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giovedì 20 aprile 2017

Il compito del male



“Se stai meditando e arriva un diavolo,
fai andare quel diavolo a meditare.”
(Georges I. Gurdjieff)

Nel Libro di Giobbe è citata una conversazione fra Dio e Satana. Sta scritto: “Ora, i figli di Dio vennero un giorno a presentarsi davanti all’Eterno, e Satana venne pure in mezzo ad essi. L’Eterno disse a Satana: «Da dove vieni?» e Satana rispose all’Eterno: «Dal percorrere la terra e dal passeggiarvi.» L’Eterno disse a Satana: «Hai osservato il mio servitore Giobbe? Non c’è persona come lui sulla terra; è un uomo integro e retto, timorato di Dio e che sta lontano dal male.»

E Satana rispose all’Eterno: «È in modo disinteressato che Giobbe ha timore di Dio? Non hai protetto lui, la sua casa e tutto quello che gli appartiene? Tu hai benedetto l’opera delle sue mani e le sue greggi si estendono in tutto il paese. Ma stendi la mano, prendi tutto ciò che gli appartiene e sono sicuro che ti maledice in faccia.» L’Eterno disse a Satana: «Ecco, tutto ciò che gli appartiene te lo consegno. Soltanto, non mettere la mano su di lui.»

Questo dialogo prova che il diavolo è al servizio del Signore. La questione del bene e del male è estremamente complessa e ben poche persone conoscono i rapporti che esistono fra loro. Tutti quelli che scendono fra gli uomini per metterli alla prova, per tentarli, farli soffrire sono soltanto degli impiegati, dei funzionari messi là per dare delle lezioni agli uomini, per farli evolvere…

In realtà, il mondo invisibile sa perfettamente tutto quanto ci concerne: la nostra potenza, la nostra resistenza, la nostra saggezza, poiché esso conosce le qualità della materia con la quale siamo costruiti, esattamente come i fisici conoscono le proprietà dei metalli: il peso, la densità, la temperatura di fusione, etc… Alcuni metalli possono resistere ad una temperatura elevata, altri no.

La stessa cosa si verifica per gli uomini. Noi siamo tutti fatti di una materia speciale e il mondo invisibile sa benissimo se potremo resistere alle varie tentazioni della vita. Non ha bisogno di metterci alla prova per saperlo. Ma siamo noi ad avere bisogno di conoscere la nostra potenza, la nostra fedeltà, la nostra bontà oppure la nostra debolezza, la nostra cattiveria. Se veniamo messi alla prova, è per noi stessi.

Nell’evoluzione ininterrotta che deve guidarci fino alla vetta, dobbiamo attraversare delle prove allo scopo di poter sviluppare tutte le nostre qualità interiori. Siamo noi e non il mondo invisibile, che abbiamo bisogno di prendere coscienza di queste qualità. Come deve subire certi processi di crescita e passare per certe tappe della vita fisica, così pure, qualunque sia il grado di evoluzione, ogni essere che scende sulla terra deve attraversare varie prove per purificarsi spiritualmente.

La sola differenza fra gli uomini sta nel fatto che ognuno attraversa queste prove in base al proprio grado di evoluzione. Qualcuno sa approfittarne, altri no. Qualcuno ricava un beneficio da tutto, acquista ricchezze, mentre altri soccombono e non si trasformano. Gesù ha dovuto attraversare le stesse prove degli altri uomini; egli non aveva bisogno di imparare, ma aveva bisogno di subirle…

La natura delle tentazioni che Gesù ha dovuto subire e le risposte che ogni volta egli ha dato al diavolo sono molto significative. Perciò noi dobbiamo prestare una grande attenzione a questo testo, per saper adottare lo stesso atteggiamento…

“Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, Gesù ebbe fame. Il tentatore gli si accostò e gli disse: «Se tu sei figlio di Dio ordina che questi sassi diventino pane.» Gesù rispose: «L’uomo non vive di solo pane, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio.» Gesù era dunque andato nel deserto per digiunare quaranta giorni. Perché digiunava?

Gesù ha quindi digiunato quaranta giorni. Dal punto di vista cabalistico, il quarantesimo giorno rappresenta il termine di numerosi processi. Il numero 40 rappresenta una misura, un limite e talvolta anche la morte. Dopo 40 giorni, il bruco termina la sua vita di bruco che mangia le foglie, per vivere la vita di farfalla che si nutre del nettare dei fiori.

Il quarantesimo giorno muoiono tutte le entità cattive in noi; esse non possono sopportare le condizioni imposte dal digiuno. Una sola sussiste fino al limite ed è l’orgoglio, lo spirito dell’orgoglio che ha provocato la rivolta di una parte degli angeli contro Dio. Lo spirito dell’orgoglio è infaticabile.

Esso segue i discepoli, gli iniziati, i santi, i maestri fino all’ultimo grado dell’evoluzione. È possibile liberarsi abbastanza facilmente di tutti gli altri vizi, ma l’orgoglio è molto resistente. È come il lichene che si aggrappa anche alla cima delle alte montagne… Se torniamo dettagliatamente alle tre tentazioni vediamo che il diavolo ha chiesto a Gesù:

1) di cambiare i sassi in pane
2) di buttarsi dall’alto del tempio con la convinzione che il Signore gli manderebbe gli angeli per proteggerlo. Ma qui il tempio è simbolico. Il diavolo non ha trasportato Gesù fisicamente su un pinnacolo del tempio
3) di prosternarsi davanti a lui e adorarlo per ottenere in cambio tutti i regni del mondo e la loro gloria, che gli indicava dall’alto della montagna. Anche in questo caso la montagna è simbolica.

Queste tentazioni non sono state presentate soltanto a Gesù. Tutti i maestri e i discepoli le incontrano sulla loro via. Quanti vengono tentati di vendere le loro conoscenze o servirsi dei poteri che hanno acquisito, per assicurarsi il cibo! Altri si sentono così sicuri di se stessi che vogliono tentare Dio: immaginano che, qualunque cosa essi facciano, il mondo invisibile li proteggerà e non esitano a buttarsi da molto in alto con la convinzione che saranno protetti. Ma è un errore, perché il mondo invisibile non protegge gli insensati.

La terza tentazione corrisponde a un’altra tappa. Dopo un certo tempo, il discepolo, l’occultista acquisiscono parecchie cognizioni cioè simbolicamente raggiungono la vetta della montagna. Da lassù vedono il mondo che si sentono capaci di dominare, per impadronirsi della gloria e delle ricchezze. Queste tre prove che tutti affrontiamo sono legate rispettivamente allo stomaco, al cuore e alla testa cioè al piano fisico, al piano astrale e al piano mentale.   (Omraam Mikhaël Aïvanhov)

martedì 14 febbraio 2017

Il lato oscuro del bene



Io sono tutt’uno con ogni cosa;
ciò che è bello,
ciò che è brutto,
poiché qualunque cosa sia
là ci sono anch’io.

Non solo della virtù,
ma anche del vizio sono compagno,
e non solo il paradiso mi appartiene,
ma anche l’inferno.

Buddha, Gesù, Lao Tzu
è facile essere loro erede,
ma Gengis Khan, Tamerlano e Hitler?
Anch’essi sono in me!

