mercoledì 28 settembre 2016

Correndo...



“Io non credo nella fede. La mia Via si basa sulla conoscenza,
e la conoscenza è una dimensione totalmente diversa.”
(Osho)

“La mente non può essere in uno stato di quiete; ha un perenne bisogno di pensare, di preoccuparsi. La mente funziona come una bicicletta: finché pedali, va avanti; non appena smetti di pedalare, cadi. La mente è un veicolo a due ruote proprio come una bicicletta, e i tuoi pensieri equivalgono ad una pedalata costante.

E se qualche volta ti capita di essere un po’ silenzioso, subito cominci a preoccuparti: «Perché sono silenzioso?» Ogni pretesto è utile per creare pensieri e preoccupazioni, perché la mente può esistere solo in una modalità: correndo. Che stia inseguendo o scappando, stai sempre correndo: “mente” vuol dire correre. Non appena ti fermi, la mente scompare.

Ora come ora, sei identificato con la mente, pensi di essere la tua mente; da qui la paura. Se sei identificato con la mente, quando si arresta, naturalmente tu non sei più: scompari. E tu non conosci nulla al di là della mente. La realtà è che tu non sei la mente, ma qualcosa al di là di essa. Per questo è assolutamente necessario che la mente si fermi, in modo che - per la prima volta - tu possa sapere di non essere la mente…

Infatti, quando la mente scompare, tu resti comunque presente… e sei più felice, hai più essere, più splendore, più luce e maggiore consapevolezza. La mente stava simulando e tu eri caduto nella trappola. Ciò che devi comprendere è il processo dell’identificazione, in che modo ti identifichi con qualcosa che non sei…

La tua mente non è creata dalla natura. Cerca sempre di ricordare la distinzione: il tuo cervello è creato dalla natura. Il cervello è il meccanismo che appartiene al corpo, ma la mente è creata dalla società in cui vivi, ovvero dalla religione, dalla chiesa, dall’ideologia seguita dai genitori, dal sistema educativo in cui sei cresciuto, da ogni sorta di cose.

Ecco perché esiste una mentalità cristiana, una mentalità hindu, una mentalità musulmana e una mentalità comunista. I cervelli sono naturali, ma le menti sono un fenomeno artificiale; tutto dipende dal gregge cui appartieni. Il gregge di pecore è hindu? Allora, naturalmente, ti comporti come un hindu.

La meditazione è l’unico metodo che può renderti consapevole che non sei la mente, donandoti una profonda padronanza di te stesso. A quel punto puoi scegliere ciò che è giusto e ciò che è sbagliato nella tua mente, perciò ne sei distante, sei un osservatore, qualcuno che osserva. In quel caso non sei più attaccato alla tua mente… e questa è la tua paura.

Tu hai completamente dimenticato te stesso; sei diventato la mente. L’identificazione è assoluta. Quando dico: «Sii immobile e silenzioso. Sii attento e consapevole dei tuoi processi di pensiero» è possibile che tu ne rimanga sconvolto, che venga travolto dalla paura, perché ciò assomiglia a una morte. In un certo senso hai ragione, ma non si tratta della tua morte, bensì quella dei tuoi condizionamenti: combinati insieme si chiamano “mente”.

Allorché acquisti la capacità di vedere chiaramente la differenza, quando comprendi di essere separato dalla mente, e che la mente è separata dal cervello… Accade improvvisamente, simultaneamente: allontanandoti dalla mente, d’acchito vedi che si trova nel mezzo; da un lato c’è il cervello, dall’altro lato c'è la consapevolezza.

Il cervello è semplicemente un meccanismo. Ogni volta che vuoi usarlo, lo puoi fare. Il problema è la mente, perché altri l’hanno creata per te. Non sei tu, non è nemmeno tua; è tutto preso in prestito. I preti, i politici - le persone che sono in posizione di potere, che hanno un interesse, un investimento specifico - non vogliono che tu sappia di essere al di sopra e oltre la mente.

Vieni raggirato, sei stato ingannato in modi molto sottili. I padroni della mente sono fuori di te. Quando la consapevolezza si identifica con la mente, il cervello è impotente; non è altro che un meccanismo: esegue tutto ciò che la mente vuole. Viceversa, se ne sei separato, la mente perde il suo potere. Altrimenti, è la sovrana assoluta. (Osho Rajneesh, Liberi di essere, Oscar Mondadori)

lunedì 26 settembre 2016

Il valore delle circostanze difficili



“Reagire a circostanze difficili con pazienza e tolleranza,
anziché con rabbia e odio, significa avere un controllo attivo
delle cose, che è frutto di una mente forte e autodisciplinata.”
(Tenzin Gyatso, XIV Dalai Lama)

“Come coltivare un atteggiamento di attenzione nei confronti dei nostri simili? L’approccio principale consiste nel considerare il valore che attribuiamo a noi stessi in relazione agli altri. Una pratica giunta in Tibet dall’India prevede anzitutto di trovare un terreno comune con il prossimo (equiparazione) e poi di porlo al centro del nostro interesse, al posto di noi stessi.

Lo yogi e studioso indiano Shantideva spiega a fondo questa pratica - che consiste nell’equipararsi agli altri e sostituirsi con loro - nella Via del Bodhisattva, commentato da molti studiosi. La vera compassione si prova per ogni essere senziente e non soltanto per amici, familiari o persone che si trovano in situazioni di grande difficoltà. Per coltivare appieno la pratica della compassione è necessario praticare la pazienza.

Shantideva ci dice che se la pratica della pazienza smuove davvero la mente e genera un cambiamento, comincerai a vedere i nemici come se fossero i tuoi migliori amici, o addirittura delle guide spirituali. I nemici ci offrono ottime opportunità di praticare la pazienza, la tolleranza e la compassione. Shantideva ce ne fornisce straordinari esempi, in forma di dialogo tra le inclinazioni positive e quelle negative della mente.

Le sue riflessioni sulla compassione e sulla pazienza sono state estremamente utili per la mia pratica. Leggetele e la vostra anima ne sarà completamente trasformata. Eccone un esempio: «Per chi pratica l’amore e la compassione, il nemico è uno dei maestri più importanti. Senza un nemico non puoi praticare la tolleranza, e senza la tolleranza non puoi costruire una base solida per la compassione.»

Per praticare la compassione bisogna dunque avere un nemico. Quando sei di fronte ad un nemico che sta per farti del male, quello è il momento di praticare la tolleranza. Un nemico è dunque causa della pratica della tolleranza; la tolleranza è l’effetto o il risultato dell’esistenza di un nemico. Si tratta dunque di un rapporto di causa ed effetto.

Così è detto: «Quando la relazione tra due cose è di derivare l’una dall’altra, non si può considerare quest’ultima fonte del male, poiché contribuisce alla produzione dell’effetto.»

