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lunedì 23 novembre 2015

Aurora e crepuscolo



“All’alba del Giorno di Brahma tutta la creazione,
immanifestata, emerge dal suo immanifesto stato:
al crepuscolo dell’incipiente Notte di Brahma,
tutta la creazione sprofonda nuovamente
nel suo stato immanifesto.”
(Bhagavad Gita, 8,18)

In molte culture arcaiche si tramanda che il tempo cosmico viene scandito dal susseguirsi di grandi età con cui l’universo si rinnova periodicamente. La versione più complessa e articolata dei cicli periodici delle ricreazioni e dissoluzioni perenni dell’universo è narrata nell’Atharva Veda. Ma esiste anche una versione simile nella mitologia germanica dove si racconta della distruzione finale, Ragnarǫk, da cui sorgerà una nuova creazione.

La dottrina indiana divide il tempo cosmico in 4 cicli detti yuga ossia età, e afferma che ogni età è preceduta da un’aurora e seguita da un crepuscolo che fanno parte di quell’età. Un ciclo completo è un mahayuga ed è composto da 4 yuga cioè da 4 età di durata diversa poiché la prima età è sempre la più lunga mentre le età susseguenti sono, progressivamente, sempre più corte.

Yogananda dice che gli yuga sono quattro, perché il numero 4 possiede una profonda risonanza simbolica con la progressione della relatività dell’esistente. In effetti, nelle dottrine indiane vengono citati i 4 stadi della vita e anche i guna che vengono indicati come 3, per Yogananda, in realtà sono 4 perché rajas contiene la sottocategoria sattwa-rajas. Ogni ciclo cosmico inizia con la prima età ossia il Krita-yuga o Satya-yuga che dura per 4.000 anni a cui sommiamo 400 anni di aurora e 400 anni di crepuscolo.

Subito dopo subentra la seconda età, Treta-yuga, che dura 3.000 anni a cui sommiamo 400 anni di aurora e 400 anni di crepuscolo. La terza epoca è Dwapara-yuga che dura 2.000 anni a cui sommiamo 400 anni di aurora e 400 anni di crepuscolo. La quarta e ultima età è Kali-yuga che dura solo 1.000 anni a cui sommiamo 400 anni di aurora e 400 anni di crepuscolo. Queste 4 età formano un ciclo completo detto Mahayuga che comprende nascita, splendore, logoramento e distruzione.

I 12.000 anni di Mahayuga formano un “anno divino” di Brahma che dura 360 anni perciò il tempo che passa tra un Giorno e una Notte di Brahma dura 4.320.000 anni che formano un ciclo cosmico. E mille mahayuga formano un kalpa e 14 kalpa formano un Manvantara perciò un kalpa equivale ad un Giorno di Brahma e un altro kalpa equivale ad una Notte di Brahma. Si insegna che 100 giorni di Brahma formano la lunghezza della sua vita, ma la durata di un tempo incommensurabile non esaurisce la durata della vita del cosmo. Nelle dottrine indiane si insegna che, neppure gli dei vivono per sempre perciò, dopo la fine del nostro Brahmanda Solare, nascerà un nuovo Sole.

La cosa interessante è che nei 4 yuga prevale la mentalità delle 4 caste in cui vengono divisi gli uomini. Nell’età oscura, Kali, prevale la mentalità del tipo Shudra cioè il contadino. Queste persone si identificano solo con il corpo fisico, mentalmente sono orientate solo verso i problemi e non verso le soluzioni. Essi affrontano le situazioni solo con la forza dei loro muscoli, con l’istinto o con le loro emozioni, e se non la spuntano cadono in preda al vittimismo. Per loro non esiste altro punto di vista che ciò che sentono e non sanno mettersi nei panni degli altri perciò hanno un’intelligenza molto limitata.

Dwapara è l’età dell’energia in cui viviamo attualmente in cui è preponderante il Vaishya cioè il mercante. In questa età non vediamo affermarsi ancora la consapevolezza, ma si afferma l’intelligenza che viene usata per avere un guadagno personale. Lo scopo di questo tipo umano è quello di trovare il massimo vantaggio perciò è molto più facile che questa età possa far sviluppare l’astuzia piuttosto che l’intelligenza che conduce alla saggezza. Le epoche Qwapara favoriscono le persone che hanno la mente da commercianti e che cercano di comprare e vendere tutto a tutti.

Invece Treta vede affermarsi il potere della mente perciò predomina la mente del Kshatriya cioè il guerriero. Costui cerca di espandere la sua libertà perché non tollera la limitatezza dell’ego perciò cerca di includere nella sua felicità il maggior numero di persone. La sua mente vuole orizzonti sempre più ampi, perciò più che a dominare pensa a servire gli altri e vuole sacrificarsi per il bene altrui. Vede il bene e l’ingiusto come dei principi astratti che non vengono collegati al suo tornaconto personale perciò ha la capacità di vivere seguendo i suoi principi. L’esempio migliore è il leader che mette la vita al servizio del bene comune, e la cui gioia maggiore è servire il bene degli altri.

L’età Satya o Krita è un’epoca spirituale in cui prevale la coscienza del tipo Brahmin cioè il bramano. Quando l’evoluzione umana ha raggiunto questo livello, l’ego vuol essere guidato solo dalla supercoscienza. E quanto più in alto si sale tanto più intensamente si potranno raggiungere stati di coscienza che diventano livelli sempre più elevati di evoluzione. In questa età cresce il desiderio di mettersi in contatto con la Divinità perciò si espande una consapevolezza sempre maggiore. Nella mente del bramano nasce la percezione e il rispetto per ogni forma di vita, perciò egli vuole aiutare l’umanità e comprende che l’unica cosa che conta è l’unione con Dio, infatti siamo nello stadio del maestro spirituale.

Le creazioni cosmiche si susseguono in modo ciclico, perciò ogni ciclo, mahayuga, è formato sempre dal ripetersi di 4 età cioè da krita, treta, dwapara e kali che finiscono sempre con un Pralaya che è una totale dissoluzione. Durante questa dissoluzione totale, le forme regrediscono ritornando nella massa amorfa delle origini. Questo avviene alla fine di ogni kalpa con il Mahapralaya. Una fase di Pralaya chiude i cicli del cosmo e anche i cicli della storia terrestre, perché le varie età si ripetono sempre in questo medesimo ordine.

E, alla fine del millesimo ciclo, verrà un Mahapralaya che vedrà una completa dissoluzione del nostro Brahmanda solare: e, in seguito, nascerà un nuovo sole. Nella Bhagavad Gita, Krishna insegna ad Arjuna che esistono due tipi di pralaya: quello parziale e quello totale. Quello totale avviene con il totale ritiro di tutta la creazione manifesta alla fine del Giorno di Brahma seguito da un’incalcolabile Notte di Brahma. Invece un pralaya parziale avviene quando la presenza di Dio si ritira dalla vita umana, perciò arriva la rovina che è la mancanza dell’ispirazione di Dio.

Yogananda dice che vediamo un Pralaya totale quando osserviamo l’affievolirsi della manifestazione consapevole di Dio che porta la confusione e la decadenza graduale dell’uomo. Il Pralaya totale è una totale scomparsa di Dio perché l’uomo non fa nulla per realizzarlo in se stesso e all’esterno. Quando vediamo un Pralaya parziale sappiamo che, più di ogni altra cosa gli uomini hanno bisogno di Dio, ma il parziale ritirarsi di Dio dalla creazione manifesta, produce una riduzione del potere magnetico di Dio con cui gli uomini vengono attratti verso l’illuminazione.

Se non esistesse questa forza che ci attira verso l’alto, ci resterebbero ben poche speranze, dice Yogananda. Ma accade che, in alcune età cosmiche predominano alcuni guna rispetto ad altri. Infatti, in alcune età prevale il sattwa guna cioè la qualità elevante, mentre in altre età spicca il rajoguna cioè la qualità attivante. In altre età, invece, predomina tamaguna cioè predomina la qualità oscurante, e quando sattwaguna si ritira oppure viene oscurato, il genere umano cade in rovina.

Secondo i calcoli di Swami Sri Yukteswar, nel 700 a.C. la Terra era entrata in un lungo ciclo discendente cioè nell’epoca oscura del kali-yuga che seguiva un’epoca di relativa illuminazione. Da allora, la maggior parte dell’umanità ha smarrito molto del suo potere spirituale, della sua chiarezza mentale e della precedente capacità di comprensione che aveva in passato. Satya-yuga era l’iniziale epoca d’oro della saggezza, è il tempo dello splendore della comprensione umana che si è trasformata nell’epoca del discernimento, Treta-yuga.

