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giovedì 10 gennaio 2013

Un centro di coscienza e di espressione



"L'uomo seleziona solo a proprio beneficio;
la natura solo a beneficio dell'essere che accudisce.
Ogni carattere selezionato viene sfruttato a fondo
e l'essere si viene a trovare nelle migliori condizioni di vita. "
(Charles Darwin - La selezione della specie)

Gurdjieff dice che la verità è una conquista del singolo uomo, infatti nessuno può comprendere al posto di un altro. Gli uomini acquisiscono delle nozioni e possono trasmettere queste conoscenze ai loro simili, essi possono indicare la strada per fuggire, ma non possono trasmettere la comprensione. Per comprendere, è necessario che colui che parla sappia cosa dice, ma anche chi ascolta deve saper comprendere il senso di ciò che viene detto.

Chi ascolta non deve ascoltare passivamente, ma deve cooperare, cioè deve saper ascoltare in modo attivo. Non esiste un linguaggio adatto a comunicare la comprensione, perché il linguaggio si è cristallizzato nelle parole, e le parole sono sempre legate al contesto che gli viene attribuito dai popoli e agli usi e costumi che sono più in voga al momento. Le parole dovrebbero essere plastiche, cioè dovrebbero potersi trasformare assieme al tempo e al mutare della mente dei popoli, perciò dovrebbero essere plasmabili, ma questo non può essere.

A causa di tutti questi motivi, la comprensione appartiene solo al singolo uomo, perciò nessuno può insegnare quello che ognuno deve cercare in modo autonomo. Nessuno può insegnare ad un altro come diventare buono, altruistico e pacifico, ma si può incitare a cercare in noi stessi la chiave per conoscersi e per cambiare la propria interiorità. Nessuno può imporre il cambiamento negli altri, infatti ognuno può cercare soltanto di modificare se stesso.

Molti credono di riuscire a cambiare il mondo usando la politica, l'economia o con la rivoluzione, ma l'unica via che resta praticabile è quella dell'ampliamento della coscienza personale che avverrà solo quando l'amore e la tolleranza entreranno nel cuore dell'uomo. Finché l'uomo resterà un essere egoista, il suo egoismo troverà mille strade astute per perpetuare lo sfruttamento e il suo opportunismo crescerà, perciò la prepotenza del forte prevarrà sempre sull'essere debole.

Solo il singolo individuo può persuadere se stesso che è necessario iniziare a pensare in modo nuovo. Solo il singolo può convincersi che è meglio pensare ponendo l'amore, la comprensione e la tolleranza reciproca come valori primari, perché non ci conviene continuare a valorizzare il profitto se questo continua a produrre solo dolore. Bisogna sapere che l'evoluzione cosmica segue un corso che possiede il suo ritmo, perciò anche l'uomo segue un ritmo evolutivo, ma il percorso individuale può avere una velocità diversa dall'evoluzione cosmica generale.

Gurdjieff avverte che l'evoluzione individuale viene determinata dalla condotta dell'essere individuale, perciò può anche avvenire che un essere possa anticipare l'evoluzione della sua razza. Avviene perciò che un singolo possa anticipare l'avanzamento evolutivo del gruppo, ma se questo avviene, costui dovrà imparare a trovare solo nel suo intimo la fonte della sua gioia. Se questo avviene, e se questo soggetto diventa l'anticipatore troppo precoce dei tempi futuri, allora sarà votato alla solitudine.

Chiaramente vive più felicemente chi sa evolvere procedendo parallelamente con l'evoluzione generale, infatti ogni cosa segue l'evoluzione progressiva, però costui potrà amalgamarsi più facilmente agli altri, e potrà fluire più armoniosamente con l'avanzare della vita, arrendendosi facilmente alla trasformazione che avviene. E' necessario saper vivere esaminando con molta attenzione tutto quello che ci circonda, ma è necessario anche comprendere e assecondare la natura e la qualità dei nostri più intimi impulsi.

Questa è la strada che coniuga più armoniosamente la libertà personale e la semplicità dell'adattamento, perché è una strada che non vede alcuna resistenza al naturale evolvere delle cose, perciò ci aiuta a vivere facendo un facile superamento di quello che si è concluso. Chi non riesce a conciliarsi con il naturale flusso del mutamento che muove il mondo subisce il dolore di questa frattura interiore, perché resta ancorato al passato e alla ricerca inutile di quello che non esiste più.

La vita materiale è il mezzo migliore per evolvere, però tutto quello che diventa inutile va abbandonato come se fosse una cosa morta che va archiviata tra ciò che muore. Tutto quello che muore si è concluso perché ha finito il suo corso, infatti non ha più nessuna utilità per il nostro avanzare, perciò dobbiamo imparare a nascere ogni giorno come se fossimo ogni giorno un essere nuovo.

L'uomo è alla continua ricerca della verità, perché la ricerca offre la possibilità di trovare condizioni di miglioramento, perché se non fosse possibile migliorare vuol dire che il destino dell'uomo sarebbe quello di vivere immobile, ma l'inerzia è la condizione che è posseduta solo dalle cose morte. Il desiderio di conoscere ci spinge sempre a progredire, e agisce così in tutte le specie animali, infatti la ricerca di nuove possibilità di vita comporta anche un migliore adattamento all'ambiente.

Queste due cose sono sempre correlate, infatti senza una trasformazione di condizioni ambientali l'evoluzione si fermerebbe, e la vita sarebbe un caso sempre più raro e vedrebbe solo individui poco resistenti. L'adattamento alla vita non avviene solo per quello che riguarda l'involucro fisico, ma avviene anche in tutti gli altri veicoli, perciò la fase iniziale della trasformazione è molto entusiasmante, ma poi interviene l'abitudine per cui l'intensità dell'entusiasmo diminuisce.

Avviene così in tutte le cose, perciò il fenomeno è osservabile nel cosmo ma anche in ogni novità, sia che parli del nuovo lavoro, dell'arrivo di una passione o anche di una cosa che ci regalano. L'uomo è spinto alla ricerca della novità, e la ricerca di innovazioni maggiori ci spinge sempre verso un progresso, infatti gli innovatori sono la forza vitale delle società. Quando un'istituzione si chiude all'innovazione è segno che è destinata a morire, perché essa entra nell'entropia essendosi privata del beneficio di risorse per rinnovarsi e arricchirsi.

Tutto ciò che si ferma è destinato a morire, perché tutto deve progredire, infatti il sopraggiungere di nuove condizioni comporta anche l'apporto di nuove forze, sebbene i rivoluzionari vengano accolti con fastidio, perché vengono a disturbare un ordine che si è costituito. Ma, proprio per il fatto che essi disturbano quell'ordine esistente, solo gli innovatori possono aprire le vie delle nuove cognizioni, perciò impediscono che le cose preesistenti possano crollare per consunzione.

Quando una società o una struttura crede di non dover imparare più nulla di nuovo è destinata a finire, perciò per innovare è necessario avere il coraggio e la volontà di abbandonare le vecchie certezze per cercare un'altra verità. Comunemente non si accetta di lasciare la via che corrisponde alle nostre aspettative e ai desideri, perciò nessuno vuole abbandonare di sua volontà il contesto a cui si adatta meglio.

Solo chi sente delle limitazioni e delle barriere al suo pensiero e al suo modo di essere sa lasciare il rifugio che non sente più sicuro per andare a cercare altrove una verità migliore. Da tutto questo si comprende come solo quegli uomini che cercano e vogliono una verità più autentica e piena di quella che esiste possono arricchire la verità che la società o la comunità possiede.

Esaminando l'evoluzione umana vediamo che, inizialmente, l'uomo non ha la coscienza di sé, perciò è un essere che funziona con l'attivazione dei centri di sensibilità e dell'istinto. Nello sviluppo iniziale l'uomo non si discosta molto dallo sviluppo delle altre specie animali. L'incarnazione interviene per costruire tutti i veicoli idonei a essere definiti degli animali superiori, perciò ci incarniamo come uomini per superare lo stadio animale e per costruire gli strumenti adatti a manifestare l'essenza profonda di noi stessi.

Con l'incarnazione perfezioniamo la nostra individualità, perciò viene il momento in cui si raggiunge il livello in cui l'uomo diventa cosciente di sé stesso, perciò viene il momento in cui si diventa un centro di coscienza e di espressione. Prima l'essere umano era completamente dipendente dall'ambiente esterno, perciò tutte le sue reazioni erano condizionate dalle condizioni esterne, e le sue risposte erano automatiche.

