’anima cosciente. Quest'anima non sarà l’ultimo stadio di sviluppo dell'uomo, perché in futuro svilupperemo l’anima senziente che si evolverà per ospitare il Sé spirituale o Manas: questa è la nostra meta finale.

In origine gli uomini erano raggruppati in 4 tipi fondamentali, espressi dai 4 animali biblici messi ai 4 lati del Carro Divino che vengono associati ai 4 apostoli: toro, aquila, leone e uomo. Questi tipi sono i simboli  dei 4 ceppi originari da cui discende tutta l'umanità.

A loro vengono associati anche i 4 elementi: fuoco, aria, acqua e terra, e questi simboli mostrano la quadruplice natura dell’essere umano. Dai 4 ceppi principali si svilupparono le 4 razze umane: bianca, nera, rossa e gialla. Non esistono razze pure, perché l’umanità è una miscela di 4 tipi umani esistenti fin dall'origine.

Gli esseri umani seppero evolversi fino a sviluppare 4 involucri diversi per ospitare le 4 componenti dell'essere umano: corpo fisico, eterico, astrale e l’Io. Nel singolo “persiste” il ricordo delle vite precedenti che restano sotto forma di “doti” frutto di molte esistenze precedenti. Queste attitudini si manifestano in forma di talenti, attitudini, antipatie e simpatie.

La “persistenza” di caratteri derivati da esistenze precedenti produce una specifica struttura e sostanza che sintonizza gli accordi del singolo su una certa tonalità. un accordo nelle vibrazioni produce un’attrazione dell’anima verso altre anime a lei consimili, per cui l’anima viene “attratta” verso un gruppo familiare specifico.

E tanto più si va a ritroso nel tempo, tanto più si osserva che l’anima del singolo era inclusa nell’anima vastissima composta da molti singoli che condividono la medesima anima. L’anima singola non si percepiva come una volontà unica e individuale, ma percepiva come propria la volontà della grande anima in cui era incluso.

Il singolo amava solo chi faceva parte della stessa stirpe, perché prevaleva la forza del legame del sangue. Il sangue, dice Steiner, è un succo peculiare come afferma Goethe perché il sangue esprime la forza dell’Io. Invece il corpo fisico si esprime nella sua stessa forma fisica, il sistema ghiandolare si esprime nel corpo eterico, il sistema nervoso nel corpo astrale, e il sangue si esprime con l’Io.

Anticamente, il singolo era racchiuso all'interno di un gruppo che percepiva come suoi pari, e questa fu una necessità evolutiva. Il fine dell’esistenza terrena è la capacità di esprimere l'amore, ma l'apprendimento è difficile. L’amore richiede l’indipendenza dell’essere che ama e viene amato.

A quei tempi l’uomo non era autonomo, era immaturo, perché la sua coscienza doveva evolversi, perciò fu sviluppato solo l'amore verso i consanguinei e questo durò a lungo. L’amore per il proprio sangue spinse a conservare la stirpe con matrimoni tra consanguinei.

Il gruppo condivide la stessa forza che è infusa dallo stesso sangue, e il singolo sa che fa parte della stessa famiglia di anime. Anticamente c'erano solo le anime di gruppo i cui appartenenti si univano solo ai membri della loro stirpe. I singoli non sentivano il proprio Io come un Io personale, ma sentivano l'Io del gruppo a cui appartenevano.

E costoro, con il sangue dei loro padri, ereditavano anche i loro ricordi di vite passate, e tali ricordi erano tramandati e sentiti come se fossero esperienze vissute in prima persona, dice Steiner. L’anima di gruppo non era estesa nello spazio ma era estesa molto estesa nel tempo.

La vedremmo nascere in un certo punto, in una certa data e al piano eterico. Da quel punto in poi essa inizia a esistere e si manifesta come un’anima di gruppo a livello eterico, poi si trasforma, si sviluppa e finesce di esistere. L’anima di gruppo assume le caratteristiche dei 4 tipi originali e mentre si modifica per integrarne le qualità subisce una trasformazione.

Dietro alla forma fisica c’è sempre una presenza eterica, e così accade anche nell’anima di gruppo dell’uomo. L’anima di gruppo vive più a lungo del singolo essere umano, perciò il suo ciclo vitale è più lungo di quello del singolo individuo. Nascita e morte sono caratteristiche all’essere fisico, ma la trasformazione riguarda l'eterico e diventa una metamorfosi.

Anche un’anima di gruppo viene da esistenze precedenti, attraversa la gioventù, vive la maturità, affronta la vecchiaia e poi declina, ma la sua coscienza non muore: essa si trasforma. Quando la stirpe nasce è fatta da una raccolta di singoli, dice Steiner, perciò la stirpe si trasforma insieme ad essi.

La forza della stirpe cresce con il suo prestigio finché essa raggiunge l’apice e tramonta senza finire di esistere, perché sa risorgere dalle sue stesse ceneri. E quando torna a rivivere, si trasforma nell’anima di gruppo di un’altra stirpe.

L’insieme di molti forma una comunità umana che affronta uno sviluppo ascendente e uno sviluppo discendente per un tempo che fu stimato con calcoli esatti dagli antichi occultisti. Essi calcolavano l’età dell’uomo in 75 anni (espressi in anni lunari), e dicevano che la durata dell’anima di gruppo è di 14 età (in anni lunari), in cui i 4 tipi si incontrano lungo il percorso di ascesa e discesa fino alla prossima metamorfosi.

Calcolando le generazioni essi moltiplicavano il 75x7 (cioè gli anni di una generazione) e ottenevano l’età di circa 500 anni. Per questo l’antico occultista affermava che una stirpe viveva 500 anni, e poi moriva. Ma poi risorgeva dal rogo del suo fuoco interiore che distruggeva la vecchia forma per far posto alla nuova forma, e ciò avveniva senza perdere la sua coscienza.

Sappiamo che il tramite dell’Io è il sangue e il sangue è anche il mezzo di espressione del fuoco. Il corpo fisico è il mezzo di espressione della terra, il corpo eterico è il mezzo di espressione dell’acqua, il corpo astrale è il mezzo di espressione dell’aria. Quando l’uomo avrà superato la cupidigia dell’Io otterrà l’immortalità. Questa dottrina, dice Steiner, viene espressa dal simbolo della “fenice” che sa risorgere dalle sue stesse ceneri.

Buona erranza
Sharatan

domenica 13 gennaio 2019

L’Io umano alla ricerca di se stesso



La storia dell'evoluzione insegna
che l'universo non ha mai smesso
di essere creativo o inventivo.
(Karl Popper)

Fin dai primordi lo spirito umano anelava a diventare cosciente di sé. E’ questa la tensione evolutiva che ha infuso in lui lo spirito divino. Nella mente divina, il nostro spirito esiste da sempre, ma solo sulla terra può diventare consapevole di sé. Il mondo della materia è sorto proprio perché noi, osservandolo, ci si renda conto della nostra identità portandoci ad esclamare: io non sono materia, ma spirito!

Ognuno può conoscere se stesso solo distinguendosi dall’altro, da ciò che non è. Ogni identità presuppone un’alterità. Il lungo cammino della presa di coscienza da parte dello spirito umano dentro il mondo della materia, ha dunque come presupposto la “materializzazione” - se è lecito chiamare così la creazione - dello spirito divino.

Innumerevoli esseri spirituali, all’opera nella natura, mantengono costanti e sempre disponibili per l’uomo le condizioni della sua esistenza fisica. La sua caduta intellettuale, lo stato di coscienza più illusorio che si possa immaginare, sta nel supporre che la stabilità delle leggi di natura, quelle che la scienza va indagando con sempre maggior precisione, sia il prodotto di una casuale organizzazione della materia stessa.

E il senso di questa caduta intellettuale è proprio la sua futura inversione. Una sorta di ascensione che porterà l’uomo a iniziare lui stesso a dettar legge in fatto di natura ritrasformando tutto ciò che è materiale in una realtà spirituale. La sua responsabilità morale è vasta quanto la creazione divina.

E’ questo l’immenso campo d’azione che farà sorgere una nuova creazione a partire dalle forze interiori della sua libertà e del suo amore senza limiti. E la creazione che l’uomo è in grado di fare non è un fastidioso dovere, ma appunto una vera e propria “ricreazione” del suo spirito. L’egoismo è l’inizio della libertà.

E’ quell’amore di sé, infuso nell’uomo dal Creatore divino, affinché serva da modello per l’amore che lui può rivolgere agli altri. Egli ricrea interiormente il mondo secondo l’adagio: “Ama ogni prossimo tuo liberamente, così come naturalmente ami te stesso”.

La libertà umana deve passare per la cruna dell’ago dell’egoismo. Solo chi si sia prima chiuso in se stesso, chi si senta staccato dagli altri, ha la possibilità di vincere questa illusione prendendo coscienza di quanto profondamente gli altri intessano il suo stesso essere.

Nessun amore può diventare libero se prima non ha vissuto le mille strettoie e gl’infiniti limiti delle preferenze, dello schierarsi, del difendersi dall’invasore, dell’aver cura di pochi altri. Lo spirito umano sta attraversando in questa epoca una specie di pubertà.

