sabato 5 marzo 2016

Assalti frontali - Profondo rosso - Lampedusa lo sa




Benvenuti i rifugiati,
Benvenuti gli immigrati,
Benvenuti!

Benvenuti gli immigrati,
Benvenuti i rifugiati,
Benvenuti!

Andiamo a Lampedusa

La la Lampedusa lo sa
Oh, Lampedusa lo sa
La la Lampedusa lo sa
Oh, Lampedusa lo sa
Qual è la sua verità
Qual è la sua dignità

Porta della vita, porta dell'Europa
Lampedusa ad aprile era vuota, solitaria e remota
Noi sull'isola in cento
Come un unico gruppo cantavamo nel vento
La libertà è tutto

E non si deve sapere, non si può raccontare
La dignità è in cammino e oggi viene dal mare
C'è stato un naufragio nel viaggio
Ma non lo diresti
Ci sono gli extracomunitari
E gli extraterrestri

C'era il sole e i gabbiani, c'erano i pescecani
C'eravamo anche noi, migranti e lampedusani
Stessa felpa nera col cappuccio a salutare
Una sorella che era una pantera nera del suo cruccio
23 aprile su quel pontile, da poco ripartito il mercantile
Pinar
Ora so, a Lampedusa è crudele il destino
Qui è un mare bellissimo, ma anche un mare assassino

Ma quanta umanità tra le onde del mar
Oh, Lampedusa lo sa
Quanta verità dalla nave Pinar
Oh, Lampedusa lo sa
Quanta dignità, Lampedusa lo sa
Che frega un cazzo agli italiani da qua

La la Lampedusa lo sa
Oh, Lampedusa lo sa
La la Lampedusa lo sa
Oh, Lampedusa lo sa
Qual è la sua verità
Qual è la sua dignità

Lampedusa lo sa, si spezza il pane non si lascia annegare,
non si lascia una barca quattro giorni in mezzo al mare,
bloccata lì da una corvetta militare
tredici soldati italianissimi ma senza un cuore per parlare
mentre tutti e tredici i marinai
si lanciavano in soccorso e hanno avuto dietro solo guai,
gettato le scialuppe davanti a onde altissime

la nave Lavinia gli puntava contro un missile
bloccava tutti i porti, tutti gli imbocchi
per respingerli in Libia con la paura negli occhi,
Lampedusa lo sa, non è un reato migrare
stasera sarà un ponte non una barriera esemplare,
migrano balene e gli uccelli migratori,
migrano gli esseri umani e io non calmo i miei bollori,
saliti a bordo, saliti nell'inferno,
il più assassino di tutti è senza dubbio il governo!

Ma quanta umanità tra le onde del mar
Oh, Lampedusa lo sa
Quanta verità dalla nave Pinar
Oh, Lampedusa lo sa
Quanta dignità, Lampedusa lo sa
che frega un cazzo agli italiani da qua

La, la, Lampedusa lo sa
Oh, Lampedusa lo sa
La, la, Lampedusa lo sa
Oh, Lampedusa lo sa
qual'è la sua verità
qual'è la sua dignità.

Le nostre braccia aperte come finestre,
questa canzone la dedichiamo ad Ester,
a un funerale pieno di Digos
ma anche di fratelli con cui condivido il grido
perché questo è un mondo assurdo,
senti sulle coste l'onda d'urto.
Puoi capire che mi ci catapulto
e mi suona nella testa come un antifurto,
quante volte questa porta è stata chiusa
e quante tombe senza nome a Lampedusa
quante volte questa porta è stata chiusa
e quante tombe senza nome a Lampedusa

Benvenuti i rifugiati,
Benvenuti gli immigrati,
Benvenuti !

Benvenuti gli immigrati,
Benvenuti i rifugiati,
Benvenuti!

Tous les jours qui passent les familles ont de l'espoir
de voir un jour leur rêves se faire réels,
mais personne ne les informe de cette tragédie noire
Que tous les jours il y a des morts dans le désert,
hé mais pas de dignité ni de sensibilité
derrière ceux qu'on a fait murer
Lampedusa le sait
l'occident le sait
La Libye le sait,
Andiamo a Lampedusa

Lampedusa le sait
Lampedusa le sait
l'occident le sait,
la Libye le sait.
Et tout le monde le sait
Oh Lampedusa lo sa
Qual è la sua dignità...

La comprensione di sé



"Tra i molti modi in cui il sé si manifesta ci sono l’ambizione, l’imposizione di un’autorità, la ricerca del potere. Ma quello che veramente importa è capire che cos’è il sé. E, se me lo permettete, vorrei aggiungere che dobbiamo affrontare la questione con molta serietà perché ritengo che voi ed io, se smettessimo di considerarci persone appartenenti ad un gruppo, ad una certa classe sociale, ad una determinata società, abituate a vivere in una particolare zona climatica e comprendessimo il problema che ci sta di fronte, agendo di conseguenza, potremmo realmente produrre una vera rivoluzione.

Il sé tende costantemente ad espandersi, ad universalizzarsi, a creare organizzazioni sempre più sofisticate, nelle quali si fonde e si protegge. Ma se voi ed io fossimo esseri umani capaci di amare ed esprimessimo questo amore nella vita di tutti i giorni, allora ci sarebbe quella rivoluzione che è assolutamente essenziale...

Sapete che cosa intendo con il termine “sé”? Intendo il “me”, i ricordi, le convinzioni, le esperienze, le varie intenzioni nominabili o innominabili, lo sforzo intenzionale di essere o il non essere qualcosa, la memoria accumulata nell’inconscio riguardante l’appartenenza ad una razza, ad un gruppo, ad una famiglia e via di seguito. Tutto questo può manifestarsi esteriormente nell’azione o assumere sul piano spirituale l’aspetto di una virtù.

