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martedì 2 agosto 2016

Dalla tua parte



“Lo spirito dell’infanzia
mette il cielo nelle tue azioni.”
(Dugpa Rimpoce)

“Se riesco a far sì che tu odi te stesso, mi sarà più facile dominarti - e ancor più addomesticarti - e questo è ciò che erroneamente definiamo la nostra “educazione”. La società stessa ti insegna ad essere sempre insoddisfatto in modo da indurti al consumismo, un consumismo che ha sì assicurato dei benefici economici alla società, ma le ha anche fatto pagare un prezzo molto alto: la guerra.

Non potrai mai amare gli altri se detesti te stesso. Amare significa non commettere violenze e rispettare la libertà; l’amore, infatti dice: “Io sono dalla tua parte, non contro di te”. Finché esigiamo di essere un modello adattato a uno stampo che ci va stretto e viviamo con una maschera dietro alla quale celiamo i nostri egoismi, le nostre invidie e le nostre amarezze, genereremo frustrazione e violenza, oltre all’ipocrisia e fomenteremo le guerre.

Ci reputiamo pacifisti, ecologisti e ci scandalizziamo delle torture e dei crimini, ma… hai pensato a come contrastare questo seme di odio intorno a te? Per prima cosa bisognerebbe bandire dal nostro cuore l’amarezza, il disincanto e il disamore che favoriscono l’odio, come rivendicazione delle nostre umiliazioni e delle nostre sconfitte.

Riconoscere questo implicherebbe già iniziare a conoscere l’origine della nostra malattia e a curarla in noi stessi prima che negli altri. Dovremmo toglierci la maschera “delle occasioni” tirare fuori i crucci più reconditi e i desideri inconfessati. Forse così riusciremmo a conoscerci e, una volta accettata la nostra vera condizione, potremmo gradualmente considerare gli altri alla pari senza scandalizzarci delle loro debolezze.

Da qui credo si potrebbe avviare partendo dalle radici, lo sradicamento della violenza. Bisogna tornare ad essere come bambini che non nascondono le loro armi né le loro debolezze, ma dicono in faccia ciò che pensano e, per sfogare la collera, a loro basta tirare un paio di cazzotti e gettarsi a terra, senza che rimangano tracce di rancore.

Per contrastare il seme dell’odio intorno a noi, inoltre, dovremmo riconoscere l’enorme abisso che abbiamo scavato fra il modo di essere e di esprimersi del bambino e il nostro. Mi riferisco ai due mondi che abbiamo separato e opposto l’uno all’altro: il mondo naturale, sincero e spontaneo, e il mondo artificiale, pieno di insidie, di apparenze e di trappole.

Nel migliore dei casi, potremmo arrivare a chiederci se valga la pena di lavorar e di sforzarci così tanto per lasciare ai bambini un mondo così complicato e pazzo sotto ogni punto di vista. Per il momento, dobbiamo avere l’umiltà di fermarci a pensare se non sia più proficuo e sensato ascoltare i bambini, osservarli, comprenderli e imparare da loro, invece di avere la certezza di essere dei modelli adatti perché loro cerchino di copiarci. I bambini sono mutevoli e capricciosi, ma non si vergognano e non cercano di nasconderlo.

Quando Gesù ci chiede di dare la vita per gli altri, vuole che ci allontaniamo dal nostro “ego” per riuscire a offrirci così come siamo alla verità, dove siamo tutti fratelli. Chi è il più grande del Regno dei Cieli? Gesù dice che chi non diventa un bambino non entrerà nel Regno dei Cieli. Perciò, colui che prende atto dei propri limiti entrerà certamente nella fratellanza universale; questi non considererà nessuno inferiore a sé, perché vede la propria piccolezza e perciò sarà mite e umile.

I “grandi” non servono nel Regno dei Cieli perché umiliano e dominano gli altri. Nel Regno dei Cieli “i primi saranno gli ultimi” perché colui che ha una funzione maggiore sarà maggiormente responsabile e quindi servirà gli altri. La grandezza sta nel servire gli altri. quando sei semplice e umile perché non ti ritieni superiore a nessuno e accetti la tua verità, sei più vicino alla saggezza di Dio: “Ti benedico, Padre, perché hai rivelato questo ai semplici e l’hai nascosto ai potenti.”

