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domenica 20 gennaio 2019

Il mercato di sementi



Potete forse trovare un altro mercato come questo?
Dove, con la vostra unica rosa,
potete comprare centinaia di giardini di rose?

Dove,
con una sola semente,
ottenete un’intera foresta?

Con un debole respiro,
il vento divino?

Avete avuto paura
di essere assorbiti dal terreno,
o di essere soffiati via dall’aria.

Ora, la vostra goccia d’acqua se ne va
e si getta nell’oceano,
da dove proviene.

Non ha più la forma che aveva,
ma è pur sempre acqua.
L’essenza è la stessa.

Rinunciare non vuol dire pentirsi.
Vuol dire onorare
profondamente voi stessi.

Quando l’oceano viene a voi
come un amante, sposatelo subito,
fate presto, per l’amore di Dio!

Non rimandate!
L’esistenza non ha in serbo doni migliori.
Nessuna ricerca potrà trovarli.

Un falco perfetto, senza un motivo preciso,
vi si è posato sulla spalla,
e diventa vostro.
(Jalal-ud-Din Rumi)

Secondo una credenza molto diffusa, noi “veniamo al mondo”, di conseguenza continuiamo a far nostra l’idea che il nostro essere e la nostra provenienza siano completamente diversi … ma non siamo separati dal mondo, e invece di “venire al mondo” come un progetto di costruzione, in realtà, deriviamo dal mondo stesso.

Diamo un’occhiata a un susino ed esaminiamo come le susine compaiono al mondo. Si pianta un seme e l’albero cresce, poi fiorisce e infine dà frutti. L’intelligenza che c’è nella susina è anche in questo mondo, non solo, ma è anche nel seme, nel fiore, nella corteccia, nei rami e nelle radici. Ogni singolo elemento del susino ha in sé l’intelligenza della susina.

Così come un susino dà le susine, anche voi avete origine da questo mondo, con la medesima energia che è in ogni aspetto del vostro essere. Se guardaste la Terra da una certa distanza, osservereste che ha rocce, oceani, vegetazione e gente. Voi siete un frutto di ciò che l’universo sta facendo a livello conscio, così come l’onda nasce dall’oceano e la susina dal susino.

Siete un’intelligenza che, sebbene invisibile, è presente in ogni fase della vostra creazione ed esperienza di vita, e si trova, identica, anche in tutte le persone e in tutte le cose del mondo fisico. Alla maggior parte di noi è stato insegnato esattamente il contrario.

Quando si pensa alla creazione, in genere si tende a distinguere il regno spirituale dell’invisibile da quello fisico della materia. Si ritiene, inoltre, che noi siamo il risultato di un atto di costruzione, dunque qualcosa che non deriva dall’universo, ma viene invece introdotto in esso.

Quando riuscirete a vedere voi stessi come un frutto di questo mondo, vi risulterà chiaro che l’intelligenza innata contenuta nel seme della vostra procreazione è un’energia che fluisce attraverso ogni cosa nel vostro mondo. Voi e l’ambiente di quel processo di crescita siete distinti ma contemporaneamente legati.

Siete inseparabili come il vostro respiro e l’aria che respirate, il vostro atto di camminare e il suolo su cui camminate, il vostro pensiero e l’organismo con cui pensate. Come potete notare, tutti respirano la stessa aria, camminano sullo stesso suolo e pensano come un organismo, al pari di voi. E voi siete legati a tutti questi esseri.

Non è un caso che un individuo che vive in un paese lontano, con diverse caratteristiche fisiche esteriori, che parla un’altra lingua, possa, morendo, donare a voi il proprio fegato o i reni o la cornea, ristabilendo così il flusso dell’energia vitale in voi.

Se riteniamo che ciò che è al di fuori di noi non sia noi, e che noi non facciamo parte del processo di popolazione della Terra, coltiviamo un atteggiamento di estraneità e di ostilità. Questa mentalità ci conduce a parlare della nostra conquista dell’ambiente, il che significa che non possiamo trarre vantaggio dalla consapevolezza di essere legati a tutto ciò che esiste. Il bisogno di conquiste ci mette in contrasto con il mondo.

Gli Indiani d’America hanno un detto particolarmente profondo:«Nessun albero ha rami così sciocchi da combattere tra loro». Eppure questo è esattamente ciò che facciamo quando vediamo noi stessi come divisi da tutti gli altri che condividono con noi la stessa intelligenza divina.

Noi deriviamo da questo mondo e siamo il risultato di ciò che la divina intelligenza sta compiendo, e non possiamo mai perdere questo contatto. Potreste pensare a voi stessi come un sintomo dell’universo invece che a un estraneo di questo universo.

Ciò a cui tutti noi pensiamo come allo spirito che dimora dentro di noi, in realtà è la divina, invisibile intelligenza che è causa della nostra stessa esistenza e della nostra origine del mondo. È anche separabile dalla nostra essenza fisica, dal nostro ambiente, da chiunque e da qualsiasi altra cosa in questo universo. Nel momento in cui capite che avete origine da questo mondo come una mela nasce da un melo, vi identificate con l’essenza spirituale …

Non siete un lampo improvviso e momentaneo di consapevolezza incarnata in mezzo a tenebre eterne, siete un’essenza che continua a svilupparsi in questo mondo, un mondo in cui lo spirito e la manifestazione dello spirito appaiono diversi ai sensi, e in effetti lo sono, ma sono anche legati tra loro. Siete entrambi queste essenza contemporaneamente. (Wayne W. Dyer, Inventarsi la vita, TEA ed.)

martedì 14 luglio 2015

Tendenze arimaniche



“Il male di cui siamo inconsci in noi stessi
s’introdurrà subdolamente in ciò
che ci sta intorno e lì agirà.”
(Carl Gustav Jung)

Steiner diceva che si sta preparando l’incarnazione di Arimane e che esistono alcune forze che agiscono sull’uomo favorendo la sua venuta. Ma quali sono le forze spirituali e non spirituali che lo facilitano? Uno dei suoi mezzi è quello di non far conoscere la realtà della sua esistenza, e questo è un tratto dominante della nostra epoca. Oggi gli uomini non vogliono saperne nulla di spirito. Anche le persone che si dicono religiose non sentono alcun impulso spirituale interiore.

Anche per loro sentire l'impulso dello spirituale interiore non ha valore perciò negano la spiritualità e la combattono. Ma l’uomo è un’unità fatta dalla parte fisica e dalla parte spirituale, perciò entrambi agiscono durante la nostra vita. Anche se rinneghiamo la nostra parte spirituale essa agisce ugualmente.

Va saputo che, dall’ultimo terzo del 18° secolo, siamo totalmente circondati di forze spirituali che dirigono l’evoluzione, anche se l’uomo non lo vuole ammettere. Proprio in quelli che negano e che rifiutano lo spirito con maggiore forza, lo spiriti si infiltra con più forza. Noi mangiamo spirito insieme con il nostro cibo, ma non lo sappiamo. E la nostra ignoranza ha causato la prevalenza del materialismo.

