martedì 5 luglio 2016

L'osservatore



“La più alta forma di intelligenza umana
è la capacità di osservare senza giudicare."
(Jiddu Krishnamurti)

"Vi sono due tipi di apprendimento: uno consiste nel memorizzare ciò che viene imparato per poi osservare tramite la memoria - ed è questo che molti di noi chiamano apprendimento - e l’altro consiste nell’imparare attraverso l’osservazione, senza immagazzinarlo come ricordo. Per dirla in un altro modo: un modo di apprendimento è imparare qualcosa a memoria, in modo che rimanga immagazzinato nel cervello come conoscenza e successivamente agire secondo tale conoscenza, abilmente o maldestramente. Quando si frequenta la scuola e l’università, si accumulano molte informazioni, e in base a tale conoscenza si agisce in modo benefico per se stessi e per la società, ma si è incapaci di agire semplicemente, direttamente.

L’altra specie di apprendimento -cui non si è altrettanto abituati, perché si è schiavi delle abitudini, delle tradizioni, di ogni conformismo- consiste nell’osservare senza l’accompagnamento della conoscenza pregressa, guardare qualcosa come se fosse la prima volta. Se uno osserva qualcosa in questo modo, non vi è la coltivazione della memoria; non è come quando uno osserva e tramite tale osservazione accumula il ricordo in modo che la prossima volta che l’osserva lo fa attraverso quello schema della memoria, e perciò non l’osserva più ex novo.

È importante avere una mente che non sia costantemente occupata, costantemente intenta a chiacchierare. Per la mente non occupata, può germinare un nuovo seme, qualcosa d’interamente diverso dalla coltivazione della conoscenza e dall'azione basata su tale conoscenza. Osservate i cieli, la bellezza delle montagne, gli alberi, la luce tra le fronde. Questa osservazione, immagazzinata nella memoria, impedirà che la prossima osservazione sia nuova. Quando uno osserva la moglie o un amico, può osservare senza l’interferenza della registrazione dei precedenti episodi di quel particolare rapporto?

Se uno può osservare l’altro senza l’interferenza della conoscenza precedente, impara molto di più. La cosa più importante è osservare: osservare e non avere una divisione tra l’osservatore e l’osservato. Generalmente vi è una divisione apparente tra l’osservatore, che è la somma totale dell’esperienza passata, in quanto memoria, e l’osservato... così è il passato che osserva. La divisione tra osservatore e osservato è la fonte del conflitto. È possibile che non vi sia conflitto, in tutta una vita?

Tradizionalmente, si accetta che debba esservi questo conflitto, questa lotta, questo dissidio perpetuo, non solo fisiologicamente, per sopravvivere, ma psicologicamente, tra desiderio e paura, simpatia e antipatia, e così via. Vivere senza conflitto è vivere una vita senza sforzo, una vita in cui vi è pace. L’uomo ha vissuto, per secoli e secoli, una vita di battaglia, di conflitti esteriori e interiori; una lotta costante per conseguire qualcosa, e la paura di perdere, di ricadere indietro.

Si può parlare all'infinito di pace, ma non vi sarà pace finché si è condizionati ad accettare il conflitto. Se uno dice che è possibile vivere in pace, allora è soltanto un’idea, e perciò non ha valore. E se uno dice che non è possibile, allora blocca ogni indagine. Esaminiamolo prima psicologicamente; è più importante che farlo fisiologicamente. Se uno comprende in profondità la natura e la struttura del conflitto, psicologicamente, e magari vi pone fine, allora può essere in grado di affrontare il fattore fisiologico.

Ma se uno s'interessa solo del fattore fisiologico, biologico, per sopravvivere, allora probabilmente non ci riuscirà. Perché vi è questo conflitto, psicologicamente? Fin dai tempi più antichi, socialmente e religiosamente, c’è sempre stata una divisione tra il bene e il male. Questa divisione esiste realmente, oppure c’è soltanto “ciò che è” senza il suo contrario? Supponiamo che vi sia collera; questo è un fatto ossia “ciò che è”; ma “io non andrò in collera” è un’idea, non è un fatto. Uno non discute mai tale divisione, l’accetta perché è tradizionalista per abitudine, e non vuol saperne di qualcosa di nuovo.

Ma c’è un altro fattore: c’è una divisione tra l’osservatore e l’osservato. Quando uno guarda una montagna, la guarda come osservatore e la chiama montagna. La parola non è la cosa. La parola “montagna” non è la montagna, ma per l’interessato la parola è molto importante: quando guarda, vi è istantaneamente la risposta: “Quella è una montagna”. Ora, uno può guardare la cosa chiamata “montagna” senza la parola, perché la parola è un fattore di divisione? Quando uno dice “mia moglie” la parola “mia” crea divisione. La parola, il nome, fa parte del pensiero. Quando uno guarda un uomo o una donna, una montagna o un albero, qualunque cosa sia, si opera una divisione quando il pensiero, il nome, il ricordo vengono posti in essere.

Uno può osservare senza l’osservatore, che è l’essenza di tutti i ricordi, le esperienze, le reazioni e così via, tutti provenienti dal passato? Se uno guarda qualcosa senza la parola e i ricordi del passato, allora osserva senza l’osservatore. Quando uno fa ciò, vi è solo l’osservato e non vi è divisione né conflitto, psicologicamente. Uno può guardare la propria moglie o il proprio amico più intimo senza il nome, la parola e tutta l’esperienza accumulata in quel rapporto? Quando guarda così, guarda l’altro - o l’altra - per la prima volta. È possibile vivere una vita completamente libera da ogni conflitto psicologico?

Uno ha osservato il fatto: basterà, se lascia stare il fatto. Finché vi è divisione tra l’osservatore che crea le immagini, e il fatto – che non è immagine ma soltanto fatto – deve esserci conflitto perpetuo. È una legge. Ma si può porre fine al conflitto. Quando vi è la fine del conflitto psicologico - che è parte della sofferenza - allora, in che modo influisce sulla vita, sui rapporti con gli altri? In che modo la fine della lotta psicologica, con tutti i suoi conflitti, il suo dolore, le sue ansie, le sue paure, in che modo si riferisce alla vita quotidiana, al lavoro d’ufficio, eccetera, eccetera?

Se è un fatto che uno ha posto fine al conflitto psicologico, allora come vivrà una vita senza conflitti esteriori? Quando non vi è conflitto interiore, non vi è conflitto all’esterno, perché non vi è divisione tra l’interiore e l’esteriore. È come il flusso e il riflusso del mare. È un fatto assoluto, irrevocabile, che nessuno può toccare; è inviolato. Quindi, se è così, cosa farà uno per guadagnarsi da vivere? Poiché non vi è conflitto, non vi è ambizione.

