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domenica 13 novembre 2016

Risolvere un koan



“Incontrando il maestro per strada,
non dovete parlare,
non dovete rimanere in silenzio.
In che modo lo salutate?”
(da: Zen flesh, Zen bones)

"Molti trasformano tutto ciò che accade, soprattutto nei rapporti, in un problema da risolvere. Presto ogni giorno diventa una corsa a ostacoli che dobbiamo saltare per superarli. Alcuni preferiscono rimandare l’azione finché non hanno sviluppato una strategia e pianificato i risultati. Vogliono sapere esattamente con che cosa hanno a che fare prima di compiere il minimo gesto. E c’è anche chi non osa avventurarsi fuori dell’ambiente familiare, degli amici o della routine per paura di andare incontro a sorprese.

Farsi trovare impreparati è il loro incubo peggiore. Li spaventa non conoscere la risposta ‘giusta’ da dare. ‘Sbagliare’ diventa un disastro. Tutto ciò che fanno è inquinato dalla paura delle conseguenze. Le loro paure e i loro timori diventano particolarmente paralizzanti nell’area dell’amore, dove i rapporti vengono immediatamente trasformati nel problema supremo della vita. i rapporti rappresentano la maggiore possibilità di fallimento, ma anche il premio più grande : l’amore.

Vedere l’esistenza come qualcosa da conquistare o da controllare non porta a una vita d’amore, ma solo alla continua ricerca di sicurezza. Ma la vita non è una sicurezza, così come non sono sicuri i risultati programmati dalla mente razionale… Dobbiamo scoprire un modo nuovo di stare con i problemi. Se lo facciamo, scopriamo che in realtà non esistono problemi, che sono semplicemente dei koan che la vita ci presenta.

Un elemento fondamentale della pratica zen sono infatti i koan: essere pronti a riceverli e imparare a risolverli… Quando uno studente zen raggiunge una buona esperienza di pratica, riceve un koan dal maestro. Il koan è un problema o un indovinello apparentemente insolubile, come ad esempio: ‘Ascoltare il suono di una mano sola’ oppure ‘Mostrami il tuo volto originario prima della nascita dei tuoi genitori.’

I koan sfidano la logica, non possono essere risolti dalla mente razionale, e la risposta non è mai una frase fatta o un’affermazione scontata. Più li analizziamo razionalmente e più manchiamo il bersaglio. Ciò nonostante dobbiamo portare una risposta al maestro. Noi diciamo che se non risolviamo il koan, o non cogliamo l’essenza della nostra vita, abbiamo perso una grande occasione e potremmo non arrivare mai a scoprire chi siamo.

Una volta ricevuto il koan, lo studente fallisce un’infinità di volte. Esattamente come nei rapporti c’è un senso di stupidità, frustrazione e vergogna. Peggio ancora, sente che il guaio in cui si è venuto a trovare non ha una soluzione. Una parte del processo di soluzione del koan sta nell’imparare a lavorarci sopra, imparare a lasciare che sia la soluzione a trovare noi. Tutti devono confrontarsi con un senso di stupidità e di vergogna prima di imparare ad abbandonare il modo abituale di affrontare le cose.

Per superare il koan (per imparare ad affrontare i problemi insolubili nella vita e nei rapporti) dobbiamo fare un passo davvero radicale: cambiare completamente la nostra visione del mondo e vedere i condizionamenti su cui si fonda. La nostra valutazione di ciò che è giusto si basa sulla mente razionale e su ciò che ci dicono i sensi. Osserviamo, misuriamo e definiamo per avere la padronanza e il controllo delle cose.

Pensiamo che dando una certa forma al mondo ricaveremo forza, potere e controllo. Ma quello che in realtà facciamo è impegnare la maggior parte della vita in cose che già conosciamo. Ci affidiamo a discipline come la psicologia, la sociologia o la teologia nella speranza che qualcun altro ci fornisca risposte e pareri autorevoli. Ricorriamo a sacerdoti, rabbini e psicoanalisti per capire meglio la vita. se non lo facciamo, abbiamo paura di rimanere ciechi.

E, in un certo senso, è vero. La conoscenza scientifica e oggettiva ha la sua funzione e la sua utilità, ma non è in grado di guarire un rapporto lacerato, né restituirci la fiducia nell’amore. Dove la scienza finisce, inizia l’amore. L’amore non è oggetto di osservazione scientifica, perché non ha forma… Per raggiungere la comprensione in questo campo, per risolvere i koan che la vita ci presenta, dobbiamo smettere di cercare le risposte nel mondo della logica.