Con il primo livello di evoluzione si apre la nuova dimensione dell'io, perciò l'uomo entra nel mondo della separazione in cui tutto è suddiviso tra ciò che è "mio" e ciò che è "altro da me". Questo mondo è popolato da una grande quantità di stimoli che sorgono con prepotenza sotto l'impulso dell'egoismo, dell'avidità e della brama di possesso. Queste forze sono tutte le qualificazioni di cui l'io si nutre per potersi percepire come essere che è separato dal mondo esterno.

Tutte le forme di manifestazione che emergono, inizialmente vengono in modo violento, perciò molte filosofie le paragonano ai demoni furiosi dal temperamento violento e dal carattere insaziabile. Tutto ciò che produce l'io possiede i tratti della violenza, della ferocia e dell'insaziabilità, perché queste qualità sono tipiche dell'egocentrismo che si vuole impone anche se deve usare il furto, l'omicidio e la ferocia.

Anche dalla dolorosa nascita dell'individualità vediamo che l'indole dell'uomo non differisce dall'animale quando egli cerca di soddisfare il suo desiderio. Chiaramente l'uomo deve superare questo livello primitivo, perciò interviene l'elemento che deve riequilibrare questo comportamento primitivo. Le azioni di un individuo così poco regolato potrebbero ripercuotersi sull'ambiente che lo circonda e colpire gli esseri che gli sono vicini.

Secondo una legge di natura, esiste una limitazione, infatti esiste una inibizione naturale che viene collegata alla libertà d'azione delle persone, infatti il libero arbitrio viene sempre dosato in modo che l'essere meno evoluto venga maggiormente condizionato e inibito nella sua piena espressione. Gurdjieff avverte che esistono sempre delle forze positive e negative che permettono l'azione equilibrata che vediamo quando interviene un pareggio di forze.

Secondo la legge che regola le forze, quando agisce una forza positiva e prepotente nella richiesta, interviene una forza pari di segno negativo con azione inibitoria, e questa opposizione che ristabilisce l'equilibrio sorge dall'ambiente. Seguendo questa legge naturale vediamo che ogni cosa ha una polarità positiva e una negativa, e tutto possiede questo lato che è visibile per gli effetti. Ogni cosa, ogni forza e ogni potere possiede questa opposizione di polarità che è necessaria per poter avere l'equilibrio che ripristina l'omeostasi di cui la natura necessita.

Tutta la natura ha una doppia polarità necessaria per dosare, perché più la forza rischia di essere preponderante e maggiore deve essere l'inibizione che essa deve ricevere. Se abbiamo compreso il ragionamento impariamo perché più l'essere si evolve e maggiore diventa il grado di libertà di cui egli può fruire, infatti ad ogni essere è concesso il livello di libertà di cui riesce a fruire senza abusarne e senza danneggiare il suo prossimo.

Perciò vediamo che la libertà diventa sempre maggiore mano a mano che si procede nell'evoluzione, perciò vediamo come ogni organizzazione religiosa, sociale e politica con i suoi divieti e le sue sanzioni sorge per tenere sotto controllo gli esseri poco evoluti. Vediamo che i comandamenti e le leggi sono funzionali per impedire che la distruttività di esseri poco evoluti possa prevalere. Gli esseri poco evoluti spiritualmente sono tenuti sotto controllo con la minaccia delle punizioni e con la paura di subire un castigo più doloroso del piacere che potrebbero trovare.

La paura e la minaccia sono necessarie per limitare l'arbitrio dell'individuo che non possiede l'evoluzione spirituale che gli impedisce di nuocere senza bisogno di usare le sanzione e il controllo. Le istituzioni sono un riduttore che da l'autocontrollo che l'individuo non sa attivare in modo autonomo, perciò le organizzazioni fanno conquistare collettivamente ciò l'uomo singolo non sa conquistare.

Lo stesso avviene nelle organizzazioni spirituali, perciò ci si avvicina ad esse credendo di ottenere una evoluzione più veloce, perciò si crede che le adesioni siano sufficienti per arrivare alla meta, ma è l'ego molto vitale e prepotente che aspira a diventare più grandioso. Questo spiega perché si può diventare solo un informatore per i simili, ma nessuno si può atteggiare a maestro. Ognuno può conversare di questi concetti, ma nessuno può essere guru di altri.

Nessuno può avere seguaci e nessuno può giurare che l'altro comprenda, infatti la convinzione di avere completato l'indottrinamento dimostra solo la megalomania dell'ego. Chi si sente guru o maestro deve sapere che molti predicatori e discepoli di Cristo son morti da tempo, ma nessuno morì di morte naturale circondato da cari affetti familiari. L'evoluzione di ognuno è quella che è, ed è quella che ognuno sa conquistare e di cui risponde solo davanti alla sua coscienza, perciò non esiste qualcosa che la possa aumentare.

La cosa più paradossale è che l'avanzamento spirituale comporta un proporzionale avanzare del livello di difficoltà e di responsabilità che la promozione comporta. I maestri dicono che, se viene accresciuto il nostro valore si diventa anche più responsabili, perché l'accresciuta reputazione richiede un lavoro più duro per mantenere il livello di prestigio, infatti non si può più ridiscendere al livello inferiore.

Chi possiede questo credito possiede un'assegno firmato con una grossa cifra in bianco, perciò deve essere molto accorto sul modo con cui vuole usare il suo credito perché, in cielo, questa fiducia totale si concede pure, ma solo a chi da prova di non volerne approfittare. Nel caso che diciamo, in cielo avviene al contrario di quello che accade in terra dove sono usate tutte le scappatoie legali e illegali per salvare gli imbroglioni e i truffatori, infatti lassù non è così facile imbrogliare.

Buona erranza
Sharatan



venerdì 14 ottobre 2011

L’attenzione consapevole


“Tu devi superare lo stato
in cui le forze razionali
possono ancora venirti in aiuto.
Quando, infine, non avrai davvero più niente,
allora considera questo stato
con molta precisione.
Ma, che cos‘è dunque?”

(Bassui Tokusho)

Siddharta sedeva sulla riva del fiume e guardava le acque vorticose che trascinavano i sassi strappati dalle rive, osservava la corrente che sommergeva gli insetti che erano caduti nelle acque, infatti essi erano risucchiati e affogavano. Poi vide dei massi poderosi che erano al centro del fiume e che riuscivano a resistere alla violenta corrente restando inamovibili e indifferenti alla furia del fiume. Siddharta pensò che l’uomo vive nel fluire dell’esistenza come l'insetto che è sommerso dai gorghi, perciò si chiese come potersi liberare dal flusso dell’oblio e dalla ruota della nascita e della morte.

Siddharta trovò la risposta quando diventò il Buddha, infatti quando fu Risvegliato, comprese che la liberazione dal Samsara della sofferenza, della morte e dell’illusione diventa possibile se impariamo a stare attenti e concentrati in modo consapevole davanti a ciò che avviene. Gurdjieff dice che l’attenzione è l’unica via terapeutica per sanare la malattia dell’uomo che è addormentato e inconsapevole, infatti aprire gli occhi alla realtà impone il distacco dall’automatismo del pensiero e libera dagli stereotipi e dalle astrazioni da cui è oberata la mente umana.

L’attenzione e il ricordo di sé sono i due cardini della tecnica con cui Gurdjieff risvegliava i suoi allievi alla realtà autentica, perché lo stato di grazia è raggiungibile solo dopo un addestramento duro che esercita la mente a percepire con la massima apertura. Se la mente è vuota percepisce l’infinito, perché essa non giudica la realtà e non pretende di cambiarla, in quanto s’impegna solo a percepire la realtà. Perciò, la consapevolezza inizia con lo sforzo di osservare se stessi, perché l’osservazione cosciente produce una separazione interna tra ciò che vediamo e il soggetto che percepisce.

Gurdjieff dice che l’uomo ordinario del suo tempo non comprendeva il valore del motto di Socrate “Conosci te stesso” che si riferisce alla necessità di conoscere la macchina umana, perché la struttura è più o meno la stessa per tutti, perciò essa va studiata se vogliamo conoscere il funzionamento dell‘uomo. Dobbiamo conoscere le funzioni e le leggi dell’organismo, perché nella macchina tutto è collegato e una cosa dipende dall’altra, perciò è impossibile studiare la struttura senza conoscere lo schema generale. “La conoscenza di una parte richiede la conoscenza dell’insieme,” dice Gurdjieff, perciò è possibile conoscere tutto, ma solo se sappiamo usare il metodo giusto e se sappiamo fare un lavoro complesso e duro.

Conoscere se stessi è un ideale molto elevato e astratto per il livello dell’uomo odierno, perciò il suo scopo più elevato deve essere quello di studiare se stesso e dobbiamo capire che è necessario conoscersi bene, perché lo studio di sé è il lavoro ovvero è la via che conduce alla conoscenza di sé. Per studiare dobbiamo imparare come capire, da dove cominciare e quali mezzi possiamo usare, perciò bisogna imparare anche come si studia l‘uomo e il metodo fondamentale per lo studio di sé è l’osservazione. Se l’uomo non conosce le sue funzioni e non sa come esse sono collegate, perciò se non pratica l’osservazione di sé non comprende perché “tutto accade.”

