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mercoledì 10 maggio 2017

Lo sciame



“Il continuo flusso di informazione a cui siamo sottoposti
non è un affluente del fiume della democrazia, ma un vortice
che cattura contenuti rigurgitandoli in laghi artificiali
maestosi e giganteschi, ma stagnanti e stantii.
Più è grande questo flusso, maggiore è il rischio
che il fiume della democrazia si inaridisca.”
(Zygmunt Bauman)

Nella società dei consumi della modernità liquida, lo sciame tende a sostituire il gruppo con i suoi leader, le gerarchie e l'ordine di beccata. Lo sciame può fare a meno di tutti questi meccanismi e accorgimenti. Gli sciami non hanno bisogno di imparare l'arte della sopravvivenza. Essi si radunano e si disperdono a seconda dell'occasione, spinti da cause effimere e attratti da obiettivi mutevoli. Il potere di seduzione di obiettivi mutevoli è generalmente sufficiente a coordinare i loro movimenti rendendo superfluo ogni ordine dall'alto.

In verità, gli sciami non hanno un «altro», ma solo una direzione di fuga che in se stessa determina la posizione dei leader e dei seguaci per la durata di quella traiettoria, o almeno per una sua parte. Gli sciami non sono squadre: non conoscono la divisione del lavoro. A differenza dei gruppi veri e propri non sono più dell'unità delle loro parti - sono particelle autopropellenti. Possiamo paragonarli alle immagini di Warhol: repliche di un originale assente o impossibile da rintracciare.

Interpretando Durkheim, possiamo dire che abbiano una solidarietà puramente meccanica: ogni elemento ripete singolarmente i movimenti degli altri dall'inizio alla fine (e nel caso dei consumatori, il lavoro così eseguito è quello del consumo). In uno sciame non ci sono specialisti; nessuno ha particolari risorse o capacità da esercitare o da insegnare agli altri. Ogni elemento deve saper fare tutto il lavoro da solo. Nello sciame non c'è né scambio, né cooperazione, né complementarità, solo prossimità fisica e una generale direzione di movimento.

Per gli umani, il conforto della vita nello sciame deriva dalla fede nei numeri, l'idea che la direzione del volo è giusta perché un così gran numero di persone la segue, e che di certo tutte queste persone non potrebbero essere ingannate. La sicurezza dello sciame è un efficace sostituto dell'autorità dei leader. Gli sciami, a differenza dei gruppi, non conoscono eretici e ribelli, solo «disfattisti», «pasticcioni» o «pecore nere». Gli elementi che fuori escono dal perimetro dello sciame sono semplicemente «perduti», o si sono «smarriti».

Devono arrangiarsi per conto loro, anche se non potranno sopravvivere a lungo perché è difficile e rischioso trovare una meta realistica da soli, al di fuori dello sciame. Le società di consumatori tendono verso la disgregazione dei gruppi a vantaggio della formazione di sciami perché il consumo è un’ attività solitaria (è perfino l’archetipo della solitudine) anche quando avviene in compagnia. Essa non stimola la formazione di legami durevoli, ma solo di legami che durano il tempo dell'atto di consumo.

Questi legami possono mantenere unito lo sciame per la durata del volo (cioè, fino al prossimo cambio di obiettivo), ma rimangono del tutto occasionali e superficiali; non hanno alcuna influenza sui movimenti futuri dello sciame e non proiettano alcuna luce sul passato dei suoi componenti. Quel che in passato ha tenuto uniti i membri di un nucleo familiare attorno a un focolare e ha reso il focolare lo strumento di integrazione e affermazione della famiglia è stato in larga parte l'aspetto produttivo del consumo: la famiglia che si siede a tavola per cena è l'ultima fase (quella distributiva) di un lungo processo produttivo che è cominciato in cucina o anche prima, nell'appezzamento familiare o nella bottega.

Ciò che univa il gruppo familiare era la collaborazione in un unico processo produttivo, non il godimento comune dei suoi frutti. Possiamo immaginare che l'imprevista conseguenza dell'invenzione del fast food, del cibo da asporto e delle cosiddette TV dinners (o forse, meglio, la loro funzione latente e la vera causa della loro crescente popolarità) è quella di rendere obsoleti i pasti familiari attorno a una tavola, ponendo fine al momento del consumo condiviso, ma anche quella di indicare simbolicamente l'irrilevanza dei legami umani nella società dei consumatori della modernità liquida.