Dobbiamo rivolgerci invece alla nostra esperienza profonda, che non ci farà capire di più, ma essere di più. Non usiamo solo il cervello, ma tutto il nostro essere. Non usiamo solo il cervello, ma tutto il nostro essere. È così che possiamo imparare a vivere i rapporti portandovi forza, semplicità e bellezza. La saggezza interiore ci dice che, nonostante i problemi in apparenza insolubili, tutto è per il meglio. Per entrare in contatto con la saggezza interiore dobbiamo porre un nuovo tipo di domande, vedere la vita e gli eventi con occhi diversi.

Non cerchiamo più di modellare o controllare la nostra esperienza, né di darle una spiegazione logica. Stiamo semplicemente con l’esperienza, vi facciamo amicizia, e lasciamo che sia l’esperienza a insegnarci e a guidarci. In un certo senso, ciò di cui stiamo parlando è la via dell’umiltà, che esige la forza di lasciar andare il bisogno di controllare noi stessi e il mondo, e di ammettere che non siamo noi i più forti. C’è qualcosa di più grande di noi, e dobbiamo soltanto imparare ad entrare in contatto con questo qualcosa per trovare le vere risposte.

Platone diceva che nasciamo sapendo tutto, e che la vita è un continuo processo di dimenticanza. Dimentichiamo da dove veniamo e dove andiamo. Dimentichiamo il motivo per cui siamo qui, su questa Terra meravigliosa. Ma, lavorando al koan, ricordiamo a poco a poco la conoscenza che è sempre stata nostra. Nei momenti di crisi, di dolore e tristezza, è fondamentale imparare a ricollegarci con la nostra sorgente interiore di forza e di saggezza. I koan ci mettono in grado di farlo, perché sono lo specchio in cui vedere noi stessi."

(Brenda Shoshanna, Lo zen e l’arte di innamorarsi, Ed. Il Punto d'Incontro)

sabato 15 ottobre 2016

Haiku



“Il vecchio stagno
la rana salta dentro
il suono dell’acqua.”

Questo è uno dei più famosi haiku di Matsuo Basho. Possiede quella qualità speciale di cui solo gli illuminati sono consapevoli. La sua bellezza non è solo estetica, è anche esistenziale: ha la fragranza della buddhità. L’haiku non è una comune poesia. La comune poesia è frutto dell’immaginazione; è una creazione della mente. L’haiku riflette semplicemente ciò che è. La consapevolezza diventa uno specchio e riflette ciò che ha di fronte: lo specchio non è toccato da ciò che riflette.

Quando non ha davanti nessuno da riflettere, lo specchio rimane immutato. Sia che rifletta o che non rifletta, sia che rifletta una cosa buona, sia che rifletta una cosa cattiva, lo specchio rimane vergine. Così è la consapevolezza di colui che è illuminato. Basho era un discepolo del Maestro zen Butcho. Quando nacque in lui questo bellissimo haiku, viveva in una capanna ai bordi di un vecchio stagno.

Un giorno, dopo una breve pioggia, il Maestro Butcho fece visita a Basho e gli chiese: «Cos’hai compreso in questi giorni?» Nota che non gli chiese: «Cos’hai appreso?» Ma gli chiese: «Cos’hai compreso?» La comprensione è una cosa del tutto diversa dal sapere. Il sapere lo prendi in prestito, la comprensione nasce in te. Il sapere ti arriva dall’esterno; la comprensione scaturisce dalla tua interiorità. Il sapere è brutto, perché è di seconda mano. Il sapere non potrà mai entrare a far parte del tuo essere; rimarrà alieno, estraneo a te, non potrà mai affondare le sue radici dentro di te.

La comprensione nasce da te, è la tua stessa fioritura, è autenticamente tua: di conseguenza è bella e liberatoria. Non puoi prendere in prestito la verità da nessuno; inoltre una verità presa in prestito non è più una verità: è già una menzogna. Nell’istante in cui viene detta, la verità diventa una menzogna. Devi sperimentare personalmente la verità, non devi udirla da altri, né devi leggerla. La verità deve pulsare in te e circolare come il tuo stesso sangue. Quando hai compreso la verità, tu diventi verità. Basho rispose:

«La pioggia è passata
ha inumidito il verde mischio.»

