martedì 11 dicembre 2018

In progressione …



Non dimenticarlo
camminiamo sopra l’inferno
guardando i fiori.
(Issa)

Pensare all’universo in termini di luce, frequenze ed energie di varia frequenza, nelle modalità che ci sono familiari grazie allo studio della luce fisica, non è un atteggiamento semplicemente metaforico; è invece un modo di pensare naturale e potente perché la luce fisica è un riflesso di quella non fisica.

La luce fisica non è quella della vostra anima: viaggia infatti a una determinata velocità e non può andare più forte.La luce dell’anima è invece istantanea: non esiste intervallo di tempo tra l’intenzione carica d’amore di una figlia nei confronti del padre e l’istante in cui l’uomo si rende conto di tale intenzione.

L’istantaneità è quindi una componente molto importante della vostra esistenza. Nella realtà non fisica le decisioni che prendete in merito al modo in cui usatela vostra energia hanno effetti istantanei, perché sono tutt’uno con chi e che cosa siete.

Le forme di energia emanate dalla vostra anima possiedono le caratteristiche dell’istantaneità: quelle emesse dalla vostra personalità seguono il cammino della luce fisica. La paura, per esempio, è un’esperienza della personalità. L’anima può essere confusa e lontana dalla luce, ma non vive la paura.

Se l’anima sperimenta l’assenza di luce di una parte di se stessa, la personalità vive questa assenza di luce come paura, che appartiene quindi alla personalità e di conseguenza allo spazio e al tempo. L’amore incondizionato appartiene all’anima, ed è istantaneo e universale, oltre che privo di limiti.

Così come la luce visibile è una porzione del «continuo» di energia di frequenze graduate che si estende al di sotto e al di sopra di ciò che può scorgere l’occhio umano, il «continuo» della luce non fisica si allarga al di sopra e al di sotto della gamma di frequenza in cui esistono gli esseri umani.

L’esperienza umana è una particolare gamma di frequenza nel continuo della luce non fisica esattamente come la luce visibile è una specifica gamma di frequenza nel continuo della luce fisica. Altre forme di intelligenza vivono in altre gamme di frequenza.

Non si tratta di luoghi diversi o lontani: come accade ai raggi infrarossi e ultravioletti, molte altre frequenza e gamme di frequenze coesistono all’interno dello spettro della luce visibile, anche se noi non riusciamo a vederle. Allo stesso modo, le forme di vita che sono caratterizzate da diverse gamme di frequenza di luce non fisica convivono con noi, pur non essendo visibili al nostro occhio.

Nel luogo esatto in cui vi trovate in questo momento esistono molti esseri o gruppi di esseri diversi, ognuno attivo e sulla via dell’evoluzione nella sua realtà personale e secondo certe sue precise modalità. Queste realtà si fondono con quella in cui vivete proprio come la radiazione delle microonde vive a contatto diretto con la luce visibile, ma non è percettibile all’occhio umano.

La nostra specie si sta evolvendo da una gamma di frequenza nello spettro della luce non fisica in un’altra più elevata: si tratta dell’evoluzione della personalità che si basa sui cinque sensi nella personalità multisensoriale, più raggiante e carica di energia.

Tale personalità è consapevole della luce all’interno della sua anima ed è in grado di percepire le forme di vita invisibili alla personalità che si basa sui cinque sensi, e di comunicare con esse. L’universo è una gerarchia che non ha un punto più basso e uno più alto.

Tra i suoi vari livelli c’è la comprensione del fatto che le percezioni più elevate possono far parte (e sono incoraggiate in tal senso) dell’esperienza degli spiriti dei piani inferiori che lottano per ampliare la loro consapevolezza.

Di conseguenza, un livello più elevato di assistenza è sempre disponibile. Siete coinvolti in questo processo, sebbene la vostra personalità non ne sia consapevole, perché si svolge tutto a livello della vostra anima.

Ci sono molte cose di cui la personalità che si basa sui cinque sensi non è consapevole, e molte che persino una personalità multisensoriale evoluta non ricorda fino alla fine della sua incarnazione, quando arriva il momento di tornare alla realtà non fisica.

Voi non siete consapevoli delle numerose esistenze delle personalità passate e future della vostra anima, ma l’intensità delle parti del vostro essere deriva direttamente da queste esistenze, proprio come alcune delle vostre relazioni.

Se un aspetto del vostro essere si manifesta fisicamente, per esempio quello del maestro o del guerriero, ecco che vengono connessi aspetti non fisici che sono anche attivi e dal mondo non fisico di cui siete parte, e al quale siete legati partecipano alla dinamica dell’insegnamento o del combattimento.

L’aspetto del sé che voi portate in un momento fisico rappresenta una forza incredibilmente più significativa e complessa. La nostra assistenza non fisica deriva da gamme di luce non fisica che hanno una frequenza più elevata della nostra.

Le intelligenze che ci guidano e assistono, in modo inconscio nel caso della personalità che si basa sui cinque sensi, e a livello invece consapevole nel caso di quella multisensoriale, nell’ambito della creazione occupano una posizione superiore alla nostra, e di conseguenza l’aiuto che ci forniscono è molto più elevato rispetto a ciò che noi stessi siamo in grado di darci.

La personalità che si basa sui cinque sensi associa il rango all’interno di una gerarchia con vari livelli di valore, e lega un rango inferiore nell’ambito di una gerarchia a un valore inferiore, a una minore capacità di controllare gli altri e a una maggiore vulnerabilità. Dal punto di vista dell’universo, tutti i ranghi della creazione sono di uguale valore e sono altrettanto preziosi.

Se viene visto attraverso occhi carichi di autentico potere, un essere umano che riveste una posizione superiore nella creazione appare più capace di vedere senza ostacoli, di vivere con amore e saggezza, e possiede un desiderio e una capacità maggiore di aiutare gli altri a evolversi nello stesso amore e nella medesima luce.

Ogni anima umana possiede guide e maestri, che sono figure ben diverse. Le guide possono essere considerate come esperti in determinati settori, i quali vengono convocati per una consultazione. Se state scrivendo un libro, per esempio, realizzando un progetto o magari organizzando un certo evento, avete a disposizione una guida che possiede le qualità del calore, della creatività o dell’intuizione che vorreste infondere nel vostro lavoro.

I maestri agiscono su un livello più personale di coinvolgimento, sebbene siano energie impersonali che noi personalizziamo e con cui sentiamo un legame di tipo personale. Un maestro non fisico vi porta sempre più vicini alla vostra anima, attira la vostra attenzione sul sentiero verticale e sulla differenza che lo distingue da quello orizzontale.

Il sentiero verticale è quello della consapevolezza, della coscienza e della scelta consapevole. La persona che sceglie di crescere dal punto di vista spirituale e di coltivare la coscienza del proprio sé superiore si trova su tale sentiero, caratterizzato dalla chiarezza.

Il potenziale per la creazione di chiarezza e l’esperienza del contatto con il vostro maestro non fisico sono una cosa sola. Il sentiero orizzontale soddisfa la vostra personalità, ed è quello percorso per esempio dall’uomo d’affari che dedica la sua intera esistenza all’accumulo di denaro.

Per quanto possano variare le sue vicende, alla fine sono sempre uguali: se guadagna molti soldi, soddisfa la sua personalità che rimane invece delusa se gli capita di subire perdite finanziarie. Un individuo del genere non serve il sé superiore, e di conseguenza non facilita la sua crescita spirituale.

Una persona che intraprende rapporti interpersonali solo per gratificare i suoi bisogni, per esempio le sue esigenze sessuali o emozionali, ad un tratto si accorge che tutte le relazioni sono essenzialmente identiche, che le persone che compaiono nella sua vita sono sostituibili, e che le varie esperienze sono tutte uguali fra loro: questo è il sentiero orizzontale, nel quale ogni nuova esperienza non è del tutto nuova, ma è semplicemente qualcosa di più del solito.

Vivere relazioni di sostanza e profondità richiede un approccio e un modo di affrontare le relazioni con coscienza e preoccupazione per il proprio partner: questo è il sentiero verticale.