Riflettere su ragionamenti di questo tipo può essere d’aiuto a coltivare una grande pazienza che, a sua volta, dà origine ad una intensa compassione. La vera compassione si fonda sulla ragione. La compassione e l’amore ordinari sono invece limitati dal desiderio o dall’attaccamento. Se la tua vita procede senza difficoltà e tranquillamente, puoi continuare ad illuderti. Ma quando devi affrontare situazioni veramente disperate, di tempo per illudersi non ce n’è: devi fare i conti con la realtà.

Le grandi difficoltà cementano la determinazione e la forza interiore. In quei periodi arriviamo a comprendere l’inutilità della rabbia. Invece di arrabbiarci, dimostriamo attenzione e rispetto per coloro che ci creano problemi, poiché ci offrono la preziosa opportunità di praticare la tolleranza e la pazienza. La mia non è stata una vita felice.

Ho vissuto molte esperienze difficili; ho dovuto abbandonare il mio paese in seguito all’invasione della Cina comunista e cercare di trapiantare la nostra cultura nei paesi vicini. Ebbene considero queste esperienze come i momenti più importanti della mia esistenza. Sono state per me un grande insegnamento, e mi hanno fatto conoscere la realtà. Quando ero giovane e vivevo nel Potala, che sovrastava la città di Lhasa, osservavo spesso la vita giù in città attraverso la lente di un telescopio.

Imparai molto anche dai pettegolezzi delle persone che tenevano pulito il palazzo. Erano il mio giornale, poiché grazie a loro sapevo che cosa faceva il reggente e quali corruzioni e scandali erano in atto. Ascoltavo sempre con piacere, e loro erano orgogliosi di raccontare al Dalai Lama che cosa accadeva nelle strade.

I gravi avvenimenti successivi all’invasione del 1950 mi costrinsero a un coinvolgimento diretto in problemi che altrimenti avrei tenuto a distanza. La conseguenza è stata che ho preferito una vita di impegno sociale in questo mondo pieno di sofferenze. In quel terribile periodo tentai di soddisfare le richieste dei cinesi, di modo che la situazione non precipitasse. Quando una piccola delegazione di funzionari tibetani firmò con gli invasori un accordo articolato in diciassette punti senza il consenso mio o del governo, non ci rimase altra alternativa che lavorare a partire da quel documento.

Molti tibetani non erano d’accordo ma, quando manifestarono la loro opposizione, i cinesi reagirono ancora più duramente, e mi ritrovai tra due fuochi e mi proposi di raffreddare gli animi. I due primi ministri presero l’iniziativa di protestare per le condizioni imposte dal governo cinese, che mi chiese di deporli. Finché rimanemmo in Tibet dovevo affrontare quotidianamente problemi del genere.

Non potevamo dedicarci a migliorare la nostra situazione ma riuscii perlomeno a nominare un comitato per le riforme allo scopo di ridurre gli interessi esagerati sui debiti e così via. Mi recai una prima volta in India nel 1956 contro la volontà dei cinesi, per festeggiare il 2.500° anniversario della nascita di Buddha.

Mentre mi trovavo in quel paese dovetti prendere una decisione difficile, ovvero se tornare o no in Tibet. Mi giungevano notizie di rivolte nel Tibet orientale e molti funzionari rimasti lì mi consigliavano di non rientrare. Sapevo inoltre, sulla base delle esperienze passate, che con l’aumento della sua forza militare la Cina avrebbe adottato un atteggiamento più duro.

Sembra chiaro che c’erano ben poche speranze ma, al momento, non si capiva se ci fossero garanzie assolute di un sostegno efficace da parte del governo dell’india o di qualche altra nazione. Alla fine decidemmo di tornare in Tibet. Invece, nel 1959, quando si verificò una fuga di massa verso l’India, la situazione era più facile perché non ci trovavamo più di fronte ad un dilemma.

Avremmo potuto dedicare tutto il tempo e le energie a nostra disposizione per costruire una comunità sana, in grado di fornire un’educazione moderna ai giovani, e al contempo, tentare di conservare i metodi tradizionali di studio e di pratica del buddhismo. Lavoravamo ormai in un’atmosfera di libertà, affrancati da ogni paura. La mia pratica personale ha tratto molti benefici da un’esistenza vissuta tra gravi problemi e preoccupazioni.” (Tenzin Gyatso, XIV Dalai Lama)

mercoledì 21 settembre 2016

Potenza



“Non giudicare cosa sia felice o infelice,
luminoso o oscuro. Devi mettere a tacere
queste divisioni assurde e ritrovare
l’unità del cuore, la pienezza gioiosa.
Accendi dentro di te un sole che non si spegne.”
(Dugpa Rimpoce)

“Qualsiasi cosa facciamo, che lo vogliamo o meno, siamo al centro del mondo. Ma questa identità dell’io e del mondo può assumere molte forme il cui variegato ventaglio si estende tra due estremità. Ad un estremo abbiamo ridotto il mondo alle dimensioni del nostro ego: non fa che riflettere le nostre categorie, i nostri pregiudizi, il nostro dramma interiore.

Questo mondo povero, ripetitivo, viene rimpicciolito sulla base di pensieri meschini e circolari, colorato di paura, di risentimento, di avidità, di attaccamenti e di dipendenze nevrotiche. L’ego ha il mondo che si merita: un mondo prefabbricato, separato da sé, speculare.

All’altro estremo l’ego è esploso e il “sé” si estende alle dimensioni dell’universo, senza imporgli un ordine, categorie, pensieri strutturati. Il mondo dell’essere risvegliato non è più fabbricato ma sempre nuovo, sempre aperto. Le rigidità della percezione e dell’interpretazione sono sparite. Sentiamo il mondo come se fosse la nostra pelle.

L’Universo non è altro che il gioco di forme e colori sulla mia retina, la vibrazione stessa del mio timpano. Sono il mondo. Non è dunque un mondo “oggettivo” ma, al contrario, l’ebbrezza fresca di un mondo zampillante, in creazione, istante dopo istante, un mondo interamente soggettivo, fluido e transitorio: il tessuto variegato della mia esperienza.

Ridurre le nostre rigidità, i nostri blocchi, per trovare la mobilità senza impedimenti, la flessibilità. Eseguire una posizione con perfezione, un gesto, un passo. Aprirsi a forze estranee, lasciarsi invadere dall’ispirazione. Smettere di “tenere” a idee per raggiungere una certa impersonalità del pensiero.

Mettersi al servizio degli altri. essere generosi. Diventare un veicolo dell’influsso divino. Raggiungere la presenza pura. Tanti modi per fare astrazione di sé. I concetti sono le figure della rigidità mentale e le nevrosi quelle della rigidità emozionale. I concetti e le nevrosi condividono esattamente la stessa natura, quella della limitazione.