Il singolo è ancora tutto intento - basti pensare al sistema del capitalismo - ad afferrare la sua autonomia, la sua piena indipendenza sia nel pensiero che nell’azione. L’umanità si è atomizzata in tanti voleri contrastanti, cominciando appena a rendersi conto di quanta poca libertà sia possibile se a ciascuno interessa solo la sua.

Dobbiamo ancora imparare che la libertà propria si consegue solo nella misura in cui si ama quella di tutti. La perfezione verso cui tende l’evoluzione è creare armonia, un equilibrio organico tra i due grandi valori morali dell’umano che sono da un lato le singole individualità, uniche e liberamente creatrici, e dall’altro la loro comunione che costituisce un organismo spirituale in cui nessuno può esistere senza gli altri.

All’inizio dell’evoluzione c’era la comunione, senza individuazione però - lo stadio a cui “l’altruista” naturale vorrebbe tornare. Nel suo bel mezzo, che è ora, ci ritroviamo con tante individualità desiderose d’affermarsi a scapito della comunione, perché non si sono ancora accorte che così facendo agiscono a scapito proprio - è la struttura dell’ “egoista” che vorrebbe restare allo stadio intermedio dell’evoluzione.

La perfezione dell’ordine morale non può essere che un equilibrio perfetto in cui ogni spirito individuale, e l’intero organismo dell’umanità, si danno vita a vicenda. La comunione di tutti con tutti può avverarsi solo grazie al crescere della forza pensante e amante di ogni individuo.

E diventare sempre più libero e creatore significa, per il singolo, ricomporre nella propria mente e nel proprio cuore l’umanità dispersa, sì da farne un organismo invisibile non meno meraviglioso di come l’ha concepito la fantasia divina ai primordi dell’evoluzione.

Ogni spirito umano rappresenta un’intuizione morale unica e insostituibile dello spirito creatore universale. E la Divinità stessa ha infuso in tutti gli Io umani il dinamismo interiore che tende a far di tutti gli uomini un solo cuore e un’anima sola, portando così a compimento - e non annullandoli - la libertà e l’amore di ogni singolo.

Nella terminologia del cristianesimo, l’Umanità in quanto organismo unitario viene chiamata “il corpo mistico del Cristo”. In ogni organismo ciascun componente ha la sua identità e una funzione specifica che gli permette di contribuire alla salute degli altri organi e dell’organismo intero.

Più ogni essere umano diventa se stesso e più si scopre come un elemento vivente, che per quanto lo riguarda infonde salute alla complessa struttura dell’umanità. (Pietro Archiati, L’equilibrio interiore, Edizioni Archiati Verlag e. K)

martedì 8 gennaio 2019

Anime in evoluzione



“L’umanità è un fiume di luce che scorre
dall’esterno verso l’eterno.”
(Khalil Gibran)

Sarebbe un grosso errore credere che l’uomo possieda un’anima individuale già formata, e che nasca nell’esistenza terrena già fornito di un’anima individuale completa e che quest'anima venga incorporata in un corpo fisico nelle varie esistenze terrene, dice Steiner. L’uomo dei tempi attuali rappresenta uno stadio di passaggio da un’anima di gruppo che, anche l'uomo possedeva in un tempo lontano, e un’anima individuale compiuta e perfetta.

Al momento presente, l’uomo è sulla via di inserire completamente l’anima individuale dentro il suo corpo fisico. Siamo ancora in cammino per raggiungere questa tappa evolutiva che sarà conclusa quando l’uomo avrà terminato la sua esistenza sulla terra. Per la maggior parte degli uomini, il loro Io è un prodotto intermedio tra l’Io di gruppo degli animali e l’Io individuale e, tanto più si risale a ritroso nel tempo, e tanto più questo fatto diventa evidente.

All’inizio dell'evoluzione umana, cioè all’inizio dell’esistenza dell’uomo, al tempo in cui l’anima iniziava a scendere sul piano fisico, anche le anime degli uomini erano degli Io collettivi. Un gruppo di uomini apparteneva a gruppi di uomini che formavano un’anima collettiva. A tale riguardo, dobbiamo sapere che l’uomo è composto da 4 parti: corpo fisico, corpo eterico, corpo astrale e Io individuale, e che l’Io o anima individuale è costituito da 3 parti: anima senziente, anima razionale e anima cosciente.

L’Io individuale inizia a distinguersi nell’anima senziente e nell’anima razionale, ma solo nell’anima cosciente comincia a divenire un Io autocosciente. A questo stadio si inizia a percepire un’altra parte dell’essere umano: il Sé Spirituale o Manas. Riassumendo, allo stadio evolutivo attuale, l’uomo ha le seguenti parti: corpo fisico, corpo eterico, corpo astrale che contiene l’anima senziente, l’anima razionale e l’anima cosciente che sono inserite una dentro l'altra e, infine, Sé Spirituale che è l’Io vero e proprio.

Di questi 7 corpi, la parte più perfetta è il corpo fisico che, attualmente, è al massimo della perfezione. E con questo non si deve capire che sia la parte più evoluta, ma solo che il corpo fisico è arrivato al massimo sviluppo funzionale. Il corpo fisico mostra la migliore opera di ingegneria, di genetica, di chimica e di fisica osservabili in natura, perché nel corpo fisico, con il minimo dispendio di sostanza si ottiene il massimo risultato e rendimento.

Il cuore umano, dice Steiner, è un miracolo della natura e lo sarà ancor più quando avrà raggiunto una perfezione maggiore. Se facciamo un confronto con il corpo astrale che è colmo dei desideri e degli istinti umani, si vedrà che tale corpo è molto lontano dalla perfezione del corpo fisico perché istinti e passioni sono posti su di un gradino evolutivo inferiore.

L’avidità e la cupidigia dimostrate dall’uomo e il suo disinteresse per le necessità dei suoi simili lo pongono a un livello evolutivo infimo. Anche dai piccoli esempi notiamo quanto il nostro cammino evolutivo sia ancora lungo. Sappiamo che il corpo fisico fu formato quando la terra attraversava il suo primo stadio di evoluzione, lo stato di Saturno che non riguarda affatto il pianeta omonimo.

La terra ha attraversato quattro stadi di sviluppo, e mentre essa li attraversava, avvenivano anche delle trasformazioni evolutivo nell’essere umano. Mentre avveniva il secondo gradino evolutivo terrestre, cioè lo stadio del Sole, al corpo fisico venne aggiunto il corpo eterico, perciò l'eterico è posto a un gradino evolutivo inferiore rispetto al corpo fisico.

Al successivo gradino evolutivo della terra, lo stadio della Luna, fu aggiunto il corpo astrale per cui il corpo astrale ottenne solo lo stadio evolutivo prodotto durante lo stadio della Luna. Perquello che riguarda l’Io, esso fu aggiunto solo nel quarto stadio evolutivo; la Terra attuale. Per questo motivo l’Io va pensato come un neonato, per cui l'età e la maturità dell'uomo è quella di un essere che è appena nato.

Riflettendo in questo modo è chiaro il motivo per cui il corpo fisico abbia raggiunto il massimo grado di perfezione, e quando la terra avrà raggiunto la sua meta, tutta la materia fisica si spiritualizzerà e passerà alla condizione astrale. Lo stadio evolutivo successivo, detto di Giove vedrà il corpo eterico sviluppato al massimo grado; com'è oggi il corpo fisico.

Nell’evoluzione terrestre detta di Venere, sarà il corpo astrale a raggiungere il massimo grado di sviluppo. E, nello stadio successivo, quello di Vulcano sarà l'Io che raggiungerà la perfezione completa e si troverà allo stesso livello di completezza mostrata attualmente dal corpo fisico umano.

Giunto a questo stadio, il nostro Io sarà colmo di tutte le migliori caratteristiche che vengono lasciate dai vari stadi evolutivi che ha attraversato. Nell’occultismo, dice Steiner, l’antica Luna era detta il “Cosmo della Saggezza” e su di essa venne colmato di saggezza il corpo fisico.

Il corpo eterico sarà colmato di Amore quando raggiungerà lo stadio di Giove così come il corpo fisico, sulla terra è oggi ricolmo di Saggezza. E, in futuro sarà ammirato un bel corpo eterico così come oggi viene ammirato un bel corpo fisico. Da tutto ciò che si è detto emerge con chiarezza perché solo il corpo umano abbia raggiunto la perfezione del livello “Uomo”.

Per ciò che riguarda il grado di sviluppo del corpo eterico sappiamo che ha raggiunto lo sviluppo dell’animale e che il corpo astrale ha raggiunto il grado di sviluppo simile a quello del regno vegetale. Questo è ancora più evidente nel sonno, quando il corpo astrale esce dall'involucro, mentre il corpo fisico e quello eterico cadono in un sonno privo di sogni: questa è la condizione del mondo vegetale.

Il corpo astrale rispetto al suo stato di coscienza è ancora al gradino del vegetale, mentre il corpo astrale è al gradino vegetale riguardo alle sue condizioni di vita. E se il corpo astrale, occupa oggi il gradino del vegetale, l’Io è ancora più in basso, ossia al livello minerale.

