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domenica 11 novembre 2012

Il riequilibrio della polarità



"Se conosci il trucco, c'è felicità anche all'inferno"
(Proverbio tibetano)

I tibetani insegnano che un Buddha può apparire in ogni regno dell'esistenza anche nei regni infernali, infatti possiamo trovare la chiara natura del Buddha in ogni forma di esperienza, perché questa condizione è insita anche nella negatività dell'odio e dell'avidità. Il tantra afferma che la realtà è ciò che appare nel risultato della interazione degli elementi, perciò comprendere il meccanismo della realtà può modificare la qualità della vita.

Se riusciamo a cambiare la percezione del mondo possiamo cambiare anche la realtà che vi è collegata: se il nostro mondo interiore nasce dal flusso dei fenomeni possiamo imparare ad annullare i flussi negativi per valorizzare quelli positivi. Per fare questo processo dobbiamo ipotizzare che ciò che pensiamo come mondo reale potrebbe non essere tale, infatti molte cose del mondo sembrano vere ma sono false. Tanti insegnamenti dicono che la vita va vissuta vedendo l'aspetto migliore che essa possiede e rifiutandone il lato peggiore, perché la felicità appartiene a chi sa gustare e valorizzare il meglio di ciò che possiede.

La vita viene paragonata alla partecipazione a un banchetto in cui non è bene mangiare tutto quello che è stato imbandito, perché alcuni cibi offerti sono indigesti, dei cibi sono nocivi e altri sono inadatti al nostro palato, perciò questo banchetto prevede una selezione delle pietanze. Se la nostra percezione della qualità diventa adeguata è evidente che anche il nostro vivere diventa un buon mangiare, in quanto impariamo a cercare i cibi migliori.

Una buona pratica spirituale è la migliore difesa contro la negatività, infatti il bon e il buddismo tibetano insegnano che tutti i 6 regni dell'esistenza ciclica esistono negli uomini. Al nostro interno sono depositati tutti i semi che si possono creare, e le varie forme di esistenza che è possibile sperimentare. Tutti i tipi di semi esistono come potenzialità, perché le tracce karmiche delle vite passate ci hanno lasciato delle tracce che possiamo reiterare o meno. Le nostre energie sono state strutturate dal nostro passato atavico causando una abitudine preferenziale ad attivare una determinata polarità dei chakra, perciò dobbiamo imparare a coltivare le nostre caratteristiche innate modificando al meglio la nostra polarità interiore.

Per evitare il perpetuarsi della negatività dei nostri depositi karmici ci sono pratiche per purificare le tracce e per impedire la rinascita infelice nei regni inferiori. Le pratiche tantriche insegnano a purificare le emozioni negative e a valorizzare il nostro aspetto positivo, perché ogni chakra può funzionare sul polo positivo oppure su quello negativo. Nei chakra abbiamo la capacità di attivare il tipo di esperienza desiderata se impariamo a fissare l'attenzione sull'esperienza relativa, infatti l'attenzione e la concentrazione hanno la capacità di caricarci magneticamente come dimostra la pratica yoga.

Molte tecniche yogiche evocano le qualità che sostengono un determinato aspetto mentale del soggetto se la sua coscienza è concentrata su un punto specifico, infatti essa rinforza quelle tipiche sfumature. Noi facciamo esperienza dei due poli opposti dell'esistenza, cioè del lato positivo o negativo della vita quando sentiamo le percezioni del corpo, poiché le sensazioni corporee sono condizionate dai sentimenti. Seppure la mente non venga determinata solo dalla percezione del corpo è pur vero che ogni cambiamento della nostra condizione mentale si ripercuote sempre sul corpo.

Non si tratta di imparare solo a fare spazio all'esperienza interiore ridestata dall'attivazione dei chakra, ma si tratta di trasferire l'esperienza percettiva sul polo positivo dei chakra perché essi sono dei trasformatori, perciò dobbiamo farli funzionare attivando il polo positivo piuttosto che il negativo. Questo spiega perché la mente che viene continuamente concentrata sulla positività trova delle forze che sostengono la gioia di vivere, mentre quella attratta dal negativo subisce l'influsso della negatività.

