domenica 31 gennaio 2016

Il cercatore, il sufi e il tappeto




C’era una volta un uomo che sentì di avere bisogno della conoscenza, perciò decise di partire alla sua ricerca. E così l'uomo prese la strada che portava alla casa di un Sufi che era considerato un detentore della conoscenza. Quando l’uomo giunse al suo cospetto gli disse: “Grande Maestro, tu sei un uomo di grande saggezza! Dammi una parte della tua conoscenza affinché io possa farla fruttare e possa diventare un uomo di valore, perché mi sento una completa nullità.”

Il maestro Sufi lo fissò un attimo in silenzio, e poi disse: “Posso darti la conoscenza che mi chiedi, ma in cambio voglio una cosa di cui ho bisogno. Portami un piccolo tappeto affinché possa darlo a chi saprà continuare il mio santo lavoro, e tu avrai la conoscenza che mi chiedi.” L’uomo si mise alla ricerca di un venditore di tappeti e giunse alla bottega ben fornita di un mercante a cui disse: “Dammi un piccolo tappeto affinché io devo darlo a un Sufi che mi darà la conoscenza. Il tappeto sarà dato a chi saprà portare avanti il suo santo lavoro.” 

Il mercante rispose: “Tu mi parli del punto in cui sei giunto e del lavoro che deve fare il Sufi, ma a me cosa me ne viene da tutto questo? Ho bisogno di filo per tessere i tappeti! Portami un po’ di filo e io ti aiuterò.” L’uomo partì alla ricerca di qualcuno che potesse dargli un po' di filo, e arrivò alla capanna di una filatrice e le chiese: “Filatrice, dammi un po’ di filo che devo darlo al fabbricante di tappeti che mi darà il tappeto che potrò dare al Sufi che lo darà all’uomo che proseguirà il suo santo lavoro.”

La donna gli disse: “Ho capito che tu hai bisogno di un po' di filo, ma io cosa ci dovrei fare? Io cosa ci guadagno dalle chiacchiere sul cammino, sul Sufi, sul mercante e sull’uomo che dovrà avere quel tappeto? A me cosa me ne importa di tutto questo? Io ho bisogno di pelo di capra per tessere i fili. Portami un po’ di pelo di capra e io ti darò il filo per tessere il tappeto.” L’uomo riprese la via e camminò per un altro po’ di strada e incontrò un pastore a cui disse tutto compreso quello che cercava. 

Il pastore gli disse: “Ho capito che hai bisogno di avere il pelo di capra per avere la conoscenza, ma a me che ne viene? Io ho bisogno di una capra per avere il pelo di capra. Portami la capra e io ti aiuterò.” Al povero viaggiatore non restò altro da fare che mettersi alla ricerca di un mercante di capre per farsi dare una capra. Finalmente trovò il mercante e gli spiegò le sue necessità, ma l’altro rispose: “E io che ne posso capire di queste cose strane? Tutto quello che so è che tutti si preoccupano solo delle loro necessità personali. Se dobbiamo metterci tutti in fila, allora parliamo anche di quello che serve a me. Se tu mi puoi aiutare, allora torniamo a parlare di capre e tu potrai tornare a pensare alla conoscenza.” 

L’uomo che cercava la conoscenza chiese: “Quali sono i tuoi bisogni?” Il mercante di capre rispose: “Ho bisogno di avere un recinto per le mie capre. Con il recinto sarò tranquillo e potrò evitare che mentre dormo, la notte, le capre si perdano per la campagna. Trovami qualcuno che possa costruire il recinto e io ti darò una o due capre.” Così il ricercatore andò alla ricerca di chi potesse costruire il recinto per le capre, e arrivò alla bottega di un giovane falegname a cui chiese se sapeva costruirlo, dopo avergli spiegato a cosa serviva il recinto. 

Il falegname gli rispose: “Si, potrei costruire il recinto ma - per il resto - potevi  risparmiare il fiato perché i tappeti, i Sufi e la conoscenza sono argomenti che non mi interessano. Ma anche io ho un desiderio e ti sarebbe opportuno aiutarmi, altrimenti non vedo un solo motivo valido per cui dovrei aiutarti.” Dopo queste parole, l’uomo che cercava la conoscenza, chiese: “E quale sarebbe il tuo desiderio?” Il falegname disse: “Vorrei tanto sposarmi ma non trovo nessuna donna che voglia maritarsi con un falegname. Se mi aiuti a trovare la sposa dei miei sogni, io ti aiuterò. Ma prima trovami la sposa e poi risolveremo anche il tuo problema.”

Questa volta la ricerca sembrava diventare sempre più difficile perciò l’uomo che cercava la conoscenza faticò un po’ prima di trovare una donna che gli disse: “Io conosco una giovane che vuole sposare un falegname che può assomigliare al giovane che mi hai appena descritto. La fanciulla ha voglia di sposare proprio uno come lui, e io so dove trovarla. È un vero miracolo che il marito dei suoi sogni esista e che tu mi abbia parlato di questo uomo. Ma io cosa ci guadagno da questo? Ognuno ha bisogno di qualcosa e la gente crede che ci siano cose che devono ottenere assolutamente, ma ai miei bisogni chi ci pensa?”

L’uomo che cercava la conoscenza chiese: “Quali sarebbero i tuoi bisogni?” La donna rispose: “Voglio solo una cosa e la cerco da tutta la vita. Aiutami ad ottenerla e io ti darò tutto quello che desideri. La cosa che cerco - visto che per il resto non mi manca nulla - è… la conoscenza!” A quel dire, l’uomo protestò con calore: “Ma non si può avere la conoscenza senza ottenere il tappeto!” La donna rise e ribatté sarcasticamente: “Non so come sia fatta la conoscenza che cerchi tu, ma sono certa che quella che voglio io, non è un tappeto!” L’uomo protestò:“È sicuro che la conoscenza non è un tappeto, ma se avremo la sposa per il falegname otterremo il recinto per le capre, otterremo il pelo di capra per la filatrice e avremo il tappeto che devo portare al saggio Sufi per avere la conoscenza!” 

La donna restò perplessa per la strana spiegazione e scosse la testa: “Tutto questo discorso mi sembra una gran massa di idiozie senza senso. Per quanto mi riguarda, io non ci credo e non mi prenderò certo lo scomodo di aiutarti!” E malgrado tutte le proteste dell'uomo, la donna non lo ascoltò più e lo mise alla porta. Così l’uomo si ritrovò di nuovo in strada oppresso dalle difficoltà; sentiva la fatica di trattare con persone cocciute ed era molto stanco della confusione che tutti sembravano avere dentro. Tutto quello che vedeva lo faceva disperare sulla capacità di comprensione del genere umano. Si chiese come avrebbe usato la conoscenza, una volta che l’avesse ottenuta, e si chiedeva perché la gente pensava solo ai loro interessi.

Ma poi cominciò a concentrarsi sul tappeto e si mise a vagare senza meta come un vagabondo. Sperava di trovare qualche aiuto e, mentre camminava a caso parlottava tra sé e sé. Un mercante lo sentì e si avvicinò per sentire meglio perciò capì che diceva: “Ho bisogno di un tappeto per darlo all'uomo che può fare il nostro santo lavoro.” Il mercante capì che c’era qualcosa di speciale nello strano vagabondo che borbottava perciò gli disse: “Derviscio errante, io non capisco nulla di ciò che dici, ma ho un profondo rispetto per gli uomini che si sono inoltrati lungo la Via della Verità. Ti prego, aiutami se puoi farlo! So che i Sufi hanno funzioni speciali per la società in cui vivono, perciò ti prego di aiutarmi.”

Il vagabondo disse: “Come posso aiutarti? Io soffro e ho sofferto molto perciò so capire chi ha un problema, ma non sono pervenuto a nulla. Mi sembra evidente che hai un grave problema che ti opprime, ma non io posso aiutarti. Non posso comprare neppure il filo di capra necessario per filare un piccolo tappeto da preghiera. Ma tu dimmi pure cosa ti addolora e vedrò cosa potrò fare.” Il mercante disse: “O uomo fortunato, sappi che io ho una figlia che amo teneramente che è stata colpita da una malinconia incurabile. Ho provato con tutti i rimedi, ma non si è trovata nessuna cura. Ti prego di venire a vederla per dirmi se riesci a guarirla.”

Quel povero padre era disperato perciò l'uomo che cercava la conoscenza non ebbe coraggio di deluderlo, e andò al capezzale della malata. Non appena la ragazza fu lasciata sola con il cercatore, gli disse: “Non so chi tu sia, ma sento che puoi aiutarmi. Vuoi sapere cosa mi opprime? Io soffro perché mi sono innamorata di un povero falegname che ho visto al mercato.“ La ragazza gli rivelò il nome del falegname a cui il cercatore della conoscenza aveva chiesto di fare il recinto per le capre. Allora il cercatore disse al mercante: “Tua figlia si è ammalata perché ama infelicemente un falegname. La povera fanciulla teme che tu non voglia dare il tuo consenso. Io conosco il giovane e so che è un uomo degno di sposarla.”

Il mercante fuori di sé per la gioia accettò il matrimonio e anche il falegname fu felice di sposare la fanciulla dei suoi sogni perciò il loro matrimonio si celebrò nella massima felicità di amici e famiglie. E fu così che il falegname fece il recinto per le capre, che il pastore regalò alcune capre per ottenere il filo, che il cercatore ottenne il filo necessario per avere il tappeto, e quando ebbe il tappeto poté finalmente ritornare dal Sufi. Quando l'uomo che cercava la conoscenza arrivò con il tappeto, il Sufi gli disse: “Finalmente posso darti la conoscenza che mi chiedi. Te la concedo, perché non hai lavorato solo per te stesso ma anche per un altro.”