No, non metà - io sono l’umanità intera!
Tutto ciò che è dell’uomo è anche mio:
i fiori e le spine,
le tenebre e la luce,
e se mio è il nettare, di chi è il veleno?

Nettare e veleno mi appartengono entrambi.
Io chiamo religioso
chiunque faccia questa esperienza,
poiché solo l’angoscia di siffatta esperienza
può rivoluzionare la vita sulla terra.

(Osho, Una tazza di tè)

giovedì 7 aprile 2016

Il sistema del male



“Sei tu stesso il tuo avversario,
la causa ripetuta dei tuoi fallimenti.
C’è un mondo oscuro, che non conosci.
Affrontalo con armi di luce.”
(Dugpa Rimpoce)

“Osserva, in te e attorno a te, a che punto i pensieri, le parole e gli atti sono pregni di avidità, di aggressività, di orgoglio, di invidia e di illusione. Il male, ovvero l’aggressione, si dispiega solo perché siamo deboli, demoralizzati, divisi contro noi stessi.

Il male separa l’anima dalla sua sorgente, la isola, la divide contro se stessa e la oppone alle altre anime. Il male è questa separazione. In preda ai rapporti di forza, di dominazione, di sottomissione, di predazione, d’aggressione, le anime terrorizzate dimenticano la loro identità e riescono ancora meno a riconoscersi reciprocamente.

In alcuni gruppi di esseri umani, quasi tutte le relazioni sono strumentali: essere manipolati, manipolare, far “agire” l’altro, ottenere qualcosa da lui. Non si comunica, non ci si esprime. Tutto ciò che si dice ha un fine. L’affare del secolo consiste nel prendere potere o nel dominare, da un lato, mentre si è dominati dall’altro.

In questi ambienti patologici i rapporti tra le persone somigliano a interazioni tra ingranaggi, cinghie di trasmissione, alberi a camme, in una grande macchina di cui ognuno tenta di prendere il controllo. La metafora popolare parla di un “nido di serpi”. Partecipare a queste società di morti-viventi soffoca l’anima. Il male è ciò che fa di noi dei insetti…

Il diavolo è un satiro con le corna che infila i dannati in fondo all’inferno, vale a dire l’immagine sorprendente e facile da ricordare dell’insieme dei rapporti di odio, delle relazioni di potere e dei sentimenti di tristezza. Il narcisismo e la cattiveria, l’accusa e il senso di colpa, il potere e la paura, il “bisogno di amore” e l’insensibilità, la collera e l’odio…

Il nostro ego ha come alleati naturali gli ego degli altri. Gli ego degli altri vengono a dare manforte al nostro ego. Tutti gli ego non formano che un unico ampio sistema di sofferenza parassita che è solo incline a estendersi e che spinge le anime a distruggersi reciprocamente mentre beve il loro sangue.

Il male è un meccanismo impersonale, irresponsabile, automatico, implacabile, che mira a espandersi e a rafforzare il suo impero con ogni mezzo. Ogni volta che soffriamo è la sofferenza di tutti gli esseri. Infatti, la sofferenza, impersonale si propaga da un’anima all’altra. Si trasmette come un’epidemia che rifuggiamo. Come un incendio sul quale soffiamo. Ora, rifuggendo la sofferenza, non ce ne sbarazziamo, contaminiamo gli altri. Ma se smettiamo di rifuggirla, allora soffriamo perché smette di trasmettersi, fermandosi presso di noi. E lì soffriamo ancora per tutti gli esseri.

Una volta che certi automatismi emotivi e intellettuali si sono impossessati di noi, dobbiamo nutrirli costantemente. L’automatismo si fa passare per la parte più intima dell’io mentre è un parassita che succhia la nostra vita. Avidità, aggressività, dipendenze, comportamenti ripetitivi, riflessi; non solo questi automatismi ci fanno lavorare tutta la vita, ma esigono anche che gli altri lavorino per loro!

Rifiutiamo di essere asserviti a qualsiasi automatismo, che sia il nostro o quello degli altri. Gli automatismi degli altri possono farci lavorare al loro servizio solo perché si rivolgono ai nostri automatismi: così funziona il sistema del male, la catena degli ego che si rinforzano reciprocamente.

Ne usciamo solo attraverso la disciplina del distacco e della presenza. Sì, l’antidoto assoluto all’automatismo è la presenza poiché, dal momento che siamo presenti, veramente presenti, non possiamo più essere guidati da questi automi che di solito ci governano. Un automa non può essere presente.

Un essere presente non è più un automa. Vincere il male in se stessi e vincere il male nel mondo sono esattamente la stessa cosa. Smettere di combattere contro il mondo e smettere di combattere contro se stessi sono esattamente la stessa cosa: la vittoria sul male. Il male non molla facilmente la propria preda: si batte fino alla morte.” (Pierre Lévy, Il fuoco liberatore, Luca Sossella Editore, 2006.)

domenica 26 aprile 2015

La duplicità del male



“Lo scopo del male è favorire l’ascesa dell’uomo.”
(Rudolf Steiner)

Hanna Arendt, da corrispondente del New Yorker, osservò il processo contro Adolf Eichmann, il criminale nazista, poi disse che il male è di una banalità assoluta se viene incarnato da persone tanto ignoranti, mediocri, e che rubano le idee degli altri per farsene gloria. Le sembrò incredibile che l’inferno della guerra e lo sterminio di milioni di persone fosse stato compiuto da personaggi così mediocri. Rudolf Steiner invece disse che il male è molto sottile e duplice nella sua manifestazione. Disse che il male è costituito da due forze opposte tra loro che hanno la tendenza a formare un’alleanza. All’interno della sfera terrestre, esistono due entità che cooperano agli avvenimenti del mondo, infatti vi sono le entità spirituali di tipo luciferino e quelle di tipo arimanico.

Queste due forze abitano nella sfera terrestre insieme agli uomini e, se le osserviamo nell’aspetto esteriore, ce le possiamo raffigurare come due forze opposte. Una forza è associata a Lucifero che incarna l’arroganza, la grandiosità e l’auto indulgenza, mentre l’altra forza è associata ad Arhriman ed è avida, manipolatoria, ed essenzialmente sterile. Queste due forze hanno sempre svolto un ruolo primario nell’evoluzione della terra e dell’umanità. All’influsso luciferino dobbiamo la conquista dell’arte mentre ad Arhriman dobbiamo la tecnologia, perciò anche se sembra strano, stanno concorrendo a favorire l’evoluzione della terra e dell’umanità.

Lucifero agisce con l’intenzione di spingere l’uomo a essere ribelle e intollerante al potere, mentre le forze arimaniche sono tese a sottomettere l’umanità usando la forza e la prepotenza. Il nostro mondo ci vede coinvolti in questo gioco di forze, però la triplicità che governa tutto l’universo è mostrata dall’uomo che sta al centro di questa opposizione: l’uomo è il terzo elemento. La vita umana è come una bilancia, dice Steiner, in cui su un piatto sta Arhriman e sull’altro piatto vi è Lucifero, perciò l’uomo diventa il fulcro della bilancia.

