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martedì 29 gennaio 2019

Il karma del giovane monaco



“La virtù della meditazione,
anche durante un breve zazen,
elimina gli innumerevoli errori
accumulati nelle vite passate.
Perché continuare a errare
sui sentieri dell’Inferno
quando siamo così vicini
alla Terra Pura del Buddha?”
(Hakuin)

Un piccolo tempio sorgeva in una radura, nel cerchio di una foresta di pini odorosi di resina. Nel piccolo tempio di montagna viveva un venerabile monaco insieme al piccolo gruppo dei suoi discepoli. Il monaco aveva raggiunto un tale livello di Risveglio che riusciva a vedere oltre l’illusorio specchio del lago delle apparenze.

Una mattina, dopo la consueta seduta di meditazione, riconobbe sul volto di un suo giovane discepolo, il segno della morte imminente. Comprese che il giovane monaco non aveva più molto tempo da vivere e fu mosso a compassione per il suo aspro destino. Di certo la sua morte prematura era dovuta a delle azioni funeste compiute nelle esistenze precedenti.

E oggi, il karma negativo accumulato in passato esigeva di essere scontato con la morte precoce del giovane. Il venerabile bonzo ebbe compassione del ragazzo e gli concesse un mese di congedo dalla vita monastica affinché il ragazzo potesse tornare a casa e stare qualche giorno con i suoi genitori.

Il giovane monaco fu affidato ad una carovana di pellegrini che passavano dal monastero e che, per una fortunata coincidenza, andavano proprio verso la città natale del ragazzo. Dopo un mese, così come si era convenuto, il giovane monaco fece ritorno al monastero e andò a rendere i suoi omaggi al vecchio maestro.

Il vecchio monaco gli chiese come era andato il suo soggiorno in famiglia. Il ragazzo affermò che era stato molto bene insieme ai suoi parenti che lo avevano ricoperto di affetto e di doni per il tempio: era giunto a presentare gli omaggi della sua famiglia.

In effetti, il monaco lo vide pieno di vita e sprizzante di gioia da ogni poro. Ogni traccia di morte sembrava scomparsa dal suo viso, e il vecchio maestro non riuscì a capire come potesse essersi sbagliato perciò gli chiese come fosse andato il suo viaggio.

Il ragazzo rispose: «Il viaggio è stato bellissimo. Abbiamo attraversato alte montagne con un paesaggio bellissimo, abbiamo fatto una marcia estenuante per arrivare in tempo, ci siamo fermati per riposare la notte sotto le stelle risplendenti, ma la bellezza del paesaggio e la gioia di rivedere la mia famiglia mi hanno ripagato di tutti i disagi.»

A quel punto il vecchio saggio gli chiese: «Bene, mi fa piacere che tutto sia andato così bene, Ma non avrai per caso dimenticato di raccontarmi qualcosa? Hai compiuto qualche buona azione che hai fatto? Hai mantenuto un comportamento virtuoso?»

Il ragazzo sembrò riscuotersi ed esclamò: «Ma certo, lo dimenticavo! Durante la marcia e per tutto il viaggio ho sempre tenuto presenti i vostri insegnamenti e sono stato attento a non schiacciare nemmeno il più piccolo insetto. I pellegrini si sono lamentati perché non andavo abbastanza veloce!»

Sul volto del venerabile saggio fiorì un sorriso radioso, perché aveva compreso. Quando aveva scorto sul viso del ragazzo i segni della morte imminente, non si era sbagliato. Con la sua prova di continua attenzione e di compassione, il giovane monaco era riuscito a trasformare il suo karma; aveva ripagato il male riversando solo il bene lungo il suo cammino.

Buona erranza
Sharatan

sabato 19 novembre 2016

L’analisi obiettiva



“Una luna dà più luce di cinquemila stelle.”
(Paramhansa Yogananda)

“Sono molti i modi in cui aumentiamo la nostra inquietudine e la nostra sofferenza mentale. Benché, in genere, le afflizioni mentali ed emozionali si presentino in maniera naturale, spesso siamo noi stessi ad aggravarle molto. Quando, per esempio, nutriamo rabbia oppure odio per una persona, questo sentimento ha meno probabilità di diventare assai forte se non lo coltiviamo.

Se invece rimuginiamo sulle ingiustizie che riteniamo ci siano state fatte, se ci arrovelliamo sul trattamento in iniquo subìto e continuiamo a pensarci sempre di più, alimentiamo l’odio. E l’odio allora diventa molto intenso e potente. Certo, lo stesso discorso può valere nel caso dell’attaccamento ad una data persona: alimentiamo questo sentimento pensando a quanto quella persona sia bella e continuando a concentrarci su tale qualità, frutto della nostra proiezione mentale, e ci attacchiamo sempre di più.

Ma ciò dimostra come, attraverso i pensieri e la familiarizzazione costanti, noi stessi possiamo intensificare parecchio le nostre emozioni. Spesso, poi, accresciamo la pena e la sofferenza con l’ipersensibilità, reagendo troppo a fatti di lieve entità o prendendo tutto troppo in maniera personale. Tendiamo a esagerare l’importanza di piccole cose e a gonfiarle in misura eccessiva, mentre magari trascuriamo gli eventi davvero importanti, che hanno ripercussioni profonde sulla nostra vita e conseguenze ed effetti a lungo termine.

A mio avviso, dunque, il nostro grado di sofferenza dipende da come reagiamo a una determinata situazione. Poniamo di scoprire che qualcuno sparla di noi alle nostre spalle. Se reagiamo a questa spiacevole notizia, a questo fatto negativo con un senso di rabbia e risentimento, noi stessi distruggiamo la pace dello spirito e il dolore diventa una nostra creazione personale.

Se invece evitiamo di reagire in maniera negativa, se lasciamo che la calunnia ci passi accanto come un vento silenzioso che soffia dietro le orecchie, ci difendiamo dal risentimento e dall’angoscia. Dunque, anche se forse non riusciremo sempre a eludere le situazioni difficili, possiamo modificare il grado di sofferenza scegliendo una reazione piuttosto che un’altra…

Vi sono diversi modi di combattere questa sensazione. Ho già spiegato come sia importante riconoscere che la sofferenza è un fatto naturale della vita umana. E credo che sotto certi aspetti i tibetani siano più disposti ad accettare la realtà delle situazioni difficili, in quanto dicono: “Forse è per via del mio karma, di qualcosa che ho fatto in passato.”

Attribuiscono l’origine del problema ad azioni negative compiute in questa vita o nella vita precedente, sicché hanno un maggior grado di accettazione. A tal proposito è importante capire e sottolineare che a volte, fraintendendo la dottrina, si tende ad attribuire la responsabilità di tutto al karma e a esonerarsi dalla responsabilità o dalla necessità di prendere iniziative personali. È troppo facile dire:”Ciò è dovuto al mio karma passato negativo, per cui cosa posso farci? Sono inerme”.

È un modo del tutto errato di interpretare il karma; benché infatti le nostre esperienze siano la conseguenza delle azioni passate, ciò non significa che l’individuo non abbia scelta o non abbia la possibilità di modificare le cose, di produrre un cambiamento positivo. Questo vale in tutti i settori della vita. non si deve cedere alla passività ed evitare di prendere iniziative personali con la scusa che tutto è causato dal karma.

Se si capisce bene il concetto di karma, si capirà anche che karma significa “azione”. Il karma è un processo molto attivo e quando parliamo di karma o azione, parliamo dell’azione compiuta da un agente, in questo caso noi stessi, in passato. Perciò il tipo di futuro che ci attende dipenderà, in larga misura, da quanto noi stessi faremo nel presente. Il futuro sarà determinato dalle iniziative che prendiamo adesso.

Dobbiamo, dunque, considerare il karma non già una forza passiva e statica, bensì una forza attiva. Bisogna capire che il singolo agente svolge un ruolo importante nel determinare il corso del processo karmico. Chi crede all’idea di un Creatore, di Dio, può accettare più facilmente le prove della vita se la considera parte della creazione o del disegno divino.

I credenti possono pensare che, siccome Dio è onnipotente e molto misericordioso, anche in una situazione negativa vi sia un qualche significato, un elemento rilevante di cui loro magari non si rendono conto. A mio avviso, questa fede può sorreggerli e aiutarli nei periodi di sofferenza. Forse al non credente può giovare un approccio pratico, scientifico.

Penso che quasi tutti gli scienziati ritengano assai importante analizzare i problemi obiettivamente, studiarli senza troppo coinvolgimento emotivo. È l’approccio di chi, davanti alle situazioni difficili, dice: “Se c’è un modo di risolvere la questione la risolveremo, anche se dovessimo adire alle vie legali!”. Se invece si scopre che non c’è soluzione al problema, si può semplicemente lasciarlo perdere.