Gli insegnamenti dicono che la mente viene protetta se è concentrata su cose belle o sacre, perché le immagini sacre, i mandala e le preghiere sono considerate delle potenti forme di protezione mentale. Secondo tante concezioni, il Bello e il sacro sostengono la bellezza della vita, mentre il dolore e la paura deprimono le forze fisiche e le risorse interiori. Sebbene il dolore sia una condizione inevitabile del vivere non dobbiamo essere addolorati più del tempo necessario, infatti non dobbiamo indugiare nel dolore. Anche per la morte di una persona cara dobbiamo mantenere il lutto solo per il tempo di superare il trauma, ma il crogiolarsi nel dolore alimenta la negatività.

Anche l'amore per la violenza e per la cronaca nera non fa che aumentare il gusto per la parte peggiore dell'indole umana. E' evidente che non possiamo essere indifferenti agli scandali, alla corruzione, ai delitti e alle guerre, perché non possiamo essere ciechi davanti alla bruttezza del male. Ma il rischio da evitare è quello di credere normale la condizione del male e la bruttezza, perché questo guasta la sensibilità rendendola grossolana, perciò arriviamo a credere come normali e umane delle azioni molto spregevoli.

Guardando il male ricordiamo che viviamo nel Samsara, perciò vediamo il male come l'elemento del regno del dolore e dell'imperfezione in cui viviamo, ma dobbiamo rinforzare solo la positività della nostra indole e la nostra gioia di vivere. La mente deve sentire la bellezza di vivere se vuole avere la forza di superare tutto il negativo del mondo. Solo la mente che viene continuamente rinforzata dalla gioia può annullare l'amarezza, infatti la mente che non crede nella bellezza di vivere diventa una mente debole e confusa, perciò diventa più indifesa davanti alla negatività.

Le energie vengono attratte dai chakra che assomigliano a ruote con raggi formati dai petali del fiore di loto, perciò la condizione di apertura e la qualità energetica che i chakra sanno captare influisce sulla qualità delle nostre esperienze, infatti i chakra sanno captare tutte le esperienze dei 6 regni dell'esistenza. Molte pratiche insegnano ad agire sui canali in cui circola il prana per stimolare la circolazione di un certo tipo di energia, perciò insegnano ad attivare uno specifico funzionamento che è finalizzato ad attirare le qualità positive per sfuggire a quelle negative.

Sappiamo che la negatività si ripete ogni volta che ci colleghiamo ai simboli e alle immagini negative che ci allontanano dal contatto con la mente naturale, in quanto la mente funziona come un magnete che attira la qualità della sua medesima polarità: il polo positivo attira il positivo, mentre il polo negativo attira la negatività. E' chiaro che la vita migliore è quella che piace, ma se non c'è scelta dobbiamo imparare a trasformandolo la vita in senso positivo. Molti credono che coltivare la positività sia vedere il bello anche dove non c'è, ma questo pensiero sarebbe un sintomo di idiozia e non di spiritualità.

Dobbiamo comprendere che essere fragili interiormente ci rende indifesi davanti alle cattiverie, perciò diventiamo recettivi alla rabbia o dell'angoscia: questo è il significato dell'essere vittime della negatività. Quando questo accade si diventa più vulnerabili alla malattia, alla depressione e alla distruttività, perché un prana che si è indebolito rende fragile il corpo e la mente. Quando la mente resta a rimuginare sul lato peggiore della vita diventa una mente che affoga nella negatività e nel rancore dei torti ricevuti: questo è il significato di reiterare la negatività.

Il maestri insegnano che il regno infernale dell'odio e della rabbia è collegato al chakra del centro del piede, il regno degli spiriti affamati nasce dall'avidità che è collegata al chakra segreto che si trova dietro ai genitali, il regno animale nasce nell'ignoranza collegata al lato negativo del chakra dell'ombelico. Il lato negativo del regno umano è la gelosia collegata allo sviluppo malsano del chakra del cuore, mentre il regno dei semidei o asura malvagi viene nell'orgoglio e nell'arroganza collegata allo squilibrio del chakra della gola, e il regno degli dei malvagi che amano la distrazione piacevole è collegato allo squilibrio del chakra della corona.

