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martedì 30 ottobre 2018

Un piccolo seme



I vasi vuoti fanno molto rumore.
(Confucio)

Guardando un piccolo seme siamo subito propensi a giudicarlo dalle sue dimensioni e, se veramente troppo minuscolo, a ignorarlo. La nostra vita è infatti condizionata in larga parte dalle apparenze. Ci siamo abituati a dare valore solo a quello che vediamo o sentiamo, e su questo basiamo il nostro giudizio.

Se incontri una persona timida, che parla a stento e si comporta in modo schivo, non sei forse portato a giudicarla un essere insignificante, senza personalità, qualcuno a cui non vale la pena di prestare attenzione, di cui non ti importa di essere amico?

Quando hai invece a che fare con una persona sicura di sé, capace di parlare con eloquenza e che sembra avere una risposta a tutto, consideri la sua, una compagnia da ricercare, la vedi come un esempio da imitare. Facendo questo commetti non di rado il più grave errore degli errori.

Se ti sforzassi di penetrare al di là del velo di timidezza, della barriera che separa l’introverso dal mondo esterno, è probabile che troveresti una mente profonda, uno spirito generoso, un cuore pieno d’amore che aspetta solo di essere aiutato a manifestarsi.

Se, d’altra parte, fai attenzione alle parole altisonanti, se scruti al di là della risata contagiosa o dell’atteggiamento eccessivamente amichevole o disinvolto, è possibile che tu trovi una persona timorosa della solitudine, che cerca di nascondere la propria insicurezza, aridità spirituale o mancanza di autentico interesse per gli altri, ammantandosi di qualità che non possiede. Potresti avere a che fare con un corvo travestito da pavone.

Ciò non significa che ogni introverso sia una persona meravigliosa e ogni estroverso un ipocrita, però vale la pena di non fermarsi a quello che appare esteriormente, se non si vogliono commettere grossolani errori di valutazione.

Ascoltando le parole di una persona autenticamente spirituale e semplice, queste ti possono sembrare delle parole normali, senza niente di edificante. Ma se riesci ad andare oltre l’apparente mancanza di profondità, potrei intuire il vero illuminante messaggio che può celarsi dietro l’ovvio.

Un saggio consigliò ai suoi allievi:«Guardate un fiore.» Alcuni pensarono:«Ho cose più importanti da fare. Devo leggere, devo studiare, devo discutere.» Altri, in numero minore, capirono il messaggio e si misero ad osservare un fiore. Andando oltre le apparenze, intuirono verità profonde e progredirono sulla strada della spiritualità più velocemente degli altri. Tu, a chi credi di assomigliare di più? (Le parabole di Anthony De Mello, Piemme ed.)

giovedì 27 settembre 2018

Apparenza e sostanza



“Pochi sembrano accorgersi che gli altri sono loro.”
(Carl Gustav Jung)

Una delle caratteristiche della creazione è la differenziazione. Ogni sasso è diverso da un altro sasso, ogni gatto è diverso da ogni altro gatto e ogni uomo è naturalmente unico e irripetibile, ben distinto da ogni altro suo simile. Questo è un dato di fatto inalienabile.

Ognuno di noi ha un suo corpo, una sua fisionomia e una personalità che è propria a lui solo. Persino i gemelli identici hanno qualche dettaglio che li differenzia. Se pensiamo però alla “sostanza vera” di cui siamo costruiti - la “scintilla divina” - cominciamo ad avere dei dubbi su questa totale diversità.

Man mano che progrediamo nel nostro cammino evolutivo ci rendiamo sempre più conto che ciò che ci differenzia dagli altri è una caratteristica del tutto esterna, è cioè un fatto di apparenza. Io sembro diverso dal mio vicino perché la mia forma fisica è molto lontana dalla sua: lui è basso e io sono alto, lui è biondo e io sono bruno.

Il suo carattere, poi, è l’opposto del mio: io sono calmo e riflessivo, lui è nervoso e impulsivo. Apparenze, non sono altro che apparenze. Quando compro il pane, posso scegliere fra il filoncino, la michetta, il panino all’olio, il pane francese, la pagnotta ecc…

Posso preferire il pane più cotto o meno cotto, quello con più mollica o con più mollica. Differenze sostanziali? No, solo apparenti. Esse sono sufficienti a farmi preferire un tipo piuttosto che un altro, a seconda dei miei gusti, proprio come scelgo per amico una certa persona e non un’altra.

