martedì 17 gennaio 2017

Produzione e creazione



“C’è un posto nel mondo dove
il cuore batte forte, dove rimani
senza fiato per quanta emozione provi,
dove il tempo si ferma, e non hai più l’età.
Quel posto è tra le tue braccia
in cui non invecchia il cuore, mentre
la mente non smette mai di sognare.”
(Alda Merini)

“Siamo diventati troppo ossessionati dalla testa; tutta la nostra educazione, l’intera civiltà è ossessionata dalla testa, poiché ha contribuito a sviluppare ogni sorta di tecnologia, e adesso noi tutti ci limitiamo a pensare. Che cosa ci può dare il cuore? Certo, non ti può dare alcuna tecnologia strabiliante, non può aiutarti a crear alcuna industri industriale, non ti può procurare denaro.

Tuttavia, può darti la felicità, può indurti a celebrare; può trasmetterti un’incredibile sensibilità per il bello, per la musica, per la poesia. Ti può guidare nel mondo dell’amore e, in ultima analisi, condurti nella dimensione della preghiera, ma tutte queste cose non sono beni di consumo, non sono comfort.

Attraverso il tuo cuore non puoi ingrossare il tuo conto in banca; né puoi combattere guerre mondiali, non puoi costruire bombe all’idrogeno, bombe atomiche; attraverso il cuore non puoi annientare popolazioni. Il cuore sa solo creare, laddove la testa conosce solo il modo di distruggere. La testa è distruttiva, e tutto il nostro sistema educativo è rimasto intrappolato in essa.

Le nostre università, i college, l’intero sistema scolastico non fanno altro che distruggere l’umanità. Quella gente pensa di avere un’utilità, ma si sta solo ingannando. Se l’uomo non si equilibra, se la testa e il cuore non crescono insieme, l’essere umano rimarrà immerso nella miseria più nera, e la sua infelicità continuerà ad aumentare.

Via via che ci fissiamo sempre di più nella testa, man mano che diventiamo sempre più dimentichi dell’esistenza del cuore, diventiamo sempre più infelici. Non stiamo facendo altro che creare un inferno su questo nostro pianeta Terra, e lo ingigantiremo ancora di più.

Il paradiso appartiene al cuore. Purtroppo è accaduto questo: il cuore è stato completamente dimenticato, nessuno ne comprende più il linguaggio; noi comprendiamo la logica, non l’amore. Comprendiamo le formule matematiche, non la musica: ci adattiamo sempre più alle vie del mondo e nessuno sembra avere il coraggio di incamminarsi lungo i sentieri ignoti del cuore, nessuno ha la forza di affrontare gli ignoti labirinti dell’amore.

Ci siamo sintonizzati completamente con il mondo della prosa, e la poesia ha semplicemente perso qualsiasi vitalità. Il poeta è morto, e il poeta è il ponte tra lo scienziato e il mistico: quel ponte è scomparso. Da un lato si erge lo scienziato: un personaggio molto potente, incredibilmente potente, pronto a distruggere l’intero pianeta, la vita in toto; e dall’altro si stagliano pochi mistici, remoti e distanti, una manciata… un Buddha, un Gesù, uno Zarathushtra, un Kabir.

Sono esseri del tutto privi di potere, nel senso in cui noi lo comprendiamo, ma che hanno un potere immenso, in un altro senso; purtroppo noi non comprendiamo affatto quel linguaggio. E il poeta è morto; questa è una calamità devastanti: il poeta sta scomparendo. Con “poeta” intendo l’artista, il pittore, lo scultore: tutto ciò che nell’essere umano è creativo è stato progressivamente ridotto alla mera produzione di merci, di beni di consumo, di comfort.

Il creativo sta perdendo la sua presa sull’umanità, e la produzione sta diventando lo scopo della vita intera. Anziché valorizzare la creatività, noi apprezziamo la produttività: non facciamo che parlare di come produrre di più; ma la produzione può fornire oggetti, merce, non può dare valori. La produzione può renderti ricco esteriormente, ma ti impoverirà interiormente.

La produzione non è creazione; è qualcosa di estremamente mediocre, qualsiasi stupido può produrre: è sufficiente conosce la meccanica. E il poeta è morto, non esiste più. Ciò che esiste sotto il nome di poesia è, in pratica, prosa. Ciò che esiste sotto il nome di pittura non è altro che follia: puoi vedere i quadri di Ricasso, di Dalì e di altri pittori contemporanei, sono espressioni patologiche!

Io parlo di una creatività totalmente diversa. Un Taj-Mahal… prova a osservarlo in una notte di luna piena, inevitabilmente in te affiorerà un profondo stato meditativo. Oppure prova a visitare i templi di Khajuraho, di Konarak, di Puri: medita semplicemente su di essi e rimarrai sorpreso nel vedere che tutta la tua sessualità viene trasformata in amore.

Questi sono i miracoli della creatività. Le grandiose cattedrali europee: immense aspirazioni della Terra di raggiungere il cielo. Il semplice vedere quelle incredibili creazioni, inevitabilmente, farà affiorare un canto nel tuo cuore, oppure lascerà discendere in te un silenzio profondo. L’uomo ha perso la sua pulsione creativa, il bisogno irrefrenabile di esprimere poesia; oppure, meglio sarebbe dire che è stato ucciso.