Buona erranza
Sharatan

giovedì 28 gennaio 2016

Le idee della conoscenza



“Dire che la conoscenza è materiale significa
che in un luogo e in tempo dato ve ne è
solo una quantità definita.”
(Georges I. Gurdjieff)

Come l’uomo è nell’universo così il cosmo è nell’uomo, infatti vediamo che tra l’Assoluto e la Terra esistono 3 Ottave di Radiazione e anche nell’uomo vediamo 3 Ottave di Trasformazione. Il Raggio di Creazione è una scala discendente in cui la materia diventa più densa mentre la creazione discende perciò il peso degli idrogeni aumenta. Invece la materia è rarefatta quando gli idrogeni hanno un numero minore perché l'aumento dell'energia fa sì che gli idrogeni diminuiscano. Quando il corpo umano raffina gli idrogeni che estrae dai suoi nutrimenti non fa altro che trasformare degli idrogeni pesanti in idrogeni più leggeri.

La Scala della Creazione ha due direzioni opposte che la Bibbia mostra con la scala su cui gli Angeli salivano e scendevano che apparve in sogno a Giacobbe. Se abbiamo compreso la teoria degli idrogeni sappiamo che i primi quattro idrogeni: H 6, H 12, H 24 e H 48 sono degli idrogeni “psichici.” E vengono detti così perché servono a liberare le energie psicologiche necessarie a far lavorare i vari centri dell’uomo. Il quinto idrogeno è H 96 che viene definito il “Magnetismo Animale” mentre il sesto idrogeno è H 192 e include tutte le materie gassose compresa l’aria che respiriamo, mentre H 384 è l’acqua e H 768 è il nutrimento fisico.

Se abbiamo capito questo sapiamo che una bistecca, idrogeno 768, esprime l’energia che dà il modo di ottenere l’idrogeno 48 che è necessario per pensare. Ma è pur vero che l’uomo non trova sempre in sé gli idrogeni giusti per un certo lavoro, perciò si vede costretto ad arrangiarsi lavorando con la qualità di idrogeni che già possiede. Poi ricordiamo pure che alcuni idrogeni sono visibili mentre altri idrogeni hanno una densità così impalpabile da risultare invisibili per i nostri occhi. E non va neppure trascurato il fatto che l’uomo può raffinare solo gli idrogeni che la sua qualità di Essere (materia interna) gli consente di trattare.

Tutte queste cose non vanno mai dimenticate e così vedremo che la conoscenza richiede lo sviluppo di una mentalità insolita. Questa mente non deve avere alcuna forma di misticismo ma deve essere molto equilibrata e scientifica. L'insegnamento usa dei paradossi, delle metafore e dei simbolismi, e lo studio di queste cose fa parte della preparazione necessaria a ricevere le idee della conoscenza. La conoscenza si costruisce con il pensiero, ma solo un pensiero ben preparato può trasmettere queste idee e solo una mente ben preparata può riceverle senza rischiare di fare una confusione totale. Le somiglianze tra l'uomo e l'universo servono a farci pensare con il criterio dell’assonanza perché tutto ha possiede una struttura frattale.

Accettando questi strani punti di vista vediamo che esistono leggi sempre uguali che vengono applicate a fenomeni di scala e grandezza diversa. Perciò si capisce perché Gurdjieff afferma che lo studio del cosmo e quello dell’uomo devono procedere sempre insieme. Non si deve pensare al cosmo come ad un mondo di fenomeni quantitativi ma lo si deve pensare come un mondo di fenomeni qualitativi perché solo una struttura di questo genere consente la trasformazione dell'essere e l'evoluzione della vita. Viviamo in un cosmo che è governato da leggi molto logiche, perciò esse prevedono le differenze di qualità che formano le varie scale dell’essere.

Questo è l'unico modo con cui il fenomeno che chiamiamo “vita” può continuare a rinnovarsi e si può evolvere. Perciò dobbiamo vedere la trasformazione come un fenomeno insito nella natura del mondo. La vita è una continua metamorfosi di qualcosa che è inferiore e si trasforma in qualcosa di superiore. Nel corpo umano, questo lo comprendiamo molto bene soprattutto se osserviamo l’Ottava del Nutrimento. Ma se non accettiamo il fatto che viviamo in un mondo mutevole in cui, in ogni momento, c’è qualcosa che muore, il nostro centro Emozionale non può risvegliarsi. Senza trasformazione non esiste sviluppo e senza sviluppo c’è solo degenerazione e morte. Va così, perciò dobbiamo accettarlo come dobbiamo accettare anche tutto quello che non siamo pronti ad accettare ancora.

Questa è la legge dell’universo perciò il Lavoro di Gurdjieff vuole contrastare la tendenza degenerativa che è insita nella natura delle cose ed è attiva anche nell’uomo. Il Lavoro si basa su una totale sincerità interiore perché solo uno sforzo cosciente che proviene dalla sincerità e dalla inossidabile valorizzazione del Lavoro può indurre il cambio dell’essere e il cambio della posizione che l’essere occupa nel mondo. Tutto questo nasce l’Ottava del Lavoro in cui la nota Do è la valorizzazione del Lavoro, perché nulla può iniziare se crediamo che quella cosa non abbia alcun valore per noi.

Non si può apprezzare quello che pensiamo non valga la pena di faticare per avere perché, se qualcosa non ha valore non gli diamo la nostra considerazione. Perciò il Do deve risuonare nel momento in cui conosciamo il Lavoro. Ma risuona solo se sentiamo che le idee del Lavoro cadono in un luogo che è già stato preparato in precedenza dentro di noi, cioè se le idee trovano il Centro Magnetico adatte ad accoglierle, dice Gurdjieff. E, se il nostro Centro Magnetico si è cristallizzato nella parte inferiore e emozionale dei nostri centri, l'approccio con il Lavoro sarà come un amore che brucia troppo e dura poco: forse sarà un sentimento bello, intenso e folle ma non produrrà nulla di realmente valido.

Spesso vediamo l’impostazione della nostra vita amorosa ripetersi nell'incontro con le idee del Lavoro. Il vero sentimento deve sentire sempre la stessa ammirazione, lo stesso mistero e la stessa sensazione di miracolo del primo incontro. Tutti i sentimenti devono sostenersi da soli ed essere rivolti allo stesso oggetto d’amore mantenendo la sua qualità, perciò la stessa saldezza e affidabilità si richiede anche nei confronti del Lavoro. Per questo non basta avere il Centro Magnetico ma è necessario pure che esso non sia posto in basso cioè che non si sia sviluppato nella parte emozionale dei centri. Se vediamo che è necessario conoscere bene l’oggetto del nostro amore e vogliamo sapere come poter entrare in rapporto con lui, non facciamo altro che emettere la nota Re.

La nota Re riguarda “l’Applicazione del Lavoro a se stesso” e se la nota Do non cambia di qualità e prosegue nel sentimento del miracoloso e della venerazione che sentiamo per l’oggetto del nostro amore, anche il Re risuonerà con pari forza. L’uomo deve sentire la differenza che esiste tra la vita e il Lavoro perché una parte delle energie si devono dedicare alla vita e, l’altra parte, si devono dedicare al nostro Lavoro. Ma non si possono confondere i due piani, perché un piano possiede un valore relativo e l'altro ha un valore molto maggiore.

Perciò non si può fare confusione nel “dare a Cesare quello che è di Cesare, e al mondo quello che appartiene al mondo.” Tutto questo vuol dire che non si devono confondere i due ambiti. Si tratta di saper distinguere tra le influenze che vengono dalla vita, che sono create dalla vita meccanica e le influenze che invece provengono dall’esterno della vita e che sono seminate nella vita meccanica. La funzione del Centro magnetico è quella di impedire che ci faccia questa confusione, perciò e se non esistesse al nostro interno, un Centro Magnetico che ci aiuta ad orientarci nessuna evoluzione interiore sarebbe possibile.

Senza un Centro Magnetico riceveremmo le idee del Lavoro nel centri che vanno dedicati alla vita e, invece, useremmo per la vita le risorse che dobbiamo usare per il Lavoro. Senza un Centro Magnetico interno non sarebbe possibile trasformare il sentimento della vita e quello che sentiamo su noi di noi stessi. Dopo aver svolto il suo ruolo il Centro Magnetico diventa inutile: doveva aiutare l’uomo a incontrare la sua Via, ma non può fare altro. L’uomo deve fare da solo, deve proseguire da solo valorizzando le idee del Lavoro e vedendo la verità che esso contiene, deve fortificarsi dal punto di vista integrale perciò si deve valorizzare sempre più mentre ci pensa.

Ogni volta che l’uomo pensa la valorizzazione del Lavoro è maggiore e sempre più cosciente. Perciò ogni volta si rinforza il Do dato dal centro Magnetico che diventa un Do dato in modo veramente cosciente. La terza nota dell’Ottava del Lavoro è Mi detto “La Comprensione delle Difficoltà Personali” e comprende molti aspetti e molte sfumature che possono essere diverse per ogni persona. Infatti ci sono difficoltà che sono collegate al nostro essere e ci sono altre difficoltà che sono collegate alla nostra conoscenza cioè all’accettazione di alcune idee del Lavoro definite come “conoscenza”.

L’aspetto della “conoscenza” nel Lavoro ha molti aspetti che appaiono strani, sconvolgenti e scomodi. Poi ci sono idee che abbiamo sentito mille volte ma che non abbiamo mai riflettuto sotto un certo punto di vista, perciò quel punto di vista diverso è troppo scomodo. Servono nuove otri per contenere un vino nuovo perciò dobbiamo saper pensare in un modo nuovo, perché una nuova conoscenza richiede un modo nuovo di pensare. Non bisogna minimizzare l’aspetto destabilizzante della “conoscenza” che è la parte più difficile e sottovalutata rispetto alla parte che riguarda il Lavoro su noi stessi.