Ciò non significa che l’apprendimento non sia possibile in ogni situazione, e che quando un sentiero orizzontale non è più appropriato all’apprendimento di un’anima, quella stessa anima non se lo lasci alle spalle. Prima o poi, tutte le anime intraprendono la ricerca del vero potere. Ogni situazione serve a questo scopo, e ogni anima lo raggiunge: il sentiero verticale inizia con la decisione di farlo in modo consapevole. (Gary Zukav, Una sedia per l’anima, Corbaccio)

domenica 9 dicembre 2018

Ciò che ci circonda



“Non ho particolari talenti, sono soltanto
appassionatamente curioso.”
(Albert Einstein)

Quando gli scienziati arrivarono a penetrare nel sistema dell’atomo, cominciava un’epoca nuova per l’umanità. Constatarono, con stupore, che l’oggetto apparentemente più denso, era fatto soltanto di spazi vuoti dove era solo movimento: crollava un idolo. Non si trattava più di materia, ma di energia, forma invisibile delle potenze nascoste dell’universo.

Si scopriva che la materia è soltanto apparenza, che l’universo è tutto dinamismo: è vita. Il vecchio materialismo subiva il colpo più consistente nella sua parte che riteneva «scientifica». Se i nostri occhi acquistassero la capacità di vedere la struttura intima della materia, anche solo fino alla stadio di elettroni e di protoni, ogni oggetto e ogni distanza sparirebbero in una visione di punti che girano intorno a vari nuclei centrali.

Ma più fantastico e meraviglioso ci apparirebbe ciò che ci circonda, se i nostri sensi acquistassero la capacità di vedere e di sentire oltre i ristretti confini della loro limitata percezione. L’invisibile e l’inudibile sono divenute realtà, inimmaginabili, anche per gli uomini di più alta fantasia. L’energia può assumere forme ignote a noi o da noi inconcepibili, al di sopra e fuori degli schemi mentali umani.

Esistono mondi nello spazio cui non possiamo arrivare neppure con i nostri più potenti telescopi, e vi sono piani di vita che oltrepassano la nostra intelligenza e la nostra capacità di comprensione: la vita è una scala infinita che non sappiamo come incominci né dove arrivi.

Anche se la realtà dovesse essere diversa dalle concezioni e dalle immaginazioni umane, non avrebbe importanza. Essenziale è sapere che quel «quid» che noi abbiamo denominato Spirito, Scintilla Divina o Individualità, che costituisce la nostra vera essenza, può rivestire forme diverse, anche inconcepibili dalla mente, usare energie ben superiori alle nostre capacità.

Noi stessi, quando avremo abbandonata l’attuale forma fisica, nella materia, saremo soltanto quel «quid» perché noi siamo essenzialmente Spirito, Scintilla Divina, che può rivestire altre forme e altra materia. I più potenti telescopi dei grandi osservatori astronomici hanno portato l’occhio umano a vedere mondi lontani, appena percepibili, a distanze incommensurabili.

Ma l’universo è così infinitamente grande che si ignora persino il numero delle galassie. È stato calcolato recentemente che la distanza delle più lontane è di decine di miliardi di anni luce. Vi si possono trovare forme di vita che l’uomo è incapace di vedere, di sentire, di immaginare.

Negarne l’esistenza deriva dal rapportare tutto a se stessi come fanno quelli rimasti al sistema tolemaico, cioè i materialisti. Ma ciò è soltanto espressione di visione ristretta e miope. Ma è assurdo ritenere che l’uomo sia il più progredito e solo, in questa infinita scala degli universi?

Vi sono luoghi nello spazio dove l’evoluzione ha proceduto armoniosamente e si è raggiunto uno stato di coscienza superiore. Da migliaia di anni altri esseri hanno raggiunto lo stadio in cui gli uomini saranno tra migliaia di anni.

I sensi sono i confini che segnano la condizione dell’uomo fisico che nulla sa, perché nulla può percepire di quei mondi vastissimi e innumeri che vivono al di là dei limiti della nostra esperienza vitale.

Dinanzi ad essi, restiamo muti, senza nulla comprendere, perché trascendono le nostre comuni capacità. Lo spettroscopio ci rivela che a noi sfuggono immense serie di vibrazioni di colori che oltrepassano il nostro campo visivo, sia nel senso più elevato come in quello più basso della materia.

Abbiamo occhi e non vediamo, abbiamo orecchie e non sentiamo. Il mondo dei sensi è la prigione nella quale siamo confinati e ci restringe entro limiti molto angusti. Così oltre i sedicimila cicli al secondo non riusciamo a percepire nessun suono: è la zona degli ultrasuoni.

Il limite della nostra vista è il violetto. Oltre, esistono raggi le cui radiazioni l’occhio umano non percepisce e alle quali non è sensibile. Non percepiamo il magnetismo, i raggi cosmici, l’elettricità, le onde radiotrasmittenti, l’infrarosso, la radio attività, le onde dinamo, i raggi gamma, l’irradiazione delle piante, degli animali e così via.

Tante sono le cose per le quali i sensi fisici sono impotenti. Man mano che si sale sui piani più elevati, i sensi fisici sono inutili perché essi sono validi soltanto per una ristretta parte del piano fisico, ma non arrivano oltre. Essi possono percepire la veste delle cose, non la loro essenza che appartiene ad un altro piano.

Così come non vediamo il coraggio, non si percepisce il valore, la tenacia, l’intelligenza, il timore, eccetera. La natura ha posto limiti provvidenziali ai sensi dell’uomo, ha però provveduto affinché le sue relazioni con tutti i piani di vita fossero non solo possibili ma attive e continue.

I sensi servono per il mondo limitato in cui vive, mentre per le relazioni con la vita infinita l’uomo possiede in sé la potenza delle sue facoltà superiori. Non si vuole accennare soltanto alle facoltà extrasensoriali che non sono in possesso di tutti, almeno nello stesso grado, ma a quella facoltà di intuizione che tutti dovrebbero attendere a sviluppare.

Per mezzo di questa si può ampliare la nostra visione del mondo e arrivare là dove la percezione sensoriale, limitata al mondo materiale, è del tutto indifferente. Infatti, i mondi invisibili e quelli pur materiali ma lontani, sono assolutamente irraggiungibili dai mezzi comuni.

L’uomo non è tutto nei sensi fisici che sono la parte di lui più materiale e perfino ingannevole. Ciò che è fuori dal raggio della percezione sensoriale può essere da lui percepito con le facoltà superiori di cui è dotato, e prima fra tutte l’intuizione.

Egli ha facoltà che trascendono i sensi, proprio per le relazioni con i piani e i mondi dove gli strumenti ordinari di percezione non possono arrivare. Anche le facoltà extrasensoriali sono sempre più in via di sviluppo, in gran numero di uomini delle nuove generazioni, e lo saranno ancora più nella futura società, quando gli uomini saranno più evoluti. Con esse, i confini del proprio mondo saranno sempre più allargati.

Ma anche allora resteranno dei limiti invalicabili, segnati per ciascuno dal proprio gradino di evoluzione spirituale: mondi invisibili e inudibili, piani dove si potrà raggiungere soltanto dopo graduale progresso. Oltre i propri limiti, per ciascuno, è mistero e silenzio, zone mute, dimensioni ignote.

La grande mistica spagnola del 500, S. Teresa d’Avila, ha scritto che il paradiso più che un luogo è un modo di essere dello spirito. Al di là, per ciascuno, è la dimensione che non riesce a raggiungere perché è oltre il proprio raggio di vita. Non necessariamente luogo fisico, ma espressione di vita.

Vi sono piani infinitamente diversi che vanno dai più densi a quelli più sottili, in una scala e in una gamma di vibrazioni, di energie tali da qualificare i diversi stati di coscienza relativi al grado evolutivo raggiunto.

L’al di là può indicare tutto ciò che vive oltre i nostri ristretti confini, i mondi che noi ignoriamo, dove la vita, pur se in forme diverse, è certamente più attiva e più raffinata di quella grossolana in cui noi viviamo.

La più grande parte della vita universale si svolge sui piani che nessuna facoltà umana riesce a percepire. Neanche l’uomo più evoluto può toccare gli estremi limiti di questa vita infinita perché là vivono esseri immensamente a lui superiori.

Se l’uomo vedesse questi piani di vita, non potrebbe reggere: sono livelli oltre gli schemi comuni che l’uomo non può comprendere né concepire perché sono i mondi dello spirito. Il materialista per il quale il mondo dello spirito è una frontiera irraggiungibile, chiuso nella capsula dei sensi, nega perché non comprende.

Per lui, anzi, è un mondo impossibile.Impedimento a intuire, per molti, sono le incrostazioni intellettuali e l’appesantimento di certo distorto uso della ragione e la negazione preconcetta: ostacoli che sono indice di immaturità spirituale.