L’analisi obiettiva delle circostanze difficili o problematiche è assai importante, perché consente di verificare subito se, alla base, vi siano altri fattori in gioco. Quando per esempio riteniamo di essere stati trattati ingiustamente dal nostro capo sul luogo di lavoro, è utile appurare se nel quadro entrino altri elementi.

Forse egli è irritato per qualcos’altro, come un recente litigio con la moglie o cose del genere, e nel trattarci male non ha inteso punirci personalmente, indirizzare le sgarberie proprio verso di noi. Certo, bisogna lo stesso affrontare il problema, qualunque sia; ma se non altro con tale approccio si può evitare di aggiungere indebita ansia alla situazione.

In genere, se esaminiamo qualsiasi situazione con cura, sincerità e mancanza di pregiudizi, arriviamo a capire che anche noi siamo, in larga misura, responsabili del dispiegarsi degli eventi. Insomma, sovente abbiamo l’innata tendenza a dare la colpa di tutti i nostri mali agli altri, a fattori esterni. Inoltre siamo inclini a cercare un’unica causa e ad esentarci poi dalla responsabilità. Ogniqualvolta entrano in gioco emozioni intense, si riscontra uno squilibrio tra apparenza e realtà.”
(Dalai Lama, L’arte della felicità, Mondadori ed.)

giovedì 23 giugno 2016

Che cosa è il destino?



"La Verità è perfetta e completa in se stessa,
non la si scopre così all'improvviso: è sempre esistita.
La Verità non è lontana. Più che vicina, è vicinissima.
Non c'è bisogno di raggiungerla, poiché nessuno
dei tuoi passi ti allontana da essa."
(Dogen)

"Il destino è una misteriosa e implacabile forza esterna che governa le sorti degli esseri umani? Questo concetto ha spinto molte persone a credere che ciò che deve essere sarà e che niente potrà cambiarlo. Destino significa sì qualcosa di predestinato, ma predestinato da voi stessi tramite la legge di causalità o karma. Dio vi ha dato la libertà di agire come volete, ma la legge di causalità determina le conseguenze che derivano dalla natura dell'azione compiuta. Così ogni azione diventa una causa che, a sua volta, produrrà un certo effetto. Quando mettete in moto una specifica causa, l'effetto corrisponderà inevitabilmente alla causa stessa. Qualunque azione compiate, buona o cattiva, dovrete raccoglierne i frutti. Quindi, giorno dopo giorno, voi create le cause che determinano il vostro destino.

Ad esempio, quando siete a tavola, forse dite: "Ne prenderò ancora un pochino, per favore". Poi, subito dopo pranzo, pensate: "Non avrei dovuto mangiare tanto". Questa è la natura umana. Siamo gli esseri più buffi del creato. Ci definiamo esseri umani intelligenti, ma siamo schiavi dei nostri desideri. A causa di quel 'pochino' in più che mangiate ogni giorno, 'improvvisamente' scoprite di avere problemi di cuore o di stomaco. Allora vi domandate tristemente: "Perché mi doveva succedere? Era destino che mi ammalassi". Ma non è così. Non vi ricordate di aver mangiato quel 'pochino' in più quando avreste dovuto dimostrarvi più controllati.

Se un veicolo è sovraccarico e aggiungete altro peso, naturalmente il motore si danneggerà e potrebbe anche cedere. Analogamente, voi avete fatto lavorare troppo il motore della digestione. Questa è la causa che avete creato; l'ulcera o l'indigestione saranno il logico risultato. Dietro la luce di ogni lampadina è presente una grande corrente dinamica; sotto ogni piccola onda riposa l'immenso oceano da cui traggono origine le innumerevoli onde. La stessa cosa accade agli esseri umani. Dio ha fatto ogni uomo a sua immagine e ha dato a ciascuno di essi la libertà. Ma voi dimenticate la Sorgente del vostro essere e l'ineguagliabile potere di Dio insito in voi. Le possibilità del mondo sono illimitate, il potenziale dell'evoluzione umana è illimitato.

Eppure è evidente che ogni individuo nasce con determinate limitazioni; si tratta dei risultati della legge del karma. La cattiva salute, un improvviso fallimento finanziario o altri problemi che si abbattono su di voi senza preavviso e senza ragione apparente sono la conseguenza delle cause che voi stessi avete creato nel passato, in questa oppure in precedenti incarnazioni, e che sono germogliate silenziosamente nella vostra coscienza. Se foste stati saggi, avreste potuto ridurne gli effetti pensando e vivendo giustamente; ma voi conducete una vita che, in genere, vi rende inconsapevoli dei possibili risultati dei vostri pensieri e delle vostre azioni, perciò, quando senza una ragione precisa accade qualcosa di spiacevole dite: "Beh! era destino!”

Il fallimento, le malattie o altre preoccupazioni sono stati determinati da azioni imprudenti compiute nelle vite passate, e i loro effetti hanno continuato a fermentare dentro di voi, aspettando il momento giusto per manifestarsi. Malattia e salute; fallimento e successo; disuguaglianze e uguaglianze; morte prematura e longevità, sono i germogli di ciò che abbiamo seminato nel passato, e che costringono ciascuno di noi a venire sulla terra con gradi diversi di bontà o di cattiveria. Perciò, benché Dio ci abbia fatti a sua immagine, non esistono due esseri umani uguali; ognuno ha usato il libero arbitrio, di cui Dio lo ha dotato, per rendersi diverso. Ciò spiega perché alcuni soffrono per un nonnulla. Altri si arrabbiano alla minima provocazione, altri ancora mangiano continuamente senza riuscire a controllarsi. Dio li ha creati così?

No. Ogni essere umano ha fatto di se stesso esattamente ciò che è. Non ci sarebbe giustizia in questo mondo se Dio ci avesse arbitrariamente creati così come siamo. A volte penso che Dio guardi stupito questo grande zoo di creature umane che gli danno la colpa perché hanno mal di testa o mal di stomaco o perché si cacciano sempre nei guai. Non incolpate né Dio né gli altri se siete malati o avete problemi finanziari o soffrite di turbe emotive. Voi stessi, in passato, avete creato la causa del problema e ora dovete sviluppare una maggiore determinazione per distruggerla. Quando parliamo di destino intendiamo dire che una causa ha prodotto un effetto. Potete cambiare il vostro destino, se sapete come fare. Tuttavia non sempre è facile.

1) Potete ridurre al minimo l'effetto di un'azione.
2) Potete resistere all'effetto
3) Potete bloccarlo completamente.

Perché andiamo dal medico? Perché questo è un modo per ridurre al minimo le conseguenze delle azioni sbagliate. Per attenuare o vincere una malattia, servendosi di mezzi naturali, si possono adottare alcuni rimedi come ad esempio una dieta appropriata, l'esercizio fisico o i medicinali… Ma la riduzione o la rimozione degli effetti non elimina necessariamente la causa. Infatti, in presenza di circostanze favorevoli, la causa può produrre nuovi fenomeni, simili ai precedenti o di natura diversa. Resistere agli effetti del karma significa usare i rimedi dettati dal buon senso, ma affidandosi maggiormente al potere della mente. Rifiutate di accettare qualsiasi condizione limitante. Credete nella salute, nella forza e nel successo, anche contro l'evidenza dei fatti.

Le conseguenze delle vostre azioni vi colpiscono meno quando impedite alla mente di arrendersi. Ricordatelo. Potete anche resistere al karma neutralizzando i cattivi effetti delle azioni sbagliate compiute nel passato, con i buoni effetti che derivano dalle azioni giuste compiute nel presente, impedendo in tal modo che si creino le condizioni favorevoli alla manifestazione del vostro cattivo karma. Ma come farete a distruggere del tutto l'influenza che il destino ha su di voi? L'unico sistema per eliminare in modo definitivo i risultati sgraditi delle azioni sbagliate compiute nel passato è quello di rimuoverne la causa. I semi delle tendenze nocive che provengono dalle vite passate devono essere cauterizzati nel cervello; allora le malattie o gli altri problemi che traggono origine da quei semi non si ripresenteranno mai più. Bruciateli nel fuoco della saggezza.

L'uomo soffre per colpa dei propri errori, e la causa prima dell'errore è l'ignoranza. Cercate dunque nella meditazione la saggezza che allontanerà per sempre dal vostro cuore le tenebre dell'ignoranza. Krishna ha detto: "O Arjuna, come il fuoco riduce il legno in cenere, così la fiamma della saggezza consuma tutto il karma". Quando meditate profondamente, la luce della divina saggezza di Dio cauterizza nel cervello i semi del karma negativo racchiusi nei profondi recessi della coscienza. Gesù ha dimostrato nel modo più spettacolare che non esiste un destino immutabile.

