sabato 27 agosto 2016

La vita del Buddha



“Un giorno Buddha era seduto con intorno tutti i suoi discepoli, quando apparve un anziano e disse: “Quanto tempo vuoi vivere? Chiedi anche un milione di anni e ti saranno concessi!” Senza esitare il Buddha rispose: “Otto anni.” Quando l’anziano scomparve, i suoi discepoli, delusi, protestarono dicendo: “Maestro, perché non hai chiesto un milione di anni? Pensa al bene che avresti potuto fare a centinaia di generazioni.”

E Buddha ribatté con un sorriso: “Se io vivo un milione di anni, gli uomini saranno interessati più a prolungare la propria vita che a ottenere la sapienza.” Avete capito il significato della sua risposta? Gli uomini sono attratti più dalla prospettiva di sopravvivere che da quella di migliorare la qualità della propria vita. E come è vero! Ben pochi sono coloro che investono tempo ed energie per migliorare la qualità della propria esistenza. Potete morire senza aver vissuto.

Gli uomini pensano di essere vivi perché respirano, mangiano, parlano, dialogano, vanno di qui e di là. Non sono morti, è chiaro. Ma sono forse vivi? Di fatto non sono né vivi né morti. Cosa significa in realtà essere vivi? Significa tre cose: essere se stessi, essere ora e essere qui. Essere vivi significa essere se stessi. Nella misura in cui si è se stessi, si è vivi. Possiamo chiederci: “Io non sono io? Chi sarei se non fossi io?”

Può darsi che una persona non sia se stessa, ma una marionetta. Supponiamo di avere un cane. Gli inseriamo nel cervello un recettore elettronico e lo mandiamo dall’altra parte del mondo, in Cina, per esempio. E da qui gli mandiamo dei segnali. Gli diciamo: “Mettiti in piedi!” e il cane si alza. “Siediti!” e il cane si siede. “Accucciati!” e il cane si accuccia.

Tutti si meravigliano: “Cosa succede a questo cane?” Sapete cosa? Esso è soggetto ad un controllo remoto. Questa è l’immagine appropriata per milioni di persone. Le persone vengono a chiedermi consigli per i propri problemi spirituali ed emotivi, e molte volte mi chiedo: “A quali voci stanno rispondendo queste persone? A quali voci del passato?” e incontro persone curiose, depresse, piene di preconcetti.

Einstein ebbe a dire che è più facile disintegrare l’atomo che il preconcetto. Gli uomini non sono se stessi; in un certo qual modo, sono controllati. Con quale risultato? Diventano marionette; si comportano, agiscono e provano sentimenti in maniera meccanica. Non hanno sentimenti vivi, né un comportamento vivo, e non se ne rendono conto. Rispondono a voci di persone, di esperienze che appartengono al passato.

Hanno avuto alcune esperienze che li hanno segnati, che li tengono sotto controllo. Perciò non sono liberi, non sono vivi. Ecco l’ostacolo principale per la vita spirituale. Gesù disse: “Se volete essere miei discepoli, dovete odiare padre e madre!” Ci si scandalizza di fronte a queste frasi di Gesù. Cosa significano? Certo Gesù non voleva dire che dobbiamo odiare i nostri genitori. Poveretti!

Dobbiamo amarli come amiamo tutti gli esseri umani. Il padre e la madre dei quali Gesù parla sono il Padre e la Madre che portiamo radicati nella nostra mente, e che ci controllano. A queste voci mi riferisco! Da esse dobbiamo staccarci, sganciarci. Quando smetteremo di esistere meccanicamente, allora smetteremo di essere delle marionette. Come potremo avere una vita spirituale se non siamo vivi?” (Anthony De Mello, Istruzioni di volo per aquile e polli)

mercoledì 24 agosto 2016

Il fluire delle stagioni



“L’autunno è una seconda primavera
nella quale ogni foglia è un fiore.”
(Albert Camus)

Le tradizioni ebraiche più antiche parlano di angeli di Dio al plurale perché il Signore dei Cieli è osannato dall'immensa corte celeste dei suoi servitori e inviati. Il nome “angelo” proviene dal greco angelos e traduce con il termine "messaggero" le prerogative collegate al termine ebraico “mal’akh.” Il mal’akh è il messaggero o l’inviato che viene inviato a trasmettere un messaggio oppure a compiere una missione per conto di un altro personaggio.

La missione può essere occasionale come il guidare qualcuno verso una meta, oppure è permanente come l'incarico di vegliare su di un astro o proteggere un territorio. Nei Salmi, gli angeli vengono definiti con aggettivi molto vari cioè come “i forti” o “i santi” e si parla della “grande assemblea dei santi.” Secondo i testi profetici, nei tempi finali, il Signore degli Eserciti verrà a giudicare la terra e tutti i suoi abitanti, e lo vedremo venire circondato da “tutti i suoi santi.”

Giuseppe Flavio scrive che gli Esseni durante la loro iniziazione giuravano di mantenere segreti i loro testi e il nome degli angeli. Essi sapevano che esisteva una potente liturgia divina che si basava sul potere conferito dal pronunciare i nomi degli angeli, perciò tutto questo andava tenuto segreto. La visione degli angeli che circondano il Trono di Dio viene descritta dai mistici precursori della Cabala che percorrevano la via dell’ascensione dell’anima attraverso i palazzi celesti (hekaloth).

Come vediamo, gli angeli svolgono molti compiti essendo dei messaggeri celesti, delle potenti entità con nomi dotati di potere magico. Gli angeli sono condottieri di armate angeliche, sono i custodi-protettori di regioni della terra e, quattro di loro, sono i governatori delle stagioni. Il flusso delle stagioni viene scandito dal passaggio del sole su quattro punti cardinali che vengono chiamati equinozi e solstizi. Negli equinozi, il 21 marzo e il 21 settembre, il giorno e la notte hanno la stessa durata.

Nei solstizi c’è una diversa durata del giorno e della notte; il solstizio d’inverno, 21 dicembre, è il giorno più corto dell’anno, e il solstizio d’estate, il 21 giugno, è il giorno più lungo dell’anno. Questi punti rappresentano dei potenti “nodi di forze cosmiche” e, in quelle date, sulla terra scendono le forze celesti dei quattro arcangeli. La natura viene rinnovata dal lavoro di quattro arcangeli che governano le pietre, la vegetazione, gli animali e gli uomini.

Secondo la Cabala, le quattro stagioni sono governate dai quattro arcangeli che sono ai quattro lati del Trono di Dio: Raphael, Uriel, Mikhael e Gabriel. I libri di Enoch parlano di quattro potenti arcangeli che proteggono le quattro torri da combattimento, infatti Uriel protegge il lato nord, Raphael il lato sud, Gabriel il lato est e Mikhael il lato ovest. La stessa topografia angelica si ripete e ammira nelle cupole bizantine della Cappadocia che hanno quattro torri che simboleggiano i quattro arcangeli posti ai quattro lati del trono di Dio.

Le quattro stagioni sono governate da quattro Arcangeli che sono tra i sette angeli che stanno sempre vicini a Dio. Nell’equinozio di primavera, il 21 marzo, gli spiriti e le forze della natura lavorano sotto il coordinamento dell’arcangelo Raphael e gli angeli che gli sono sottoposti obbediscono ai suoi ordini. Le entità che sono state subordinate a Raphael lavorano per rianimare la vita, perché questo arcangelo guida gli spiriti che diffondono le forze della crescita, della vita e della rigenerazione.

Il nome Raphael significa “Dio Guaritore” perché l’arcangelo che porta questo nome lavora con la forza divina e la rende una forza risanante. Questa caratteristica emerge in modo evidente nel “Libro di Tobia” dove Raphael si presenta al cieco Tobit sotto le false sembianze di suo nipote Azaria. Raphael si offre di accompagnare il figlio Tobia, in Media, a riscuotere un vecchio debito. Raphael consiglia Tobia durante il viaggio, lo aiuta a sconfiggere Asmodeo, un potente demone che perseguita Sara, la sua futura sposa.

Gli rivela anche la cura per ridare la vista al padre, infine rivela la sua identità soprannaturale e ascende in cielo. Nel testo biblico si vede che Raphael guarisce i mali del corpo (la cecità di Tobit) e quelli dell’anima (scaccia il demone Asmodeo). I cabalisti lo pongono nella sfera della sephira Hod e di Mercurio. Il dio greco Esculapio veniva associato a Hermes, Mercurio, dio dei viaggiatori e della medicina perciò il Caduceo di Mercurio è divenuto il simbolo della medicina. Raphael conosce i segreti delle piante, dei semi e dei fiori che svolgono un’azione terapeutica.

