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martedì 29 gennaio 2019

Il karma del giovane monaco



“La virtù della meditazione,
anche durante un breve zazen,
elimina gli innumerevoli errori
accumulati nelle vite passate.
Perché continuare a errare
sui sentieri dell’Inferno
quando siamo così vicini
alla Terra Pura del Buddha?”
(Hakuin)

Un piccolo tempio sorgeva in una radura, nel cerchio di una foresta di pini odorosi di resina. Nel piccolo tempio di montagna viveva un venerabile monaco insieme al piccolo gruppo dei suoi discepoli. Il monaco aveva raggiunto un tale livello di Risveglio che riusciva a vedere oltre l’illusorio specchio del lago delle apparenze.

Una mattina, dopo la consueta seduta di meditazione, riconobbe sul volto di un suo giovane discepolo, il segno della morte imminente. Comprese che il giovane monaco non aveva più molto tempo da vivere e fu mosso a compassione per il suo aspro destino. Di certo la sua morte prematura era dovuta a delle azioni funeste compiute nelle esistenze precedenti.

E oggi, il karma negativo accumulato in passato esigeva di essere scontato con la morte precoce del giovane. Il venerabile bonzo ebbe compassione del ragazzo e gli concesse un mese di congedo dalla vita monastica affinché il ragazzo potesse tornare a casa e stare qualche giorno con i suoi genitori.

Il giovane monaco fu affidato ad una carovana di pellegrini che passavano dal monastero e che, per una fortunata coincidenza, andavano proprio verso la città natale del ragazzo. Dopo un mese, così come si era convenuto, il giovane monaco fece ritorno al monastero e andò a rendere i suoi omaggi al vecchio maestro.

Il vecchio monaco gli chiese come era andato il suo soggiorno in famiglia. Il ragazzo affermò che era stato molto bene insieme ai suoi parenti che lo avevano ricoperto di affetto e di doni per il tempio: era giunto a presentare gli omaggi della sua famiglia.

In effetti, il monaco lo vide pieno di vita e sprizzante di gioia da ogni poro. Ogni traccia di morte sembrava scomparsa dal suo viso, e il vecchio maestro non riuscì a capire come potesse essersi sbagliato perciò gli chiese come fosse andato il suo viaggio.

Il ragazzo rispose: «Il viaggio è stato bellissimo. Abbiamo attraversato alte montagne con un paesaggio bellissimo, abbiamo fatto una marcia estenuante per arrivare in tempo, ci siamo fermati per riposare la notte sotto le stelle risplendenti, ma la bellezza del paesaggio e la gioia di rivedere la mia famiglia mi hanno ripagato di tutti i disagi.»

A quel punto il vecchio saggio gli chiese: «Bene, mi fa piacere che tutto sia andato così bene, Ma non avrai per caso dimenticato di raccontarmi qualcosa? Hai compiuto qualche buona azione che hai fatto? Hai mantenuto un comportamento virtuoso?»

Il ragazzo sembrò riscuotersi ed esclamò: «Ma certo, lo dimenticavo! Durante la marcia e per tutto il viaggio ho sempre tenuto presenti i vostri insegnamenti e sono stato attento a non schiacciare nemmeno il più piccolo insetto. I pellegrini si sono lamentati perché non andavo abbastanza veloce!»

Sul volto del venerabile saggio fiorì un sorriso radioso, perché aveva compreso. Quando aveva scorto sul viso del ragazzo i segni della morte imminente, non si era sbagliato. Con la sua prova di continua attenzione e di compassione, il giovane monaco era riuscito a trasformare il suo karma; aveva ripagato il male riversando solo il bene lungo il suo cammino.

Buona erranza
Sharatan

giovedì 8 dicembre 2016

Meditazioni sull’amore e sulla compassione



“L’amore è l’unica cosa che raddoppia
ogni volta che la condividiamo.”
(Albert Schweitzer)

Come coltivare l’altruismo? Il praticante buddista medita su quattro atteggiamenti mentali che devono essere accresciuti senza limiti: l’amore, la compassione, la gioia per la felicità degli altri e l’imparzialità. Meditare significa familiarizzarsi con un nuovo modo di vedere le cose. La maggior parte di noi non è affatto sintonizzata sulle onde dell’amore altruista. La nostra concezione della vita e le nostre priorità non considerano il benessere altrui come lo scopo principale.

La meditazione comincia con la compassione, la determinazione ad alleviare il prossimo dalla sofferenza e dalle sue cause. Evocare le molteplici sofferenze degli esseri viventi, in un modo il più possibile realistico, fa provare una compassione senza limiti. Mantenere la continua consapevolezza di queste sofferenze potrebbe però rischiare di farci sentire impotenti e scoraggiati: «Come potrò mai, da solo, rimediare a tanto dolore?»

Si passa allora alla meditazione sulla gioia, pensando a quelli che provano la felicità e possiedono grandi qualità umane e a quelli che hanno coronato con successo le loro aspirazioni costruttive. Allora si gioisce pienamente. Questa gioia rischia però di trasformarsi in cieca euforia. È dunque il momento di passare all’imparzialità, per estendere i sentimenti d’amore e di compassione a tutti gli esseri: amici, sconosciuti e nemici, senza distinzioni.

L’ostacolo che possiamo incontrare è quello dell’indifferenza. Ma ci soccorre l’amore altruistico, il desiderio ardente che tutti gli esseri possano trovare la felicità e le cause della felicità. Se questo amore si evolve nell’attaccamento, torniamo a meditare sull’imparzialità o sulla compassione. Facciamo in modo di sviluppare alternativamente questi quattro pensieri, evitando di cadere nei loro eccessi.

C’è poi un altro metodo che consiste nel lasciare che i pensieri si calmino, fino a raggiungere una condizione di vuoto interiore, per far emergere con chiarezza e forza un sentimento profondo di bontà e di compassione, che ci calma la mente. Ogni essere può raccogliere la totalità del nostro amore. Questo amore deve però associarsi alla comprensione dell’interdipendenza di tutti i fenomeni e di tutti gli esseri.

Compassione e conoscenza sono inseparabili come le ali di un uccello. Così come un uccello non può volare con un’ala sola, senza la compassione la conoscenza è sterile e senza conoscenza la compassione è cieca. Chi ha compreso la realtà ultima delle cose è in grado di sviluppare l’amore e la compassione al più alto livello.