Ciò che l’uomo meno evoluto considera inesistente perché fuori dalla sua penetrazione sensoriale, sono i piani di vita di più alta vibrazione dove la vita è più ricca e intensa: la sua anima, ancora chiusa, non può vedere né sentire. (Amadeus Voldben, Il protettore invisibile, Ed. Mediterranee)

giovedì 6 dicembre 2018

Irradianti e assorbenti



“Per un guerriero, la vita è un esercizio di strategia.”
(Carlos Castaneda)

Ogni essere, animato o inanimato, non solo emette onde, vibrazioni positive o negative, ma ha pure un determinato potenziale di assorbimento di onde da altri esseri. Tutti, dunque, chi più chi meno, si è, nello stesso tempo, irradianti e assorbenti. I libri sulla tipologia umana trascurano queste due categorie. Vi è pure una categoria intermedia, neutra, che non è né l’uno, né l’altro, ma partecipa dell’uno e dell’altro. Le due categorie principali possono, a loro volta, avere altre sotto-categorie.

È necessario imparare a distinguere con quali energie veniamo a contatto, se sono irradianti o assorbenti, quale ne sia la qualità e la misura, che cosa irradiano e che cosa assorbono. Ciò è importante per la salute fisica e psichica. Ma è necessario soprattutto distinguere se sono energie positive o negative. In questo particolare caso, si considera positivo o negativo valutando dal proprio punto di vista. Si è come in una strada in pendenza che vista dall’alto è una discesa, mentre dal basso è una salita.

La irradiazione o l’assorbimento sono considerati un fatto negativo da chi ne è danneggiato, mentre è valutato positivo da chi ne ha un beneficio. L’energia vitalizzante più pura e genuina è quella della natura che penetra in noi. Si avverte in maniera particolare quando la primavera torna a svegliare le cose dormienti. Ma l’inquinamento dell’atmosfera è oggi tale che, ogni giorno, nell’ambiente in cui viviamo, noi assorbiamo dei veleni, sia mentre respiriamo, sia nei cibi, nelle vivande, sia mentre pensiamo.

Energie pure e vitalizzanti si accumulano dove si trovano dei bambini riuniti insieme: esse formano un’aura gioiosa e florida che le persone sensibili colgono come entrando in un giardino colmo di fiori. È l’età ancora genuina, in crescita. Tutti i giovani ne possiedono in varia misura. Il segreto della vitalità di molti insegnanti è proprio nel contatto quotidiano con queste energie fresche che irradiano i loro fluidi vitali a coloro che li avvicinano.

Questa osmosi giornaliera di energie vitalizzanti è un arricchimento di vitalità per chi ne ha più bisogno. È pure ben noto lo scambio di energie a beneficio della vitalità tra giovani e anziani, tra persone conviventi, e la simbiosi tra sposi di età diversa, tanto giovevoli alla salute di chi è meno giovane.

Consideriamo, per un momento, i vari tipi di persone irradianti e di assorbenti e, in particolare, che cosa irradiano e che cosa assorbono, e tutto ciò in quale misura. C’è chi irradia energie benefiche e assorbe quelle negative: è l’azione dei veri guaritori. Gli irradianti positivi sono una benedizione per tutti perché diffondono benessere e serenità intorno a loro, e taluni perfino lontano; aiutano coloro che avvicinano.

Talvolta la loro presenza, senza che nessuno se ne renda conto, è benefica, portatrice di calma e quiete. Di Gerolamo Cardano si racconta che dove veniva a trovarsi si calmava come d’incanto ogni agitazione. Un giorno, a Milano, mentre due si stavano battendo alla spada, cessarono subito di battersi mentre il Cardano si trovava a passare di lì, e si riconciliarono. Quelli che emanano proiezioni ed energie positive sul piano fisico sono gli uomini sani ed esuberanti; sul piano psichico sono gli ottimisti; sul piano spirituale sono gli uomini progrediti nel cammino spirituale, i santi di ogni religione e gli yogi.

Ma purtroppo esistono pure gli irradianti negativi, quelli nocivi che spandono intorno a sé energie dannose e agitazione. Sono essi l’origine di tante disarmonie in certi ambienti e di malesseri anche fisici che affliggono chi li avvicina. Sono coloro che, mentre irradiano energie malefiche, assorbono dagli altri quelle positive. È un’azione vampiresca che si effettua dal piano fisico a quello psichico, nociva al massimo per coloro che ne sono le vittime.

Ogni individuo, anche senza averne coscienza, ha un duplice potenziale: positivo e negativo. C’è chi usa questo potenziale di emissione in combinazione con forze negative (superbia, ira, lussuria, ecc.) in modo dannoso nei riguardi di altri, i quali in tal modo assorbono negatività con le conseguenze funeste che esse producono. C’è chi attribuisce ciò al demonio e ricorre agli esorcismi.

Ma il demonio è una creazione dell’uomo che lo ha ideato nella propria limitazione, creando un simbolo del male e gli ha dato una forma sensibile. È necessario, invece, curare questa che è una vera malattia. Soltanto chi usa questo potenziale di emissione in combinazione con forze positive di bene e di amore può produrre effetti meravigliosi e benefici per sé e per gli altri. (Amadeus Voldben, Le influenze negative, SugarCo ed.)

martedì 4 dicembre 2018

Le irradiazioni



“Devi essere più forte dei pensieri
e delle suggestioni degli altri.”
(Paramhansa Yogananda)

Tutto ciò che vive, dall’atomo all’uomo e oltre, possiede in sé una energia intrinseca, una forza naturale di trasformazione e di evoluzione che, nello stesso tempo, agisce irradiando intorno. Inoltre, ogni essere subisce a sua volta le irradiazioni degli altri. È un’azione reciproca che nell’unità della natura, con le forze di attrazione e repulsione, lega in un insieme armonico tutte le forze del cosmo e le manifestazioni vitali dell’uomo, degli animali, delle piante, dei minerali e dei pianeti.

Noi siamo in comunione col tutto: la vita è ciò che si dà e si riceve, in uno scambio che è armonia dell’universo. Sono innumerevoli le influenze che si agitano o si esercitano intorno a noi e in noi stessi. Ognuno irradia la propria carica interiore, fatta del colore dei pensieri di cui ordinariamente si alimenta e dei sentimenti che lo muovono.

Noi siamo bombardati dalle radiazioni che l’umanità emana nei vari campi di attività. Le immagini, le parole sciamano in onde che s’incalzano, onde pensiero di miliardi di uomini che s’incrociano, si inseguono, si espandono dalle antenne radio e televisive, dalle telescriventi e dai nastri magnetici.

Sono influssi diretti e indiretti, provenienti non solo da persone, ma anche dalle cose, vicine e lontane, influssi volontari e involontari, dalle più diverse origini; onde psichiche di altri uomini, viventi e disincarnati, onde pensiero, elettromagnetiche, energie positive e negative che agiscono su tutti i piani.

La vita universale, degli uomini e delle cose, si mantiene per mezzo di queste influenze reciproche nell’equilibrio dei mondi fatto di azioni e reazioni. Si dà e si riceve. Nella natura tutto è vita e ogni cosa è viva; non esistono cose morte. La materia non è quella cosa inerte sulla quale un ottuso materialismo aveva basato le sue assurde teorie.

Le rocce stesse, i minerali, le acque sono viventi. La polvere, il cristallo, il ferro, tutto è vivo. Ogni oggetto, anche apparentemente inerte, racchiude una vita: è un’energia invisibile, impregnata di ultrasuoni, di infrasuoni, di vibrazioni capaci di essere captate da chi ha sensibilità da percepire le sensazioni sottili.

La psicometria lo ha dimostrato con tante esperienze, e ogni oggetto può narrare la sua storia, anche quella più remota al sensitivo col quale si mette in contatto. Non c’è molecola d’aria che non vibri di messaggi. Ne siamo investiti da ogni parte. E noi ci troviamo in mezzo a tutto ciò. I più sensibili ne risentono maggiormente.

Per questo, oggi come non mai, vi sono persone stanche, angosciate, nervose. Logorio? Presentimenti di qualcosa che incombe sull’umanità al limite della resistenza? L’emotivo vive in una sofferenza continua perché vittima di ciò che si agita fuori e nella parte interiore di sé, senza la capacità di domare queste forze, estranee a lui, né di uscire dal loro raggio di azione.