Tutto ciò appartiene alla comprensione delle difficoltà personali che risuona in Mi. Nel Lavoro si insegnano concetti che sono estranei alle forme di conoscenza consuete e questo capita in tutte le dottrine esoteriche. Però il problema della conoscenza riguarda tutto ciò che l’uomo riesce a “sopportare” a livello mentale. Molte cose possono essere insostenibili da concepire e, pur accettando il detto che tutto quello che non ci uccide ci fortifica, mettiamo in conto che la conoscenza è molto costosa, che esige un duro sacrificio e che impone una continua lotta contro se stessi.

Questa è la conoscenza relativa alla conoscenza nel Lavoro che va saputo. Questa è la parte più difficile da accettare perciò va meditata affinché possa penetrare nella nostra mente. Dallo sforzo parte il Lavoro dell’osservazione di sé che non va confusa con il conoscere, poiché osservazione e conoscenza sono due cose diverse. Laddove si presume di conoscere qualcosa spesso non la si osserva più, perché a ciò che si crede di aver capito non si apre nessuna nuova conoscenza. L’attenzione deve essere attiva e diretta, perché l’osservazione di sé è l'atto di attenzione rivolta a noi stessi che sa vedere quello che avviene.

Nulla è troppo buono o troppo cattivo per le persone perciò l’attenzione deve venire dalla parte che osserva lasciando che emozioni e pensieri siamo la cosa osservata. Così si diventa due cose diverse: l’osservatore e l’osservato. Ma pensare è diverso che osservare perciò un uomo può passare una vita intera a pensare solo a se stesso, e arrivare alla fine della vita senza avere capito nulla di come era fatto. È necessario che si sappia vedere tutti gli io come degli aspetti non integri e non connessi di noi stessi. Il fatto di avere dormito tanto ha comportato la separazione tra i centri, perciò è avvenuta una scissione perciò si tratta di vedere questo, e di non negare che tutto ciò fa parte di noi.

Nel Lavoro è necessario osservare con sincerità molte verità scomode come il fatto che le negatività si nutrono di molte energie senza offrire nulla in cambio. Nel Lavoro esiste la pratica del Silenzio Interiore per avere il posto giusto per la percezione di ciò che abbiamo dentro. Vediamo che l’uomo si trasforma in molti io diversi perché non ha nulla di permanente e durevole. Ma dobbiamo stare attenti perché il parlare interiore possiede una lingua insidiosa che usa discorsi malevoli, parlare negativo e confusione di ruoli, perciò può dare solo gli escrementi.

Se osserviamo il parlare interiore sbagliato vediamo che produce solo veleno e discordia, perché quel parlare ama la menzogna o le mezze verità. La vita emozionale viene migliorata se abbiamo disgusto di tutto quello che è velenoso, che è negativo, sgradevole e malevolo. Se non amiamo la menzogna e se siamo assolutamente disgustati da questo diventa più giusto parlare di “purificazione della vita emozionale.” Il Lavoro consiste nell’entrare dentro la caverna di noi stessi e di fare con quello che troviamo tutto quello che vogliamo.

Il Lavoro parte solo dopo che abbiamo formato uno strumento mentale giusto, quando abbiamo formato un nuovo strumento di percezione, e un nuovo apparato per ricevere le impressioni sensoriali. Il Lavoro richiede una nuova proporzione dei vari aspetti di noi stessi perciò aiuta a costruire una percezione nuova e completa di noi stessi. Quando abbiamo la conoscenza, quando sappiamo cosa siamo e quando siamo disposti a faticare per fare questo, allora è segno che lo strumento interno ha iniziato a lavorare per riorganizzarsi e trasformare l’apparato vecchio in un apparato nuovo.

Buona erranza
Sharatan

domenica 24 gennaio 2016

La produzione degli idrogeni



“Per fare l’oro occorre prima avere dell’oro,
senza oro, nessuna possibilità di fare dell’oro.”
(Ermete Trismegisto)

Il Raggio della Creazione inizia con la nota Do emessa in un luogo più alto dell’Assoluto e arriva fino a Re della Terra perciò l’Ottava della Creazione è una scala discendente in cui c'è la successione di note: Do-Si-La-Sol-Fa-Mi-Re. La creazione non potrebbe essere mai un’ottava ascendente, perché questo implicherebbe che esiste un livello che è più elevato dell’Assoluto; e questo è impossibile.

Il Raggio della Creazione è sempre un’ottava che discende mentre l’energia si addensa mano a mano che prosegue la discesa, perché l’energia diventa materia. La materia e l'energia sono soltanto due facce della stessa medaglia. Per questo motivo, in cima al Raggio della creazione troviamo una materia fine e rarefatta mentre, in fondo al Raggio, troviamo una materia densa e pesante. Dobbiamo pensare che esistono molti tipi di materie prodotta dalla creazione tramite i fenomeni retti dalla Legge del Tre e dalla Legge del Sette o dell’Ottava.

Per questo accade che mentre l’energia-materia scende la velocità diminuisce mentre si formano le materie più dense. La materia e l’energia viaggiano sempre insieme, e il loro rapporto è tale che, con il diminuire dell'una registriamo l’aumento dell’altra. La creazione vede delle “condensazioni” che avvengono in vari punti dello spazio. Queste materialità di tipo diverso vengono chiamate “idrogeni” e vengono indicati con H. Gurdjieff dice che idrogeno è il nome di tutte le “condensazioni” che avvengono nell’universo.

L’uomo non occupa una posizione fondamentale perché esistono esseri più elevati. Ma l’uomo possiede la capacità di saper creare materie più raffinate e sottili di se stesso. L’uomo è l’essere che deve ancora evolvere perciò egli può risalire la scala della creazione con un percorso all’inverso. Noi sappiamo che la creazione è sempre un’ottava che va verso il basso, ma non sappiamo che tutte le ottave della macchina umana funzionano all’inverso perciò salgono verso l’alto.

Sappiamo che esistono 4 punti in cui la materia-energia si è addensata, infatti il Raggio della Creazione presenta l’Assoluto, il Sole, la Terra e la Luna. Questi 4 punti sono uniti da 3 Ottave di Radiazione, e la prima ottava si trova tra l’Assoluto e il Sole, la seconda sta tra Sole e Terra, e la terza sta tra Terra e Luna. Se esaminiamo la prima ottava quella che va dall’Assoluto al Sole, vediamo che emette la nota Do che, secondo la Legge del Tre, diventa la conduttrice della forza attiva indicata con il numero 1, mentre la materia sulla quale agisce è il carbonio (C) che ha il massimo di frequenza di vibrazioni e la minima densità di materia.

La nota Si dell’Assoluto sarà la conduttrice della forza passiva indicata con il numero 2, e la materia sulla quale agisce è l’ossigeno (O). E la nota La è la conduttrice della forza neutralizzante indicata dal numero 3, e la materia su cui agisce è l’azoto (N). secondo l’ordine della loro attività queste forze avranno l’ordine di successione 1, 2, 3. Perciò corrisponderanno a carbonio, ossigeno e azoto, ma secondo l’ordine di densità avranno l’ordine di carbonio, azoto e ossigeno cioè 1, 3, 2, perché l’azoto per densità di materia è tra carbonio e ossigeno.

Il carbonio, l’ossigeno e l’azoto presi insieme daranno la materia di quarto ordine cioè l’idrogeno (H) la cui densità è 6. Perciò la prima triade produce l’idrogeno H 6, e con altre moltiplicazioni da essa discendono 12 idrogeni con densità scalare da 6 a 12.288. questi 12 idrogeni rappresentano le 12 categorie di materie che sono contenute nell’universo andando dall’Assoluto alla Luna. Ma se potessimo capire come l’uomo si rapporta a queste categorie di ottave potremmo capire il posto che l’uomo occupa nel cosmo.

Per come siamo fatti, cioè nei limiti delle nostre capacità ordinarie, l’idrogeno H 6 non è riconducibile alle capacità del nostro organismo. Noi possiamo trattare dall’idrogeno H 6 all’idrogeno H 3.072, perché questa è la gamma degli idrogeni che troviamo nell’organismo umano. Il termine “idrogeno” indica un vasto gruppo di sostanze chimiche che ci sono note, e che sono legate a qualche funzione relativa al nostro organismo. Ogni elemento semplice è un idrogeno di una certa densità, pur tuttavia ogni combinazione di elementi che hanno uno scopo preciso per l’uomo e per il cosmo, sono anch’essi degli idrogeni.

Tutte le materie sono degli idrogeni e vengono classificati in ordine alla relazione con la vita e con le funzioni che essi svolgono. Studiando gli idrogeni dobbiamo tener presente che ogni idrogeno include un numero immenso di sostanze differenti, ma che tutte quelle sostanze rappresentano anche un “gruppo cosmico” ben definito. La chimica ordinaria non sa vedere tutte queste correlazioni d’ottava di cui le materie fanno parte, poiché la scienza vede solo l’aspetto visibile dei fenomeni, invece l’alchimia vede la natura dei fenomeni e delle leggi occulte che li governano.

La tavola degli idrogeni, dice Gurdjieff, ci rende possibile lo studio dell’uomo mettendolo in relazione al cosmo. Gurdjieff afferma che: “ciascuna funzione dell’uomo è un risultato dell’azione di sostanze definite, e siccome ciascuna sostanza è in relazione ad un piano definito nell’universo, questo fatto ci permette di stabilire la relazione esistente tra le funzioni dell’uomo ed i piani dell’universo.” La scala degli idrogeni è una scala eretta tra il cielo e la terra, la cui conoscenza consente di capire sia l’uomo che l’intero universo perché tutto il cosmo è interdipendente.