Fino a qualche minuto prima pioveva: la pioggia è passata e ha inumidito il muschio verde. Va bene, ma non benissimo. Butcho non era soddisfatto, la risposta era buona, ma nulla di valore. Il discepolo aveva un potenziale infinito e il Maestro non poteva essere soddisfatto tanto facilmente. Ricordalo! Più è grande il tuo potenziale e più saranno difficili i compiti che il Maestro ti assegnerà. Egli sarà severo, sarà durissimo con te.

La risposta sarebbe stata buona se l’avesse data qualcuno con un potenziale inferiore a quello di Basho, allora il Maestro avrebbe potuto accettarla annuendo con un cenno della testa, ma non da Basho. Era sufficiente un intervallo di pochi minuti: la pioggia era finita, le nuvole si erano disperse, il sole era tornato a risplendere tutt’intorno, sullo stagno, sulla capanna.

Il Maestro disse: «Dimmi qualcosa di più!» ma non intendeva dire: «Parlami più a lungo di questo.»; il suo “di più” non aveva un significato quantitativo. Egli intendeva dire: «Dimmi qualcosa di più profondo, dimmi qualcosa di più intenso, di più esistenziale: dimmi qualcosa di più in senso qualitativo!» In quell’istante, Basho sentì un plop! Fatto da una rana, che saltava nello stagno e disse:

«La rana salta dentro
il suono dell’acqua.»

Questo è il Tao, è l’immediato, ciò che è vivo e pulsante nel momento presente. Il Tao non conosce il passato, non conosce il futuro. Il Tao conosce solo un tempo: il presente, conosce solo il qui-e-ora. Questa è un’affermazione del Tao; questo è Tao puro, semplice, nudo. A questa risposta, il Maestro si sentì immensamente deliziato: il Maestro si sente sempre deliziato quando un discepolo fa ritorno a casa.

La delizia del Maestro non conosce limiti, è come se gli accadesse di nuovo l’illuminazione. Al suo essere, già perfetto, si aggiunge altra perfezione. Il suo essere non ha bisogno di alcuna aggiunta, ma ogni volta che un discepolo si infiamma di consapevolezza, il Maestro ha la sensazione che di nuovo gli sta accadendo l’illuminazione!

Il Maestro si sentì immensamente deliziato e la delizia del Maestro fu l’occasione per l’illuminazione di Basho. Vedendo il volto deliziato del Maestro, vedendo l’aura della sua gioia e il suo cenno di assenso… forse non disse nulla: il silenzio del Maestro inondò il discepolo di grazia e Basho si illuminò! Che momento per illuminarsi! In passato, migliaia di persone raggiunsero l’illuminazione, ma il modo in cui Basho si illuminò, rimane unico.

Poiché il Maestro si sentiva immensamente deliziato, la delizia stessa del Maestro penetrò come una spada nel cuore di Basho. Fiori piovvero sul discepolo, poiché il Maestro aveva sorriso… Basho sentì una musica inaudibile, poiché il Maestro l’aveva guardato benedicendolo, con gioia. In seguito Basho continuò a rifinire il suo haiku, come se fosse un diamante. Basho continuò a rifinirlo per tutta la vita, poiché questo breve haiku è un frammento raro:

«Il vecchio stagno
la rana salta dentro
il suono dell’acqua.»

Fu a causa di questo haiku che, in lui, si scatenò il processo dell’illuminazione. Basho continuò a rifinire il suo haiku, come un diamante: continuò a tagliarlo, per dargli una profondità sempre maggiore. Per questo aggiunge: “Il vecchio stagno” perché la prima affermazione era soltanto:

«La rana salta dentro
il suono dell’acqua.»

In seguito aggiunse: “Il vecchio stagno” e la mia sensazione è che: “Il vecchio stagno” premeva per essere incluso. E “Il vecchio stagno” aveva tutti i diritti di essere incluso: senza quello non ci sarebbe stata la rana, né il suo salto, né “il suono dell’acqua.” Basho doveva molto a quel “vecchio stagno”. Lo incluse e l’haiku diventò:

«Il vecchio stagno
la rana salta dentro
il suono dell’acqua.»