Questo complicato processo e lo sforzo che esso comporta costituiscono il sé, che implica necessariamente la competizione e il desiderio di essere. E quando ci troviamo di fronte a questo processo, ci rendiamo conto che è male. Uso intenzionalmente questa parola, perché il sé provoca divisione ed un processo autolimitante; qualunque cosa faccia, opera nella frammentazione e nell’isolamento. Lo sappiamo bene. E sappiamo anche quanto siano straordinari i momenti in cui il sé non c’è, quando cadono ogni tensione e ogni sforzo. Questo accade quando c’è amore.

La verità affiora solo quando non abbiamo più niente a che fare con la fede, la conoscenza, l’esperienza, il tentativo di essere virtuosi, che non c’entra con la virtù. Chi cerca intenzionalmente di essere una persona virtuosa, non scoprirà mai la realtà. Potrà anche essere una persona educata, onesta, ma sarà sempre ben diversa dall’essere umano che vive nella verità, che vive nella comprensione. Per questo essere umano la verità è una realtà. Invece, la persona che si sforza di essere giusta e virtuosa non potrà mai capire la verità, perché in lei la virtù è semplicemente uno schermo per nascondere il sé.

Dietro questo schermo di apparente virtù il sé non fa altro che rafforzarsi. La persona che dice: “Devo liberarmi dell’avidità” vive in uno stato nel quale continua a rafforzare il sé. Per questo è tanto importante non possedere nulla, non solo quando si tratta delle cose del mondo, ma soprattutto, quando abbiamo a che fare con la fede e la conoscenza. L'uomo che possiede le ricchezze del mondo o che è pieno di conoscenza e di fede, vivrà nell’oscurità e attrarrà intorno a sé ogni genere di inganni e di miserie.

Ma se voi ed io siamo esseri umani che si rendono pienamente conto dell’intero meccanismo del sé, allora sapremo che cos’è l’amore. Vi assicuro che questa è l’unica riforma che potrà cambiare il mondo. L’amore non c’entra col sé. Il sé non può conoscere l’amore. Quando dite: “Ti amo”, quando pensate di poter sperimentare l’amore, l’amore non c’è. Potete conoscere l’amore solo quando il sé scompare. Quando c’è amore, il sé on c’è.

Un essere umano che comprende la vita non ha certo bisogno di fedi. Un uomo che ama non ha bisogno di credere. Mentre l’uomo che è ossessionato dall’intelletto non può fare a meno di credere, perché l’intelletto è sempre alla ricerca di sicurezza, di protezione. Per difendersi dai pericoli costruisce idee, fedi, ideali dietro i quali trovare riparo. Che cosa accadrebbe se affrontaste direttamente la violenza, ora? Diventereste un pericolo per la società; allora la mente, prevedendo il pericolo, dice: “Realizzerò l’ideale della non violenza: in dieci anni ce la farò”. Ma questa è una falsità...

Capire quello che è, è molto più importante di creare ideali da perseguire, perché gli ideali sono falsi mentre quello che è, è reale. Per capire quello che è, ci vuole una straordinaria capacità, una mente agile, una mente priva di pregiudizi. Il fatto è però che noi non vogliamo affrontare e capire quello che è.

E quindi ci inventiamo un’infinità di vie di fuga che chiamiamo con simpatici nomi come ideale, fede, Dio. Solo quando mi rendo conto che il falso è falso, la mia mente potrà percepire quello che è vero. Una mente che si lascia confondere dal falso non potrà mai scoprire la verità. Quindi dovrei capire che cosa c’è di falso nelle mie relazioni, nelle mie idee, nei fatti che mi riguardano, perché non posso percepire la verità se non capisco quello che è falso.

Se non si rimuovono le cause dell’ignoranza, non potrà esserci illuminazione. E non ha senso cercare l’illuminazione finché la mente rimane nell’oscurità. Quindi è essenziale cominciare a vedere che cosa c’è di falso nei miei rapporti con le idee, con le persone, con le cose. Quando la mente si rende conto di quello che è falso, la verità affiora; allora c’è l'estasi, c’è la felicità. Può esserci entusiasmo senza bisogno di credere in qualcosa? È necessario avere entusiasmo?

Oppure quello che ci serve è un altro genere di energia, un altro genere di spinta, di vitalità? La maggior parte di noi si entusiasma per una cosa o per l’altra: ci piacciono molto i concerti, ci diverte molto l’esercizio fisico o il prendere parte a un picnic. Queste cose ci entusiasmano, ma se il nostro entusiasmo non viene continuamente sostenuto, svanisce finché non troviamo qualcos’altro che lo alimenti. Ma esiste una forza, un’energia capace di sostenersi da sola, che non dipenda da quello in cui crediamo?

E c’è un’altra questione: abbiamo davvero bisogno di credere in qualcosa? E, anche ammesso che sia così, perché sarebbe necessario credere? È una conseguenza logica porsi una domanda del genere. Non abbiamo bisogno di credere nella luce del sole, nelle montagne, nei fiumi. Non abbiamo bisogno di credere che bisticceremo con nostra moglie. Non abbiamo bisogno di credere che la vita abbia a che fare con una tremenda infelicità, che sia piena di angoscia, di conflitti, di ambizione. Questi sono i fatti.

Ma quando vogliamo sottrarci ai fatti e rifugiarci nell’immaginazione, allora abbiamo bisogno di credere in qualcosa. La vostra religione, la vostra fede in Dio sono una fuga dalla realtà: quindi non hanno nulla di religioso. Il ricco che accumula denaro con crudeltà, con disonestà, con la sua avidità di sfruttare gli altri, crede in Dio; e anche voi credete in Dio e anche voi siete furbi, crudeli, sospettosi, invidiosi.

