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domenica 8 novembre 2015

I custodi del destino



“La sorte è l’alveo nel quale fluisce il tempo d’un uomo:
difficile vederne chiaramente il profilo.”
(Elémire Zolla)

Secondo Elémire Zolla ci sono molte metafore per indicare il destino e la vita. Le più comuni sono quelle che rapportano la vita al corso di un fiume, alla colata di lava di un vulcano, ad un vortice marino oppure ad una macchina da costruire e da far funzionare. La vita, per chi ha avuto una buona sorte, dimostra che vale la pena di vivere, perché è tale la vita dalla sorte chiara e sicura. Soprattutto la vita dei grandi uomini e dei santi ci appare come tale cioè come una vita che è stata impiegata per assolvere ad un destino di cui ogni tappa e ogni minimo episodio ci appare come significativo.

Una vita piena di significato è quella in cui gli avvenimenti si dispongono in un ordine che mostra il significato del destino che si deve assolvere. Le metafore che indicano il destino sono tratte dalla filatura e dalla tessitura dei tappeti, in cui la trama appare e si mostra solo quando il lavoro del tessitore si è concluso. La tradizione ci mostra molti esempi di questo tipo, infatti Plutarco elenca una serie di eventi che prepararono l’assassinio di Cesare. Egli disse che non fu un caso se Cesare venne ucciso nello stesso giorno in cui fu eretta la statua di Pompeo, e se fu ucciso nell’edificio che era stato costruito proprio per ordine di Pompeo.

Anche Giuseppe Flavio, riguardo l’omicidio di Antigono, racconta che Giuda l’Esseno si disperò quando vide che Antigono entrava nel Tempio. Giuda gridò che per lui era meglio morire, perché la verità era morta da quando la sua profezia non si era avverata. Antigono era vivo malgrado lui aveva visto che avrebbe dovuto essere ucciso mentre era a Torre di Stratone che distava ben settanta miglia dal tempio. Subito dopo, si seppe che Antigono era stato assassinato nella rocca sotterranea che veniva chiamata Torre di Strabone cioè come l’omonima città. In questi racconti si vede come, nell’antichità, si credeva che il destino sia legato all’uomo come i fiori sono legati la loro radice, dice Zolla.

Gli Ewe del Togo credono che l’uomo possiede, oltre l’anima anche uno spirito che determina il carattere e il destino. Era stata la Madre Celeste che ha inviato quello spirito mentre l’uomo sta in attesa di incarnarsi, al fine di fargli realizzare un certo destino e con una certa benedizione. Si dice che l’uomo abbia il compito di ripetere ciò che aveva già compiuto in cielo, cioè dovesse avere lo stesso lavoro e la stessa famiglia. Essi credono che l’uomo avrebbe sofferto se non avesse ritrovato, fra tutte le sue moglie, la donna che era chiamata la “donna dell’aldilà.”

Nel Ghana si dice che la madre Celeste emana un “messaggio del destino” per l’anima che sta per incarnarsi, e le fa cadere in bocca una goccia dell’acqua della vita, in cui la Madre si rispecchia. La Madre Celeste avverte l’anima che è pronta a nascere, che durante la vita dovrà perfezionare il suo spirito vitale, altrimenti dovrà tornare a reincarnarsi. Molti miti dell’Africa, dell’Australia e dell’Asia mostrano le stesse idee espresse da Platone nel “Menone” in cui si dice che, se l’anima deve rinascere tanto vale mantenerla pura. Ma, se l’uomo che non crede più a queste mitologie, si chiede Zolla, come può abbandonarsi con fiducia alla vita?

Anche gli antichi sapevano che, all’uomo serve un sostegno ideologico a cui potersi appoggiare per tollerare l’angoscia del vivere. Per questo motivo, anche nei misteri egizi e mitraici gli adepti dovevano gridare che l’adepto non era morto e che il cadavere era risorto. Vedere il disegno del destino, dice Zolla, conforta perché la vita insopportabile è quella che ha una forma che ci appare insensata. Invece la “buona vita è quella in cui gli incidenti sono del tutto pertinenti al carattere di chi li vive.” Le vicissitudini della vita sono espresse anche nel mito di Iside che deve affrontare il naufragio, la prigionia per mano dei ladroni e molte altre vicissitudini per ritrovare Osiride.

Nel mito di Iside, secondo Sinesio, si insegnava che la vita terrena non è altro che quel mito divino che si ripete continuamente nel mondo materiale. Il mito di Iside rivelava all’adepto che la vita è un percorso di ricerca, dice Zolla, perciò essa apparirà colma di una nuova luce. Vediamo che anche gli errori più rovinosi assumono un senso diverso e comprendiamo che, solo facendo quella strada piena di errori siamo giunti alla pace in cui siamo. I misteri di Iside insegnavano che esiste una guida invisibile che ci conduce lungo il cammino, e la guida poteva essere una madre ovvero la stessa dea Iside.

