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martedì 4 dicembre 2018

Le irradiazioni



“Devi essere più forte dei pensieri
e delle suggestioni degli altri.”
(Paramhansa Yogananda)

Tutto ciò che vive, dall’atomo all’uomo e oltre, possiede in sé una energia intrinseca, una forza naturale di trasformazione e di evoluzione che, nello stesso tempo, agisce irradiando intorno. Inoltre, ogni essere subisce a sua volta le irradiazioni degli altri. È un’azione reciproca che nell’unità della natura, con le forze di attrazione e repulsione, lega in un insieme armonico tutte le forze del cosmo e le manifestazioni vitali dell’uomo, degli animali, delle piante, dei minerali e dei pianeti.

Noi siamo in comunione col tutto: la vita è ciò che si dà e si riceve, in uno scambio che è armonia dell’universo. Sono innumerevoli le influenze che si agitano o si esercitano intorno a noi e in noi stessi. Ognuno irradia la propria carica interiore, fatta del colore dei pensieri di cui ordinariamente si alimenta e dei sentimenti che lo muovono.

Noi siamo bombardati dalle radiazioni che l’umanità emana nei vari campi di attività. Le immagini, le parole sciamano in onde che s’incalzano, onde pensiero di miliardi di uomini che s’incrociano, si inseguono, si espandono dalle antenne radio e televisive, dalle telescriventi e dai nastri magnetici.

Sono influssi diretti e indiretti, provenienti non solo da persone, ma anche dalle cose, vicine e lontane, influssi volontari e involontari, dalle più diverse origini; onde psichiche di altri uomini, viventi e disincarnati, onde pensiero, elettromagnetiche, energie positive e negative che agiscono su tutti i piani.

La vita universale, degli uomini e delle cose, si mantiene per mezzo di queste influenze reciproche nell’equilibrio dei mondi fatto di azioni e reazioni. Si dà e si riceve. Nella natura tutto è vita e ogni cosa è viva; non esistono cose morte. La materia non è quella cosa inerte sulla quale un ottuso materialismo aveva basato le sue assurde teorie.

Le rocce stesse, i minerali, le acque sono viventi. La polvere, il cristallo, il ferro, tutto è vivo. Ogni oggetto, anche apparentemente inerte, racchiude una vita: è un’energia invisibile, impregnata di ultrasuoni, di infrasuoni, di vibrazioni capaci di essere captate da chi ha sensibilità da percepire le sensazioni sottili.

La psicometria lo ha dimostrato con tante esperienze, e ogni oggetto può narrare la sua storia, anche quella più remota al sensitivo col quale si mette in contatto. Non c’è molecola d’aria che non vibri di messaggi. Ne siamo investiti da ogni parte. E noi ci troviamo in mezzo a tutto ciò. I più sensibili ne risentono maggiormente.

Per questo, oggi come non mai, vi sono persone stanche, angosciate, nervose. Logorio? Presentimenti di qualcosa che incombe sull’umanità al limite della resistenza? L’emotivo vive in una sofferenza continua perché vittima di ciò che si agita fuori e nella parte interiore di sé, senza la capacità di domare queste forze, estranee a lui, né di uscire dal loro raggio di azione.

L’uomo, immerso in questo oceano di radiazioni che lo penetrano in ogni atomo fisico e psichico, ne viene influenzato in tutta la sua esistenza. Secondo Ramakrishna ciò che muove gli uomini ad agire ai livelli inferiori è “la femme et l’argent”, il sesso e il denaro. Su questi due perni si svolge in prevalenza ogni attività da parte di chi non ha ancora compreso i valori reali della vita.

In verità, sesso e denaro occupano gran parte delle menti umane. I pensieri irradiati e quelli ricevuti hanno per oggetto questi due meschini obiettivi. È necessario difendersi da tutto ciò per non essere fuorviati e travolti; è necessaria una difesa valida per rimanere se stessi. L’uomo non potrebbe resistere a questo immane bombardamento se non fosse protetto dalla corazza delle sue stesse limitazioni che sono pure, nello stesso tempo, il suo tormento.

Le antenne radiotelevisive, i parafulmini, gli impulsi elettronici non esistono soltanto nel mondo fisico. Non c’è da stupirsi che l’uomo sia stazione trasmittente e ricevente, collegata con tutti i piani della vita, quello fisico, psichico e spirituale, nei quali sono operanti le stesse leggi che agiscono in modo analogo.

L’anima, la psiche, lo spirito operano più e meglio di ogni strumento materiale. L’uomo è la più perfetta macchina che esista, immensamente più efficiente di quelle che lui costruisce, mentre la sua anima ha dimensioni infinite.

Le radiazioni che riceve sono delle più diverse qualità: deve difendersi da quelle che potrebbero nuocergli sia che vengano dalle cose come da quelle che partano dagli altri uomini, mentre, per il suo vero bene è necessario che si affidi in modo da trasmettere sempre radiazioni benefiche, le quali, per legge di natura, torneranno, poi, a lui.

Le relazioni dell’uomo con tutti i piani della vita sono continue. E non potrebbe essere diversamente. Certo, le stazioni trasmittenti sono tante, ma nella maggior parte trovano le stazioni riceventi incapaci di captarne i messaggi. (Amadeus Voldben, Le influenze negative, SugarCo ed.)

mercoledì 17 ottobre 2018

La corruzione



Quando le nostre coscienze cresceranno così tenere
che agiremo per evitare la miseria umana,
piuttosto che vendicarla?
(Eleanor Roosevelt)

La solitudine è una cosa, essere soli è un’altra. La solitudine può essere isolamento, fuga, una cosa non voluta; ma essere soli senza il fardello della vita, con quella libertà suprema dove il tempo-pensiero non è mai esistito significa essere con l’universo. Nella solitudine c’è malinconia disperata, la sensazione di essere abbandonati, perduti, desiderosi di un qualche tipo di rapporto, come una barca dispersa in mare.

Tutta la nostra attività quotidiana porta a questo isolamento, dove i conflitti e l’infelicità sono senza fine, e rare sono le gioie. Questo isolamento è corruzione, che si manifesta in politica, negli affari, e, naturalmente, nelle religioni istituzionalizzate. La corruzione abita in alto loco e sulla porta delle nostre case.

Essere legati a qualcosa è corruzione; qualsiasi forma di attaccamento porta alla corruzione, che si tratti dell’attaccamento ad un’opinione, ad una fede, ad un ideale, ad un’esperienza o ad una qualsiasi deduzione. La corruzione psicologica è l’elemento che accomuna tutti gli esseri umani.

Il denaro, la posizione sociale, il potere sono le reazioni superficiali della corruzione interna del crescente piacere del desiderio, l’immagine che il pensiero costruisce intorno al movimento del desiderio. La corruzione è frammentazione.In quel vasto spazio tra il cielo azzurro e terso e la bellezza della terra, la coscienza aveva cessato di esistere.

Tutti i sensi erano completamente desti e sensibili all’aria non inquinata, al profumo del deserto e dei fiori in lontananza, al movimento della lucertola sul sasso caldo e al silenzio assoluto. Non era soltanto il silenzio dell’altitudine, quello strano silenzio di quando il sole è appena tramontato, o quello che sembra scendere sulla terra alle prime luci dell’alba, lontano dal frastuono delle città e dei paesi chiassosi, ma anche quel profondo silenzio mai sfiorato dal rumore del pensiero.