Le pratiche tantriche insegnano a concentrare l'attenzione sui chakra per rinforzarne le caratteristiche migliori poiché il prana e la mente si muovono assieme, perciò si dice che orientando l'attenzione in una direzione, si dirige e orienta in quella direzione anche l'energia. I maestri tantrici dicono che la realtà diventa la fusione perfetta dei due opposti di forma e vacuità, di beatitudine e di vacuità, di consapevolezza e di vacuità quando la nostra percezione filtra equilibrata nel canale centrale e rappresenta la nostra esperienza usando i due aspetti del vivere che sembrano in opposizione, ma che sono due aspetti inseparabili della vita.

Solitamente il prana scorre vigoroso in entrambi i canali laterali, e questo flusso trasporta un prana karmico che può avere la connotazione neutra, positiva o negativa: questo è il prana indifferenziato che forma il substrato di tutte le esperienze dualistiche percepite. In questo modo abbiamo la possibilità di fare esperienze che possiedono una connotazione neutra, positiva o negativa, perché nel canale centrale, che è molto sottile, scorre il prana indifferenziato che sa usare la consapevolezza non duale o "rigpa."

Nelle pratiche dei venti e dei canali sottili si impara ad aprire i chakra principali per portare la circolazione del prana dai canali laterali fino a quello centrale, in modo che le esperienze energetiche possano circolare in modo equilibrato. Ma, per fare la modifica della circolazione pranica è necessario essere disposti a rinunciare alla nostra abituale concezione duale, perciò è necessario imparare a dimorare nella mente che possiede la consapevolezza non duale del rigpa.

E' nel livello corporeo che il prana viene avvertito per il suo movimento e per gli effetti che produce, perciò questo è il livello in cui il tantra lavora maggiormente per renderci sensibili al prana, perciò il tantra usa la mente, l'immaginazione, la postura, il respiro e il movimento. Se sappiamo orientare le energie grossolane verso le dimensioni più raffinate possiamo apprezzare i livelli sottili delle esperienze, perché accrescendo la sensibilità percettiva sperimentiamo il livello di una vita migliore.

Riequilibrando il lato negativo del chakra della corona passiamo dalla distrazione piacevole alla compassione, uscendo dal negativo del chakra della gola cioè dall'orgoglio andiamo nella mitezza e nell'umiltà. Dal lato negativo del chakra del cuore cioè dalla gelosia passiamo all'apertura e alla disponibilità verso tutti gli esseri, perciò eliminando il negativo del chakra dell'ombelico cioé l'ignoranza si acquisisce la saggezza e la giusta discriminazione.

Dal negativo del chakra segreto, cioé dall'avidità passiamo alla generosità, come dal negativo del chakra della pianta dei piedi cioè dall'odio e dalla rabbia passiamo all'amore. Trovando l'amore evitiamo l'inferno, coltivando la generosità evitiamo la fame insaziabile, e acquisendo saggezza e discriminazione fuggiamo dal regno animale. Se sentiamo l'apertura dell'amore per tutti gli esseri viventi possiamo definirci dei veri esseri umano, se diventiamo umili e miti diventiamo semidei che ascendono tra gli asura, perciò provando la compassione siamo deva, cioè diventiamo come gli dei.

Questa è la correlazione tra la polarità giusta dei chakra e la qualità della vita, ma la modifica non è possibile con la sola comprensione mentale di un modo di essere e sentire. La rispondenza piena si ottiene solo se la consapevolezza e la presenza mentale all'obiettivo sono indissolubili, infatti la condizione deve essere una condizione totale e costante. La verità di questi obiettivi deve essere fusa con la base dell'essere e con la nostra mente affinché la finalità divenga indissolubile, e il lato negativo non abbia più il sopravvento.