Lazzaro, in virtù del proprio karma, era destinato a morire in un giorno stabilito. La legge fece il suo corso e Lazzaro morì. Era fatale. Ma nemmeno la morte è irrevocabile. Gesù ottemperò alla legge karmica e riportò Lazzaro in vita. Come fece? Non disse semplicemente: "Alzati e cammina!" Gesù vide dov'era andata l'anima di Lazzaro dopo aver lasciato la forma fisica; come prima cosa si mise in contatto con l'anima, racchiusa nel corpo astrale, per richiamarla indietro; ma non richiamò Lazzaro in un corpo che aveva già cominciato a decomporsi. Gesù dovette restituire a quel corpo la sua integrità, ridestarlo e ricostituirlo prima che l'anima e la vita potessero nuovamente abitarlo.

Solo dopo averlo reso abitabile, Gesù chiese a Lazzaro di ritornare nel corpo. Quindi Gesù fece due cose: innanzitutto trasferì se stesso - ossia la sua vita e il suo divino potere - nel corpo di Lazzaro. Poté, così, consumare il karma di Lazzaro, ossia prese quel karma su di sé. Poi, avendo liberato il corpo dalla causa della morte, ne rinnovò le cellule affinché potessero tornare a vivere. In questo modo Gesù riuscì a risvegliare Lazzaro dalla morte benché non fosse possibile riportarlo in vita secondo la legge naturale. Se una lampadina si rompe, la luce si spegnerà e se non sostituite la lampadina rotta con una nuova, non potrete accendere la luce.

Allo stesso modo, quando al momento della morte, la luce dell'anima lascia il corpo, essa potrà ritornare soltanto in una nuova 'lampadina corporea', ossia in una nuova incarnazione. Ma i grandi saggi d'un tempo sapevano, come sapeva Gesù, che quando un corpo è destinato a essere distrutto dalla morte, può essere riportato in vita da qualcuno capace di farlo. Naturalmente, risuscitare i morti è un modo estremo di cambiare il destino; però dimostra che l'uomo è potenzialmente in grado di dominare anche la morte, il cosiddetto destino ineluttabile. Anche il Mahavatar Babaji manifestò il potere di ridare la vita. Un aspirante discepolo una volta andò alla ricerca di Babaji sull'Himalaya, dove il grande maestro vive con pochi discepoli spiritualmente molto evoluti. Lo straniero chiese di essere accolto nel sacro gruppo, giurando che si sarebbe gettato dalla montagna se la sua richiesta fosse stata respinta.

Babaji disse che non poteva accettarlo in quello stato di evoluzione e il devoto sconvolto si gettò dalle rupi, mentre gli altri discepoli assistevano inorriditi alla scena. Poi Babaji chiese loro di andare e recuperare il corpo. I discepoli obbedirono e deposero la forma senza vita ai piedi del Mahavatar. Egli toccò il corpo sfigurato, lo guarì e riportò in vita il devoto. Con il suo atto di fede e di devozione assolute, il discepolo aveva consumato le ultime tracce del cattivo karma che, fino a quel momento, gli avevano impedito di unirsi al glorioso gruppo dei devoti di Babaji. Quindi il grande Guru lo accettò come discepolo. In un'altra occasione, Babaji ottemperò alla legge karmica prendendo su di sé il karma di un devoto per allontanare la morte che gli era destinata, come soltanto un vero guru ha il potere di fare.

Il Mahavatar era seduto con Lahiri Mahasaya e alcuni altri discepoli di fronte ad un fuoco rituale. Improvvisamente Babaji prese un tizzone ardente e colpì la spalla nuda di uno dei discepoli. Lahiri Mahasaya, stupito, domandò perché il Guru avesse fatto una cosa così terribile. Babaji lo guardò e disse: "Avresti preferito vederlo ridursi in cenere davanti ai tuoi occhi? Era scritto nel suo karma ch'egli dovesse morire oggi bruciato dolorosamente dal fuoco. Colpendolo con un tizzone ardente e prendendo il suo karma su di me, l'ho salvato." Queste benedizioni possono essere concesse a chi è in sintonia con un vero guru, un maestro che ha realizzato Dio.

Coloro che seguono in spirito e verità le anime simili a Dio, diventano simili a Dio. Parliamo ora delle cause che possono essere evitate. Dovreste controllare tutti gli impulsi che vi spingono a comportarvi in modo sbagliato: superate l'ingordigia cronica, la gelosia cronica, la collera cronica e altre tendenze analoghe che si presentano ripetutamente. Dovete dominare tutte le emozioni dannose. Questi stati sono superabili, ma voi non fate nulla per liberarvene. I materialisti si concentrano sulla cura dei sintomi e delle cause secondarie. Non credono in una legge o in una causa più profonde. Ritengono che le leggi del giusto comportamento si violino per due motivi: l'influenza delle cattive compagnie e dell'ambiente che incide negativamente su di voi, e la mancanza di autocontrollo. Questo è vero.

Ma coloro che approfondiscono l'argomento e studiano le vere cause della sofferenza umana, precisano inoltre che il grado di ricettività alle cause presenti è direttamente proporzionale alle cause reali: ossia alle tendenze insite in voi che sono state determinate dal vostro comportamento nelle vite passate. Anche se il medico vi guarisce da una malattia, al suo posto possono subentrare altri disturbi, a meno che non abbiate vinto l'abitudine che l'ha causata originariamente. Se una persona viene guarita dall'ulcera, ma continua ad alimentarsi male, si ammalerà nuovamente di ulcera, o forse di qualcosa di peggio. Uno studioso di metafisica individuerebbe la causa, in questo caso l'ingordigia, ossia l'abitudine contratta nel passato che suscita il desiderio incontrollabile di mangiare i cibi preferiti e non quelli adatti.

Lo studioso suggerirebbe allora di rimuovere la causa. Al momento giusto e nell'ambiente giusto, tutte le azioni buone e cattive del passato portano il loro frutto, proprio come i semi germogliano nelle condizioni adatte. Ciò spiega perché è importante frequentare sempre buone compagnie. Voi non sapete quali semi - che si tratti di malattie o di altri eventi negativi - siano latenti in voi. Ammettiamo - per ipotesi - che i semi del desiderio di bere siano racchiusi nella vostra coscienza. Non avete mai bevuto in questa vita, ma un giorno, a una festa, accettate un bicchiere e improvvisamente siete presi dal desiderio di bere liquori. Col tempo finirete per diventare nuovamente preda dell'alcol.

Le tendenze che provengono dalle vite passate erano già insite in voi; le vostre azioni hanno fornito le condizioni necessarie alla loro rinascita. Per cui è molto imprudente frequentare gente che incoraggia le vostre cattive abitudini. Non sapete quali semi di azioni sbagliate siano rinchiusi nella vostra coscienza. È meglio non metterli in condizione di crescere. Vedete quanto sono profondi questi princìpi? Vincere il destino o il karma è la filosofia più meravigliosa. Essa dimostra che l'uomo è in grado di dominare pienamente la propria vita, e che la vita è un'esperienza magnifica quando non siete i suoi schiavi, ma i suoi padroni. I vostri peggiori nemici sono le cattive abitudini che vi seguiranno da un'incarnazione all'altra finché non le supererete.

Per liberarvi dal destino, dovete guarire dalle cattive abitudini. Come? La buona compagnia è una delle migliori medicine. Se avete tendenza al bere, frequentate gente che non beve. Se avete una salute malferma, frequentate persone positive, che non pensano alle malattie. Se siete inclini al fallimento, frequentate coloro che sono portati al successo. Allora comincerete a cambiare. Ciascuna delle vostre abitudini crea uno specifico 'solco', o percorso, nel cervello. Questi tracciati vi costringono ad agire in un certo modo spesso contro la vostra volontà. La vostra vita segue i solchi che voi avete creato nel cervello. In questo senso non siete liberi, siete più o meno vittime delle abitudini che avete formato e quanto più sono profonde tanto più vi costringono a comportarvi come marionette.

Ma potete neutralizzare le imposizioni delle cattive abitudini. Come? Tracciando nel cervello nuovi solchi per mezzo delle buone abitudini opposte, e cancellando con la meditazione i solchi delle cattive abitudini. Non esistono altri modi. Comunque, non potete coltivare le buone abitudini senza una buona compagnia e un buon ambiente, e non potete liberarvi dalle cattive abitudini senza una buona compagnia e senza la meditazione. Anche se fuggiste nella giungla, le vostre vecchie abitudini vi seguirebbero. Poiché non potete liberarvene, dovete cercare di vincerle. Distruggete la giungla delle vostre abitudini sbagliate e sarete liberi. I componenti di una famiglia litigiosa continuano a dire: "Oh, se solo avessimo una bella casa in campagna, saremmo così felici!"