È il silenzio che non ha misura, così puro e terso che va ben al di là del fluire della coscienza. Il tempo si era letteralmente fermato. Quel silenzio mi accompagnava mentre l’automobile percorreva la strada in discesa fra orti e siepi. Poi iniziò la civiltà, la volgarità incredibile, la fretta brutale e la sfrontatezza degli esseri umani, dove ognuno affermava la propria presenza, e il ricco faceva mostra del proprio potere e della propria volontà.

Anche quell’ottimo motore d’un tratto sembrava diventato silenzioso, il che naturalmente è una sciocchezza. I giornali del mattino, nei loro editoriali, parlavano di quello che sarebbe stato l’effetto se e quando una bomba atomica fosse esplosa su una grande città: milioni di persone dissolte nel nulla, la società scomparsa, ovunque un caos primordiale. E così via, orrori su orrori.

E l’umanità ripone la propria fiducia nei politici e nei governi. Qualsiasi specialista - il chirurgo, l’arcivescovo, lo chef o l’idraulico - usa soltanto una parte del cervello, riducendo in questo modo la propria attività totale. Il politico e il guru usano solo una piccola parte della capacità e dell’energia straordinarie del cervello.

Questa attività limitata, parziale, sta creando il disastro nel mondo.Questa piccola area del cervello è attiva in tutte le religioni quando esse ripetono i loro rituali, le loro parole senza senso, i loro gesti che contano due o tremila anni di tradizione, a seconda di come sono stati programmati.

Alcune lo fanno con eleganza, con bei paramenti, altre con crudeltà. Lo stesso accade nei circoli governativi, la corruzione del potere.Quella piccola area del cervello può accumulare grandi conoscenze, ma proprio quelle conoscenze non fanno che rafforzare ancor più soltanto una parte del cervello.

L’ascesa dell’uomo non potrà mai avvenire attraverso il sapere, perché il sapere non è mai completo; è sempre all’ombra dell’ignoranza.La macchina super-intelligente - il computer in rapida evoluzione, programmato dagli esperti - supererà e sconvolgerà il pensiero dell’uomo e le sue lente capacità; imparerà più rapidamente, correggerà i propri stessi errori, risolverà i propri stessi problemi.

L’essere umano non ha risolto nessuno dei suoi problemi psicologici, le questioni che sono diventate così complesse.Sembra che fin dai tempi più antichi della sua storia egli ne abbia portato il peso. Noi ce li stiamo ancora portando dietro: problemi di governo, di religione, di rapporto, di violenza, di guerre; e poi il proble¬ma dell’inquinamento della terra.

Ma rimarranno tutti insolubili fintanto che ci funzionerà solo una parte del cervello, fintanto che saremo programmati per essere americani, inglesi, francesi e così via, fintanto che saremo cattolici, induisti, musulmani. Sembra che siamo completamente ignari di quanto sia condizionata e programmata questa piccola area del cervello.

Ciò conferisce a questa programmazione un senso di sicurezza illusorio, una struttura verbale contro i barbari. Ma l’unico barbaro è l’uomo; lui solo è la causa di tutta la corruzione e di tutti gli orrori del mondo. È lui il solo e unico responsabile di quanto gli sta accadendo intorno. Questa piccola area del cervello è la nostra coscienza; è la sede del tempo, della misura, dello spazio e del pensiero.

Il tempo è evoluzione sia biologica che psicologica; è il sole che sorge e tramonta; è il senso del divenire. La misura è quel che è e quel che dovrebbe essere, l’ideale da raggiungere, il violento che diventa pacifico, realizzando il costante, il continuo divenire; è il confronto, l’imitazione, la dipendenza; il meglio e il di più.

Lo spazio è la vasta distesa della terra, i cieli, l’area angusta di cui disponiamo nelle grandi città, e quella - se ve ne è - nella coscienza. Il pensiero è il padrone. Il pensiero è il fattore predominante nella vita umana. Non esiste pensiero orientale o pensiero occidentale; esiste solo il pensiero che può esprimersi in molti modi diversi, ma che è sempre il flusso del pensiero.

Il pensiero è comune a tutta l’umanità, dall’essere più primitivo al più colto. È il pensiero che ha mandato gli uomini sulla luna; il pensiero che ha costruito la bomba atomica; il pensiero che ha edificato i templi, le grandi cattedrali che racchiudono tutto quanto è definito sacro, i rituali elaborati, i dogmi, le credenze, la fede e così via.

È il pensiero che ha costruito il computer e il programma che lo fa funzionare. È il pensiero che ha aiutato l’umanità in infiniti modi diversi, ma che ha anche alimentato le guerre e tutti gli strumenti di morte. È il pensiero che ha progettato gli ideali, la violenza immane, le torture, che ha diviso l’umanità in nazioni, in classi, in religioni innumerevoli, che ha diviso l’uomo mettendolo contro se stesso e contro il suo simile.

L’amore non è il pensiero con i suoi ricordi e le sue immagini. Il pensiero sostiene e nutre la coscienza. Il contenuto della coscienza è il movimento infinito del pensiero, i desideri, i conflitti, le paure, la rincorsa ai piaceri, il dolore, la solitudine, la tristezza. L’amore, la compassione con la sua intelligenza incorruttibile, è oltre questa coscienza limitata.

L’amore non può essere distinto in superiore o inferiore, perché l’alto e il basso sono ancora coscienza, che è sempre rumorosa, sempre chiacchierona. La coscienza è tutto il tempo, tutta la misura, tutto lo spazio, perché nasce dal pensiero.

Il pensiero non può mai e per nessuna ragione essere intero; può speculare su ciò che è intero e indulgere a parlarne e a farne esperienza, ma il pensiero non potrà mai percepirne la bellezza e l’immensità. Il pensiero infatti è il figlio sterile dell’esperienza e del sapere, e non potrà mai essere completo, intero. Per questo sarà sempre limitato, frammentato.

Il pensiero cerca invano di risolvere i problemi che ha creato all’uomo, e così facendo li perpetua a non finire. Soltanto quando il pensiero si renderà conto della propria totale incapacità psicologica a risolvere i problemi e i conflitti da lui stesso creati, la percezione e l’intuizione profonda potranno mettervi fine. (Jiddu Krishnamurti, Andare incontro alla vita, Astrolabio Ubaldini ed.)

domenica 8 gennaio 2017

Il collegamento



“Poiché tutto comunica, tutto è collegato.”
(Omraam Mikhaël Aïvanhov)

“Certi occultisti e spiritualisti hanno letto da qualche parte che il pensiero è onnipotente, che è una forza ed allora, senza avere studiato a fondo in quale caso ciò sia vero e in quale caso non lo sia, si lanciano in esercizi di concentrazione per ottenere risultati sul piano fisico. Però, anche concentrandosi per anni, non ottengono nulla perché non hanno studiato a fondo il problema.

Il pensiero è onnipotente, è vero, ma bisogna anzitutto conoscerlo, sapere in quali zone e con quali materiali esso opera, come influenza altre zone e poi altre ancora, fino a scendere nella materia. Il pensiero è una forza, un’energia, ma è anche una materia sottilissima, invisibile, che opera in una zona molto lontana dalla materia fisica.

