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mercoledì 24 agosto 2016

Il fluire delle stagioni



“L’autunno è una seconda primavera
nella quale ogni foglia è un fiore.”
(Albert Camus)

Le tradizioni ebraiche più antiche parlano di angeli di Dio al plurale perché il Signore dei Cieli è osannato dall'immensa corte celeste dei suoi servitori e inviati. Il nome “angelo” proviene dal greco angelos e traduce con il termine "messaggero" le prerogative collegate al termine ebraico “mal’akh.” Il mal’akh è il messaggero o l’inviato che viene inviato a trasmettere un messaggio oppure a compiere una missione per conto di un altro personaggio.

La missione può essere occasionale come il guidare qualcuno verso una meta, oppure è permanente come l'incarico di vegliare su di un astro o proteggere un territorio. Nei Salmi, gli angeli vengono definiti con aggettivi molto vari cioè come “i forti” o “i santi” e si parla della “grande assemblea dei santi.” Secondo i testi profetici, nei tempi finali, il Signore degli Eserciti verrà a giudicare la terra e tutti i suoi abitanti, e lo vedremo venire circondato da “tutti i suoi santi.”

Giuseppe Flavio scrive che gli Esseni durante la loro iniziazione giuravano di mantenere segreti i loro testi e il nome degli angeli. Essi sapevano che esisteva una potente liturgia divina che si basava sul potere conferito dal pronunciare i nomi degli angeli, perciò tutto questo andava tenuto segreto. La visione degli angeli che circondano il Trono di Dio viene descritta dai mistici precursori della Cabala che percorrevano la via dell’ascensione dell’anima attraverso i palazzi celesti (hekaloth).

Come vediamo, gli angeli svolgono molti compiti essendo dei messaggeri celesti, delle potenti entità con nomi dotati di potere magico. Gli angeli sono condottieri di armate angeliche, sono i custodi-protettori di regioni della terra e, quattro di loro, sono i governatori delle stagioni. Il flusso delle stagioni viene scandito dal passaggio del sole su quattro punti cardinali che vengono chiamati equinozi e solstizi. Negli equinozi, il 21 marzo e il 21 settembre, il giorno e la notte hanno la stessa durata.

Nei solstizi c’è una diversa durata del giorno e della notte; il solstizio d’inverno, 21 dicembre, è il giorno più corto dell’anno, e il solstizio d’estate, il 21 giugno, è il giorno più lungo dell’anno. Questi punti rappresentano dei potenti “nodi di forze cosmiche” e, in quelle date, sulla terra scendono le forze celesti dei quattro arcangeli. La natura viene rinnovata dal lavoro di quattro arcangeli che governano le pietre, la vegetazione, gli animali e gli uomini.

Secondo la Cabala, le quattro stagioni sono governate dai quattro arcangeli che sono ai quattro lati del Trono di Dio: Raphael, Uriel, Mikhael e Gabriel. I libri di Enoch parlano di quattro potenti arcangeli che proteggono le quattro torri da combattimento, infatti Uriel protegge il lato nord, Raphael il lato sud, Gabriel il lato est e Mikhael il lato ovest. La stessa topografia angelica si ripete e ammira nelle cupole bizantine della Cappadocia che hanno quattro torri che simboleggiano i quattro arcangeli posti ai quattro lati del trono di Dio.

Le quattro stagioni sono governate da quattro Arcangeli che sono tra i sette angeli che stanno sempre vicini a Dio. Nell’equinozio di primavera, il 21 marzo, gli spiriti e le forze della natura lavorano sotto il coordinamento dell’arcangelo Raphael e gli angeli che gli sono sottoposti obbediscono ai suoi ordini. Le entità che sono state subordinate a Raphael lavorano per rianimare la vita, perché questo arcangelo guida gli spiriti che diffondono le forze della crescita, della vita e della rigenerazione.

Il nome Raphael significa “Dio Guaritore” perché l’arcangelo che porta questo nome lavora con la forza divina e la rende una forza risanante. Questa caratteristica emerge in modo evidente nel “Libro di Tobia” dove Raphael si presenta al cieco Tobit sotto le false sembianze di suo nipote Azaria. Raphael si offre di accompagnare il figlio Tobia, in Media, a riscuotere un vecchio debito. Raphael consiglia Tobia durante il viaggio, lo aiuta a sconfiggere Asmodeo, un potente demone che perseguita Sara, la sua futura sposa.

Gli rivela anche la cura per ridare la vista al padre, infine rivela la sua identità soprannaturale e ascende in cielo. Nel testo biblico si vede che Raphael guarisce i mali del corpo (la cecità di Tobit) e quelli dell’anima (scaccia il demone Asmodeo). I cabalisti lo pongono nella sfera della sephira Hod e di Mercurio. Il dio greco Esculapio veniva associato a Hermes, Mercurio, dio dei viaggiatori e della medicina perciò il Caduceo di Mercurio è divenuto il simbolo della medicina. Raphael conosce i segreti delle piante, dei semi e dei fiori che svolgono un’azione terapeutica.

Si credeva che ogni angelo avesse una sua lunghezza d’onda specifica per trasmettere le sue virtù specifiche. Gli Esseni sapevano come invocare l’aiuto degli angeli perciò sceglievano delle ore precise, giorni precisi e delle formule specifiche per chiamarli. Simbolicamente, la primavera è la rinascita della natura e suggerisce un processo dello stesso genere. L’uomo che resuscita, a livello psicologico e spirituale, lascia penetrare dentro se stesso, la linfa delle energie universali che rinnova i suoi corpi sottili.

La grande festa di primavera è la Pasqua in cui viene celebrata la resurrezione di Cristo dalla morte, perciò questa festa riguarda sia la terra che l’anima umana. La vita dell’uomo è sempre correlata, in modo sottile, alla natura perciò l'assonanza simbolica suggerisce che ogni mattina dobbiamo percepire il rinnovamento del nuovo giorno e dobbiamo lasciar andare il vecchio giorno. L’estate è sottoposta a Uriel, il cui nome significa “Dio è la mia luce.” Uriel è l’arcangelo che guida Enoch nel “Libro del Cambiamento delle Luminarie del Cielo” dove gli illustra il potere degli astri, perché Uriel li dirige.

Nel “Libro degli Eggregori” è scritto che Uriel governa il tuono e il mondo del terrore, perciò è evidente che Uriel è preposto al potere del cielo. Il nome Uriel ha una doppia etimologia che allude alle sue caratteristiche angeliche. La prima etimologia dice che il nome derivi da Or’el, “il fuoco di Dio” mentre l’altra etimologia afferma che deriva da Or’el, “la luce di Dio.” Il fuoco celeste a cui allude la prima ipotesi è il fuoco che circonda il globo terrestre e che sale dall’abisso in cui saranno imprigionati nel Giorno del Giudizio gli Eggregori caduti.

L’etimologia è ripresa anche nell’episodio di Esdra a cui Uriel pone il famoso enigma: “Pesami il peso del fuoco.” (4 Esdra 4,5). La “luce di Dio” della seconda ipotesi si ricollega al Signore della Tempesta e del Fulmine e alla folgore che annienta i suoi nemici. Entrambi le ipotesi si adattano all’estate, poiché Uriel è l’arcangelo della luce e del calore che fanno maturare i campi. L’estate è il fuoco e il calore che viene collegato alla Venere sensuale, fisica e vitale che viene esaltata dal Cancro in cui il sole entra il 21 giugno. La festa di s. Giovanni è una festa di origini pagane perciò la Chiesa l’ha collegata ai riti orgiastici e ai culti demoniaci e l'ha chiamata “la notte delle streghe.”

La Cabala pone Uriel sulla sephira Malkut, la Terra e - in quanto tale - lo collega al fuoco interno della terra. Gli angeli che sono governati da Uriel lavorano sui metalli e sulle pietre preziose: un ruolo che il mito greco attribuiva a Vulcano. Vulcano era il fabbro degli dei e lavorava i metalli e le pietre preziose con il fuoco finché li rendeva malleabili. Le regioni sotterranee in cui lavorano queste entità sono quelle del fuoco metallico del nucleo della terra, perciò queste regioni non vanno confuse con quelle in cui vengono imprigionate le anime decadute cioè l’inferno cristiano.

Nel solstizio d’estate la luce è al massimo della sua potenza e le tenebre retrocedono perciò anche nell’uomo, in questo periodo, è concessa la possibilità di far retrocedere le proprie tenebre interiori. Quando il giorno si accorcia e la notte si allunga, aumenta la forza delle influenze che ci ostacolano e che rendono più deboli le forze della vita. In inverno abbiamo difficoltà ad affrontare le forze ostili, invece nei periodi in cui la luce è più forte abbiamo più possibilità di sconfiggerle.

Uriel, l’arcangelo del fuoco, è collegato al fuoco fisico terreno ma anche al fuoco sensuale, perciò  dobbiamo conoscere le caratteristiche di questo angelo e saper lavorare con le sue qualità. Gli alchimisti ci insegnano che è molto importante imparare a usare il fuoco interno che purifica e sublima la materia. Il processo di sublimazione è il passaggio da uno stato di materia ad un altro stato, e il calore del fuoco consente la fusione che attua il processo.