Conoscere le funzioni significa saper riconoscere le divisioni dell'uomo e saperle definire, perciò vederle in modo immediato. La definizione non può essere una conoscenza verbale e teorica ma deve essere una percezione interna, di cui sappiamo sentire il gusto, perciò dobbiamo sentirla come una sensazione intima e interiore. Possiamo usare due metodi per osservarci: il primo è l’analisi o il tentativo di analizzare da cosa dipende il fenomeno e perché esso si verifica, e il secondo è il metodo delle “constatazioni” che è la semplice registrazione di ciò che vediamo.

Nella fase iniziale non dobbiamo presumere di saper analizzare, perché l’analisi verrà più tardi quando saremo più esperti: se analizziamo troppo precocemente l’attenzione viene distolta, perciò l’analisi frettolosa fa omettere la raccolta di informazioni molto preziose. Se siamo impegnati a fare ipotesi ne veniamo assorbiti, perciò tralasciamo di osservare, poiché non possiamo osservare e analizzare, infatti non possiamo fare le due cose contemporaneamente. L’analisi che non considera la struttura generale della macchina è una perdita di tempo, perché l’analisi necessita di avere delle informazioni esatte sotto forma di molte registrazioni.

Le registrazioni sono l’osservazione di ciò che avviene in certi momenti, perciò solo se abbiamo una sufficiente quantità di registrazioni, e se conosciamo la nostra struttura possiamo analizzare correttamente. L’osservazione di sé non è l’osservazione ordinaria che possiamo fare, infatti l’osservazione corretta inizia con lo studio delle nostre funzioni. Osservando dobbiamo considerare e distinguere le 4 funzioni fondamentali che corrispondono ai nostri 4 cervelli o centri, perciò dobbiamo distinguere le funzioni intellettuali, le funzioni emotive, le funzioni motorie e le funzioni istintive.

Ogni fenomeno che osserviamo si riferisce a queste funzioni, perciò conoscerle è essenziale, ed è in questo senso che l’osservazione corretta riparte sempre da zero: quello che abbiamo osservato e pensato di noi in precedenza va eliminato, anche se le vecchie osservazioni fossero valide. Tutto il materiale precedente è stato elaborato con la precedente conoscenza, perciò è stato elaborato in modo inesatto ed è inadatto per l’osservazione corretta: se avessimo visto degli elementi utili potremo osservarli anche in seguito.

Nell'analisi dobbiamo rivedere dall’inizio, infatti è necessario osservarsi come se non ci conoscessimo e come se fossimo sconosciuti a noi stessi. L’immaginazione e il sogno sono esempi dell'errato funzionamento del centro intellettuale, perciò l’osservazione dell’immaginazione e del sogno sono la parte essenziale dell'osservazione di sè. Più tardi vedremo anche le abitudini, poiché l’uomo è pieno di abitudini sebbene tutti dicano che non ne hanno, ma i centri umani sono intessuti con le abitudini, perciò esse vanno sapute vedere.

Osservare le abitudini è molto difficile, perché per vederle è necessario essersene liberati anche per poco tempo, infatti solo se cerchiamo di sfuggirle vediamo la presa che esse esercitano su noi, ma finché restiamo vincolati non le notiamo, perciò la lotta ci rende coscienti e le fa percepire meglio. Finché siamo governati dalle abitudini non le percepiamo, perciò bisogna opporsi a esse, infatti la lotta alle abitudini è un'altra via per praticare l’osservazione.

Nessuno può osservarsi se non tenta di lottare contro se stesso e se non contrasta le sue abitudini: ma la lotta non produce dei risultati e dei cambiamenti immediati, perché lottare contro le abitudini è un percorso lungo e faticoso, ma è così che si comincia. Se vogliamo conoscere le abitudini del centro motore osserviamo come camminiamo, il tipo di passo, la velocità e l’impulso del movimento, ma per veder bene è necessario cambiare il nostro modo di camminare e saper camminare in modo diverso da come siamo abituati, infatti mentre tentiamo di cambiarle vediamo bene le abitudini del centro motore.

Una delle abitudini che possiamo cambiare è l’espressione delle emozioni negative, perché lo studio e l’osservazione delle emozioni va unito alla lotta contro l'espressione delle emozioni sgradevoli e questa lotta è l’unica lotta che può essere vinta. Se l’osservazione è fatta in modo giusto scopriamo delle cose che non sapevamo, cioé che nulla in noi avviene in modo autentico e consapevole, ma che tutto avviene come una reazione automatica. Osservando, vediamo che siamo automi, perché le azioni, i pensieri, i sentimenti e le parole sono delle reazioni meccaniche, infatti ciò che accade fa sorgere degli Io sconosciuti. Ogni fatto è lo shock esterno che fa sorgere un Io nuovo che sommerge l’Io precedente, perciò sappiamo che è l'esterno che fa sorgere l’Io.

Se non percepiamo il cambiamento violento restiamo immobili nell'inerzia, perciò le nostre azioni sono condizionate dalle spinte del mondo esterno e non provengono da un Io stabile interiore. La cosa più importante che impariamo nell'osservazione di sé, dice Gurdjieff, è che non percepiamo noi stessi e che non siamo coscienti di noi, perché l’automatismo sommerge la coscienza. Perciò dobbiamo “ricordarci di noi” e il ricordo va conservato mentre osserviamo e mentre analizziamo: solo se le osservazioni hanno "il ricordo di sé" assumono valore autentico, altrimenti viviamo in modo inconsapevole. Sapere questo è conoscere molto del lavoro che si può fare, perché se l’uomo è consapevole che non si ricorda di sè, è molto vicino alla comprensione del suo essere.

Nella vita avviene che le circostanze esterne facciano sorgere il ricordo di sé, che non è l’introspezione interiore ma è il senso della presenza piena a noi stessi, e questo avviene quando accadono delle cose inattese e potenti: il ricordo giunge con l’irrompere dello shock che sconvolge le abitudini della nostra vita. La sensazione di piena presenza viene ridestata dai momenti di potente emozione o di grande pericolo, perché ci sono dei momenti in cui non possiamo perdere la testa, perciò dobbiamo percepirci meglio, quindi ci vediamo e ci sentiamo pienamente, ma siamo sorpresi di ciò che vediamo, perché è come se vedessimo uno essere sconosciuto: è in questi momenti che l’uomo si ricorda veramente di se stesso.

Molte cose vengono sepolte nella memoria, perché la nostra memoria è molto limitata, perciò le esperienze di ricordo sono dimenticate molto velocemente. L‘uomo lavora sempre al minimo delle sue possibilità e non sviluppa tutte le sue facoltà, perciò la sua potenzialità non è sfruttata, ma lui dice che è la macchina a essere limitata: la verità è che non abbiamo voglia di faticare. L’osservazione di sé ci induce a riconoscere la necessità di cambiare, e anche il solo sforzo di provare fa cambiare i processi interiori: l’osservazione è lo strumento che illumina ciò che è oscuro, perché un barlume di consapevolezza può fare il cambiamento.

Dobbiamo vedere ciò che l’uomo è in daterminati momenti, dobbiamo vedere i pensieri, gli umori, le espressioni del viso, la postura del corpo e così via, e dobbiamo fare delle fotografie di quegli istanti. Le foto vanno scattate nei momenti più interessanti, perché dobbiamo evidenziare i gesti, le espressioni, le emozioni e i nostri pensieri caratteristici. Se le immagini sono interessanti e se sono in numero sufficiente avremo l’immagine che l’uomo si crea, perciò conosceremo l’immagine sulla quale ognuno costruisce la sua identità, e con cui ha vissuto fino a quel momento.

Ma la totalità osservata sarà molto lontana da ciò che si credeva di essere, perché si vedrà il volto di un uomo diverso e l’uomo sarà lui stesso ma non lo sarà, perché è ciò che tutti conoscono ed è ciò che pensiamo di essere, ma non è ciò che veramente siamo. Vedremo l’irrealtà, l’invenzione e l’artificio con cui abbiamo costruito ciò che credevamo di essere, perciò vedremo che è necessario separare l’irrealtà dalla realtà, perciò l’osservazione è necessaria per renderci consapevoli che siamo composti da due uomini.