Si credeva che ogni angelo avesse una sua lunghezza d’onda specifica per trasmettere le sue virtù specifiche. Gli Esseni sapevano come invocare l’aiuto degli angeli perciò sceglievano delle ore precise, giorni precisi e delle formule specifiche per chiamarli. Simbolicamente, la primavera è la rinascita della natura e suggerisce un processo dello stesso genere. L’uomo che resuscita, a livello psicologico e spirituale, lascia penetrare dentro se stesso, la linfa delle energie universali che rinnova i suoi corpi sottili.

La grande festa di primavera è la Pasqua in cui viene celebrata la resurrezione di Cristo dalla morte, perciò questa festa riguarda sia la terra che l’anima umana. La vita dell’uomo è sempre correlata, in modo sottile, alla natura perciò l'assonanza simbolica suggerisce che ogni mattina dobbiamo percepire il rinnovamento del nuovo giorno e dobbiamo lasciar andare il vecchio giorno. L’estate è sottoposta a Uriel, il cui nome significa “Dio è la mia luce.” Uriel è l’arcangelo che guida Enoch nel “Libro del Cambiamento delle Luminarie del Cielo” dove gli illustra il potere degli astri, perché Uriel li dirige.

Nel “Libro degli Eggregori” è scritto che Uriel governa il tuono e il mondo del terrore, perciò è evidente che Uriel è preposto al potere del cielo. Il nome Uriel ha una doppia etimologia che allude alle sue caratteristiche angeliche. La prima etimologia dice che il nome derivi da Or’el, “il fuoco di Dio” mentre l’altra etimologia afferma che deriva da Or’el, “la luce di Dio.” Il fuoco celeste a cui allude la prima ipotesi è il fuoco che circonda il globo terrestre e che sale dall’abisso in cui saranno imprigionati nel Giorno del Giudizio gli Eggregori caduti.

L’etimologia è ripresa anche nell’episodio di Esdra a cui Uriel pone il famoso enigma: “Pesami il peso del fuoco.” (4 Esdra 4,5). La “luce di Dio” della seconda ipotesi si ricollega al Signore della Tempesta e del Fulmine e alla folgore che annienta i suoi nemici. Entrambi le ipotesi si adattano all’estate, poiché Uriel è l’arcangelo della luce e del calore che fanno maturare i campi. L’estate è il fuoco e il calore che viene collegato alla Venere sensuale, fisica e vitale che viene esaltata dal Cancro in cui il sole entra il 21 giugno. La festa di s. Giovanni è una festa di origini pagane perciò la Chiesa l’ha collegata ai riti orgiastici e ai culti demoniaci e l'ha chiamata “la notte delle streghe.”

La Cabala pone Uriel sulla sephira Malkut, la Terra e - in quanto tale - lo collega al fuoco interno della terra. Gli angeli che sono governati da Uriel lavorano sui metalli e sulle pietre preziose: un ruolo che il mito greco attribuiva a Vulcano. Vulcano era il fabbro degli dei e lavorava i metalli e le pietre preziose con il fuoco finché li rendeva malleabili. Le regioni sotterranee in cui lavorano queste entità sono quelle del fuoco metallico del nucleo della terra, perciò queste regioni non vanno confuse con quelle in cui vengono imprigionate le anime decadute cioè l’inferno cristiano.

Nel solstizio d’estate la luce è al massimo della sua potenza e le tenebre retrocedono perciò anche nell’uomo, in questo periodo, è concessa la possibilità di far retrocedere le proprie tenebre interiori. Quando il giorno si accorcia e la notte si allunga, aumenta la forza delle influenze che ci ostacolano e che rendono più deboli le forze della vita. In inverno abbiamo difficoltà ad affrontare le forze ostili, invece nei periodi in cui la luce è più forte abbiamo più possibilità di sconfiggerle.

Uriel, l’arcangelo del fuoco, è collegato al fuoco fisico terreno ma anche al fuoco sensuale, perciò  dobbiamo conoscere le caratteristiche di questo angelo e saper lavorare con le sue qualità. Gli alchimisti ci insegnano che è molto importante imparare a usare il fuoco interno che purifica e sublima la materia. Il processo di sublimazione è il passaggio da uno stato di materia ad un altro stato, e il calore del fuoco consente la fusione che attua il processo.

L’autunno è sottoposto al dominio di Mikhael, l’arcangelo della Sephira Tipheret che è collegata al Sole. Questo è il più famoso degli arcangeli a causa di un racconto biblico che è collegato all’etimologia del suo nome. Mikhael significa “Chi è come Dio?” e la tradizione cabalistica lo collega al tempo della ribellione di Lucifero, che era il più potente degli arcangeli e che volle pensare pari a Dio. Si narra, che quando Lucifero lo affermò, un angelo uscì dalla schiera delle armate celesti e gli chiese: “Mi (chi) Kha (è come) El (Dio)?” Il Signore che aveva assistito all’alterco decise che quello sarebbe stato il suo nome, e decise che Mikhael sarebbe stato il capo delle armate celesti.

Nell’Antico Testamento, Mikhael è presentato come l’arcangelo che è destinato a vincere il male e, ne “L’Apocalisse,” è detto che, alla fine dei tempi, sarà lui che sconfiggerà il drago. Secondo una fonte rabbinica, alla morte di Mosè, fu Mikhael che si oppose al diavolo che voleva rubare il suo corpo. In molti dipinti Mikhael viene raffigurato con, in una mano, una bilancia nell’atto di pesare le anime umane mentre il diavolo aspetta il responso, e una spada nell'altra mano. L’autunno inizia con l’ingresso del sole nella Bilancia, infatti l’autunno è il tempo in cui si raccolgono i frutti del proprio lavoro.

In autunno i frutti cadono dagli alberi e lasciano i loro involucri, perciò i semi che restano vengono selezionati per essere consumati oppure seminati a primavera. A primavera saranno piantati e daranno un nuovo raccolto. In autunno c’è il lavoro di cernita che fa conservare i semi buoni ed eliminare i semi guasti. La selezione avviene sia in natura che nella vita, perciò l’autunno è il tempo della separazione. Nella natura vediamo che il frutto autunnale cade dagli alberi così, nella vita, vediamo che l’anima si separa dal corpo quando l’uomo diventa maturo per cadere. Perciò non è casuale che la Festa dei Defunti sia celebrata nel mese di novembre.

Il lavoro di selezione e di separazione dei semi prepara la nuova vita, ma la qualità del seme che abbiamo ottenuto condiziona la bontà del raccolto futuro. L’inverno è sottopostoal dominio di Gabriel, l’arcangelo di Iesod che viene associato alla Luna. L’inverno inizia con i festeggiamenti del Natale che celebrano la nascita di Gesù Cristo, il 25 dicembre. Gabriel viene correlato con la nascita dei bambini, con la luna e con l’inverno, perché fu Gabriel che annunciò a Zaccaria la nascita di Giovanni Battista e che annunciò a Maria la nascita di Gesù Cristo.

Una nascita presuppone un passaggio dall’invisibile al visibile, dall’immateriale al materiale e dall’astratto al concreto. La Luna è l’elemento femminile per eccellenza e presiede a tutte le forme di incarnazione sia fisiche che spirituali. In inverno, la vita della natura si rallenta e anche le condizioni degli uomini sono meno propizie alla vita esterna perciò diventano più propizie alla vita interiore. A livello spirituale, questo fatto viene rappresentato dall’uomo che viene spinto a rientrare in se stesso per sperimentare la nascita del bambino di luce che viene simboleggiato come una perla che viene prodotta dall’ostrica.

Buona erranza
Sharatan

domenica 21 agosto 2016

Le gerarchie spirituali



“Uguale è sempre la via per arrivare al cielo,
da qualunque punto si parta.”
(Anassagora)

Secondo Rudolf Steiner, tutta la vita materiale ha origine da stati di coscienza spirituali che non solo si inseriscono nel nostra mondo a tre dimensioni, ma che esistono anche al di fuori della nostra realtà tridimensionale. Steiner era un grande veggente che vedeva le dimensioni spirituali e le entità celesti. Per le persone comuni questa visione non è possibile perciò, tranne quando siamo in profonda meditazione, quando dormiamo o sogniamo, non sappiamo vedere i regni dello spirito.