Prendiamo l’esempio delle antenne. Avete visto delle antenne da qualche parte, su un tetto o in cima ad una torre, e sapete che servono per captare delle onde, delle vibrazioni. Ma ricevono forse qualche cosa di materiale? Evidentemente no, non ricevono nulla o, piuttosto, ricevono qualcosa che però non è materiale. Infatti le onde non hanno nulla di materiale.

Quindi le antenne captano vibrazioni, onde, determinate lunghezze d’onda, poi le trasmettono ad apparecchi di ogni tipo che, a loro volta trasmettono questi movimenti ad altri apparecchi che determinano allora dei fenomeni fisici. Si tratta di un processo semplicissimo che vi permetterà di comprendere il meccanismo del pensiero.

Ora supponiamo che vi sia una palla in terra e io, con una mano o per mezzo di un oggetto, la colpisco, e colpendola le trasmetto un’energia, una forza. Non le ho trasmesso nulla di materiale, però la palla si mette a rotolare perché c’è stata una trasmissione di energia, di una forza che l’ha messa in movimento fino all’esaurimento di tale energia, oppure fino all’urto contro un ostacolo.

Questo esempio ci permette ora di comprendere. Il pensiero od i pensieri che noi formiamo non toccano ancora la materia densa, visibile; essi toccano e fanno vibrare solo quanto si avvicina maggiormente alla loro natura, cioè gli elementi più sottili che esistono in noi o negli altri. Il nostro pensiero si trasmette esattamente come l’energia motrice si trasmette alla palla.

Il pensiero, divenuto energia, vibrazione, forza, si trasmette a determinati centri che hanno la proprietà di captare, che hanno delle antenne, altrimenti essi resterebbero insensibili ed inerti, e queste antenne, situate nel cervello o anche più in alto, si mettono a vibrare e a trasmettere messaggi ad altri apparecchi.

In quel momento, in tutto il sistema nervoso, in tutto il corpo umano si producono delle registrazioni, delle comunicazioni, lo sviluppo di forze, di energie, di processi chimici. Naturalmente questo non è visibile ed è inutile aspettarsi di vedere dei risultati sul piano fisico.

Ma un cambiamento si è prodotto sul piano sottile; ed ora, se si continua fino a che tale comunicazione - che già esiste in alto, sul cervello- possa trasmettersi ad altre zone, ad altri apparecchi molto più grossolani, si riuscirà a ristabilire completamente tutto il sistema di contatti e di collegamenti. Infatti, spesso le trasmissioni dal piano mentale al piano fisico vengono interrotte ed allora bisogna ristabilirle.

La stessa cosa si verifica in un’officina dove tutto è collegato, c’è solo un tasto, un semplice tasto sul quale basta premere, e poiché quel tasto è collegato ad un intero impianto elettrico - che a sua volta è collegato ad una quantità di ruote, turbine, macchine - tutto si mette in funzione…

E se ora si riuscisse a realizzare un tale collegamento nell’essere umano, se tutte le comunicazioni venissero eseguite perfettamente, il pensiero potrebbe immediatamente produrre dei risultati tangibili sulla materia. Ma se tale collegamento non è fatto correttamente, il pensiero non può agire subito: vi sono dei buchi, delle zone morte, la corrente non può quindi passare, ed occorre molto tempo per ristabilire i collegamenti.

Esattamente come quando si verifica un’interruzione in un circuito: cinghie che sono saltate, oppure una ruota che non gira più perché si sono retti alcuni denti ed essa non trascina più le ruote successive, od ancora un piccolo filo che è stato tagliato.. ed il collegamento non si fa più. Ecco come tutto si spiega.

Il pensiero che l’uomo può formare o proiettare agisce già nella propria zona; esso mette in marcia apparecchi sottilissimi, ma sul piano fisico non si verifica quasi niente perché non è stato ancora stabilito il collegamento. Ma quando si stabilisce il collegamento dall’alto al basso, se le energie circolano correttamente, si possono ottenere dei risultati anche nella materia. In questo caso, effettivamente, il pensiero è potente, è magico, si manifesta in pienezza.

Però bisogna capire come ed in quali condizioni esso è potente; occorre conoscere il meccanismo ed i processi del pensiero. Il credere che - senza far passare tale pensiero attraverso i vari piani fino a quando si concretizza nella materia -  si possa agire direttamente sulla materia denota stupidità. Direttamente non è possibile. Quelli che immaginano di giungere ad agire sulla materia col pensiero, non hanno capito nulla.

Si tratta di due realtà così lontane che non possono venire a contatto direttamente. È quindi sempre necessario un intermediario, ed il pensiero è onnipotente solo alla condizione che lo si faccia passare attraverso gli intermediari i quali gli permettono di scendere fino alla materia… Non basta avere delle idee. Molti ne hanno ma vivono in modo tale che non si crea nessuna comunicazione fra queste idee, i loro sentimenti e le loro opere.

Occorre un legame, una comunicazione, un ponte; bisogna collegare i circuiti. Il pensiero non ha la proprietà di toccare la materia per trasformarla; è necessario mettere tra l’uno e l’altra un intermediario, cioè il sentimento. Attraverso il sentimento le idee si rivestono di carne ed ossa e giungono fino alla materia. Il sentimento è la leva capace di agire sulla materia.

Il pensiero, troppo lontano, troppo sottile, passa senza poter prendere contatto, né far vibrare alcunché. Esso non può agire che sulle nostre antenne, cioè sui nostri apparati più sottili lassù, nel campo dello spirito. Per raggiungere la materia, lo spirito deve passare attraverso l’anima, cioè attraverso il cuore ed i sentimenti. Certo il pensiero fa tutto, ma a condizione che vi siano dei mezzi per concretizzarlo.

Anche l’uomo è un esecutore, un mezzo, un braccio. Il braccio dell’uomo è quindi un simbolo dell’uomo stesso che rappresenta allora un altro braccio. Il braccio è una sintesi dell’uomo; l’uomo è un braccio per il pensiero e può accadere che il pensiero sia un braccio per altri pensieri, in zone man mano più elevate, fino alla Divinità che utilizza tutti i bracci, cioè tutte le creature.” (Omraam Mikhaël Aïvanhov)

domenica 6 novembre 2016

Una mente senza radici



“La maggior parte delle persone è felice
quando permette alla propria mente di esserlo.”
(Abraham Lincoln)

“Dobbiamo eliminare le radici della mente. Se permettiamo di svilupparle, ci intrappoliamo sempre negli stessi pensieri. Tendiamo a dirci che possiamo essere felici soltanto a certe condizioni: il tempo deve essere bello, né troppo freddo, né troppo caldo; dobbiamo aver mangiato bene; dobbiamo divertirci e così via. Quando poi le condizioni mutano, la mente diventa infelice o irata. Il nostro stato d’animo cambia in un istante.

Se, per esempio, ci viene fame, ecco che siamo di malumore. Fino a poco tempo prima eravamo felici e ora, all’improvviso, tutto è cambiato. Non è saggio lasciare che le condizioni esterne controllino la nostra mente. È facile destabilizzare il nostro ego. Inoltre, se non stiamo attenti, la mente si attaccherà ad atteggiamenti e a principi rigidi.

Comunque, se addestreremo la mente in modo da essere più rilassata, svilupperemo anche una maggiore resistenza alle circostanze esterne e all’impermanenza. Questo non significa che non dovremo avere una direzione definita, ma che potremo seguire il flusso della vita. Capiremo che creiamo una versione soggettiva della realtà attraverso le nostre percezioni e interpretazioni; che le cose non sono fisse e che è facile che gli altri abbiano una versione diversa dalla nostra.