Il lavoro interiore inizia quando comprendiamo che in noi esistono due opposti individui, di cui uno è passivo e soggiace a tutto ciò che accade, mentre l’altro è attivo e crede di dominare il mondo, perciò non siamo mai stabili e oscilliamo sempre tra due poli estremi. Vediamo che indossiamo delle maschere che recitano una parte e che si dominano l’una con l’altra: l'Io stabile compare raramente, perciò è necessario conservare il ricordo di quando giunge. L’uomo è schiavo di tendenze opposte che non esprimono la sua volontà, perciò agiamo seguendo l'impulso del momento.

Dobbiamo avere il coraggio di vedere che non siamo padroni di noi stessi e avere la forza di sopportare questa verità, perché la verità è la base concreta per poter giudicare noi stessi. Il segreto è nell’essere sinceri in modo totale, ma questo è molto difficile per gli uomini, dice Gurdjieff. La sincerità non è una dote innata perciò va imparata, perché essere sinceri non è un desiderio o una decisione, e non possiamo dirci sinceri se non abbiamo il coraggio di vedere chi siamo, perciò diventa necessario che qualcuno ce lo ricordi.

E’ l’atteggiamento verso chi ce lo ricorda che conta veramente, infatti chi ci risveglia va agevolato e non va ostacolato, come quando si afferma di non dovere imparare da nessuno, ma questa è la fase più critica del lavoro, perché chi perde la direzione in questa fase non la ritroverà più. Dobbiamo comprendere la necessità di osservarci, altrimenti continueremo a mentire, ci inventeremo dei personaggi falsi e non ci vedremo per come siamo: finché l’uomo s’identifica con ciò che non è, egli continua a essere schiavo di tutto ciò che accade, perciò la nostra libertà inizia con la liberazione da tutte le nostre identificazioni.

Buona erranza
Sharatan


martedì 4 ottobre 2011

La strategia dell’Uomo Astuto


“Se le cose si mettono male,
colui che conosce l’armonia,
sarà in grado di armonizzarle”
(Confucio)

L’uomo nasce incompleto, infatti la natura fornisce la maturazione delle strutture di base per garantirci la sopravvivenza fisica, ma di più non ci viene donato alla nascita. Se vogliamo evolverci ulteriormente è necessario che si voglia fare, perché la “coscienza” e la “volontà” vanno conquistate con un lungo lavoro interiore e con grandi sforzi, perciò l’evoluzione è raggiunta solo da coloro che sviluppano un ardente desiderio di perseguirla e che perdurano nel desiderio.

L’uomo non nasce con uno sviluppo completo perché la natura non ha bisogno di una umanità consapevole, in quanto la necessità di evolvere deve essere un’esigenza percepita dal singolo e solo se costui lo desidera ardentemente e se la sua coscienza sente l’urgenza di accrescersi, perciò solo se la volontà si attiva in questa direzione. La natura è giusta, perché non forza nessuno a fare ciò che non vuole, infatti l’evoluzione non può essere imposta a chi non la desidera, ed è giusto che sia così. L’uomo deve rappresentarsi internamente ciò che vuole raggiungere e poi deve sviluppare le strategie opportune per conquistare il suo obiettivo: se viene raggiunta questa condizione, allora è certo che la meta sarà perseguita, seppure a prezzo di grandi sforzi e di fatiche.

Noi siamo in relazione molteplice con il mondo, infatti percepiamo attraverso 3 vie di comunicazione: l’approccio con il mondo avviene primariamente con il corpo anche se non lo conosciamo, non lo comprendiamo e non lo ascoltiamo come dovremmo. Gurdjieff dice che non sappiamo neppure usare il centro emotivo, perciò non sappiamo neppure quali potenzialità il corpo può avere, perciò guardiamo il mondo e vediamo le cose, i problemi, la politica e tutte le relazioni con gli altri, perciò di tutto questo ci preoccupiamo, e se tutto va bene, sappiamo vedere le relazioni con l’interno e con l’esterno del corpo, perciò vediamo solo due dimensioni: l’interno e l’esterno.

Nulla sappiamo della relazione con noi stessi, perché non si crede che questo tipo di relazione sia importante, infatti nella realizzazione personale si privilegia il benessere fisico, il benessere economico e il successo sociale. Di altro non ci occupiamo, e se le cose si mettono male crediamo che la causa sia solo esteriore, perciò incolpiamo il destino, gli altri oppure le circostanze, perciò diamo la colpa sempre agli altri di tutto ciò che ci turba. L’uomo crede di sé tante falsità che riguardano principalmente la conoscenza di sé e la volontà di poter fare, perciò pensa di saper dominare la miriade di desideri e di volontà contrastanti che lo popolano.

Gurdjieff racconta un’antica metafora orientale che descrive come agisce il mondo sull’uomo e come l’uomo reagisce per evolvere sapendo usare abilmente l’azione del mondo, perciò si spiega come avviene il graduale sviluppo dell’uomo e le condizioni della crescita si raffigurano con la metafora del vaso o dell’alambicco che raffigura l’uomo. Immaginiamo un alambicco che sia riempito di varie polveri metalliche che sono in contatto una con l’altra, perciò se l’alambicco viene scosso, le polveri si mischiano tra loro. Colpendo il vaso, le polveri scendo e salgono, perciò non esiste una posizione definitiva per le polveri che dipendono da ogni colpo o da ogni scossa che è inferta all’alambicco: la relazione che le polveri metalliche hanno tra loro è quella della semplice mescolanza meccanica, perciò le polveri subiscono delle mescolanze che non sono mai stabili e definite.

Questa è l’immagine più pregnante per descrivere la nostra condizione psichica interiore ed esprime lo stato di variabilità e d’instabilità che sperimentiamo interiormente. Per rendere più stabile la condizione delle polveri metalliche dell’alambicco è possibile fonderle, in quanto la loro natura metallica ne permette la fusione, è possibile accendere un fuoco speciale che è in grado di scaldare e di mescolare le polveri, finché esse si trovano nella condizione di poter diventare un composto chimico. Dal momento in cui il composto si fonde in una lega, le polveri non possono essere più separate con la stessa facilità che esisteva quando venivano mescolate in modo meccanico.

Dalla fusione esce una lega particolare e individuale, e questo rappresenta la formazione del nostro secondo corpo che nasce dal fuoco speciale della frizione , cioè dal conflitto delle nostre tendenze opposte, perciò tra il “si” e il “no” che sono i desideri contrastanti da cui siamo travagliati. I fatti del mondo e gli avvenimenti ci imprimono un continuo cambiamento di posizione degli elementi che sono dentro di noi, infatti non abbiamo la capacità di resistere agli urti che la vita ci imprime, perciò basta molto poco per provare la sensazione che ci stiamo infrangendo come un delicato cristallo. Lavorare su noi stessi significa creare qualcosa di permanente che possa restare stabile e permanente anche davanti agli accidenti interiori.

Nella metafora orientale vediamo che possiamo avere una fusione se usiamo un fuoco particolare che può agire sulle polveri, e il fuoco è la coscienza che è l’unica che può formare l’unità al nostro interno. Pensando all’alambicco sappiamo che, se lavoriamo in un certo modo, perciò se usiamo il fuoco della consapevolezza si può agire sul composto chimico, infatti le caratteristiche della sostanza ottenuta sono di un certo tipo, perciò il composto possiede determinate caratteristiche che sono specifiche di quella sostanza. Un lavoro adeguato è in grado di accrescere queste caratteristiche, perciò la lega metallica assume altre qualità molto più raffinate di quelle che aveva all’inizio: quando le qualità si sono sviluppate e differenziate, in modo che la lega possa acquisire il terzo corpo vi è l’acquisizione di nuovi poteri.

E’ chiaro che le caratteristiche sono state sviluppate in modo artificiale e con un’azione esteriore, perciò queste qualità vanno stabilizzate e magnetizzate affinché divengano permanenti e definitive, e la stabilizzazione viene operata da un Io Osservatore. Questa figura, dice Gurdjieff, equivale alla formazione di un Intendente Delegato che dirige una compagnia di Io che vuole lavorare, anche se tutti gli altri non lo vogliono fare: se la figura delegata riesce a diventare abbastanza forte è possibile che si pervenga ad un Io stabile e inamovibile. Per poter descrivere questo sviluppo sono necessarie due condizioni, e cioè che l’uomo si senta realmente sommerso e soffocato dalle cose, che la vita gli riesca insopportabile per come si svolge, perciò il primo fattore è che si percepisca la vita solo con dei sentimenti negativi.

La seconda necessità è percepire che vi è qualcosa che non funziona e che ci rende insoddisfatti, perché c’è qualcosa che non va, e questo fattore d’insoddisfazione può avere due tipi diversi di esito, perché vi è chi sente che il suo mondo non va bene, ma non crede che ci possa essere il modo di cambiare perciò si rassegna, e poi ci sono quelli che vogliono essere aiutati e che sperano nell’aiuto dell’alto, perciò sperano anche nell’aiuto divino. Ma è qui che si gioca la carta dell’Uomo Astuto, secondo Gurdjieff, perché chi è astuto comprende che si trova in uno stato d’animo che è molto drammatico, che è nella crisi più nera, perciò deve trovare una soluzione ottimale.