Finalmente si trasferiscono, ma, non avendo mai imparato ad andare d'accordo mantengono la loro sgradevole abitudine di litigare e, anche in quella bella casa, la loro vita si trasforma in un incubo. Perciò non aspettate! Cambiate voi stessi. Può essere la cosa più facile da fare o la più difficile: facile se meditate e frequentate una buona compagnia; difficile se non meditate e frequentate persone che vi influenzano negativamente. Non permettete a nessuno di dire che siete finiti, che siete completamente rovinati. Perché dovreste arrendervi? Perché dovreste pensare: "Non posso cambiare, sono vecchio, sono finito" ? Potete cambiare ogni giorno, ogni volta che volete.

Ho notato che alcune persone restano le stesse anno dopo anno. Io le definisco antichità psicologiche. E ho visto altri che, qualsiasi cosa accada, sono comunque pieni di energia e fanno sempre qualcosa per migliorare. Questo è il modo di vivere giusto. Conoscevo l'anziana moglie di un senatore. Odiava i liquori, e quando il marito morì li eliminò completamente. Questa donna era piena di vita. Faceva regolarmente del moto; prendeva lezioni di ballo e si dedicava molto attivamente a iniziative utili. Riteneva che la vecchiaia non fosse una ragione sufficiente per abbandonare i propri interessi e prepararsi alla morte. Andò avanti così per parecchi anni, sempre piena di entusiasmo, in buona salute e felice.

Non era una persona comune e io ammiravo veramente il suo spirito. Molta gente invecchia prima del tempo. Non dovete arrendervi solo perché avete settantacinque o ottant'anni. Non dite mai la vostra età, non permettete a nessuno di compiangervi perché state invecchiando. Mantenetevi giovanili, eretti e svegli. Sentitevi giovani. È lo spirito che vi mantiene tali. Siate sempre pieni di entusiasmo. Sono molti i giovani psicologicamente già vecchi e completamente spenti. Non hanno ambizioni, sono privi di entusiasmo, non cercano di cambiare. Siete finiti solo quando affermate o pensate di esserlo. Quale che sia il giudizio degli altri, la vostra sentenza di sconfitta è la peggiore di tutte perché significa che vi arrendete.

Nel momento in cui dite: "Ho provato, ma non riesco a mettermi in contatto con Dio", siete finiti. Non lo troverete mai. Alcuni maestri sostengono che se non si dà inizio alla ricerca di Dio prima dei trent'anni non sarà possibile trovarlo. Non è vero. Dio si manifesterà a voi non appena vi dimostrerete disposti a compiere lo sforzo di cercarlo. È vero, tuttavia, che quanto prima si comincia a cercare seriamente Dio o la Verità, tanto più sarà facile, perché le abitudini non si sono ancora completamente formate. Ma Krishna ha insegnato che malgrado le abitudini negative, l'uomo può trovare Dio se lo cerca seriamente.

"Persino un essere malvagio, che si allontani da tutto per adorare me soltanto, può essere annoverato tra i buoni per la sua giusta decisione. Egli diverrà presto un uomo virtuoso e otterrà la pace infinita. Dillo a tutti, Arjuna, che il mio devoto non perisce mai". Così se decidete: "Continuerò a cercare Dio, anche se dovessi morire mentre lo sto cercando", sappiate che sentirete la sua presenza: vi accorgerete che vi risponde.” (Paramahansa Yogananda)

mercoledì 18 maggio 2016

Vasana



“Ciascuno vede ciò che si porta nel cuore.”
(Johann Wolfgang Goethe)

Gli antichi indù erano grandi conoscitori dell’animo umano infatti avevano scoperto la complessa struttura psicologica dell’essere umano perciò conoscevano anche l’inconscio. I maestri dell'antica India usavano il termine “vasana” per indicare ciò che risiede a livello latente nel subconscio dell’uomo. Vasana è un termine molto usato nel Vedanta per indicare le impressioni mentali che nascono dal subcosciente essendo indotte dalle esperienze e dai pensieri che derivano dal karma accumulato in passato.

Le vasana sono dei “semi” che producono dei pensieri, delle pulsioni e delle espressioni che agiscono a livello latente, e che spingono l’individuo ad agire in un certo qual modo. Le vasana sono come dei solchi che si sono tracciati nella sostanza mentale, e che hanno creato delle “impronte” mentali. Le vasana sono i segni delle disposizioni che abbiamo acquisito, perciò sono dei tratti che ci caratterizzano ma sono anche delle caratteristiche che limitano la mente dell’individuo.

Per gli antichi indù, le vasana rappresentano tendenze che ci dominano, perché sono potenti tendenze interiori che ci spingono a fare ciò che abbiamo fatto in passato. Le vasana ci impongono una dimensione interiore che emerge prepotentemente dal subconscio, e questo è stato osservato anche dalla psicologia moderna che ha evidenziato una pulsione ossessiva a ripetere forzatamente le esperienze del passato.

I maestri del Vedanta dicono che le vasana fanno parte dell’insegnamento sulla paura, e affermano che nell'uomo esiste una tendenza innata a ritrovare le situazioni conosciute. Naturalmente questo atteggiamento non viene messo in pratica in modo consapevole, perché la parte subconscia è più forte di quella cosciente. In effetti vediamo che quello di cui abbiamo maggiore paura è la cosa che più ci attrae.

Il concetto delle vasana che emergono dal subconscio riveste un forte valore psicologico, e ci fa capire il meccanismo che agisce su chi sembra ricercare il fallimento. E questo ci fa comprendere meglio anche l'origine della tendenza distruttiva che predomina in molte persone. I maestri indù conoscevano bene queste cose, infatti avevano distinto 4 aspetti dell’essere umano: la Buddhi, la Chitta, il Manas e l’Ahamkar.

Essi dicono che l’Ahamkar è il senso dell’io, perché è il principio d’individualizzazione che crea il senso dell’ego e forma l’esperienza particolare dell’io. L’Ahamkar viene associato alla Chitta che è il deposito dei semi ossia “il serbatoio” delle tendenze che esistono nel subconscio, mentre il Manas è la mente analitica che ci consente di distinguere la prospettiva dell’individuo particolare.

L’Ahamkar è la coscienza individuale che produce l’io, perciò rappresenta tutto quello che agisce in funzione dell’io. La coscienza individuale ricava i frutti dalle esperienze dell’io, e produce azioni positive o negative che esprimono la natura dell’ego ossia il tratto caratteristico del jiva individualizzato.

Buddhi è l’intelligenza oggettiva che vede e percepisce la realtà così come è realmente, perciò Buddhi è la mente che vede la realtà in modo non limitato. Manas è il pensiero e lo psichismo, in quanto è quello che reagisce interiormente al mondo esterno producendo emozioni e pensieri soggettivi. Manas conserva i pensieri e le emozioni, ma sono emozioni e pensieri che vengono deformati dalla prospettiva personale del soggetto che esperisce.

Chitta è la memoria perciò è la parte dello psichismo che dipende dai condizionamenti del passato. Chitta indica la memoria che è sepolta nell’inconscio perciò rappresenta la memoria presente a livello latente. Chitta è il deposito della memoria di tutto quello che ci condiziona. Chitta è l’inconscio perciò è il deposito delle impressioni mentali che devono essere conservate. Chitta è il deposito delle vasana, perché è il luogo in cui conserviamo le tendenze a ripetere il passato.

La conoscenza psicologica del Vedanta è poco conosciuta perché, in genere, il Vedanta è più conosciuto per la metafisica dell’atman e del brahaman. Ma nessuno ha spiegato meglio la paura dei maestri del Vedanta, infatti essi la inquadrarono come una tendenza a mettersi sempre in situazioni del passato, a prescindere dal fatto che si desideri o meno ripetere l'esperienza. Nel Vedanta si mette in evidenza il concetto che non avremmo paura se non desiderassimo ciò che diciamo di temere e di non desiderare.

E questo punto è molto importante, perché ci spiega il meccanismo dei condizionamenti alcuni millenni prima degli psicologi occidentali. I maestri induisti e buddhisti studiarono la struttura psicologica umana per contribuire al sollievo e alla salute degli esseri umani. In queste tradizioni si insegnava che il cammino della conoscenza di sé include di essere consapevoli delle dimensioni interiori da cui è necessario trovare una via di uscita per ottenere la liberazione. Ma quali sono le grandi paure umane?

