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domenica 20 gennaio 2019

Il mercato di sementi



Potete forse trovare un altro mercato come questo?
Dove, con la vostra unica rosa,
potete comprare centinaia di giardini di rose?

Dove,
con una sola semente,
ottenete un’intera foresta?

Con un debole respiro,
il vento divino?

Avete avuto paura
di essere assorbiti dal terreno,
o di essere soffiati via dall’aria.

Ora, la vostra goccia d’acqua se ne va
e si getta nell’oceano,
da dove proviene.

Non ha più la forma che aveva,
ma è pur sempre acqua.
L’essenza è la stessa.

Rinunciare non vuol dire pentirsi.
Vuol dire onorare
profondamente voi stessi.

Quando l’oceano viene a voi
come un amante, sposatelo subito,
fate presto, per l’amore di Dio!

Non rimandate!
L’esistenza non ha in serbo doni migliori.
Nessuna ricerca potrà trovarli.

Un falco perfetto, senza un motivo preciso,
vi si è posato sulla spalla,
e diventa vostro.
(Jalal-ud-Din Rumi)

Secondo una credenza molto diffusa, noi “veniamo al mondo”, di conseguenza continuiamo a far nostra l’idea che il nostro essere e la nostra provenienza siano completamente diversi … ma non siamo separati dal mondo, e invece di “venire al mondo” come un progetto di costruzione, in realtà, deriviamo dal mondo stesso.

Diamo un’occhiata a un susino ed esaminiamo come le susine compaiono al mondo. Si pianta un seme e l’albero cresce, poi fiorisce e infine dà frutti. L’intelligenza che c’è nella susina è anche in questo mondo, non solo, ma è anche nel seme, nel fiore, nella corteccia, nei rami e nelle radici. Ogni singolo elemento del susino ha in sé l’intelligenza della susina.

Così come un susino dà le susine, anche voi avete origine da questo mondo, con la medesima energia che è in ogni aspetto del vostro essere. Se guardaste la Terra da una certa distanza, osservereste che ha rocce, oceani, vegetazione e gente. Voi siete un frutto di ciò che l’universo sta facendo a livello conscio, così come l’onda nasce dall’oceano e la susina dal susino.

Siete un’intelligenza che, sebbene invisibile, è presente in ogni fase della vostra creazione ed esperienza di vita, e si trova, identica, anche in tutte le persone e in tutte le cose del mondo fisico. Alla maggior parte di noi è stato insegnato esattamente il contrario.

Quando si pensa alla creazione, in genere si tende a distinguere il regno spirituale dell’invisibile da quello fisico della materia. Si ritiene, inoltre, che noi siamo il risultato di un atto di costruzione, dunque qualcosa che non deriva dall’universo, ma viene invece introdotto in esso.

Quando riuscirete a vedere voi stessi come un frutto di questo mondo, vi risulterà chiaro che l’intelligenza innata contenuta nel seme della vostra procreazione è un’energia che fluisce attraverso ogni cosa nel vostro mondo. Voi e l’ambiente di quel processo di crescita siete distinti ma contemporaneamente legati.

Siete inseparabili come il vostro respiro e l’aria che respirate, il vostro atto di camminare e il suolo su cui camminate, il vostro pensiero e l’organismo con cui pensate. Come potete notare, tutti respirano la stessa aria, camminano sullo stesso suolo e pensano come un organismo, al pari di voi. E voi siete legati a tutti questi esseri.

Non è un caso che un individuo che vive in un paese lontano, con diverse caratteristiche fisiche esteriori, che parla un’altra lingua, possa, morendo, donare a voi il proprio fegato o i reni o la cornea, ristabilendo così il flusso dell’energia vitale in voi.

Se riteniamo che ciò che è al di fuori di noi non sia noi, e che noi non facciamo parte del processo di popolazione della Terra, coltiviamo un atteggiamento di estraneità e di ostilità. Questa mentalità ci conduce a parlare della nostra conquista dell’ambiente, il che significa che non possiamo trarre vantaggio dalla consapevolezza di essere legati a tutto ciò che esiste. Il bisogno di conquiste ci mette in contrasto con il mondo.

Gli Indiani d’America hanno un detto particolarmente profondo:«Nessun albero ha rami così sciocchi da combattere tra loro». Eppure questo è esattamente ciò che facciamo quando vediamo noi stessi come divisi da tutti gli altri che condividono con noi la stessa intelligenza divina.

