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giovedì 27 dicembre 2018

Oltre il tempo e lo spazio



“Se viaggi su una strada costruita con le tue mani,
giorno per giorno, arriverai dove vuoi arrivare.”
(Massima egiziana)

Era il 1907 e una bambina giocava in casa quando cadde rovinosamente per le scale. La madre vide inorridita l’accaduto e accorse in aiuto della sua unica figlia di soli 2 anni. Fu chiamato un medico che dichiarò la morte della piccina dopo aver tenuto uno specchio e una piuma davanti alla sua bocca. Il padre, Reuben Eady faceva il sarto ed era corso a casa dopo l’incidente. Aveva telefonato ai parenti per dare annunciare la morte della figlia e per chiedere di confortare la madre distrutta dal dolore.

Nel frattempo il medico era tornato per ricomporre la salma e per consegnare il certificato di morte in cui diceva che la bimba era morta per un trauma cranico causato dalla caduta dalle scale. Ma quale fu la sorpresa di tutti quando, al loro arrivo, trovarono la bimba che giocava seduta sul letto e che sembrava stare bene. Al padre furioso, il medico giurò che la bimba era morta o perlomeno lo sembrava, anche se adesso sembrava essere in ottima salute.

La bambina coinvolta nello strano fatto si chiamava Dorothy Louise Eady, era nata il 16 gennaio 1904, e dopo l’episodio della presunta morte e resurrezione iniziò a mostrare strani comportamenti che stupirono i genitori. Raccontava dei sogni ambientati in una sontuoso palazzo dalle alte colonne circondato da un grande giardino fiorito. Spesso chiedeva ai suoi familiari di aiutarla a ritornare a casa sua.

E quando sua madre diceva che lei era già a casa sua, la bimba rispondeva che non era vero e che quella in cui viveva, non era la sua vera casa. Dopo un po’ di tempo, nessuno faceva caso alle strane richieste della bimba ritenendole capricci, ed i familiari iniziarono a scherzare sulle sue strane richieste. Iniziarono a chiedere alla bambina dove fosse la casa dove voleva vivere. La bimba rispondeva che non lo sapevadov'era, ma voleva ritornare a casa sua.

Quando Dorothy ebbe circa 4 anni, gli Eady decisero di fare una gita al British Museum, e vollero portare anche la bimba, perché la sua vivacità la spingeva a mettersi sempre nei guai. Fu così che, tutta la famiglia si ritrovò a gironzolare per le sale del British Museum e, quando arrivarono nelle sale delle antichità egizie, videro Dorothy correre ovunque, baciare i piedi delle statue delle divinità egizie, tutta allegra e felice.

Infine la videro sedersi ai piedi di una mummia e non volere più rialzarsi per continuare il giro. Decisero di lasciarla in quelle sale dove sembrava stare così bene e di ritornare a riprenderla più tadr, dopo aver concluso la visita. Quando vollero riportarla a casa, la bambina disse che non andava con loro, ma che voleva restare con la sua gente. Fu necessario usare la forza per riportarla a casa.

Dopo qualche mese dallo strano fatto, il signor Eady, passando davanti a una libreria vide i volumi dell’Enciclopedia dei bambini e decise di comprarli per Dorothy. Nell'opera vi era una sezione dedicata agli antichi egizi e, da quel giorno, di continuo Dorothy chiedeva alla madre di leggerle le cose degli antichi egizi. La madre che non ne poteva più di quelle letture, decise di insegnarle a leggere.

La bambina imparò con una velocità incredibile e davanti alla foto della stele di Rosetta, Dorothy disse alla madre che lei quella lingua la conosceva, gli sarebbe stato sufficiente poterla ricopiare per riuscire a ricordarla. Quando ebbe 7 anni, Dorothy iniziò a capire il senso del suo sogno ricorrente in cui si vedeva dentro un grande palazzo circondato da un giardino fiorito.

Mentre sfogliava il giornale, vide una foto che la lasciò senza fiato. Corse dal padre e gli mostrò la fotografia dicendo che lei conosceva il palazzo della foro, perché lo vedeva spesso nei suoi sogni. La foto del giornale mostrava il Tempio del faraone Seti Primo ad Abido e la bambina disse che era quello il palazzo in cui era vissuta, poi disse che il giardino fiorito non c’era più e che il palazzo sembrava in rovina.

Il padre la rimproverò dicendole che non era bene dire le bugie, perché quel palazzo era nel deserto e nel deserto non fioriscono i giardini. La bambina non sembrò affatto convinta e, in seguito, quando trovò una foto dei faraone Seti I, la portò al padre dicendo che era stato un bell’uomo e un sovrano molto gentile. Il padre osservò che il faraone era morto da tremila anni, e che non sembrava affatto un bell’uomo. Poi le intimò di smetterla di dire le bugie.

Ormai i genitori di Dorothy erano convinti che la caduta dalle scale era la causa deicomportamenti e delle ossessioni della figlia. Si erano accorti che la figlia era diversa dalle altre bambine: era ossessionata dall’Egitto, ma per tutto il resto era una bambina precoce, intelligente, curiosa, vivace e di carattere socievole sebbene un po’ solitaria rispetto alle bambine della sua età.

La famiglia Eady era molto tollerante con le stranezze della figlia, ma i parenti erano preoccupati dalle sue idee religiose, soprattutto quando Dorothy disse che la religione cristiana era un'imitazione della religione egiziana e che la Vergine Maria con il Bambino Gesù somigliava alla dea Iside con suo figlio Horus. Queste idee giunsero all'orecchio anche del suo insegnante di religione che mandò a chiamare la madre e le chiese di far ravvedere quella figlia troppo “pagana”.

Dorothy fu espulsa dalla scuola femminile di Dulwich quando si rifiutò di cantare un inno sacro in cui si chiedeva a Dio di maledire gli egiziani dalla pelle scura. Forse gli Eady speravano ancora di trasformare la figlia in una ragazza più convenzionale, infatti pensarono di mandarla in una convitto retto da monache. La ragazza confidò alla zia materna che era contenta di andarci così poteva fuggita facilmente, attraversare il mare e fuggire in Egitto.

Questo piano impedì alla famiglia di dare seguito ai suoi propositi e li persuase a lasciarla a casa facendola studiare alla scuola pubblica. Dorothy iniziò a frequentare la chiesa cattolica anche se diceva di essere seguace solo dell’antica religione egizia. La madre era preoccupata di questi atteggiamenti e si persuase che la figlia era condannata all’inferno.

Quando ebbe 10 anni, la bambina si trovò a gironzolare nelle sale del British Museum, dove andava quando saltava la scuola. Nelle sale silenziose del Museo incontrò un vecchio signore molto curato e distinto, con piccole mani ornate da un grande scarabeo.

Il signore in questione, le chiese cosa ci faceva tutta da sola nel museo. La bambina rispose che stava nel posto dove poteva imparare quello che gli interessava veramente sapere, e poi aggiunse che la sua passione era l’antico Egitto. Il signore distinto era il Conservatore delle Antichità egizie ed assire del British, il famoso egittologo, sir Leonard Wooley detto il Vecchio.

Sir Leonard decise di diventare il suo maestro non ufficiale e, per anni, il suo ufficio nel museo fu la meta preferita di Dorothy. La ragazza si dimostrò assai portata per il disegno e anche per la traduzione del Libro dei Morti. Davanti allo stupore del professore per la sua velocità nell’apprendere e nel tradurre con precisione le formule e gli scongiuri magici tracciati a protezione dei defunti, le bambina rispondeva che stava solo ricordando le cose, perché quelle cose lei già le conosceva, nel passato.

Erano gli anni della Prima Guerra mondiale e, una sera la bambina vide il primo Zeppelin sorvolare Londra e poi esplodere. L’anno seguente, iniziarono i bombardamenti tedeschi su Londra. Un giorno mentre Dorothy prendeva l’autobus per andare a scuola di danza, suonarono le sirene dell’allarme e la bambina si rifugiò in una pasticceria. Finito l'allarme non volle più andare a scuola e decise di fare ritorno, a piedi, verso casa. Questa decisione le evitò di restare uccisa sotto le macerie della sua scuola di danza che fu distrutta da una bomba.

In seguito allo scampato pericolo, i genitori la mandarono in campagna nella fattoria della nonna dove la ragazza visse un bel periodo. Faceva a gara di corsa con gli altri bambini, si arrampicava sugli alberi e giocava ai faraoni. Cavalcava un cavallo bianco che aveva chiamato Mut-hotep cioè “la dea Mut è soddisfatta”.