L’autunno è sottoposto al dominio di Mikhael, l’arcangelo della Sephira Tipheret che è collegata al Sole. Questo è il più famoso degli arcangeli a causa di un racconto biblico che è collegato all’etimologia del suo nome. Mikhael significa “Chi è come Dio?” e la tradizione cabalistica lo collega al tempo della ribellione di Lucifero, che era il più potente degli arcangeli e che volle pensare pari a Dio. Si narra, che quando Lucifero lo affermò, un angelo uscì dalla schiera delle armate celesti e gli chiese: “Mi (chi) Kha (è come) El (Dio)?” Il Signore che aveva assistito all’alterco decise che quello sarebbe stato il suo nome, e decise che Mikhael sarebbe stato il capo delle armate celesti.

Nell’Antico Testamento, Mikhael è presentato come l’arcangelo che è destinato a vincere il male e, ne “L’Apocalisse,” è detto che, alla fine dei tempi, sarà lui che sconfiggerà il drago. Secondo una fonte rabbinica, alla morte di Mosè, fu Mikhael che si oppose al diavolo che voleva rubare il suo corpo. In molti dipinti Mikhael viene raffigurato con, in una mano, una bilancia nell’atto di pesare le anime umane mentre il diavolo aspetta il responso, e una spada nell'altra mano. L’autunno inizia con l’ingresso del sole nella Bilancia, infatti l’autunno è il tempo in cui si raccolgono i frutti del proprio lavoro.

In autunno i frutti cadono dagli alberi e lasciano i loro involucri, perciò i semi che restano vengono selezionati per essere consumati oppure seminati a primavera. A primavera saranno piantati e daranno un nuovo raccolto. In autunno c’è il lavoro di cernita che fa conservare i semi buoni ed eliminare i semi guasti. La selezione avviene sia in natura che nella vita, perciò l’autunno è il tempo della separazione. Nella natura vediamo che il frutto autunnale cade dagli alberi così, nella vita, vediamo che l’anima si separa dal corpo quando l’uomo diventa maturo per cadere. Perciò non è casuale che la Festa dei Defunti sia celebrata nel mese di novembre.

Il lavoro di selezione e di separazione dei semi prepara la nuova vita, ma la qualità del seme che abbiamo ottenuto condiziona la bontà del raccolto futuro. L’inverno è sottopostoal dominio di Gabriel, l’arcangelo di Iesod che viene associato alla Luna. L’inverno inizia con i festeggiamenti del Natale che celebrano la nascita di Gesù Cristo, il 25 dicembre. Gabriel viene correlato con la nascita dei bambini, con la luna e con l’inverno, perché fu Gabriel che annunciò a Zaccaria la nascita di Giovanni Battista e che annunciò a Maria la nascita di Gesù Cristo.

Una nascita presuppone un passaggio dall’invisibile al visibile, dall’immateriale al materiale e dall’astratto al concreto. La Luna è l’elemento femminile per eccellenza e presiede a tutte le forme di incarnazione sia fisiche che spirituali. In inverno, la vita della natura si rallenta e anche le condizioni degli uomini sono meno propizie alla vita esterna perciò diventano più propizie alla vita interiore. A livello spirituale, questo fatto viene rappresentato dall’uomo che viene spinto a rientrare in se stesso per sperimentare la nascita del bambino di luce che viene simboleggiato come una perla che viene prodotta dall’ostrica.

Buona erranza
Sharatan

mercoledì 9 marzo 2016

I livelli dell’anima



“Il Santo, sia Egli benedetto, pose nell’uomo
un’anima sublime e vi incluse sapienza e intelligenza,
per conoscere tutto.” (Zohar II. 55a)

Secondo i cabalisti, l’anima è lo specchio delle Sephiroth perciò l’anima è una scintilla dell’Essenza Divina. Nello Zohar si dice che l’anima fu rivestita con un corpo, quindi l’unica parte reale dell’uomo è l’anima che – al momento della morte - lascia l’involucro corporeo in cui è racchiusa. È scritto pure che Dio, all’origine delle cose, creò un certo numero di anime destinate a unirsi ai corpi, infatti nel Talmud si afferma che le anime sono racchiuse in un magazzino celeste mentre aspettano di scendere sulla Terra. E, mentre alcune restano nascoste sotto il trono di Dio, altre sono libere di passeggiare nelle pianure celesti in compagnia delle anime che hanno già vissuto.

Tutte le anime vivono nel Settimo Cielo tra immensi tesori di vita immersi nella benedizione Divina, perciò il Messia verrà solo quando tutte le anime avranno vissuto sulla terra. Il Talmud dice che l’anima è elemento essenziale dell’uomo, perciò l'anima è la parte che caratterizza la sua individualità e che conosce tutti i segreti della Torah. L’anima è la fonte della vita del corpo perché l'anima fu donata all’uomo affinché potesse combattere la battaglia tra il bene e il male.

Nella dottrina cabalistica si afferma che la vita umana è una lotta contro le passioni, perciò non viviamo in una condizione di pace e di beatitudine. Secondo i cabalisti, l’uomo è l’agente perfezionatore del cosmo perché è composto dalle 10 Sephiroth, e le loro forze si rispecchiano nell'uomo. L’uomo fu concepito come un “trasformatore” che - per mezzo della sua esistenza e delle sue azioni - può amplificare tutte le forze che riesce a contenere. L’uomo può innalzare tutta la manifestazione fino al massimo grado e può spingerla verso la Fonte primaria.

Secondo la dottrina cabalistica, le Sephiroth con cui Dio mostra la sua natura assumono una forma umana e creano il microcosmo che può esercitare la sua azione correttiva nel Macrocosmo, e anche sull’Uomo Primordiale che è situato al di sopra di lui. Tutto questo è possibile – dicono i cabalisti - perché solo all’uomo è stato concesso il dono del libero arbitrio con cui ha avuto il potere di avanzare o di regredire in conseguenza delle sue azioni.

Tutto questo dimostra il motivo per cui la forma umana è considerata “la forma che include tutte le forme” essendo creata a immagine di Dio. Secondo una teoria molto diffusa, prima del peccato originale, l’uomo possedeva solo un corpo spirituale ma ottenne il corpo di carne dopo la caduta originaria. L’idea è suggerita dal passo della Genesi in cui è detto che Dio fece degli abiti di pelle per Adamo ed Eva che - in precedenza - avevano solo un corpo fatto di luce. Fu in quel preciso momento che la volontà umana si allontanò dalla volontà Divina, e nacque l’individualità che è dotata del libero arbitrio.

La separazione da Dio comportò la moltiplicazione delle individualità, perciò l’Uno diventò una moltitudine. Secondo i cabalisti, la serie di fluttuazioni armoniche periodiche si trasformò in un conflitto tra gli opposti estremi, e si mostrò nella polarizzazione tra bene e male. Questo è diventato il destino dell’uomo, perciò la missione umana è quella di vincere la polarizzazione causata dal peccato originale. L’uomo deve ritrovare l’unità e l’armonia dell'origine, e questo può essere realizzato se l'uomo unisce la sua volontà con quella di Dio.

Queste idee mostrano che la Cabala e il Cristianesimo provengono dalle stesse fonti, ma poi la direzione cambiò perché i cabalisti credono che esiste sempre la possibilità che l’uomo possa superare la sua corruzione interiore per mezzo delle sue forze innate e con l’aiuto di Dio. Nello Zohar è scritto che l’anima umana può elevarsi e perfezionarsi poiché l’anima può ascendere dai 3 piani inferiori che formano la base fondamentale fino a comprendere 5 livelli di esistenza che corrispondono alle 5 dimensioni di vita a cui si accede percorrendo i 32 Sentieri della Saggezza.

Perciò i cabalisti affermano che si possono percorrere i 5 piani rappresentati da Nefesh, Ruach, Neshamah, Hayah e Yehidah. Questi livelli evolutivi dell’anima vengono collegati alle 5 vocali dello Tseruf che è una pratica mistica che somiglia alla vibrazione canora del Mantra Yoga degli induisti e ad alcuni esercizi dei sufi. Perciò, i cabalisti credono che il canto sia un mezzo per poter risvegliare l’anima. Ma, sebbene i livelli che l’anima può fare siano cinque, di solito si parte dai primi 3 livelli di base ossia da Nefesh, Ruach e Neshamah.

Nefesh è l’involucro delle facoltà fisiche e mentali che vengono assegnate ad ogni uomo durante il suo soggiorno sulla Terra. Quest’anima comprende la sfera dei sentimenti, delle emozioni, dei pensieri, dei desideri e degli istinti, perciò questa parte dell'anima viene assimilata all’ego dell’uomo. Nefesh vuol dire “anima”, “vita” o “respirazione” e sebbene venga collegata alla tumultuosa vita interiore proviene dal verbo “nafash” che significa “riprendere fiato” o “riposarsi.” Permutando questo termine vediamo che Nefesh diventa “nashaf” cioè “soffiare” o “esalare” perciò vediamo che Nefesh esprime l’esalazione del soffio dell’anima, e che la sua manifestazione avviene tramite il canale di Ruach.