L’uomo pensa che l’universo sia un enorme meccanismo che è retto da leggi matematiche e mosso da impulsi meccanici. La corrente materialista è iniziata nel 1840 anche se venne preparata per molto tempo. L’uomo non riesce più a vedere l’azione di forze spirituali che influiscono dietro ai fatti del mondo sensibile.

Ma lo spirito che penetra in uomini inconsapevoli infonde nuova forza all’elemento luciferino che aiuta Arimane. Gli uomini devono sapere questo fatto altrimenti mangeremo lo spirito senza saperlo e, nel farlo, ci consegneremo alle potenze luciferine. Una corrente di uomini che siano mangiatori inconsapevoli d’anima e di spirito rinforzano sempre l'azione di Arimane.

Arimane potrà ingannarci sempre di più e confonderci, perché tutto lo spirituale sarà privato di calore umano e senza l’entusiasmo si alimenta Arimane. L’uomo antico sapeva di essere parte del cosmo perciò la sua coscienza era completamente inclusa nel mondo spirituale. Nell’anima umana esiste ancora questo ricordo che proviene dalla profondità dell’anima anche se l’uomo non lo ricorda, almeno in modo cosciente.

Ma questa verità esiste ancora. Molti conflitti umani derivano dalla diversità tra quello che sentono coscientemente e quello che sentono incosciamente. Arimane ha tutto l'interesse che l’umanità creda a una realtà meccanica, matematica e atomistica anche se è tutto falso. Arimane ha interesse che gli uomini credano solo alle scienze esatte e le credano come verità assolute.

Lui non vuole che le credano come verità che fotografano solo un lato, un aspetto, un punto di vista parziale di una verità maggiore. Arimane vuole che venga sviluppato il nostro aspetto razionalistico e intellettuale perchè i limiti della mente amano le illusioni. Arimane vuole che non si capisca perché l’ignoranza facilita il suo trionfo..

Il suo successo sarebbe che una visione fosse riconosciuta come verità unica, e che questa divenisse opinione dominante. Ma questo non significa che la scienze siano false perché si deve riconoscere che c’è del buono nel progresso scientifico. Dobbiamo capire che l’illusione è un elemento necessario per educare l’umanità. Dobbiamo avere illusioni per poter trovare le forze per superare e vedere che una mentalità veramente scientifica non può offrire solo la rappresentazione parziale del mondo.

Uno degli strumenti più efficaci di Arimane è quello di farci credere che la scienza possa spiegare ogni cosa. Il secondo mezzo è quello di istigare i motivi di discordia che spingono gli uomini a farsi la guerra. Basta osservare la natura dei partiti che si combattono tra loro, perché quelle lotte tra partiti non si spiegano solo come risultato di tendenze distruttive presenti nella natura umana.

I conflitti mondiali si spiegano solo se ammettiamo l’azione di forze soprasensibili e precisamente di potenze arimaniche. Queste potenze sono diffuse ovunque e scatenano le lotte tra gli uomini usando le divisioni e la confusione finché scatenano un conflitto. La confusione è uno dei mezzi più usati da Arimane. Il caos e la confusione spingono gli uomini a non accorgersi che molte ragioni possono essere usate per giustificare ogni cosa e anche il perfetto contrario presentando entrambi le opzioni come verità assolute.

La ragione rende logica ogni cosa e la mente scientifica rende valida ogni ipotesi. Arimane ama il pensiero rigido, la visione unilaterale e il pensiero meccanico e superficiale. Ma per accrescere la conoscenza e ampliare il sapere umano va cercato profondamente cioè vanno esaminati gli strati più profondi delle cose se non vogliamo essere usati e vinti dalle seduzioni arimaniche.

Arimane vuole confonderci perciò strumentalizza le differenze che vengono da famiglia, da razza, da stirpe e da popolo. I popoli vengono facilmente istigati uno contro l’altro per ottenere quel caos che favorisce l’arrivo di Arimane. Oggi è divenuta dominante il tipo dell’uomo economico. Nelle epoche antiche era dominante la casta degli iniziati e, in seguito, divenne dominante la casta dei sacerdoti.

Invece nell’età moderna sono diventati dominanti i clan degli uomini economici. Dal 19° secolo è diventato dominante il tipo dell’uomo banchiere e quello che ruota intorno al traffico del denaro. Attualmente abbiamo la signoria del denaro inteso come segno di quello che si possiede, di quello che si produce perché il denaro è uno dei migliori strumenti usati dalle potenze arimaniche per illuderci.

Se non riconosceremo che l’ordinamento economico ed etico che viene imposto dall’uomo economico e dalla casta dei banchieri si deve contrapporre il vero diritto, Arimane avrà le condizioni migliori per vincere. Potrà sedurre molti uomini o almeno un certo genere di uomo, perché ci saranno altri che lo serviranno in modo diverso. Ci sono molti che amano le mezze verità e interpretano la realtà solo con i testi sacri perciò rifiutano altri modi di vivere.

Se crediamo che un solo testo abbia tutta la verità crediamo alla mezza verità e avremo la mente ottenebrata che ama Arimane. Anche chi usao l’apparente modestia dei Vangeli si esprime con una superbia che viene da Arimane perciò anche loro lo amano. Ai tempi dei Vangeli, gli uomini erano molto diversi perciò scrissero un testo che, se viene compreso male può allontanarci da Cristo qualora sia inteso nel senso antico.

Cristo va cercato per mezzo di una visione spirituale del mondo e con la conoscenza diretta dello spirito. Chi cerca la conoscenza che esclude ogni aspetto spirituale entra nel gregge che seguirà Arimane quando verrà in forma umana. Anche se il messaggio dei Vangeli fosse la cosa migliore del mondo non è detto che sia buona in modo assoluto. Una cosa può essere buona o cattiva a seconda di come è usata, perciò anche la verità più elevata può diventare cattiva.

Si dovrebbe guardare con maggiore attenzione nelle correnti spirituali e religiose che agiscono nel tempo presente per sapersi orientare con il più giusto atteggiamento. Molti parlano di spiritualità ma la vera spiritualità va vissuta concretamente, va sentita in modo sincero e non va mai praticata solo a parole. Non facciamoci incantare da chi predica di elevate questioni spirituali senza conoscere affatto quelle realtà.

Molti descrivono lo spirito come si descriverebbe il mondo sensibile perché lo vedono solo nell’aspetto esteriore e ottengono l’effetto di allontanare gli uomini dallo spirito. Ma tutto quello che abbiamo nell’anima come intelligenza e sensibilità è solo il riflesso di quello che il nostro corpo riesce a rispecchiare. E ciò che si comprende, per quanto possiamo essere intelligenti non sarà mai lo spirito, ma sarà solo il riflesso dello spirito.

Non possiamo sperimentare lo spirito usando la mente, anche se la mente trova allettante la possibilità di poterlo fare. Si può parlare di spirito ma offriremo solo un’immagine, una teoria dello spirito che non potrà far emergere alcuna visione spirituale positiva in chi ascolta. Anche su questo fatto conta Arimane, perché la sua forza è direttamente proporzionale alla limitazione della vita intellettuale degli uomini, e alla grettezza della loro visione spirituale.