Dorothy frequentava la scuola di campagna e una biblioteca dove prendeva in prestito tutto ciò che trovava sull’Egitto. Solo alla fine della guerra fece ritorno a Londra, ma inioziò ad avere nostalgia della campagna. Era ormai una adolescente di 14 anni, una ragazza depressa, goffa e annoiata. Una sera, dopo una giornata noiosa come molte altre, andò in camera e si preparò per la notte: indossò la camicia da notte ricamata dalla madre e si coricò. Provò a leggere ma si sentiva stanca perciò spense la luce per dormire.

Quello che avvenne in seguito, fu incredibile e la stessa Dorothy lo raccontò nel suo diario, dicendo che ricordava tutto come se fosse appena accaduto. Mentre stava per appisolarsi sentì un peso gravarle sul corpo. Si risvegliò e vide un viso maschile che la fissava, con le mani sulla scollatura della camicia da notte. Vide il volto della mummia di Seti che la fissava, e allora gridò terrorizzata, sconvolta dall’orrore ma anche colma di gioia.

In seguito, Dorothy raccontò che era una sensazione incredibile e sconvolgente. La mummia le aveva strappato la camicia da notte, e lei aveva urlato terrorizzata. La madre che dormiva nella camera accanto era corsa a vedere cosa avveniva. Le aveva chiesto chi gli avesse strappato la camicia da notte, e lei aveva risposto che aveva avuto un incubo e che si era strappata la camicia da sola, ma sapeva che non era vero.

Come poteva dire a sua madre che gli era apparsa la mummia di Seti I e che il suo sguardo era quello di un uomo sfuggito dall’inferno che aveva trovato la via di fuga? Da quel momento Dorothy ebbe molti contatti con quella presenza. Qualche notte dopo la ragazza fece un sogno in cui vide vestita come una giovane egiziana che stava in una enorme stanza insieme ad altre ragazze. Un uomo molto vecchio entrava nella stanza e controllava che tutte le ragazze fossero al suo posto.

Poi la scena del sogno si spostava in una grande sala sotterranea circondata da un canale colmo di acqua. In quel salone, la ragazza incontrava un uomo alto e molto severo, vestito da gran sacerdote che la interrogava e la picchiava con un bastone, quando lei si rifiutò di rispondere alle sue domande. A quel punto Dorothy si svegliava sempre piena di angoscia.

Al tempo in cui Dorothy faceva quel sogno non sapeva che la sala era quella del Tempio di Seti I ad Abido. Dietro a quel tempio si erge uno dei più misteriosi e inconsueti edifici di tutto l’Egitto. La costruzione nota come Osirion, in origine era una grande sala sotterranea fatta di monumentali blocchi di arenaria rossa e di calcare bianco con pilastri monolitici che sostenevano delle architravi poderose e il tetto.

Al centro dell’Osirion si ergeva un’isola con una costruzione a tumulo circondata da un canale artificiale con le due gradinate che scendono all’acqua. L’ Osirion è la falsa tomba di Seti e, si è pure creduto, che fosse la rappresentazione dell’isola della Creazione descritta nella cosmogonia egiziana. E si è anche creduto che fosse la tomba di Osiride che si dice dorma circondato dalle acque.

A 14 anni, Dorothy non conosceva affatto queste cose, ma sognava spesso di essere interrogata e percossa dal sacerdote. Il sogno è molto veritiero e sua madre accorre per confortarla quando chiede aiuto. Ma, la cosa più strana di tutte è che la sua voce, la voce della figlia quando chiede aiuto non assomiglia affatto alla sua voce consueta. Sua madre sa che soffre di incubi ricorrenti, e poi scopre che Dorothy soffre anche di sonnambulismo, perché scopre che si alza ed esce nel sonno.

Proprio a causa di questi disturbi, a circa 16 anni, Dorothy può passare il tempo come vuole: legge, raccoglie antichità egizie e visita il British Museum. Intanto il padre, il signor Eady cerca una svolta alla loro vita, per cui lascia il mestiere di sarto e cerca di investire nella nascente industria cinematografica.

Di lui sappiamo che, oltre a fare il sarto si divertiva anche ad esibirsi come prestigiatore con un nome d’arte. Lavorando nei piccoli cabaret e nei teatri minori intuisce che il cinema nascente può diventare un affare sicuro. Si era nel 1920 e, il signor Eady decise di prendere moglie e figlia e andare in giro per le isole britanniche alla ricerca di un bel posto da trasformare in sala cinematografica.

Per Dorothy inizia un altro periodo felice, perché ovunque si fermavano poteva cercare una biblioteca in cui prendere in prestito le opere su cui fare ricerche sull’amato Egitto. Ebbe modo di vedere Stonehenge che la impressionò e le fece pensare che i grandi viaggi non erano inconsueti nell’antichità e che forse gli egiziani avevano viaggiato anche oltre il Mediterraneo.

Sbarcarono in Irlanda e Dorothy simpatizzò subito per la causa irlandese e, in seguitò dichiarò che non si era mai sentita affatto a casa sua, in Inghilterra. Intanto, il signor Eady, aveva trovato il posto adatto a Plymouth dove ristrutturò una ex-pista di pattinaggio trasformandola in sala cinematografica. Iniziò le proiezioni e le intervallò con spettacoli a cui Dorothy prendeva parte nelle vesti di cantante e danzatrice.

La ragaza si esibiva con un’altra ragazza in varie scene e tableua vivant tra cui una rappresentatnte il mito di Osiride e Iside nel corso del quale eseguivano il Lamento di Iside e Nephthys, che Dorothy accompagnò con una nenia che le risuonava in testa fin da qiuando era bambina. Quelli che videro gli spettacoli dissero che Dorothy era dotata di una “gorgheggiante voce da soprano” che fu molto apprezzata dagli spettatori.

Gli ultimi anni della sua adolescenza furono felici e scorsero tra queste serate musicali organizzate dal padre e sue le ricerche. Dorothy che si andava persuadendo che la reincarnazione fosse una realtà di cui lei era una prova vivente. Ma non trovò nessuno disposto a condividere le sue idee, per cui frequentò degli spiritualisti e qualcuno gli disse che, quando era caduta dalle scale, da piccina, uno spirito si era impadronito del suo corpo.

Spaventata, incerta e confusa, Dorothy decise di continuare le sue ricerche senza chiedere altro, finché lesse un articolo di giornale in cui si diceva che il governo egiziano era molto allarmato per la vendita dei suoi tesori archeologici. A quel punto Dorothy aveva già 25 anni, aveva accumulato un piccolo tesoro di reperti di poco valore, ma decise di rispedire al Dipartimento delle Antichità Egiziane, a Il Cairo, il suo modesto tesoro.

Qualche tempo dopo fu contattata dalle autorità egiziane che, seputo del suo amore per l'Egitto le offrirono un posto in una rivista egiziana che si occupava di pubbliche relazioni, a Londra. Contro il parere della sua famiglia, lei accetta il lavoro, e fu così che avvenne l'incontro con un giovane dell’alta borghesia egiziana, Imam Abdel Meguid, che studiava il sistema scolastico inglese.

Da quell’incontro nacque una simpatia e una proposta di matrimonio che ella accettò. Una volta ancora senza l’appoggio della famiglia, accettò di raggiungere il futuro sposo che la chiamava in Egitto e Dorothy non esitò. Arrivò a Porto Said nel 1933 e, mentre un marinaio gli indicava il porto che si avvicinava, lei pensò:«Madre, finalmente sono tornata a casa.»

Entrando al Cairo sentì che nulla la accumulava con i suoi compatrioti, e scrisse che si meritò a pieno l’antipatia della comunità britannica per il suo atteggiamento verso di loro. Il marito non tardò a capire che la moglie era inadatta alla vita domestica e che assai più testarda di quanto si potesse sopportare. Dopo il matrimonio Dorothy disse che aveva avuto compassione per il marito per la vita che aveva fatto con una moglie come lei.

Confessò che l’aveva quasi assassinato con una cucina peggiore di quella inglese che era già pessima di suo. Lo aveva quasi ucciso di noia con le sue storie sull’Egitto mentre lui amava la modernità. Insomma avevano due caratteri opposti, e quel matrimonio fu coronato dalla nascita di un figlio che Dorothy chiamò Seti, come l’amato re dell’antico Egitto che aveva ricominciato a comparire nei suoi sogni, e non solo in quelli.