I bambini crescono con la sensazione di avere dei genitori contro. Tuttavia, se non fai violenza al bambino, nemmeno lui ha voglia di essere violento. La prima cosa da fare per aiutare il bambino represso a cambiar, consiste nel cercar di eliminare dalla sua coscienza la legge che gli è stata imposta: la coscienza del “bene e del male” è il contrario della presa di coscienza.

Prendere coscienza significa svegliare la sensibilità: una sensibilità che non ha bisogno della “coscienza” bensì della coscienza per essere felice. Se sei cosciente, sei sveglio e sensibile a tutto, vedi le cose coscientemente, con gli occhi trasparenti e per quello che sono e così non entra in gioco nessun senso del male e del bene. La verità è.” (Anthony De Mello)

martedì 8 febbraio 2011

I fiori della beatitudine


"Essere, semplicemente essere, è una sfida"

(Tahar Ben Jelloun )


Secondo Osho, l’occidente basa le sue tradizioni e le sue idee su cose morte da molti secoli, per questo l’uomo occidentale sente all’interno del suo essere una sorta di morte. Se ogni uomo si riconosce per la compagnia con cui ama stare, la mente occidentale è ingombrata di troppe cose che sono inutili per guidarlo nella conquista della felicità, e sebbene il suo pensiero riesca a costruire complicate metafisiche, la mente occidentale non è avvezza ad interessarsi della sua essenza interna.

L’uomo è troppo disinteressato a ciò che gli è vicino, perché è un fatto scontato ed è il più ovvio da vedere, perciò l'uomo s’impegna a studiare ciò che è sempre più lontano, infatti è sbilanciato verso lo spazio remoto su cui concentra tutti i suoi interessi. Il punto focale dell’occhio occidentale è sbagliato, infatti la nostra mente si preoccupa solo della periferia e della superficie delle cose, perchè per secoli abbiamo costruito e coltivato delle ideologie, delle pratiche educative e degli strumenti sociali che sono funzionali a sviluppare l’io personale.

Questo stato di cose è fin troppo logico e non ci deve stupire, perché la civiltà occidentale è molto competitiva e gli individui lottano ferocemente per le stesse cose, infatti tutti ricercano i medesimi obiettivi e oggetti, ed è evidente che, se coloro che rincorrono le stesse cose sono troppi, non tutti le possono ottenere. Evidentemente, in un ambiente che vive solo di competizioni nessuno può essere tenero, non puoi essere gentile e non puoi comportarti bene con gli altri, ma devi essere pronto a rispondere colpo su colpo.

Nessuno deve preoccuparsi dei mezzi da usare per raggiungere lo scopo, infatti se il fine è ambito non vi è alcun mezzo che sia inadeguato, e niente è inopportuno se è funzionale ai fini. Tutto giustifica tutto, e tutto è ridotto alla mercificazione dall’etica moderna che è basata sullo sfruttamento, e sulla prostituzione totale delle persone, delle idee e dei sentimenti. Poiché tutto si basa sulla competizione è solo il più furbo e disinvolto che vince perché è carente delle elementari norme di correttezza nel suo comportamento, infatti per vincere devi lottare senza esclusione di colpi sapendo tacitare gli scrupoli.

Se vuoi essere ricco devi guardare la meta concreta, e non devi preoccuparti se stai travolgendo tutto ciò che incontri perché sbarra la strada delle tue ambizioni che diventano infinite come fame e sete inestinguibili, ma le coltiviamo e avanziamo perché conta solo raggiungere la vetta. Tutto quello che conta diventa come rinforzare e consolidare il nostro ego per poter aspirare a essere i primi del mondo, e per essere superiori a tutte le regole e per fare tutto ciò che vogliamo, perché noi siamo quelli che possono e tutti si devono inchinare alla nostra volontà.