Costui sente di aver perso ogni controllo di se stesso, perciò non può permettersi il lusso di poter indugiare e si applica seriamente, perciò non perde tempo a commiserarsi e sentirsi infelice e sfortunato. La strategia ottimale e il compito migliore in questo frangente consiste nel riappropriarsi dei propri centri interiori e contattare i vari Io che presiedono alle funzioni istintive, emotive e razionali. Per l’uomo che è in crisi è utile leggere i Dieci comandamenti, ma soprattutto i primi 5 che sono dei precetti psicologici, perciò dedicati all’interno dell’uomo, mentre i secondi 5 sono dedicati all’esterno e ai rapporti esteriori.

Nel primo comandamento è scritto: “Tu non avrai altro Dio, al di fuori di me stesso” perché è il massimo precetto che viene dall’alto, ed è inviato dalle gerarchie celesti superiori, perciò indica ciò che è primario e imprescindibile. Questo comandamento non è stato inteso nel modo adeguato, poiché se l’uomo ci credesse davvero tutta la sua vita sarebbe molto diversa, infatti le dottrine bibliche contengono degli insegnamenti molto più profondi e raffinati di quelli che ci insegnano, perciò le dottrine bibliche non le abbiamo comprese nel modo giusto: per iniziare il lavoro interiore è necessario avere questo primo Shock del Ricordo di Sé che è necessario per la trasformazione totale.

E’ da questo shock che inizia la trasformazione delle nostre cellule che saranno in grado di ricevere un nutrimento diverso, infatti nel primo comandamento è indicato qualcosa che ha un valore primario per l’uomo, e ciò che ha il valore maggiore domina l’intero essere. Ciò che ha il valore assoluto è solo Dio, perciò Dio è il riflesso nostro come noi siamo il riflesso di Dio, ma questo noi lo dimentichiamo spesso, infatti adoriamo molte cose strane e abbiamo delle divinità anomale che mettiamo al centro del mondo.

Questo è il primo concetto che dobbiamo acquisire se vogliamo uscire dal cattivo stato interiore, perché è il passo necessario per iniziare il lavoro soprattutto se navighiamo in pessime acque. Molti credono che essere in pessimo stato interiore dimostra che siamo degli esseri sbagliati e che non sappiamo fare nulla di giusto, e questo errore è molto comune. Gli stati negativi che sperimentiamo nella vita servono per rafforzare l’astuzia dell’uomo e per stimolare le sue capacità peculiari, così che lui possa ridestarle e perfezionarle, perciò nessuna astuzia e tecnica si potrebbe sperimentare se non sperimentassimo uno stato disagiato.

L’Uomo Astuto è quello che sa ricordarsi di sé in momenti diversi e con tecniche diverse, perciò solo se siamo in una condizione negativa possiamo acquisire la certezza che la nostra condizione sia solo transitoria, e che tutto si possa risolvere se abbandoniamo la sensazione che la condizione sia irrimediabile. L’unica condizione richiesta è quella di avere la certezza che si può sempre uscire dal momento negativo, e l’immaginazione non deve essere mai negativa e non deve impedirci di ricordarci di noi stessi. Questo è il primo Ricordo di sé e produce un rafforzamento della nostra forza vitale, perciò avere questa conoscenza è utile per capire che il lavoro interiore è sempre possibile e che l'elevazione è la sola via valida.

Nella vita tutti affrontano dei momenti problematici e tutti hanno delle preoccupazioni, infatti nessuno è indenne dalle tempeste della vita, perché dalle tempeste non esiste una via di fuga valida, se non quella di diventare dei naviganti molto esperti dell’arte della navigazione. Nella vita non possiamo avere la garanzia di poter affrontare tutto in modo perfettamente adeguato, perciò se percorriamo una strada con molti sassi e molti rovi, la soluzione migliore resta quella di attrezzarci usando un buon paio di scarpe molto resistenti e molto robuste.

Buona erranza
Sharatan


domenica 19 giugno 2011

Le vie del Sé


“Per prima cosa tutti voi non dovete credere a nulla,
e secondo non dovete fare nulla che non comprendete”

(Georges I. Gurdjieff)

C’è veramente bisogno di imparare le vie del Sé, di diventare sempre più intimi con i pensieri del cuore, di allenare la mente a lavorare con questi pensieri. E’ necessario accentuare la positività riguardo alle nostre capacità, è necessario accrescere la nostra compassione, andare verso la tolleranza, è necessario andare verso la creatività personale e verso la manifestazione dei nostri talenti: insomma dobbiamo avere una maggiore fiducia nel futuro.

Molti pensano che la conoscenza e la saggezza porteranno molti frutti spirituali, ma l’obiettivo diventa insostenibile se non sono rafforzate e illuminate dall’amore umano. Per questo il primo apprendimento è l’amore, ma quando si impara tramite cognizioni, queste ci rendono amabili e seducenti poiché aiutano l’esibizione della personalità e dell’intelligenza, ma la persona diventa sterile e fredda, poiché è priva dell’amore che trasforma l’erudizione in comprensione.

Nella cultura cinese vi è il simbolo taoista dello Yin e Yang, in cui il cerchio è diviso in una parte nera che ha un punto bianco al suo centro e una parte nera che ha un punto bianco: questo simbolo afferma che è vero che si distingue il nero dal bianco, ma la realtà è frutto di quell’equilibrio. Così dovremmo vedere la parte oscura di noi stessi, cioè la parte che percepiamo come la più miserabile.

E’ invece molto più diffusa l’immagine di una guerra tra i guerrieri della luce e i guerrieri dell’oscurità: è invece nella corretta interpretazione del simbolo taoista che dovremmo fare il riequilibrio tra i due aspetti. E’ in questo riequilibrio che va inquadrato il lavoro da compiere sul sé ombra. E’ assolutamente impossibile negare l’aspetto predatore dell’animo umano, come è impossibile negare di poter provare gelosia, cupidigia, invidia odio e vendetta e tutti gli altri difetti e vizi, ma sappiamo anche che noi siamo tutt’altro e molto di più.

Nel lavoro sul riequilibrio tra le tendenze più infime a cui può giungere l’animi umano, perciò dagli abissi interiori fino alle vette delle aspirazioni più nobili è stato collocato il lavoro che l’uomo, sommo artigiano dell’architetto celeste, deve saper compiere su se stesso. E’ davvero una grande conquista vedere il lato oscuro del sé come una risorsa e non come un difetto, e sentire che abbiamo un cuore potente e coraggioso, perciò sentirsi come un leone che è capace di dominare. Questo è il passaggio che gli sciamani chiamano la scelta dell’animale totem a cui assomigliare, poiché dobbiamo scegliere se diventare il cacciatore-totem oppure il predatore assassino.

L’animale totem può muoversi furtivamente nei sogni e tornare indietro per riferire le notizie di altri mondi e di altre dimensioni, così può aiutarci nella nostra ricerca di verità. E allora tutti gli aspetti del nostro sé ombra non appaiono poi così sudici o disgustosi se usiamo il potenziale creativo ed evolutivo delle nostre tendenze interiori, e se li vediamo come aiutanti nella nostra ricerca.

I lati oscuri come quelli luminosi sono influenzati non dalla natura dell’essere, ma dalle emozioni che li alimentano, per questo va raffinato il livello delle emozioni facendo chiarezza sul miscuglio di emozioni che offusca e opprime la nostra mente. Per questo dovremmo egualmente raffinare i nostri desideri fisici e il nostro desiderio di ricerca della conoscenza. In questo modo passiamo dal regno del dualismo yin e yang al ritmo dell’armonioso fluire dell’energia che circola liberamente in tutti i nostri chakra.

Finché non c’è il riequilibrio dei nostri lati oscuri con quelli luminosi vedremo le persone come catalizzatori negativi o positivi, infatti vedremo bianco o nero a seconda delle proiezioni che faremo sul mondo esterno e sulle persone, che è il modo indiretto di lanciare fuori il nostro lato luminoso e oscuro. Dobbiamo vedere in modo positivo anche quei momenti di buio in cui pensiamo che non possiamo farcela, perché nel momento vediamo che c’è un cattivo atteggiamento nel modo in cui siamo coinvolti, quindi abbiamo l’opportunità di migliorarlo.