Dalla conoscenza scaturisce spontaneamente una comprensione infinita verso chi, prigioniero dell’ignoranza, vaga nel dolore. La compassione del saggio rischiara senza abbagliare, e riscalda senza bruciare. È dovunque come l’aria.

Un giorno Patrul Rinpoche chiese a Lhuntok, uno dei suoi discepoli, di restare in una grotta a meditare sulla compassione. Inizialmente, il sentimento d’amore verso gli altri era un po’ forzato e artificiale. Ma, poco a poco, la sua mente fu conquistata dalla compassione. Sei mesi dopo, Lhuntok vide passare davanti alla sua caverna, un cavaliere solitario che cantando attraversava la valle.

L’eremita ebbe la premonizione che quell’uomo sarebbe presto morto. Il contrasto tra il suo canto gioioso e la fragilità dell’esistenza lo riempì di una tristezza infinita. In quel momento scaturì dalla sua mente una compassione vera, e non lo abbandonò mai più. Diventò una seconda pelle.” (Matthieu Ricard, Il gusto di essere felici, Sperling & Kupfer ed.)

martedì 15 novembre 2016

L'approccio complessivo



“Non ferire chi come te cerca la felicità,
se vuoi essere felice.”
(Dhammapada)

“Un giorno vidi dei giovani che raccoglievano fiori. Non volevano offrirli a nessun dio; stavano soltanto camminando e senza pensarci strappavano i fiori e li gettavano via. Vi siete mai osservati quando fate così? Mi domando perché lo facciate. Mentre camminate spezzate un ramoscello, ne strappate le foglie e poi lo buttate via. Avete mai osservato questa azione involontaria da parte vostra?

Anche gli adulti lo fanno, hanno questo modo di esprimere la loro brutalità interiore, quella tremenda mancanza di rispetto per le cose viventi. Parlano di nonviolenza, ma ogni cosa che fanno è distruttiva. È comprensibile che cogliate un fiore o due per metterveli tra i capelli, o per darli a qualcuno che amate; ma perché strappate i fiori a viva forza? Gli adulti sono imbruttiti dalla loro ambizione, si massacrano gli uni con gli altri nelle loro guerre e si corrompono con il denaro.

Essi compiono azioni ripugnanti e apparentemente i giovani, qui come ovunque, seguono le loro tracce. L’altro giorno ero fuori a passeggio con uno dei ragazzi e siamo giunti vicino a una pietra sulla strada. Quando l’ho rimossa lui mi ha chiesto perché lo facessi. Questo che cosa indica? Non è forse una mancanza di considerazione e rispetto? Voi mostrate rispetto perché costretti dalla paura, non è così?

Scattate prontamente in piedi quando uno più anziano di voi entra nella stanza, ma questo non è rispetto, è paura; perché se davvero provaste rispetto non distruggereste i fiori, rimuovereste una pietra sulla strada, badereste agli alberi e aiutereste a curare il giardino. Ma, che siamo vecchi o giovani, noi non abbiamo un autentico sentimento di sollecitudine. Perché? Perché non sappiamo cos’è l’amore.

Capite che cos’è il semplice amore? Non la complessità dell’amore sessuale, e neppure l’amore di Dio, ma soltanto l’amore, essere teneri, gentili nell’approccio complessivo a ogni cosa. A casa non avete sempre questo semplice amore, i vostri genitori sono troppo occupati; a casa può non esserci un affetto autentico, nessuna tenerezza perciò voi arrivate qui con quel patrimonio di insensibilità e vi comportate come chiunque altro.

Ma come può venire alla luce questa sensibilità che vi rende attenti a non fare nessun male alle persone, agli animali, ai fiori? Siete interessati a tutto questo? Dovreste esserlo. Se non vi interessa essere sensibili, allora tanto varrebbe morire - e la maggior parte delle persone è come se fosse già morta. Anche se mangiano tre pasti al giorno, hanno un lavoro, procreano, guidano l’automobile, vestono abiti fini, tali persone sono come morte.

Sapete che significa essere sensibili? Significa, sicuramente, avere un sentimento di tenerezza per tutto: vedere un animale che soffre e fare qualcosa per lui, rimuovere una pietra dal sentiero perché molta gente ci cammina a piedi nudi, raccogliere un chiodo dalla strada perché qualcuno potrebbe forare una gomma. Essere sensibili significa provare sentimenti per le persone, per gli uccelli, per i fiori, per gli alberi, non perché sono vostri ma soltanto perché siete desti di fronte alla straordinaria bellezza delle cose.

Ma come si ottiene questa sensibilità? Quando siete profondamente sensibili, è naturale che non strappiate i fiori; c’è un desiderio spontaneo di non distruggere le cose, di non far male alle persone, il che significa avere autentico rispetto e amore. Amare è la cosa più importante nella vita. Ma che cosa intendiamo per amore?

Quando amate qualcuno perché quella persona in cambio vi ama, sicuramente questo non è amore. Amare è avere quello straordinario sentimento di un affetto che non chiede nulla in cambio. Potete essere molto intelligenti, superare tutti gli esami, prendere un dottorato e raggiungere una posizione elevata, ma se non avete questa sensibilità, questo sentimento di semplice amore, il vostro cuore sarà vuoto e voi sarete infelici per il resto della vostra vita.

Perciò è importantissimo che il cuore si riempia di quel sentimento affettuoso, perché allora non distruggerete nulla, non sarete crudeli, e non ci saranno più guerre. Allora sarete degli esseri umani felici, e poiché sarete felici non pregherete, non cercherete Dio, perché quella felicità stessa è Dio. Ma perché viene alla luce questo amore? Sicuramente l’amore deve iniziare dall’educazione, inizia dal maestro.

Se oltre a darvi informazioni sulla matematica, sulla geografia o sulla storia, l’insegnante ha in cuor suo quel sentimento di amore e ne parla. Se rimuove spontaneamente la pietra dalla strada e non permette al servitore di fare tutti i lavori più umili, se nella conversazione, nel lavoro, nel gioco, quando mangia, quando sta con voi o da solo, prova quel sentimento strano e ve lo fa notare spesso, allora anche voi sapete cos’è l’amore.

Potete avere una pelle luminosa, un bel viso, potete indossare un bel vestito o essere grandi atleti, ma senza l’amore nel vostro cuore siete esseri umani brutti oltre ogni limite. Quando amate il vostro viso, sia esso anonimo o bello, è radioso. Amare è la cosa più grande della vita, ed è molto importante parlare d’amore, provarlo, nutrirlo, custodirlo; diversamente si dissipa rapidamente, perché il mondo è troppo brutale.