Ma la disonestà, l’inganno, le furberie della mente portano a Dio? Il fatto che collezionate libri sacri e i più diversi simboli di Dio, porta forse ad indicare che siete persone religiose? La religione non è una fuga dai fatti; la religione è la comprensione di quello che siete nelle vostre relazioni quotidiane.

Religione è il modo in cui parlate, è quello che dite, e il modo in cui trattate un servitore, e il modo in cui vi rivolgete a vostra moglie, ai vostri figli, ai vostri vicini. Finché non capirete in che relazione siete con il vostro prossimo, con la società, con vostra moglie e con i vostri figli vivrete nella confusione. E una mente confusa, qualunque cosa faccia, creerà solo altra confusione, altri problemi, altri conflitti.

Una mente che fugge dalla realtà, che non si rende conto delle sue relazioni, non troverà mai Dio; una mente che ha bisogno di aggrapparsi ad una fede, non conoscerà la verità. Invece, la mente che comprende in che relazione è con ciò che possiede, con la gente, con le idee e si rende conto che la soluzione dei problemi di relazione non è nel sottrarsi ad essi ma è nell’amore che è capace di comprenderli, questa mente potrà capire la realtà.

Di fronte alla bruttezza, alla pena, alla sofferenza della vita, sentiamo il bisogno di una teoria, di una filosofia che ci conforti, di una dottrina che ci spieghi il perché di tutto questo. Così ci perdiamo nelle spiegazioni, nelle parole, nelle teorie e, a poco a poco, quello in cui crediamo mette radici profonde, che difficilmente potranno essere strappate, perché dietro le fedi e i dogmi che abbiamo accettato c’è la costante paura dell’ignoto.

Ma non affrontiamo mai la paura; preferiamo fuggirla. Più forte è la fede, più rigidi sono i dogmi. E se osserviamo queste fedi, quella cristiana, quella induista, quella buddista, scopriamo che esse dividono gli esseri umani. Ogni dogma, ogni fede ha i propri riti, impone ai fedeli determinati legami, che li separano dal resto dell’umanità.

E quando cominciamo a indagare per scoprire la verità, per capire il senso dell’infelicità, del conflitto, del dolore, cadiamo nella rete delle fedi, delle cerimonie, delle teorie. Credere in qualcosa significa corrompersi, perché dietro fedi e principi morali si cela il sé, l’ego, che diventa sempre più grande, più potente, più forte. Noi riteniamo che la fede in Dio, la fede in qualcosa, sia religione.

Pensiamo che una persona religiosa non possa fare a meno di credere. Se non credete, diranno che siete atei e verrete condannati dalla società. Ci sarà la società che condanna quelli che credono in Dio, mentre un’altra società condannerà quelli che non ci credono. Ma non c’è alcuna differenza tra questi due tipi di società: sono la stessa cosa. Così la religione diventa una questione di fede e la fede agisce sulla mente, condizionandola.

Così la mente non potrà mai essere libera. Ma solo nella libertà potrete scoprire la verità, potrete scoprire che cos’è Dio. Quello in cui credete non vi servirà a nulla, perché è la proiezione di quello che voi pensate sia Dio, sia la verità. Tu credi in Dio e un’altra persona non ci crede; così quello che tu credi o non credi ti separa dagli altri. Nel mondo la fede è organizzata in strutture come l’induismo, il buddismo, il cristianesimo; e queste strutture dividono gli esseri umani.

Siamo confusi e pensiamo che la fede ci consentirà di fare chiarezza: cioè, alla nostra confusione sovrapponiamo la fede, tentando in questo modo di poter spazzare via la confusione. Non ci rendiamo conto che la nostra fede è semplicemente una fuga dal fatto che siamo confusi e non ci aiuterà né ad affrontarlo, né a comprenderlo. Servirà solo a farci allontanare da quel fatto che è la confusione in cui ci troviamo.

Per capire la confusione, non serve credere in qualcosa; la nostra fede funziona come uno schermo che si frappone tra noi e i nostri problemi. Così la religione, che è diventata l’organizzazione della fede in una struttura, è un mezzo che ci consente di fuggire da quello che è, cioè dal fatto che siamo confusi. Chi crede in Dio, chi crede nell’al di là o in qualunque altra cosa, sta fuggendo dalla realtà di quello che egli è.

Non conoscete forse persone che credono in Dio, partecipano ai riti, cantano, pregano, mentre poi nella loro vita quotidiana sono autoritarie, crudeli, ambiziose, ingannatrici, disoneste? Potranno davvero trovare Dio? Ma lo stanno realmente cercando? Basterà ripetere delle parole o avere fede per accostarsi a Dio? Ma quelle persone dicono di credere in Dio, lo adorano, vanno tutti i giorni al tempio, fanno qualsiasi cosa pur di evitare di vedere quello che sono. E persone simili le considerate rispettabili, perché sono come voi, sono voi stessi.

Ho l’impressione che la maggior parte di noi accetti senza il minimo spirito critico la questione della fede. Non ho intenzione di mettere in discussione la fede. Stiamo semplicemente cercando di scoprire perché deve essere una cosa scontata accettarla. Se riuscissimo a renderci conto dei motivi, delle cause che ci inducono ad accettarla, allora, forse, non solo potremmo capire perché ci comportiamo così, ma saremmo anche capaci di metterla da parte.

È lì da vedere come le ideologie in cui crediamo, che siano politiche, religiose, nazionalistiche o di qualsiasi altro genere, separino gli esseri umani; generino conflitti, confusione, antagonismi. Questo è un fatto del tutto evidente, eppure non abbiamo intenzione di gettarle via. Si parla di fede induista, di fede cristiana, di fede buddista, di fede nazionalista e di innumerevoli altre fedi settarie che fanno riferimento a varie ideologie politiche: sono tutte in conflitto tra loro, ognuna di esse cerca di convertire le altre.