L’elemento luciferino è la forza che ci tira verso l’alto, mentre l’elemento arimanico ci spinge in basso: l’uomo ha il compito di mantenersi in equilibrio. Chiaramente l’interesse di queste entità è quello di tenere segreta la loro esistenza per impedire che l’umanità assuma la giusta posizione e possa eliminare la loro influenza. Nell’interpretazione di Steiner la condizione di equilibrio nella lotta tra le due forze è donata dall’impulso del Cristo. Ma c’è ancora ignoranza sul vero ruolo di queste potenze perciò si tendono a confondere le due potenze. L’uomo sarà sempre squilibrato se non comprende la duplicità del male.

L’uomo può conoscere le sue prerogative divine soltanto se affronta in maniera giusta come diventa operante l’equilibrio tra i due elementi. L’universo possiede una struttura trinitaria perciò è falso credere al conflitto continuo tra bene e male. Nell'uomo si è sviluppato un illusorio dualismo che crede nella lotta tra il cielo e la terra. Si crede nella dualità e si crea l’equivoco in cui una parte viene attribuita al presunto bene e l’altra parte al presunto male. Ma cosa è avvenuto in seguito all'equivoco?

È accaduto che il vero elemento divino è fuggito dalla nostra coscienza, perché si sono attribuite le prerogative divine all’elemento luciferino. E quelle di Lucifero sono state attribuite ad Arhriman, perciò mentre avveniva la lotta tra Lucifero e Arhriman, al regno di Lucifero venneno attribuite le qualità divine. Nella coscienza umana si è diffuso l’errore della dualità male/bene mentre svaniva la verità della triplicità. Si cominciò a credere al paradiso contrapposto all’inferno e venne rinnegata la struttura trinaria di corpo, anima e spirito, e si affermò una struttura binaria di corpo e anima.

Nel concilio di Costatinopoli del 869 s'impose il dogma di credere solo a questa idea, e la struttura trinitaria fu proclamata eretica. Ma alcuni sanno che non è lo stesso, per la vita spirituale, porre una partizione binaria al posto di una ternaria. Certe idee penetrarono nell’umanità moderna partendo da idee che sembrano minuzie e che si rivelano essenziali nelle decisioni che hanno molta importanza nel pensare e sentire antroposoficamente. Il capovolgimento dei valori a cui allude Nietzsche, dice Steiner, andrebbe preso molto sul serio.

L’umanità dovrà prendere sul serio e interpretare in modo corretto in quali campi vada applicato quel rovesciamento. Steiner dice che non avremo la possibilità di mettere fine ai conflitti se gli uomini non iniziano a vedere la realtà spirituale. Il non saper vedere lo spirituale che ci circonda, il non rendersi conto dell’elemento spirituale era il motivo dello spaventoso conflitto che si svolgeva. E tutti concetti non sono banali, o vuota oppure oziosi, perché ci sono motivi precisi per cui questo che si dice. Per quanto strano possa sembrare il tempo presente ci richiede molto più che in passato, però ciò che si chiede è quello che gli uomini non vogliono.

Si richiede comprensione per la scienza dello spirito. E questo è necessario perché ci si deve rassegnare al fatto che dal caos attuale per molto tempo non verrà alcun ordine, a meno che non ci compenetriamo di conoscenza scientifico-spirituale. Tutto sarà solo apparenza, perciò potrà venire l’apparente tranquillità che nasconde il disordine sotto la superficie: sotto arderanno le fiamme da cui verranno altre fiamme. L’ordine verrà dal caos attuale, dice Steiner, solo se comprenderemo da dove nasce il caos. Il caos nasce dalla comprensione non spirituale della realtà, cioè dall’ignoranza. Ma non si può ignorare lo spirito e sperare di restare impuniti. Il mondo spirituale non tollera di essere ignorato, perciò anche gli spiriti non vogliono essere ignori.

Lo si consideri come un loro egoismo o un vezzo, ma per il mondo spirituale ha altre regole, e gli spiriti si vendicano se sono ignorati. È una legge, una ferrea legge di necessità che gli spiriti sono vendicativi. Fra le diverse caratteristiche della loro vendetta per essere stati troppo ignorati c'è il caos attuale dell’umanità (scrive nel 1917!). Si sappia che esiste un misterioso legame tra la coscienza umana e le forze distruttive dell’universo. Ma questo legame esiste anche nella realtà concreta, perché una delle due può sostituirsi alle altre, ma può avvenire anche il contrario.

L’umanità ha dimenticato lo spirito perciò si è centrata solo sulla conoscenza e sui fatti materiali. Non si è cercato di conoscere la realtà spirituale, e muovendo da essa, non si è cercato di dare al mondo un tratto e una base che non mirasse solo alla produzione e al trionfo degli strumenti di morte. E cosa è nato dall’abbondanza di beni materiali? E cosa sarebbe venuto se l’umanità avesse cercato l’acquisizione spirituale e avesse usato gli impulsi spirituali per un’azione sociale più giusta? Ebbene, sarebbe stato un pagamento parziale per le forze distruttive. Steiner dice che, se gli uomini fossero stati più desti non sarebbe venuta tutta questa distruzione.

Non lo sappiamo ma, se viviamo come persone materialistiche sentiamo l’ansia, lo sforzo e la fretta della vita materiale. Quando passiamo la porta della morte non portiamo nulla con noi, perciò restiamo con quella fame inappagata. Così accade alle anime che non hanno avuto la comprensione spirituale perciò non conoscono lo spirito. E cosa cercano costoro? Essi cercano di avere le forze distruttive del mondo. Questo è il loro parziale sdebitamento. Ma questi concetti sono profondi, avvisa Steiner, e non si possono liquidare con concetti comodi.

Le teoria della conoscenza ha degli aspetti che sembrano crudeli, ma occorre formarsi una sensibilità che gli antichi misteri egizi chiamavano ferrea necessità. Anche se sembra terribile fu necessario fare spazio anche alla distruzione perché le anime cercavano le forze distruttive per sfamarsi e saldare parzialmente i debiti con le forze spirituali. Non si può avere ordine se gli uomini non sanno far fluire le idee spirituali nel loro essere e nell'agire sociale, e inserirle nelle idee politiche che girano, dice Steiner. Si avrà ragione di pensare che queste verità sembrano pessimistiche e si avrà ragione di pensare che l’umanità sembra lontana mille anni luce dal suo traguardo finale.

Ma, a queste idee pessimistiche si deve opporre l'esortazione a fare almeno un tentativo, da qualsiasi parte la vita ci abbia posto. Ridestiamo la nostra anima perché il fatto concreto è che i tempi terribili in cui muoiono troppe persone così producono morti che sono bramosi e distruttivi, perciò noi viventi sperimentiamo guerre e orrori. Molti hanno perso l’intelletto, ma i tempi richiedono di saper analizzare, perché c’è bisogno di guardare le cose con profondità. Dobbiamo cercare di capire come le cose si connestono tra loro, per cercare la vera realtà e non l’apparenza. L’umanità è posta al bivio, dice Steiner: o lo spirito viene capito, oppure il caos rimane.

Se nel futuro avremo sempre più materialismo, se si dovesse correre sempre più freneticamente verso l’accumulo di beni materiali, accresceranno sempre più la quantità di desideri e avremo sempre più defunti bramosi che accrescono la diffusione della distruzione. Le anime varcherebbero le porte della morte con il desiderio di distruggere la terra, e la distruzione sarebbe infinita. Deve essere chiaro che ogni periodo materialistico riesce a provocare solo devastazioni e morte. Ma le anime dormono, perciò non vedono la discrepanza esistente nell’umanità fra lo sviluppo intellettuale e quello morale.