Steiner dice che, in futuro, l’uomo dimostrerà un’enorme ingegno e faremo molte scoperte utili al nostro benessere. Faremo delle scoperte che riguardano lo sviluppo materiale dell’intelligenza e scopriremo che il cibo è collegato con lo sviluppo degli organi della mente, ma non ha contatti con quelli dello spirito.

Si scoprirà che cosa sarà preferibile mangiare e bere per diventare molto intelligenti. Ma non potremo diventare più spirituali usando il cibo materiale anche se potremo essere molto più acuti e intelligenti. E dall'uso che faremo della conoscenza dipenderà la posizione che avremo nell’evoluzione futura.

Buona erranza
Sharatan

giovedì 11 dicembre 2014

Oltre l’umano



“L’anello di congiunzione da tempo cercato
tra gli animali è l’essere umano.”
(Konrad Lorenz)

L’ideale di una categoria di superuomini è un pensiero che non si può condividere. Questo concetto per come viene affermato comunemente, suscita orrore e ripugnanza, in quanto è considerato diritto di pochi eletti che si ergono sulla grande massa della maggioranza. La minoranza degli eletti diverrà il faro dell’umanità, mentre la massa degli uomini comuni sarà relegata a livelli di sviluppo e stato più bassi. Un ideale così proclamato deve suscitare l'indignazione e il disgusto per la sua grettezza.

In realtà, la possibilità di superare il livello della condizione umana è di derivazione induista, ma noi conosciamo la versione di Nietzsche che la diffuse per primo. In verità va premesso che il filosofo fu colpito dalle concezioni dell’induismo che conobbe per mezzo degli scritti dell’indianista Paul Deussen che era suo grande amico. L'incompleta conoscenza o il fraintendimento delle teorie, unita alla tendenza ad estremizzare tipica del filosofo resero l’idea meno profonda, più estremizzata e più dissacrante di quanto non fosse in originale.

Il pensiero originale è diverso, perciò valutiamola nella spiegazione di Aurobindo. Aurobindo dice che il superuomo è collegato alla naturale capacità di evoluzione dell’umanità, e che non va pensato come un diritto arrogante di pochi eletti o come il predominio di una classe. Il concetto va inteso come “una chiamata che si rivolge all’essere umano per spingerlo a fare quello che nessuna specie ha fatto finora” infatti è un invito a “evolversi coscientemente nel tipo successivo e superiore, già in parte previsto nell’incessante e ciclico svilupparsi.”

Questo è il significato vero e bello da conoscere, perché è un’idea che offre buone speranze sul futuro umano. Per Aurobindo, Nietzsche era un “mistico adoratore della volontà” era uno “slavo” che idolatrava l’antichità greca che non conservava più la vera conoscenza. Il suo carattere era profondo e tormentato però riusciva a recepire delle idee luminose, ma lo splendore era offuscato dalla sua assolutezza. “Nietzsche era un apostolo che non comprese pienamente il suo stesso messaggio,” e il suo linguaggio ricordava lo stile profetico dell’oracolo di Delfi che diceva la verità, ma quella verità non era compresa correttamente da chi l'ascoltava.

Malgrado ciò, riuscì a innalzarsi al di sopra delle sue limitazioni facendo una guerra giusta contro le limitazioni mentali e morali della sua epoca. Il messaggio che udiva con il suo udito interiore fu spesso mescolato e confuso con delle idee collaterali che riuscirono a travisare le porzioni di verità che quelle idee possedevano. Il concetto di superuomo non lo capì, anzi, lo deformò fino a renderlo aberrante. Il superuomo è il destino dell'umanità perciò è una meta collettiva.

L’idea di Nietzsche mostra invece un essere titanico che possiede delle caratteristiche che lo avvicinano più all'asura cioè all'essere privo di luce divina. Nietzsche aveva una incredibile ostilità per l’idea cristiana di un dio che viene crocefisso. Il suo disprezzo per la figura del Cristo gli fa dire: “Gesù è nei suoi istinti più profondi antieroico: non si batte mai.” La causa che viene propugnata da Nietzsche vuole un eroe ideale che non ammette e non si concede nessuna debolezza. Il suo superuomo è un eroe arrogante e impietoso che rifiuta ogni dolore e ogni servizio a vantaggio degli altri.

Invece, il vero superuomo è l’immagine dell’essere che vince, perché sa innalzarsi al di sopra della morte e della sofferenza. Perciò è l’immagine dell’ascesa trionfante di una umanità che è stata completamente liberata. Se non abbiamo presente la differenza, e il collegamento del superuomo con l’evoluzione naturale dell’umanità si cade nel rischio e si fraintende. La superumanità nascerà perché la linea evolutiva è già tracciata, e il nuovo tipo di uomo sorgerà dall’umanità che viene messa duramente alla prova, ma che sarà purificata dal fuoco della sua sofferenza.

Il dio e il titano ossia il deva e l’asura sono parenti stretti malgrado siano diversi, infatti l’evoluzione non ha mai potuto fare a meno di uno a scapito dell’altro. Il dio e il titano sono gli opposti poli dell’esistenza, ma la loro natura è comune. Il dio discende dalla luce e dall’infinito, perciò è già soddisfatto e vuole prendere parte al gioco. Il titano sale dall’oscurità e dalla nebbia, perciò è in collera e vuole lottare. Le azioni del dio vengono dall’universale e tendono all’universale perché un dio nasce da un’armonia vittoriosa.

Le sue qualità si integrano armoniosamente una con l’altra perché sono pure, aggraziate, gioiose e naturali. Per un dio evolversi significa accrescere nell’intuizione, nella luce, nell’amore, nella gioia e nella padronanza. Un dio può servire governando e può governare servendo, perciò può essere audace, rapido nell’azione e anche violento, ma senza offesa e senza crudeltà. È buono, gentile e persino indulgente con se stesso, ma senza pigrizia, vizio o debolezza. Un dio crea, in sé, una totalità che è luminosa e felice e che, per simpatia, estende a tutta l’umanità.

Ma questo non esclude il potere che, per la divinità, corrisponde a saper governare se stesso e il mondo. Il suo dominio si basa sull’unità e sull’armonia, perché conosce l’essere dell’uomo e del mondo, perciò lo aiuta e lo spinge a realizzare le loro più alte possibilità con una spinta interiore divina. Egli può accogliere in sé tutte le qualità, le energie, le gioie, i dolori, la conoscenza e le speranze del mondo, e poi le restituisce, ma trasformare e arricchite in uno scambio e in un uso che è veramente sublime.

Questo tipo di regno non ha bisogno di ostentazioni e di onori, perché gli dei agiscono sempre dietro le maschere o nelle apparenze modeste. Spesso vengono beffati, osteggiati, umiliati e crocefissi. E questo avviene perché gli dei sanno che l’io va crocefisso per evolvere. Ma se non dessero l’esempio, il loro messaggio non sarebbe compreso dagli esseri umani, perciò gli dei lo mostrano. Tutto quello che c’è di più nobile nell’essere umano deve essere innalzato nel modo più sublime affinchè l'uomo sia riempito di luce, di gioia e di potere. Questa è la condizione della divinità perciò dovrebbe essere la tendenza del superuomo che verrà nel futuro, dice Aurobindo.