La paura più grande è quella che riguarda la propria vita perciò la prima forma di paura è connessa con l’istinto di conservazione. E poi c’è la paura legata a circostanze particolari, ed è il tipo di paura in cui tendiamo a negare che la situazione è quella che è. La paura mostra una forte attrazione verso qualcosa che si vuole, ma questo viene negato. Mentre invece si dovrebbe sapere che può venire attratti non positivamente, e che veniamo attratti soprattutto da quello che ci portiamo dentro.

I maestri indù e quelli buddhisti insegnano che tutto quello che diciamo di non volere, in realtà, è quello che maggiormente vogliamo. Questo fatto è scomodo da ammettere, ma è la pura e semplice verità. Ma questa è la verità che non sappiamo vedere in noi stessi, perché è una verità che non vogliamo capire perciò è una verità che rifiutiamo. Per questo motivo la vita è fatta di un miscuglio di reale e irreale, di vero e di falso: quindi anche la nostra coscienza è fatta con un simile miscuglio .

Shankara dice che l’uomo è un vaso di terracotta colmo di nettare che, una volta che viene infranto, continua comunque a esistere; ma non esiste più nella medesima forma che aveva quando era il vaso. In realtà, ciò che è scomparso con la morte è la limitazione di forma che subiva l’individualità. Il corpo fisico possiede la realtà solo quando la coscienza percepisce i momenti successivi che vengono sostenuti dalla sua consapevolezza. E la coscienza dell’essere è condizionata dalla forma che contiene l’essere individuale.

Buona erranza
Sharatan

giovedì 1 ottobre 2015

Legami karmici



“Ci vuole un karma molto,
molto, molto buono anche solo
per voler conoscere Dio!”
(Paramhansa Yogananda)

Per il modo consueto di pensare, le verità scientifiche sono quelle che si spiegano con l’intelletto, perciò la mente entra in conflitto se deve riflettere su quello che non è dimostrabile razionalmente. Pensiamo che la realtà definita come “scientifica” oggettiva sia quella che segue quelle regole, perciò tutto si complica quando pensiamo alle leggi spirituali che reggono il mondo fisico. La questione rischia di diventare complessa e alcune cose ci sembrano troppo insensate, folli o crudeli.

E anche quando riusciamo a sistemare quei fatti assurdi nella mente sentiamo di volere la certezza e la dimostrazione “scientifica” di quei concetti. Spesso cadiamo in errore e corriamo il rischio di vedere le cose come vogliamo e secondo l'abituale modo di ragionare. Accade soprattutto nel caso in cui si studiano le leggi spirituali che reggono la casualità della vita, la reincarnazione e il karma, perché questi concetti sono diventati quasi un patrimonio comune per molti rami della ricerca spirituale.

Di reincarnazione e di karma si parla molto, ma si corre il rischio di fraintendere il meccanismo. Spesso restiamo affascinati dall’aspetto romantico delle cose e le affrontiamo in modo non obiettivo e oggettivo. È chiaro che la conoscenza si amplia con l’esperienza ma, in questo caso, non possiamo avere la verifica scientifica dei fatti, perciò possiamo fraintendere. Si dice che il sonno è il fratello minore della morte e questo paragone è molto utile per capire correttamente il meccanismo delle molte vite che l’essere si trova a vivere.

Il sonno ci fa capire come sono collegate le molte vite che viviamo, e come si deve pensare la causa e l’effetto di azioni che producono il destino particolare. Ad ogni risveglio, al mattino, ritroviamo il corso delle cose che abbiamo interrotto con il sonno. Ogni mattino ci ricolleghiamo al risultato delle azioni che abbiamo fatto il giorno prima. In questo senso siamo sempre gli autori delle cause che ci troviamo davanti il giorno dopo sotto forma di effetti: tutto questo ci accade all'atto del risveglio.

Le cause passate diventano una parte di noi sotto forma di esperienze passate. Il passato resta con noi e lo riviviamo nel presente, ma esso ci accompagna anche verso il futuro. Il passato determina la condizione che troviamo a ogni risveglio, perciò noi stessi siamo i creatori della vita che viviamo. Il senso della vita pretende che si trovino sempre le condizioni che si sono create, perché è assurdo che dovessimo avere quello che non ci appartiene.

Se gli effetti delle azioni passate non fossero il destino di oggi, ogni giorno dovremmo crearci di nuovo e ogni giorno saremmo sempre esseri nuovi. E avremmo lo stesso non-senso se non potessimo portare con noi il frutto delle esperienze vissute nelle vite precedenti. Il fatto del legame dell’essere con i frutti delle sue esistenze passate è insito nel meccanismo del karma, perché il karma è attività che diventa destino.

Affinché la vita non sia un’esperienza senza senso è necessario avere un meccanismo che tenga collegato l’essere di oggi con il frutto di ciò che egli ha vissuto in passato. Nel risveglio sentiamo che, lentamente, riemerge la memoria della nostra vita razionale perciò riemerge quello che riguarda i fatti vissuti il giorno prima. È la memoria che ricrea questa connessione logica che ci impedisce di vivere la vita sempre come un fatto nuovo. La memoria ci consente di restare collegati al frutto del nostro passato.

Infatti, in ogni nuova vita, entra in gioco sempre lo stesso spirito che torna per indossare un corpo nuovo. Ma, tra i due elementi, deve esistere un elemento che sappia tessere il filo che collega le azioni di ieri con quelle di oggi: l’elemento intermedio è l’anima. L’anima è la connessione che collega il corpo allo spirito. Lo spirito è l’elemento eterno invece il corpo è il fattore che domina tra la nascita e la morte. I due elementi vanno ricongiunti perciò l’anima - con le sue azioni - intesse il suo destino.

Ma quando si parla di memoria non si intende solo la memoria della vita comune che si mostra con l’aspetto cosciente della mente. Noi conserviamo sempre in noi tutto quello che facciamo, ma questo avviene soprattutto in modo incosciente. Nessuno ricorda coscientemente tutto quello che ha vissuto, in quanto anche le abitudini sono un tipo di memoria che funziona in modo incosciente.

Si tratta di capire che la memoria di cui si parla è l’elemento psichico che si frappone tra il corpo e lo spirito come mediatore tra l’elemento eterno e quello transitorio. L’uomo che si reincarna ritrova nel mondo fisico, un destino personale, una serie di eventi. Ma come può avvenire che accada questo se il mondo segue sempre il suo percorso?

Il fatto è che l’essere sarà attorniato da ciò che avrà attirato, perciò ognuno determina il contesto in cui vive attirando quello che ha una certa affinità con il suo essere. Perciò è sicuro che l’anima-spirito si circonda di ciò che ama e che possiede un'affinità con le vite precedenti, perciò il paragone del risveglio dal sonno è molto giusto. Al nostro risveglio troviamo sempre il mondo che abbiamo lasciato prima di abbandonarci al sonno.

Questo meccanismo è vero per quelli che credono negli aspetti spirituali della vita, ma anche per costoro è possibile fraintendere i nessi creati dal meccanismo karmico. L'aspetto più frainteso è quello che riguarda le molte anime che vengono coinvolte in fenomeni collettivi, in stragi, in guerre e incidenti che producono moltissime vittime. Ci si può chiedere cosa abbiano fatto quelle persone per avere un destino tanto crudele.

Ma qui occorre capire e non fraintendere, perché nella sfera dei fenomeni spirituali valgono delle regole diverse da quelle della giustizia terrena. Tutti i fatti fisici hanno un significato diverso quando si vedono nella prospettiva dei mondi superiori. E non si può neppure escludere che alcuni fenomeni fisici siano la conseguenza di eventi che vengono decretati nei mondi superiori. Le disgrazie con tante vittime innocenti possono essere causati da vari fattori.

I destini karmici delle persone possono essere diversi uno dall’altro e quelle persone potrebbero non avere alcun legame tra loro, ma l’evento che li unisce deve produrre un effetto diverso su ognuno di loro. E non si deve nemmeno escludere che ci sia una comunanza di destini e una connessione tra tutti loro. Ma è anche possibile che l’esperienza drammatica che vivono insieme non abbia alcuna causa dovuta al karma, ma che sia la preparazione di una condizione che vivranno in futuro.

Quelle persone potrebbero avere un destino futuro comune. Quella comunanza futura può essere creata al presente per decisione dei mondi superiori; e questo accade tramite l’evento drammatico che vivono insieme. Non si può neppure escludere che l’evento drammatico presente sia dovuto a colpe del passato che unirono alcune di quelle persone, ma non tutte loro.