Buona erranza
Sharatan

sabato 19 dicembre 2009

Il tocco di una zampa


Per valutare quale sia il ruolo dell'uomo, nella diffusione del male nel mondo, offro la lettura di un articolo che è stato pubblicato sul sito La Zampa.it. e che mi piace diffondere, perchè è più loquace di mille parole, sicuramente inutili che, io potrei scrivere. Lo riporto integralmente:

"Così minuta è difficile immaginarla mentre accarezza un orso. Jill Robinson è una signora bionda di cinquantuno anni; è inglese e gira il mondo a raccogliere fondi per gli «orsi della luna», una definizione dolce e poetica che nasconde una tortura terribile: gli animali chiusi in gabbie piccolissime che impediscono anche il più piccolo movimento, un catetere conficcato nel fegato che «munge» la loro bile più volte al giorno, le zampe spesso mutilate, i denti segati per evitare ogni possibile ribellione.

Sembrano immagini da una galleria di tortura medioevale, ma sono la realtà di oggi. In Asia le chiamano «fattorie della bile», e sono numerose perché la bile è l’ingrediente di base per molti preparati della medicina tradizionale cinese.

Era il 1993 quando Jill Robinson entrò per la prima volta in una «fattoria». «Mi ero allontanata dal gruppo e mi ritrovai in una grande stanza - racconta -. In gabbie grandi quanto i loro corpi erano rinchiusi decine di orsi con dei tubi di ferro, quasi tutti arrugginiti, piantati nel ventre: in quelle condizioni gli animali possono sopravvivere per anni, anche decenni.

All’improvviso un’orsa allungò un zampa, io la presi tra le mani e guardando quell’animale decisi che cosa avrei fatto nel resto della mia vita». Qualche anno dopo nasceva la «Animal Asia Foundation, la creatura di Jill, che da qualche settimana ha aperto una sede anche a Genova, oltre alla casa madre a Hong Kong, e le filiali di Germania, Australia, Nuova Zelanda, Stati Uniti.

«Rimpianti? L’unico è quello di non essere riuscita a salvare quell’orsa», dice mentre le guance le si colorano un po’. Il racconto di Jill è semplice non ci sono toni esasperati o accuse, alza la voce solo quando sottolinea che «non è vero che i cinesi sono crudeli e insensibili, la gente lì è cambiata molto. Oggi ci sono sessanta associazioni in Cina che si battono per i diritti degli animali».

Molti degli orsi che vengono liberati hanno tumori al fegato, proprio dovuti alla pratica alla quale per decenni vengono sottoposti. E questo è pericoloso anche per gli uomini. Anche i medici cinesi ormai stanno cercando di informare e di sensibilizzare la popolazione su questo pericolo. «Quella bile presa da animali ammalati può far ammalare chi usa i prodotti che la contengono».

Anni di lotte, di campagne animaliste. E il privato? «Ho avuto un marito per vent’anni, ora siamo separati, e lui ha una carica importante nell’associazione». Ma la vita di Jill sono gli «orsi della luna», chiamati così perché sul petto hanno una specie di falce di luna chiara sul petto.

Jill Robinson ha acquistato il suo primo orso, liberandolo nel 1998. «È stato relativamente semplice trovare i fondi per farlo - ricorda -. È bastato raccontare gli orrori che avevo visto per ricevere denaro da persone semplici e personaggi celebri. Più complicato è stato costruire i rapporti con le amministrazioni locali, convincere a riconvertire le fattorie della bile».

Ma questa piccola signora bionda in jeans e maglietta, rigorosamente sponsorizzata Animal Asia, è l’unica in grado di «trattare» con il governo cinese. L’associazione che lei ha fondato è la sola che può entrare nei confini cinesi, così come in quelli del Vietnam e in Corea, perché le fattorie degli orrori sono sparse in tutta l’Asia.

Si calcola che siano ventimila gli orsi prigionieri nelle gabbie per la bile, liberi in natura ne restano solo quindicimila, la loro bile viene utilizzata anche fuori dalla medicina: per produrre shampoo, dentifrici, vino e bibite. In Corea quel tipo di orsi, specie protetta tra l’altro, è ormai quasi estinta per l’elevate richiesta di bile. Dal 2000 a oggi sono stati liberati circa 260 orsi nella provincia di Sichuan, l’accordo siglato da Animal Asia e governo cinese prevede la scomparsa delle fattorie della bile. Gli orsi liberati vengono poi «rieducati» nel centro «Moon Bear Rescue».

«È incredibile vedere la loro capacità di ripresa - spiega Jill Robinson - sono animali traumatizzati, feriti, impauriti. Eppure bastano pochi giorni perché recuperino fiducia e il contatto con i loro simili». Così Bluebell, Bodo, Charley, Chica, Claudia e tanti altri orsi ognuno «battezzato» dai volontari sono come tornati alla vita, ma con segni fin troppo evidenti della prigionia. Come Quantock: ha il muso deturpato da anni di colpi dati contro le sbarre della gabbia, ha perso parte delle orecchie e del naso. «Ma il suo carattere è estremamente gentile - racconta chi l’ha incontrato -. Gioca in continuazione, e la sua fiducia nell’uomo è una lezione per noi ogni giorno».

Io ringrazio la giornalista Antonella Mariotti per il suo bellissimo articolo di denuncia della stupidità dei nostri simili, e la ringrazio anche per la sensibilità con cui ha raccontato una vocazione al bene risvegliata dal tocco di una zampa.

Buona erranza
Sharatan

domenica 13 dicembre 2009

La “sporcizia dell’unghia”


La dottrina delle Emanazioni tramite le Sephiroth insegna che tutto ciò che esiste è immortale, perciò ogni cosa possiede l’impronta divina e nulla di ciò che possiede la divinità può essere annichilito sebbene, nell’ordine dell’universo, oltre alle Sephiroth della luce vi siano anche delle Sephiroth tenebrose che distruggono la vitalità divina.

Dice lo Zohar: “Considera dunque. Il Santo, che benedetto egli sia, produsse dieci corone, diademi sacri, in alto, con le quali egli si incorona e si riveste. […] In corrispondenza di queste esistono però altre dieci corone, che non sono sacre, e si trovano in basso. Esse sono legate “alla sporcizia dell’unghia” di una santa corona, che è chiamata Sapienza; perciò anche esse sono sapienza.”

Quindi vi sono le Sephiroth della luce e del bene, ma vi sono anche quelle del male e delle tenebre perché, all’opposto della suprema emanazione dell’Uomo Archetipo vi è l’Uomo Vile, perciò in simile assonanza, vi è l'opposizione di Sephiroth di luce e di Sephiroth delle tenebre, in cui quelle di destra sono luminose mentre a sinistra vi sono quelle tenebrose.

Anche le Sephiroth buie sono in numero di dieci, perciò il regno delle tenebre ne possiede delle Emanazioni con diverse gradazioni di valore cioè di buio, e con una vera gerarchia di spiriti del male, a cui viene messo a capo Samael, l’Angelo del Veleno e della Morte.