Da essa siamo discesi nell’età dell’energia, Dwapara-yuga in cui siamo attualmente, e che ci vedrà discendere ancora più fino all’età più bassa, Kali-yuga, in cui la comprensione dell’uomo si sarà fissata sul pensiero che solo la materia è reale e sostanziale. Yogananda dice che, dal tempo in cui fu scritta la Bhagavad Gita, il ciclo sta nuovamente risalendo e dal 18° secolo siamo entrati nel Dwapara-yuga ascendente. Infatti, negli ultimi 3 secoli, l’uomo è riuscito a capire che la materia è una vibrazione di energia perciò l’umanità ha iniziato a capire che l’energia è l’elemento essenziale per il funzionamento di ogni cosa.

La dottrina tradizionale insegna che, durante il Satya-yuga il Dharma possiede 4 gambe, durante il Treta-yuga possiede 3 gambe, durante il Dwapara sta 2 gambe, invece durante il Kali-yuga si regge su una sola gamba. Durante il Kali-yuga, il dharma riesce a stare in piedi in modo molto precario perciò l’uomo ha meno energia e riesce a godere in modo relativo dei piaceri. Al prosciugamento d’energia segue il precoce invecchiamento, la graduale perdita di chiarezza mentale, il costante aumento dell’egoismo, della cupidigia e dell’autoindulgenza che sono malattie dell’ego.

Durante il Kali-yuga per l’uomo è difficile capire che ogni stato di coscienza contiene anche il suo opposto, perciò non sa capire che la gioia non dura e che, nel dolore, sono contenuti i semi della gioia e della felicità. Il Mahabharata conferma che l’età del declino vede una diminuzione della durata della vita, un rilassamento morale e il declino dell’intelligenza e della consapevolezza umana. La decadenza è sempre una decrescita biologica, intellettiva, sociale, etica, spirituale e così via, perché tutte le età finiscono sempre con periodi di grande buio.

E allora vediamo i tempi in cui gli uomini hanno solo una relativa illuminazione spirituale, le epoche in cui tutti sono impegnati solo a ricercare i loro interessi perciò prevale il buio e l’odio, la violenza e la guerra. Infatti i Veda furono scritti quando i rishi videro che stavano arrivando i tempi oscuri in cui gli uomini non avrebbero più avuto più una memoria capace di ricordare i loro sacri insegnamenti. Per gli antichi indiani, l’invenzione della scrittura fu il segno dell’involuzione della coscienza dell’uomo che perdeva l’illuminazione e la memoria.

I maestri indiani dicevano che esistevano 4 livelli di comprensione dei Veda perciò chi possiede maggiore elevazione spirituale raggiunge il Chatturveda cioè la comprensione di 4 Veda. Alcuni raggiungono il Triveda cioè la comprensione dei 3 Veda, altri quella del Dubey ossia quella dei 2 Veda. Il livello di comprensione di un solo Veda che è quello che prevale nella mente moderna che legge e non comprende, perché la comprensione spirituale si è completamente ottenebrata.

I Veda non si comprendono perché le parole hanno cambiato il loro significato originario, e anche perché oggi gli uomini sono illuminati in modo relativo. Ma, dal ciclo perenne di creazione, distruzione e ricreazione si può sfuggire solo con un atto di libertà spirituale che equivale a diventare consapevoli di questa enorme illusione cosmica. Il buddismo mette in relazione i grandi cicli cosmici con una ruota di 12 raggi che chiamano kala chakra. Le fonti pali insegnano che 100.000 kalpa cosmici sono collegati con il cammino evolutivo dei Boddhisattva dei cosmi.

La decadenza dell'umanità si vedeva fin dall’età in cui visse il primo Buddha cioè Vipassi, vissuto 91 kalpa or sono, il quale vide che la vita umana durava 80.000 anni. Al tempo del secondo Buddha, Sikhi, che visse 31 kalpa or sono, la vita umana si era già ridotta a 70.000 anni. Al tempo del settimo Buddha Gotama, la vita umana era diventata solo di 100 anni perciò si era ridotta al suo limite estremo. Per questo Gotama insegnò che l’unico modo per fuggire alla ruota delle morti e delle rinascite era entrare nel Nirvana.

Buona erranza
Sharatan

domenica 13 settembre 2015

Molti riflessi



“Quello che è il Brahman supremo
l'atman di tutto, il grande fondamento
di questo intero universo, più sottile
del sottile, eterno, questo sei tu!
Tu sei questo!”
(Kaivalya Upanishad, 16)

L’universo è un fenomeno, un riflesso, una proiezione del Seme principio che resta non manifesto perché è trascendente ad ogni manifestazione. Visto così, l’universo risulta composto da quello che si manifesta diventando oggettivo e da quello che è immanifesto e soggettivo. Nell’universo abbiamo, dunque, una parte che appare e una parte che resta velata, perciò abbiamo quello che è il fenomeno e quello che è il noumeno.

Se consideriamo il Principio seme universale vediamo che, a sua volta, anch'esso è solo uno degli infiniti riflessi di Brahman Nirguna che è completamente trascendente sia al Principio seme che a tutto quello che si produce in conseguenza del successivo sviluppo proiettivo.

Vediamo che c'è una forma formale cioè che abbiamo un Principio seme in cui si mostra sia il fenomeno che il noumeno, e che dà la forma ad entrambi. Vediamo che c'è una Costante Assoluta, in quanto c’è quello che dà la forma, la vita e la morte essendo la radice di entrambi gli aspetti e che viene chiamato Brahman Saguna. Però non dobbiamo confondere i tre livelli di Braman Nirguna, di Brahman Saguna con il livello del mondo dei nomi e dei fenomeni ossia con la realtà della materia.

L’universo non è uscito fuori da Brahman perché l’universo o sogno cosmico è solo una modificazione ideale della mente di Brahman Saguna o Isvara. Isvara, con la sua mente compie un movimento pensativo che è simile al sogno notturno del sognatore. Così come il ghiaccio è solo una modificazione dell’acqua, il sogno non è altro che un’idea che si è fatta oggetto nella mente del sognatore.

Sappiamo che nessun principio può uscire dai principi che sono insiti alla sua stessa natura principale. La mente universale o prakriti costituisce il polo negativo della diade di cui il purusha è il polo positivo, perciò prakriti simboleggia la Madre universale mentre purusha è il suo stimolatore. Per questo, essi sono il Padre-Madre della creazione da cui deriva tutto il mondo empirico.

Nel sogno, la mente proietta un soggetto, jiva, ed esso s'identifica con il mondo di sogni che si è reso oggettivo. Ogni universo nasce da istanze o samskara, non risolte degli innumerevoli jiva, anime individualizzate, che sono come dei semi che premono per uscire, per esprimersi e per fiorire. Il jiva si identifica con le sue proiezioni, con il suo corpo, con i suoi sensi o con gli oggetti e così via, fino a dimenticare di essere la costante e la radice della sua stessa essenza.

Maya si sovrappone alla Pura Essenza Costante perciò la realizzazione consiste nel ritrovare la propria natura di Essere. Il messaggio è quello di ricordare che siamo della stessa natura della Costante Assoluta. Noi siamo Beatitudine, Coscienza ed Esistenza assolute ma le nostre identificazioni con tutto ciò che non siamo ci porta al conflitto e alla sofferenza.

L’uomo si pensa come corpo, come desiderio, come intelletto e come molte cose e altri aspetti di Maya. Ma, dietro tutte le immagini deformate si nasconde il vero Essere, quello che non è mai nato e che non potrà mai morire. Il Saguna-seme è un riflesso che si staglia sullo schermo dell’infinito, Brahman, che è la sola e unica realtà, l’Uno senza secondo, la vera Costante Assoluta.

L’anima vivente è il jiva ma non è altro che un riflesso dell’Anima Universale e, quest’ultima, non è altro che un riflesso cangiante di Brahman Nirguna. L’io è incompletezza perché le sue espressioni non sono realtà ma sono solo un riflesso, sono Maya. L’intuizione o illuminazione del Sé fa comprendere che l’unica realtà è il Sé: è il Sé che ci fa ritornare alla realtà dell’Assoluto.

Ma la nostra ricerca inizia dal punto esistenziale in cui ci troviamo, perciò dobbiamo accettare l’esistenza di un nostro sistema di coordinate, e capire che esso non è un dato assoluto. Dobbiamo riconoscere che è un semplice dato relativo del mondo dei fenomeni perciò, di fronte ad altri sistemi, riveste ben poca importanza e, in prospettive superiori, qualche volta, può scomparire completamente.

Certamente anche un miraggio possiede una sua verità come la possiede anche il sogno del sognatore. Il mondo dei nomi e delle forme non va negato, ma va dato il giusto valore al contesto delle cose. Ogni jiva esprime delle qualificazioni: egli sente, esperisce, percepisce, prova l'odio, l'amore, l'ambizione, la coscienza dell'accumulo, perché ogni jiva si esprime secondo la sua propria natura.

Nel Vedanta si parla di idee cristallizzate quando si vuole alludere ad un mondo che è superato, che è invecchiato, che si è cristallizzato e coagulato in un determinato modo e con una certa struttura. Quando si arriva a questo, quello che occore è far morire le idee coagulate riguardo a quello che siamo. Noi siamo Quello, cioè l’atman eternamente risplendente e la Quintessenza di ogni possibile Quintessenza.