L’uomo, immerso in questo oceano di radiazioni che lo penetrano in ogni atomo fisico e psichico, ne viene influenzato in tutta la sua esistenza. Secondo Ramakrishna ciò che muove gli uomini ad agire ai livelli inferiori è “la femme et l’argent”, il sesso e il denaro. Su questi due perni si svolge in prevalenza ogni attività da parte di chi non ha ancora compreso i valori reali della vita.

In verità, sesso e denaro occupano gran parte delle menti umane. I pensieri irradiati e quelli ricevuti hanno per oggetto questi due meschini obiettivi. È necessario difendersi da tutto ciò per non essere fuorviati e travolti; è necessaria una difesa valida per rimanere se stessi. L’uomo non potrebbe resistere a questo immane bombardamento se non fosse protetto dalla corazza delle sue stesse limitazioni che sono pure, nello stesso tempo, il suo tormento.

Le antenne radiotelevisive, i parafulmini, gli impulsi elettronici non esistono soltanto nel mondo fisico. Non c’è da stupirsi che l’uomo sia stazione trasmittente e ricevente, collegata con tutti i piani della vita, quello fisico, psichico e spirituale, nei quali sono operanti le stesse leggi che agiscono in modo analogo.

L’anima, la psiche, lo spirito operano più e meglio di ogni strumento materiale. L’uomo è la più perfetta macchina che esista, immensamente più efficiente di quelle che lui costruisce, mentre la sua anima ha dimensioni infinite.

Le radiazioni che riceve sono delle più diverse qualità: deve difendersi da quelle che potrebbero nuocergli sia che vengano dalle cose come da quelle che partano dagli altri uomini, mentre, per il suo vero bene è necessario che si affidi in modo da trasmettere sempre radiazioni benefiche, le quali, per legge di natura, torneranno, poi, a lui.

Le relazioni dell’uomo con tutti i piani della vita sono continue. E non potrebbe essere diversamente. Certo, le stazioni trasmittenti sono tante, ma nella maggior parte trovano le stazioni riceventi incapaci di captarne i messaggi. (Amadeus Voldben, Le influenze negative, SugarCo ed.)

giovedì 29 novembre 2018

Il segreto della bellezza



Il grande pittore Wu-Tao-Tzu ricevette l’incarico dall’imperatore:«Dipingi un quadro che mi riveli il segreto della bellezza». Per la sua opera gli venne dato un muro del palazzo. Se si fosse rifiutato di dipingere, gli sarebbe stata tagliata la testa. L’artista si chiuse per vari mesi a lavorare. Il giorno in cui annunciò che l’opera era terminata, l’imperatore, accompagnato dalla corte e dal boia, andò a sedersi di fronte alla tenda che celava il muro.

«Spero di conoscere il segreto della bellezza per usarlo a sostegno del mio potere!» mormorò ansioso il monarca. Wu-Tao-Tzu scostò allora la tenda e rivelò un paesaggio vasto come il mondo, in mezzo al quale si levava una montagna. Tutti lo guardarono rapiti. Passata la prima impressione, l’imperatore parlò:«È un bel paesaggio, niente di più! Ma dov’è il segreto che ti ho chiesto?»

Il pittore rispose:«Lo possiede lo spirito che vive nella caverna ai piedi di questa montagna.» In quello stesso istante, ai piedi della montagna si aprì l’imboccatura di una caverna. Il pittore continuò:«Ciò che è lì dentro è così bello che nessuno potrebbe esprimerlo. Maestà, le mostrerò come ottenerlo!» Il pittore batté le mani, diventò piccolissimo ed entrò nella caverna. Il masso che faceva da porta si richiuse dietro di lui. Il dipinto, poco a poco, cominciò a svanire. Nessuno rivide più Wu-Tao-Tzu.

Possiamo dire che l’imperatore e il pittore sono due aspetti di uno stesso essere: il primo, sottomettendo il mondo alla sua volontà, ossia, pensando “la realtà è ciò che credo che sia” e velando sempre più la verità con l’ombra crescente del proprio ego individuale, vive prigioniero della sua mente. Il secondo, invece, abbandonandosi alla volontà di ciò che veramente è, dopo essersi liberato dal suo ego individuale, di ogni legame emotivo, di ogni desiderio di permanenza, di ogni abuso di potere, si immerge nell’Essenza impersonale e diventa tutt’uno con il mondo.

Non vi è in lui spettatore né spettacolo, è impossibile definirlo. Il segreto della bellezza, che sfugge ad ogni concetto razionale, consiste nel diventare bellezza. All’imperatore rimane solo il ricordo del pittore che è diventato invisibile fondendosi con la propria opera. Questo ricordo lo trasformerà.

Anche se non potrà comprendere intellettualmente la bellezza - splendore della Verità - lei, la bellezza, contribuirà dall’invisibilità, a dare fluidità al suo stagnante mondo soggettivo. L’imperatore, usando un’altra immagine, cercherebbe di ridurre un fiume ad un lago. Il pittore, invece, si immergerebbe nella corrente e si lascerebbe trascinare fino all’oceano infinito. (Alejandro Jodorowsky, La risposta è la domanda, Ed. Mondadori)

domenica 25 novembre 2018

La Sua Voce



“Un cammino è necessario.
Se non si può fare in ascesa
di finisce col farlo in discesa.
Questa è la fatale legge della vita.”
(Pietro Ubaldi)

Pietro Ubaldi nasce a Foligno il 18 agosto 1886 da una antica famiglia della “mistica Umbria” quasi “all’ombra di san Francesco, una figura che giganteggiò nel suo spirito” come scrisse nell’opera autobiografica “Storia di un uomo”. Nacque sul tardi di una sera d’agosto “in una semplice casa di un antico rione dalle anguste vie” come penultimo di molti fratelli. La sua famiglia era molto agiata, essendo una derivazione del ramo che diede i natali al famoso giurista Baldo degli Ubaldi.

Per questo il padre lo avviò alla professione di avvocato e, approfittando della propensione del giovane per le lingue che imparava come se emergessero da un sogno, gli aprì uno studio per clienti stranieri a Roma. Ma il ragazzo non era portato per il diritto e lasciò la professione legale dopo due anni. Visse di rendita per qualche tempo, poi rinunciò all’eredità paterna e iniziò a lavorare per mantenere la famiglia malgrado discendesse da una delle famiglie più famose e nobili dell’Umbria.

La scelta di rinunciare alla ricchezza fu vista da tutti come un sintomo di follia, ma fu una scelta matura, lucida e frutto della volontà di non assecondare l’ingiustizia della ricchezza eccessiva che egli vedeva come un’ingiustizia e uno sfruttamento del più debole da parte del più forte, per cui fece l'esperimento totale del dettato evangelico. Sfruttando la sua laurea qualificata ottenne una cattedra come insegnante di inglese a Modica, in Sicilia, dove restò nell’anno scolastico 1931.

Nel 1932 ottenne il trasferimento dalla Sicilia al Liceo Ginnasio “Mazzantini” di Gubbio dove restò fino al 1952 quando decise di trasferirsi in Brasile dove lo reclamava un numeroso gruppo di estimatori che lo conosceva per merito di un ciclo di conferenze metafisiche che aveva tenuto nel paese. Dal 1952 fino alla morte visse in Brasile dove morì il 29 febbraio del 1972 a 86 anni e mezzo come egli stesso aveva predetto.

Ubaldi ebbe la prima esperienza delle sue facoltà medianiche la notte di Natale del 1931 mentre era a Modica. Dopo quel evento Ubaldi iniziò a scrivere messaggi che gli venivano suggeriti da un Essere Superiore, tramite quella che egli chiamò “La Sua Voce” che gli dettò opere che saranno tradotte nelle più importanti lingue compreso l’arabo. La sua esperienza iniziò come la percezione iniziale di una Voce che gli sussurrava all’orecchio destro ma, con gli anni, essa divenne sempre più interiore fino ad affiancare, con la sua presenza, la coscienza cosciente dell’udente.

La comunicazione si fece tanto intima che non furono più necessarie le parole, ma diventò un’intuizione istantanea di concetti e di idee che gli sorgevano repentine nell’intimo. Ubaldi lo racconta nell’opera “Le Noùri” in cui difese le sue idee e che vinse un concorso bandito per una collana di biosofia diretta da Gino Trespioli. Nello scritto afferma la tesi che il pensiero si trasmette per onde e che è possibile captarlo. Anzi, scrisse che questa sarebbe stata la scoperta futura che, dopo la scissione dell’atomo, avrebbe offerto la novità più importante che avrebbe unito la scienza alla religione.