Il titano non comprende queste cose perché sono troppo difficili e raffinate per la sua mente. Il titano mette i suoi istinti al primo posto, perciò vuole un dominio concreto e tangibile. Il suo dominio si conferma ogni volta che schiaccia qualcuno, infatti il titano deve depredare e sfruttare per sentire che possiede le cose. Lui è figlio della separazione perché è l’esaltazione dell’io che si vuole spingere oltre i limiti. Per rinforzare il suo io, il titano deve limitare e privare gli altri, perché essendo privo del senso dell’infinito, nessun possesso esteriore è sufficiente a colmare la carenza.

La cosa essenziale per la sua crescita e la sua affermazione sono il contrasto, la lotta, la divisione e la negazione della volontà e della vita degli altri. Il titano conquista e domina divorando tutto, fagocitando, calpestando e assoggettando il mondo. Il titano deve assoggettare o cancellare l’immagine degli altri affinché la sua immagine risplenda e domini tutto il suo ambiente. Il titano venne per primo perché nacque dalla divisione e dall’egoismo, infatti ancora dimora in noi perché è il primo governatore del cielo e della terra. È lui il dio più antico, poi venne il dio che libera e armonizza.

Secondo un’antica leggenda indù si racconta che i deva ossia gli dei e gli asura ossia i titani lavorarono insieme per frullare l’oceano della vita e per trarne l’amrita cioè la pozione dell’immortalità. Una volta che l'ambrosia fu prodotta, Visnù decise di tenerla tutta per gli dei perciò la rubò agli iracondi e violenti asura. Questa cosa potrebbe sembrare ingiusta, perché è l’asura che porta il peso più pesante e fa il lavoro più duro. L’asura apre la strada e fa la guida perché precede il cammino distruggendo, plasmando e piantando.

Il dio segue e ripara, conclude e raccoglie il frutto. Perciò l’asura prepara con feroce determinazione e tormento, avanza tra mille ostacoli usando la forza, mentre il dio gode della vittoria e della felicità. Per questo motivo il tempestoso e oscuro titano è molto caro al dio Shiva. La leggenda narra che il dio Shiva scelse di assorbire il potente e amaro veleno che emerse, mentre lo stavano frollando, dall’oceano della vita per permettere a tutti gli altri dei di bere il nettare dell’immortalità.

Shiva fece una scelta consapevole per amore, mentre i titano scelsero per cecità e per passione e cercarono l’immortalità per egoismo personale, ma non ottennero nulla. Per questo motivo Visnù accorda ugualmente l’elisir a Shiva, e la negherà agli asura - a meno che non riescano a divinizzarsi. Cos’è dunque la superumanità se non la divinizzazione e l’assoluta perfezione di quello che c’è di più nobile nella natura umana? L’uomo è fatto a immagine di dio, però la differenza esiste.

La realtà divina è senza limiti, spontanea, assoluta, armoniosa, padrona di sé. Invece l’uomo è limitato, relativo, fatto con la fatica, discordante, deformato, padroneggiato solo con la forza e perso nella sua limitatezza e nell’insicurezza di ciò che possiede. Ma l'imperfezione tende sempre verso la perfezione, infatti l’uomo limitato tende sempre all’infinito, e benché sia relativo cerca l’assoluto in tutte le cose. È un essere artificiale in natura ma si spinge verso la naturalezza, è pieno di discordia ma tende verso l’armonia, è schiavo della natura che lo domina ma è convinto di dominarla.

Quello a cui aspiriamo deve essere ancora raggiunto, però lo avremo alla fine della nostra evoluzione. L’essere umano si trova, attualmente, in uno stato di transizione in cui deve imparare a diventare cosciente del suo proprio scopo, secondo Aurobindo. L’uomo deve imparare a trascendere la sua animalità, deve imparare a superare i suoi istinti e deve dominare le sue passioni devastanti. L’essere umano deve trascendere se stesso, ma questo non vuol dire che si deve aspirare ad una “altezzosa, forte, brillante, egoistica cultura dell’io che vuole dominare, dal suo trono, un’umanità resa schiava.”

Buona erranza
Sharatan

giovedì 7 novembre 2013

Un luogo armonioso



“Mutando riposa.”
(Eraclito di Efeso)

Se parliamo di pace è certo che tutti diranno che la pace è una cosa meravigliosa e che andrebbe stabilita sulla terra. È sicuro che la pace è un bene auspicabile per tutti e che l’umanità ne ha bisogno più di ogni altra cosa. Ma dove possiamo cercare le condizioni per realizzare questa condizione magnifica?

La pace è come la storia dei topi che si radunarono per discutere su come trovare il modo di proteggersi dalla ferocia del gatto. Dopo aver discusso a lungo, il topo più saggio disse: “Bisogna appendere un campanello al collo del gatto. In questo modo, quando lui verrà per mangiarci, noi sentiremo il suo suono e potremo scappare!”

I topi possono essere molto intelligenti, infatti l’idea era veramente geniale. Ma, quando si venne al dunque, cioè quando si trattò di decidere chi dovesse andare dal gatto per attaccargli il campanello, non si trovò nessuno disposto a farlo. Ecco, la storia della pace nel mondo assomiglia alla storia del campanello del gatto, dice il maestro Omraam Mikhael Aivanhov. La pace è uno stato mentale, e se le persone non trovano la pace nella mente, nessuna pace potrà arrivare.

La pace non è uno stato che si può comandare o avere in modo meccanico, perciò si potrebbe convenire sul fatto che non può giungere veloce ciò che non si conosce o comprende. La pace è il risultato della nostra sintesi di qualità e di virtù, perciò la pace è il segno che tutte le nostre funzioni e attività sono equilibrate ed armoniose. La pace è la conseguenza dell’armonia interiore, perciò se viene dal buon funzionamento dell'interno, è sicuro che non si può trovare all’esterno.

Se cerchiamo la pace non possiamo mantenere degli affanni interni o delle afflizioni che ci fanno essere tristi o in continua agitazione. La pace è una condizione interiore e dipende dall’atteggiamento dell’individuo, perciò verrà quando tutti gli uomini conosceranno se stessi e renderanno il loro mondo interiore un luogo armonioso.

La pace è il prodotto di un duro lavoro interiore, perciò bisogna conoscere gli elementi, i mezzi, i metodi che possono produrla in realtà, perché costruire la pace è una vera scienza. Cristo, nel Sermone della Montagna, disse che i costruttori di pace avranno la beatitudine perché costruire la pace è un’arte molto difficile.

La pace è una condizione interna perciò non si ottiene facendo la guerra all'esterno, infatti è dentro di noi stessi che dobbiamo eliminare le condizioni che ci mantengono in guerra. Il vero campo di battaglia è sempre il mondo interno, perciò per essere in condizioni di pace è necessario pensare bene, sentire bene e bene agire. L’uomo è quello che mangia, diceva Feuerbach, un grande filosofo materialista dell’Ottocento, e anche nella spiritualità si crede la stessa cosa.

