venerdì 28 aprile 2017

La sposa fantasma



Lo studente Yan Shengwo originario di Yu era in viaggio verso nord quando fu sorpreso da un violento temporale che lo costrinse a chiedere ospitalità in una casa di campagna. Il padrone di casa era un vecchio dai capelli grigi che disse: «Sono felice di ospitarvi ma non ho molte stanze. Sul retro ci sono le camere in cui viveva mia figlia. È morta da un mese e la sua bara è ancora nel salotto in attesa che possa costruirle una tomba degna della sua memoria. Se non avete paura potete dormire nelle sue stanze.»

Yan Shengwo avrebbe preferito trovare un altro alloggio, ma acconsentì a fermarsi. Il vecchio lo guidò in un salotto drappeggiato con tende bianche, al cui centro si trovava una bara finemente lavorata. Nella camera secondaria c’era un letto circondato da tende limpide e chiare. L’appartamento era rimasto come fosse ancora abitato dalla giovane morta. Gli oggetti da toeletta erano raffinati e disposti ordinatamente. Tutto era in ordine come deve essere se il luogo è abitato da una virtuosa fanciulla.

Yan fu invitato a cena dai padroni di casa. La moglie mise a cuocere il riso, mentre il marito uccideva il pollo che lei avrebbe cucinato e dava il foraggio al cavallo di Yan. L’anziana coppia era molto gentile, ospitale e parlarono amabilmente durante la squisita cena. Il vecchio rivelò: «Mi chiamo Liu, ho ottant’anni e non ho avuto figli maschi. Ho avuto solo una figlia chiamata Ruyi morta a diciannove anni; era dolce, colta, intelligente e brava nel ricamo. È morta di malattia il mese passato.»

Il vecchio parlava e sua moglie piangeva, perciò Yan disse alcune parole di conforto. Quando restò solo nelle stanze della defunta era incuriosito da ciò che aveva saputo. Curiosò in giro e sfogliò i libri lasciati sul tavolino da notte. Erano romanzi e novelle con bellissime immagini da cui si desumeva che la fanciulla aveva avuto un ottimo gusto. Vide uno stupendo ricamo rimasto incompiuto e, in una borsetta di seta, trovò un portacipria intarsiato in cui c'erano ancora le impronte delle sue dita.

Si sdraiò sul letto ricoperto con la trapunta di broccato, ma non poteva dormire perché il suo pensiero vagava. Ad un tratto sentì un rumore provenire dalla stanza della bara, e si mise in ascolto. Sentì un lieve passo, poi la porta si aprì e una stupenda giovane irruppe nella stanza da letto. Yan Shengwo la vide alla luce della lampada e restò ammaliato dal suo viso di pesca, dalle guance arrossate dall’ira, dalle sottili e scure sopracciglia che ornavano gli occhi luminosi e trasparenti come l’acqua del torrente.

La ragazza era molto indignata e gli disse: «Che razza di canaglia osa contaminare il letto degli altri? Come osi frugare tra le mie cose e sdraiarti nel mio letto?» Lo studente si difese: « È vero che ho guardato fra le tue cose, ma non ho preso nulla. Mi sono sdraiatoo nel letto della mia amata, perché sto aspettando ansiosamente il suo ritorno. Se tu vuoi, posso dormire sdraiato ai tuoi piedi.»

La ragazza furibonda disse: «Come osi parlare in modo da offendermi? Come osi chiamarmi “la mia amata” se non ci siamo mai visti prima di ora? Sei troppo offensivo, perciò non mi resta altra scelta che ucciderti per vendicare il mio onore.» La donna prese un pugnale dalle sue vesti e si avventò sullo studente come se volesse colpirlo alla gola. Il giovane impaurito era già saltato in piedi, e si era preparato a fuggire.

Ma la fanciulla era scoppiata in una risata: «Stai tranquillo! - lo confortò - non voglio farti alcun male. Mi hai forse preso per un’assassina? Ti ho voluto solo spaventare un pochino perché sei stato offensivo. Sei venuto da lontano e sei stato ospitato dai miei genitori, ma tu hai ricambiato parlandomi come una donna da strada. Ti sei preso delle confidenze, sei stato sconveniente. La persone per bene non si comportano così. Meritavi una punizione!»