Se da giovani non provate amore, se non guardate con amore le persone, gli animali, i fiori, quando sarete cresciuti scoprirete che la vostra vita è vuota. Sarete del tutto soli e le ombre cupe della paura vi seguiranno sempre. Ma, nel momento in cui avete in cuor vostro quella cosa straordinaria chiamata amore e ne sentite la profondità, la delizia e l’estasi, scoprirete che per voi il mondo si è trasformato.“

(Jiddu Krishnamurti, La ricerca della felicità, Mondadori ed.)

lunedì 28 marzo 2016

Una creatura spirituale



“Una creatura spirituale non è un angelo con le ali, ma qualcosa di infinitamente più grande perché è in comunione con Dio. Voi non dovete vivere come l'essere umano comune, che è in rapporto soltanto con la coscienza dei sensi. La coscienza spirituale consiste nella vittoria completa sulla coscienza umana. Ora, la spiritualità non significa soltanto meditare, ma abbraccia invece un immenso campo di attività equilibrate. Tuttavia la meditazione è il presupposto migliore.

È la strada più diretta per diventare spirituali, la strada più semplice per spiritualizzare la coscienza e porterà nella vostra vita tutto il bene che avete sempre desiderato. Ma, meditare da un lato ed essere arrabbiati o condurre una vita irregolare dall'altro, equivale a mettere i piedi in due barche che vanno in direzioni opposte. Non dovete soltanto meditare, ma anche imparare a comportarvi bene. Avere una coscienza spirituale significa essere in grado di fare quelle cose che rappresentano il vostro principale vantaggio.

Ma io scommetto che il novantanove per cento degli esseri umani non sa in che cosa consista il proprio bene. L'autoanalisi e l'autocritica sono un modo pratico per distinguere il comportamento sbagliato da quello giusto. Tutti dovrebbero tenere un diario mentale. I diari mentali sono di gran lunga migliori dei diari veri e propri che costituiscono motivo di curiosità per gli altri. Molte persone scrivono nel proprio diario bei pensieri e buoni propositi che poi dimenticano immediatamente.

È meglio tenere invece un diario mentale per sorvegliare costantemente i pensieri e le azioni. Ogni tanto, durante il giorno, verificate i vostri meccanismi fisici, mentali e spirituali, per vedere come si comportano. Questo sistema vi aiuterà a sviluppare la coscienza spirituale. Soltanto Dio leggerà il vostro diario mentale. Riempitelo di azioni e di pensieri giusti e diventerà il vostro passaporto per il cielo.

Così, racchiudete nel vostro diario mentale soltanto le cose buone. Non prestate ascolto alle cose negative, non dite cose negative, non pensate cose negative. Evitate di compiere azioni che possano nuocere agli altri; i danni arrecati al prossimo si trasformano in un boomerang e danneggiano soprattutto voi. Il peccato non ha nulla a che vedere con la dinamite che potete fare esplodere a distanza senza subire alcun danno. Il peccato deve essere disinnescato nella vostra anima.

Non siate mai meschini. Non serbate rancore verso nessuno. Preferisco i peccatori dal cuore buono alle cosiddette brave persone, bigotte e senza pietà. Essere spirituali significa avere larghe vedute, saper comprendere e perdonare ed essere amici di tutti. Se dichiarate di essere amici di tutti, deve essere vero. Se offrite la vostra amicizia, dovete offrirla davvero, non dovete mostrarvi gentili o desiderosi di collaborare e provare invece un sentimento contrario.

La legge spirituale è molto potente. Non andate contro i principi spirituali. Non siate sleali e non tradite mai il vostro prossimo. Un amico sa quando essere riservato, quando stare al proprio posto e quando rendersi disponibile a collaborare. Se gli altri sentono la vostra amicizia, se sanno che siete un amico pronto ad aiutarli, avrete un meraviglioso potere che darà forza alla vostra vita. Io ho sempre riscosso la fiducia di tutti.

Il mio guru Sri Yukteswar una volta mi disse: "Se mai dovessi sbagliare, appoggia la mia testa sul tuo petto e benedicimi". Questa era la sua umiltà e la perfetta espressione di che cosa significhi la divina amicizia. Ricordo un ragazzo che frequentava la mia scuola in India, era stato un bambino molto difficile e i suoi genitori lo avevano portato da me. Accettavamo soltanto ragazzi al di sotto dei dodici anni e lui era molto più grande.

Gli parlai con molta sincerità. Gli dissi che le porte della scuola erano sempre aperte e che avrebbe potuto andarsene in ogni momento. Aggiunsi che poteva rimanere soltanto se fosse stato disposto a essere buono. Gli spiegai: "Tu hai deciso di fumare, malgrado il parere contrario dei tuoi genitori. Sei riuscito a sconfiggerli, ma non sei riuscito a sconfiggere la tua infelicità. Come conseguenza del tuo comportamento sbagliato, tu sei il più infelice."

La freccia colpì nel segno. Il ragazzo piangendo disse: "Mi picchiano sempre. " Continuai: "Pensa a ciò che hai fatto a te stesso. Avanti, resterai a condizione che io sia il tuo amico e non certo il tuo guardiano. Fino a quando sarai disposto a correggere i tuoi errori io ti aiuterò. Ma se mi mentirai, non farò niente per te. Le bugie distruggono l'amicizia." Aggiunsi: "Tutte le volte in cui vorrai fumare, non farlo alle mie spalle dimmelo piuttosto, e ti darò io le sigarette." Un giorno venne da me e disse: "Ho una voglia terribile di fumare".

Gli detti i soldi e gli dissi di andarsi a comprare le sigarette. Non credeva ai suoi occhi: “Riprenda il denaro" disse. Lo esortai ad andare, ma il ragazzo non volle. Alla fine, dopo questo tira e molla disse: "Non mi crederà, ma non voglio più fumare." Divenne una brava persona. Ero riuscito a risvegliare in lui la coscienza spirituale. La coscienza spirituale sta nel sincero sforzo interiore di andare controcorrente, verso la vera e definitiva felicità.