Tutte le attività umane mostrano quanto sia vero quello che si è detto, perché l’uomo comprende solo le leggi fisiche del mondo minerale, infatti le usa per costruire le sue strutture. Se valutiamo il suo atteggiamento verso il mondo vegetale e verso gli altri esseri viventi vediamo che il suo intelletto non sa comprenderli.

È necessario che l’uomo abbia sviluppato una sensibilità per gli occulti del mondo. Infatti, nel futuro sapremo capire anche il regno vegetale e le piante così come oggi comprendiamo il mondo minerale, ma purtroppo ancora non abbiamo conquistato questa maturità morale.

Nel futuro la coscienza umana sarà sensibile alle vibrazioni che sono prodotte dai corpi eterici e sarà elevata dalla mera condizione della vita minerale diventando una coscienza vegetale. A quel punto l’uomo capirà che non può scindere il suo benessere da quello degli altri, e non potrà più ricadere nell’illusione che si possa staccare il nostro bene da quello del nostro prossimo.

Oggi, solo il corpo fisico ha il livello evolutivo di “Uomo” e l’eterico possiede uno sviluppo animale, l’astrale ha il livello della pianta, mentr e l’Io è come il minerale. L'eterico dovrà passare dal livello animale alla condizione umana, ma lo farà solo se impara l'amore per il prossimo, ma finché non smette di cercare il suo benessere a scapito degli altri non avrà alcuna evoluzione di coscienza.

Buona erranza
Sharatan

giovedì 3 gennaio 2019

Anima umana e anima animale



“Stando semplicemente ad osservare
gli insetti, le formiche, le api,
tutti questi animali innocenti,
molto spesso provo una forma di rispetto
nei loro fonfronti. Per quale motivo?
Essi vivono in armonia seguendo la legge
dell'esistenza, la legge della natura.”
(Gyalwa Tenzin Gyatso, XIV, Dalai Lama)

Se vogliamo capire la differenza tra l’uomo e l’animale dobbiamo capire la differenza tra anima e spirito. L’anima è legata alla nostra percezione interna, alla nostra interiorità e alla nostra sensibilità interiore. Lo spirito fa riferimento al mondo esteriore, a quello che ci circonda e al modo con cui il mondo esterno ci viene incontro affinché lo possiamo comprendere e accogliere interiormente.

In ogni cosa che ci circonda vi è qualcosa che dobbiamo saper filtrare al nostro interno, così che la conoscenza del mondo penetri nella nostra interiorità: è così che lo spirito umano può comprendere lo spirito del mondo. Parliamo di spirito quando riconosciamo l’aspetto spirituale che appartiene a tutti i regni della natura. Parliamo di anima quando sentiamo lo spirito di tutto ciò che vediamo nel mondo esterno e lo rispecchiamo nella nostra interiorità.

L’uomo è l’essere più complesso della natura, poiché è composto da quattro parti: la parte fisica che percepisce il mondo, il corpo eterico o vitale, il corpo astrale e l’io. Il corpo eterico è il portatore di tutte le nostre funzioni vitali e si distacca dal corpo fisico solo nel momento della morte, perché il corpo vitale regola l’insieme delle forze fisiche e chimiche che rendono possibile la vita.

Con ciò vediamo che il corpo eterico va attribuito anche alle piante, perché la pianta è un’entità formata di corpo fisico e di corpo eterico. Se parliamo dell’animale vediamo che al corpo fisico ed eterico dobbiamo aggiungere anche il corpo astrale. Al corpo astrale dobbiamo il fatto che lo spirito possa diventare creativo e possa differenziarsi.

Nel minerale lo spirito si esaurisce nel dare una forma fisica, mentre nell’animale lo spirito diventa attivo per merito del corpo astrale e quindi l’animale possiede una sua percezione interiore. La vita interiore dell’animale è dovuta al fatto che possiede un corpo astrale che consente l’attività dello spirito. Nell’uomo avviene un fenomeno diverso, perché il corpo astrale umano include il corpo dell’io. Lo spirito si mostra nell’uomo come intelligenza, perché è l’intelligenza creatrice caratterizza l’essere umano.

Negli altri regni della natura vediamo che l’intelligenza viene irrigidita dalla forma e la regolare attività della sostanza rende possibile la comprensione della natura del mondo da parte dell’uomo. Il corpo fu detto “astrale” perché l’uomo anticamente vedeva negli astri del cielo la manifestazione delle leggi che reggono l’universo. In effetti nell’animale vediamo un’intelligenza che ogni animale condivide con gli altri animali della sua stessa specie.

Se ci chiediamo se l’animale sia intelligente dobbiamo pensare che le diverse specie animali hanno diverse capacità, dice Steiner, che possiamo considerare come provenienti da un’esperienza di anima di gruppo. Gli istinti possono diventare anche superiori all’intelligenza umana, perché nell’animale alcuni comportamenti sono già strutturati e pronti ad essere usati.

L’animale nasce già predisposto in un certo modo, perciò l’animale porta in sé un patrimonio genetico che gli dà la possibile di viere secondo le regole della sua specie. L’intera organizzazione delle piante e degli animali mostrano che nella loro linea ereditaria esiste un’organizzazione precisa e definita. nell’animale l’esperienza dello spirito si manifesta in modo che il corpo faccia da mediatrice con l’anima di gruppo.

L’anima animale è legata più strettamente con il corpo di quanto non lo sia l’anima dell’uomo. Nell’animale, l’attività dello spirito viene percepita tramite il corpo, infatti la vita dell’anima animale è legata alle espressioni dell’organizzazione fisica dell’animale. E, poiché la vita dell’anima delle varie specie presenta caratteristiche diverse l’animale porta in sé venendo al mondo tutte quello che gli è necessario e tutto ciò che la sua specie gli consente.

L’animale percepisce la sua specie dalla nascita fino alla morte ma, essendo così legati con la loro specie, non si possono liberare dai vincoli che la sua specie subisce. Invece, l’uomo può modificare il suo volere, il suo sentire e il suo pensare e, pur subendo le leggi dell’ereditarietà, può costruire qualcosa che non viene trasmesso con l’ereditarietà. L’uomo può imparare sempre nuove cose e mostra esperienze e manifestazioni dell’io che non ha portato con sé e che non potrà cedere ai suoi eredi.

L’uomo, dice Steiner, sviluppa qualcosa che non può essere assimilato nel genere e che non può trasmettere. Il fatto di appartenere al genere umano ci fa ereditare tutte le caratteristiche degli esseri umani, ma una parte restante va conquistata come individualità. Tutto quello che l’animale percepisce come individualità gli proviene dall’ereditarietà, che gli proviene dal passato e che resuscita nella specie. La singola individualità animale sperimenta lo spirito della sua specie e del suo genere.

L’uomo invece è in un diverso rapporto con lo spirito, perché sperimenta sia quello che gli proviene dal passato, ma sperimenta anche gli eventi della sua vita che gli mostrano un certo rapporto con lo spirito. L’uomo è in grado di avere un rapporto molto particolare con lo spirito, perché - anche nel suo corpo eterico - si tramanda qualcosa che gli viene dal passato ossia il seme della sua vita precedente. E che diventerà il seme per la prossima vita.

L’interiorità umana si distacca così dalla sua specie, perché sviluppa una parte immortale che si cristallizza nell’anima della vita corporea. Nell’uomo si sviluppa qualcosa che non dipende dalla sua ereditarietà e che procede verso il futuro. Possiamo vedere una prima differenza tra anima umana e quella animale, nel fatto che l’animale può godere a pieno della sua corporeità. E lo vediamo nell’animale che gode della digestione sdraiato e beato, perché sta assaporando un godimento che fa parte della sua organizzazione.

Nell’uomo vediamo tutt’altro. L’uomo può liberarsi dai vincoli del suo corpo e questo è sia un male che un bene, perché così diventa insicuro. Nell’uomo l’esperienza dell’anima si libera del godimento interiore, dice Steiner, ma questo ha un prezzo. L’uomo può separare la sua anima dal suo corpo, invece l’animale percepisce il suo corpo con molta intensità e l’anima animale si manifesta tramite le azioni del corpo eterico in cui è inserito il corpo astrale.

Se ci chiediamo se l’animale ha la capacità di soffrire, dobbiamo rispondere che l’animale sente il dolore fisico in modo più intenso rispetto all’uomo, perché non possiede rimedi per il dolore fisico. Similmente avviene nei bambini nei quali la capacità di soffrire è molto più intensa che nell’adulto. L’adulto soffre meno perché il dolore fisico può essere ridotto con il controllo della mente che riesce a estraniarsi dal corpo fisico. Il dolore sia nell’animale che nei bambini è molto più intenso che nell’uomo adulto.

Non possiamo dire neppure che la vita umana è più progredita di quella animale, perché nell’animale si cristallizza una forma di intelligenza che è uguale a quella umana. Nell’animale avviene solo che la specie limita le caratteristiche dell’individualità alle caratteristiche della sua specie, e fissando lo sguardo dell’animale vi vediamo lo spirito della sua specie. Nell’uomo non vediamo tale riflesso, perché lo sguardo umano riflette il suo io autocosciente.