L’ego può essere definito come l’insieme dei nostri “attaccamenti,” delle nostre rigidità, delle nostre malattie, tutto ciò che ci impedisce di essere liberi, ovvero completamente presenti alla vita. realizza le tue capacità di sentire, di pensare, di agire e di amare. Abbandona le immagini dell’ego per sviluppare la tua potenza.” (Pierre Lévy, Il fuoco liberatore, Luca Sossella editore, 2006)

sabato 17 settembre 2016

Il noto e l'ignoto



“Se la vita fosse prevedibile cesserebbe
di essere la vita, e sarebbe senza sapore.”
(Eleanor Roosevelt)

“Dopo aver conosciuto e apprezzato tutte le possibilità che offrono le cose note, ce ne stanchiamo e ci rivolgiamo all'esplorazione dell'ignoto, perché ciò che conosciamo non ci appaga permanentemente. Se ci avesse soddisfatto, non saremmo vissuti così a lungo su questo pianeta. Se gli esseri umani si fossero sentiti completamente appagati dalle cose conosciute, senza avere alcuna aspirazione per il futuro, senza fare uno sforzo per migliorare, senza provare il bisogno di esplorare e di sentirsi spinti a capire, la razza umana si sarebbe fossilizzata e di conseguenza estinta.

I termini ‘noto’ e ‘ignoto’ sono relativi; ciò che è ignoto ai selvaggi è noto a noi. Sono entrambi un anello della catena della vita. Quando l'anello è nascosto, perché la catena è ancora arrotolata, corrisponde all'ignoto. Quando l'anello appare, perché la catena si srotola, corrisponde a ciò che è noto. Le cose sconosciute a un bambino, saranno conosciute dall'uomo che il bambino diventerà crescendo. Ciò che era ignoto ai comuni esseri umani di venti secoli fa è noto al cittadino medio di oggi.

L'uomo può continuare ad ampliare le sue conoscenze, perché rimane sempre qualcosa di ignoto malgrado i passi compiuti. Se non ci fosse più niente da scoprire, l'espressione ‘conoscenza progressiva’ sarebbe una contraddizione nei termini. Pensate alle profondità apparentemente incommensurabili della personalità umana. Come bollicine, le molteplici sfaccettature del nostro essere salgono alla superficie da qualche sconosciuta profondità. Un bambino di un anno coordina con difficoltà il movimento delle dita; però se in seguito studierà il violino per molto tempo potrà trasformarsi in un Kreisler.

Chiunque può diventare un Kreisler se gli vengono offerte le stesse opportunità? Sì e no. Sì, in quanto tutti gli esseri umani sono fondamentalmente uguali e possono perfezionarsi come ciascun altro. Le infinite potenzialità dell'anima sono identiche in tutti? No, in quanto le potenzialità hanno bisogno di tempo per concretizzarsi. Se dopo anni di studio qualcuno sa appena strimpellare il violino, probabilmente avrà bisogno di numerose incarnazioni per diventare un Kreisler.

Il talento è quella parte sconosciuta della personalità che nasce con la persona stessa e che al momento della nascita può essere ancora incompleta. L'esercizio sviluppa il talento che già possediamo e che non potrebbe crescere se i suoi semi non fossero già insiti in noi. L'esercizio non solo stimola il seme a trasformarsi nella pianta, ma ha anche il merito di migliorarne la qualità. Perciò, quando il talento viene perfezionato dall'esercizio, genera altre qualità.

Il fatto che il talento possa essere valorizzato dimostra da un lato le sue potenzialità, e dall'altro l'importanza dell'esercizio che gli permette di manifestarsi appieno. Il talento, pertanto, passa attraverso varie fasi che si possono osservare nello sviluppo di una personalità, fino a quando non raggiunge l'espressione completa in quel particolare essere umano. Alla nascita, gli uomini sono dotati di una mappa approssimativa della propria vita, che completeranno gradualmente durante la permanenza sulla terra.

Le autostrade e alcune strade secondarie sono già tracciate sulla mappa sin dall'inizio e costituiscono i tratti distintivi che l'essere umano porta con sé dalle incarnazioni precedenti e che accetta come propria natura fondamentale. In un secondo tempo le collega con opportuni raccordi e traccia ulteriori vie secondarie. Se l'uomo possiede un vero e potente dinamismo, a volte prolunga le autostrade oltre i loro limiti originari.

Se invece ne è privo, si sposta più che altro nel dedalo delle strade segnate sulla mappa sin dalla nascita e lungo i pochi nuovi sentieri che traccia in questa vita. Non si spinge oltre essendo una persona comune. Ma l'uomo non può rimanere per sempre così circoscritto. Non può restare per sempre una persona comune; dovrà espandersi, dovrà muoversi verso nuovi orizzonti. La legge cosmica dell'evoluzione non gli permetterà di fermarsi. Potrà rimanere inattivo per un certo periodo di tempo, ma la legge del progresso spirituale agisce continuamente.

Dio è sempre all'opera, la sua inattività o il suo sonno condannerebbero a morte l'universo. Per mezzo delle sue leggi, Dio predisporrà quelle circostanze che in un primo tempo convinceranno l'individuo apatico a volgersi nella giusta direzione e ad andare avanti compiendo azioni concrete. Ma se l'uomo non presta attenzione, Dio lo lascerà vagare nel ripugnante cimitero delle umane follie, finché non sarà disposto a dare la vita pur di uscire dalla sua spaventosa condizione, e non seguiràrisolutamente la strada giusta che conduce al progresso e alla vera felicità.

"Sopra ogni altra cosa, sii sincero con te stesso". Questa affermazione è il punto culminante della famosa serie di consigli dati da Polonio nell'Amleto di Shakespeare. In senso stretto significa essere onesti con voi stessi e non fare una cosa se interiormente sapete che è sbagliata. In verità, stare in pace con la nostra coscienza anche se il mondo intero dubita di noi, è una gioia e una forza degna di tutti i tesori dell'universo. Ma le parole di Polonio hanno un significato molto più profondo di questo.

La coscienza non è il solo compagno di cui dobbiamo prenderci cura. Ne abbiamo anche molti altri: è una folla composta di aspirazioni più o meno latenti, di tendenze più o meno sopite, di intensi desideri. Per essere sinceri con noi stessi non possiamo trascurare questi compagni di viaggio con i quali siamo nati. Dobbiamo prestare attenzione anche a loro, se non vogliamo perdere nel gioco della vita. Alcuni, ad esempio gli appetiti e le gelosie, e altri capaci di soffocare la nostra crescita o di nuocere ad altre persone, devono essere dominati.