Secondo Ubaldi, l’organo preminente per la ricezione delle “noùri” o “correnti di pensiero” è l’epifisi cioè la ghiandola pineale. Organo preminente ma non il solo, perché l’intera scatola cranica ha la funzione di essere la cassa di risonanza per la ricezione di noùri. La ghiandola pineale è situata al di sopra degli occhi e anche Cartesio credeva fosse il centro dell’anima. Ubaldi afferma che la ghiandola pineale ha la funzione di mettere in contatto l'uomo con tutti gli esseri viventi dell’universo.

Quello che accomuna tutti gli esseri senzienti è il fatto che siamo dotati di mente, la nous greca, perciò la noùri è “vibrazione di pensiero” e unità di intelligenze, perché il pensiero si trasmette per mezzo di onde. Ubaldi conferma l’ipotesi secondo cui, migliaia di anni fa, la ghiandola pineale era molto sviluppata e permetteva un contatto telepatico tra tutti gli esseri della terra. Ma, con la progressiva materializzazione del corpo umano, la facoltà telepatica era regredita, perciò la ghiandola si era atrofizzata ed era rimasta attiva solo in pochi uomini che dicono cose sublimi ma sono incompresi, emarginati e uccisi.

La stessa tesi la afferma Julian Jaynes in “La mente bicamerale” dove dice che, in origine, esisteva solo la “forma mentale dei micenei o mente bicamerale”. Le due camere della mente erano occupate, rispettivamente, dal dio-guida e dall’uomo-oggetto che era il suddito a cui tale dio impartiva ordini o direttive che sembravano giungere dalla “voce” del dio. A quei tempi, dice Jaynes, prevaleva il senso dell’udito e l’oracolo, la divinità, lo spirito, parlavano all’orecchio umano per cui l’umanità restava in ascolto. Oggi, invece siamo dominati dal senso della vista per cui crediamo solo a ciò che vediamo come lo scettico Tommaso.

Anticamente dominavano i vati, i profeti e la poesia orale, perciò faceva testo la parola e si credeva a quello che si udiva, e ciò spiega la struttura bicamerale della mente con i due emisferi specializzati in funzioni diverse. Questo fu intuito da Roger Sperry che ebbe il Nobel per aver scoperto le specializzazioni dei due emisferi cerebrali: per cui l’emisfero destro è la sede del sentimento, di assonanze, melodie, suoni, colori, spazi, mentre l’emisfero sinistro è la sede del ragionamento, cioè di “peso, calcolo e misura” ovvero delle facoltà logiche.

Cosa rivelò la “Voce” la prima volta che parlò a Ubaldi? Gli disse:«Nel silenzio della notte sacra ascoltami. Lascia ogni sapere, i ricordi, te stesso, tutto dimentica, abbandonati alla mia voce, inerte, vuoto, nel nulla, nel silenzio il più completo dello spazio e del tempo. In questo vuoto odi la mia voce che dice: sorgi e parla: SONO IO. Esulta della mia presenza: essa è gran cosa per te, è un gran premio che hai duramente meritato… Non domandare il mio nome, non cercare di individuarmi. Non potresti, nessuno potrebbe; non tentare inutili ipotesi. Tu mi conosci lo stesso».

L’originalità del fenomeno vissuto da Ubaldi è questo manifestarsi di una medianità attiva, ispirativa e cosciente molto diversa da quella passiva, spiritica che conosciamo in cui il mezzo presta il suo corpo all’entità disincarnata che, il più delle volte, è dello stesso livello evolutivo del medium per cui, i suoi messaggi, spesso provengono da un livello meschino e basso. La sua medianità è cosciente, attiva perché la Voce come scrisse: “era distinta da me, dalla mia normale coscienza quotidiana, poiché essa guidava, consigliava e predicava, e questa seguiva e obbediva, poiché tra le due sorgevano anche discussioni e divergenze in cui cedevo sempre…”

La sua facoltà medianica è il frutto di un raffinamento interiore e di una ferrea disciplina morale a cui si sottopose che lo fece ascendere alle frequenze più elevate a cui potesse ascendere, così che le noùri potessero essere captate. Il suo è un “fenomeno ispirativo” che avviene per una “sensibilizzazione per evoluzione biologica continuata per superiori stadi di evoluzione psichica e ascensione spirituale”.

Scrive in “Le Noùri” che “le religioni sono un orientamento dato dall’Alto allo spirito umano per guidarlo nella via delle sue ascensioni, sono una discesa dello spirito divino attraverso le rivelazioni. In fondo a tutte queste rivelazioni vi è una sola ed unica religione che cammina e in cui, adattandosi alla psicologia dei popoli nelle forme del tempo, l’idea di Dio avanza” quindi i maggiori “creatori del pensiero umano hanno attinto alla sorgente unica. Krishna, Zoroastro, Hermes, Mosè, Buddha, Orfeo, Pitagora fino a Cristo che supera tutti. La verità è una.”

Per Ubaldi, l’intima natura della realtà è pensiero. Quindi “basta un mutamento di coscienza per mutare e spostare tutta la gamma delle mie risonanze interiori, per farmi percepire l’universo quale è nella sua fase superiore … e psichismo esso diventa, come sua reale nuova forma di essere, appena in quella nuova dimensione io abbia saputo coscientemente affacciarmi …” ma tale conquista e il raffinamento delle sue facoltà gli richiese anni.

Nel 1932, Ubaldi si trasferisce a Gubbio e affitta una casetta nella gola del Bottaccione, tra aspri picchi che dominano il tramonto. È una casetta isolata e semplice che egli sente in sintonia con la “forza dei grandi moti tellurici” di una “terra forte e ardita” che ha duramente lottato per assurgere a quelle altezze”. 

Negli ultimi anni si è data molta importanza a questa zona che è stata definita serie magneto-stratigrafica tipo, grazie alle proprietà della gola. Infatti, ogni 420.000 anni si invertono i poli magnetici della terra e le pietre della gola del Bottaccione conservano il ricordo di quell’antico magnetismo poi invertito.

Ubaldi inizia a scrivere la sua opera più importante “La Grande Sintesi” nell’estate del 1932 nella villa di Colle Umberto dove trascorreva le vacanze estive insieme alla famiglia. Chiuso nella stanza della torre, di notte e nel silenzio della campagna, egli gode della quiete necessaria per avere la concentrazione adatta per l'ascolto della voce e per la trascrizione di quello che gli comunica quella Voce che lo ispira.

Scrive velocemente e di getto mentre i suoi familiari dormono, alla “debole luce di una lampada” mentre “la penna scorre rapida e senza rumore” come scrisse nell'autobiografia “Storia di un uomo”.Durante l’anno non riesciva a scrivere, perché il lavoro e la quotidianità della vita familiare non gli consentono di avere la concentrazione necessaria.

Ne “La Grande sintesi” si espone un sistema filosofico di amplissimo respiro in cui si descrive l’architettura dei mondi, il ciclo evolutivo che la materia inerte deve compiere per ascendere fino a Dio attraverso la successione di vita minerale, vegetale, animale e infine esistenza umana. Ubaldi dice che sono necessarie molte vite per compiere questa lunga ascensione, e la reincarnazione è la prova lampante della misericordia di Dio che vuole che tutti siano salvi.

Ubaldi racconta che, la prima idea dell’opera gli venne a 27 anni: passeggiava in riva al mare, sulla spiaggia di Falconara, e: “guardando l’incanto del creato, sentii all’evidenza, rivelazione rapida come folgore, che il Tutto non poteva essere che Materia, Energia, Concetto e Spirito, e vidi che questa era la formula dell’universo: (M=E=C)=S. In cui M uguale a Materia, E uguale a Energia, C uguale a Concetto o Spirito, S uguale a Sostanza. È questa la grande equazione della Sostanza, cioè il mistero della Trinità in cui è incentrata tutta ‘La Grande Sintesi’”.

Ubaldi afferma che l’opera non è frutto della sua cultura essendo una cultura troppo limitata perciò insufficiente a giustificare la forte struttura metafisica e filosofica di un’opera così poderosa che si estende in territori allora inesplorati. È un'opera di alta cultura, tratta materie che egli non ha mai studiato, perciò non può venire dalla sua misera persona e dalla sua preparazione scolastica. La vastissima visione dell’universo e del suo funzionamento anticipa delle intuizioni che ampliano le teorie di Einstein.