Poiché interiormente vi è qualcosa di assoluto che è inviolato, che non può essere toccato né danneggiato, allora uno non dipende psicologicamente da un altro; perciò non vi è conformismo né imitazione. Quindi, non avendo tutto questo, uno non è più pesantemente condizionato dal successo e dall’insuccesso nel mondo del denaro, della posizione, del prestigio che implica la negazione di “ciò che è” e l’accettazione di “ciò che dovrebbe essere”. Poiché uno nega “ciò che è” e crea l’ideale di “ciò che dovrebbe essere”, vi è conflitto.

Ma osservare ciò che è effettivamente significa che uno non ha contrario, solo “ciò che è”. Se osservate la violenza e usate la parola “violenza”, c’è già conflitto, la parola stessa è già distorta; vi sono persone che approvano la violenza e altre che non l’approvano. L’intera filosofia della non violenza è distorta, politicamente e religiosamente. C’è la violenza e il suo contrario, la non-violenza. Il contrario esiste perché voi conoscete la violenza.

Il contrario ha radice nella violenza. Uno pensa che, avendo un contrario, con qualche metodo o mezzo straordinario, si sbarazzerà di “ciò che è”. Ora, si può accantonare il contrario e guardare semplicemente la violenza, il fatto? La non-violenza non è un fatto. La non-violenza è un’idea, un concetto, una conclusione. Il fatto è la violenza: uno è in collera, odia qualcuno, vuol far male alla gente, è geloso: tutto questo è l’implicazione della violenza, che è il fatto. Ora, si può osservare il fatto senza introdurre il suo contrario?

Perché allora uno ha l’energia - che prima veniva sprecata cercando di realizzare il contrario - per osservare “ciò che è”. In quell’osservazione non c’è conflitto. Perciò, cosa farà un uomo che ha compreso questa esistenza straordinaria e complessa basata sulla violenza, il conflitto e la lotta, un uomo che ne è effettivamente libero, non teoricamente, ma effettivamente libero? Il che significa assenza di conflitto. Che cosa farà al mondo? Formulerà questa domanda se è interiormente, psicologicamente, interamente libero da conflitti?

Ovviamente no. Solo l’uomo in conflitto dice: “Se non vi è conflitto, sarò alla fine, verrò annientato dalla società perché la società è basata sul conflitto”. Se uno è consapevole della propria coscienza, che cos’è? Se è consapevole, vedrà che la sua coscienza è - in senso assoluto nel disordine totale. È contraddittorio dire una cosa, fare qualcosa d’altro, cercando sempre qualcosa. Il movimento totale è entro un’area limitata e priva di spazio, e in quel poco spazio c’è disordine.

Uno è diverso dalla propria coscienza? Oppure è quella coscienza? È quella coscienza. Allora, è consapevole di trovarsi nel disordine totale? Alla fine, quel disordine porta alla nevrosi, ovviamente: perciò ci sono tutti gli specialisti della società moderna, gli psicoanalisti, gli psicoterapeuti e così via. Ma interiormente c’è ordine? Oppure c’è disordine? Uno può osservare questo fatto? E cosa avviene quando uno osserva senza scegliere... cioè senza distorsioni?

Dove c’è disordine, deve esserci conflitto. Dove c’è ordine assoluto, non c’è conflitto. E c’è un ordine assoluto, non relativo. Ciò può avvenire in modo naturale e facile, senza conflitto, solo quando uno è consapevole di se stesso quale coscienza, consapevole della confusione, del tumulto, delle contraddizioni, osservando esteriormente senza distorsione. Allora da questo deriva naturalmente, dolcemente, facilmente, un ordine irrevocabile.” (Jiddu Krishnamurti)

venerdì 1 luglio 2016

Dare voce ai sentimenti



“In ogni anima Dio ha messo un apostolo
affinché la guidi sulla via della luce. Eppure molti
inseguono la vita all’esterno, non accorgendosi
che si trova dentro di loro.”
(Kahlil Gibran)

“Tutti i problemi psicologici hanno la loro radice nell’inibizione. In cosa si distingue una persona normale da una persona sana? La persona normale vive per le norme. La persona sana è come un barbaro: se è felice, lo dimostra in modo tale che chiunque lo vede e lo sente. È sana, ma non si adegua alla società. Come preservare la propria salute emozionale di base e adeguarsi alla società?

Il fondamento della vita è l’emozione. Nella foresta sopravvivono quegli animali e quelle forme di vita che sanno muoversi e uccidere. La persona cortese e inibita si nasconde dietro un albero e aspetta la morte. Interiorizza le proprie paure. La specie umana non sarebbe mai sopravvissuta se fosse stata inibita. I suoi antenati appartengono alla specie più coraggiosa e valorosa.

Una forte personalità non si struttura secondo i parametri della logica e del conformismo. Sa esprimere e comunicare i propri sentimenti. Molte persone brillanti sono opache come acqua sporca. La capacità di esprimere le vostre emozioni determina se siete tipi sani o inibiti. I bambini sono autentici, perché lasciano libero corso ai propri sentimenti.

Un’infanzia ingenua è un’infanzia felice. Se un bambino o un adolescente non può comportarsi come tale, spesso accade che si ritrova a comportarsi da bambino quando sarà adulto. Il neonato viene al mondo libero, sono i genitori a creargli le prime catene, catene dalle quali il bambino fatica a liberarsi. Le vostre catene sono molto strette?

La tragedia sta nel fatto che tutti i malvagi si travestono da amici. L’autorità ha tutto l’interesse a insegnare il conformismo e a manipolare la formazione delle persone. Apparentemente gli uomini hanno un numero maggiore di problemi psicologici rispetto alle donne. Prendiamo il caso della balbuzie. La proporzione è di dieci a uno, a svantaggio del cosiddetto sesso forte. Il livello di stress e di tensione è lo stesso, ma la capacità di assorbimento varia enormemente.

Le donne sembrano avere il permesso da parte della società di esprimere maggiormente i propri sentimenti. Esse possono piangere con più facilità. Parlano il linguaggio dei sentimenti con maggiore scioltezza. Gli uomini no, e ne pagano le conseguenze. Non avete mai notato che, quando si beve, i sentimenti hanno libero corso e -per un breve periodo- ci si sente alleggeriti dai propri problemi emozionali? Ci si disinibisce…

L’emozione è la regola fondamentale della vita. se gli impulsi naturali di qualcuno vengono inibiti, irrompono le nevrosi. Tutti gli animali hanno bisogno di una stimolazione sensitiva. Non esiste nessun animale nevrotico. In un laboratorio, se l’animale è privato di ogni stimolazione sensitiva (tatto, olfatto, gusto, ecc.), o si deprime o diventa iperattivo.

Mantenersi in attività è una forma di stimolazione, ma gli uomini hanno comunque bisogno di stimoli emotivi. Come si ricevono stimoli emotivi? Esprimendo le proprie emozioni. Quando siete fisicamente inattivi, vi date qualche stimolo fisico, camminando, facendo ginnastica, ecc. se vi trovate in uno stato di depressione, correte un rischio emotivo. Così le emozioni torneranno a fluire normalmente. Quando gli stimoli emotivi e sensitivi dentro di noi sono bloccati, allora ci deprimiamo.