Questa parte dell’anima è sottoposta al turbinare dei pensieri, dei sentimenti e delle passioni perciò essa aspira sempre alla pace, poiché aspira a ritornare alla sua condizione originaria. Nefesh esprime la sfera psicologica dell’uomo, infatti “nafshi” significa “spirituale” o “psicologico” e indica il mondo dell’affettività ovvero il mondo delle relazioni che l’uomo intesse con tutto quello che lo circonda. La Nefesh rappresenta i due lati opposti del nostro “io” in quanto rappresenta la dualità e la scissione che proviene dai nostri conflitti interiori, perciò la padronanza dei contrasti produce una profonda pace interiore.

Il sangue è il veicolo della Nefesh, perciò Nefesh viene messa in rapporto con i fluidi vitali ed è associata al corpo eterico dell’occultismo. La Nefesh è il veicolo più basso dell’anima perciò è il livello che dipende dal mondo di Assiah, il mondo dell'azione. Il termine Ruach significa “vento” perciò Ruach è l’anima che rappresenta lo spazio aperto in cui avviene lo scambio energetico tra la Nefesh dell’ego inferiore e la Neshamah che rappresenta l’ego superiore. La Ruach ha il ruolo di “valvola di sfogo” ed è il luogo dove si può allentare la pressione che si crea all'interno dell’anima. Tutto questo si vede nel termine “ravah” che gli viene associato, e che significa “essere alleviato.”

La Ruach ha un ruolo primario nella meditazione, perché rappresenta lo spazio di libertà interiore più vicino alla realtà tumultuosa del mondo esterno, perciò è la parte dell’anima con cui più facilmente possiamo entrare in contatto. Tutte le tecniche di respirazione cabalistiche vengono associate alla Ruach perché i cabalisti associano il respiro allo spirito e, di conseguenza, credono che l’armonia del respiro può giovare allo spirito. Tutte le pratiche che sono associate all’aria vengono collegate alla Nefesh, mentre la Ruach viene associata ai condotti della respirazione, e la Neshamah viene associata all’apparato respiratorio in generale.

A causa del suo ruolo di scambio e di intermediazione, Ruach viene associata al mondo della formazione, perciò viene associata alla dimensione intermedia tra mondo materiale e mondo spirituale. Neshamah deriva dal verbo “nasham” cioè “respirare” e dal sostantivo “neshem” ossia “soffio vitale” che è un termine molto simile al termine “neshimah” che indica la respirazione. Per questo, la Neshamah viene associata al primo atto della vita cioè all’inspirazione e all’espirazione che rappresenta il primo soffio con cui entriamo nella vita terrena.

I cabalisti dicono che Neshamah corrisponde alla prima He del Nome Divino, il Tetragramma, che incarna l’evoluzione del soffio di Dio perciò collegano Ruach alla lettera Vav che svolge un’azione mediatrice, mentre Nefesh viene collegata alla seconda He del Tetragramma che raffigura l’espirazione divina. Queste associazioni nascono dal racconto biblico della creazione dell'uomo in cui Dio soffiò dentro le narici dell’uomo di argilla che aveva plasmato il suo respiro, perciò il soffio Divino trasformò l'uomo di argilla rossa in un essere vivente.

Questo brano biblico illustra anche il processo omologo del cabalista operativo che opera per creare il Golem. Dal punto di vista spirituale, un processo simile viene ripetuto anche durante la verbalizzazione mantrica che viene chiamata Tseruf. Questa pratica mistica consente al cabalista che la ripete di diventare un essere completo che riesce a vivere nei 4 mondi della Cabala. Si crede che, tramite questa vocalizzazione mantrica, le energie che sono emesse dalle lettere che vengono pronunciate, si possano combinare al livello di Neshamah e - tramite la Ruach - possano passare nella sfera sensibile e vocale finché si diffondono nella Nefesh.

Per mezzo di questa vocalizzazione mantrica o Tseruf, la Neshamah può attirare l’energia universale, lo Shefà, traendola dal mondo di Atziluth e può convogliarla all’interno delle forze vitali umane. Per questo, la Neshamah viene correlata al mondo della creazione, Briah. Il grande rabbino e cabalista di origine marocchina, Elia Benamozegh, che visse a Livorno nel 19° secolo, diceva che il soffio che il Signore insufflò nelle narici di Adamo creò l’uomo terrestre, e che questo racconto conferma la realtà della sua spiritualità e l’origine divina dell'uomo.

Egli diceva che l’uomo contiene una parte immortale cioè la sua coscienza, la sua individualità ossia il suo io. E aggiungeva che, con la morte del corpo fisico termina la vita terrena, ma inizia una nuova fase dell’esistenza, perché Dio accoglie l’anima del defunto nel suo Regno e lo fa sedere nell’assemblea dei Giusti. Benamozegh disse: “La morte fa delle nostre anime come dell’acqua che scorre verso una meta determinata e non torna mai indietro. Questo luogo verso il quale tende è Dio stesso. Egli troverà il modo perché nessuno sia mai rigettato.”

Per questo dobbiamo pensare che, se i 3 livelli fondamentali dell’anima influenzano direttamente la vita umana, i due gradi superiori ossia la Hayah e la Yehidah si attiveranno solo nel mondo futuro. Il termine Hayah significa ”vivo o “vivente” sebbene possa sembrare strano che la Nefesh che corrisponde ad un livello inferiore venga rappresentata da uno stato di quiete mentre il livello superiore espresso dalla Hayah venga rappresentato da una dimensione molto viva e dinamica. Ma questo fatto non è affatto strano, perché le sfere superiori non sono mai passive ma sono sempre vibranti di intensa attività spirituale.

La Hayah viene posta nella regione più bassa di Atziluth dove inizia la dimensione del tempo, perciò rappresenta lo stadio iniziale della vita, mentre i 3 gradi inferiori indicano i vari livelli evolutivi creati dal soffio Divino. Hayah è il principio vitale che precede ogni manifestazione creata dal soffio vitale. Yehidah significa “l'unità” e deriva dall’aggettivo ”yahid” che significa “solo”, “unico” o “isolato” perciò rappresenta il piano dell’anima che corrisponde al livello superiore di Atziluth dove non esiste nessun concetto di tempo.

A questo livello non esiste nessuna distinzione tra Creatore e creatura, poiché esiste solo l’Uno: qui finisce la molteplicità e si ritrova l'Unità. Yehidah è l’Unica perciò è la Luce dell’Ein-Soph dove l’anima ritrova la sua dimora. Yehidah supera tutti per la sua nobiltà, la sua profonda e squisita spiritualità, perciò Benamozegh dice: “Yehidah significa il centro, l’unità, il punto dal quale derivano tutte le forze della vita e del pensiero e al quale convergono. Questa monade regina… che di tutto questo insieme fa una perfetta unità, che tutto produce, tutto coordina, tutto perfeziona” rappresenta l’Anima Suprema che viene assimilata a Dio.

Buona erranza
Sharatan

mercoledì 2 marzo 2016

Sfumature



“Vieni e considera. Vi sono colori che appaiono
e vi sono colori che non appaiono. Gli uni e gli altri
costituiscono un segreto superno della fede che
gli uomini non conoscono e non considerano.”
(Zohar, II, 23 a-b)

L’insegnamento cabalistico contiene molteplici e profonde valenze simboliche perché il simbolismo è la prima forma di linguaggio che ha preceduto l’uso della scrittura. I cabalisti usano i simboli perché il simbolo è una via di comunicazione tra il conscio e l’inconscio perciò rappresenta il linguaggio che il Creatore ha scelto per comunicare con la sua creatura. Qualunque sia lo stato di coscienza a cui siamo giunti e il tipo di credenza che vogliamo avere, i simboli riescono a penetrare in noi.

I cabalisti credono che sebbene possiamo essere sommersi dalle nebbie dell’inconscio, malgrado tutto i simboli possono indurre - in noi - profonde riflessioni che riescono a superare il contesto storico, filosofico e religioso in cui viviamo perciò il loro contributo è sempre benefico. Esaminando i testi della cabala si può restare stupiti dalla ricchezza dei richiami simbolici che possiedono. Ma se sappiamo costruire un'esperienza sufficiente con il loro tipo di linguaggio che viene usato dai cabalisti possiamo apprezzare le infinite sfumature di questi insegnamenti.

Ogni simbolo può richiamare alla memoria il simbolo opposto o quello assimilabile, perché il simbolo racchiude un contesto molto vario. E la ricezione del simbolo può essere recepita in modo diverso a seconda delle esperienze consce e inconsce del soggetto che li studia e interpreta. Il simbolo sa comunicare con la nostra coscienza, perciò ci aiuta a comprendere alcuni aspetti della conoscenza che non potrebbero essere compresi o comunicati in modo diverso.

Un simbolo può suggerire messaggi che non potrebbero essere trasmessi in modo diverso. Il simbolo può aiutarci a fare percorsi di carattere iniziatico, mistico e occulto: questo è il metodo usato dai cabalisti. Il cabalista ha fatto esperienza del mondo spirituale e comunica la sua esperienza in modo simbolico. La parola “simbolo” deriva dal verbo greco “symballein” che significa “fare incontrare” o “unire” perciò allude al fatto che due entità distinte possono incontrarsi nel simbolo. L’incontro avviene  sul confine tra visibile e invisibile, tra concreto e astratto, tra conscio e inconscio, ma anche tra il mondo della causa e quello dell'effetto perciò il simbolo possiede tanti significati.