Tante ragioni vanno considerate prima di fare conclusioni, soprattutto quando si parla di mondi superiori dove si deve sapere che “il caso non esiste.” L’errore più grave è vedere le connessioni karmiche come un fatto semplice e lineare, e di credere che essere colpiti da una tegola che ci cade in testa sia sempre il segno che subiamo un castigo karmico. Nella vita di tutti noi accadono dei fatti che non derivano da presunte colpe karmiche. Spesso ci accadono dei fatti di cui non abbiamo colpa. E qualora subiamo una sfortuna senza avere colpa dobbiamo sapere che ne verremo risarciti, in futuro.

Un altro equivoco è credere che doti e talenti siano frutto dell’eredità familiare. In realtà, ereditiamo solo le qualità del corpo fisico e del corpo eterico, infatti ereditiamo solo le forze che regolano l’accrescimento e la qualità della riproduzione. Se siamo robusti e resistenti alla fatica è merito della buona tempra della famiglia in cui siamo nati. Invece non possiamo ereditare nessuna qualità che riguarda il nucleo spirituale dell’essere cioè l’acutezza e la precisione della mente, la bontà della memoria, la qualità morale, la facoltà di conoscenza e così via.

Tutto questo resta racchiuso nella individualità perché è frutto delle esistenze passate. E l’ambiente in cui l’essere si trova a vivere, quando si reincarna, sarà predisposto in un modo che non è mai casuale. L’ambiente esterno si trova sempre in un rapporto che deve essere, necessariamente, considerato in stretta relazione con le nostre vite passate. L’anima che si reincarna sente una forza di attrazione che lo porta verso i suoi futuri genitori, perciò è l’anima che sceglie la famiglia che gli consente di avere le condizioni corporee più adatte alle sue condizioni karmiche.

Ma a questo riguardo non va escluso neppure il caso che figli e genitori possano avere avuto, in passato, dei rapporti reciproci e che per questo si sono ritrovati. Quando vediamo nascere la persona geniale dobbiamo pensare che la genialità è contenuta nel nucleo essenziale del suo io cioè nel suo corpo causale. Il corpo spirituale inferiore in cui vive l’anima senziente e il corpo senziente cioè il corpo astrale non sono fissi e predeterminati perché devono adattarsi e poter evolvere.

Questi elementi devono poter essere elaborati dall’interno da parte dell’io e dall’esterno cioè da parte dell’ambiente. Dall’elaborazione dipende lo sviluppo e l’arricchimento che sarebbe impossibile se dovessimo ereditare anche il carattere della nostra famiglia. L'altro errore è credere che esperienze dolorose, malattie fisiche e mentali siano conseguenza di colpe karmiche. Ma collegare tutto quello che non si comprende ad un karma del passato è sempre un errore.

Non possiamo dire con certezza che un destino doloroso sia il segno di una colpa altrui perché non è certo che l’infelice, il malato e il folle abbiano meritato il loro destino. Ma la cosa che possiamo dire con certezza è che un destino faticoso avrà il pareggio e il bilancio di quella vita sarà ben determinato. Per tutti questi motivi il karma non va pensato come immutabile ma, al contrario, va pensato come un fattore di liberazione perché è certo che nulla sarà omesso e che tutto avrà un giusto pareggio.

Buona erranza
Sharatan

sabato 8 agosto 2015

Karma



“Assenza.

Dì solo: Egli non c’è –
tornerà
fra cinque bilioni di anni.”
(Shinkichi Takahashi)

Il karma è definito come la legge spirituale che segue gli stessi principi di causalità che agiscono in tutto l’universo. Ma questa è una definizione troppo limitata per capire il concetto di karma con tutte le sfumature che possiede e che valgono non solo per l’essere umano, ma anche per tutte le entità che sono sottoposte alle regole cosmiche.

Il principio del karma prevede che l’effetto dell’azione ricada sul soggetto dal quale l’azione è stata provocata. La legge del karma è un fenomeno complicato che mette in relazione il passato, il presente e il futuro, perciò su di essa si basa il destino degli esseri umani. Ma la vita umana non è la sola in cui questa grande legge cosmica agisce, infatti anche le entità elevate devono rispondere a questa regola.

Ma il contesto che riguarda la vita umana è quello che ci interessa maggiormente anche se la regola della causalità funziona in molti contesti. Basti pensare agli adattamenti dell’organismo all’ambiente in cui viviamo, infatti il comportamento di alcuni organi si è adattato alle consuetudini che furono seguite per molti secoli fino al punto che alcuni caratteri genetici predominanti divennero recessivi.

Tutto quello che accade oggi è stato determinato da quello che è avvenuto in passato, e questo è ancora più vero per l’essere umano che non si limita a vivere una sola incarnazione. Gli uomini vivono molte vite diverse perciò se potessimo avere uno sguardo panoramico ampliato a molte incarnazioni potremmo osservare che le cause di quello che viviamo attualmente deve essere collegato al periodo dell’ultima incarnazione che abbiamo vissuto.

Per questo dobbiamo conoscere il meccanismo che regola la legge della causalità per capire la realtà delle concatenazioni karmiche. Comunemente si pensa che il pensiero è innocuo e che si può pensare tutto quello che vogliamo senza paura di far del male a nessuno, ma non è vero. Chi conosce la prospettiva spirituale sa che il pensiero produce degli effetti che possono essere ancora più potenti di un’azione concreta e tangibile.

I pensieri e i sentimenti degli uomini producono degli effetti nel mondo, perciò un pensiero d’amore rivolto a qualcuno produce effetti diversi da un pensiero di odio. Mandando un pensiero d’amore è come se inviassimo un fiore pieno di luce verso l’oggetto del nostro amore. Il fiore luminoso si avvolge intorno al corpo eterico e al corpo astrale del destinatario. Ma se mandiamo un pensiero di odio è come se avessimo inviato una freccia avvelenata verso il corpo eterico e il corpo astrale chi odiamo.

Il mondo astrale si comporta in modo diverso nei due casi, perché ogni azione produce un effetto diverso nei mondi spirituali. Lo stesso pensiero inviato da due persone tende a rafforzarsi perciò il mondo spirituale diventa più articolato e ricco. Invece due pensieri contrastanti entrano in conflitto perché le polarità sono diverse perciò tendono a scontrarsi e producono delle distruzioni, dei conflitti che rimbomba nei mondi spirituali come lotta e disarmonia.

Le distruzioni più potenti sono quelle prodotte dalle menzogne che vanno viste come delle ulcerazioni che si manifestano nell’organismo energetico di chi le pronuncia. Le menzogne riescono a uccidere le formazioni astrali che sostengono l’evoluzione perciò, in senso occulto, la menzogna è paragonabile all’omicidio. La menzogna, non solo riesce a distruggere la sostanza astrale ma corrisponde a un suicidio perché chi mente accumula un karma negativo sopra di sé.

Ma anche le inclinazioni, il temperamento e le tendenze predominanti oltre che i loro pensieri sporadici di odio e amore degli uomini influiscono sia sul mondo astrale che su quello celeste. Il temperamento triste crea delle ombre che turbano il mondo astrale e anche il mondo celeste, invece il carattere lieto diffonde luce e gioia. Questo accade perché non siamo mai esseri isolati ma siamo sempre connessi con il mondo astrale e con quello celeste inferiore e superiore, perciò è facile capire quali perturbazioni producano le persone aggressive o tristi. I mondi spirituali sono connessi con la vita degli uomini perché, nella sostanza eterica, si imprimono tutte le nostre azioni ed esse si trasmettono agli strati superiori.

Sappiamo pure che, mentre l’essere umano si prepara per scendere in una nuova incarnazione, egli si forma e struttura un nuovo corpo astrale. E mentre i suoi pensieri e sentimenti si inseriscono nel mondo astrale, si diffondono e si imprimono in quel mondo molte tracce del suo essere. Perciò, se ha pensato in modo positivo otterrà un buon corpo astrale, invece se avrà pensato in modo negativo otterrà un corpo astrale non troppo buono.

Invece, il temperamento che è collegato al mondo celeste inferiore contribuisce a forgiare il corpo eterico con la medesima regola. Le nostre buone azioni agiscono sui mondi celesti superiori e determinano il corpo fisico che dovrà portare l’essere umano verso un luogo determinato. Perciò, tutto il male che avremo fatto agli altri agisce sui mondi celesti superiori e, quando entriamo nel corpo fisico, l’azione di entità superiori agisce affinché veniamo spinti verso l’ambiente, le parentele e i luoghi dove dovremo affrontare fisicamente le conseguenze delle nostre azioni passate.