Esprimete i vostri sentimenti. Guardate con quale facilità lo fanno i bambini, perché non hanno preoccupazioni religiose, né paure, né inibizioni. Non avrete più bisogno che gli altri vi stimolino emotivamente. Resterete al centro della scena, non vi nasconderete dietro l’albero. Esprimete i vostri sentimenti, senza conferire un’importanza esagerata al fatto che trovino un’accoglienza positiva da parte degli altri, oppure nò.

Perché essere così dipendenti da quello che gli altri pensano? Perché lasciarsi inibire? Nella misura in cui le emozioni sgorgheranno, non avrete più bisogno degli altri, né temerete le loro opinioni, espresse o taciute. Avrete tanta grazia e ricchezza dentro di voi, e qualsiasi momento avrete tanta vita ed emozione a vostra disposizione, che vi chiederete se realmente avrete bisogno degli altri. quando il vostro timor nei confronti di una determinata persona cesserà, sarete liberi.

Potete esaminare se tale timore si è trasferito su qualche altra persona. Con facilità sostituiamo desideri, dipendenze, timori. Se così fosse, avrete bisogno di liberarvi anche da questi. Il vizio dell’approvazione è profondo e mette radici velocemente. Le vostre inibizioni erano semplicemente paure. Come potete essere stati così arrabbiati, colmi d’odio, temendo persino quelle persone che vi dichiaravano il loro amore?

Perché volevate qualcosa che ritenevate necessario per sopravvivere emozionalmente e lo esigevate da quelle persone. È impossibile amare in mezzo al timore o alla disperazione. Volete ancora qualcosa da loro? L’alternativa è: amare o desiderar qualcosa, essere liberi o desiderare che gli altri cambino… Dove abbiamo imparato questo? Vi ricordate di chi vi ha inculcato la vergogna e la paura come valori?

«Non ci si comporta così con un invitato.»
«Scusami, mamma.»
«Allora chiedigli scusa!»
«Mi scusi.»
«Mi vergogno di te; spero che anche tu senta un po’ di vergogna per quello che hai fatto.»

Esperienze ed errori sono normali e salutali; se non ci fossero esperienze ed errori non ci sarebbero rischi. Esisterebbe soltanto il conformismo calcolato. Questa non è vita, né il senso della creazione, né l’esperienza dell’amore, né il messaggio del vangelo. Siamo stati educati per essere infelici. Ci hanno detto: «Pensa prima di parlare.»

Siamo divenuti specialisti nello strappare approvazione, siamo stati abituati a censurare tutto: «Pensa due volte prima di parlare.»«Non esprimere i tuoi sentimenti.»; «Di’ quello che le altre persone si aspettano.»; «Pensa a ciò che gli altri possono pensare.» Ne consegue che più nessuno riesce a esprimere se stesso e la propria vita.” (Anthony De Mello)

martedì 28 giugno 2016

Nusrat Fateh Ali Khan & Michael Brook - Sweet Pain



Ustad Nusrat Fateh Ali Khan, morto prematuramente il 16 agosto 1997, fu definito "il Shahenshah-e-Qawwali" cioè l'Imperatore del Qawwali. Dalla collaborazione con artisti dello stampo di Michael Brook, Peter Gabriel e Eddie Vedder sono nate delle registrazioni ancora molto amate dal pubblico e apprezzate dalla critica internazionale. Buon ascolto!

lunedì 27 giugno 2016

Come viviamo questa vita?



"Ci è stato dato il potere di scoprire mediante il ragionamento dove andiamo e da dove siamo venuti. Ma non ci diamo abbastanza da fare per analizzare noi stessi e la nostra vita. Se lo facessimo, il nostro buon senso ci direbbe che il nostro carattere di adesso continuerà ad essere lo stesso dopo la morte... solo, forse, un po' migliore o un po' peggiore, a seconda di quanti sforzi facciamo per migliorare. Voi andate avanti per 365 giorni all'anno, un anno dopo l'altro, e forse qualche progresso lo avete fatto; ma la vostra natura sarà la stessa, prima e dopo la morte.

Non diverrete un angelo solo perché siete morto. Solo il corpo cambia. Per il resto, la morte non fa differenza. La morte è come un cancello che oltrepasserete. Il vostro corpo non ci sarà più, ma riguardo a tutto il resto sarete lo stesso. Se avete un carattere violento, non lo lascerete indietro insieme al corpo fisico, quando morirete. Il vostro temperamento violento rimarrà con voi finché non lo avrete vinto. Se nella vita presente avrete osservato le regole del viver sano, nella prossima incarnazione avrete un corpo sano.

L'ultima parte della vita è più importante della prima, perché ciò che sarete alla fine di questa vita, lo sarete all'inizio della prossima. Di solito, la prima parte della vita viene sprecata stupidamente, in unaspecie di confuso torpore. Poi viene l'amore, e infine la malattia e la vecchiaia; incomincia la lotta col corpo. Io ho coniato una frase: "Vivere a rattoppi", per descrivere come dobbiamo continuare a porre toppe e rammendi al corpo per farlo funzionare.

Per la maggior parte del tempo il corpo è un nido di guai: manca una "candela" o le "gomme" si afflosciano; avete mal di testa o un raffreddore, o lo stomaco funziona male; avete dei guai con i denti, e così via. Sempre grane, sempre guai! Per questo è così importante, per la vostra felicità, realizzare che non siete il corpo con tutti i suoi mali e i suoi dolori, ma un'anima immortale. Io non prendo la vita affatto sul serio. Dico: "Signore, in qualsiasi momento Tu voglia togliere all'anima questo corpo, per me va bene. Fino a che mi tieni qui, bene; ma se devo essere libero dal corpo, anche questo va bene". 

Non è necessario morire per riconquistare la libertà dall'attaccamento al corpo. Se comunicate con Dio, vedrete che siete già libero. Non siete il corpo. Siete l'eterno Spirito. C'è qualche modo di scoprire cosa eravamo nella nostra ultima incarnazione? Sicuramente possiamo trovare tendenze fondamentali di pensiero e capacità, analizzando quello che siamo adesso. Le Scritture indù dicono che occorre un milione d'anni di vite armoniche, prive di malattie, perché l'anima possa liberarsi. Perciò, da una vita all'altra, possiamo aspettarci di riscontrare nell'uomo cambiamenti relativamente minimi. 

Ma l'evoluzione spirituale può essere notevolmente affrettata mediante il deciso sforzo di vivere nella maniera giusta e con l'aiuto di un vero Guru. I saggi dell'India hanno analizzato l'umanità suddividendola in quattro tipi base: i Sudra, capaci di offrire il loro servizio alla società col lavoro fisico; i Vaisya, che servono con la mente, l'abilità, l'agricoltura, il commercio e, in generale, la vita degli affari, gli Kshatriya, che hanno attitudine amministrativa, esecutiva e capacità di difendere e che comprendono dirigenti e guerrieri; e i Brahmini, dalla natura contemplativa, che sono spiritualmente ispirati e ispiratori.