I veggenti dicono che la realtà materiale è governata da una fonte di intelligenza suprema che risiede ad un livello sublime, perciò il mondo della materia è solo l’ombra del mondo spirituale. La realtà terrena è il riflesso del mondo spirituale, e le gerarchie angeliche sono i mediatori con sfere d’intelligenza superiore. Il grande veggente, mistico, matematico, fisico e biologo svedese Emanuel Swedenborg, in “Cielo e Inferno” descrive ciò che vide durante i viaggi compiuti nei mondi angelici per mezzo di uno stato di profonda meditazione.

Il grande veggente svedese dice che la saggezza degli angeli supera l'intelligenza umana perché gli angeli percepiscono tutto con una saggezza superiore. La saggezza degli angeli è indescrivibile perché una singola parola degli angeli esprime quello che mille parole degli uomini non riescono a dire. Quello che angeli possono comunicare possiede innumerevoli livelli di saggezza, perché gli angeli sono in continuo contatto con una conoscenza che nessun uomo potrà mai raggiungere.

Swedenborg dice pure che il mondo spirituale è disposto in una serie di società, di classi e di organizzazioni che seguono l’ordine divino. Le varie gerarchie spirituali che vide presiedono allo svolgimento di molti ruoli diversi e tutte le loro azioni che fanno seguono le regole definito da Dio. Tutte le schiere angeliche sono un’espressione della volontà di Dio, perciò queste entità agiscono come “sensi” ossia come “strumenti” di Dio.

Le varie schiere angeliche esprimono varie direzioni e rappresentano livelli ed espressioni spirituali o materiali con cui Dio fa l'esperienza di Se Stesso attraverso delle entità, spiriti o livelli di coscienza diversi. Nella cabala si rappresentano le anime come le foglie di un albero in cui gli angeli e gli arcangeli rappresentano i rami, mentre l’albero intero rappresenta Dio. L’umanità è raffigurata come uno dei rami più alti della creazione, perché l'uomo contiene tutti i regni della terra e del mondo celeste.

L’intero schema dell’albero fu impresso nella singola foglia, perciò abbiamo la capacità di sviluppare diversi livelli e tipi di coscienza mentre viviamo del corpo. L’uomo possiede un ampio sistema di organi percettivi però alcuni li ha sviluppati, e deve perfezionarne altri nel futuro. Gli angeli, gli arcangeli e le anime umane mostrano tante forme diverse dell’individualizzazione di Dio, perciò ogni anima è un frammento di Dio e la terra è solo un frammento di un universo fatto di molti mondi.

Tutta la coscienza collettiva della Terra e delle sue creature è solo una briciola. Ma la briciola diventa importante se la dimensione più piccola contiene lo schema del tutto e il microcosmo diventa copia del macrocosmo. L’universo possiede l'ordine della gerarchia, e la gerarchia prevede una scala che sale in senso ascendente e pure discendente, perciò tutte le creature seguono la regola. Tutti gli esseri angelici lavorano separatamente ma il loro scopo finale è unico: aiutare a guarire.

Ogni forza o legge dell’universo governa uno degli esseri che aiutano l’umanità e questo dimostra le molteplici sfaccettature della realtà divina. Le gerarchie celesti furono descritte dal mistico, lo Pseudo-Dionigi l’Aeropagita che visse nel 5° secolo d. C, e che disse di aver avuto l’esperienza dei regni celesti durante le sue visioni mistiche. Nella "Gerarchia Celeste" afferma che il mondo materiale è solo un aspetto di una realtà molto più ampia, e delineò 9 ordini di esseri angelici che, in ordine decrescente, definì: serafini, cherubini, troni, dominazioni, virtù, potenze, principati, arcangeli e angeli.

I serafini sono gli esseri angelici più elevati e il loro nome deriva da “seraphs” che significa “amore.” I serafini sono rappresentati dal fuoco mistico che purifica dalle impurità delle distrazioni terrestri. Nel Libro di Isaia, uno di essi mette un carbone ardente sulle labbra di Isaia per purificarlo dai suoi peccati. I serafini circondano il centro da cui sgorga la coscienza e la creazione, perciò nascono dalla “musica delle sfere” e fanno parte del coro che loda sempre Dio.

La musica dei cieli viene prodotta dai serafini perciò l’uso del canto e della musica durante la preghiera e la meditazione dinamizzano l’uomo e facilitano il contatto con Dio. I cherubini rappresentano il secondo ordine e il loro nome deriva dall’assiro e significa “colui che prega” o “colui che intercede”. Ezechiele ebbe la visione dell'uomo accompagnato dai cherubini e predisse la venuta del Messia.

Ezechiele disse di aver visto un uomo che giungeva in mezzo agli angeli e i cherubini. Costui prese dei pezzi di carbone (che simboleggiano i cherubini) e li gettò sulla città. La visione rivela che il Messia è il Divino Intercessore che verrà a purificare il karma dell’umanità perché è colui che intercede per la nostra salvezza. I cherubini rappresentano la memoria di Dio e quella degli angeli, perciò custodiscono tutte le testimonianze della conoscenza e sono considerati i “donatori della conoscenza.”

I cherubini vengono considerati anche i custodi del “Libro dei Ricordi di Dio” ossia i custodi delle testimonianze che sono contenute nelle Cronache dell’akasha. Essi contemplano la Saggezza di Dio perciò la emanano come parte del loro ministero. Il Giardino dell’Eden fu posto sotto il controllo di un cherubino con una spada di fuoco, affinché custodisse l’albero della conoscenza del bene e del male. Satana viene considerato un essere di questo livello e di segno opposto, perchéè il donatore della conoscenza del male.

Quando gli uomini cercano una guida spirituale interiore, la conoscenza che giunge loro tramite ispirazioni e intuizioni proviene dal ramo dei cherubini celesti. L’ordine che completa la triade suprema è quello dei troni che amministrano la giustizia di Dio. I troni sono una fonte delle forze del karma, e Dionigi dice che attraverso loro, Dio esercita la sua giustizia verso gli uomini. Secondo una fonte ebraica sembra che molti angeli caduti erano troni che si unirono ai ribelli perciò molti troni decaddero dal cielo.

Non è un caso se gli angeli caduti ha portato l’ingiustizia sulla Terra, perciò le discordie e le ingiustizie che vediamo furono a causa degli angeli ribelli che appartenevano alla gerarchia della giustizia. Steiner dice che, la lotta tra bene e male comportò la caduta degli angeli ribelli, e la lotta si è spostata sulla Terra e dentro l’uomo.

I troni creano l’inclinazione a trascendere le meschinità per “tornare a casa” perciò esercitano una potente attrazione per la condizione divina. La triade di livello inferiore inizia con le dominazioni che si mostrano come le forze della natura che agiscono nel regno minerale, vegetale e animale. La bellezza della natura riflette l’ordine divino per mezzo delle dominazioni, perciò la manifestazione materiale inizia a questo livello.

Le dominazioni possiedono lo schema secondo il quale tutte le cose dovranno tornare a riflettere la perfezione finale che è stata prevista da Dio per la sua creazione. Le virtù fanno parte dell’ordine angelico a cui appartengono le forze che manifestano il potere della grazia divina. Questo schema viene rafforzato dal racconto biblico in cui si afferma che furono due angeli delle virtù che scortarono Gesù durante l’ascensione che avvenne 40 giorni dopo la resurrezione.

Le virtù accompagnarono lo stato di grazia che raggiunse Gesù che fu il primo essere umano pienamente perfezionato in corpo, in anima e in spirito. Il terzo gruppo della gerarchia di livello intermedio è rappresentato dalle potenze, angeli guerrieri che combattono i demoni e gli angeli caduti che agiscono in cielo e in terra. Le potenze sono forze angeliche che regolano il potere punitivo, la compassione, la legge e il governo sovrano perciò queste forze hanno il potere di scacciare il diavolo e di sconfiggere le forze demoniache.

Le potenze sono forze benefiche pure e queste forze governano ogni potere del mondo fisico perciò regolano anche la legge di causa e di effetto. Se il potere viene usato in modo malefico per volontà umana, i troni rimanderà l'azione malvagia al mittente. Le potenze muovono la legge del karma in cui è prescritto che si raccoglie sempre ciò che si è seminato, perciò le potenze compiono la giustizia di Dio.

