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sabato 10 gennaio 2009

Sono figli di un solo Padre


Il primo obiettivo dell'operazione “Piombo Fuso” lanciata da Israele il 27 dicembre scorso è fermare il lancio dei razzi sulle città del Negev, ribadisce Dore Gold, presidente del Jerusalem Center for Public Affairs, ed il secondo obiettivo, “il più importante, la fine del traffico di armi.” Dall'inizio dell'offensiva, il premier israeliano Olmert ripete il mantra nazionale: “Il nostro risultato dev'essere il blocco effettivo dell'Asse Filadelfi” cioè della zona fra Gaza e il territorio egiziano, quindi il pieno isolamento di Gaza.

I proiettili in gergo arabo vengono chiamati “bizer” cioè semi; questi semi cadono come la neve su persone che hanno mantenuto i contatti con il mondo esterno, strisciando come topi, dentro tunnel sotterranei collegati alle oasi egiziane. Due terzi dei prodotti venduti a Gaza provengono dai tunnel in cui lavorano 12.000 persone, secondo l'economista palestinese Omar Shaban. Un giro d'affari sotterraneo da 650 milioni di dollari l'anno che, secondo una ricerca del quotidiano israeliano Ynet ha letteralmente “mantenuto” i 18.000 abitanti di Rafah, la città sulla frontiera egiziana dove tra il 2007 e il 2008 la disoccupazione è scesa dal 50 al 20%.
I tunnel, che in questi momento Israele sta ferocemente distruggendo, sono il duty free della sopravvivenza per 1.500.000 di persone dipendenti in buona parte dagli aiuti internazionali. “Per la prima volta vediamo la fame a Gaza” fa sapere da New York Karen Abu Zayd, responsabile dell'Unrwa, l'agenzia delle Nazioni Unite che si occupa dei palestinesi.

Nei giorni passati il cardinale Renato Raffaele Martino, presidente del Pontificio Consiglio per la Giustizia e la Pace, aveva saggiamente indicato la soluzione più ragionevole, nel dialogo tra israeliani e palestinesi. Aveva ricordato che essi sono fratelli, figli della stessa terra. Purtroppo manca “Un senso più acuto della dignità dell’uomo. Nessuno vede l’interesse dell’altro, ma solamente il proprio. Ma le conseguenze dell’egoismo sono l’odio per l’altro, la povertà e l’ingiustizia. A pagare sono sempre le popolazioni inermi. Guardiamo le condizioni di Gaza: assomiglia sempre più ad un grande campo di concentramento. …

Non siamo solamente noi cristiani a chiamarla Terra Santa, ma anche ebrei e i musulmani. E sembra una disdetta che proprio questa terra debba essere il teatro di tanto sangue. Ma occorre una volontà da tutte e due le parti, perché tutte e due sono colpevoli. Israeliani e palestinesi sono figli della stessa terra e bisogna separarli, come si farebbe con due fratelli. Ma questa è una categoria che il “mondo”, purtroppo, non comprende. Se non riescono a mettersi d’accordo, allora qualcun altro deve sentire il dovere di farlo. Il mondo non può stare a guardare senza far nulla…

L’alternativa al dialogo è solamente il ricorso alla forza e alla violenza. Ma la violenza non risolve i problemi e la storia è piena di conferme. L’ultimo esempio è quello della guerra in Iraq. Cosa ha risolto? Ha complicato le cose. La diplomazia della Santa Sede sapeva bene che Saddam era pronto ad accettare le richieste delle Nazioni Unite. Ma non si è voluto aspettare. In Terra Santa vediamo un eccidio continuo dove la stragrande maggioranza non c’entra nulla, ma paga l’odio di pochi con la vita.”

L’ufficio dell’Onu per il Coordinamento degli affari umanitari, ha messo lo Stato ebraico sotto accusa denunciando, sulla base del racconto di testimoni oculari, un episodio risalente al 4 gennaio: a Zeitoun, un quartiere di Gaza città, soldati israeliani avrebbero costretto circa 110 palestinesi, “la metà dei quali erano bambini” a radunarsi in una casa monofamiliare, ordinando loro di rimanere all’interno; ma 24 ore dopo l’abitazione è stata bombardata. I morti sarebbero stati come minimo 30.”

Intanto centinaia di migliaia di persone sono scese in piazza, in tutto il mondo, per il secondo venerdì della rabbia. Particolarmente violenti gli scontri a Ramallah e a Nairobi, dove si contano diversi feriti. Le similitudini con le vicende del Libano nel 2006 sono allarmanti. In entrambi i casi Israele si è trovato di fronte a due movimenti di ispirazione islamica saldamente radicati nelle rispettive realtà locali, che fanno largo uso di tecniche di guerriglia, per rispondere ad una forza militare, come quella israeliana, dai mezzi infinitamente superiori.