Noi deriviamo da questo mondo e siamo il risultato di ciò che la divina intelligenza sta compiendo, e non possiamo mai perdere questo contatto. Potreste pensare a voi stessi come un sintomo dell’universo invece che a un estraneo di questo universo.

Ciò a cui tutti noi pensiamo come allo spirito che dimora dentro di noi, in realtà è la divina, invisibile intelligenza che è causa della nostra stessa esistenza e della nostra origine del mondo. È anche separabile dalla nostra essenza fisica, dal nostro ambiente, da chiunque e da qualsiasi altra cosa in questo universo. Nel momento in cui capite che avete origine da questo mondo come una mela nasce da un melo, vi identificate con l’essenza spirituale …

Non siete un lampo improvviso e momentaneo di consapevolezza incarnata in mezzo a tenebre eterne, siete un’essenza che continua a svilupparsi in questo mondo, un mondo in cui lo spirito e la manifestazione dello spirito appaiono diversi ai sensi, e in effetti lo sono, ma sono anche legati tra loro. Siete entrambi queste essenza contemporaneamente. (Wayne W. Dyer, Inventarsi la vita, TEA ed.)

giovedì 23 aprile 2009

Percorrere la via sacra


Gli antichi scritti spirituali della Cabala contengono un interessante insegnamento, il quale afferma che il nostro scopo di esseri umani consiste nello spostarci da livelli di vita inferiori a livelli sempre più elevati, e per ottenere questa elevazione è sempre indispensabile affrontare l’esperienza della caduta.

Ogni singola caduta che sperimentiamo è in realtà un’occasione per acquisire energia; quindi l’energia che viene conquistata ci serve per realizzare il nostro salto al livello superiore. Una nostra caduta è sempre presente nel disegno divino, ma la decisione di potere acquisire l’energia per fare il salto evolutivo ad un livello più elevato, dipende unicamente da noi.

Forse avevamo preso la direzione sbagliata, forse avevamo creduto di essere qualcuno e invece siamo ben altri, ma la nostra migliore intuizione resta sempre quella di potere dubitare di avere preso una direzione sbagliata. Per tutta la vita ci hanno insegnato che potevamo essere felici se cercavamo quello di cui abbiamo bisogno guardando fuori da noi stessi, ci hanno condizionati a ricercare il potere, l’amore, la prosperità, la salute, la felicità e la realizzazione spirituale.

Da sempre ci insegnano che queste cose vanno rincorse, guardando fuori, ma forse le stesse cose si potrebbero scoprire riportando lo sguardo all’interno. Solo facendo questo scambio di prospettiva possiamo vedere l’energia divina che scorre in noi, il respiro di Brahman che è celato nel nostro atman, perché ogni creatura riceve qualcosa da Brahman.

“Non nasce e non muore il Savio, non egli da qualche cosa ebbe origine come una qualche cosa; innato perpetuo eterno, questo Antico non viene ucciso quando il corpo è ucciso. Se l'uccisore pensa di uccidere, se l'ucciso ritiene di essere ucciso, ambedue costoro sono privi di discernimento: non Costui uccide, nè viene ucciso. Più piccolo del piccolissimo, più grande del grande, l'atman di ogni essere risiede nella parte più celata.” (Upanishad antiche e medie).

Ma, nella parte più celata di noi, questa energia giace dormiente e questa forza che dorme, è la nostra energia spirituale che va ridestata.
Il punto di partenza è quello di capire che la vita e l’universo sono attraversati da una forza intelligente ed invisibile, sottintesa in tutte le cose e in tutti gli esseri. Accettato questo, dovremo pensare che anche la nostra vita fa parte di questo disegno intelligente, perché anche noi siamo una parte di questa intelligenza divina. Ma dovremo anche accettare che il nostro essere continui ad essere immutabile, anche se le circostanze della nostra vita sono in continuo mutamento e trasformazione.

Un giorno il nostro corpo fisico sarà sepolto, ma il nostro essere immortale, il nostro atman, continuerà ad esistere: per questo la nostra ricerca sacra è una cosa reale che possiamo conoscere, amare e coltivare. Quando lo faremo, non saremo capaci di ritornare a vivere come facevamo prima, non accetteremo più di vivere in contrasto con la nostra essenza più profonda. Ma la nostra essenza profonda non è certo nascosta nel mondo esterno. Quando finiremo di cercare la realizzazione nel mondo esteriore, allora la troveremo nel nostro Sé Divino, e sarà la consapevolezza di avere questa essenza divina interiore, che risveglierà la nostra divinità.

