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lunedì 18 novembre 2013

I quattro devoti



Un giorno, quattro devoti andarono in moschea per pregare. Si prostrarono e iniziarono a recitare le lodi all’Altissimo con intensa devozione. Ad un tratto passò il muezzin, perciò uno dei quattro interruppe la preghiera per chiedere: "Per caso hai già cantato l’appello alla preghiera? C’è ancora tempo oppure è già tardi?” Quando uno degli altri vide che il primo aveva parlato, si sentì obbligato a intervenire: “Ma cosa dici? Ti rendi conto che hai interrotto la recita del takbir e che hai resa vana la preghiera?”

A quel punto, interviene tutto inviperito anche il terzo devoto per dire a quello che aveva rimproverato il primo: “Ma tu perché non stai zitto? Perché non metti in pratica quello che dici?” Allora anche il quarto parlò, infatti volse gli occhi beati al cielo e pregò: “Sia lode all’Altissimo, lode al Misericordioso che non mi ha fatto perdere nelle tenebre! Per fortuna io non sono nel peccato come questi sventurati!” Chiaramente, si è capito che le preghiere dei devoti furono sciupate.

Questo racconto iniziatico è tratto dal Mathnawi di Rumi. La storiella insegna che ognuno è veloce a rimproverare gli altri e tende a non vedere le proprie pecche. Nella storia tutti sono impegnati a criticare gli altri ma, in realtà, ognuno cade in un errore ancora più grave di quello che rimprovera. I quattro sentono un maggiore desiderio di rimproverare l’errore piuttosto che prestare attenzione alle proprie azioni.

Nella vita, dice Rumi, è beata l’anima che sa vedere le proprie pecche e che si sforza di rimediarle. Beato è colui che ricorda che tutti gli uomini sono per metà viventi nel regno del male, e per metà nel regno della luce invisibile. In verità, non dovremmo mai avere la presunzione di gridare in faccia agli altri i loro errori, se non sappiamo rimediare ai nostri.

Se le cose della vita non vanno bene, dobbiamo cercare le cause, primariamente in noi stessi. Solo dopo aver fatto un'introspezione sincera e profonda, possiamo chiedere l’aiuto del Signore. Molti pensano di aver sempre ragione e credono che il torto sia sempre negli altri, ma nessuno è mai al sicuro dagli errori.

Prima di sbagliare anche Iblis, l’angelo caduto che divenne demonio, seppe vivere in pace con Dio. Iblis deriva da “abrasa” che significa “cadere nella disperazione,” perché è la disperazione che fa sbagliare. Molti non reggono la disperazione, perciò sbagliano. Se non abbiamo mai sbagliato, la nostra purezza diverrà un buon esempio. Ma, se il tuo prossimo ha bevuto quel veleno, tu rammenta solo lo zucchero che prima si trovava in lui.

Buona erranza
Sharatan

martedì 8 ottobre 2013

La luna



Nel firmamento è apparsa una Luna
è scesa dal cielo e mi ha rivolto lo sguardo.

Come il falco che strappa via l'uccello che gli è preda
mi rapì quella Luna e corse di nuovo nel cielo.

E quando a me stesso guardai, più me stesso non vidi;
perché, in quella Luna, il mio Corpo per grazia sottile
s'era fatto anima pura!

E quando viaggiai dentro l'anima, non vidi che Luna
finché mi fu svelato tutto il mistero della manifestazione!

I nove cerchi del cielo s'erano immersi in quella luna,
e la barca dell'essere mio s'era tutta, in quel mare, nascosta.

Si franse d'onde quel mare, e tornò la Ragione
e lanciò il suo grido: così fu, così avvenne.

Spumeggiò quel mare; e da ogni frammento di quella schiuma
di qualcuno venne un disegno, venne di qualcosa un corpo,

e ogni frammento di schiuma corporea che si mostrò da quel mare
poi subito si fuse, e in quel mare entrò di nuovo;

ma senza l'aiuto del Signore, del Sole divino di Tabriz,
non si può vedere la luna, non si può essere il mare.

(Maulānā Gialāl al-Dīn Rūmī)

domenica 22 novembre 2009

Fare un passo senza piedi


Questo è l’amore:
volare verso un cielo segreto,
scostare cento veli ogni momento.

All’inizio rinunciare alla vita.

Alla fine fare un passo senza i piedi,
considerare invisibile questo mondo,
non curarsi di ciò che appare all’io.

Cuore, dissi, quale dono è stato
entrare in questa cerchia degli Amanti,
vedere oltre il vedere stesso,
arrivare a sentire dentro il petto.

Anima mia, da dove sorge questo respiro?
Come mai questo cuore batte?

Uccello dell’anima, parla con tue parole
e io capirò.