Lo studente si pentì e chiese perdono. Allora la ragazza sorrise e disse: «Io ero delicata e gentile, ma ho vissuto una vita più fragile di un foglio di carta. Chi potrà mai amarmi?» Il giovane rispose: «Io potrei amarti. Fin da quando ho visto le tue cose ho compreso che la mia amata era morta. Siamo stati sfortunati a non esserci incontrati prima. Io ti avrei amata e vedendo il tuo viso la mia tristezza raddoppia. Perché siamo stati tanto sfortunati?» si rammaricò il giovane.

La ragazza disse: «Non mi sembra un ostacolo insormontabile. Anche se ho lasciato il mio corpo, la mia anima è ancora forte. Possiamo amarci se tu mi reputi degna della tua compassione. Sono disposta a essere la tua concubina.» Il giovane fu imbarazzato nel sentire l’audace proposta. La donna comprese e si affrettò a dire: «Non mi giudicare male se ho preso l’iniziativa. La nostra situazione è insolita, se fossimo in una condizione normale non l'avrei fatto. Non ho cattive intenzioni. E poi non sei tu che mi chiamava “mia amata” e frugava tra le mie cose?»

Yan lo ammise: «Non nego di averlo fatto e ti confermo che sarei felice di prenderti in moglie, ma le strade dei vivi sono divise da quelle dei morti. Per questo motivo, io temo che la nostra unione possa essere infausta e possa portarmi danno. Non posso prendere in moglie un fantasma.» La fanciulla disse: «Non hai nulla da temere da parte mia, perché io non ho cattive intenzioni nei tuoi riguardi. Puoi dire ai tuoi genitori che hai sposato una straniera e nessuno sospetterà nulla.»

Il giovane si vide incastrato in una situazione assurda, e cercò di prendere tempo. Disse che voleva preparare la famiglia alla notizia delle nozze, e che poi sarebbe tornato a prenderla per condurla dai parenti. La ragazza si persuase, uscì e scomparve. Il giovane restò sveglio per tutta la notte con il lume acceso e, alle prime luci del giorno, andò dal vecchio e gli raccontò quello che era avvenuto. Quindi lo scongiurò di intercedere presso sua figlia per convincerla a lasciarlo in pace.

Il vecchio gli parlò con gli occhi lucidi: «Da quando Ruyi è morta non sono mai accaduti fatti simili. Ora voi mi dite che la sua anima è ritornata. Come potervi credere?» In quel mentre entrò sua moglie in lacrime che disse: «Questa notte ho sognato Ruyi che mi ha annunciato le sue nozze con Yan Shengwo. Mi ha pregato di fissare la data più favorevole alle sue nozze. La cosa è strana, perché il bruco è morto, ma il suo filo è ancora intatto. Le circostanze meritano la nostra compassione.»

Lo studente era molto addolorato per l'infelice madre, ma non poteva farci nulla. Disse al vecchio che era il momento di partire. La pioggia aveva smesso di cadere e il cielo era molto grigio, ma lo studente non voleva restare altro tempo nella strana casa, anche se il vecchio voleva che restasse finché il tempo non si rimetteva. Salì a cavallo e riprese velocemente la sua strada, finché scese la sera e dovette fermarsi a riposare in una taverna.

Si era appena tolto i vestiti umidi e li aveva messi ad asciugare davanti al fuoco quando la porta della camera si aprì. La donna fantasma entrò dicendo: «Non credevo di essere così ripugnante da spingerti alla fuga e da spingerti a offendere i miei genitori.» Il giovane disse: «Non amo le situazioni clandestine, piuttosto preferirei la morte. Se ti prendo in sposa, voglio fare tutto secondo le regole e secondo le usanze in modo che nessuno resti danneggiato.»

La ragazza ammise: «Anche io disprezzo i rapporti illeciti, perciò prepara una portantina nuziale e portami dai tuoi genitori. Sono apparsa a mia madre per comunicare il nostro matrimonio, così nessuno potrà disprezzarmi. Ti prego solo di farmi viaggiare di notte perché di giorno, quando il sole risplende, io non posso farlo.» Lo studente propose: «Aspetta solo che abbia avvisato di persona i miei genitori. Andrò avanti a preparare le nozze, poi tornerò a prenderti.»