Se troviamo l'occasione per una riflessione lucida vediamo come la nostra educazione rinforza l'evoluzione violenta delle persone, perciò anche partendo da prospettive politiche diverse, e pur disponendo del medesimo tipo di materiale umano, seppure si promuovano delle diverse forme di struttura politica e, malgrado diversi tipi di energie personali, purtroppo vediamo sempre i medesimi risultati di violenza e di prepotenza, con delle prevaricazioni consumate a danno di chi viene lasciato ai margini della competizione per essere macinato come un materiale da scarto, perché è troppo debole.

Secondo Osho, anche il modo che gli occidentali usano per salutarsi risente della nostra impostazione culturale alla violenza, perchè nel tendere la mano destra per andare a stringere la mano destra dell’altro dimostriamo la nostra indole competitiva, in quanto la mano destra è quella con cui si impugnano le armi. Tendere la nostra mano per far vedere che è disarmata serve per rassicurare l’altro che le nostre intenzioni non sono bellicose, perciò noi eliminiamo il sospetto di poter subire un’aggressione fisica.

Nelle civiltà orientali si usava congiungere le mani per portarle all’altezza del cuore e poi s'inchinava il capo perché, nell’inchinarsi si onorava la divinità che vive nel cuore di entrambi, in quanto essa abita in tutti gli esseri viventi. Nell’inchinarsi fino a toccare i piedi del maestro si offriva la massima onorificenza sia all’uomo che la riceveva che a colui che la offriva, infatti il maestro era omaggiato per l’onore dei suoi meriti, ma anche il discepolo dimostrava di avere conseguito il puro essere e di avere rinnegato ogni superbia dell'ego, scacciandola dal suo cuore.

Nel rinnegare la presunzione egoica si diventa pura beatitudine, ma la mentalità occidentale non può comprendere una tradizione in cui si rinuncia alla competizione, perché viene insegnato che la morte è migliore della sconfitta e dell’insuccesso. La nostra tradizione coltiva l’individualismo come sviluppo dell’ego, sebbene sia una beffa e un insulto alla nostra intelligenza infatti, se maggiore è lo spazio concesso all'egocentrismo sarà sempre minore il grado di sviluppo dell'individuo, non potendo coesistere entrambi nel medesimo spazio.

Se tutto l’essere si cristallizza intorno ad un “io” troppo rigido non può restare alcuno spazio in cui poter ospitare l’individualità, perché essa deve accrescersi e deve arricchirsi usando le esperienze, e l’individuo non può avere legami con le imitazioni amate dall‘io. E' l’io che teme di confrontarsi per paura di frantumarsi perciò non sa piegarsi, mentre l’individuo non teme gli altri da cui impara, lui non fa confusione e non si sente invaso, poiché nel confronto si sente arricchito e non deprivato delle sue caratteristiche.

L'individuo non perde alcun vantaggio nei riguardi del mondo, anche se deve modificare le sue opinioni, poiché dal cambiamento proviene l'arricchimento, e dall’evoluzione della coscienza proviene una crescita costante. Sapersi inchinare alle ragioni degli altri, dice Osho, è un’azione che fa discendere e riversa dei “fiori di beatitudine” sull'individuo, perché lo fa sentire vivo perciò lo acquieta, infatti nell'essere in condivisione il nostro essere avverte un “silenzio celestiale” che dissolve le oscurità dell’ego.

Nell’inchino orientale vi è la morte egoica perché è la sua completa mortificazione, infatti è solo l'individuo integro che può compiere una gesto simile, in quanto comprende come la condivisione della reciproca divinità offre la consapevolezza dell'essere che è totalmente vivo in noi. La mente occidentale è inquinata dalle lotte, dai conflitti e dalla violenza perché tutti ripetono che ci dobbiamo far valere, che dobbiamo dimostrare il nostro valore, e che il mondo lo deve riconoscere, perciò non possiamo abbassare la guardia, infatti dobbiamo avere un ego sempre più forte.