Ma la sostanza? È pane, sempre e solo fragrante, nutriente, buonissimo pane. Così la nostra essenza, che è natura divina, ci rende tutti fratelli, ci rende tutti “uno”. Non solo “uno” fra di noi. Questa unificazione si estende a tutto il creato, agli animali, alle piante, alle cose inanimate.

Vediamo se riusciamo a intuire questo comune denominatore che ci unisce tutti quanti, questo filo d’oro che, emanando dal Padre, si ramifica in infinite manifestazioni. Tutte mantengono però inalterato il principio creativo.

È stato prima intuito dai mistici e poi accertato dagli scienziati, che tutto l’universo è derivato dall’atomo primitivo e unico dell’idrogeno. Da esso, per successive trasformazioni, cioè per evoluzione, si sono formate tutte le altre forme esistenti, prima minerali, poi vegetali, e infine animali fino ad arrivare all’uomo.

Cerchiamo ancora delle prove che ci convincano che io sono te e tu sei me? Siamo diversi come le gocce dell’oceano o come i fiocchi di neve, che hanno forme differenziate, ma che hanno un'unica costituzione atomica, cioè sostanziale. (Anthony De Mello, Il pensiero positivo, Piemme ed.)

sabato 25 febbraio 2017

Illusioni



“Quando il sé si aggrappa all’altro,
è come gettare fango nell’acqua.
Se il sé è mosso dall’altro,
è come se si versasse olio sul fuoco.”
(Han Shan)

“Quando ci si aggrappa a qualcosa, la vita è distrutta; quando ci si afferra a qualcosa, si smette di vivere. È scritto in tutte le pagine del Vangelo. E questo si consegue con la comprensione. Cercate di capire. E capite anche un’altra illusione: la felicità non corrisponde all’emozione, all’eccitazione. Credere che un’emozione derivi dalla realizzazione di un desiderio è un’altra illusione.

Il desiderio è portatore di ansia e prima o poi i postumi della sbornia saltano fuori. Quando si è sofferto a sufficienza, allora si è pronti a capirlo. Vi nutrite di emozioni: è come nutrire di prelibatezze un cavallo da corsa, dandogli torte e vino. Un cavallo da corsa non si nutre così. Quello che serve è cibo buono, solido, nutriente, e anche da bere. Bisogna che lo comprendiate da soli.

Un’altra illusione è che qualcun altro possa fare tutto questo al vostro posto, che qualche sapiente, qualche guru o insegnante possa farlo in vece vostra. Nemmeno il più grande guru del mondo può fare un passo al vostro posto. Dovete farlo voi. Siete voi che dovete agire. Nessun altro può aiutarvi. Siete voi a dover digerire il cibo che consumate, siete voi a dover capire. Nessun altro può capire in vece vostra. Siete voi a dover cercare. Nessuno può cercare in vece vostra. E se quel che cercate è la verità, allora dovete farlo voi. Non potete appoggiarvi a nessuno.

C’è un’ulteriore illusione, e cioè il fatto che sia importante essere rispettabili, essere amati e apprezzati, essere importanti. Molti dicono che abbiamo un’esigenza naturale di essere amati e apprezzati, di appartenere a qualcuno. È falso. Lasciate cadere questa illusione e sarete felici. Abbiamo un’esigenza naturale di libertà, un’esigenza naturale di amare, ma non di essere amati.

È un problema molto comune: «Nessuno mi ama: come posso, dunque, essere felice?» E io spiego a questa persona: «Vuoi forse dire che non ci sono mai dei momenti in cui dimentichi di non essere amata, ti lasci andar e ti senti felice?» Certo che ci sono. Una donna che è intenta a guardare un film. Si tratta di una commedia, e la donna ride a crepapelle, e in quell’attimo benedetto ha dimenticato di ricordare a se stessa che nessuno l’ama, che nessuno l’ama, nessuno l’ama, nessuno l’ama, nessuno l’ama…

Lo stesso vale per tutti voi: finché qualcuno non vi ha detto che non sarete stati felici senza essere amati, desiderati o attraenti per qualcuno. Attraverso il contatto con la realtà si diventa felici. Ecco cosa porta la felicità: un contatto con la realtà, istante per istante. È qui che troverete Dio; è qui che troverete la felicità. Ma la maggior parte della gente non è pronta per sentirsi dire queste cose.

Un’altra illusione è che gli eventi esterni abbiano il potere di farvi del male, che le persone abbiano il potere di farvi del male. Non è così. Siete voi che date loro il potere di farlo. Un’altra illusione: voi siete tutte quelle etichette che la gente vi ha appioppato, o che viete appioppati da soli. Non lo siete, non lo siete! Dunque non dovete abbarbicarvi a esse.