Nello Zohar è scritto che presso l’Altissimo vi sono 7 luci che abitano presso l’Anziano degli Anziani, il Misterioso dei Misteriosi, il Nascosto dei Nascosti: l’Ain Soph. Le 7 luci sono i 7 Spiriti che si trovano presso il Trono di Dio. Essi sono il prodotto dalla scomposizione della luce divina perciò si mostrano come 7 colori: rosso, arancione, giallo, verde, blu, indaco e viola. Dio è come la luce solare perciò sembra una luce unica ma, se attraversa un prisma, viene scomposta in 7 colori, e questa immagine allude al fatto che l’essere umano è una trinità che è composta da corpo, anima e spirito.

L’immagine richiama il concetto che l’essere umano che sa sviluppare in modo armonioso il suo triangolo formato dall'intelletto, dal cuore e dalla volontà può rispecchiare la luce divina. La luce del sole può penetrare in lui e può manifestarsi con 7 sfumature di colori. Ma, se l’uomo ha deformato il suo triangolo interiore, la sua aura non può riflettere i 7 colori che vanno associati a 7 virtù che ci avvicinano alla Divinità.

Se il nostro comportamento è scaltro invece che intelligente, se è feroce invece che clemente e così via, allora l’essere umano è ridotto al servizio della distruzione e della discordia: in tal caso la nostra aura non risplenderà con colori vivi e risplendenti ma sarà opaca o orribile a vedersi. Nella cabala, la luce rossa è chiamata lo Spirito di Vita, perché le vibrazioni prodotte dal colore rosso infondono una vitalità intensa e vibrante. Ma il rosso possiede molte sfumature che possono indicare l’amore, la sensualità, l’energia, la collera etc.

Il colore arancione è il secondo Spirito, lo Spirito di Santità perciò l’arancione è collegato alla santità. Ma l’arancione possiede anche sfumature che indicano la fierezza, l’orgoglio e l’individualismo. Una sfumatura di arancione può migliorare la salute, mentre un’altra sfumatura può rinforzare la fede e la può consolidare perché l’arancione è il colore della salute e della santità. La luce giallo oro esprime lo Spirito della Saggezza che spinge le creature a studiare, meditare, riflettere e ricercare la saggezza, perciò le spinge a diventare riflessive e prudenti.

Lo luce verde esprime lo Spirito dell’Eternità e dell’Evoluzione perché il verde è associato alla crescita, allo sviluppo e alla ricchezza. Il colore verde è associato pure alla speranza e alla possibilità di evolvere. La luce blu è lo Spirito della Verità che è collegato alla religione, alla pace e alla musica, perciò il colore blu favorisce lo sviluppo del senso musicale, calma il sistema nervoso, guarisce i polmoni e agisce favorevolmente sugli occhi, ma il colore blu è anche il simbolo della verità.

La luce indaco raffigura lo Spirito della Forza, infatti l’indaco è il colore dello Spirito della Regalità che ha le stesse proprietà del colore blu. La luce viola è lo Spirito dell’Onnipotenza divina e quello dell’Amore spirituale perciò è anche il simbolo dello Spirito del Sacrificio. Il viola è un colore molto potente che possiede un forte potere di protezione. Il viola è un colore mistico che aiuta l’uomo a sdoppiarsi per visitare i mondi superiori perciò gli permette di comprendere l’amore di Dio, ma è un colore che non è molto favorevole al mondo vegetale.

In alcune pratiche meditative vengono usate le vibrazioni del colore che sono alla base anche delle tecniche che sono usate per imparare a leggere l’aura. Perciò se l'uomo possiede un’aura di colore rosso non molto puro e limpido significa che l’individuo è un essere troppo iracondo che è attratto dalla sensualità e dagli eccessi di ogni genere. La sfumatura di rosso che vediamo esprime la qualità del sentimento e l’intensità della vibrazione del colore dell'aura mostra la forza del suo sentimento.

Il rosso viene associato alla guerra e al sangue, perciò è meglio che la gradazione di rosso è piena e pura. Perciò potrebbe essere opportuno che un rosso vivo venga attenuato dal bianco per ottenere un colore rosa luminoso. Il rosa esprime una particolare sfumatura d’amore con il bianco che infonde la purezza e l'armonia al rosso intenso che può diventare violenza ed egoismo: ciò consente di infondere nell'amore anche la tenerezza. Ecco perché il rosa è diventato il simbolo della delicatezza e della tenerezza, e questo è dovuto al legame del rosso con il colore bianco che ne mitiga l'irruenza.

La mescolanza dei colori mitiga un colore tormentato e intenso come il rosso e svolge un’azione più benefica. Per questo il detto che “saper vedere il mondo rosa” rappresenta un carattere piacevole, ottimista e felice. Ma lo stesso discorso è valido per tutti i colori perciò il tono sbiadito o spento del blu esprime il carattere di un uomo che ha smarrito la fede e che non ritrova più la pace interiore. Così anche un colore giallo spento o impuro esprime il carattere di un uomo che è incapace di approfondire e comprendere le cose perciò esprime il tratto dell'uomo incapace di usare l'intelligenza.

Secondo lo Zohar, davanti al Trono dell’Eterno ci sono 7 Spiriti che esprimono qualità che ci rendono vicini a Dio: Vita, Santità, Saggezza, Eternità, Verità, Forza e Sacrificio. Se vogliamo ottenere anche altre sfumature di colori dobbiamo iniziare unendo 2 colori, infatti sappiamo che viola e arancio producono il rosso, che il rosso e il giallo producono l’arancione e così via. Sappiamo che ogni colore è figlio di altri due colori, perciò è necessario sapere quali colori è meglio associare per avere i colori migliori.

Tra i  colori esistono delle opposizioni e delle affinità che possiamo osservare anche nella relazione tra i pianeti astrologici ed i colori. Vediamo che il rosso viene associato al pianeta Marte che è un pianeta violento, impetuoso e distruttivo perché viene associato al maschile, sebbene il principio maschile possa essere associato anche al Sole e al pianeta Giove che esprimono un maschile dal tratto diverso. Il verde corrisponde a Venere perciò le persone connotate dal colore rosso sono attratte dal verde.

Ma, se l'associazione di rosso e verde produce una valorizzazione dei due colori che vengono accostati, non devono mai essere fusi insieme, perché se l’accostamento genera un’armonia meravigliosa, la mescolanza di rosso e di verde produce un colore mostruoso. La stessa cosa avviene con l’associazione di arancione e di blu che causa una sfumatura orrenda mentre se accostiamo uno con l’altro produciamo un’associazione espressiva che può esaltarli entrambi. Un caso simile si vede nel rapporto tra due persone che possono essere buoni amici, ma che sarebbero dei pessimi amanti.

Il blu viene associato al pianeta Giove e l’arancione è associato al Sole, perciò questi colori sono entrambi assai positivi, ma questi due colori non possono unirsi tra loro. Anche il giallo e il viola non vanno assolutamente mescolati, infatti la cabala associa il colore giallo al pianeta Mercurio e il viola alla Luna sebbene - comunemente - la Luna venga associata al bianco. Se associamo il bianco alla Luna dobbiamo assegnare il viola al pianeta Nettuno che è identico alla Luna, ma che possiede una tonalità che lo pone su un gradino superiore.

Il pianeta Urano è l’ottava superiore di Mercurio, ma questo tipo di rapporto si comprende meglio se associamo la natura dei pianeti con la struttura dell’Albero sefirotico. Osservando l’Albero delle Sephiroth vediamo che Mercurio associato a Hod è opposto a Urano associato a Hokman e che, su un altro asse, Venere associata a Netzach viene opposta a Saturno che è associato a Binah. Sul pilastro centrale vediamo che c’è la Luna che è associata a Iesod ed è opposta a Nettuno che è rappresentato da Kether.

Sul piano orizzontale abbiamo Marte associato a Geburah che rappresenta il Pilastro del Rigore che si oppone a Giove che è associato a Hesed che rappresenta il Pilastro della Clemenza. Perciò vediamo che tutte queste relazioni dimostrano che alcune realtà possono essere associate a mondi diversi. Se volessimo approfondire la complessa simbologia  della cabala potremmo vedere che questa dottrina ci suggerisce che l’amore di Venere deve diventare l’intelligenza di Saturno, e che l’intelligenza concreta di Mercurio che sa usare la parola, il ragionamento e il senso degli affari deve generare la saggezza che è espressa da Urano.

Le corrispondenze suggerite dalla cabala non sono mai casuali, ma possiedono sfumature significative che possono essere approfondite in campi diversi. Lo studio del significato occulto dei colori può favorire la nostra evoluzione interiore ma può anche può farci approfondire il linguaggio occulto delle sacre scritture. Il colore rosso è colore più vicino alla terra, invece il colore blu viene sempre associato a quello che proviene dal cielo. In ebraico il primo uomo è chiamato Adamo e il luogo in cui lui abitava fè chiamato Eden, perché la terra, in ebraico, è detta Adamah e il colore rosso è detto Adom.

Il colore rosso è la terra, l' Adamo e l’Eden perché sono tutte parole che provengono dalla stessa radice perciò la cabala chiama Adamo, l’Uomo rosso. Invece il Cristo rappresenta l’Uomo nuovo perché il Cristo è l'uomo che discende dal cielo perciò gli viene assegnato il colore blu. La trasformazione del Rosso in Blu rappresenta il simbolo del lavoro a cui si dedicavano gli alchimisti, e il loro duro impegno viene simboleggiato dal colore rosso che rappresenta la natura violenta, grossolana e animale dell'essere umano che deve essere trasformata nel blu che raffigura l'Essere che discende dal mondo celeste.