Secondo Rami G. Khouri, direttore del quotidiano libanese “Daily Star” “Hamas e Hezbollah sono i figliastri ideologici del Likud, e soprattutto di Ariel Sharon, la cui adozione della violenza, del razzismo e della colonizzazione come mezzi primari per gestire il rapporto con le popolazioni arabe occupate ha alla fine generato la volontà di resistere. Il trio che sta attualmente portando avanti l’eredità di brutalità di Sharon - Ehud Olmert, Ehud Barak e Tzipi Livni - sembrano geneticamente ciechi di fronte al fatto che quanto più Israele fa uso della forza e della brutalità contro gli arabi, tanto più aspra sarà la risposta sotto forma di movimenti di resistenza più efficaci e dotati di un più ampio appoggio popolare.”

Tutto questo, questo assurdo massacro di innocenti, credo che sia capace di scatenare potenti forze oscure, con cui potremmo essere condannati a confrontarci per decenni. Questa guerra rischia di diventare infinita e combattuta fino all’ultimo sangue e sarà tutto sangue innocente, come quello già versato. Per il momento, le immagini televisive dei cadaveri dei bambini e di altri civili innocenti a Gaza, hanno generato una tremenda voglia di combattere fra i palestinesi ed i loro sostenitori in tutto il mondo arabo ed oltre.

Il ruolo che sta svolgendo l’Egitto mi sembra necessario ma rischioso, perché riguarda non solo la questione palestinese ed il ruolo dei vari paesi di quella regione nella vicenda, ma riguarda anche tutte le future relazioni con l’Iran e la futura leadership del mondo islamico.
E’ vero che il prestigio di Mubarak potrebbe essere accresciuto, qualora riuscisse a conciliare le parti su un’accordo di tregua, ma quanto aumenterebbe il malumore degli iraniani, che aspirano a quella leadership?

Non sarebbe meglio se questo ruolo delicato, sia diplomaticamente che logisticamente, fosse giocato dall’Onu? Perché questo non avviene? Il silenzio è motivato dalla palese impotenza dell’Organizzazione delle Nazioni Unite di fronte a delle politiche nazionalistiche attuate da stati forti, che possono così operare impunemente, con il pieno sostegno degli Stati Uniti e nell’assenso colpevole dell’Unione Europea, e del tutto svincolate, per tacito consenso, dall’obbedienza alle direttive Onu.

Tutti sanno che la migliore soluzione sarebbe l’invio dei caschi blu dell’Onu a Gaza, ma per vedere i Caschi Blu a Gaza, temo saremo costretti ad aspettare ancora a lungo, molto, molto a lungo.

Buona erranza
Sharatan

sabato 3 gennaio 2009

E se fosse solo umorismo yiddish?



In questi giorni, a pochi passi da noi, sta avvenendo una nuova strage degli innocenti. La chiamano operazione “Piombo fuso” ed ha già causato su Gaza, almeno 435 morti e 2.500 feriti. Le vittime israeliane sono state 4.
Nella notte, un attacco aereo israeliano ha ucciso un leader dell'ala militare di Hamas, le Brigate al Qassam. Il movimento ha reso noto il suo nome: Abu Zakaria al Jamal. Il movimento ha reso noto che Abu Zakaria al Jamal è morto nelle prime ore del mattino per le ferite riportate in un attacco aereo notturno di Israele. L'uccisione è arrivata poco dopo che il leader del movimento di resistenza islamico in esilio a Damasco, Khaled Meshaal, avvertiva Israele della sconfitta nel caso di un'invasione della Striscia di Gaza. Secondo un portavoce, le Brigate Ezzedine al-Qassam hanno respinto in queste ore, un tentativo d'infiltrazione via terra nella Striscia di Gaza, da parte di un commando delle forze speciali israeliane.

Di fronte a questi avvenimenti, tutto il mondo sembra essere impotente e quindi nessuno fa nulla. Non sono mancati tentativi di pacificazione, come quello fatto dalla Francia a nome dell’Europa, ma già sapevamo che non potevano riuscire. Davanti agli appelli delle maggiori organizzazioni umanitarie,arrivano gelide dichiarazioni da parte del governo israeliano: “Nessuna tregua perché a Gaza non c'è crisi umanitaria”. Tzipi Livni, arriva a Parigi il 1 gennaio 2009 e spiega che la guerra va avanti. “La situazione umanitaria a Gaza è sotto controllo” ha ribadito il ministro degli Esteri israeliano al presidente Nicolas Sarkozy. “L'esercito distingue la guerra al terrorismo, contro Hamas, dalla popolazione civile”. L'offensiva nella Striscia, non si ferma. “Cesserà solo quando sarà il momento” ha precisato il ministro.