Alcuni, come i desideri egoistici, necessitano di dosi massicce di consigli e di cure. Altri ancora, ad esempio l'istinto di conservazione o l'istinto sociale, sono abbastanza innocui e, quindi, possiamo fidarcene o almeno tollerarli. Uno speciale gruppetto deve essere spronato accuratamente: si tratta dell'inclinazione alla comprensione, al rispetto, alla disponibilità verso gli altri, all'amore per la verità. Dobbiamo prenderci cura di ciascuna delle nostre tendenze nel modo più consono. Questa è la maniera corretta di educare l'essere interiore.

In altre parole, dobbiamo essere sinceri con noi stessi, non giustificando tutte le nostre tendenze, comprese le peggiori, ma riconoscendo la loro giusta collocazione nello schema della nostra vita e cercando di controllare, di dominare, di guidare e dirigere ciascuna di esse, in modo tale che ognuna contribuisca al benessere e alla felicità generale. Abbiamo parlato in senso lato di alcune tendenze che costituiscono soltanto una piccola parte della potenziale moltitudine di inclinazioni da cui ciascun essere umano ha tratto le proprie caratteristiche.

Durante l'infanzia lo sconosciuto patrimonio di tendenze resta sullo sfondo della personalità. La progressiva espressione del carattere è il risultato del fatto che tali tendenze si rivelano, vengono acquisite o eliminate durante la vita. Di conseguenza ogni individuo è una creatura a sé stante. Sebbene ciascuno di noi sia un essere umano, nessuno assomiglia a un altro più di quanto l'abito di un birmano non assomigli a quello di un occidentale. Il tessuto può anche essere lo stesso, perché ambedue sono fatti di stoffa, ma la linea e lo stile sono profondamente diversi.” (Paramahansa Yogananda)

giovedì 15 settembre 2016

Il medium è il messaggio



“La nostra reazione convenzionale a tutti i media,
secondo la quale ciò che conta è il modo in cui
vengono usati, è l’opaca posizione
dell’idiota tecnologico.”
(Marshall McLuhan)

In seguito alla brutta storia in cui l’ingenuità e la fragilità di una persona si scontrano con la crudeltà di molti che si muovono con la ferocia di una muta di animali feroci, una giovane donna si è uccisa. La giovane si è trovata incastrata in un crudele gioco di voyeurismo, di diffamazione e di volgarità in seguito ai quali quella ragazza ha scelto di uccidersi perché non ha retto alla vergogna. Una giovane è stata costretta a farla finita per uscire da una macina che ha ingoiato la sua vita e la sua dignità, perciò lei l’ha fatta finita.

Ma dopo che l’attenzione dei giornali si sarà affievolita, cosa resterà di questo squallida ferocia che ha voluto macinare una giovane vita, cosa resta? Cosa ci insegna questa triste cronaca? Certo, da alcuni articoli ricaviamo utili suggerimenti che indicano come guardarsi dai rischi di un mondo come quello del web che è sempre meno virtuale e sempre più concreto. Forse dovremmo fare una riflessione molto profonda, perché la notizia inquietante è che il video che ha causato il suicidio per vergogna è stato quello più cliccato il giorno della morte della ragazza.

Mi sembra molto più utile capire come stare nel web senza incorrere in situazioni simili, e invece che aspettare una soluzione e il provvedimento sul diritto all’oblio. Sul tema si stava già discutendo da qualche tempo, ma gli ambiti implicati nell’argomento sono troppi perché si coinvolge il diritto internazionale, la natura “impalpabile” del mondo digitale, la legislazione di Stati in cui risiedono le multinazionali e quelli in cui sono istallati i server. Sul tema si sono già cimentati molti Stati a fini fiscali, e sui tempi necessari per una soluzione, è meglio tacere!

Altri inciampi sorgono quando si va a definire la “natura” di quello che posso richiedere, a buon diritto, che venga obliato e rimosso dal web senza che ne resti traccia. E non si tace il fatto che, pur volendo, sembra impossibile cancellare le tracce di ciò che mandiamo nel web. La soluzione sembra lontana, perciò è conveniente cercare nell’altra direzione è puntare alla radice del problema. E la radice dolente è che siamo omologati per cui agiamo senza pensare in modo consapevole, ma seguendo l’impulso del branco.

Possiamo puntare il dito contro la causa della curiosità di vedere il “famoso” video, ma io voglio capire il “perché” di questa curiosità. Non penso che se uno vuole dilettarsi con video porno deve correre a vedere proprio “quel” video. Quel video, per me, è legato alla morte di una giovane che è rimasta schiacciata dalla gogna dei media. E che diamine, urlerei! Ma vedi un porno professionale recitato da veri attori porno che dei film porno fanno mestiere. Al di là del parere dei benpensanti (che spesso sono i clienti più affezionati del settore) c’è chi vive facendo l’attore del porno, vedi Siffredi.

Rocco Siffredi è un professionista entrato molto giovane nel settore. Lui è stato un “enfant prodige” del suo settore in cui ha trovato mestiere e pagnotta per mantenere la famiglia. Io non credo che sia la “pruderie” che spinge a cliccare il video, ma è il vizio del “così fan tutte!” Lo strano è che perdiamo il tempo a discutere di minuzie e non affrontiamo il vero problema. Il problema è che lo strumento entra nel messaggio che diffondiamo, secondo McLuhan. Il mondo virtuale modifica le nostre caratteristiche percettive, scrive nel 1964, facendo l’analisi, o meglio, la previsione di ciò che ci sarebbe accaduto in seguito alla rivoluzione tecnologica.

McLuhan dice che la tecnologia in quanto “medium” o strumento di comunicazione, influenza i modelli culturali e organizzativi di una società. Il mondo futuro diverrà un villaggio globale perché la tecnologia agisce sulla percezione della dimensione spazio-temporale usata per costruire la realtà in cui l’uomo vive e agisce. L’era della tecnologia produce un’estensione del corpo umano, perché la tecnologia estende il sistema nervoso dell’uomo. Il processo tecnologico agisce sul sistema sensoriale, infatti dice McLuhan: “il messaggio di un medium o di una tecnologia è nel mutamento di proporzioni, di ritmo o di schemi che introduce nei rapporti umani.”

La tesi “il medium è il messaggio” è dovuta al fatto che il medium controlla e plasma le proporzioni e i comportamenti dei gruppi umani e dei singoli. I contenuti possono essere anche molto diversi, ma la struttura di base della comunicazione obbedisce a questa regola. È tipico equivocare sui “contenuti” del medium senza comprendere “le caratteristiche del medium” scrive McLuhan. Egli afferma che un sintomo evidente del nostro sonnambulismo è il fatto che non si tiene conto della natura del medium cioè della natura dello strumento che usiamo, di qualunque medium si parli.