Secondo altri, la guida poteva essere un animale soccorritore ovvero un custode angelico oppure, come per i greci, un daimon che era insieme un genio e il destino. Per noi moderni non è facile credere che, l’uomo, oltre l’anima e lo spirito possiede anche un genio personale. La coscienza di questo fatto era molto diffusa in passato anche se le tribù d’Australiane e nelle isole andamanesi lo credono ancora. In seguito, questa idee, è restata solo nella mente degli sciamani che hanno la capacità di creare un’alleanza con gli animali. Il termine sciamano deriva dal manciù “shaman” che significa “coloro che sono invasati” e dal sanscrito “sramana” che significa “asceti.”

Nell’etimologia già si mostra che esiste un legame non solo tra l’ascesi e la fratellanza con gli animali, secondo Zolla, ma che esiste un legame anche tra la natura dell’anima dell’animale e la genialità umana. Aver raggiunto la genialità mostra che si sono superati i limiti dell’uomo comune perciò che si è raggiunto lo stato che consente di avere delle rivelazioni impenetrabili e misteriose. E si dimostra pure che il genio personale è inconfondibile e che, per gli sciamani, si esprime nel timbro e nella qualità dell’animale con cui l’uomo si sente più in sintonia e nutre più simpatia. E ci indica persino la forma di comunione più propizia alla manifestazione del proprio genio.

Si dice che gli animali dal fascino più robusto abbiano - a loro volta- un genio custode che alcuni collegano ad un’entità esterna che viene collegata al genio del luogo. Invece altri lo pensano collegano al genio della specie animale a cui l’animale appartiene, perciò si dice che solo la renna cui piace il cacciatore possa venire uccisa. Anche gli antichi popoli germanici dicevano che gli eroi avevano fede in un animale, infatti essi credevano che il soffio e il principio di estasi di Odino si mostrasse nel lupo. L’anima e la memoria più intima erano percepite sotto forma di corvo, e anche la mente più segreta era vista in forma animale.

Anche l’animale custode ovvero il genio che ci accompagna per tutta la vita che viene percepito dalla seconda vista era visto sotto forma di animale. Dell’uomo pronto e intuitivo si diceva che aveva un genio molto forte. E poi si distingueva tra il proprio genio personale e quello familiare che veniva tramandato dal padre e dal nonno insieme al nome, e la forma in cui esso appariva era quella della vergine valchiria. Spesso le figure del genio personale e dell’antenato totemico s’intrecciano nelle varie mitologie.

Invece, nell’America centrale, il genio era chiamato “nagual” cioè “spirito familiare,” ma gli europei che li cristianizzarono lo assimilarono nella figura dell’angelo custode. Gli spagnoli non compresero che il nagual era la figura di un essere tutore che era strettamente correlato con l’uomo che proteggeva al punto che, ciò che accadeva all’uno si ripercuoteva sull’altro. Il suo vero nome era “tonal” che significa calore, estate, sole perché la costellazione sotto cui si nasce è la propria costellazione cioè rappresenta il proprio destino.

La conoscenza del nagual, secondo Zolla, era trasmessa e garantita da una confraternita i cui adepti usavano le danze per propiziare le apparizioni dello spirito e che usavano una lingua segreta molto complicata e piena di metafore. In alcune immagini arcaiche dell’America centrale vediamo dei guerrieri che sono sovrastati dal loro animale custode che viene raffigurato sotto forma di giaguaro, di coccodrillo, di serpente o di uccello. Gli Inca avevano il loro custode, “fratello” o oracolo che raramente era un animale, e veniva infuso nell’amuleto che veniva messo accanto al cadavere.

Ma il genio personale non era sempre in forma animale, infatti gli sciamani d’America lo rappresentano come una fonte di potere che è perlopiù un uccello oppure un animale molto forte oppure il vento, l’acqua o una montagna dotata di un grande magnetismo cioè un luogo di potere. Poiché ogni cosa ha una forza vibratoria, allora essa può diventare una entità protettrice e può assumere la funzione di genio o di custode personale. Presso i Fox, tutte le forze divine possono avere la funzione di genio protettore, infatti lo possono essere sia il Signore del Cielo, le stelle, i morti che fanno scaturire le sorgenti, il grano che infonde l’energia del cibo, le tortore che sono la voce di Manitù, oppure i serpenti, i gufi, le volpi, i lupi e così via.

E non è neppure raro che il genio che si mostra come animale possa diventare un simulacro o un amuleto di legno, oppure un totem. Gli Australiani fanno degli oggetti sacri fatti di legno o di pietra chiamati ciuringa, in cui vengono incisi dei segni. Ognuno tiene nascosto il ciuringa che è stato inciso dal nonno per il nipote, che è consegnato al compimento della maggiore età e che viene presentato come l’animale da cui si proviene. Questo amuleto è il tramite che lega gli aborigeni al loro passato ancestrale, ai loro primi antenati e alla condizione beata in cui vivevano.