Per esempio, se giudicate qualcosa particolarmente bello e molto attraente, questo non è necessariamente vero per le altre persone. Potrebbe trattarsi di un essere umano, di un quadro o di una casa. Qualunque cosa sia, è una creazione della vostra mente. Perché dovrebbe essere uguale per tutti? Ognuno di noi si crea la sua realtà personale, e accettare questa idea è liberatorio. Ecco cos’è la compassione.

Può sembrare una contraddizione ma, se riuscite ad apprezzare una mente priva di radici e capace di fluire con le cose, allora potrete cominciare a domarla. Forse sentir parlare di una mente senza radici è sconcertante, perché spesso noi cerchiamo nella vita qualcosa che ci radichi, soprattutto nel campo delle idee. Anche la mente ha una propria personalità - il modo in cui tendiamo a giudicare il mondo e la gente, le nostre concezioni, i nostri filtri, i nostri occhiali.

Ma, da un punto di vista positivo, se la mente è senza radici allora crescono le possibilità, troviamo definitivamente la libertà. Questa è la chiave per aprire la porta della realizzazione, della compassione, di ogni cosa. Grazie alla meditazione domiamo questa mente priva di radici, senza però incatenarla. Favoriamo la chiarezza e ci focalizziamo, mentre permettiamo alla mente di fluire e di essere libera, libera di indicarci la via.

Possiamo vedere con nitidezza la meta che ci ispira; e saremo anche in grado di impegnarci a raggiungerla e di capire che cosa dobbiamo fare quotidianamente. È come trovarsi di fronte ad uno scrigno di gioielli: con un po’ di comprensione e di accettazione di ciò che siamo, possiamo aprirlo e vedere che cosa contiene. Non vi raccomando, mentre meditate, di cercare di fermare i pensieri o di evitarli.

Sì, essi sono prodotti della mente e voi volete scoprire gradualmente la vostra natura interiore, ma è molto difficile liberarsi dei pensieri. se vi sforzate di farlo, invece di ottenere una mente chiara, in realtà ve la ritroverete piena. Raccomando quindi di permettere ai pensieri di sorgere e poi di andarsene gentilmente. Non concentratevi su di essi, prendete nota e lasciate che scivolino via.

La vostra mente è come un bambino che provoca troppo rumore; se fate in modo che se ne renda conto, si accorgerà del problema e alla fine si calmerà da solo. Dunque dovete essere pazienti, anche con la mente; a poco a poco le proteste e le domande si acquieteranno. I pensieri verranno ma, poco a poco, se ne andranno - positivi, negativi, questo non ha importanza. Non vi fissate, lasciateli andare. Lentamente la mente si calmerà in uno stato naturale e voi troverete la pace.”

(Gyalwang Drukpa, Vedere il cielo in un fiore selvatico, Mondadori)

venerdì 22 luglio 2016

Dietro la mente



“La mente si sente infelice, soffre, si sente miserabile;
la tua mente prova ogni sorta di emozione,
di attaccamento, di desiderio e di aspirazione…
ma sono tutte proiezioni della mente.
Dietro la mente si trova il tuo Sé reale
che non si è mai mosso, non è mai andato altrove,
non va mai da nessuna parte.
È sempre qui… è sempre qui!”
(Osho)

“Inferno e paradiso sono dentro di te. Le soglie sono molto vicine: con la mano destra puoi aprirne una e con la sinistra l’altra. Basta un semplice cambiamento nella tua mente, e il tuo essere è trasformato: dal paradiso all’inferno e dall’inferno in paradiso. Questo accade da sempre. Qual è il segreto? Il segreto è questo: ogni volta che sei inconsapevole e agisci inconsapevolmente, sei nell’inferno; ogni volta che sei consapevole e agisci in piena consapevolezza, sei in paradiso.

Se questa consapevolezza diventa tanto integra e solida da non poter essere più persa, per te non esiste più alcun inferno. Introduci un po’ più di consapevolezza nella tua vita. ciascun atto deve essere compiuto in maniera meno automatica di quanto hai fatto finora. E tu possiedi la chiave: se stai camminando, non procedere come un robot. Non continuare a camminare come hai sempre fatto, non agire meccanicamente. Muoviti con più consapevolezza, rallenta, lascia che ciascun passo avvenga in piena consapevolezza.

Il Buddha diceva ai suoi discepoli: “Quando sollevi il piede sinistro, in profondità devi dire: ‘Sinistro’ e quando sollevi il piede destro devi dire: ‘Destro’.” All’inizio devi ripetere queste parole, per abituarti al nuovo processo; poi, pian piano, lascia che le parole spariscano; limitati a ricordare: ‘Sinistro, destro; Sinistro, destro’. Provalo nelle piccole azioni. Non è necessario fare grandi cose. Mangiare, fare il bagno, nuotare, camminare, parlare, ascoltare, cucinare cibo, lavare i vestiti: “deautomatizza” tutti i processi.

Ricorda le parole “deautomatizzare”: il segreto del divenire consapevoli è tutto qui. La mente è un robot, e il robot ha la sua utilità. Quando impari qualcosa, all’inizio sei consapevole. Per esempio, se impari a nuotare, stai molto attento, perché è in pericolo la tua vita. oppure, se impari a guidare la macchina devi fare attenzione a molte cose: il volante, la strada, i pedoni, l’accelleratore, il freno, la frizione. Devi stare attento a tutto. Ci sono tantissime cose da ricordare, e sei nervoso perché sbagliare è pericoloso, devi stare attento.

Ma quando avrai imparato a guidare, questa consapevolezza non sarà più necessaria. L’automa all’interno della tua mente prenderà il sopravvento. Questo è ciò che definiamo imparare. Imparare qualcosa vuol dir trasferirla alla coscienza del robot; l’apprendimento si esaurisce in questo. Una volta che hai appreso una cosa, non fa più è parte della sfera cosciente, viene passata all’inconscio. adesso la tua consapevolezza è libera di imparare qualcos’altro.

È una cosa di estrema importanza. Diversamente, continueresti ad apprendere la stessa cosa per tutta la vita. la mente è un grande servitore, un grande computer. Usala, ma ricordati che non deve dominarti. Ricordati che devi conservare la capacità di essere consapevole; la mente non dovrebbe possederti totalmente e diventare la sostanza di tutta la tua vita.; deve restare aperta una porta da cui poter disattivare il robot. Aprire quella porta è ciò che chiamiamo meditazione.

Ma ricorda: il robot è così bravo da poter assumere perfino il controllo della meditazione. Una volta che hai appreso come si fa, la mente dice: “Adesso non hai bisogno di preoccuparti, la posso fare io. Lasciala a me.” E la mente è brava: è una macchina meravigliosa, funziona bene… la mente è semplicemente un miracolo. Ma quando qualcosa è tanto potente, nasconde un pericolo. Puoi esserne a tal punto ipnotizzato da perdere la tua anima.

Ti sei completamente dimenticato come essere consapevole, e allora nasce l’ego. L’ego è lo stato di completa inconsapevolezza. La mente ha preso possesso di tutto il tuo essere, diffondendosi ovunque come un cancro, senza risparmiare nulla. L’ego è il cancro dell’interiorità, il cancro dell’anima. E l’unico rimedio, il solo rimedio, è la meditazione. In quel caso cominci a recuperare territori alla mente. Il processo è difficile ma eccitante, arduo ma affascinante, impegnativo e stimolante, emozionante.