La gerarchia ancora inferiore è quella dei principati che proteggono le nazioni, e che influenzano quelli che decidono il destino dei popoli. Così come accade per le persone che hanno un destino individuale, anche le nazioni hanno un destino frutto dell'azione collettiva. Quando tutta la nazione concorre a realizzare il suo destino, allora diventa un “corpo unico.” I principati sono considerati come “centri nervosi” che attivano il risveglio spirituale dei popoli, ma entrano in azione solo quando il comportamento delle nazioni segue linee di condotta umanitarie che mirano a creare una cultura unitaria.

Il ruolo degli arcangeli che è la gerarchia immediatamente inferiore, è quello di sovrintendere alle attività delle nazioni. Per questo, le epoche della terra vengono sottoposte al governo di vari arcangeli che regnano e che ispirano la Terra tramite l’arte, la letteratura, la musica, la religione e gli stati di coscienza. Gli arcangeli vengono collocati nella gerarchia inferiore, ma hanno la prerogativa di ordinare a tutte le forze divine di compiere il loro dovere.

Gli arcangeli agiscono in terra come dei messaggeri divini e trasmettono i messaggi che provengono dai troni, dai principati e dalle virtù. Le gerarchie superiori a loro vanno immaginate come le fonti da cui proviene l’attività, e gli arcangeli sono l’ordine che entra in azione per compiere l’attività che viene stimolata. Da questo si desume che i principati, le virtù e i troni, con un altro stato di coscienza, possono diventare gli arcangeli.

Gli arcangeli, pur potendo ascendere a livelli superiori e progredire, hanno scelto di non farlo e di aiutarci a sviluppare il nostro potenziale spirituale. Steiner dice che l’arcangelo Michele guiderà lo sviluppo spirituale futuro, perché la sua missione è quella di aiutarci a sviluppare la Coscienza Cristica, a livello cosciente. Michele è raffigurato con la spada che usa per dividere l’ignoranza e le cattive influenze e separare il male dal bene.

L’ordine più vicino all'uomo sono gli angeli che rappresentano il collegamento tra il regno divino e quello umano, tra il mondo invisibile e quello visibile, e che si mostrano nelle forme più varie. Gli angeli sono presenti nella vita degli uomini e sono anche i messaggeri che presentano le nostre azioni nel regno celeste. Essi restano davanti al “trono della grazia e della misericordia” di Dio per mostrare ciò che l’anima ha realizzato con la conoscenza, l’intelletto e la comprensione che ha maturato.

In questo modo l’anima resta in contatto con il suo Creatore, perché l’angelo ci mantiene in contatto con la luce, la speranza e l’amore, e ci preserva dal male che viene dalla disperazione, dall’oscurità e dall’ignoranza. L’angelo registra tutte le nostre esperienze e, dopo la nostra morte, presenta le nostre azioni a Dio. L’angelo non ci giudica per le nostre azioni, perché il suo amore è incondizionato perciò è indipendente dagli errori e dal male che possiamo aver fatto. L’angelo ci aiuta a progredire sviluppando l’anima durante la vita.

Buona erranza
Sharatan

giovedì 18 agosto 2016

Il lato migliore



“C’è un altro all’interno grazie al quale
questi occhi sfavillano.”
(Jalāl al-Dīn Rūmī)

Gli uomini dovrebbero nutrire gli uni per gli altri solo pensieri di sacralità, grazie ai quali aiuterebbero tutti i loro fratelli e sorelle ad evolvere e santificherebbero al tempo stesso anche se stessi. È un concetto questo che contrasta con l’abitudine adottata dalla maggioranza delle persone, di non vedere che il lato negativo della gente e delle cose.

Quando si notano le lacune e le debolezze degli altri, si passa per molto intelligenti ma, poiché esiste una legge secondo la quale ciò che vediamo negli altri è la proiezione di ciò che abbiamo in noi stessi, colui che alimenta questo atteggiamento critico rivela in realtà le proprie deficienze.

Ma lasciamo da parte questo argomento e soffermiamoci piuttosto sulle conseguenze dell’altro atteggiamento, che è di gran lunga preferibile: fare degli sforzi per vedere negli altri sempre solo il lato buono. Certamente molti diranno che , illudendosi di riuscire in questo intento si rischia di cadere in trappola e di pagarla molto cara: l’essenza della natura umana è malvagia; lo dice pure la religione! Allora perché illudersi?

Ebbene vi risponderò che non avete affrontato bene il problema e che vi siete fermati al male; infatti è vero che nell’uomo il male esiste, ma l’uomo ha anche un’anima, uno spirito. Questa anima e questo spirito non si manifestano spesso, ma esistono e sono quindi suscettibili di esprimersi, sempre che si predispongano a tale scopo delle buone condizioni.

Non è comunque decretando una volta per tutte che l’essere umano è malvagio, che si possono predisporre le condizioni migliori affinché si manifesti nell’uomo la sua condizione divina. Non crediate che un saggio non veda il lato negativo degli uomini; per vedere questi aspetti dell’uomo ha degli occhi molto sviluppati. Comunque non ci si sofferma, perché sa che non potrà mai aiutare qualcuno limitandosi a considerarne soltanto vizi e difetti; con un atteggiamento del genere, li aggraverebbe soltanto.

Un saggio, sapendo che uomini e donne sono tutti figli di Dio, si accosta a ogni essere con tale consapevolezza; si tratta di un lavoro creativo, e sviluppando il lato divino in tutti coloro che incontra, egli stesso si sente felice. Credetemi: è il modo migliore di comportarsi verso gli altri: cercate di scoprire le loro doti, le loro virtù, le loro ricchezze, concentrandosi su di esse. Qualche volta, questi aspetti sono così nascosti che la persona stessa non suppone neppure di averli.

Bisogna abituarsi a gettare uno sguardo nel profondo degli esseri, invece di soffermarsi sulle loro manifestazioni superficiali, che possono ingannarci enormemente. I difetti sono troppo facili da trovare. Per scoprire invece certe virtù che non si sono ancora manifestate, bisogna conoscerne tutta la scienza. Ciascuno di voi possiede in sé delle qualità divine, che attendono solo il momento per emergere e io, che mi occupo di ciò, cerco in voi tutte quelle qualità che non sono ancora affiorate.

In questo modo lavoro su di voi e su di me, ed è così che voi pure dovete lavorare. Ecco perché è bene nutrire pensieri di benevolenza gli uni verso gli altri. Alimentando tali pensieri, non vi fermerete più su dettagli poco brillanti, ma coglierete l’aspetto divino degli esseri. Infatti, perché non si dovrebbero avere dei sentimenti di sacralità per tutto ciò che è divino, immortale ed eterno nell’uomo?

Agendo in questo modo, farete un buon lavoro su di voi stessi e aiuterete anche gli altri. occupandovi dei loro difetti invece vi danneggiate, perché vi nutrite di impurità e ne frenate l’evoluzione? Quanta ignoranza! Si pensa di aiutarli a correggersi sottolineando i loro difetti, mentre in realtà avviene tutto il contrario. Gli uomini sono cattivi, crudeli e tutto quello che volete; questo è vero, tuttavia non è una buona ragione per trascorrere la vita non vedendo che quell’aspetto.

Certo, dovete tenere gli occhi aperti, ma si tratta solo di una metà del vostro compito. Se continuate a sminuire qualcuno, dimostrando di avere di lui una cattiva opinione, non solo non vi si manifesterà più il suo lato buono che comunque possiede, ma cercherà perfino di nuocervi; se invece mostrate di credere in lui, cercherà di non deludervi.

Inoltre, qualche volta, bisogna dare l’impressione di avere un’ottima opinione di qualcuno; così facendo, toccate il suo amor proprio ed egli cercherà di superare se stesso; in questo modo riuscirete a migliorarlo. Ecco la vera pedagogia. Non ci si deve illudere di poter migliorare gli altri sottolineando continuamente le loro imperfezioni e trattandoli da incapaci, perché sentendosi considerati tali, non faranno più neppure il minimo sforzo per migliorare.