Siamo troppo interessati ai beni di consumo, ai gadget, ad accumulare sempre più oggetti: la produzione si preoccupa delle quantità, la creazione della qualità. Dovrai richiamare in vita il cuore. Dovrai tornare a essere consapevole della natura. Dovrai tornare ad apprendere come osservare le rose e i fiori di loto. Dovrai stabilire contatti con gli alberi e le pietre, e i fiumi… dovrai riprendere a dialogare con le stelle.” (Osho)

sabato 14 gennaio 2017

La ricerca del silenzio



“Il silenzio è sempre indice di perfezione.”
(Omraam Mikaël Aïvanhov)

“Più si è evoluti, più si ha bisogno di silenzio. Essere chiassosi non è quindi un buon segno. Quante persone fanno chiasso affinché le si noti! Parlano a voce alta, ridono, entrano senza riguardo nella sala quando gli altri sono già seduti al loro posto, urtano e scompigliano gli oggetti al solo scopo di attirare l’attenzione su di loro. Far rumore è per loro un modo di affermarsi, di dimostrare che sono presenti.

Ebbene, devono sapere che i barili vuoti sono quelli che fanno più rumore: la loro presenza si nota immediatamente! E quante persone sono, in realtà, simili a barili vuoti: vanno dappertutto producendo un chiasso assordante, che rivela la loro inettitudine, la loro mediocrità. Io osservo le persone, e il loro comportamento mi rivela immediatamente la loro educazione, il loro carattere, il loro temperamento e il loro grado di evoluzione.

Tutto viene espresso dal loro modo di presentarsi e di parlare. Alcuni parlano come per coprire, per nascondere qualcosa, come se temessero che il silenzio fosse in grado di rivelare ciò che vorrebbero a ragione dissimulare. Subito, dal primo incontro, devono raccontare ogni tipo di storie, perché ci si faccia una determinata idea di loro, degli altri e di ciò che narrano. Direte: «Ma parlano per fare conoscenza!»

D’accordo, ma per fare conoscenza, il silenzio è talvolta più eloquente della parola. Sì, vivendo insieme alcuni minuti di silenzio, ci si conosce meglio che facendo una lunga, inutile chiacchierata. Il rumore trattiene l’uomo nei piani psichici inferiori: gli impedisce di entrare in quel mondo sottile dove il movimento diventa più facile, la visione più chiara e il pensiero più creativo.

È vero che il pensiero è l’espressione della vita, ma non dei livelli superiori della vita; esso rivela piuttosto un’imperfezione nella struttura o nel funzionamento degli esseri e degli oggetti. Quando una macchina o un apparecchio hanno dei guasti, fanno ogni tipo di rumore; è per questo che i costruttori si preoccupano sempre più di mettere a punto dei congegni silenziosi, essendo consapevoli di contribuire in tal modo a una vera miglioria: il silenzio è sempre indice di perfezione.

Il dolore stesso è un rumore che ci avverte che, nei nostri organi, le cose stanno per guastarsi. In un corpo sano, gli organi sono silenziosi. È vero che essi si fanno sentire dal momento che sono vivi, ma si esprimono senza rumore. Il silenzio è il segnale che tutto, nell’organismo, funziona bene. Quando qualcosa comincia a stridere, fate attenzione: quello è l’annuncio della malattia.

Il silenzio è il linguaggio della perfezione, mentre il rumore è l’espressione di una situazione difettosa, di un’anomalia o di una vita disordinata, anarchica e bisognosa di essere padroneggiata, elaborata. I bambini, per esempio, sono rumorosi perché traboccano di energia e di vitalità. Le persone anziane, al contrario, sono silenziose. Voi obietterete: «È ovvio: gli anziani amano il silenzio perché hanno meno forze, per cui il rumore li disturba.»

Entro certi limiti è vero, ma può anche darsi che ci sia stata in loro un’evoluzione e che ora sia il loro spirito a desiderare il silenzio. Per riesaminare la propria vita, riflettere e trarne insegnamento, essi hanno bisogno di quel silenzio in cui viene fatto tutto un lavoro di distacco, di semplificazione, di sintesi. La ricerca del silenzio è un processo interiore che conduce gli esseri alla luce e alla vera comprensione delle cose.

Con il passare degli anni, l’uomo comprende sempre più che il rumore è un ostacolo per il lavoro, mentre il silenzio è un fattore di ispirazione; ed egli lo cerca per donare al suo cuore, alla sua anima e al suo spirito la possibilità di manifestarsi tramite la meditazione, la preghiera, la creazione filosofica e artistica. Tuttavia molti non amano il silenzio e fanno fatica a sopportarlo.

Essi sono come i bambini che si trovano a loro agio solo in mezzo all’animazione e al frastuono, il che dimostra che devono ancora lavorare molto per avere una vera vita interiore. Persino il silenzio della natura li disturba e, quando si incontrano, si affrettano a parlare, a parlare come se il silenzio li mettesse a disagio; essi lo considerano un vuoto da colmare di parole e di gesti, ed è per questo che ne hanno paura: il silenzio può perfino farli impazzire.

Non avendo più nulla di esterno per distrarsi e stordirsi, non possono più fuggire ai loro demoni interiori. Il silenzio è l’espressione della pace, dell’armonia, della perfezione. Chi comincia ad amare il silenzio, chi capisce che il silenzio gli offre le condizioni migliori per l’attività psichica e spirituale, giunge un po’ alla volta a realizzarlo in tutto ciò che fa.