L’io si pone tra il corpo dell’uomo e lo spirito perciò le espressioni dell’anima umana sono così differenziate e personali. Nell’uomo vediamo che i gesti, il movimento, il modo di pensare dimostrano come l’interiorità si è strutturata nel tempo. Lo spirito lavora all’interno dell’organizzazione corporea, mentre l’io autocosciente si contrappone al lavoro dello spirito perché vuole strutturarsi come desidera.

Buona erranza
Sharatan

lunedì 31 dicembre 2018

Le anime compagne



“La mia vita come l’ho vissuta mi era spesso apparsa
come una storia che non ha né inizio né fine …
Riuscivo benissimo a immaginare di essere vissuto
nei secoli passati e di avervi incontrato domande a cui
non ero in grado di rispondere; che dovevo nascere
nuovamente perché non avevo portato a termine
il compito che mi era stato dato.”
(Carl Gustav Jung)

Secondo il filosofo greco Platone, gli esseri umani ricercano un loro omologo perché, anticamente, l’essere umano era diverso da oggi. In origine la creazione vedeva tre tipi di creature: uomini, donne e individui che racchiudevano entrambi i sessi. Ognuno di questi esseri aveva quattro gambe, quattro braccia, quattro orecchie, due facce e due tipi di organi genitali. E fu a causa di questa completezza che gli esseri umani divennero troppo arroganti e cominciarono a pensare di poter usurpare il posto degli dei.

Questa idea sovversiva mise in allarme gli dei e il potente Zeus convocò un consiglio divino in cui si discusse la questione: gli dei avrebbero potuto facilmente distruggere tutti gli uomini, ma erano abituati ai loro omaggi, quindi non volevano restare senza i loro sacrifici e senza le offerte che l’umanità tributava. Alla fine al potente Zeus venne l’idea di dividere in due le creature umane che sarebbero diventate deboli la metà di quanto fossero e in più, con quel trucco, avrebbero moltiplicato la massa di coloro che li adoravano.

L’idea fu applicata e gli uomini furono divisi e furono create delle creature con una testa, due braccia, due gambe due orecchie, un volto e un unico organo genitale: maschio o femmina. Ma l’operazione di divisione aveva lasciato nelle creature il desiderio dell’altra metà che gli era stata strappata. Zeus vide l’infelicità del genere umano e concesse il desiderio sessuale per consolare gli uomini di quello che avevano perduto.

Gli esseri che era stati due maschi cercarono un maschio da amare, quelli che erano state due donne cercavano una donna da amare e quelli che erano stati sia maschio che femmina cercavano l’altra metà del sesso opposto per ricongiungersi e moltiplicarsi. Anche nella Genesi è detto che Adamo nacque uomo e donna e che, durante il suo sonno, Dio trasse la donna dalla sua costola, perciò anche Adamo ebbe due facce come disse Platone.

Un’idea simile si trova anche nel mito dell’amore tra Osiride ed Iside che erano sia fratello e sorella che marito e moglie. I due dei erano destinati a stare insieme fin dalla nascita, infatti erano gemelli e, fin dalla nascita, l’uno fu amato dall’altra. La dedizione di Iside verso Osiride non diminuì neppure quando la dea dovette percorrere tutto il mondo per ritrovare e ricomporre i pezzi del corpo del suo sposo per farlo ritornare in vita. L’amore che nutrirono l’uno per l’altra non potè essere spezzato neppure dalla morte.

Senza dubbio questi miti ci aiutano a capire perché le anime si sentono attratte tra loro, e come l’intreccio del destino di alcuni può essere spiegato. Spesso non sappiamo spiegare il legame che esiste tra alcune persone, sia nel bene come nel male. Non sappiamo capire le dinamiche che si intrecciano tra alcune persone, e non comprendiamo quali effetti abbiano queste forze sulle persone che le vivono. È utile capire perché alcune anime sono connesse con altre anime, e capire come mai questo accade.

È utile capire, perché uno dei concetti più ridotti e più strumentalizzati è il concetto di “anima gemella” che sfrutta, in modo strumentale, il desiderio di evoluzione dell’anima che avverte una forte tendenza ad una crescente integrazione e completezza. Nel senso limitato che è comune a molti si crede che l’anima gemella sia il partner perfetto con cui si trova l’appagamento fisico, psichico e sessuale esclusivo: ma nulla è più falso e riduttivo di questo modo di vedere la questione.

Dobbiamo ricordare che, essenzialmente, siamo degli esseri spirituali che fanno un’esperienza fisica sulla terra. Siamo un’anima che viene sottoposta ad una lunga serie di esistenze fisiche necessarie per capire di non essere un semplice corpo fisico. Lo stadio finale della nostra evoluzione sarà quello di diventare spirito ma, nel frattempo, la creazione ci lascia la libertà di scegliere come esprimere noi stessi.

La vera natura dell’anima è quella di essere una “cercatrice” cioè di essere alla ricerca della propria identità. La sola domanda a cui siamo obbligati a rispondere sarà: «Chi sono io?». Alla domanda, si può rispondere in modi diversi, e ognuno sceglie il modo che crede essere il migliore per se stesso. Già da questo si capisce che, nella vita, non esiste una soluzione unica ed univoca che va bene per tutti, ma esistono molte possibilità e opportunità a cui si può rispondere in modi diversi.

Questa comprensione non si raggiunge facilmente e neppure con la conoscenza intellettuale, ma dimostrando amore, gentilezza, sopportazione e pazienza per noi stessi (quando non riusciamo a essere migliori di quello che siamo) e verso gli altri (quando non sono come vorremmo che fossero). Applicandoci, giorno dopo giorno, possiamo ampliare le nostre qualità e la nostra capacità di comprensione. La crescita della nostra consapevolezza sarà completa quando impareremo ad esprimere - in tutti i nostri rapporti - la misericordia e l’amore fraterno.

Ma, nel frattempo viviamo molte vite e, nel tempo che passa tra la morte e la nuova nascita, l’anima compie un lungo lavoro di ricapitolazione durante il quale essa esamina lo sviluppo spirituale a cui è pervenuta. Considerato che l’obiettivo dell’esistenza fisica è quello di esprimere l’amore verso gli altri esseri viventi, l’anima fa una valutazione. Una volta che tale processo si è concluso, l’anima conosce le prossime lezioni del suo programma di apprendimento e aspetta il tempo giusto e le opportunità migliori per fare una nuova esperienza di se stessa.

In sostanza, le anime sono vincolate solo a sottostare a due leggi: la legge di causa ed effetto e la legge di affinità secondo cui il simile attrae il simile. Gli individui non subiscono negativamente o in modo passivo nessuna delle due leggi, perché la legge di causa ed effetto viene per restituire ciò che abbiamo fatto agli altri, mentre la legge di affinità lavora con il principio del magnete, per cui attiriamo solo quello che ci somiglia.

La lezione che le due leggi ci offrono sono racchiuse nei due principi evangelici: dobbiamo fare solo ciò che vorremmo ci venisse fatto, e se amiamo saremo amati. Più che valutare gli aspetti negativi delle leggi dovremmo essere consapevoli delle potenzialità positive che esse offrono. Dobbiamo imparare a lavorare su queste leggi sfruttandole a nostro vantaggio, e il rapporto tra anime compagne dimostra che viene stretto un patto in cui delle anime sfruttano queste regole per rendere più veloce l’evoluzione reciproca.

Le anime si raggruppano perché sanno che la vita diventa più fruttuosa se agiamo con creatività e se usiamo le potenzialità evolutive che ci vengono offerte invece che imprecare per le carenze. Nonostante tutto quello che ci è accaduto in passato, in ogni incontro dobbiamo vedere l'aumento delle opportunità e il ricordo che viviamo per imparare ad amare. La legge dell’amore, vista con questo punto di vista inconsueto, diventa una legge che ci spinge a sviluppare un sano egoismo spirituale soprattutto se vediamo emergere dei vantaggi reciproci.

Il periodico rinnovarsi di incontri tra anime che si assomigliano è uno degli scopi per cui viviamo sulla terra, perché l’amore si può imparare solo amando altri esseri. Amare chi ci assomiglia è molto più facile che amare chi avvertiamo come troppo diverso da noi, per questo il fatto di riuscire ad amare il nostro nemico viene indicato come l’ideale più elevato. Le anime simili si attraggono e si ricercano, perché si comprendono meglio e sanno come aiutarsi a diventare degli individui migliori.

Tutti noi abbiamo più di un’anima compagna con cui ci siamo ritrovati in più di una esistenza. Tutti abbiamo delle anime con cui ci sentiamo in maggiore assonanza e che vediamo come nostre anime complementari e con cui abbiamo rapporti migliori. Lo scopo di questi incontri tra anime affini è quello di aiutarsi, e non si tratta mai di semplice attrazione fisica ma dobbiamo intenderla come una profonda affinità mentale e spirituale.

Le anime diventano compagne quando si aiutano a risolvere problemi, oppure quando si aiutano a creare nuove consapevolezze, perché si vogliono aiutare reciprocamente nel loro sviluppo spirituale. Nelle relazioni tra le anime non esistono dei rapporti perfetti tra anime perfette che rendono la vita reciproca perfettamente felice. Questa idea è un falso modo di pensare che viene svenduto per sfruttare la fragilità e la dipendenza emotiva delle persone.

