domenica 6 luglio 2014

Buon Compleanno a Sua Santità!



Oggi è il compleanno del Dalai Lama e, in tutto il mondo, i tibetani, i praticanti buddhisti e i loro sostenitori, si riuniscono per celebrare l'anniversario. Conosciamo cosa ha significato l'invasione cinese per quelle terre. I cinesi hanno rivendicato e invaso il Tibet imponendogli una visione materialistica, l'egualitarismo comunistico e un'industrializzazione forzata.

Praticamente questo è corrisposto alla distruzione delle istituzioni monastiche, alla persecuzione di monaci e monache, alla distruzione delle loro scritture sacre, alla depredazione dei rosari, delle ruote di preghiere, delle icone, dei dipinti, delle statue e degli oggetti d'arte. Tutto è stato depredato impedendo perfino l'uso della lingua tibetana.

I cinesi hanno ucciso tutti i membri delle classi superiori, tutti gli intellettuali e gli studiosi tibetani.Hanno imposto l'uso del cinese e l'indottrinamento forzato al comunismo. I tibetani sono stati arruolati forzatamente in squadre di lavoro e unità di produzione, perciò sono stati praticamente ridotti in schiavitù... tutto questo ha causato circa 1,4 milioni di vittime.

I cinesi hanno cercato di cancellare una civiltà con la sistematica distruzione del suo territorio, dei suoi tesori d'arte, della sua classe intellettuale costringendo gli altri a fuggire. Ma i tibetani esistono e resistono sparsi nel mondo e oggi si celebra la nascita di Sua Santità il XIV Dalai Lama, qui fotografato a 5 anni...


Dal 3 al 14 luglio Sua Santità il Dalai Lama conferirà la 33a iniziazione del Kalachakra a Choglamsar a 10 km da Leh, in Laddakh. Questa cerimonia sarà preceduta dagli insegnamenti e dai riti di preparazione alla cerimonia come la costruzione del grande mandala di sabbia, la danza rituale dei monaci e le offerte di preghiere. L'iniziazione al Kalachakra avverrà dal 10 al 13 luglio, mentre il 14 luglio avverrà un'iniziazione di lunga vita, detta tsewang, che sarà seguita dalle preghiere per la Lunga Vita di Sua Santità.

Anche se non siamo presenti alla cerimonia si può recitare il mantra dell'OM TARE TUTTARE TURE SOHA per sostenere la sofferenza di questo popolo che rischia di scomparire.

Buon Compleanno a Sua Santità!
Sharatan

venerdì 4 luglio 2014

Il ritorno di Shambhala



“Fino a quando rimarrà lo spazio,
fino a quando ci saranno esseri viventi,
fino ad allora possa anch’io durare,
per liberare il mondo dalla sofferenza.”
(Sua Santità il Dalai Lama)

La tradizione buddista dice che il Buddha girò 3 volte la ruota del Dharma emanando 3 tipi di insegnamenti spirituali e, a ogni giro di ruota, aumentò la difficoltà dei suoi insegnamenti. Ogni volta che la ruota del Dharma girava venivano pronunciate verità sempre più elevate, profonde e complesse. Nel primo giro di ruota insegnò le 4 nobili verità infatti rivelò la sofferenza, l’origine della sofferenza, la cessazione della sofferenza e il cammino spirituale che libera dalla sofferenza.

Nel secondo giro pronunciò la dottrina della vacuità ossia l’inconsistenza del sé e di tutti i fenomeni come dice il Sutra del Cuore. Nel terzo giro ci furono donate le dottrine dell’insegnamento della realtà del Tathagatagarba cioè la realtà della “natura di Buddha” che vive in ogni forma vivente: le ultime dottrine sono contenute nei testi del tantra.

Arrivato quasi la fine della sua vita, il Buddha predicava e vagava per l’India offrendo gli insegnamenti della salvezza. In quei tempi, a Dhanyakataka, viveva Suchandra che era re di Shambhala. Il suo nome vuol dire Luna benigna, perché il re era un chiaroveggente che vide qualcosa che lo angosciò e che lo spinse a chiedere aiuto al Buddha.

L’Illuminato aveva oltrepassato gli 80 anni perciò era troppo debole per incontrarlo, ma volle aiutarlo ugualmente e gli si manifestò nell’aspetto del dio Khalachakra. Si manifestò come il dio unito alla sua sposa Visvamata, perciò gli consegnò una dottrina molto elevata che non richiedeva l’obbligo dei voti monastici.

Il Khalachakra è ancora oggi un’iniziazione che è rivolta indiscriminatamente a tutti, monaci e laici. Sebbene sia una pratica laica possiede una base dottrinale esoterica complessa che richiede l’aiuto di un maestro per essere praticata. Quando il re trasmise le pratiche ai sudditi si avviò la rifondazione del suo regno, e il re fu il primo Rigden e il fondatore della scuola di Shambhala che conserva e trasmette questi supremi tantra.

Il re divenne un chakravartin, un imperatore universale illuminato e completo. Suchandra significa “Luna benigna” perché l’illuminazione è favorita dalla chiaroveggenza che dona un bianco bodhicitta. Questo nome ci suggerisce pure che esiste un legame tra le fasi lunari e il flusso del prana vitale che scorre nei canali psichici e nei chakra.

Il primo Re del Dharma fece costruire uno stupa dedicato a Khalachakra e un grande mandala al centro dei suoi giardini davanti al palazzo di Kalapa. Shambhala è diventato il simbolo della trasformazione che può creare una società illuminata. Ancora oggi, le iniziazioni del Khalachakra coinvolgono grandi folle a cui viene offerto il supremo veicolo dei bhodisattva.

Prima dell'iniziazione è costruito un mandala fatto con sabbie colorate. Esso viene tracciato dai monaci con grande precisione, e viene distrutto alla fine del rito. Il mandala è uno strumento di meditazione che è legato al senso profondo di questo rito. Il desiderio interiore dell’aspirante deve essere rivolto all'estinzione del dolore per tutte le creature. Si deve invocare l’illuminazione per fare il bene degli altri, e si deve volere la retta visione e la conoscenza della vera natura delle cose.