Come caratteristica, i Sudra sono coloro che non vedono nella vita alcuno scopo maggiore di quello che dà la soddisfazione dei bisogni e dei desideri del corpo; tali persone mangiano, dormono, lavorano, si riproducono e infine muoiono. Milioni di persone vivono oggi nello stato Sudra, o dei "lavoratori" interessati solo al conforto e al piacere del corpo. L'uomo nello stato Vaisya, che lavora con la mente, è sempre occupato a fare qualcosa. Alcune persone appartenenti a questa classe non pensano ad altro che agli affari; vivono soltanto per guadagnare quel denaro, che di solito sprecano nel godimento dei sensi. Il tipo migliore di uomo d'affari Vaisya è, però, assai più evoluto e di natura creativa.

La terza classe, Kshatriya, comprende coloro che, dopo avere avuto l'esperienza del guadagno e della creatività nella linea degli affari, cominciano a capire il senso della vita; essi cercano mediante l'autocontrollo di vincere la battaglia coi sensi. L'uomo Vaisya non s'impegna in tale sforzo per l'evoluzione interiore. Si limita a guadagnare denaro e a generare figli, e raramente pensa al significato della vita, se non in termini di affari. Ma la terza classe, quella degli Kshatriya, prende la vita più sul serio. Un tale uomo si chiede: "Non dovrei combattere e distruggere le mie cattive abitudini?" Egli prova il desiderio di superare le cattive tendenze e di fare ciò che è giusto.

Per ricapitolare, ecco i quattro tipi fondamentali di coscienza nell'uomo: Sudra è lo stato di esistenza legato ai sensi; Vaisya è lo stato di chi si dedica agli affari o alla creatività. Kshatriya è lo stato del guerriero, quando l'uomo desidera dar battaglia ai propri sensi e vincere l'attaccamento ad essi. Brahmin è lo stato di saggezza, raggiunto dall'uomo che ha superato ogni attaccamento ai sensi e che rimane coscientemente immerso in Brahma, o Dio. Ogni essere umano si adatta ad una di queste quattro categorie, e se vi analizzate, potrete scoprire qual è la vostra. Esaminate la vostra vita dai giorni dell'infanzia in poi e cercate di pensare a quale dei quattro tipi appartenete. 

Riflettete se siete vissuti per i piaceri dei sensi, provvedendo solo ai sensi e al guadagno, o forse solo lavorando senza pensare o agire creativamente. Analizzatevi e vedete se siete stati creativi fin dall'infanzia. Alcuni bambini, per esempio, pensano assai presto in termini di meccanica, e vogliono aprire e scomporre gli oggetti per poterli rimettere insieme. Altri dimostrano di provare il massimo piacere disegnando, oppure suonando o ascoltando musica. Non è necessario essere un virtuoso o una prima donna per considerare di avere manifestato segni di creatività in questa vita. Perfino una canzone sciocca come "Yes, We Have No Bananas", "Sì, non abbiamo banane", è il prodotto di una mente creativa.

Qualunque cosa si crei, che sia fatta da esperto oppure no, è l'espressione di un talento creativo. Un'inclinazione a scrivere romanzi, a recitare, intagliare, dipingere o far della musica, oppure a occuparsi di meccanica, se manifestata presto nella vita, indica che nella vita passata appartenevate probabilmente allo stato Vaisya. Mariti e mogli non dovrebbero ridicolizzarsi a vicenda, o prendere in giro i loro figli, per le loro tendenze creative. 

E' un peccato contro il processo evolutivo istituito da Dio, quello di cercar di sopprimere lo spirito creativo di un'altra persona. Chiedetevi se, fin dall'infanzia, avete sempre cercato di compiere azioni in accordo con la guida della vostra coscienza. Osservavate costantemente i vostri atti cercando di correggervi quando sbagliavate? Avevate questa lotta interiore da bambini? Questo riflette il terzo stato, lo stato Kshatriya. Ma se, fin dall'infanzia, i vostri pensieri erano sempre rivolti a Dio, siete entrati nel quarto stadio, quello spirituale del Brahmin. Il riconoscere di appartenere a uno dei meno progrediti di questi quattro tipi di attitudine mentale non deve scoraggiarvi, deve, anzi deve incoraggiarvi. 

Se, con l'autoanalisi, scoprite di non aver ancora raggiunto lo stato più alto, non consideratevi sfortunati in modo irrimediabile. Il concetto è questo: se non siete ancora cambiati, ora è giunto il momento di farlo. Altrimenti vi trascinerete dietro il vostro stato attuale anche nella prossima vita. Quando giungerà la morte, vorrete sentire di aver superato quel particolare "grado" di vita e che ora siete libero di procedere verso gradi superiori. Perciò dovete cambiare la vostra vita adesso. Analizzatevi e imparate a capire cosa eravate prima. Allora potrete cominciare a rimodellare più idealmente la vostra vita. 

Imparate a controllare i vostri stati d'animo. I sentimenti violenti che, magari, avete ora, sono stati tutti creati nel passato. Se non fosse così, perché alcuni bambini sarebbero gelosi fin dall'inizio, mentre altri, della stessa famiglia, sono calmi e affettuosi? Ci sono bambini che vi picchierebbero se diceste loro di non fare una cosa, altri invece, sono obbedienti e tranquilli. Un altro bambino, magari ruba. Perché? Questi tratti di carattere non sono che affioramenti di tendenze prenatali create in vite precedenti...

Quelli che nutrono pregiudizi verso l'Oriente non provengono da lì in epoche recenti, ma quelli che si sentono attratti dall'Oriente sono probabilmente nati là in una recente vita passata. Mediante tali indicazioni si possono distinguere le anime orientali da quelle occidentali. Vi piacevano sin dall'infanzia il profumo d'incenso, le storie e le immagini orientali? Tali inclinazioni indicherebbero che siete stati in contatto con l'Oriente in tempi molto recenti. Molte anime provenienti dall'Est si sono reincarnate ora in America. Desiderose di perfezione materiale, sono nate qui per esaudire quel desiderio e per contribuire a incoraggiare gli ideali spirituali americani. 

Così, molte anime che, prima, erano nate in America, si sono ora reincarnate in India per trarre beneficio dalla sua ricchezza spirituale e per aiutare l'India a sviluppare il lato materiale della sua civiltà. Io spero che molti di voi vadano là per aiutare l'India, e che molti dall'India vengano qui per servire l'America. Questo mondo è la famiglia di Dio. Egli cerca di far progredire tutte le nazioni. Non ha preferenze per l'una o per l'altra. Un'altra prova del vostro passato è la vostra preferenza per certe sensazioni. 

Alcune persone amano stare sempre al caldo. Sono state abituate ai climi caldi in altre vite. Altri preferiscono il freddo, il che dimostra che precedentemente erano nati in climi freddi. Se avete sempre avuto una predilezione per le montagne, o per il mare, potete essere certi che avete portato quell'attaccamento da un'altra vita. Ci sono persone che sentono la solitudine stando fuori città e non possono sopportare i luoghi tranquilli. Anche questa attitudine è stata coltivata nel passato. Coloro che, in tutta la loro vita, sono stati spinti dall'ambizione sono stati, prima, persone importanti.