Secondo lo Zohar, prima della creazione, il male ricopriva il bene come le bucce (Klippoth), coprono il frutto. Fu l’azione divina che separò il bene dal male, relegandolo in due differenti specie di influenza, e definendo gerarchie angeliche e gerarchie infernali. E’ per causa dell’influenza della gerarchia tenebrosa che il nostro mondo viene così perturbato, e ciò avviene perché gli uomini si allontanano da Dio, permettendo alle Klippoth di avere il completo dominio delle azioni umane.

Le Klippoth, Kellippah o Kellipot sono i gusci, cioè le bucce dei frutti divini, cioè dei materiali di scarto, e delle forze malvagie che hanno coperto di immondizia le 288 scintille di luce spirituale fuggite dai vasi infranti. Secondo Isaac Luria, all’origine dei tempi, tutti i mondi creati erano spirituali, ma la rottura dei vasi fece precipitare in basso il Mondo di Assiah o Mondo dell’Azione, per cui le bucce si mescolarono ai frutti della divinità che andarono dispersi dai vasi sephirothici esplosi.

E' così che si è prodotto il mondo di materia cieca e grossolana che conosciamo e che non possiede nulla di spirituale, ma il potere delle Klippoth sarà spezzato in futuro, perciò il Mondo di Assiah ritornerà ad essere spirituale e ciò avverrà quando neppure la minima scintilla di divinità sarà rimasta nelle Klippoth, per mezzo dell'attività che viene detto tikkun, e che riporterà l’armonia nel Creato.

La magia nera, secondo la Cabala, si opera quando vi è la pratica di estrarre lo spirito impuro delle Klippoth per mescolarlo alle cose più pure, ma è una pratica di manipolazione che va attuata solo per combattere la stessa magia nera, perciò si può fare una manipolazione solo per fare il recupero del divino che è imprigionato nella sostanza impura, per poterlo liberare ed affrancare.

Seguendo la dialettica cabalistica della creazione, ricordiamo che le Klippoth, che sono le forze del male, traggono l'origine da una luce non pensante di Dio, perchè la luce pensante è creatrice, mentre la luce non pensante è sempre distruttiva, per questo il male cerca sempre di opporsi al bene e cerca di distruggerlo.

Secondo l'allegoria cabalistica, il Regno delle bucce o Olam Klippoth, che è la residenza di Samael il Principe delle tenebre, è il nostro mondo perchè, rivela lo Zohar: “Per il Servizio del Mondo Angelico, il Santo, che benedetto egli sia, fece Samael e le sue legioni, ovvero il Mondo delle Azioni, che sono come le nuvole usate per cavalcarle discendendo sulla terra, come se fossero i loro cavalli.”

Questo insegna, che le Klippoth contengono la stessa materia che ha fatto i pianeti e tutte le stelle, ma in una realtà materiale caotica ed incontrollata che, nello stato più sottile, viene usata dagli spiriti per rivestirsene, allo scopo di discendere nelle sfere inferiori. Il male non può riprodursi o propagarsi con le sue proprie forze, perché è sempre sterile ed informe, ma è solo l’azione morale volontaria dell’uomo, quando essa è fermamente contraria al bene, che gli conferisce forza e vigore.

Perciò contempliamo il male per ciò che è veramente, cioè come una massa inerte, un involucro, un guscio o una buccia vuota, insomma una forma falsa di energia che si millanta di un'apparente potenza che invece copre la codardia. Il male è vigliacco, perchè ruba le energie vitali degli esseri indifesi, e perchè si mostra forte con i deboli, ma sa diventare servile quando incontra la vera forza. Per questo sia il male che i suoi servi sono la “sporcizia dell’unghia” della vera Sapienza, e si dimostrano essere il volto della volgarità e dell'ignoranza.

Le Klippoth sono demoni e involucri materiali della sensualità più rozza, sono scorie che abitano lo spazio etereo e che si nutrono di energie vitali altrui, sono delle essenze basse che vivono in spazi di materia limitata e che mutano continuamente forma, sono i mentitori che millantano l'Amore per seminare l'odio e la discordia.

Poichè nel regno delle tenebre domina la Legge dell’entropia cioè la legge della discordia, perciò è l’influsso delle Klippoth che ci spinge a rifiutare ogni concezione spirituale, per concepire l’essere umano solo come un semplice involucro materiale senza finalità elevate e senza nessuna importanza, un mero ricettacolo di cui sfruttare energie e luce e poi da gettare senza pietà.

Se leggiamo attentamente le Scritture impariamo invece che, l’uomo ha un involucro corporeo che è il Tempio dell’anima, perchè possiede il soffio di Ein Soph, quindi vi è in noi un'entità divina che dorme, come in ogni essere vivente, e che è Sommo Spirito d’Amore: perciò, il male che nega questo, è assoluto inganno e menzogna.

Un concetto di male, di essenza diversa da questo contesto cabalistico non esiste, poiché il male è solo l'accettazione della scissione e della separazione dalle Emanazioni e dall’influenza benefica delle Sephiroth: quindi è l’uomo stesso che crea il male, e che poi acconsente a servirlo, e ogni altra scusa è inutile, essendo solo il segno della nostra vigliaccheria e della incapacità di accettare le giuste conseguenze delle nostre colpe e dei nostri errori.

Questo concetto può sembrare molto strano, perché il mondo del male deriva dalla Sephirah Geburah/Din o Giustizia/Diritto, detta anche la Mano sinistra di Dio, ma riflettendo con più attenzione, vedremo che questa emanazione di Giustizia severa deve sempre essere equilibrata da Chesed, che è Amore e Pietà, perchè da questo equilibrio nasce un equo e compassionevole criterio di giudizio.

Se guardiamo ancor più all'origine, prima del peccato di Adamo, vedremo che il Male formava un tutt’uno con l’Albero della Vita, ed era collegato all’Albero della Conoscenza da un unico germoglio: questi due alberi furono separati dal peccato di Adamo che causò il “taglio dei germogli” con la rescissione del legame tra il superiore Macrocosmo e il Microcosmo inferiore.

Ed è questa la vera origine delle forze del male, cioè il taglio del legame tra le cose umane e le cose divine, ma ciò avviene nello stesso momento in cui viene creato il mondo perchè, secondo lo Zohar, la creazione tramite Emanazione divina ha già creato l’universo finito poichè “a questo finito appartiene la tenebra”.

Nella metafora cabalistica, il male origina da un giudizio che non viene mitigato dalla pietà e dall’amore: il male si origina da Geburah/Din che è la Sephirah del Potere/Giudizio, quando entra in tensione con Hesed che è Amore/Pietà, perché il rigore non accetta di essere moderato, e vuole un assoluto dominio svincolato dalla debolezza dell’Amore.

Così Geburah/Din si ribella a Dio e produce una Emanazione sephirotica ad imitazione del regno divino ma, sfuggendo alle richieste dell’Amore, la Geburah/Din non è più attendibile e diventa una perversione della giustizia divina che, se viene deviata dalla durezza eccessiva, usa i suoi poteri per infliggere sofferenze e punizioni terribili ai mondi inferiori, senza sapere concedere alcuna pietosa misericordia.

La falsa emanazione di Geburah/Din è chiamata anche Sitra Ahra, cioè l’Altro Lato o Emanazione della Mano sinistra, perché la Sephirah ribelle faceva parte del lato sinistro dell’Albero della Vita, e la creazione di Sitra Ahra da parte di Geburah/Din fu come un punto e come una coagulazione creata dal fumo dell’ira.