E tutte le azioni fisiche che non ci avranno toccato intimamente agiranno nella vita futura mostrandosi nel nostro corpo astrale, perciò attireranno i sentimenti e le azioni corrispondenti. Se abbiamo speso bene la vita e abbiamo fatto molte osservazioni che ci avranno fatto accumulare molta conoscenza avremo, in futuro, un corpo astrale che è dotato di speciali e numerosi talenti. Vediamo come tutte le esperienze del presente si manifesteranno nel corpo astrale dell’incarnazione futura. Invece i sentimenti, il piacere e il dolore agiranno formando il corpo eterico e ne determineranno una tendenza che sarà destinata a durare nel tempo.

Chi avrà sperimentato la gioia avrà un corpo eterico dal temperamento tendenzialmente molto gioioso. Chi si sarà preoccupato di compiere molte buoni azioni sviluppando dei sentimenti nobili, avrà la tendenza a fare solo buone azioni e sarà dotato di una coscienza molto evoluta con forti tendenze morali. Le caratteristiche e le tendenze che coltiviamo in modo duraturo vengono accumulate nel corpo eterico e produrranno degli effetti visibili sul futuro corpo fisico.

Solitamente chi gode di una buona salute e possiede una forte resistenza alle malattie ha vissuto vite virtuose, mentre chi si ammala spesso dimostra che ha ereditato il peso delle sue cattive tendenze del passato. Ma ci sono anche dei casi particolari, ma per ora si parla solo delle regole generali della legge di causalità per mezzo della quale si costruisce il destino. Se abbiamo amato molto la vita e abbiamo avuto uno sguardo sempre benevolo per tutto quello che ci circondava avremo un corpo fisico che si conserva forte e giovane per molto tempo.

Una vita spesa a odiare, a parlare male, a criticare e disprezzare tutto e tutti si mostrerà in un futuro corpo fisico che invecchierà presto e si conserverà male. Vediamo che le passioni e il temperamento cioè le nostre caratteristiche interne di una vita diventano delle caratteristiche esterne, in future incarnazioni. Conoscendo il senso di queste correlazioni comprenderemo che le cose si mostrano in modo molto diverso da come le avevamo immaginate, e da come vorremmo che fossero.

Quando qualcuno si lamenta per aver vissuto una vita colma di difficoltà e di sofferenze, dovrebbe sapere queste cose. Così si potrebbe riflettere sul fatto che tutto il suo dolore e le sue difficoltà diventeranno la saggezza e la coscienza superiore che avremo nella futura incarnazione. Nessuno può pensare che la saggezza si possa ottenere senza aver superato il dolore e le difficoltà, perciò anche la malattia fisica va affrontata così. Chiaramente ci sono anche altri tipi di malattie che insorgono per cause esterne, e non per ragioni karmiche.

Ma, in via generale, le malattie sopportate con molto coraggio nel presente doneranno, nella vita futura, una grande bellezza fisica. La bellezza fisica degli uomini viene conquistata sempre attraverso la sopportazione di gravi malattie. Risulterà strano che la bellezza sia conquistata per mezzo di infermità e di gravi menomazioni che furono affrontate in passato, ma tra questi elementi esiste una correlazione karmica di ricompensa. Si può dire che chi avrà accumulato delle cattive disposizioni dell’anima svilupperà una forte disposizione per le malattie, perché tutte le azioni che abbiamo compiuto ritorneranno verso di noi, nelle vite future.

Si vede che l’interno diventa l’esterno, infatti le emozioni che abbiamo conservato nel nostro corpo astrale si mostreranno nel nostro corpo eterico. Le tendenze e le passioni più durevoli che abbiamo radicato nel nostro corpo eterico ricompariranno nelle disposizioni mostrate nel corpo fisico. Tutto quello che abbiamo fatto per mezzo del nostro corpo fisico ricomparirà come il destino della nostra vita futura.

Se potessimo osservare il destino vedendo tutte le nostre incarnazioni vedremo che l’esistenza precedente determina sempre le linee fondamentali della vita futura. A volte vedremo che gli effetti del destino che abbiamo costruito non si mostrano nella vita immediatamente seguente, ma si presenteranno dopo alcune vite. Questo accade perché ci sono degli esseri spirituali che ci dirigono e che agiscono affinché l’essere sia guidato verso il luogo in cui il suo destino lo possa raggiungere e possa agire nel modo più efficace.

Buona erranza
Sharatan

venerdì 11 ottobre 2013

Rinascere



“Come l’argilla nelle mani del vasaio, così sono gli uomini
nelle mani del Creatore che li modella come preferisce,
e assegna loro un destino in base alle sue decisioni.”
(Siracide 33, 13)


Una miriade di perle di consapevolezza è inserita nella trama dell’organismo cosmico. Gurdjieff dice che il cosmo è formato da una infinita serie di sistemi e di sottosistemi, e che i cosmi sono formati da reti di energia differente e queste energie sono usate per far evolvere gli organismi.

Nell’organismo cosmico in continua espansione vivono dei frammenti di coscienza che devono individuarsi e assumere qualità specifiche e capacità divine. Secondo questa idea, gli uomini sono esseri spirituali che vanno verso uno sviluppo spirituale, perciò gli esseri che sono più avanti aiutano chi è restato indietro. Quando gli esseri più avanzati offrono l’aiuto, anch'essi accrescono la loro consapevolezza.

Il sistema reticolare del cosmo prevede che tutto sia collegato, infatti le più antiche visioni spirituali insegnano che il cosmo è una grande “fabbrica” che crea gli dei. Nell'induismo credono che il Creatore ha formato con parti di Sé tutta questa miriade di gocce di coscienza che procedono lungo dei percorsi evolutivi diversi.

Questo cammino duro e lungo procede con una evoluzione progressiva, infatti il karma scorre nel corso di molte vite successive. Lo sviluppo da “creatura” a “Creatore” avviene con molte discese dal mondo spirituale e molte ascese dal mondo terrestre, perché inizialmente siamo solo un punto di coscienza e poi diventiamo una splendida perla.

Il nucleo di sentire diventa il seme che è come un sasso che l’ostrica trasforma nella perla o nel fiore d’Oro degli alchimisti cinesi. Dobbiamo immaginare un piccolo nucleo che è circondato da un alone luminoso, dobbiamo immaginare che il nucleo diventa più denso e più grande mentre l’alone diventa più luminoso.

Se, nella vita terrestre, abbiamo coltivato quello che c’è di più nobile, porteremo via con noi tanto nutrimento per accrescere il nucleo cioè la nostra coscienza. Ma se non avremo prodotto molto, avremo ben poco con cui nutrirlo e farlo crescere, perché quando torniamo nei mondi spirituali, tutto il buono che abbiamo fatto viene consolidato all’interno del nostro essere.

Tutto quel bene diventa la parte nuova della vita precedente che deve essere integrata nel vecchio nucleo, perché ogni vita ci fa crescere e ci trasforma. Ciò che avremo sarà il giusto riconoscimento dei nostri sforzi, perché sarà quello che abbiamo meritato nel pareggio del bene e del male. Il karma pareggia e rimette sempre in ordine quello che abbiamo scombinato.

Steiner dice che il karma è la “legge spirituale delle cause” essendo la legge che determina la causa da cui derivano i determinati effetti che ne seguono. Ma, dicendo che un effetto deriva da una causa rischiamo di fraintendere il collegamento tra le due cose, perché per crederlo dobbiamo vedere le due cose assieme e immediatamente collegate. Non comprenderemo mai il concetto di karma se ragioniamo in modo così limitato.

Dobbiamo capire che un’azione ricade sempre su chi l’ha provocata o perlomeno se questo è rimasto lo stesso. Ma se accade qualcosa che il soggetto non ha avuto nessuna intenzione di causare, il nesso tra la causa e l’effetto trascenderà il campo del karma. La volontarietà delle azioni è un concetto importante.

Come pure è rilevante il fatto che il karma produce un effetto soprattutto interiore, perché l’azione esterna avrà la funzione di procurare un effetto interno rilevante su chi la subisce. Ma l’effetto dipenderà dalla differenza di reazione collegata alla psicologia delle persone, perché ognuno capisce e reagisce a suo modo.

E se ognuno capisce diversamente quello che gli accade, è chiaro che la medesima azione provoca delle reazioni diverse. La reazione, la macerazione interna e il significato specifico dell’esperienza saranno diverse per ciascuna persona. Dobbiamo sapere che, nell’attuale livello di evoluzione degli uomini, l’attività del corpo fisico, del corpo eterico e del corpo astrale sono connesse, perciò dov’è attivo il corpo astrale le impressioni esterne diventano dei processi interni.

Il corpo astrale unisce il mondo esterno a quello interno, perciò ogni azione esterna si ripercuote sul nostro corpo astrale. Il tipo di vita che facciamo si ripercuote sul nostro corpo eterico, e anche il modo con cui lo farà dipenderà da ciò che abbiamo inserito nel corpo astrale in passato.