Avere quella tendenza e non svilupparla significa sopprimere se stessi. Nell'ambiente adatto, tale persona potrebbe diventare un grand'uomo. Ci sono altri, invece, che non hanno mai successo, qualunque cosa facciano per farsi strada. Questo indica che si sono portati dietro dal passato una tendenza all'insuccesso. Ma non dovrebbero rinunciare alla lotta per vincere questa tendenza. Tali persone devono vincere le loro tendenze negative adesso, altrimenti manifesteranno gli stessi difetti anche nella prossima incarnazione. (Paramahansa Yogananda)

giovedì 23 giugno 2016

Che cosa è il destino?



"La Verità è perfetta e completa in se stessa,
non la si scopre così all'improvviso: è sempre esistita.
La Verità non è lontana. Più che vicina, è vicinissima.
Non c'è bisogno di raggiungerla, poiché nessuno
dei tuoi passi ti allontana da essa."
(Dogen)

"Il destino è una misteriosa e implacabile forza esterna che governa le sorti degli esseri umani? Questo concetto ha spinto molte persone a credere che ciò che deve essere sarà e che niente potrà cambiarlo. Destino significa sì qualcosa di predestinato, ma predestinato da voi stessi tramite la legge di causalità o karma. Dio vi ha dato la libertà di agire come volete, ma la legge di causalità determina le conseguenze che derivano dalla natura dell'azione compiuta. Così ogni azione diventa una causa che, a sua volta, produrrà un certo effetto. Quando mettete in moto una specifica causa, l'effetto corrisponderà inevitabilmente alla causa stessa. Qualunque azione compiate, buona o cattiva, dovrete raccoglierne i frutti. Quindi, giorno dopo giorno, voi create le cause che determinano il vostro destino.

Ad esempio, quando siete a tavola, forse dite: "Ne prenderò ancora un pochino, per favore". Poi, subito dopo pranzo, pensate: "Non avrei dovuto mangiare tanto". Questa è la natura umana. Siamo gli esseri più buffi del creato. Ci definiamo esseri umani intelligenti, ma siamo schiavi dei nostri desideri. A causa di quel 'pochino' in più che mangiate ogni giorno, 'improvvisamente' scoprite di avere problemi di cuore o di stomaco. Allora vi domandate tristemente: "Perché mi doveva succedere? Era destino che mi ammalassi". Ma non è così. Non vi ricordate di aver mangiato quel 'pochino' in più quando avreste dovuto dimostrarvi più controllati.

Se un veicolo è sovraccarico e aggiungete altro peso, naturalmente il motore si danneggerà e potrebbe anche cedere. Analogamente, voi avete fatto lavorare troppo il motore della digestione. Questa è la causa che avete creato; l'ulcera o l'indigestione saranno il logico risultato. Dietro la luce di ogni lampadina è presente una grande corrente dinamica; sotto ogni piccola onda riposa l'immenso oceano da cui traggono origine le innumerevoli onde. La stessa cosa accade agli esseri umani. Dio ha fatto ogni uomo a sua immagine e ha dato a ciascuno di essi la libertà. Ma voi dimenticate la Sorgente del vostro essere e l'ineguagliabile potere di Dio insito in voi. Le possibilità del mondo sono illimitate, il potenziale dell'evoluzione umana è illimitato.

Eppure è evidente che ogni individuo nasce con determinate limitazioni; si tratta dei risultati della legge del karma. La cattiva salute, un improvviso fallimento finanziario o altri problemi che si abbattono su di voi senza preavviso e senza ragione apparente sono la conseguenza delle cause che voi stessi avete creato nel passato, in questa oppure in precedenti incarnazioni, e che sono germogliate silenziosamente nella vostra coscienza. Se foste stati saggi, avreste potuto ridurne gli effetti pensando e vivendo giustamente; ma voi conducete una vita che, in genere, vi rende inconsapevoli dei possibili risultati dei vostri pensieri e delle vostre azioni, perciò, quando senza una ragione precisa accade qualcosa di spiacevole dite: "Beh! era destino!”

Il fallimento, le malattie o altre preoccupazioni sono stati determinati da azioni imprudenti compiute nelle vite passate, e i loro effetti hanno continuato a fermentare dentro di voi, aspettando il momento giusto per manifestarsi. Malattia e salute; fallimento e successo; disuguaglianze e uguaglianze; morte prematura e longevità, sono i germogli di ciò che abbiamo seminato nel passato, e che costringono ciascuno di noi a venire sulla terra con gradi diversi di bontà o di cattiveria. Perciò, benché Dio ci abbia fatti a sua immagine, non esistono due esseri umani uguali; ognuno ha usato il libero arbitrio, di cui Dio lo ha dotato, per rendersi diverso. Ciò spiega perché alcuni soffrono per un nonnulla. Altri si arrabbiano alla minima provocazione, altri ancora mangiano continuamente senza riuscire a controllarsi. Dio li ha creati così?

No. Ogni essere umano ha fatto di se stesso esattamente ciò che è. Non ci sarebbe giustizia in questo mondo se Dio ci avesse arbitrariamente creati così come siamo. A volte penso che Dio guardi stupito questo grande zoo di creature umane che gli danno la colpa perché hanno mal di testa o mal di stomaco o perché si cacciano sempre nei guai. Non incolpate né Dio né gli altri se siete malati o avete problemi finanziari o soffrite di turbe emotive. Voi stessi, in passato, avete creato la causa del problema e ora dovete sviluppare una maggiore determinazione per distruggerla. Quando parliamo di destino intendiamo dire che una causa ha prodotto un effetto. Potete cambiare il vostro destino, se sapete come fare. Tuttavia non sempre è facile.

1) Potete ridurre al minimo l'effetto di un'azione.
2) Potete resistere all'effetto
3) Potete bloccarlo completamente.

Perché andiamo dal medico? Perché questo è un modo per ridurre al minimo le conseguenze delle azioni sbagliate. Per attenuare o vincere una malattia, servendosi di mezzi naturali, si possono adottare alcuni rimedi come ad esempio una dieta appropriata, l'esercizio fisico o i medicinali… Ma la riduzione o la rimozione degli effetti non elimina necessariamente la causa. Infatti, in presenza di circostanze favorevoli, la causa può produrre nuovi fenomeni, simili ai precedenti o di natura diversa. Resistere agli effetti del karma significa usare i rimedi dettati dal buon senso, ma affidandosi maggiormente al potere della mente. Rifiutate di accettare qualsiasi condizione limitante. Credete nella salute, nella forza e nel successo, anche contro l'evidenza dei fatti.