Ma come viveremo la nostra vita dopo che avremo affrontato la sfida di guardarci dentro e vivere secondo la guida del nostro Sé Divino? Sicuramente continueremo a “tagliare la legna e trasportare l’acqua” come afferma il detto zen, cioè non svilupperemo nessun talento e nessun interesse particolare, ma godremo soltanto di una nuova consapevolezza, che ci farà vedere le cose che prima ci rimanevano nascoste, e poterci vedere per come siamo, ci darà un grande senso di pace e ci porterà ad un alto livello di realizzazione personale.

Se è vero che la consapevolezza non può venire dal mondo esteriore, è però vero che avere consapevolezza ci offrirà molte nuove opportunità per godere della nostra vita pratica. Facendolo avremo una serie di ampliamenti di coscienza, in cui potremo percepire la grande ricchezza di significati che ci giunge dalle coincidenze, che sono tutt’altro che fortuite. Gli eventi non accadono per caso, ed ogni cosa che avviene, arriva per insegnarci una lezione, e forse dovremmo considerarci non vittime, ma compagni del Fato.

Diventeremo consapevoli della potenza e della forza dell’energia universale e ci sentiremo immensamente amati da questa forza. Saremo fiduciosi della bontà dei disegni che questa forza ha preparato per noi, delle lezioni che ci offre la sapienza divina, vedendo la necessità e la bellezza dell’universo in cui siamo chiamati a vivere. Dobbiamo esercitarci a contemplare con piacere la bellezza, così da aprire il canale che ci farà arrivare la forza ed il sostegno per la nostra vita terrena: sentiamoci collegati al Tutto, crederemo veramente che la stessa essenza scorra in tutti noi.

I limiti esitono se un ordine sociale esterno definisce e comprime la nostra vita, ma ce ne liberiamo veramente solo quando affermiano le nostre scelte e il nostro voler essere noi stessi. Questo ci fa andare oltre tutti i limiti che gli altri ci vogliono imporre. Scopriremo allora che i poteri dei grandi maestri spirituali possono essere alla portata di tutti, ma solo a condizione di volere percorrere la via sacra della nostra realizzazione personale.

Allora smettiamo di lottare e lasciamo che le cose avvengano, così che l’arrendevolezza renda più agevole il percorso della nostra via. Sapremo apprezzare i momenti di silenzio, e ci concederemo questi momenti come spazi per avere la soluzione dei nostri problemi, anche quelli materiali. Quando ci avviciniamo al perfetto equilibrio e al centro di noi stessi per scoltare il nostro corpo, le scelte di mangiare troppo o di essere troppo apatici non saranno più primarie per la nostra vita. Quando siamo nella pace di noi stessi, allora meditiamo ed ascoltiamo ciò che sappiamo essere per noi la migliore soluzione. Allora impariamo ad amarci teneramente, così da poter amare ugualmente anche gli altri.

Stranamente avremo un maggiore distacco dai nostri desideri materiali, ma avremo anche il maggiore ritorno di benessere e di prosperità e abbondanza nella nostra vita. Vorremo di meno, ma avremo di più, saremo arrendevoli e non avremo difficoltà ad accettare di essere imperfetti o di avere fatto degli errori, ma sapremo anche apprezzare di avere fatto una vera evoluzione. Forse anche in quegli errori e in quelle ingiustizie, che abbiamo fatto a noi stessi o agli altri, si nascondeva l’insegnamento necessario per farci giungere dove siamo.

Noi siamo quello che siamo, dobbiamo certamente migliorare, ma le persone che ci stanno intorno devono accettarci per il nostro essere:questo perché abbiamo il diritto di essere autenticamente noi stessi e perché nessuno ha il diritto di sottoporci a degli esami. A questo provvede la vita stessa, infliggendoci dolore e frustrazioni. Smettiamo di dare consigli, di infliggere dolore e di volere modificare il mondo, impariamo che gli altri devono percorrere la loro strada, impariamo che le cose che ci disturbano sono il riflesso delle nostre imperfezioni, rilanciate dagli altri.

Impariamo che è possibile fare degli errori di interpretazione e di percorso nella nostra vita, e che anche essi fanno parte del piano divino. Usiamo l’assenza di giudizio e la capacità di perdonare e iniziamo a farlo con noi stessi, svincolandoci dal dominio della continua autorecriminazione e decidendo finalmente di essere liberi.