I politici e gli economisti insegnano che il mondo va trattato senza pietà e con cinismo, perché in un mondo tanto feroce chiunque può piantare un coltello nel fianco, e tutti fanno del male se appena conviene. Così diventiamo sempre più feroci nella difesa dell'egocentricità umana, infatti ci nutriamo di apparenze, usiamo ruoli e vogliamo raggiungere lo “status” migliore con cui l’ego si possa gonfiare per accrescere la sua importanza, in quanto l’ego sa usare solo oggetti materiali per esistere.

L’uomo orientale ha coltivato per molti secoli una via di conquista migliore che spinge l’individuo alla sua realizzazione interna, poiché usa una dimensione in cui gli altri non vanno conquistati o soggiogati, perché l’umano da sottomettere e conquistare siamo noi stessi, e gli altri sono i viandanti che percorrono le strade del mondo come noi. La nostra via di realizzazione non può includere tutti i confini e gli oggetti del mondo, ma possiede la capacità recettiva idonea per contenere interamente la nostra essenza, ed è questa la meta più ambita da realizzare nella vita.

Pascal riflette sulla natura dell’uomo politico raccontando di Giulio Cesare che davanti alla statua di Alessandro Magno si fermò a piangere sconsolato, perché Alessandro a 29 anni aveva conquistato un impero enorme per morire a 32 anni con un destino glorioso di vincitore. Cesare piangeva perché era partito troppo tardi nella conquista, e a 32 anni non era riuscito a conquistare neppure il senato. Pascal riflette sconsolato che la scena è molto patetica, perché Alessandro era tanto giovane che poteva anche illudersi di poter conquistare tutta la terra, ma da Giulio Cesare, che era più anziano, si sarebbe aspettato il possesso di una maggiore saggezza.

Pascal aveva il disprezzo della classe politica, e non stimava l’intelligenza di coloro che vogliono il potere, infatti nell’uomo ragionevole non vi è alcuna volontà di conquistare il mondo perché, supposto che riesca nell’impresa, non si può pensare di prevalere sempre su tutti poiché è una pretesa illogica, infatti Pascal riteneva che il politico fosse un essere dotato di poco cervello. Sebbene la teoria di Pascal sia consolante non possiamo negare che la nostra civiltà non apprezza, piuttosto isola, perseguita e condanna tutti coloro che incitano alla conquista di sé stessi, perché la nostra società ha bisogno della nostra paura per tenerci incatenati al ruolo di schiavi.

L’uomo che non ha paura di essere non può essere schiavo, egli non teme l’isolamento perché si sente sempre incluso in tutto ciò che vive, egli non ricerca conflitti e non usa gli altri per prevalere, perché lo schiavo e il padrone esistono solo nelle culture dei conflitti che sono contrarie alla felicità umana. L’uomo che non ha paura di conoscersi apprezza tutti i confronti ma non si paragona in quanto, un uomo che guarda solo al suo interno, può essere solo Testimone della sua essenza personale.

Buona erranza
Sharatan

mercoledì 13 ottobre 2010

Il buio della violenza


In questi giorni è utile riflettere su quanto la violenza sia insita nell’essere umano, infatti negare che l’uomo abbia questa tendenza prodotta dalla sua arroganza mentale potrebbe essere un rischio con cui sottovalutiamo una delle tendenze più basse che abbiamo. Se valutiamo l’atto più estremo di violenza, cioè la guerra, sappiamo dagli storici che, nell’Ottocento, abbiamo circa 5 milioni e mezzo di morti mentre, nel Novecento, si hanno dai 14 ai 16 milioni di vittime per la 1. Guerra mondiale, e dai 37 ai 44 milioni di morti nella 2. Guerra mondiale: nel corso di un secolo abbiamo avuto l’incremento del 1000 % della cifra delle vittime.

Chiaramente le cifre sono in ribasso sul numero reale, per cui dobbiamo aggiungere le cifre dei morti delle persecuzioni etniche, delle stragi interne ai paesi, perciò i calcoli sulla 2. Guerra mondiale assommano a 58 milioni di vittime. Se a questi numeri uniamo le vittime indirette della 1. Guerra mondiale arriviamo alla vertiginosa cifra di 167 o 188 milioni di persone per cui, la violenza umana sembrerebbe un dato innegabile. Certo è ironico che la nostra civiltà abbia saputo tecnologizzare anche lo sterminio in modo tanto efficace.

