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giovedì 10 gennaio 2013

Un centro di coscienza e di espressione



"L'uomo seleziona solo a proprio beneficio;
la natura solo a beneficio dell'essere che accudisce.
Ogni carattere selezionato viene sfruttato a fondo
e l'essere si viene a trovare nelle migliori condizioni di vita. "
(Charles Darwin - La selezione della specie)

Gurdjieff dice che la verità è una conquista del singolo uomo, infatti nessuno può comprendere al posto di un altro. Gli uomini acquisiscono delle nozioni e possono trasmettere queste conoscenze ai loro simili, essi possono indicare la strada per fuggire, ma non possono trasmettere la comprensione. Per comprendere, è necessario che colui che parla sappia cosa dice, ma anche chi ascolta deve saper comprendere il senso di ciò che viene detto.

Chi ascolta non deve ascoltare passivamente, ma deve cooperare, cioè deve saper ascoltare in modo attivo. Non esiste un linguaggio adatto a comunicare la comprensione, perché il linguaggio si è cristallizzato nelle parole, e le parole sono sempre legate al contesto che gli viene attribuito dai popoli e agli usi e costumi che sono più in voga al momento. Le parole dovrebbero essere plastiche, cioè dovrebbero potersi trasformare assieme al tempo e al mutare della mente dei popoli, perciò dovrebbero essere plasmabili, ma questo non può essere.

A causa di tutti questi motivi, la comprensione appartiene solo al singolo uomo, perciò nessuno può insegnare quello che ognuno deve cercare in modo autonomo. Nessuno può insegnare ad un altro come diventare buono, altruistico e pacifico, ma si può incitare a cercare in noi stessi la chiave per conoscersi e per cambiare la propria interiorità. Nessuno può imporre il cambiamento negli altri, infatti ognuno può cercare soltanto di modificare se stesso.

Molti credono di riuscire a cambiare il mondo usando la politica, l'economia o con la rivoluzione, ma l'unica via che resta praticabile è quella dell'ampliamento della coscienza personale che avverrà solo quando l'amore e la tolleranza entreranno nel cuore dell'uomo. Finché l'uomo resterà un essere egoista, il suo egoismo troverà mille strade astute per perpetuare lo sfruttamento e il suo opportunismo crescerà, perciò la prepotenza del forte prevarrà sempre sull'essere debole.

Solo il singolo individuo può persuadere se stesso che è necessario iniziare a pensare in modo nuovo. Solo il singolo può convincersi che è meglio pensare ponendo l'amore, la comprensione e la tolleranza reciproca come valori primari, perché non ci conviene continuare a valorizzare il profitto se questo continua a produrre solo dolore. Bisogna sapere che l'evoluzione cosmica segue un corso che possiede il suo ritmo, perciò anche l'uomo segue un ritmo evolutivo, ma il percorso individuale può avere una velocità diversa dall'evoluzione cosmica generale.

Gurdjieff avverte che l'evoluzione individuale viene determinata dalla condotta dell'essere individuale, perciò può anche avvenire che un essere possa anticipare l'evoluzione della sua razza. Avviene perciò che un singolo possa anticipare l'avanzamento evolutivo del gruppo, ma se questo avviene, costui dovrà imparare a trovare solo nel suo intimo la fonte della sua gioia. Se questo avviene, e se questo soggetto diventa l'anticipatore troppo precoce dei tempi futuri, allora sarà votato alla solitudine.

Chiaramente vive più felicemente chi sa evolvere procedendo parallelamente con l'evoluzione generale, infatti ogni cosa segue l'evoluzione progressiva, però costui potrà amalgamarsi più facilmente agli altri, e potrà fluire più armoniosamente con l'avanzare della vita, arrendendosi facilmente alla trasformazione che avviene. E' necessario saper vivere esaminando con molta attenzione tutto quello che ci circonda, ma è necessario anche comprendere e assecondare la natura e la qualità dei nostri più intimi impulsi.