Ma ci conosciamo solo per mezzo dei guna ossia ci conosciamo solo per mezzo delle nostre qualità energetiche. E poi, credendo solo in queste identificazioni, non ci consideriamo per quello che siamo veramente perciò siamo alienati da noi stessi. Abbiamo dimenticato che siamo un riflesso della Coscienza incarnata, ma la consapevolezza ci deve fare riconoscere come enti che hanno assunto un nome e una forma, e che sono collocati in uno spazio e in un tempo definiti.

Ritrovare la fonte significa riconoscersi come l'atman la cui vera natura è la pienezza. Ma poiché questo stato non può essere descritto con le parole, poiché non abbiamo nessuno schema concettuale che può definire questo stato, ne consegue che, l'Essere vada realizzato compiutamente. La realizzazione è la presa di consapevolezza totale della nostra vera Realtà.

La nostra coscienza non deve muoversi più verso altre proiezioni della mente, ma deve riprendere il suo proprio stato d'Essere. Dobbiamo riconoscere che siamo un riflesso dell’Essere che si è incarnato, perciò dobbiamo riconoscere la nostra immortalità e dobbiamo riconoscerci come degli esseri immortali. Ma tutto questo deve essere creduto nell’immediatezza e con un’integrale comprensione.

La nostra consapevolezza deve afferrare, comprendere e riconoscere che tutto questo è verità. Diciamo che ritrovare Brahman non dipende da specifiche tecniche o da alcuni metodi più importanti di altri per loro natura e grado. Ma è anche vero che l’individuo può servirsi dei mezzi e dei metodi che riconosce come i più adatti a favorire una completa presa di consapevolezza della sua vera Essenza.

Un vero maestro cerca di dare a ognuno quello che gli necessita, perché lui stesso è andato oltre la tecnica, oltre l'insegnamento, oltre il metodo e il pensiero. Una dottrina o una filosofia che vuole offrire la salvezza non può essere considerata un tesoro esclusivo di una singola individualità, ma va considerata patrimonio dell’umanità. Nell’universo non c’è nulla che possa essere accettato o rifiutato in assoluto, perché l’unica cosa che può renderci schiavi è avere un errato accostamento alle cose.

Buona erranza
Sharatan

giovedì 10 settembre 2015

Continuum



“I saggi trovarono la connessione
dell’essere nel non-essere cercando
con riflessione nel loro cuore.”
(Nasadiyasukta 129, 1,4)

I filosofi delle Upanishad sapevano molte cose sull’origine degli dei, del cosmo e degli uomini perché le avevano imparate dagli antichi Ari che erano discesi dal nord e avevano conquistato l’India. Le Upanishad, i Brahmana e gli Aranyaka fanno parte del corpus di dottrine che sono conosciute con il nome di Veda. Il termine “veda” significa “ciò che è stato visto e realizzato dai saggi“ cioè “Conoscenza Suprema” ovvero “Scienza sacra.”

Nei testi vedici si tramandano le concezioni della sruti ossia le rivelazioni che furono ispirate direttamente ai sacri Veggenti da parte del mondo divino. L’asse centrale del loro insegnamento è la “rta” ossia l’esistenza di un grande ordine cosmico che si riflette a tutti i livelli dell’esistente. Essi appresero che l’universo, il moto degli astri, il mondo degli dei e il mondo degli uomini, lo scorrere del tempo e delle stagioni dimostra l’esistenza di un Ordine sacro che è ovunque valido.

La loro concezione dell’universo e dell’esistenza possiede una coerenza e un rigore che viene raffigurato dalla trama di uno splendido tessuto. Perciò le verità che vengono tramandate dai Veda vanno considerate il più grande dono che gli antichi Ari potessero lasciarci. Quei maestri dissero che tutto ciò che esiste, a partire dall’umile filo di erba fino alla più elevata divinità obbedisce alla grande coerenza e alla corrispondenza armoniosa del cosmo definita Sanatana Dharma, ossia Legge Eterna che dimostra le più elevate Verità.

Questi insegnamenti furono rivelati a 7 grandi Veggenti che parlavano con 7 voci sacre. Ad essi gli dei rivelarono un immenso tesoro di saggezza che fu trasmesso sul piano spirituale e che venne tramandato in modo orale per molti secoli. Quei saggi si resero consapevoli - attraverso l’introspezione - che, nel cuore dell’uomo, si nasconde un vuoto profondo, un’immobilità indescrivibile, uno stato che supera il pensiero, il sogno, la percezione e la conoscenza: questo stato dell’essere non è condizionato dallo spazio e dal tempo.

Perciò essi arrivarono alla sorgente di ogni aspetto dell’esistenza e videro che al di là di ogni forma di apparenza esiste uno stato causale, un continuum, uno stato indifferenziato di cui ogni aspetto percepibile è solo uno sviluppo visibile. Tutto l’universo è la realizzazione di un piano divino, perciò il cosmo è la materializzazione di un sogno organizzato.

Tutto il mondo visibile è percepito come la cristallizzazione del pensiero del Creatore. Tutto il cosmo è un meccanismo conscio, è la manifestazione di una volontà e non certo un meccanismo inconscio o insensato. I filosofi delle Upanishad dissero che, al di là dei substrati apparenti esiste un continuum percettibile sottinteso a ogni aspetto della realtà.

Dissero che il supporto di tutte le forme percettibili è uno spazio vuoto e assoluto che descrissero come un continuum senza limiti indifferenziato e invisibile che chiamarono etere, akasha, in cui vengono costruite tutte le suddivisioni immaginarie dello spazio relativo. Il movimento degli astri del cielo ci appare come reale perché le percezioni sensoriali sono illusorie, e non perché quel movimento sia reale.

È il movimento che crea l’apparenza della polarizzazione e del ritmo, ma tutto questo è inesistente perciò è illusorio. Il carattere del movimento è un prodotto di Maya, perciò è frutto dell'illusione. Questa interpretazione spiega la natura dell’universo che sembra esistere sebbene esso sia composto solo di energia. L’esempio classico che viene fatto è quello dello spazio interno di una giara che non è mai separato dallo spazio esterno alla giara anche se viene percepito come tale, perché non riusciamo a vedere la continuità dello spazio.

Il tempo viene paragonato ad un bastone invisibile perciò il tempo assoluto è l’eternità sempre presente e inseparabile dallo spazio. Il tempo ci appare come relativo perché il ritmo del cosmo lo fa percepire in questo modo sebbene anche il tempo sia un continuum. Anche il pensiero non viene percepito come un continuum perché non vediamo oltre l'apparenza. Ovunque esiste una continuità che non viene percepita, perché si nasconde oltre l’apparenza della realtà materiale.

I saggi veggenti dissero che il substrato dello spazio è l’esistenza, sat. Che il substrato del tempo è l’esperienza o beatitudine, ananda, e che il substrato del pensiero è la coscienza, cit. Dissero pure che, affinché qualcosa possa esistere è necessaria una forma di esistenza perciò l’esistenza precede lo spazio. Anche il tempo esiste solo in rapporto alla percezione perciò conclusero che la percezione precede il tempo.

Rivelarono che la percezione primaria, potenziale e indifferenziata è il primo principio dell’esperienza e che corrisponde alla beatitudine perfetta cioè alla gioia pura e assoluta che è la natura ultima dell’esperienza. La beatitudine assoluta venne chiamata brahman, la sorgente da cui nascono gli esseri, perché nella beatitudine assoluta gli esseri vivono e nella beatitudine assoluta gli esseri ritornano quando hanno cessato di esistere.

Poi insegnarono che non esiste esperienza senza esistenza e che non esiste esperienza senza esistenza. Perciò la beatitudine è un’esperienza che si illumina da se stessa sebbene la beatitudine sia diversa dalla sensazione. L’esistenza è una forma di beatitudine perché è uno stato liberato dall’inerzia.

E siccome la beatitudine è una forma di esistenza anch’essa è un continuum, perciò la base dell’esperienza è conosciuta come sensazione o come emozione. L’esperienza della beatitudine implica la realizzazione del tempo assoluto che è l’eternità cioè l’attimo sempre presente. L’essere che raggiunge questo stadio è liberato da ogni legame con l’azione ossia è libero dal karma perciò conosce la beatitudine di Brahma.

Il substrato del pensiero è la coscienza, perché il pensiero può esistere solo in uno spirito consapevole. Non esiste pensiero senza pensatore così come non esiste pensiero senza una qualche forma di individualità che non sia cosciente della sua esistenza. Perciò essi dissero che la coscienza è il substrato del pensiero e che la coscienza è inseparabile dalla nozione di esistenza individuale di un sé personale e durevole.