Se avete un’opinione così negativa di loro, perché dovrebbero fare degli sforzi? Alla fine, diventano veramente degli incapaci, perché si tratta di un’influenza magica che avete esercitato su di loro, per cui ne sono rimasti ipnotizzati, soggiogati e paralizzati. Bisogna che sappiate finalmente che si tratta del metodo peggiore…

Non è giusto adottare un atteggiamento critico nei confronti delle persone, perché così facendo le paralizzate e, al tempo stesso, le incitare a cercare il modo di potersi un giorno vendicare. Spesso è preferibile tenere le proprie opinioni per sé. Ciò non significa che dobbiate tenere gli occhi chiusi e non vedere quando qualcuno vi sta svaligiando o mandando in rovina. Non bisogna essere ciechi, ma dirsi:

“Poveretto, per il momento è così, perché non ha avuto il tempo per evolvere, ma se mi concentro sul suo spirito, sull’aspetto divino che è in lui, un giorno cambierà.” Si tratta in ogni caso del lavoro che un Maestro fa con i suoi discepoli, ed è così che accelera la loro evoluzione. Consacratevi anche voi a questo lavoro; è questo il momento per voi di svegliarvi alle attività spirituali…

So benissimo che tutto ciò che vi sto dicendo non può essere ancora accettato, ma in futuro tutti impareranno a proiettare col il pensiero nei mondi di luce, i loro genitori, i loro amici e tutti gli esseri che incontrano. Non proveranno più godimento alcuno nel deprezzarli e nel mettere in evidenza i loro lati negativi, ma troveranno motivo di gioia nel considerare unicamente la loro natura superiore, la loro natura divina.

D’altronde, quando parlare delle virtù di qualcuno, sebbene abbiate l’aria di esagerare un po’, in effetti non esagerate affatto, perché bisogna vedere di quale parte di lui parlate. Spesso, quando parlate di qualcuno, non si tratta di lui ma, in realtà, dei suoi intestini, del suo sesso, del suo ventre e dei suoi piedi.

Ma lui, nella sua essenza, è una divinità. È detto nelle Sacre Scritture che siamo dei. E perché questi dei non si manifestano? Sono sotterrati, sommersi da strati di impurità; non riuscite a scoprirli, ma sono presenti e sono proprio loro quegli dei che bisogna far apparire. (Omraam Mikhael Aivanhov, Creazione artistica e creazione spirituale, Prosveta ed.)

martedì 16 agosto 2016

L'uomo invisibile



“Dentro al corpo fisico, seppure invisibile agli occhi fisici,
c'è un identico corpo di luce, il guscio astrale dell'anima.”
(Paramahansa Yogananda)

“Sembra assurdo pensare all'uomo come invisibile. Noi siamo visibili a noi stessi, ogni giorno, come corpo fisico. Ma ci sono molti modi in cui manifestiamo la nostra essenziale invisibilità. Per esempio, chiudete gli occhi. La vostra forma è invisibile per voi; come sapete, allora, di esistere? Siete consci del peso del corpo; potete udire, odorare, gustare e toccare. Tuttavia siete reale a voi stesso solo in termini d'idee. Siete un nucleo invisibile intorno al quale girano molti pensieri. Adesso aprite gli occhi. Siete la forma che vedete, oppure quel essere interiore di cui eravate coscienti un attimo fa ad occhi chiusi?

L'uomo visibile ha poca importanza, il sé invisibile, l'anima, ha la massima importanza. Durante il sonno non siete coscienti dell'uomo visibile, ma siete consapevoli di voi stessi, perché quando vi svegliate, sapete se avete dormito bene o male. Il vostro sé invisibile, dunque, è reale. Togliete quello, e la vostra visibilità esteriore è senza senso. Senza il sé invisibile, il corpo sarebbe inutile quanto un cadavere. L'uomo invisibile interiore è quello vero; ma, strano a dirsi, l'uomo non tenta di analizzare che cos'è quel sé invisibile.

È così interessato alla forma che è in grado di vedere, e pensa con tanta costanza al proprio aspetto e al benessere fisici, che non si ferma a riflettere su cosa sia in realtà quel invisibile io interiore. Dentro al corpo fisico, seppure invisibile agli occhi fisici, c'è un identico corpo di luce, il guscio astrale dell'anima. Se una delle vostre dita venisse recisa, voi avreste ancora la sensazione di avere quel dito. Chiunque abbia perduto un arto conosce questa sensazione. C'è un'invisibile controparte astrale per tutte le parti del corpo.

Dietro il vostro cuore fisico c'è un cuore invisibile. Senza di esso, il vostro cuore visibile non batterebbe. Avete organi invisibili della vista e dell'udito, un cervello invisibile, ossa e nervi invisibili. Queste parti, costituite da luce ed energia, formano il corpo astrale dell'uomo invisibile. Il corpo astrale ha, esattamente, l'aspetto di quello visibile, ma la sua forma, essendo fatta di luce e d'energia, è estremamente sottile. Se avete delle afflizioni fisiche, non dovete dire “Non ho più la vista” oppure “Ho perduto una mano.” I vostri occhi e la vostra mano invisibili ci sono ancora.

Benché il vostro braccio fisico possa essere paralizzato, il vostro braccio invisibile non è stato reso inabile. Non crediate mai che gli organi invisibili siano in qualche modo compromessi dalla malattia degli organi fisici, perché il vostro pensiero negativo ostacolerebbe l'afflusso di energia vitale intelligente nelle parti del corpo fisico. Le correnti elettriche vengono fatte passare lungo un filo metallico. Che cosa è più importante, il filo o l'elettricità? Il filo esiste soltanto per la conduzione dell'elettricità; l'elettricità non esiste per il filo. Allo stesso modo, il corpo esiste in funzione dell'uomo invisibile, l'anima, e non l'anima per il corpo. Tuttavia il corpo fisico deve essere in determinate condizioni perché l'uomo invisibile possa rimanervi.

Che peccato che questo uomo invisibile sia legato al corpo! Se così non fosse, noi potremmo camminare sull'acqua, volare nel cielo e poi ritornare nel corpo fisico. Il corpo astrale dell'io invisibile ha percezioni sensorie assai maggiori di quelle della sua controparte fisica. L'uomo ha inventato macchine che in un certo senso sono migliori del corpo fisico dalle molte limitazioni. Ma quando avrete sviluppato la vostra consapevolezza dell'invisibile corpo astrale, realizzerete che esso può udire ciò che le orecchie fisiche non odono, e vedere cose che gli occhi fisici non vedono.

Può anche odorare, gustare e toccare oggetti che si trovano ben oltre la portata dei sensi fisici. Inoltre voi potete rendere quel corpo astrale grande o piccolo a volontà, proprio come le immagini su uno schermo cinematografico possono essere rese grandi o piccole dall'operatore nella cabina di proiezione. Voi vi preoccupate sempre della lampadina del corpo fisico. Non avete mai pensato quanto sarebbe meraviglioso esaminare l'elettricità che illumina la lampadina?

L'uomo visibile si compone fondamentalmente di sedici elementi, sostanze chimiche che si possono comprare in un negozio. Il vostro corpo vale circa novanta centesimi di dollaro, e in tempi di depressione anche meno! Perché non cercare di conoscere meglio l'uomo invisibile? È lui che ha facoltà, amici e amore. Senza di lui, l'uomo visibile non possiede che le sostanze delle quali è fatto. Rivolgete il faro della vostra attenzione all'interno, distoglietelo dal limitato uomo visibile. Il corpo fisico ha male di schiena e di stomaco, si deteriora con la vecchiaia; è il più antipatico piccolo animale, che sempre grida e si lamenta per qualcosa!

L'uomo visibile non può sopportare una brutta caduta, e talvolta indietreggia anche davanti a una puntura di spillo. L'uomo invisibile non può essere ferito da alcuna cosa. E' libero e può allontanare da sé tutti i mali del corpo fisico. L'uomo invisibile dentro di voi è ciò che siete. “L'Uno che pervade tutte le cose è imperituro. Nessuna cosa ha il potere di distruggere questo Spirito Immutabile.” (Bhagavad Gita II, 17).Voi credete d'essere il corpo, ma non lo siete. Un pezzo di ghiaccio si può fondere e rendere liquido, e poi può esser fatto sparire con l'evaporazione. Questo processo può essere invertito condensando il vapore in acqua e congelando il liquido di nuovo nella solida forma di ghiaccio.

L'uomo comune non ha ancora imparato a compiere simili trasformazioni con gli atomi del proprio corpo, ma il Cristo ha dimostrato che ciò può esser fatto. Il corpo umano di 16 elementi materiali non è altro che un'ombra dell'uomo invisibile, che ha due corpi: una forma astrale fatta di correnti elettriche e una forma causale fatta di idee. La vostra forma astrale di luce consiste di 19 elementi, e la vostra invisibile forma causale è fatta di 35 pensieri: le 19 idee che produssero i 19 elementi elettrici del vostro corpo astrale e le 16 idee che produssero i 16 densi elementi materiali del vostro corpo fisico.