Questa è la strada che coniuga più armoniosamente la libertà personale e la semplicità dell'adattamento, perché è una strada che non vede alcuna resistenza al naturale evolvere delle cose, perciò ci aiuta a vivere facendo un facile superamento di quello che si è concluso. Chi non riesce a conciliarsi con il naturale flusso del mutamento che muove il mondo subisce il dolore di questa frattura interiore, perché resta ancorato al passato e alla ricerca inutile di quello che non esiste più.

La vita materiale è il mezzo migliore per evolvere, però tutto quello che diventa inutile va abbandonato come se fosse una cosa morta che va archiviata tra ciò che muore. Tutto quello che muore si è concluso perché ha finito il suo corso, infatti non ha più nessuna utilità per il nostro avanzare, perciò dobbiamo imparare a nascere ogni giorno come se fossimo ogni giorno un essere nuovo.

L'uomo è alla continua ricerca della verità, perché la ricerca offre la possibilità di trovare condizioni di miglioramento, perché se non fosse possibile migliorare vuol dire che il destino dell'uomo sarebbe quello di vivere immobile, ma l'inerzia è la condizione che è posseduta solo dalle cose morte. Il desiderio di conoscere ci spinge sempre a progredire, e agisce così in tutte le specie animali, infatti la ricerca di nuove possibilità di vita comporta anche un migliore adattamento all'ambiente.

Queste due cose sono sempre correlate, infatti senza una trasformazione di condizioni ambientali l'evoluzione si fermerebbe, e la vita sarebbe un caso sempre più raro e vedrebbe solo individui poco resistenti. L'adattamento alla vita non avviene solo per quello che riguarda l'involucro fisico, ma avviene anche in tutti gli altri veicoli, perciò la fase iniziale della trasformazione è molto entusiasmante, ma poi interviene l'abitudine per cui l'intensità dell'entusiasmo diminuisce.

Avviene così in tutte le cose, perciò il fenomeno è osservabile nel cosmo ma anche in ogni novità, sia che parli del nuovo lavoro, dell'arrivo di una passione o anche di una cosa che ci regalano. L'uomo è spinto alla ricerca della novità, e la ricerca di innovazioni maggiori ci spinge sempre verso un progresso, infatti gli innovatori sono la forza vitale delle società. Quando un'istituzione si chiude all'innovazione è segno che è destinata a morire, perché essa entra nell'entropia essendosi privata del beneficio di risorse per rinnovarsi e arricchirsi.

Tutto ciò che si ferma è destinato a morire, perché tutto deve progredire, infatti il sopraggiungere di nuove condizioni comporta anche l'apporto di nuove forze, sebbene i rivoluzionari vengano accolti con fastidio, perché vengono a disturbare un ordine che si è costituito. Ma, proprio per il fatto che essi disturbano quell'ordine esistente, solo gli innovatori possono aprire le vie delle nuove cognizioni, perciò impediscono che le cose preesistenti possano crollare per consunzione.

Quando una società o una struttura crede di non dover imparare più nulla di nuovo è destinata a finire, perciò per innovare è necessario avere il coraggio e la volontà di abbandonare le vecchie certezze per cercare un'altra verità. Comunemente non si accetta di lasciare la via che corrisponde alle nostre aspettative e ai desideri, perciò nessuno vuole abbandonare di sua volontà il contesto a cui si adatta meglio.

Solo chi sente delle limitazioni e delle barriere al suo pensiero e al suo modo di essere sa lasciare il rifugio che non sente più sicuro per andare a cercare altrove una verità migliore. Da tutto questo si comprende come solo quegli uomini che cercano e vogliono una verità più autentica e piena di quella che esiste possono arricchire la verità che la società o la comunità possiede.

Esaminando l'evoluzione umana vediamo che, inizialmente, l'uomo non ha la coscienza di sé, perciò è un essere che funziona con l'attivazione dei centri di sensibilità e dell'istinto. Nello sviluppo iniziale l'uomo non si discosta molto dallo sviluppo delle altre specie animali. L'incarnazione interviene per costruire tutti i veicoli idonei a essere definiti degli animali superiori, perciò ci incarniamo come uomini per superare lo stadio animale e per costruire gli strumenti adatti a manifestare l'essenza profonda di noi stessi.