È evidente che queste fedi separano le persone e alimentano l’intolleranza. Ma è possibile vivere senza credere in qualcosa? Possiamo scoprirlo solo se capiamo in che relazione siamo con una fede. È possibile vivere in questo mondo senza appoggiarsi ad alcuna fede? Non si tratta di cambiare fede, di passare da una fede all’altra, ma di mettere da parte qualsiasi fede per poter conoscere la vita in ogni istante come se fosse la prima volta.

In fondo è questa la verità: essere capaci di imbatterci in qualsiasi cosa, di momento in momento, come se fosse la prima volta, senza che intervenga la reazione condizionante del passato. È l’accumulo di queste reazioni che costruisce una barriera tra noi e quello che è. Che cosa ci accadrebbe, se facessimo a meno di credere in qualcosa? Avremmo una paura tremenda di quello che potrebbe succedere?

Ci sentiremmo perduti se dovessimo rinunciare ad uno schema d’azione basato sulla fede, che sia la fede in Dio, la fede nel comunismo, nel socialismo,nell’imperialismo, in una formula religiosa o in un dogma che ci condiziona. Ma allora la fede che abbiamo accettato non serve forse a nascondere quella paura, la paura di non essere assolutamente nulla, di essere completamente vuoti?

In fondo, una tazza è utile solo quando è vuota; e una mente piena di riti, di dogmi, di pretese, di citazioni, non può essere creativa; può solo continuare a ripetere qualcosa. Quella paura è la paura del vuoto, della solitudine, del ristagno, dell’insuccesso, del fallimento, del non essere o del non diventare ciò che vorremmo. E proprio per sottrarci a questa paura accettiamo totalmente di credere intensamente in qualcosa. Ma, in queste, condizioni possiamo capire noi stessi? Evidentemente, no.

Una fede qualsiasi, religiosa o politica, ci impedisce di capire noi stessi. Diventa lo schermo attraverso il quale guardiamo. E che cosa succede se guardiamo noi stessi togliendo di mezzo questo schermo? Se facciamo a meno delle tante fedi che abbiamo, rimane qualcosa da guardare? La mente si identifica con quello in cui crede, ma quando smette di identificarsi, perché non ha nulla in cui credere, può guardare se stessa per quello che è. E questo, sicuramente, è l’inizio della comprensione di sé." (Jiddu Krishnamurti)

mercoledì 2 marzo 2016

Sfumature



“Vieni e considera. Vi sono colori che appaiono
e vi sono colori che non appaiono. Gli uni e gli altri
costituiscono un segreto superno della fede che
gli uomini non conoscono e non considerano.”
(Zohar, II, 23 a-b)

L’insegnamento cabalistico contiene molteplici e profonde valenze simboliche perché il simbolismo è la prima forma di linguaggio che ha preceduto l’uso della scrittura. I cabalisti usano i simboli perché il simbolo è una via di comunicazione tra il conscio e l’inconscio perciò rappresenta il linguaggio che il Creatore ha scelto per comunicare con la sua creatura. Qualunque sia lo stato di coscienza a cui siamo giunti e il tipo di credenza che vogliamo avere, i simboli riescono a penetrare in noi.

I cabalisti credono che sebbene possiamo essere sommersi dalle nebbie dell’inconscio, malgrado tutto i simboli possono indurre - in noi - profonde riflessioni che riescono a superare il contesto storico, filosofico e religioso in cui viviamo perciò il loro contributo è sempre benefico. Esaminando i testi della cabala si può restare stupiti dalla ricchezza dei richiami simbolici che possiedono. Ma se sappiamo costruire un'esperienza sufficiente con il loro tipo di linguaggio che viene usato dai cabalisti possiamo apprezzare le infinite sfumature di questi insegnamenti.

Ogni simbolo può richiamare alla memoria il simbolo opposto o quello assimilabile, perché il simbolo racchiude un contesto molto vario. E la ricezione del simbolo può essere recepita in modo diverso a seconda delle esperienze consce e inconsce del soggetto che li studia e interpreta. Il simbolo sa comunicare con la nostra coscienza, perciò ci aiuta a comprendere alcuni aspetti della conoscenza che non potrebbero essere compresi o comunicati in modo diverso.

Un simbolo può suggerire messaggi che non potrebbero essere trasmessi in modo diverso. Il simbolo può aiutarci a fare percorsi di carattere iniziatico, mistico e occulto: questo è il metodo usato dai cabalisti. Il cabalista ha fatto esperienza del mondo spirituale e comunica la sua esperienza in modo simbolico. La parola “simbolo” deriva dal verbo greco “symballein” che significa “fare incontrare” o “unire” perciò allude al fatto che due entità distinte possono incontrarsi nel simbolo. L’incontro avviene  sul confine tra visibile e invisibile, tra concreto e astratto, tra conscio e inconscio, ma anche tra il mondo della causa e quello dell'effetto perciò il simbolo possiede tanti significati.

Nello Zohar è scritto che presso l’Altissimo vi sono 7 luci che abitano presso l’Anziano degli Anziani, il Misterioso dei Misteriosi, il Nascosto dei Nascosti: l’Ain Soph. Le 7 luci sono i 7 Spiriti che si trovano presso il Trono di Dio. Essi sono il prodotto dalla scomposizione della luce divina perciò si mostrano come 7 colori: rosso, arancione, giallo, verde, blu, indaco e viola. Dio è come la luce solare perciò sembra una luce unica ma, se attraversa un prisma, viene scomposta in 7 colori, e questa immagine allude al fatto che l’essere umano è una trinità che è composta da corpo, anima e spirito.