Durante gli anni del matrimonio era accaduto che Dorothy si era ammalata, e suo suocero che era andato a vedere se stava meglio, aveva visto che sua nuora era vegliata da un faraone seduto sul letto. Ma, durante gli anni del matrimonio, come disse più tardi, le visite di Sua Maestà erano rare, tranne qualche evento che ebbe come testimoni il suocero e i genitori di Dorothy.

Dopo la nascita del figlio Seti, i rapporti tra gli sposi si sono molto raffreddati, anche perché gli comportamenti della donna erano troppo inconsueti. Di notte la videvano alzarsi e raggiungere la scrivania presso la finestra, quindi scriveva con velocità come sotto la dettatura di qualcuno, e tracciava dei messaggi strani, fitti e pieni di frammenti di geroglifici.

Dorothy ricorda che scriveva sotto dettatura di un uomo chiamato Hor-Ra che sembrava avere il compito di narrare una storia che lo annoiava. L'uomo diceva poche parole alla volta, e la sua dettatura andò avanti per lungo tempo. Ttto accadeva di notte, quando Dorothy veniva ridestata dal sonno e doveva alzarsi per scrivere quei pezzi della sua storia. Ma quando, al risveglio doveva decifrare lo scritto tutto era difficile, perché lo scritto le sembrava vago e incerto.

Quella scrittura frammentaria andava riordinata, perciò fu necessario quasi un anno per riordinare la storia. Quando la storia fu ricomposta Dorothy seppe, che i suoi genitori, nella sua precedente vita vissuta in Egitto, erano gente di umili origini. La madre vendeva verdure alle truppe e il padre era stato un soldato di stanza presso l’attuale Shunet El Zebib. La madre l'aveva chiamata Bentreshyt (Arpa di Gioia) ed era morta quando la bimba aveva solo 2 anni.

Il padre fu trasferito a Tebe e non potendo temnere con sé la piccola, decise di affidarla al tempio, perché fosse educata come una sacerdotessa. Il grande sacerdote del tempio era Antef, un uomo potente e molto temuto. Quando Bentreshyt ebbe 12 anni le fu chiesto se voleva restare al tempio o se voleva sposarsi; lei rispose che voleva restava nel tempio. Antef le spiegò che questo significava fare un voto di castità e non avere una famiglia.

Negli anni che seguirono venne addestrata da Antef in persona con un addestramento severo. La ragazza imparò la parte che avrebbe impersonato nel mito della morte e resurrezione di Osiride, una parte che poteva essere impersonata solo da sacre vergini. Il tirocinio di sacerdotessa era molto duro, perché la sacra rappresentazione andava eseguita con un rituale dalla precisione estrema, in cui non veniva ammesso neppure il minimo errore.

Nella rappresentazione la parte di Horus, il figlio di Iside e Osiride, era riservata al faraone oppure a qualcuno a cui il sovrano delegava il grande onore. I personaggi erano rappresentati dai sacerdoti e dalle sacerdotesse del tempio, e era prescritto che le donne che rappresentavano Iside e Nephthys fossero delle vergini. Il dramma si svolgeva in vari giorni e in vari luoghi anche all’aperto, mentre la parte della rappresentazione con la morte di Osiride avveniva nel tempio.

Per i fedeli, il dramma accadeva davanti ai loro occhi, così come pure la ricerca del corpo del dio avveniva lungo le rive del Nilo. Nella storia narrata da Hor-Ra, si dice che la giovane seppe della visita di Sua Maestà che si recò ad Abido per seguire i lavori del tempio che stava costruendo. Avvenne che il re, passando nel giardino del tempio, vide Bentreshyt che raccoglieva dei fiori; e il resto avvenne di conseguenza.

la vestale eil sovrano divennero amanti e quando la ragazza restò incinta, per non compromettere Seti, lei preferì uccidersi. Seti soffrì molto per la sua morte e, quando morì a sua volta la cercò nell’oltretomba ma non l’aveva trovata, almeno fino a quel momento.

Intanto il matrimonio di Dorothy andò a rotoli, perché il marito era stanco e lei non sapeva spiegare quello che accadeva. Andò a finire che si separarono: lui si sposò con una lontana cugina più adatta al suo carattere e lei con il Dipartimento Egiziano per le Antichità; così che tutti furono felici e contenti. In seguito, Dorothy e il figlio andarono a vivere in una casetta e lei iniziò a fare la disegnatrice per il Dipartimento Egiziano per le Antichità.

Iniziò a lavorare con il dottor Selim Hassan (1866-1961), egittologo di fama mondiale che scoprì la quarta piramide e che scavò nella valle di Giza. Nell’opera in 10 volumi, che ha dedicato agli scavi di Giza vi è una “speciale menzione, con sincera gratitudine” per Dorothy Eady. Dorothy ebbe la fortuna di conoscere i più grandi egittologi e con Hassan imparò a ordinare i materiali con metodo scientifico, per lui fece disegni e mappe che documentarono i suoi famosi scavi.

Il figlio di pochi mesi era sempre con lei, anche se era impegnata nel suo lavoro, ma Seti non era un bimbo noioso e tutti lo amavano, per cui non era un problema portarlo ovunque andasse. Quando non era agli scavi, Dorothy era impegnata nelle biblioteche, al museo del Cairo oppure studiava i geroglifici. Di notte spesso entrava da sola nella grande piramide, ma nessuno seppe mai cosa accadeva.

Seppure udirono che l’eccentrica signora mormorava strane parole in lingue sconosciute, nessuno volle indagare mai su ciò che faceva. A questo riguardo sappiamo che anche Napoleone Bonaparte volle restare chiuso per una notte, nella Grande Piramide, quando uscì era pallido e molto sconvolto, ma non volle rivelare cosa gli accadde quella notte e disse solo che nessuno l'avrebbe creduto.

Intanto continuavano le visite del re che avvengono sempre di notte, e sappiamo che Dorothy può vedere anche le entità che vivono “attaccate” alle antichepiramidi. Vedere un fantasma non era una cosa che potesse spaventarla. Nel 1939 si persuase che la sua vita non era adatta per un bambino e acconsentì ad affidare suo figlio che allora aveva 5 anni, all’ex marito e alla sua famiglia. In seguito dedicò la sua vita affettiva agli animali e adottò una congrega di gatti, cani, oche, asini, uccelli e serpenti: un falco pellegrino fece il nido accanto alla sua casa.

Quando il dottor Selim andò in pensione iniziò a collaborare con il noto archeologo Ahmed Fakhry, mentre cresceva la sua fama e si faceva conoscere per la sua notevole capacità di integrare le lacune dei testi e delle iscrizioni. Divenne anche amica del dottor Klaus Baer, docente di egittologia all’Istituto Orientale e al Dipartimento di Lingue e di Civiltà del Vicino Oriente dell’Università di Chicago, e l'amicizia iniziò quando il dottor Baer fu assegnato a un progetto di ricerca coordinato dal professor Fakhry.

Dorothy fu stimata per le sue esperienze intuitive e per le sue straordinarie conoscenze sull’Egitto. Molti sapevano che ella aveva visioni e che adorava gli antichi dei egiziani, ma accettava l’indagine scientifica. Quando entrava negli antichi templi si toglieva le scarpe e si manteneva facendo visite guidate, ma non tutti accettavano i suoi atteggiamenti eccentrici.

Era una persona pittoresca, ma la cosa che stupiva più in lei era la velocità con cui si adattava a qualunque classe sociale incontrasse e come, in ogni occasione, aveva l’atteggiamento giusto. Dissero che, pur non essendo un’egittologa diplomata conosceva perfettamente la lingua dell’Egitto antico, conosceva l’arte e la religione egiziana benissimo tanto che collaborò a rielaborare gli scritti di Selim Hassan e di Ahmed Fakhry.

Certamente a lei dobbiamo il fatto di avere ripulito e rimesso in ordine lo stile di quegli autori che non erano certo di lingua inglese. La cosa sicura è che Dorothy fu una disegnatrice di prim’ordine e che fu anche un’autrice prolifica che scrisse molti libri, articoli, saggi e monografie di grande valore e di ampio respiro intellettuale. Solo dopo 19 anni che viveva in Egitto ebbe il coraggio di andare ad Abido, anche se aveva detto che il suo sogno era di andare a Abido, vivere ad Abido e essere sepolta ad Abido.

