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mercoledì 24 maggio 2017

Giustificazioni



“Ormai nessuno ha più tempo per nulla.
Neppure di meravigliarsi, inorridirsi,
commuoversi, innamorarsi, stare con se stessi.
Le scuse per non fermarci a chiedere
se questo correre ci rende felici sono migliaia,
e se non ci sono, siamo bravissimi a inventarle.”
(Tiziano Terzani)

È evidente che la crisi, che attualmente il mondo sta attraversando, e eccezionale, e senza precedenti. Ci sono state crisi di vario genere in diversi periodi storici, crisi sociali, politiche, nazionali. Le crisi vanno e vengono; le recessioni economiche, i periodi di depressione sopraggiungono, subiscono dei mutamenti e continuano sotto altra forma.

Lo sappiamo bene, queste cose ci sono familiari. Ma certamente la crisi attuale è qualcosa di diverso. È diversa prima di tutto perché non ha a che fare con cose tangibili, oltre il denaro, ma riguarda le idee. È una crisi eccezionale perché ha a che fare con la mente. Servendoci delle idee, pianifichiamo i delitti.

Ovunque nel mondo giustifichiamo il “me”, l’io, come mezzo per raggiungere un obiettivo che riteniamo legittimo. Una cosa simile non ha precedenti. Un tempo il male veniva riconosciuto per quello che era, ed un delitto era un delitto; ma ora lo si considera un mezzo per raggiungere un nobile risultato.

Che sia una sola persona o un gruppo di persone a commetterlo, per giustificarlo basta dire che serve a raggiungere obiettivi che porteranno dei benefici all’umanità. Ma questo significa che sacrifichiamo il presente al futuro: non importa se vengono impiegati mezzi deleteri, quando lo scopo dichiarato e di produrre un risultato che si ritenga benefico per l’umanità.

Questo implica la convinzione che, usando mezzi sbagliati, si possano ottenere giusti risultati; così abbiamo bisogno di un processo mentale per giustificare l’uso di mezzi sbagliati. Abbiamo costruito una imponente struttura di idee per giustificare il male, e sicuramente questo non ha precedenti. Il male è male, non può produrre il bene. La guerra non è un mezzo per ottenere la pace...

Abbiamo bisogno di ubriacarci per sapere che cos’è la sobrietà? Abbiamo bisogno di odiare per sapere che cos’è la compassione? Dovete fare la guerra, dovete distruggervi la vita per sapere che cos’è la pace? È evidente che il nostro modo di pensare non ha alcun senso: voi date per scontato che sia un’evoluzione, una crescita, un passare dal male al bene, e vi abituate a pensare secondo questo schema.

Certo, fisicamente esiste una crescita, una piantina diventerà un grande albero. Esiste il progresso tecnologico: Il progresso della tecnologia è andato avanti per secoli, consentendoci di passare dalla ruota all’aereo a reazione. Ma esiste un progresso psicologico, un’evoluzione psicologica?

Ci stiamo chiedendo se esiste una crescita, un’evoluzione del “me”, che partendo dal male consenta di arrivare al bene. Mediante un processo evolutivo che avviene nel tempo, il “me” che è il centro del male, può diventare buono e nobile? Evidentemente no. Quella struttura psicologica che è il “me”, che è il male, rimarrà sempre qualcosa di cattivo. Ma noi non vogliamo rendercene conto.

E crediamo che, col tempo, possa avvenire un cambiamento, una crescita che consenta all’io di realizzarsi. La nostra speranza, il nostro desiderio è che l’io, col passare del tempo, diventi perfetto. Ma che cos’è l’io, che cos’è il me? È un nome, una forma, un cumulo di ricordi, di speranze, di frustrazioni, di desideri, di sofferenze, di tormenti, di gioie passeggere.

Vogliamo che il “me” continui ad esistere finché diverrà perfetto; così diciamo che al di là del “me” c’è un “me superiore”, un Sé superiore, un’entità spirituale che è eterna. Ma siccome questa entità “spirituale” è frutto del nostro pensiero, rimarrà sempre confinata nel tempo. Dal momento che la pensiamo, è il prodotto della nostra mente. (Jiddu Krishnamurti, Il libro della vita, Astrolabio ed.)

sabato 5 marzo 2016

Assalti frontali - Profondo rosso - Lampedusa lo sa




Benvenuti i rifugiati,
Benvenuti gli immigrati,
Benvenuti!