Enrico Fermi definì quell’opera: “un quadro di filosofia scientifica ed antropologica etica che oltrepassa di molto i consimili tentativi dell’ultimo secolo” e anche lo stesso Einstein conobbe Ubaldi ed ebbe rapporti epistolari con lui, infatti gli scrisse da Princeton attestando il suo apprezzamento per l’opera. Di grande valore è anche l’aspetto profetico di Ubaldi e le sue idee sul cancro che, a distanza di alcuni decenni, vengono confermate dalla scienza.

Le sue idee vennero considerate incredibili, perché la Voce disse che, nella vita, la lotta è universale. Tutti sono in lotta, sia uomini che animali, perciò c’è lotta anche nella cellula che è come una fortezza positiva accerchiata da forze negative. Se questa fortezza non resiste, se non viene sostenuta da forze positive, la parte negativa che l’assedia prende il sopravvento, e interviene l’anarchia raffigurata dal cancro, la cui cura deve essere primariamente preventiva e psicologica.

Un’altra profezia famosa fu quella fatta in Brasile riguardante la caduta del comunismo in Russia e il risorgere del cristianesimo rinnovato che sarebbe iniziato in Russia, in un tempo futuro. Ubaldi era ben consapevole dell’importanza di conservare le sue opere infatti, nel 1953, scrisse dal Brasile ad una sua amica di Roma dicendo che aveva deciso di espatriare con la famiglia perché era stanco di non avere neppure il necessario per vivere e di seminare sui sassi. Ora viveva in un paese che aveva un terreno più fertile cioè maggiormente disposto ad accettare il suo messaggio.

“Per vent’anni ho elemosinato editori e non posso più logorarmi in questa lotta inutile … Invecchio e il tempo passa. Io devo produrre; è la produzione che resta e non le amicizie, gli articoli, le conferenze, i movimenti, ma i libri - diffusi nel mondo in modo che nessuna guerra possa distruggerli … I libri restano, e io parlo ‘alla gente del Duemila’ la quale, dopo strazi immensi potrà capire. Oggi non si può capire. Non è colpa mia!”

Ne “La Grande Sintesi” egli “insegna a seguire la legge dolorosa e faticosa che consente di ascendere attraverso errori e conseguenti rettifiche espiatorie, con il minore danno e con il maggiore vantaggio possibile, e insegna a sapersi muovere, in quel complesso organismo di forse che è l’universo, senza dolorosamente urtarsi a ogni passo” come scrive in “La nuova civiltà del Terzo Millennio”. Tali idee vanno diffuse, “il tempo e lo sviluppo nervoso e intellettuale umano” ne permettono la trasposizione effettiva nella prassi quotidiana e “questa comprensione oggi non solo è possibile, ma è necessaria.”

In “La nuova civiltà del Terzo Millennio” Ubaldi parla della nuova civiltà che seguirà quella attuale, che sarà una civiltà delle spirito, frutto del travaglio che stiamo vivendo, perciò essa mostrerà un nuovo gradino evolutivo. Ubaldi è un anticipatore dell'uomo del futuro che vivrà sulle vie dello spirito. “Per avanzare è necessario risvegliare, educare, sviluppare una grande sensibilità che vi darà modo di passare da una psiche estyeriore di superficie a quella interiore che è in noi. Questa strada porta alla conoscienza dell'Assoluto.

Fin dal 1972 Ubaldi ci sollecita a lavorare per sviluppare una nuova forma di coscienza che riesca a superare tutte le barriere e le differenze fra gli uomini, in modo che il genere umano possa acquisire una sapienza nuova, una conoscenza nuova. “Siamo ad una svolta nella storia del mondo - egli scrive - e la nuova civiltà del Terzo Millennio è imminente e urge gettarne le basi concettuali.”

Buona erranza
Sharatan

giovedì 22 novembre 2018

Come comunicare?



“Le parole sono portatrici di comunicazione
e di cura solo quando sono parole leggere e profonde,
interiorizzate e calde di emozione, sincere e pulsanti di vita.”
(Eugenio Borgna)

Comunicare è entrare in relazione con se stessi e con gli altri; comunicare è trasmettere esperienze e conoscenze personali; comunicare è uscire da se stessi e immedesimarsi nella vita interiore di un altro da noi: nei suoi pensieri e nelle sue emozioni. Noi entriamo in comunicazione, e cioè in relazione con gli altri, in modo tanto più intenso e terapeutico quanta più passione è in noi, quante più emozioni siamo in grado di provare, e di vivere.

Se vogliamo creare una comunicazione autentica con una persona, se vogliamo davvero ascoltarla, non possiamo non farci accompagnare dalle nostre emozioni. In ogni forma di comunicazione, e soprattutto in quella terapeutica, l’io si confronta con un tu nell’orizzonte di un noi che si fonde, e trascende, l’io e il tu in una nuova dimensione dalla quale si esce cambiati, e non si è più quelli di prima.

Come comunicare? Si comunica con il linguaggio delle parole, con quello del silenzio, e con quello del corpo vivente. Le parole sono portatrici di comunicazione e di cura solo quando sono parole leggere e profonde, interiorizzate e calde di emozione, sincere e pulsanti di vita; ma gli orizzonti di senso delle parole cambiano nella misura in cui accompagnano al linguaggio del silenzio, e a quello della voce, degli sguardi, dei volti e dei gesti, che contrassegnano i modi di essere del corpo vivente.

Questi sono solo alcuni aspetti della comunicazione, che non è unicamente quella della vita quotidiana, ma anche quella terapeutica, nella quale è necessaria una radicale attenzione alle cose che si dicono, e che possono ridestare le più diverse risonanze emozionali in chi ascolta, e in particolare in chi attenda di essere curato. Ci sono parole, parole emozionali (le sole che contano), capaci di creare ponti di comunicazione fra chi cura e chi è curato, e ci sono parole incapaci di farlo: determinando fratture incolmabili fra noi e gli altri…

Nella definizione che ne è stata data da Hugo von Hofmannsthal, il grande scrittore austriaco dalla straordinaria sensibilità e dalle grandi intuizioni psicologiche, le parole sono creature viventi, ma anche, con una definizione ancora più smagliante, sono prigioni sigillate dal mistero, e ogni volta dovremmo essere capaci di aprire queste prigioni, di togliere loro i sigilli, di farne sgorgare i significati, e di scrutarne le cifre tematiche solo apparentemente oscure, e inesplicabili.

Le parole si modulano, cambiano, si modificano continuamente nelle situazioni in cui ci veniamo a trovare, e negli incontri che abbiamo in vita. Le parole non sono mai inerti e mute ma comunicano sempre qualcosa. Le parole sono impegnative per chi le dice, e per chi le ascolta, cambiano di significato nella misura in cui cambiano i nostri stati d’animo, e non è facile coglierne fino in fondo le risonanze.

Le parole, una volta dette, non ci appartengono più, e sono determinanti nell’aprire il cuore alla speranza, o nel condurli alla disperazione. Le parole cambiano il loro significato nella misura in cui si accompagnano al linguaggio del corpo vivente, del sorriso e delle lacrime, degli sguardi e dei gesti, e anche al linguaggio del silenzio: sì, anche il silenzio parla, bisogna saperlo ascoltare, ed esserne in dialogo senza fine.

Ma altre cose si possono dire delle parole. Le parole non sono di questo mondo, sono un mondo a se stante, ma sono anche creature viventi, e di questo non sempre siamo consapevoli nelle nostre giornate divorate dalla fretta e dalla distrazione, dalla noncuranza e dalla indifferenza, che ci portano a considerare le parole solo come strumenti, come modi aridi e interscambiabili di comunicare i nostri pensieri.

Ma le parole che ci salvano non sono facili da rintracciare. Ma, come trovare e come rivivere, le parole che salvano, e creano relazioni? La salvezza non può venire se non dall’ascolto, dall’ascolto del dicibile e dell’indicibile, che ci dovrebbe accompagnare in ogni momento della giornata, e in ogni situazione della vita. Se le parole non nascono dal cuore, se non sono leggere e profonde, gentili e assorte, fragili e sincere, fanno del male, e fanno del male i gesti che non sanno testimoniare attenzione e partecipazione.

Insomma, le parole che non fanno male, le parole che aiutano le persone che vivono nel dolore o nella disperazione non le troveremo mai se non siamo capaci di immedesimarci nelle loro emozioni, e di riviverle per quanto è possibile dentro di noi. Non ci sono ricette, non ci sono consigli, in questo campo, ed è solo necessario affidarsi alle antenne leggere dell’intuizione e della sensibilità personale.