Il Rosso e il Blu esprimono i due poli opposti su cui gli alchimisti dovevano saper passare lavorando con l’acido e la base. Se sappiamo spostandoci tra i due poli del maschile e del femminile noi dimostriamo che abbiamo imparato a trasformare il rosso e il blu dosando una piccola goccia di acido e di base, perciò sappiamo passare dal Rosso al Blu. L'umanità deriva da Adamo, perciò il colore rosso rappresenta il simbolo dell’uomo vecchio che dovrà divenire l’Uomo Nuovo, il Cristo, che viene raffigurato dal colore blu che è diventato il simbolo della Verità, della Pace e dell’Amore.

Buona erranza
Sharatan

sabato 17 agosto 2013

La scala di Giacobbe



“Pranayama significa controllare l’energia nel corpo
e dirigerla verso l’alto attraverso la spina dorsale,
fino al cervello e al Centro Cristico, tra le sopracciglia.
Solo questo è il sentiero del risveglio.”
(Paramhansa Yogananda)

Un mito è una porta verso livelli di comprensione amplificata e il mito biblico di Giacobbe è uno dei più ricchi e complessi. Giacobbe è divenuto l’ingannatore che ha strappato al padre la benedizione destinata a suo fratello, e quando Esaù sa dell'inganno decide di vendicarsi e di ucciderlo. Giacobbe è avvertito dalla madre che lo manda a rifugiarsi in casa di suo zio, Labano, che vive a Carran. Così Giacobbe fugge da Betsabea e, andando verso oriente, cerca un rifugio in terra straniera.

Questo mito, secondo i cabalisti, esprime la perdita del sé espressa dall'esilio e dalla cacciata dalla terra natale, perciò quando Giacobbe va verso oriente espresso dal termine kedma, si allude all'oriente che significa sempre una caduta spirituale. Andare ad Oriente significa venire estraniati dal proprio ambiente naturale, infatti Giacobbe fugge perché si è isolato a causa delle sue menzogne.

Durante il viaggio giunse in un luogo ed era giunta la notte, perciò prese una pietra come guanciale, e cadde nel sonno. Nel sonno fece un sogno, in cui c’era una scala che poggiava sulla terra e giungeva al cielo, e sulla scala c'erano angeli che salivano e scendevano. Il Signore gli stava davanti e gli disse che l'avrebbe protetto e l'avrebbe aiutato a ritornare nella sua terra. Giacobbe si svegliò spaventato per la potenza del luogo e promise che quando fosse tornato, vi avrebbe eretto un tempio e lo chiamò Betel, cioé la Casa di Dio.

Nella Bibbia la condizione di Giacobbe viene descritta con "levado" che è tradotto con “restò solo” ma il termine esprime l'isolamento e la solitudine di chi ha smarrito la consapevolezza spirituale. Perciò il simbolismo della scala per giungere a Dio esprime il senso della caduta e della reintegrazione della consapevolezza. Secondo Annick di Souzenelle, il termine scala è costruito sulla radice s-k-l che si trova in tutte le parole che indicano la scalata, cioè scala, scuola e scheletro, perciò esprime quello che aiuta a procedere.

L'uomo si evolve tra cielo e terra, perciò il sogno di Giacobbe conferma l'immagine dei due poli del magnete cosmico entro i quali l'uomo deve essere una vibrazione. Se l'uomo perde il contatto con uno dei due poli viene a trovarsi fuori dalla corrente della vita. La colonna vertebrale è il luogo in cui scorre il fiume di fuoco delle energie vitali, perciò rappresenta il luogo in cui l'essere è invitato a salire lungo i gradini che ognuna delle vertebre simbolizza.

Ad ogni gradino che l’uomo riesce a salire, ad ogni stadio di conquista che egli riesce ad attuare riceve, a seconda della propria misura, una gradazione del fuoco dell’amore divino che può sostenere e che fluisce dal torrente divino. In cima alla scala sta in piedi l’Adam, l’uomo che trae il suo nome dal fatto di essere plasmato con argilla rossa, perciò Adam rappresenta l’Uomo Rosso.

Adam ha scambiato il ferro che dà il colore rosso al sangue con il Magnesio dell’albero verde che è l’angelo del gradino, e l’intensità dello scambio diventa tale che, alla sommità della scala, il ferro è diventato Oro. L’Uomo Verde è al-Khidr quello che, nella sura 18 del Corano viene incontrato da Mosè, ed è lo strano uomo che compie delle azioni apparentemente folli e ingiuste che si rivelano, in realtà, giuste e guidate dal Signore.

Con le sue azioni apparentemente folli, l’Uomo Verde mette alla prova l’intuizione di Mosè che era convinto di avere una grande saggezza. Giacobbe viene messo davanti alla scala che giungeva al cielo e, in cima, vede Yahweh, cioè l’Io Sono che ognuno di noi è chiamato a divenire. Anche Mosè vide uscire dal fuoco del roveto la medesima divinità che affermava di essere il suo Dio, cioè il Dio di Abramo, Isacco e Giacobbe. Anche Mosè ebbe la rivelazione che Dio è personale, e che quei patriarchi erano riusciti a diventare Figli di Dio.

Il Dio che parla a Giacobbe e che vede Mosè è Colui che rivela di essere l’Io Sono, cioè Colui che è l’Essere in divenire, perciò rivela di essere una divinità sempre presente per colui che è in cammino per diventare se stesso. La colonna vertebrale umana vede "Sedeq" o meglio la Giustezza come fondamento stesso di questa via regale, infatti se le energie salgono e scendono lungo la colonna dorsale diventano una forza che imprime il dinamismo alla vita umana.

Dopo la caduta, questa forza spinge l’uomo esclusivamente verso l’esterno di se stesso e lo mantiene in una condizione di asservimento e infantilismo. Ogni essere umano che fa circolare le energie nel suo corpo, fa circolare una linfa vitale, infatti alcuni rituali sciamanici usano dei riti di iniziazione in cui si fa scalare un albero.

Anche l’Albero della Vita del mito biblico da cui l’uomo fu allontanato, al momento della cacciata, e al quale furono messi come guardiani, dei cherubini con la spada fiammante è la medesima cosa. L’uomo venne scacciato dall’asse divino dopo aver subito la scissione tra il suo aspetto maschile e quello femminile, perciò venne scacciato dopo aver perduto una piena coscienza di se stesso.

L’uomo venne condannato a partorire se stesso con il dolore, perciò un parto doloroso accompagna la conquista della dimensione divina. Seppure fosse cacciato nell’oscurità del transito terrestre, l’uomo viene illuminato nell’ascesa della colonna vertebrale che diventa la via giusta per chi sa vedere il senso di quel cammino.

Gli indù chiamano la colonna vertebrale, Brahmadanda ossia il bastone di Brama, infatti lungo di esso risale la Kundalini ossia il Serpente di Fuoco che guarisce da ogni malattia e che dona la vita. La frase di Gesù che dice: “E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’Uomo” in Giovanni, 3,14, esprime il concetto del risveglio delle forze che sono dormienti nella colonna vertebrale.

Quando il Figlio di Dio è sceso ha tracciato la via attraverso la quale il figlio dell’uomo può diventare un dio, perciò se Gesù afferma di essere “la via, la vita” (Giovanni, 14,6) oppure “la porta” (Giovanni, 10,7) vuole insegnare questo. Lo stesso concetto è vissuto dagli indù che lo vedono come la capacità di catturare lo spirito nel corpo, e di incanalarlo lungo la spina dorsale per aprire i chakra che sono le porte energetiche ossia i centri di forza delle energie.

Le forze che sono catturate “si riversano nell’essere - dice Annick - al fine di portarlo per gradi successivi a partecipare pienamente dell’energia divina.” I 7 chakra principali si snodano lungo la colonna dorsale, dalla base del chakra fondamentale fino al chakra della Corona: tra essi si erge il chakra dell’ombelico, quello del cuore, quello della laringe e il chakra frontale.

Molti miti usano l’immagine della scala, della colonna o dell’albero per rappresentare questo concetto, mentre i cinesi usano il Tao cioè la via della riunificazione dei contrari: per i cristiani diventa il Cristo che afferma: “Io sono la via, la verità e la vita” in Giovanni 14,6. L’uomo è posto tra gli estremi della nascita e della morte, perciò questo è il primo simbolo della nostra dualità.

Tra questi due estremi si dipana la vita, perciò le porte della nascita e della morte diventano il luogo in cui la vita si incarna e il luogo in cui l’uomo deve trascendere la storia. Gli antichi romani adoravano Giano, una divinità che era rappresentata con una testa unica con due volti opposti. Uno dei visi era quello di un giovane mentre l’altro era quello di un vecchio, e la divinità era festeggiata ai due solstizi principali ossia nel solstizio d’estate e in quello d’inverno.