Quando sposta gli oggetti, quando parla, quando cammina, quando lavora, invece di agitarsi tanto, si fa più attento, più delicato, più agile, e tutto ciò che fa si impregna di qualcosa che sembra venire da un altro mondo, da un mondo che è poesia, musica, danza e ispirazione.” (Omraam Mikaël Aïvanhov, Il senso del silenzio, Edizioni Prosveta)

mercoledì 11 gennaio 2017

Marracash & Tiziano Ferro - Senza un posto nel mondo




Odio questa città
Sappiamo che la vera vita è altrove
Tu fai progetti ne hai una lista
Poi la vita fa quello che vuole
C'è qualcosa che non va in me
È proprio come fossi due persone
E ognuno odia l'altro suo sé
Ma hanno in comune soltanto il dottore.

Cose noiose ti scoccia che te ne parlo
Vorresti essere a un tavolo con la boccia nel ghiaccio
Tutti che fanno Jersey Shore tutti così estroversi
Poi dove conta più esserci, che divertirsi tanto
Cercando un punto fermo
Qualcosa che sia per sempre
Siamo pieni di tutto però non lasciamo niente
Non sarei così noioso se non mi sentissi così solo
Che ci faccio qui cosa c'entro con loro

Mi chiamano lacrima per ciò che ho insegnato
Mi chiamano fuoco per il vuoto che ho lasciato
Perché amo amo amo
Perché odio odio odio
Perché dedico alla vita solo il meglio di me.

Balliamo intorno alle bugie
Viviamo tra le rovine
Passiamo vite
Sperando il meglio debba ancora avvenire
Insostenibile pesantezza dell'apparire
Materialismo, nel rap ne siamo le cheerleader
Dai dimmi ancora che sono pesante
Quando inizio con ‘sti discorsi che chi se ne sbatte
Da dove vengo è più importante saper incassare che darle
Io preferisco incassare ed andarmene

Mentre certi personaggi
Esseri umani marci
Dio lo preferisco quando fa i paesaggi
Dentro lucide macchine
Queste luci dei palchi
Che fanno splendere me
Ma mettono in ombra gli altri
Asseconda i tuoi amici vedi dove ti porta
Io già vedo che fingi che ti accontenti per forza
Non sarei così noioso se non mi sentissi così solo
Che ci faccio qui cosa c'entro con loro

Mi chiamano lacrima per ciò che ho insegnato
Mi chiamano fuoco per il vuoto che ho lasciato
Perché amo amo amo
Perché odio odio odio
Perché dedico alla vita solo il meglio di me

Non c'è vita dopo la morte
Ma a volte nemmeno prima
Fortuna che c'ho ancora l'ironia, Mina
Cos'è questa noia guardaci siamo tristi
Tu che fai una foto che testimonia che esisti
Questo Range Sport ci pesa più stare in fila
Tu sull' iPhone china presa da chi c'è in linea
E la vista mi sembra nuova ora che sono in cima
Ora che non si muore più di fame ma d'invidia e provi
la convivenza, la convenienza

Però si inizia sempre con e si finisce senza
Restare grigio in auto qui o una nuova partenza
Ho avuto già due vite ora ne inizio una terza
Sono stanco di parlare di com'è, di com'è con te
Vorrei parlare di come potrebbe essere
Non essere noioso, non sentirmi più solo
Stare bene così senza un posto nel mondo

Mi chiamano lacrima per ciò che ho insegnato
Mi chiamano fuoco per il vuoto che ho lasciato
Perché io amo amo amo
Perché io odio odio odio
Perché dedico alla vita solo il meglio di me, il meglio di me
'Cause I love you, love you, love you
And I hate you, hate you, hate you
And you always, always, always have the best of me.

(Scritta da Marracash &Tiziano Ferro)

martedì 10 gennaio 2017

È morto Zygmunt Bauman



“L’uomo civile ha scambiato una parte
delle sue possibilità di felicità
con un po’ di sicurezza.”
(Sigmund Freud)

Ieri è morto, all’età di 91 anni, il sociologo Zygmunt Bauman uno dei più grandi pensatori moderni. La caratteristica che colpiva in Bauman era, non solo la lucidità con cui quel "grande vecchio" ha saputo identificare e analizzare le contraddizioni della modernità, ma anche l’affezione di molti giovani che accorrevano in gran numero alle sue conferenze e la concentrazione con cui lo ascoltavano. Questa affezione, senza dubbio, era dovuta alla percezione che i giovani avevano di venire aiutati a capire la causa dei loro dubbi e delle loro incertezze e paure; cosa che certamente avveniva da parte del grande studioso.

A Bauman dobbiamo l’analisi della “vita liquido-moderna che viene vissuta come un campo di battaglia” e il fatto che ci abbia aiutato a capire che la sicurezza che proviene da un equilibrio di forze, come tutti gli equilibri, non dura molto. Basta abbassare la guardia - scrive Bauman in “Paura liquida”- che si corre il rischio di venire esclusi, perché la modernità prevede solo vittorie o sconfitte. La nostra vita è diventata talmente “liquida” che vediamo solo forme di sicurezza estremamente “volatili.”

In “La società dell’incertezza” Bauman scrive che, quando Sigmund Freud, nel 1929 scrisse “Il disagio della civiltà” tracciò il primo esempio di analisi della civiltà moderna. Freud disse che la civiltà si costruisce solo al prezzo della repressione delle pulsioni dei singoli uomini a scapito del vantaggio della comunità. Per questo motivo la civiltà è sempre il prodotto dall’auto-compressione delle pulsioni dei singoli uomini. La vita civile ci propone un’unica scelta: il soddisfacimento delle nostre pulsioni e la conseguente affermazione della totale libertà da ogni vincolo, oppure la repressione delle nostre pulsioni al fine di godere di una maggiore sicurezza sociale.