Buona erranza
Sharatan

giovedì 1 ottobre 2015

Legami karmici



“Ci vuole un karma molto,
molto, molto buono anche solo
per voler conoscere Dio!”
(Paramhansa Yogananda)

Per il modo consueto di pensare, le verità scientifiche sono quelle che si spiegano con l’intelletto, perciò la mente entra in conflitto se deve riflettere su quello che non è dimostrabile razionalmente. Pensiamo che la realtà definita come “scientifica” oggettiva sia quella che segue quelle regole, perciò tutto si complica quando pensiamo alle leggi spirituali che reggono il mondo fisico. La questione rischia di diventare complessa e alcune cose ci sembrano troppo insensate, folli o crudeli.

E anche quando riusciamo a sistemare quei fatti assurdi nella mente sentiamo di volere la certezza e la dimostrazione “scientifica” di quei concetti. Spesso cadiamo in errore e corriamo il rischio di vedere le cose come vogliamo e secondo l'abituale modo di ragionare. Accade soprattutto nel caso in cui si studiano le leggi spirituali che reggono la casualità della vita, la reincarnazione e il karma, perché questi concetti sono diventati quasi un patrimonio comune per molti rami della ricerca spirituale.

Di reincarnazione e di karma si parla molto, ma si corre il rischio di fraintendere il meccanismo. Spesso restiamo affascinati dall’aspetto romantico delle cose e le affrontiamo in modo non obiettivo e oggettivo. È chiaro che la conoscenza si amplia con l’esperienza ma, in questo caso, non possiamo avere la verifica scientifica dei fatti, perciò possiamo fraintendere. Si dice che il sonno è il fratello minore della morte e questo paragone è molto utile per capire correttamente il meccanismo delle molte vite che l’essere si trova a vivere.

Il sonno ci fa capire come sono collegate le molte vite che viviamo, e come si deve pensare la causa e l’effetto di azioni che producono il destino particolare. Ad ogni risveglio, al mattino, ritroviamo il corso delle cose che abbiamo interrotto con il sonno. Ogni mattino ci ricolleghiamo al risultato delle azioni che abbiamo fatto il giorno prima. In questo senso siamo sempre gli autori delle cause che ci troviamo davanti il giorno dopo sotto forma di effetti: tutto questo ci accade all'atto del risveglio.

Le cause passate diventano una parte di noi sotto forma di esperienze passate. Il passato resta con noi e lo riviviamo nel presente, ma esso ci accompagna anche verso il futuro. Il passato determina la condizione che troviamo a ogni risveglio, perciò noi stessi siamo i creatori della vita che viviamo. Il senso della vita pretende che si trovino sempre le condizioni che si sono create, perché è assurdo che dovessimo avere quello che non ci appartiene.

Se gli effetti delle azioni passate non fossero il destino di oggi, ogni giorno dovremmo crearci di nuovo e ogni giorno saremmo sempre esseri nuovi. E avremmo lo stesso non-senso se non potessimo portare con noi il frutto delle esperienze vissute nelle vite precedenti. Il fatto del legame dell’essere con i frutti delle sue esistenze passate è insito nel meccanismo del karma, perché il karma è attività che diventa destino.

Affinché la vita non sia un’esperienza senza senso è necessario avere un meccanismo che tenga collegato l’essere di oggi con il frutto di ciò che egli ha vissuto in passato. Nel risveglio sentiamo che, lentamente, riemerge la memoria della nostra vita razionale perciò riemerge quello che riguarda i fatti vissuti il giorno prima. È la memoria che ricrea questa connessione logica che ci impedisce di vivere la vita sempre come un fatto nuovo. La memoria ci consente di restare collegati al frutto del nostro passato.

Infatti, in ogni nuova vita, entra in gioco sempre lo stesso spirito che torna per indossare un corpo nuovo. Ma, tra i due elementi, deve esistere un elemento che sappia tessere il filo che collega le azioni di ieri con quelle di oggi: l’elemento intermedio è l’anima. L’anima è la connessione che collega il corpo allo spirito. Lo spirito è l’elemento eterno invece il corpo è il fattore che domina tra la nascita e la morte. I due elementi vanno ricongiunti perciò l’anima - con le sue azioni - intesse il suo destino.

Ma quando si parla di memoria non si intende solo la memoria della vita comune che si mostra con l’aspetto cosciente della mente. Noi conserviamo sempre in noi tutto quello che facciamo, ma questo avviene soprattutto in modo incosciente. Nessuno ricorda coscientemente tutto quello che ha vissuto, in quanto anche le abitudini sono un tipo di memoria che funziona in modo incosciente.