Khalachakra è sempre legato a Shambhala, perciò essa rivive ogni volta che si celebra il Khalachakra. Il rito è diventato parte integrante del suo sentiero e del suo lascito. Questa pratica è l’essenza e il culmine degli insegnamenti buddisti. È il tantra più elevato nel quale culmina il vajrayana, la suprema via della massima conoscenza, i mudra e la trascendenza che supera ogni cosa.

Khalachakra mostra che il nostro corpo interno, quello fisico e anche quello celestiale sono il dispiegamento di grande saggezza e di somma vacuità: questo, nei terma, è chiamato il “dispiegamento delle tre corti”. L’ultimo giro di ruota del Buddha fu il dono del potere che creò il regno illuminato di Shambhala.

Il primo Rigden, l'imperatore di Shambhala aveva capito che, per fare qualcosa che resta nel tempo è necessario affondare le radici in cose primordiali. Resta solo ciò che basiamo su una base solida e indistruttibile. Se vogliamo superare il tempo dobbiamo fondarci su quello che non vacilla e non si trasforma per capriccio o malasorte. Una società solida è quella che non è soggetta alla nascita, alla malattia, alla vecchiaia e alla morte.

Una “società illuminata deve radicarsi su una base che è oltre ogni livello di concettualità e di manipolazione, qualcosa che non può essere comprata e venduta. Dato che la rabbia e la gelosia possono essere manipolate – cioè comprate o vendute – esse non sono primordiali. Una società che segue questi principi non può essere stabile” dice un maestro per rivelare quello che il re temeva del futuro.

Il re ebbe la visione del futuro doloroso che voleva scongiurare al suo popolo. Sapeva della futura scomparsa della società e dell’inizio dell’era tirannica che cercava il superficiale che toglie il potere di vivere una vita piena e significativa. La società futura sarebbe stata la preda della rabbia, della gelosia e dell’avidità.

Si andava verso un futuro di ansietà e di destabilizzazione, perciò verso la sfiducia e la morte. Suchandra perciò chiese il potere di avere la rivelazione del principio primordiale che resta per sempre. Chiese il miglior principio con cui una società può venir guidata verso il suo vero significato: e ricevette il tantra di Khalachakra.

Con questa cerimonia si viene predisposti a ricevere il principio che è alla base di tutto, vajra. Vajra è ciò che non è possibile distruggere, perché è la base innata universale: è la vera base essenziale della nostra natura. È il sommo principio che sistema il Samsara e il Nirvana perché dà il necessario per diventare un Buddha.Il principio naturalmente buono fu dato a questo sovrano che i tibetani chiamano Dawa Sangpo “Buona Luna.”

Khalachakra è la Ruota del Tempo, perché è l’ultimo insegnamento del Buddha prima che uscisse dalla ruota delle rinascite. Khalachakra è la suprema unione della sua compassione, della sua vacuità, della sua saggezza e del suo metodo. Kala è il tempo che diventa il mezzo della compassione universale che tutto conosce e tutto rivela.

Chakra è la ruota delle cose conoscibili, perciò è la conoscenza, la saggezza e la vacuità che si conquistano solo nel tempo. Khalachakra è associato ai cicli umani, ai cicli cosmici, ai pianeti, alle stelle, ma anche al continuo sorgere e morire dei mondi. Questo rito mantiene costante il flusso del tempo e la connessione che giocano a favore della nostra salvezza.

Buddha insegna questo tantra per mostrare che esiste una connessione salvifica che unisce tutta l’umanità, perciò la salvezza è costante e progressiva malgrado ciò che sembra a sfavore. Shambhala sorgeva a nord del fiume Sita ed il palazzo reale del Kalika sorgeva sul monte Kailash.

A sud del palazzo c’era l'enorme parco con il tempio di Khalachakra e il grande mandala cosmico. Si dice che Shambhala sia rimasta dov'era in passato, ma sia diventata invisibile. Per conoscere questo regno sono necessari molti meriti e una mente acuta dotata di sottile chiaroveggenza e sostenuta da una buona conoscenza del sentiero tantrico.

Anche il Dalai Lama ha detto che Shambhala è sulla terra, ma è raggiunta solo da chi ha una mente e una propensione karmica molto pure. Si dice che quella società illuminata ha sempre seguito il destino e l'evoluzione spirituale della terra. I tibetani credono che il loro re guerriero, Gesar di Ling, fosse stato guidato dal contatto psichico con Shambhala e che, dopo la sua morte, sia divenuto il comandante in capo degli eserciti di Shambhala.

Nella genealogia reale vediamo che il 2° Kalika Pundarika fu la reincarnazione di Avalokitesvara, perciò i Dalai Lama sono considerati la reincarnazione di Pundarika. La profezia rivela che Shambhala sarà retto da 25 kalika, e poi tornerà ad essere visibile. Ora, sta regnando il 21° kalika perciò siamo nell’epoca di trasformazioni e conflitti che precede la grande guerra planetaria che verrà preceduta da carestie, conflitti e disastri naturali.

L’umanità, in futuro, avrà un governo dittatoriale esteso a tutto il pianeta. La mentalità del governo globale sarà materialistica e tirannica, perciò quando Shambhala diventerà visibile, il dittatore mondiale vorrà conquistarla. Ma gli eserciti del tiranno saranno sconfitti dai valorosi guerrieri di Shambhala guidati dall'eroico Gesar di Ling. Essi prevarranno perché hanno una tecnologia molto più avanzata che garantirà la vittoria.

Le armate di Shambhala vinceranno e il loro governo si diffonderà su tutta la terra inaugurando la seconda Età dell’Oro che durerà per 18 secoli. I tibetani pensano che questo evento è vicino e verrà nel 2424 quando regnerà il 25° kalika. Essi dicono che la distruzione della terra, della cultura, delle istituzioni e lo sterminio del Tibet è il segno dell’inizio dell’epoca della liberazione.

E quella liberazione non sarà offerta solo al Tibet, ma sarà offerta anche a tutti coloro che vengono oppressi. Essi dicono che tutto quello che ci accade va interpretato su molti livelli, perciò anche l’oppressione cinese può diventare uno strumento per aiutarli a sviluppare maggior distacco, compassione e saggezza. Essi dimostrano, in modo concreto, che c'è sempre una via che può invertire la tendenze negative e trasformare la violenza in pace, la paura in gioia e l’odio in amore.