Molti dicono di seguire la strada giusta, ma pochi fanno veramente uno sforzo sincero. Non si pretende che diventiate improvvisamente un angelo. Poiché solo l'Assoluto è perfetto, possiamo dire che al cospetto di Dio anche l'angelo migliore è un peccatore. Ma i santi sono quei peccatori che non si sono mai arresi. Quali che siano le vostre difficoltà, se non vi arrendete vuol dire che state progredendo nel vostro sforzo di risalire la corrente.

Combattere equivale a ottenere il favore di Dio. Dovete fare il massimo sforzo. Non fatevi trascinare pigramente dalla corrente della vita. Non potete ingannare Dio perché egli vede i vostri pensieri. Dio non misura il tempo che avete dedicato alla realizzazione spirituale; è l'intensità che conta. Anche se vi siete reincarnati molte volte con un cattivo karma, quando la vostra devozione e la vostra sincerità saranno abbastanza profonde da fare entrare nella vostra coscienza la luce di Dio, tutto il male delle incarnazioni passate sarà bruciato.

Così, anche se i vostri peccati sono profondi come l'oceano Atlantico, fate un costante sforzo mentale per diventare buoni. Per alcune incarnazioni siete stati una creatura umana, ma per l'eternità siete stati i figli di Dio. Non accettate mai l'idea di essere peccatori, perché il peccato e l'ignoranza sono soltanto incubi mortali. Quando ci risveglieremo in Dio, scopriremo che l'anima, la coscienza pura, non ha mai fatto niente di sbagliato.

Non contaminati dalle esperienze mortali, siamo e siamo sempre stati figli di Dio. Possiamo essere paragonati all'oro immerso nel fango, quando il fango dell'ignoranza viene allontanato appare l'oro splendente dell'anima, fatta a immagine di Dio. La coscienza spirituale trae origine da una ferma decisione della mente. Quale che sia il comportamento di coloro che vi circondano, siate buoni. Il vostro più grande nemico siete voi stessi, finché continuate a rimandare il momento in cui cominciare a diventare buoni.

Un tempo mi lasciavo trascinare dalla routine e passavano i mesi senza che io riuscissi a meditare profondamente. Eppure continuai a sforzarmi mentalmente. Progredii velocemente quando mi resi improvvisamente conto che avrei dovuto dominare tutte le mie abitudini ed esercitare la mia spiritualità con maggiore determinazione. Anche voi dovete dominare il vostro comportamento e la vostra coscienza.

Fate le cose che sapete di dover fare e non quelle contrarie alla coscienza spirituale. La coscienza materiale e la coscienza spirituale agiscono secondo modalità opposte. Potete mettervi alla prova per vedere se vi conformate ai criteri della coscienza materiale o della coscienza spirituale. La coscienza spirituale vi suggerisce di includere nella vostra felicità e nella vostra prosperità anche la felicità e il benessere degli altri. La coscienza materiale vi suggerisce invece di fare soldi in qualunque modo e di tenerveli.

Questa depressione ha avuto origine dalla coscienza materiale, che vi consiglia di mangiare la vostra mela e i vostri biscotti. La coscienza Spirituale vi suggerisce invece di condividerli con gli altri. Se qualcuno vi irrita, prendete atto di avere una coscienza materialista. Anche se siete stati maltrattati, dovreste comunque essere pronti a perdonare. Quando perdonate, siete in sintonia con i principi della coscienza spirituale. Perdonare significa offrire al vostro nemico l'opportunità di acquisire una comprensione migliore, mostrarsi vendicativi o irosi vuol dire rendere il vostro nemico più cieco e più arrabbiato.

Potete farvi anche altri nemici perché una persona irata è il bersaglio di tutti. Inoltre, non appena vi lasciate prendere dall'ira cominciate a travisare le cose perché il confortante calore della collera e dei ragionamenti falsi rafforza i vostri sentimenti sbagliati. Non lasciatevi dominare dalla collera. Se avete questa tendenza, eliminatela. È una delle caratteristiche peggiori perché distrugge la spiritualità. È soltanto per il vostro bene che non dovete arrabbiarvi.

La collera distrugge la felicità. Non fate mai salire il vostro termometro mentale. Rimanete interiormente calmi. Controllate l'ira dentro di voi. Non fatele mai trovare posto nel vostro cuore. La coscienza materialista è litigiosa; la coscienza spirituale va d'accordo con tutti. Sforzatevi di essere buoni e allora, automaticamente, indurrete anche gli altri a essere buoni, Questa è la coscienza spirituale.

Siate gentili nelle parole e nei pensieri. Da quando ero bambino non ricordo di essere mai stato intenzionalmente sgarbato. Non criticate. Quando la gente si lamenta degli altri generalmente nutre un senso di rancore nei loro confronti. Gesù ha detto: "Non giudicate e non sarete giudicati'". Se volete giudicare qualcuno, giudicate voi stessi. Se volete parlare dei difetti degli altri, parlate dei vostri. Provate soltanto amore per gli altri nel vostro cuore.

Più vedrete la bontà in loro più la bontà nascerà in voi. Mantenete la coscienza del bene. Per rendere gli altri buoni dovete vedere in loro la bontà. Non rimproverateli. Rimanete calmi, sereni, sempre padroni di voi. Allora scoprirete quanto è facile andare d'accordo. Sono ottimista per quanto riguarda il futuro degli esseri umani perché li amo. Quando amate tutti, vedete Dio in tutti. Se comprendete che ciascuno è un'espressione di Dio, allora essere arrabbiati o scortesi con qualcuno equivale a essere arrabbiati o scortesi con Dio.

Quando siete arrabbiati o meschini o poco compassionevoli innalzate un muro fra la vostra anima e quella altrui. Anche l'arroganza e l'insolenza sono caratteristiche prive di spiritualità e traggono origine da un complesso d'inferiorità. Ammettete per ipotesi che io sia il cuoco di questo ashram e che, se qualcuno mi desse qualche suggerimento sul mio lavoro, io rispondessi di sapere già tutto; la risposta sarebbe una forma di insolenza.