Freud disse che non abbiamo altre alternative, perché la libertà e la sicurezza sono su due versanti opposti e inconciliabili. Il principio di piacere conseguente al libero soddisfacimento delle pulsioni primarie viene sempre contrapposto al principio di realtà che è alla base della costruzione dell’ordine sociale. La civiltà e la civilizzazione impongono il grande sacrificio implicito in questo fatto, e non può essere diverso. Bauman dice che è necessario partire da questo aspetto messo così bene in evidenza da Freud e che, pur agendo con il massimo impegno, esistono  delle “difficoltà che sono intrinseche alla natura della civiltà” e da cui non si può prescindere.

Questa vecchia regola vale ancora oggi solo che, attualmente, i guadagni e le perdite per gli uomini e per le donne post-moderne si vengono sempre più a restringere, per cui siamo costretti a rinunciare a buona parte della nostra libertà senza vedere aumentare la parte di sicurezza che ne dovrebbe conseguire. In qualche modo, nel mondo odierno, la perdita sembra essere diventata maggiore del guadagno che ci aspettiamo di ricevere - dice Bauman - e “il ritorno della certezza moderna non sembra imminente.”

A livello politico vediamo che i totalitarismi rinforzano il vantaggio del sacrificio della libertà individuale in cambio dell’emancipazione della responsabilità personale. L’individuo è stato messo al sicuro dall'assumere responsabilità e viene affrancato dall'onere delle conseguenze delle sue azioni, perciò si conquista “il diritto di mettere a riposo la propria coscienza”. Il punto, nota acutamente Bauman, è che questa possibilità di scelta non ci viene data, perché il mondo moderno così “diversificato e polifonico” registra il crescente “aumento dell’incertezza.” 

La ormai nota e ripetuta “scomparsa del lavoro” non fa che aumentare il divario tra chi può e chi è stretto nell’impossibilità: il divario tra i ricchi e i poveri. La povertà vede gli esclusi dal banchetto del consumismo e la massa di esclusi sta aumentando progressivamente. Vediamo una crescente “criminalizzazione” della povertà che è enfatizzata dalla riduzione del welfare state, perché i sussidi sociali vengono tagliati sempre più. Di conseguenza, gli esclusi vengono sospinti dietro “muri invisibili” dice Bauman, perciò anche i teorici del liberalismo iniziano a credere che la garanzia di un reddito minimo che sappia garantire una sussistenza dignitosa sia un obiettivo liberal. Il diffondersi di troppi disagiati non farebbe che aumentare l’insicurezza dei più agiati.

Una vera politica postmoderna che aspiri a creare una comunità politica vitale ha bisogno di venire guidata, dice Bauman, dal triplice principio di: Libertà, Differenza e Solidarietà. Ma, mentre i primi due principi possono essere ancora perseguiti individualmente nel mondo postmoderno, quello che in questo mondo non si può avere senza l'appoggio da parte dello stato sociale è la solidarietà. E senza la solidarietà nessuna libertà sarà mai sicura, perché le differenze esasperate e le politiche dell’identità portano all’interiorizzazione dell’oppressione, perciò l’unica alternativa è diventare consapevoli che stiamo correndo questi rischi.

L’identità è il problema centrale dell'epoca moderna, perché quando qualcuno cerca di cambiare identità ad ogni costo, rischia di perdere il controllo. Il problema vero è sia quello di costruire una identità, ma è anche quello di mantenerla solida e stabile: questo problema riguarda tutta la post-modernità. Un’identità si può creare solo quando si è certi della propria appartenenza, e cioè quando siamo in grado di inserirci nella varietà di stili cognitivi e di comportamenti che vengono accettati socialmente, e anche quando le persone che ci circondano accettano questo nostro posizionamento ritenendolo giusto e socialmente appropriato.

L’identità è entrata nella pratica moderna già come un compito individuale, scrive Bauman. I concetti di costruzione dell’identità e quello di cultura cioè l’ammissione che l’individuo sia incapace o incompetente a costruirsela individualmente perciò l'ammissione della necessità di una crescita collettiva e dell’importanza di maestri e di guide esperti e competenti pronti ad aiutarci, non possono che essere due aspetti collegati e interconnessi. L’identità sradicata che si nasconde dietro la libertà di scelta individuale - dice Bauman - e la conseguente dipendenza da un maestro oppure da una guida esperta sono sempre collegate.

La figura dell’uomo come pellegrino sulla terra è un’immagine antica, infatti già s. Agostino diceva che: “siamo pellegrini nel tempo” e questo fatto vale sia per il passato che per il tempo odierno; ma c'è anche una grande differenza. Quando gli uomini del passato si ritiravano nel deserto affermavano la loro libertà primaria, viva e nuda, perché assumevano uno stile di vita che vedeva il raggiungimento di una completa assenza di legami. In qualche modo gli eremiti che si ritiravano a vivere nel deserto affrontavano un’esperienza di sradicamento totale.