La coscienza è sempre legata all’individualità e la coscienza universale è rappresentata dal Sé, atman. L’immensità senza forma è il substrato ultimo della coscienza e viene sperimentato come vuoto, come silenzio, come un’oscurità totale della ragione che spazia oltre lo spirito e oltre l’intelligenza. Essa viene percepita dall’uomo nell’interiorità del suo essere come un vuoto che rappresenta il suo “io” più profondo.

Questo “io” è condiviso con tutti gli altri esseri ed è l’Oceano senza forma del Sé da cui emergono tutti gli esseri: è la creatura molteplice di ogni individuo. Il Sé o anima individuale è minuscolo come un piccolo granello di seme ma è vasto anche come l’intero universo. Il Sé elude ogni limite dello spazio e del tempo e forma il continuum di tutti gli esseri che compaiono come entità individuali.

L’anima è il continuum che esiste all’interno e all’esterno di tutte le cose, perciò l’io ossia l’individualità è solo un modo temporaneo, è solo un punto particolare della coscienza. L’anima individuale è un centro specifico di un punto del Sé indefinito che è costituito dal confluire di diverse correnti così come l’oggetto è solo un gruppo di energie che sono intrecciate insieme in un punto localizzato dello spazio infinito.

Il Sé può esistere indipendentemente da ogni pensiero, mentre l’io è il centro della vibrazione che costituisce il pensiero. Il Sé è il substrato di cui l’uomo può avere coscienza perché è il substrato della coscienza individuale. I saggi delle Upanishad rivelarono l’esistenza dei tre continuum di spazio, di tempo e di coscienza.

Ma ammisero che questo non potrà mai essere dimostrato, perché il substrato dei 3 elementi è un substrato causale ancora più sottile che supera ogni mezzo di percezione e si sottrae a tutti i metodi di ragionamento. Dissero che è impossibile usare i metodi del ragionamento logico in un campo che supera tutti i campi in cui si può usare la logica.

L’Immensità è un continuum di spazio-tempo-coscienza ed è lo stato ultimo e assoluto in cui vengono riunite l’Esistenza che sorge dalle forme spaziali, la Conoscenza o Coscienza che trascende il pensiero e il tempo senza limiti cioè l’Eternità che è alla base dell’esistenza e della beatitudine. Brahman fu visto come l’unità individuale di Esistenza, di Coscienza e di Eternità. E dissero che questa immensità, questo vuoto, questo sconosciuto, questo assoluto non-esistente possiede la natura più profonda di ogni cosa.

Buona erranza
Sharatan

sabato 29 agosto 2015

I tre guna



“Dal sattva nasce la saggezza;
dal rajas la cupidigia e dal tamas
la negligenza, l’illusione e l’ignoranza.”
(Bhagavad Gita 14, 17)

I vedantini insegnano che il campo della conoscenza è diviso in due parti: il soggetto che osserva e lo spettacolo. Le cose che formano lo spettacolo cosmico rappresentano il divenire e il divenire implica che nulla è stabile, per questo sorge il Samsara che corrisponde al mutare incessante dei fenomeni. L’osservatore coinvolto nel Samsara cerca di fermare la trasformazione e tenta di cristallizzare una realtà che, per sua natura, non può essere fermata.

Il Samsara è la causa dell’illusione dualistica di soggetto e oggetto, e l’ignoranza (avidya) è la causa del desiderio, della sete di possesso e dominio, della spinta alla conservazione e la tendenza alla cristallizzazione. Solo lo yogi perfetto comprende che il mondo dei fenomeni e delle attività è soltanto una danza di luci e di ombre che esprime la relatività, perché è l’espressione dei tre guna che vengono illuminati dalla Luce Suprema.

Solo lo yogi che ha superato la coscienza del corpo e il divenire del mondo comprende che l’identità personale è continuamente condizionata da tre qualità che fanno fluire il film della vita. Secondo i maestri del vedanta, la mente del soggetto coinvolto nel divenire costruisce delle realtà illusorie e distorte perché viene sottomessa dalle qualità della Natura Cosmica, dette “guna.”

La Natura Cosmica (Prakriti) è composta da tre qualità o attributi fondamentali ossia da: sattva, purezza; rajas, passione, e da tamas cioè d’inerzia. Poiché anche l’uomo fa parte dell’ordine naturale, anch'egli mostra i tre attributi fondamentali e viene condizionato dalle tre qualità fondamentali che creano il gioco cosmico dei fenomeni multeplici che intessono la dimensione del tempo-spazio.

Shankara dice che la coscienza viene proiettata nello spazio-tempo a causa della sua ignoranza perché, altrimenti, la coscienza resterebbe immutabile non avendo necessità di cambiare il suo stato di originaria beatitudine, esistenza e quiete. Tamas è l’inerzia, rajas è l’attività e sattva è la sintesi dell'inerzia e dell'attività.

I guna sono i fattori mentali che sono alla base dei processi psicologici e costituiscono i fattori che condizionano l’attività della mente. Essi sono alla base del senso dell’identità e del comportamento personale, perciò la loro purificazione è fondamentale per la guarigione della mente malata e per avere la retta percezione.

Secondo il Vivekacudamani che viene attribuito a Shankara, il tamas ha gli attributi dell’ignoranza, della rilassatezza, della pigrizia, del torpore, della negligenza e dell’ottusità. Chi vi soggiace non capisce nulla ed è insensibile come una pietra. La persona piena di tamas, dice Yogananda, si riconosce per le sue idee sbagliate sulla vita che sono profondamente radicate in lei a causa del suo comportamento insensato, della sua mancanza di autocontrollo, del suo orgoglio, della sua arroganza e del suo disprezzo per i buoni consigli altrui.

La mente dell’uomo tamasico è confinata nei centri più bassi: lombare, sacrale e coccigeo. La sua coscienza è spesso confusa e sempre più ignorante perché è discesa molto lontano dalla regione delle percezioni divine del cervello. Essa è anche molto al di sotto del livello intermedio del piano rajasico o piano di mezzo. Il centro coccigeo o inferiore è quello che stimola le attività sessuali, e chi dimora stabilmente in questo chakra è un prigioniero incatenato da maya al mondo della dualità, all’inerzia e alla sofferenza.

Le persone tamasiche fanno sprofondare la loro mente nel chakra più basso perciò restano intrappolate nel male cioè nell’identificazione dell’io con il corpo, nelle relazioni sessuali illecite, nei rapporti disonesti e così via. Il guna rajas ha la natura dell’attività e possiede un potere proiettivo. I suoi attributi, secondo Shankara, sono il desiderio, la collera, l’avidità, l’arroganza, l’odio, l’egoismo, l’invidia, la gelosia da cui nascono degli atteggiamenti estrovertiti perciò lui stesso è l’autore della sua schiavitù.

Rajas è la sete di emozioni egoistiche e acquisitive che spinge le persone alla lotta per il potere. La pressione di rajas assoggetta la volontà ai fini utilitaristici, perciò il rajasico è sempre competitivo mentre il tamasico è passivo. L’uomo rajasico si riconosce perché coltiva solo desideri materiali, fa continui sforzi per acquisire sempre più ricchezze, possessi, prestigio e potere. La mente del rajasico dimora nel centro dorsale e nel cuore, cioè nel mezzo, ed è equidistante dai chakra più alti e da quelli più bassi.

La mente totalmente impregnata di rajas vivendo nel piano dorsale è piena di simpatie e di antipatie, di attaccamenti e di avversioni. Essendo nel mezzo, la sua coscienza ha il potere di salire nei centri elevati della testa per ottenere saggezza e fissare la sua attenzione sull’occhio spirituale, oppure di volgersi verso il basso cioè verso le sfere inferiori dell’illusione.

Nella mente dominata da tamas o da rajas non si sviluppano mai qualità etiche, perciò la sofferenza è sempre presente come conseguenza di una mente separata e ignorante. La correlazione tra il corpo e la mente predispone le personalità tamasiche a disturbi vagali come le coliche, invece i tamasici sono predisposti a disturbi del sistema simpatico come la gastrite e le ulcere.

Il guna sattva è la sintesi dell’inerzia e dell’attività e possiede il potere di armonizzare. Le qualità sattviche sono l’assenza dell’orgoglio, la non violenza, la non falsità, la non appropriazione, la non ossessività, la purezza, la continenza e la profonda avversione per il non-reale.

La percezione sattvica vede l’interezza dietro l’apparente frantumazione, la causa oltre l’effetto perché è sattvica la conoscenza in cui ogni essere riconosce l’Unico Essere imperituro e immutabile all’interno di tutte le esistenze divise. Secondo la tradizione vedantina, solo le qualità sattviche permettono la percezione della verità. La condizione di questa mente pacificata e colma di valori spirituali riesce a realizzare in pieno le potenzialità delle funzioni mentali.