L’eliminazioni violenta dell’avversario è una tendenza arcaica dell’essere umano, e non è affatto vero che in questo aspetto l’uomo assomiglia alla specie animale. Conrad Lorenz, in base alla sua esperienza pluridecennale su varie specie animali, afferma in “Il cosiddetto male” che l’animale ha formidabili zanne, artigli e altre armi naturali di distruzione per cui potrebbe infierire sul suo nemico fino a finirlo, ma lui se ne astiene. Nessun animale cerca di danneggiare seriamente il suo nemico nel corso del combattimento, infatti è sufficiente che il nemico sia vinto.

La lotta per il dominio, nelle specie animali, è sempre una forma rituale in cui si deve definire la supremazia nel gruppo, ma non è necessario eliminare fisicamente il nemico, invece l’uomo trova inconcepibile iniziare la guerra senza pensare di vincere distruggendo l’esercito dell’avversario. Comunque possiamo dire che l’uomo moderno ha creato infinite forme di distruzione con le sue tecnologie che si spingono fino alle guerre chimiche e batteriologiche, infatti l’uomo ha sempre fretta sia nel conseguimento del suo bene come del suo male.

La lotta esiste da sempre nella storia umana, e il conflitto è insito nella convivenza sociale, infatti nei tempi antichi si condivideva un sistema di regole in cui, il rispetto per l’avversario era considerato un fatto naturale che non era necessario scrivere, poiché ognuno lo osservava naturalmente, e tutti seguivano dei principi di eroismo, di correttezza e di onore. L’onore era una qualificazione morale suprema che poteva essere perseguita indipendentemente dalla condizione di nascita, per cui era una virtù sommamente ambita.

Leggendo l’Iliade di Omero vediamo due campioni che si fronteggiano per definire le sorti della guerra di Troia, e nessun conflitto avviene mentre Ettore e Achille si fronteggiano anzi, entrambi gli schieramenti avversari seguono immobili l’esito del duello tra gli eroi. In molte guerre antiche esiste la regola del duello dei campioni avversari, infatti gli antichi strateghi avevano ben compreso come una guerra è un fatto psicologico prima che cruento, come pure conoscevano l’importanza dell‘atteggiamento mentale con cui si affronta una battaglia: in tanti esempi vediamo delle guerre interminabili che danneggiano le forze di entrambi gli avversari.

Nel modo con cui l’uomo affronta una guerra si definisce la sua eccellenza morale e fisica, per cui dobbiamo rivedere l’ideale dell’eroe forte e sprezzante con cui l’uomo crede di affermare se stesso, per cui ricorre alla violenza per vincere con delle ragioni che non hanno altra forza che la forzata imposizione o dell’eliminazione fisica dell’avversario. Noi dovremmo invece ricordare che la violenza è una manifestazione di debolezza di chi non ha altre risorse per affermare le sue ragioni per cui, il codardo opprime i deboli e gli indifesi.

Spesso noi crediamo che, nei tempi antichi, vi fosse la mancanza di progresso mentre, piuttosto, tante forme di inciviltà peggiori sono maggiormente diffuse nella nostra società che definiamo civile e avanzata. Indubbiamente, stimolare il senso dell’onore è stato anche strumentale al potere per assicurarsi il braccio di valorosi idealisti, eppure gli ideali della cavalleria medievale erano diffusi come il massimo culto di generosità e capacità di fare bei gesti, come ideale gentile e corretto. Vi era, nell’animo del cavaliere, una cortesia quasi femminile, affermano gli storici, infatti la difesa dell’onore della donna amata era il solvente con cui il duro animo del combattente si raffinava della sua asprezza.