Dio creò dapprima il ferro, il potassio e gli altri elementi chimici in idea, poi li materializzò per fare il vostro corpo fisico. Il vostro vero io è invisibile, perché anche il vostro corpo fisico, come ogni altra cosa nella creazione, fu prima concepito nel pensiero. Perciò il vostro corpo è essenzialmente una forma causale di 35 idee entro un corpo astrale di 19 elementi di luce e d'energia, il quale a sua volta è racchiuso in un corpo fisico di 16 sostanze chimiche. Quando morirete, il visibile corpo fisico sparirà, ma il corpo astrale dell'io invisibile sarà reale per voi, sarete conscio della vostra forma astrale.

Con l'avanzamento spirituale superiore vedrete che il vostro corpo astrale sottile può essere ridotto a 35 idee, e che la coscienza dietro quelle 35 idee è la Realtà, perché la vostra coscienza, l'anima, è una scintilla della Coscienza Cosmica di Dio. Quando guardate un film, vedete molte figure sullo schermo; ma se alzate lo sguardo, vedete soltanto un raggio di luce che proietta quelle immagini. Similmente, fluiscono dal cervello cinque correnti di energia, gli elementi vibratori creativi di terra, acqua, fuoco, aria ed etere che si condensano per materializzare questo corpo fisico sullo schermo della creazione.

La vibrazione cosmica, l'Om, struttura tutta la creazione fisica, incluso il corpo umano, attraverso la manifestazione di 5 tattwa (elementi): terra, acqua, fuoco, aria ed etere. Queste sono forze vibratorie intelligenti. Senza l'elemento terra non ci sarebbe alcuna materia solida, senza l'elemento acqua non ci sarebbe lo stato liquido; senza l'elemento aria non ci sarebbe stato gassoso e senza l'elemento fuoco non ci sarebbe calore. Senza l'elemento etere non esisterebbe lo sfondo sul quale produrre lo spettacolo cosmico.

La vibrazione cosmica creativa entra nel corpo dell’uomo attraverso il midollo allungato e da qui si divide nelle 5 correnti elementali per azione dei 5 chakra, o centri, inferiori: coccigeo (terra), sacrale (acqua), lombare (fuoco), dorsale (aria) e cervicale (etere). I film una volta erano muti; ora c'è il suono, e si stanno facendo esperimenti con gli odori in modo che, quando vedrete un giardino sullo schermo, sentirete anche il profumo dei fiori.

Quando quelle forme prodotte dalla luce potranno essere rese reali anche al tatto e al gusto avrete prodotto i quintuplici aspetti della creazione di Dio. I cinque sensi per i quali l'uomo ha conoscenza del creato, hanno le loro corrispondenze nelle cinque elettricità elementali: etere (suono), aria (tatto), fuoco (vista), acqua (gusto) e terra (odorato), dalle quali fu materializzata la creazione. Un giorno tutto il mondo vi apparirà come una specie di film: forme di luce reali alle cinque percezioni sensorie.

Le cose terribili che succedono oggi nel mondo sono tremendamente reali; ma se siete capaci di vederle come creazione di luci e d'ombre, comprenderete ch'esse sono soltanto spettacolo, una parte del gioco di Dio. Voi state solo sognando di avere un corpo di carne. Il vostro vero sé è luce e coscienza. Non siete il corpo fisico. La visibilità del corpo trae in inganno la nostra coscienza materiale. Se coltivate la super-coscienza, la consapevolezza del vostro vero sé, cioè dell'anima, realizzerete che il corpo è semplicemente una proiezione di quel invisibile sé interiore. Allora potrete fare del corpo qualsiasi cosa. Ma non tentate di camminare sull'acqua per il momento!

Al cinematografo vi lasciate affascinare dalle immagini che vedete sullo schermo. Sembrano così reali! Non siete consci della luce sopra le vostre teste, per mezzo della quale vengono proiettate quelle immagini. Ma se alzate gli occhi, potete vedere che il visibile procede dall'invisibile, le forme sullo schermo escono tutte da quell'unica luce proveniente dalla cabina di proiezione. Qual è la differenza tra la luce e le immagini? Se non ci fosse la luce, potrebbero le immagini materializzarsi? Analogamente, se non ci fosse l'uomo invisibile, non ci sarebbe alcun uomo visibile.

Quando l'uomo invisibile lascia il corpo, la forma fisica si disintegra. Coloro che capiscono il sottile rapporto fra l'uomo visibile e l'uomo invisibile possono smaterializzare e rimaterializzare il corpo fisico a volontà. I grandi Maestri che hanno raggiunto la realizzazione di Dio sono in grado di organizzare gli atomi a volontà per creare qualsiasi forma desiderino. Noi ci avviciniamo a quel periodo evolutivo in cui realizzeremo in modo sempre maggiore che siamo in realtà esseri invisibili, cioè anime. Vivere unicamente nella coscienza di questo visibile corpo di carne ritarda l'evoluzione dello spirito, perché il corpo è soggetto alle sofferenze di malattie, incidenti, povertà, inedia e morte.

Non dovremmo desiderare di considerare noi stessi come questo corpo visibile, vulnerabile e distruttibile. L'uomo invisibile in noi non può essere ferito o ucciso. Non dovremmo, allora, sforzarci maggiormente, per realizzare la nostra natura immortale sconosciuta? Sviluppando la conoscenza di questo io invisibile saremo in grado di controllare l'uomo visibile, come fanno i grandi Maestri. Anche quando l'uomo visibile è nei guai, colui che è consapevole dei suoi divini poteri quale uomo invisibile interiore, può rimanere distaccato dalla sofferenza fisica. Come acquisterete questo controllo?

Dovete imparare, per prima cosa, a vivere maggiormente in silenzio; dovete imparare a meditare. In principio può sembrare una cosa poco interessante; siete stati in contatto così stretto con questo corpo visibile che avete difficoltà, ora, a pensare a qualcosa che non siano i suoi continui mali, desideri, esigenze. Ma fate lo sforzo. Tenendo gli occhi chiusi, ripetete in continuazione: “Sono fatto a immagine di Dio. La mia vita non può essere distrutta in alcun modo. Sono l'uomo invisibile eterno.”

Quel uomo invisibile è fatto a immagine di Dio, libero com'è libero lo Spirito. Nell'uomo visibile stanno tutti i guai e tutte le limitazioni del mondo. Ogni volta che siamo consci del nostro corpo siamo legati alle sue limitazioni. Perciò i grandi Maestri ci insegnano a chiudere gli occhi e a ricordarci, con la meditazione sul sé invisibile, che non siamo limitati a ciò che può fare il corpo fisico. Io ero solito affermare con profonda convinzione: “Non sono limitato da questo mio corpo fisico. Dovunque io voglia andare, sono istantaneamente là.”

Potrete dire: “Questo è soltanto un pensiero.” Bene, ma che cos'è il pensiero? Tutto ciò che vedete è il risultato di un pensiero. Voi non potreste visualizzare nulla senza il pensiero. Il pensiero invisibile conferisce a tutte le cose la loro realtà. Perciò, se potete controllare i processi del vostro pensiero, potete rendere visibile qualsiasi cosa; potete materializzarla col potere della vostra concentrazione. Supponete di stare seduti in silenzio e che io vi chieda di concentrarvi su questo tempio nel quale siamo raccolti.

Voi continuerete a tentare di concentrarvi, finché la vostra mente non sarà entrata nel più profondo; allora vedrete il tempio esattamente qual esso appare ora ai vostri occhi fisici. Pensieri invisibili possono essere materializzati in esperienze visive. Se chiudete gli occhi, non potete vedere il vostro corpo, eppure esso è reale per voi. Perché pensare che l'io invisibile sia irreale, solo per il fatto che non potete vederlo? Nella meditazione voi penetrate nel buio dietro gli occhi chiusi e fate convergere l'attenzione sull'anima, l'io invisibile dentro di voi.

Imparando a controllare i vostri pensieri e a interiorizzare la mente mediante tecniche scientifiche di meditazione datevi dal Guru, gradatamente vi evolverete spiritualmente: le vostre meditazioni si approfondiranno e il vostro sé invisibile, l'immagine animica di Dio in voi, diverrà reale per voi. In questo gioioso risveglio della realizzazione del Sé la limitata coscienza del corpo che appariva così reale diviene irreale, e voi sapete di aver trovato il vostro vero, invincibile sé e la sua unità con Dio.