Le conseguenze delle vostre azioni vi colpiscono meno quando impedite alla mente di arrendersi. Ricordatelo. Potete anche resistere al karma neutralizzando i cattivi effetti delle azioni sbagliate compiute nel passato, con i buoni effetti che derivano dalle azioni giuste compiute nel presente, impedendo in tal modo che si creino le condizioni favorevoli alla manifestazione del vostro cattivo karma. Ma come farete a distruggere del tutto l'influenza che il destino ha su di voi? L'unico sistema per eliminare in modo definitivo i risultati sgraditi delle azioni sbagliate compiute nel passato è quello di rimuoverne la causa. I semi delle tendenze nocive che provengono dalle vite passate devono essere cauterizzati nel cervello; allora le malattie o gli altri problemi che traggono origine da quei semi non si ripresenteranno mai più. Bruciateli nel fuoco della saggezza.

L'uomo soffre per colpa dei propri errori, e la causa prima dell'errore è l'ignoranza. Cercate dunque nella meditazione la saggezza che allontanerà per sempre dal vostro cuore le tenebre dell'ignoranza. Krishna ha detto: "O Arjuna, come il fuoco riduce il legno in cenere, così la fiamma della saggezza consuma tutto il karma". Quando meditate profondamente, la luce della divina saggezza di Dio cauterizza nel cervello i semi del karma negativo racchiusi nei profondi recessi della coscienza. Gesù ha dimostrato nel modo più spettacolare che non esiste un destino immutabile.

Lazzaro, in virtù del proprio karma, era destinato a morire in un giorno stabilito. La legge fece il suo corso e Lazzaro morì. Era fatale. Ma nemmeno la morte è irrevocabile. Gesù ottemperò alla legge karmica e riportò Lazzaro in vita. Come fece? Non disse semplicemente: "Alzati e cammina!" Gesù vide dov'era andata l'anima di Lazzaro dopo aver lasciato la forma fisica; come prima cosa si mise in contatto con l'anima, racchiusa nel corpo astrale, per richiamarla indietro; ma non richiamò Lazzaro in un corpo che aveva già cominciato a decomporsi. Gesù dovette restituire a quel corpo la sua integrità, ridestarlo e ricostituirlo prima che l'anima e la vita potessero nuovamente abitarlo.

Solo dopo averlo reso abitabile, Gesù chiese a Lazzaro di ritornare nel corpo. Quindi Gesù fece due cose: innanzitutto trasferì se stesso - ossia la sua vita e il suo divino potere - nel corpo di Lazzaro. Poté, così, consumare il karma di Lazzaro, ossia prese quel karma su di sé. Poi, avendo liberato il corpo dalla causa della morte, ne rinnovò le cellule affinché potessero tornare a vivere. In questo modo Gesù riuscì a risvegliare Lazzaro dalla morte benché non fosse possibile riportarlo in vita secondo la legge naturale. Se una lampadina si rompe, la luce si spegnerà e se non sostituite la lampadina rotta con una nuova, non potrete accendere la luce.

Allo stesso modo, quando al momento della morte, la luce dell'anima lascia il corpo, essa potrà ritornare soltanto in una nuova 'lampadina corporea', ossia in una nuova incarnazione. Ma i grandi saggi d'un tempo sapevano, come sapeva Gesù, che quando un corpo è destinato a essere distrutto dalla morte, può essere riportato in vita da qualcuno capace di farlo. Naturalmente, risuscitare i morti è un modo estremo di cambiare il destino; però dimostra che l'uomo è potenzialmente in grado di dominare anche la morte, il cosiddetto destino ineluttabile. Anche il Mahavatar Babaji manifestò il potere di ridare la vita. Un aspirante discepolo una volta andò alla ricerca di Babaji sull'Himalaya, dove il grande maestro vive con pochi discepoli spiritualmente molto evoluti. Lo straniero chiese di essere accolto nel sacro gruppo, giurando che si sarebbe gettato dalla montagna se la sua richiesta fosse stata respinta.

Babaji disse che non poteva accettarlo in quello stato di evoluzione e il devoto sconvolto si gettò dalle rupi, mentre gli altri discepoli assistevano inorriditi alla scena. Poi Babaji chiese loro di andare e recuperare il corpo. I discepoli obbedirono e deposero la forma senza vita ai piedi del Mahavatar. Egli toccò il corpo sfigurato, lo guarì e riportò in vita il devoto. Con il suo atto di fede e di devozione assolute, il discepolo aveva consumato le ultime tracce del cattivo karma che, fino a quel momento, gli avevano impedito di unirsi al glorioso gruppo dei devoti di Babaji. Quindi il grande Guru lo accettò come discepolo. In un'altra occasione, Babaji ottemperò alla legge karmica prendendo su di sé il karma di un devoto per allontanare la morte che gli era destinata, come soltanto un vero guru ha il potere di fare.

Il Mahavatar era seduto con Lahiri Mahasaya e alcuni altri discepoli di fronte ad un fuoco rituale. Improvvisamente Babaji prese un tizzone ardente e colpì la spalla nuda di uno dei discepoli. Lahiri Mahasaya, stupito, domandò perché il Guru avesse fatto una cosa così terribile. Babaji lo guardò e disse: "Avresti preferito vederlo ridursi in cenere davanti ai tuoi occhi? Era scritto nel suo karma ch'egli dovesse morire oggi bruciato dolorosamente dal fuoco. Colpendolo con un tizzone ardente e prendendo il suo karma su di me, l'ho salvato." Queste benedizioni possono essere concesse a chi è in sintonia con un vero guru, un maestro che ha realizzato Dio.

Coloro che seguono in spirito e verità le anime simili a Dio, diventano simili a Dio. Parliamo ora delle cause che possono essere evitate. Dovreste controllare tutti gli impulsi che vi spingono a comportarvi in modo sbagliato: superate l'ingordigia cronica, la gelosia cronica, la collera cronica e altre tendenze analoghe che si presentano ripetutamente. Dovete dominare tutte le emozioni dannose. Questi stati sono superabili, ma voi non fate nulla per liberarvene. I materialisti si concentrano sulla cura dei sintomi e delle cause secondarie. Non credono in una legge o in una causa più profonde. Ritengono che le leggi del giusto comportamento si violino per due motivi: l'influenza delle cattive compagnie e dell'ambiente che incide negativamente su di voi, e la mancanza di autocontrollo. Questo è vero.

Ma coloro che approfondiscono l'argomento e studiano le vere cause della sofferenza umana, precisano inoltre che il grado di ricettività alle cause presenti è direttamente proporzionale alle cause reali: ossia alle tendenze insite in voi che sono state determinate dal vostro comportamento nelle vite passate. Anche se il medico vi guarisce da una malattia, al suo posto possono subentrare altri disturbi, a meno che non abbiate vinto l'abitudine che l'ha causata originariamente. Se una persona viene guarita dall'ulcera, ma continua ad alimentarsi male, si ammalerà nuovamente di ulcera, o forse di qualcosa di peggio. Uno studioso di metafisica individuerebbe la causa, in questo caso l'ingordigia, ossia l'abitudine contratta nel passato che suscita il desiderio incontrollabile di mangiare i cibi preferiti e non quelli adatti.