Si tratta di capire che la memoria di cui si parla è l’elemento psichico che si frappone tra il corpo e lo spirito come mediatore tra l’elemento eterno e quello transitorio. L’uomo che si reincarna ritrova nel mondo fisico, un destino personale, una serie di eventi. Ma come può avvenire che accada questo se il mondo segue sempre il suo percorso?

Il fatto è che l’essere sarà attorniato da ciò che avrà attirato, perciò ognuno determina il contesto in cui vive attirando quello che ha una certa affinità con il suo essere. Perciò è sicuro che l’anima-spirito si circonda di ciò che ama e che possiede un'affinità con le vite precedenti, perciò il paragone del risveglio dal sonno è molto giusto. Al nostro risveglio troviamo sempre il mondo che abbiamo lasciato prima di abbandonarci al sonno.

Questo meccanismo è vero per quelli che credono negli aspetti spirituali della vita, ma anche per costoro è possibile fraintendere i nessi creati dal meccanismo karmico. L'aspetto più frainteso è quello che riguarda le molte anime che vengono coinvolte in fenomeni collettivi, in stragi, in guerre e incidenti che producono moltissime vittime. Ci si può chiedere cosa abbiano fatto quelle persone per avere un destino tanto crudele.

Ma qui occorre capire e non fraintendere, perché nella sfera dei fenomeni spirituali valgono delle regole diverse da quelle della giustizia terrena. Tutti i fatti fisici hanno un significato diverso quando si vedono nella prospettiva dei mondi superiori. E non si può neppure escludere che alcuni fenomeni fisici siano la conseguenza di eventi che vengono decretati nei mondi superiori. Le disgrazie con tante vittime innocenti possono essere causati da vari fattori.

I destini karmici delle persone possono essere diversi uno dall’altro e quelle persone potrebbero non avere alcun legame tra loro, ma l’evento che li unisce deve produrre un effetto diverso su ognuno di loro. E non si deve nemmeno escludere che ci sia una comunanza di destini e una connessione tra tutti loro. Ma è anche possibile che l’esperienza drammatica che vivono insieme non abbia alcuna causa dovuta al karma, ma che sia la preparazione di una condizione che vivranno in futuro.

Quelle persone potrebbero avere un destino futuro comune. Quella comunanza futura può essere creata al presente per decisione dei mondi superiori; e questo accade tramite l’evento drammatico che vivono insieme. Non si può neppure escludere che l’evento drammatico presente sia dovuto a colpe del passato che unirono alcune di quelle persone, ma non tutte loro.

Tante ragioni vanno considerate prima di fare conclusioni, soprattutto quando si parla di mondi superiori dove si deve sapere che “il caso non esiste.” L’errore più grave è vedere le connessioni karmiche come un fatto semplice e lineare, e di credere che essere colpiti da una tegola che ci cade in testa sia sempre il segno che subiamo un castigo karmico. Nella vita di tutti noi accadono dei fatti che non derivano da presunte colpe karmiche. Spesso ci accadono dei fatti di cui non abbiamo colpa. E qualora subiamo una sfortuna senza avere colpa dobbiamo sapere che ne verremo risarciti, in futuro.

Un altro equivoco è credere che doti e talenti siano frutto dell’eredità familiare. In realtà, ereditiamo solo le qualità del corpo fisico e del corpo eterico, infatti ereditiamo solo le forze che regolano l’accrescimento e la qualità della riproduzione. Se siamo robusti e resistenti alla fatica è merito della buona tempra della famiglia in cui siamo nati. Invece non possiamo ereditare nessuna qualità che riguarda il nucleo spirituale dell’essere cioè l’acutezza e la precisione della mente, la bontà della memoria, la qualità morale, la facoltà di conoscenza e così via.

Tutto questo resta racchiuso nella individualità perché è frutto delle esistenze passate. E l’ambiente in cui l’essere si trova a vivere, quando si reincarna, sarà predisposto in un modo che non è mai casuale. L’ambiente esterno si trova sempre in un rapporto che deve essere, necessariamente, considerato in stretta relazione con le nostre vite passate. L’anima che si reincarna sente una forza di attrazione che lo porta verso i suoi futuri genitori, perciò è l’anima che sceglie la famiglia che gli consente di avere le condizioni corporee più adatte alle sue condizioni karmiche.

Ma a questo riguardo non va escluso neppure il caso che figli e genitori possano avere avuto, in passato, dei rapporti reciproci e che per questo si sono ritrovati. Quando vediamo nascere la persona geniale dobbiamo pensare che la genialità è contenuta nel nucleo essenziale del suo io cioè nel suo corpo causale. Il corpo spirituale inferiore in cui vive l’anima senziente e il corpo senziente cioè il corpo astrale non sono fissi e predeterminati perché devono adattarsi e poter evolvere.

