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domenica 12 marzo 2017

L’Eden



Non ti attaccare
Non respingere
Lascia i concetti
Vedi le cose per come sono
Lo spazio si apre

Tutto è in te
Tu sei in tutto
Non ti manca nulla
Non ti aggredisce nulla
Non vi è più nessun ostacolo
(Pierre Lévy)

“Non c’è niente da volere, niente da fare. Il mondo è già stato creato. Non dobbiamo fare altro che ricevere i doni innumerevoli che ci vengono dati ogni secondo: la vista, l’udito, la ricchezza dei sentimenti, la profondità e la luminosità degli esseri. Dio è ciò per cui ogni gioia viene al mondo.

Ogni volta che sorge la bellezza, allo stesso tempo Dio viene al mondo. Dio è molto facile da trovare. È nel più intimo della gioia di esistere, di respirare, di sentire. Quando meditiamo, smettiamo di agire. Smettiamo allo stesso modo di essere agiti dall’irritazione e dalla mancanza che osserviamo venire e dissolversi.

È sufficiente lasciare l’agitazione per rendersi conto che possiamo lasciare il mondo così com’è, che possiamo godere della semplice esistenza sempre presente, sempre disponibile. Lo shabbat ha lo stesso significato. Durante questa meditazione settimanale è vietato lavorare. È vietato creare. È il momento per godere di una creazione continuata che non ci richiede alcuno sforzo. È il momento per entrare nella danza cosmica.

Proprio come il Giardino dell’Eden, il Nirvana non può essere né prodotto, né costruito. Smettiamo semplicemente di desiderare, di agire, di manipolare, di fabbricare, di calcolare, per accontentarci di essere attential mondo, a noi, al nostro corpo, alle nostre emozioni, al libero gioco del nostro intelletto.” (Pierre Lévy, Il fuoco liberatore, Luca Sossella ed.)

giovedì 7 aprile 2016

Il sistema del male



“Sei tu stesso il tuo avversario,
la causa ripetuta dei tuoi fallimenti.
C’è un mondo oscuro, che non conosci.
Affrontalo con armi di luce.”
(Dugpa Rimpoce)

“Osserva, in te e attorno a te, a che punto i pensieri, le parole e gli atti sono pregni di avidità, di aggressività, di orgoglio, di invidia e di illusione. Il male, ovvero l’aggressione, si dispiega solo perché siamo deboli, demoralizzati, divisi contro noi stessi.

Il male separa l’anima dalla sua sorgente, la isola, la divide contro se stessa e la oppone alle altre anime. Il male è questa separazione. In preda ai rapporti di forza, di dominazione, di sottomissione, di predazione, d’aggressione, le anime terrorizzate dimenticano la loro identità e riescono ancora meno a riconoscersi reciprocamente.

In alcuni gruppi di esseri umani, quasi tutte le relazioni sono strumentali: essere manipolati, manipolare, far “agire” l’altro, ottenere qualcosa da lui. Non si comunica, non ci si esprime. Tutto ciò che si dice ha un fine. L’affare del secolo consiste nel prendere potere o nel dominare, da un lato, mentre si è dominati dall’altro.

In questi ambienti patologici i rapporti tra le persone somigliano a interazioni tra ingranaggi, cinghie di trasmissione, alberi a camme, in una grande macchina di cui ognuno tenta di prendere il controllo. La metafora popolare parla di un “nido di serpi”. Partecipare a queste società di morti-viventi soffoca l’anima. Il male è ciò che fa di noi dei insetti…

Il diavolo è un satiro con le corna che infila i dannati in fondo all’inferno, vale a dire l’immagine sorprendente e facile da ricordare dell’insieme dei rapporti di odio, delle relazioni di potere e dei sentimenti di tristezza. Il narcisismo e la cattiveria, l’accusa e il senso di colpa, il potere e la paura, il “bisogno di amore” e l’insensibilità, la collera e l’odio…

Il nostro ego ha come alleati naturali gli ego degli altri. Gli ego degli altri vengono a dare manforte al nostro ego. Tutti gli ego non formano che un unico ampio sistema di sofferenza parassita che è solo incline a estendersi e che spinge le anime a distruggersi reciprocamente mentre beve il loro sangue.

Il male è un meccanismo impersonale, irresponsabile, automatico, implacabile, che mira a espandersi e a rafforzare il suo impero con ogni mezzo. Ogni volta che soffriamo è la sofferenza di tutti gli esseri. Infatti, la sofferenza, impersonale si propaga da un’anima all’altra. Si trasmette come un’epidemia che rifuggiamo. Come un incendio sul quale soffiamo. Ora, rifuggendo la sofferenza, non ce ne sbarazziamo, contaminiamo gli altri. Ma se smettiamo di rifuggirla, allora soffriamo perché smette di trasmettersi, fermandosi presso di noi. E lì soffriamo ancora per tutti gli esseri.

Una volta che certi automatismi emotivi e intellettuali si sono impossessati di noi, dobbiamo nutrirli costantemente. L’automatismo si fa passare per la parte più intima dell’io mentre è un parassita che succhia la nostra vita. Avidità, aggressività, dipendenze, comportamenti ripetitivi, riflessi; non solo questi automatismi ci fanno lavorare tutta la vita, ma esigono anche che gli altri lavorino per loro!

Rifiutiamo di essere asserviti a qualsiasi automatismo, che sia il nostro o quello degli altri. Gli automatismi degli altri possono farci lavorare al loro servizio solo perché si rivolgono ai nostri automatismi: così funziona il sistema del male, la catena degli ego che si rinforzano reciprocamente.

Ne usciamo solo attraverso la disciplina del distacco e della presenza. Sì, l’antidoto assoluto all’automatismo è la presenza poiché, dal momento che siamo presenti, veramente presenti, non possiamo più essere guidati da questi automi che di solito ci governano. Un automa non può essere presente.

Un essere presente non è più un automa. Vincere il male in se stessi e vincere il male nel mondo sono esattamente la stessa cosa. Smettere di combattere contro il mondo e smettere di combattere contro se stessi sono esattamente la stessa cosa: la vittoria sul male. Il male non molla facilmente la propria preda: si batte fino alla morte.” (Pierre Lévy, Il fuoco liberatore, Luca Sossella Editore, 2006.)