Osserviamo quei pensieri e quei meccanismi che sono alla base dei pensieri, osserviamo i commenti che facciamo riguardo a quel tipo di pensieri, poiché spesso vi sono giudizi che vengono emessi sulla qualità del pensiero. Scopriremo che possono esistere delle voci che devono essere messe in un archivio segreto della memoria più profonda, ma queste voci non devono rimanere confuse con le voci che ci parlano tramite il sogno e tramite la riflessione.

In un archivio segreto e inaccessibile vanno rinchiuse le voci che parlano con parole che non sono le nostre, cioè tutte le voci dei genitori, dei guardiani e dei censori, dei profeti e delle autorità esteriori, perché l’unica voce che dobbiamo ascoltare, quando facciamo il riequilibrio interiore è una presenza interiore amorevole e compassionevole. Ma le vie dell’amore sono difficili, per cui spesso sono usate le forme del trauma per richiamare alla coscienza gli elementi che ci indeboliscono in modo che il dolore diventa un fissativo che rafforza l’attenzione su quello che ci distorce e confonde.

L’equilibrio del sé richiede il coraggio di superare sfide molto dolorose, ma nulla possiamo fare se non siamo innamorati di noi stessi, poiché è necessario innamorarci di noi stessi per poter vedere con compassione all’alternarsi di luce e di ombre che sono nelle eclissi del bene e del male presenti nel carattere di tutti. Un sé che è squilibrato produce un blocco energetico e quindi un tipo di energia che funziona come catalizzatore per il tipo di lezione di cui l’entità ha bisogno per apprendere la lezione che è necessaria allo sblocco e quindi all’evoluzione.

L’evoluzione interiore del sé si compie tramite tutte le lezioni che vengono imparate, ma questo non ha nulla a che vedere con la precisione con cui si eseguono i compiti o con il livello di miglioramento di questa precisione. Il miglioramento è nell’essere dell’entità, nel modo in cui essa reagisce, nella libertà e nella spontaneità con cui offre il suo amore, nella cura che dedica a coloro che pensa, nelle cose con cui occupa la sua mente, e negli ideali e nei sogni che gli stanno a cuore: il miglioramento dell’essere è nella capacità di creare luoghi di luce a cui può spingere il suo spirito.

Questo è il motivo per cui scrivono che l’equilibrio non giunge per coloro che si illudono di dirigere con abilità e con precisione la loro vita ma giunge per chi sa amare profondamente. Per questo motivo nessun equilibrio e nessuna saggezza viene dal pensare di avere come unico fine l’equilibrio stesso, poiché nessuno conosce se stesso fino in fondo, in quanto il sé è sempre cieco. Ricercare l’equilibrio è il fine, ma può nascondere l’insidia nell’orgoglio di credere di possedere la saggezza, perciò diventa l’arroganza del possesso delle verità assolute.

Siamo parte dell’energia, siamo un aspetto della consapevolezza, noi siamo un magma incandescente che si raffredda perdendosi nelle false concezioni del mondo che ci privano della nostra potenza. Per questo le nostre azioni possono perdere la loro efficacia e possiamo divenire dei continenti sconosciuti a noi stessi se crediamo di conoscere ciò che possiamo diventare. Ricordiamoci che siamo la scintilla di una luce più grande, che è molto più grande di quanto si possa percepire e che è in continuo miglioramento, poiché siamo in una realtà che è in espansione.

L’uomo teme di guarire dalla dualità, poiché vede l’evoluzione che è una via infinita come un percorso che richiede lo sforzo della volontà e l’esercizio di crescenti competenze, perciò l’uomo teme il suo risveglio, poiché non ama sottoporsi alla disciplina. Dobbiamo sapere che l’uomo muore solo quando gli diventa impossibile di poter lavorare al suo raffinamento, perciò solo l’amore per il nostro raffinamento ci deve dare la gioia di continuare.

L’uomo non deve sentirsi imperfetto e indegno perché il peccato non esiste, infatti l’uomo pecca solo quando non riesce a destarsi dal sonno, perciò non può colpire il suo bersaglio. L’uomo vive addormentato nei suoi sensi offuscati, per questo dobbiamo ricordare che è l’amore per questo lavoro che ci offre la gioia di fare. L’uomo deve migliorarsi perché ama farlo e perché deve sentire nel cuore, nella mente e nello spirito l’amore di essere il fiume armonioso che scorre verso l’oceano.

Buona erranza
Sharatan

mercoledì 15 giugno 2011

Risorgere dalla radice terrestre


“Siamo disposti o no ad ammetterlo,
noi siamo piante che devono crescere radicate nella terra,
se vogliamo fiorire nell’etere e dare i loro frutti”

(Johann Peter Wenzel Hebel)

Gurdjieff paragona la condizione umana a quella del prigioniero che deve diventare consapevole della sua prigione poiché, se l’uomo non sa di essere in prigione non può attuare nessun piano di fuga. Nessuno può tentare la fuga se non è insofferente alla sua prigione, poiché non possiamo liberare chi vuole restare dov’è, infatti nessuno può essere costretto a lasciare una condizione che non vuole abbandonare, perciò non possiamo considerare a favore ciò che ci si oppone.

Se l’uomo è insofferente alla sua prigione e se vuole scappare deve trovare chi è già evaso e gli può indicare la via e i mezzi adatti per l’evasione. Le potenzialità umane sono straordinarie, infatti l’uomo può aspirare anche all’immortalità, ma questo non significa che il progresso sia garantito e neppure che tutti ne siano capaci, per questo diventa necessario ricordare ciò che l’uomo può divenire, perché la “sequenza corretta del suo possibile sviluppo” ci rammenti le potenzialità straordinarie di cui siamo forniti.

La conoscenza ci fa acquisire maggiore modestia perché l’uomo deve smettere di millantare il possesso di qualità che è ben lontano dall’avere, infatti i progressi sono possibili, ma solo a costo di molta fatica e molto sacrificio. L’evoluzione richiede sforzi ma, soprattutto richiede degli sforzi che siano consapevoli dell‘obiettivo: la predisposizione a faticare è il requisito essenziale e l’interesse per il lavoro si verifica valutando il possesso di questa attitudine.

L’uomo deve faticare per lo sviluppo, infatti può definirsi completo solo quando possiede quattro corpi che sviluppa tramite delle sostanze sottili e raffinate. Questi corpi devono potersi sviluppare compenetrandosi uno nell’altro, perciò devono saper funzionare in reciproca relazione, ma devono essere anche capaci di funzionare in modo indipendente uno dall’altro, perciò devono essere sia collegati che autonomi. Sull’evoluzione sarà bene sapere che non può esistere un’evoluzione meccanica, perché possiamo evolvere solo sviluppando la volontà di voler lavorare in modo sempre più specializzato.

La possibilità evolutiva inizia dal corpo fisico, poiché esso possiede una organizzazione talmente complessa che ci permette di sviluppare “un organismo nuovo e indipendente” che offre alla nostra coscienza uno strumento più sensibile e più elevato del corpo fisico. L’evoluzione avviene se separiamo “il sottile dal denso” che è il lavoro specializzato a cui l’uomo si dedica quando possiede la consapevolezza della sua condizione e se possiede la volontà di voler cambiare.

Nella discriminazione tra denso e sottile vanno usati gli “idrogeni” delle nostre capacità migliori per portarle ad un livello ancor più elevato, perciò facciamo il raffinamento in modo sempre più accurato e come in ogni lavoro che è molto complesso potremmo anche non riuscire a conseguire dei risultati, ma il fatto di aver tentato lo sforzo diventa sufficiente per poter avere una possibilità futura, che non è un fatto scontato, poiché tutto va saputo meritare.

Secondo la concezione cristiana il primo corpo che possediamo è quello carnale, il secondo corpo è quello naturale dei sentimenti e dei desideri, il terzo corpo è quello spirituale del pensiero e il quarto corpo è il “corpo divino.” I teosofi dicono che il primo corpo è quello fisico, il secondo corpo è quello astrale dei sentimenti e desideri, il terzo corpo è quello mentale e il quarto corpo è quello causale che è il corpo della volontà di chi ripone in se stesso la causa delle sue azioni.

Gli indù usano la simbologia della carrozza e del cocchiere, perciò dicono che il primo corpo è la carrozza cioè l’involucro carnale, il secondo corpo è il cavallo delle emozioni, il terzo corpo è il cocchiere che è il pensiero, mentre il quarto corpo è il Padrone che è l’Io, la coscienza e la volontà.

Seppure con diversi termini la ripartizione è presente in tutte le dottrine però, tutti dimenticano di dire che l’uomo non nasce con i suoi corpi sottili e che tali corpi vanno coltivati in modo artificiale, perciò la coltivazione può essere ostacolata o facilitata da alcune condizioni.