L’immagine richiama il concetto che l’essere umano che sa sviluppare in modo armonioso il suo triangolo formato dall'intelletto, dal cuore e dalla volontà può rispecchiare la luce divina. La luce del sole può penetrare in lui e può manifestarsi con 7 sfumature di colori. Ma, se l’uomo ha deformato il suo triangolo interiore, la sua aura non può riflettere i 7 colori che vanno associati a 7 virtù che ci avvicinano alla Divinità.

Se il nostro comportamento è scaltro invece che intelligente, se è feroce invece che clemente e così via, allora l’essere umano è ridotto al servizio della distruzione e della discordia: in tal caso la nostra aura non risplenderà con colori vivi e risplendenti ma sarà opaca o orribile a vedersi. Nella cabala, la luce rossa è chiamata lo Spirito di Vita, perché le vibrazioni prodotte dal colore rosso infondono una vitalità intensa e vibrante. Ma il rosso possiede molte sfumature che possono indicare l’amore, la sensualità, l’energia, la collera etc.

Il colore arancione è il secondo Spirito, lo Spirito di Santità perciò l’arancione è collegato alla santità. Ma l’arancione possiede anche sfumature che indicano la fierezza, l’orgoglio e l’individualismo. Una sfumatura di arancione può migliorare la salute, mentre un’altra sfumatura può rinforzare la fede e la può consolidare perché l’arancione è il colore della salute e della santità. La luce giallo oro esprime lo Spirito della Saggezza che spinge le creature a studiare, meditare, riflettere e ricercare la saggezza, perciò le spinge a diventare riflessive e prudenti.

Lo luce verde esprime lo Spirito dell’Eternità e dell’Evoluzione perché il verde è associato alla crescita, allo sviluppo e alla ricchezza. Il colore verde è associato pure alla speranza e alla possibilità di evolvere. La luce blu è lo Spirito della Verità che è collegato alla religione, alla pace e alla musica, perciò il colore blu favorisce lo sviluppo del senso musicale, calma il sistema nervoso, guarisce i polmoni e agisce favorevolmente sugli occhi, ma il colore blu è anche il simbolo della verità.

La luce indaco raffigura lo Spirito della Forza, infatti l’indaco è il colore dello Spirito della Regalità che ha le stesse proprietà del colore blu. La luce viola è lo Spirito dell’Onnipotenza divina e quello dell’Amore spirituale perciò è anche il simbolo dello Spirito del Sacrificio. Il viola è un colore molto potente che possiede un forte potere di protezione. Il viola è un colore mistico che aiuta l’uomo a sdoppiarsi per visitare i mondi superiori perciò gli permette di comprendere l’amore di Dio, ma è un colore che non è molto favorevole al mondo vegetale.

In alcune pratiche meditative vengono usate le vibrazioni del colore che sono alla base anche delle tecniche che sono usate per imparare a leggere l’aura. Perciò se l'uomo possiede un’aura di colore rosso non molto puro e limpido significa che l’individuo è un essere troppo iracondo che è attratto dalla sensualità e dagli eccessi di ogni genere. La sfumatura di rosso che vediamo esprime la qualità del sentimento e l’intensità della vibrazione del colore dell'aura mostra la forza del suo sentimento.

Il rosso viene associato alla guerra e al sangue, perciò è meglio che la gradazione di rosso è piena e pura. Perciò potrebbe essere opportuno che un rosso vivo venga attenuato dal bianco per ottenere un colore rosa luminoso. Il rosa esprime una particolare sfumatura d’amore con il bianco che infonde la purezza e l'armonia al rosso intenso che può diventare violenza ed egoismo: ciò consente di infondere nell'amore anche la tenerezza. Ecco perché il rosa è diventato il simbolo della delicatezza e della tenerezza, e questo è dovuto al legame del rosso con il colore bianco che ne mitiga l'irruenza.

La mescolanza dei colori mitiga un colore tormentato e intenso come il rosso e svolge un’azione più benefica. Per questo il detto che “saper vedere il mondo rosa” rappresenta un carattere piacevole, ottimista e felice. Ma lo stesso discorso è valido per tutti i colori perciò il tono sbiadito o spento del blu esprime il carattere di un uomo che ha smarrito la fede e che non ritrova più la pace interiore. Così anche un colore giallo spento o impuro esprime il carattere di un uomo che è incapace di approfondire e comprendere le cose perciò esprime il tratto dell'uomo incapace di usare l'intelligenza.

Secondo lo Zohar, davanti al Trono dell’Eterno ci sono 7 Spiriti che esprimono qualità che ci rendono vicini a Dio: Vita, Santità, Saggezza, Eternità, Verità, Forza e Sacrificio. Se vogliamo ottenere anche altre sfumature di colori dobbiamo iniziare unendo 2 colori, infatti sappiamo che viola e arancio producono il rosso, che il rosso e il giallo producono l’arancione e così via. Sappiamo che ogni colore è figlio di altri due colori, perciò è necessario sapere quali colori è meglio associare per avere i colori migliori.

Tra i  colori esistono delle opposizioni e delle affinità che possiamo osservare anche nella relazione tra i pianeti astrologici ed i colori. Vediamo che il rosso viene associato al pianeta Marte che è un pianeta violento, impetuoso e distruttivo perché viene associato al maschile, sebbene il principio maschile possa essere associato anche al Sole e al pianeta Giove che esprimono un maschile dal tratto diverso. Il verde corrisponde a Venere perciò le persone connotate dal colore rosso sono attratte dal verde.