Questi elementi devono poter essere elaborati dall’interno da parte dell’io e dall’esterno cioè da parte dell’ambiente. Dall’elaborazione dipende lo sviluppo e l’arricchimento che sarebbe impossibile se dovessimo ereditare anche il carattere della nostra famiglia. L'altro errore è credere che esperienze dolorose, malattie fisiche e mentali siano conseguenza di colpe karmiche. Ma collegare tutto quello che non si comprende ad un karma del passato è sempre un errore.

Non possiamo dire con certezza che un destino doloroso sia il segno di una colpa altrui perché non è certo che l’infelice, il malato e il folle abbiano meritato il loro destino. Ma la cosa che possiamo dire con certezza è che un destino faticoso avrà il pareggio e il bilancio di quella vita sarà ben determinato. Per tutti questi motivi il karma non va pensato come immutabile ma, al contrario, va pensato come un fattore di liberazione perché è certo che nulla sarà omesso e che tutto avrà un giusto pareggio.

Buona erranza
Sharatan

sabato 8 agosto 2015

Karma



“Assenza.

Dì solo: Egli non c’è –
tornerà
fra cinque bilioni di anni.”
(Shinkichi Takahashi)

Il karma è definito come la legge spirituale che segue gli stessi principi di causalità che agiscono in tutto l’universo. Ma questa è una definizione troppo limitata per capire il concetto di karma con tutte le sfumature che possiede e che valgono non solo per l’essere umano, ma anche per tutte le entità che sono sottoposte alle regole cosmiche.

Il principio del karma prevede che l’effetto dell’azione ricada sul soggetto dal quale l’azione è stata provocata. La legge del karma è un fenomeno complicato che mette in relazione il passato, il presente e il futuro, perciò su di essa si basa il destino degli esseri umani. Ma la vita umana non è la sola in cui questa grande legge cosmica agisce, infatti anche le entità elevate devono rispondere a questa regola.

Ma il contesto che riguarda la vita umana è quello che ci interessa maggiormente anche se la regola della causalità funziona in molti contesti. Basti pensare agli adattamenti dell’organismo all’ambiente in cui viviamo, infatti il comportamento di alcuni organi si è adattato alle consuetudini che furono seguite per molti secoli fino al punto che alcuni caratteri genetici predominanti divennero recessivi.

Tutto quello che accade oggi è stato determinato da quello che è avvenuto in passato, e questo è ancora più vero per l’essere umano che non si limita a vivere una sola incarnazione. Gli uomini vivono molte vite diverse perciò se potessimo avere uno sguardo panoramico ampliato a molte incarnazioni potremmo osservare che le cause di quello che viviamo attualmente deve essere collegato al periodo dell’ultima incarnazione che abbiamo vissuto.

Per questo dobbiamo conoscere il meccanismo che regola la legge della causalità per capire la realtà delle concatenazioni karmiche. Comunemente si pensa che il pensiero è innocuo e che si può pensare tutto quello che vogliamo senza paura di far del male a nessuno, ma non è vero. Chi conosce la prospettiva spirituale sa che il pensiero produce degli effetti che possono essere ancora più potenti di un’azione concreta e tangibile.

I pensieri e i sentimenti degli uomini producono degli effetti nel mondo, perciò un pensiero d’amore rivolto a qualcuno produce effetti diversi da un pensiero di odio. Mandando un pensiero d’amore è come se inviassimo un fiore pieno di luce verso l’oggetto del nostro amore. Il fiore luminoso si avvolge intorno al corpo eterico e al corpo astrale del destinatario. Ma se mandiamo un pensiero di odio è come se avessimo inviato una freccia avvelenata verso il corpo eterico e il corpo astrale chi odiamo.

Il mondo astrale si comporta in modo diverso nei due casi, perché ogni azione produce un effetto diverso nei mondi spirituali. Lo stesso pensiero inviato da due persone tende a rafforzarsi perciò il mondo spirituale diventa più articolato e ricco. Invece due pensieri contrastanti entrano in conflitto perché le polarità sono diverse perciò tendono a scontrarsi e producono delle distruzioni, dei conflitti che rimbomba nei mondi spirituali come lotta e disarmonia.

Le distruzioni più potenti sono quelle prodotte dalle menzogne che vanno viste come delle ulcerazioni che si manifestano nell’organismo energetico di chi le pronuncia. Le menzogne riescono a uccidere le formazioni astrali che sostengono l’evoluzione perciò, in senso occulto, la menzogna è paragonabile all’omicidio. La menzogna, non solo riesce a distruggere la sostanza astrale ma corrisponde a un suicidio perché chi mente accumula un karma negativo sopra di sé.

Ma anche le inclinazioni, il temperamento e le tendenze predominanti oltre che i loro pensieri sporadici di odio e amore degli uomini influiscono sia sul mondo astrale che su quello celeste. Il temperamento triste crea delle ombre che turbano il mondo astrale e anche il mondo celeste, invece il carattere lieto diffonde luce e gioia. Questo accade perché non siamo mai esseri isolati ma siamo sempre connessi con il mondo astrale e con quello celeste inferiore e superiore, perciò è facile capire quali perturbazioni producano le persone aggressive o tristi. I mondi spirituali sono connessi con la vita degli uomini perché, nella sostanza eterica, si imprimono tutte le nostre azioni ed esse si trasmettono agli strati superiori.