Benvenuti gli immigrati,
Benvenuti i rifugiati,
Benvenuti!

Andiamo a Lampedusa

La la Lampedusa lo sa
Oh, Lampedusa lo sa
La la Lampedusa lo sa
Oh, Lampedusa lo sa
Qual è la sua verità
Qual è la sua dignità

Porta della vita, porta dell'Europa
Lampedusa ad aprile era vuota, solitaria e remota
Noi sull'isola in cento
Come un unico gruppo cantavamo nel vento
La libertà è tutto

E non si deve sapere, non si può raccontare
La dignità è in cammino e oggi viene dal mare
C'è stato un naufragio nel viaggio
Ma non lo diresti
Ci sono gli extracomunitari
E gli extraterrestri

C'era il sole e i gabbiani, c'erano i pescecani
C'eravamo anche noi, migranti e lampedusani
Stessa felpa nera col cappuccio a salutare
Una sorella che era una pantera nera del suo cruccio
23 aprile su quel pontile, da poco ripartito il mercantile
Pinar
Ora so, a Lampedusa è crudele il destino
Qui è un mare bellissimo, ma anche un mare assassino

Ma quanta umanità tra le onde del mar
Oh, Lampedusa lo sa
Quanta verità dalla nave Pinar
Oh, Lampedusa lo sa
Quanta dignità, Lampedusa lo sa
Che frega un cazzo agli italiani da qua

La la Lampedusa lo sa
Oh, Lampedusa lo sa
La la Lampedusa lo sa
Oh, Lampedusa lo sa
Qual è la sua verità
Qual è la sua dignità

Lampedusa lo sa, si spezza il pane non si lascia annegare,
non si lascia una barca quattro giorni in mezzo al mare,
bloccata lì da una corvetta militare
tredici soldati italianissimi ma senza un cuore per parlare
mentre tutti e tredici i marinai
si lanciavano in soccorso e hanno avuto dietro solo guai,
gettato le scialuppe davanti a onde altissime

la nave Lavinia gli puntava contro un missile
bloccava tutti i porti, tutti gli imbocchi
per respingerli in Libia con la paura negli occhi,
Lampedusa lo sa, non è un reato migrare
stasera sarà un ponte non una barriera esemplare,
migrano balene e gli uccelli migratori,
migrano gli esseri umani e io non calmo i miei bollori,
saliti a bordo, saliti nell'inferno,
il più assassino di tutti è senza dubbio il governo!

Ma quanta umanità tra le onde del mar
Oh, Lampedusa lo sa
Quanta verità dalla nave Pinar
Oh, Lampedusa lo sa
Quanta dignità, Lampedusa lo sa
che frega un cazzo agli italiani da qua

La, la, Lampedusa lo sa
Oh, Lampedusa lo sa
La, la, Lampedusa lo sa
Oh, Lampedusa lo sa
qual'è la sua verità
qual'è la sua dignità.

Le nostre braccia aperte come finestre,
questa canzone la dedichiamo ad Ester,
a un funerale pieno di Digos
ma anche di fratelli con cui condivido il grido
perché questo è un mondo assurdo,
senti sulle coste l'onda d'urto.
Puoi capire che mi ci catapulto
e mi suona nella testa come un antifurto,
quante volte questa porta è stata chiusa
e quante tombe senza nome a Lampedusa
quante volte questa porta è stata chiusa
e quante tombe senza nome a Lampedusa

Benvenuti i rifugiati,
Benvenuti gli immigrati,
Benvenuti !

Benvenuti gli immigrati,
Benvenuti i rifugiati,
Benvenuti!

Tous les jours qui passent les familles ont de l'espoir
de voir un jour leur rêves se faire réels,
mais personne ne les informe de cette tragédie noire
Que tous les jours il y a des morts dans le désert,
hé mais pas de dignité ni de sensibilité
derrière ceux qu'on a fait murer
Lampedusa le sait
l'occident le sait
La Libye le sait,
Andiamo a Lampedusa

Lampedusa le sait
Lampedusa le sait
l'occident le sait,
la Libye le sait.
Et tout le monde le sait
Oh Lampedusa lo sa
Qual è la sua dignità...

lunedì 6 aprile 2015

Shalom!