Il viaggio ad Abido racchiudeva la storia d'amore per Seti. La storia narrava di viaggi astrali, di materializzazioni e di relazioni soprannaturali con un amante fantasma che l’aveva cercata e che l’aveva ritrovata dopo secoli. Per questi motivi Dorothy non accettava di passare la notte in casa di altri e quando avvenne che, una notte dovette passare la notte presso un’amica, l’amica gli disse che l’aveva sentita lamentarsi.

Quando era andata a vedere come stava l’aveva vista cianotica che giaceva immobile come in uno stato comatoso. Il mattino dopo lei aveva detto che, mentre dormiva il suo akh (corpo astrale) usciva dal corpo, e vi ritornava prima del risveglio. Già dai primi tempi del soggiorno in Egitto, Seti aveva l’abitudine di andarla a trovare. Fin da quando aveva 14 anni si era abituata alle strane visite notturne del suo amante ma, finché era sposata il sovrano era stato discreto.

Dopo la separazione dal marito, la presenza del re si era fatta più concreta, tangibile e pressante. Dorothy raccontò al suo amico Hanny El Zeini, l’unico a cui confidò le sue esperienze soprannaturali, che aveva fatto molti viaggi astrali per andare da Seti, ma questo accadeva solo se il sovrano gli mandava un messaggero che la conduceva alla sua presenza.

Dorothy disse che aveva acconsentito a far materializzare re Seti in modo più “materiale” perché aveva acconsentito a donargli una parte del suo sekhem, cioè una parte del suo potere spirituale. Il re aveva usato l’aspetto di un uomo giovanile sui cinquant'anni, perché era l’età che amava di più essendo il tempo in cui si erano conosciuti e amati.

Finché lei era sposata il sovrano non aveva osato diventare invadente, ma come donna libera poteva fare ciò che voleva. E l'arrivo ad Abido coincise, come prima mossa, con una visita al tempio di Seti, e la visita si protrasse tutta la notte. Dorothy trascorse la notte bruciando l'incenso, pregando Iside e Osiride e tutti gli dei protettori che l’avevano aiutata a giungere in Egitto.

Dorothy ebbe la sensazione che l’Osirion fosse il luogo come mai avrebbe immaginato, e il mattino dopo, uscì dal tempio ringiovanita e ritemprata. Fino ad allora aveva avuto bisogno di occhiali per leggere ma, nel tempio, ebbe l’intuizione di lavarsi gli occhi con l’acqua della fonte, nella Sala Centrale. Da quel giorno non ebbe più bisogno di usare gli occhiali. In seguito usò l’acqua per curare amici e conoscenti e tutti quelli che chiedevano il suo aiuto per vari motivi.

Tutto era iniziato quando una donna le aveva chiesto se conosceva un’antica magia egizia adatta a curare suo figlio. Dorothy aveva accettato e guarito il bambino con l’acqua dell’Osirion e così oltre alla fama di egittologa guadagnò anche una fama di guaritrice e di esperta di magia egizia. Dal 1956, Seti gli chiese di non avere più nessun contatto intimo perché essere ad Abido equivaleva a una nuova consacrazione agli dei, e lei non poteva tradire il suo voto di fedeltà al tempio.

Gli ultimi 25 anni della sua vita, Dorothy li trascorse con i suoi animali e con l’amico più fidato, il dottor Hanny El Zeini, un chimico industriale e ingegnere metalmeccanico oltre che un appassionato di antichità. Egli l'aveva conosciuta mentre Dorothy protestava per la questione di Suez esprimendosi con una passione da egiziana purosangue malgrado fosse inglese. Gli fu presentata come “la signora Omm Seti” ovvero come la madre di Seti, e gli piacque subito.

La prima impressione che ebbe di lei, fu la sua franchezza, la sua sincerità e la sua onestà. El Zeini disse che Dorothy, Omm Seti, era in tutto e per tutto una signora dell’età dei Ramessidi, interessata poco al presente, e estranea a un mondo che ha come problemi l’inquinamento, la guerra e le sommosse e altre cose simili.

Divennero molto amici e El Zeini fu l’unico che conobbe tutti i particolari della vita di Dorothy. Essendo un egiziano purosangue era consapevole delle tradizioni e della eredità spirituale del suo paese: la reincarnazione faceva parte della conoscenza metafisica degli egiziani. Questa idea fece parte delle dottrine dei più grandi eruditi dell’antichità, come Talete, Pitagora, Platone e tanti altri.

Senza questa concezione non sarebbe possibile spiegare la cura che gli egizi avevano per la mummificazione e la cura dell'involucro fisico. Non era consueto che Dorothy parlasse della sua vita e della sua reincarnazione, ma la storia di un amore forte come quello che la unì a Seti, un amore tanto intenso da superare il tempo e lo spazio non si potrebbe spiegare diversamente.

Buona erranza
Sharatan

martedì 13 settembre 2016

La luna è figlia della terra



“L’uomo, come ogni altro essere vivente non può,
nelle condizioni della vita ordinaria, liberarsi della luna.”
(Georges I. Gurdjieff)

I giornali hanno diffuso la notizia che sembra provato che la luna è figlia della terra come scrivono sia Gurdjieff che Steiner. Un gruppo di ricercatori della Harvard University guidati da Kun Wang e Stein Jacobsen hanno pubblicato sulla prestigiosa rivista “Nature” gli studi che provano la teoria dell’impatto della terra con un pianeta vagante che causò la nascita della luna. I ricercatori hanno esaminato sette campioni di materiali prelevati dalla luna durante la missione Apollo, e li hanno confrontati con otto campioni di rocce prelevate del mantello terrestre cioè con rocce estratte dallo strato situato tra la crosta e il nucleo terrestri.

Le analisi sono state condotte con metodi molto avanzati perciò portano risultati molto più attendibili di quelli ottenuti in passato. Dalle ricerche emerge che le rocce terrestri e quelle lunari possiedono lo stesso DNA ossia le stesse “impronte digitali.” In breve, le ricerche confermano che terra e luna sono composte dagli stessi elementi chimici. In realtà, l’ipotesi che la terra e la luna avessero la stessa natura non è nuova per la scienza, perché l’ipotesi è stata già avanzata da altri studiosi negli anni passati.

In passato, gli scienziati hanno detto che l’urto della terra con un pianeta vagante nello spazio aveva scatenato un’energia elevatissima. L'urto aveva causato la fusione di buona parte della terra e la forza d’urto aveva scagliato una massa di magma incandescente nello spazio. Secondo questa ipotesi, quella massa incandescente si era solidificata e sarebbe nata la Luna. L’ipotesi che emerge dalle nuove ricerche è che l’impatto tra la terra e il pianeta accadde a bassa energia, perciò si afferma che la terra e la massa della futura luna, vennero avvolte da una sorta di nube ardente composta di silicati vaporizzati.

Il vapore prodotto per la potenza dell’urto permise che avvenisse uno scambio di isotopi tra la terra e il magma che solidificandosi divenne la proto luna. Alcuni studiosi, nel 2015, avevano detto che l’urto prodotto dallo scontro tra la terra e il pianeta errante nello spazio fu tanto violento da vaporizzare buona parte della massa terrestre. Anche la teoria che fu l’impatto la causa del rimescolamento degli isotopi dei due pianeti viene confermata, perché si stima che il pianeta che entrò in collisione con la terra fosse grande come il pianeta Marte.

Gli studiosi dicono che la forza dell’impatto comportò la vaporizzazione di buona parte del mantello terrestre e che l’urto è la causa della nascita della luna. Si crede che la nube di vapori silicati espandendosi diventò 500 volte più grande, poi si raffreddò e nacque la luna. Gli studiosi portano due prove a favore di questa ipotesi sull'origine della Luna. La prima prova viene fornita dalla misurazione della velocità di rotazione della terra e della luna che risultano essere uguali. La seconda prova a favore dell'ipotesi suddetta è data dalla misurazione dei rapporti degli isotopi di potassio tra la terra e la luna: e anch'esse risultano essere coincidenti.

Le ricerche di Wang e Jacobsen dimostrano che, tra le rocce lunari e quelle terrestri esiste la prova di una straordinaria rassomiglianza. Questa straordinaria assonanza di comportamento rotatorio e di struttura chimica confermano che l'ipotesi già avanzata in passato da altri studiosi cioè che la terra è la madre della luna è vera. Una somiglianza così evidente è molto adatta per indicare la parentela, e tale somiglianza non si riscontra tra altri pianeti e satelliti.