Lo studioso suggerirebbe allora di rimuovere la causa. Al momento giusto e nell'ambiente giusto, tutte le azioni buone e cattive del passato portano il loro frutto, proprio come i semi germogliano nelle condizioni adatte. Ciò spiega perché è importante frequentare sempre buone compagnie. Voi non sapete quali semi - che si tratti di malattie o di altri eventi negativi - siano latenti in voi. Ammettiamo - per ipotesi - che i semi del desiderio di bere siano racchiusi nella vostra coscienza. Non avete mai bevuto in questa vita, ma un giorno, a una festa, accettate un bicchiere e improvvisamente siete presi dal desiderio di bere liquori. Col tempo finirete per diventare nuovamente preda dell'alcol.

Le tendenze che provengono dalle vite passate erano già insite in voi; le vostre azioni hanno fornito le condizioni necessarie alla loro rinascita. Per cui è molto imprudente frequentare gente che incoraggia le vostre cattive abitudini. Non sapete quali semi di azioni sbagliate siano rinchiusi nella vostra coscienza. È meglio non metterli in condizione di crescere. Vedete quanto sono profondi questi princìpi? Vincere il destino o il karma è la filosofia più meravigliosa. Essa dimostra che l'uomo è in grado di dominare pienamente la propria vita, e che la vita è un'esperienza magnifica quando non siete i suoi schiavi, ma i suoi padroni. I vostri peggiori nemici sono le cattive abitudini che vi seguiranno da un'incarnazione all'altra finché non le supererete.

Per liberarvi dal destino, dovete guarire dalle cattive abitudini. Come? La buona compagnia è una delle migliori medicine. Se avete tendenza al bere, frequentate gente che non beve. Se avete una salute malferma, frequentate persone positive, che non pensano alle malattie. Se siete inclini al fallimento, frequentate coloro che sono portati al successo. Allora comincerete a cambiare. Ciascuna delle vostre abitudini crea uno specifico 'solco', o percorso, nel cervello. Questi tracciati vi costringono ad agire in un certo modo spesso contro la vostra volontà. La vostra vita segue i solchi che voi avete creato nel cervello. In questo senso non siete liberi, siete più o meno vittime delle abitudini che avete formato e quanto più sono profonde tanto più vi costringono a comportarvi come marionette.

Ma potete neutralizzare le imposizioni delle cattive abitudini. Come? Tracciando nel cervello nuovi solchi per mezzo delle buone abitudini opposte, e cancellando con la meditazione i solchi delle cattive abitudini. Non esistono altri modi. Comunque, non potete coltivare le buone abitudini senza una buona compagnia e un buon ambiente, e non potete liberarvi dalle cattive abitudini senza una buona compagnia e senza la meditazione. Anche se fuggiste nella giungla, le vostre vecchie abitudini vi seguirebbero. Poiché non potete liberarvene, dovete cercare di vincerle. Distruggete la giungla delle vostre abitudini sbagliate e sarete liberi. I componenti di una famiglia litigiosa continuano a dire: "Oh, se solo avessimo una bella casa in campagna, saremmo così felici!"

Finalmente si trasferiscono, ma, non avendo mai imparato ad andare d'accordo mantengono la loro sgradevole abitudine di litigare e, anche in quella bella casa, la loro vita si trasforma in un incubo. Perciò non aspettate! Cambiate voi stessi. Può essere la cosa più facile da fare o la più difficile: facile se meditate e frequentate una buona compagnia; difficile se non meditate e frequentate persone che vi influenzano negativamente. Non permettete a nessuno di dire che siete finiti, che siete completamente rovinati. Perché dovreste arrendervi? Perché dovreste pensare: "Non posso cambiare, sono vecchio, sono finito" ? Potete cambiare ogni giorno, ogni volta che volete.

Ho notato che alcune persone restano le stesse anno dopo anno. Io le definisco antichità psicologiche. E ho visto altri che, qualsiasi cosa accada, sono comunque pieni di energia e fanno sempre qualcosa per migliorare. Questo è il modo di vivere giusto. Conoscevo l'anziana moglie di un senatore. Odiava i liquori, e quando il marito morì li eliminò completamente. Questa donna era piena di vita. Faceva regolarmente del moto; prendeva lezioni di ballo e si dedicava molto attivamente a iniziative utili. Riteneva che la vecchiaia non fosse una ragione sufficiente per abbandonare i propri interessi e prepararsi alla morte. Andò avanti così per parecchi anni, sempre piena di entusiasmo, in buona salute e felice.

Non era una persona comune e io ammiravo veramente il suo spirito. Molta gente invecchia prima del tempo. Non dovete arrendervi solo perché avete settantacinque o ottant'anni. Non dite mai la vostra età, non permettete a nessuno di compiangervi perché state invecchiando. Mantenetevi giovanili, eretti e svegli. Sentitevi giovani. È lo spirito che vi mantiene tali. Siate sempre pieni di entusiasmo. Sono molti i giovani psicologicamente già vecchi e completamente spenti. Non hanno ambizioni, sono privi di entusiasmo, non cercano di cambiare. Siete finiti solo quando affermate o pensate di esserlo. Quale che sia il giudizio degli altri, la vostra sentenza di sconfitta è la peggiore di tutte perché significa che vi arrendete.

Nel momento in cui dite: "Ho provato, ma non riesco a mettermi in contatto con Dio", siete finiti. Non lo troverete mai. Alcuni maestri sostengono che se non si dà inizio alla ricerca di Dio prima dei trent'anni non sarà possibile trovarlo. Non è vero. Dio si manifesterà a voi non appena vi dimostrerete disposti a compiere lo sforzo di cercarlo. È vero, tuttavia, che quanto prima si comincia a cercare seriamente Dio o la Verità, tanto più sarà facile, perché le abitudini non si sono ancora completamente formate. Ma Krishna ha insegnato che malgrado le abitudini negative, l'uomo può trovare Dio se lo cerca seriamente.

"Persino un essere malvagio, che si allontani da tutto per adorare me soltanto, può essere annoverato tra i buoni per la sua giusta decisione. Egli diverrà presto un uomo virtuoso e otterrà la pace infinita. Dillo a tutti, Arjuna, che il mio devoto non perisce mai". Così se decidete: "Continuerò a cercare Dio, anche se dovessi morire mentre lo sto cercando", sappiate che sentirete la sua presenza: vi accorgerete che vi risponde.” (Paramahansa Yogananda)

martedì 21 giugno 2016

Karmix - Sabhyata




Sabhyata è un brano tratto da "Asian Groove" dei Karmix, ottimo esempio della collaborazione musicale di India e Algeria.
Buon ascolto!
Sharatan

lunedì 20 giugno 2016

I filtri della mente



“Quello che sussiste nella mente, viene costantemente filtrato. Quali sono questi filtri? Paure, desideri, relazioni, convinzioni, abitudini e condizionamenti. Essi selezionano ciò che viene percepito dai nostri sensi. Non ho sensazioni reali, ma reagisco alle immagini sostanziate della mia mente. Posso guardare qualcuno, scorgere in lui un americano e provare un sentimento positivo; chiunque altro, guardando la medesima persona, può provare un sentimento opposto. Si vede un essere umano o un’immagine?