L’incompletezza dell’analisi “sembra davvero esprimere il narcisismo di chi è ipnotizzato dal suo proprio essere, amputato ed estensivamente assunto in una nuova forma tecnica” scrive McLuhan. I media possiedono un potere trasformatore e questo avviene a prescindere dal fatto che ci si renda conto di questo. Riflettiamo sull’effetto che ad esempio, ha avuto la televisione sulle preferenze, sul linguaggio, sugli orari e sulle abitudini. Possiamo ammettere che il problema è che i processi vengono affrontati inconsapevolmente? Pier Paolo Pisolini scrisse un editoriale sul “Corriere della Sera” del 9 dicembre 1973, in cui riflette su questi temi.

“Contro la televisione: l'omologazione degli italiani”



Nessun centralismo fascista è riuscito a fare ciò che ha fatto il centralismo della civiltà dei consumi. Il fascismo proponeva un modello, reazionario e monumentale, che però restava lettera morta. Le varie culture particolari (contadine, sottoproletarie, operaie) continuavano imperturbabili a uniformarsi ai loro antichi modelli: la repressione si limitava ad ottenere la loro adesione a parole. Oggi, al contrario, l’adesione ai modelli imposti dal Centro, è tale e incondizionata.

I modelli culturali reali sono rinnegati. L’abiura è compiuta. Si può dunque affermare che la “tolleranza” della ideologia edonistica voluta dal nuovo potere, è la peggiore delle repressioni della storia umana. Come si è potuta esercitare tale repressione? Attraverso due rivoluzioni, interne all’organizzazione borghese: la rivoluzione delle infrastrutture e la rivoluzione del sistema d’informazioni. Le strade, la motorizzazione ecc. hanno oramai strettamente unito la periferia al Centro, abolendo ogni distanza materiale.

Ma la rivoluzione del sistema d’informazioni è stata ancora più radicale e decisiva. Per mezzo della televisione, il Centro ha assimilato a sé l’intero paese che era così storicamente differenziato e ricco di culture originali. Ha cominciato un’opera di omologazione distruttrice di ogni autenticità e concretezza. Ha imposto cioè - come dicevo - i suoi modelli: che sono i modelli voluti dalla nuova industrializzazione, la quale non si accontenta più di un “uomo che consuma”, ma pretende che non siano concepibili altre ideologie che quella del consumo.

Un edonismo neo-laico, ciecamente dimentico di ogni valore umanistico e ciecamente estraneo alle scienze umane. L’antecedente ideologia voluta e imposta dal potere era, come si sa, la religione: e il cattolicesimo, infatti, era formalmente l’unico fenomeno culturale che “omologava” gli italiani. Ora esso è diventato concorrente di quel nuovo fenomeno culturale “omologatore” che è l’edonismo di massa: e, come concorrente, il nuovo potere già da qualche anno ha cominciato a liquidarlo.

Non c’è infatti niente di religioso nel modello del Giovane Uomo e della Giovane Donna proposti e imposti dalla televisione. Essi sono due persone che avvalorano la vita solo attraverso i suoi Beni di consumo (e, s’intende, vanno ancora a messa la domenica: in macchina). Gli italiani hanno accettato con entusiasmo questo nuovo modello che la televisione impone loro secondo le norme della Produzione creatrice di benessere (o, meglio, di salvezza dalla miseria). Lo hanno accettato: ma sono davvero in grado di realizzarlo?

No. O lo realizzano materialmente solo in parte, diventandone la caricatura, o non riescono a realizzarlo che in misura così minima da diventarne vittime. Frustrazione o addirittura ansia nevrotica sono ormai stati d’animo collettivi. Per esempio, i sottoproletari, fino a pochi anni fa, rispettavano la cultura e non si vergognavano della propria ignoranza. Anzi, erano fieri del proprio modello popolare di analfabeti in possesso però del mistero della realtà.

Guardavano con un certo disprezzo spavaldo i “figli di papà”, i piccoli borghesi, da cui si dissociavano, anche quando erano costretti a servirli. Adesso, al contrario, essi cominciano a vergognarsi della propria ignoranza: hanno abiurato dal proprio modello culturale (i giovanissimi non lo ricordano neanche più, l’hanno completamente perduto), e il nuovo modello che cercano di imitare non prevede l’analfabetismo e la rozzezza.

I ragazzi sottoproletari - umiliati - cancellano nella loro carta d’identità il termine del loro mestiere, per sostituirlo con la qualifica di “studente”. Naturalmente, da quando hanno cominciato a vergognarsi della loro ignoranza, hanno cominciato anche a disprezzare la cultura (caratteristica piccolo borghese, che essi hanno subito acquisito per mimesi). Nel tempo stesso, il ragazzo piccolo borghese, nell’adeguarsi al modello “televisivo” - che, essendo la sua stessa classe a creare e a volere, gli è sostanzialmente naturale - diviene stranamente rozzo e infelice.

Se i sottoproletari si sono imborghesiti, i borghesi si sono sottoproletarizzati. La cultura che essi producono, essendo di carattere tecnologico e strettamente pragmatico, impedisce al vecchio “uomo” che è ancora in loro di svilupparsi. Da ciò deriva in essi una specie di rattrappimento delle facoltà intellettuali e morali. La responsabilità della televisione, in tutto questo, è enorme. Non certo in quanto “mezzo tecnico”, ma in quanto strumento del potere e potere essa stessa.

Essa non è soltanto un luogo attraverso cui passano i messaggi, ma è un centro elaboratore di messaggi. È il luogo dove si concreta una mentalità che altrimenti non si saprebbe dove collocare. È attraverso lo spirito della televisione che si manifesta in concreto lo spirito del nuovo potere. Non c’è dubbio (lo si vede dai risultati) che la televisione sia autoritaria e repressiva come mai nessun mezzo di informazione al mondo.

Il giornale fascista e le scritte sui cascinali di slogans mussoliniani fanno ridere: come (con dolore) l’aratro rispetto a un trattore. Il fascismo, voglio ripeterlo, non è stato sostanzialmente in grado nemmeno di scalfire l’anima del popolo italiano: il nuovo fascismo, attraverso i nuovi mezzi di comunicazione e di informazione (specie, appunto, la televisione), non solo l’ha scalfita, ma l’ha lacerata, violata, bruttata per sempre. (Pierpaolo Pisolini)”

Buona erranza
Sharatan

martedì 13 settembre 2016

La luna è figlia della terra



“L’uomo, come ogni altro essere vivente non può,
nelle condizioni della vita ordinaria, liberarsi della luna.”
(Georges I. Gurdjieff)

I giornali hanno diffuso la notizia che sembra provato che la luna è figlia della terra come scrivono sia Gurdjieff che Steiner. Un gruppo di ricercatori della Harvard University guidati da Kun Wang e Stein Jacobsen hanno pubblicato sulla prestigiosa rivista “Nature” gli studi che provano la teoria dell’impatto della terra con un pianeta vagante che causò la nascita della luna. I ricercatori hanno esaminato sette campioni di materiali prelevati dalla luna durante la missione Apollo, e li hanno confrontati con otto campioni di rocce prelevate del mantello terrestre cioè con rocce estratte dallo strato situato tra la crosta e il nucleo terrestri.