I rapporti perfetti non esistono, ma si possono creare dei rapporti duraturi basati sul reciproco aiuto e sostegno, cioè possiamo creare dei rapporti pieni di amore reciproco. Che siano state buone o cattive, le nostre relazioni ci seguono nel corso di più vite terrene, soprattutto se c'è una continuità di schemi, di scopi e di ideali. Le attrazioni che sentiamo provengono a livello di anima e l’attrazione può continuare a ripresentarsi anche nella vita presente, e se questa attrazione non è positiva per il nostro sviluppo è molto meglio saperlo vedere ed evitare.

Nei rapporti tra anime vi possono essere problemi, perché un’anima si dimostra affidabile se ci fa riflettere e ci fa confrontare con i nostri punti di forza e con le nostre debolezze. Ma il carattere che contraddistingue le relazioni di questo tipo è il fatto di dare e di ricevere un reciproco vantaggio dalla relazione che intratteniamo, e che nel rapporto uno dei due non voglia guardare e coltivare solo i propri vantaggi.

Molto spesso troviamo anime compagne ritrovarsi all’interno dello stesso gruppo familiare, perché non è un caso se si nasce all'interno di un certo contesto familiare. La scelta della famiglia avviene perché si nasce in osservanza del concetto che ci viene offerto solo quello che ci serve e che è necessario per assolvere al nostro scopo di vita. Non è raro che anche i legami familiari vengano riproposti perché una situazione offre il migliore potenziale evolutivo che l’anima possa trovare.

L’anima non è interessata ai particolari, ma solo al contesto generale che troverà ovvero al programma di studi che avrà l’opportunità di affrontare. Questo accade anche se la nascita avviene in un contesto familiare violento e questo ci può fare dubitare che il meglio sia proprio quello. Un’anima sensibile può nascere in un certo ambiente anche per aiutare un altro essere, ad esempio il genitore violento che deve risolvere i suoi problemi di violenza.

Non sono soltanto i figli naturali che scelgono i loro genitori, ma anche i figli adottati fanno lo stesso processo di selezione. I figli adottati si possono permettere di scegliere ancora più liberamente senza curarsi del posto e dell’individuo fisico che sarà il loro futuro genitore. I genitori fisici possono scegliere i loro figli solo a livello di qualità dell’anima, mentre l’adozione prevede che anche la scelta fisica oltre che quella spirituale.

Molte volte i rapporti tra anime compagne si rivelano come forti amicizie che dimostrano che quelle anime  si sono amate molto anche nel passato, perché l’amore è l’unica forza che può superare il tempo e lo spazio. Nell’amicizia l’affetto diventa più discreto e l'amore si mostra nell'aspetto più disinteressato rispetto la passione fisica. Tutti i nostri rapporti più significativi del presente hanno origine nel passato, per cui le persone che divengono molto importanti non le incontriamo solo una volta.

Molto spesso incontriamo anime inserite in gruppi più grandi di quello familiare; sono anime che si incontrano per fare qualcosa che coinvolge contesti più vasti di quello familiare. In questo caso lo scopo che devono avere questi incontri è maggiore di quello che implica lo sviluppo del singolo individuo. In questi casi si vedono degli effetti che coinvolgono dei fatti di portata nazionale o mondiale (come nel caso di persone che vengono coinvolte nei grandi disastri naturali).

Spesso alcuni gruppi di anime nascono in un paese e in un tempo specifico per preparare eventi che si vedranno maturare solo in futuro. E in alcuni casi non è detto che questi gruppi nascono solo per assolvere a dei compiti o delle missioni positive, perché alcune volte ci sono associazioni che si creano e che agiscono solo a fini malefici e vengono a scatenare dei conflitti religiosi o razziali. Anche gli schemi negativi restano attivi come avviene per quelli positivi, almeno finché l’entità non impara a trasformare il negativo in positivo.

In ogni modo, anche i fini collettivi che vengono perseguiti sono assonanti con il nostro modo di pensare. Spesso veniamo attratti dallo stesso gruppo di anime con cui ci siamo uniti anche nel passato. Il ricordo di una forte esperienza di gruppo può avere un effetto molto potente per cui possiamo volere ripetere l'esperienza. Le anime restano attratte dai chi hanno conosciuto e da ciò che hanno fatto in passato, perché il principio resta sempre lo stesso: il lavoro deve continuare dal punto in cui è stato interrotto.

La componente che unisce maggiormente le anime tra di loro è avere una comunione di intenti. Il fatto di creare dei rapporti così intensi tra gruppi di anime è uno degli scopi per cui siamo chimati a vivere sulla terra. Viviamo dei rapporti intensi, perché tutti i rapporti più forti hanno un maggiore potenziale evolutivo che possiamo attivare. Noi impariamo in modo più veloce se vediamo l'esempio degli altri e se impariamo dall’esperienza degli altri.

Le relazioni vengono ripetute finché non avremo trovato il modo di sanarle, perchè molti rapporti tra anime compagne possono avere una forte componente di rabbia e risentimento. Le relazioni problematiche nascono dai conflitti non affrontati o non risolti che l’anima deve imparare a risanare se vuole continuare la sua evoluzione. I rapporti umani più significativi riguardano sempre l’impegno di anime che vogliono condividere un processo di apprendimento e di crescita reciproca: e la crescita implica di dover affrontare dei conflitti.

A volte la situazione non riguarda il fatto di eliminare un rapporto difficile che comporta dei problemi, ma riguarda la capacità di coltivare l'affetto e accrescere la nostra autostima malgrado tutto questo, quindi riguarda la capacità di crescere malgrado le difficoltà. E ogni volta che la nostra risposta riguardo una persona o la situazione è troppo emotiva questo è il segno che dobbiamo approfondire meglio ciò che la persona o la situazione stimolano. Spesso il problema non sono gli altri, ma siamo noi stessi e gli atteggiamenti che assumiamo: è questo che crea i problemi.

Gli altri ci consentono di affrontare le situazioni e di ricevere le lezioni di cui abbiamo bisogno per la crescita della nostra anima e per la nostra evoluzione spirituale. In realtà, più l’anima diventa integra e maggiore sarà la sua capacità di stabilire dei rapporti armoniosi, per questo fatto il concetto di “anima gemella” non può pensarsi nel modo riduttivo e grossolano con cui siamo abituati a pensarlo. Invece dovremmo pensare che, quando saremo diventati molto più evoluti di quanto siamo, tutti diverremo anime gemelle per le altre anime.

Buona erranza
Sharatan

giovedì 27 dicembre 2018

Oltre il tempo e lo spazio



“Se viaggi su una strada costruita con le tue mani,
giorno per giorno, arriverai dove vuoi arrivare.”
(Massima egiziana)

Era il 1907 e una bambina giocava in casa quando cadde rovinosamente per le scale. La madre vide inorridita l’accaduto e accorse in aiuto della sua unica figlia di soli 2 anni. Fu chiamato un medico che dichiarò la morte della piccina dopo aver tenuto uno specchio e una piuma davanti alla sua bocca. Il padre, Reuben Eady faceva il sarto ed era corso a casa dopo l’incidente. Aveva telefonato ai parenti per dare annunciare la morte della figlia e per chiedere di confortare la madre distrutta dal dolore.

Nel frattempo il medico era tornato per ricomporre la salma e per consegnare il certificato di morte in cui diceva che la bimba era morta per un trauma cranico causato dalla caduta dalle scale. Ma quale fu la sorpresa di tutti quando, al loro arrivo, trovarono la bimba che giocava seduta sul letto e che sembrava stare bene. Al padre furioso, il medico giurò che la bimba era morta o perlomeno lo sembrava, anche se adesso sembrava essere in ottima salute.

La bambina coinvolta nello strano fatto si chiamava Dorothy Louise Eady, era nata il 16 gennaio 1904, e dopo l’episodio della presunta morte e resurrezione iniziò a mostrare strani comportamenti che stupirono i genitori. Raccontava dei sogni ambientati in una sontuoso palazzo dalle alte colonne circondato da un grande giardino fiorito. Spesso chiedeva ai suoi familiari di aiutarla a ritornare a casa sua.

E quando sua madre diceva che lei era già a casa sua, la bimba rispondeva che non era vero e che quella in cui viveva, non era la sua vera casa. Dopo un po’ di tempo, nessuno faceva caso alle strane richieste della bimba ritenendole capricci, ed i familiari iniziarono a scherzare sulle sue strane richieste. Iniziarono a chiedere alla bambina dove fosse la casa dove voleva vivere. La bimba rispondeva che non lo sapevadov'era, ma voleva ritornare a casa sua.

Quando Dorothy ebbe circa 4 anni, gli Eady decisero di fare una gita al British Museum, e vollero portare anche la bimba, perché la sua vivacità la spingeva a mettersi sempre nei guai. Fu così che, tutta la famiglia si ritrovò a gironzolare per le sale del British Museum e, quando arrivarono nelle sale delle antichità egizie, videro Dorothy correre ovunque, baciare i piedi delle statue delle divinità egizie, tutta allegra e felice.