La società dei consumatori aspira alla gratificazione dei desideri più di qualsiasi altro tipo di società del passato, ma tale gratificazione deve rimanere una promessa. Il desiderio deve rimanere insoddisfatto perché finché il cliente non è soddisfatto sentirà il bisogno di acquistare qualcosa di nuovo e diverso. I «lavoratori tradizionali» del passato, che erano facilmente soddisfatti e non desideravano lavorare più di quel che era necessario per mantenere il loro normale stile di vita, erano una minaccia per la nascente società dei consumi.

Allo stesso modo, i «consumatori tradizionali» di oggi, ove fossero immuni dalla seduzione del consumo, sarebbero la fine del mercato, dell'industria e della società dei consumi. Una visione più sobria e realistica della possibilità di soddisfazione dei desideri, unita alla disponibilità sul mercato dei beni veramente necessari a prezzo ragionevole, sono i nemici della società consumistica. Sono la non-soddisfazione dei desideri e la fede nella infinita perfettibilità delle merci a guidare la società dei consumi. La società dei consumi si fonda sull'insoddisfazione permanente, cioè sull'infelicità.

Una strategia per ottenere una permanente insoddisfazione è quella di denigrare la merce che è appena stata messa sul mercato dopo averla promossa come la migliore possibile. Un altro modo, più efficace e più subdolo, è quello dì soddisfare così completamente ogni desiderio che non possa nascere l'impulso a desiderare qualcosa di diverso: il desiderio si trasforma in bisogno e diventa un' esigenza compulsiva e una dipendenza. E funziona, come dimostra il diffuso bisogno di fare shopping per trovare sollievo contro l'angoscia e il dolore.

In realtà, questo comportamento non è solo permesso, è anche vigorosamente incoraggiato perché la società dei consumatori ha bisogno, per funzionare adeguatamente, di ricoprire con un velo di ipocrisia la differenza tra le convinzioni popolari e la realtà della vita dei consumatori. Se bisogna ovviare alla non-soddisfazione di un desiderio con un altro desiderio, le promesse fatte devono essere costantemente infrante e le speranze devono essere frustrate.

Ogni promessa deve essere falsa o quanto meno esagerata, altrimenti il desiderio rischia di affievolirsi. Senza la continua frustrazione dei desideri, la domanda dei consumatori potrebbe esaurirsi e i mercati perderebbero vigore. L’abbondanza totale delle promesse neutralizza la frustrazione causata dal carattere eccessivo di ciascuna di esse presa singolarmente e pone un freno al montare della frustrazione prima che questo raggiunga il livello di guardia.

Oltre ad essere un' economia basata sull'eccesso e sullo spreco, il consumismo è anche un' economia dell' inganno. Solo che l'inganno, e con esso l’eccesso e lo spreco, non si manifestano come sintomi di qualcosa che non funziona, ma al contrario come segni di buona salute e ricchezza e come una promessa per il futuro. La continua obsolescenza delle merci si riflette nella marea montante delle speranze deluse. E così deve essere perché la società dei consumi si fonda sulla frustrazione delle attese.

Ma nuove speranze e desideri devono continuamente entrare a sostituire e superare quelli vecchi, e per far ciò la strada tra il negozio e il secchio della spazzatura deve essere sempre più breve e veloce. Ma c'è un'altra cosa che distingue la società dei consumi da tutte le altre: le strategie per mantenere i modelli di comportamento e gestire la tensione (tanto per citare i prerequisiti di un «sistema autoequilibrante» enunciati da Talcott Parson). La società dei consumi ha sviluppato una straordinaria capacità di assorbire e riciclare a suo beneficio il dissenso che provoca (come ogni altro tipo di società).