Allora mi viene in mente - per il destino dei ricorsi storici - l’insurrezione del ghetto di Varsavia, che brevemente e malamente riassumo.
Sin dal 16 novembre del 1940, i nazisti avevano organizzato una “zona residenziale ebraica” a Varsavia, in una parte della città circondata da un cerchio perimetrale di alte mura. Secondo le fonti ufficiali tedesche, 380.740 ebrei vi erano stati rinchiusi. I soli che oltrepassavano il muro, erano coloro che venivano trasportati ai campi di sterminio con i treni blindati. Le retate effettuate ogni giorno nel ghetto dalle SS, dovevano sempre garantire ai nazisti un numero di lavoratori specializzati e numericamente sufficienti, così da allungare la vita degli abitanti, con il gioco del gatto che si trastulla con il topo, prima di divorarlo.

Tra il 1940 ed il 1942, il metodo nazista dava lenti ma ottimi risultati, per cui tra la fame e le deportazioni gli ebrei erano ormai ridotti allo stremo e consapevoli della fine che li aspettava. I nazisti però, vollero velocizzare la soluzione finale, ed il 18 gennaio 1943 iniziarono lo svuotamento del ghetto; così il 90% degli abitanti vennero portati verso la morte, per una stima di 253.871 ebrei deportati. Rimanevano 35.000 lavoratori e 20.000-25.000 persone che si erano nascoste e sottratte ai rastrellamenti;circa 60.000 superstini disperati e chiusi in trappola.

I superstiti del ghetto decisero allora di usare la resistenza armata, pensarono di morire combattendo piuttosto che soccombere senza reagire, e iniziarono una lotta disperata a cui presero parte tutti, comprese le donne ed i bambini. Le SS trovarono una fiera resistenza armata, che scatenò l’ira di Himmler, il quale ordinò di distruggere il ghetto di Varsavia, dopo aver trasferito da là il campo di concentramento: la battaglia finale si svolse durante la Pesach, la Pasqua ebraica del 19 aprile 1943.

I tedeschi inviarono all'interno del ghetto una forza di 2.054 soldati, tra i quali 821 appartenenti all'élite delle Waffen-SS e 363 poliziotti polacchi. I difensori li accolsero con un fuoco di armi leggere e lancio di granate, dalle finestre dei piani più alti dei palazzi. I tedeschi reagirono cannoneggiando ed incendiando tutte le case. Gli incendi produssero presto una grave carenza d'ossigeno all'interno dei bunker sotterranei, usati per l’ultima resistenza, che si trasformarono in una mortale trappola soffocante. Per il resto le strade erano un’enorme trincea.
Il 13 maggio fu rasa al suolo la sinagoga di Varsavia e il 16 maggio, la puntigliosa relazione delle SS relazionava:” 180 ebrei, banditi e subumani sono stati distrutti. Il quartiere ebreo di Varsavia non esiste più. L'azione principale è stata terminata alle ore 20:15 con la distruzione della sinagoga di Varsavia... Il numero totale degli ebrei spacciati è di 56.065, includendo sia gli ebrei catturati che quelli del quale lo sterminio può essere provato.” I morti nazisti furono solo 300.

Riuscirono a sopravvivere solo pochi ebrei, che fuggirono prima dell’esplosizione delle cariche di tritolo che dovevano eliminare gli ultimi edifici, ma nessuno si era arreso senza combattere. Nessuno era rimasto inerme come un agnello.
Il ghetto di Varsavia dimostra che non bisogna mai arrendersi di fronte alle minacce dei totalitarismi anche quando le forze sono impari, dimostra che abbiamo sempre diritto al rispetto, alla libertà e alla vita. Dimostra che la rivolta, quando la vita e la dignità dell’uomo è in pericolo, è giusta e legittima.

Mi chiedo allora perché gli ebrei di oggi facciano tanta fatica a capire quello che gli ebrei di ieri avevano capito così bene. Come mai hanno perso la memoria dell’essere uccisi e perseguitati, dell'essere deportati, senza il diritto di una patria?
E se invece fossi io che ho frainteso tutto? E se gli avvenimenti di oggi, quello che accade a Gaza, le stesse dichiarazioni del ministro degli Esteri israeliano, Tzipi Livni, facessero solo parte della grande scuola dell’umorismo yiddish?

Buona erranza
Sharatan