Se leggiamo alcuni testi di Gurdjieff o di Steiner troviamo dichiarazioni che sembrano entrare in assonanza con questi studi e queste recenti ipotesi. Gurdjieff scrive che la luna è un essere vivente e che essa è al suo primissimo stadio di sviluppo, infatti la luna potrà accedere ad altre forme di coscienza. La luna cresce e si sviluppa, egli dice poi aggiunge che la luna potrà diventare come la terra. Per questo motivo, la luna ha bisogno di cibo infatti si nutre assorbendo le energie della vita organica della terra.

Gurdjieff dice che la luna funziona come una sorta di enorme calamita perciò la luna si comporta come una enorme e potente magnete. La luna attira le anime di tutti gli esseri viventi che muoiono, infatti la luna assorbe tutte le anime dei vegetali, degli animali e degli esseri umani. Le anime che vengono attratte dalla luna gli forniscono il calore e la vita di cui la luna ha bisogno per accrescere il Raggio di creazione cui appartengono sia la Luna che la Terra.

Steiner dice che la luna nasce durante la quarta incarnazione della Terra. Egli dice che la futura Terra, dopo il Pralaya in cui entra tra la sua terza e quarta incarnazione, rinasce come un essere cosmico interamente composto di anima e di spirito. La Terra si mostra, in questo stadio iniziale, come un globo caldo e lucente in cui esiste il germe di tutto quello che diventerà Sole, Terra e Luna. In seguito, quel globo inizialmente rovente, si condensa e si addensa iniziando ad evolvere come Terra.

L’evoluzione della Terra avviene per mezzo di varie e successive condensazioni che coinvolgono i tre elementi primari di fuoco, aria e acqua. Ma prima che avvenga l’ulteriore gradino evolutivo, dal globo terrestre composto di fuoco e di aria, si stacca un corpo cosmico che diverrà il futuro Sole. Allora vediamo che la Terra e il Sole, in origine, erano un solo e unico corpo prima che avvenisse quel distacco che fu causato da entità superiori che vivevano sulla Terra, ma che non sopportavano di vivere nelle condizioni evolutive che si erano create.

Con la creazione dell’elemento acqua fu necessario che avvenisse il distacco tra le anime. Infatti alcune di queste anime andarono con il Sole, invece altre anime restarono sulla Terra. Durante il corso dell’evoluzione successiva, scrive Steiner, vediamo che deve continuare il processo di condensazione della materia. Ma poi vediamo che questo fatto comporta la necessità di eliminare dalla sostanza solida della Terra tutto quello che causava un eccessivo indurimento della materia.

Si rese necessario che fosse limitata la solidificazione che la materia affrontava, dice Steiner. In conseguenza a questo fatto, le entità che agivano per favorire la solidificazione di cui si dice, queste entità decisero di agire da lontano e dall'esterno della Terra; così avvenne anche il distacco della Luna dalla Terra. Con questo distacco, la forza attrattiva che veniva esercitata dall’elemento terrestre dovette subire un forte indebolimento. In conseguenza a tutto questo, fu possibile che l’elemento terrestre avesse anche lo stato poco denso.

L'insieme di tutte queste cose permise che la materia terrestre potesse aggregare delle particelle poco solide, e in seguito a questi fatti, si verificò che il corpo umano divesse flessibile. Prima che la Luna si fosse separata dalla Terra, dice Steiner, le potenti forze di consolidamento rappresentate dagli influssi lunari che erano inclusi nella massa della Terra avevano causato un indurimento eccessivamente dei corpi umani. L'indurimento che si era prodotto causava il problema che le anime umane non riuscivano più a reincarnarsi.

Molte anime non trovavano più la forma adatta per loro, a meno che le anime non si rassegnassero a entrare in forme troppo dure da sviluppare. I corpi che si erano formati erano diventati adatti solo a ospitare degli esseri di grado inferiore al livello umano. Il distacco della Luna dalla Terra aveva reso impossibile alle anime umane di potersi reincarnare in forma umana. Se non ci fosse stato l’esclusione della Luna e dagli esseri che ospita, sarebbe stato impossibile trovare corpi materiali adatti a ospitare l’individualità dell’anima.

Buona erranza
Sharatan

lunedì 27 giugno 2016

Come viviamo questa vita?



"Ci è stato dato il potere di scoprire mediante il ragionamento dove andiamo e da dove siamo venuti. Ma non ci diamo abbastanza da fare per analizzare noi stessi e la nostra vita. Se lo facessimo, il nostro buon senso ci direbbe che il nostro carattere di adesso continuerà ad essere lo stesso dopo la morte... solo, forse, un po' migliore o un po' peggiore, a seconda di quanti sforzi facciamo per migliorare. Voi andate avanti per 365 giorni all'anno, un anno dopo l'altro, e forse qualche progresso lo avete fatto; ma la vostra natura sarà la stessa, prima e dopo la morte.

Non diverrete un angelo solo perché siete morto. Solo il corpo cambia. Per il resto, la morte non fa differenza. La morte è come un cancello che oltrepasserete. Il vostro corpo non ci sarà più, ma riguardo a tutto il resto sarete lo stesso. Se avete un carattere violento, non lo lascerete indietro insieme al corpo fisico, quando morirete. Il vostro temperamento violento rimarrà con voi finché non lo avrete vinto. Se nella vita presente avrete osservato le regole del viver sano, nella prossima incarnazione avrete un corpo sano.

L'ultima parte della vita è più importante della prima, perché ciò che sarete alla fine di questa vita, lo sarete all'inizio della prossima. Di solito, la prima parte della vita viene sprecata stupidamente, in unaspecie di confuso torpore. Poi viene l'amore, e infine la malattia e la vecchiaia; incomincia la lotta col corpo. Io ho coniato una frase: "Vivere a rattoppi", per descrivere come dobbiamo continuare a porre toppe e rammendi al corpo per farlo funzionare.

Per la maggior parte del tempo il corpo è un nido di guai: manca una "candela" o le "gomme" si afflosciano; avete mal di testa o un raffreddore, o lo stomaco funziona male; avete dei guai con i denti, e così via. Sempre grane, sempre guai! Per questo è così importante, per la vostra felicità, realizzare che non siete il corpo con tutti i suoi mali e i suoi dolori, ma un'anima immortale. Io non prendo la vita affatto sul serio. Dico: "Signore, in qualsiasi momento Tu voglia togliere all'anima questo corpo, per me va bene. Fino a che mi tieni qui, bene; ma se devo essere libero dal corpo, anche questo va bene". 

Non è necessario morire per riconquistare la libertà dall'attaccamento al corpo. Se comunicate con Dio, vedrete che siete già libero. Non siete il corpo. Siete l'eterno Spirito. C'è qualche modo di scoprire cosa eravamo nella nostra ultima incarnazione? Sicuramente possiamo trovare tendenze fondamentali di pensiero e capacità, analizzando quello che siamo adesso. Le Scritture indù dicono che occorre un milione d'anni di vite armoniche, prive di malattie, perché l'anima possa liberarsi. Perciò, da una vita all'altra, possiamo aspettarci di riscontrare nell'uomo cambiamenti relativamente minimi. 

Ma l'evoluzione spirituale può essere notevolmente affrettata mediante il deciso sforzo di vivere nella maniera giusta e con l'aiuto di un vero Guru. I saggi dell'India hanno analizzato l'umanità suddividendola in quattro tipi base: i Sudra, capaci di offrire il loro servizio alla società col lavoro fisico; i Vaisya, che servono con la mente, l'abilità, l'agricoltura, il commercio e, in generale, la vita degli affari, gli Kshatriya, che hanno attitudine amministrativa, esecutiva e capacità di difendere e che comprendono dirigenti e guerrieri; e i Brahmini, dalla natura contemplativa, che sono spiritualmente ispirati e ispiratori.

Come caratteristica, i Sudra sono coloro che non vedono nella vita alcuno scopo maggiore di quello che dà la soddisfazione dei bisogni e dei desideri del corpo; tali persone mangiano, dormono, lavorano, si riproducono e infine muoiono. Milioni di persone vivono oggi nello stato Sudra, o dei "lavoratori" interessati solo al conforto e al piacere del corpo. L'uomo nello stato Vaisya, che lavora con la mente, è sempre occupato a fare qualcosa. Alcune persone appartenenti a questa classe non pensano ad altro che agli affari; vivono soltanto per guadagnare quel denaro, che di solito sprecano nel godimento dei sensi. Il tipo migliore di uomo d'affari Vaisya è, però, assai più evoluto e di natura creativa.