Sappiamo pure che, mentre l’essere umano si prepara per scendere in una nuova incarnazione, egli si forma e struttura un nuovo corpo astrale. E mentre i suoi pensieri e sentimenti si inseriscono nel mondo astrale, si diffondono e si imprimono in quel mondo molte tracce del suo essere. Perciò, se ha pensato in modo positivo otterrà un buon corpo astrale, invece se avrà pensato in modo negativo otterrà un corpo astrale non troppo buono.

Invece, il temperamento che è collegato al mondo celeste inferiore contribuisce a forgiare il corpo eterico con la medesima regola. Le nostre buone azioni agiscono sui mondi celesti superiori e determinano il corpo fisico che dovrà portare l’essere umano verso un luogo determinato. Perciò, tutto il male che avremo fatto agli altri agisce sui mondi celesti superiori e, quando entriamo nel corpo fisico, l’azione di entità superiori agisce affinché veniamo spinti verso l’ambiente, le parentele e i luoghi dove dovremo affrontare fisicamente le conseguenze delle nostre azioni passate.

E tutte le azioni fisiche che non ci avranno toccato intimamente agiranno nella vita futura mostrandosi nel nostro corpo astrale, perciò attireranno i sentimenti e le azioni corrispondenti. Se abbiamo speso bene la vita e abbiamo fatto molte osservazioni che ci avranno fatto accumulare molta conoscenza avremo, in futuro, un corpo astrale che è dotato di speciali e numerosi talenti. Vediamo come tutte le esperienze del presente si manifesteranno nel corpo astrale dell’incarnazione futura. Invece i sentimenti, il piacere e il dolore agiranno formando il corpo eterico e ne determineranno una tendenza che sarà destinata a durare nel tempo.

Chi avrà sperimentato la gioia avrà un corpo eterico dal temperamento tendenzialmente molto gioioso. Chi si sarà preoccupato di compiere molte buoni azioni sviluppando dei sentimenti nobili, avrà la tendenza a fare solo buone azioni e sarà dotato di una coscienza molto evoluta con forti tendenze morali. Le caratteristiche e le tendenze che coltiviamo in modo duraturo vengono accumulate nel corpo eterico e produrranno degli effetti visibili sul futuro corpo fisico.

Solitamente chi gode di una buona salute e possiede una forte resistenza alle malattie ha vissuto vite virtuose, mentre chi si ammala spesso dimostra che ha ereditato il peso delle sue cattive tendenze del passato. Ma ci sono anche dei casi particolari, ma per ora si parla solo delle regole generali della legge di causalità per mezzo della quale si costruisce il destino. Se abbiamo amato molto la vita e abbiamo avuto uno sguardo sempre benevolo per tutto quello che ci circondava avremo un corpo fisico che si conserva forte e giovane per molto tempo.

Una vita spesa a odiare, a parlare male, a criticare e disprezzare tutto e tutti si mostrerà in un futuro corpo fisico che invecchierà presto e si conserverà male. Vediamo che le passioni e il temperamento cioè le nostre caratteristiche interne di una vita diventano delle caratteristiche esterne, in future incarnazioni. Conoscendo il senso di queste correlazioni comprenderemo che le cose si mostrano in modo molto diverso da come le avevamo immaginate, e da come vorremmo che fossero.

Quando qualcuno si lamenta per aver vissuto una vita colma di difficoltà e di sofferenze, dovrebbe sapere queste cose. Così si potrebbe riflettere sul fatto che tutto il suo dolore e le sue difficoltà diventeranno la saggezza e la coscienza superiore che avremo nella futura incarnazione. Nessuno può pensare che la saggezza si possa ottenere senza aver superato il dolore e le difficoltà, perciò anche la malattia fisica va affrontata così. Chiaramente ci sono anche altri tipi di malattie che insorgono per cause esterne, e non per ragioni karmiche.

Ma, in via generale, le malattie sopportate con molto coraggio nel presente doneranno, nella vita futura, una grande bellezza fisica. La bellezza fisica degli uomini viene conquistata sempre attraverso la sopportazione di gravi malattie. Risulterà strano che la bellezza sia conquistata per mezzo di infermità e di gravi menomazioni che furono affrontate in passato, ma tra questi elementi esiste una correlazione karmica di ricompensa. Si può dire che chi avrà accumulato delle cattive disposizioni dell’anima svilupperà una forte disposizione per le malattie, perché tutte le azioni che abbiamo compiuto ritorneranno verso di noi, nelle vite future.