Il giorno in cui qualcuno mi dicesse che sono un genio e che io lo prendessi sul serio, mi troverei in un bel guaio. Capite perché? Perché da quel momento in poi inizierei a essere teso. Dovrei mantenermi all’altezza della situazione, rispondere alle aspettative. Capite? Dunque, l’unica cosa che dovete fare è mandare in pezzi l’etichetta!

Mandatela in pezzi e sarete liberi. Non identificatevi con quelle etichette. Quelle  etichette rappresentano ciò che pensa qualcun altro, ciò che quella persona ha visto in voi in un dato momento. Siete davvero dei geni? Siete degli svitati? Siete dei mistici? Siete dei pazzi? Che cosa importa, in realtà? L’importante è continuare a essere consapevoli, vivere la vita istante per istante.

Com’è meravigliosamente descritto da quelle parole del Vangelo: «Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, né mietono, né ammassano nei granai… Osservate i gigli del campo… non lavorano e non filano.» Queste sono veramente parole mistiche, le parole di una persona che si è destata. E, dunque, perché siete così ansiosi? Siete forse in grado di aggiungere, nonostante tutta la vostra ansia, un singolo istante alla vostra vita?

Perché preoccuparsi per domani? Entrate nel presente. Vivete nel presente. È una cosa che vedrete accadere quando vi sveglierete. Vi ritroverete a vivere nel presente, assaporando ogni momento nell’attimo in cui lo vivete. Un altro buon segno è quando sentite la sinfonia una nota dopo l’altra, senza volerla fermare.” (Anthony De Mello, Messaggio per un’aquila che si crede un pollo, Piemme Ed.)

sabato 27 agosto 2016

La vita del Buddha



“Un giorno Buddha era seduto con intorno tutti i suoi discepoli, quando apparve un anziano e disse: “Quanto tempo vuoi vivere? Chiedi anche un milione di anni e ti saranno concessi!” Senza esitare il Buddha rispose: “Otto anni.” Quando l’anziano scomparve, i suoi discepoli, delusi, protestarono dicendo: “Maestro, perché non hai chiesto un milione di anni? Pensa al bene che avresti potuto fare a centinaia di generazioni.”

E Buddha ribatté con un sorriso: “Se io vivo un milione di anni, gli uomini saranno interessati più a prolungare la propria vita che a ottenere la sapienza.” Avete capito il significato della sua risposta? Gli uomini sono attratti più dalla prospettiva di sopravvivere che da quella di migliorare la qualità della propria vita. E come è vero! Ben pochi sono coloro che investono tempo ed energie per migliorare la qualità della propria esistenza. Potete morire senza aver vissuto.

Gli uomini pensano di essere vivi perché respirano, mangiano, parlano, dialogano, vanno di qui e di là. Non sono morti, è chiaro. Ma sono forse vivi? Di fatto non sono né vivi né morti. Cosa significa in realtà essere vivi? Significa tre cose: essere se stessi, essere ora e essere qui. Essere vivi significa essere se stessi. Nella misura in cui si è se stessi, si è vivi. Possiamo chiederci: “Io non sono io? Chi sarei se non fossi io?”

Può darsi che una persona non sia se stessa, ma una marionetta. Supponiamo di avere un cane. Gli inseriamo nel cervello un recettore elettronico e lo mandiamo dall’altra parte del mondo, in Cina, per esempio. E da qui gli mandiamo dei segnali. Gli diciamo: “Mettiti in piedi!” e il cane si alza. “Siediti!” e il cane si siede. “Accucciati!” e il cane si accuccia.

Tutti si meravigliano: “Cosa succede a questo cane?” Sapete cosa? Esso è soggetto ad un controllo remoto. Questa è l’immagine appropriata per milioni di persone. Le persone vengono a chiedermi consigli per i propri problemi spirituali ed emotivi, e molte volte mi chiedo: “A quali voci stanno rispondendo queste persone? A quali voci del passato?” e incontro persone curiose, depresse, piene di preconcetti.

Einstein ebbe a dire che è più facile disintegrare l’atomo che il preconcetto. Gli uomini non sono se stessi; in un certo qual modo, sono controllati. Con quale risultato? Diventano marionette; si comportano, agiscono e provano sentimenti in maniera meccanica. Non hanno sentimenti vivi, né un comportamento vivo, e non se ne rendono conto. Rispondono a voci di persone, di esperienze che appartengono al passato.