Con l'incarnazione perfezioniamo la nostra individualità, perciò viene il momento in cui si raggiunge il livello in cui l'uomo diventa cosciente di sé stesso, perciò viene il momento in cui si diventa un centro di coscienza e di espressione. Prima l'essere umano era completamente dipendente dall'ambiente esterno, perciò tutte le sue reazioni erano condizionate dalle condizioni esterne, e le sue risposte erano automatiche.

Con il primo livello di evoluzione si apre la nuova dimensione dell'io, perciò l'uomo entra nel mondo della separazione in cui tutto è suddiviso tra ciò che è "mio" e ciò che è "altro da me". Questo mondo è popolato da una grande quantità di stimoli che sorgono con prepotenza sotto l'impulso dell'egoismo, dell'avidità e della brama di possesso. Queste forze sono tutte le qualificazioni di cui l'io si nutre per potersi percepire come essere che è separato dal mondo esterno.

Tutte le forme di manifestazione che emergono, inizialmente vengono in modo violento, perciò molte filosofie le paragonano ai demoni furiosi dal temperamento violento e dal carattere insaziabile. Tutto ciò che produce l'io possiede i tratti della violenza, della ferocia e dell'insaziabilità, perché queste qualità sono tipiche dell'egocentrismo che si vuole impone anche se deve usare il furto, l'omicidio e la ferocia.

Anche dalla dolorosa nascita dell'individualità vediamo che l'indole dell'uomo non differisce dall'animale quando egli cerca di soddisfare il suo desiderio. Chiaramente l'uomo deve superare questo livello primitivo, perciò interviene l'elemento che deve riequilibrare questo comportamento primitivo. Le azioni di un individuo così poco regolato potrebbero ripercuotersi sull'ambiente che lo circonda e colpire gli esseri che gli sono vicini.

Secondo una legge di natura, esiste una limitazione, infatti esiste una inibizione naturale che viene collegata alla libertà d'azione delle persone, infatti il libero arbitrio viene sempre dosato in modo che l'essere meno evoluto venga maggiormente condizionato e inibito nella sua piena espressione. Gurdjieff avverte che esistono sempre delle forze positive e negative che permettono l'azione equilibrata che vediamo quando interviene un pareggio di forze.

Secondo la legge che regola le forze, quando agisce una forza positiva e prepotente nella richiesta, interviene una forza pari di segno negativo con azione inibitoria, e questa opposizione che ristabilisce l'equilibrio sorge dall'ambiente. Seguendo questa legge naturale vediamo che ogni cosa ha una polarità positiva e una negativa, e tutto possiede questo lato che è visibile per gli effetti. Ogni cosa, ogni forza e ogni potere possiede questa opposizione di polarità che è necessaria per poter avere l'equilibrio che ripristina l'omeostasi di cui la natura necessita.

Tutta la natura ha una doppia polarità necessaria per dosare, perché più la forza rischia di essere preponderante e maggiore deve essere l'inibizione che essa deve ricevere. Se abbiamo compreso il ragionamento impariamo perché più l'essere si evolve e maggiore diventa il grado di libertà di cui egli può fruire, infatti ad ogni essere è concesso il livello di libertà di cui riesce a fruire senza abusarne e senza danneggiare il suo prossimo.

Perciò vediamo che la libertà diventa sempre maggiore mano a mano che si procede nell'evoluzione, perciò vediamo come ogni organizzazione religiosa, sociale e politica con i suoi divieti e le sue sanzioni sorge per tenere sotto controllo gli esseri poco evoluti. Vediamo che i comandamenti e le leggi sono funzionali per impedire che la distruttività di esseri poco evoluti possa prevalere. Gli esseri poco evoluti spiritualmente sono tenuti sotto controllo con la minaccia delle punizioni e con la paura di subire un castigo più doloroso del piacere che potrebbero trovare.

La paura e la minaccia sono necessarie per limitare l'arbitrio dell'individuo che non possiede l'evoluzione spirituale che gli impedisce di nuocere senza bisogno di usare le sanzione e il controllo. Le istituzioni sono un riduttore che da l'autocontrollo che l'individuo non sa attivare in modo autonomo, perciò le organizzazioni fanno conquistare collettivamente ciò l'uomo singolo non sa conquistare.