Giano insegnava il senso del tempo, perché il viso vecchio dice che il passato è quello che ha finito il suo corso, mentre il giovane rappresenta il futuro che appare sempre gradevole e pieno di promesse. L’unico viso che non si può rappresentare è quello del presente, perché il presente è sempre immateriale e inafferrabile. Nel presente avvengono le trasformazioni e si attuano le potenzialità, perciò il presente è inafferrabile essendo fuori dal tempo.

Il Cristo rappresenta il concetto inafferrabile che si rende afferrabile, perché l’Eterno divenne storico quando la divinità si rese mortale per indicare all’uomo la sua dimensione divina. Cristo rappresenta l’istante in cui l’uomo trova il suo vero volto, perciò solo nel presente si può vivere, a nostra misura, l’eternità. Quando l’uomo trova la dimensione della sua Coscienza Cristica, può superare il tempo pur vivendo nel tempo: l’istante diventa il momento cruciale essenziale dell’uomo.

La maggioranza lo rifiuta, perché è difficile vivere restando centrati nel momento presente. Il presente è legato per essenza all’eternità, perciò “il presente è il portatore dell’assoluto” ma l’uomo vive nella contraddizione di volerlo e di fuggirlo. L’uomo lo cerca perché il suo significato è impastato nella nostra essenza, ma lo rifugge quando pretende che sia la vita a donarglielo: lo ricerca all’esterno di se stesso e non lo cerca all’interno.

L’uomo cerca l’eternità ma la pretende dal passato in cui molti si rifugiano idealizzandolo, come fanno i vecchi. Oppure aspettiamo una realizzazione futura spingendo la felicità sempre più avanti, come fanno i giovani. Quando giunge l'istante di felicità si cerca di prolungare quel momento in eterno, perché si teme che la nostra gioia possa svanire.

L’uomo non sa vivere il presente, dice Annick, perché lo teme e lo fugge, ma facendo questo fugge anche da se stesso, perciò si distrugge. Anche il cristianesimo degli ultimi 10 secoli mostra la verità drammatica che si teme di abbandonare la tradizione per rinnovarsi, credendo che il futuro possa essere fatale. La vera tradizione non è legata al passato o al futuro, ma si realizza nel “momento profetico” presente che “s’immerge nell’atemporale e s’incarna nell’istante” dice Annick.

Il lato sinistro femminile del corpo è ontologicamente legato al passato che è l’origine dell’aspetto permanente, mentre il lato destro maschile rappresenta il movimento che ci spinge verso il futuro. La colonna vertebrale è l’istante perché è il luogo in cui possiamo risolvere le antinomie, infatti è il luogo dove possiamo riassestare l’essere essenziale, spirituale e divino. Se l’uomo non conquista un asse più equilibrato si escluderà dalla vita e si farà divorare dal tempo.

L’aspetto del tempo che divora è espresso nel mito greco di Crono che viene aiutato dai Titani a togliere il trono al padre Urano, il dio del cielo. Questo mito rappresenta il tema del tempo nei riguardi dell’eternità, perché il tempo presiede alla nascita, alla maturazione e alla ripetizione della vita davanti all’eternità.

Quando Crono divora i suoi figli vediamo il tempo che distrugge gli istanti, perché l'istante viene annullato quando è divorato dal futuro che lo fa diventare passato. Ma tutto non è perduto, infatti Gea la sposa di Crono, riesce a salvare uno dei suoi figli, Zeus. Zeus è l’istante che diventa immortale quando conquista la sua dimensione divina. Ogni istante viene salvato e reso all’eternità di cui fa parte, infatti Zeus restaura il regno di Urano perché la divinità presente in noi non si lascia divorare.

Zeus combatte aiutato dai Ciclopi, e ingoia i Titani che sono la violenza delle forze istintuali, perciò li getta con Crono nel fuoco dei vulcani. Il fuoco che arde all’interno della terra rappresenta il fuoco dell’amore che arde nell’interno dell’essere. Il fuoco evolutivo dell’amore purifica e libera, perché distrugge tutto quello che non fa parte dell’essere divino.

I Ciclopi sono esseri con un solo occhio in mezzo alla fronte, e la tradizione indù li associa a chi ha “il terzo occhio” che rappresenta l’essere con l’occhio spalancato della tradizione giudaico-cristiana. I Ciclopi sono le forze della Conoscenza che si rapportano al dio Shiva, che è uno degli dei della Trimurti induista, che ha due occhi normali e un terzo occhio al centro della fronte che usa per distruggere la creazione.

La distruzione di Shiva è la stessa che avviene con il passaggio tra tempo e non dimensione dell’eternità. L’eternità si crea con la successione di tutti gli istanti della permanenza, e da questa catena di istanti susseguenti si crea la dimensione del tempo, che è una parte dell’eternità. Ogni istante è pregno di eternità potenziale, dice Annick, perciò la vita è stata collocata nello spazio della colonna centrale su cui salgono e scendono tutte le energie.

La colonna vertebrale è il cammino verso noi stessi e rappresenta la via della nostra deificazione. Rappresenta il luogo d’incontro della dualità interiore maschile e femminile, cioè il lato incompiuto e il lato realizzato. Questo è il senso della riconciliazione tra maschile e femminile, perciò la colonna dorsale è dove inizia il processo del discernimento e della disidentificazione, e dove avviene la fase in cui raddrizziamo la schiena e ci eleviamo verso il cielo.

Risalendo la colonna dorsale, ad ogni vertebra liberiamo una diversa forma di energia, perciò ogni potere costrittivo viene eliminato e la luce che entra nella colonna ci conduce verso la luce dell’alto. Ma la colonna dorsale rivela anche tutte le liberazioni, le paure, i successi, i rifiuti, le tensioni e le sofferenze che sono causate dal nostro vivere come degli esseri squilibrati.

Buona erranza
Sharatan

giovedì 31 gennaio 2013

Plasmare l'essenza



"Perché a chiunque ha, sarà dato e sarà nell'abbondanza;
ma a chi non ha sarà tolto anche quello che ha."
(Vangelo di Matteo XXV, 29)

C'è una prerogativa che gli uomini presumono di avere e riguarda la presunzione di avere un'anima, infatti tutti credono che avere l'anima sia un diritto acquisito con la nascita, ma l'insegnamento cabalistico afferma che l'anima va conquistata. I cabalisti dicono che l'uomo riceve un feto d'anima che deve sviluppare, infatti la cosa più importante della vita materiale è quella di riuscire a sviluppare adeguatamente la nostra parte spirituale. Lo sviluppo spirituale e la completezza dell'Anima vanno guadagnate, perché il Creatore ha premiato l'uomo offrendogli la possibilità di completare la Creazione con il suo contributo. Per questo è scritto che ognuno avrà una ricompensa commisurata ai suoi sforzi e meriti, infatti così va inteso il Vangelo di Matteo nel punto in cui è detto: "a chiunque ha, sarà dato e sarà nell'abbondanza; ma a chi non ha sarà tolto anche quello che ha."

I maestri insegnano che l'Essenza è la scintilla divina che scese sulla Terra per entrare nel corpo che è formato con la sostanza fornita dai genitori. Per formare il corpo che dovrà ospitare l'anima sono scelte alcune qualità dei genitori, mentre altri tratti del loro carattere sono scartati perché dobbiamo avere la possibilità di sviluppare dei tratti nostri che siamo peculiari del nostro essere. Le caratteristiche di base dell'Essenza si notano fino a 3-4 anni, ma poi si sviluppa la Personalità che circonda l'Essenza come il guscio circonda il seme, perciò la Personalità assume il controllo della persona. Con l'educazione la vita inizia a condizionare l'Essere, infatti l'ambiente educa sfruttando la tendenza umana all'imitazione, perciò usa la lode oppure la paura.

Non riflettiamo molto sull'influsso esterno, ma noi siamo condizionati dall'ambiente e dal contesto in cui viviamo, infatti molte fantasie vengono formate dai drammi, dai film, dai romanzi e dalle attrazioni che abbiamo imparato ad amare. I valori dell'ambiente diventano i nostri valori, infatti ciò che siamo è condizionato da quello che ci viene ripetuto ossessivamente, da quello che assecondiamo e da quello che crediamo e in cui ci identifichiamo. L'educazione forma la base della Personalità che si struttura intorno all'Essenza, ma questa crescita è necessaria altrimenti l'Essenza non potrebbe evolvere, infatti deve avere l'aiuto della Personalità per maturare. L'educazione sfrutta alcuni tratti dell'Essenza e ne reprime altri, perché cerca di sopprimere quello che non ritiene opportuno, sebbene alcune peculiarità basilari non siano mai cancellate del tutto.

Con il progredire dell'educazione, il nostro Centro di Gravità si sposta dall'Essenza alla Personalità, perciò esso passa dall'interno all'esterno. Dalla radicale modifica di prospettiva il nostro "io" trae il vantaggio di una limitazione della sua volontà che rischierebbe di renderlo l'estraneo disadattato alle esigenze della vita. La limitazione dell'Essenza è funzionale alla solidità della sua struttura, infatti l'Essenza non potrebbe crescere se non trovasse il cibo speciale che gli offre la vita quando usa la disciplina per farla maturare. Se il corpo vuole cibo per vivere anche l'Essenza richiede il suo nutrimento, perciò un cibo psicologico diventa il nutrimento adatto per appagarla, perché lo spirito non si sazia con la materia.