Comprenderete anche come l'uomo invisibile sia “legato” al corpo fisico: mediante gli attaccamenti, cioè, i legami mentali ed emotivi dei desideri per certe esperienze sul piano fisico. Quando con la meditazione più profonda riuscite a sciogliere quei legami, l'uomo invisibile sarà libero e voi saprete di essere una vera immagine di Dio. Cercate di scoprire quel uomo invisibile tenuto in cattività nella giungla delle sensazioni fisiche e della materia.

Se una volta comprendeste l'uomo invisibile e il miracolo del suo corpo fisico esteriore, del suo secondo corpo di luce e del suo corpo interiore fatto di idee, vi rendereste conto di quale meravigliosa creazione siete! Concentratevi su quel invisibile sé. L'uomo visibile è un'illusione; l'uomo invisibile interiore è reale. Quando saprete questo, saprete che non siete carne e ossa; siete l'indistruttibile uomo invisibile. Non potete morire! Non soffermatevi più sul pensiero di invecchiare e di essere pronti per la tomba. Vi state preparando unicamente per lo stato d'immortalità! Nulla muore. Il modello ideazionale del vostro corpo è sempre presente nell'etere.

Vi formate il concetto che i vostri cari, dopo la morte, siano scomparsi per sempre, solo perché non avete il potere di concentrazione necessario per poterli vedere nelle loro forme sottili nel mondo astrale, là dove si trovano. Fissate la mente su questa verità, e ogni volta che avete un momento tranquillo, ripetete a voi stessi: “Sono un'immagine del pensiero di Dio. Sono eterno, da sempre libero di spaziare nel regno di Dio”. Voi siete quel uomo invisibile che non conosce morte e mai la conoscerà. Perché non realizzare adesso la vostra immortalità?

I vostri due occhi fisici vi inducono erroneamente a pensare che questo mondo di dualità sia reale. Aprite il vostro occhio spirituale e vedete la vostra forma invisibile. Se, nel silenzio interiore, il vostro occhio spirituale è aperto, l'invisibile diviene visibile. Ogni volta che pensate, sognate, o vi concentrate profondamente, siete quel uomo invisibile. Egli è reale, l'uomo visibile è un'ombra. Dimenticate l'ombra e rammentate il reale. Siate uno con l'uomo invisibile, il riflesso di Dio.” (Paramahansa Yogananda)

giovedì 4 agosto 2016

I nodi del cuore



“Dimentica il passato. Le vite umane
di tutti gli uomini sono oscurate
da molte infamie.”
(Sri Yukteswar)

“Nascendo abbiamo ereditato problemi impersonali di matematica affettiva che ci tocca sbrogliare nel più intimo di noi stessi. Ognuno di noi significa molte cose per il suo prossimo. Delle cose che non sono “noi” ma che lo diventano.

Dai genitori ai figli, dai fratelli alle sorelle, dagli amici ai nemici, identificazioni, proiezioni e riflessi hanno tessuto inestricabili labirinti di ambizioni, di paure, di sensi di colpa, di rivalità e di lutti. I nodi del cuore si complicano e si trasmettono da un’anima all’altra, fino a quando un eroe - magari noi - risolve l’enigma e recide il filo della sofferenza.

Le persone sono, le une per le altre, riflessi deformati del proprio ego. Volevo essere ricco e ho frequentato la caricatura di un capitalista. Volevo essere intelligente e ho incontrato questa caricatura di genio. Volevo essere buono e mi sono sposato con questa caricatura di donna smarrita. Erano tutte proiezioni del mio ego.

Ma tale persona corrisponde per me a tale aspetto del mio ego, corrisponde probabilmente a tutt’altra cosa per un’altra persona. Devo anche capire che sono io stesso, per gli altri, una proiezione del loro ego e, ancora di più, una proiezione differente per ognuno di loro. Gioco di illusioni. Una volta realizzato appieno tutto questo, quando lo vediamo nettamente e distintamente, possiamo ancora arrabbiarci con qualcuno?

Tutti gli esseri che incontriamo “sono” noi stessi. Ciascuno di loro porta una parte essenziale del nostro enigma, sono messaggi cifrati, misteri che dobbiamo chiarire per capirci e diventare quelli che siamo. Nostra madre, nostro padre, i nostri fratelli e le nostre sorelle, i nostri congiunti, i nostri figli, i nostri amici, i nostri colleghi, sono altrettanti arcani da svelare, tanti messaggi che la nostra anima invia a se stessa.

Ciascuno di questi esseri è il nostro stesso essere. Ci costituiscono. Detengono il segreto della nostra identità. E questo può estendersi all’intero universo: il luogo dove viviamo, la nostra società, la nostra epoca. Ci hanno creato e li creiamo.

Questa produzione reciproca e paradossale non va intesa nel modo in cui il vasaio modella il vaso, ma piuttosto nel modo in cui il sognatore produce il sogno che fa il sognatore. Chi sono tutte queste persone che siamo? Nel momento in cui sogniamo siamo il sogno.

Nel nostro ambiente si trovano sempre segni di altre vite possibili (di persone, di luoghi, di libri, di parole…) e che ci possono aiutare a trovare il sentiero del nostro essere profondo. Bisogna ancora possedere questi segni e seguire con ostinazione il filo che porta all’uscita dal labirinto. Siamo pronti a fare incontri che possono essere sconvolgenti?

La sofferenza fisica ci avverte molto spesso delle emozioni nascoste: qualcosa non va nella nostra situazione. Siamo troppo lontani, ancora troppo lontani, ancora troppo lontani da noi stessi. Il corpo sensibile è un libro sigillato dove si iscrivono a caratteri cifrati segnali che provengono da un mondo invisibile.

Il nostro corpo non smette di parlarci. Ma bisogna sentirlo. Le situazioni nelle quali sei immerso così come le persone che ci circondano sono come un secondo corpo, più distante del nostro corpo di carne, ma altrettanto rivelatore dello stato della tua anima. Puoi leggere nel tuo mondo il riflesso confusionario, deformato, cifrato del tuo viso interiore.

Il tuo mondo rappresenta il tuo cuore a caratteri cifrati. Puoi traslocare, trasformare la tua situazione familiare, cambiare mestiere, farti nuovi amici, scoprire luoghi sconosciuti, aprirti a interessi differenti. Questo contribuirà senz’altro alla tua metamorfosi poiché il mondo che ti circonda modella e nutre la vita della tua anima.

Ma tutto questo non serve a niente se riproduci altrove situazioni analoghe. È impossibile fuggire da se stessi. Non scambiare il segno con ciò che questo segnala. L’ego ricostruisce inesorabilmente l’ambiente che lo nutre.” (Pierre Lévy, Il fuoco liberatore, Luca Sossella ed., 2006)

martedì 2 agosto 2016

Dalla tua parte



“Lo spirito dell’infanzia
mette il cielo nelle tue azioni.”
(Dugpa Rimpoce)

“Se riesco a far sì che tu odi te stesso, mi sarà più facile dominarti - e ancor più addomesticarti - e questo è ciò che erroneamente definiamo la nostra “educazione”. La società stessa ti insegna ad essere sempre insoddisfatto in modo da indurti al consumismo, un consumismo che ha sì assicurato dei benefici economici alla società, ma le ha anche fatto pagare un prezzo molto alto: la guerra.

Non potrai mai amare gli altri se detesti te stesso. Amare significa non commettere violenze e rispettare la libertà; l’amore, infatti dice: “Io sono dalla tua parte, non contro di te”. Finché esigiamo di essere un modello adattato a uno stampo che ci va stretto e viviamo con una maschera dietro alla quale celiamo i nostri egoismi, le nostre invidie e le nostre amarezze, genereremo frustrazione e violenza, oltre all’ipocrisia e fomenteremo le guerre.

Ci reputiamo pacifisti, ecologisti e ci scandalizziamo delle torture e dei crimini, ma… hai pensato a come contrastare questo seme di odio intorno a te? Per prima cosa bisognerebbe bandire dal nostro cuore l’amarezza, il disincanto e il disamore che favoriscono l’odio, come rivendicazione delle nostre umiliazioni e delle nostre sconfitte.

Riconoscere questo implicherebbe già iniziare a conoscere l’origine della nostra malattia e a curarla in noi stessi prima che negli altri. Dovremmo toglierci la maschera “delle occasioni” tirare fuori i crucci più reconditi e i desideri inconfessati. Forse così riusciremmo a conoscerci e, una volta accettata la nostra vera condizione, potremmo gradualmente considerare gli altri alla pari senza scandalizzarci delle loro debolezze.