E' necessario che il rapporto con l'idea divenga una costante idealità mentale, e l'esperienza positiva sia una condizione sostenuta anche quando le esperienze della vita la potrebbero far vacillare. L'immaginazione va collegata all'esperienza, perciò può avvenire che giungano delle emozioni negative ma non vanno negate o combattute, perché vanno accettate per quello che sono, cioè come stati momentanei e transitori che vanno lasciati svanire.

Una metafora dice che le emozioni sono come gli uccelli che si posano sugli alberi, perché sono come le creature che volano nel cielo e vengono per dirci ciò che non va, infatti le emozioni devono essere solo dei messaggeri. Non è necessario reprimere le emozioni, perché quando esse si dissolvono lascia uno spazio vuoto maggiore. Se guardiamo ciò che resta dopo che l'emozione è passata troviamo uno spazio che deve ospitare una consapevolezza maggiore. Ciò che resta dopo è solo un vuoto destinato a ospitare qualcosa di maggiore, cioè un vuoto adatto a contenere una maggiore consapevolezza.

Ogni cosa che segue un ciclo cosmico prevede uno vuoto in cui sorge l'essenza, infatti esiste sempre un spazio vuoto che è destinato ad ospitare delle nuove forme di vita: questa essenza è la base dell'esistenza cosmica. La base essenziale del vivere è riconoscere che lo spazio interiore e la maggiore consapevolezza sono due realtà inseparabili che devono essere integrabili tra loro. Ma lo impariamo solo se siamo persuasi che la nostra unica possibilità evolutiva sia nel trovare uno spazio e le strategie migliori per coltivare le qualità migliori della nostra essenza.

Buona erranza
Sharatan


domenica 4 novembre 2012

La natura della mente



"Quando un fatto interiore non viene reso cosciente,
si produce fuori, come destino."
(Carl Gustav Jung)

Secondo i lama tibetani ogni uomo nasce come una manifestazione unica delle energie fondamentali dell’universo, infatti i vari prana vengono mescolati in modo particolare nei vari individui, e questo avviene perché conserviamo in noi delle determinazioni karmiche che ci provengono dalle precedenti incarnazioni. L'uomo porta in sé un estratto del corpo eterico che gli orientali chiamano linga-sarira, in cui restano depositati i residui delle vite passate. Non sappiamo quello che è restato scritto nel corpo eterico, ma ciò che è stato scritto si manifesta influenzando le nostre tendenze e gli impulsi che sentiamo interiormente.

Le tendenze e le determinanti karmiche hanno delle caratteristiche specifiche che si manifestano fin dalla nascita nella dimostrazione dei nostri tratti specifici, e le tracce karmiche non sono equilibrate altrimenti nasceremmo perfetti come Buddha. Solitamente gli esseri comuni nascono imperfetti perché portando degli squilibri accumulati a livello karmico, e gli squilibri divengono molto evidenti negli stili di vita. I lama dicono che le combinazioni dei prana interiori causano le combinazioni che creano le diversità dei temperamenti, le diverse facoltà mentali e le strutture del corpo fisico.

Dopo la nascita, le nostre tendenze naturali si intrecciano con l'ambiente e con l'educazione mischiandosi in modo armonioso o disarmonico con lo stile personale con cui ognuno reagisce alle varie dinamiche che legano tutti questi fattori. Secondo i lama tibetani qualsiasi avvenimento, dal più piccolo al più grande, riesce a causare una reazione negli elementi che ci compongono, infatti ogni azione influisce sulle nostre combinazioni interiori, e influisce su di noi indebolendo o rinforzando alcune nostre tendenze basilari.

Con il tempo, le azioni e reazioni individuali sviluppano delle caratteristiche peculiari a scapito di altre, perciò alcuni fattori si rinforzano mentre altri indeboliscono, poiché l’ambiente può influire a vantaggio o a svantaggio dell'uomo. Lo squilibrio può essere momentaneo o duraturo, infatti la minima perturbazione può influenzare tutti gli elementi interiori. In verità, gli squilibri prodotti non sono sempre drammatici come si può pensare, e si può ritrovare l'armonia dell'equilibrio interiore facendo una dieta adeguata, frequentando le giuste compagnie, facendo buone letture e preferendo delle esperienze gioiose che tolgono lo squilibrio e risanano il mondo interiore.