I sensi dei sattvici riescono a penetrare nel mondo materiale, l’intelligenza è analitica perciò penetrano nelle sue organizzazioni e l’intuizione supercosciente può farli accedere all’esperienza archetipa dell’anima. I sattvici vedono, sentono e parlano in armonia con quello che si vede perciò emanano l’amore e il bello, e vibrano nel buono perciò esprimono l’accordo nello spazio che illuminano intorno a loro.

Non attaccata a nulla e libera da ogni condizionamento del desiderio, la mente sattvica, non viene limitata dalla separatezza dell’io perciò contempla l’Unità del creato. Sattva è l’unico guna che permette una percezione realistica perciò è evidente che, per accedere alle verità superiori, dobbiamo sviluppare le virtù etiche. Il rapporto tra etica e consapevolezza ha un ruolo centrale in questo approccio spirituale, ma queste virtù andrebbero sviluppate anche oggi per il bene del nostro pianeta.

Le qualità morali influenzano la percezione, e il possesso dei giusti valori etici è la condizione primaria per una perfetta visione e per l’acquisizione della retta consapevolezza, sia nell’induismo che nel buddismo. L’illusione o ignoranza rappresenta una nebulosità di percezioni che causano la mistificazione degli oggetti della consapevolezza, perciò è considerata la sorgente degli stati mentali patologici.

Gli aspetti dell’egoismo, del dubbio e dell’assenza di rimorso e vergogna per il male che si è fatto sono considerati i principali fattori di illusione percettiva. Le virtù e i vizi agiscono accanto ai conflitti e ai complessi definendo il modo in cui un soggetto vede il mondo, e condizionano il modo con cui reagisce ad esso: i comportamenti conflittuali o unitivi decidono il destino del singolo e quello del mondo. Nei rajasici e nei tamasici prevalgono i comportamenti passivi e conflittuali, invece nei sattvici prevalgono i comportamenti unitivi e armoniosi tipici dell’amorevole discriminazione.

Buona erranza
Sharatan

domenica 11 gennaio 2015

Risonanza



“Il Suono intesse tutta la conoscenza.
Tutto l’universo poggia sulla risonanza.”
(Vakya Padiya)

All’origine, il Signore Supremo era in stato di riposo, perché la quiete è il primo grado di realizzazione dell’Assoluto. Lo stato iniziale è una beatitudine assoluta che non comporta la presenza dei suoni, degli oggetti e delle idee divine, perciò non c'erano i nomi (nama) e le forme (rupa). Dal quel punto, Bindu, inizia l’impulso che fa avviare la Creazione e si mostra l’energia che mette in azione tutte le Forze. Tramite il Verbo si attua il movimento delle forze che scorrono nell’universo. Il Signore Supremo dice la Parola e le cose iniziano a essere, come dice la Genesi: “Dio disse ‘Sia la Luce’ e la Luce fu” e nei Veda: “All’inizio era Brahaman e con lui era Vak.”

La Parola è il Suono, insito in forma potenziale, in Brahaman e nasce da Lui sotto forma di Energia creatrice. La Creazione inizia dal movimento della Sostanza Cosmica e il Suono che viene prodotto mentre si attua la Creazione è il suono sacro OM. Così inizia tutta la realtà duale ossia la divisione della Coscienza in Spirito e Materia. Per questo, nell'induismo si pensa che ogni suono (ahatanada) discende da un suono non manifestato (anahatanada), la cui essenza è spirituale.

Il suono spirituale che è emesso dalla Creazione può essere udito da chi si mette sulla via dello yoga, e quando si ode quella Musica Suprema si prova una beatitudine non condizionata dai sensi. I mantra sono uno degli aspetti più profondi e importanti della tradizione indiana per questo motivo. L’elemento fondamentale della formula mantrica è Vak che indica sia il verbo “parlare” che il sostantivo femminile, perciò il termine ha una duplice valenza di “parola” e di “voce”” ossia del suono che la produce. La parola possiede un significato supremo (para), uno sottile (sukshuma), e un significato materiale (shula).

Nel significato supremo, Vak è Verbo Divino che svolge un’azione creatrice e possiede anche un effetto sottile e un effetto materiale. Quando la Divinità produce un movimenito tramite il suo Verbo, la Sua Parola diventa Para-Vak, ossia la Parola Suprema. L’impulso creativo di Dio avviene con il Verbo, perciò la “Parola sottile” avvia la creazione e, infine, entra nella realtà sotto forma di Suono. Il Suono che viene emesso dall’Uovo Cosmico proviene dal suo stadio più elevato, in cui c'è Brahaman.

Da quel luogo che diventa la Matrice sonora si genera Shabda cioé il Suono che si manifesta negli uomini come lettere e come linguaggio parlato. Se la filosofia indiana dice che l’uomo conosce il mondo tramite i sensi, questo non va riferito alla capacità percettiva del soggetto, ma alle facoltà mentali che vengono sollecitate dai suoi sensi. Il movimento della sostanza viene colto dalla mente e dall’orecchio in forma di suono, ma l’occhio lo percepisce nella forma o nel colore, e la lingua lo riconosce come gusto.

Se riuscissimo a sentire il suono che è prodotto dalla Forza Creatrice potremmo sapere il nome archetipo di tutte le cose, ma le nostre orecchie non sono in grado di farlo. Solo uno yogi sa farlo e può tramandare quell’insegnamento ai suoi discepoli. I “mantra rivelati” sono i Mantra-Shastra che contengono i Bija-Mantra cioè i “mantra seme” che contengono i suoni archetipi delle cose. La tradizione indiana dice che tutto il mondo è nato da un suono spirituale, e che il Suo nome è Shabda-Brahaman.

Gli indù dicono che la via evolutiva dell’universo si svolge dal piano sottile non-manifesto al piano materiale manifestato, che Maya ci permette di conoscere. La Creazione possiede 3 gradi di emanazioni con cui lo Spirito scende dai piani spirituali a quelli materiali. Il primo grado di emanazione è quello sottile, Para, mentre il secondo ne fa ancora parte ma gli è inferiore e viene detto Pashyanti, mentre il terzo è Madhyama, e non fa parte del piano materiale ma gli è molto vicino.

Anche il suono articolato possiede due forme ossia la forma sottile e quella grossolana. I suoni hanno un grande potere che non si attiva con il pensiero concettuale, ma che risveglia le potenzialità che sono radicate nel profondo della coscienza di chi parla. I maestri indù dicono che possiamo conoscere il mondo tramite due modi diversi di vedere. Possiamo conoscere usando la ragione immanente che è collegata al mondo materiale oppure possiamo usare la mente trascendente collegata al mondo divino.

L’efficacia del suono è sempre collegata agli archetipi ossia alle energie sottili che sono collegate ai suoni. Ma, il potere del suono è collegato per affinità con "qualcosa" che è legato a chi parla, e "qualcosa" di simile o affine che è insito nell’energia che si evoca. La via della consapevolezza della struttura e dell’essenza dell’universo è collegata alla prima vibrazione della Sostanza Cosmica, cioè al sacro OM. Il mantra fondamentale è OM che deriva da AUM e corrisponde ai 3 suoni che sono correlati agli dei Brahama, Vishnu e Shiva.

AUM corrisponde alle 3 grandi divinità dei Veda, ai 3 stati di coscienza e ai 3 mondi, perciò la sacra sillaba indica l’Anima Suprema, Brahaman, e rivela la Trinità dell’Unità. Il mantra dei mantra è composto dalle 3 lettere che indicano i 3 piani dell’universo, in cui la A è il piano materiale, la U è quello sottile, e la M è quello causale ovvero l'aspetto non manifesto. Tutta la Creazione è retta dalle 3 Energie simboleggiate dalle 3 lettere. La vita animata universale è retta da 3 condizioni di coscienza: il sonno, il sogno e il risveglio. Il sonno è A e rappresenta il mondo materiale, il sogno è U e rappresenta il lato sottile mentre il risveglio è lo stato causale della M.

Nell'essere umano, la A è correlata con il suo veicolo fisico, la U con il suo corpo sottile o psichico-eterico e, la M è correlata con il corpo causale e il Puro Spirito. Il mantra OM è indicato pure come il “veicolo del prana”, Pranava, perchè il soffio divino scorre in tutte fe forme viventi. Il prana proviene dalla Sostanza Cosmica perciò vi ritorna alla morte del corpo fisico. Nell’universo nulla va perso, ma tutto viene trasformato e tutto è trasformabile. Ogni vita è come un nodo sulla Corda della Coscienza Cosmica che risuona mentre scorre: il nodo è annodato alla nascita e viene sciolto alla morte.

Gli indù dicono che, in origine, avvenne “l'addensamento” di una vibrazione rarefatta e sottile. E che, in seguito, dalla vibrazione originaria discesero piani successivi inferiori sempre più grossolani finché nacque la materia. Il rapporto tra Spirito e Materia non va pensato in maniera duale, ma va pensato come una differenziazione di energie sempre più dense. Perciò, in tutte le forme materiali è contenuto una forma di energia. Il suono dell'AUM è collegato anche alle 3 fasi respiratorie, in quanto la A è collegata alla respirazione addominale, la U alla respirazione toracica, e la M alla respirazione clavicolare.