Da qui credo si potrebbe avviare partendo dalle radici, lo sradicamento della violenza. Bisogna tornare ad essere come bambini che non nascondono le loro armi né le loro debolezze, ma dicono in faccia ciò che pensano e, per sfogare la collera, a loro basta tirare un paio di cazzotti e gettarsi a terra, senza che rimangano tracce di rancore.

Per contrastare il seme dell’odio intorno a noi, inoltre, dovremmo riconoscere l’enorme abisso che abbiamo scavato fra il modo di essere e di esprimersi del bambino e il nostro. Mi riferisco ai due mondi che abbiamo separato e opposto l’uno all’altro: il mondo naturale, sincero e spontaneo, e il mondo artificiale, pino di insidie, di apparenze e di trappole.

Nel migliore dei casi, potremmo arrivare a chiederci se valga la pena di lavorar e di sforzarci così tanto per lasciare ai bambini un mondo così complicato e pazzo sotto ogni punto di vista. Per il momento, dobbiamo avere l’umiltà di fermarci a pensare se non sia più proficuo e sensato ascoltare i bambini, osservarli, comprenderli e imparare da loro, invece di avere la certezza di essere dei modelli adatti perché loro cerchino di copiarci. I bambini sono mutevoli e capricciosi, ma non si vergognano e non cercano di nasconderlo.

Quando Gesù ci chiede di dare la vita per gli altri, vuole che ci allontaniamo dal nostro “ego” per riuscire a offrirci così come siamo alla verità, dove siamo tutti fratelli. Chi è il più grande del Regno dei Cieli? Gesù dice che chi non diventa un bambino non entrerà nel Regno dei Cieli. Perciò, colui che prende atto dei propri limiti entrerà certamente nella fratellanza universale; questi non considererà nessuno inferiore a sé, perché vede la propria piccolezza e perciò sarà mite e umile.

I “grandi” non servono nel Regno dei Cieli perché umiliano e dominano gli altri. Nel Regno dei Cieli “i primi saranno gli ultimi” perché colui che ha una funzione maggiore sarà maggiormente responsabile e quindi servirà gli altri. La grandezza sta nel servire gli altri. quando sei semplice e umile perché non ti ritieni superiore a nessuno e accetti la tua verità, sei più vicino alla saggezza di Dio: “Ti benedico, Padre, perché hai rivelato questo ai semplici e l’hai nascosto ai potenti.”

I bambini crescono con la sensazione di avere dei genitori contro. Tuttavia, se non fai violenza al bambino, nemmeno lui ha voglia di essere violento. La prima cosa da fare per aiutare il bambino represso a cambiar, consiste nel cercar di eliminare dalla sua coscienza la legge che gli è stata imposta: la coscienza del “bene e del male” è il contrario della presa di coscienza.

Prendere coscienza significa svegliare la sensibilità: una sensibilità che non ha bisogno della “coscienza” bensì della coscienza per essere felice. Se sei cosciente, sei sveglio e sensibile a tutto, vedi le cose coscientemente, con gli occhi trasparenti e per quello che sono e così non entra in gioco nessun senso del male e del bene. La verità è.” (Anthony De Mello)

domenica 31 luglio 2016

Semplicemente essere…



“Come per un uccello è naturale
volare nel cielo, così per l’anima
è naturale librarsi nell’onnipresenza.”
(Paramhansa Yogananda)

“È una delle domande fondamentali per un ricercatore: la differenza tra fare ed essere. Voi siete nati come esseri. Nell’utero di tua madre, tu sei un semplice essere. In seguito la vita comincia a insegnarti a fare delle cose: come avere successo, essere ricco, essere famoso, essere potente. Ci sono mille e un "come" e attorno a te il mondo intero è impegnato a fare una cosa o l'altra. In realtà, ci sono mille cose che possono essere fatte. per esempio, se vuoi il denaro, devi lavorar sodo, oppure prendere una via più facile, diventando però un criminale.

Se vuoi essere un politico potente, devi dimenticare del tutto la moralità e l'umanità. Devi dimenticare tutti i grandi valori della vita, devi concentrarti solo su una cosa: la tua ambizione di potere. E devi fare di tutto: giusto o sbagliato, buono o cattivo, qualsiasi cosa ti aiuti a realizzare la tua ambizione. Non devi preoccuparti di contenuti e fini; quando avrai il successo, qualunque cosa tu abbia fatto sarà ritenuta giusta. Il tuo successo cambierà i mezzi sbagliati rendendoli giusti, e il tuo fallimento cambierà i mezzi giusti in sbagliati.

Vedendo la situazione, uno comincia a seguire le vie del mondo, si mette a correre per raggiungere la meta, per essere riconosciuto, per avere rispettabilità: è pronto a fare qualsiasi cosa. Ma più si è coinvolti nel fare, più ci si allontana da s stessi. Ogni azione ti allontana da te stesso e più lontana è la meta, più tu sei lontano da te stesso. Il non-fare può aiutarti a realizzare te stesso, a essere te stesso.

Non si tratta di fare; tu devi imparare un'arte totalmente diversa dalle arti che si basano sul fare. Devi imparare a essere semplicemente silenzioso, senza correre in alcun luogo, senza mete nel futuro, o desideri di possedere cose mondane. Rilassandoti in te stesso - al punto che il tempo si ferma, la mente si ferma - tu semplicemente sei. Una sorta di essenza... questo è il tuo essere. Nella sua purezza, esso è il più bel fiore dell'intera esistenza. Fiori di loto e rose ne sono molto invidiosi.

Allorché avrai assaggiato una sola goccia di nettare dell'essere silenzioso, distaccato, concentrato, la tua vita cambierà, perché questo assaggio è qualcosa che nessuno è mai riuscito a dimenticare, al contrario, questo assaggio del proprio essere fa dimenticare il mondo intero. In realtà, adesso tu non hai alcuno mondo interiore o, anche se lo hai non ne sei consapevole, che quasi è la stessa cosa.

Se ci sia o no, per te non fa alcuna differenza; tu conosci solo il mondo della materia e degli oggetti. Tu conosci ogni cosa intorno a te, eccettuato te stesso. Tu sei illusorio e il mondo intero è reale; il denaro è reale, il potere è reale. Tu... perfino tu non sai chi sei. Non ha mai incontrato te stesso... Nessuno ti ha lanciato la sfida di esplorare te stesso. L'uomo ha accettato le sfide dalla Luna, dall'Everest e da Marte... e continua ad andare avanti, senza conoscere se stesso.

Fino al momento in cui ogni azione - e perfino i pensieri sono azioni - si ferma, non riuscirai a sapere cos'è l'essere, perché l'azione è come una cortina di fumo che ti avvolge. Ci sono talmente tanti pensieri, tante emozioni, tanti sentimenti, tanti stati d'animo... tu sei circondato da una parete invisibile, ma molto spessa, quasi come una muraglia cinese. Una macchina può corrervi in cima: è larga come una strada. Ma è invisibile.

Pertanto continui a portarti dietro questo peso per tutta la vita, diventando sempre più infelice, senza sapere che l'infelicità non è la natura dell'esistenza. L'infelicità è creata dall'uomo, l'esistenza è pura giocosità, pura beatitudine. È un canto, è una danza, è una celebrazione continua che dura tutto l'anno.

Quando smetterai di agire, di fare, quando raccoglierai la tua consapevolezza al centro più intimo della tua individualità, potrai vedere una porta che si apre su un altro mondo: l'altro mondo, il mondo sacro. All'esterno si distende il mondo dell'azione. All'interno si distende il mondo dell'essere. L'azione è mondana, è necessaria, ma non può rendere la tua vita una gioia in se stessa.

È necessaria per la sopravvivenza, ma la sola sopravvivenza non è sufficiente per danzare. Per danzare hai bisogno di energia straripante, che non puoi più contenere. E uno dei miracoli della vita è che con le grandi azioni produci piccole cose, prive di valore intrinseco e, senza alcuno sforzo, l'essere schiude infinite aperture su tesori che non hai mai neppure sognato.

Tu hai solo sentito delle parole -beatitudine, estasi, samadhi, nirvana, illuminazione- nomi diversi per indicare la medesima situazione. Sei giunto a casa, così totalmente che il mondo esterno, a volte molto reale, è diventato simile a un sogno che hai visto da qualche parte e dimenticato. Ecco perché i mistici hanno definito il mondo illusorio, maya, e definiscono il mondo dell'essere, la realtà suprema.” (Osho Rajneesh)