Inoltre, in seguito, lasciò perdere: “dell’acqua.” L’haiku non aveva più la perfezione precedente, però era più completo di prima. Era diventato:

«Il vecchio stagno
la rana salta dentro
il suono.»

L’haiku non ha più la perfezione precedente, ma è più completo. Cosa intendo dire, quando dico che ora è più completo? Adesso è un fenomeno in crescita, non occorre mettere un punto. Prima c’era un punto; era un prodotto finito e non avresti potuto aggiungere niente. Non ti lasciava niente su cui meditare. Invece, solo “il suono” è una porta aperta. Non c’è più il punto, diventa una ricerca.

Ora è più completo, ma meno perfetto. Ora è completo: completo nel senso che è in crescita. È un albero in crescita, imprevedibile: adesso ciascuno deve meditare sull’haiku. E tra i ricercatori che seguirono Basho, divenne una tra le maggiori meditazioni. Ora la sua bellezza è aumentata. Ricorda sempre: tutto ciò che è completo, assolutamente completo, perde qualcosa, è morto.

I massimi poemi sono quelli lasciati incompleti, quelli in cui sia rimasta aperta una porta per farti entrare: così il tuo essere può entrare in comunione con il poema incompleto, in quel modo il tuo essere può completarlo, in quel modo puoi completarlo nella tua esistenza. L’haiku era diventato:

«Il vecchio stagno
la rana salta dentro
il suono.»

Tuttavia, in seguito, Basho lasciò perdere qualcos’altro e l’haiku divenne:

«Il vecchio stagno
la rana salta dentro
Plop!»

Così l’haiku tocca un crescendo, solo: Plop! È ancora più vero. È più vero per la rana, è più vero per lo stagno, è più vero per la realtà. La realtà conosce solo: Plop! Adesso ti lascia lì, semplicemente a meravigliarti, a ricercare, a meditare. Qualcuno chiese a Basho: «Perché hai tolto le parole: dell’acqua e alla fine anche: il suono?» Basho rispose: «Perché voglio che voi udiate che tipo di suono è. Non voglio dirlo io, voglio che lo udiate per come è!» (Osho, Il sacro fuoco, Mondadori)

giovedì 8 settembre 2016

La frequenza della luce



“Sii te stesso, tutti gli altri sono già occupati.”
(Oscar Wilde)

“L’anima non è fisica, eppure è il campo di forza del vostro essere. Il Sé superiore non è fisico, eppure è il tempio vivente dell’individuo evoluto, della personalità completamente risvegliata. L’esperienza dell’intuizione è l’espressione del mondo non fisico, e non può quindi essere spiegata nei termini dei cinque sensi. Di conseguenza, non potete capire la vostra anima o il vostro Sé superiore senza venire a patti con l’esistenza della realtà non fisica. Che cos’è la realtà non fisica?

È la vostra casa; voi provenite infatti dalla realtà non fisica e vi ritornerete; attualmente vi risiede e vi si evolve la parte più ampia del vostro essere. Lo stesso vale per ognuno dei miliardi di individui che popolano questo pianeta: di conseguenza, la maggior parte delle vostre interazioni con gli altri esseri umani si svolge nella realtà non fisica.

Per esempio, quando pensate con affetto a qualcuno che vi è emozionalmente vicino, magari a un membro della vostra famiglia, voi modificate la qualità della vostra coscienza, e questo contribuisce al vostro sistema energetico. Voi partecipate a questa forma di scambio di informazioni con le anime a cui siete vicini, ed entro certi limiti con tutte quelle con cui entrate in contatto.

Quando trasferite tali dati a un’altra anima, questa li elabora per mezzo del suo sistema personale. È a questo livello che la causa e l’effetto delle vostre intenzioni, il modo cioè con cui scegliete di dar forma alla vostra energia, influenzano gli altri. Come accade tutto ciò?

Voi siete un sistema di luce, così come lo sono tutti gli altri esseri, e la frequenza di tale luce dipende dalla vostra coscienza: quando spostate il livello della consapevolezza, modificate anche la frequenza della luce. Se scegliete di perdonare qualcuno che ha commesso un torto nei vostri confronti, evitando di odiarlo, o decidete di provare affetto per una certa persona, invece di freddezza o distacco, voi elevate la frequenza della vostra luce.