Valga ad esempio il caso di un processo che Thomas Mathiesen ha denominato come «tacito tacitamento» (della protesta e del dissenso) attraverso lo stratagemma dell'assorbimento: «[...] gli atteggiamenti e i comportamenti che hanno un'origine trascendente [cioè che minacciano di far esplodere o implodere il sistema] sono integrati nel sistema in modo da continuare a servirlo. In questa maniera, vengono resi inoffensivi». Da parte mia vorrei aggiungere: e vengono anche trasformati in strumenti per la riproduzione del sistema stesso. (Zygmunt Bauman, Homo consumens, Erickson ed.)

domenica 29 marzo 2009

Il destino degli automi



Nella scuola dell’esistenza, la maggioranza delle persone non ritiene che investire in saggezza sia una buona forma di investimento, perciò la maturità non si coniuga necessariamente con l’età anagrafica. Sapere conquistare dei titoli di studio o migliorare il proprio status sociale e raggiungere l’agiatezza economica, non significa assolutamente avere conquistato la ricchezza interiore, né garantisce la libertà di pensiero, la capacità di godimento estetico e il piacere di vivere; chiunque sia preda di questa illusione, sarà costretto prima o poi a ricredersi. D’altro lato, anche la ricerca di una illuminazione spirituale tramite la lettura di mille libri di esoterismo, non garantisce affatto la conquista della capacità di saper vedere armonicamente con il corpo, la mente e il cuore ben centrati in noi stessi: potremmo leggere tutti i libri del mondo e restare ancora insoddisfatti e confusi, privi di ogni forma di amore per il prossimo.

La scuola della vita ci offre sempre degli insegnamenti di ampio raggio, che coinvolgono la nostra direzione di crescita, che stravolgono tutta la nostra educazione e tutte le concezioni sociali che fino a quel momento ci avevano sostenuti: entriamo in gioco noi, in tutta la totalità del nostro essere.
Nella scuola della vita, il vero successo non si cerca fuori di noi, ma in noi stessi, ed è offerto dalla ricerca di nuovi sentieri interiori, e dalle esplorazioni che facciamo all’interno di noi, per questo i migliori allievi della vita sono coloro che sanno riconoscere i propri conflitti e le proprie limitazioni. Molti viaggiano in mille strade del mondo, ma restano limitati nelle mura di un villaggio mentale ristretto.

Le esperienze di vita si conquistano riflettendo sulle proprie sconfitte e sulle nostre perdite, superando anche profondi momenti di sconforto e confusione, duri momenti in cui siamo soli, sia a livello intellettuale che sociale. Gioire delle vittorie è importante ma non fa crescere, è la gratificazione per il lavoro svolto, è una pausa rigenerante, in attesa di nuove conquiste. La creazione umana e l’esistenza sono, perché sono in movimento e in dinamica evoluzione, perché la stagnazione anticipa la morte.
Il migliore modo che la vita ha ideato per farci crescere è costituito dagli stimoli stressanti, per questo le persone apparentemente calme e imperturbabili, possono non restare più tali di fronte a forti impatti e grossi sconvolgimenti, e dimostrano di perdere forza d’animo e coerenza interiore.

Essere capaci di rigenerarsi, di restare lucidi e coerenti, di non perdere le qualità di umanità e di tolleranza verso gli altri, dimostrare di sapere uscire da profonde difficoltà personali, economiche e spirituali, saper risorgere da forti crisi affettive, rifondarsi dopo periodi in cui si perde l’identificazione personale: tutto questo è un vero percorso da eroe. Quale migliore Vello d’Oro è preferibile alla nostra pelle, che ritorna a casa indenne, dopo un viaggio pericoloso che poteva costarci la vita? Questo è il vero significato dei viaggi di coloro che venivano mandati in terre lontane per compiere grandi imprese, questi sono vittoriosi viaggi eroici.

Per rifondarsi bisogna essere in grado di modificarci dall’interno, sapere rifondare il mondo del pensiero e dell’emozione, altrimenti non ci sarà nessuna trasformazione nel mondo esteriore. Senza il rinnovamento interiore del singolo, di ogni singolo, non ci sarà neppure nessuna trasformazione sociale, tutto sarà mutamento effimero, di facciata e di parvenza: false trasformazioni di automi ottusi.

Molti desiderano apparire come persone di forte spessore intellettuale e spirituale, ma la maggior parte dei veri maestri sono molto ben nascosti e i veri insegnamenti necessitano di canali molto più sottili ed intimi: il contatto con la divinità avviene solo all’interno di noi stessi. Molti di coloro che si proclamano fortemente spirituali e spiritualizzati sono spesso persone che seguono una moda affascinante, solo formalmente discepoli fedeli di un credo, ma pronti a passare ad un’altra concezione qualora appaia più conveniente ed opportuna.