Alcuni squilibri sono più gravi e altri più leggeri, infatti è diverso l’effetto a seconda che i fatti agiscano sui tratti caratteriali di vecchia data, oppure se attivano delle inclinazioni più attuali. Perciò vediamo nelle persone dei tratti caratteriali che sono sempre dominanti perché sono vecchie strutture del loro carattere, mentre altri tratti caratteriali emergono solo quando si verificano un determinato tipo di eventi. Perciò osserviamo che esistono individui che sono più equilibrati e armoniosi, infatti alcune persone sono più serene e solide avendo un maggiore equilibrio interiore, perché sanno esprimere l’amore, la compassione, la generosità, etc.

Infatti tutti conosciamo delle persone sane e felici che sanno avere delle relazioni serene e stabili, e che sanno usare anche gli avvenimenti più dolorosi della loro vita traendo da essi delle risorse per maturare un carattere migliore. Per tutti gli esseri umani esistono dei fatti in cui un disagio o una tragedia dolorosa crea una crisi profonda del senso del vivere. In quei frangenti gli elementi diventano tutti sbilanciati e si perde la pace interiore, infatti alcuni elementi prevalgono sugli altri, perciò prevale la tristezza, la rabbia, la depressione, la distrazione, e si diventa l'estraneo che è distante da tutto il mondo.

La sofferenza dimostra sempre una disarmonia interiore, perciò indica la necessità e l'urgenza di una tecnica di guarigione coltivando un elemento nuovo, eliminando un elemento vecchio o aumentando la gioia di fare attività migliori. In questi casi si lasciano le vecchie abitudini per fare cose nuove, e spesso osserviamo cambiamenti personali in cui emergono caratteristiche e abitudini che prima non erano evidenti. Nei momenti destabilizzanti è facile iniziare le pratiche ed i percorsi spirituali, infatti queste sono tutte modalità comuni di reagire alla sofferenza dello squilibrio interiore.

Nella medicina tibetana si dice che i problemi hanno sempre l'aspetto fisico, l'aspetto mentale, l'aspetto emotivo e il tratti energetico, perciò si dice che tutti i disagi si manifestano in tutti i livelli e si curano con tecniche diverse. Le loro diagnosi usano competenze molteplici, perciò alla medicina si associa l'indagine divinatoria, l'intuizione, l'analisi dei sogni e l'analisi del quadro astrologico. I rimedi sono molteplici, e alle cure fisiche si affiancano le tecniche di esorcismo, vari tipi di purificazione, le tecniche di recupero dell'anima, si lavora sulla forza dei prana, si usano gli esercizi di yoga assieme alle pratiche meditative, alla contemplazione e alla preghiera.

I terapeuti usano vari strumenti e metodi, però si inizia la cura riconoscendo la vera natura della mente individuale per sapere come dimorare in essa per risanarla. Solo conoscendo la natura della mente individuale possiamo usare l'ottica giusta, altrimenti applicheremmo la tecnica sbagliata. Nelle situazioni ogni analisi va sempre adeguata al contesto, perché è necessario conoscere i livelli più sottili delle cose per comprendere il livello grossolano della manifestazione delle cose. Le energie vengono associate alle emozioni, ai tipi di personalità, agli stili cognitivi ed esperienziali delle persone, perciò da essi vediamo come le forze si manifestano nella mente e nella vita.

L’elemento della terra rappresenta il fondamento dell’essere umano, perciò nella tradizione sciamanica la terra viene posta al centro del mandala, mentre nel tantra e nello dzogchen è lo spazio che è collocato al centro dell’essere come base e fondamento di tutti gli altri elementi. L'elemento della terra indica le qualità interiori di pesantezza, di solidità, di compattezza e di sicurezza che sono collegate alla gravità del corpo. La terra diventa fertile e ricca se riesce a vivere in armonia con tutti gli altri elementi, cioè se riceve l’umidità e il calore adeguati a nutrirla e fecondarla.