Buona erranza
Sharatan

martedì 1 luglio 2014

Il patto dei Buddha



“Il saggio è il servo di tutti.”
(Proverbio tibetano)

Robert Thurman dice che l’essenza della civiltà tibetana è quella di essere stata definita dai Buddha che vivono tra loro. Infatti, per capire la loro visione del mondo è sufficiente conoscere un detto popolare: “Ci sono tre che sono i più cari ai tibetani: il Prezioso Guru (Padmsambhava); il Signore Maestro (Atisa) e il Prezioso Maestro (Tsong kha pa)".

Il Prezioso Guru è Padmsambhava, il principe dell’Afganistan che visse più di 12 secoli, e che divenne un grande Buddha (samyaksambuddha). Il Signore Maestro è Atisa, il Buddha successivo che nacque nel 982 d.C. come principe di Zahor, nel Bengala. Dopo aver intrapreso molti studi tantrici Atisa rinunciò al trono, divenne un monaco e diventò un maestro che divenne molto famoso per la sua conoscenza di tutti i livelli di buddismo.

Il Prezioso Maestro è Tsong kha pa, il Buddha successivo che si reincarnò nella provincia tibetana di Amdo nel 1357 d.C. Egli fu un bambino prodigio che fu riconosciuto come la reincarnazione di Manjusri, il Dio della Saggezza. Fin dall’età di 3 anni passò una vita di studio, azioni sociali e di meditazione raggiungendo una perfetta illuminazione dopo un ritiro di soli 5 anni.

Fondò un movimento progressista che credeva all’avvento del futuro Buddha Maitreya ossia l’Amorevole. Diede nuova vita al monachesimo, e diffuse dottrine di grande saggezza, infatti è conosciuto per i suoi trattati penetranti e ispirati. Lasciò moltissimi discepoli ben preparati e morì nel 1419 con dei segni che mostrarono la sua vita miracolosa.

Il fatto è che i tibetani credono profondamente nei Buddha e si sentono profondamente e intimamente legati a loro, perché danno per scontato che molti Buddha girano nel mondo. Il buddismo tibetano insegna che il riorientamento della vita individuale e di quella sociale deve tener conto della presenza dei Buddha nel mondo.

Essi credono nella capacità posseduta da ogni uomo di poter diventare dei Buddha, perché credono nel percorso spirituale che consente di diventare un Buddha. Questo fatto caratterizza il buddismo tibetano rendendolo diverso, sebbene la cultura classica indiana contempli la possibilità di insegnare come avere la realizzazione della nostra buddhità.

Anche la scuola Theravada crede che il Buddha sia un essere che si è purificato e che non si reincarna più, perchè lascia il mondo per sempre. Queste dottrine sono chiamate il Veicolo individuale o Hinayana e affermano che ci furono molti altri Buddha prima di Sakyamuni, perciò ci saranno molti altri santi o arhat che seguiranno le sue orme.

Ogni uomo può praticare la via se attua gli sforzi che sono necessari, perciò tutti possono diventare un Buddha. Ma, al tempo presente, non c’è alcun buddha vivente fino alla nascita del prossimo, cioè Maitreya il Buddha Amoroso che nascerà nei tempi futuri.

Gli insegnamenti del Veicolo universale, del Mahayana, hanno una idea diversa che è legata alla struttura dei corpi sottili. Nel Mahayana s’insegna che tutti hanno un corpo fatto di realtà assoluta detto dharmakaya che è un corpo indifferenziato condiviso in pace assoluta da tutti.

Poi abbiamo il rupakaya che è un corpo fatto di manifestazioni relative, infatti esso è composto da un corpo incommensurabile di beatitudine infinita detto sambhogakaya che è fatto d’infiniti colori e di luci incredibili. Questo corpo non può essere visto dagli esseri normali. Il rupakaya essendo un corpo di manifestazioni relative è costituito dal nirmanakaya cioè dal corpo di manifestazione.

Questo corpo di manifestazione è strutturato in 3 forme diverse ossia della forma ideale che è rappresentata, nell’epoca odierna, da Sakyamuni, poi c’è la forma dell’incarnazione che si manifesta con molti tipi diversi di esseri umani e con altri tipi di esseri animati e inanimati come continenti, mari, isole e anche case, tavoli, etc. Infine c’è la forma artistica che rappresenta tutte le forme che il Buddha assume nelle manifestazioni d’arte.

I seguaci del buddismo mahayana pensano che lo stato di Buddha sia uno stato a cui si può essere educati, ma essi non si aspettano di incontrare per strada Buddha. Essi credono che stiamo vivendo nei tempi bui e oscuri del kaliyuga, perciò nessun Buddha può vivere nel mondo, perché essi vivono tutti nella Terra Pura oppure nel Paese del Loto.

Solo i tibetani hanno conservato intatta tutta la tradizione tantrica buddista indiana che è nel terzo veicolo ossia nell’insegnamento del tantrismo mantrico e adamantino (vajrayana). Esso è l’insegnamento esoterico del Grande Veicolo cioè è l’insegnamento di quella parte del Veicolo universale che mette maggiormente in risalto tutte le “pratiche basate sulla sensazione dell’immediata presenza della realtà del Buddha” afferma Robert Thurman.

Queste dottrine insegnano a conseguire la buddhità in una unica vita o nel corso di poche vite. Il terzo veicolo insegna a accelerare il sentiero evolutivo del veicolo universale con cui un bodhisattva si trasforma da essere umano normale in Buddha. Si crede che si possa ridurre il tempo necessario per la trasformazione che è di 3 kalpa cioè 3 giorni di Brahma che equivalgono ognuno a 3.320.000.000 anni.

Il fatto essenziale del percorso è la possibilità di avere l’accesso alle persone che sono già diventate Buddha. Quando i tibetani pensano a Sakyamuni, lo pensano come un essere perfetto ma lo sentono come una presenza che è sempre vivente nel mondo. È certo che non lo pensano solo come un Dio, ma che lo sentono anche come un uomo che ha saputo vincere la morte perciò lo pensano e lo sentono simile a Gesù Cristo.

I tibetani non si aspettano il ritorno del Buddha, perché sanno che il Buddha è sempre presente e accessibile. Lui non ci ha mai lasciato, ma si è solo ritirato dal nirmanakaya ideale che fu chiamato Sakyamuni. Essi sanno che Sakyamuni insegnò un veicolo universale, un veicolo tantrico e un veicolo individuale, perciò ogni uomo sa come fare per diventare un Buddha.