Hanno avuto alcune esperienze che li hanno segnati, che li tengono sotto controllo. Perciò non sono liberi, non sono vivi. Ecco l’ostacolo principale per la vita spirituale. Gesù disse: “Se volete essere miei discepoli, dovete odiare padre e madre!” Ci si scandalizza di fronte a queste frasi di Gesù. Cosa significano? Certo Gesù non voleva dire che dobbiamo odiare i nostri genitori. Poveretti!

Dobbiamo amarli come amiamo tutti gli esseri umani. Il padre e la madre dei quali Gesù parla sono il Padre e la Madre che portiamo radicati nella nostra mente, e che ci controllano. A queste voci mi riferisco! Da esse dobbiamo staccarci, sganciarci. Quando smetteremo di esistere meccanicamente, allora smetteremo di essere delle marionette. Come potremo avere una vita spirituale se non siamo vivi?” (Anthony De Mello, Istruzioni di volo per aquile e polli)

martedì 2 agosto 2016

Dalla tua parte



“Lo spirito dell’infanzia
mette il cielo nelle tue azioni.”
(Dugpa Rimpoce)

“Se riesco a far sì che tu odi te stesso, mi sarà più facile dominarti - e ancor più addomesticarti - e questo è ciò che erroneamente definiamo la nostra “educazione”. La società stessa ti insegna ad essere sempre insoddisfatto in modo da indurti al consumismo, un consumismo che ha sì assicurato dei benefici economici alla società, ma le ha anche fatto pagare un prezzo molto alto: la guerra.

Non potrai mai amare gli altri se detesti te stesso. Amare significa non commettere violenze e rispettare la libertà; l’amore, infatti dice: “Io sono dalla tua parte, non contro di te”. Finché esigiamo di essere un modello adattato a uno stampo che ci va stretto e viviamo con una maschera dietro alla quale celiamo i nostri egoismi, le nostre invidie e le nostre amarezze, genereremo frustrazione e violenza, oltre all’ipocrisia e fomenteremo le guerre.

Ci reputiamo pacifisti, ecologisti e ci scandalizziamo delle torture e dei crimini, ma… hai pensato a come contrastare questo seme di odio intorno a te? Per prima cosa bisognerebbe bandire dal nostro cuore l’amarezza, il disincanto e il disamore che favoriscono l’odio, come rivendicazione delle nostre umiliazioni e delle nostre sconfitte.

Riconoscere questo implicherebbe già iniziare a conoscere l’origine della nostra malattia e a curarla in noi stessi prima che negli altri. Dovremmo toglierci la maschera “delle occasioni” tirare fuori i crucci più reconditi e i desideri inconfessati. Forse così riusciremmo a conoscerci e, una volta accettata la nostra vera condizione, potremmo gradualmente considerare gli altri alla pari senza scandalizzarci delle loro debolezze.

Da qui credo si potrebbe avviare partendo dalle radici, lo sradicamento della violenza. Bisogna tornare ad essere come bambini che non nascondono le loro armi né le loro debolezze, ma dicono in faccia ciò che pensano e, per sfogare la collera, a loro basta tirare un paio di cazzotti e gettarsi a terra, senza che rimangano tracce di rancore.

Per contrastare il seme dell’odio intorno a noi, inoltre, dovremmo riconoscere l’enorme abisso che abbiamo scavato fra il modo di essere e di esprimersi del bambino e il nostro. Mi riferisco ai due mondi che abbiamo separato e opposto l’uno all’altro: il mondo naturale, sincero e spontaneo, e il mondo artificiale, pieno di insidie, di apparenze e di trappole.

Nel migliore dei casi, potremmo arrivare a chiederci se valga la pena di lavorar e di sforzarci così tanto per lasciare ai bambini un mondo così complicato e pazzo sotto ogni punto di vista. Per il momento, dobbiamo avere l’umiltà di fermarci a pensare se non sia più proficuo e sensato ascoltare i bambini, osservarli, comprenderli e imparare da loro, invece di avere la certezza di essere dei modelli adatti perché loro cerchino di copiarci. I bambini sono mutevoli e capricciosi, ma non si vergognano e non cercano di nasconderlo.

Quando Gesù ci chiede di dare la vita per gli altri, vuole che ci allontaniamo dal nostro “ego” per riuscire a offrirci così come siamo alla verità, dove siamo tutti fratelli. Chi è il più grande del Regno dei Cieli? Gesù dice che chi non diventa un bambino non entrerà nel Regno dei Cieli. Perciò, colui che prende atto dei propri limiti entrerà certamente nella fratellanza universale; questi non considererà nessuno inferiore a sé, perché vede la propria piccolezza e perciò sarà mite e umile.