Porterà nella tua vita una nuova felicità. Quando strappi dei territori al robot, sarai sorpreso: sarai diventato una persona del tutto nuova, un essere rinnovato; è una rinascita. E ti sorprenderai: i tuoi occhi vedranno di più, le tue orecchie udiranno di più, le tue mani toccheranno di più, il tuo corpo sentirà di più, il tuo cuore amerà di più: tutto diventerà “di più”. E “di più” non solo nel senso della quantità, ma anche della qualità. Non solo vedrai più alberi, ma li vedrai più profondamente. Il loro verde non solo diventerà più intenso, ma anche più luminoso.

L’albero non solo comincerà ad assumere una sua individualità, in quel momento potrai avere una comunione con l’esistenza. E più territori avrai recuperato, più la tua vita diventerà psichedelica e ricca di colori. Diventerai un arcobaleno, ne esprimerai l’intero spettro; rifletterai tutte le note musicali, l’intera ottava. La tua vita diventerà più ricca, multidimensionale, acquisirà profondità, possiederà valli meravigliose e splendidi picchi assolati.

Comincerà a espanderti. Man mano che recuperai, ti distaccherai dal robot, comincerai a ridiventare vivo. Per la prima volta ti infiammerai di vita. Questo è il miracolo della meditazione; questo è qualcosa che non bisogna lasciarsi sfuggire. La consapevolezza va sviluppata: è solo un seme in te, può diventare un albero. Due cose saranno d’aiuto: l’esame e l’indagine. Esaminare vuol dire non permettere mai a nulla di attraversare la tua mente senza averla minuziosamente osservata.

Si dice che Socrate sostenesse che una vita non è degna di essere vissuta se non l’hai esaminata attentamente; una vita non esaminata è indegna. L’esame è il primo passo: diventare consapevole di ciò che passa attraverso la tua mente. E il traffico è incessante: sono moltissimi i pensieri, i desideri e i sogni che vi stanno passando. Devi stare attento ad esaminare ogni cosa che attraversa la mente. Non un solo pensiero dovrebbe andare perso nell’inconsapevolezza, perché vorrebbe dire che stai dormendo. Diventa sempre più osservatore.

E il secondo passo è l’indagine. Prima osserva, esamina, poi comincia a cercarne le cause. Perché una certa cosa continua a ripetersi? Ti arrabbi in continuazione: l’osservazione ti mostrerà semplicemente che la rabbia va e viene, l’indagine ti mostrerà le radici della rabbia, la sua provenienza…perché potrebbe essere, è quasi sempre così, che la rabbia sia solo un sintomo di qualcos’altro che è nascosto.

Potrebbe essere il tuo ego che si sente ferito e allora ti arrabbi, ma l’ego si tiene nascosto sottoterra. È simile alle radici dell’albero: vedi la chioma, ma non le radici. Con l’osservazione vedrai l’albero, con l’indagine, le radici. Ed è solo vedendo le radici che è possibile una trasformazione. porta le radici alla luce del Sole e l’albero comincerà a morire.

Se riesci a trovare le radici della tua rabbia, resterai sorpreso nel vedere che comincerà a sparire. Se riesci a trovare le radici della tua tristezza, avrai un’altra sorpresa. Prima osserva cosa si ripete in continuazione nella tua mente, cosa continua ad affacciarsi. Non hai molti pensieri: se esamini minuziosamente, vedrai che solo pochi di essi si ripetono in continuazione, forse in forme diverse e con nuovi colori, nuovi vestiti e maschere, ma solo pochi pensieri. e se ti addentri in profondità, sarai sorpreso: hai solo un pensiero.

Gurdjieff diceva ai suoi discepoli: “Per prima cosa trovate la vostra caratteristica principale”. E ogni persona ha una caratteristica diversa: avidità, rabbia, sesso, gelosia o qualcos’altro. Scopri qual è la tua caratteristica, il centro intorno al quale si muovono tutti i tuoi pensieri e stati d’animo. Se riesci a trovare il centro, hai trovato la radice. E il miracolo è che, una volta trovata la radice, non hai bisogno di tagliarla: viene recisa quando la si trova. Questo è il segreto interiore della meditazione…

Prima esamina, poi indaga. Attraverso l’esame e l’indagine sorgerà in te la qualità chiamata consapevolezza. Quando la consapevolezza è presente, possiedi la spada con cui puoi tagliare tutte le radici di tutte le malattie. E quando sorge la consapevolezza, lentamente uscirai dal passato e dal futuro per entrare nel presente; diventerai sempre più presente al presente, otterrai un tipo di presenza che non hai mai avuto.

E in questa presenza, in cui puoi avvertire il momento che passa, tutti i tuoi sensi diventano tanto puri, sensibili, sensuali, vivi e attenti che la vita intera acquisterà una nuova intensità, sarà colma di gusto. Il mondo sarà lo stesso, e tuttavia sarà diverso. Gli alberi sembreranno più verdi, le rose più rosa, la gente più viva e bella. Il mondo è lo stesso, ma le conchiglie cominceranno a sembrare smeraldi e diamanti. Quando la consapevolezza è molto, molto radicata, quando sei presente al presente, acquisisci una visione psichedelica della vita.

Ecco perché i mistici parlano di una bellezza immensa di cui tu non vedi traccia, di un’infinita, continua celebrazione che non trovi da nessuna parte, di una musica sublime che non odi. I mistici hanno ragione: nell’aria c’è una musica sublime, ma tu sei sordo; c’è una grande bellezza tutto intorno a noi, ma tu sei cieco. L’intera esistenza sta celebrando questo preciso istante. L’esistenza è celebrazione.” (Osho Rajneesh, La via del cuore, Oscar Mondadori)

giovedì 24 settembre 2015

Perle di saggezza



“Non c’è peccato più grande dell’ignoranza.”
(Paramahansa Yogananda)

“Per sapere come è possibile vivere in armonia con se stessi è necessario conoscere una serie di regole pratiche. La prima: chiunque sia estremamente emotivo o irrequieto a causa di cattive abitudini non potrà vivere in armonia con se stesso. Se la vostra coscienza continua a dirvi che state agendo male, come potete aspettarvi di andare d’accordo con voi stessi? E quando frequenterete i vostri simili, scoprirete che essi non vi manifestano la loro fiducia e la loro disponibilità, perché chi tradisce la propria coscienza non ha fiducia in se stesso e questo stato d’animo si rifletterà sul vostro carattere.

La voce della coscienza parla sempre all’uomo e lo incita costantemente a cambiare e a comportarsi bene. In verità, voi potete far tacere la vostra coscienza che, tuttavia, non tacerà per sempre. Se non altro, le leggi dello stato disturberanno il senso di soddisfazione di chi ha soffocato la coscienza usando impropriamente il libero arbitrio. I criminali scoprono che non valeva la pena di compiere azioni irresponsabili. Quindi, ascoltate sempre la vostra coscienza, la voce del vostro sé interiore, che vi aiuterà a vivere in armonia con voi stessi.