Sakyamuni fu l’essere umano che ha raggiunto la più perfetta forma evolutiva che un uomo può raggiungere, perciò Siddharta è un ideale sovraumano. Egli impersonò la più elevata evoluzione mentale e fisica, infatti il principe dei Sakya è l’Insuperabile Signore illuminato, perché è un tipo di vita che oltrepassa sia la forma umana che quella divina perciò fu chiamato il Leone vivente cioè Narasimha.

Sakyamuni fu detto anche il “Dio oltre gli dei” ossia Devatideva, infatti la sua benevolenza nei confronti di tutti gli esseri è quella del Buddha più perfetto perché è sovrumana. Tra i tanti discepoli del Buddha ci sono 4 grandi bodhisattva celesti, eroi dell’illuminazione, che sono interessati in modo particolare alle vicende del Tibet.

Queste figure celesti sono: la bodhisattva Tara, Signora delle Attività miracolose e 3 i bodhisattva maschili: Avalokitesvara, Signore della Compassione, Manjusri, Signore della Saggezza e Vajrapani, Signore della Potenza. Queste figure celesti furono tutte discepoli del Buddha pur essendo loro stessi dei Buddha perfetti che si realizzarono molto prima dell’origine del nostro universo.

Essi fecero la promessa di ritornare sempre a manifestarsi come discepoli di tutti i Buddha che nascono in tutti i mondi, perciò scelsero di diventare degli intermediari tra i buddha e le genti di quei mondi. Avalokitesvara e Tara sono la coppia divina adorata come Padre e Madre celesti che vissero molte volte, rispettivamente, come imperatore o lama governante del Tibet e come regina o protettrice di quel regnante.

Manjusri è il Buddha che, da innumerevoli kalpa, si reincarna continuamente in ogni mondo che viene visitato dal Buddha. Lui pone i più difficili quesiti sulla dottrina più difficile e profonda. Il suo obiettivo è quello di aiutarci a sviluppare il prajna, l’intelligente conoscenza-consapevolezza che è l’unico modo per raggiungere l’illuminazione.

Dalle incarnazioni di Manjusri sono nati grandi insegnanti, mistici e dei maestri che diffusero le dottrine buddiste nelle terre tibetane come il Prezioso Maestro, Tsong kha pa. Invece, Avalokitesvara, in passato, si reincarnò come fedele discepolo di Atisa e, al tempo di Tsong kha pa, visse come rJe dGe ‘dun, cioè il Primo Dalai Lama.

I Dalai Lama sono i leader spirituali del Tibet, perché sono la reincarnazione di Avalokitesvara che scelse di essere sempre il loro capo per sigillare meglio il patto tra i Buddha e il popolo del Tibet. Avalokitesvara ritorna per aiutarli però, attualmente, quel popolo è oppresso tanto crudelmente dai cinesi, che rischia di scomparire per sempre.

Buona erranza
Sharatan

domenica 29 giugno 2014

La saggezza del fiore



“C’è una storia, famosa negli ambienti zen, che parla di un fiore. Un giorno il Buddha mostrò un fiore a un’assemblea di 1250 monaci e monache. Per molto tempo non disse nulla. L’uditorio restò in perfetto silenzio. Tutti sembravano intenti a riflettere, cercando di capire il significato recondito del gesto del Buddha. Poi, d’un tratto, il Buddha sorrise. Sorrise perché uno dei presenti aveva sorriso a lui e al fiore. Il nome di quel monaco era Mahakashyapa. Era stato l’unico a sorridere; il Buddha sorridendogli di rimando disse: “Ho un tesoro di saggezza e l’ho trasmesso a Mahakashyapa.”

Questa storia è stata oggetto di discussione da parte di molte generazioni di studenti Zen, e ancor oggi si continua a ricercarne il senso. Per me, il significato è molto semplice. Quando qualcuno solleva un fiore e ve lo mostra, vuole che voi lo vediate. Se non smettete di pensare, perderete il fiore. La persona che non stava pensando, che era semplicemente se stessa, fu capace di un incontro profondo con il fiore, e quindi sorrise.

Ecco il problema della vita. Se non siamo noi stessi fino in fondo, se non siamo davvero nel presente, perdiamo tutto. Quando vi viene incontro un bambino sorridente, se siete nel futuro o nel passato oppure pensate ad altro, invece di essere lì, è come se il bambino non esistesse. Il metodo per essere vivi è ritornare a se stessi perché il bambino si mostri nella sua splendida realtà. Allora lo vedrete sorridere, e potrete stringerlo fra le braccia.

Vorrei condividere con voi una poesia scritta da un amico che morì a Saigon a 28 anni, circa trent’anni fa. Dopo la sua morte si trovarono molte belle poesie composte da lui; questa mi colpì particolarmente. Sono pochi brevi versi, ma molto belli.

Accanto allo steccato, silenziosa,
sorridi col tuo incantevole sorriso.
Resto senza parole, saturo
dei suoni della tua bella canzone
senza principio e senza fine.
Ti saluto con un profondo inchino.

Il poeta si rivolge a un fiore, a una dalia. Quella mattina, passando davanti a uno steccato, aveva visto quel piccolo fiore molto in profondità, e colpito da quella visione si era fermato a scrivere la poesia. A me piace moltissimo. Forse penserete che il poeta sia un mistico, per via dello sguardo profondo con cui vedeva le cose. Ma era una persona normale, come voi e me.

Io non so come e perché fosse capace di guardare e vedere così, ma è esattamente il modo con cui pratichiamo la consapevolezza. Cerchiamo di essere in contatto con la vita e guardiamo in profondità mentre beviamo il tè, camminiamo, sediamo o disponiamo i fiori. Il segreto del successo sta nell’essere veramente ciò che si è, e quando siamo veramente ciò che siamo incontriamo la vita nell’attimo presente.” (Thich Nhat Hanh, La pace è ogni passo, Astrolabio)

giovedì 26 giugno 2014

Psicotrappole



“Non esistono problemi: ci sono solo le soluzioni.
Lo spirito dell’uomo crea il problema dopo.”
(Andrè Gide)

Giorgio Nardone è stato allievo di Paul Watzlawick il filosofo, sociologo e psicologo austriaco che è stato uno dei massimi studiosi della comunicazione morto nel 2007. Nardone è uno dei ricercatori della famosa Scuola di Palo Alto, e le sue ricerche hanno portato a delle innovative tecniche terapeutiche grazie alle quali ha risolto 20.000 casi clinici nel corso di 25 anni di attività terapeutica.