I “grandi” non servono nel Regno dei Cieli perché umiliano e dominano gli altri. Nel Regno dei Cieli “i primi saranno gli ultimi” perché colui che ha una funzione maggiore sarà maggiormente responsabile e quindi servirà gli altri. La grandezza sta nel servire gli altri. quando sei semplice e umile perché non ti ritieni superiore a nessuno e accetti la tua verità, sei più vicino alla saggezza di Dio: “Ti benedico, Padre, perché hai rivelato questo ai semplici e l’hai nascosto ai potenti.”

I bambini crescono con la sensazione di avere dei genitori contro. Tuttavia, se non fai violenza al bambino, nemmeno lui ha voglia di essere violento. La prima cosa da fare per aiutare il bambino represso a cambiar, consiste nel cercar di eliminare dalla sua coscienza la legge che gli è stata imposta: la coscienza del “bene e del male” è il contrario della presa di coscienza.

Prendere coscienza significa svegliare la sensibilità: una sensibilità che non ha bisogno della “coscienza” bensì della coscienza per essere felice. Se sei cosciente, sei sveglio e sensibile a tutto, vedi le cose coscientemente, con gli occhi trasparenti e per quello che sono e così non entra in gioco nessun senso del male e del bene. La verità è.” (Anthony De Mello)

venerdì 1 luglio 2016

Dare voce ai sentimenti



“In ogni anima Dio ha messo un apostolo
affinché la guidi sulla via della luce. Eppure molti
inseguono la vita all’esterno, non accorgendosi
che si trova dentro di loro.”
(Kahlil Gibran)

“Tutti i problemi psicologici hanno la loro radice nell’inibizione. In cosa si distingue una persona normale da una persona sana? La persona normale vive per le norme. La persona sana è come un barbaro: se è felice, lo dimostra in modo tale che chiunque lo vede e lo sente. È sana, ma non si adegua alla società. Come preservare la propria salute emozionale di base e adeguarsi alla società?

Il fondamento della vita è l’emozione. Nella foresta sopravvivono quegli animali e quelle forme di vita che sanno muoversi e uccidere. La persona cortese e inibita si nasconde dietro un albero e aspetta la morte. Interiorizza le proprie paure. La specie umana non sarebbe mai sopravvissuta se fosse stata inibita. I suoi antenati appartengono alla specie più coraggiosa e valorosa.

Una forte personalità non si struttura secondo i parametri della logica e del conformismo. Sa esprimere e comunicare i propri sentimenti. Molte persone brillanti sono opache come acqua sporca. La capacità di esprimere le vostre emozioni determina se siete tipi sani o inibiti. I bambini sono autentici, perché lasciano libero corso ai propri sentimenti.

Un’infanzia ingenua è un’infanzia felice. Se un bambino o un adolescente non può comportarsi come tale, spesso accade che si ritrova a comportarsi da bambino quando sarà adulto. Il neonato viene al mondo libero, sono i genitori a creargli le prime catene, catene dalle quali il bambino fatica a liberarsi. Le vostre catene sono molto strette?

La tragedia sta nel fatto che tutti i malvagi si travestono da amici. L’autorità ha tutto l’interesse a insegnare il conformismo e a manipolare la formazione delle persone. Apparentemente gli uomini hanno un numero maggiore di problemi psicologici rispetto alle donne. Prendiamo il caso della balbuzie. La proporzione è di dieci a uno, a svantaggio del cosiddetto sesso forte. Il livello di stress e di tensione è lo stesso, ma la capacità di assorbimento varia enormemente.

Le donne sembrano avere il permesso da parte della società di esprimere maggiormente i propri sentimenti. Esse possono piangere con più facilità. Parlano il linguaggio dei sentimenti con maggiore scioltezza. Gli uomini no, e ne pagano le conseguenze. Non avete mai notato che, quando si beve, i sentimenti hanno libero corso e -per un breve periodo- ci si sente alleggeriti dai propri problemi emozionali? Ci si disinibisce…

L’emozione è la regola fondamentale della vita. se gli impulsi naturali di qualcuno vengono inibiti, irrompono le nevrosi. Tutti gli animali hanno bisogno di una stimolazione sensitiva. Non esiste nessun animale nevrotico. In un laboratorio, se l’animale è privato di ogni stimolazione sensitiva (tatto, olfatto, gusto, ecc.), o si deprime o diventa iperattivo.