Buona erranza
Sharatan

venerdì 17 aprile 2009

Un vero cammino spirituale


Se non padroneggi la consapevolezza, se non padroneggi l’arte dell’ipnosi, afferma Osho, sei una vittima. Tutti cercano di ipnotizzarti, tutti cercano di propinarti una loro versione della realtà: il mondo è pieno di trucchi ipnotici, che ci vengono propinati dalla pubblicità, dai giornali, dalla televione e dalla radio. Quantità incredibili di denaro vengono spesi per fare pubblicità, quindi per poterci ipnotizzare meglio, con continue ripetizioni e jingle pubblicitari che sono veri e propri sonagli, come quelli usati per le trance sciamaniche.
Forse, e non casualmente, nessuno ci insegna ad essere critici ed osservatori anzi, le persone indagatrici e curiose, vengono accusate di essere troppo critiche e troppo puntigliose.

Qualunque cosa si faccia o in qualunque condizionamento siamo chiusi, è essenziale essere padroni di noi stessi. Se siamo noi i padroni, allora stiamo facendo qualcosa di spirituale, ma solo se sappiamo essere padroni di tutto ciò che facciamo. Tutto ciò che invece riesce ad ingenerare dipendenza, schiavitù, limitazione o prigionia, ci rende sempre più schiavi e non liberi.

Quando ci dicono che dobbiamo essere centrati sul nostro essere, ci dicono che non esiste nessun fare che sia superiore all’essere, perciò tutte le tecniche che possiamo usare potrebbero essere ugualmente giuste: l’importante è che ci conducano al nostro essere. Così poi le medesime strade diventano sbagliate se ci allontanano dal nostro essere e ci conducono in sentieri secondari e senza uscita, che comportano più catene che liberazioni. Facendo questo faremo un vero percorso spirituale, e non saremo spirituali se ci vestiremo di arancione o ci chiuderemo a recitare mantra nella nostra camera. L’avvenuta unificazione e consapevolezza del nostro essere ci porta alla vera libertà e alla vera trasformazione, che è l’unico e il vero cammino spirituale.

Il vero cambiamento è nella inversione di rotta, perché con l’ipnosi siamo sempre più addormentati in un sogno profondo, mentre con la meditazione consapevole siamo in grado di rompere il condizionamento ipnotico: l’unica strada è quella di sciogliere questo legaccio.
Con l’ipnosi diventiamo sonnolenti, cadiamo nella inconsapevolezza, facciamo diventare il nostro essere sempre più inconscio, siamo offuscati e non chiari, il corpo diventa pesante e la mente diviene ottusa.

La chiarezza e la vivacità mentali sono essenziali per essere sempre più vivi e presenti, per avere un corpo leggero e sciolto, per sentirsi veramente svegli ad ogni cosa che si sta facendo, perché quando lo stato di veglia scompare, la mente si spegne. Gurdjieff diceva “Ricorda te stesso continuamente” e lo stesso consiglio viene dato da Budda che addirittura ammonisce “Non fare niente in uno stato inconscio, assopito.”

Se non padroneggiamo l’arte dell’ipnosi, diventiamo vittime di molte, di moltissime forze, perché tutti cercano di protrarre l’illusione con i suoi trucchi ipnotici. Anche il sistema educativo viene pensato in modo da trasmetterci i valori sociali dominanti, per cui veniamo ipnotizzati con i messaggi socio-culturali della tendenza egemone. L’utilizzo di tecniche subliminali è ormai dominante, sia per quanto riguarda la pubblicità che per gli ideali socio-culturali, che vengono inculcati con l’educazione tradizionale.

Solo chi possiede degli occhi molto penetranti riesce a capire come i meccanismi, che ci fanno agire inconsciamente, ci vengano continuamente instillati, perché l’ipnosi è utile per governarci, sia tramite il sistema dell’istruzione, sia nella politica, sia nel mercato consumistico. E’ così che ci vengono innestate credenze sociali e culturali, sia tramite l’accettazione acritica di concezioni sociali e politiche, sia per spingerci al consumo di beni inutili e voluttuari. Se non sei consapevole sei vittima, se riesci a scuoterti sei invece sulla buona strada. Quando diventiamo sempre più presenti e consapevoli, possiamo uscire dallo stato di ipnosi e riusciremo a deipnotizzarci, e una volta che siamo completamente svegli e consapevoli, allora siamo liberi. Allora abbiamo iniziato un vero cammino spirituale.