L'opera di Nardone che dovete leggere è “Psicotrappole” uscito in economica a 10 euro ben spesi, che per me è una chicca. Già dalla copertina emerge il tema su cui Nardone ci invita a riflettere, e il sottotitolo è già un programma: "Psicotrappole ovvero le sofferenze che ci costruiamo da soli: imparare a riconoscerle e combatterle.”

Nardone parte dal presupposto che esistono tanti disagi quanti ne possiamo inventare, però ogni trappola che facciamo ha una via di uscita. Seppure siamo abili nel costruire ‘psicotrappole’ siamo ugualmente abili a realizzare psicosoluzioni. Nardone crede che gli uomini hanno la capacità di crearsi difficoltà o malattie della più varia tipologia, ma sono capaci di fare cambiamenti tanto imprevisti che straordinari.

Certo, nella maggioranza dei casi, è necessario farsi aiutare dall'esperto ma, a volte, vediamo casi di trasformazioni positive che si realizzano spontaneamente. Esse avvengono in virtù di “esperienze correttive, folgoranti illuminazioni e cambiamenti di prospettiva, frutto di ciò che la vita ci propone e delle nostre reazioni, che per caso o per scelta introducono il cambiamento.”

Le ‘psicotrappole’ sono costruite in relazione della percezione che abbiamo riguardo alle cose che sono classificate secondo la percezione che abbiamo di loro, nel nostro modo di agire volontario o involontario. Sono costruite per cercare di gestire alla meno peggio la nostra realtà, perciò si conformano al nostro modo di pensare e dare un senso a ciò che viviamo. Nardone dice che ci scaviamo le trappole in cui noi stessi poi cadiamo, e da cui ci sembra di non poter uscire.

È importante chiarire che nessuna ‘psicotrappola’ è una forma, in sé, patologica ma che lo diventa quando essa si ripresenta in modo ridondante ed esclusivo. Perciò è la loro ossessiva reiterazione che le rende responsabili dell’insorgere delle patologie. Ad esempio, fare attenzione alle reazioni emotive è sicuramente positivo, ma quando il controllo delle emozioni diventa ossessivo e compulsivo, quel controllo si è trasformato in disturbo fobico-ossessivo.

Tutto il problema è nel fatto che l’uomo tende a ripetere ciò che ha funzionato in passato e che fu utile a superare ostacoli e risolvere problemi. La trappola è insita nel fatto di schematizzare le esperienze che vengono fatte, e nel susseguente irrigidimento su cui si insiste. E poi, nell'applicare la medesima strategia anche quando la strategia non funziona.

Delle condizioni diverse richiedono delle soluzioni diverse, ma a questo si oppone un’altra naturale tendenza umana. Ed è quella di credere che la strategia non è efficace perché non la si è perseguita abbastanza a lungo e con la necessaria convinzione. Ed è così ci infiliamo nelle situazioni in cui prendiamo a testate un muro, ma lui è solido e duro perciò non cede. Per tutti questi fattori avviene che noi esseri umani che percepiamo, pensiamo e agiamo siamo perennemente sospesi tra la sanità e la malattia mentale.

Anche le virtù non esercitate con discernimento possono diventare vizi, perché ogni eccesso diventa un difetto. Ma, se le nostre debolezze vengono accettate, possono essere trasformate e possono diventare i nostri punti di forza. Si pensi ad esempio, che il senso comune pensa che l'essere delle persone molto percettive e molto sensibili sia un grande dono.

Ma, se questo dono non viene gestito con intelligenza, diventa fonte di ansia, incertezza, preoccupazioni e fragilità interna che possono sfociare in disturbi psichiatrici e comportamentali, dice Nardone. Le nostre psicotrappole sono sempre effetto dell’iperdosaggio o della deviazione dal retto orientamento e dell’agire sano che deve essere adatto alle circostanze.

Tanti psichiatri pensano che questi problemi vengano dall’inadeguato senso della realtà. Nardone crede che, in maggioranza, i processi non sono il frutto di scelte pensate, ma che sono reazioni che scattarono come “frutto della ripetizione di un copione acquisito sulla base della sua efficacia.”

Ognuno può costruire la psicotrappola in cui cadrà prigioniero, e anche chi è scarsamente dotato o non intelligente può ideare la sua. L'esperienza del terapeuta gli fa concludere che i casi più incredibili e difficili da trattare sono quelli che riguardano le persone più dotate, perché sono soggetti che estremizzano anche i loro problemi.

Sulla base dell'esperienza si può dire, afferma Nardone, che la complicazione psicopatologica è sempre proporzionale all’intelligenza del soggetto. Più una persona è geniale più le sue trappole sono profonde o possono diventare un labirinto da cui è difficile uscire. L’altra tendenza umana che tende a favorire la costruzione di psicotrappole è il naturale funzionamento fisiologico della mente.

La mente risponde all’esigenza di un sistema che evita il disperdio di energie. La mente lavora in economia se usa schematizzazioni e associazioni funzionali. Se la mente elabora dei processi che verifica come soluzioni di problemi, poi tende a trasformarli in schemi replicabili che usa in situazioni che percepisce come simili. Ma se tendiamo ad applicare una soluzione che è frutto della generalizzazione cadiamo in una trappola mentale micidiale!

La somiglianza induce alla percezione ingannevole e le situazioni sono viste come uguali ma, in realtà, non lo sono. In questo modo si creano soluzioni disfunzionali che sono reiterate creando nuove complicazioni. Si deve ammettere che la capacità umana di crearsi problemi è connaturata al funzionamento del sistema della mente, perciò si deve ammettere che non sempre i naturali processi mentali producono dei risultati positivi.

La spontaneità è un’illusione, in barba al mito del "buon selvaggio" di Jean-Jacques Rousseau. Si vede bene che la relazione del soggetto, la sua relazione con se stesso e il suo rapporto con il mondo esterno sono i tre poli delle relazioni. L'evidenza dimostra che le reazioni definite come 'spontanee' sono solo il frutto della nostra esperienza, perciò che tutte le reazioni sono delle reazioni acquisite.