La seconda regola da seguire è diventare equanimi. Qualunque esperienza dobbiate affrontare nella vita, fatelo con equanimità. Una mente e una disposizione d’animo equanimi rendono molto felici non soltanto voi, ma anche gli altri. questo non significa che dobbiate essere deboli o apatici, ma che dovete esercitare la calma. È giusto godere delle cose buone della vita, ma non dovete lasciarvi prendere dalla sovreccitazione. E quando sopraggiungono i dispiaceri accettateli coraggiosamente, e pensate a come superarli invece di perdere la calma interiore scivolando nell’angoscia e nell’irrequietezza.

Alcune persone sono sempre agitate; soltanto poche restano calme e serene malgrado le circostanze. Ma l’equilibrio deve essere costante, affinché possa costituire il presupposto della vostra esistenza. Questo è ciò che insegnava lo swami Shankara: “Sii sempre equanime se vuoi che l’equanime Signore adorni l’altare della tua anima.” Senza l’equanimità non si può trovare Dio. Fermatevi un momento a pensare in che modo meraviglioso Gesù viveva in armonia con se stesso. È per questo che riusciva a essere in armonia con migliaia di persone diverse. Egli si è comportato con la stessa equanimità nei confronti di tutti e, in ogni circostanza, anche durante la prova estrema della crocifissione. Noi dovremmo studiare la vita delle grandi anime e quando le capiremo, sapremo come conformare la nostra esistenza alla loro.

La terza regola che vi permette di andare d’accordo con voi stessi consiste nel controllare i vostri pensieri. Imparate a riflettere profondamente. Imparate l’arte della concentrazione così che quando vi soffermate su uno specifico pensiero, la vostra mente non si distragga saltando da un’idea all’altra. La maggior parte delle persone vive molto superficialmente. Tuttavia troverete le perle della conoscenza solo quando vi immergerete nell’oceano del pensiero. I profondi pensatori sono esseri felici perché riescono a isolarsi mentalmente dai fastidi dell’ambiente in cui vivono. Il comune mortale non ha scampo. Vive sempre in superficie come il pesce che diventa facile preda del pescatore.

Imparate a coltivare l’abitudine di riflettere profondamente. Scegliete un problema difficile ed esaminatelo con attenzione. Analizzate a fondo l’argomento per quanto vi è possibile. Se lo approfondite a sufficienza, troverete al più presto una soluzione. E in quello stato di intensa interiorizzazione, la vostra anima sarà inondata da un senso di pace. Perché? Perché la profondità del pensiero è una via che conduce al regno di Dio. Nessuno potrà trovare la strada che porta a Lui se non renderà più profondi i propri pensieri, se non riuscirà a concentrarsi.

Anche i più grandi pensatori che non conoscono Dio sono nondimeno felici interiormente perché, pur non essendone consapevoli, sono penetrati profondamente nella percezione intuitiva avvicinandosi a Lui. Coloro che sono capaci di riflettere con grande intensità su vari argomenti, ma non sono ancora uniti consciamente a Dio, possono non raggiungere la percezione divina perché si chiudono nel loro ristretto modo di pensare. Nessuno può trovare Dio se non lo cercherà consapevolmente. Ma i più grandi pensatori sono più vicini a Dio di coloro che vivono superficialmente nell’ignoranza.

Non c’è peccato più grande dell’ignoranza. Ecco perché vi dico di non trascorrere il tempo nell’ozio. Fate qualcosa di utile nella vita, qualcosa di degno e di costruttivo, qualcosa che renderà più intensa e più ampia la vostra consapevolezza, e vi avvicinerete maggiormente a Dio. Coloro che sanno riflettere profondamente vivono meglio con se stessi e con gli altri; poiché sono in grado di esplorare le profondità del pensiero, sanno come agire quando devono affrontare una circostanza difficile. La capacità di riflettere profondamente vi rende mentalmente pronti a superare le difficoltà in modo divino.” (Paramahansa Yogananda)

mercoledì 29 ottobre 2014

Osserva in silenzio



Osserva semplicemente il flusso dei pensieri,
come se osservassi il traffico,
osservali come guardi le foglie secche
che svolazzano in ogni direzione, in autunno.

Non essere tu quello che li genera,
non essere colui al quale accadono.
Allora la quiete accade da sola, spontaneamente.
Questo riposo è ciò che io chiamo meditazione.

Osservati senza alcun pensiero, valutazione o giudizio,
senza alcuna preferenza o repulsione;
cioè, senza alcun movimento della mente
o senza alcun brusio della mente.

Allora avrai occhi che sono diversi
dai tuoi occhi,
perché non saranno appesantiti dal passato.

Avrai occhi innocenti e silenziosi,
e in questo silenzio non esiste
né colui che osserva, né la cosa osservata -
bensì ciò che è, indiviso e unico,
senza principio e senza fine.

Puoi chiamarlo Dio o Nirvana
oppure in qualsiasi altro modo -
il nome non importa
perché il nome non è la cosa,
e quando hai conosciuto la cosa
non ti preoccupi più del nome.

(Osho)


domenica 22 dicembre 2013

Scenario interno



"Visti come campi di energia, gli esseri umani
appaiono sotto forma di fibre luminose, filamenti sottilissimi
simili a ragnatele bianche, che li avvolgono dalla testa ai piedi.
Agli occhi di coloro che vedono, un uomo appare
come un uovo di fibre fluttuanti, e le braccia e le gambe
sono raggi di luce che si dipartono in tutte le direzioni."

(Carlos Castaneda - Una realtà separata)


La mente focalizza la sua attenzione su alcuni aspetti e trascura altre realtà, ma questo fatto non è sempre negativo. Infatti la vita possiede anche funzioni che vanno svolte in modo involontario, perciò molte azioni involontarie facilitano la sopravvivenza fisica. La coscienza non va sommersa da troppi elementi, perciò il sé interiore manda alla mente solo quello che la mente può filtrare e ciò che riesce ad interpretare.

Molte informazioni vengono bloccate o negate dalle nostre convinzioni coscienti, infatti la mente cosciente matura se comprende il senso e le conseguenze delle sue azioni. Per questo motivo, il sé esprime soltanto quello che la mente comprende, e mostra solo quello che la mente cosciente vuole vedere. Il sé non lascia ma la mente inerte, perciò la stimola continuamente per farla evolvere.

La fonte più vitale per stimolare la mente è l'espressione della sua creatività, perché la creatività è l'espressione dell'anima. La mente cosciente e il sé interiore collaborano continuamente. La trasformazione dello spirito in carne avviene per merito del fluire consapevole dello spirito mentre rinnova il corpo con la sua forza vitale che si riversa nella carne.

Il sé interiore controlla lo sviluppo della mente, perciò gli presenta le immagini interne più adatte alle sue convinzioni. Per questo motivo creiamo la realtà interna che è più in linea con le nostre convinzioni, e questa creazione si estende anche alla realtà del corpo. Le nostre convinzioni controllano tutti gli aspetti della nostra vita, perché imprimono una tendenza che influisce sui vari aspetti della nostra vita.

Il corpo è sempre modificato dalle nostre convinzioni, infatti abbiamo convinzioni precise sul concetto di salute, malattia, età, successo e così via. Tutto quello che crediamo vero, sia accettandolo in modo consapevole o inconsapevole, finisce per incidere sull'immaginazione, sulle nostre emozioni e su tutto il panorama interno che crea la nostra realtà elettromagnetica interna specifica.