”Le compagnie più piacevoli sono quelle fra i cui membri
regna un sereno rispetto reciproco.”
(J. Wolfgang Goethe)

“Tanto nella Bibbia quanto nei testi religiosi successivi, la parola shalom ha un significato più ampio e più ricco che la parola pace quale è ordinariamente intesa. Il senso originario di shalom è completezza o sanità, e quindi significa il benessere tanto fisico quanto spirituale, dell’individuo e della comunità. Per realizzare ed esprimere shalom in questo senso più profondo e più ampio, il primo passo, è naturalmente una reciproca tolleranza che escluda ogni fanatismo, ogni imposizione, ogni aggressività. Ma questo è soltanto un primo passo, che da solo è insufficiente.

Ad esso deve seguire il riconoscimento, anzi l’apprezzamento positivo, della necessità e della utilità delle differenze. L’unità non richiede uniformità; essa consiste dell’unione organica di parti diverse… Si tratta quindi di accettare e di mantenere le diversità, ma insieme di riconoscere che esse sono relative e non assolute; che sono essenzialmente, e devono divenire in pratica, subordinate ad una superiore unità o completezza. Esse hanno un’origine comune e devono servire ad un fine comune.

Questa concezione di shalom ha una portata universale e dovrebbe venir attuata soprattutto in quattro campi: in noi stessi, fra gli individui, fra le nazioni, nella religione. In primo luogo in noi stessi, fra i vari elementi consci o inconsci del nostro essere complesso e multiforme. Senza questa shalom interna, senza questa “psicosintesi”, la nostra salute e la nostra efficienza sono menomate e instabili, e noi abbiamo la tendenza a proiettare i nostri conflitti interni nei rapporti con i nostri simili.

Shalom fra gli individui - anzitutto nella famiglia e poi via via nei molteplici rapporti della vita sociale - richiede il sentimento e la pratica della fratellanza, che è basata sulla comprensione reciproca, ma che ha la sua fonte superiore nel riconoscimento che siamo tutti figli dell’unico dio e perciò realmente fratelli.

La terza espressione di shalom, cioè pace salda e duratura fra i popoli, potrà avverarsi soltanto se, e quando, le nazioni verranno considerate e riconosceranno se stesse quali organi di un organismo planetario - l’umanità una. La quarta manifestazione di shalom è necessariamente nel campo religioso, nel quale troviamo troppo spesso intolleranza e ristrettezza, fanatismo e lotte, che costituiscono la negazione della religione, perché questa significa essenzialmente collegamento e unione fra l’uomo e Dio e fra umomo e uomo.

Shalom deve venire attuata entro ciascuna religione; nel nostro caso fra le varie tendenze esistenti entro l’ebraismo. Inoltre essa deve venir attuata fra le varie religioni del mondo, le quali sono manifestazioni storiche di una stessa verità universale ed hanno la loro fonte nello stesso unico e vero Dio. Proponiamo di realizzare tale pace entro di noi, e di cooperare ad attuare nel mondo l’unità piena ed armonica, l’unità che è la vera shalom.” (Roberto Assagioli)

martedì 11 marzo 2014

40 giorni nel deserto



“Quando rimasi nel deserto per quaranta giorni, sentii tutte le voci possibili e immaginabili della paura. Non c’erano diavoli venuti da fuori a tentarmi, erano voci della mia mente che mi facevano dubitare di me stesso o degli altri. Anche tu conoscerai il dubbio del deserto quando dovrai affrontare i tuoi dubbi e le tue paure. Questo tempo di prova interiore di solito precede l’accettazione del tuo compito attuale. Poiché se non riesci ad attraversare le tue paure, come puoi pretendere di trattare quelle che gli altri ti proiettano addosso?

Se non sei forte e integro, come puoi essere un faro di luce e amore per gli altri? Il tipo di forza e integrità di cui parlo non deve essere preso alla leggera. Credi di poter incontrare i tuoi demoni e di imparare ad amarli? Sei in grado di amare nonostante la paura? Devi rispondere a queste domande prima di cominciare la tua opera. Devi entrare negli oscuri recessi della tua psiche portandovi la luce della consapevolezza. Devi affrontare ogni paura che erode la tua autostima. Non vi sarà pace nel mondo finché il tuo cuore non sarà in pace. E la pace non potrà entrare nel tuo cuore finché vedrai attorno a te nemici e “malvagi.”

Ogni bruttura che vedi nel mondo ti indica inesorabilmente un luogo nel tuo cuore che chiede di essere guarito. Non esiste inferno al di fuori dei tuoi giudizi. Eppure tu fingi che esista un “diavolo” separato dal tuo credo, o un “male” che non è collegato ai tuoi giudizi. Non è così. Ogni male deriva dai tuoi giudizi e ogni diavolo non è che la proiezione del tuo senso di vergogna.

