giovedì 3 novembre 2011

La nostra natura animale


“Si può paragonare l’uomo ad una specie d’incrocio
tra tutte le influenze sia cosmiche che telluriche,
punto d’incontro della strada dell’animalità
e di quella della coscienza superiore.”

(Anne e Daniel Merois-Givaudan)

I maestri dicono che l’uomo è la sintesi di tutto ciò che esiste nell’universo, infatti nell’uomo esiste la natura del minerale, del vegetale e dell’animale. Essi dicono che in ogni organismo vi è la tendenza all’elevazione verso il livello superiore, perciò il vegetale aspira a diventare un animale, l’animale vuole evolvere verso il livello dell’uomo e l’uomo deve fare l'evoluzione fino alla natura angelica.

Prima della caduta tutte le forze e le nature erano presenti nell’uomo originario e si manifestavano come una perfetta sintesi armonica, ma dopo la discesa tutte le nature divennero disarmoniche, perciò si devono riportare all’armonia e all’unità. Prima della caduta, l’uomo sperimentava la gioia della fusione della luce, dell’amore e della bellezza, ma dopo la caduta, l'uomo fatica per addomesticare, armonizzare e conciliare tutte le strutture della sua natura.

Nell’uomo esistono dei prati, delle foreste, delle montagne e dei laghi, perciò troviamo anche dei fiori e dei frutti che convivono assieme alle materie metalliche nella nostra interiorità. Nella nostra base passionale e istintiva si rivela la natura animale, perché nel nostro subconscio esistono le forze dell’impulso, dell’istinto e della passionalità, perciò la vita istintiva e passionale risente dell’influsso delle forze animali che subirono la scissione della caduta originale.

Molte delle nostre tendenze interiori sono sperimentate in forma animale, perciò dovremmo comprendere che il nostro scopo è quello di conoscere e di addomesticare il serraglio animale che dorme al nostro interno. Rispetto alla natura umana, si crede comunemente che possediamo una natura inferiore e una natura superiore, perciò si crede che i nostri comportamenti e le nostre passioni possano essere ispirati da impulsi nobili oppure da tendenze inferiori.

Secondo il pensiero consueto abbiamo delle parti e delle tendenze nobili che sono contrapposte alle tendenze ignobili, perciò volendo definire un comportamento vile, egoistico o aggressivo si dice che è un atteggiamento tipico dell'animale, perché crediamo che la forma animale abbia una natura che non è degna dell'essere umano. Dimentichiamo che nell’uomo esiste una doppia natura, perché conserviamo il retaggio del passato animale, perciò diventa necessario avere la coscienza della qualità delle tendenze e degli istinti animali che ospitiamo.

Nessuno è libero dall'influsso del suo retaggio animale, perché l’istinto è normale nell’organismo che tende alla conservazione, infatti la sopravvivenza è collegata alla capacità di nutrirsi, di ripararsi, di riprodursi e di difendersi, perciò è naturale avere un forte istinto di conservazione. La differenza tra l’animale e l’uomo consiste nel fatto che l’animale soggiace alla sua istintività non avendo gli strumenti mentali per potersi affrancare, mentre l’uomo può addomesticare e può usare la sua base di animalità istintiva.

Molti dei nostri stati interiori mostrano questi aspetti, perciò conosciamo e sperimentiamo delle espressioni animali che possono essere armoniose e aggraziate oppure manifestiamo un'impulsività che può rivelarsi feroce e inquietante. Tante persone ospitano e manifestano la potenza espressiva di forme animali come quelle del leone, della tigre, della gazzella oppure si avverte l’inquietudine dei rettili e dei mostri che popolano gli abissi marini.

Sebbene siano estinti da molto tempo, all’interno dell’uomo, sopravvivono degli animali preistorici che rappresentano la forza degli istinti atavici più oscuri, perché i più pericolosi mostri in forma animale abitano nei piani mentali e nelle zone astrali più basse. La natura animale che sopravvive viene indicata in modo simbolico, perché viene associata all’essenza e al simbolismo dell’animale rappresentato, infatti a ogni animale viene attribuita una natura e delle caratteristiche con delle qualità specifiche.