Le ruote delle energie sono i chakras, che concentrano e distribuiscono l’energia pranica che scorre nel corpo, infatti sono posti sulla via che scorre dal capo e arriva alla base della colonna vertebrale. Il processo di “solidificazione” dell’energia che scende dall’alto e va verso il basso causa un “depotenziamento” qualitativo e quantitativo dell’energia, poiché l'effetto vibratorio scende dalla nota alta a quella bassa. Lo Spirito suona e il corpo risponde come una cassa di risonanza perché i nostri chakras sono molto sensibili ai suoni.

Buona erranza
Sharatan

venerdì 7 novembre 2014

Come farfalle



“L’uomo è la mente materializzata di Dio.”
(Paramhansa Yogananda)

Yogananda dice che tutte le creature viventi nascono dalla materia ossia dalla terra. Poiché la terra fu precipitata dall’oceano delle acque raccolte, tutte le forme di vita nascono dall’acqua condensata delle nebulose cosmiche. Siccome gli oceani vengono dalle nebulose cosmiche anche le nebulose provengono dall’essenza degli atomi, degli elettroni e dalla forza vitale cosmica chiamata yajna. Il Fuoco ossia la Luce Cosmica nasce dalla vibrazione di Dio ossia dalla Volontà Divina che crea il Karma del Cosmo.

La Vibrazione Cosmica e le leggi del karma cosmico vengono da Brahma che è la Coscienza Cristica, la Kutastha Chaitanya che è intrinsecamente presente in tutta la creazione vibratoria. La Coscienza di Dio Figlio è Tat, ed è immanente nella creazione vibratoria perché emana dall’immutabile Dio Padre che è Sat, e che esiste al di sopra di tutta la creazione vibratoria.

La Coscienza Cosmica è Brahma creativo che è sempre presente nella Vibrazione Cosmica. La Coscienza Cosmica si manifesta come Luce Cosmica, come Fuoco creativo oppure come Suono Cosmico, Aum. Il Creatore è la Vibrazione Cosmica che si manifesta in due forme ossia come Luce Cosmica oppure come Suono Cosmico. Secondo Yogananda, il suono sacro Om, Aum o Amen sono vibrazioni che "testimoniano" l’azione divina. Questi suoni sacri sono la prova più evidente che il Creatore è sempre attivo e presente nella Sua creazione.

L’uomo fu creato dall’Energia Cosmica e dalla corrente vitale astrale che condensarono e diventarono terra. La vibrazione liquida dell’Energia Cosmica ha originato la terra solida, perciò ogni cibo e nutrimento derivano dall’Energia Cosmica. Le vibrazioni dell’Energia Cosmica provengono dalla sottile Luce Cosmica che è la fonte primaria di tutte le cose, e che riceve il potere dell’energia vibratoria e della Volontà di Dio.

La legge cosmica nasce dalla Coscienza Cristica che è presente nell'intera creazione vibratoria. Ma la Coscienza Cristica è soltanto una Coscienza riflessa che esiste solo in relazione all’universo a cui è collegata. Anche questa coscienza si dissolverà quando l’universo a cui è collegata verrà dissolto. La Coscienza Cristica è la coscienza del Figlio che nasce dal Dio Padre immutabile posto sopra di tutta la creazione vibratoria.

La Coscienza Cristica è Brahma creativo perciò è intronizzata solo nella Vibrazione Cosmica, dice Yogananda, e si manifesta come Luce oppure come Suono. L’uomo fu creato a immagine di Dio perciò è l'immagine dell’Eterna Coscienza. Tutte le creature furono formate o materializzate dall’Energia Cosmica che è la “mente congelata” di Dio.

Tutte le illusioni sull’esistenza della materia solida provengono dalla liquida e fluida mente congelata di Dio. La mente congelata di Dio o acqua proviene dall’Energia Cosmica che è la mente di fuoco congelata di Dio. L’attivo fuoco vibratorio di Dio regge le leggi della creazione vibratoria illusoria che è fatta soltanto di sogni di Dio.

L’Energia Cosmica ossia la Vibrazione del Fuoco divino nasce dalla coscienza riflessa di Dio che è Brahma, il Signore di tutta la creazione illusoria. La Sua coscienza creativa, mentalmente, fece vibrare la creazione cosmica di sogno che nasce dall’immutabile Coscienza cosmica - l’Increato - che esiste oltre tutti gli universi vibratori o creati.

Dio sognò il cosmo e il cosmo diventò la realtà di sogno. Dal sogno, Dio, fece sorgere l’energia creativa e dall'energia creativa generò il cosiddetto universo solido. E poi creò l’uomo dotato dell'illusorio corpo materiale perciò, in questo senso, Dio è l’Onda Elettromagnetica Primordiale. Nell'universo di sogno, si pensa, si vive e si lavora con le correnti elettriche di sogno, e si creano realtà di sogno per gente di sogno.

Vivendo nello stato del sogno, ci sembra che non ci sia nessuna differenza tra pensieri di sogno, vibrazioni di sogno, oggetti di sogno e persone di sogno. Solo al risveglio, il sognatore capisce che il mondo che credeva reale era solo un sogno, perché era fatto di differenti vibrazioni e di manifestazioni della sua sostanza mentale congelata. Tutte le apparenze sono illusorie e gli oggetti sono sogno perché vengono dall’unità della sua coscienza di sogno. Le persona legano la vita al piano in cui vivono perciò possiamo scegliere se fermarci al livelli inferiori o trovare il Sacro Graal ossia la coppa della beatitudine divina.

Dio ha creato la Natura ma la Natura non sa manifestare i suoi attributi divini, perché li mostra in modo ingannevole e illusorio. L’uomo possiede una doppia natura perché è il prodotto di un Dio invisibile e di una Natura visibile perciò è un essere duale. L’uomo è composto da un’anima spirituale immanente che è nascosta e pura, ma è fatto anche da un involucro fisico esteriore che è dotato di un cervello, di una mente e di altre qualità che gli dona la Natura.

Comunemente l’uomo vive in una separazione che è solo apparente tra sé e il mondo perché ha dimenticato che tutta la vita proviene dalla medesima fonte. La macchina umana ha molti ingranaggi che svolgono diverse attività. Infatti il naso, gli occhi e le orecchie sono strumenti rivolti all'esterno mentre il cervello è il veicolo del pensiero e delle nostre facoltà interne.

Quando siamo influenzati dagli attributi della mente diventiamo suscettibili al piacere e al dolore perciò veniamo guidati dalle facoltà inferiori. Risvegliando la percezione intuitiva dell’anima ci liberiamo dai vortici della relatività psicologica. Noi, anche se in modo subconscio, siamo sempre consapevoli della beatitudine che abbiamo perduto. Se restiamo troppo influenzati dalle condizioni dell’ambiente esterno ci dimentichiamo della nostra originaria natura beata.

L’anima che si è liberata da queste condizioni trascende la coscienza corporea e opera dal piano dello Spirito. Essa ricorda che ogni piccola scintilla di attività realizza lo Spirito, e che è così perché l'anima è sempre una sola cosa con lo spirito. La via più sicura e decisiva per raggiungere la pace e il silenzio, secondo Aurobindo, è la discesa dall’alto. Anche se non lo sembra perché, quando arriva la pace, non si capisce da dove provenga. Non è evidente, ma tutto quello che appartiene alla coscienza superiore viene sempre dall’alto.

Dall’alto provengono sia la pace che il silenzio spirituale, ma proviene dall'alto anche la Luce, il Potere, la Conoscenza, la visione e il pensiero superiore. Chiaramente anche la beatitudine viene dall’alto ma è possibile che venga dall’interno e dall’intimo. Ma succede soltanto se l’essere psichico è passato in primo piano. La condizione necessaria è quella di mantenere l’apertura della mente, del vitale e del fisico interiori che si devono rivolgere verso l’intimo.

Andando verso la parte più profonda di noi andiamo verso lo psichico. Nel contempo, va mantenuta anche l’apertura verso l’alto e verso quello che oltrepassa una piccola mente. Una mente, un vitale e un corpo miseri errano nelle tenebre dell'ignoranza e vi restano finché non si stancano di girare senza scopo. Solo allora è possibile che una piccola particella ignorante ritorni verso il suo vero Sé, e si spinga verso l'estinzione del Sé per entrare nel Nirvana.

Il vero Sé vive nell’intimo dell'uomo perché all’interno c'è l’anima che sostiene il mentale, il vitale e il fisico interiori e gli offre la capacità di estendersi a livello universale. Questa zona intima non è quella del subcosciente o del subliminare ma è la parte che è collegata ai centri di coscienza dei chakra. Comunemente solo una minima parte dell’essere interiore circola nei chakra e può filtrare nella vita esterna: quel poco esprime la nostra parte migliore.