Mantenersi in attività è una forma di stimolazione, ma gli uomini hanno comunque bisogno di stimoli emotivi. Come si ricevono stimoli emotivi? Esprimendo le proprie emozioni. Quando siete fisicamente inattivi, vi date qualche stimolo fisico, camminando, facendo ginnastica, ecc. se vi trovate in uno stato di depressione, correte un rischio emotivo. Così le emozioni torneranno a fluire normalmente. Quando gli stimoli emotivi e sensitivi dentro di noi sono bloccati, allora ci deprimiamo.

Esprimete i vostri sentimenti. Guardate con quale facilità lo fanno i bambini, perché non hanno preoccupazioni religiose, né paure, né inibizioni. Non avrete più bisogno che gli altri vi stimolino emotivamente. Resterete al centro della scena, non vi nasconderete dietro l’albero. Esprimete i vostri sentimenti, senza conferire un’importanza esagerata al fatto che trovino un’accoglienza positiva da parte degli altri, oppure nò.

Perché essere così dipendenti da quello che gli altri pensano? Perché lasciarsi inibire? Nella misura in cui le emozioni sgorgheranno, non avrete più bisogno degli altri, né temerete le loro opinioni, espresse o taciute. Avrete tanta grazia e ricchezza dentro di voi, e qualsiasi momento avrete tanta vita ed emozione a vostra disposizione, che vi chiederete se realmente avrete bisogno degli altri. quando il vostro timor nei confronti di una determinata persona cesserà, sarete liberi.

Potete esaminare se tale timore si è trasferito su qualche altra persona. Con facilità sostituiamo desideri, dipendenze, timori. Se così fosse, avrete bisogno di liberarvi anche da questi. Il vizio dell’approvazione è profondo e mette radici velocemente. Le vostre inibizioni erano semplicemente paure. Come potete essere stati così arrabbiati, colmi d’odio, temendo persino quelle persone che vi dichiaravano il loro amore?

Perché volevate qualcosa che ritenevate necessario per sopravvivere emozionalmente e lo esigevate da quelle persone. È impossibile amare in mezzo al timore o alla disperazione. Volete ancora qualcosa da loro? L’alternativa è: amare o desiderar qualcosa, essere liberi o desiderare che gli altri cambino… Dove abbiamo imparato questo? Vi ricordate di chi vi ha inculcato la vergogna e la paura come valori?

«Non ci si comporta così con un invitato.»
«Scusami, mamma.»
«Allora chiedigli scusa!»
«Mi scusi.»
«Mi vergogno di te; spero che anche tu senta un po’ di vergogna per quello che hai fatto.»

Esperienze ed errori sono normali e salutali; se non ci fossero esperienze ed errori non ci sarebbero rischi. Esisterebbe soltanto il conformismo calcolato. Questa non è vita, né il senso della creazione, né l’esperienza dell’amore, né il messaggio del vangelo. Siamo stati educati per essere infelici. Ci hanno detto: «Pensa prima di parlare.»

Siamo divenuti specialisti nello strappare approvazione, siamo stati abituati a censurare tutto: «Pensa due volte prima di parlare.»«Non esprimere i tuoi sentimenti.»; «Di’ quello che le altre persone si aspettano.»; «Pensa a ciò che gli altri possono pensare.» Ne consegue che più nessuno riesce a esprimere se stesso e la propria vita.” (Anthony De Mello)

lunedì 20 giugno 2016

I filtri della mente



“Quello che sussiste nella mente, viene costantemente filtrato. Quali sono questi filtri? Paure, desideri, relazioni, convinzioni, abitudini e condizionamenti. Essi selezionano ciò che viene percepito dai nostri sensi. Non ho sensazioni reali, ma reagisco alle immagini sostanziate della mia mente. Posso guardare qualcuno, scorgere in lui un americano e provare un sentimento positivo; chiunque altro, guardando la medesima persona, può provare un sentimento opposto. Si vede un essere umano o un’immagine?

Dalla reazione degli altri si può capire se state rispondendo all’impulso del qui e ora o ad un’immagine precostituita. Quando desiderate qualcosa, prestate attenzione a molte cose di cui altri non si rendono conto. Una madre può dormire profondamente anche in mezzo al baccano, ma si sveglia al primo sospiro del proprio bambino. Perché? I suoi sensi filtrano gli altri suoni. Avviene qualcosa dentro di noi. Esiste come un sensore, che agisce su ciò che viviamo. Tale percezione dipende dal condizionamento ricevuto in passato.