Le analisi sono state condotte con metodi molto avanzati perciò portano risultati molto più attendibili di quelli ottenuti in passato. Dalle ricerche emerge che le rocce terrestri e quelle lunari possiedono lo stesso DNA ossia le stesse “impronte digitali.” In breve, le ricerche confermano che terra e luna sono composte dagli stessi elementi chimici. In realtà, l’ipotesi che la terra e la luna avessero la stessa natura non è nuova per la scienza, perché l’ipotesi è stata già avanzata da altri studiosi negli anni passati.

In passato, gli scienziati hanno detto che l’urto della terra con un pianeta vagante nello spazio aveva scatenato un’energia elevatissima. L'urto aveva causato la fusione di buona parte della terra e la forza d’urto aveva scagliato una massa di magma incandescente nello spazio. Secondo questa ipotesi, quella massa incandescente si era solidificata e sarebbe nata la Luna. L’ipotesi che emerge dalle nuove ricerche è che l’impatto tra la terra e il pianeta accadde a bassa energia, perciò si afferma che la terra e la massa della futura luna, vennero avvolte da una sorta di nube ardente composta di silicati vaporizzati.

Il vapore prodotto per la potenza dell’urto permise che avvenisse uno scambio di isotopi tra la terra e il magma che solidificandosi divenne la proto luna. Alcuni studiosi, nel 2015, avevano detto che l’urto prodotto dallo scontro tra la terra e il pianeta errante nello spazio fu tanto violento da vaporizzare buona parte della massa terrestre. Anche la teoria che fu l’impatto la causa del rimescolamento degli isotopi dei due pianeti viene confermata, perché si stima che il pianeta che entrò in collisione con la terra fosse grande come il pianeta Marte.

Gli studiosi dicono che la forza dell’impatto comportò la vaporizzazione di buona parte del mantello terrestre e che l’urto è la causa della nascita della luna. Si crede che la nube di vapori silicati espandendosi diventò 500 volte più grande, poi si raffreddò e nacque la luna. Gli studiosi portano due prove a favore di questa ipotesi sull'origine della Luna. La prima prova viene fornita dalla misurazione della velocità di rotazione della terra e della luna che risultano essere uguali. La seconda prova a favore dell'ipotesi suddetta è data dalla misurazione dei rapporti degli isotopi di potassio tra la terra e la luna: e anch'esse risultano essere coincidenti.

Le ricerche di Wang e Jacobsen dimostrano che, tra le rocce lunari e quelle terrestri esiste la prova di una straordinaria rassomiglianza. Questa straordinaria assonanza di comportamento rotatorio e di struttura chimica confermano che l'ipotesi già avanzata in passato da altri studiosi cioè che la terra è la madre della luna è vera. Una somiglianza così evidente è molto adatta per indicare la parentela, e tale somiglianza non si riscontra tra altri pianeti e satelliti.

Se leggiamo alcuni testi di Gurdjieff o di Steiner troviamo dichiarazioni che sembrano entrare in assonanza con questi studi e queste recenti ipotesi. Gurdjieff scrive che la luna è un essere vivente e che essa è al suo primissimo stadio di sviluppo, infatti la luna potrà accedere ad altre forme di coscienza. La luna cresce e si sviluppa, egli dice poi aggiunge che la luna potrà diventare come la terra. Per questo motivo, la luna ha bisogno di cibo infatti si nutre assorbendo le energie della vita organica della terra.

Gurdjieff dice che la luna funziona come una sorta di enorme calamita perciò la luna si comporta come una enorme e potente magnete. La luna attira le anime di tutti gli esseri viventi che muoiono, infatti la luna assorbe tutte le anime dei vegetali, degli animali e degli esseri umani. Le anime che vengono attratte dalla luna gli forniscono il calore e la vita di cui la luna ha bisogno per accrescere il Raggio di creazione cui appartengono sia la Luna che la Terra.

Steiner dice che la luna nasce durante la quarta incarnazione della Terra. Egli dice che la futura Terra, dopo il Pralaya in cui entra tra la sua terza e quarta incarnazione, rinasce come un essere cosmico interamente composto di anima e di spirito. La Terra si mostra, in questo stadio iniziale, come un globo caldo e lucente in cui esiste il germe di tutto quello che diventerà Sole, Terra e Luna. In seguito, quel globo inizialmente rovente, si condensa e si addensa iniziando ad evolvere come Terra.

L’evoluzione della Terra avviene per mezzo di varie e successive condensazioni che coinvolgono i tre elementi primari di fuoco, aria e acqua. Ma prima che avvenga l’ulteriore gradino evolutivo, dal globo terrestre composto di fuoco e di aria, si stacca un corpo cosmico che diverrà il futuro Sole. Allora vediamo che la Terra e il Sole, in origine, erano un solo e unico corpo prima che avvenisse quel distacco che fu causato da entità superiori che vivevano sulla Terra, ma che non sopportavano di vivere nelle condizioni evolutive che si erano create.

Con la creazione dell’elemento acqua fu necessario che avvenisse il distacco tra le anime. Infatti alcune di queste anime andarono con il Sole, invece altre anime restarono sulla Terra. Durante il corso dell’evoluzione successiva, scrive Steiner, vediamo che deve continuare il processo di condensazione della materia. Ma poi vediamo che questo fatto comporta la necessità di eliminare dalla sostanza solida della Terra tutto quello che causava un eccessivo indurimento della materia.

Si rese necessario che fosse limitata la solidificazione che la materia affrontava, dice Steiner. In conseguenza a questo fatto, le entità che agivano per favorire la solidificazione di cui si dice, queste entità decisero di agire da lontano e dall'esterno della Terra; così avvenne anche il distacco della Luna dalla Terra. Con questo distacco, la forza attrattiva che veniva esercitata dall’elemento terrestre dovette subire un forte indebolimento. In conseguenza a tutto questo, fu possibile che l’elemento terrestre avesse anche lo stato poco denso.

L'insieme di tutte queste cose permise che la materia terrestre potesse aggregare delle particelle poco solide, e in seguito a questi fatti, si verificò che il corpo umano divesse flessibile. Prima che la Luna si fosse separata dalla Terra, dice Steiner, le potenti forze di consolidamento rappresentate dagli influssi lunari che erano inclusi nella massa della Terra avevano causato un indurimento eccessivamente dei corpi umani. L'indurimento che si era prodotto causava il problema che le anime umane non riuscivano più a reincarnarsi.

Molte anime non trovavano più la forma adatta per loro, a meno che le anime non si rassegnassero a entrare in forme troppo dure da sviluppare. I corpi che si erano formati erano diventati adatti solo a ospitare degli esseri di grado inferiore al livello umano. Il distacco della Luna dalla Terra aveva reso impossibile alle anime umane di potersi reincarnare in forma umana. Se non ci fosse stato l’esclusione della Luna e dagli esseri che ospita, sarebbe stato impossibile trovare corpi materiali adatti a ospitare l’individualità dell’anima.