Le emozioni sono correnti di energie che possiedono varie frequenze. Quelle che consideriamo negative come l’odio, l’invidia, il disprezzo e la paura possiedono una frequenza più bassa e meno energia rispetto a quelle che giudichiamo positive come l’affetto, la gioia, l’amore e la compassione. Se decidete di sostituire una corrente di energia a bassa frequenza come la rabbia con una frequenza più elevata come il perdono, voi elevate la frequenza della vostra luce.

Quando permettete alle correnti di energia di frequenza più elevata di fluire nel vostro sistema, sperimentate una maggiore quantità di energia. Una persona disperata o ansiosa si sente fisicamente svuotata perché si è fusa con una corrente energetica di bassa frequenza; diventa così noiosa e opprimente, al contrario di un individui carico di energia e ottimista in cui scorre una corrente energetica di frequenza più elevata.

Pensieri diversi creano emozioni diverse: concentrarsi sulla vendetta, sulla violenza e sull’invidia o sul modo migliore di manipolare gli altri crea infatti emozioni come la rabbia, l’odio, la gelosia e la paura. Si tratta di correnti di energia a bassa frequenza che diminuiscono la frequenza della vostra luce o coscienza.

Pensieri creativi o carichi di amore e affetto evocano emozioni ad alta frequenza, come per esempio il senso di apprezzamento, il perdono e la gioia, ed elevano di conseguenza la frequenza del vostro sistema. Se i vostri pensieri attirano verso di voi correnti energetiche di bassa frequenza, il vostro atteggiamento fisico ed emozionale peggiora, seguito da disturbi e malattie. I pensieri che attirano correnti di energia ad alta frequenza danno invece origine alla salute fisica e psichica.

I sistemi a frequenza più bassa assorbono l’energia di quelli a frequenza più elevata. Se non siete consapevoli dei vostri pensieri e delle vostre emozioni, la vostra frequenza si abbassa a causa di un sistema di frequenza inferiore alla vostra al quale cede parte della sue energia; infatti spesso si dice che una persona depressa fa sentire gli altri svuotati o scaricati.

Un sistema di energia sufficientemente elevata ha su di voi un potere calmante o rigenerante a causa dell’effetto della qualità della sua luce sul vostro sistema, e viene detto «raggiante». Scegliendo i vostri pensieri e stabilendo quali correnti emozionali rilasciare e quali invece rafforzare, voi determinate la qualità della vostra luce, l’effetto che avrete sulle altre persone e la natura delle vostre esperienze di vita.

La luce rappresenta la consapevolezza: quando non comprendiamo una cosa, diciamo che dobbiamo «portarla alla luce». Se siamo confusi, ammettiamo di «avere bisogno di fare luce». Quando ci viene in mente un’idea improvvisa, dichiariamo che in noi «si è accesa una luce» e definiamo «illuminata» una persona che ha raggiunto la piena coscienza.” (Gary Zukav, Una sedia per l’anima, Corbaccio ed.)

domenica 17 aprile 2016

Come mille lampade



“Lo Stato di Buddha è presente in noi.
L’essenza è illuminata sin dal principio,
tuttavia è oscurata temporaneamente.”
(Tulku Urgyen Rinpoche)

Il grande maestro buddista tibetano, Tulku Urgyen Rinpoche, diceva che “tutti i buddha sono come mille lumi a burro in una stanza: le fiamme sono diverse, ma la loro luce è una. Quando si realizza lo stato del Dharmakaya, c’è una sola identità che possiede la luce di mille lumi a burro.” Urgyen Rinpoche dice che la realizzazione non ha senso se non si persegue la finalità di essere come una lampada che risplende con la luce di mille lampade. Dice che in questo eone devono comparire mille buddha perché, per essere percepito dagli esseri ordinari e anche dagli animali, un buddha si deve manifestare come essere umano e vivere in un corpo fatto di carne.

Gli esseri umani vagano nel Samsara perché non sanno che la loro mente, nella sua essenza, è uguale a quella di tutti i buddha. L’unica differenza che esiste tra uomo ordinario e buddha è che il buddha ha riconosciuto la sua natura fin dall’inizio, mentre l’uomo ordinario è oscurato dall'ignoranza. Ma gli esseri senzienti soffrono di un oscuramento che è temporaneo, perché possiamo essere condotti a riconoscere la nostra vera natura. La differenza tra un buddha e un essere senziente ordinario è la stessa differenza che esiste tra la comprensione e la non-comprensione.