Se qualcuno si considera inferiore in un ambito, continuamente capterà segnali che gli confermano la sua idea. Noi ci confermiamo sempre nelle nostre convinzioni. Se penso che gli americani abbiano determinate caratteristiche, percepirò in loro quello che confermerà la mia convinzione. Viviamo quindi con il risultato di tanti processi selettivi, filtri e soggettivismi. In realtà cosa esiste nella nostra mente?

Aggiungiamo alle immagini le nostre costruzioni mentali e valutazioni: “Questo è buono, questo è cattivo, giusto, sbagliato, ecc…” In realtà non esiste né bene, né male negli uomini e nella natura. Esiste soltanto una valutazione mentale imposta a questa o a quella realtà. Queste valutazioni possono essere: quale squadra è buona, quale la migliore, quando una vittoria è buona o quando è cattiva?

In realtà esiste solo un gioco e le persone che vi partecipano, una palla che viene lanciata, calciata, colpita. Palla e giocatori si spostano da una parte all’altra del rettangolo di gioco. A queste azioni gli uomini aggiungono le proprie specifiche valutazioni; fanno il tifo più per una maglia o per un concetto che per la realtà esistente. Applaudono molto più il proprio condizionamento e le proprie preferenze che non la realtà osservata. Non è da sciocchi?

Gli uomini finiscono in questa confusione abituale perché corrono dietro alle cose come sciocchi, senza sapere cosa sono. Alla realtà continuano ad aggiungere i propri filtri, le proprie valutazioni e desideri. Introducono il bene e il male nella realtà come se stessero gonfiando un palloncino. Sostengono che alcune cose sono desiderabili, altre indesiderabili; alcune giuste, altre sbagliate. Le cose però sono come sono, che le capiamo oppure no.” (Anthony De Mello)

martedì 3 maggio 2016

Liberarsi dalla programmazione



“Quello che non esprime niente, a volte rivela tutto.”
(Oscar Wilde)

“Pensa a qualche momento in cui ti sei sentito rifiutato, trascurato e umiliato. Cerca di comprendere la situazione con realismo, guardandola con sincerità e in profondità; se, per esempio, tu non avessi fatto l’offeso, non credi che non ci sarebbe stato nessun rifiuto e nessuna umiliazione? Potresti renderti conto che non c’è stato un atteggiamento di rifiuto o di disapprovazione, ma che cosa ha a che vedere l’atteggiamento altrui con il tuo essere?

Tu non sei quello che sei indipendentemente da ciò che dicono o pensano gli altri. I modi fare, i comportamenti, i pensieri e i sentimenti mutano e tu continui a essere te stesso. Similmente cambiano i pensieri, i comportamenti e i sentimenti delle altre persone, ma queste ultime continuano a essere ciò che sono. Allora, che cosa c’è che ti offende, la persona o il suo modo di fare?

Il modo di fare non può offenderti perché è mutevole e privo di una sua esistenza. I giudizi che le persone danno di te, esprimono molte più cose circa il loro modo di fare e la loro programmazione che non riguardo a te. Non ha senso che tu ti offenda e, in ogni caso, ricordati per esempio il Buddha che, pur essendo ingiuriato, rimase inalterato. Anzi, disse che non poteva essere influenzato dalle offese e spiegò con una domanda: “Quando qualcuno ci porta un regalo e noi non l’accettiamo, di chi è il regalo?”

Della persona che l’ha portato, giusto? Quindi se non vuoi andare in collera, non accettare né l’insulto, né il regalo. Cosa suscita la mia collera? Il fatto che tu non sia conforme alle esigenze della mia programmazione e che non ti vada il mio modo di agire, cosa che trovo priva di logica. Può darsi che io sia animato da buone intenzioni, ma non posso modellare l’altro in base alla mia volontà. Se guardiamo con chiarezza ciò che avviene, ne coglieremo l’assurdità: se qualcuno si comporta male, è all’altro che sale la pressione. Capire bene questo meccanismo è una liberazione. […]

Siamo soliti reagire davanti alle immagini che ci riflettono gli altri. vediamo nell’altro ciò che desideriamo vedere (lo idealizziamo) o proiettiamo su di lui la nostra paura (lo rifiutiamo) e così non riusciamo a conoscerlo nella sua realtà. Che cos’è il peccato? Maggiore è il libero arbitrio di cui disponi, minore è la possibilità di peccare.

Il peccato è una malattia della schiavitù; pecchi se sei schiavo della legge; ma se sei cosciente che Cristo ti ha liberato, sei libero e la libertà di cui parla Gesù Cristo è quella che consiste nello stare svegli: essere responsabili dei propri atti. Prima di cambiare gli altri, cambia te stesso. Pulisci la tua finestra per vedere meglio. Concentra la tua attenzione sulla causa negativa che ti ha fatto soffrire, non su colui che ti ha offeso.