Buona erranza
Sharatan

domenica 11 settembre 2016

I limiti dei sensi fisici



“La sostanza fondamentale dell’Universo è la coscienza.”
(Paramhansa Yogananda)

“La scienza ci ha insegnato molte cose circa gli intricati meccanismi del nostro universo e le sostanze delle quali tutti siamo fatti; ma c'è ancora da scoprire un vasto campo di conoscenza. Noi percepiremmo di più e apprezzeremmo di più se sviluppassimo i poteri nascosti dei nostri organi sensori. Le cose che dovremmo vedere con i nostri occhi non le vediamo; quelle che dovremmo udire con i nostri orecchi non le udiamo, perché i nostri sensi sono troppo abituati, troppo attaccati alle esperienze del limitato, denso mondo fisico.

Libertà da questo attaccamento non significa negazione del godimento sensorio; essa, anzi, permette un ampliamento delle facoltà sensorie date da Dio fino al loro massimo potenziale spirituale. Sul piano materiale l'uomo ha scoperto vari modi di accrescere il suo potere visivo. L'occhio fisico nudo riceve soltanto limitate impressioni di colore. Ma sotto la luce ultravioletta, pezzi di roccia dall'aspetto incolore, ma in cui sono presenti certi minerali, riveleranno luminosi colori.

Togliete la luce ultravioletta e i sassi riassumeranno il loro aspetto scialbo. Molti colori nel mondo fisico, come l'azzurro del cielo, sono in realtà illusioni ottiche causate dalla luce riflessa da particelle di vario tipo. Poiché i vostri occhi registrano solo una scala limitata della vibrazione creativa che fa tutte le cose nell'universo, non vedete i sottili colori astrali nascosti in tutto ciò che vi circonda. In ogni essere, oggetto e vibrazione del mondo fisico esiste la sua controparte sottile astrale, composta di luminosa energia vitatronica.

Se solo poteste vederli, sareste sbalorditi della loro bellezza. Anche le tinte più splendide, visibili sulla terra, appaiono brutte, grossolane e confuse in confronto ai magnifici colori del mondo astrale. Così, né i vostri occhi né i vostri orecchi possono registrare tutto il possibile. Non potete sentire i profumi astrali, né percepire con gli altri organi dei sensi le miriadi di forme e impressioni più sottili che attraversano l'etere.

Se san Francesco fosse qui, in questo istante, nella sua forma astrale, non sareste in grado di vederlo, udirlo e toccarlo. Eppure è possibile penetrare oltre gli ordinari limiti sensori, perché io l'ho veduto. Spesso l'uomo non ha conoscenza nemmeno di cose che i suoi sensi possono percepire. Le persone dagli occhi percettivi vedono la bellezza ovunque. Altri agiscono come se non avessero occhi; pur trovandosi in un posto bellissimo, non "vedono" niente.

Quando visitai il Messico e vidi i "Giardini galleggianti" del Lago Xochimilco, la loro bellezza riempì il mio cuore della consapevolezza dell'Artista Divino. Questi giardini sono ora diventati "isole" fisse, poiché le radici delle piante si sono da lungo tempo ancorate sul fondo del lago, assai poco profondo. Un altro uomo, che stava lì vicino, sembrava egualmente assorto. Ma qualcosa mi diceva che egli non vedeva ciò che vedevo io, perciò gli chiesi quale fosse la sua reazione a quella scena pittoresca.

«Stavo pensando al modo di prosciugare il lago per guadagnare terreno», rispose. Essendo un ingegnere, vedeva il lago a modo suo. Così noi vediamo le cose a seconda delle nostre differenti mentalità e dei nostri umori. Ogni anima è rinchiusa in una vibrazione composta di sensazioni, pensieri, sentimenti: tutti i fattori che formano l'essere, o la coscienza di una persona. Ciascuno è fatto diversamente, ha una vibrazione diversa.

Tutte le cose che avete fatto dalla vostra infanzia in poi sono immagazzinate in forma succinta, come tendenze, nel vostro cervello. Esse fanno di voi ciò che siete. Poiché non vediamo questo elementare disegno, ci chiediamo perché le persone si comportano in un determinato modo. Certune si eccitano all'improvviso, oppure, senza ragione, si arrabbiano o si deprimono, anche se non ne sanno il perché.

Alcuni sono sempre occupati a criticare o a spettegolare sugli altri, mentre dovrebbero fare un bel po' di "pulizia" a "casa propria"! Le invisibili tendenze registrate nel cervello costringono ciascuno a comportarsi in un certo modo. Tali modi seppelliscono l'anima, impedendo all'uomo di esprimere il suo vero Sé. L'uomo: quanto è complesso! Ciascuno, in sé, è un romanzo completo.

L'uomo, oltre a mangiare, dormire e lavorare, dovrebbe ricevere qualcosa dalla vita. Chi pensa, comincia a domandarsi quale sia il senso della vita. Osserva e si chiede perché le cose accadano, o non accadano, in un certo modo. Noi abbiamo una prima e poi una seconda serie completa di denti; perché non una terza? Cos'è che causa questa disposizione? Ciò accade perché l'uomo accetta, senza discuterli, molti pensieri ingannevoli di limitazioni fisiche e permette a queste di governare la sua presente sfera di esistenza.

Chi pensa non accetta l'inevitabile; rivolge i propri sforzi al compito di mutarlo. Questo è l'elemento che rende possibile il progresso. Io mi entusiasmo quando vedo i grandi centri industriali, le notevoli invenzioni e altri eccezionali raggiungimenti dell'uomo. Quante cose sono uscite dal cervello umano! E il cervello stesso è infinitamente più complesso di qualunque cosa esso abbia prodotto.

C'è la storia di un certo re, che dimostrava tale affettuosa considerazione per il suo primo ministro da rendere gelosi altri personaggi della corte, che osservavano tale evidente predilezione del monarca. Rendendosi conto di questo, il re volle mostrare loro perché egli prediligeva il ministro. Poiché udiva a distanza una musica, il re si rivolse a uno dei cortigiani dicendo: «Per favore, informati di ciò che accade.»

Dopo qualche tempo l'uomo tornò, dicendo che si trattava di un corteo nuziale: «Chi si sposa? », domandò il re. Il cortigiano non lo sapeva, e fu mandato un altro uomo di corte. Questi ritornò portando la risposta all'ultima domanda del re; ma quando il sovrano chiese ancora un'altra cosa, l'uomo non seppe rispondere. La stessa cosa accadde ad ogni cortigiano che, a turno, venne mandato ad informarsi.

