martedì 17 marzo 2009

Come uscire dal labirinto?


“Un giorno o l’altro bisogna affrontare il proprio drago. Ognuno di noi ha nella sua vita un mostro differente. Ciò che sembra terribile agli uni, è per altri un semplice disturbo passeggero. Ma per tutti esiste una “grande paura,” un Minotauro al centro del proprio labirinto interiore, una bestia immonda che ha il nostro volto. Un giorno bisogna battersi per sé, per una propria causa, un qualche nobile fine, sociale, politico, umanitario, spirituale o altro. Deciditi ad affrontare ciò che ti impedisce di vivere appieno. Combatti per la tua vita.

Combatti contro la tua grande paura. Oggi è un buon giorno per accettare la battaglia, per smettere di fuggire, per lottare con ciò che ti terrorizza di più. Capisci che la gente e le situazioni che fanno la tua infelicità sono dei travestimenti di questa paura, le maschere di un drago che abita dentro di te? Ogni vita contiene una discesa all’inferno.

Il labirinto è una rappresentazione classica del mondo infernale (il re Minosse era giudice degli inferi), ma anche dell’utero. Come uscire dal labirinto? Come tornare dal paese dei morti? Come resuscitare? Come rinascere? Come nascere? Teseo, come tutti gli eroi, combatte il mostro prima di liberare la principessa. La principessa, o Arianna, è la sua parte femminile, l’anima, la sua parte di emozione e di dolcezza. E’ perché è legato alla sua parte femminile con un filo, perché è legato a se stesso che può vincere la sua paura (il Minotauro) e diventare libero (uscire dal labirinto).

E’ sufficientemente sicuro della sua identità sessuale per accettare la sua parte femminile. E’ l’energia dell’unione con sé, dell’incontro con se stesso (il filo che lega Arianna a Teseo) che gli permette di diventare libero. Diventare libero, diventare uno e vincere la propria paura sono la stessa cosa. Arianna, come tutte le compagne degli eroi, libera la sua parte maschile, la sua parte di forza e di coraggio. L’eroe che libera la principessa imprigionata emana il proprio lato femminile.

Il drago è sempre la paura, la paura di essere se stessi … o di non essere più se stessi se ci si è liberati. Lo scenario che si è impossessato del nostro essere e nel quale ci siamo rinchiusi: ecco il nostro drago. Affrontare il drago consiste nel ritrovare la situazione nella quale la trappola è scattata. Tornare all’istante della caduta, nel luogo stesso nel quale abbiamo perso la libertà. Alla fase che ci ha condannato. All’età in cui abbiamo perduto la vista. Dobbiamo ritrovare quell’istante che vogliamo rifuggire con tutte le cellule del nostro essere. E lì bisogna giocare nuovamente la partita, ma questa volta uscendo dalla trappola dall’alto. Se l’evento ha generato paura paura o orgoglio, uscirne con pienezza o umiltà. Uscirne con innocenza se la situazione fondante ha generato senso di colpa. Eroe, principessa e drago sono la stessa persona.

Posso apprezzare la donna in te solo se la mia dimensione femminile è capace di riconoscerla. Posso amare la donna in te solo se amo la donna che c’è in me. Puoi amare l’uomo pienamente uomo in me solo perché hai in te questa dimensione di virilità accettata consapevolmente, pienamente realizzata, amata. Allora potrai amare l’uomo che sono, senza invidiare la mia virilità, senza temere la mia estraneità.

Allo stesso modo, il mio amore per te non è unito ad alcuna gelosia per la tua femminilità trionfante, ad alcuna paura, perché questa femminilià si trova anche in me. L’amore è coinvolgimento reciproco delle anime e delle loro differenze. Un’”identità” che non implica le identità differenti che incontra è un’identità morta, reattiva, odiosa, impotente. Amare è risvegliare l’altro in se stessi.

Molla completamente la presa sulle opinioni che gli altri hanno di te. Staccati totalmente dalle immagini e dalle rappresentazioni che ti fai di te stesso. Abbandona completamente ogni idea di merito o di colpevolezza, d’inferiorità o di superiorità. Non hai niente da “provare,” né a te né agli altri. Smetti di domandarti chi tu sia. L’identità è un giogo: ti si può manipolare solo perché hai un immagine di te stesso. L’identità è una prigione. Esci dal labirinto dell’identità.”

Pierre Levy, Il fuoco liberatore, Luca Sossella ed, 2006
(Da:Il capitolo dell’identità, p. 105-108)

2 commenti:

Mario Meloni ha detto...

Buongiorno,

So che questo post è vecchissimo.. purtroppo cerco disperatamente il libro di cui ci hai dato estratti: "Il fuoco liberatore" di Pierre Levy.

Ormai non si trova più né in libreria né online (ti dicono che lo puoi acquistare però non è disponibile).

Quindi se avessi magari la possibilità di cederlo, venderlo... te ne sarei realmente grato.

Fammi sapere.
Grazie.

Sharatan ain al Rami ha detto...

Ciao Mario, sono felice che il Fuoco liberatore di Levy ti abbia contagiato. Il volume che cerchi è disponibile nuovo in vendita online. Apri Google e digita: il fuoco liberatore acquisto.

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Ciao... e buona lettura :-)