La causa è la programmazione; questa programmazione ti è stata imposta sin dall’infanzia e tu non ne hai colpa e nemmeno l’altro. Quando raggiungerai questo stato, vedrai che tutto quello che accade è positivo, come l’agricoltore che ha dei pozzi d’acqua ed è tranquillo perché non dipende dal fatto che piova o no. Vedrai tutto bene e con tranquillità quando farai conto su te stesso rifiutando la programmazione.

Se non conosci l’origine della tua malattia, non la curi, ma la reprimi e soffrirai sempre per causa sua. Se, invece, ne conosci l’origine, hai già la cura in mano. Qualsiasi vero cambiamento si verifica senza alcun sforzo. La persona umana ha delle favolose energie di riserva per i momenti in cui ha bisogno di attivarle. L’importante è scoprire quanto sta avvenendo in te e intorno a te.

Per sapere che cosa c’è che va male e conoscerne le cause, è importante essere sveglio. Bisogna svegliarsi. È possibile annullare la paura solo cercandone l’origine. Quando qualcuno si comporta bene per paura, significa che è stato addomesticato, ma non ha mutato la causa dei suoi problemi. Continua a dormire.” (Anthony De Mello)

martedì 20 gennaio 2015

La trasformazione interiore



“Come trasformare il vostro essere? Cosa dovete fare? Nulla! Perché il vostro essere si trasformi, dovete vedere. Vedere qualcosa che vi trasformi. Nessuno cambia lavorando solo con se stesso. Voi sapete riparare molte cose e questo è un dono. Quando però tentate di riparare le persone, con ogni probabilità, avrete dei problemi. Voi non dovete fare nulla; dovete vedere le cose in modo nuovo. Il cambiamento avviene attraverso il vedere. La metanoia, il pentimento, poiché il regno di Dio è arrivato!

Pentirsi non significa piangere per i propri peccati; pentirsi significa vedere tutto in modo nuovo, cambiare idea, trasformare il cuore. Come quell’uomo che disse a sua moglie: “Ho cambiato testa!” e quella esclamò: “Grazie a Dio! Spero che questa funzioni meglio!” È così! Letteralmente, un’altra testa, un altro modo di vedere le cose. Un nuovo modo di vedere tutto. Questa è la trasformazione di cui sto parlando. Quando ciò avviene, cambierete, voi, le vostre azioni, la vostra vita. Questo è il fuoco!

Di cosa avete bisogno per vedere le cose in modo nuovo? Non c’è bisogno di forza, non vi si chiede di essere utili; non ci vuole fiducia in se stessi, né forza di volontà, né sforzo. Ci vuole buona volontà, per pensare a ciò che non è abituale, buona volontà per vedere qualcosa di nuovo. E ciò è l’ultima cosa che l’essere umano vuole. Gli uomini non vogliono vedere nulla di differente da quello che hanno sempre visto.

Perciò Gesù incontrò tante difficoltà quando annunciò la sua Buona Novella. Non solo perché era buona. Agli uomini non piace ascoltare cosa buone. Vogliono soffrire, vogliono sentirsi miserabili, per non sapere. Inconsapevolmente gli uomini vogliono produrre la sofferenza. A loro non piace la parte buona della Buona Novella. A loro non piace la parte nuova della Buona Novella!

Siete pronti a vedere le cose in modo diverso? Attenzione: non accettate tutto ciò che vi dico solo perché sono io a parlare, altrimenti non ne riceverete alcun beneficio. Quando vi dirò, non prendetelo per oro colato. Mi piace ricordare un detto di Buddha: “Monaci e discepoli non accettate le mie parole per rispetto”. Fate come l’orefice con l’oro: lo brunisce, lo leviga, lo intaglia, lo lega. Così si fa. Mantenetevi aperti, recettivi e sempre pronti a mettere tutto in discussione, a pensare autonomamente. In caso contrario cadrete nell’immobilismo, nel pregiudizio mentale. Noi non vogliamo questo.

Soffrite? Avete dei problemi? Detestate tutti i minuti della vostra vita? Vi sono piaciute le vostre ultime tre ore, ogni secondo delle vostre ultime tre ore? Se la risposta è no, se la risposta è che state soffrendo e vi sentite inquieti, allora significa che ci sono dei problemi. In voi c’è qualcosa che non va. Qualcosa di serio. State dormendo, siete morti!” (Anthony De Mello, Istruzioni di volo per aquile e polli, Piemme ed.)