Il nostro organismo deve essere nutrito da cibi di buona qualità se vogliamo che le sue funzioni siano sane, perciò anche i desideri, i pensieri e le azioni devono essere buone come cibi sani. Non possiamo digerire dei cibi tossici, infatti il corpo ne sarebbe avvelenato, perché causano disordine nel nostro sistema: ecco come si perde la pace!

Per capire come costruire la pace dobbiamo pensare a come si costruisce una casa. Dobbiamo pensare che la casa si costruisce pensando al progetto cioè con l’idea dell'architetto. Si costruisce prima nel mondo delle idee perciò nel mondo invisibile, e poi si disegna il progetto sulla carta perciò si materializza il disegno della casa sul piano fisico.

Chi potrebbe pensare che questa cosa così ovvia possa avere una sfumatura così profonda e ricca di implicazioni tanto utili? Dunque, fatto il disegno si devono scegliere i materiali e poi si trovano gli operai per costruire e mettere in opera il progetto. Tutto questo avviene in tre momenti: il piano, la ricerca di materiali e la costruzione.

Iniziando a costruire si gettano le fondamenta e poi si procede erigendo le mura e finendo con il tetto. Per fare l’esterno della casa si procede dal basso e poi si procede verso l’alto. Ma poi, rifinendo gli interni si procede all’inverso, perché si rifiniscono i soffitti e le pareti e poi si procede fino ai pavimenti.

E così avviene anche quando si ripulisce e arreda una casa prima di abitarla, infatti si ripulisce dall’alto e poi si pulisce in basso. Il maestro Aivanhov dice che la tecnica architettonica è una tecnica di lavoro spirituale, infatti Dio è chiamato anche il grande Architetto.

La costruzione insegna come lavorare sulle due correnti dell’evoluzione e dell’involuzione. Questa tecnica è suggerita anche dai due triangoli che s’interpenetrano e formano la stella a 6 punte del Sigillo di Salomone. Esso mostra che, come Dio ha proceduto per costruire l’universo, così dobbiamo lavorare noi: insegna che non dobbiamo applicare gli stessi principi alla vita esteriore e alla vita interiore. Nel piano fisico dobbiamo lavorare procedendo dal basso verso l’alto. Invece, nella vita interiore, dobbiamo lavorare cominciando dall’alto e andando verso il basso.

Concretamente, si vuole insegnare che, nel piano fisico, dobbiamo usare le leggi dell’evoluzione, perciò vedere il lato solido e materiale per giungere a vedere, poco a poco, le cose più sottili. Per contro, sul lato psichico e interiore dobbiamo cominciare dal lato più sottile e luminoso, dal lato divino, per finire con ciò che è più visibile, tangibile e concreto.

Questo è l’ordine che va dato al nostro lavoro. Per riuscire, nella vita materiale, dobbiamo costruire concretamente. Sulla terra vanno costruite cose dalla base solida e resistente, perché per costruire nel mondo invisibile dobbiamo avere una struttura solida altrimenti tutto crolla.

Come vediamo, le regole costruttive del mondo materiale e del mondo invisibile funzionano con movimento opposto. È certo che, per costruire progetti spirituali di ampio spessore è necessario che le cose siano costruite per anni e anni, nella nostra testa, prima di essere attualizzate e riconosciute. E quanti casi di geniali inventori e di scienziati pionieristici possono confermare questo?

È necessario molto tempo perché le grandi cose siano realizzate, perciò bisogna lavorare molto affinché, un giorno giunga una pace meravigliosa. Bisogna lavorare molto a lungo e agire con molto anticipo, perché il nostro movimento assomiglia a quello che fece Dio per attualizzare la sua creazione.

Secondo i grandi saggi, l’Assoluto si è manifestato uscendo da Se Stesso, perciò Egli uscì manifestando l'involuzione del processo di discesa. Poi avvenne il movimento di ritorno e si avviò il movimento contrario. Con il moto ascendente, Egli rientrò in Se Stesso, e questo movimento è quello che vediamo nell’evoluzione.

Questi due processi avvengono in milioni di anni, infatti periodicamente avvengono entrambi i movimenti. Entra in azione un movimento che parte dal centro e si dirige verso la periferia, poi avviene un secondo movimento che, parte dalla periferia e si dirige verso il centro. Il primo movimento è lo stesso con cui fu creato l’universo con i suoi centri e poteri, con tutti i suoi pianeti e i suoi soli. Cosmicamente vediamo che l’involuzione è precedente all’evoluzione.

L’involuzione è un processo di materializzazione, invece l’evoluzione è un processo di smaterializzazione. Questi due processi sono la base di tutti i cicli naturali, infatti si susseguono uno con l’altro e si producono continuamente. Nell’incontro dei movimenti di discesa e ascesa, vediamo tutti i fenomeni della vita con le sue forme.

Non esiste alcuna opposizione tra spirito e materia, perché esistono solo delle forme diverse di vita. Gli esseri dotati di coscienza e di sentimento sono collocati su una scala che va dall'essere più alto al più basso, essi si diversificano solo per la loro distanza dal centro. Le forme di vita diventano sempre più sottili, mano a mano che andiamo verso il centro, e diventano sempre più materiali, mano a mano che andiamo verso la periferia.

Tutte le forme circolano, sia quelle che si spiritualizzano che quelle che si materializzano. E questo meccanismo spiega l'evoluzione e l'involuzione che coinvolge le due correnti che formano l’uomo. La forma del corpo possiede lo stesso movimento del cosmo, perché la testa è legata al segno zodiacale dell’Ariete. Poi vediamo che il collo è legato al Toro, e così fino ai Pesci che governano i piedi. Perciò vediamo che la forma del corpo mostra il movimento cosmico dell’involuzione.

Quando lo zodiaco risale, nel punto vernale, dai Pesci va in Acquario e così via mostra la risalita evolutiva. Tutto il cosmo segue la discesa della materializzazione e l'ascesa della smaterializzazione. Tutto in noi è perenne movimento, perché le costellazioni interne sono anche i campi psichici interni. Anch'essi governano perché ci condizionano le assonanze e dissonanze, perciò condizionano le nostre strutture e funzioni mostrando l'intreccio degli influssi cosmici con l'interiorità umana.

Il corpo fisico non ha una disposizione statica, perché siamo sempre percorsi dal movimento del sangue, degli umori e delle correnti nervose che attraversano il corpo. Nello stesso modo le nostre forze ed i sentimenti vengono più o meno eccitati oppure indeboliti a seconda del movimento delle correnti che ci percorrono andando verso il cuore e il cervello. È nel cuore e nel cervello, in cui le correnti s'incontrano, che dobbiamo fare la sintesi. Solo allora quelle forze si compenetreranno reciprocamente e armoniosamente, perciò smetteranno di fare la guerra, e avremo la pace.

Nel mondo invisibile è necessario lavorare continuamente sulla nostra natura, senza vantarsi e senza essere orgogliosi di quello che raggiungiamo. Avere una casa interiore significa avere certezze interiori. Se siamo saldi interiormente possiamo essere comprensivi, amabili e umili, e anche acuti, intelligenti e un po’ psicologi perciò diventare superiori alle stupidità che vediamo e sentiamo.