Gli eremiti del passato si svincolavano dai bisogni dei loro corpi e dalle conseguenze delle loro azioni passate, ma anche dai disagi provocati dal contatto con l’anima dei loro simili. Il loro cammino verso Dio comportava l’annullamento della precedente identità e la totale auto-ricostruzione di sé. Invece, il mondo moderno è diventato molto ostile ai pellegrini, perciò chi si trova ad affrontare l'esperienza del pellegrino nel mondo odierno, trova ben poche occasioni di poter preservare la sua identità. In un mondo come il nostro, in cui le identità possono essere indossate e dimesse con la stessa velocità dell’attore che fa molti cambi di costume per esigenze di scena, il lavoro di costruzione di sé diventa un compito molto difficile. 

Una vita da pellegrino, nel mondo moderno, diventa un vero orrore perciò questa scelta di vita non risulta mai una scelta vincente, conclude Bauman. Le regole del gioco cambiano sempre, perciò la strategia vincente è quella di giocare velocemente e di chiudere la partita prima possibile. Chiudere velocemente significa rinunciare agli impegni, significa rifiutarsi di stabilizzarsi, significa non vincolarsi a nessun luogo, non giurare perseveranza e non assumere impegni di fedeltà verso nessuno. 

Ma significa anche non controllare il futuro, significa rifiutarsi di ipotecarlo, perciò significa rinunciare alle responsabilità e comporta di abolire il tempo e di vivere solo in un tempo presente e continuo. Bauman dice che, nel mondo post-moderno è avvenuto tutto ciò, perché sono scomparsi i lavori che consentivano di poter fare progetti per il futuro, e il mercato fluttua e cambia a velocità incredibile per cui restiamo completamente disorientati dai mercati che appaiono e che scompaiono a velocità impensabile. La stabilità e la fidatezza dei rapporti umani hanno le stesse caratteristiche, infatti l’amore stona qualora sia pensato “per sempre” poiché “l’unico e il solo” sono elementi troppo stonati per l'amore che è entrato in vigore in questi tempi moderni.

Nessuna strategia di vita stabile e coesa può essere costruita nel mondo post-moderno, infatti si indicano come vincenti solo le strategie in cui si invita a non programmare, e un fatto omologo avviene in ogni ambito della nostra vita. A tutto ciò si aggiunge la regola di non procrastinare quando si può ottenere qualcosa, perché tutto il mondo è diventato “un attimo fuggente.” Nessuno di questi stili di vita si può ritenere originale, tipico oppure inventato nei tempi moderni, ma la cosa più rilevante è che tutte queste caratteristiche, in passato, erano tipiche solo di frange di marginali, mentre invece oggi sono diventate stili di vita adottati dalla maggioranza delle persone.

Tutte le società producono stranieri, scrive il grande sociologo, perché diventano stranieri tutti quelli che non si conformano alle modalità uniche e irripetibili che vengono affermate e promosse socialmente. Tutti quelli che riescono a sradicare le convinzioni morali, estetiche e cognitive della società in cui sono inseriti diventano degli elementi di disturbo, perciò diventano degli elementi che diffondono l'ansia e la preoccupazione. Tutti costoro diventano degli ostacoli sulla via della realizzazione di una condizione di benessere personale, e la linea di confine che demarca lo spazio che c'è tra “me” e lo “straniero” devono essere molto tangibili e ben visibili.

Questo è il motivo per cui tutte le società conosciute creano degli “stranieri” cioè degli “individui destinati a rimanere ai margini” ovvero al di fuori degli “schemi di una esistenza ordinata e dotata di senso.” E tutti questi esclusi, in seguito, verranno accusati di causare i disagi più fastidiosi e insopportabili della società, per cui diverranno i “capri espiatori” dei disagi della società. In realtà, la causa della dimensione dell’incertezza andrebbe vista dietro l'intero sviluppo del mondo attuale, perché l’incertezza proviene dalla deregulation universale che vede l'affermarsi della competizione di mercato spinta fino all’eccesso, nella libertà sconfinata che si concede al capitale a scapito di tutte le altre libertà.

L’incertezza moderna proviene dallo smantellamento dello stato sociale che comporta un aumento esponenziale di masse di poveri che sono costretti a vivere al di sotto della soglia di povertà. E l'unica novità che riguarda la modernità se la paragoniamo alla condizione del mondo del passato, dice Bauman, è che tutto questo non è più limitato solo al "terzo mondo" ma che, tutto questo, attualmente sta avvenendo anche nella parte “civilizzata” del mondo. La morte di Bauman ci vede privati di un grande maestro e i veri maestri sono diventati sempre più rari e preziosi, per cui dovremmo ritenerci fortunati di averne avuto, tra noi, uno del suo livello.

Buona erranza
Sharatan

domenica 8 gennaio 2017

Il collegamento



“Poiché tutto comunica, tutto è collegato.”
(Omraam Mikhaël Aïvanhov)

“Certi occultisti e spiritualisti hanno letto da qualche parte che il pensiero è onnipotente, che è una forza ed allora, senza avere studiato a fondo in quale caso ciò sia vero e in quale caso non lo sia, si lanciano in esercizi di concentrazione per ottenere risultati sul piano fisico. Però, anche concentrandosi per anni, non ottengono nulla perché non hanno studiato a fondo il problema.

Il pensiero è onnipotente, è vero, ma bisogna anzitutto conoscerlo, sapere in quali zone e con quali materiali esso opera, come influenza altre zone e poi altre ancora, fino a scendere nella materia. Il pensiero è una forza, un’energia, ma è anche una materia sottilissima, invisibile, che opera in una zona molto lontana dalla materia fisica.