Si vede che l’interno diventa l’esterno, infatti le emozioni che abbiamo conservato nel nostro corpo astrale si mostreranno nel nostro corpo eterico. Le tendenze e le passioni più durevoli che abbiamo radicato nel nostro corpo eterico ricompariranno nelle disposizioni mostrate nel corpo fisico. Tutto quello che abbiamo fatto per mezzo del nostro corpo fisico ricomparirà come il destino della nostra vita futura.

Se potessimo osservare il destino vedendo tutte le nostre incarnazioni vedremo che l’esistenza precedente determina sempre le linee fondamentali della vita futura. A volte vedremo che gli effetti del destino che abbiamo costruito non si mostrano nella vita immediatamente seguente, ma si presenteranno dopo alcune vite. Questo accade perché ci sono degli esseri spirituali che ci dirigono e che agiscono affinché l’essere sia guidato verso il luogo in cui il suo destino lo possa raggiungere e possa agire nel modo più efficace.

Buona erranza
Sharatan

lunedì 3 novembre 2008

Usando un “regime di compassione”


Negli ultimi anni ho dovuto affrontare una grossa crisi di trasformazione personale, per cui ho dovuto abbandonare l’idea che avevo di me stessa per costruirmene una nuova. Allora mi sono messa a leggere testi di consolazione filosofica e di filosofia orientale. Sono molto cambiata da prima, ed il cambiamento lo sento profondamente dentro di me. Gli altri vedono l’esterno e dicono che sto molto bene, si complimentano e io li ringrazio. Intanto tra me e me, elaboro me stessa, e cerco di riordinare tutta la serie di complessità che mi circondano. Sono geneticamente contraria all'idea dei Messia. Non sopporto i maestri, i guru e le forme di servaggio intellettuale. La tua verità sta in te stesso, io non posso farti seguace di alcuna verità: non ne conosco nessuna. Credo che la fede cieca e l'ottusa fidealizzazione alle idee e ai leader, siano state ideate per avere un “popolo bue,” cioè ottuso, paziente e sopportatore.
Una delle cose che per me è di più difficile comprensione, riguarda il significato intimo delle cose e degli avvenimenti. Riguarda l’accettare le cose per quello che sono e sopportarne la fine, sapere affrontare serenamente le svolte esistenziale ed i relativi cambiamenti. Ma ciò che ci accade è un bene o un male? I cinesi dicevano che può essere bene o male a seconda dei punti di vista … lo vediamo con il tempo. La storia di una mia amica dimostra quanto sia difficile vedere il fine ultimo.
Flora, una ricercatrice in medicina veterinaria, si trova a collaborare con Marco, professore universitario e suo amico. Sono impegnati in un progetto di ricerca piuttosto interessante e riescono ad avere buoni risultati. Viene bandito un posto di ricercatore, e ci si aspetterebbe che Marco sia felice che Flora fosse la vincitrice del concorso. Non è così, perché Marco appoggia direttamente ed apertamente la candidatura di un’altra persona, che alla fine vince il posto. Flora è fuori dal gioco. Alla scadenza del contratto si deve allontanare dall’università. Insieme sono svanite sia le sue possibilità di lavorare ancora nel suo laboratorio, ma è svanita anche l’amicizia con Marco. Il lavoro e l’amicizia le sono sfuggite di mano. Accetta un posto in una piccola università di un’altra città e si sposta in una grande casa in campagna, vicino alla nuova sede di lavoro. Il dolore e l’amarezza, ma anche l’odio per Marco la soffocano. L’amicizia e l’affetto sono svanite anche per avere saputo che Marco la odia e che la accusa di avere sparlato di lui. Flora, trova ingiuste tutte le accuse, ma non vuole più vedere Marco; il dolore e la disillusione nei suoi riguardi sono più forti. Si getta nel suo lavoro e comincia a lavorare nella nuova università. Flora per anni ha continuato ad odiare Marco, a non capire il senso di quello che era avvenuto, il senso di tanta ostilità da parte del suo amico, fino a chiedersi del perché della sua vita, del perché di questi avvenimenti, del perché di tutto quel dolore. Ma Flora, che intanto fa ricerca con un grosso ente, inizia a studiare un mix farmaceutico, con un componente essenziale famosissimo nella medicina ayurvedica, insomma inventa con il suo staff, un farmaco miracoloso per le piaghe, per le ulcere e per le ustioni.