L'insolente rende palesi i limiti della sua conoscenza e anche la sua scarsa educazione. Se volete colpire favorevolmente gli altri, perché denunciate la vostra inferiorità dimostrandovi arroganti e insolenti? In questo modo, dimostrerete soltanto di essere poco educati e poco intelligenti e di avere un carattere impulsivo. L'insolenza e l'arroganza sono forme di ignoranza, abitudini non spirituali allo stato primitivo.” (Paramahansa Yogananda)

sabato 7 giugno 2014

Creare uno spazio



“La virtù che permette di controllare la propria irritazione si chiama pazienza. L’irritazione è inevitabile. Ma ci sono due modi di sentirla. La prima consiste nell’accusare l’altro della propria sofferenza e nell’aggredirlo. La seconda equivale a far nascere una reazione all’irritazione, la doppia benedizione dello spazio e della compassione:

- uno spazio tra sé e i propri pensieri; uno spazio di respiro tra sé e l’altro, lo spazio aperto dell’assenza di reazione;
- compassione per se stessi, poiché l’irritazione è una sofferenza; compassione per l’altro perché la sua collera è un dolore.

Non vi è spazio senza compassione, non vi è compassione senza spazio. Solo colui che si ama e si conosce può amare e conoscere l’altro e quindi non rispondere all’aggressione con l’aggressione, arrestando così il ciclo infernale dell’irritazione. L’ignorante che non ha messo spazio tra sé e i suoi pensieri, non può aprire uno spazio di pace tra sé e gli altri. Lo spazio interiore e lo spazio esterno hanno esattamente la stessa natura pacifica.

L’essere cosciente coglie l’occasione che ogni irritazione, ogni sconforto gli offre per progredire nella conoscenza di sé. Ogni volta che soffre, scopre una nuova zona del suo ego, un attaccamento, un’immagine di sé, un concetto (illusorio) di come le cose dovrebbero essere.
La sofferenza è aggressione di sé. Ogni aggressione del prossimo è la contropartita di una sofferenza dell’aggressore. L’aggressione fa soffrire. L’aggressione segnala il passaggio della sofferenza. La vittima e il carnefice bruciano nello stesso inferno.

Ogni volta che ti arrabbi con qualcuno, crei un mondo di parole dure, di accuse, di violenze, di collera, di sofferenza. Manchi di dolcezza verso te stesso. Ogni volta che ti arrabbi, sei in collera con una proiezione del tuo stesso ego, una persona o una situazione che hai costruito pezzo per pezzo. È un gioco di specchi, un’illusione che ti porta a combattere contro te stesso.

Ogni volta che sei in collera è perché il tuo orgoglio o la tua avidità, o la tua irritazione, o la tua invidia o uno qualunque dei veleni della tua mente è stato stimolato. Non devi prendertela con una persona all’esterno bensì diventare cosciente del tuo punto debole e osservarlo.

Si soffre solo per ciò cui si tiene. Ma possiamo scoprire che ciò cui teniamo è solo un pensiero e che i pensieri sono come sogni. La nostra anima immobile e silenziosa proietta questo mondo su uno schermo di illusioni. Ricordati, quando la collera sale, che il mondo sei tu e dunque ti stai arrabbiando con te stesso.

La stessa ignoranza del vuoto dei pensieri si trova dietro a questi due traccianti della sofferenza: l’avidità e l’aggressione. La stessa intelligenza del vuoto genera lo spazio dei rapporti pacifici: l’amore e la compassione.” (Pierre Lévy, Il fuoco liberatore, Sossella ed., 2006)

venerdì 16 maggio 2014

La compassione è intelligente



"Comprensione e compassione sono fonti di energia molto potenti: sono l'opposto della stupidità e della passività. Se consideri la compassione un sentimento passivo, debole o codardo vuol dire che non sai che cosa sia la vera comprensione, la vera compassione. Se pensi che le persone compassionevoli non oppongano resistenza all'ingiustizia, non la sfidino, ti sbagli: sono guerrieri, invece, eroi ed eroine che hanno riportato molte vittorie.

Devi essere molto forte quando agisci con compassione, con non-violenza, quando agisci in base al non-dualismo: in quel momento tu smetti di agire mosso dalla rabbia, non punisci più, non dai più la colpa all'altro.

La compassione cresce di continuo dentro di te e può portarti alla vittoria nella tua lotta all’ingiustizia. Il Mahatma Gandhi era solo un uomo, non aveva né bombe, né fucili, né un partito politico: la sua azione era fondata semplicemente sulla comprensione profonda della non-dualità, sulla forza della compassione, non sulla rabbia.

Gli esseri umani non sono il nemico: l'altra persona non è il nemico. Il nemico è la violenza, l'ignoranza, l'ingiustizia, in noi e nell'altro. Quando siamo armati di comprensione e di compassione, noi non combattiamo contro gli altri ma contro la loro tendenza a invadere, a dominare, a sfruttare. Non vogliamo ucciderli; però non permetteremmo loro di dominare o sfruttare noi o altre persone.

Tu ti devi proteggere. Non sei stupido, sei molto intelligente e comprendi a fondo le cose: essere comprensivi significa essere intelligenti. L'azione non-violenta che nasce dall'amore non può che essere un'azione intelligente. Essere comprensivi non significa soffrire inutilmente o perdere il buonsenso innato. Immagina di essere alla testa di un gruppo di persone che fa meditazione camminata, muovendosi con lentezza e con armonia.

La meditazione camminata genera molta energia, circondando ognuno di calma, solidità e pace; all'improvviso però si mette a piovere. Continueresti a camminare lentamente, bagnandoti fino alle ossa e facendo bagnare gli altri? Non sarebbe intelligente! Sei un buon conduttore di meditazione camminata e la trasformerai in una meditazione della corsa: manterrai viva la stessa gioia che genera la camminata, potrai magari ridere o sorridere, e così facendo dimostrerai che la pratica non è stupida. Puoi restare in presenza mentale anche quando corri per evitare di infradiciarti!

Dobbiamo praticare in modo intelligente. La meditazione non è un atto stupido; meditare non vuol dire seguire alla cieca la persona che ti sta davanti, qualunque cosa faccia. Per meditare devi essere abile e fare un buon uso della tua intelligenza. Essere gentili non significa essere passivi. Essere comprensivi non significa permettere agli altri di calpestarci, lasciarci distruggere. Tu hai il dovere di proteggere te stesso e gli altri." (Tich Nhat Hanh, Spegni il fuoco della rabbia, Mondadori)

venerdì 22 aprile 2011

Fino all’ultimo respiro



“La pace è frutto della compassione,
matura nel cuore umano per poi risplendere sul mondo”

(XIV Dalai Lama)

Nella sua autobiografia, il Dalai Lama riporta il discorso che tenne a Stoccolma, quando andò a ricevere il Premio Nobel per la Pace nel 1989, e nel discorso dedicò il premio agli autentici valori dell’altruismo, della compassione e della nonviolenza che sono innati nella natura umana, perché la natura umana è ovunque identica. Da qualsiasi parte del mondo, qualunque sia la nostra origine razziale, tutto questo non ha alcuna importanza, infatti tutti ricerchiamo la felicità e vogliamo fuggire dalla sofferenza, in quanto tutti gli uomini hanno stesse paure e gli stessi desideri.