Questa forza distruttiva emerse dall’ira furiosa, come fumo si diffuse nell’aria, e si levò a dominare tutte le altre emanazioni fino a soggiogarle con il veloce diffondersi dell’unico punto, come il movimento di una spirale o come un serpente malvagio, perciò il Serpente è simbolo di Satana, che è il Grande Seduttore.

Per questo si usa l’immagine del Serpente tentatore per rappresentare l’Altro Lato, poichè Satana è un serpente sia maschio che femmina, è colui che attira gli esseri umani verso una materialità di sensualità volgare e grossolana, ed è il serpente che simboleggia l’origine della stregoneria.

Secondo i cabalisti, l'Antico Serpente è sempre in giro per il mondo per denigrare gli uomini davanti a Dio e per cercare servitori, egli è il grande cacciatore di anime, che asserve e soggioga per potere sfruttare le energie vitali, necessitato dalla sua natura che è amorfa e priva di forze autonome, perciò bisognoso di cibarsi delle energie che ruba agli altri: il male è sempre limitazione e avarizia.

Se questo, se il lato oscuro del male ci spaventa, è solo a causa della nostra completa ignoranza spirituale, e non dovremmo indulgere al nostro viscerale disgusto per le squallide Klippoth, ma dobbiamo conoscere bene il mutevole volto di coloro che si schierano con la falsa Geburah/Din.

Allora riconosciamoli nel viso di coloro che giudicano spietatamente e crudelmente, di coloro che usano delle forme di giudizio basate sui razzismo, sull’intolleranza e sul pregiudizio, di coloro che praticano le vie del violento: tutti costoro sono i servi della “sporcizia dell’unghia” che siamo obbligati a conoscere e contro cui siamo chiamati a combattere.

Queste sono le persone che iniziano le guerre di religione, sono i calunniatori degli innocenti e degli indifesi, sono coloro che esaltano la violenza e la prepotenza, e sono tutti quelli che abusano del loro potere e della loro forza per opprimere la mitezza e l'innocenza del resto del mondo.

Ma ci vorrà tanto per riconoscere i veri seminatori di zizzania in coloro coloro che fanno a brandelli l’autostima delle persone, che disprezzano e distruggono le varie forme di vita, che beffano la speranza, che disprezzano la fede e la carità degli altri, e che combattono tutte le migliori qualità dell’uomo?

Allora dobbiamo considerare che, quando giudichiamo gli altri usando un giudizio troppo duro e non facciamo giustizia delle ragioni altrui, anche noi partecipiamo alla semina della discordia e alla moltiplicazione della zizzania contro i nostri fratelli, quindi anche noi diventiamo schiavi e vittime delle ripugnanti bucce.

Questo avviene anche quando siamo completamente soffocati dai fumi dell’ira o dall'acredine più astiosa per cui, una parte di noi viene presa nella trappola dell’Altro Lato, che è il luogo del buio e della tenebra perchè, quando siamo accecati siamo nel buio, e ci allontaniamo dall’influsso di Tiphereth che è la Luce dell'Amore e della Compassione.

Ogni volta che perdiamo la saggezza e l’acume di giudizio, ci ritroviamo irretiti dalla falsa Geburah/Din che produce odio e duro rigore ma, se questo avviene, la migliore strategia sarà quella di dichiarare guerra alle influenze distruttive tramite l'azione di Tiphereth che è il pensiero del sommo amore che riequilibra ogni eccessivo rigore.

Per questo Gesù, simbolo della Compassione e dell’Amore, dice nel Vangelo di Giovanni: “Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicarlo, ma perché si salvasse per mezzo di lui” perciò, nell’imitare il modello di amore divino che vive nel nostro Io Divino interiore, avremo il potere di sconfiggere le tenebre tramite la Luce e la dolcezza dell’Amore.

Riflettendo su Gesù, che dice in Matteo: “Beati i mansueti, perché erediteranno la terra (Matteo 5:5) e “Prendete su di voi il mio giogo e imparate da me, perché io sono mansueto ed umile di cuore; e voi in me troverete riposo alle anime vostre” (Matteo 11:29) io vedo l'invito all’azione tramite l’uso dell’energia luminosa della Sephirah divina offrendo affetto e protezione particolarmente agli ultimi e agli indifesi, che sono i veri mansueti del mondo.

Buona erranza
Sharatan


giovedì 14 maggio 2009

La stirpe di Lucifero


Leggo che Barack Obama, per non complicare la missione dei suoi soldati schierati in Iraq e Afghanistan, è contrario alla pubblicazione delle nuove foto che mostrano gli abusi commessi dalle truppe americane sui detenuti a Bagdad e Kabul. Nessuno ha dimenticato le foto delle umiliazioni inflitte nel carcere di Abu Ghraib, ed il presidente non ha voluto rischiare, per cui le foto restano secretate. Abu Ghraib è uno dei simboli negativi più pesanti di una crudele guerra inutile, ed Obama sceglie la ragion di stato a scapito della democrazia, e fa molto male!

La sensazione che sorge quando si contemplano immagini come quelle di Abu Ghraib, è che ci troviamo di fronte a dei mostri, a degli esseri mostruosi che infieriscono su prigionieri inermi, non solo con maltrattamenti fisici, ma anche con ingiurie ed umiliazioni che tutti hanno definito inumane. E in effetti, molto spesso davanti a delitti incredibili ci ritiriamo, dicendo che quelle sono mostruosità, che sono compiute da persone che hanno del tutto smarrito la ragione e ogni natura umana. Ma è proprio vero che essi sono un non-Noi, un’alienità, che con il nostro essere non ha nulla da spartire?

Nel 1971 Philip Zimbardo, professore del Dipartimento di psicologia presso l’Università di Stanford in California, compì un esperimento di “prigione simulata” che lo rese famoso. Nell’esperimento, tra coloro che avevano risposto ad un’inserzione di lavoro sui giornali locali, furono scelte 24 persone, che avevano il profilo di giovani maschi di media estrazione sociale, intelligenti e sani: quelli che potremmo definire un campione di uomini normali. A metà di loro fu affidato il ruolo delle guardie e all’altra metà quello dei prigionieri, dicendo alle guardie di fare tutto ciò che ritenevano opportuno per mantenere l’ordine, ma evitando di usare abusi e punizioni fisiche.

Il 15 agosto 1971 inizia l’esperimento, con la simulazione dell’arresto dei prigionieri, che vengono prelevati nelle loro vere case, con la collaborazione della polizia di Palo Alto, e che vengono sottoposti alle varie pratiche di degradazione presenti negli arresti reali: furono perquisiti, fotografati, schedati, bendati e spogliati, cosparsi di disinfettante e fotografati nudi. Dopo furono fatti rivestire con le uniformi carcerarie, ma senza biancheria intima, gli vennero consegnati dei sandali di gomma come calzature e delle cuffie di nylon per nascondere i capelli: il loro numero di matricola, prima unito al nome e poi il solo numero spersonalizzato, diventò la nuova identità carceraria.