La donna si convinse, ma disse che l’avrebbe aspettato vicino alla casa dei futuri suoceri. Lo studente ritornò in città, ma non andò affatto dai suoi genitori per evitare di incontrare il fantasma. Trascorsi alcuni mesi pensò che era fuori pericolo e che poteva ritornare a casa. Ma, sebbene avesse preso una strada secondaria vide che la misteriosa fanciulla lo aspettava come aveva promesso. Allora comprese che non aveva scelta e accettò di prenderla in moglie.

Il giovane non era sposato e la fanciulla, tranne che per la sua strana natura, era in tutto e per tutto uguale a una donna normale. Anzi, era anche meglio di altre donne: era la moglie perfetta per i suoi gusti. La donna, appena giunta a casa del marito, era andata a salutare la suocera e le due cognate secondo l’etichetta. L'uomo disse che la moglie soffriva di una rara malattia che le impediva di stare al sole, per cui faceva tutto alla luce della lampada.

La madre gli credé, per cui i giovani sposi vissero felici per sei mesi in casa dei genitori di lui. Intanto i loro rapporti diventarono sempre più affettuosi, perché la donna era amabile, affettuosa e molto soddisfacente come moglie. La fanciulla fantasma trattava sua suocera con rispetto e la suocera la ricambiava con molto affetto. Le due cognate erano molto invidiose, perché sapevano di non essere alla sua altezza. Decisero di ucciderla con il vino avvelenato, ma la fanciulla bevve e non morì.

Le due donne discussero la strana questione e conclusero: «Questa donna è molto misteriosa. Del suo passato non sappiamo nulla e, in sei mesi, nessuno dei suoi parenti è mai venuto a trovarla. Se non è un mostro è certamente un fantasma.» Convinsero i loro mariti a interrogare il fratello finché lo fecero parlare e seppero la verità che riferirono alla suocera. L’anziana signora fu terrorizzata nell'apprendere che suo figlio aveva sposato un fantasma.

Le due donne chiamarono un mago per fare un esorcismo che potesse scacciare il fantasma, ma tutti gli amuleti e le formule magiche furono inutili. Videro passare un vecchio taoista con una barba e lunghi capelli bianchi che porgeva una ciotola per avere l'elemosina. Gli chiesero se sapeva fare gli esorcismi capaci di scacciare i fantasmi. Il monaco rispose che sapeva scacciare demoni e spettri, e che sapeva guarire le strane malattie che nessuno guariva.

Quando le due cognate seppero che faceva tutto ciò che serviva al caso, lo fecero entrare. Il vecchio entrò in cortile, recitò alcune strane formule facendo alcuni giri con la sua ciotola. Mise la ciotola in terra e tracciò dei misteriosi gesti nell'aria. Fu allora che si vide il fantasma uscire urlando di casa e dissolversi in un sottile filo di fumo nero che svanì in aria.

Il giovane fu molto addolorato, ma il monaco disse: «Giovane signore, non siate triste. Non potevate vivere con una sposa fantasma, perciò un povero monaco ha trovato la soluzione.» Dopo aver detto questo, il vecchio prese le sue ciotole e fece per andare. Le due cognate volevano pagarlo, ma lui le fissò e disse: «Avete complottato per fare del male alle persone per bene, ma non potete ingannare impunemente spiriti e fantasmi. Da adesso sarà meglio per voi se non sgarrate!» e se andò via.

Da quel giorno, il giovane era sempre triste e inconsolabile. Se gli proponevano il matrimonio non l'accettava anche se la dote della sposa era molto generosa. Nessuna gli piaceva come gli era piaciuta la precedente moglie, Ruyi. Una sua zia aveva una figlia molto bella che era affetta da una strana follia. La giovane vagava mezza nuda e tutta spettinata, e non riconosceva più nessuno dei suoi cari. La famiglia si vergognava della povera folle e la teneva nascosta, perciò nessuno la voleva in moglie sebbene fosse la più bella della città.

Quando la zia seppe che il monaco aveva cacciato il fantasma, lo mandò a chiamare per curare la figlia. Il vecchio disse che poteva guarirla, ma era necessario che la fanciulla venisse subito maritata. La guarigione non sarebbe stata definitiva se la ragazza non si fosse subito sposata. La donna disse che non aveva problemi a trovarle marito. Se non era ancora sposata era solo perché era folle ma, se guariva non avrebbe avuto difficoltà a trovargli un marito.