Nulla si ottiene senza fatica e senza la discriminazione, infatti l’organismo deve saper elaborare le sue sostanze nutritive per portandole dallo stato grezzo in cui sono inutilizzabili a quello raffinato in cui si possono usare, sia in senso fisico che cosmico.

L’uomo deve rendere il suo corpo più raffinato, affinché anche la coscienza sia elevata agli stati più alti dei centri superiori: i nutrienti da usare sono le componenti del cibo che mangiamo, l’aria che respiriamo e le impressioni sensoriali, sebbene crediamo di poter mangiare solo i cibi che permettono la nostra sopravvivenza fisica.

L’uomo che funziona come una macchina dipende solo dalle sue impressioni esteriori, perciò tutto gli accade mentre egli vive passivamente rendendo vero il detto che: “Polvere sono e polvere tornano a essere.”

Gli uomini inerti sono degli organismi con materiali che muoiono e che sono sepolti, perché nulla resta dopo la loro morte: essi mangiano per mantenere un’apparente vita fisica, ma non hanno nulla che possa essere permanente e che sappia sopravvivere.

Solo se il corpo fisico produce delle sostanze fini che lo sanno nutrire egli può accrescersi, infatti può sfruttare le sue scorte energetiche per sviluppare il suo corpo astrale, ma la formazione richiede l’ulteriore accumulo di surplus di energia da usare per sviluppare il corpo mentale, perciò sono necessarie delle ulteriori sostanze raffinate di cui disporre per la costruzione del quarto corpo superiore.

Il nostro organismo deve saper produrre dei surplus crescenti facendo degli incrementi energetici per formare dei corpi che sanno dominano le strutture inferiori, fino al corpo superno che possiede delle capacità sconosciute e superiori.

Chiaramente l’evoluzione è possibile solo in determinate condizioni, poiché è un lusso anche saper sviluppare il corpo astrale, poiché non tutti possono tornare sulla terra per rivestire nuovamente l’involucro fisico, perciò questo dono non va disprezzato poiché l’incarnazione ci offre l’opportunità di completare l‘evoluzione.

Saper sviluppare un corpo astrale è essenziale, poiché esso sopravvive alla morte del corpo fisico e permette la rinascita: il corpo astrale permette una nuova incarnazione entro il tempo in cui resta permanente, infatti in seguito anche il corpo astrale deve dissolversi non essendo immortale.

Poiché il corpo astrale dura molto tempo dopo la morte del corpo fisico si crede che sia facile da ottenere, ma il suo sviluppo è un vero lusso, dice Gurdjieff. Ma se pensiamo che qualcosa sopravvive alla morte, poiché permane è solo perché l’uomo sa creare “qualcosa capace di resistere alle influenze esterne“ facendo una “cristallizzazione” che permette la permanenza di qualità che acquisisce.

La cristallizzazione si ottiene con la “fusione” in un nucleo interiore di prerogative che guadagniamo durante la dura lotta tra “si” e “no” e come frutto del duro lavoro interiore che è necessario per ottenere quello che può resistere per sopravvivere anche alla morte fisica. La cristallizzazione è costituita dalla “certa fusione delle qualità interiori dell’uomo: una certa indipendenza dalle influenze esteriori” prodotta per frizione, cioè come risultato della lotta delle nostre opposte tendenze.

Se l’uomo vive senza provare dei conflitti interiori, allora egli vive in modo passivo e meccanico, perciò tutto gli accade e lui vive seguendo la corrente, infatti è passivo in un mondo immobile, perciò tutto sarebbe immutabile.

Se l’uomo sente una rivolta interiore e sa lottare per andare verso una direzione che avverte come definita, allora riesce a sviluppare delle caratteristiche permanenti e specifiche, infatti inizia a cristallizzare queste particolarità: questo è lo strumento per costruire il nucleo che dobbiamo saper nutrire come un bambino e che permette il perfezionamento futuro.

La cristallizzazione è la capacità che usiamo per creare la forza interiore che ci rende capaci di sopportare ogni cosa pur di poter ottenere ciò che vogliamo, perciò rappresenta la determinazione di una volontà irriducibile. Dobbiamo anche sapere che questa capacità è indipendente dalla qualità del desiderio e dalla nobiltà dell‘obiettivo che ci siamo prefissati, in quando è possibile poter sviluppare qualunque facoltà se usiamo lo sforzo continuo, il lavoro e la determinazione di voler essere vincenti.

Solo la cristallizzazione permette di conservare le caratteristiche in modo indipendente dalle condizioni esterne e offre una consistenza che possa restare: tutte le sostanze che mangiamo ci sono necessarie per vivere, perciò sappiamo come usare il cibo e l’aria per conservare la vita dell’organismo. Abbiamo molta difficoltà a capire come i suoni, le immagini e gli odori possano plasmarci, infatti spesso ci dimentichiamo del fatto che l’energia possiede delle precise qualità di vibrazioni, perciò dimentichiamo che l’energia è un nutrimento.

Le impressioni sensoriali entrano nel corpo come energie che ci nutrono impregnando il nostro corpo, perciò dobbiamo saper usare ciò che ci nutre sapendolo usare in modo adeguato e completo. L’impatto delle emozioni diventa lo shock che può stimolare una trasformazione, poiché senza stimolazioni non possiamo trasformare dei vili metalli in oro, perciò resteremmo dei materiali inerti.

Solo l’azione del mondo ci permette di produrre quegli idrogeni sottili che sanno fornire una consistenza alla sostanza che sarà cristallizzata, infatti senza cibo e acqua possiamo vivere molti giorni, ma senza aria e senza impressioni sensoriali resistiamo pochissimo tempo.

Il flusso delle impressioni sensoriali funziona su di noi come una puleggia che è collegata all’albero motore, perché il mondo ci offre sempre l’impulso per evolvere: Il motore è il mondo circostante e la natura che ci trasmettono il loro movimento energetico usando le impressioni sensoriali con cui ci sottraggono all’inerzia. Tutto quello che esiste possiede uno scopo e una finalità evolutiva, perché tutto l’universo è in evoluzione, perciò tutto insegna come poter andare verso la nostra meta se impariamo ad applicare la legge dell’ottava a tutto quello che accade nella nostra vita.

Buona erranza

Sharatan

giovedì 24 febbraio 2011

La nostra rimembranza


“Non basta sapere, occorre anche praticare”

(W. Goethe)


Nel buddismo si afferma che la coscienza umana è come il corso di un fiume che fluisce di continuo, infatti la nostra coscienza è come un corso di acqua che possiede diversi livelli di profondità che dobbiamo saper esplorare, perché la conoscenza della nostra meccanica mentale permette di liberarci dai condizionamenti esteriori. Comprendere come funziona la mente ci permette di praticare il miglioramento di noi stessi infatti, secondo Gurdjieff, la maggiore difficoltà del lavoro umano è quella di scegliere il tipo di influenza a cui si vuole sottostare, poiché non si può vivere senza essere influenzati da qualcosa, allora tanto vale saper scegliere i condizionamenti che sono più utili al nostro miglioramento.

La possibilità di poter cambiare il nostro pensiero per saperlo adattare con fluidità ai cambiamenti è una grande sfida per l’intelligenza umana, in quanto la mente umana è sempre impegnata nella difesa delle sue concezioni, anche se si rivelano errate: il fatto è che l’uomo vive nella duplice realtà di verità soggettive e di verità oggettive che sono entrambi giuste essendo delle realtà esatte dal duplice punto di vista. Nessuna scuola fornisce tutto quello che serve all’uomo, perché non sono necessarie tante parole per comprendere e la mente umana sarebbe saturata dalla conoscenza, perciò si annullerebbe tutto lo spazio necessario per la maturazione dell’individualità personale.

La quantità delle parole non è sufficiente per farci cogliere la verità, ma non basta neppure per convincere o per risvegliare la consapevolezza, infatti le parole risvegliano solo delle percezioni mentali, ma non possono infondere alcuna visione profonda delle cose. La mente umana ospita delle concezioni che sono conservate intimamente, perciò esse diventano le nostre certezze, e non ha importanza la loro qualità, infatti non conta affatto che siano vere o false, perché diventano “nostre” a livelli profondi, perciò le conserviamo come parti del nostro essere più intimo. Ecco perché il saper ripensare alle nostre verità più profonde per saperne dubitare diventa un'ottima prerogativa per costruire una brillante intelligenza.

Restare attaccati alle nostre idee non appare affatto una scelta vantaggiosa, infatti il mondo cambia e noi restiamo indietro, perché la nostra percezione resta limitata ai vecchi attaccamenti mentali che impediscono l’evoluzione, perciò essi danneggiano la nostra liberazione. Si dice che l’intuizione più profonda sia una conquista personale di cui dobbiamo essere convinti perciò, anche una quantità limitata di conoscenze, di idee e di pensieri non impedisce la nostra pratica evolutiva. Per Gurdjieff, il primo passo per la vera consapevolezza è il ricordarsi di sé che è la nostra continua rimembranza a noi stessi essendo un ricordo difficile da conservare perché l’uomo vive immerso nel sonno e vegeta nell’automatismo delle sue funzioni minime.