Non credere che la tragedia stia avvenendo al di fuori di te, o perderai la chiave del regno. Quelli che si vedono come vittime non si riapproprieranno del loro potere. Quelli che si considerano deboli non supereranno gli ostacoli della vita. Il dramma della vergogna e del senso di colpa avviene solo nella tua mente ed è lì che deve essere affrontato. Ti basta credere per un momento “Io sono amabile, io sono accettabile, io sono degno” e tutto il tuo vittimismo finisce. Ti basta credere “Sono in grado di amare mio fratello comunque mi tratti” e il legame invisibile della proiezione sarà reciso.

Le chiavi del regno sono nelle tue mani. Se offri amore consapevole, un amore che non considera i difetti e si innalza sopra i giudizi, come puoi ricevere di meno in cambio? Questo mondo è circolare. Ciò che esce rientra e viceversa. La linearità è solo un’apparenza. La sua esistenza nel tempo e nello spazio è pura apparenza. Se continui a cercare il demonio negli altri, non lo troverai. Il demonio è la tua presenza angelica insudiciata. È tutto il tuo dimenticare, tutto il tuo violare te stesso. È il ferito, il crocifisso, l’angelo caduto dal cielo e finito nel fango, nella selvaggia attrazione dell’incarnazione mondana.“ (Paul Ferrini, Io sono la porta, Macro ed., 2009)

giovedì 7 novembre 2013

Un luogo armonioso



“Mutando riposa.”
(Eraclito di Efeso)

Se parliamo di pace è certo che tutti diranno che la pace è una cosa meravigliosa e che andrebbe stabilita sulla terra. È sicuro che la pace è un bene auspicabile per tutti e che l’umanità ne ha bisogno più di ogni altra cosa. Ma dove possiamo cercare le condizioni per realizzare questa condizione magnifica?

La pace è come la storia dei topi che si radunarono per discutere su come trovare il modo di proteggersi dalla ferocia del gatto. Dopo aver discusso a lungo, il topo più saggio disse: “Bisogna appendere un campanello al collo del gatto. In questo modo, quando lui verrà per mangiarci, noi sentiremo il suo suono e potremo scappare!”

I topi possono essere molto intelligenti, infatti l’idea era veramente geniale. Ma, quando si venne al dunque, cioè quando si trattò di decidere chi dovesse andare dal gatto per attaccargli il campanello, non si trovò nessuno disposto a farlo. Ecco, la storia della pace nel mondo assomiglia alla storia del campanello del gatto, dice il maestro Omraam Mikhael Aivanhov. La pace è uno stato mentale, e se le persone non trovano la pace nella mente, nessuna pace potrà arrivare.

La pace non è uno stato che si può comandare o avere in modo meccanico, perciò si potrebbe convenire sul fatto che non può giungere veloce ciò che non si conosce o comprende. La pace è il risultato della nostra sintesi di qualità e di virtù, perciò la pace è il segno che tutte le nostre funzioni e attività sono equilibrate ed armoniose. La pace è la conseguenza dell’armonia interiore, perciò se viene dal buon funzionamento dell'interno, è sicuro che non si può trovare all’esterno.

Se cerchiamo la pace non possiamo mantenere degli affanni interni o delle afflizioni che ci fanno essere tristi o in continua agitazione. La pace è una condizione interiore e dipende dall’atteggiamento dell’individuo, perciò verrà quando tutti gli uomini conosceranno se stessi e renderanno il loro mondo interiore un luogo armonioso.

La pace è il prodotto di un duro lavoro interiore, perciò bisogna conoscere gli elementi, i mezzi, i metodi che possono produrla in realtà, perché costruire la pace è una vera scienza. Cristo, nel Sermone della Montagna, disse che i costruttori di pace avranno la beatitudine perché costruire la pace è un’arte molto difficile.

La pace è una condizione interna perciò non si ottiene facendo la guerra all'esterno, infatti è dentro di noi stessi che dobbiamo eliminare le condizioni che ci mantengono in guerra. Il vero campo di battaglia è sempre il mondo interno, perciò per essere in condizioni di pace è necessario pensare bene, sentire bene e bene agire. L’uomo è quello che mangia, diceva Feuerbach, un grande filosofo materialista dell’Ottocento, e anche nella spiritualità si crede la stessa cosa.