Lo stesso avviene nelle organizzazioni spirituali, perciò ci si avvicina ad esse credendo di ottenere una evoluzione più veloce, perciò si crede che le adesioni siano sufficienti per arrivare alla meta, ma è l'ego molto vitale e prepotente che aspira a diventare più grandioso. Questo spiega perché si può diventare solo un informatore per i simili, ma nessuno si può atteggiare a maestro. Ognuno può conversare di questi concetti, ma nessuno può essere guru di altri.

Nessuno può avere seguaci e nessuno può giurare che l'altro comprenda, infatti la convinzione di avere completato l'indottrinamento dimostra solo la megalomania dell'ego. Chi si sente guru o maestro deve sapere che molti predicatori e discepoli di Cristo son morti da tempo, ma nessuno morì di morte naturale circondato da cari affetti familiari. L'evoluzione di ognuno è quella che è, ed è quella che ognuno sa conquistare e di cui risponde solo davanti alla sua coscienza, perciò non esiste qualcosa che la possa aumentare.

La cosa più paradossale è che l'avanzamento spirituale comporta un proporzionale avanzare del livello di difficoltà e di responsabilità che la promozione comporta. I maestri dicono che, se viene accresciuto il nostro valore si diventa anche più responsabili, perché l'accresciuta reputazione richiede un lavoro più duro per mantenere il livello di prestigio, infatti non si può più ridiscendere al livello inferiore.

Chi possiede questo credito possiede un'assegno firmato con una grossa cifra in bianco, perciò deve essere molto accorto sul modo con cui vuole usare il suo credito perché, in cielo, questa fiducia totale si concede pure, ma solo a chi da prova di non volerne approfittare. Nel caso che diciamo, in cielo avviene al contrario di quello che accade in terra dove sono usate tutte le scappatoie legali e illegali per salvare gli imbroglioni e i truffatori, infatti lassù non è così facile imbrogliare.

Buona erranza
Sharatan



mercoledì 7 dicembre 2011

All’incrocio degli influssi


“La verità è dentro di noi, non nasce
da eventi esterni, qualunque cosa ne pensiate.
Esiste un centro interiore in tutti noi,
dove la verità dimora nella pienezza; e intorno a lei
muro dopo muro, la grossolana carne la rinchiude.
Questa perfetta, chiara concezione che è verità.”

(Robert Browning – Paracelso)

Gurdjieff diceva che quando le persone ascoltano i discorsi altrui non comprendono le parole che sentono, infatti le orecchie lavorano da sole mentre la mente divaga, perciò difficilmente si comprende il vero senso del linguaggio, quindi parlare diventa una perdita di tempo. Perlopiù si presta attenzione solo alle chiacchiere e alle sciocchezze quotidiane, perciò non siamo in grado di comprendere il vero significato delle cose, perché la nostra comprensione è legata alle nostre abitudini del pensare.

Il vero significato è molto lontano dalle parole, perché il vero senso del linguaggio è ad un livello molto superiore del parlare quotidiano, come è dimostrato dall’apprendimento delle lingue dove impariamo a chiamare le stesse cose con dei termini diversi, perché le varie lingue usano delle parole diverse per indicare gli stessi oggetti. Le parole dovrebbero avere sempre un significato preciso, perché le parole sono ricordate e registrate, perciò un linguaggio preciso non va degradato al livello della ciarla.

Un linguaggio inadeguato degrada il valore delle cose, perché le parole che trascurano il vero senso dei termini non valorizzano il contenuto di ciò che si dice. Le cose sono degradate dalle parole inadatte, perché le parole sono degradanti quando sono usate con la disinvoltura del giocoliere, perciò usando delle parole scadenti si rende scadente anche il pensiero che viene da quelle parole. Il pensare deve avere una densità, perché il pensare deve penetrare profondamente nelle cose, perciò le parole devono avere un significato preciso che si conserva e che si deve accrescere.

Le parole devono avere una profondità di senso e devono avere dei livelli crescenti di comprensione, come avviene nei testi sacri che diventano sempre più profondi quando abbiamo compreso ciò che ci vogliono comunicare. Quando iniziamo a capire l’insensatezza delle chiacchiere inutili entriamo nel vero senso delle cose, e il senso delle parole che esprimono queste cose si accresce sempre più, perciò le parole assumono sempre più un maggior valore, e il loro senso diventa sempre più profondo.