Il suo mix ha proprietà cicatrizzanti, antibatteriche, antinfiammatorie antidisidratative e lenitive, tiene lontani dalle ferite, mosche, mosconi, moscerini, zanzare, tafani e altri insetti ed evita la deposizione delle uova sulle ferite e lo sviluppo delle larve su ferite devastanti, gravemente complicate da infezioni o da infestazioni, anche in condizioni di assoluta mancanza di condizioni igieniche minimali. Per la sperimentazione sugli animali adotta il “regime di compassione”, una modalità ripresa dai protocolli oncologici per pazienti terminali, e la applica sugli animali destinati ad essere soppressi, con ferite molto gravi e complicate, previo consenso dei proprietari. Tutti i casi trattati hanno un esito positivo. Questo ha permesso di estendere la sperimentazione anche a ferite meno devastanti e su molte altre specie animali, soprattutto cavalli. Il mix permette la gestione di ferite importanti anche in precarie condizioni igienico-sanitarie, senza dolore e con decorso senza complicazioni. E se questo è vero per la medicina veterinaria, lo è ancor più per la medicina umana, dove le lesioni esterne, principalmente di natura cronica, sono in costante aumento: con il mix, la ferita guarisce completamente senza lasciare cicatrici deturpanti.
In un’intervista, Flora ha affermato che, il suo pensiero è ora per utilità che si potrebbe avere sull'uomo, se il mix fosse impiegato per le ferite nelle popolazioni, che abitano le aree più depresse del mondo come Africa, Asia e America Latina, o sulle popolazioni civili coinvolte in scenari di guerra o di grandi catastrofi. L’applicazione nelle ustioni, specie quelle di grandi dimensioni, può contribuire in maniera significativa alla riduzione del rischio di morte per infezione, che nei casi di feriti gravissimi ha un'incidenza altissima.
Il passa parola tra i professionisti che stavano provando il mix ha permesso di mettere insieme la casistica di oltre 180 casi personalmente documentati e altrettanti, anche di minore entità, riferiti dagli stessi professionisti, in meno di 3 anni, senza dover pianificare “sperimentazioni animali” che avrebbero comunque cozzato con l'approccio etico-morale di Flora. Il mix è un prodotto che non necessita dell’interazione con altri farmaci o sostanze, e che è da solo sufficiente a determinare la guarigione di qualunque ferita, sin dal momento del trauma, perciò promette una reale rivoluzione nella cura delle ferite. Le foto sui pazienti umani, che ci ha mostrato qualche sera fa, erano inguardabili, quelle di prima della cura. Quelle di dopo, erano un miracolo: era “ritornata” la carne, le ferite si erano chiuse e la carne era “riparata” o forse miracolosamente ricomparsa. Questi risultati vengono ritenuti risultati eclatanti. Le foto che Flora aveva con sé erano la documentazione che portava al convegno a cui era invitata.
Flora è una persona solare e positiva, possiede un’energia dirompente, la sua mente è un vulcano ed è una persona di una generosità unica: tramite lei agiscono e si muovono delle forze di enorme amore e forza rigenerativa. Ma io mi chiedo, come le avrebbe potute mettere in moto, se non avesse affrontato la grossa trasformazione interna che lei oggi presenta?
Per anni ha odiato Marco per avergli rovinato la vita, per averla costretta ad andare via, per avergli fatto ricominciare tutto, in una nuova città e con un nuovo lavoro ma oggi, lei vorrebbe dirgli grazie. Per anni ha pensato di ritornare, di farsi vedere vincitrice e di schiaffeggiare i suoi nemici con i suoi successi. Oggi dice che è una cosa stupida, che non gli interessa e che non farebbe mai. Oggi è consapevole che deve dire grazie a Marco se la sua vita è felicemente realizzata.
Da quello che appariva come la fine del mondo, è venuto un nuovo principio: questo gli ha permesso di avere l’incontro con degli animali sofferenti, gli ha offerto l’opportunità di mettere alla prova la sua enorme compassione, gli ha offerto il farmaco miracoloso che oggi sta guarendo anche le persone. La storia di Flora, è stata resa possibile solo dalla sua determinazione e dall’uso del suo regime di compassione.
Ogni volta che parliamo di lei tra amici, diciamo che la sua storia è un esempio di come la vita sappia offrire la migliore soluzione, se noi siamo disponibili a collaborare, usando al meglio le opportunità che ci vengono offerte.
Di queste nuove vie, di queste nuove opportunità, spesso non ci accorgiamo, così ci dibattiamo nella sofferenza, per non volere accettare prove e svolte esistenziali. Questi avvenimenti sembra che non ci appartengano e che siano avvenuti solo per annullarci. Siamo dentro al flusso degli avvenimenti e sentiamo solo il dolore di ciò che non comprendiamo. Siamo prigionieri e ostaggi della nostra stessa sofferenza, abbiamo paura e siamo feriti, perciò preferiamo stare rannicchiati e soffrire. Questo non è giusto per noi stessi e non è sano. Forse una nuova disponibilità al cambiamento potrebbe aprirci delle vie più gioiose e imprevedibili. Forse dovremmo dare al tempo l’opportunità di farci capire quale sia il fine ultimo e il senso delle cose. Ippocrate ha detto “la cicatrizzazione è solo una questione di tempo, ma la durata a volte è una questione di opportunità”.
Buona erranza
Sharatan ain al Rami