Il corpo conserva uno Spirito che dovrebbe crescere con il corpo, ma avviene che il corpo sia vivo mantenendo un'Essenza atrofizzata o morta. Se nella materia prevale lo Spirito abbiamo un'Essenza che è attiva, poiché il Centro di Gravità dell'Essere è concentrato su di essa, ma il gioco cambia quando avviene lo sviluppo della Personalità. Se il nostro Centro di Gravità si concentra sulla Personalità essa diventa attiva mentre l'Essenza è resa passiva, perciò una forza esterna prevale rispetto all'interno. Questo dimostra che siamo troppo fragili se abbiamo un equilibrio che è basato sull'esterno, infatti quello che è basato sull'esterno diventa incerto come lo sono tutte le fortune che restano esposte ai capricci della sorte.

Se l'Essere vive identificandosi con quello che può subire i capricci della vita, tutto diventa insicuro, perché nulla resta stabile se è appoggiato sull'instabilità. Questo avviene per tutto quello che si basa soltanto sull'apparenza, infatti diventa fragile tutto quello che si basa su una struttura che potrebbe franare. Un Centro di Gravità deve avere una base solida, perciò le certezze vengono solo dal potenziamento dell'Essenza che è la nostra base essenziale, e che nulla può turbare. L'uomo deve staccarsi dai condizionamenti esterni se vuole sentirsi al sicuro anche se vede che la sua Essenza non è perfetta, perché la nostra natura essenziale resta la base più sicura anche se possiede delle imperfezioni. La nostra natura basilare possiede una struttura solida che viene alla luce quando tutte le restrizioni e le sicurezze cadono, e soprattutto nelle circostanze in cui la vita diventa meno sicura e controllata, perciò meno rassicurante.

In quei casi estremi sappiamo che le persone si adattano ai comportamenti che sono conformi all'uso della maggioranza, oppure che seguono le tendenze consone alla loro vera natura. La maggioranza non agisce secondo coscienza, ma agisce secondo l’aspetto esteriore che trascura i valori interiori, però il fatto non ci appare paradossale se vediamo come molte Personalità vivono senza avere più un'Essenza. Tutto dimostra che non si può agire in modo elevato se lasciamo l'Essenza al livello del suo sviluppo iniziale, e non possiamo pretendere di riuscire ad avanzare spiritualmente se lasciamo che tutto resti com'è. La cosa più difficile è adeguare lo sviluppo dell'Essenza al livello della Personalità, perché entrambi i lati dell'Essere vanno sviluppati assieme e armoniosamente.

Per evolvere dobbiamo strutturare una Personalità che sappia addestrare anche l'Essenza e farla crescere, ma è necessario avere anche un'Essenza di base che sia disposta ad imparare quello che la Personalità gli insegna. Il problema è che nessuno può essere forzato a crescere, perciò nessuna forza esterna può imporre uno sviluppo interno. Nessuno può essere forzato, perché ognuno cresce per suo impulso e per movimento spontaneo.

Se l'Essenza non può essere forzata, allora comprendiamo che è la Personalità che deve saper accudire l'Essenza usando l'amore se vuole che essa accetti di apprendere, infatti la Personalità deve saper offrire ciò che ha imparato, ma anche l'Essenza deve saper amare l'arricchimento che riceve. Il nostro primo passo avviene quando scendiamo dall'Ottava del Sole per venire sulla Terra a cercare una crescita maggiore. Il guaio è che dimentichiamo chi siamo, perciò ci accontentiamo di formare una persona che si arrabatta a sopravvivere nel mondo, perciò ci identifichiamo con una parte ridotta che crediamo essere tutto il nostro essere.

Questo è il motivo delle disarmonie e degli squilibri che vediamo agire nell'uomo, infatti l'ignoranza ci acceca e ci impedisce di vedere che siamo esseri formati solo a metà, perciò viviamo in una Personalità rigida che ignora di poter sviluppare un'Essenza. Un'educazione miope e severa forma delle persone dalla mente chiusa, perciò la mente così ristretta non accetta di diventare passiva per lasciare lo spazio adatto allo sviluppo dell'Essenza. Le esperienze della vita vanno affrontate con una struttura molto elastica e sensibile per capire la profondità del suo messaggio vedendo oltre la durezza della lezione, perciò la personalità deve formare un'intelligenza adatta per estrarre il senso più profondo dalle cose se vuole trovare l'insegnamento spirituale da fornire all'Essenza per farla a crescere.

Gurdjieff diceva che dal punto di vista astrale e planetario l'Essenza assomiglia ad un animale, e che tutti quelli che si fermano a questo livello primitivo restano degli individui molto limitati. L'umanità non esiste ad un livello superiore quando gli vengono sottratte tutte le maschere e gli orpelli con cui essa millanta la sua superiorità e la sua nobiltà. Ma il fatto drammatico a livello esoterico, diceva Gurdjieff, è che se l'uomo non accresce la sua Essenza è destinato a restare un enorme fallimento spirituale che equivale a restare uno zero. Il fatto serio è che l'insegnamento giunge dall'esterno solo se la Personalità è in grado di capirlo, infatti la conoscenza ha la forza che gli viene infusa dalla vita. Ma ciò che si vuole perseguire dipende dalla nostra volontà personale, perciò tutto dipende dal fatto che si voglia comprendere, perché l'Essenza è molto pigra come tutte le persone troppo primitive e infantili.

Gli uomini spesso capiscono la lezione e sanno che l'azione che vogliono fare è sbagliata ma la compiono ugualmente, e non perché non capiscono, ma perché non vogliono cedere al loro capriccio perciò mancano, infatti il concetto di "peccato" è collegato al fatto di mancare l'obiettivo maggiore per perseguire una minima comodità. I cabalisti insegnano che l'uomo può scegliere ciò che preferisce, ma tutto dipende dall'obiettivo che si è prefisso, infatti la scelta non dipende dall'avere un premio o un castigo, ma la ricompensa sarà quella che è collegata al livello spirituale che si vuole raggiungere.

In origine l'uomo possiede solo una debole scintilla di luce, ma può rinforzare il calore e la luce divina. L'animale umano ha la capacità di provare sensazioni e sentimenti, ha il suo carattere e anche l'opportunità di sviluppare una personalità migliore, perciò possiede tutte le opportunità di sviluppare una vita molto più evoluta di quella di altre specie animali. Il Creatore ci ha offerto la forza della mente unita al sentimento, perciò l'intelletto può aiutare il sentimento a scegliere come evolvere. L'uomo è superiore agli altri animali perché possiede un "punto nel cuore," infatti ha il dono della sensibilità spirituale che può usare per divenire il vaso adatto ad ospitare un'Anima.

Buona erranza
Sharatan

giovedì 6 dicembre 2012

Oltre la parte nascosta



“La vita è una lunga battaglia nelle tenebre”
(Tito Lucrezio Caro)

Nello Zohar è scritto che "il mistero è il fondamento" e tutta la mistica ebraica è basata su questa affermazione, infatti la cabala è chiamata la "sapienza di ciò che è nascosto" perché essa è la sapienza della verità. Questo non vuol dire certo che la cabala possiede tutta la verità o che possa scoprire tutto quello che non conosciamo, infatti i cabalisti sono chiamati "gli uomini del segreto", perché nelle loro opere compiono degli sforzi instancabili per cercare di scoprire un barlume dello splendore di verità nascosta in ciò che esiste.

I cabalisti vogliono scoprire lo splendore delle opere divine sebbene siano incapaci di guardare la "luce che è nascosta," infatti essi sanno che non si possono penetrare le verità divine, perché esse sono insondabili. Sebbene il compito sia immane si vuol prosegue senza tregua la ricerca cercando una rivelazione totale che non si potrà mai avere, infatti secondo Omraam Mikhael Aivanov "più il pensiero è luminoso, più esso risulta oscuro per quelli che non lo possono cogliere."

In realtà c'è una luce accecante che è in conflitto con ciò che riusciamo a vedere, perché ciò che vediamo è la parte di luce che gli occhi sanno cogliere, e ciò che non vediamo e non sappiamo comprendere lo chiamiamo oscurità. Non potendo usare occhi adatti a penetrare nelle tenebre, e non essendo degli animali che riescono a vedere al buio ci dimentichiamo che il concetto di "tenebre e luce" è relativo alla capacità di percezione di chi guarda.

Quando, nella Genesi, Dio comanda: "Sia fatta la luce!" avvenne che la luce venne. Per gli uomini non funziona così, infatti ciò che vediamo nel mondo è solo quello che si è manifestato dopo il comando divino, ma questo non significa che prima che avvenisse la creazione ci fossero solo delle tenebre. Piuttosto è l'esatto contrario, infatti oltre Kether, che è la Corona dell'albero sefirotico, vi è l’Ain Soph Aur, che corrisponde alla Luce senza Fine. La Luce è come un velo che non si può penetrare essendo l'Assoluto e l'Immanifesto, di cui lo stesso Dio Padre è solo un'emanazione.

L'Assoluto, secondo i cabalisti, si trova oltre la luce e le tenebre, perché si estende oltre i mondi creati, perciò per comprendere il Mistero Divino è descritto un luogo che è oltre Ain Soph Aur chiamato Ain Soph, cioé Il Senza Fine, e oltre Ain Soph vi è il luogo chiamato Ain, cioé il Senza. All'origine del mistero del creato c'è una negazione, ma la privazione originaria non è il "Nulla" della mancanza o della Non-Esistenza, così come il Nirvana non è l'assoluto annichilimento, infatti esiste una vita in ogni manifestazione.