La scala degli idrogeni è collegata anche al funzionamento della macchina umana che Gurdjieff paragona a quella di una fabbrica in cui si spende troppo energia in attività inutili. L’energia è sprecata in tutte le attività spiacevoli possibili e impossibili da immaginare. Tutta l’energia è consumata dal malumore, dal nervosismo, dall’irritabilità, dal sognare ad occhi aperti e da altre occupazioni inutili o dannose. L’energia viene spiegata anche nel cattivo funzionamento dei centri che usano troppo carburante per un lavoro che, effettivamente, non eseguono neppure troppo bene.

Le continue tensioni del corpo, un perenne indugiare in pensieri negativi, e l’attenzione che è rivolta verso persone e attività di scarso valore: tutto concorre nell’inutile sperpero di energie. C’è uno spreco incredibile, a meno che l’uomo non impari a risparmiare le energie e riesca a usarle per lavorare al suo perfezionamento. Poi il problema sarà ancora più complesso, perché l’uomo che ha equilibrato la sua macchina e che vede che essa può rendere molto più di quello che credeva, giunge alla conclusione che la produzione va ancor più aumentata.

Il Lavoro richiesto diventa chiaro se paragoniamo la macchina umana ad una fabbrica di tre piani dove tutto è stato progettato per dare un altissimo rendimento. La vita ordinaria non consente questo, perché solo una piccola parte della macchina è usata per produrre il minimo necessario. Far lavorare una fabbrica in questo modo è anti economico, perché la fabbrica non produce ma consuma. Il lavoro consiste nel trasformare la qualità di una materia in un’altra e, dal punto di vista cosmico, consiste nel trasformare le sostanze grezze in raffinate.

Tutto questo implica di ricevere dal mondo esterno degli idrogeni grezzi e di raffinarli per mezzo di una serie di processi alchemici complessi. Lo studio del funzionamento della macchina umana mostra che è possibile, perché nella fabbrica umana tutto è previsto in modo da dare un altissimo rendimento. Ma, nella condizioni ordinaria, la produzione di idrogeni fini che consentono di accedere agli stati superiori di coscienza e per fare lavorare i centri superiori è insufficiente. Gli idrogeni fini sono usati per mantenere, senza profitto, solo il macchinario stesso.

Se potessimo elevare la produzione e se risparmiamo energia avremmo la forza per uscire dal circolo chiuso. Allora la totalità del nostro corpo e di tutti i nostri tessuti si saturerebbe di idrogeni fini che lentamente si potrebbero fissare fino a cristallizzare in un certo modo. La cristallizzazione degli idrogeni fini porterebbe poco a poco l’organismo intero ad un livello più elevato, in un piano più alto dell’essere. Ma questo non accade nella vita ordinaria, perché consumiamo tutto quello che produciamo, dice Gurdjieff. Il monito dell’alchimia “Impara a separare il sottile dallo spesso” contenuto nella “Tavola Smeraldina” di Ermete Trismegisto significa questo, perché si riferisce al lavoro della fabbrica umana e alla produzione di idrogeni raffinati.

Se potesse farlo, l’uomo creerebbe per se stesso la possibilità di una crescita interiore che non potrebbe fare in nessun’altro modo. La crescita interore auspicata è quella dei “corpi interiori” ossia del corpo astrale e di quello mentale che richiedono un lavoro lungo e laborioso simile alla crescita del corpo fisico. Per crescere è necessario tempo e buon nutrimento perché il corpo astrale, nelle fasi iniziali dello sviluppo, richiede molta energia. Se l’organismo sa produrre la quantità necessaria a mantenersi può usare il surplus di forze al “corpo astrale” affinché possa crescere.

Durante la sua crescita, il corpo astrale riduce il consumo di energia, e il surplus energetico potrà essere dedicato alla nutrizione del “corpo mentale” necessario per far crescere il “quarto corpo” ma questo surplus deve essere consistente. Tutte le sostanze che servono per nutrire i corpi superiori vengono prodotti dal corpo fisico perciò l’organismo umano sa farlo. Ma, a condizione che la fabbrica lavori in modo più economico e conveniente. Tutte le sostanze necessarie al mantenimento della vita, alle funzioni superiori della coscienza e alla crescita dei corpi superiori provengono dal cibo che assumiamo.

L’organismo umano assume 3 tipi di nutrimento che trasforma seguendo la Legge del Sette o dell’Ottava. L’uomo viene alimentato dall’universo attraverso tre punti, in cui vengono assorbiti idrogeni che sono trattati con tre ottave che li trasformano. Il corpo umano può essere paragonato a una fabbrica di tre piani e il piano superiore corrisponde alla testa, il piano intermedio corrisponde al torace e quello inferiore parte dall’addome e include la parte dorsale. Il cibo fisico è H 768 ossia La, Sol, Fa nell’ambito della terza Ottava cosmica delle Radiazioni perciò il cibo entra nel piano inferiore come ossigeno, Do 768 e incontra il carbonio 192 presente nell’organismo.

Dall’unione di O 768 e C 192 nasce l’azoto N 384 che è la nota seguente cioè Re. La nota Re 384 diventa ossigeno nella triade seguente, e incontra il carbonio 96 presente nell’organismo. Insieme producono il nuovo azoto N 192 che diventa la nota Mi 192. Ma sappiamo che non si può passare da Mi a Fa senza ricevere lo shock addizionale e se non lo abbiamo, Mi 192 non può passare alla piena nota Fa. Nel momento in cui Mi 192 è giunto al punto morto, arriva l’aiuto del secondo nutrimento, l’Aria, che sotto forma di Do 192 oppure di Mi, Re, Do corrispondenti alla seconda Ottava Cosmica di Radiazione, attiva la seconda ottava dell’uomo.

Il Do ha il semitono necessario ossia ha l’energia necessaria per passare alla nota seguente, perciò cede parte della sua forza alla nota Mi di uguale densità. L’impulso del Do offre a Mi 192 la forza sufficiente per unirsi al carbonio 48 presente nell’organismo, e così passare all’azoto 96 che risuona come Fa. Il Fa 96 si unisce al carbonio 24 presente nell’organismo e passa all’azoto 24 ossia alla nota La 24. E il La 24 si unisce al carbonio 6 presente nell’organismo perciò si trasforma in azoto 12 ovvero in Si 12. La nota Si 12 è la più alta sostanza che può produrre l’organismo a partire dal nutrimento, il Cibo con l’aiuto aggiuntivo dell’aria.

La seconda Ottava presente nell’uomo è quella dell’aria che inizia con il Do 192 che entra dal piano intermedio con i caratteri dell’ossigeno e cede parte delle sue energie a Mi 192 che si unisce - a sua volta - con il carbonio 48 che è presente nell’organismo e passa a Re 96. E Re 96 può passare a Mi 48 grazie al carbonio 24 ma, dopo questo sviluppo, si ferma lo sviluppo della seconda ottava. Per passare da Mi a Fa, questa ottava ha bisogno di ricevere uno shock addizionale, ma l’ottava della Respirazione non si riesce a sviluppare oltre, perché le condizioni normali lo rendono impossibile.

La nostra terza ottava è quella delle Impressioni che comincia con Do 48 che entra nell’organismo come ossigeno 48 e come La, Sol, Fa della seconda ottava cosmica Sole-Terra. La nota Do 48 ha la forza sufficiente per passare alla nota seguente, ma quando entra nell’organismo non incontra il carbonio 12 che gli sarebbe necessario, perché è assente. Perciò il Do 48 non può entrare in contatto con Mi 48, e non riesce a passare alla nota seguente perciò non può cedere una parte delle sue energie a Mi 48. Nella vita normale, la produzione di materie sottili da parte della nostra fabbrica arriva a un punto morto perciò si arresta e l’ottava risuona come Do. La sostanza di qualità più elevata che può essere prodotta dalla nostra fabbrica è il Si 12, e per tutte le nostre funzioni superiori si può usare solo questa sostanza superiore.

Ma c’è il modo per aumentare il rendimento e permettere all’Ottava dell’Aria e all’Ottava delle Impressioni di avanzare. A questo scopo è necessario usare uno shock artificiale che va applicato nel punto esatto in cui l’ottava si è fermata, perciò esso va applicato alla nota Do 48. Lo shock artificiale va impresso nel momento in cui si riceve l’impressione, perciò la nota Do 48 corrisponde al punto in cui l’impressione entra nella nostra coscienza. Lo shock va applicato nel luogo preciso e questo significa che dobbiamo fare lo sforzo nel momento in cui abbiamo l’impressione.

Comunemente non ci ricordiamo di noi, e non abbiamo la sensazioni di essere una coscienza che percepisce l’emozione, il pensiero o l’azione. Se l’uomo si ricorda di se stesso l’impressione sarà raddoppiata, perché ci sarà ciò è osservato, ma ci saremo anche noi che stiamo osservando. Ci sarà quello che guarda e quello che osserva, perciò ogni “registrazione” avrà la doppia ricezione dell’impressione e della sua relativa e simultanea valutazione. Il raddoppio delle impressioni ci farà passare da Do 48 a Re 24. Gli sforzi necessari per fare il passaggio permetteranno a Do 48 della terza ottava, di entrare in contatto con Mi 48 della seconda ottava e di offrire a questa nota, tutta l’energia che gli è necessaria per passare da Mi a Fa.

Perciò lo shock inferto a Do 48 si estende anche a Mi 48, e consente alla seconda ottava di sviluppare. Mi 48 passa a Fa 24, e Fa 24 passa a Sol 12. La nota Sol 12 passa a La 6 che è la sostanza più raffinata che l’uomo sa produrre a partire da questo nutrimento. Tutto questo diventa possibile solo per merito di uno sforzo cosciente che viene applicato nel punto giusto, cioè che viene inferto nel punto esatto in cui penetra l’impressione. Per capirlo meglio dobbiamo pensare che tutti respiriamo la stessa aria, ma che l’aria contiene molte sostanze sconosciute all’osservazione scientifica. Poi pensiamo che l’aria è fatta da una ventina di elementi che possono esserci utili.