Dalla reazione degli altri si può capire se state rispondendo all’impulso del qui e ora o ad un’immagine precostituita. Quando desiderate qualcosa, prestate attenzione a molte cose di cui altri non si rendono conto. Una madre può dormire profondamente anche in mezzo al baccano, ma si sveglia al primo sospiro del proprio bambino. Perché? I suoi sensi filtrano gli altri suoni. Avviene qualcosa dentro di noi. Esiste come un sensore, che agisce su ciò che viviamo. Tale percezione dipende dal condizionamento ricevuto in passato.

Se qualcuno si considera inferiore in un ambito, continuamente capterà segnali che gli confermano la sua idea. Noi ci confermiamo sempre nelle nostre convinzioni. Se penso che gli americani abbiano determinate caratteristiche, percepirò in loro quello che confermerà la mia convinzione. Viviamo quindi con il risultato di tanti processi selettivi, filtri e soggettivismi. In realtà cosa esiste nella nostra mente?

Aggiungiamo alle immagini le nostre costruzioni mentali e valutazioni: “Questo è buono, questo è cattivo, giusto, sbagliato, ecc…” In realtà non esiste né bene, né male negli uomini e nella natura. Esiste soltanto una valutazione mentale imposta a questa o a quella realtà. Queste valutazioni possono essere: quale squadra è buona, quale la migliore, quando una vittoria è buona o quando è cattiva?

In realtà esiste solo un gioco e le persone che vi partecipano, una palla che viene lanciata, calciata, colpita. Palla e giocatori si spostano da una parte all’altra del rettangolo di gioco. A queste azioni gli uomini aggiungono le proprie specifiche valutazioni; fanno il tifo più per una maglia o per un concetto che per la realtà esistente. Applaudono molto più il proprio condizionamento e le proprie preferenze che non la realtà osservata. Non è da sciocchi?

Gli uomini finiscono in questa confusione abituale perché corrono dietro alle cose come sciocchi, senza sapere cosa sono. Alla realtà continuano ad aggiungere i propri filtri, le proprie valutazioni e desideri. Introducono il bene e il male nella realtà come se stessero gonfiando un palloncino. Sostengono che alcune cose sono desiderabili, altre indesiderabili; alcune giuste, altre sbagliate. Le cose però sono come sono, che le capiamo oppure no.” (Anthony De Mello)

sabato 18 giugno 2016

Giorgio Gaber - Il voto (1999)




"Secondo me, se va avanti così, va a finire che a votare non ci va più nessuno. No, dico, è una cosa grave. Grave per chi? Per la gente, no. Per i Partiti, nemmeno, tanto rimane tutto uguale. Lo Stato è lì, bello solido. E allora perché è grave? Ma se in America, che sono sempre più avanti di noi, non va a votare quasi nessuno. Che democrazia, eh! Stiamo diventando americani anche in questo.

E pensare che nel dopoguerra si picchiavano per andare a votare. Si picchiavano nelle strade, gran passione, nelle piazze, scontri, comizi, bianchi, neri, repubblicani, monarchici, destra, sinistra, tutti alle urne, anche le donne finalmente. Il suffragio universale. Adesso, quella domenica lì, quelli di sinistra vanno a Riccione, quelli di destra vanno in Sardegna... il naufragio universale. Ma perché fate le elezioni d'estate, che vince sempre il mare.

Il fatto è che la gente non pensa, o forse non sa, che appena gli arriva il certificato elettorale… DLIN!... scatta il suo contributo di lire quattromila che verrà diviso proporzionalmente tra i Partiti. Ma se uno non va a votare, le quattromila lire le paga lo stesso? Certo. Ma come sarebbe a dire? Uno entra in un supermercato, non compra la mostarda perché gli fa schifo, mica gliela fanno pagare. E se gli fanno schifo i partiti? DLIN! Quattromila.

Certo che se le quattromila lire invece di farcele pagare ce le dessero, avrebbero risolto il problema dell'affluenza alle urne. D'altronde il voto è un diritto-dovere. Anche questa è bella. Che sia un diritto lo abbiamo capito tutti. Che sia un dovere, ultimamente non l'ha capito nessuno.

Che mestiere strano quello del politico. È l'unico mestiere in cui uno dice: «Io sono il più bravo». E se lo dice da sé. E te lo scrive, e te lo grida, nelle piazze, nei comizi. «Io sono l'uomo giusto al posto giusto». Complimenti. Quello che mi piace dei politici è la faccia come il culo.

Eccoli qua. Verifichiamo gli schieramenti. Ci mettiamo davanti a un tavolo con tutti gli omini e… D'Alema di qua, Berlusconi di qua, belli lontani… per ora. Veltroni vicino a D'Alema, Fini vicino a Berlusconi. Quando si dice "vicino", si fa per dire. Bertinotti a sinistra, più a sinistra, ancora più a sinistra…. Oddio mi è sceso dal tavolo. E adesso come faccio? Prodi… lo mando in Europa. Casini vicino a Berlusconi, più indietro, indietro un casino. Di Pietro da questa parte, anche se andrebbe dall'altra, ma non importa.

Maledizione! Cossutta mi sta risalendo sul tavolo. Dini, Dini lo bacio… che diventa un gran figo. Segni… Segni lo butto via. Bossi lo metto su un tavolo a parte, che gioca da solo. La Bonino… la Bonino per ora la tengo qui, in sospeso, poi casomai si fa un referendum. Buttiglione… lo metto di qua e lui salta di là, poi salta di qua, e poi salta di là. Sta' fermo, Rocco! Che mi rovini il giochino!

Macché, saltano tutti, Buttiglione, la Pivetti, Scognamiglio, Masi, anche Mastella è sempre lì che si prepara. Ma sì, ma sì, ma sì, saltate pure. Tanto si sa benissimo che invertendo l'ordine dei fattori il prodotto purtroppo non cambia. E allora come si fa a tacciare di sterile menefreghismo uno che non vota? Potrebbe essere un rifiuto forte e cosciente di "questa" politica.

No, perché non è mica facile non andare a votare. Soprattutto non è bello farlo così, a cuor leggero, o addirittura farsene un vanto. C'è dentro il disagio di non appartenere più a niente, di essere diventati totalmente impotenti. C'è dentro il dolore di essere diventati così poveri di ideali, senza più uno slancio, un sogno, una proposta, una fede. È come una specie di resa.

Ma al di là di chi vota e di chi non vota, al di là dell'intervento, al di là del fare o non fare politica, l'importante sarebbe continuare a "essere" politici. Perché in ogni parola, in ogni gesto, in qualsiasi azione normale, in qualsiasi momento della nostra vita, ognuno di noi ha la possibilità di esprimere il suo pensiero di uomo e soprattutto di uomo che vuol vivere con gli uomini. E questo non è un diritto. È un dovere."   (Giorgio Gaber e Sandro Luporini)