Nella letteratura spirituale si oppongono vie lente e progressive a delle vie più scoscese, ma il vero problema non è questo, piuttosto il problema vero consiste nell’essere svegli oppure addormentati. Molti autori zen affermano che la vera illuminazione è istantanea e repentina, come una cosa che non c’era e che, un attimo dopo, è ormai presente. Ciò che non si vedeva, all’improvviso si vede: è questo il risveglio della coscienza. Il Cammino spirituale non è un tranquillante come si crede comunemente, e non equivale alla sconfitta delle contraddizioni per entrare nello stato di assoluta beatitudine, è invece un risveglio ed una risposta assoluta.

Non dobbiamo pensare che un percorso spirituale sia un rifugio per i tempi duri, per divenire subito dopo, un fastidioso impegno nelle giornate della gioia. Esso non consiste in un insegnamento trascendente e metafisico, astratto da ogni applicazione pratica, ma consiste nell’essere sempre più svegli, ben centrati ed integrati a noi stessi. Per questo non ha senso essere affascinati dai messaggi dei grandi maestri spirituali se non siamo disposti a migliorare la nostra capacità di intendere.

I veri maestri spirituali sono stati dei veri demolitori di sistemi e di pensieri. Nel Vangelo di Matteo (10,34) Gesù afferma: “Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; non sono venuto a portare pace, ma una spada.” Questa dichiarazione è programmatica per farci intendere il vero significato dell’autentico insegnamento del Cristo, pensato per menti sveglie e consapevoli, adatte ad essere risvegliate tramite delle parabole, cioè dei veri e propri koan per il risveglio spirituale.

Il vero significato della frase è che il suo messaggio avrebbe sconvolto il mondo, che avrebbe scardinato le categorie preesistenti di pensiero e di valori per introdurre l'umanità a una nuova consapevolezza. Invece, un sistema di valori presuppone uno schema da seguire, la creazione di una mappa che non lascia adito a dubbi e tentennamenti, e che permette di seguirla facendo uso di una fede cieca ed assoluta; esso viene creato per plasmare una mentalità di non dubbio e dalle certezze assolute, e queste menti possono diventare anche molto pericolose.

Quando invece vogliamo entrare nell’ignoto e nel dubbio, svincolandoci da sistemi preconfezionati, occorre invece una fiducia assoluta delle nostre capacità personali, e non essere forti di rigide creazioni indotte da altri. Per questo i sistemi di fede sono costruiti, essi nascono per non farci entrare nel dubbio e nella ricerca di motivazioni più profonde, per renderci immobili, sicuri e soddisfatti. E se ci sentiamo sicuri, significa che tutto è a posto, perché non siamo nella terra di nessuno, ma stiamo percorrendo dei sentieri che anche altri hanno attraversato felicemente; i sistemi creano dei sostegni e ci fanno vivere in mondi in cui tutto è cartografato con precisione. Solo che questi sono dei paradisi artificiali. Non è vero nulla, è tutto una convenzione, è uno stratagemma che produce delle personalità false.

Quando Sariputta si illuminò, giunto alla meta finale, si guardò alle spalle e vide che l’intero sistema era scomparso e che tutto quello che gli avevano insegnato non c’era più. Allora andò dal Budda e gli disse: ”Tutto il sistema che mi è stato insegnato è scomparso.” E il Budda gli rispose: “Sta’ zitto, non dirlo agli altri! E’ scomparso, deve scomparire perché non è mai esistito. Era una finzione, ma ti ha aiutato ad arrivare sino a questo punto. Non dirlo a coloro che non sono ancora arrivati, perché se sanno che non esiste alcuna conoscenza, là dove stanno andando, desisteranno. Non sono in grado di addentrarsi nell’ignoto da soli, privi di sostegno.” Il Budda definisce la verità come ciò che funziona, e anche una bugia può diventare vera, se funziona bene.

Anche i demolitori di sistemi servono, perché ci fanno capire che anche le mappe possono diventare un peso troppo grande. Allora i demolitori aiutano a liberare la mente, sgravandoci dai pesi morti ed aiutandoci a progredire. Ma questa leggerezza ci sembra troppo pericolosa, perché spinge nel vuoto, nel nulla e ci lascia nell’ansia di privazione di qualsiasi sistema: per questo si sceglie di vivere con le briglie di un rassicurante sistema.

Buona erranza
Sharatan