Esistono degli uomini che riescono ad assorbire una quantità minore e altri che sanno assorbire una maggiore quantità di queste sostanze, perciò la conseguenza è che qualcuno assorbe meglio mentre altri assorbono di meno. Se riusciamo a usare meglio le energie possiamo trasformare questo surplus in idrogeni superiori che saranno trattenuti nel nostro corpo, perciò queste sostanze funzioneranno come una calamita con le sostanze raffinate che gli sono affini e che vengono respirate con l’aria, perciò possiamo capire l’antica legge alchemica nella quale si afferma che possiamo fare solo l’oro soltanto se già lo abbiamo.

Buona erranza
Sharatan

mercoledì 20 gennaio 2016

Il Raggio della Creazione



“Prendi la scienza dell'Occidente
e la comprensione dell'Oriente, e poi cerca.”
(Georges I. Gurdjieff)

Un giorno qualcuno chiese a Gurdjieff perché era così difficile evitare le emozioni negative e perché era tanto complicato imparare a vivere in modo non automatico. La risposta di Gurdjieff fu che è difficile perché queste azioni sono contro Natura, perciò riusciamo a farle con quella difficoltà. Fare degli sforzi per lavorare contro quegli atteggiamenti era come se vogliamo remare contro il naturale ordine del mondo. Poi va anche considerato che viviamo in un campo di gioco che ci è molto sfavorevole, perché la Terra è collocata sul punto più basso del Raggio della Creazione.

Questa situazione spiega perché alcune azioni, che possono essere fatte con molta facilità in altri luoghi dell’universo, sulla Terra diventano delle azioni molto più difficili da fare. Questa condizione non si capisce se non conosciamo la natura dell’uomo e la natura dell’Universo. La struttura dell’uomo non può venire compresa se non conosciamo quella dell’Universo. dice Gurdjieff. L’uomo è il “piccolo modello” dell’Universo, infatti egli è un microcosmo nel Macrocosmo. Lo studio dell’uomo e quello del cosmo devono procedere sempre insieme, perché se sappiamo come funziona il cosmo impariamo a conoscere anche noi stessi.

La prima cosa che va saputa è che esistono due grandi leggi che governano il corso del cosmo, e vengono dette Legge del Tre e Legge del Sette. La prima legge determina il fatto che tutti i fenomeni dell’universo sono il risultato dell’azione correlata di tre forze. La scienza occidentale riconosce la realtà della polarità, e questo si osserva nel fenomeno dell’elettricità positiva e negativa della fisica oppure nella cellula maschio e femmina della biologia, e così via. Gurdjieff dice che nessun processo naturale avviene senza l’intervento di una terza forza. Anche dove i fenomeni sembrano il frutto di una opposizione di forze, in realtà, interviene sempre l’azione di una terza forza.

L’idea delle tre forze è contenuta in molte dottrine antiche ed è la fonte da cui deriva l’idea cristiana della Santa Trinità che coesiste in tre persone pur essendo indivisibile. La concezione induista insegna un’altra versione della stessa dottrina contenuta nel mito della creazione dove si dice che Brahman l’Assoluto genera Ishwara il Creatore. Poi Ishwara tramite l’azione congiunta di Brahma, di Vishnu e di Shiva (che sono tre diversi aspetti di Ishwara stesso) manifesta tutta la creazione. Una forma ancor più chiara della stessa dottrina è nella teoria Sankya dei tre guna: raja, tamas e sattva. Per i maestri Sankya ognuno dei tre guna ha qualità fondamentali che, intrecciandosi tra loro, creano tutto il mondo dei fenomeni.

La terza forza non si vede perché, non sapendo vedere noi stessi non sappiamo vedere neppure il mondo esterno. L’opposizione di due forze si vede chiaramente in molti fenomeni, ma non si vede la terza forza che è troppo insita nei fenomeni. Siamo ancora molto lontani dal capire che nulla esisterebbe senza l’intervento di un terzo principio o terza forza che equilibra la tendenza creativa e quella distruttiva. Gurdjieff afferma che tutta la Creazione iniziò quando le tre forze presenti nell’Assoluto si manifestarono.

Ma, a differenza delle altre forze, le tre forze primigenie erano dotate di volontà, piena coscienza e comprensione. Questo gli permise di separarsi e poi di riunirsi in un punto predeterminato dove originarono la prima serie di mondi nel Raggio della Creazione: la prima serie è detta Tutti i Mondi Possibili. In ognuno dei mondi creati esistevano le tre forze che ripetevano l’interazione con cui avveniva il processo di creazione. Ma le forze che derivavano da quelle creazioni non avevano la totalità delle forze dell’origine, infatti erano sempre più limitate nella volontà, coscienza e comprensione.

Per questo, anche il punto in cui esse convergevano divenne sempre meno prederminato e sempre più accidentale. Infatti va capito che la volontà dell’Assoluto aveva ben governato la prima serie di creazione, ma non riuscì a controllare così bene anche tutto il resto della creazione. Perciò avvenne che la serie delle creazioni aveva un livello di imperfezione crescente tanto più si allontanava dall’Assoluto. I mondi successivi alla prima serie di creazione nascevano sempre più imperfetti, sempre più accidentali, casuali e meccanici.

Il Raggio di Creazione in cui viviamo è solo uno dei vasti numeri di Raggi della Creazione che esistono all’esterno e che si estendono in tutte le direzioni. Tutti i Raggi provengono dall'iniziale impulso creativo dell’Assoluto, ma il Raggio a cui appartiene la Terra va studiato perché ci riguarda, infatti il nostro pianeta è il sesto di questi mondi. Il Raggio inizia dall’Assoluto che crea Tutti i Mondi Possibili. In questo livello vanno incluse tutte le galassie stellari, le nebulose esterne alla Via Lattea e ciò che è all’interno della Via Lattea.

Il mondo successivo del Raggio della Creazione è composto da tutti i soli presenti nella Via Lattea. A questo segue il mondo del nostro Sole, poi c'è il mondo dei pianeti che gira intorno al nostro Sole, poi c'è il mondo del pianeta Terra e, infine, il mondo della Luna. La concezione cosmica di Gurdjieff è in contraddizione con tutte le teorie della creazione perché considera la Creazione come un processo ancora in via di sviluppo. Gurdjieff è controcorrente anche perché considera il cosmo come un grande sistema vivente.

Solitamente la scienza tende a credere che ci sia stato un inizio in un remotissimo passato e che tutto si sia evoluto allora, perciò oggi siamo entrati in una fase di esaurimento. Secondo le concezioni consuete la Luna è un pianeta morto e la Terra sta perdendo di calore perciò, in futuro, la Terra è destinata a morire come la Luna. Gurdjieff invece afferma che il sistema solare sta facendo una via opposta, perciò la Luna sta affrontando una fase di riscaldamento che, nel corso del tempo, la farà diventare come la Terra, invece la Terra diventerà come il Sole.

Ma va considerato che, tutti i mondi del Raggio della Creazione non sono lasciati a vagare casualmente nello spazio vuoto. Ogni cosa dell’Universo è strettamente interconnessa alle altre cose, perciò ogni mondo è collegato con tutti gli altri mondi. Poi pensiamo che l’intervallo tra i vari mondi non è vuoto, perché l’energia fluisce dal Raggio e si diffonde in ogni direzione venendo assorbita da tutti i mondi che incontra sul suo percorso. L’energia cosmica viene assorbita e poi rilasciata in forma mutata, perché nel cosmo avviene sempre un grande interscambio di energie. I pianeti ricevono l’energia del Sole, la Terra la riceve dai pianeti, e la Luna riceve l’energia dalla Terra.

L’Universo va pensato come una enorme rete di vibrazioni che si diffondo in ogni direzione e, in alcuni punti della rete, accade la “condensazione” dell’energia in materia. Queste vibrazioni che si irradiano ovunque sono le entità primarie dell’universo, invece la serie dei mondi in cui esse si sono condensate sono le concrezioni secondarie. La rete delle vibrazioni assomiglia alla Rete di Indra dell’induismo, e spiega l’esistenza della Legge del Sette che è chiamata anche Legge dell’Ottava. Le vibrazioni si verificano con ogni tipo di frequenza e in tutte le densità di materia ossia dalla materia più eterea e rarefatta a quella più densa e grossolana.

Se vedessimo muoversi le vibrazioni, le vedremmo che si diffondono ovunque perciò le vedremmo incrociarsi tra loro, rinforzarsi oppure deviarsi reciprocamente. Il pensiero occidentale pensa che le vibrazioni si sviluppano sempre costantemente e che si diffondono omogeneamente, finché l’impulso che ha impresso il movimento non riesce a vincere la resistenza del mezzo per mezzo del quale viaggiano. In occidente si crede nel principio di continuità delle vibrazioni, invece Gurdjieff afferma che vale il principio contrario cioé il principio della discontinuità.

Le vibrazioni non si sviluppano in modo uniforme ma subiscono delle accelerazioni e dei rallentamenti in certi punti. Si può descrivere questo principio cosmico immaginando che l’impulso del processo creativo non sia stato uniforme, ma che abbia avuto degli fasi di rallentamento, cosicché tutte le vibrazioni sia ascendenti che discendenti hanno subito la fase del rallentamento. Dopo quelle fasi di ritardo dello sviluppo, però le vibrazioni recuperavano la loro velocità finché non incontrano un ostacolo che causa un nuovo rallentamento e il ripetersi del fenomeno suddetto.

Per capire il punto critico che causa i temporanei ritardi si suddivisero le linee di sviluppo delle vibrazioni in periodi che corrispondevano al raddoppio o al dimezzamento della loro frequenza. Fu così che fu individuato il punto di ritardo dell’accellerazione, e si verificò che ne esisteva sia uno all’inizio e un altro alla fine del processo. Gurdjieff afferma che questo fenomeno è noto fin dai tempi antichi, infatti gli antichi conoscevano le leggi che governano questi periodici ritardi e che rallentano il ritmo di crescita quando diminuisce la frequenza delle vibrazioni.