Le parole avranno un crescente valore, perciò avranno una maggiore precisione e non dovremo parlare per capire, perché sarà sufficiente osservare per comprendere. Nessuno è mai riuscito a modificare nulla di se stesso usando la forza delle parole, perché la nostra struttura si modifica solo quando penetra internamente il vero senso delle cose di cui si parla, e non quando un suono colpisce le orecchie. La capacità di usare un giusto linguaggio va applicata prima nei confronti di noi stessi, perché va compreso che alcune nostre caratteristiche sono utili in alcuni contesti, ma sono dannose in altri casi, ma per capirlo dobbiamo avere un Centro Magnetico.

Avere un Centro Magnetico interno, dice Gurdjieff, significa saper distinguere il tipo di influenze che modificano la vita, infatti l’uomo è sottoposto a due tipi di influssi, e il primo tipo lo osserviamo nelle forze che sono nella vita e che sono prodotte dalla vita stessa. Il condizionamento è nell’influsso della razza, della famiglia, della società, dell’educazione, delle maniere e dei costumi, e dalla condizione economica e sociale, etc. Poi abbiamo gli influssi di secondo tipo che provengono da forze che sono “al di fuori di questa vita” e che provengono dal “centro interiore dell’umanità,” perché furono prodotte da uomini che vollero crearle per scopi determinati: queste forze sono contenute nelle concezioni filosofiche, in alcune forme di pensiero e nelle opere d’arte.

Gli influssi del primo tipo sono collegati al commercio, alla politica, all’economia, alla guerra, alla conquista del prestigio sociale, all’intrigo e alla maldicenza, a cui uniamo le esigenze del mangiare, del bere, etc., fino ad arrivare al desiderio di essere famosi e acclamati, perché queste forze vengono dalla vita e sono usate per far muovere l’umanità. Gli uomini sono spinti da forze che li fanno reagire in modo automatico, infatti queste forze creano l’illusione di andare da qualche parte mentre invece si corre per non arrivare in nessun luogo.

La vita mette degli specchi in luoghi strategici, infatti gli specchi riflettono dei viottoli contorti facendoli apparire come una via chiara e dritta, mentre invece si gira in tondo restando sempre nel medesimo luogo: questa illusione è usata dalle forze della vita ed è un’illusione geniale, perché è un meccanismo semplice ma efficiente. Tutte le forze esercitano un forte influsso, perché gli uomini non si vogliono guardare internamente, ma anche se lo facessero non ricorderebbero neppure chi sono, dice Gurdjieff. Le forze diventano potenti perché non ci fermiamo a pensare sulla nostra vita, infatti se siamo afferrati dal “vortice generale della vita” non abbiamo il tempo di riflettere e restiamo fagocitati dalle cose, perciò agiamo in modo meccanico.

Se non ci fermiamo a pensare ripetiamo sempre gli stessi comportamenti, perché ci illudiamo di avere uno scopo e una direzione, infatti crediamo che la nostra vita abbia una meta chiara e definita. Se non osserviamo noi stessi e le cose siamo incoscienti del tipo di influsso cui siamo sottoposti, infatti le cose hanno un potere su di noi finché non diventiamo consapevoli del loro potere. Se cerchiamo delle scuse ai nostri comportamenti tutto ripiomba nell’oscurità e tutto resta come prima, per questo nessuno ammette di avere illusioni e di nutrire menzogne verso la vita: e la maggiore menzogna è quella di proclamare di non avere più illusioni.

Vedere in modo lucido che siamo chiusi come pecore in un recinto è il fatto con cui si riconosce il possesso di un saldo centro magnetico interiore. Se pensiamo con attenzione sappiamo riconoscere la sfera d’azione di due tipi di forze a cui siamo sottoposti, infatti vediamo delle influenze che derivano dal nostro usuale modo di vivere, dalle nostre abitudini e dalle consuetudini. Poi vediamo che ci sono forze che provengono da una sorgente che è al di fuori della vita, però vedere questo dipende dal nostro livello di comprensione, perché tutto dipende dal livello di comprensione che l’essere ha raggiunto.