A tutti gli uomini spetta il diritto di poter vivere liberi e di poter decidere del proprio destino personale, perché così è la natura umana: i problemi che opprimono l’uomo, sono causati dall’insensatezza delle scelte umane, perciò è solo con un discorso umano che possiamo sconfiggere i mali dell’uomo. I problemi della guerra, i danni all’ambiente, la fame e la povertà, dice il Dalai Lama, saranno risolti solo con l’impegno dell’uomo, ma avranno una soluzione solo se l’uomo comprende che siamo tutti fratelli, perché siamo tutti membri della famiglia umana.

L’uomo deve coltivare una responsabilità universale e deve pensare in modo olistico, perciò il suo pensare si deve estendere al pianeta che ci è stato affidato; perciò la preghiera del Dalai Lama è dedicata a tutta l’umanità e la sua preghiera è per gli amici e per i nemici. Tutta l’umanità deve costruire un mondo migliore in cui possa regnare la comprensione e l’amore reciproco, infatti tutti insieme possiamo alleviare il dolore di tutti gli esseri senzienti. Chiamare in causa l’umanità significa parlare con il linguaggio universale dell’amore, perché esso è una dotazione comune di tutti gli uomini.

Solo l’amore è in grado di trascendere le differenze e le carenze dell’altro, in quanto solo l’amore è in grado di escludere ogni diseguaglianza e ogni torto perché l’amore sa vedere solo i tratti comuni, perciò solo l’amore ci restituisce tutta la nostra umanità. Il Dalai Lama dice che, sebbene sia ritenuto la reincarnazione di Avalokiteshvara, il bodhisattva della Compassione, lui si sente solo un umile monaco tibetano, perciò sa parlare come parla un semplice uomo e spera che anche tutti gli altri sappiano ascoltarlo come uomini.

Parlando tra uomini sappiamo che ogni differenza di genere è irrilevante, perché “quando operiamo come esseri umani possiamo attingere all’essenziale,”e l’essenziale è che siamo uomini e come uomini nasciamo e moriremo, perciò tutto il resto è nulla. E’ giunto il momento di pensare in termini di umanità, ma ad un livello molto profondo, perciò dobbiamo credere che tutti abbiano il medesimo diritto di essere uomini, perché gli esseri umani sono fatti della stessa carne e del medesimo sangue.

Tutti vogliamo essere felici e tutti vogliamo sfuggire alla sofferenza, infatti siamo tutti fratelli e siamo tutti membri della grande famiglia umana e la felicità di ogni uomo arreca benessere a tutta l‘umanità, perciò aumentando il numero delle persone felici si potrà accrescere la felicità di cui gode il genere umano. L’uomo deve essere consapevole che ogni suo simile condivide “un identico bisogno di essere amato,” perché l’umanità è una medesima casa in cui vivono tanti fratelli con la medesima natura fondamentale.

La nostra casa è su questo pianeta, perciò dobbiamo proteggerlo vivendo concretamente l’esperienza dell’altruismo universale, che è il solo sentimento che può eliminare l’impulso umano di prevaricare i suoi simili. L’uomo deve coltivare la sua natura fondamentale che è costituita di accudimento reciproco, di nutrimento e di amorosa benevolenza, perché promuovere i valori umani fondamentali è essenziale.

Se coltiviamo i valori umani, quando saremo in difficoltà troveremo sempre qualcuno che accorrerà in nostro aiuto e lo farà in modo incondizionato, perché si aiuta senza chiedere nulla e si è amorevoli solo perché l’altro è un essere simile a noi. Ogni uomo è correlato agli altri uomini, e ognuno di noi soffre di un essenziale bisogno d’amore: e questo è il motivo per cui tutti abbiamo bisogno dell’aiuto e dell’accudimento incondizionatoe reciproco.

Non siamo creature fatte di sola materialità, ed è un grave errore credere che tutte le nostre aspettative di felicità siano costituite solo da soddisfazioni esteriori e da beni materiali. Cosa resterà dell’uomo se non riesce a coltivare la sua migliore natura? Che ne siamo consapevoli o meno le cose non cambiano, infatti dalla nascita siamo accomunati da un estremo bisogno d’amore, perché il nostro bisogno è nel nostro sangue.

Un contatto fisico affettuoso, e le cure reciproche ci sono necessarie: l’amore per l’essere umano è essenziale, e nessuno oggetto esteriore è capace di renderci felici come l’affetto che ci viene dispensato, perché la nostra identità e la verità esistono nelle fibre intime dello spirito. Il Dalai Lama indica da anni un cammino di pace e di tolleranza che oggi è ancora più urgente, perché la pace non si può imporre ma si coltiva e si costruisce quando sappiamo sperimentare l’eliminazione di ogni egoismo.

L’egoismo e l’attaccamento sono le forme espressive dell’individuo dipendente e schiavo, e diventare libero e autonomo significa cominciare a sviluppare la vera compassione. La compassione non è l’attaccamento o il desiderio di precludere gli altri, la compassione non esprime un bisogno emotivo di tipo personale, infatti la vera compassione è collegata alla disinteressata sollecitudine per il nostro prossimo.

La compassione non è una risposta emotiva, ma è un impegno d’amore che si può sostenere e mantenere, perciò la compassione non muta anche se gli altri si comportano negativamente, in quanto la compassione sa vedere la sofferenza del fratello che non riesce a vivere felicemente. La compassione non discrimina, poiché viene dispensata senza pregiudizi, infatti sappiamo che tutti cercano di essere felici:, e riconoscere questa esigenza e questo diritto di felicità reciproca ci rende capaci di assumersi la responsabilità della gioia del fratello facendoci percepire la nostra fondamentale affinità.

Tutti gli uomini fanno le identiche esperienze di gioia e di dolore, perciò non esiste alcun motivo per fare delle distinzioni tra gli uomini. Abbinando il nostro spirito all’altruismo universale sappiamo che la compassione non equivale alla pietà, in quanto essa non è riservata solo agli amici e non possiamo differenziare le persone, perché tutti rifuggono dalla sofferenza e sono alla ricerca della loro felicità.