I corpi risuonano per un suono interiore che è un risuonare diverso dal rumore esterno. Anche il pensiero possiede la sonorità interna che influisce sugli atomi del corpo, perché ogni corpo parla e risuona a causa del suono che viene dalle ossa, dalla carne e dal sangue che scorre nelle nostre vene.

I suoni personali si fondono con il risuonare dei pensieri, perché il suono ha una forza incredibile. Il suo potere è rafforzato dalla forza dell'intenzione con cui pronunciamo le parole. Il potere del suono è prodotto dalle parole e dalla forza di convinzione che abbiamo. Il corpo viene raggiunto dall'effetto di quella energia, perciò il messaggio e il suono rinforzano l'idea e la mente si adegua alle nostre convinzioni.

Se la comunicazione è di segno negativo non dobbiamo rinforzarla, ma dobbiamo modificarla. Piuttosto che dare per scontato il lato negativo delle cose e rafforzarlo, si deve affermare un rimedio positivo. Dobbiamo attuare delle azioni correttive, positive e concrete, perciò dobbiamo rafforzare tutte le occasioni e le istruzioni positive che possono dare un rimedio al disagio.

Il cambiamento interno avviene se cambiamo le direttive interne, perciò la suggestione positiva deve coinvolgere il corpo ma anche le convinzioni mentali che abbiamo accolto come verità. Se le nostre direttive oppure le nostre idee sono discrepanti sentiamo conflitti interni, perciò subiamo un inquinamento interno prodotto dallo squilibrio.

Il sé garantisce tutti gli equilibri interni, ma per rimediare deve impiegare molta energia, perciò riduce la forza vitale di cui possiamo disporre. Se siamo stressati o depressi non dobbiamo pensare che quello nasce dal nulla, ma avvenne perché abbiamo disperso le nostre energie oppure le abbiamo usate per trattenere una negatività che ci ha derubato di energie preziose.

In casi eccezionali sentiamo l'enorme energia che può sorgere dall'interno, ma questo accade solo nelle emergenze. Quell'energia è sempre a nostra disposizione, ma il fatto che le idee consuete non contemplino questa possibilità diventa sufficiente per precluderle. Per star bene bisogna amare il benessere, perciò se crediamo di essere infelici dobbiamo cambiare questa convinzione negativa.

Esistono malattie vere e medicine necessarie per quei mali, perciò i farmaci sono necessari per guarire. Il modo migliore per restar sani è voler essere il portatore di benessere e salute che non si nega una medicina se gli è necessaria. La verità è che i nostri mali iniziano sempre nella mente, perciò iniziano se accettiamo la convinzione che la vita sia dolore, sacrificio e privazione.

Le convinzioni possono aiutare il malessere o il benessere, perché il pensiero produce sempre un'applicazione molto concentrata di energia che influisce su mente e corpo. La nostra attenzione va concentrata sulle parti sane e sulle funzioni più efficaci che abbiamo, affinché la forza delle nostre convinzioni agisca sempre a nostro favore. Anche se abbiamo delle limitazioni fisiche le superiamo meglio se rivolgiamo la nostra attenzione sulla soluzione positiva.

Concentriamoci sulle parti migliori, sulle parti sane e benefiche, sulle funzioni efficaci che abbiamo, e le nostre convinzioni inizieranno ad agire in modo costruttivo. Il benessere e la felicità non sono uno stato definitivo, perché altrimenti sarebbero l'inerzia che è morte. La felicità e il benessere si conquistano aggiungendo ogni istante di benessere agli altri istanti belli, perciò una successione di piccoli frammenti di benessere diventano una gioia più grande.

Un suono interiore disarmonico è prodotto se avviene l'ingorgo dell'energie nei distretti del corpo, perciò le caratteristiche dei centri energetici che sono bloccati si rispecchiano nei problemi che abbiamo. Il corpo è fatto di carne e sangue, perciò è fatto di carne viva che ha una struttura elettromagnetica, luminosa e sonora, perciò lo spirito va pensato come il collettore di energia che plasma la forma del corpo.

Il suono del nostro essere accorda tutta la nostra frequenza interna per renderla armoniosa ad alcuni significati, perciò il nostro suono si rinforza se viene associato alle immagini mentali. Nessuno ignora il potere della musica, delle immagini e delle emozioni, perciò si capisce come tutte le rappresentazioni interne si rinforzano reciprocamente.

Anche le immagini mentali si uniscono per affinità, perché i simili si uniscono come tutte le strutture con significato affine. Questo meccanismo crea lo scenario interiore in cui raffiguriamo noi stessi, il senso di ciò che siamo e il mondo in cui viviamo. Tutta la percezione futura sarà costretta a fare i conti con quel paesaggio interiore in cui dovrà collocarsi, perciò dovrà armonizzarsi a quel sentire precedente.

Le percezioni, le emozioni ed i sentimenti si associano alle immagini mentali, perciò tutto si fonde nella struttura che viene rivelata dalle emozioni. Il suono è sempre il mediatore tra i diversi livelli interni, perciò il suono AUM pronunciato lentamente a voce alta oppure a bassa voce aiuta ad armonizzare i suoni bassi, medi ed elevati della struttura umana.

Questa vocalizzazione è benefica perché è basata sul potere del suono, infatti il suono ha uno stimolo benefico ed energetico, perché forza e benessere avanzano sempre assieme. Noi siamo reattivi ai suoni interni, perché la struttura dei nostri cromosomi ha proprietà che vengono risvegliate dalle vibrazioni sonore che s'intrecciano con la struttura elettromagnetica e luminosa insita nella materia.

Tutto questo scenario è un fatto preciso e concreto, perché tutta la struttura della materia è fatta così. Ogni atomo materiale è prodotto da questa serie di relazioni, perciò la vita è una continua creazione. Anche i nervi possiedono la struttura elettromagnetica, luminosa e sonora, perciò le informazioni interne viaggiano velocemente e la reazione automatica avviene ancor prima che la mente cosciente abbia percepito un pericolo.

La percezione interna è istantanea mentre la percezione esterna va decodificata e poi compresa. A livello cosciente possiamo reagire solo se siamo consapevoli di quello che avviene, perciò molti preferiscono influire sulla nostra mente manipolandoci in modo che restiamo inconsapevoli. La psiche è dominata se è manipolata la nostra dimensione interna, perciò diffidiamo di chi influenza le nostre convinzioni, emozioni e concezioni.

Buona erranza
Sharatan

domenica 17 marzo 2013

Soltanto pensiero...



“Una raffica di vento invernale
scompare nel folto del canneto
e si acquieta fino a calmarsi.”
(Basho)

“Il segreto della felicità sta nella scelta dei nostri pensieri, o piuttosto, nella direzione della nostra attenzione, istante dopo istante. L’infelicità viene dall’automatico concatenamento dei pensieri infelici, istante dopo istante. L’infelicità consiste nel giudicarsi felice o infelice, nel domandarsi se si è felici o infelici. Si è felici se si vive nell’istante, in piena coscienza, fuori da ogni giudizio.

L’occhio della coscienza discriminante discerne senza sosta l’assenza completa della “realtà oggettiva” delle causa del nostro dolore e il carattere illusorio della sofferenza stessa: il concatenamento meccanico dei nostri turbamenti e dei nostri pensieri. […] Ciò che ci fa male non sono i nostri pensieri ma, ancora di più, i giudizi che diamo di questi e, di più ancora, i giudizi che diamo sui nostri giudizi. Diamo un taglio netto alle associazioni automatiche di pensiero, ai concatenamenti di pensieri dolorosi e torniamo sul campo alla semplicità dell’istante.