La terza classe, Kshatriya, comprende coloro che, dopo avere avuto l'esperienza del guadagno e della creatività nella linea degli affari, cominciano a capire il senso della vita; essi cercano mediante l'autocontrollo di vincere la battaglia coi sensi. L'uomo Vaisya non s'impegna in tale sforzo per l'evoluzione interiore. Si limita a guadagnare denaro e a generare figli, e raramente pensa al significato della vita, se non in termini di affari. Ma la terza classe, quella degli Kshatriya, prende la vita più sul serio. Un tale uomo si chiede: "Non dovrei combattere e distruggere le mie cattive abitudini?" Egli prova il desiderio di superare le cattive tendenze e di fare ciò che è giusto.

Per ricapitolare, ecco i quattro tipi fondamentali di coscienza nell'uomo: Sudra è lo stato di esistenza legato ai sensi; Vaisya è lo stato di chi si dedica agli affari o alla creatività. Kshatriya è lo stato del guerriero, quando l'uomo desidera dar battaglia ai propri sensi e vincere l'attaccamento ad essi. Brahmin è lo stato di saggezza, raggiunto dall'uomo che ha superato ogni attaccamento ai sensi e che rimane coscientemente immerso in Brahma, o Dio. Ogni essere umano si adatta ad una di queste quattro categorie, e se vi analizzate, potrete scoprire qual è la vostra. Esaminate la vostra vita dai giorni dell'infanzia in poi e cercate di pensare a quale dei quattro tipi appartenete. 

Riflettete se siete vissuti per i piaceri dei sensi, provvedendo solo ai sensi e al guadagno, o forse solo lavorando senza pensare o agire creativamente. Analizzatevi e vedete se siete stati creativi fin dall'infanzia. Alcuni bambini, per esempio, pensano assai presto in termini di meccanica, e vogliono aprire e scomporre gli oggetti per poterli rimettere insieme. Altri dimostrano di provare il massimo piacere disegnando, oppure suonando o ascoltando musica. Non è necessario essere un virtuoso o una prima donna per considerare di avere manifestato segni di creatività in questa vita. Perfino una canzone sciocca come "Yes, We Have No Bananas", "Sì, non abbiamo banane", è il prodotto di una mente creativa.

Qualunque cosa si crei, che sia fatta da esperto oppure no, è l'espressione di un talento creativo. Un'inclinazione a scrivere romanzi, a recitare, intagliare, dipingere o far della musica, oppure a occuparsi di meccanica, se manifestata presto nella vita, indica che nella vita passata appartenevate probabilmente allo stato Vaisya. Mariti e mogli non dovrebbero ridicolizzarsi a vicenda, o prendere in giro i loro figli, per le loro tendenze creative. 

E' un peccato contro il processo evolutivo istituito da Dio, quello di cercar di sopprimere lo spirito creativo di un'altra persona. Chiedetevi se, fin dall'infanzia, avete sempre cercato di compiere azioni in accordo con la guida della vostra coscienza. Osservavate costantemente i vostri atti cercando di correggervi quando sbagliavate? Avevate questa lotta interiore da bambini? Questo riflette il terzo stato, lo stato Kshatriya. Ma se, fin dall'infanzia, i vostri pensieri erano sempre rivolti a Dio, siete entrati nel quarto stadio, quello spirituale del Brahmin. Il riconoscere di appartenere a uno dei meno progrediti di questi quattro tipi di attitudine mentale non deve scoraggiarvi, deve, anzi deve incoraggiarvi. 

Se, con l'autoanalisi, scoprite di non aver ancora raggiunto lo stato più alto, non consideratevi sfortunati in modo irrimediabile. Il concetto è questo: se non siete ancora cambiati, ora è giunto il momento di farlo. Altrimenti vi trascinerete dietro il vostro stato attuale anche nella prossima vita. Quando giungerà la morte, vorrete sentire di aver superato quel particolare "grado" di vita e che ora siete libero di procedere verso gradi superiori. Perciò dovete cambiare la vostra vita adesso. Analizzatevi e imparate a capire cosa eravate prima. Allora potrete cominciare a rimodellare più idealmente la vostra vita. 

Imparate a controllare i vostri stati d'animo. I sentimenti violenti che, magari, avete ora, sono stati tutti creati nel passato. Se non fosse così, perché alcuni bambini sarebbero gelosi fin dall'inizio, mentre altri, della stessa famiglia, sono calmi e affettuosi? Ci sono bambini che vi picchierebbero se diceste loro di non fare una cosa, altri invece, sono obbedienti e tranquilli. Un altro bambino, magari ruba. Perché? Questi tratti di carattere non sono che affioramenti di tendenze prenatali create in vite precedenti...

Quelli che nutrono pregiudizi verso l'Oriente non provengono da lì in epoche recenti, ma quelli che si sentono attratti dall'Oriente sono probabilmente nati là in una recente vita passata. Mediante tali indicazioni si possono distinguere le anime orientali da quelle occidentali. Vi piacevano sin dall'infanzia il profumo d'incenso, le storie e le immagini orientali? Tali inclinazioni indicherebbero che siete stati in contatto con l'Oriente in tempi molto recenti. Molte anime provenienti dall'Est si sono reincarnate ora in America. Desiderose di perfezione materiale, sono nate qui per esaudire quel desiderio e per contribuire a incoraggiare gli ideali spirituali americani. 

Così, molte anime che, prima, erano nate in America, si sono ora reincarnate in India per trarre beneficio dalla sua ricchezza spirituale e per aiutare l'India a sviluppare il lato materiale della sua civiltà. Io spero che molti di voi vadano là per aiutare l'India, e che molti dall'India vengano qui per servire l'America. Questo mondo è la famiglia di Dio. Egli cerca di far progredire tutte le nazioni. Non ha preferenze per l'una o per l'altra. Un'altra prova del vostro passato è la vostra preferenza per certe sensazioni. 

Alcune persone amano stare sempre al caldo. Sono state abituate ai climi caldi in altre vite. Altri preferiscono il freddo, il che dimostra che precedentemente erano nati in climi freddi. Se avete sempre avuto una predilezione per le montagne, o per il mare, potete essere certi che avete portato quell'attaccamento da un'altra vita. Ci sono persone che sentono la solitudine stando fuori città e non possono sopportare i luoghi tranquilli. Anche questa attitudine è stata coltivata nel passato. Coloro che, in tutta la loro vita, sono stati spinti dall'ambizione sono stati, prima, persone importanti.

Avere quella tendenza e non svilupparla significa sopprimere se stessi. Nell'ambiente adatto, tale persona potrebbe diventare un grand'uomo. Ci sono altri, invece, che non hanno mai successo, qualunque cosa facciano per farsi strada. Questo indica che si sono portati dietro dal passato una tendenza all'insuccesso. Ma non dovrebbero rinunciare alla lotta per vincere questa tendenza. Tali persone devono vincere le loro tendenze negative adesso, altrimenti manifesteranno gli stessi difetti anche nella prossima incarnazione. (Paramahansa Yogananda)

sabato 3 ottobre 2015

L’adattamento



“Non vediamo le cose come sono,
le vediamo come siamo.”
(Talmud)

Tutta la vita che viviamo con gli altri dipende dal sentimento con cui ci accostiamo a loro, perciò spesso è difficile vedere con chiarezza nella loro indole. Spesso è difficile vedere il nocciolo interiore dell’uomo, per cui ci dobbiamo accontentare di valutare solo l’espressione esterna della sua natura. È molto difficile conoscere questa molteplicità di caratteri umani, perché alla natura generale che è propria del genere umano si aggiunge la natura che l’essere ha elaborato in modo individuale come conseguenza della sua esistenza.

Gli esseri umani sono molteplici e diversi nel loro sviluppo ma, non di meno, questa grande diversità si può inquadrare all’interno di alcune qualità, di alcuni toni fondamentali che esprimono delle peculiari disposizioni di base dell’essere umano cioè si possono vedere nel suo temperamento. Tutti hanno una loro particolare colorazione di base perciò quando vediamo un essere umano, possiamo percepire un quid che esprime il suo carattere fondamentale.