Con questo si capisce perchè il corpo eterico viene modificato dalla vita che facciamo, infatti esso è condizionato dalle gradazioni di bene e di male che facciamo. E tutto questo che ne consegue si imprimerà anche sul corpo fisico. Al momento della morte, il corpo fisico viene lasciato e il corpo eterico resta collegato solo al corpo astrale e all’io.

Poi decade anche il corpo eterico, ma resta un estratto del nostro corpo eterico cioè resta l’essenza di quello che l’uomo ha accolto interiormente durante la vita. Questo è quello che resta e che l’uomo trattiene in sé, e che rielabora finché non viene il tempo adatto per una nuova nascita.

Quando l’uomo affronta la nuova nascita, l’essenza del suo corpo eterico viene riversata nel nuovo eterico, perciò essa compenetra il nuovo corpo eterico che viene formato. Il nuovo corpo eterico porterà in sé il ricordo della vita precedente e “siccome il corpo eterico è l’edificatore del nuovo organismo dopo una nuova nascita, tutto questo si imprime adesso anche nel corpo fisico”, dice Steiner a questo riguardo.

Tutto questo accade perché il corpo fisico deve mostrare la traccia di quello che l’uomo è stato. Perciò vediamo che non solo il corpo astrale, ma anche il corpo eterico viene impregnato e intessuto dalle azioni compiute nelle vite passate.

Nella vita viviamo esperienze di tipo cosciente, ma le sperimentiamo anche in modo inconscio. Le nostre impressioni diventano dei sentimenti che si imprimono nella parte cosciente, ma esse penetrano anche nelle parti più profonde del corpo fisico ossia a livello somatico e viscerale.

Tutto quello che penetra nell’uomo e che filtra nell’inconscio condiziona maggiormente tutta la nostra vita intima. Se un’impressione viene vissuta in modo cosciente trova l’opposizione della coscienza, perciò la sua azione risulta attutita, ma questo non avviene se l’impressione penetra attraverso l’inconscio.

Tutto quello che agisce sull’inconscio non trova la difesa della coscienza, perché essa viene scavalcata. La vita umana ha una ricchezza di sfumature che sarebbe impossibile descrivere, perché la parte inconscia è molto più ricca della parte che percepiamo in modo cosciente. Le caratteristiche dell’essere che impersoniamo dipendono da una serie incredibile di fattori.

Quando l’uomo è nel mondo astrale e quando viene costruito il suo nuovo corpo astrale accade che, la sostanza astrale che è distribuita irregolarmente, si viene ad aggregare formando delle forme e delle figure specifiche che sono determinate dal grado di evoluzione che l’anima ha raggiunto. Il nucleo dell’essere funziona come un magnete che calamita la sostanza astrale attorno a sé, perché la formazione del corpo astrale dipende dalla forza che l’anima ha acquisito con l’evoluzione.

Invece la formazione del corpo eterico non dipende soltanto da questo fattore, ma dipende anche dall’azione di alcuni esseri spirituali. Per questo si hanno sempre dei corpi astrali che sono adatti, mentre non sempre il corpo eterico è in armonia con il corpo astrale. Se non c’è l’armonia tra i due involucri, ne conseguono delle disarmonie e delle insoddisfazioni nella vita.

Un uomo nasce bene se gode dell’armonia che sente tra tutti i suoi involucri, perciò se è in armonia anche con il suo corpo fisico. Non si può fare un buon uso del cervello se il corpo fisico non è inserito correttamente nel suo ambiente. Vediamo che ci sono dei condizionamenti nella scelta, infatti in base alle caratteristiche dell’uomo si riveste con un diverso corpo astrale.

La sostanza astrale lo attrae verso un certo tipo di individui, nella vita terrena, mentre il corpo eterico lo attira verso un certo popolo e un certo tipo di famiglia in seno a cui rinascere. Il modo con cui è costruito il corpo astrale lo porta verso la madre, perché l’essenza, la sostanza e la struttura del corpo astrale sospingono verso la madre.

Il suo Io lo spinge verso il padre, perché l’io sente una particolare attrazione per la figura paterna. Quando il corpo eterico tende al popolo e alla famiglia, il corpo astrale tende alla madre e l’io verso il padre, l’uomo è pronto per l’incarnazione. Attualmente l’io rappresenta la volontà e gli impulsi senzienti, mentre il corpo astrale rappresenta la fantasia e il pensiero, perciò le prime caratteristiche si ereditano dal padre e le seconde si ereditano dalla madre.

L’individuo ha cercato la coppia di genitori che avrebbero fornito un corpo fisico, ma spesso si deve accontentare di quello che trova. Per quanto riguarda il corpo fisico è ancora più valido quello che vale per il corpo eterico, perciò è ancora più difficile che esso si sviluppi in armonia con tutto il resto. Chiaramente, più si è progrediti e più si può fare autonomamente il corpo fisico che pensiamo essere il più adatto per la nostra vita. Ma finché non siamo ad un certo livello di evoluzione questa libertà ci viene negata!

Più siamo evoluti e più libertà avremo di plasmare a nostro gusto il germe del corpo fisico che indosseremo. Le sostanze del corpo fisico si rinnovano continuamente, ma resta invariata la sua forma, perciò nella vita dobbiamo continuamente ricreare la sostanza mutabile. Quello che sviluppiamo a livello spirituale è un tesoro che viene conservato e che agisce nella formazione del nuovo organismo, perciò anche la nascita è una trasformazione e un cambio totale di materia.

Secondo Steiner, l’essere rinasce come maschio o come femmina per la necessità di sviluppare certe proprietà dell’anima, infatti la donna è diversa dall’uomo perché è disposta maggiormente ad avere esperienze psichiche rispetto all’uomo. L’uomo è un essere più intellettuale e materialista, mentre la donna ha elementi più psichici ed emozionali, perché queste caratteristiche sono insite nella natura di maschio e di femmina.

La donna percepisce meglio le sfumature della vita e le fa penetrare maggiormente nella sua anima. Quando viviamo il periodo tra la morte e la nuova nascita, vediamo che alcune proprietà dell’anima agiscono nella successiva organizzazione corporea. Ebbene, tutto quello che ha avuto una forte connotazione psichica ed emozionale va a imprimersi nell’interiorità perciò fa una presa maggiore, perciò agirà maggiormente sul nuovo corpo e lo impregnerà in modo più intenso.

L’uomo vive molte esperienze concrete, ci dice Steiner, ma quelle esperienze entrano meno profondamente nella sua anima rispetto a quello che avviene nella donna. Nella donna ogni cosa diventa parte dell’anima, perciò una vita vissuta come donna è più intensa perciò influisce di più sulla vita futura.

Perciò, la vita come donna fa penetrare più profondamente le esperienze producendo una forza che s’impone nel futuro corpo che – a causa di questa forza – produrrà un futuro corpo maschile. Un organismo maschile viene formato dalla forza con cui l’anima riesce a plasmare la materia, perciò nell’occultismo si dice che l’uomo è il karma della donna. Infatti l’organismo maschile della vita successiva è sempre il frutto della precedente vita come incarnazione femminile.

L’organismo maschile, dice Steiner, ci offre una maggiore affinità con l’elemento materiale, mentre la vita nel corpo femminile dona una interiorità più duttile che percepisce meglio gli aspetti spirituali. La donna è più ricettiva agli aspetti spirituali della vita, ed è più sensibile a percepire l’influsso dello spirito, perciò il fatto di nascere alternativamente nei due sessi deve aiutarci ad equilibrare la percezione della materia e dello spirito.

L’organismo maschile ha più difficoltà a immedesimarsi con l’aspetto spirituale, perché è maggiormente collegato al corpo materiale. Il suo essere interiore è ancora più fortemente legato con la materia, perciò la natura maschile risulta più condensata, più compressa e più concentrata, perciò è anche più rigida.

La donna possiede una maggiore duttilità, perciò la donna ha un cervello malleabile e ricettivo. Il suo essere interiore è molto sensibile al mondo spirituale, alle sensazioni. E questo discorso ha valore superiore se riflettiamo sul fatto che un pensiero che è diventato troppo materialistico non sa capire la ricchezza e le sfumature dell’interiorità umana, perciò non capisce le necessità evolutive dell’anima.

La conseguenza della scarsa attenzione alla vita dell’anima si riflette sulla minore possibilità di influire sulla formazione del corpo che avremo nella vita futura. Se in passato non abbiamo accumulato la forza necessaria a svolgere questo è perché l’anima di chi vive come maschio si impregna di meno, perciò dovremo rinascere come essere femminile. Di nuovo vediamo confermato il motto occulto che insegna che la donna è il karma dell’uomo.

Buona erranza
Sharatan