Il monaco fu condotto dalla malata. Il vecchio scrisse delle formule magiche su un foglio che bruciò, ne mischiò le ceneri con un liquido scuro che trasse da una fiaschetta. Fece bere alla malata la strana pozione, poi agitò la sua ciotola e tracciò dei cerchi nell'aria mentre pronunciava le formula magiche. Continuò a recitare, finché apparve un sottile filo di fumo nero che avvolse la fanciulla in tre cerchi, e le penetrò in bocca. La fanciulla assorbì il fumo e cadde svenuta mentre il monaco diceva: «La fanciulla è guarita!»

Si raccomandò che la facessero riposare fin quando avesse voluto, e andò via. La donna vide che la figlia respirava tranquilla mentre dormiva, poi la fanciulla si svegliò e sbadigliò. Si fece portare dell’acqua calda per lavarsi, si mise delle vesti pulite, si pettinò. Si mise seduta sul letto, mise da parte un ricamo e prese delle candele per leggere i suoi libri. Sembrava diventata anche più intelligente di quanto fosse prima della sua follia, e la notizia della sua guarigione si diffuse ovunque.

La madre dello giovane Yan andò a trovare sua nipote e vide che si comportava con dignità. Era ritornata giudiziosa e non mostrava tracce di follia per cui pensò di farla sposare con suo figlio. Anche la madre della ragazza fu felice della proposta, diede la sua parola e fu fissata la data delle loro nozze. Quando lo studente ebbe visto che la ragazza, la giudicò bella, virtuosa, colta e raffinata e pensò che gli ricordava stranamente la sua amata Ruyi. Acconsentì a sposarla e fecero le nozze che furono molto ben riuscite.

Un giorno, mentre i due giovani ridevano insieme, la moglie chiese: «Chi credi che sia?» Lo sposo rise: «Sei la figlia di mia zia. Perché me lo chiedi? Stai forse impazzendo di nuovo?» La donna spiegò: «Le cose non stanno così. Io sono la tua sposa Ruyi e il monaco è un immortale che ha avuto pietà dell'innocente priva di colpe e perseguitata. Ha catturato la mia anima e l’ha infusa nel corpo di tua cugina che era ormai giunta alla fine della sua vita. Mi ha concesso una rinascita in un corpo preso in prestito: è per suo merito se siamo felici. Dovremmo fargli una statua d’oro.»

Lo studente fece come gli diceva sua moglie, infatti fecero fare una statuetta d’oro raffigurante il monaco taoista e la misero nelle stanze interne. Tutte le mattine e tutte le sere gli bruciavano l'incenso e gli rendevano omaggio con grande devozione. Le due cognate erano gelose anche della nuova sposa, perciò spiavano i due giovani e sentirono tutto. Temendo che Ruyi potesse vendicarsi dei torti subiti decisero di giocare in anticipo, andarono dalla suocera e accusarono la povera fanciulla di essere un fantsma.

La suocera disse: «La ragazza che accusate è la figlia di mia sorella. È stata ammalata per molti anni finché un sant'uomo l’ha guarita. Il fatto che abbia fatto forgiare l’immagine in oro del monaco è dovuta alla riconoscenza che sente nei suoi confronti. Mia nipote si comporta come si deve e non può essere un mostro entrato in un corpo rubato, come voi mi dite. Con quali prove la accusate?» Le due cognate rimasero zitte poi dissero: «Temiamo che il monaco non sia un santo ma un mago malvagio.»

A quelle parole la suocera rispose: «Allora mi dite perché gli avete chiesto di esorcizzare il fantasma? Se era un essere malvagio, perché l’avete chiamato voi stesse in casa mia?» Le due donne non seppero più cosa dire e uscirono. Dopo questo fatto, la suocera amò ancor più la sua giovane nipote, mentre le due cognate la odiarono sempre di più, per cui misero dell’arsenico nei dolci della sua colazione, ma i dolci uccisero i loro figli che li mangiarono per errore.

Lo studente capì la tresca e decise di partire per allontanare sua moglie da quelle donne pericolose. Si trasferì a sud dove acquistò un grande terreno su cui fece costruire una bella casetta dove andò a vivere con la moglie. Una volta che si fu sistemato, andò a prendere sua madre per prendersi cura di lei. Quindi informò i coniugi Liu che erano diventati loro vicini, e le due famiglie ebbero sempre ottimi rapporti. Lo studente fece costruire una bella tomba per Ruyi e, ogni anno, i due sposi andavano a rendere omaggio al suo sepolcro.

Buona erranza
Sharatan

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