Certo, non c’è comunicazione autentica in vita, nella vita sana e nella vita malata, se non quando si evitano parole indistinte e banali, ambigue e indifferenti, glaciali e astratte, crudeli e anonime. Le parole giuste, insomma, non possono se non essere quelle gentili e silenziose che non rimarcano le differenze, ma colgono le affinità fra chi soffre di disturbi psichici e chi non ne soffre: almeno in apparenza.

Costa fatica, costa tempo questa educazione alla partecipazione ai pensieri e alle emozioni degli altri, ma è dovere, un dovere inalienabile, farlo anche nella vita di ogni giorno; e quante infelicità, quante sofferenze si eviterebbero, e quante speranze animerebbero le relazioni di cura. Ma, ancora, quanta importanza avrebbe la cosa nel cuore delle famiglie nelle quali oggi non si comunica molto, non si ascolta molto, si creano relazioni in autentiche: incapaci di riempire il vuoto e la solitudine che dilagano nella vita di oggi. (Eugenio Borgna, Parlarsi, Einaudi)

domenica 18 novembre 2018

Il profeta dormiente



“Un avvertimento per ogni essere umano:
la collera è un veleno per l’organismo.”
(Edgar Cayce, Lettura 2-14)

L’11 novembre 1931, un uomo comparve davanti al tribunale di New York con l’accusa di esercizio illegale della professione medica. Gli contestavano di avere curato con successo molti ammalati, ma il modo con cui egli ha praticato la medicina ha ridestato la curiosità di un folto pubblico che affolla l’aula. L’imputato è Edgar Cayce che ha dichiarato di aver un dono straordinario: quando si addormenta sotto ipnosi è in grado di vedere l’interno del corpo umano, di identificare l’organo malato, di spiegare le cause della malattia e di prescrivere la cura più adatta.

Le persone che aveva guarito erano molte, le sue cure erano naturali e si rivelavano efficaci. D’altronde, l’associazione che l'imputato aveva fondato era “trasparente” poiché pubblicava testi, faceva assemblee pubbliche ed era in contatto con persone di tutto il mondo: insomma, era tutto perfettamente legale. L’accusato accompagnato dalla moglie Gertrude e dalla segreteria, Gladis Davies, ammise di essere privo di qualsiasi nozione medica e fu dichiarato non colpevole.

In realtà ciò non ci deve stupire perché quell'uomo possedeva doti taumaturgiche straordinarie. Da dove gli venivano quelle straordinarie capacità che il processo rese ancora più note di quanto non fossero? Edgar Cayce era nato nella piccola città di Hopskinville il 18 marzo 1877 da una famiglia fuggita con gli Ugonotti dopo l’abrogazione dell’editto di Nantes. La famiglia era di origini nobile e forse era originaria di Arles, di cui si erano perse le tracce negli archivi fin dal 17° secolo.

Sicuramente cercarono rifugio oltreoceano e, nell’Ottocento, ne ritroviamo i discendenti insediati nel sud caloroso e sorridente dell’America allora agricola. Si era in campagna e la famiglia di Cayce abitava nel sud, dove i contatti con il mondo soprannaturale erano consueti, per cui non ci si stupiva della comunicazione con gli spiriti della natura e con i morti. La sua famiglia abitava in una fattoria e conduceva una vita patriarcale coltivando tabacco, andando a cavallo, cacciando e pescando così come tutta la gente del vicinato.

Il padre disse che Edgar come un neonato bello ed amabile, molto intelligente e pieno di gioia. La sua indole amabile era evidente e lo rendeva interessante perché non era mai capriccioso ma sempre tranquillo e molto docile. Era un bimbo molto sicuro di quello che voleva o non voleva, tanto che già a 18 mesi la madre lo vestì con i pantaloni come i bimbi grandi e lo portava con sé. Edgar la seguiva ovunque e imparò a parlare presto: era socievole e aveva sempre qualcosa di piacevole da dire a chiunque incontrava.

Ben presto divenne l’amico di tutti, perché era un bimbo dolce, e mai piangente o capriccioso. Aveva un indole curiosa e indagatrice, per cui chiedeva il motivo di tutto quello che non capiva, e non si contentava di ricevere delle risposte evasive o parziali. A 2-3 anni dimostrava molto giudizio e una maturità superiore alla sua età per cui fu soprannominato “il Vecchio” in modo affettuoso dai suoi stessi parenti.

Edgar era molto affezionato ai suoi nonni e già prima di arrivare ai 18 mesi li vedeva più volte al giorno. Se venivano a trovarlo i suoi nonni, Edgar tornare con loro e dormire a casa loro, e anche i nonni lo adoravano e lo accontentavano in tutto. Del nonno adorato Edgar disse che era stato un uomo meraviglioso che tutti chiamavano "Il Galantuomo". Quando Edgar era molto piccolo, il nonno lo cullava per addormentarlo prima di metterlo nel letto tra lui e la nonna. E se il bimbo si svegliava, lo cercava con le manine e non si riaddormentava finché non gli accarezzava il viso ornato dalla folta barba.

Andava sempre dietro a suo nonno fin dalla più tenera età, per cui gli vide fare delle cose strane e incredibili che di solito si credono opera degli spiriti. Suo nonno era richiesto da molte persone per intervenire in convegni misteriosi a cui Edgar lo accompagnava e nei quali il bambino lo vide muovere tavoli e altri oggetti senza avere contatti con essi.

Alle sue domande il nonno gli aveva risposto che non sapeva di quale energia si trattasse, ma non aveva voglia di perdere tempo a chiederselo. Era l’8 giugno del 1881, e Edgar aveva solo 4 anni, quando il nonno annegò, e del fatto sconvolgente, il bambino fu unico testimone. Raccontò che era in sella dietro il nonno quando entrarono per la prima volta nello stagno, ma il nonno lo riportò a riva e lo fece scendere.

Poi il vecchio rientrò nello stagno, e il bimbo vide che il cavallo lo disarcionava e, quando le cinghie della sella si ruppero, il nonno non ritornò più a galla. In seguito preferì restare da solo impegnato in dialoghi e giochi con amici che nessuno vedeva. Quando aveva 9 anni, sua zia lo portò a cercare erbe selvatiche nei campi e quando furono arrivati vicino alla stalla dello zio Jim, Edgar disse alla zia che si divertiva molto a giocare nella stalla.

La zia osservò che non capiva che cosa ci fosse di tanto divertente nel giocare in una stalla vuota e abbandonata, ma Edgar spiegò che non era affatto vuota. Ogni giorno incontrava il nonno nella stalla, e il nonno pressava il tabacco e poi fumava. Con lui c’erano dei bambini e delle bambine con cui Edgar si divertiva a giocare. La zia gli ricordò che il nonno era morto da sei anni e che i morti non pressano il tabacco e non fumano. Ma Edgar insisté a dire che era sicuro che fosse il nonno quello che veniva a parlargli.

Era certo che fosse lui perché gli aveva accarezzato la barba come faceva sempre da piccolo e poi i bambini con cui amava giocare li ha visti anche sua madre e non ci aveva trovato nulla da dire. La zia spaventata pensò all’azione del demonio, per cui parlò con sua madre che confermò tutto e aggiunse che non credeva assolutamente che in suo figlio potesse esserci qualcosa di malvagio. Nel frattempo, anche altri parenti iniziarono a rimproverarlo per i suoi “strani” incontri e il bambino imparò a tacere sulle strane esperienze che viveva.

A dieci anni il padre gli donò una Bibbia per incoraggiarlo a leggere ed Edgar imparò e fece la promessa di rileggerla ogni anno, per cui conosceva perfettamente le Sacre Scritture! Le sua fede fu sempre salda e profonda, e neppure il fatto che le sue eccezionali doti medianiche lo misero in contato con idee molto lontane dalla sua mentalità la fece vacillare. Ma da dove provenivano le sue straordinarie doti e le sue rivelazioni?

Le sue eccezionali doti provenivano dalla sua capacità di leggere negli archivi akashici. Come rivelò lui stesso, quando era addormentato, entrava in un grande edificio, nella Sala degli Archivi, e una mano gli porgeva un libro aperto alla pagina che riguardava l’entità o l’avvenimento di cui voleva sapere: lui non faceva altro che leggere quello che vi era scritto. Le registrazioni contenute nel Libro della Memoria di Dio sono il prodotto di pensieri, fatti e azioni di ogni entità, sono energie attive nella vita dell’entità e sono anche le registrazioni della memoria della Natura.