L’inizio della via è situato all’inizio della comprensione, perché l’inizio avviene con la discriminazione e con il raggiungimento della consapevolezza del tipo di influssi che subiamo, perciò dal riconoscimento della loro qualità. Chiaramente saper fare una ripartizione precisa delle due qualità di influsso non è possibile in modo preciso, e questo è naturale, però è necessario sapere che ognuno riceve diversamente la forma e la forza dell’una e dell’altra: questo fatto è inevitabile, dice Gurdjieff, perché su questo fatto agisce il destino del singolo.

Un uomo si sente più assonante con la qualità delle forze che provengono dalla vita e qualche altro riceve meglio ciò che è al di fuori dalla prima sfera, poi ci sono coloro che non ricevono influssi da nessuna delle due parti e sono il terzo tipo di tendenza umana. In condizioni normali e in uomini normali le difficoltà e le opportunità di poter discernere le qualità delle influenze è uguale per tutti, perciò vi è per tutti la medesima difficoltà di separare la qualità delle influenze.

Se l’uomo che viene influenzato non è in grado di riconoscere, di separare e di differenziare il tipo di percezione, perciò se non differenzia il tipo di azione che le due forze esercitano su di lui, esse agiranno allo stesso modo sull’individuo e producono sempre gli stessi effetti. Ma se l’uomo quando riceve l’influsso delle due forze, riesce a vederle, a riconoscerle, a percepirle, a differenziarle e a separarle in modo adeguato sentendo la differenza, egli riesce a fare la discriminazione, perciò riesce a tenere da parte ciò che non proviene dalla vita, così che le riesce a tener separate e non le confonde con quelle che provengono dalle ordinarie influenze del vivere.

Il risultato delle influenze che provengono dalla sorgente che è esterna alla vita è un’assommarsi di forze che si raccolgono all’interno dell’uomo, perciò lui riesce a ricordarle e a sentirle tutte insieme, finché queste forze formano un assieme che si accumula. Non si può descrivere il senso di quello che si è formato, e non si sa descrivere “il perché e il per come” di quello che è avvenuto, perciò non si può dare una spiegazione perché ogni spiegazione sarebbe sbagliata.

L’essenziale non è riuscire a spiegare come la cosa sia avvenuta, perché l’essenziale è che il risultato delle influenze accumulate sono riuscite a formare un Centro Magnetico che saprà attrarre tutte le forze che gli sono affini e che riuscirà ad accrescersi sempre di più. Se il Centro Magnetico riesce ad avere una nutrizione sufficiente, e se la personalità dell’uomo non fa resistenza a questo tipo di sviluppo, il Centro Magnetico riesce a stabilire l’orientamento dell’uomo e lo obbliga a fare un capovolgimento di vita e di direzione.

Quando il Centro Magnetico sarà sviluppato a sufficienza potrà contare sulla sua forza interiore, perciò l’uomo riuscirà a comprendere l’idea della via e comincerà a cercarla. La ricerca della via può durare per anni e potrebbe non condurre a nulla, perché tutto dipende dalle condizioni, dalle circostanze, dal potere e dalla direzione delle tendenze interiori che non sono affatto interessate a faticare per percorrere la via. Molte delle nostre tendenze interiori non sono interessate a lavorare, perché non vogliono faticare per cercare ciò che non conoscono, perciò tentano di distogliere il ricercatore dal suo scopo, soprattutto quando arrivano le opportunità di trovare la via.

Se il Centro Magnetico è forte e sa lavorare bene, e se l’uomo è veramente intenzionato alla ricerca perché è stanco delle cose precedenti, perciò se sente in modo giusto, allora lui può incontrare un altro uomo che già conosce il percorso. Se avviene che incontra chi conosce la via o chi conosce qualcuno che è in collegamento diretto o indiretto “con un centro la cui esistenza sfugge alla legge dell’accidente e dal quale provengono le idee che hanno formato il Centro Magnetico,” e se costui è disposto ad aiutarlo, allora l’influenza di questo uomo lo raggiungerà tramite il proprio Centro Magnetico.