L’assonanza animale viene rimarcata anche dalla struttura fisiognomica, infatti hanno studiato la forma del viso e della figura umana collegandole all’animale che è riecheggiato nella somiglianza. A livello simbolico, all’animale sono associate alcune peculiarità, perciò del coniglio viene citata la paura, del lupo si teme la ferocia, del leone si ammira la fierezza e l’audacia, della tigre si dice che è una feroce assassina, dell’aquila si loda la vista acuta e l'amore per le altezze, del caprone si cita la sensualità, del maiale ricordiamo l'amore per lo sporco, del cane ricordiamo la fedeltà, etc..

A tutti gli animali si attribuiscono delle virtù e dei difetti che possiamo vedere anche nell’uomo, perciò il vizio e il pregio si trovano in tutte le nature. Osservando come si manifesta l’istinto e la passionalità umana si può trovare l’analogia con la psicologia degli animali di terra, dell’acqua o del cielo, di cui vediamo dei tratti peculiari che ritroviamo nella nostra natura, perché la struttura animale si esprime nella struttura emozionale umana.

Osservando la struttura dell'uomo vediamo che gli uccelli corrispondono ai nostri pensieri, mentre i sentimenti e le passioni si esprimono con le qualità di molti animali diversi, perché il sentimento e la passione possono avere l'espressività e la forma dei rettili, dei quadrupedi, degli animali mitologici, ma possono anche esprimersi con delle forze larvali di spiriti animali, perché nessuna tribù animale si è mai estinta all‘interno dell‘uomo.

Se leggessimo le memorie dell’akasha sapremmo che vi è stato un tempo in cui l’uomo era in armonia e in sintesi perfetta, perciò scopriremmo lo scopo primario nella creazione. La nostra caduta ci ha fatto dimenticare ciò che siamo e ciò che dobbiamo fare, perciò si deve ritrovare il cammino per il recupero delle nostre potenzialità. Spesso ci dimentichiamo che tutte le nature vanno educate e usate nell’evoluzione, perciò si lascia indisciplinata la natura animale oppure si rinnega la sua presenza, perciò la nostra vita interiore diventa un serraglio di bestie feroci che sfogano i loro istinti, i loro appetiti senza alcun controllo.

I sentimenti peggiori come la gelosia, l’odio e il desiderio di vendetta diventano delle bestie feroci che ci possono dilaniare se le facciamo agire in modo incontrollato, perciò dobbiamo usare la nostra volontà per addomesticarli e costringerli a lavorare per il nostro vantaggio. Chi sa domare le bestie interiori può trarre enorme vantaggio per il suo benessere, perché se le forze istintive sono incontrollate diventano delle tendenze letali che possono soffocare i pensieri e i sentimenti più elevati, perciò gli animali possono distruggere anche l'istinto di sopravvivenza.

Non dobbiamo credere che l’uomo abbia abbandonato la sua natura animale, perché la nostra materia conserva ancora queste forme espressive, perciò dobbiamo usare i nostri animali interiori dopo averli resi domestici e inoffensivi. Nell’agricoltura vediamo che gli animali più forti possono svolgere i lavori più faticosi, perciò il contadino usa le loro forze per farsi aiutare nel lavoro della terra e sfrutta a suo vantaggio i loro sforzi.

Saper domare gli animali interiori significa che sappiamo usare la forza dei nostri istinti e delle passioni in modo benefico, perché sappiamo restare vigili, in modo che i pensieri e i sentimenti non vengano controllati dalle forze di animali sconosciuti che sanno distruggere le nostre migliori ispirazioni. Per controllare gli animali interiori è necessario accrescere l’amore per la luce e per la purezza, perché gli animali sentono istintivamente l’aura di coloro che incontrano, infatti essi sanno di doversi sottomettere a chi gli è superiore perché è più forte, perciò incontrando l'uomo che sa essere padrone di se stesso, essi lo percepiscono e gli obbediscono.