Senza dubbio, l’onore e le regole cavalleresche diventavano un escamoutage sociale per contenere le guerre troppo cruente in tempi in cui la vita umana era tanto labile e incerta, per cui l’istinto umano veniva moderato con un argine sociale e morale. Nessuno onore vi era nel ricorrere a gesti che non fossero nobili, infatti il conflitto doveva avvenire in contesti in cui vi fossero regole certe ma, è evidente, che è sempre stato difficile far rispettare le regole all’essere umano: infelice e sfortunata è la società che dimentica di riflettere sui problemi dell’etica, e sul rispetto delle regole.

In tanti esempi dei tempi antichi noi vediamo generali che rinunciano alle posizioni di vantaggio personale per non contravvenire alle regole di correttezza, e non cadere nella condizione di vergogna e di disonore militare. Nell’uomo moderno vi è la commiserazione leggendo di queste ingenuità, per cui irridiamo ai ridicoli idealisti che accettano di rischiare per un’idealità superata: oggi perdere l’onore non è un difetto se ciò che si ottiene è vantaggioso, infatti si insegna che è sufficiente stabilire un prezzo per ottenere tutto ciò che si vuole.

Si crede che l’onore sia una frivolezza, che le regole siano un noioso intralcio, e che le qualità morali siano delle stupide limitazioni formali, infatti viviamo in un mondo di enorme aridità spirituale in cui i duelli avvengono con i media e i giornali, ma sono più incivili delle sanguinose guerre antiche. L’uomo ha tecnologizzato anche i suoi conflitti, e li ha ottimizzati al punto che possiamo diffondere la violenza con la velocità di un incendio tra le stoppie. Forse siamo evoluti ma, nei tempi primitivi, se il nemico cadeva da sella, l’altro combattente scendeva dal suo cavallo per duellare in parità, e si continuava a lottare entrambi appiedati.

Nel vivere odierno vi è la riduzione delle caratteristiche umane migliori che vengono ridicolizzate, perchè desuete, e si globalizza anche la nostra pochezza morale e umana. In realtà il nostro mondo che soffre dell'enorme miseria intellettuale e morale che rende l’uomo un essere pericoloso per i suoi simili. La condizione d'ignoranza etica può divenire una deriva inquietante per il nostro futuro: io credo che dobbiamo sempre prendere l’esempio dai migliori e non dai peggiori di noi, poiché sono i maestri, e non i furfanti che vengono per insegnare.

Io credo che l’uomo ignorante diventa un arrogante, che l’essere immorale sia un uomo anti sociale, che l’individuo che ricorre alla violenza e alla prevaricazione sia un debole che può reagire in modo incontrollabile, proprio perché non ha la forza della determinazione interna, e che un utile strumento per riflettere sulla stupidità della violenza umana è il saggio di Luigi Zoja “Contro Ismene: considerazioni sulla violenza” con cui impariamo che non possiamo insultare impunemente gli animali attribuendogli dei difetti di cui solo la specie umana dovrebbe vergognarsi.