Dobbiamo imparare a cedere davanti a quelli con cui non ha senso arrabbiarsi, perché restiamo agitati e smagnetizzati per tutta la giornata. Perciò usiamo l'intelligenza e l'indulgenza nelle discussioni, perché sono qualità impagabili. Perlopiù prevale l'orgoglio e si dice che essere cedevoli è umiliante, perciò si preferisce essere nervosi e agitati. Invece dovremmo pensare che si guadagna meglio a cedere piuttosto che diventare rigidi e ottusi.

La costruzione della casa insegna che le parti alte vanno arredate per prime, perciò i lampadari sono la luce dell’intelligenza. Perciò lavoriamo per costruire la saggezza, l’intelligenza e la conoscenza che sono doni dell’alto, poi coltiviamo il sentimento e, quindi si potrà agire. Nella vita bisogna pensare prima di fare, perciò dobbiamo valutare, idealmente, le conseguenze delle azioni. Solo dopo una profonda riflessione si traggono le conclusioni e si agisce al meglio.

Attualmente si vedono molti materialisti che non apprezzano il valore del pensiero puro e nobile perché non vedono i valori invisibili, ma si vedono anche molti spiritualisti che vogliono conquistato il piano superiore per dirigere il piano inferiore. In futuro, dice Aivanhov, saremo persone che sapranno lavorare con entrambi le correnti, perciò saremo beati sia in Cielo che in terra.

Buona erranza
Sharatan

venerdì 21 dicembre 2012

Per aspera ad astra



"Attraverso le asperità, si giunge alle stelle."
(Lucio Anneo Seneca)

La coscienza umana è divenuta com'è per merito del lungo processo di evoluzione che abbiamo attraversato, infatti oggi abbiamo una coscienza desta dal momento del risveglio fino al momento del sonno. Nel corso di questo tempo rivolgiamo la nostra attenzione e la nostra attività verso il mondo esterno per percepire gli oggetti, e questo stato viene detto di coscienza oggettiva. L’ambiente esterno viene percepito tramite i sensi, i quali inviano le loro informazioni fino al cervello dove, la nostra struttura codifica i dati, li ordina e poi li distribuisce nella sua struttura interna.

Il cervello mentre sta lavorando su questa base si costruisce una mappa interna della realtà esterna, perciò è la mente che coordina le afferenze sensoriali per costruire la mappa interna della realtà esterna che vive. Questa percezione non è quella dello sviluppo iniziale, infatti l’attuale struttura percettiva si è sviluppata nel corso di una lunga evoluzione e non resterà invariata nel futuro, infatti essa dovrà salire ad un livello superiore di quello che possiede al momento attuale.

Secondo un progetto evolutivo generale l'uomo deve evolvere attraversando 7 diversi livelli di coscienza, per cui adesso siamo arrivati solo al livello intermedio, e questo stadio evolutivo sarà seguito da altri tre livelli successivi. La suddivisione in 7 gradini non è quella dell’evoluzione cosmica totale, ma è quella che ci è dato da concepire attualmente, in quanto l’evoluzione che sappiamo concepire è sempre quella che è relativa alla mentalità del momento attuale, però in futuro avremo altre forme di coscienza.

Sappiamo che il primo gradino evolutivo fu una coscienza simile al profondo torpore dell’insensibilità di trance profonda, ma di tale profondità che un tipo di coscienza di questo genere non esiste più, e una totale inconsapevolezza fu quella dello stadio di Saturno. Nel primo mondo creato vissero esseri inerti che giacevano incoscienti e in perenne contatto con gli stati cosmici, perciò questa fu la coscienza più arcaica.

Questi esseri erano inconsapevoli e sperduti nella mente cosmica, perciò vedevano tutte le cose ma non si ricordavano più di nulla, infatti la loro coscienza oscura vedeva tutto ma non sapeva nulla. Essi erano passivi ma onniscienti: uno stato simile si è conservato parzialmente ed è osservabile nella coscienza del regno minerale che percepisce in modo simile. Un secondo stato evolutivo fu simile a quello del sonno che è privo di sogni che somiglia a ciò che sperimentato se dormiamo profondamente.

Questo stato inconsapevole fu meno profondo del precedente e non fu più onnisciente: la condizione simile sopravvive nei vegetale che percepiscono nella condizione sognante dell'evoluzione solare. Nel terzo stadio vi fu uno stato ancora crepuscolare rispetto a quello attuale, però sorse un tipo di coscienza in cui erano percepite le immagini, e l'arcaismo lo conserviamo ancor oggi nello stato del sonno quando nel sonno sopraggiungono dei sogni.

Questa condizione sopravvive come un arcaismo che è il residuo dei tempi antichi a cui si accenna, perciò il sogno offre l’esempio più calzante della coscienza lunare. Il sogno sembra disordinato ma possiede una sua logica intrinseca, perché il sogno usa il linguaggio dei simboli, e il simbolismo si costruisce una sua cornice di fantasia attorno al nucleo di verità che vuole comunicare, perciò il nucleo contiene sempre la verità che la cornice ci nasconde.

Il sogno usa il tempo in modo libero, infatti il tempo del sogno non segue una linea che indica la direzione che corre in avanti, perché il sogno salta avanti e indietro, infatti il sogno usa il mondo esterno e quello interno in modo indifferenziato. La differenza tra questa condizione e quella antica è che nell'antica coscienza lunare gli avvenimenti che erano sognati non erano falsi, ma erano veri. La differenza è che l’uomo lunare di quei tempi percepiva l’intima struttura dell'esterno, perciò la sua fibra più intima risuonava in risposta istantanea e istintiva al suono che percepiva.

Perciò la sensibilità lunare era attratta da quello che percepiva come bello e buono e veniva respinta da quello che sentiva come brutto e cattivo. Infatti le immagini lunari contenevano anche una percezione, perciò era sufficiente vedere per sentire, essendo il vedere e il gustare collegati. La coscienza lunare era assieme sia visiva che gustativa, perciò istantaneamente l’anima percepiva discriminando quello che amava e quello che odiava, perciò l'orientamento verso esterno avveniva secondo la percezione interiore della realtà.

Nello stato attuale, che è quello del quarto stato evolutivo, l'antico funzionamento resta nella condizione del sonno con sogni, e inoltre rimane anche nella condizione di consapevolezza del regno animale. Non tutti gli animali sanno esprimere con suoni le sensazioni di piacere o dolore, infatti alcuni possono e altri sono muti, ma tutti gli animali possiedono l'istinto che è il residuo della percezione più arcaica. L'animale vede e percepisce, perciò la percezione rappresenta, perché la sua reazione istintiva deve essere istantanea: l’animale sa quando l’istinto segnala il pericolo.

Il quarto stato di evoluzione è nella coscienza odierna che vede colori e forme bene aderenti alle cose, perciò la realtà non è percepita come una cosa imprecisa o fluttuante ma tutto possiede un contorno molto netto e ben definito. Le cose che percepiamo aderiscono alle qualità, perché il mondo è la manifestazione della forma, perciò quello che l’uomo sentiva dentro è uscito fuori per diventare aderente alla realtà del mondo: questa è la coscienza oggettiva dello stato di veglia.