Ma, se l'associazione di rosso e verde produce una valorizzazione dei due colori che vengono accostati, non devono mai essere fusi insieme, perché se l’accostamento genera un’armonia meravigliosa, la mescolanza di rosso e di verde produce un colore mostruoso. La stessa cosa avviene con l’associazione di arancione e di blu che causa una sfumatura orrenda mentre se accostiamo uno con l’altro produciamo un’associazione espressiva che può esaltarli entrambi. Un caso simile si vede nel rapporto tra due persone che possono essere buoni amici, ma che sarebbero dei pessimi amanti.

Il blu viene associato al pianeta Giove e l’arancione è associato al Sole, perciò questi colori sono entrambi assai positivi, ma questi due colori non possono unirsi tra loro. Anche il giallo e il viola non vanno assolutamente mescolati, infatti la cabala associa il colore giallo al pianeta Mercurio e il viola alla Luna sebbene - comunemente - la Luna venga associata al bianco. Se associamo il bianco alla Luna dobbiamo assegnare il viola al pianeta Nettuno che è identico alla Luna, ma che possiede una tonalità che lo pone su un gradino superiore.

Il pianeta Urano è l’ottava superiore di Mercurio, ma questo tipo di rapporto si comprende meglio se associamo la natura dei pianeti con la struttura dell’Albero sefirotico. Osservando l’Albero delle Sephiroth vediamo che Mercurio associato a Hod è opposto a Urano associato a Hokman e che, su un altro asse, Venere associata a Netzach viene opposta a Saturno che è associato a Binah. Sul pilastro centrale vediamo che c’è la Luna che è associata a Iesod ed è opposta a Nettuno che è rappresentato da Kether.

Sul piano orizzontale abbiamo Marte associato a Geburah che rappresenta il Pilastro del Rigore che si oppone a Giove che è associato a Hesed che rappresenta il Pilastro della Clemenza. Perciò vediamo che tutte queste relazioni dimostrano che alcune realtà possono essere associate a mondi diversi. Se volessimo approfondire la complessa simbologia  della cabala potremmo vedere che questa dottrina ci suggerisce che l’amore di Venere deve diventare l’intelligenza di Saturno, e che l’intelligenza concreta di Mercurio che sa usare la parola, il ragionamento e il senso degli affari deve generare la saggezza che è espressa da Urano.

Le corrispondenze suggerite dalla cabala non sono mai casuali, ma possiedono sfumature significative che possono essere approfondite in campi diversi. Lo studio del significato occulto dei colori può favorire la nostra evoluzione interiore ma può anche può farci approfondire il linguaggio occulto delle sacre scritture. Il colore rosso è colore più vicino alla terra, invece il colore blu viene sempre associato a quello che proviene dal cielo. In ebraico il primo uomo è chiamato Adamo e il luogo in cui lui abitava fè chiamato Eden, perché la terra, in ebraico, è detta Adamah e il colore rosso è detto Adom.

Il colore rosso è la terra, l' Adamo e l’Eden perché sono tutte parole che provengono dalla stessa radice perciò la cabala chiama Adamo, l’Uomo rosso. Invece il Cristo rappresenta l’Uomo nuovo perché il Cristo è l'uomo che discende dal cielo perciò gli viene assegnato il colore blu. La trasformazione del Rosso in Blu rappresenta il simbolo del lavoro a cui si dedicavano gli alchimisti, e il loro duro impegno viene simboleggiato dal colore rosso che rappresenta la natura violenta, grossolana e animale dell'essere umano che deve essere trasformata nel blu che raffigura l'Essere che discende dal mondo celeste.

Il Rosso e il Blu esprimono i due poli opposti su cui gli alchimisti dovevano saper passare lavorando con l’acido e la base. Se sappiamo spostandoci tra i due poli del maschile e del femminile noi dimostriamo che abbiamo imparato a trasformare il rosso e il blu dosando una piccola goccia di acido e di base, perciò sappiamo passare dal Rosso al Blu. L'umanità deriva da Adamo, perciò il colore rosso rappresenta il simbolo dell’uomo vecchio che dovrà divenire l’Uomo Nuovo, il Cristo, che viene raffigurato dal colore blu che è diventato il simbolo della Verità, della Pace e dell’Amore.

Buona erranza
Sharatan

domenica 28 febbraio 2016

Assalti Frontali - Spugne




Le spugne galleggiano un po’,
assorbono assorbono
ma tutto ciò che assorbe
affonda e io affonderò

Prendo un po’ di calma,
voglio stare a galla
come quella volta
alla porta di Ramallah
ho chiuso gli occhi,

ho aperto il mio cuore
perché ogni giorno
qualche cosa nasce
e qualche cosa muore,
e porto con me
il dolore che viene da lontano,
lontano è un richiamo

Le spugne galleggiano un po’
assorbono assorbono
ma tutto ciò che assorbe
affonda ed io affonderò

prendo un po’ di calma,
voglio stare a galla
come quella volta
alla porta di Ramallah
ho chiuso gli occhi,

ho aperto il mio cuore
perché ogni giorno
qualche cosa nasce
e qualche cosa muore,
e porto con me
il dolore che viene da lontano,

lontano è un richiamo.
io tornavo a casa già distrutto,
ripensavo a tutto
canticchiavo il brutto il bello
e il bello e il brutto

elaboravo in lutto
di quello che ora è andato
e quello che ho perduto,
perché non siamo niente

 io sono un sopravvissuto
ma il cuore va il cervello va
vanno i nervi e i muscoli
siamo cosi forti,
fragili e minuscoli

e non importa se avrò vinto o perso
io sono diverso, accendo il fuoco
ho visto loco anche se scherzo
e qualcosa dentro è morto,
e prende lo sconforto,

il sogno è già finito ed era cosi corto,
dove volevo andare? cose volevo fare?
dovevo perderlo il mio sguardo
e poi dimenticare,

ma resto ancora qui,
tra l'esplosione e il fumo
se non la faccio io 'sta strada
non la fa nessuno,

un pezzettino vero
delle mie poesie in questa città
ci manca molta fantasia
per sopportare la realtà


Le spugne galleggiano un po’
assorbono assorbono
ma tutto ciò che assorbe
affonda ed io affonderò

prendo un po’ di calma,
voglio stare a galla
come quella volta
alla porta di Ramallah
ho chiuso gli occhi,

ho aperto il mio cuore
perché ogni giorno
qualche cosa nasce
e qualche cosa muore,
e porto con me
il dolore che viene da lontano,
lontano è un richiamo.