Prendiamo l’esempio delle antenne. Avete visto delle antenne da qualche parte, su un tetto o in cima ad una torre, e sapete che servono per captare delle onde, delle vibrazioni. Ma ricevono forse qualche cosa di materiale? Evidentemente no, non ricevono nulla o, piuttosto, ricevono qualcosa che però non è materiale. Infatti le onde non hanno nulla di materiale.

Quindi le antenne captano vibrazioni, onde, determinate lunghezze d’onda, poi le trasmettono ad apparecchi di ogni tipo che, a loro volta trasmettono questi movimenti ad altri apparecchi che determinano allora dei fenomeni fisici. Si tratta di un processo semplicissimo che vi permetterà di comprendere il meccanismo del pensiero.

Ora supponiamo che vi sia una palla in terra e io, con una mano o per mezzo di un oggetto, la colpisco, e colpendola le trasmetto un’energia, una forza. Non le ho trasmesso nulla di materiale, però la palla si mette a rotolare perché c’è stata una trasmissione di energia, di una forza che l’ha messa in movimento fino all’esaurimento di tale energia, oppure fino all’urto contro un ostacolo.

Questo esempio ci permette ora di comprendere. Il pensiero od i pensieri che noi formiamo non toccano ancora la materia densa, visibile; essi toccano e fanno vibrare solo quanto si avvicina maggiormente alla loro natura, cioè gli elementi più sottili che esistono in noi o negli altri. Il nostro pensiero si trasmette esattamente come l’energia motrice si trasmette alla palla.

Il pensiero, divenuto energia, vibrazione, forza, si trasmette a determinati centri che hanno la proprietà di captare, che hanno delle antenne, altrimenti essi resterebbero insensibili ed inerti, e queste antenne, situate nel cervello o anche più in alto, si mettono a vibrare e a trasmettere messaggi ad altri apparecchi.

In quel momento, in tutto il sistema nervoso, in tutto il corpo umano si producono delle registrazioni, delle comunicazioni, lo sviluppo di forze, di energie, di processi chimici. Naturalmente questo non è visibile ed è inutile aspettarsi di vedere dei risultati sul piano fisico.

Ma un cambiamento si è prodotto sul piano sottile; ed ora, se si continua fino a che tale comunicazione - che già esiste in alto, sul cervello- possa trasmettersi ad altre zone, ad altri apparecchi molto più grossolani, si riuscirà a ristabilire completamente tutto il sistema di contatti e di collegamenti. Infatti, spesso le trasmissioni dal piano mentale al piano fisico vengono interrotte ed allora bisogna ristabilirle.

La stessa cosa si verifica in un’officina dove tutto è collegato, c’è solo un tasto, un semplice tasto sul quale basta premere, e poiché quel tasto è collegato ad un intero impianto elettrico - che a sua volta è collegato ad una quantità di ruote, turbine, macchine - tutto si mette in funzione…

E se ora si riuscisse a realizzare un tale collegamento nell’essere umano, se tutte le comunicazioni venissero eseguite perfettamente, il pensiero potrebbe immediatamente produrre dei risultati tangibili sulla materia. Ma se tale collegamento non è fatto correttamente, il pensiero non può agire subito: vi sono dei buchi, delle zone morte, la corrente non può quindi passare, ed occorre molto tempo per ristabilire i collegamenti.

Esattamente come quando si verifica un’interruzione in un circuito: cinghie che sono saltate, oppure una ruota che non gira più perché si sono retti alcuni denti ed essa non trascina più le ruote successive, od ancora un piccolo filo che è stato tagliato.. ed il collegamento non si fa più. Ecco come tutto si spiega.

Il pensiero che l’uomo può formare o proiettare agisce già nella propria zona; esso mette in marcia apparecchi sottilissimi, ma sul piano fisico non si verifica quasi niente perché non è stato ancora stabilito il collegamento. Ma quando si stabilisce il collegamento dall’alto al basso, se le energie circolano correttamente, si possono ottenere dei risultati anche nella materia. In questo caso, effettivamente, il pensiero è potente, è magico, si manifesta in pienezza.

Però bisogna capire come ed in quali condizioni esso è potente; occorre conoscere il meccanismo ed i processi del pensiero. Il credere che - senza far passare tale pensiero attraverso i vari piani fino a quando si concretizza nella materia -  si possa agire direttamente sulla materia denota stupidità. Direttamente non è possibile. Quelli che immaginano di giungere ad agire sulla materia col pensiero, non hanno capito nulla.

Si tratta di due realtà così lontane che non possono venire a contatto direttamente. È quindi sempre necessario un intermediario, ed il pensiero è onnipotente solo alla condizione che lo si faccia passare attraverso gli intermediari i quali gli permettono di scendere fino alla materia… Non basta avere delle idee. Molti ne hanno ma vivono in modo tale che non si crea nessuna comunicazione fra queste idee, i loro sentimenti e le loro opere.

Occorre un legame, una comunicazione, un ponte; bisogna collegare i circuiti. Il pensiero non ha la proprietà di toccare la materia per trasformarla; è necessario mettere tra l’uno e l’altra un intermediario, cioè il sentimento. Attraverso il sentimento le idee si rivestono di carne ed ossa e giungono fino alla materia. Il sentimento è la leva capace di agire sulla materia.

Il pensiero, troppo lontano, troppo sottile, passa senza poter prendere contatto, né far vibrare alcunché. Esso non può agire che sulle nostre antenne, cioè sui nostri apparati più sottili lassù, nel campo dello spirito. Per raggiungere la materia, lo spirito deve passare attraverso l’anima, cioè attraverso il cuore ed i sentimenti. Certo il pensiero fa tutto, ma a condizione che vi siano dei mezzi per concretizzarlo.