Nel corso dell'evoluzione ogni stadio di sviluppo anticipò la novità che si consolidò nel tempo e così avvenne anche nel corpo umano. Con lo stadio di Saturno si formò il corpo fisico, nello stadio del Sole si aggiunse il corpo eterico o vitale che entrò nell'involucro, perciò l'eterico iniziò a lavorare sul fisico perfezionandolo meglio. Nello stadio della Luna si aggiunse a loro il corpo astrale che lavorò sul fisico, perciò il corpo saturnio era più semplice mentre il corpo solare era più complesso per il lavoro della parte eterica.

Nell'evoluzione lunare il lavoro aggiuntivo fatto dall'astrale fornì al corpo fisico delle nuove funzionalità, finché giungendo nell'evoluzione odierna vediamo un corpo umano che è diventato la componente più perfetta, poiché la struttura è perfezionata al massimo. La struttura sensoriale ha una perfezione che resta insuperabile, perciò anche la componente dell'Io che sviluppiamo adesso possiede dei requisiti ottimali per evolvere meglio.

L'occhio e l'orecchio hanno una struttura mirabile perché furono elaborati nell'epoca di Saturno, e poi furono ancora perfezionati dall'eterico, dall'astrale e dall'Io che per molto tempo lavorarono per migliorarlo ancora. Molte funzioni sono sviluppate in modo ottimale, ma tutte furono predisposte in passato compresa la laringe che risale anch'essa all'epoca saturnia sebbene allora non fosse necessaria per il linguaggio, ma oggi è pienamente funzionante per parlare. Da tutto questo vediamo come il futuro viene sempre predisposto per merito del lavoro che fu svolto in passato

Nell'epoca solare, assieme al corpo eterico, si formarono anche gli organi della secrezione e della vita predisponendo la base per le future funzioni della nutrizione e della crescita dell'organismo. Il corpo astrale elaborò il fisico fin dall'epoca lunare quando predispose tutte le strutture delle funzioni nervose nervose, ma fu necessario che sorgesse l'Io per poter creare il sangue di cui la coscienza oggettiva ha bisogno per poter percepire il piacere e il dolore.

E' merito della coscienza oggettiva se oggi possiamo esprimere all'esterno i suoni che sentiamo risuonare al nostro intero provando il dolore e il piacere. Così nacque il sistema sensoriale e le strutture che sono deputate a sostenerlo, infatti i sensi si svilupparono lungo tutto il corso dell'evoluzione del mondo. Il corpo astrale fu necessario per costruire il sistema nervoso finché sorse l'Io che sformò il sangue, e questo si vede nell'anemia in cui il sangue non sa restare sveglio, infatti l'anemico percepisce con la coscienza sonnolenta di tipo lunare.

Dopo lo sviluppo attuale ci restano ancora altri 3 stati evolutivi, infatti nel prossimo stato evolutivo avremo una coscienza oggettiva a cui si unirà una coscienza per immagini. Per questo vedremo gli uomini in modo concreto con delle forme dai contorni netti, ma percepiremo anche quello che vive nella loro anima, perciò vedremo la loro interiorità manifestarsi nell'aura che si mostrerà a tutti con le sue nuvole di vario colore.

Non vivremo questa percezione in modo sognante come avveniva nell'uomo lunare, perché la futura percezione che unirà l'interno all'esterno dell'uomo avverrà nel pieno e più totale autocontrollo, perciò avverrà con la percezione della coscienza desta e vigile. Questo stadio che seguirà quello della Terra avverrà con una coscienza psichica o animica detta di Giove. Ma nell'avvenire verrà un sesto tipo di coscienza in cui la maturazione di Giove sarà arricchita dalla coscienza di tipo ispirativo che è lo stadio in cui potremo scrutare in modo ancor più profondo ciò che è nascosto nell'anima degli uomini.

In quel tempo non percepiremo solo le immagini con il colore e la forma, ma sentiremo anche il suono più intimo degli esseri, perciò sentiremo e sapremo come sono gli altri sentendo il tipo di suono che fa vibrare la loro anima:avremo questa evoluzione giungendo allo stadio di Venere. Quando il pianeta vivrà con questa coscienza sentiremo "l'armonia delle sfere" che risuonano nei suoni che vennero descritti nei testi antichi, così come fu scritto nelle opere poetiche e filosofiche.

Giungendo al settimo livello avremo una coscienza spirituale di tipo elevato che ci renderà onniscienti, infatti potremmo sentire tutto quello che avviene sulla terra e negli spazi cosmici. Ma questa coscienza non sarà più oscura o sonnolenta come quella dell'antica epoca saturnia, perché nell'ultimo sviluppo dell'evoluzione di Vulcano avremo tutti i tipi di coscienza descritti in precedenza, ma più perfezionati del passato perché verranno ampliati dalla consapevolezza cosmica.

L'uomo deve sperimentare tutti i 7 stadi di consapevolezza mentre prosegue nella sua peregrinazione attraverso il cosmo, perché percorrendo ogni stadio guadagna sempre qualcosa di nuovo, e ciò che giunge come fattore di novità va a formare il germe per avere uno sviluppo ulteriore che verrà in futuro. Ad ogni stadio viene raggiunto un nuovo tipo di sviluppo, perciò guadagniamo sempre una promessa di futuro migliore, e sono abbozzate delle novità che daranno frutti in futuro.

L'evoluzione ha senso solo se avvengono delle fasi in cui tutto cambia e si trasforma assieme, perché la trasformazione riguarda la natura di ogni forma di vita. Su Giove avremo un organo di percezione psichica più elevato, e su Venere avremo un organo fisico con cui la coscienza si manifesterà più concretamente. Con lo stadio di Venere avremo un'esistenza in cui le sostanze saranno attratte e verranno ordinate seguendo la forza di attrazione dell'anima, perciò l'aggregazione seguirà la struttura intima degli esseri.

Quando saremo giunti a quello stadio sarà il nostro corpo astrale che attrarrà il suo simile. In futuro la forza attrattiva del funzionamento interno prevarrà sull'apparenza della forma esterna, e la fusione più intima degli esseri avverrà solo in base alla legge di simpatia e di armonia. Con l'ultimo stadio che ci è stato concesso di conoscere, che è quello detto di Vulcano tutto sarà spiritualizzato, perciò esisterà solo una coscienza di tipo spirituale. Questa forma di esistenza è quella degli esseri che vivono ai più eccelsi livelli dei mondi spirituali, perciò in futuro saremo nel mondo della Pura Ragione.

La linea evolutiva che ho descritto fu detta da Rudolf Steiner che ci rivelò questa evoluzione del pianeta Terra nei prossimi 2.500 anni. Ma qualcuno potrebbe obiettare che questa profezia appare esagerata, perché appare eccessivo credere che si possa pianificare un'evoluzione in un termine così ampio. L'obiezione vale solo per chi ignora queste questioni, perché chi ormai comprende le cose dello Spirito può concepire come siano irrilevanti 2.500 anni per chi sta pianificando tutti i livelli, e fa questo lavoro in modo egregio da un'eternità.