Il cuore rispose: Io ero nella fornace
il giorno in cui questa casa d’acqua e d’argilla
venne cotta.

Fuggivo da quella casa creata
già nel corso della sua creazione.

Quando più non resistetti,
venni tirato in basso,
e la mia forma fu modellata
da un pugno di terra.


Maulānā Gialāl al-Dīn Rūmī


domenica 6 settembre 2009

Le rovine del cuore


Io sono uno scultore, un modellatore di forme.
Ad ogni istante io plasmo un idolo:
ma poi, innanzi a te, lo fondo di nuovo.

Posso suscitare centinaia di forme e riempirle di spirito,
ma quando guardo il tuo volto
voglio gettarle nel fuoco.

Riempi soltanto il bicchiere di questo ubriacone
o combatti davvero il sobrio?
Sei tu che abbatti
ogni casa che io costruisco?

La mia anima si riversa e si fonde nella tua.
Poiché la mia anima ha assorbito la tua fragranza,
mi è cara.

Ogni goccia di sangue che verso intride la terra.
“Mi fondo con l’amato quando partecipo all’amore”.

In questa casa di fango e acqua
il mio cuore è caduto in rovina.
Entra in questa casa, mio amore, o lascia che io vada.


Maulānā Gialāl al-Dīn Rūmī

sabato 11 luglio 2009

L'amore è sconsiderato


L'amore è sconsiderato, non così la ragione.
La ragione cerca il proprio vantaggio.
L'amore è impetuoso, brucia sé stesso, indomito.
Pure in mezzo al dolore,
l'amore avanza come una macina;
dura la sua superficie, procede diritto.
Morto all'egoismo,
rischia tutto senza chiedere niente.
Può giocarsi e perdere ogni dono elargito da Dio.
Senza motivo, Dio ci diede l'essere,
senza motivo rendiglielo.
Mettere in gioco se stessi e perdersi
è al di là di qualunque religione.
La religione cerca grazie e favori,
ma coloro che li rischiano e li perdono
sono i favoriti di Dio:
non mettono Dio alla prova
né bussano alla porta di guadagno e perdita.

Maulānā Gialāl al-Dīn Rūmī

venerdì 5 giugno 2009

Il fuoco dell'Amore Divino



Ho bisogno d'un amante che,
ogni qual volta si levi,
produca finimondi di fuoco
da ogni parte del mondo!

Voglio un cuore come inferno
che soffochi il fuoco dell'inferno
sconvolga duecento mari
e non rifugga dall'onde!

Un Amante che avvolga i cieli
come lini attorno alla mano
e appenda, come lampadario,
il Cero dell'Eternità.

Che entri in
lotta come un leone,
valente come Leviathan,
non lasci nulla che se stesso,
e con se stesso anche combatta

E, strappati con la sua luce i
settecento veli del cuore,
dal suo trono eccelso scenda
il grido di richiamo sul mondo.

E quando, dal settimo mare si volgerà
ai monti Qàf misteriosi da
quell'oceano lontano spanda
perle in seno alla polvere!

Maulānā Gialāl al-Dīn Rūmī

giovedì 27 novembre 2008

Quando un uomo e una donna diventono uno


Ho coperto i miei occhi
con la polvere della tristezza,
finché entrambi furono un mare colmo di perle.
Tutte le lacrime che noi creature versiamo per lui
non sono lacrime, come pensano molti, ma perle …
Mi lamento dell'anima con l'anima,
ma non per lamentarmi: dico solo le cose come stanno.
Il cuore mi dice che è angosciato per lui,
ma io non posso che ridere di questi torti immaginari.
Sii giusta, tu che sei la gloria del giusto.
Tu, anima, libera dal “noi”e dall’”io”,
spirito sottile in ogni uomo e donna.
Quando un uomo e una donna diventano uno,
quell’uno sei tu.
E quando quell'uno è cancellato, tu sei.
Dove sono questo “noi” e questo “io”?
A lato dell'amato.
Tu hai fatto questo “noi” e questo “io”
perché tu potessi giocare
al gioco del corteggiamento con te stesso,
affinché tutti i “tu” e gli “io” diventino un'anima sola
e infine anneghino nell'amato.
Tutto ciò è vero. Vieni!
Tu che sei la parola creatrice: Sii.
Tu, al di là di qualunque descrizione.
E' possibile per l'occhio fisico vederti?
Può il pensiero comprendere il tuo riso o la tua pena?
Dimmi, è possibile vederti?
Soltanto di cose in prestito vive questo cuore.
Il giardino d'amore è infinitamente verde
e dà molti frutti oltre alla gioia e al dolore.
L'amore è al di là di entrambe le condizioni.
Senza primavera, senza autunno, è sempre nuovo.

Maulānā Gialāl al-Dīn Rūmī