Per avere una terra fertile è necessario avere il calore del sentimento e l’aria raffinata di un ottimo livello mentale, perché altrimenti la nostra terra interiore diventa come una landa priva di vita e calore. La persona arida è come una terra riarsa dalla scarsità affettiva e mentale, soprattutto se vi unisce una carenza di sensibilità e di sentimento, infatti la desolazione totale si vede è nella carenza congiunta dell'affetto e dell'intelletto.

Se la terra interiore è un luogo armonico si è saldi e affidabili, perciò se c'è anche un giusto apporto dell'acqua esiste l'equilibrio della terra che possiede la serenità esteriore e interiore: In questa armonia si diventa fluidi e si sa come avanzare nella vita e nei rapporti avendo molta sicurezza e scioltezza, perché se la terra viene unita armoniosamente all'acqua diventa il territorio gioioso in cui si vive bene in tutte le situazioni. Nella dimensione superiore, la terra ci dona la gioia di vivere e la contentezza di essere al mondo, e questa gioia è un dono innato che non dipende dall'esterno, ma è la gioia che traspare e che si porta ovunque, perché è la gioia di chi sa godere sempre della gioia di vivere.

Solitamente questa gioia si perde per la sofferenza dell'esistenza duale, perciò si crede che essa si possa ritrovare nelle situazioni esterne inseguendo un nuovo lavoro, un nuovo amore, una maggiore ricchezza, una promozione sul lavoro oppure la soddisfazione di qualsiasi altro desiderio. Si crede che queste cose esterne siano sufficienti per accrescere il nostro benessere interno, infatti si crede di poter ritrovare la gioia nell'avere e nel fare, piuttosto che nell'essere.

La predominanza dell'elemento dell’acqua dona l’abbondanza dei sentimenti e delle emozioni, ma sviluppa la tendenza a lasciarsi condurre con inerzia dalla vita. L'abbondanza di acqua rischia di evidenziare un egoistico benessere interiore, perciò può sviluppare una perdita di presenza nei riguardo dell'esistenza e una tendenza ad accontentarsi di tutto quello che si possiede trascurando la volontà di una evoluzione di livello maggiore. La prevalenza dell'acqua causa la tendenza a non volersi impegnare in ciò che è difficili o impegnativo, perciò sviluppa una sorta di rinuncia nella ricerca di cose migliori e di prospettive superiori.

Nella pratica della meditazione l'eccesso di sentimentalismo dell’acqua produce un eccessivo languore interiore e una sognante inerzia, perciò l’individuo si perde troppo nell'analisi delle sue emozioni. Quando avviene un eccessivo sviluppo di sensibilità personale si rischia di diventare degli individui piagnucolosi e di essere vittime dell'autocommiserazione, perciò il rischio proviene da una forma eccessiva di autocompiacimento della propria persona e nel subire troppo intensamente il flusso e di riflusso delle proprie emozioni.

Una carenza di acqua comporta un disagio interiore per la mancanza della gioia, così come la preponderanza di terra fornisce una solidità che diventa arida non essendo capace di provare il piacere e l'apprezzamento delle gioie della vita. Nella pratica meditativa la carenza d'acqua causa una scorsa gioia e propensione per il cammino spirituale, perciò ogni pratica spirituale che viene attuata diventa sterile e arida. La positività dell'acqua si accentua nell'apertura del cuore e del sentimento, perciò nello sviluppo dell'amore e della compassione che sono le basi indispensabili per ogni via spirituale.

L'aspetto positivo del fuoco è quello creare e progettare con creatività, perché il fuoco è collegato all'intuizione, all'entusiasmo e all'eccitazione, infatti nel fuoco equilibrato vediamo le iniziative felici e la realizzazione delle idee. Il fuoco è collegato alla beatitudine, alla gioia e all'entusiasmo, perciò il fuoco offre la gioia del benessere del corpo, infatti il livello superiore del fuoco ci offre la beatitudine dell'essere e la saggezza della discriminazione.