Anche l’uomo è un esecutore, un mezzo, un braccio. Il braccio dell’uomo è quindi un simbolo dell’uomo stesso che rappresenta allora un altro braccio. Il braccio è una sintesi dell’uomo; l’uomo è un braccio per il pensiero e può accadere che il pensiero sia un braccio per altri pensieri, in zone man mano più elevate, fino alla Divinità che utilizza tutti i bracci, cioè tutte le creature.” (Omraam Mikhaël Aïvanhov)

giovedì 5 gennaio 2017

I guerrieri vittoriosi



“Guerrieri vittoriosi sono coloro
che, non temendo la sofferenza,
sconfiggono l’odio e gli altri nemici;
i comuni guerrieri sconfiggono solo cadaveri.”
(Shantideva)

Quando siamo impegnati nella pratica della pazienza e della tolleranza, in realtà siamo impegnati in un combattimento contro l’odio e l’ira e, dato che di combattimento si tratta, si aspira alla vittoria, ma si deve essere preparati anche alla possibilità di perdere la battaglia.

Mentre si è impegnati nel combattimento, non si deve perdere di vista la possibilità di incontrare molti problemi e fatiche, che si deve essere in grado si sopportare e tollerare. Colui che vince su rabbia e odio in seguito a tale arduo processo è un vero eroe. Coloro, invece, che lottano contro altri esseri umani con ira, odio e violenza, anche se hanno la meglio in battaglia, in realtà sono veri eroi.

Quello che fanno è trucidare cadaveri, perché gli esseri umani, essendo transitori, moriranno; che questi nemici muoiano o meno in battaglia è un’altra questione, ma comunque a un certo punto moriranno. Il vero eroe è colui che vince su odio e ira. Ci si può chiedere: è vero che si deve dare battaglia a odio, ira, e alle altre illusioni, ma quale garanzia, quale assicurazione abbiamo che possiamo vincere?

Credo che questo sia un punto molto importante. L’individuo ha bisogno di una qualche assicurazione che, se agirà con energia, riuscirà a vincere le proprie illusioni. Se si fa attenzione, è molto semplice riconoscere queste afflizioni emotive e questi pensieri, chiamati in tibetano “nyon mong” (letteralmente “ciò che affligge la mente dall’interno”) termine spesso tradotto semplicemente con “illusione.”

L’etimologia della parola tibetana dà un senso di eventi emozionali e conoscitivi che affliggono automaticamente la mente di un individuo, ne distruggono la serenità e provocano disordine nella sua psiche. È ovvio che, con sufficiente attenzione, ci potremo rendere conto del loro carattere affittivo nel momento in cui sorgono, perché tendono a distruggere la nostra calma e la nostra presenza mentale.

È invece difficile scoprire se, grazie agli antidoti giusti, possiamo eliminarli o meno. La questione è direttamente collegata all’intera idea di possibilità o meno di raggiungere il nirvana o la liberazione dal samara. Una questione molto seria e difficile.

Per quanto riguarda il concetto buddhistadi nirvana, cioè liberazione o libertà, troviamo le prime discussioni al riguardo nelle scritture che fanno parte del primo discorso pubblico del Buddha, che tratta sostanzialmente delle Quattro Nobili Verità; ma una piena e totale comprensione di questo concetto può derivare solo dalla comprensione degli insegnamenti del secondo e terzo discorso.

Di tali premesse e basi disponiamo per accettare che queste afflizioni mentali possano essere definitivamente estirpate ed eliminate dalla nostra mente? Nel pensiero buddhista esistono tre motivi principali per credere che questo possa avvenire.

Il primo è che tutti gli stati d’animo dovuti ad illusione ed errore, tutte le afflizioni emotive e tutti i pensieri sono percepiti in modo essenzialmente distorto, mentre gli antidoti come l’amore, la compassione e la chiarezza mentale e così via, non solo non sono distorti, ma hanno anche radice nella nostra esperienza quotidiana e nella realtà.

In secondo luogo, tutte queste forze che servono da antidoto hanno anche la caratteristica di poter essere rafforzate con la pratica e l’esercizio; grazie all’approfondimento di tale approccio, l’individuo può rinvigorirne la capacità e accrescerne la potenziale illimitatezza.

La seconda premessa significa che se un individuo accresce la capacità di queste forze che agiscono da antidoto e ne aumenta la potenza, è contemporaneamente in grado di ridurre l’influsso e le conseguenze di stati d’animo ingannevoli. La terza premessa è che la natura essenziale della mente è pura; in altre parole, si ha l’idea che la natura essenziale della mente sia “chiara luce” o “natura Buddha.”

Ed è grazie a queste premesse che il buddhismo accetta che le illusioni, tutte le afflizioni e i pensieri emotivi possano essere definitivamente eliminati grazie alla pratica e alla meditazione. Alcuni di questi punti sono abbastanza ovvi e, se si presta sufficiente attenzione, diventeranno abbastanza chiari; altri invece possono restare piuttosto oscuri e incomprensibili.

Tuttavia, grazie all’analisi e all’approfondimento si sarà in grado di comprendere anche gli aspetti più attuali del messaggio del Buddha. Non c’è bisogno che si accetti la testimonianza dell’autorità scritturale. Uno dei motivi per cui le parole del Buddha possono essere considerate valide in relazione a fenomeni realmente incomprensibili è che si sono dimostrate veritiere e attendibili riguardo a fatti meno oscuri.