Ma, se ci fidiamo solo dell’osservazione della parte esteriore può diventare difficile riconoscere l’intonazione fondamentale che è tipica dell’individuo. Se è vero che ognuno esprime un suo carattere peculiare, è pure vero che ognuno si può distinguere secondo una tipologia di temperamenti. Si parla di 4 tipi di temperamento di base: sanguigno, collerico, flemmatico e malinconico. Ma facciamo attenzione, perché - come accade per tutte le classificazioni - non bisogna mai generalizzare troppo.

Va premesso che ognuno è come una mescolanza di temperamenti, perciò il singolo individuo va visto sempre come una mescolanza di varie sfumature. Per il singolo si deve pensare alla prevalenza di un temperamento rispetto a un altro. Da un lato, il temperamento rende l’uomo più individualizzato ma, dall’altro, gli consente di potersi inserire in uno dei 4 gruppi fondamentali. Il temperamento - da una parte - è correlato con l’intimo nucleo interiore essenziale mentre, dall’altro lato, esso è correlato con l’intima natura umana.

Questo è il punto che andrebbe sempre ricordato. Nell’uomo esistono alcune tendenze che lo spingono a ricercare una certa linea ereditaria, perché le qualità vengono sviluppate nelle famiglie, e poi si trasmettono a tutti i discendenti. Ma quello che si eredita dagli antenati consente di conoscere solo parzialment l’essenza e le qualità spirituali che l'individuo possiede. Si tende a vedere nell’uomo solo l’aspetto dei suoi tratti ereditari, però esiste qualcosa che possiamo ascrivere solo a una sua proprietà originale, alla peculiarità della sua essenza.

Questo elemento è un quid che non possiamo attribuire a nessuno dei nostri antenati. Il nostro nucleo spirituale interno viene portato con noi dai mondi superiori, infatti la reincarnazione rivela che il nucleo essenziale passa da vita a vita evolvendo e rendendoci quello che siamo. L’animale mostra solo l’evoluzione che è tipica della specie a cui esso appartiene ma, per l’uomo il discorso è diverso, perché tutto quello che egli conquista non va mai perduto.

Le inclinazioni, le disposizioni e le facoltà che dimostriamo sono ciò che abbiamo conquistato nelle vite precedenti. E, se osserviamo una linea ereditaria, vedremo che essa possiede dei caratteri che mostrano con più evidenza alcune peculiarità e qualità. Per l’entità individuale si deve pensare che essa nasce nella famiglia, nel popolo e nella razza per potersi rivestire degli involucri che gli vengono forniti, ma che conserva in sé tutte le sue qualità individuali.

Piuttosto dovremmo chiederci come si stabilisce l’armonia tra il nucleo essenziale umano di un individuo che ha già vissuto secoli, e le qualità che una famiglia, un popolo e una razza gli infondono, perché quelle qualità sono insite negli involucri di cui l'essere si riveste. Vediamo che ogni essere umano diventa il prodotto di due tendenze diverse che vanno messe in equilibrio. Da un lato dobbiamo adattare il nostro intimo a noi stessi e, nell’altro lato, dobbiamo adattarlo ai caratteri che troviamo nell'asse ereditario.

Ma il nucleo essenziale umano non ha nulla a che vedere con tutto quello che ha ereditato perciò deve adattarsi a ciò che si adatta meglio al suo essere, ma non è detto che sia la condizione ottimale. A questo si aggiunge il problema che viviamo sempre in epoche diverse da quelle in cui siamo chiamati a vivere, e il trapianto in epoche diverse può risulare difficile. Si comprende allora che, con l’incarnazione, all’essere serve un elemento di mediazione. Diventa necessario avere un legame tra l’individuo e l’umanità generica della famiglia, popolo e razza.

Fra l’elemento che portiamo con noi dalle vite precedenti e quello che ci viene fornito dalla famiglia, dal popolo e dalla razza esiste un quid, un elemento intermedio che ha qualità più generiche che si possono rendere individualizzate. L'elemento che si pone tra la linea ereditaria e la linea della nostra individualità si esprime con un temperamento. Il temperamento esprime una fisionomia dell’essere interiore infatti, per mezzo del temperamento - nel singolo - si colorano le peculiarità interiori con quelle che ha ereditano dalla sua stirpe.

Il temperamento è messo in mezzo, perché deve conciliare le doti che portiamo con noi con quello che proviene dall’ereditarietà. È come se, quando il nucleo umano scende, si circondasse di una sfumatura spirituale e assumesse le qualità che essa gli dona. L’essere deve accogliere degli attributi che si vanno a fondere con quelli che già possiede, perciò la sua colorazione si fonde con quella che gli viene data, perciò adatta le sue caratteristiche a quelle che trova. Questo è il modo in cui il temperamento fa da intermediario e mette in equilibrio l’elemento eterno con quello transitorio.

L’equilibrio è dovuto al tipo di rapporto che si instaura tra le componenti che costituiscono l’essere umano: questo ci fa capire la realtà dei temperamenti. L’uomo è composto da corpo fisico, corpo eterico, corpo astrale e dall’io. L’uomo possiede una parte che vediamo che è l’espressione delle parti invisibili che lo formano. Il sangue è l’elemento che esprime la particolarità del’io, il corpo astrale è espresso nel sistema nervoso, quello astrale è espresso nel sistema ghiandolare e quello fisico è espresso negli organi sensoriali.

Il corpo fisico mostra chiaramente i tratti della linea ereditaria, ma anche le qualità del corpo eterico che sono correlate alla nostra forza vitale sono espressione della linea ereditaria. Il corpo astrale è l’espressione più diretta delle qualità che sono connesse al nocciolo essenziale e il nucleo più intimo è l'io che ha superato tante incarnazioni perciò è diventato l’elemento che può irradiare verso l’esterno le sue qualità.

L’io è la parte della natura umana che permette di essere auto-coscienti perciò è l'elemento di mediazione tra gli involucri di cui l'essere va a rivestirsi. Quando entriamo nel mondo le 4 componenti si devono adattare una all’altra per interagire nei modi più vari mischiandosi tra di loro. Così ogni parte influenza l’altra, e viene da essa influenzata. Dall’interagire di corpo astrale ed io, di corpo fisico ed eterico, e dal mischiarsi delle due correnti risultano, nella natura umana, il delinearsi di vari temperamenti.

I temperamenti dipendono dall’individualità che si incarna e che deve adattarsi al carattere di una certa linea ereditaria. Se l’uomo non potesse riconfigurare la sua essenza interiore, ogni volta che ritorna a vivere, non potrebbe evolvere e ognuno sarebbe solo una fotocopia dei suoi antenati. La forza che conferisce il carattere particolare all'essere individuale che torna a vivere, è la forza del temperamento: questo è il segreto dei temperamenti.

Buona erranza
Sharatan

giovedì 1 ottobre 2015

Legami karmici



“Ci vuole un karma molto,
molto, molto buono anche solo
per voler conoscere Dio!”
(Paramhansa Yogananda)

Per il modo consueto di pensare, le verità scientifiche sono quelle che si spiegano con l’intelletto, perciò la mente entra in conflitto se deve riflettere su quello che non è dimostrabile razionalmente. Pensiamo che la realtà definita come “scientifica” oggettiva sia quella che segue quelle regole, perciò tutto si complica quando pensiamo alle leggi spirituali che reggono il mondo fisico. La questione rischia di diventare complessa e alcune cose ci sembrano troppo insensate, folli o crudeli.

E anche quando riusciamo a sistemare quei fatti assurdi nella mente sentiamo di volere la certezza e la dimostrazione “scientifica” di quei concetti. Spesso cadiamo in errore e corriamo il rischio di vedere le cose come vogliamo e secondo l'abituale modo di ragionare. Accade soprattutto nel caso in cui si studiano le leggi spirituali che reggono la casualità della vita, la reincarnazione e il karma, perché questi concetti sono diventati quasi un patrimonio comune per molti rami della ricerca spirituale.

Di reincarnazione e di karma si parla molto, ma si corre il rischio di fraintendere il meccanismo. Spesso restiamo affascinati dall’aspetto romantico delle cose e le affrontiamo in modo non obiettivo e oggettivo. È chiaro che la conoscenza si amplia con l’esperienza ma, in questo caso, non possiamo avere la verifica scientifica dei fatti, perciò possiamo fraintendere. Si dice che il sonno è il fratello minore della morte e questo paragone è molto utile per capire correttamente il meccanismo delle molte vite che l’essere si trova a vivere.