L’uomo comune vive in due livelli inferiori di consapevolezza perchè attua un primo stadio evolutivo nello stato del sonnambulo che non sa andare oltre una vita fisiologica, ma riesce ad ascendere nel secondo livello dell’uomo che vive lavorando, passeggiando, producendo idee, occupandosi della sua vita, e facendosi la guerra, perciò diventando più attivo con una coscienza che è ritenuta lucida, sebbene sia molto lontana dalla lucidità della consapevolezza. Nel terzo livello vi è rimembranza e il ricordarsi di sé che è la coscienza consapevole del nostro essere, ed è questo è il livello che l’uomo crede di avere ma, tale conquista non si ottiene con il desiderio ardente, poiché l’uomo è incapace di mantenere la ferma decisione della volontà.

Il livello superiore di coscienza obiettiva fornisce la capacità di vedere le cose per come sono, perciò conquistiamo una chiarezza inesistente negli stadi inferiori, poiché in quei luoghi abbiamo solo fugaci barlumi di luce e veloci lampi di coscienza. All’illuminazione si giunge come risultato di grande impegno, di lunga fatica e dell'indomabile volontà della crescita interiore. E’ nello stadio della rimembranza che attestiamo il diritto naturale dell’essere umano, perché l’attitudine alla conservazione di memoria è innata nella natura umana, e se essa non è posseduta è solo perché l’uomo non vive nelle sue condizioni normali.

E’ necessario sapere che ricordarsi di sé è la consapevolezza che deve essere attivata, poichè la possediamo solo in modo intermittente e non permanentemente, perciò l'attitudine va consolidata tramite un allenamento speciale. Per molti, il fatto di dover conquistare coscienza è un fatto paradossale perché l’uomo crede di essere perché pensa, mentre è la coscienza che fa nascere il pensiero e il pensatore: evidentemente nessuno vuole lottare per ottenere ciò che crede di avere, e nessuno fatica per delle chimere. L’uomo è duale anche nella sua coscienza, infatti tutti i livelli superiori e inferiori sono perfettamente sviluppati e lavorano continuamente: è solo la nostra coscienza ordinaria che è inconsapevole di questi meccanismi, perciò non sperimenta tali verità.

L’uomo vive di coscienza soggettiva perché vive di sogni che dimentica, e questi sogni sono creati dalle sensazioni che provengono dal mondo per riverberarsi nel corpo tramite delle eccitazioni sensoriali che plasmano i nostri desideri e le nostre fantasie: il sognatore vive in un beato mondo interiore e resta in balia di tutto ciò che gli accade. Al momento dell'azione, l’uomo si illude di avere coscienza perché si muove, vive, fa discorsi, vede pericoli e studia strategie perciò si sente vivo sapendo uscire all’esterno. Comunque, in una tale condizione non vi è una sorte migliore dalla precedente in quanto, sebbene vi sia l’azione, l’uomo resta sempre ignorante dell'effetto che le sue azioni producono su lui e sul suo ambiente, quindi l’uomo è immemore di sé stesso.

Un essere automatico è privo di finalità, infatti egli non sa arrestare il flusso dei pensieri, non sa tenere a freno l’immaginazione, non esercita controllo delle emozioni e non sa neppure dirigere la sua attenzione. Vivendo di immaginazioni e di fantasie a quest’uomo non resta alcuno spazio per il mondo reale, perché la realtà è nascosta dal muro delle sue fantasie, e quella che è detta coscienza lucida diviene una condizione molto più pericolosa del sonno. Nei due stadi inferiori vi è il medesimo mondo soggettivo in cui l’umano pensa, dice e agisce nella carenza di profonde motivazioni al senso del suo agire.

Un uomo dovrebbe chiedersi come potersi risvegliare, però questo può chiederselo solo chi sa che la sua vita è un sogno, e l’uomo si può convincere al risveglio solo se crede che non ha alcun ricordo e rimembranza del suo essere, ma questo non può essere frutto del desiderio o di capriccio. Per avere il risveglio, dice Gurdjieff, è necessario trovare un maestro che è un essere che non può dormire perciò impedisce che gli altri cadano addormentati, perciò un maestro è necessario per impedirci di cadere nel sonno della coscienza e della ragione.

Infatti tutte le parole del mondo diventano inutili e sono insufficienti per ridestarci se gli uomini non sanno neppure che le parole evangeliche “Siate desti!” e “Svegliatevi!” sono da intendersi in senso veramente letterale. Finché l’uomo dorme non asseconda la sua vera natura che è il ricordarsi di sé, e anche il mondo vuole che l’uomo dorma fin dall'infanzia tramite l’assuefazione alle abitudini: questi legami ipnotici tengono l’uomo avvinto e sottomesso impedendogli di ascendere nella rimembranza, e l’uomo viene illuso di avere la coscienza e di godere della libertà.

Sebbene i fatti possano sconfessare le teorie, l’uomo penserà ai fatti come fossero accidentali e li crederà casualità e inconvenienti che si aggiustano da soli: per questo nessuno lavora per osservarsi e comprendere quali aspetti e meccanismi della nostra macchina vadano migliorati. Se l’uomo comprende che vive sotto il livello delle sue capacità naturali, in lui nasce la volontà di cambiare per progredire. Solo tramite una lunga e paziente pratica possiamo ottenere dei positivi cambiamenti dei nostri processi interiori, però è nell’osservazione di noi stessi che troviamo un potente mezzo di cambiamento e il metodo giusto per avere il risveglio.

L’osservazione è come un fascio di luce che va ad illuminare quelle zone in cui vi era l’oscurità assoluta, perciò questa luce illumina la coscienza con un barlume sempre più intenso che ci fa vedere la natura dei processi che sono divenuti desueti. Sono i nostri processi psichici che diventano il materiale dell’alchimia interiore che dobbiamo iniziare, perché l’uomo deve comprendere la necessità di osservare e di lavorare sulla sua natura, infatti l’osservazione deve essere specifica per saperci vedere come un individuo integro per come agiamo all’esterno. Dobbiamo saperci osservare nei vari momenti della nostra vita, nelle nostre manifestazioni emozionali, nei nostri pensieri, nelle intime sensazioni, nei gesti, nei movimenti corporei e in tutte le nostre espressioni più personali.

Se l’uomo si ferma ad osservare come appare all’esterno vede il ritratto di un soggetto intero, perciò possiede tutto il quadro di quello che siamo e percepisce anche fin dove può aspirare a spingersi, infatti può valutare quanto la nostra immagine mentale sia lontana dall’immagine reale che risulta all‘esterno. Al posto della nostra immagine ideale vediamo una immagine nuova e molto più vera della precedente, perché noi siamo così come ci manifestiamo nel mondo e non siamo come pensiamo di essere nelle nostre illusioni. L’uomo vive di irrealtà, di illusioni, di invenzioni e di artifici, perciò deve riconoscere il mondo reale togliendo tutto l’immaginario tramite l’osservazione e lo studio di sé stesso.

Solo osservandoci sappiamo che l’impotenza alla nostra rimembranza è uno dei tratti più caratteristici della natura umana ed è la causa principale dei nostri comportamenti: l’uomo è incapace di ogni ricordo infatti decide, parla, giura e agisce ma non ricorda quello che ha detto un giorno, una settimana, un mese, un anno prima perché lavora ma si interrompe spesso, poiché non ricorda più quello che aveva iniziato. L’uomo dimentica ogni promessa e impegno infatti, la società usa delle associazioni utili collegando alla mente umana delle parole come l’onore, l’onestà e il dovere affinché l’uomo non si dimentichi la necessità di essere etico.

Poiché l’uomo dimentica facilmente quello che si riferisce a sé stesso, è per questo che le opinioni e i punti di vista umani sono privi di ogni stabilità e coerenza, infatti dimentichiamo ciò che abbiamo pensato, ciò che abbiamo detto e tutto quello che abbiamo fatto mentre restiamo prigionieri di fantasie, di illusioni e di identificazioni mentali. L’uomo è talmente abituato a mentire che non accetta alcuna verità su sé stesso, perché la verità può essere rivelata solo dopo che si è conosciuta, perciò dobbiamo imparare che non sono necessarie molte vite per evolvere, ma può essere sufficiente anche una sola vita, ma a condizione che iniziamo da subito a ritrovare la memoria di noi stessi.

Buona erranza
Sharatan