Il nostro organismo deve essere nutrito da cibi di buona qualità se vogliamo che le sue funzioni siano sane, perciò anche i desideri, i pensieri e le azioni devono essere buone come cibi sani. Non possiamo digerire dei cibi tossici, infatti il corpo ne sarebbe avvelenato, perché causano disordine nel nostro sistema: ecco come si perde la pace!

Per capire come costruire la pace dobbiamo pensare a come si costruisce una casa. Dobbiamo pensare che la casa si costruisce pensando al progetto cioè con l’idea dell'architetto. Si costruisce prima nel mondo delle idee perciò nel mondo invisibile, e poi si disegna il progetto sulla carta perciò si materializza il disegno della casa sul piano fisico.

Chi potrebbe pensare che questa cosa così ovvia possa avere una sfumatura così profonda e ricca di implicazioni tanto utili? Dunque, fatto il disegno si devono scegliere i materiali e poi si trovano gli operai per costruire e mettere in opera il progetto. Tutto questo avviene in tre momenti: il piano, la ricerca di materiali e la costruzione.

Iniziando a costruire si gettano le fondamenta e poi si procede erigendo le mura e finendo con il tetto. Per fare l’esterno della casa si procede dal basso e poi si procede verso l’alto. Ma poi, rifinendo gli interni si procede all’inverso, perché si rifiniscono i soffitti e le pareti e poi si procede fino ai pavimenti.

E così avviene anche quando si ripulisce e arreda una casa prima di abitarla, infatti si ripulisce dall’alto e poi si pulisce in basso. Il maestro Aivanhov dice che la tecnica architettonica è una tecnica di lavoro spirituale, infatti Dio è chiamato anche il grande Architetto.

La costruzione insegna come lavorare sulle due correnti dell’evoluzione e dell’involuzione. Questa tecnica è suggerita anche dai due triangoli che s’interpenetrano e formano la stella a 6 punte del Sigillo di Salomone. Esso mostra che, come Dio ha proceduto per costruire l’universo, così dobbiamo lavorare noi: insegna che non dobbiamo applicare gli stessi principi alla vita esteriore e alla vita interiore. Nel piano fisico dobbiamo lavorare procedendo dal basso verso l’alto. Invece, nella vita interiore, dobbiamo lavorare cominciando dall’alto e andando verso il basso.

Concretamente, si vuole insegnare che, nel piano fisico, dobbiamo usare le leggi dell’evoluzione, perciò vedere il lato solido e materiale per giungere a vedere, poco a poco, le cose più sottili. Per contro, sul lato psichico e interiore dobbiamo cominciare dal lato più sottile e luminoso, dal lato divino, per finire con ciò che è più visibile, tangibile e concreto.

Questo è l’ordine che va dato al nostro lavoro. Per riuscire, nella vita materiale, dobbiamo costruire concretamente. Sulla terra vanno costruite cose dalla base solida e resistente, perché per costruire nel mondo invisibile dobbiamo avere una struttura solida altrimenti tutto crolla.

Come vediamo, le regole costruttive del mondo materiale e del mondo invisibile funzionano con movimento opposto. È certo che, per costruire progetti spirituali di ampio spessore è necessario che le cose siano costruite per anni e anni, nella nostra testa, prima di essere attualizzate e riconosciute. E quanti casi di geniali inventori e di scienziati pionieristici possono confermare questo?

È necessario molto tempo perché le grandi cose siano realizzate, perciò bisogna lavorare molto affinché, un giorno giunga una pace meravigliosa. Bisogna lavorare molto a lungo e agire con molto anticipo, perché il nostro movimento assomiglia a quello che fece Dio per attualizzare la sua creazione.

Secondo i grandi saggi, l’Assoluto si è manifestato uscendo da Se Stesso, perciò Egli uscì manifestando l'involuzione del processo di discesa. Poi avvenne il movimento di ritorno e si avviò il movimento contrario. Con il moto ascendente, Egli rientrò in Se Stesso, e questo movimento è quello che vediamo nell’evoluzione.

Questi due processi avvengono in milioni di anni, infatti periodicamente avvengono entrambi i movimenti. Entra in azione un movimento che parte dal centro e si dirige verso la periferia, poi avviene un secondo movimento che, parte dalla periferia e si dirige verso il centro. Il primo movimento è lo stesso con cui fu creato l’universo con i suoi centri e poteri, con tutti i suoi pianeti e i suoi soli. Cosmicamente vediamo che l’involuzione è precedente all’evoluzione.