L'eccesso di fuoco interiore comporta una mancanza di stabilità, perciò rende i movimenti veloci, causa irrequietezza e agitazione interiore, infatti non si riesce a restare fermi a lungo e si tende a voler fare sempre qualcosa. Il silenzio e l'immobilità risultano noiosi, perciò è facile avere difficoltà ad addormentarsi, inoltre c'è molto gusto di parlare e molta velocità di elaborazione mentale.

Nella pratica della meditazione al fuoco manca la calma e la tranquillità, infatti c'è irrequietezza e agitazione soprattutto con una concomitante carenza dell’elemento d’acqua, e l'instabilità si accentua con una carenza dell’elemento della terra. Nel cammino spirituale l'insufficienza del fuoco causa carenza di energia e ispirazione, perciò offre ben poca felicità nel praticare, poiché tutto viene fatto in modo meccanico e poco ispirato.

Quando ci manca il fuoco interiore manca la vitalità e la creatività, perciò non si avverte il piacere di nulla, non c'è il minimo entusiasmo e la vita è vissuta come un fatto meccanico e abituale, perciò ogni vita è faticosa e pesante. Le pratiche per sviluppare il calore interno sono quelle del tummo, che è la tecnica famosa per le immagini dei praticanti che sedendo nella neve riescono ad asciugare gli asciugamani bagnati con il calore creato dal corpo, la pratica del rushen esterno e alcune forme di yoga fisico.

L'aria è l'elemento che facilita il cambiamento, perciò rende molto ariosi e capaci di trasformare facilmente il negativo in positivo, l'odio in amore, la gelosia in apertura, l'avidità in generosità e così via. L'aria viene collegata alla curiosità, all'apprendimento, alla duttilità dell'intelletto, perciò il suo aspetto più elevato è la saggezza della realizzazione.

Se l'aria domina troppo riduce le qualità positive della terra e dell'acqua, perciò manca stabilità e serenità interiore, perciò diventa difficile applicarsi alle cose. Ogni volta che viene raggiunto un luogo si vuole raggiungere un altro luogo, infatti si vuole essere altrove non trovando la pace di un giusto adattamento alle situazioni in cui ci si trova.

Si diventa troppo nervosi, incapaci di concentrazione, preoccupati e molto instabili, perciò il minimo inconveniente porta l'infelicità. La determinazione interiore cede all'incertezza e le convinzioni sono demolite con facilità, perché manca il centro di gravità interiore e le influenze esterne condizionano troppo l’equilibrio interiore.

Una carenza d’aria da immobilismo, si combina poco e ogni preoccupazione diventa persistente, perciò si tende a crogiolarsi nel malessere interiore. Quando l'aria va in equilibrio si trovano facilmente le soluzioni alle ansie e alle preoccupazioni, perciò si resta sereni anche se tutto non va bene. L'aria permette alla mente di cambiare velocemente la sua direzione, e permette di acquisire velocemente delle nuove prospettive.

La rapidità di trasformare il negativo in positivo dipende dal livello di sviluppo dell'aria che abbiamo, perchè l'aria è il prana che sostiene la mente, perciò il tantra e il dzogchen raccomandano degli esercizi specifici per rinforzare questo elemento in tutti. Se l’elemento è disturbato è difficile restare in meditazione, perché c'è troppa impazienza: si sentono troppi interrogativi e domande, perciò l’eccesso impedisce di fare l'esperienza del khunzi, che è la vacuità che esiste alla base delle cose, perché la mente e l'energia sono in perenne movimento.