Le guardie indossavano uniformi cachi, brandivano dei manganelli, avevano il fischietto al collo, e indossavano degli occhiali a specchio che ne occultavano gli occhi. Le guardie, nei giorni precedenti all’esperimento, avevano compiuto dei sopralluoghi alla “prigione” e avevano concordato delle regole per i prigionieri, per cui esse vennero lette ai prigionieri e poi vennero condotti in cella. L’esperimento che doveva protrarsi per 2 settimane, si interruppe al 5° giorno, perché gli abusi fisici e psichici diventavano così radicali da costituire un pericolo per i “prigionieri.” In 5 giorni, dei normali padri di famiglia si erano trasformati in spietati aguzzini, e le guardie non solo erano diventate estremamente autoritarie, ma di notte avevano anche abusato sessualmente dei reclusi.

L’esperimento di Stanford si concluse ma, la coincidenza con l’omicidio di George L. Jackson nel penitenziario di San Quentin il 21 agosto 1971, attirò l’attenzione sul lavoro di Zimbardo e lo rese famoso. La morte del militante del Black Panther Party, George Jackson recluso da quando aveva 18 anni, chiuso in una cella d'isolamento del penitenziario di San Quentin per almeno ventitré ore al giorno e brutalmente ucciso da un secondino a soli 30 anni, non poteva che avere una risonanza eccezionale.
Sepolto vivo nell’isolamento del carcere, Jackson aveva scritto parole audaci, disperate, piene di odio contro l’impero statunitense, un fondamentale contributo alla lotta di liberazione dei Neri, una colonia “interna” al sistema e costretta in condizioni di ordinaria schiavitù, simili a quelle che molti migranti vivono oggi nelle metropoli del capitalismo globalizzato.

Il contributo offerto dagli studi di Zimbardo sui componenti degradati e violenti, osservabili all'interno di un'istituzione come il carcere, sono considerati un classico della psicologia sociale, ma il suo lavoro nel tempo è continuato, allargandosi allo sfruttamento delle tecniche psicologiche per aiutare le persone ad andare oltre la cieca conformità ed obbedienza sociale.
Zimbardo afferma che in tutti noi vi è il bene ed il male, tutti siamo come Lucifero, tutti siamo capaci di essere demoni e angeli per noi e per i nostri simili. Il Male assoluto non è che l’ombra che il Bene assoluto proietta sulla nostra vita, e il Male è proprio il “far Male” inteso come sofferenza subita ed inflitta.

Classicamente, il peccato di Lucifero nasce dalla “cupiditas” che, secondo Dante è la radice dei peccati della lupa. Questa è la condizione spirituale di avere in sé un abisso che non possa essere colmato, nè dal potere nè dal denaro: per costoro, tutto ciò che esiste fuori di essi, ha motivo di esistere solo se può essere sfruttato o acquisito. Per questo nell’Inferno, Dante li descrive come infissi in un lago di ghiaccio e imprigionati nel gelo del loro Sé per l’eternità.
Inducendo le persone a concentrarsi solo su se stessi, Satana e i suoi seguaci, distolgono il loro sguardo dall’armonia dell’amore che unisce tutte le creature, ingenerando separazione e discordia: i peccati della lupa spingono l’essere umano fuori dalla grazia dell’amore, li crea e li lega come vittime in una prigione interiore.

Ma il significato di Satana, non è altro che uno specchio dell’umanità, infatti nel Vangelo di Tommaso, si insegna che “vi è una luce entro ogni persona che illumina l’universo intero. Se non brilla, c’è la tenebra”. Secondo Elaine Pagels, infatti: “Quello che ci affascina, di Satana, è il modo in cui esprime qualità che vanno oltre ciò che comunemente riconosciamo come umano. […] Quindi il male, al suo peggio, sembra implicare il soprannaturale, ciò che riconosciamo, con un brivido, come il diabolico contrario della definizione di Dio in quanto “totalmente altro”.

Nel Pentateuco si narra che con Dio, nell’alto dei cieli, c’erano i Bene Elohim (figli del Signore) e i Malak Jahvé (emissari o messaggeri di Dio). Il Satana del libro di Giobbe è confuso tra i Bene Elohim, i figli del Signore, e forse è uno di loro. Vaga per la terra, ed osserva da vicino gli esseri umani. Li osserva per ricercarne i cattivi comportamenti e quindi sottoporli al giudizio di Jahvè. Ha accesso al trono del Signore, siede tra la corte celeste e dialoga con il Signore.

Questo Male ci affascina e ci ripugna poiché, come diverso lo respingiamo per la sua alienità da noi, ma poi sappiamo apprezzare gli eccessi sessuali e le violazioni dei codici morali che vengono compiuti da estranei al nostro gruppo sociale.
Secondo David Frankfurter, docente di studi religiosi, questo è dovuto al fatto che, la costruzione di un Altro di tipo sociale, usa le immagini di cannibale, selvaggio, demone, stregone, vampiro etc. attingendo ad un repertorio di simboli di inversione e, nel contempo, giocando sulle loro attribuzioni di crudeltà, perversità e libertinismo: ciò causa un compiacimento e un godimento nella commistione di orrore e di piacere anche a livello di fantasie individuali.

L’effetto Lucifero è il nome che Zimbardo attribuisce alla nostra illusione di essere speciali, perché la maggior parte di noi si nasconde dietro un preconcetto egocentrico che ci offre l’illusione di essere speciali: questi scudi protettici egocentrici ci illudono che siamo ad un livello di integrità morale che si colloca al di sopra della media.
Ma le nostre preconcezioni ci allontanano da una profonda conoscenza di noi stessi, perché la maggior parte di noi si conosce solo in base alle limitate esperienze in situazioni abituali, che implicano regole, leggi e linee di condotta conosciute. Ma cosa accade quando ci troviamo davanti a scenari nuovi ed inconsueti?

L’idea che una frattura separi i Buoni dai Cattivi consola, perché il Male diventa un’entità precisa, una qualità intrinseca di certe persone ed estranea ad altre: dal cattivo seme viene il cattivo frutto. Inoltre, in questo modo, le persone buone sono esentate da ogni responsabilità, vengono liberate da ogni valutazione o responsabilità di poter essere stati complici o inerti di fronte alle azioni malvagie.

Zimbardo suggerisce l’ipotesi che il Male sia una cosa di cui tutti siamo capaci, e che la nostra natura possa essere modificata in senso buono o cattivo, a seconda dell’acquisizione di qualità dovute a esperienze e pratiche di vita, e che ci si possa avvalere di particolari opportunità: tutti possiamo diventare sia buoni che cattivi, indipendentemente dalla dotazione genetica, dalla personalità o dal retaggio familiare, perché siamo in uno stato di interazione dinamica.