Le reazioni non sono schemi che vengono pianificati, ma sono risposte che sono profondamente radicate. Esse sono reazioni prive di riflessioni cioè sono dei meccanismi automatizzati. Questa è la struttura mentale su cui nasce un psicotrappola, ma ora si deve avvisare che ognuno crea trappole diverse inventando la miscela magica con valenza positiva o negativa.

Nel libro si spiegano i più importanti disturbi psichici e comportamentali in cui entrano in gioco gli attacchi di panico, le ossessioni, le compulsioni, le manie, le depressioni, le anoressie e così via. Chiaramente ci sono anche tutte le psicosoluzioni ovvero le strategie psicoterapeutiche fatte di tecniche e stratagemmi che rompono il circolo vizioso.

La psicotrappola crea il copione, perciò si creare un copione di soluzioni che spiegano anche il funzionamento del problema che si va a risolvere. La replica della strategia terapeutica dimostra che nei soggetti che avevano lo stesso tipo di patologia si potevano verificare l’efficacia risolutiva, ma si dimostra anche che si è trovato il funzionamento e l'origine del disturbo.

Il libro è frutto dell’esperienza ventennale dell’autore, ma anche del lavoro dei suoi collaboratori. La lettura insegna a riconoscere le strutture delle 7 psicotrappole del pensiero, delle 8 psicotrappole dell’azione e delle varie combinazioni patologiche, a cui fanno seguito le varie strategie positive. Insomma, abbiamo tanti buoni motivi per leggere questo "Psicotrappole" di Giorgio Nardone che è edito da Ponte alle Grazie.

Buona lettura
Sharatan



martedì 24 giugno 2014

I blocchi dell'ego



“L’energia della creazione è interpersonale e transpersonale. Passa da te agli altri e dagli altri a te. Mentre questa energia ti sostiene in modo essenziale, non è possibile possederla a livello personale. Nessuno ha una connessione speciale all’energia. Non appena qualcuno pretende di possederla, la sua connessione all’energia subisce dei disturbi.

In un rapporto di fiducia e di rispetto reciproci, crei una connessione sostenuta dall’energia d’amore dell’universo. […] Per allinearti con l’energia della creazione devi abbandonare i programmi del tuo io. I programmi del tuo io agiscono in base alla convinzione che tu possa manipolare le persone e gli eventi per ottenere i risultati che vuoi. I programmi del tuo io sono egoisti e miopi. Non tengono in considerazione il bene degli altri, e pertanto non tengono in considerazione neppure il tuo, nonostante tu sia convinto del contrario.

Quando defraudi qualcuno di qualcosa che si merita, non solo perdi ciò che pensi di guadagnare se avessi agito in modo meno egoistico. Ogni tentativo di guadagnare in modo egoistico finisce per portare a una perdita e a una sconfitta, poiché le azioni egoistiche non vengono sostenute dall’universo. Coloro i quali traggono vantaggi dagli altri possono essere dotati di grande determinazione e notevoli abilità, ma non possono compensare la perdita della loro connessione all’energia della creazione.

Altri individui ugualmente determinati si uniranno e, sorretti da forze invisibili, finiranno per sconfiggerli, poiché Davide sconfigge sempre Golia. Non perché sia più grande o più forte, ma perché le sue intenzioni sono chiare e nel suo cuore c’è amore. Mentre, a volte, può sembrare che la paura schieri un maggior numero di forze al suo fianco di quante ne schieri l’amore, ma essa non potrà mai tenerle unite. Le forze timorose tendono sempre a staccarsi.

Quando le aspettative egoistiche di un gruppo non vengono più soddisfatte, esso diserta o passa dall’altra parte. L’amore ha una forza di sostegno molto maggiore della paura, perché è calmo e paziente. Quando non attrae l’aiuto direttamente non si dispera, ma trova fede e conforto nella sua forza e nella chiarezza di cui già dispone.

Quelli che cercano di trarre vantaggio dagli altri cadono vittime delle loro azioni sbagliate. È la natura del percorso karmico. Ogni volta che cerchi di ferire un altro, in realtà ferisci te stesso. Perché ogni cosa che pensi o fai agli altri finisce per ritornare a te. Solo chi perdona veramente e si astiene dalla vendetta rompe il circolo vizioso egoico della violenza.

Se vuoi aprirti all’abbondanza della tua vita, devi abbandonare l’idea di poter guadagnare grazie al fatto che ci sia qualcuno che perde. Questo è il pensiero spaventoso della mente egoica che devi riconoscere e rifiutare se vuoi mettere in moto nuovi modelli nella tua vita.

Fortunatamente esiste un altro modo, un modo che comincia quando riconosci che il tuo bene e quello di tuo fratello o di tua sorella è lo stesso. Quando accetti di essere uguale agli altri ti riconnetti all’energia della creazione, e questa energia ti sostiene. Grazie a questo supporto non ti affatichi invano. I risultati giungono spontaneamente e secondo la loro tabella di marcia.

Ma a te viene sempre richiesto di abbandonare le tue aspettative di modo che l’opera possa muoversi con te e attraverso di te. Mentre puoi avere padronanza della tua area di lavoro, non avrai mai la proprietà esclusiva dell’intero lavoro. Questo perché il lavoro della creazione è essenzialmente collaborativo. Non può essere svolto senza il contributo di molte persone.

La tua tessera deve adattarsi alle altre, altrimenti l’integrità dell’opera verrà compromessa. Le richieste di questa via sono grandi quanto quelle della via egoica della manipolazione e della lotta. Ma le ricompense della via dello Spirito sono molto più grandi, perché chi segue questa via trova la vera felicità. Poiché serve gli altri, l’amore lo serve.