Oltre la manifestazione conosciuta esistono forme di esistenza che non concepiamo, poiché non sappiamo pensare realtà diverse da quelle conosciuta, perciò i cabalisti invitano a credere alle forme che sfuggono al pensiero comune. Secondo loro vanno studiate non solo "le radici delle cose" ma vanno indagate altri rami che si possono essere sviluppati e abbiano potuto fiorire. Essi vogliono rendere più sensibili gli uomini riguardo il mistero che gli uomini racchiudono al loro interno, ma anche sul mistero che li circonda.

Essi vogliono illuminare il carattere superficiale delle conoscenze umane, perciò ci avvertono sulla superficialità delle nostre constatazioni. Lo sguardo umano deve essere rivolto verso l'interno delle cose, perché ciò che si vede e tocca all'esterno è solo l'apparenza di ciò che è veramente e di quello che andrebbe conosciuto. Ciò che percepiamo non è altro che la "scorza" che contiene il "luminoso" nocciolo delle cose. L'uomo deve essere consapevole di vivere in un mondo sconosciuto, perciò deve chiedersi e interrogarsi su ciò che siamo, e dove stiamo andando. Se usiamo il nostro tempo per sapere "chi" e "che cosa" comprendiamo che tutto quello che ci circonda e la vita stessa è un mistero.

Se facciamo l'interrogativo si arriva fino al mistero di Dio che è la vita della vita da cui tutte le vite vengono, e cui tutte le vite riconducono: questo è l'unico mistero che dovrebbe restare fuori dall'indagine della mente umana. Lo Zohar insegna che la realtà è fatta dall'insieme di "nascosto e di scoperto" di "esteriorità e interiorità," perché tutto è un assieme di "luce e fango" di "anima e corpo" e di "corpo e vestito." La complementarità che è insita nel concetto dell'unità cosmica è il solo elemento unificatore della realtà.

La mistica ebraica indaga la dialettica della complementarità, infatti insegna che tutto quello che sembra nascosto arriverà a manifestarsi, e questa è l’unica verità che è sempre vera e presente. Solo Dio è il "Nascosto" per eccellenza, perciò il linguaggio e il pensiero così poveri e limitati non sanno ad afferrarne la natura e l'essenza. Ma anche lo stesso Dio, malgrado l'insondabilità suddetta, arriva a manifestarsi per effetto delle sue opere, in quanto ogni Essere si circonda e riempie della sua Essenza tutto quello che produce.

In questo modo anche un Dio nascosto diventa un Dio presente sebbene venga nascosto nelle cose che produce: Dio è Il Nascosto da cui emana ciò che vediamo esistere, e se la sua vera Essenza resta occultata vi sono le sue opere che parlano di Lui. Tutte le opere della sua manifestazione aspettano la nostra interpretazione, e sarà sempre più esatta e giusta. Il mondo è un mistero sebbene appaia chiaro ed esplicito, infatti il nome del mondo è Olam, cioè nascosto poiché si riferisce a Dio che è il solo Nascosto che può fondare la base di tutto ciò che esiste.

La realtà della materia nasconde all'interno il motivo della sua esistenza, infatti il mondo viene chiamato Olam, perché la materia deve insegnarci a scoprire l'Anima inclusa nella materia dotata della sua Hiyut, cioè la vitalità che vivifica il mondo. L'Anima infusa nel Mondo è come l'anima che fu insufflata nell'uomo sebbene nessuna delle due anime possa essere percepita o localizzata in un punto preciso. Se l'uomo è detto tale è perché possiede un'anima, infatti quando è separato dall'anima l'uomo diventa un corpo morto così come il mondo, perché un mondo che viene privato dell'anima diventa un luogo morto.

Il mistero del mondo resterà tale fino ai giorni del Messia che mostreranno come il lato nascosto e quello palese furono sempre la sintesi di una realtà e di una verità perfetta. I cabalisti con questa complessa simbologia insegnano che il mondo sembra aperto, ma che invece è chiuso alla comprensione umana, perché l'uomo è un "piccolo mondo" che è racchiuso in sé stesso. Queste idee ci mostrano che siamo incapaci di penetrare nel pensiero degli altri uomini, così come siamo incapaci di penetrare la mente divina.

Il pensiero sfugge all'uomo perché l'oggetto della conoscenza è solo una minima parte dell'essere totale, infatti la maggior parte dell'uomo giace nascosto nella sua parte inconscia e questo non viene conosciuto nello stato di veglia, ma compare solo nel subcosciente. L'inconscio è una parte più potente rispetto alla parte cosciente, e la nostra parte nascosta è molto più grande di quella conosciuta: l'inconscio conserva la totalità dell'essere e contiene quello che l'uomo ignora di sé stesso, perciò i cabalisti devono studiare i sogni.

Il sogno è lo specchio opaco dell'essere profondo, perciò la qualità, il contenuto e il livello dell'uomo sono svelati dai suoi sogni: l'inconscio rivela e racconta tutta la verità sulla personalità umana. Perciò i cabalisti analizzano i messaggi contenuti nei sogni, e i sogni rivelano le verità umane offrendo gli insegnamenti psicologici, religiosi e morali. Il mondo interiore è una realtà gerarchizzata, perciò l'attività onirica fa discendere nei livelli profondi dell'essere facendo capire il mistero che l’uomo racchiude in sé stesso, perciò fa comprendere la qualità del mondo interno e la qualità del mondo che circonda l'uomo.

Dio ci ha donato la Conoscenza, che è Da'at, perciò l'uomo è tale solo se consegue la Conoscenza che è la sua maggiore prerogativa e la sua gloria. La conoscenza è l'atto del pensiero che cerca di penetrare nelle cose, infatti essa procede dal sapere sebbene la sua conquista non sia mai completa e totale. La conoscenza è il sapere che si fonda sulla probabilità, e che diventa più dubbia e insicura se vuole diventare un pensiero puro e assoluto. La conoscenza oltrepassa il sapere concettuale fondato sul pensiero, infatti viene costruita dalla Saggezza che si infonde nel cuore dell’uomo.

La Conoscenza è la grazia divina che Dio offre all’uomo e va basata sia sulla ragione che sul cuore, ma va ricercata senza pensare di averla in perfezione. La conoscenza è la virtù raggiungibile da chi ha l'intelligenza e il desiderio di sapere sempre più. Se conosciamo sempre meglio, le cose del mondo diventano sempre più evidenti e sono chiare per i nostri occhi, perciò anche il nostro prossimo diventa più conoscibile, perché anche il prossimo diventa evidente al nostro sguardo.

I cabalisti insegnano di non volere il dominio, lo sfruttamento o la sottomissione della natura, del mondo e dei nostri simili, ma dobbiamo vivere desiderando solo di avvicinarci in pace a tutto quello che il Signore ha creato, perciò dobbiamo rispettare le leggi immutabili che reggono armoniosamente il mondo. Avvicinandoci alle cose, l’uomo deve ricordare e aver presente che in tutto si nasconde una parte di divinità a cui tutti siamo legati, e da cui tutti siamo “abitati.” L’uomo deve sentire in sé la Divina Presenza che i cabalisti chiamano Shekhina, e deve desiderare che essa possa dimorare al suo interno.

La natura non è una materia inerte, ma è un organismo che è vivificato dal soffio del Creatore, perciò l’uomo deve ammirare le ricchezze della natura e deve usare i suoi doni con misura e saggezza vivendo in pace assieme ai suoi simili. L’uomo deve amare anche la sua vita sociale, perché tutti gli uomini si completano vicendevolmente, in quanto ogni uomo è un nostro simile, ma è anche diverso da ogni altro. Ogni uomo può offrire al suo simile ciò che gli manca, perciò ognuno deve dar prova della sua bontà e della sua giustizia, perché ognuno ha delle necessità e delle carenze.

Ognuno deve saper offrire quello che è necessario agli altri, perché nella società umana vi è una dipendenza costruttiva che è alla base dell'armoniosa convivenza. Ognuno deve essere stimato per ciò che ha, ma anche per ciò che non ha, affinché ognuno possa ricevere e possa donare reciprocamente agli altri. Ognuno ha diritto ad avere un posto che non gli può essere negato, infatti tutti siamo contemporaneamente degli stranieri e dei cittadini del mondo. La cabala vuole infondere nell’uomo la meraviglia e la riverenza per tutte le forme di vita, poiché tutto quello che esiste non venne creato invano.

La distruzione dell’integrità della natura, l'uccisione degli animali e le umiliazioni degli uomini che vediamo nel mondo sono un'offesa alla Divinità, perché si colpisce la scintilla divina che è stata racchiusa in tutto il vivente. Oggi vediamo oltraggiata la Divinità con la distruzione della natura e degli animali, e vediamo che viene leso anche l’uomo che contiene tutti gli elementi del mondo minerale, vegetale e animale, perché tutti gli elementi sono presenti al nostro interno. La cosa peggiore è che il pericolo dell'esterno è causato dallo squilibrio profondo che abbiamo accumulato nel mondo interiore.

Buona erranza
Sharatan