Alcuni tantra dicono che l'aria è l’elemento collegato ai poteri magici, perché la magia è una trasformazione, e senza l'energia dell'aria non esiste trasformazione, perciò tradizionalmente si dice che la carenza d'aria impedisce ogni pratica spirituale. Le pratiche dell'aria sono collegate al lavoro sui prana e sui canali, e tra le tecniche superiori c'è la tecnica del pho wa, ossia del trasferimento di coscienza tra un uomo all'altro, e la respirazione contemplativa che apre il canale centrale con il respiro. Le pratiche dell'aria sono quelle che separano il prana puro dall'impuro, cioè le pratiche che separano gli stati mentali puri dagli impuri, perché l'aria è l'elemento più adatto a separare questi aspetti.

Lo spazio è il luogo da cui tutto nasce e in cui tutto torna, perciò questo elemento viene collegato alla consapevolezza, infatti l'esperienza dello spazio sorge dalla consapevolezza, è il contenuto della consapevolezza e il suo concetto è uguale alla consapevolezza. Se lo spazio possiede l'equilibrio si vive nell'equilibrio che sa accogliere ogni cosa, perciò tutto quello che avvenire viene accolto, perché c'è sempre abbastanza tempo, pazienza, tolleranza e forza per accogliere ogni aspetto e ogni tipo di esperienza. Siamo in grado di essere abbastanza vicini e abbastanza distanti dalle esperienze per poterle esaminare restando radicati in noi stessi e in ciò di cui facciamo esperienza.

Se lo spazio interiore ci predomina restiamo troppo distaccati e siamo troppo eterei, perciò non sappiamo integrarci con la natura della mente, infatti perdiamo facilmente il contatto con la mente. E' in questo modo che accade una perdita di senso, perché il rapporto con la vita diventa superficiale, perciò si vive come privi di radici e in balia della corrente. L'eccesso di spazio causa la mancanza di consapevolezza e di presenza mentale, mentre la sua carenza rende la vita troppo solida e impenetrabile, perciò la vita tende a sopraffarci fino a distruggerci.

Uno spazio interiore equilibrato permette di lavorare a tempo pieno, permette di avere famiglia e di prendersi cura di tutto senza tralasciare nulla, perché lo spazio interiore diventa un luogo abbastanza comodo per accogliere e contenere tutto. Chi sente che il suo spazio interiore è troppo ridotto non sa farlo, perché tutto diventa un peso e il tempo diventa insufficiente per fare tutto. Se lo spazio diventa troppo preponderante ci ingloba e tutto diventa indifferente e privo di senso, perciò si vive senza assaporare quello che si sta facendo.

Solitamente gli uomini si identificano troppo con le cose esterne e con i contenuti dello spazio, perciò diventano l'esperienza esterna piuttosto di essere colui che fa l'esperienza: così viviamo a metà e restiamo incompiuti in tutte le cose. Se sappiamo come integrandoci nello spazio conosciamo la natura della mente, perciò diventiamo liberi e non siamo più vincolati a ciò che viene dall'esperienza, perciò realizziamo la nostra vera natura, e non cerchiamo noi stessi nelle situazioni esteriori.

Noi diventiamo gli esseri in rapporto con l'essenza interiore che non cercano la gioia e la causa dei problemi altrove. Se sappiamo che i problemi si manifestano nello spazio non abbiamo più bisogno di identificarci con quei problemi. Noi sappiamo come sostenerci con l'esperienza dell'essere più profondo e non siamo dipendenti dal modo con cui gli altri ci vedono. Le nostre sicurezze non dipendono da ciò che possediamo, da quello che facciamo: ci accettiamo pienamente e accettiamo tutto ciò che viene, perché abbiamo tutte le risorse interiori per affrontarlo.

Le esperienze positive o negative dipendono dal modo con cui reagiamo ad esse, perciò esiste la possibilità di fare una scelta. Esiste in tutti la capacità di legarsi alle esperienze più dolorose, oppure di scegliere di potersi estendere oltre il problema e il dolore. Per questo motivo il dzogchen attribuisce tanta importanza allo spazio, in quanto lo spazio interiore si realizza mano a mano che gli elementi si riequilibrano, infatti la saggezza della vacuità dell'esistenza è sempre in relazione con lo spazio interiore.

Buona erranza
Sharatan