Buona erranza
Sharatan

martedì 19 agosto 2008

Il rimpianto della moglie di Lot


L’altro giorno riflettevo con un’amica sul passato e sulle radici che esso affonda nel cuore di chi non vuole lasciarlo andare. Questo discorso mi ha fatto venire in mente il racconto della moglie di Lot, il solo uomo giusto salvato da Dio dalla distruzione di Sodoma. Narra la Bibbia che Lot fu avvertito dagli angeli, che gli dissero di prendere la moglie e le figlie e “Dopo averli condotti fuori, uno di loro disse: "Fuggi, per la tua vita. Non guardare indietro e non fermarti dentro la valle: fuggi sulle montagne, per non essere travolto!... quand’ecco il Signore fece piovere dal cielo sopra Sodoma e sopra Gomorra zolfo e fuoco proveniente dal Signore. Distrusse queste città e tutta la valle con tutti gli abitanti delle città e la vegetazione del suolo. Ora la moglie di Lot guardò indietro e divenne una statua di sale.”
Nel Vecchio Testamento il sale è usato per raffigurare il legame tra Dio e il Suo popolo: “Dalla tua offerta non lascerai mancare il sale dell’alleanza del tuo Dio” (Levitico 2,13). Nel libro dei Re, Eliseo purifica una sorgente gettandovi del sale: “Gli abitanti della città di Gerico dissero a Eliseo: - Come avrai visto anche tu signore, non si starebbe poi tanto male in questa città; solo che l’acqua è cattiva e la nostra terra è senza vita. Allora Eliseo ordinò: - Portatemi una scodella nuova, piena di sale. Gli portarono la scodella. Eliseo andò alla sorgente dell’acqua, vi versò il sale e pronunziò queste parole: “Il Signore dice: Io rendo pura quest’acqua; non procurerà più ne morte ne sterilità”.Come aveva detto Eliseo, quell’acqua divenne pura e lo è ancora oggi” (II Re 2,19-22). Il sale è insieme il simbolo di conservazione ma anche il simbolo di distruzione per corrosione, per questo esso era usato in ogni rituale ebraico per consacrare la vittima sacrificale.
Il racconto – a mio giudizio - insegna la forza distruttiva che esercita il rimpianto e la volontà di rimanere legati al nostro passato, a quello che dovremmo lasciarci alle spalle, ma che esitiamo ad abbandonare. Nessun altro è il significato che la moglie di Lot vuole rappresentare, se non questa incapacità di rialzare il capo e di andare incontro al futuro. La stessa trasformazione in una statua di sale lo dimostra. Il Vangelo di Luca avverte che “Nessuno che abbia messo mano all’aratro e poi si volti indietro è adatto per il Regno di Dio.” (Lc.9,62) Nel racconto biblico la moglie di Lot diventa essa stessa una vittima rituale: immolata all’altare del suo rimpianto. Ma allora, cosa dovremmo conservare del nostro passato? Cosa potrebbe traghettarci attraverso le acque del cambiamento e cosa, invece, rischia di farci finire pietrificati e statici come la moglie di Lot?
Dal passato si può imparare, mettendone a frutto l’esperienza e cercando di fare fruttare il prezzo di tutte le notti consumate nell’amarezza e nell’angoscia. Questa è la lezione più difficile, perché spesso il dolore e la sofferenza restano senza una risposta o perlomeno trovano la nostra incapacità di elaborarne una.
Agli errori del passato spesso rispondiamo con meccanismi di autopunizione, che è la forma più letale di mancanza di amore per se stessi. Per questo, il modo con cui ognuno di noi reagisce al proprio passato, indica anche l’amore che nutriamo per noi stessi. Ma dal passato ci si può anche allontanare e si può intraprendere un nuovo percorso, l’importante è che si sia elaborato e superato, conquistando una sufficiente dose di consapevolezza, sufficiente per attuare una positiva trasformazione. Non si può assolutamente restare con una sensazione di rimozione o di negazione del passato perché esso, seppure lontano, avrebbe ancora la forza di renderci infelici.
Da sempre invece penso che, tutti coloro che fuggono alla loro vita passata per cercare un cambiamento forzato, finiscano per aggrapparsi al primo barelliere che incontrano sulla loro strada, rischiando così di cadere nelle grinfie di un altro torturatore. Le fughe irrazionali sono sempre dettate dalla nostra paura e dalla nostra angoscia, per questo non credo assolutamente al detto che “chiodo schiaccia chiodo” o perlomeno ci credo al negativo, nel senso che perlopiù il chiodo te lo schiacciano nel costato. Ma nel passato si può essere anche invischiati, incatenati alla nostra immagine di bambino emotivo, dipendenti da un cordone ombelicale che può essere lungo anche decenni. Rischiamo di restare eternamente condannati ad una immagine - impressa nella pelle e nei comportamenti – di bambino ferito e dolente che non sa sopportare i rifiuti, di un bimbino sommerso dall’enorme quantità di stress che la sua sensibilità e vulnerabilità ha accumulato e sofferto. Tutta la nostra cultura orientata al successo, ci rende intollerabile subire la vergogna dell’errore e del fallimento personali. Quindi più soffriamo e più la sofferenza ci rende vulnerabili e ansiosi e più ci rende prigionieri di paure ed ansie. Se ci affanniamo a riassumere il controllo della nostra vita, ancor più sprofondiamo nell’abisso, poichè il controllo non è la via migliore per superare la paura. Il controllo porta solo alla repressione della sensibilità personale e ci spinge al lato opposto della barriera, trasformandoci in bambini crudeli ed insensibili. Il modo migliore per curare le nostre ferite è invece la comprensione e la compassione per i nostri errori e per la nostra vita passata. Da un atteggiamento compassionevole ed amoroso nei nostri riguardi, abbiamo la conquista della consapevolezza che in noi vi è una fonte di forza inesauribile, una dignità, una fierezza, una capacità di risorgere che vengono in nostro aiuto quando abbiamo il coraggio di essere ciò che siamo. Tutti abbiamo la capacità di osservare, di contenere e di comprendere, ma ci vuole pratica per cominciare a farlo. Se osserveremo la nostra vita potremo identificare come agisce in noi il desiderio di controllo e come agisce in noi la paura, potremmo allora scoprire che noi stessi non siamo un luogo tormentato ma un luogo rigoglioso in cui vivere e riposare, perché ciò che si conosce non fa mai paura. Diceva Osho:
“Il vero nettare della vita è dentro di te.
Proprio in questo momento puoi ritornare in te,
guardare dentro di te.
Non c’è bisogno né di preghiere né di adorazioni.
Tutto ciò che serve è un viaggio silenzioso verso il tuo essere.
Questo è ciò che chiamo meditazione,
un pellegrinaggio silenzioso verso il tuo essere.
E quando trovi il tuo proprio centro,
hai trovato il centro dell’intera esistenza.”
Se avesse avuto maggiore fiducia nel futuro, se non fosse stata pericolosamente curiosa di vedere cosa lasciava alle sue spalle, se avesse avuto la certezza che doveva celebrare la salvezza insperata ed il consiglio dell’angelo - del messaggero del dio interno - se avesse avuto maggiore coraggio e non una pericolosa curiosità, forse si sarebbe salvata anche la moglie di Lot.
Buona erranza
Sharatan ain al Rami