Poiché dà senza aspettarsi niente in cambio, l’universo gli porta doni inaspettati. Poiché vive con gioia nel presente, il futuro gli si presenta pieno di grazia. Quando giungono le sfide, si alza per affrontarle. Quando sorge la delusione, vi guarda dentro e abbandona le barriere all’amore che impediscono di sentirne la presenza nella propria vita.” (Paul Ferrini, Il miracolo dell’amore, Macro)

giovedì 19 giugno 2014

Un’idea bizzarra



"Io sono la via, la verità e la vita;
nessuno viene al Padre se non per mezzo di me."
(Giovanni 14,6)

Il maestro Omraam Mikhael Aivanhov dice che, da molti secoli, i cristiani riflettono sulla resurrezione dei morti e sul Giudizio finale, ma l’argomento resta sempre più oscuro. La maggioranza pensa la resurrezione come il fatto che, quando si muore, si viene sepolti e da quel momento, nel chiuso della tomba, aspettiamo che venga la fine dei tempi. A quel punto, al suono della tromba dell’Angelo del Giudizio, tutti i morti riprendono i loro corpi e si presentano al Giudizio finale per essere giudicati. In sostanza, si crede che tutti gli uomini morti nella storia umana risorgeranno nei tempi finali. Ma l’idea è bizzarra e illogica per una serie di motivi.

Innanzitutto, dice il maestro Aivhanov, quando l’uomo muore vengono gli Spiriti degli elementi e prendono l’acqua, il fuoco, l’aria e la terra che compongono l’involucro fisico. Il corpo si decompone per questo motivo, poiché le particelle degli esseri elementali concorrono a creare nuove forme materiali. E allora, da dove prenderemo la materia per rifare i corpi di tutti quelli che sono risorti? Poi riflettiamo sul fatto che la valle del Giudizio sarà un posto pieno di tante strane tipologie di uomini, perché sarebbero tutti risorti. Dove metteremo tutti quelli che sono ritornati?

Vedremo le persone fare una fila infinita per essere giudicati, mentre i giudici divini saranno oberati dalle richieste e dalle lamentele dei condannati. Tutto deve essere ricostituito perciò è necessario portare le prove a nostro discarico oppure porteremo i corpi del reato, mentre i giudici celesti dovranno ascoltare le peggiori miserie e i dolori più grandi dell’umanità intera. Se pensiamo ai mostri e agli assassini vissuti in tutti i tempi immaginiamo che sarà difficile resistere per quei giudici, benché divini, il dover ascoltare tante miserie e tante brutture sarà un lavoro tremendo. E poi, riflettiamo sul fatto che l’attesa del giudizio, rinchiusi nella tomba, sarà di una noia mortale!

Gli uomini più sfortunati sono quelli nati nei tempi preistorici, perchè dovranno aspettare più a lungo di tutti gli altri. E già questa mi sembra un’ingiustizia bella e buona, anche se tutti devono aspettare con pazienza il loro turno. Immaginiamo la dose di pazienza che sarò necessaria per restare immobili nella bara per millenni? E poi quanto spreco è il tenere l’umanità inattiva nelle tombe, mentre l’economia generale prevede che tutti devono essere attivi. Dio è molto operoso e creativo, perciò come può aver ideato una cosa così illogica?

La risposta di Aivhanov è che la resurrezione dei morti e il Giudizio finale, per come la pensano i cristiani, è un'idea inverosimile e contraria alla logica, alla giustizia e al buon senso. Pur ammettendo che i morti possano risorgere dobbiamo pensare che non c’è giustizia nell’essere giudicati in base a una unica vita. Anche vivendo come Matusalemme, il tempo è troppo ridotto rispetto all’eternità. Tutti sarebbero giudicati in base a una esistenza limitata che può essere di mesi o giorni. In assurdo, quasi tutti avrebbero più dormito che vissuto e, avendo dormito, hanno vissuto come esseri inutili. E l’essere inutili è la condizione di sterilità spirituale che costituisce il peggiore peccato degli uomini.

Il Giudizio finale, per come lo si gira non funziona per nulla, e resta un fatto ingiusto e illogico. Le persone sono chiuse per millenni nelle tombe e non hanno la possibilità di riscattare e riparare i loro errori. Si muore e si viene sepolti senza altre possibilità in alternativa: la cosa è ingiusta e va pensata diversamente. Se dirigiamo un’azienda che vuole avere sempre in ordine i suoi conti, dobbiamo fare dei controlli periodici dei bilanci dell’impresa. Un tesoriere è tranquillo se fa verifiche periodiche del denaro che è in cassa. Un buon amministratore non aspetta certo i millenni per controllare l’andamento economico della sua impresa.

Ogni volta che c’è un controllo di cassa viene emesso un giudizio sull’andamento dell’impresa: lo stesso avviene nel regno celeste. Sarebbe troppo crudele far aspettare per millenni i poveri figli di Dio per aggiustare i loro debiti e saldare i crediti, perché non si permette di accumulare troppo lavoro. Se i nostri bilanci karmici fossero derogati per millenni, saremmo oberati dal lavoro. Infatti, quando si muore c’è il giudizio su quella vita. Quando, in alto, si pensa che l’uomo abbia vissuto abbastanza e si crede che l’individuo abbia concluso il suo lavoro… gli si dice di fare i bagagli, di partire e di ritornare a casa.

Per aiutare gli uomini, l’Intelligenza cosmica, nel corso della vita, ci sottopone a delle prove e anche queste prove sono paragonabili a dei piccoli giudizi. Queste forme di giudizio non sono mai dei giudizi finali, perché non ci sono mai condanne definitive, perciò tutti i giudizi divini vanno pensati come penultimi giudizi. E se ci illudiamo che morendo si resta nella tomba, tranquilli e distesi a riposare, ci illudiamo. Certamente si deve lasciare il corpo a decomporre, ma si continua a crescere e imparare a un livello diverso. Poi il nostro spirito ritorna sulla terra per l’apprendimento, perché la vita continua sempre. Si sappia che nessun morto torna, perché non c’è vita nella morte: solo la vita può dare la vita e la resurrezione, come disse Gesù. Considerato il nostro grado evolutivo, dice il maestro Aivhanov, gli uomini hanno bisogno di molti cicli di reincarnazione per diventare perfetti.

Gesù disse: “Io sono la via, la verità e la vita” perciò sappiamo che possiamo risorgere. Sappiamo che possiamo accelerare la nostra trasformazione e la nostra resurrezione avviene se accelleriamo il processo lavorando sui nostri pensieri, sui nostri sentimenti e sulle nostre azioni. E non solo, infatti la resurrezione fu insegnata nei templi dei misteri dagli iniziati per millenni. Tutti quei grandi maestri insegnarono che non è necessario aspettare di essere nella tomba per combattere le nostre debolezze, i nostri vizi e le nostre malattie. Insegnarono che dobbiamo fare un miglioramento interno per avere la resurrezione del corpo nel corso della vita.