Comprensione significa comprendere la propria vera natura, il proprio volto originario, invece la mancanza di comprensione equivale al Samsara. Questo insegnamento è molto prezioso e lo dobbiamo alla compassione del Buddha, dice Urgyen Rinpoche. Il Buddha è un essere che si è liberato e ha rinunciato alla condizione di maggiore evoluzione e libertà per restare a guidare gli uomini verso il riconoscimento della loro vera natura. Il Buddha ha dimostrato di avere conseguito il massimo grado di realizzazione e di evoluzione perché è riuscito a sacrificare una parte della sua beatitudine per aiutare tutti gli esseri senzienti.

Questo fatto è una verità che riguarda l’evoluzione dell’uomo comune come di quello che avanza verso livelli di perfezione sempre maggiori. E questo concetto lo comprendiamo bene solo se sappiamo che il massimo grado dell’evoluzione è quello in cui sappiamo sacrificare quello che abbiamo già piuttosto che quello in cui sappiamo soltanto prendere dagli altri. Steiner ci spiega meglio il concetto dicendo che l’evoluzione avviene per mezzo di una continua trasformazione del corpo astrale in Sé spirituale, del corpo eterico in Spirito vitale e del corpo fisico in Uomo spirito.

La sapienza originaria insegna che l’uomo trasforma continuamente il suo corpo astrale in modo che quel corpo avrà una parte fatta della vecchia sostanza astrale e l’altra parte sarà il Sé spirituale che ha iniziato a fare il suo sviluppo. E, poco a poco, questa trasformazione continua proseguendo di vita in vita. Tutti gli esseri ordinari sono a questo stadio, perciò accade che la parte del corpo astrale che non abbiamo saputo trasformare siamo costretti a lasciarlo dopo la nostra morte.

Quello che non possiamo trasformare è quello che l’io non ha sentito come suo, che non ha percepito come qualcosa che facesse parte di se stesso. Quello che non ha suscitato i nostri sentimenti interiori non possiamo tenercelo perciò, dopo la morte, dobbiamo abbandonarlo. Al momento della morte dobbiamo lasciare tutto ciò che non è stato mai nostro, perciò lasciamo tutto quello che non ha ricevuto un senso interiore. E questi contenuti che vengono abbandonati diventano i “residui” ossia diventano dei “gusci astrali” che sono lasciati e che vengono abbandonati come relitti nel Kamaloka, cioè nel cielo delle passioni.

I gusci astrali che vengono abbandonati, con il tempo, sono destinati a disperdersi nell'astrale. Ma la dispersione di gusci astrali che sono pieni di cattivi pensieri e sentimenti negativi causerà dei disturbi e degli inquinamenti nel mondo astrale. Infatti l’uomo può riportare con sé tutto quello che è riuscito a elaborare al suo interno perciò lascerà sempre meno residui nel mondo astrale. E questo si capisce solo se guardiamo al fenomeno dei residui che ci lasciamo dietro dopo la morte. 

E quando il corpo astrale viene elaborato, prende una nuova forma cioè si forma il Sé spirituale e s'imprime sul corpo eterico che prende la forma del corpo astrale perfezionato. E non è detto che il perfezionamento si sia concluso perché è sufficiente che il processo si sia avviato fino al punto che il corpo astrale abbia la forza per imprimere la sua forma sul corpo eterico. In questo modo si deve pensare il lavoro in cui è impegnata la creatura evoluta che ha sviluppato completamente il Sé spirituale. Essa, nella dottrina orientale, ha sviluppato la condizione che viene chiamata “Nirmana-kaya” perché ha raggiunto la capacità di conservare la coscienza e la forma che ebbe in passato. 

Il Nirmana-kaya è il corpo di perfezione perché il kaya astrale dell'entità è così perfezionato da non lasciare residui. E il lavoro può essere continuato e si può trasformare il corpo eterico e il corpo fisico, ma cosa avverrà quando tutto questo sarà accaduto? Quando il corpo eterico si trasforma arriva a contenere non solo il Sé spirituale nel suo corpo astrale, ma avrà anche lo Spirito vitale che si sta sviluppando lentamente nel suo corpo eterico. Allora lo Spirito vitale avrà ricevuto la forza necessaria per imprimersi sul corpo fisico, perciò avremo raggiunto un gradino intermedio.