Gli antichi decisero di registrare la loro scoperta perciò scrissero una scala musicale di sette tonalità, e il periodo del raddoppio e del dimezzamento della frequenza delle vibrazioni rappresenta l’ottava musicale. Se moduliamo una scala musicale vediamo che il primo intoppo si trova tra la nota “Mi” e il “Fa” mentre la seconda è tra il “Si” e il “Do.” Gurdjieff chiama questi punti gli “intervalli dell’ottava” e dice che sono i punti deboli dell’ottava. Sono i punti in cui c’è una tendenza ad arrestarsi oppure ad essere deviati verso un’altra direzione rispetto a quella verso cui eravamo diretti.

Ma questo rischio può essere evitato se interviene un nuovo apporto di energia, in modo che un’altra ottava potesse colpire il punto debole. Se l’ottava che sta indebolendo è fortunata da ricevere lo shock che offre la sferzata di nuova energia proprio nei punti in cui ne ha bisogno – cioè nei punti degli intervalli - ha modo di svilupparsi e crescere.




Gurdjieff dice che il Raggio della Creazione è l’ottava discendente che inizia con il Do, il Tutto o Assoluto e discende al Si, Tutti i Mondi Possibili che è il mondo 3. Poi discende fino al La, Tutti i Soli o La Via Lattea che è il mondo 6, e quindi scende al Sol, il nostro Sole che è il mondo 12. Scende in Fa, Tutti i Pianeti che è il mondo 24, poi scende a Mi, la Terra che è il mondo 48 e poi decresce in Re, la Luna, e qui è nuovamente l’Assoluto, concluse Gurdjieff.

Il primo intervallo di questa grande ottava cosmica è tra Do e Si cioè tra l’Assoluto e Tutti i Mondi Possibili, e il secondo intervallo è tra Fa e Mi cioè tra Tutti i Pianeti e la Terra. È in questi due punti che l’ottava cosmica ha bisogno di ricevere un aiuto però, il primo intervallo, è ancora pieno di Assoluto e possiede volontà e piena coscienza. Invece la volontà dell’Assoluto non arriva fino alla Terra perciò è necessario che, in questo punto,  intervenga qualcosa affinché l’ottava cosmica possa continuare.

In questa situazione è necessario che intervenga qualcosa che faccia superare l’impasse, infatti è intervenuto un delicato congegno meccanico, uno speciale apparato trasmittente che è costituito dalla Vita Organica sulla Terra. La vita organica terrestre va pensata come una pelle sensibile che ricopre tutto il pianeta. Questa membrana ha lo scopo di assorbire e di liberare le energie che provengono dalla regione superiore del Raggio della creazione. La Vita Organica della Terra va considerata come l’organo di percezione e di irradiazione della Terra.

Questa membrana sensibile che ricopre tutto il pianeta permette a ogni luogo della Terra di ricevere le energie che provengono dai livelli superiori. Questa membrana irradia anche verso la Luna e viene colpita, a sua volta, da tutti gli influssi provenienti dai vari ordini del Raggio della Creazione. Per questo accade che, anche una piccola tensione accidentale nelle sfere planetarie si ripercuote nella Vita Organica, e si mostra come un grave disturbo nell’uomo. Le influenze che riceve la Terra influenzano il comportamento dell’umanità e la spinge a massacrarsi, mentre gli uomini trovano giustificazioni affermando che stanno lottando tutti per una nobile causa.

Buona erranza
Sharatan

domenica 17 gennaio 2016

Il Cercatore della Verità



“Cominciate col fare una piccola cosa
che desiderate e che ora non siete in grado di fare.
Compiendo questo sforzo e facendo,
accumulerete magnetismo.”
(George I. Gurdjieff)

In questo periodo ricorrono i 150 anni dalla nascita di George Ivanovitch Gurdjieff che nacque ad Alexandropol forse il 14 gennaio 1866. Come in tutte le persone di eccezione anche in Gurdjieff si evidenziano dei tratti particolari. Infatti, anche il nome con cui lo conosciamo non è il suo vero nome, ma è una traslitterazione occidentalizzata del suo nome originario, Ioannas Giorgiades, e il suo patronimico Ivanovitch è un’interpolazione che segue l’uso russo e traduce Ioannas con Ivan. Gli equivoci sulla sua persona sono molti, e Gurdjieff non fa molto per fare chiarezza e dissipare le ambiguità che lo circondano. A cominciare dalla faccenda dei molti nomi e delle molte identità che cambia durante la vita, infatti nell’infanzia è “Tatakh,” nella giovinezza è “Darky” poi diventa “il Greco Nero” e, infine è “la Tigre del Turkestan.”

Lui stesso usa molti nomi e molti pseudonimi scherzosi per descriversi, come “Principe Ozay” o “Miracolo” o “Monsieur Bonbon” o “Professore” o “il Maestro di Danza.” Altri nomi meno eleganti gli provengono dai suoi denigratori che lo definiscono ciarlatano, buffone, avventuriero, imbroglione, esperto di magia nera e/o magia bianca, e maestro d’ipnotismo. Non c’è dubbio che è un uomo che si ama o si odia, ma non è tipo che passa inosservato. Tutto in lui dimostra che possiede il marchio dell’eccezionalità così come appare anche nella sua eccezionale famiglia. La sua infanzia scorre tra le ninnananne armene della casa paterna che sorge ad Alexandropol dell’Armenia russa. Il padre è un signorotto locale che alleva bestiame e, per passatempo, fa anche il poeta-bardo, “ashokh.”

Gurdjieff cresce in una casa confortevole circondata da un giardino pieno di rose. Quando ha 3 anni nasce il fratello minore Dmitri e viene accolta in casa la nonna paterna che è rimasta vedova. Quando lui ha 7 anni il padre cade in miseria e, il giovane Gurdjieff inizia ad aiutare l’economia domestica facendo piccole riparazioni per i suoi amichetti. La nonna paterna morente lo incoraggia a “non fare mai come fanno gli altri. Non fare nulla, va solo a scuola, oppure fa qualcosa che nessun altro fa.” Lui obbedisce già durante il servizio funebre, infatti balla e canta delle canzoncine licenziose e scandalizza tutti. La nonna lo ha stimolato a difendere una visione originale, l'anticonformismo e l’apertura mentale che sono qualità che mostrerà sempre.

Alcuni concetti gli furono stimolati dal padre e dal suo tutore, padre Bors. Quelle idee plasmano la sua natura individuale e sviluppano in lui “un impulso e una tensione imprescindibili a comprendere l’essenza stessa di qualsiasi oggetto attraverso la mia attenzione in modo non ordinario.” Quel “qualcosa” prende forma dopo un “intenso travaglio spirituale” dovuto alla morte di un caro amico e, da allora, inizia a frequentare gli studiosi più stimati della città. Inizia a cercare chi lo possa aiutare a capire il vero senso dei quesiti che riguardano la vera Conoscenza. L’amore per la Conoscenza diventa l’interesse dominante perché “si fuse con il tessere del suo Essere” come scrisse a questo proposito.

Da allora Gurdjieff sente un “prurito irresistibile” che lo spinge a “chiarire ad ogni costo ogni cosa, per la conoscenza di tutto quel che possa servire alla soluzione definitiva di quei quesiti per me fondamentali” come rivela in “Il Nunzio del Bene Venturo.” Si impegna nella ricerca, ma non scopre nulla e nessuno che gli possa spiegare in modo logico e armonioso la questione che lo assilla. Ma la Grande Natura gli ha dato molte qualità e la prima è l’incredibile irrequietezza che lo spinge a “mantenere continuamente attivo” tutto il suo Essere. Ma egli possiede anche il dono di avere “il più alto grado di comprensione raggiungibile dall’uomo” a cui unisce la rara capacità “di far emergere nelle persone le loro intenzioni e i loro scopi più sacri.” 

E, in ultimo ma non irrilevante, gli fu concessa la possibilità di essere entrato nei “sancta sanctorum” degli ordini mistici, esoterici e religiosi più importanti del suo tempo. La passione per i racconti, per i miti e per le leggende sull’origine nasce dai canti che sentiva cantare da suo padre. Poi inizia a studiare i testi del mondo classico, bizantino, medievale e rinascimentale. Studia anche le testimonianze della tradizione cristiana, le fonti cabalistiche ed i classici dell’induismo e del buddismo. Sente nascere la certezza che esiste una Conoscenza superiore a quella mondana, e sente che la tradizione degli “ashokh” è la versione orale di una Conoscenza occulta che è il residuo di una sapienza più antica. 

Pensa che i miti, le fiabe e le leggende sono un modo per trasmettere la saggezza, ma la trasmissione avviene a livello simbolico. Crede che, al fianco della storia ufficiale esista una storia alternativa che racconta il percorso di alcune scuole e confraternite spirituali composte da ricercatori e da studiosi che - di epoca in epoca – si sono assunti il compito di conservare la sapienza. Essi sono il baluardo della sopravvivenza della Conoscenza attraverso le ricorrenti maree di barbarie e di crudeltà di cui è intessuta la storia umana. Fino dal 1886, cioè dai 20 anni, lavora su queste idee, mentre legge e accumulava una buona raccolta di antichi libri armeni. 

Un giorno, durante una delle sue incursioni nei dintorni di Tiflis - dove la famiglia si è trasferita - fa un’importante scoperta. Si è allontanato dalla città con un amico e hanno raggiunto la città abbandonata di Ani, l’antica capitale del Re Bagratid dell’Armenia. Arrivati tra le rovine iniziano a scavare e durante quello scavo incosciente trovano uno stretto cunicolo che li conduce in una cella monastica diroccata. Dentro una nicchia del muro trovano una pila di antiche pergamene e, in una pergamena, trovano un oscuro riferimento alla misteriosa “Confraternita di Sarmoung.” 