Una delle principali preoccupazioni di colui che investiga è scoprire se è possibile raggiungere la liberazione o la libertà dalla sofferenza: riguardo a questo argomento, gli insegnamenti del Buddha hanno dato prova di validità e affidabilità.” (Dalai Lama, L’arte di essere pazienti, Neri Pozza ed.)

martedì 3 gennaio 2017

Il sapore dell’aceto



“Negli occhi il mormorio della sorgente;
nelle orecchie, il colore dei monti.
Un fiore sboccia,
è primavera ovunque.”
(Zenrin Kushu)

In un quadro taoista sono raffigurati tre uomini seduti intorno a un boccale d’aceto. Il primo di loro lo assaggia e storce la bocca, trovandolo amaro. Il secondo fa una smorfia perché lo trova aspro, mentre il terzo appare soddisfatto perché lo ritiene eccellente. Si dice che il boccale d’aceto sia la vita e che i tre personaggi siano Confucio, il Buddha e Lao Tse.

Il primo, Confucio, pensa che la vita sia terribile, e che sia necessario creare dei cerimoniali ai quali sottoporsi continuamente. Il secondo, il Buddha, dice che la vita è amara, che dobbiamo morire, che tutto è sofferenza e che è necessario sforzarsi per staccarsene. Il terzo, Lao Tse, è un essere positivo che segue il corso delle cose. Dice: «La vita dipende dal punto di vista che adottiamo. La mia vita quotidiana è una meraviglia perché sono io a crearla. Io sono la vita.»

Assaggiare aceto è una metafora molto forte, ma si tratta di assaggiarlo davvero, ossia, di capire sul serio che sapore ha la vita. questo ci spinge ad avere una prospettiva più ampia del mondo. Ecco quale è la difficoltà dell’esercizio che dobbiamo fare. Come posso vivere in questo mondo che costituisce una minaccia per me, con le malattie mortali, l’inquinamento, l’autodistruzione?

Dobbiamo comportarci in relazione a ciò che ci minaccia: se c’è un virus, io sono l’anticorpo; se c’è una vibrazione, io sono la calma; se c’è una guerra, io sono la pace. Non sono un corpo estraneo “venuto dal di fuori”. Faccio parte del mondo.

Se nutro buoni sentimenti, troverò buoni sentimenti anche nel mondo. Ogni virtù che io rendo realtà appartiene alla specie umana. Se accendo la lampada della bellezza, vi sarà bellezza nel mondo. “Quando un fiore sboccia, è primavera dappertutto.” (Alejandro Jodorowsky, La risposta è la domanda, Mondadori)

sabato 31 dicembre 2016

Assalti Frontali - Il Tempo dell'Attesa




Salvami sorella saggezza
mia stella
dammi la pazienza che ha un fratello in cella
fammi uomo
che se deve non si muove
mastica per bene
un dolore dolce miele
sangue nella neve
fammi freddo come la vendetta
un po' di ordine nel caos di una città perfetta
qui nessuno scrive più
nessuno sogna più
se non di non morire di HIV
senza mamma né papà chi avrà a cuore la comunità
come le pantere nere tempo fa
sto sotto
apro gli occhi di botto
un sogno ricorrente è di ammazzare un poliziotto
salva me dal mietitore
dal tormento di un errore
io mi inchino all'esperienza e alla meditazione
un buon incassatore come vedi e come vuoi
vengo tra noi in ritiro tra noi
renderò i miei pugni poi

un sogno ricorrente nel tempo dell'attesa
un sogno ricorrente nel tempo dell'attesa
un sogno ricorrente nel tempo dell'attesa
sto molte volte sotto

come un inconsolabile cammino
ho cura di chi mi è vicino
mi affilo
ho già perduto molti pezzi in giro
quello che è follia impazzita
per te
è la mia storia preferita
la mia carica omicida
ora scendi come scende la sera
piano
nera
seria
prima maniera
come chi si assume la sua responsabilità intera
un piede nel vento
uno alla catena
frequentando bassifondi devo dare di più
studiare di più
allenare il mio cervello a stare molto più su
dove perdo
si muove la lancetta
il contrappasso aspetta
punisce chi ha fretta
cadaveri galleggiano sul fiume
si vedono passare
ritorno alla grandezza delle cause del male
sono il tenace ostinato
un sogno ricorrente è morire soffocato

un sogno ricorrente nel tempo dell 'attesa
un sogno ricorrente nel tempo dell 'attesa
un sogno ricorrente nel tempo dell 'attesa
sto molte volte sotto

vieni al fondo sorella
nelle onde del dormiveglia
ci intendiamo a meraviglia
vieni in aiuto
compensa l'incompiuto
ombre mi spingono a bruciarmi in un minuto
l'impotenza è un male peggiore
e su quello che si muove
sparo
fosse pure un errore
sono un viaggiatore
spingo via il possesso dal mio cuore
come una maledizione
un succedersi di giorni è il futuro
sono un solitario
ma non mi sento solo
confido in un pensiero puro
una persona coraggiosa
a cui il mondo deve sempre qualcosa
mi è comparsa all'alba
nella penombra verde
una presenza nella stanza è il terzo sogno ricorrente
piantata in terra come un antico albero da frutto
una sorella
non ti lascia mai del tutto

un sogno ricorrente nel tempo dell'attesa
un sogno ricorrente nel tempo dell'attesa
un sogno ricorrente nel tempo dell'attesa
sto molte volte sotto.