Ora Assalti che dice che dice?
e Militant-A che dice?
io senza lotta non so essere felice
e a Roma che si dice? (che si dice)
la vita che dice?
Ho un segno in faccia
che non è una ruga è una cicatrice,

e credo ancora credo
sempre credo a tutto,
come un neonato,
qualcosa è morto ma qualcosa è anche nato,

e torno a casa nel macello
canticchiando il bello il brutto
il brutto e il bello dentro al mio cervello,
accarezzando un coltello
che ho sempre in mezzo ai denti,
non lo cambiamo il mondo
lo lasciamo tutto come ai mezzi eventi,
tra palazzine affari
e luci delle insegne, chi vedo?

Vedo i miei, le persone degne
e lascio i dubbi filosofici
ho la mia disciplina
faccio i miei gesti meccanici
parlo con la rima con una voce
dentro dagli abissi del vento,
qualcuno da laggiù mi ha lasciato un testamento

E resto ancora qui,
tra l'esplosione e il fumo
se non la faccio io
‘sta strada non la fa nessuno,
un pezzettino vero
della mia poesia in questa città
ci manca molta fantasia
per sopportare la realtà

Le spugne galleggiano un po’
assorbono assorbono
ma tutto ciò che assorbe
affonda ed io affonderò

prendo un po’ di calma,
voglio stare a galla
come quella volta
alla porta di Ramallah
ho chiuso gli occhi,

ho aperto il mio cuore
perché ogni giorno
qualche cosa nasce
e qualche cosa muore,
e porto con me
il dolore che viene da lontano,
lontano è un richiamo.


venerdì 26 febbraio 2016

Incontri con lo Spirito



“Lo Spirito come il vento, soffia dove vuole.”
(Giovanni 3,8)

Dentro a ogni uomo fisico esiste un uomo interno, un secondo uomo. Gli uomini sono composti da due entità, di cui una è quella costituita dal corpo fisico e dal corpo eterico: essa è fatta in modo da poter entrare in rapporto con il mondo fisico. Invece, l’uomo interiore è la parte che è composta dal corpo astrale e dall’io, perciò è una parte più giovane di quella fisica. Queste due parti corrispondono all’uomo esteriore e all’uomo interiore ma, in futuro, avremo altre tre parti che dovremo sviluppare con il proseguire dell’evoluzione.

In futuro avremo il sé spirituale che si formerà nell’evoluzione planetaria di Giove, avremo lo spirito vitale nell’epoca di Venere, e avremo il vero e proprio uomo-spirito che sarà formato nell’epoca di Vulcano. In futuro, le gerarchie spirituali ci doneranno altri tre gradi evolutivi futuri. Ma, già da adesso, abbiamo una predisposizione ad essere molto di più che uomini composti da quattro parti perché portiamo già, in noi, il germe del sé spirituale, dello spirito vitale e dell’uomo-spirito.

Il nostro io deve incontrare il futuro sé spirituale affine alla gerarchia degli Angeli che è la più vicina agli uomini. In futuro potremo incontrare anche l'essere che fa parte della gerarchia degli Arcangeli che ci darà la possibilità di sviluppare lo spirito vitale. Poi incontreremo un essere che proviene dalla gerarchia degli Archai che ci darà la possibilità di sviluppare l’uomo-spirito.

Se pensiamo l’essere della gerarchia degli Angeli come lo si pensava nell’antichità, dobbiamo pensare ad un essere simile al Genio-guida. Plutarco diceva che oltre all’anima che veniva calata nell’uomo, c’era una parte che restava sospesa al di sopra del suo capo. Questa entità che è più pura dell’uomo ha l’apparenza di una stella che veniva chiamata il suo Genio, la sua Guida, il suo Daimon. Questa entità elevata ha il compito di guidare l’uomo, e il saggio la segue molto volentieri.

Plutarco diceva che la parte spirituale dell’uomo doveva essere vista insieme alla sua parte fisica sebbene sia qualcosa di speciale e sia superiore all’uomo, e Paracelso diceva la stessa cosa. Il Genio personale non è altro che il sé spirituale cioè l’essere in divenire che viene mediato dall'entità che fa parte della gerarchia degli Angeli. Le persone del mondo le vediamo nel muoversi verso di noi, invece gli esseri spirituali vanno visti in alcuni fenomeni che non valutiamo nel loro significato occulto.

Ma come avvengono questi incontri con lo Spirito? Il primo incontro è quello che avviene con la gerarchia degli Angeli che accade durante il normale sonno cioè alla metà del sonno. A metà di un sonno abbastanza lungo, si vive un’unione intima con il nostro futuro sé spirituale. Nel sonno accade l’incontro con le qualità spirituali del nostro futuro sé spirituale, infatti si vive l’incontro con il nostro Genio.