La Confraternita era una scuola di “aisor” posta tra Urmia e il Kurdistan che agiva tra il 6°-7° sec. d. C., almeno secondo quello che diceva quel testo. Gurdjieff decide che deve trovare la misteriosa Confraternita e che deve entrare nella scuola dei Sarmoung. Dal 1887 lo vediamo viaggiare per cercare il misterioso Ordine dei Sarmoung. Per 20 anni viaggia e sembra inseguire lungo le vie della Transcaucasia e dell’Asia Centrale qualcosa di cui non sembra esserci traccia. Viaggia con frenesia e corre molti rischi, sfiora più volte la morte mentre la ricerca della Confraternita continua nei lontani territori che vanno verso l’Oriente.

Durante i suoi viaggi incontra degli amici, degli uomini notevoli per qualche loro peculiarità. E, nel 1895, creano un piccolo nucleo di uomini che promettono di darsi aiuto reciproco e di condividere tutte le loro scoperte sullo studio dei popoli, costumi, letteratura, arte, monumenti, esperienze, osservazioni e di avere dei confronti sulla Conoscenza accumulata. Di questi uomini sappiamo poco, conosciamo qualche nome, e sappiamo del patto di servire la causa comune, di mantenere il segreto, e che si chiamarono Cercatori della Verità. E, lo stesso Gurdjieff, nei suoi momenti di beffarda ironia li definiva “i cercatori di perle nel letame.”

Gurdjieff crede nell’esistenza di un “qualcosa” che identifica come vibrazione, come altezza e come tonalità che - nell’uomo - si mostra sotto forma di attenzione, di energia e di stato psichico. Ogni cosa esprime una vibrazione, infatti si dedica allo studio dell’arte, della musica, della mimica e del movimento del corpo. Poi si immerge nello studio della danza tradizionale, della danza religiosa e della danza moderna profana, ma soprattutto si sforza di studiare la sua vita interiore ed esteriore. 

Il frutto dei suoi studi eclettici, della sua abilità pratica e della sua enorme cultura si dimostreranno molto utili quando Gurdjieff avrà bisogno di fare tanti mestieri per mantenere la sua famiglia. Lui stesso disse che era stato anche un imprenditore. Fa affari nell’antiquariato, commercia in tappeti e in cineserie, ripara macchine per cucire e macchine per scrivere, commercia in pozzi di petrolio e in aringhe affumicate. Cura drogati, isterici e malati psicosomatici con l’ipnotismo e vive con i soldi dei suoi "miracoli" terapeutici. Ristruttura e rilancia attività di ristorazione che rivende dopo averle rese "alla moda", si esibisce come mangiatore di spade, rimodella i corsetti e fa tante professioni. 

Senza dubbio sa sopravvivere anche nella condizione ostile della rivoluzione russa, perciò si è detto che fu una spia dei servizi segreti russi, che fu assoldato da una società segreta armena, e che fu agente politico zarista. Le sue memorie lasciano zone oscure e ci restano solo vaghe ammissioni al fatto che ebbe molte conversazioni con vari rivoluzionari in Italia e in Svizzera. Ammette di aver fatto “qualche viaggio” per conto di “qualche governo” e per “certi scopi politici.” Comunque la sua ricerca della Confraternita non si è mai interrotta, finché tra il 1898 e il 1899 avviene una svolta. 

Gurdjieff ci narra che è in viaggio insieme all’amico Soloviev e che partono da Bukhara con i cavalli, i muli e 4 guide kara-kirghize. Dopo 12 giorni di marcia lungo la Via della Seta arrivano nella zona settentrionale dell’Afghanistan e trovano il Monatsero. I riferimenti di Gurdjieff riguardano un zona nelle vallate dei fiumi Zarovshan e l’Ab-i-Pandj. Da qualche parte di quei luoghi c'è il magico cerchio di Sarmoung che estende per 500 miglia la sua magica influenza. Gurdjieff racconta che per raggiungere il Monastero fu costretto a percorrere un lungo tratto bendato e che fu lasciato partire solo dopo aver giurato di mantenere il segreto su quello che aveva visto. Racconta che per raggiungere il monastero è necessario oltrepassare un ponte fatto di corde intrecciate e sospeso su un precipizio terribile. 

Il misterioso luogo spirituale circondato dalle montagne si rifà alla simbologia di Shambala che è tipica della cultura tibetana e mongola. La stessa ricerca interessò anche altri famosi personaggi cioè Helena Blavatsky, Alessandra David-Neel, Mircea Eliade, René Guenon, René Daumal, Ferdinand Ossendovski, Nicholas Roerich, Giuseppe Tucci e James Hilmann solo per dirne qualcuno. Gurdjieff dice che il Monastero possiede 3 cortili principali che rappresentano il cerchio essoterico, il cerchio mesoterico e il cerchio esoterico dell’umanità. Rivela che il Monastero di Sarmoung è fatto di sogni, ma sono sogni profetici che ispirano quelli che soggiornano tra le sue mura. Promette che, in futuro, avrebbe detto altre cose sulla sua esperienza nella Confraternita, ma non lo fece. 

Comunque fosse andata, Gurdjieff crea o diffonde una idea dell’uomo inconsueta e tremenda, infatti insegna che l’uomo è una macchina che “mangia nutrimenti e secerne abitudini.” La macchina umana usa dei nutrimenti sempre più raffinati: cibo, aria e impressioni sensoriali. Questi 3 tipi di carburante si fondono per alimentare 5 cervelli o centri indipendenti che governano 5 funzioni. Il centro intellettuale controlla il pensiero, il centro emotivo i sentimenti, il centro del movimento i gesti del corpo, il centro istintivo tutte le funzioni interne spontanee del corpo e il centro sessuale tutte le manifestazioni sessuali autentiche. La macchina umana è una fabbrica di cibo straordinaria, ma non funziona molto bene. I 5 centri non sono equilibrati, spesso sono messi in relazione in modo non efficiente, alcuni ingranaggi stridono e grattano tra loro. 

Alcune parti si sono arrugginite, altre parti si sono rotte e hanno bisogno di essere sostituite, ma i pezzi di ricambio non si trovano con facilità. Questo meccanismo difettato sarà demolito per essere riciclicato e continuare a produrre altra massa umana. Questa breve sintesi stimola l’immagine di un cerchio chiuso in cui la vita umana si muove con spietata meccanicità. La situazione sembra disperata e effettivamente lo diventa per la maggioranza che, erroneamente, crede di essere libera ma non lo è. Ma una minoranza statisticamente insignificante per il mondo, può comprendere la sua schiavitù interiore e può confrontarsi con la realtà. 

Da questa consapevolezza parte la lunga e strenua lotta per l’emancipazione, poiché l’uomo è l’unica macchina della terra che può raggiungere la Conoscenza e sentire di Essere un Io. La nostra vita inizia come macchine inconsapevoli e, in ognuno predomina l’uno o l’altro dei 3 centri principali che comprendono tutti i tipi umani. Infatti, nell’Uomo Uno predomina il movimento, nell’Uomo Due il centro emotivo, nell’Uomo Tre il centro intellettuale. La personalità non può prescindere dall'avere una certa inclinazione per una delle tre categorie basilari che mostrano la predilezione per le mani, per il cuore o per la testa. Tutte le creature, le arti, le religioni e le filosofie vengono comprese perfettamente se vengono esaminate in questa prospettiva.

La base del pensiero di Gurdjieff non è claustrofobia, perché l’uomo può elevarsi e fuggire dal vicolo cieco. Anche sulla via più adatta per la salita spirituale insegna una prospettiva anticonformista, perché il lungo percorso verso l’immortalità deve fare affidamento sull'emulazione di alcuni modelli ideali sempre più perfetti: le guide esprimono questi “tipi” umani superiori. Evolvendo oltre il prototipo di base troviamo l’Uomo Quattro che è l’uomo equilibrato, l’Uomo Cinque che è l’uomo integro, l’Uomo Sei che è l’uomo cosciente e l’Uomo Sette che è l’uomo perfetto.

La lunga ricerca evolutiva è adatta solo per la minoranza che ha molto coraggio e che sceglie un certo percorso secondo il proprio temperamento. Le tre vie religiose tradizionale si sono tracciate per venire incontro alle esigenze dei tipi dell'Uomo Uno, Due e Tre. La via del fachiro raggiunge la “volontà” sottomettendo il corpo, la via del monaco purifica e consacra il sentimento e la via dello yogi coltiva i poteri della mente. Le vie tradizionali sono illusorie se non fosse che intervengono due benedizioni. 

La prima benedizione è la possibilità di avere la “guida compassionevole” di chi ha raggiunto un livello superiore di sviluppo. La seconda benedizione è il fatto che abbiamo 2 misteriosi “serbatoi di grazia” ossia che abbiamo un "centro emotivo superiore" e un "centro intellettivo superiore" che possono essere attivati. Le tre vie tradizionali richiedono un pagamento esorbitante e offrono uno sviluppo che - se va bene - è troppo asimmetrico e sbilanciato. Va precisato che l’evoluzione non prevede salti ma che si devono superare i livelli in modo progressivo, non si può essere Uomo Cinque se non siamo stati Uomo Quattro: questo significherebbe “cristallizzarsi” in una forma sbilanciata.

La via di Gurdjieff è chiamata Quarta Via o Via dell’Uomo Astuto, perché non impone di rinunciare al mondo e non impone nessuna rinuncia della vita normale. L'Uomo Astuto accetta tutto quello che gli accade e prende tutte le circostanze buone e cattive della vita come opportunità per fare uno sviluppo simultaneo e armonico di corpo, di sentimento e di mente. La sfida di Gurdjieff è quella di diventare un “Essere che sa,” la sua sfida è dimostrare la “qualità dell’Essere,” dimostrare la vera stoffa, la nostra tempra e saper vivere seguendo l’inclinazione di ciò che siamo realmente.