A questa parte dell’essere psichico interiore che si mostra dobbiamo la produzione dell’arte, della poesia, dei nostri ideali, delle aspirazioni nobili, della spiritualità e della qualità dello sforzo che facciamo per raggiungere il perfezionamento. La maggior parte dei centri interiori sono chiusi o addormentati, perciò risvegliarli è il compito dello yoga. Mano a mano che si ridestano, si rivelano anche le capacità dell’essere psichico che è sottostante all'essere esteriore.

Così si acquisisce una coscienza più vasta e si ascende fino alla Coscienza Cosmica. Le nostre piccole personalità separate possono diventare i centri dell’azione universale in diretto contatto con le forze cosmiche. Invece di restare gli attori involontari di azioni inconsapevoli possiamo, ma fino ad un certo punto, diventare padroni consapevoli dell’azione della Natura. Il limite che viene posto alla libertà del singolo dipende dallo sviluppo del suo essere interiore, e dalla sua apertura verso i livelli spirituali superiori.

L’apertura del centro del cuore libera l’essere psichico che ci rende consapevoli del Divino che possediamo interiormente, perciò ci rende recettivi alla Verità superiore. Il Sé Spirituale superiore non è dietro una persona singola ma è al di sopra di tutti gli esseri. Il più elevato centro interiore è collocato nella testa ma il più profondo è posto nel centro del cuore. Il centro che si apre più direttamente al Sé è posto al di sopra della testa, infatti al di sopra del corpo c'è il corpo sottile o Sukshma Sharira.

Il Sé superiore possiede due aspetti, e i risultati delle sue azioni corrispondono ai 2 aspetti. Un aspetto è statico e fa sperimentare una condizione di pace, di libertà e di vasto silenzio. Il Sé silenzioso non è turbato da nulla e può mantenersi distaccato e indifferente. L’altro aspetto è dinamico e si percepisce come Sé o Spirito Cosmico che sostiene, genera e contiene tutta l’azione del cosmo. Ma non sostiene, genera e contiene solo questo mondo ma anche tutti gli universi creati.

Se l’anima trova la pienezza dello Spirito dentro di sé, non prova più alcun desiderio di fare nuove incarnazioni per impersonare i sogni dei mortali. Se l’anima controlla i suoi istinti si purifica perciò l’Anima Suprema come Coscienza Cristica può scendere e può istruire l’anima individuale sul modo migliore di usare la sua mente per condurre il carro corporeo lungo la strada della vita.

Yogananda narra che, un giorno, un re sognò di essere un mendicante. Nel suo sogno, il re implorava per avere un soldo di rame. La regina lo sentì agitarsi nel sonno e lo destò e lui si risvegliò dicendo: “Ma che stupido sono! Io che sono un sovrano pregavo per avere un soldo!” L’uomo è come un re che sogna e crede di essere un miserabile.

L’anima dell'uomo sogna di essere un corpo perciò resta imprigionata nei suoi desideri e nell'inganno della materia. I desideri materiali diventano come dei fili che intessono il bozzolo dell'ignoranza intorno all’anima, perciò l'anima deve fare un grande sforzo per oltrepassare il soffocante e oscuro involucro che la soffoca, e diventare una farfalla dell’onnipresenza astrale.

Buona erranza
Sharatan

martedì 17 giugno 2014

Resurrezione



“Lo Spirito è infinito! Ogni parola rappresenta un’idea perfetta dell’Infinito, poiché in ogni parola e in ogni pensiero è insita una manifestazione dello Spirito. Le onde di molti pensieri danzano tra i flutti della coscienza, ma al di là di essa esiste il grande, eterno oceano della Verità. Le espressioni del nostro pensiero sono le onde di questo oceano di conoscenza.

Qual è il significato della resurrezione? Tornare nuovamente a vivere! Risorgere a nuova vita! che cosa risorge e come? Dobbiamo comprendere in che sensi risorgere significa rivivere di nuovo. Ogni cosa è sottoposta a un processo di trasformazione, che può andare a danno o a vantaggio di ciò che cambia. […]

La resurrezione rappresenta ogni cambiamento che va a beneficio di un oggetto o di un essere umano. Potete far ‘risorgere’ i vostri vecchi mobili con l’aiuto del falegname o del tappezziere; potete far ‘risorgere’ la vostra casa con l’aiuto degli architetti. Ma noi stiamo parlando della resurrezione del corpo umano. In questo contesto, per resurrezione intendiamo ogni cambiamento edificante. Non potete restare fermi. Dovete andare avanti o tornare indietro. È una verità di grande ispirazione sapere che nella vita non potete rimanere immobili.

Dovete accettare i cambiamenti, sia quelli che vanno a vostro vantaggio sia quelli che vi danneggiano. Ogni uomo è un’espressione del vasto, immenso Spirito. Non è meraviglioso vedere come gli esseri umani, senza motore, senza fili, senza nessuna fonte visibile di energia, si muovano facilmente? La mattina, la macchina umana si sveglia, fa colazione, va a lavorare, pranza, torna in ufficio, cena, va al cinema (oppure si dedica a qualche hobby casalingo), poi va a dormire, per risvegliarsi e fare di nuovo, un giorno dopo l’altro, sempre le stesse cose.

In quanto esseri mortali, siamo controllati da un qualcosa che assomiglia a una radio, ossia all’energia intelligente attiva e vitale che Dio lascia libera di manifestarsi nelle leggi creative della Natura. Come le navi possono essere radiocomandate, così noi siamo ‘radiocomandati’ dalle leggi naturali dell’infinito Spirito onnipresente.

Noi, tuttavia, non siamo automi. La nostra anima è un riflesso dello Spirito. Così come i raggi del sole che colpiscono una massa liquida in movimento si suddividono in miriadi di scintille, allo stesso modo lo Spirito, che risplende nella creazione vibratoria, si riflette in essa come Spirito individualizzato, ossia anima, presente in ogni corpo e in ogni mente umana.

Ora, sebbene l’anima sia un riflesso dello Spirito, si è identificata con il corpo, e ha assunto tutte le limitazioni proprie del corpo e della mente. Ma, attraverso il processo evolutivo, sta facendo ogni sforzo per risorgere dalle alterazioni causate dalla schiavitù del corpo e della mente.

Ma è più facile a dirsi che a farsi, non è vero? Far risorgere l’immagine riflessa dell’anima significa sottrarla all’irrequietudine che altera la coscienza corporea, e ricongiungerla all’originale e inalterata luce dello Spirito che pervade ogni cosa.” (Paramahansa Yogananda, Verso la realizzazione del Sé, Astrolabio)

domenica 1 settembre 2013

Fare anima



“Chiamate, vi prego, il mondo ‘la valle del fare anima’
e allora scoprirete a cosa serve il mondo.”
(John Keats)

Secondo i maestri del Vedanta, la verità assoluta si presenta in molteplici forme, infatti i saggi dei Rg-Veda usavano diversi nomi per indicare la medesima cosa. Essi dicevano che Brahman è l’unica realtà dell’universo e che si manifesta in modi innumerevoli, perciò Brahman è il comune substrato delle forme molteplici dai molti nomi.

L'universo è composto da innumerevoli particelle che galleggiano nello spazio, ma anche l’universo con tutti i suoi soli e tutti i sistemi solari non sono altro che dei granelli di sabbia sulla spiaggia del Tempo e dello Spazio. Gli uomini sono la parte ancor più infinitesimale di quella apparenza dalla forma molteplice che è vicendevolmente essenziale per tutte le sue parti.

Un antico filosofo arabo diceva che l’eternità va pensata come una pietra immutabile. Hendrik Willem Van Loon per spiegare il concetto del tempo, nel suo magnifico libro “La storia dell’umanità” usa una metafora e dice: “Lassù, a settentrione, nel paese che si chiama Svithjod, c’è un macigno alto cento chilometri e largo altrettanto. Ogni mille anni, un uccellino va ad affilarsi il becco contro la sua cresta. Quando il macigno, così consumato, sarà raso al suolo, allora sarà tramontato un solo giorno di eternità.”

L'esempio è utile per capire, e andrebbe ricordato se cerchiamo di rappresentare l’eternità che è il concetto più difficile con cui il pensiero si può misurare. L’uomo è un nulla davanti allo scenario magnifico che gli antichi maestri tracciano per farci capire il senso dell’Uno Infinito che alcuni chiamano il Padre. Colui di cui si è scritto che ha tenuto conto di ogni capello della nostra testa, e che conosce ogni goccia del sangue che scorre nelle nostre vene è incommensurabile.

L’uomo è l'essere intessuto di ignoranza e di presunzione che non crede che la Conoscenza sia Amore, e che la Creazione sia la fonte di ogni beatitudine. L’illusione cosmica è Maya che avviluppa la mente per impedirci di vedere la Verità o Satya e che nascondere la realtà, perciò siamo spinti verso il sentiero della perdizione. La filosofia indiana, come tante filosofie, dice che Maya non è Satya, infatti l’apparenza luccica come l'oro, ma non tutto quello che brilla è fatto di oro.