Non si scelgono i propri pensieri, ma si può decidere di non credervi. Colpevolizzarsi per un pensiero cattivo significa aggiungere sofferenza alla sofferenza. Siamo responsabili dei nostri sogni? No. Ma quando l’incubo diventa troppo doloroso è bene svegliarsi: non era altro che un pensiero. I nostri pensieri, le nostre emozioni: agitazioni di neuroni, flusso di ormoni. Niente di solido. Perché fidarsi?

Emozioni come la gelosia, per esempio, o alcuni fantasmi dolorosi, rinascono instancabilmente, come la gramigna. Come estirparli? Come cacciare questi demoni divoranti? Come acquistare la pace dell’anima? Ricordati che si tratta di illusioni formate dalla tua mente, di un prodotto del tuo pensiero. Potresti dirigere la tua attenzione verso altre rappresentazioni oppure aprirti a ciò che i tuoi sensi ti offrono in questo istante.

Immaginando un dolore che presumi falsamente provenire da altri, paragonando ciò che è a ciò che dovrebbe essere, ti stai torturando. Non smettiamo mai di produrre immagini, pensieri, emozioni che ci fanno soffrire. Siamo il nostro carnefice, il nostro carceriere, per di più illusionisti e bugiardi. I muri e gli strumenti di questa stanza di tortura personale che, a volte, è la nostra mente non sono che pensieri, ricordi, timori, immagini che non corrispondono a niente di attuale, niente di veramente presente qui e ora.

E’ facile dissolvere l’invidia. Ricordati che nessuno possiede mai un oggetto. Ognuno vive soltanto di istanti successivi. Non possediamo mai altro che secondi d’esperienza che svaniscono non appena vissuti. L’invidia è dunque, alla lettera, senza oggetto, poiché la persona invidiata esperisce solo un istante dopo l’altro, proprio come te e come tutti. L’unica differenza tra gli esseri sta nella loro capacità di aderire con gioia al divenire.

Risiede nella loro più o meno grande propensione a comparare costantemente l’esperienza a “ciò che dovrebbe essere.” Invidiando produci la tua stessa sofferenza a partire da niente. La sofferenza non deriva dal fatto che non hai ciò che un altro possiede (a questa stregua saresti sempre e necessariamente infelice, poiché c’è sempre qualcuno che possiede qualcosa che tu non hai.) La sofferenza proviene dal fatto che pensi che lui, o lei, possiede ciò che tu non hai.

Quand’anche otteniamo ciò che desideriamo, possiamo ancora soffrire terribilmente non foss’altro che a causa del ricordo della nostra frustrazione precedente, a causa dell’idea che non abbiamo avuto l’oggetto nel momento in cui abbiamo iniziato a desiderarlo, a causa di tutto il risentimento, tutto il dolore che la mancanza e il desiderio insoddisfatto hanno provocato, a causa della rappresentazione che una parte della nostra vita è stata irrimediabilmente privata di ciò di cui avevamo bisogno.

Ma in realtà il passato non esiste e ora soffriamo mentre dovremmo godere. E nel passato dobbiamo la nostra infelicità solo alla nostra assenza poiché ci siamo consumati nel desiderio invece di godere dell’istante. Lui possiede ciò che io non ho. Io possiedo ciò che loro non hanno. Lui è più bello, più forte, più felice di me. Si divertono mentre io lavoro. Io valgo meno di … Sono più intelligente di … Sono migliore di …

Per ognuno di questi pensieri le nostre anime sanguinano. Il paragone è l’artiglio del diavolo. Il paragone e l’accumulo sono riflessi intimi della mente. Ogni volta che li osserviamo funzionare ricordiamoci che l’istante presente è l’unica cosa che esista realmente, e che non si cede né all’uno né all’altro.

Senza sosta, nella nostra testa, una piccola voce quasi impercettibile ma instancabile, ostinata, ci critica, semina il dubbio. Passiamo il nostro tempo a scalzarci insidiosamente. Non che non occorra esaminarsi, prestare attenzione ai nostri atti e ai nostri stati mentali ma, per l’appunto, sembra che questa voce di critica incessante si sottragga all’attenzione, il che le permette di compiere con più tranquillità il suo lavoro di demolizione. Sfugge all’attenzione perché l’io è proprio ciò che non smette di dire a mezza voce “non dovresti … fai male… dovresti invece… ecc.”

Questa voce maledetta che si è stabilita al centro del nostro essere usurpa il posto dell’anima, si fa passare per lei. Ma invece di una natura di scintilla ha il carattere di una doccia fredda che ci sfinisce. Siamo diventati questa doccia fredda. Ci stupiamo di non incontrare più il calore e la luce del fuoco quando l’ego che abbiamo alle spalle, quando il parassita che ci abita nel petto fa professione di spegnerlo.

Tutti coloro che ci criticano, ci colpevolizzano, ci demoralizzano si appoggiano su questa voce che tradisce la nostra vita dall’interno. Peggio: le circostanze e le persone che ci opprimono traducono questa voce nel mondo “esterno”: la materializzano. Inutile farla tacere. Accontentiamoci di sentirla in maniera distinta e di riconoscerla per ciò che è: il nostro incubo nemico. Perde il suo potere dal momento in cui viene riconosciuta.

Ascolta il tuo discorso intimo. Cosa c’è di nobile nel coprirsi di vergogna, nel giustificarsi, nel criticare gli altri, nel calcolare i propri beni? Molla la presa su tutto questo e comincia ad amarti esattamente per come sei. Abbandona la sofferenza.

Che atmosfera domina nel tuo intimo? L’odio? L’aggressività? La gelosia? L’orgoglio? Il risentimento? La mancanza? L’avidità? La cupidigia? La paura? Il senso di colpa? L’autocritica? La soddisfazione di sé? L’ipocrisia? La repressione? La serenità di facciata? O invece L’onestà, l’amore, l’apertura all’istante?

Osserva senza sosta. Senti l’odore della tua anima. Produciamo la nostra sofferenza: desiderio, paura, senso di colpa, dispiacere, disgusto, disprezzo di sé, invidia, orgoglio, rabbia… E quasi sempre la sofferenza è astratta, viene dal paragonare ciò che è a ciò che non è, ciò che abbiamo e ciò che hanno gli altri, il presente al futuro e al passato.

Ricordi che fanno male, fantasmi torturanti, scene immaginarie o instancabilmente rimuginate … Eppure respiriamo, sentiamo, pensiamo, partecipiamo al miracolo della vita. Se solo potessimo fare attenzione per un attimo alla grazia del vivere … Il novantacinque per cento delle nostre sofferenze è immaginario. Il pensiero ci porta a soffrire. Ci porta all’avidità, all’aggressione, alla paura, alla speranza, all’illusione…

Se ci contentassimo di sentire eviteremmo molto probabilmente la sofferenza. La sofferenza è un pensiero che vorrebbe rifuggire il dolore, ma non vi è altro da fare che sentire qui e ora. Il male è, allo stesso modo, ciò che ci fa soffrire e ciò che ci impedisce di sentire, vale a dire una sola cosa: il pensiero. Affrancandoci dai nostri pensieri ci liberiamo dalla paura.”

(Pierre Lévy - Il fuoco liberatore - Sassella ed., 2006)