Infine la videro sedersi ai piedi di una mummia e non volere più rialzarsi per continuare il giro. Decisero di lasciarla in quelle sale dove sembrava stare così bene e di ritornare a riprenderla più tadr, dopo aver concluso la visita. Quando vollero riportarla a casa, la bambina disse che non andava con loro, ma che voleva restare con la sua gente. Fu necessario usare la forza per riportarla a casa.

Dopo qualche mese dallo strano fatto, il signor Eady, passando davanti a una libreria vide i volumi dell’Enciclopedia dei bambini e decise di comprarli per Dorothy. Nell'opera vi era una sezione dedicata agli antichi egizi e, da quel giorno, di continuo Dorothy chiedeva alla madre di leggerle le cose degli antichi egizi. La madre che non ne poteva più di quelle letture, decise di insegnarle a leggere.

La bambina imparò con una velocità incredibile e davanti alla foto della stele di Rosetta, Dorothy disse alla madre che lei quella lingua la conosceva, gli sarebbe stato sufficiente poterla ricopiare per riuscire a ricordarla. Quando ebbe 7 anni, Dorothy iniziò a capire il senso del suo sogno ricorrente in cui si vedeva dentro un grande palazzo circondato da un giardino fiorito.

Mentre sfogliava il giornale, vide una foto che la lasciò senza fiato. Corse dal padre e gli mostrò la fotografia dicendo che lei conosceva il palazzo della foro, perché lo vedeva spesso nei suoi sogni. La foto del giornale mostrava il Tempio del faraone Seti Primo ad Abido e la bambina disse che era quello il palazzo in cui era vissuta, poi disse che il giardino fiorito non c’era più e che il palazzo sembrava in rovina.

Il padre la rimproverò dicendole che non era bene dire le bugie, perché quel palazzo era nel deserto e nel deserto non fioriscono i giardini. La bambina non sembrò affatto convinta e, in seguito, quando trovò una foto dei faraone Seti I, la portò al padre dicendo che era stato un bell’uomo e un sovrano molto gentile. Il padre osservò che il faraone era morto da tremila anni, e che non sembrava affatto un bell’uomo. Poi le intimò di smetterla di dire le bugie.

Ormai i genitori di Dorothy erano convinti che la caduta dalle scale era la causa deicomportamenti e delle ossessioni della figlia. Si erano accorti che la figlia era diversa dalle altre bambine: era ossessionata dall’Egitto, ma per tutto il resto era una bambina precoce, intelligente, curiosa, vivace e di carattere socievole sebbene un po’ solitaria rispetto alle bambine della sua età.

La famiglia Eady era molto tollerante con le stranezze della figlia, ma i parenti erano preoccupati dalle sue idee religiose, soprattutto quando Dorothy disse che la religione cristiana era un'imitazione della religione egiziana e che la Vergine Maria con il Bambino Gesù somigliava alla dea Iside con suo figlio Horus. Queste idee giunsero all'orecchio anche del suo insegnante di religione che mandò a chiamare la madre e le chiese di far ravvedere quella figlia troppo “pagana”.

Dorothy fu espulsa dalla scuola femminile di Dulwich quando si rifiutò di cantare un inno sacro in cui si chiedeva a Dio di maledire gli egiziani dalla pelle scura. Forse gli Eady speravano ancora di trasformare la figlia in una ragazza più convenzionale, infatti pensarono di mandarla in una convitto retto da monache. La ragazza confidò alla zia materna che era contenta di andarci così poteva fuggita facilmente, attraversare il mare e fuggire in Egitto.

Questo piano impedì alla famiglia di dare seguito ai suoi propositi e li persuase a lasciarla a casa facendola studiare alla scuola pubblica. Dorothy iniziò a frequentare la chiesa cattolica anche se diceva di essere seguace solo dell’antica religione egizia. La madre era preoccupata di questi atteggiamenti e si persuase che la figlia era condannata all’inferno.

Quando ebbe 10 anni, la bambina si trovò a gironzolare nelle sale del British Museum, dove andava quando saltava la scuola. Nelle sale silenziose del Museo incontrò un vecchio signore molto curato e distinto, con piccole mani ornate da un grande scarabeo.

Il signore in questione, le chiese cosa ci faceva tutta da sola nel museo. La bambina rispose che stava nel posto dove poteva imparare quello che gli interessava veramente sapere, e poi aggiunse che la sua passione era l’antico Egitto. Il signore distinto era il Conservatore delle Antichità egizie ed assire del British, il famoso egittologo, sir Leonard Wooley detto il Vecchio.

Sir Leonard decise di diventare il suo maestro non ufficiale e, per anni, il suo ufficio nel museo fu la meta preferita di Dorothy. La ragazza si dimostrò assai portata per il disegno e anche per la traduzione del Libro dei Morti. Davanti allo stupore del professore per la sua velocità nell’apprendere e nel tradurre con precisione le formule e gli scongiuri magici tracciati a protezione dei defunti, le bambina rispondeva che stava solo ricordando le cose, perché quelle cose lei già le conosceva, nel passato.

Erano gli anni della Prima Guerra mondiale e, una sera la bambina vide il primo Zeppelin sorvolare Londra e poi esplodere. L’anno seguente, iniziarono i bombardamenti tedeschi su Londra. Un giorno mentre Dorothy prendeva l’autobus per andare a scuola di danza, suonarono le sirene dell’allarme e la bambina si rifugiò in una pasticceria. Finito l'allarme non volle più andare a scuola e decise di fare ritorno, a piedi, verso casa. Questa decisione le evitò di restare uccisa sotto le macerie della sua scuola di danza che fu distrutta da una bomba.

In seguito allo scampato pericolo, i genitori la mandarono in campagna nella fattoria della nonna dove la ragazza visse un bel periodo. Faceva a gara di corsa con gli altri bambini, si arrampicava sugli alberi e giocava ai faraoni. Cavalcava un cavallo bianco che aveva chiamato Mut-hotep cioè “la dea Mut è soddisfatta”.

Dorothy frequentava la scuola di campagna e una biblioteca dove prendeva in prestito tutto ciò che trovava sull’Egitto. Solo alla fine della guerra fece ritorno a Londra, ma inioziò ad avere nostalgia della campagna. Era ormai una adolescente di 14 anni, una ragazza depressa, goffa e annoiata. Una sera, dopo una giornata noiosa come molte altre, andò in camera e si preparò per la notte: indossò la camicia da notte ricamata dalla madre e si coricò. Provò a leggere ma si sentiva stanca perciò spense la luce per dormire.

Quello che avvenne in seguito, fu incredibile e la stessa Dorothy lo raccontò nel suo diario, dicendo che ricordava tutto come se fosse appena accaduto. Mentre stava per appisolarsi sentì un peso gravarle sul corpo. Si risvegliò e vide un viso maschile che la fissava, con le mani sulla scollatura della camicia da notte. Vide il volto della mummia di Seti che la fissava, e allora gridò terrorizzata, sconvolta dall’orrore ma anche colma di gioia.

In seguito, Dorothy raccontò che era una sensazione incredibile e sconvolgente. La mummia le aveva strappato la camicia da notte, e lei aveva urlato terrorizzata. La madre che dormiva nella camera accanto era corsa a vedere cosa avveniva. Le aveva chiesto chi gli avesse strappato la camicia da notte, e lei aveva risposto che aveva avuto un incubo e che si era strappata la camicia da sola, ma sapeva che non era vero.

Come poteva dire a sua madre che gli era apparsa la mummia di Seti I e che il suo sguardo era quello di un uomo sfuggito dall’inferno che aveva trovato la via di fuga? Da quel momento Dorothy ebbe molti contatti con quella presenza. Qualche notte dopo la ragazza fece un sogno in cui vide vestita come una giovane egiziana che stava in una enorme stanza insieme ad altre ragazze. Un uomo molto vecchio entrava nella stanza e controllava che tutte le ragazze fossero al suo posto.

Poi la scena del sogno si spostava in una grande sala sotterranea circondata da un canale colmo di acqua. In quel salone, la ragazza incontrava un uomo alto e molto severo, vestito da gran sacerdote che la interrogava e la picchiava con un bastone, quando lei si rifiutò di rispondere alle sue domande. A quel punto Dorothy si svegliava sempre piena di angoscia.

Al tempo in cui Dorothy faceva quel sogno non sapeva che la sala era quella del Tempio di Seti I ad Abido. Dietro a quel tempio si erge uno dei più misteriosi e inconsueti edifici di tutto l’Egitto. La costruzione nota come Osirion, in origine era una grande sala sotterranea fatta di monumentali blocchi di arenaria rossa e di calcare bianco con pilastri monolitici che sostenevano delle architravi poderose e il tetto.

Al centro dell’Osirion si ergeva un’isola con una costruzione a tumulo circondata da un canale artificiale con le due gradinate che scendono all’acqua. L’ Osirion è la falsa tomba di Seti e, si è pure creduto, che fosse la rappresentazione dell’isola della Creazione descritta nella cosmogonia egiziana. E si è anche creduto che fosse la tomba di Osiride che si dice dorma circondato dalle acque.