Per questo, dice il Dalai Lama, io offro il mio impegno per vincere quello che opprime l’uomo e la vera compassione è la pacificazione di tutte le tensioni interiori ed è uno stato di calma, di tranquillità e di serenità che sorge nell’uomo, e io sono consapevole che posso aiutare concretamente l’uomo a lenire la sua sofferenza.

La persona compassionevole riesce a creare un’atmosfera affabile e distesa perché tutta la sua persona è accoglienza e comprensione, e tutto il suo comportamento è improntato alla concordia ed è teso alla promozione della pace e dell’armonia. Sappiamo che l’odio e l’ira sono i principali nemici della compassione perché sono sentimenti che sommergono lo spirito dell‘uomo, infatti devono essere dominati perché ci tormenterebbero senza requie e ci impedirebbero di coltivare uno spirito amorevole.

L’ira e la rabbia instillano nell’uomo una grande forza distruttiva, infatti fanno reagire producendo un danno a noi stessi e agli altri, invece è la coltivazione della compassione che rende possibile l’alleanza del cuore e della mente, perché la compassione è l’alleata della pazienza.

Per affrontare le difficoltà è sempre opportuno saper coltivare la compassione perché è un antidoto di qualità che cancella la rabbia e l’ira, anche se qualcuno potrebbe scambiandola per debolezza, ma sono la rabbia e l’ira che ci rendono deboli perché ci donano una forza incerta e instabile.

Restando calmi e mantenendoci schietti, noi possiamo pensare meglio alla soluzione più opportuna. Ci potrebbe essere qualcuno che potrebbe approfittare della nostra amorevolezza, ma noi restiamo insensibili all’attacco essendo pieni di compassione per la debolezza degli altri.

Se è il caso di far valere le nostre ragioni possiamo farlo usando le opportune contromisure, ma restando esenti da malanimo e risentimento verso gli altri, perché coloro che vogliono danneggiarci vedranno ritorcersi contro di loro i loro raggiri e i loro inganni.

Se il nostro distacco è sincero ed è estraneo ad ogni rappresaglia vedremo i frutti della calma e della compassione come frutti perenni e adeguati, però senza pensare che i fatti della vita siano un male oppure un bene, perché tutto è molto relativo.

Vedere la vita in una prospettiva più generale di quella limitata e personale, e saper sorridere dei nostri mali e saper vedere il lato assurdo e grottesco di quelle che ci appaiono come difficoltà preserva la pace del nostro spirito, infatti ogni caso del nostro vivere nasconde un lato evolutivo che ci può aiutare a migliorare.

La pratica della compassione offre le più ampie soddisfazioni infatti, dice il Dalai Lama, perciò “mi sono impegnato di praticare al meglio la compassione fino a ora, e continuerò a farlo fino al mio ultimo giorno, fino al mio ultimo respiro.”

Buona Pasqua di pace a tutti gli Erranti!
Sharatan

martedì 15 settembre 2009

La terapia chiamata compassione


Sì, solo la compassione è terapeutica, perché tutto ciò che è malato nell’uomo nasce dalla mancanza d’amore. Tutto ciò che non va nell’uomo è in qualche maniera collegato con l’amore: o non è stato capace d'amare oppure non è stato capace di ricevere amore. Non è riuscito a condividere il suo essere. Da qui la sofferenza che crea complessi d'ogni genere.

Queste ferite interne possono venire a galla in molti modi: possono diventare disturbi fisici o malattie mentali – ma, di base, ciò di cui l’uomo soffre è la mancanza d’amore. Proprio come il cibo è necessario per il corpo, l’amore lo è per l’anima. Il corpo non può vivere senza nutrimento e l’anima non può vivere senza amore. In realtà, senza amore l’anima non nasce nemmeno – non arrivi nemmeno al punto di pensare alla sopravvivenza.

Tu credi di avere un’anima perché hai paura della morte. In realtà, se non hai amato, non hai mai conosciuto la tua anima. Solo nell’amore arrivi a comprendere che sei più del corpo, più della mente.

Ecco perché sostengo che la compassione è terapeutica. Ma che cos’è la compassione? È la forma più pura d’amore. Il sesso è la forma più bassa dell’amore, la compassione la più alta. Nel sesso il contatto è soprattutto fisico, nella compassione è soprattutto spirituale. Nell’amore, sesso e compassione sono mescolati, fisico e spirituale sono mescolati. L’amore è a metà strada tra il sesso e la compassione.

Puoi anche chiamare la compassione preghiera, oppure meditazione. È in ogni caso la forma più alta dell’energia. La parola compassione è molto bella: comprende in sé passione — la passione dev’essere raffinata al punto da non essere più passione ma diventare compassione.

Nel sesso, usi l’altro, lo riduci a un mezzo, a un oggetto. Ecco perché nella relazione sessuale ti senti in colpa. Questo senso di colpa non ha nulla a che fare con gli insegnamenti religiosi; va molto più in profondità di questo. In una relazione puramente sessuale ti senti in colpa perché stai riducendo la persona a oggetto, a un qualcosa che puoi usare e poi gettare via.

Ecco perché nel sesso percepisci una sorta di schiavitù; anche tu sei stato ridotto a una cosa. E quando sei una cosa, non sei più libero, perché la libertà esiste solo per una persona. Più sei una persona, e più sei libero; più sei un oggetto e meno sei libero. I mobili della tua stanza non sono liberi. Se chiudi a chiave la stanza e torni solo dopo molti anni, i mobili saranno ancora allo stesso posto, non si saranno spostati; non hanno alcuna libertà. Ma se lasci una persona nella stanza, non la ritroverai uguale – nemmeno il giorno dopo o persino un istante dopo. Non puoi rincontrare la stessa persona.

Eraclito diceva anticamente: non puoi bagnarti due volte nello stesso fiume. Non puoi imbatterti due volte nello stesso uomo, è impossibile, perché l’uomo è un fiume, che fluisce continuamente. Non sai mai cosa potrà accadere; il futuro resta aperto. Per un oggetto, il futuro è prefissato. Un sasso rimarrà un sasso, per sempre. Non ha alcuna potenzialità di crescita, non può cambiare, non può evolversi. Una persona non rimane mai la stessa. Può tornare indietro o andare avanti; può andare all’inferno o in paradiso, ma non sarà mai lo stesso. Continua a muoversi, in una direzione o nell’altra.