Il sonno ci fa capire come sono collegate le molte vite che viviamo, e come si deve pensare la causa e l’effetto di azioni che producono il destino particolare. Ad ogni risveglio, al mattino, ritroviamo il corso delle cose che abbiamo interrotto con il sonno. Ogni mattino ci ricolleghiamo al risultato delle azioni che abbiamo fatto il giorno prima. In questo senso siamo sempre gli autori delle cause che ci troviamo davanti il giorno dopo sotto forma di effetti: tutto questo ci accade all'atto del risveglio.

Le cause passate diventano una parte di noi sotto forma di esperienze passate. Il passato resta con noi e lo riviviamo nel presente, ma esso ci accompagna anche verso il futuro. Il passato determina la condizione che troviamo a ogni risveglio, perciò noi stessi siamo i creatori della vita che viviamo. Il senso della vita pretende che si trovino sempre le condizioni che si sono create, perché è assurdo che dovessimo avere quello che non ci appartiene.

Se gli effetti delle azioni passate non fossero il destino di oggi, ogni giorno dovremmo crearci di nuovo e ogni giorno saremmo sempre esseri nuovi. E avremmo lo stesso non-senso se non potessimo portare con noi il frutto delle esperienze vissute nelle vite precedenti. Il fatto del legame dell’essere con i frutti delle sue esistenze passate è insito nel meccanismo del karma, perché il karma è attività che diventa destino.

Affinché la vita non sia un’esperienza senza senso è necessario avere un meccanismo che tenga collegato l’essere di oggi con il frutto di ciò che egli ha vissuto in passato. Nel risveglio sentiamo che, lentamente, riemerge la memoria della nostra vita razionale perciò riemerge quello che riguarda i fatti vissuti il giorno prima. È la memoria che ricrea questa connessione logica che ci impedisce di vivere la vita sempre come un fatto nuovo. La memoria ci consente di restare collegati al frutto del nostro passato.

Infatti, in ogni nuova vita, entra in gioco sempre lo stesso spirito che torna per indossare un corpo nuovo. Ma, tra i due elementi, deve esistere un elemento che sappia tessere il filo che collega le azioni di ieri con quelle di oggi: l’elemento intermedio è l’anima. L’anima è la connessione che collega il corpo allo spirito. Lo spirito è l’elemento eterno invece il corpo è il fattore che domina tra la nascita e la morte. I due elementi vanno ricongiunti perciò l’anima - con le sue azioni - intesse il suo destino.

Ma quando si parla di memoria non si intende solo la memoria della vita comune che si mostra con l’aspetto cosciente della mente. Noi conserviamo sempre in noi tutto quello che facciamo, ma questo avviene soprattutto in modo incosciente. Nessuno ricorda coscientemente tutto quello che ha vissuto, in quanto anche le abitudini sono un tipo di memoria che funziona in modo incosciente.

Si tratta di capire che la memoria di cui si parla è l’elemento psichico che si frappone tra il corpo e lo spirito come mediatore tra l’elemento eterno e quello transitorio. L’uomo che si reincarna ritrova nel mondo fisico, un destino personale, una serie di eventi. Ma come può avvenire che accada questo se il mondo segue sempre il suo percorso?

Il fatto è che l’essere sarà attorniato da ciò che avrà attirato, perciò ognuno determina il contesto in cui vive attirando quello che ha una certa affinità con il suo essere. Perciò è sicuro che l’anima-spirito si circonda di ciò che ama e che possiede un'affinità con le vite precedenti, perciò il paragone del risveglio dal sonno è molto giusto. Al nostro risveglio troviamo sempre il mondo che abbiamo lasciato prima di abbandonarci al sonno.

Questo meccanismo è vero per quelli che credono negli aspetti spirituali della vita, ma anche per costoro è possibile fraintendere i nessi creati dal meccanismo karmico. L'aspetto più frainteso è quello che riguarda le molte anime che vengono coinvolte in fenomeni collettivi, in stragi, in guerre e incidenti che producono moltissime vittime. Ci si può chiedere cosa abbiano fatto quelle persone per avere un destino tanto crudele.

Ma qui occorre capire e non fraintendere, perché nella sfera dei fenomeni spirituali valgono delle regole diverse da quelle della giustizia terrena. Tutti i fatti fisici hanno un significato diverso quando si vedono nella prospettiva dei mondi superiori. E non si può neppure escludere che alcuni fenomeni fisici siano la conseguenza di eventi che vengono decretati nei mondi superiori. Le disgrazie con tante vittime innocenti possono essere causati da vari fattori.

I destini karmici delle persone possono essere diversi uno dall’altro e quelle persone potrebbero non avere alcun legame tra loro, ma l’evento che li unisce deve produrre un effetto diverso su ognuno di loro. E non si deve nemmeno escludere che ci sia una comunanza di destini e una connessione tra tutti loro. Ma è anche possibile che l’esperienza drammatica che vivono insieme non abbia alcuna causa dovuta al karma, ma che sia la preparazione di una condizione che vivranno in futuro.

Quelle persone potrebbero avere un destino futuro comune. Quella comunanza futura può essere creata al presente per decisione dei mondi superiori; e questo accade tramite l’evento drammatico che vivono insieme. Non si può neppure escludere che l’evento drammatico presente sia dovuto a colpe del passato che unirono alcune di quelle persone, ma non tutte loro.

Tante ragioni vanno considerate prima di fare conclusioni, soprattutto quando si parla di mondi superiori dove si deve sapere che “il caso non esiste.” L’errore più grave è vedere le connessioni karmiche come un fatto semplice e lineare, e di credere che essere colpiti da una tegola che ci cade in testa sia sempre il segno che subiamo un castigo karmico. Nella vita di tutti noi accadono dei fatti che non derivano da presunte colpe karmiche. Spesso ci accadono dei fatti di cui non abbiamo colpa. E qualora subiamo una sfortuna senza avere colpa dobbiamo sapere che ne verremo risarciti, in futuro.

Un altro equivoco è credere che doti e talenti siano frutto dell’eredità familiare. In realtà, ereditiamo solo le qualità del corpo fisico e del corpo eterico, infatti ereditiamo solo le forze che regolano l’accrescimento e la qualità della riproduzione. Se siamo robusti e resistenti alla fatica è merito della buona tempra della famiglia in cui siamo nati. Invece non possiamo ereditare nessuna qualità che riguarda il nucleo spirituale dell’essere cioè l’acutezza e la precisione della mente, la bontà della memoria, la qualità morale, la facoltà di conoscenza e così via.

Tutto questo resta racchiuso nella individualità perché è frutto delle esistenze passate. E l’ambiente in cui l’essere si trova a vivere, quando si reincarna, sarà predisposto in un modo che non è mai casuale. L’ambiente esterno si trova sempre in un rapporto che deve essere, necessariamente, considerato in stretta relazione con le nostre vite passate. L’anima che si reincarna sente una forza di attrazione che lo porta verso i suoi futuri genitori, perciò è l’anima che sceglie la famiglia che gli consente di avere le condizioni corporee più adatte alle sue condizioni karmiche.

Ma a questo riguardo non va escluso neppure il caso che figli e genitori possano avere avuto, in passato, dei rapporti reciproci e che per questo si sono ritrovati. Quando vediamo nascere la persona geniale dobbiamo pensare che la genialità è contenuta nel nucleo essenziale del suo io cioè nel suo corpo causale. Il corpo spirituale inferiore in cui vive l’anima senziente e il corpo senziente cioè il corpo astrale non sono fissi e predeterminati perché devono adattarsi e poter evolvere.

Questi elementi devono poter essere elaborati dall’interno da parte dell’io e dall’esterno cioè da parte dell’ambiente. Dall’elaborazione dipende lo sviluppo e l’arricchimento che sarebbe impossibile se dovessimo ereditare anche il carattere della nostra famiglia. L'altro errore è credere che esperienze dolorose, malattie fisiche e mentali siano conseguenza di colpe karmiche. Ma collegare tutto quello che non si comprende ad un karma del passato è sempre un errore.

Non possiamo dire con certezza che un destino doloroso sia il segno di una colpa altrui perché non è certo che l’infelice, il malato e il folle abbiano meritato il loro destino. Ma la cosa che possiamo dire con certezza è che un destino faticoso avrà il pareggio e il bilancio di quella vita sarà ben determinato. Per tutti questi motivi il karma non va pensato come immutabile ma, al contrario, va pensato come un fattore di liberazione perché è certo che nulla sarà omesso e che tutto avrà un giusto pareggio.

Buona erranza
Sharatan