Ogni notte avviene l'incontro, perciò il senso di soddisfazione che prova l’anima nell’incontrare il mondo spirituale dipende dal perdurare dell’effetto che ricaviamo nell’incontro con il nostro Daimon. Attualmente l’incontro avviene in modo incosciente per la maggioranza delle persone. Ma, in futuro, l’incontro sarà vissuto in modo sempre più cosciente. E questo avverrà quando saremo capaci di accogliere questi concetti, cioè quando la nostra anima sarò divenuta più sensibile e più recettiva.

Solo il mutare del nostro atteggiamento consentirà alla nostra anima di affinarsi e di riuscire a penetrare in modo più profondo nella nostra vita intima. L’incontro con il Genio-guida potrà giungere alla nostra coscienza, ma la visione che abbiamo di questi fatti è ancora limitata e troppo materialistica perciò questi concetti non sono ancora adatti alla nostra capacità di comprensione. La nostra anima non è ancora consapevole di quello che gli accade durante la notte.

Quando avremo approfondito questi concetti acquisiremo una maggiore comprensione e l’incontro avverrà -notte dopo notte- in modo sempre più naturale e più consapevole per tutti gli uomini. L’incontro con il Genio-guida avviene alla metà del sonno, ma il momento in cui l’io può farlo dipende dalla nostra libertà. Il secondo tipo di incontro, invece non possiamo spostarlo perché quello che è collegato maggiormente al corpo astrale e al corpo eterico.

Tutto quello che è legato all’io e al corpo fisico può essere spostato molto di più. Il secondo tipo di incontro è più legato all’ordine del macrocosmo perché è legato al corso dell’anno così come il primo incontro è collegato al corso del giorno. Sappiamo che la nostra vita cambia nel corso dell’anno, infatti l’estate quando il sole ci riscalda veniamo sottratti alla vita fisica, mentre l’inverno dipendiamo molto più dalla vita fisica e da noi stessi.

Nella stagione invernale, il nostro spirito si stacca molto più sia dalla terra che dalla nostra vita fisica perciò siamo più collegati al mondo spirituale. Infatti la festa di Natale è fissata in un momento in cui la terra e gli uomini sono rivolti verso lo spirito, e lo spirito ci è più vicino. Nel periodo che intercorre tra il Natale e il Capodanno avviene l’incontro del corpo astrale con lo spirito vitale.

La vicinanza con il Cristo si basa sull’incontro con lo spirito vitale, infatti il Cristo si manifesta tramite lo spirito vitale e si mostra tramite l’incontro con un essere appartenente alla gerarchia degli Arcangeli. Per mezzo di questo incontro siamo più vicini al Cristo, perciò l’incontro di cui si dice può essere visto come l’incontro con il Cristo che avviene nella parte più profonda e intima dell’anima umana.

Se l’uomo spiritualizza il suo sentimento può sentire l’effetto dell’incontro tra il sé spirituale e il Cristo. La stessa cosa accade, nella veglia, quando sentiamo l’effetto benefico dell’incontro con il nostro Genio. È così che accade nel tempo che intercorre tra il Natale e la Pasqua che è un periodo più favorevole per essere consapevoli della vicinanza tra l’uomo e il Cristo Gesù. Il periodo di Natale è legato agli avvenimenti terreni mentre il periodo della Pasqua è legato agli avvenimenti del cielo.

La Pasqua viene fissata nella prima domenica successiva alla prima luna piena dopo l’equinozio di primavera, invece il Natale è collegato ai fenomeni della terra. Il Natale è collegato alla terra e la Pasqua è collegato al cielo, perciò il Venerdì Santo è collegato al mistero del Golgota con il quale il Cristo si è compenetrato nella terra. Per questo, nel tempo che segue la Pasqua sentiamo che il Cristo cammina con l’uomo perché Egli penetra in noi e ci accompagna nel nostro cammino.

Nel corso dell’anno, in estate - soprattutto nella notte di san Giovanni - l’uomo si collega con il macrocosmo in modo diverso, infatti il nostro ritmo cambia e si accorda con la vita della terra che muta durante il corso dell’anno. Il terzo incontro è quello che avviene con l'essere che appartiene alla gerarchia degli Archai. Questo incontro ci avvicina all’uomo spirito che diverremo nell’epoca di Vulcano.

E se il secondo incontro avviene con il Cristo, per il terzo incontro si deve pensare al nostro Principio-Padre, ovvero a quello che la religione considera come la base del mondo creato. Il terzo incontro ci collega intimamente al macrocosmo, infatti ci collega all’universo divino-spirituale. Quindi vediamo che il corso del giorno prevede l’incontro con il nostro Genio-guida, il corso dell'anno prevede l’incontro con il Cristo e il corso della nostra vita viene indicato nella vita dei Patriarchi di 70 anni che era collegato con il Principio-Padre.

Nell’età tra i 28 ed i 42 anni ci prepariamo in modo non cosciente ad avere l’incontro con il nostro Principio-Padre. L’educazione che abbiamo ricevuto produce una forte ripercussione su questo incontro. L’educazione che abbiamo ricevuto deve rendere possibile che, quando l’incontro ci sarà, noi lo possiamo affrontare avendo il sentimento della magnificenza del mondo. Dovremo avere il senso della grandezza e bellezza del mondo, e la percezione che la sublime perfezione dei suoi fenomeni viene dal Padre.

Attualmente l’uomo viene molto ridotto nella sua capacità di fare l’incontro con il Principio-Padre se la sua formazione non ha saputo far sviluppare questa sensibilità dell’anima. Se l’anima non sviluppa questo sentimento di venerazione e di riverenza per il Principio-Padre saremo impreparati a fare questo incontro. L'incontro avverrà nell'atto del nostro trapasso e noi dovremo affrontarlo colmi di bellezza e di venerazione per il Padre, perché quello sarà l'ultimo atto d'amore che gli offriremo stando sulla terra.

Buona erranza
Sharatan