Quando hai una relazione sessuale con qualcuno, lo riduci a un oggetto. E, nel far questo, riduci anche te stesso a un oggetto; è un compromesso reciproco: “Io ti permetto di ridurmi a una cosa e tu permetti a me di ridurti a una cosa. Io ti permetto di usarmi e tu mi permetti di usare te. Ci usiamo a vicenda; siamo entrambi diventati oggetti”.

Osserva due amanti: quando ancora la situazione non è stabile, quando il romanticismo è ancora vivo e la luna di miele non è finita, vedrai due persone vibranti di vita, pronte a esplorare l’ignoto. Poi osserva una coppia sposata, marito e moglie, e vedrai due cose morte, due cimiteri, fianco a fianco – che si aiutano a rimanere morti, che si costringono a vicenda a rimanere morti. Questo è il conflitto costante del matrimonio: nessuno vuole essere ridotto a un oggetto.

Il sesso è la forma più bassa dell’energia “X.” Se sei religioso, la chiami “Dio”; se sei scientifico, la chiami semplicemente “X.” Quest’energia, X, può diventare amore. Quando diventa amore, inizi a rispettare l’altra persona. Certo, a volte la usi, ma le sei riconoscente per questo. A un oggetto non dici mai grazie. Quando ami una donna e fai l’amore con lei, la ringrazi.

Ma quando fai l’amore con tua moglie, le dici mai grazie? No, lo dai per scontato. E tua moglie ti dice mai grazie? Magari tanti anni fa, quando vi facevate la corte, cercavate di sedurvi a vicenda – forse allora l’avete fatto. Ma una volta che la situazione è diventata stabile, ti ha mai ringraziato? Tu hai fatto tante cose per lei, lei ne ha fatte tante per te, vivete l’uno per l’altro, ma la gratitudine è scomparsa.

Nell’amore c’è gratitudine, una riconoscenza profonda. Sai che l’altro non è una cosa, sai che possiede una sua grandezza, una personalità, un’anima, una sua individualità. Nell’amore dai totale libertà all’altro. Certo, dai e prendi; è una relazione di dare e ricevere, ma sempre con rispetto.

Nel sesso è una relazione di dare e ricevere, ma senza rispetto. Nella compassione, dai solamente; nella tua mente non hai l'idea di ricevere qualcosa in cambio - condividi. Non che non ti arrivi nulla in cambio! Ricevi milioni di volte ciò che hai dato, ma solo come effetto collaterale, come conseguenza naturale. Non è una cosa che desideri e che insegui.

Nell’amore, se dai qualcosa, nel profondo ti aspetti anche che ti venga reso qualcosa. Se non accade, ti lamenti. Puoi anche non esprimerlo a parole, ma si potrà capire da mille dettagli che stai brontolando, che senti di essere stato imbrogliato. L’amore sembra essere una sottile contrattazione.

Nella compassione dai solamente; nell’amore sei grato perché l’altro ti ha dato qualcosa. Nella compassione, sei grato che l’altro abbia accettato qualcosa da te; sei grato perché l’altro non ti ha rifiutato. Eri venuto con dell’energia da dare, con tanti fiori da condividere, e l’altro te l’ha permesso, è stato ricettivo. Sei grato perché l’altro è stato ricettivo.

La compassione è la forma più alta dell’amore. Riceverai in cambio moltissimo – ti dico, milioni di volte quello che hai dato – ma non è quello il punto, non sei lì ad aspettare. Se non ricevi nulla, non ti lamenti. Se ricevi, ne rimani sorpreso! Se arriva qualcosa, è un fatto quasi incredibile. Se non ricevi nulla, non è un problema – non avevi dato il tuo cuore a qualcuno con l’idea di fare un baratto. Elargisci ciò che hai perché ce l’hai, perché possiedi così tanto che se non ne dai un po’ ti sentirai oppresso, proprio come una nuvola carica d’acqua deve esprimersi nella pioggia. La prossima volta, quando una nuvola ha distribuito la sua pioggia e la terra l’ha assorbita, osserva in silenzio, e sentirai la nuvola che dice alla terra: “Grazie”. La terra l’ha aiutata a scaricarsi del suo fardello.

Quando un fiore sboccia, deve condividere la sua fragranza con i venti. È naturale! Non è una contrattazione, un affare; è naturale! Il fiore è colmo di fragranza, cosa può farne? Se tenesse per sé tutto il suo profumo si sentirebbe molto teso e angosciato. L’angoscia più grande nella vita è quella di non riuscire a comunicare, a condividere. L’uomo più povero è colui che non ha nulla da condividere, o che, pur avendo qualcosa, ha perso la capacità, l’arte di condividerla – allora è veramente povero.

L’uomo sessuale è veramente povero; al confronto l’uomo che ama è più ricco. L’uomo di compassione è il più ricco di tutti: è in cima al mondo. Non ha né confini, né limiti. Dà, e poi va per la sua strada. Non aspetta neppure che tu gli dica grazie; condivide la sua energia con grandissimo amore. Questo è ciò che chiamo terapeutico.

Buddha diceva ai suoi discepoli: “Dopo ogni meditazione, sii compassionevole – immediatamente dopo – perché, quando mediti, l’amore cresce e il cuore è colmo. Dopo ogni meditazione, prova compassione per il mondo intero; in questo modo potrai condividere il tuo amore e irradiare quest’energia nell’atmosfera dove potrà essere usata da altri”.

Anch’io vorrei dirvi: dopo ogni meditazione, mentre celebri, prova compassione. Senti che la tua energia sta andando ad aiutare la gente, in qualunque modo ne abbia bisogno. Esprimila! Ti sentirai più leggero, rilassato, molto più calmo e tranquillo, e le vibrazioni che hai espresso saranno di aiuto a molti. Termina la tua meditazione sempre con la compassione.

La compassione è incondizionata. Non puoi avere compassione solo per chi è amichevole con te, o solo per chi è in relazione con te. La compassione, di per sé, è onnicomprensiva. Se non riesci a provare compassione per il tuo vicino, la tua meditazione non ha alcun senso, perché la compassione non ha nulla a che fare con una persona in particolare, ma piuttosto con il tuo stato interiore. Devi diventare tu stesso compassione! Una compassione incondizionata, non indirizzata a qualcuno in particolare. Allora potrai essere una forza di guarigione in questo mondo così tribolato.

Osho