L’atteggiamento mentale che permette una nuova rifondazione del pensiero viene indicata sia dall’induismo che dal buddismo, dal taoismo come dalla predicazione di Cristo. Queste concezioni indicano un atteggiamento privo di autocommiserazione e di autocompiacimento, tipico di colui che è dotato di una mente acuta, aperta e tollerante, capace di sapere ascoltare gli altri e di sapere comprendere le difficoltà in cui gli esseri si dibattono, perché tali debolezze sono naturali e connaturate alla natura umana.

Una mente così sa capire la storia delle persone, sa comprenderle fino in fondo, sa applicare l’arte raffinata dell’ascolto, ma sa anche rispondere con sagacia, con sensibilità ed efficacia. E’ sempre necessario sapere reagire con educazione, con amabilità, senza esporre pubblicamente al ridicolo gli errori delle persone, ma sapendoli aiutare con discrezione e facendo sentire l’altro sempre superiore ai suoi errori e mai vittima di essi. Bisogna aiutare le persone a mettersi in discussione per migliorare. Coloro che irridono agli errori altrui sono falsi amici e veri seminatori di discordia, sono esseri nemici di sé e degli altri, esseri che sentono di non valere nulla e che amano umiliare gli altri per consolarsi della propria pochezza.

Nella vita è perfettamente inutile cercare di convincere gli altri, non bisogna cercare di persuaderli delle nostre convinzioni, non bisogna credersi superiori agli altri anche quando stiamo cercando di aiutarli. Chiunque sia un buon servitore della propria coscienza, non aspira mai a convincere, piuttosto muove l’intelligenza altrui con l’arte del dubbio e dell’elaborazione del pensiero.

Anche colui che vuole farci divenire gregario delle proprie idee, si comporta in modo amabile ed accattivante, ma la sua voce assomiglia a quella dell’adulazione. I manipolatori usano dei mezzi obliqui e subdoli, delle forme indirette di persuasione con cui ci rendono insicuri ed incerti, dubbiosi delle nostre idee e vogliosi di aderire alle idee prevalenti del buon senso comune. Vogliono farci schiavi anche quando queste idee sono estranee al nostro più profondo sentire, anche quando quel pensare comune non ci appartiene affatto, perchè la loro sete di dominio ha la precedenza sulla nostra felicità.

L’idea che il progresso scientifico e tecnologico potesse renderci felici, appare fallita miseramente. Il sogno che la prosperità economica e sociale avrebbe aumentato la solidarietà, il senso civile, la qualità delle relazioni personali e la qualità della vita sembra pienamente sconfessato dall’osservazione della realtà in cui viviamo. Nulla di tutto questo è avvenuto, anzi sono aumentate le guerre e le discriminazioni, come pure le violazioni dei diritti umani, anche in paesi ritenuti civili. Le forme con cui la dittatura esercita il suo dominio sui popoli, sono divenute solo più raffinate, ma non sono affatto scomparse le tirannie dei pochi sui molti.

La scienza e la tecnologia, pur avendo allargato il nostro sguardo fino allo spazio cosmico, non ci ha resi capaci di fare evolvere la nostra intelligenza e la nostra consapevolezza. Oggi milioni di persone sanno indicare le parti più infinitesime dell’atomo, ma non sanno concepire che la pelle bianca, nera, gialla o rossa non è il parametro giusto per giudicare le persone. Nulla ha saputo sconfiggere la miseria primaria della condizione umana, cioè l’ansia e l’angoscia del vivere, per cui l’uomo tecnologico è in preda alle sue paure come il cavernicolo che si nascondeva negli anfratti rocciosi per sfuggire la paura del tuono e del fulmine.

Ancora oggi, malgrado il progresso tecnologico, ci vogliono dominare con la sferza della paura, ed il gioco riesce. Riesce perché le persone non sono più in grado di osservare e di riflettere su ciò che osservano, riesce perchè non siamo educati a farlo e perciò rischiamo di non sapere più usare la testa. Succede però che le persone che non pensano, atrofizzino il loro cervello e diventino come automi. Ed è risaputo che il destino degli automi è quello di obbedire agli ordini degli altri, privati di ogni forma di coscienza e di libertà.

Buona erranza
Sharatan