Buona erranza
Sharatan

giovedì 14 gennaio 2016

Che cos’è l’amore?



"Che cos’è l’amore? È possibile comprenderlo verbalmente e intellettualmente o è qualcosa che non si può mettere in parole? Che cos’è ciò che tutti chiamiamo amore? L’amore è sentimento? L’amore è emozione? Si può dividere in amore divino e amore umano? C’è amore quando c’è gelosia, odio o spinta competitiva? C’è amore quando ciascuno cerca la propria sicurezza, tanto psicologica che esterna, mondana? Non siate subito d’accordo o in disaccordo, perché tutti ci siete coinvolti.

Non stiamo parlando dell’amore in astratto: un’idea astratta dell’amore non ha nessun valore. Voi e io possiamo avere moltissime teorie al proposito, ma che cos’è in realtà ciò che chiamiamo amore? C’è il piacere, il piacere sessuale, in cui c’è gelosia, possesso, dominio, desiderio di possedere, di avere, di controllare, di interferire con ciò che pensa l’altro. Conoscendo la complessità di tutto questo, diciamo che deve esserci un amore divino, bello, immacolato, puro. Vi meditiamo sopra, entriamo in un atteggiamento devozionale, sentimentale, emotivo, e siamo perduti.

Non riuscendo a capire questo fatto umano chiamato amore, ci rifugiamo in astrazioni che non hanno assolutamente nessun valore. È vero? Quindi, che cos’è l’amore? È piacere e desiderio? L’amore è per una persona sola, e non per molte? Per comprendere questa domanda, che cos’è l’amore, dobbiamo esaminare il problema del piacere, il piacere sessuale o il piacere di dominare l’altro, di controllare o di annullare l’altro; e se l’amore è per una persona sola, negando l’amore per un altro.

Dire: “Ti amo”, esclude l’amore per gli altri? L’amore è personale o impersonale? Pensiamo che, se amiamo una persona, non possiamo amare tutti, e se amiamo l’umanità non possiamo amare una persona specifica. Tutto ciò non significa che nutriamo delle idee su ciò che l’amore dovrebbe essere? È sempre il modello, il codice sviluppato dalla cultura in cui viviamo, o il modello che ciascuno ha coltivato da sé. Così, le idee sull’amore diventano molto più importanti del fatto; coltiviamo idee su che cos’è l’amore, su che cosa dovrebbe essere, su che cosa non è.

I santi delle varie religioni, sfortunatamente per l’umanità, hanno deciso che amare una donna è completamente sbagliato: non potete assolutamente avvicinarvi alla loro idea di Dio se amate una persona. Il sesso è tabù, i santi l’hanno bandito, ma in genere ne sono divorati. Quindi, per esaminare che cosa sia l’amore, occorre anzitutto mettere da parte tutte le idee, tutte le ideologie che lo riguardano, come dovrebbe essere o come non dovrebbe essere, e la divisione tra divino e non divino. Siamo in grado di farlo?

Siamo in grado, non come reazione ma perché comprendiamo l’intero processo della divisione tra l’idea e il fatto, di mettere da parte l’idea e guardare il fatto reale, la realtà? Altrimenti, questa divisione tra ciò che dovrebbe essere e ciò che è diventa il modo più falso di affrontare la vita. La Gita, la Bibbia, Gesù Cristo, Krishna, tutti costoro, tutti i libri, dicono: “Devi, devi, devi”. Mettete completamente via tutto ciò; sono tutte idee, ideologie. Così potremo guardare la realtà. Allora vedremo che né l’emozione né il sentimento hanno parte là dove è chiamato in causa l’amore.

Il sentimentalismo e l’emozione sono semplici reazioni di attrazione e repulsione. Mi piaci, e mi appassiono tremendamente a te. Mi piace questo luogo, il che implica che non mi piace un altro luogo, e così via. Perciò, sentimento ed emozione generano crudeltà. L’avete mai notato? L’identificazione con uno straccio chiamato bandiera nazionale è un fattore emotivo e sentimentale, e per questo fattore siete disposti a uccidere.

Prende il nome di amore per la vostra patria, amore per il vostro popolo. Ma si può osservare che, dove intervengono il sentimento e l’emozione, non c’è amore. Sono l’emozione e il sentimento che causano la crudeltà del “mi piace” e “non mi piace”. Si può inoltre osservare che dove c’è gelosia non c’è amore. È così ovvio! Sono invidioso di voi perché avete una posizione migliore, un lavoro migliore, una casa migliore; avete un aspetto migliore, siete più intelligenti, più pronti, e io sono geloso di voi.

Anche se non ve lo dico, competo con voi, che è una forma di gelosia, di invidia. L’invidia e la gelosia non sono amore, perciò li spazzo via. Non sto parlando di come fare per spazzarli via continuando nel contempo a essere invidioso. Li spazzo via realmente, come la pioggia toglie la polvere di molti giorni da una foglia; li tolgo, semplicemente. L’amore è piacere, desiderio, sesso? Osservate tutti gli elementi implicati. L’amore è piacere?

Sapete quanto la parola amore sia abusata: “Amo il mio paese, amo quel libro, amo questa valle, amo il mio re, amo mia moglie, amo Dio”. Che carico pesante sopporta. Possiamo liberare questa parola, dato che dobbiamo usarla, dalle incrostazioni di secoli? Possiamo farlo solo esaminando a fondo la domanda: l’amore è piacere e desiderio? Abbiamo detto che il comportamento si fonda sul principio di piacere; anche sacrificarci si basa sul piacere. Lo notate in tutti gli aspetti della vita.

Ci comportiamo in un certo modo perché, essenzialmente, ci piace. E diciamo, se non vi abbiamo riflettuto un granché, che l’amore è piacere. Ora cerchiamo di capire se l’amore va al di là del piacere e se quindi include il piacere. Che cos’è il piacere? Dal luogo in cui sono seduto vedo, attraverso un’apertura tra gli alberi, una collina con in cima una roccia. È un po’ come il paesaggio italiano, con un castello e un villaggio in cima alla collina. Vedo dei fiori con le foglie che brillano alla luce del sole. È una grande gioia, un grande piacere. Non è così?

Questo scenario è davvero bellissimo. C’è la sua percezione, e nella percezione un’immensa gioia. Questo è piacere, non è vero? Che cos’ha di sbagliato? Guardo, e la mente dice: “Che bello! Vorrei poterlo vedere per sempre, non vivere in una sudicia città, ma vivere qui in pace senza far niente”. Voglio la ripetizione di tutto ciò, e domani ritornerò a sedermi qui, che voi ci siate o no, e lo guarderò di nuovo, perché l’ho goduto ieri e voglio goderlo anche oggi.

Quindi, nella ripetizione c’è piacere. Ieri c’è stato il piacere sessuale, e voglio ripeterlo oggi e domani. Guardo la collina, gli alberi, i fiori, e in quel momento c’è una gioia totale, la gioia di una grande bellezza. Che cosa c’è di sbagliato in questo? Non c’è niente di sbagliato, ma quando il pensiero interviene a dire: “Per Giove, che meraviglia! Voglio ripeterla”, questa ripetizione è l’inizio del desiderio, la ricerca del piacere, del domani. Così il piacere del domani diventa meccanico.

Il pensiero è sempre meccanico, ricrea un’immagine di quella collina, di quei fiori; ne costruisce il ricordo, e il piacere che ho provato deve essere ripetuto. Quella ripetizione è la continuità del desiderio rafforzata dal pensiero. Diciamo: “L’amore è piacere, l’amore è desiderio”, ma lo è davvero? L’amore è un prodotto del pensiero? Prodotto del pensiero è la continuità del desiderio come piacere. Il pensiero ha prodotto questo piacere ripensando a ciò che è stato piacevole ieri, e che voglio ripetere oggi. L’amore è quindi durata del pensiero, o il pensiero non ha niente a che fare con l’amore?

Potremmo rispondere che il pensiero non ha assolutamente niente a che fare con l’amore, ma possiamo affermarlo realmente solo quando abbiamo compreso il problema globale del piacere, del desiderio, del tempo e del pensiero, il che significa che c’è libertà. Nella libertà, l’azione può essere soltanto immediata. Osservate: il comportamento ripetitivo, il comportamento che segue un modello, causa non solo rapporti meccanici e ripetitivi, ma disordine.

In ciò agisce il fattore tempo. Ci stiamo domandando se esiste un comportamento, una condotta, totalmente liberi, attimo dopo attimo, istante per istante. Solo in un comportamento completo momento per momento c’è virtù, senza continuità di ieri e domani. La libertà è nel momento dell’azione, che è comportamento non legato allo ieri o al domani. Guardatelo in un altro modo: l’amore ha radici nello ieri o nel domani? Ciò che ha radici nello ieri è il pensiero. Il pensiero è la risposta della memoria, e se l’amore è soltanto memoria, ovviamente non è la cosa vera.

Se vi amo perché ieri siete stati gentili con me, o se non vi amo perché ieri non mi avete dato la possibilità di fare una certa cosa, questa è una forma di pensiero, che accetta e rifiuta. Esiste un amore che non abbia emozione e sentimento, che non appartenga al tempo? Non è un problema teorico ma concreto, se lo affrontate realmente. Allora scoprirete che l’amore è sia personale sia impersonale, sia per uno solo sia per tanti. È come un fiore profumato, potete odorarlo o ignorarlo. Ma il fiore è li per tutti, e per chi si dà pena di odorarlo profondamente e guardarlo, è una grande gioia." (Jiddu Krishnamurti)