Per risorgere dobbiamo cercare di diventare perfetti, secondo il maestro Aivanhov, perciò dobbiamo conquistare una purezza perfetta e una vibrazione molto intensa. Tutti quelli che hanno un’intensa vita spirituale sono esseri che si preparano a risorgere. L’uomo diventa una tomba quando le sue cellule sono spente e inattive, perciò per aprire la tomba dobbiamo ritrovare il calore e l'acqua ossia luce e amore. L’acqua è simbolo di ciò che offre la vita, mentre il calore è il sole che ci dà l’impulso alla crescita. L’acqua è veicolo di vita, perciò se le cellule vengono risvegliate, l’essere si espande e non resta più lo stesso. La tomba si apre quando l’anima rinasce alla vita.

Un’immagine molto usata per descrivere l’anima resuscitata è quella della farfalla, perché la farfalla è una creatura resuscitata. All’inizio la farfalla era un bruco perciò era un verme privo di grazia e bellezza che sa fare il bozzolo. Dopo averlo fatto, si addormenta e dal bozzolo esce una farfalla. Ma cosa è avvenuto durante il sonno della crisalide? E' successo che il bruco è diventato farfalla perché aveva già avviato una trasformazione, anche se quella metamorfosi non si vedeva. Lo stesso fenomeno accade agli uomini che, per molte ragioni, si possono paragonare a bruchi.

Come i bruchi, gli uomini sono creature non troppo belle che strisciano al suolo, e che mangiano foglie. Come i bruchi, anche gli uomini sono esseridannosi, perciò si cerca di contenerli finché non sono diventati farfalle! La natura offre molte ispirazioni per capire cos’è la resurrezione. Anche la meditazione assomiglia alla creazione del bozzolo che sta preparando una metamorfosi. Se non siamo ancora diventati farfalle è perché il lavoro fatto non è stato sufficiente. Forse siamo ancora troppo attaccati alla nostra vita prosaica, e amiamo vivere come bruchi che strisciano e che brucano foglie.

A volte ci racchiudiamo nel bozzolo e tessiamo un filo di spiritualità, ma poi la vita ci chiama e corriamo fuori. L’indomani riprendiamo quel rituale e così via, fino al giorno che ameremo diventare farfalle. Il maestro Aivanhov dice: “A quel punto non avrete più bisogno di mangiare foglie: vi nutrirete del nettare dei fiori, attingerete cioè a quello che vi è di più sottile nel cuore e nell’anima di tutte le donne e di tutti gli uomini. Perché ogni essere possiede in sé qualcosa di delizioso, un po’ di nettare… e se potete attingere a questo nettare senza sciupare i fiori, sarete felici e volerete nella luce.”

Buona erranza
Sharatan

martedì 17 giugno 2014

Resurrezione



“Lo Spirito è infinito! Ogni parola rappresenta un’idea perfetta dell’Infinito, poiché in ogni parola e in ogni pensiero è insita una manifestazione dello Spirito. Le onde di molti pensieri danzano tra i flutti della coscienza, ma al di là di essa esiste il grande, eterno oceano della Verità. Le espressioni del nostro pensiero sono le onde di questo oceano di conoscenza.

Qual è il significato della resurrezione? Tornare nuovamente a vivere! Risorgere a nuova vita! che cosa risorge e come? Dobbiamo comprendere in che sensi risorgere significa rivivere di nuovo. Ogni cosa è sottoposta a un processo di trasformazione, che può andare a danno o a vantaggio di ciò che cambia. […]

La resurrezione rappresenta ogni cambiamento che va a beneficio di un oggetto o di un essere umano. Potete far ‘risorgere’ i vostri vecchi mobili con l’aiuto del falegname o del tappezziere; potete far ‘risorgere’ la vostra casa con l’aiuto degli architetti. Ma noi stiamo parlando della resurrezione del corpo umano. In questo contesto, per resurrezione intendiamo ogni cambiamento edificante. Non potete restare fermi. Dovete andare avanti o tornare indietro. È una verità di grande ispirazione sapere che nella vita non potete rimanere immobili.

Dovete accettare i cambiamenti, sia quelli che vanno a vostro vantaggio sia quelli che vi danneggiano. Ogni uomo è un’espressione del vasto, immenso Spirito. Non è meraviglioso vedere come gli esseri umani, senza motore, senza fili, senza nessuna fonte visibile di energia, si muovano facilmente? La mattina, la macchina umana si sveglia, fa colazione, va a lavorare, pranza, torna in ufficio, cena, va al cinema (oppure si dedica a qualche hobby casalingo), poi va a dormire, per risvegliarsi e fare di nuovo, un giorno dopo l’altro, sempre le stesse cose.

In quanto esseri mortali, siamo controllati da un qualcosa che assomiglia a una radio, ossia all’energia intelligente attiva e vitale che Dio lascia libera di manifestarsi nelle leggi creative della Natura. Come le navi possono essere radiocomandate, così noi siamo ‘radiocomandati’ dalle leggi naturali dell’infinito Spirito onnipresente.

Noi, tuttavia, non siamo automi. La nostra anima è un riflesso dello Spirito. Così come i raggi del sole che colpiscono una massa liquida in movimento si suddividono in miriadi di scintille, allo stesso modo lo Spirito, che risplende nella creazione vibratoria, si riflette in essa come Spirito individualizzato, ossia anima, presente in ogni corpo e in ogni mente umana.

Ora, sebbene l’anima sia un riflesso dello Spirito, si è identificata con il corpo, e ha assunto tutte le limitazioni proprie del corpo e della mente. Ma, attraverso il processo evolutivo, sta facendo ogni sforzo per risorgere dalle alterazioni causate dalla schiavitù del corpo e della mente.

Ma è più facile a dirsi che a farsi, non è vero? Far risorgere l’immagine riflessa dell’anima significa sottrarla all’irrequietudine che altera la coscienza corporea, e ricongiungerla all’originale e inalterata luce dello Spirito che pervade ogni cosa.” (Paramahansa Yogananda, Verso la realizzazione del Sé, Astrolabio)