A causa di questa descrizione modesta del suo ruolo Cayce non volle mai descriversi come “guaritore”, ma si presentò come un “psichic diagnostician” che non corrisponde a nessuna professione conosciuta. Di certo era un intuitivo che vedeva nel tempo e nello spazio riuscendo a trascendere il passato e il futuro. Di sé disse di non avere avuta mai uno spirito guida come dicono la maggioranza dei medium, e non si considerò mai un medium, ossia il canale di un’entità disincarnata che agisce per suo tramite.

Quando la famosa medium inglese Eileen Garrett lo incontrò a New York, gli propose uno scambio di letture tra colleghi: in trance, tramite il suo spirito guida, Uvani, lo consigliò di farsi aiutare dagli spiriti. Ma Cayce non volle seguire il suo suggerimento e, nel corso della lettura che fece per se stesso, chiese: “Uvani forse pretende di saperne più del Maestro che l’ha creato?”. È interessante notare che il termine “Maestro” Edgar la riserva soltanto per il Cristo inteso come Spirito eterno del Cristo e non nel senso del Gesù storico. Egli credeva che fosse meglio rivolgersi al buon Dio invece di accontentarsi dei semplici santi.

Leggendo le letture di Cayce vediamo che la base di tutto è la Mente, perché la mente costruisce ogni cellula del nostro corpo fisico. Se ogni malattia nasce nella mente, ne segue che la mente ha il potere di distruggere la malattia. Ecco perché è necessario visualizzare i nostri organi in pieno vigore e in buona salute emettendo i pensieri positivi che facilitano la guarigione. È essenziale, secondo Cayce, avere fede nella potenza della mente!

Questa visione che sembra ottimistica anticipa di molti decenni la concezione olistica della medicina. Per Michael Balint e altri autori, ogni problema mentale o emozionale viene somatizzato nel corpo, per cui è necessario curare anche la mente e il cuore insieme all’organo fisico. Cayce anticipa la prospettiva olistica affermando che l’uomo è un Tutto indivisibile e, in una lettura, disse che ogni entità verificherà coi fatti che esiste un corpo fisico che permette il funzionamento della persone nelle tre dimensioni nel piano terrestre.

Esiste il corpo mentale che funge da energia direttrice per il corpo, per le emozioni e per ogni manifestazione mentale spirituale dell’individuo. Inoltre esiste il corpo spirituale cioè l’anima o la coscienza di vivere che è eterna e nella quale l’entità individuale impara a conoscere le relazioni con la parte mentale e con quella fisica. Tutti i corpi sono Uno nell’entità, afferma Cayce, e la malattia non è che la conseguenza del “peccato” ossia il risultato di errori compiuti sulla Terra.

Il peccato non va inteso in senso clericale, secondo Cayce, ma è la ribellione contro la Verità e la Luce che colpisce il corpo fisico, tempio del Dio Vivente. Lo stato di perfezione che va raggiunto è l’armonia assoluta, corrispondenza finale perfetta dei tre corpi armonizzati e sincronizzati in modo impeccabile. E così diverremo degli Dei! Ma come primo passo è necessario accrescere la Conoscenza perché l’ignoranza è fonte di ogni male, come insegna anche il buddhismo.

La guarigione è sempre possibile perché è la mente che costruisce tutto, ma si deve fare attenzione: nessuno può odiare il suo prossimo senza procurarsi una malattia di stomaco o di fegato. Nessuno può essere geloso o collerico senza avere dei problemi digestivi o cardiaci. L’odio e la gelosia sono figli della paura, e la paura è la causa di quasi tutti i mali di cui soffre l’umanità, ci ricorda Cayce.

Se eliminiamo i veleni della mente con la “purificazione” dai veleni della mente possiamo eliminare anche i veleni che inquinano il corpo e che si manifestano come malattie. L’intossicazione avviene quando la persona è dura di cuore e porta dentro di sé delle emozioni negative che lasciano una traccia negativa nel corpo e nei suoi organi. L'intossicazione si elimina se ci sintonizziamo con la pace, la vita, la speranza e la comprensione, cioé si neutralizza con l’amore e la luce.

Ma tale pulizia va fatta su tutti i tre corpi e se riconosciamo in noi stessi la Verità, se riconosciamo quello che ci è stato rivelato dalla Coscienza Cristica cambieremo gli atteggiamenti mentali rispetto a noi stessi, agli altri e al mondo che ci circonda: tutto ciò si ripercuoterà anche sul corpo fisico. Le ghiandole endocrine sono responsabili del legame fra i tre corpi anche se l’importanza e la conoscenza del ruolo del sistema endocrino non era accurata come avrebbe meritato.

Anche i centri che la tradizione indiana chiama “chakra” sono responsabili di tutte le energie spirituali e mentali che sono la chiave della persona umana. Cayce fu precursore anche della possibilità di avere guarigione tramite la meditazione e la preghiera di cui incoraggiò la pratica fondando un gruppo di guarigione tramite preghiera nel 1931. La sua terapia si basa sulle medicine dolci per cui, ad esempio, proclama la virtù dell’olio di ricino, l’uso dell'olio di oliva a cui Cayce attribuisce il potere di far dimagrire, di correggere la stitichezza, di drenare l’organismo e prezioso anche per impacchi e massaggi esterni.

Nel 1923 Cayce incontra un uomo d’affari, Arthur Lammers, che gli aprì una dimensione inaspettata poiché gli chiese cosa ne pensava dell’astronomia, della cabala e dell’alchimia. A quel tempo Cayce era senza denaro, come avvenne spesso perché si rifiutò sempre di sfruttare le sue eccezionali doti a fini speculativi. Lammers gli offrì di aiutarlo economicamente in cambio di alcune letture personalizzate. Il facoltoso uomo d’affari rivelò che durante la lettura Cayce gli aveva parlato delle sue vite passate e gli aveva fornito il suo quadro astrale ricco di particolari precisi e dettagliati.

Cayce ne restò stupito perché le cose che Lammers affermava di avere ascoltato dalla sua stessa voce durante la lettura non facevano parte delle sue concezioni. Durante le letture emersero le rivelazioni di altre vite passate di Lammers tra cui una vita vissuta ai tempi della guerra di Troia. La questione turbò profondamente Cayce che credeva che nella Bibbia ci fosse tutto quello che era utile sapere, per cui ebbe molte discussione con familiari e amici sulla reincarnazione che, all’inizio, faticò ad ammettere.

Ma non gli fu più possibile ignorarla, anche se l'idea della reincarnazione sconvolgeva profondamente la sua coscienza di cristiano. Alla fine la accettò pienamente e parlò della morte del Battista come di un karma che pagava perché quando era vissuto come Elia aveva ordinato lo sgozzamento di centinaia di sacerdoti di Baal. Più tardi Cayce adottò anche i concetti di karma e akasha per spiegare i meccanismi della legge universale che sta sopra tutte le religioni ufficiali.

Arrivò a persuadersi che la reincarnazione faceva parte, a pieno diritto, degli insegnamenti del Cristo perché rispondeva a quesiti a cui le religioni non sapevano rispondere. La legge di causa e effetto è confermata anche dalla fisica e rafforzata dalla Legge della Grazia. La grazia è l’amore puro, la tenerezza che Dio prova per ogni creatura, ed essa può liberarla dalla rigida legge del karma. Più esattamente, spiega Cayce, quello che conta è guardarsi in faccia e saper risolvere il debito karmico che abbiamo con noi stessi.

Questo significa che dobbiamo lavorare nella situazione di vita in cui ci siamo e nei rapporti con gli altri. I rapporti umani della vita attuale hanno il ruolo di guarire il nostro ego aiutandolo a ristabilire l’armonia con le leggi divine. Il significato di “debito karmico” va sostituito dal termine di “memoria karmica” che è necessario purificare laddove sia negativa. In altre parole, Cayce vuol dire che affrontare la nostra memoria karmica negativa è molto più facile e leggero che accettare il vecchio e pesante concetto di karma.

Ma non è solo una questione di parole, perché con la Legge di Grazia “anche quelle che sono chiamate karmiche diventano semplici impulsi interiori. Accordando la propria volontà alla Via di Cristo, si può impedire che accadano le disgrazie e si possono sormontare le difficoltà, facendo scelte positive che danno gioia, amore e felicità per tutta la vita” conclude Cayce ricordando che “la buona novella” dei Vangeli non è altro che la conferma dell'amore di Dio.

Buona erranza
Sharatan