Da quel momento l’individuo è libero dalla legge dell’accidente e dalle influenze interne alla vita. L’influenza che può esercitare un uomo che conosce la via è una qualità speciale di influenza che è diversa dalle influenze ordinarie che l’uomo subisce normalmente, infatti la differenza è duplice, in quanto l’influsso di terzo tipo è diretto e cosciente. Le influenze che sono fuori dalla vita sono delle influenze esterne all'uomo, ma poi sono gettate nel calderone interno delle cose che viviamo, perciò anche le influenze del secondo tipo si confondono con quelle del primo tipo collegate alla legge dell’accidentalità.

Le influenze di terzo tipo sono diverse, infatti sono subite in un modo che è libero dall'accidentalità, perché la loro azione è ricercata in modo libero e volontario. Le influenze di secondo tipo ci vengono infuse in forma indiretta, perché sono contenute nei libri, nei sistemi filosofici e nei rituali religiosi, mentre gli influssi del terzo tipo sono trasmesse da una persona all’altra per mezzo della parola, perciò esse sono trasmesse “da bocca a orecchio.” Quando incontra l’uomo che conosce la via, il ricercatore ha varcato la prima soglia e sale il primo gradino, perché da questo gradino inizia la scala, infatti tra la vita e la via esiste una scala.

E’ solo tramite la scala che l’uomo si avvia sulla via, però la scala si sale solo se veniamo aiutati, infatti non si può salire facendo conto solo sulle proprie forze. La via inizia quando si è giunti in cima alla scala, perciò quando si è varcata l’ultima soglia che è sull’ultimo gradino, ma questo è un livello molto superiore a quello ordinario. Adesso, dice Gurdjieff, dovrebbe nascere spontanea la domanda: “Dove ha origine la via?” Alla domanda si deve rispondere che la via inizia fuori dalla vita ordinaria. Ma se la via non nasce dalla vita, allora non possiamo dire qual’è la sua origine precisa.

Si dice che l’uomo che ascende la scala non è mai sicuro di nulla, che riesce a dubitare di tutto, che teme per l’insufficienza delle sue forze, che dubita della giustezza di ciò che cerca e di tutto quello che fa. Egli dubita della sua stessa guida, perciò dubita del suo sapere e del potere della guida, infatti è consapevole che tutto quello che si raggiunge è molto instabile. L’uomo sa che può raggiungere un punto molto alto e può salire fino in cima alla scala, ma sa che dalla cima si può cadere e che poi sarà necessario ricominciare la scalata.

L’unica cosa certa è che, una volta oltrepassata l’ultima soglia si può vedere il cammino della via che si sta percorrendo, perciò per l'uomo tutto cambia. Per prima cosa ogni dubbio che nutriva sulla sua guida si dissolve, e nel medesimo istante, anche la guida non è più necessaria, perché egli è diventato indipendente essendo divenuto consapevole della sua meta. A questo punto, non gli è più possibile ritornare indietro, perciò non può più perdere il frutto del suo lavoro, e anche se dovesse allontanarsi per qualche tempo dalla via non gli è possibile ricadere indietro e non potrà tornare alla vita che viveva prima.

Tutto questo, dice Gurdjieff, è quello che si può dire della via e della scala che conduce alla via, anche se esistono diverse regole da rispettare per giungere alla meta, infatti nell’ascendere la scala con la quarta via, è necessario che ogni gradino abbia un uomo che ha duramente lavorato per raggiungerlo, perciò avviene che tutta la cordata dipenda dal lavoro di coloro che sono inferiori che premono i superiori per farli ascendere.

Accade che, anche se un uomo abbia raggiunto dei poteri molto speciali lui voglia sacrificarli per permettere agli altri di ascendere, però per elevare delle persone deve rivolgersi a gente del suo stesso livello. Infatti se le persone riescono a raggiungere qualcosa di maggiore, colui che si è sacrificato si vedrà restituito tutto quello a cui aveva fatto rinuncia, ma se le persone per cui si è sacrificato non riescono a elevare la loro posizione, e se non lo raggiungono, anche lui dovrà perdere tutto quello che aveva raggiunto.

Buona erranza
Sharatan