E una volta che avremo raggiunto il gradino intermedio vedremo che saremo giunti nel punto in cui si può non lasciare indietro nulla di ciò che vogliamo conservare. E il progresso che abbiamo raggiunto riguarda anche il corpo eterico perché esso può conservare la forma che gli fu impressa quando siamo diventati uno Spirito vitale. Le dottrine orientali dicono che, per mezzo di questi fatti occulti, l’uomo diventa sempre più il padrone del suo corpo astrale e del suo corpo eterico. Il dominio che sapremo raggiungere su questi corpi sottili ci consentirà di continuare a controllarli, in una qualche maniera, anche in futuro.

Chi ha raggiunto questo livello evolutivo può disporre a suo piacere di quel corpo eterico e di quel corpo astrale. Perciò, quando deve tornare a incarnarsi, egli può scegliere e crearsi nuovi involucri con la sostanza eterica e astrale che già possiede. Costui può ritornare dopo essersi plasmato, a suo piacere, degli involucri eterici e astrali perfetti come quelli che aveva in passato. A questo essere perfezionato non verrà imposta una forma fisica, eterica o astrale ma egli potrà avere la forma e tutto ciò che aveva in passato.

Una volta che avremo raggiunto questo grado di sviluppo saremo in grado di sacrificare qualcosa di noi stessi per darlo agli altri, perciò saremo in grado di sacrificare il nostro corpo eterico e astrale trasferendoli ad altri. Perciò vediamo che un’entità può dominare, donare e sacrificare i suoi corpi allorché avrà imparato a costruire i suoi corpi. E quando dovrà ritornare sulla Terra potrà costruirsi altri corpi, e la perfezione che avrà raggiunto verrà trasmessa ad altre personalità che devono svolgere una missione nel mondo.

Vediamo allora che i corpi eterici e astrali dei grandi maestri del passato possono intrecciarsi nelle persone di altri maestri che vennero dopo. E comprendiamo perché si dice che le azioni dei grandi non muoiono mai e che agiscono anche nel presente vivendo in altre persone, così che il passato aiuta a tracciare il futuro. Nell'induismo si dice che coloro che hanno saputo costruire un corpo, un kaya, che sa agire nel presente e nel suo tempo, ma sanno fare qualcosa che dà i frutti in futuro ha costruito un Dharma-kaya, ossia il Corpo che segue la legge, perché la legge che riguarda il futuro è detta “Dharma.” 

Molti maestri dicono che anche gli Dei sono stati uomini, infatti le entità più evolute furono ad un livello simile al nostro durante le passate incarnazioni. L’uomo che vuole evolversi deve fare lo stesso percorso evolutivo, perciò il primo gradino superiore al livello dell’essere umano è quello degli Angeli che diverremo quando saremo diventati Buddha umani. Da questo gradino si ascenderà a quello degli Arcangeli che diverremo quando saremo diventati dei Bodhi-Sattva. E poi ascenderemo agli Spiriti della Personalità che raggiungeremo quando saremo diventati Dhyani-Buddha.

Ma il punto da cui inizia a mostrarsi la capacità di sacrificarsi è l'eccelsa gerarchia dei Troni. Questo gradino mostra lo sviluppo che hanno raggiunto di spiriti che devono guidare interi popoli o intere razze. Queste entità devono fare in modo di evolversi in modo tale che, da loro, possa emanare sempre qualcosa da donare agli altri. Secondo Steiner furono i Troni che emanarono la loro essenza durante la creazione e che, in alcune fasi dell’evoluzione, hanno offerto il loro Nirmana-kaya per animare alcune personalità elevate che vennero per continuare un percorso già iniziato da altri.

Costoro non avrebbero potuto fare la loro missione senza l’aiuto di queste entità elevate. L'atto di sacrificarsi è tipico di entità che hanno uno sviluppo elevato, infatti solo gli esseri evoluti sanno donarsi agli altri. L'atto di donare se stessi equivale all'emanare verso l'esterno che dimostra la trasformazione da creatura a Creatore. Il fenomeno evolutivo non è altro che questo continuo ripetersi di cicli e di scale evolutive in cui vediamo che alcuni aprono le strade e altri seguano le loro orme. Alcuni, a volte, restano indietro perché sono incapaci di andare più veloci, perciò ricevono un aiuto per andare avanti ma sappiamo che, alla fine, saremo tutti esseri illuminati, liberi, elevati e perfetti.

Buona erranza
Sharatan