Infine il re fece chiamare il primo ministro e gli chiese di scoprire cosa stesse accadendo. Quando il ministro tornò, il re lo oppresse di domande, e lo sveglio e coscienzioso primo ministro fu in grado di rispondere a ciascuna di esse in modo soddisfacente. Moltissime persone sono tarde di mente come quei cortigiani. Non sono necessariamente stupide, ma solo mentalmente troppo pigre per fare uno sforzo che trascenda la necessità più ovvia.

Io posso perdonare la pigrizia fisica (che può avere una causa fisica giustificabile), ma non esiste una scusa per la pigrizia mentale! I pigri mentali non amano pensare perchè perfino questo sembra loro un lavoro eccessivo. Pensare è affascinante. Nessuno sarà mai capace di catalogare tutte le tendenze e le percezioni della mente, perché la sua capacità è infinita. Ma la mente non può produrre un pensiero originale; non esiste una sola idea cui Dio non abbia già dato origine nel concepire le Sue creazioni passate presenti e future.

Perciò, se pensate con sufficiente intensità a un determinato soggetto, la risposta a ogni quesito in merito arriverà. Oltre che pensare, voi dovete sentire; se non avete il sentimento da affiancare al pensiero, non riuscirete sempre a raggiungere la conclusione giusta. La facoltà di sentire è un'espressione dell'intuito, il ricettacolo d'ogni conoscenza.

Sensibilità, sentimento e pensiero, o ragione, devono essere bilanciati; solo allora la divina immagine di Dio in voi, cioè l'anima manifesterà in pieno la sua natura. Perciò lo Yoga insegna a bilanciare le nostre facoltà di raziocinio e sentimento. Chi non possieda entrambi in eguale misura non è una persona pienamente evoluta.” (Paramhansa Yogananda, L’eterna ricerca dell’uomo, Astrolabio ed.)

giovedì 8 settembre 2016

La frequenza della luce



“Sii te stesso, tutti gli altri sono già occupati.”
(Oscar Wilde)

“L’anima non è fisica, eppure è il campo di forza del vostro essere. Il Sé superiore non è fisico, eppure è il tempio vivente dell’individuo evoluto, della personalità completamente risvegliata. L’esperienza dell’intuizione è l’espressione del mondo non fisico, e non può quindi essere spiegata nei termini dei cinque sensi. Di conseguenza, non potete capire la vostra anima o il vostro Sé superiore senza venire a patti con l’esistenza della realtà non fisica. Che cos’è la realtà non fisica?

È la vostra casa; voi provenite infatti dalla realtà non fisica e vi ritornerete; attualmente vi risiede e vi si evolve la parte più ampia del vostro essere. Lo stesso vale per ognuno dei miliardi di individui che popolano questo pianeta: di conseguenza, la maggior parte delle vostre interazioni con gli altri esseri umani si svolge nella realtà non fisica.

Per esempio, quando pensate con affetto a qualcuno che vi è emozionalmente vicino, magari a un membro della vostra famiglia, voi modificate la qualità della vostra coscienza, e questo contribuisce al vostro sistema energetico. Voi partecipate a questa forma di scambio di informazioni con le anime a cui siete vicini, ed entro certi limiti con tutte quelle con cui entrate in contatto.

Quando trasferite tali dati a un’altra anima, questa li elabora per mezzo del suo sistema personale. È a questo livello che la causa e l’effetto delle vostre intenzioni, il modo cioè con cui scegliete di dar forma alla vostra energia, influenzano gli altri. Come accade tutto ciò?

Voi siete un sistema di luce, così come lo sono tutti gli altri esseri, e la frequenza di tale luce dipende dalla vostra coscienza: quando spostate il livello della consapevolezza, modificate anche la frequenza della luce. Se scegliete di perdonare qualcuno che ha commesso un torto nei vostri confronti, evitando di odiarlo, o decidete di provare affetto per una certa persona, invece di freddezza o distacco, voi elevate la frequenza della vostra luce.

Le emozioni sono correnti di energie che possiedono varie frequenze. Quelle che consideriamo negative come l’odio, l’invidia, il disprezzo e la paura possiedono una frequenza più bassa e meno energia rispetto a quelle che giudichiamo positive come l’affetto, la gioia, l’amore e la compassione. Se decidete di sostituire una corrente di energia a bassa frequenza come la rabbia con una frequenza più elevata come il perdono, voi elevate la frequenza della vostra luce.

Quando permettete alle correnti di energia di frequenza più elevata di fluire nel vostro sistema, sperimentate una maggiore quantità di energia. Una persona disperata o ansiosa si sente fisicamente svuotata perché si è fusa con una corrente energetica di bassa frequenza; diventa così noiosa e opprimente, al contrario di un individui carico di energia e ottimista in cui scorre una corrente energetica di frequenza più elevata.

Pensieri diversi creano emozioni diverse: concentrarsi sulla vendetta, sulla violenza e sull’invidia o sul modo migliore di manipolare gli altri crea infatti emozioni come la rabbia, l’odio, la gelosia e la paura. Si tratta di correnti di energia a bassa frequenza che diminuiscono la frequenza della vostra luce o coscienza.

Pensieri creativi o carichi di amore e affetto evocano emozioni ad alta frequenza, come per esempio il senso di apprezzamento, il perdono e la gioia, ed elevano di conseguenza la frequenza del vostro sistema. Se i vostri pensieri attirano verso di voi correnti energetiche di bassa frequenza, il vostro atteggiamento fisico ed emozionale peggiora, seguito da disturbi e malattie. I pensieri che attirano correnti di energia ad alta frequenza danno invece origine alla salute fisica e psichica.

I sistemi a frequenza più bassa assorbono l’energia di quelli a frequenza più elevata. Se non siete consapevoli dei vostri pensieri e delle vostre emozioni, la vostra frequenza si abbassa a causa di un sistema di frequenza inferiore alla vostra al quale cede parte della sue energia; infatti spesso si dice che una persona depressa fa sentire gli altri svuotati o scaricati.

Un sistema di energia sufficientemente elevata ha su di voi un potere calmante o rigenerante a causa dell’effetto della qualità della sua luce sul vostro sistema, e viene detto «raggiante». Scegliendo i vostri pensieri e stabilendo quali correnti emozionali rilasciare e quali invece rafforzare, voi determinate la qualità della vostra luce, l’effetto che avrete sulle altre persone e la natura delle vostre esperienze di vita.

La luce rappresenta la consapevolezza: quando non comprendiamo una cosa, diciamo che dobbiamo «portarla alla luce». Se siamo confusi, ammettiamo di «avere bisogno di fare luce». Quando ci viene in mente un’idea improvvisa, dichiariamo che in noi «si è accesa una luce» e definiamo «illuminata» una persona che ha raggiunto la piena coscienza.” (Gary Zukav, Una sedia per l’anima, Corbaccio ed.)