A 14 anni, Dorothy non conosceva affatto queste cose, ma sognava spesso di essere interrogata e percossa dal sacerdote. Il sogno è molto veritiero e sua madre accorre per confortarla quando chiede aiuto. Ma, la cosa più strana di tutte è che la sua voce, la voce della figlia quando chiede aiuto non assomiglia affatto alla sua voce consueta. Sua madre sa che soffre di incubi ricorrenti, e poi scopre che Dorothy soffre anche di sonnambulismo, perché scopre che si alza ed esce nel sonno.

Proprio a causa di questi disturbi, a circa 16 anni, Dorothy può passare il tempo come vuole: legge, raccoglie antichità egizie e visita il British Museum. Intanto il padre, il signor Eady cerca una svolta alla loro vita, per cui lascia il mestiere di sarto e cerca di investire nella nascente industria cinematografica.

Di lui sappiamo che, oltre a fare il sarto si divertiva anche ad esibirsi come prestigiatore con un nome d’arte. Lavorando nei piccoli cabaret e nei teatri minori intuisce che il cinema nascente può diventare un affare sicuro. Si era nel 1920 e, il signor Eady decise di prendere moglie e figlia e andare in giro per le isole britanniche alla ricerca di un bel posto da trasformare in sala cinematografica.

Per Dorothy inizia un altro periodo felice, perché ovunque si fermavano poteva cercare una biblioteca in cui prendere in prestito le opere su cui fare ricerche sull’amato Egitto. Ebbe modo di vedere Stonehenge che la impressionò e le fece pensare che i grandi viaggi non erano inconsueti nell’antichità e che forse gli egiziani avevano viaggiato anche oltre il Mediterraneo.

Sbarcarono in Irlanda e Dorothy simpatizzò subito per la causa irlandese e, in seguitò dichiarò che non si era mai sentita affatto a casa sua, in Inghilterra. Intanto, il signor Eady, aveva trovato il posto adatto a Plymouth dove ristrutturò una ex-pista di pattinaggio trasformandola in sala cinematografica. Iniziò le proiezioni e le intervallò con spettacoli a cui Dorothy prendeva parte nelle vesti di cantante e danzatrice.

La ragaza si esibiva con un’altra ragazza in varie scene e tableua vivant tra cui una rappresentatnte il mito di Osiride e Iside nel corso del quale eseguivano il Lamento di Iside e Nephthys, che Dorothy accompagnò con una nenia che le risuonava in testa fin da qiuando era bambina. Quelli che videro gli spettacoli dissero che Dorothy era dotata di una “gorgheggiante voce da soprano” che fu molto apprezzata dagli spettatori.

Gli ultimi anni della sua adolescenza furono felici e scorsero tra queste serate musicali organizzate dal padre e sue le ricerche. Dorothy che si andava persuadendo che la reincarnazione fosse una realtà di cui lei era una prova vivente. Ma non trovò nessuno disposto a condividere le sue idee, per cui frequentò degli spiritualisti e qualcuno gli disse che, quando era caduta dalle scale, da piccina, uno spirito si era impadronito del suo corpo.

Spaventata, incerta e confusa, Dorothy decise di continuare le sue ricerche senza chiedere altro, finché lesse un articolo di giornale in cui si diceva che il governo egiziano era molto allarmato per la vendita dei suoi tesori archeologici. A quel punto Dorothy aveva già 25 anni, aveva accumulato un piccolo tesoro di reperti di poco valore, ma decise di rispedire al Dipartimento delle Antichità Egiziane, a Il Cairo, il suo modesto tesoro.

Qualche tempo dopo fu contattata dalle autorità egiziane che, seputo del suo amore per l'Egitto le offrirono un posto in una rivista egiziana che si occupava di pubbliche relazioni, a Londra. Contro il parere della sua famiglia, lei accetta il lavoro, e fu così che avvenne l'incontro con un giovane dell’alta borghesia egiziana, Imam Abdel Meguid, che studiava il sistema scolastico inglese.

Da quell’incontro nacque una simpatia e una proposta di matrimonio che ella accettò. Una volta ancora senza l’appoggio della famiglia, accettò di raggiungere il futuro sposo che la chiamava in Egitto e Dorothy non esitò. Arrivò a Porto Said nel 1933 e, mentre un marinaio gli indicava il porto che si avvicinava, lei pensò:«Madre, finalmente sono tornata a casa.»

Entrando al Cairo sentì che nulla la accumulava con i suoi compatrioti, e scrisse che si meritò a pieno l’antipatia della comunità britannica per il suo atteggiamento verso di loro. Il marito non tardò a capire che la moglie era inadatta alla vita domestica e che assai più testarda di quanto si potesse sopportare. Dopo il matrimonio Dorothy disse che aveva avuto compassione per il marito per la vita che aveva fatto con una moglie come lei.

Confessò che l’aveva quasi assassinato con una cucina peggiore di quella inglese che era già pessima di suo. Lo aveva quasi ucciso di noia con le sue storie sull’Egitto mentre lui amava la modernità. Insomma avevano due caratteri opposti, e quel matrimonio fu coronato dalla nascita di un figlio che Dorothy chiamò Seti, come l’amato re dell’antico Egitto che aveva ricominciato a comparire nei suoi sogni, e non solo in quelli.

Durante gli anni del matrimonio era accaduto che Dorothy si era ammalata, e suo suocero che era andato a vedere se stava meglio, aveva visto che sua nuora era vegliata da un faraone seduto sul letto. Ma, durante gli anni del matrimonio, come disse più tardi, le visite di Sua Maestà erano rare, tranne qualche evento che ebbe come testimoni il suocero e i genitori di Dorothy.

Dopo la nascita del figlio Seti, i rapporti tra gli sposi si sono molto raffreddati, anche perché gli comportamenti della donna erano troppo inconsueti. Di notte la videvano alzarsi e raggiungere la scrivania presso la finestra, quindi scriveva con velocità come sotto la dettatura di qualcuno, e tracciava dei messaggi strani, fitti e pieni di frammenti di geroglifici.

Dorothy ricorda che scriveva sotto dettatura di un uomo chiamato Hor-Ra che sembrava avere il compito di narrare una storia che lo annoiava. L'uomo diceva poche parole alla volta, e la sua dettatura andò avanti per lungo tempo. Ttto accadeva di notte, quando Dorothy veniva ridestata dal sonno e doveva alzarsi per scrivere quei pezzi della sua storia. Ma quando, al risveglio doveva decifrare lo scritto tutto era difficile, perché lo scritto le sembrava vago e incerto.

Quella scrittura frammentaria andava riordinata, perciò fu necessario quasi un anno per riordinare la storia. Quando la storia fu ricomposta Dorothy seppe, che i suoi genitori, nella sua precedente vita vissuta in Egitto, erano gente di umili origini. La madre vendeva verdure alle truppe e il padre era stato un soldato di stanza presso l’attuale Shunet El Zebib. La madre l'aveva chiamata Bentreshyt (Arpa di Gioia) ed era morta quando la bimba aveva solo 2 anni.

Il padre fu trasferito a Tebe e non potendo temnere con sé la piccola, decise di affidarla al tempio, perché fosse educata come una sacerdotessa. Il grande sacerdote del tempio era Antef, un uomo potente e molto temuto. Quando Bentreshyt ebbe 12 anni le fu chiesto se voleva restare al tempio o se voleva sposarsi; lei rispose che voleva restava nel tempio. Antef le spiegò che questo significava fare un voto di castità e non avere una famiglia.

Negli anni che seguirono venne addestrata da Antef in persona con un addestramento severo. La ragazza imparò la parte che avrebbe impersonato nel mito della morte e resurrezione di Osiride, una parte che poteva essere impersonata solo da sacre vergini. Il tirocinio di sacerdotessa era molto duro, perché la sacra rappresentazione andava eseguita con un rituale dalla precisione estrema, in cui non veniva ammesso neppure il minimo errore.

Nella rappresentazione la parte di Horus, il figlio di Iside e Osiride, era riservata al faraone oppure a qualcuno a cui il sovrano delegava il grande onore. I personaggi erano rappresentati dai sacerdoti e dalle sacerdotesse del tempio, e era prescritto che le donne che rappresentavano Iside e Nephthys fossero delle vergini. Il dramma si svolgeva in vari giorni e in vari luoghi anche all’aperto, mentre la parte della rappresentazione con la morte di Osiride avveniva nel tempio.

Per i fedeli, il dramma accadeva davanti ai loro occhi, così come pure la ricerca del corpo del dio avveniva lungo le rive del Nilo. Nella storia narrata da Hor-Ra, si dice che la giovane seppe della visita di Sua Maestà che si recò ad Abido per seguire i lavori del tempio che stava costruendo. Avvenne che il re, passando nel giardino del tempio, vide Bentreshyt che raccoglieva dei fiori; e il resto avvenne di conseguenza.

la vestale eil sovrano divennero amanti e quando la ragazza restò incinta, per non compromettere Seti, lei preferì uccidersi. Seti soffrì molto per la sua morte e, quando morì a sua volta la cercò nell’oltretomba ma non l’aveva trovata, almeno fino a quel momento.