Buona erranza
Sharatan

martedì 26 agosto 2008

I prigionieri del male


Ho letto oggi che, nella città di Torino, sono scomparsi ben 66 gatti neri, rapiti da sette sataniche. L’associazione Telefono Antiplagio denuncia che non solo i gatti, ma anche cani ed uccelli sono stati rapiti e probabilmente usati per la celebrazione di riti durante i quali gli animali vengono torturati, mutilati e poi crudelmente uccisi per omaggiare lo spirito del male. Evidentemente la nostra cultura “evoluta” non ci ha messo al riparo da concezioni che ci rigettano nelle epoche più buie della ragione. La moderna barbarie e la mentalità ottusa è documentata dalle notizie di violenze che vengono quotidianamente perpetrate ai danni di esseri percepiti come più deboli ed indifesi: i portatori di “diversità”, le donne, i bambini e gli ultimi tra gli ultimi, quelli che molto spesso vengono dimenticati: gli animali.
Il fenomeno del satanismo registra un successo crescente, avendo al suo attivo delle comunità sempre più prospere e numerose ed è alimentato da una forte opposizione al cristianesimo, di cui diviene grottesca fotocopia, opponendo un dio positivo a un dio negativo, un dio delle tenebre e un dio delle luce: questo mi fa riflettere sulle strane similitudini che accomuna spesso le fazioni avversarie. Non ho alcun interesse ad indagare un mondo che non conosco e che non concepisco, ma il fenomeno ha contorni molto più ampi di quanto si possa immaginare e la stessa ambientazione della notizia nella città di Torino, che vanta la comunità di satanisti più attiva d'Italia, secondo Massimo Introvigne, la dice lunga al riguardo. Numerosi appelli denunciano questa barbarie, insorgendo in difesa degli animali e denunciando la proliferazione di messe nere con sacrifici animali, ma gli stessi comunicati informano che l’uccisione degli animali viene operata anche da coloro che si proclamano solerti “nemici del diavolo” perché il gatto nero, nella superstizione popolare, è il simbolo della stregoneria. “Per favore, smettete di ammazzare questi poveri mici neromantati che da secoli sono ingiustamente considerati portasfortuna, per usare un termine gentile… - scrive Lorenzo Croce, presidente nazionale Aidaa, l'associazione italiana difesa animali e ambiente - i gatti neri non hanno alcun potere occulto, mentre sono la superstizione e la caccia alle streghe ad aver confuso le idee fin dal medioevo trasmettendo questa assurda idea che i gatti neri portano sfortuna. Ora occorre sfatare questo mito e allo stesso tempo occorre smascherare maghi, gruppi esoterici e tutti coloro che uccidendo i gatti neri pensano in buona fede (ma anche in cattiva fede sapendo cioe' che questo non e' affatto vero) che uccidendo un gatto nero possano evocare spiriti o realizzare strani esorcismi...Ci rivolgiamo alla chiesa perchè dica che i gatti neri non sono la longa manus delle streghe così come era stato scritto in una bolla papale del Medioevo. Ad oggi abbiamo registrato la risposta di una delle maggiori sette di Bologna, che si chiama fuori dalla mattanza dei gatti neri e che condanna come satanisti eretici coloro che, invece, praticano questi riti a base di gatti neri e di sangue di gatti neri morti. A noi non interessa sapere chi sono o meno i satanisti doc, conclude Croce, quello che ci preme è di far cessare questa assurda mattanza che viene realizzata in nome del profitto e della antica arte della superstizione.”
Questa notizia dimostra che persiste ancora nell’uomo, in barba ad ogni civilizzazione - il retaggio di una memoria istintiva ed arcaica collegata alla sopravvivenza della specie - che lo rende capace di compiere le azioni che vengono addebitate al demonio: l’angelo negativo invidioso e furente che trascina gli uomini, i privilegiati figli di Dio, nella sua dimora di disperazione per l'eternità. Ancora nel terzo millennio troviamo persone che hanno bisogno di servire un principio oscuro e terrorifico, piuttosto che assumersi le responsabilità delle proprie azioni. Ancora esistono persone che trovano più facile pensare che il male sia esterno alla nostra mente, ed esistono persone che amano vivere come schiavi del male, piuttosto che come esseri liberi e padroni di sé stessi.
Le figure del male che conosciamo, sono collegabili storicamente ad una complessa demonologia mesopotamica, di cui la nascente religione giudaica non riuscì ad asservirsi. Per questo le popolazioni semitiche assimilarono complesse figure di divinità distruttrici, contro cui combattere con amuleti e opportune formule di scongiuro. Le successive revisioni dei testi ebraici, operate dalla versione greca delle scritture e l’esegesi ebraica, tradusse con il termine di demonio, tutti quei “falsi dei” contro cui si trovava a combattere la nascente religione. Per questo la Bibbia cristiana e il Talmud ebraico confermano e conservano tracce di antiche superstizioni mesopotamiche e palestinesi nelle figure di demoni, come emissari-esecutori delle volontà divine. A livello psicologico, tale trasposizione viene attuata per sublimare tutti i tratti minacciosi posseduti dalla divinità, scindendo la figura onnipotente divina in una dicotomia buono/cattivo e quindi angelo/diavolo, che potesse essere di facile elaborazione da parte del popolo.
Nessuna traccia del fatto che il serpente fosse un diavolo è contenuta nella Genesi, in cui si dice esplicitamente che il serpente era una bestia. “Il serpente era la più astuta di tutte le bestie selvatiche fatte dal Signore Dio.” Geloso della predilezione divina, il serpente tentò Adamo ed Eva con l’ambizione della conoscenza. L’uomo divino, che viveva nell’Eden, volle conoscere per orgoglio il bene ed il male e trovò così la sua dannazione nella Conoscenza. Seppure dei simboli del male si volessero ravvisare nell’episodio del serpente, essi andrebbero indicati nella gelosia e nell’orgoglio, esaminati come deviazioni dell’intelligenza perfetta. Nel Libro di Giobbe, scritto nel V sec. a. C., si affronta in modo originale il problema del bene e del male.
Leggiamo nel cap. 1: “Un giorno, i figli di Dio andarono a presentarsi davanti al Signore e anche Satana andò in mezzo a loro. Il Signore chiese a Satana: "Da dove vieni?". Satana rispose al Signore: "Da un giro sulla terra, che ho percorsa". Il Signore disse a Satana: "Hai posto attenzione al mio servo Giobbe? Nessuno è come lui sulla terra: uomo integro e retto, teme Dio ed è alieno dal male". Satana rispose al Signore e disse: "Forse che Giobbe teme Dio per nulla? Non hai forse messo una siepe intorno a lui e alla sua casa e a tutto quanto è suo? Tu hai benedetto il lavoro delle sue mani e il suo bestiame abbonda di terra. Ma stendi un poco la mano e tocca quanto ha e vedrai come ti benedirà in faccia!". Il Signore disse a Satana: "Ecco, quanto possiede è in tuo potere, ma non stender la mano su di lui". Satana si allontanò dal Signore.”
L’esempio di Giobbe non costituisce affatto un invito alla pazienza, ma offre invece una chiave interpretativa di ben più alto spessore, infatti sempre il Giobbe, 37, 19 si afferma che “in cagione delle nostre tenebre, noi non possiamo bene ordinare i nostri ragionamenti.” Il termine aramaico Šayṭān significa il separatore, l’accusatore. La parte “satanica”che mette alla prova l’uomo è costituita dalle tenebre mentali che avvolgono la mente, laddove essa viva separata e non integrata nella sua componente di cuore ed intelletto. Io penso che l’uomo non padrone, ma schiavo delle sue tendenze incontrollabili, trovi più facile attribuire le colpe ad uno spirito cattivo piuttosto che affrontare il peso della sua libertà e dei suoi comportamenti. Penso che, per questo tipo di uomo, sia più facile proclamarsi prigioniero del male piuttosto che diventare un essere libero.
Buona erranza
Sharatan ain al Rami