L’uomo terrestre vede solo ciò che i suoi sensi percepiscono, perciò egli crede solo nel mondo sensoriale. L’uomo si nutre dell’illusione che il mangiare, il bere, il divertirsi oppure il soffrire siano i soli aspetti per cui valga la pena di vivere. La Katha Upanishad dice che l’uomo è l’essere estroverso che vede solo l’esteriorità, infatti dice: “Ma pochi, mossi dal desiderio dell’immortalità, rivolsero lo sguardo all’interno e trovarono l’io.”

La Katha Upanishad avverte che restando imprigionati nell’Io empirico non possiamo sviluppare l’Io Cosmico. L’estroversione, per gli induisti, è una strada che ci rinchiude sempre più nell’inganno di Maya, mentre l’introversione porta alla Verità o Satya, perciò Satya ci conduce verso l’immortalità.

I sensi non possono discernere, perché nascono e sono alimentati dal mondo dell’illusione, infatti essi lottano contro la mente discernente o intuizione che conosce il modo per penetrare nel nucleo profondo delle cose. È Maya e l’apparenza che esalta la storia umana riempiendola di lotte, di agitazioni, di conflitti e di sommosse, perciò gli imperi vengono fondati per glorificare le personalità dissonanti.

Satya esiste dove regna la pace, l’armonia, perciò essa vive al fianco dell’Eterno. Il Regno degli dei è il luogo impersonale dove l’io e il mio sono stati completamente eliminati. L’illusione muore quando l’illuminazione dona la conoscenza, infatti Shankara pone la discriminazione tra ciò che dura in eterno e ciò che è effimero, e la considera come la condizione primaria per raggiungere l’emancipazione e l’auto-realizzazione.

Il mondo che è percepito dai sensi può essere amato, odiato o temuto ma, pur tuttavia, esso resta un mondo effimero. Il mondo invisibile ai sensi che è percepito dalla mente che è stata purificata è il mondo vero cioè è Satya. Ma la realtà di Maya è un mondo che possiede anche un aspetto positivo, infatti esso ci mostra tutte le forme variegate che Brahman sa manifestare, perciò si può vivere in modo giusto senza disprezzare il mondo dei sensi.

Il mondo tecnologico in cui stiamo vivendo ha mortificato la nostra gioia di vivere, perché ci fa disprezzato il mondo della natura, del sole, del mare definendolo come un mondo troppo semplice. I nostri occhi sono accecati perché non sanno apprezzare più i colori delle stagioni che passano: siamo disinteressati ai fiori, alla musica, agli insetti e alle meraviglie molteplici che sono create dalla Danza Cosmica.

Tutte le minime cose che rendono bella la vita hanno perduto il loro fascino, perciò non sappiamo più vedere l’incanto e il mistero della vita. Tutte le cose che non ridestano più la meraviglia del nostro cuore sono perse, e la nostra mente è completamente accecata dalla meccanizzazione dei sensi.

La gioia, la beatitudine e la felicità sono collocate al di fuori dalla portata degli uomini, infatti non crediamo che gioia, beatitudine e felicità siano degli stati mentali. La consapevolezza di noi stessi è la più appagante conquista che possiamo avere, perché essa ci dona un appagamento maggiore del possesso di tutti di oggetti che si comprano.

Tutto il mondo è una realtà che pulsa di vita gioiosa, perché l’oceano della vita è unico. La vita possiede un corpo che è fatto di natura e di Coscienza Cosmica è la nostra mente è la base che offre la vita al Corpo Cosmico. Non esiste altra vita al di fuori dell’infinito, e non esiste altra certezza sicura che la realizzazione interiore di questa verità.

Lo sviluppo dei mezzi infiniti della consapevolezza umana ci fa raggiungere la vetta suprema da cui vediamo che il pellegrinaggio dell’uomo ha l’obiettivo di raggiungere l’infinito, e quando avremo raggiunto la vetta ritroviamo il paradiso perduto. La maggiore conquista è la riscoperta che l’uomo è il fanciullo che fu creato per essere l’erede della divinità. Siamo nati dall’Amore e dal soffio di Vita dell’Eterno.

Realizzare il senso interiore della Divinità e credere nella realizzazione infinita della Coscienza sono i due mezzi per trasformare il corso degli eventi senza senso che è chiamato “vita” in un percorso pieno di senso e colmo di beatitudine. Quando il Cristo disse che non dobbiamo temere perché Lui era venuto nel mondo per restare con noi, e che sarebbe restato con noi fino alla fine dei tempi, in realtà voleva dire questo.

Non esiste alcuna poesia nella vita, non esiste nessuna vita che possa essere vissuta in modo gioioso e positivo, non esiste alcuna poesia, non esiste bellezza, non esiste armonia. Non esiste nessun amore per la vita se non sappiamo vedere e vivere questa verità con tutto il nostro essere.

La vita diventa come un deserto, ogni vita diventa esistenza monotona, priva di interessi e terribilmente penosa senza la luce che viene a dare luce. La vita diventa un labirinto privo di uscita se non vediamo una luce che illumina il misero percorso degli uomini. Per vedere la luce, agli uomini è stata donata la frazione di luce e di gioia divina che vive al nostro interno, cioè ci è stata donata la scintilla dell’anima.

Se non ci fosse la luce e l’amore che ci illuminano, la vita dell’uomo sarebbe senza scopo, perciò non avremmo nessuna esistenza degna di questo nome. Coloro che sanno amare possono sprofondare, per un breve lasso di tempo nel buio, infatti l’oscurità dell’inconscio umano può dare corpo ad una esistenza misera e penosa.

Ma l’amore che lega gli uomini fra di loro può diventare una forza gioiosa e rigenerante se il richiamo dell’amore che abbiamo all’interno viene ridestato dalle emozioni e dall’armonia che esistono nell’uomo, e che vengono per ricordarci di essere una creatura assennata e consapevole che deve vivere come un’increspatura dell’onda del grande Oceano dell’Infinito. Se crediamo di essere Amore e Armonia crediamo che l’Amore proviene dall’Essenza divina, perciò crediamo che Essa è l’unica realtà, l’unico amore e l’unica vita.

Sebbene siamo la medesima cosa con l’Infinito, la verità è occultata dal velo di Maya, perciò una illusione cosmica separa l’uomo dalla Divinità, e lo separa dal resto della creazione. Il nostro egocentrismo è la vera causa di questa vita di miserie e di sofferenze che vediamo nel mondo, perciò non sappiamo come eliminare la paura, la sofferenza e la morte.

Sopportiamo tutte le pene infinite causate dall’ignoranza umana, e quando proviamo delle gioie illusorie ed effimere esse sono scambiate per la vera beatitudine e la vera felicità. La saggezza dei maestri ci insegna come raggiungere una vera gioia e beatitudine, infatti essi insegnano che il mistero della vita è comprendere che essa va vissuta nel suo più profondo significato per diventare infinita.

Il corpo umano è composta da milioni di milioni di cellule, così come l’universo è composto da infiniti esseri umani, sub-umani e sovra-umani, perciò tutti gli esseri sono il corpo della vita cosmica. Se ci rapportiamo alla vita senza sapere che noi siamo una parte di questo grande organismo perdiamo il contatto con una parte di noi stessi, perciò ci separiamo dall’Amore vibrante dell’Infinito, e avremo il destino di restare da soli ad affrontare il biasimo e la miseria dell’esistenza.

Il nostro destino sarà quello di rinnegare il nostro Dio e di morire. Cristo disse: “se un grano di frumento non cade sulla terra e muore, rimarrà solo, ma se muore darà molti frutti” e disse anche: ”Colui che mi segue non camminerà nel buio, ma riceverà la luce della Vita.” Le parole di Cristo ci invitavano a morire alle menzogne inventate su noi stessi per rinascere come esseri rinnovati nell’armonia della mente.

Per avere la Luce della Vita, secondo l’insegnamento di Cristo, dobbiamo ritrovare la Vita dell’Infinito ossia dobbiamo credere che la Vita venne dal Padre, perciò l’armonia divina può vivere nella mente che sa morire al vecchio modo di pensare per rinascere vivendo in armonia con la natura e con l’amore degli uomini che è il riflesso dell’Amore divino.

Soltanto l’uomo che sa vedere questo e che vive in armonia con la vita che esiste oltre il velo della separazione, della sofferenza e della morte può vivere oltre i limiti dell’esistenza umana vibrando in armonia con l’Infinito. Nell'induismo vediamo Nataraja che danza per creare il cosmo estraendolo dal caos delle potenzialità infinite. Nataraja è il Signore che danza per creare la gioia e la beatitudine che vengono dall’emancipazione e dall’illuminazione.

Buona erranza
Sharatan