Intanto il matrimonio di Dorothy andò a rotoli, perché il marito era stanco e lei non sapeva spiegare quello che accadeva. Andò a finire che si separarono: lui si sposò con una lontana cugina più adatta al suo carattere e lei con il Dipartimento Egiziano per le Antichità; così che tutti furono felici e contenti. In seguito, Dorothy e il figlio andarono a vivere in una casetta e lei iniziò a fare la disegnatrice per il Dipartimento Egiziano per le Antichità.

Iniziò a lavorare con il dottor Selim Hassan (1866-1961), egittologo di fama mondiale che scoprì la quarta piramide e che scavò nella valle di Giza. Nell’opera in 10 volumi, che ha dedicato agli scavi di Giza vi è una “speciale menzione, con sincera gratitudine” per Dorothy Eady. Dorothy ebbe la fortuna di conoscere i più grandi egittologi e con Hassan imparò a ordinare i materiali con metodo scientifico, per lui fece disegni e mappe che documentarono i suoi famosi scavi.

Il figlio di pochi mesi era sempre con lei, anche se era impegnata nel suo lavoro, ma Seti non era un bimbo noioso e tutti lo amavano, per cui non era un problema portarlo ovunque andasse. Quando non era agli scavi, Dorothy era impegnata nelle biblioteche, al museo del Cairo oppure studiava i geroglifici. Di notte spesso entrava da sola nella grande piramide, ma nessuno seppe mai cosa accadeva.

Seppure udirono che l’eccentrica signora mormorava strane parole in lingue sconosciute, nessuno volle indagare mai su ciò che faceva. A questo riguardo sappiamo che anche Napoleone Bonaparte volle restare chiuso per una notte, nella Grande Piramide, quando uscì era pallido e molto sconvolto, ma non volle rivelare cosa gli accadde quella notte e disse solo che nessuno l'avrebbe creduto.

Intanto continuavano le visite del re che avvengono sempre di notte, e sappiamo che Dorothy può vedere anche le entità che vivono “attaccate” alle antichepiramidi. Vedere un fantasma non era una cosa che potesse spaventarla. Nel 1939 si persuase che la sua vita non era adatta per un bambino e acconsentì ad affidare suo figlio che allora aveva 5 anni, all’ex marito e alla sua famiglia. In seguito dedicò la sua vita affettiva agli animali e adottò una congrega di gatti, cani, oche, asini, uccelli e serpenti: un falco pellegrino fece il nido accanto alla sua casa.

Quando il dottor Selim andò in pensione iniziò a collaborare con il noto archeologo Ahmed Fakhry, mentre cresceva la sua fama e si faceva conoscere per la sua notevole capacità di integrare le lacune dei testi e delle iscrizioni. Divenne anche amica del dottor Klaus Baer, docente di egittologia all’Istituto Orientale e al Dipartimento di Lingue e di Civiltà del Vicino Oriente dell’Università di Chicago, e l'amicizia iniziò quando il dottor Baer fu assegnato a un progetto di ricerca coordinato dal professor Fakhry.

Dorothy fu stimata per le sue esperienze intuitive e per le sue straordinarie conoscenze sull’Egitto. Molti sapevano che ella aveva visioni e che adorava gli antichi dei egiziani, ma accettava l’indagine scientifica. Quando entrava negli antichi templi si toglieva le scarpe e si manteneva facendo visite guidate, ma non tutti accettavano i suoi atteggiamenti eccentrici.

Era una persona pittoresca, ma la cosa che stupiva più in lei era la velocità con cui si adattava a qualunque classe sociale incontrasse e come, in ogni occasione, aveva l’atteggiamento giusto. Dissero che, pur non essendo un’egittologa diplomata conosceva perfettamente la lingua dell’Egitto antico, conosceva l’arte e la religione egiziana benissimo tanto che collaborò a rielaborare gli scritti di Selim Hassan e di Ahmed Fakhry.

Certamente a lei dobbiamo il fatto di avere ripulito e rimesso in ordine lo stile di quegli autori che non erano certo di lingua inglese. La cosa sicura è che Dorothy fu una disegnatrice di prim’ordine e che fu anche un’autrice prolifica che scrisse molti libri, articoli, saggi e monografie di grande valore e di ampio respiro intellettuale. Solo dopo 19 anni che viveva in Egitto ebbe il coraggio di andare ad Abido, anche se aveva detto che il suo sogno era di andare a Abido, vivere ad Abido e essere sepolta ad Abido.

Il viaggio ad Abido racchiudeva la storia d'amore per Seti. La storia narrava di viaggi astrali, di materializzazioni e di relazioni soprannaturali con un amante fantasma che l’aveva cercata e che l’aveva ritrovata dopo secoli. Per questi motivi Dorothy non accettava di passare la notte in casa di altri e quando avvenne che, una notte dovette passare la notte presso un’amica, l’amica gli disse che l’aveva sentita lamentarsi.

Quando era andata a vedere come stava l’aveva vista cianotica che giaceva immobile come in uno stato comatoso. Il mattino dopo lei aveva detto che, mentre dormiva il suo akh (corpo astrale) usciva dal corpo, e vi ritornava prima del risveglio. Già dai primi tempi del soggiorno in Egitto, Seti aveva l’abitudine di andarla a trovare. Fin da quando aveva 14 anni si era abituata alle strane visite notturne del suo amante ma, finché era sposata il sovrano era stato discreto.

Dopo la separazione dal marito, la presenza del re si era fatta più concreta, tangibile e pressante. Dorothy raccontò al suo amico Hanny El Zeini, l’unico a cui confidò le sue esperienze soprannaturali, che aveva fatto molti viaggi astrali per andare da Seti, ma questo accadeva solo se il sovrano gli mandava un messaggero che la conduceva alla sua presenza.

Dorothy disse che aveva acconsentito a far materializzare re Seti in modo più “materiale” perché aveva acconsentito a donargli una parte del suo sekhem, cioè una parte del suo potere spirituale. Il re aveva usato l’aspetto di un uomo giovanile sui cinquant'anni, perché era l’età che amava di più essendo il tempo in cui si erano conosciuti e amati.

Finché lei era sposata il sovrano non aveva osato diventare invadente, ma come donna libera poteva fare ciò che voleva. E l'arrivo ad Abido coincise, come prima mossa, con una visita al tempio di Seti, e la visita si protrasse tutta la notte. Dorothy trascorse la notte bruciando l'incenso, pregando Iside e Osiride e tutti gli dei protettori che l’avevano aiutata a giungere in Egitto.

Dorothy ebbe la sensazione che l’Osirion fosse il luogo come mai avrebbe immaginato, e il mattino dopo, uscì dal tempio ringiovanita e ritemprata. Fino ad allora aveva avuto bisogno di occhiali per leggere ma, nel tempio, ebbe l’intuizione di lavarsi gli occhi con l’acqua della fonte, nella Sala Centrale. Da quel giorno non ebbe più bisogno di usare gli occhiali. In seguito usò l’acqua per curare amici e conoscenti e tutti quelli che chiedevano il suo aiuto per vari motivi.

Tutto era iniziato quando una donna le aveva chiesto se conosceva un’antica magia egizia adatta a curare suo figlio. Dorothy aveva accettato e guarito il bambino con l’acqua dell’Osirion e così oltre alla fama di egittologa guadagnò anche una fama di guaritrice e di esperta di magia egizia. Dal 1956, Seti gli chiese di non avere più nessun contatto intimo perché essere ad Abido equivaleva a una nuova consacrazione agli dei, e lei non poteva tradire il suo voto di fedeltà al tempio.

Gli ultimi 25 anni della sua vita, Dorothy li trascorse con i suoi animali e con l’amico più fidato, il dottor Hanny El Zeini, un chimico industriale e ingegnere metalmeccanico oltre che un appassionato di antichità. Egli l'aveva conosciuta mentre Dorothy protestava per la questione di Suez esprimendosi con una passione da egiziana purosangue malgrado fosse inglese. Gli fu presentata come “la signora Omm Seti” ovvero come la madre di Seti, e gli piacque subito.

La prima impressione che ebbe di lei, fu la sua franchezza, la sua sincerità e la sua onestà. El Zeini disse che Dorothy, Omm Seti, era in tutto e per tutto una signora dell’età dei Ramessidi, interessata poco al presente, e estranea a un mondo che ha come problemi l’inquinamento, la guerra e le sommosse e altre cose simili.

Divennero molto amici e El Zeini fu l’unico che conobbe tutti i particolari della vita di Dorothy. Essendo un egiziano purosangue era consapevole delle tradizioni e della eredità spirituale del suo paese: la reincarnazione faceva parte della conoscenza metafisica degli egiziani. Questa idea fece parte delle dottrine dei più grandi eruditi dell’antichità, come Talete, Pitagora, Platone e tanti altri.

Senza questa concezione non sarebbe possibile spiegare la cura che gli egizi avevano per la mummificazione e la cura dell'involucro fisico. Non era consueto che Dorothy parlasse della sua vita e della sua reincarnazione, ma la storia di un amore forte come quello che la unì a Seti, un amore tanto intenso da superare il tempo e lo spazio non si potrebbe spiegare diversamente.

Buona erranza
Sharatan