L’involuzione è un processo di materializzazione, invece l’evoluzione è un processo di smaterializzazione. Questi due processi sono la base di tutti i cicli naturali, infatti si susseguono uno con l’altro e si producono continuamente. Nell’incontro dei movimenti di discesa e ascesa, vediamo tutti i fenomeni della vita con le sue forme.

Non esiste alcuna opposizione tra spirito e materia, perché esistono solo delle forme diverse di vita. Gli esseri dotati di coscienza e di sentimento sono collocati su una scala che va dall'essere più alto al più basso, essi si diversificano solo per la loro distanza dal centro. Le forme di vita diventano sempre più sottili, mano a mano che andiamo verso il centro, e diventano sempre più materiali, mano a mano che andiamo verso la periferia.

Tutte le forme circolano, sia quelle che si spiritualizzano che quelle che si materializzano. E questo meccanismo spiega l'evoluzione e l'involuzione che coinvolge le due correnti che formano l’uomo. La forma del corpo possiede lo stesso movimento del cosmo, perché la testa è legata al segno zodiacale dell’Ariete. Poi vediamo che il collo è legato al Toro, e così fino ai Pesci che governano i piedi. Perciò vediamo che la forma del corpo mostra il movimento cosmico dell’involuzione.

Quando lo zodiaco risale, nel punto vernale, dai Pesci va in Acquario e così via mostra la risalita evolutiva. Tutto il cosmo segue la discesa della materializzazione e l'ascesa della smaterializzazione. Tutto in noi è perenne movimento, perché le costellazioni interne sono anche i campi psichici interni. Anch'essi governano perché ci condizionano le assonanze e dissonanze, perciò condizionano le nostre strutture e funzioni mostrando l'intreccio degli influssi cosmici con l'interiorità umana.

Il corpo fisico non ha una disposizione statica, perché siamo sempre percorsi dal movimento del sangue, degli umori e delle correnti nervose che attraversano il corpo. Nello stesso modo le nostre forze ed i sentimenti vengono più o meno eccitati oppure indeboliti a seconda del movimento delle correnti che ci percorrono andando verso il cuore e il cervello. È nel cuore e nel cervello, in cui le correnti s'incontrano, che dobbiamo fare la sintesi. Solo allora quelle forze si compenetreranno reciprocamente e armoniosamente, perciò smetteranno di fare la guerra, e avremo la pace.

Nel mondo invisibile è necessario lavorare continuamente sulla nostra natura, senza vantarsi e senza essere orgogliosi di quello che raggiungiamo. Avere una casa interiore significa avere certezze interiori. Se siamo saldi interiormente possiamo essere comprensivi, amabili e umili, e anche acuti, intelligenti e un po’ psicologi perciò diventare superiori alle stupidità che vediamo e sentiamo.

Dobbiamo imparare a cedere davanti a quelli con cui non ha senso arrabbiarsi, perché restiamo agitati e smagnetizzati per tutta la giornata. Perciò usiamo l'intelligenza e l'indulgenza nelle discussioni, perché sono qualità impagabili. Perlopiù prevale l'orgoglio e si dice che essere cedevoli è umiliante, perciò si preferisce essere nervosi e agitati. Invece dovremmo pensare che si guadagna meglio a cedere piuttosto che diventare rigidi e ottusi.

La costruzione della casa insegna che le parti alte vanno arredate per prime, perciò i lampadari sono la luce dell’intelligenza. Perciò lavoriamo per costruire la saggezza, l’intelligenza e la conoscenza che sono doni dell’alto, poi coltiviamo il sentimento e, quindi si potrà agire. Nella vita bisogna pensare prima di fare, perciò dobbiamo valutare, idealmente, le conseguenze delle azioni. Solo dopo una profonda riflessione si traggono le conclusioni e si agisce al meglio.

Attualmente si vedono molti materialisti che non apprezzano il valore del pensiero puro e nobile perché non vedono i valori invisibili, ma si vedono anche molti spiritualisti che vogliono conquistato il piano superiore per dirigere il piano inferiore. In futuro, dice Aivanhov, saremo persone che sapranno lavorare con entrambi le correnti, perciò saremo beati sia in Cielo che in terra.

Buona erranza
Sharatan