Buona erranza
Sharatan

martedì 20 maggio 2008

Resuscita la tigre della Tasmania


Ho letto la notizia che sono riusciti a resuscitare la tigre della Tasmania. Lo strano animale si era estinto negli anni ’30 del Novecento e da allora si erano conservati degli esemplari sotto formalina nei musei zoologici. Dopo avere recuperato il Dna, da esemplari non troppo rovinati, prendendo in prestito il corpo di alcuni topi di laboratorio, e con un intervento di ingegneria genetica, i ricercatori delle università del Texas e di Melbourne, hanno creato una chimera. Baffi di topo e scheletro di tigre. L'esperimento, pubblicato sulla rivista Plos (Public Library of Sciences) di oggi, è il primo caso di una specie estinta che torna a vivere. Andrew Pask dell'università di Melbourne, afferma che oggi abbiamo solo 1% delle specie che hanno popolato la terra, per cui la ricerca apre prospettive molto promettenti. Fino ad oggi siamo stati in grado di leggere il Dna, ma non di inserirlo in un’altra specie animale. Ogi ci sono riusciti, prelevando del dna da esemplari ben conservati ed impiantandoli nel corpo di topi di laboratorio. Il prossimo passo sarà la creazione di un cromosoma sintetico e tutto per riesumare l’unico marsupiale carnivolo che conosciamo. Di questo passo entro otto anni avremo il primo esemplare clonato di Tigre della Tasmania.
Leggevo poi una notizia, sempre su La repubblica, di fatti di violenza avvenuti in lucchesia. Nel caso non vi sono extracomunitari o minoranze criminali di qualunque sfumatura o categoria penalmente perseguibile. Ottanta adolescenti sono sospettati di aver profittato di una ragazzina di 14 anni. Citando la notizia: “I racconti degli abusi lasciano senza parole. Non è ancora Niscemi. Non ci sono ragazzine pestate ferocemente, strangolate, gettate in un pozzo. Ma anche in Toscana, sempre così orgogliosa della sua civiltà, è allarme sull'"inaridimento del cuore", sul "deserto emotivo", sul "nichilismo" dei giovani, per dirla alla Galimberti. Adolescenti con un filo di barba, a volte appena più che bambini, in branco si trasformano in stupratori, diffamatori, ricattatori. La ragazzina che cede, che è fragile, che ci sta perché altrimenti rischia di essere bandita dal gruppo o svergognata davanti ai genitori, diventa solo un oggetto da usare, una cosa da disprezzare. I magistrati minorili hanno l'impressione di trovarsi davanti a una mutazione. Le violenze che giungono alla loro attenzione sono quasi soltanto di gruppo e spesso corredate di filmini e di ricatti. Così è accaduto in lucchesia, dove all'inizio le indagini hanno coinvolto un'ottantina adolescenti, quasi tutti minorenni, e dove oggi restano sotto inchiesta in 23. L'inchiesta è partita quando, nella notte di Pasqua del 2004, i carabinieri hanno trovato una ragazzina di poco più di 14 anni seminuda in una automobile con quattro adolescenti. […]Così emergono dieci mesi di abusi e almeno quindici episodi di ammucchiate. Lei sola di fronte a quattro-cinque-sei adolescenti. Lei divenuta lo zimbello dei ragazzi del paese. Lei infamata. Dicevano che aveva l'aids, che bastava chiamarla e lei avrebbe fatto questo e quest'altro di sua spontanea volontà. Racconta ciò che è accaduto con lo sguardo fisso, si sforza di non lasciar trasparire emozioni. E' stata bocciata, non ha amici, a volte è bulimica, a volte anoressica. Soffre. Spiega che era tollerante, che perdonava. Così non è facile distinguere i rapporti in cui era o appariva consenziente dalle violenze vere e proprie. Tutto comincia nel giugno 2003, quando va con un ragazzo al fiume, dove ci sono altri ragazzi e poi ne arrivano altri ancora. Uno ha la telecamera. Le chiedono di fare l'amore con ciascuno di loro. L'assillano e la sfidano. Dicono che deve mostrare la sua abilità. Lei si sente in trappola. Sono in tanti. Si sente debole, da una parte vuole conquistare la loro simpatia, vuole soddisfarli, non le va di essere derisa, dall'altra ha paura di essere picchiata e di non tornare a casa. Cede e viene filmata. Dopo comincia il tormento. Qualche ragazzo la minaccia di far vedere la cassetta ai genitori, qualche altro si offre di aiutarla a recuperare il filmato. La spaventano oppure la ingannano. In tutti i casi le chiedono in cambio di fare sesso. E sono sempre in gruppo. Lei si spaventa, cede, diventa ogni giorno più ricattabile. A 14 anni trattata da ninfomane.
I ragazzi si fanno sotto, sono curiosi di sperimentare di persona quello che si dice in giro. Poi c'è chi si è pentito ed è stato male. Ma la maggior parte, quando è partita la denuncia e si sono mossi i carabinieri, ha risposto nel più triviale dei modi: ci stava. Alcuni, forse, ne erano convinti. Ma chi ha usato il filmino per ricattarla?”
Nessuno commento e una sola domanda: questi di quale specie sono chimera? Questi quale dna animale stanno incubando?
Buona erranza.
Sharatan ain al Rami