Buona erranza
Sharatan

5 commenti:

pioggiasugliocchi ha detto...

ok... diciamo che ho letto un po' il tuo blog... eh beh... wow...
non voglio commentare questo o quell'altro post... è un blog pieno e penso sia abbastanza...
complimenti...
posso metterti tra i preferiti?

Anonimo ha detto...

Magari è un sogno d'onnipotenza dell'uomo con allucinazione della sua centralità nell'universo ... Magari la nostra vera grandezza è riconoscere umilmente l'insignificanza e capire che abbiamo valore solo nel nostro affratellamento di fronte alla natura ed alla nostra reale condizione. Mi permetta di lasciarle questi versi del Leopardi, da La Ginestra, la verità espressa dalla poesia è invincibile:
"Dove tu siedi, o fior gentile, e quasi
I danni altrui commiserando, al cielo
Di dolcissimo odor mandi un profumo,
Che il deserto consola. A queste piagge
Venga colui che d'esaltar con lode
Il nostro stato ha in uso, e vegga quanto
È il gener nostro in cura
All'amante natura. E la possanza
Qui con giusta misura
Anco estimar potrà dell'uman seme,
Cui la dura nutrice, ov'ei men teme,
Con lieve moto in un momento annulla
In parte, e può con moti
Poco men lievi ancor subitamente
Annichilare in tutto.
Dipinte in queste rive
Son dell'umana gente
Le magnifiche sorti e progressive. "

Sharatan ain al Rami ha detto...

Ciao pioggiasugliocchi,

grazie per i tuoi complimenti. Nel mio blog ci sono molte delle cose che mi piacciono e che mi piace condividere. Se mi vuoi mettere tra i tuoi preferiti ne sarò felice. Quanto ai commenti fai come ti va. Tu commenta se ne hai voglia, mica sei obbligata, no? ;-)

Caro anomino,

io credo che l'uomo non abbia capito la sua misura. Prima di considerarsi il centro dell'universo dovrebbe avere un effettivo valore e una vera potenzialità. Possiamo crederci ciò che vogliamo, ma alla prova dei fatti tutto cambia.

Gli ultimi tempi mostrano la vera qualità delle "progressive sorti." Nell'insieme di situazioni che vediamo (crisi economica, rischio ecologico, infelicità diffusa e ansia per il futuro, etc.) emerge l'effettivo valore del progresso per come lo abbiamo orientato. Io resto possibilista e credo che possiamo cambiare, se lo vogliamo e se iniziamo a usare il cervello. La ringrazio per i versi che mi ha lasciato.

Un abbraccio carissimo
Sharatan

Cawarfidae ha detto...

erranza decisamente piacevole. Come capire quale animale è in noi, in ogni caso?

Sharatan ain al Rami ha detto...

Benvenuto Cawarfidae,

riguardo alla fisiognomica, essa cerca la forma dell’animale definendone la proprietà e la passione che gli corrisponde, infatti l‘animale possiede una struttura che gli infonde un carattere e una missione che il corpo ci mostra. Per capire l'assonanza fisiognomica con l'animale vedi le tecniche che sono indicate nell'opera di Giovan Battista Della Porta autore di un trattato sulla disciplina, nell'edizione del 1613. Puoi trovare delle notizie a questo riguardo sul sito web dedicato a Della Porta.

La dottrina delle fisionomie era coltivata nel mondo antico, infatti Platone dice che l'anima viene donata al corpo secondo i meriti della sua materia, perciò una determinata anima viene infusa nel corpo che gli è più corrispondente. Se invece intendi l'assonanza con l'animale in modo più spirituale, leggi qualcosa sugli animali-totem delle culture sciamaniche. Sullo sciamanesimo c'è il volume di Mircea Eliade.

Ti ringrazio per i tuoi complimenti
Un caro saluto
Sharatan