sabato 3 gennaio 2009

E se fosse solo umorismo yiddish?



In questi giorni, a pochi passi da noi, sta avvenendo una nuova strage degli innocenti. La chiamano operazione “Piombo fuso” ed ha già causato su Gaza, almeno 435 morti e 2.500 feriti. Le vittime israeliane sono state 4.
Nella notte, un attacco aereo israeliano ha ucciso un leader dell'ala militare di Hamas, le Brigate al Qassam. Il movimento ha reso noto il suo nome: Abu Zakaria al Jamal. Il movimento ha reso noto che Abu Zakaria al Jamal è morto nelle prime ore del mattino per le ferite riportate in un attacco aereo notturno di Israele. L'uccisione è arrivata poco dopo che il leader del movimento di resistenza islamico in esilio a Damasco, Khaled Meshaal, avvertiva Israele della sconfitta nel caso di un'invasione della Striscia di Gaza. Secondo un portavoce, le Brigate Ezzedine al-Qassam hanno respinto in queste ore, un tentativo d'infiltrazione via terra nella Striscia di Gaza, da parte di un commando delle forze speciali israeliane.

Di fronte a questi avvenimenti, tutto il mondo sembra essere impotente e quindi nessuno fa nulla. Non sono mancati tentativi di pacificazione, come quello fatto dalla Francia a nome dell’Europa, ma già sapevamo che non potevano riuscire. Davanti agli appelli delle maggiori organizzazioni umanitarie,arrivano gelide dichiarazioni da parte del governo israeliano: “Nessuna tregua perché a Gaza non c'è crisi umanitaria”. Tzipi Livni, arriva a Parigi il 1 gennaio 2009 e spiega che la guerra va avanti. “La situazione umanitaria a Gaza è sotto controllo” ha ribadito il ministro degli Esteri israeliano al presidente Nicolas Sarkozy. “L'esercito distingue la guerra al terrorismo, contro Hamas, dalla popolazione civile”. L'offensiva nella Striscia, non si ferma. “Cesserà solo quando sarà il momento” ha precisato il ministro.

Allora mi viene in mente - per il destino dei ricorsi storici - l’insurrezione del ghetto di Varsavia, che brevemente e malamente riassumo.
Sin dal 16 novembre del 1940, i nazisti avevano organizzato una “zona residenziale ebraica” a Varsavia, in una parte della città circondata da un cerchio perimetrale di alte mura. Secondo le fonti ufficiali tedesche, 380.740 ebrei vi erano stati rinchiusi. I soli che oltrepassavano il muro, erano coloro che venivano trasportati ai campi di sterminio con i treni blindati. Le retate effettuate ogni giorno nel ghetto dalle SS, dovevano sempre garantire ai nazisti un numero di lavoratori specializzati e numericamente sufficienti, così da allungare la vita degli abitanti, con il gioco del gatto che si trastulla con il topo, prima di divorarlo.

Tra il 1940 ed il 1942, il metodo nazista dava lenti ma ottimi risultati, per cui tra la fame e le deportazioni gli ebrei erano ormai ridotti allo stremo e consapevoli della fine che li aspettava. I nazisti però, vollero velocizzare la soluzione finale, ed il 18 gennaio 1943 iniziarono lo svuotamento del ghetto; così il 90% degli abitanti vennero portati verso la morte, per una stima di 253.871 ebrei deportati. Rimanevano 35.000 lavoratori e 20.000-25.000 persone che si erano nascoste e sottratte ai rastrellamenti;circa 60.000 superstini disperati e chiusi in trappola.

I superstiti del ghetto decisero allora di usare la resistenza armata, pensarono di morire combattendo piuttosto che soccombere senza reagire, e iniziarono una lotta disperata a cui presero parte tutti, comprese le donne ed i bambini. Le SS trovarono una fiera resistenza armata, che scatenò l’ira di Himmler, il quale ordinò di distruggere il ghetto di Varsavia, dopo aver trasferito da là il campo di concentramento: la battaglia finale si svolse durante la Pesach, la Pasqua ebraica del 19 aprile 1943.

I tedeschi inviarono all'interno del ghetto una forza di 2.054 soldati, tra i quali 821 appartenenti all'élite delle Waffen-SS e 363 poliziotti polacchi. I difensori li accolsero con un fuoco di armi leggere e lancio di granate, dalle finestre dei piani più alti dei palazzi. I tedeschi reagirono cannoneggiando ed incendiando tutte le case. Gli incendi produssero presto una grave carenza d'ossigeno all'interno dei bunker sotterranei, usati per l’ultima resistenza, che si trasformarono in una mortale trappola soffocante. Per il resto le strade erano un’enorme trincea.
Il 13 maggio fu rasa al suolo la sinagoga di Varsavia e il 16 maggio, la puntigliosa relazione delle SS relazionava:” 180 ebrei, banditi e subumani sono stati distrutti. Il quartiere ebreo di Varsavia non esiste più. L'azione principale è stata terminata alle ore 20:15 con la distruzione della sinagoga di Varsavia... Il numero totale degli ebrei spacciati è di 56.065, includendo sia gli ebrei catturati che quelli del quale lo sterminio può essere provato.” I morti nazisti furono solo 300.

Riuscirono a sopravvivere solo pochi ebrei, che fuggirono prima dell’esplosizione delle cariche di tritolo che dovevano eliminare gli ultimi edifici, ma nessuno si era arreso senza combattere. Nessuno era rimasto inerme come un agnello.
Il ghetto di Varsavia dimostra che non bisogna mai arrendersi di fronte alle minacce dei totalitarismi anche quando le forze sono impari, dimostra che abbiamo sempre diritto al rispetto, alla libertà e alla vita. Dimostra che la rivolta, quando la vita e la dignità dell’uomo è in pericolo, è giusta e legittima.

Mi chiedo allora perché gli ebrei di oggi facciano tanta fatica a capire quello che gli ebrei di ieri avevano capito così bene. Come mai hanno perso la memoria dell’essere uccisi e perseguitati, dell'essere deportati, senza il diritto di una patria?
E se invece fossi io che ho frainteso tutto? E se gli avvenimenti di oggi, quello che accade a Gaza, le stesse dichiarazioni del ministro degli Esteri israeliano, Tzipi Livni, facessero solo parte della grande scuola dell’umorismo yiddish?

Buona erranza
Sharatan

2 commenti:

jacker ha detto...

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Sharatan ain al Rami ha detto...

Ti ringrazio. Un caro abbraccio:)