domenica 3 agosto 2008

Shambhala: la via sacra del guerriero


Nelle antiche civiltà dell’India, del Giappone, della Corea, ma soprattutto in Tibet, esiste il mito del regno di Shambhala. Secondo il mito, il regno di Shambhala è nascosto in una valle remota del Tibet, ed è un luogo di pace e prosperità, governato da re saggi e compassionevoli. A Shambhala si praticano gli insegnamenti del Shakyamuni Buddha, consistenti nella via sacra del guerriero. Il termine guerriero deriva dalla parola tibetana pawo, cioè “colui che è coraggioso” ed è la tradizione del coraggio: dell’assenza della paura. Secondo alcuni, Shambhala non è un luogo esteriore, ma interno all’uomo e rappresenta il simbolo di un essere umano e di una società, illuminati e pacifici. Shambhala si fonda sul risveglio della sanità e della gentilezza dell’essere umano, non è una via di aggressività, perché l’aggressività è la radice di ogni male umano. La prima chiave di Shambhala consiste nel non avere paura di ciò che si è, non avere paura di noi stessi. Il coraggio è guardare oltre noi stessi ed aiutare gli altri, non dobbiamo avere paura del mondo, perché la paura spinge a chiudersi in un nido come in un comodo rifugio. Per scoprire cosa possiamo offrire al mondo, dobbiamo scoprire quello che di unico vi è nella nostra esistenza, dobbiamo scoprire ciò che di innato si nasconde in noi stessi. La scoperta della nostra vera bontà si ottiene iniziando ad apprezzare le esperienze semplici. Continuamente sperimentiamo la vera bellezza e bontà della vita senza saperla apprezzare, la consideriamo banale e del tutto casuale, senza saperne vedere la grande prova di esperienza e di maturità che essa ci fornisce. Essendo presenti e pieni di gratitudine per la bellezza che ci viene offerta, continuamente progrediamo. La visione Shambhala consiste nel sincronizzarci con la nostra capacità di risvegliarci e nel riconoscere che la bontà può venirci incontro. Nella nostra bontà innata vi è un’enorme gentilezza e capacità di apprezzamento: ed è la capacità di apprezzamento della realtà esterna che agisce su di noi facendoci evolvere, aumentando così il potenziale di intelligenza e dignità insiti nel genere umano. La visione Shambhala insegna ad essere eroici e gentili.
Le persone sono scontente di ciò che hanno, perché vogliono le cose in modo sbagliato, la vita invece va affrontata con un leggero umorismo, un perfetto e reale senso di umorismo che permette il lieve tocco dell’apprezzamento. Affrontando la realtà con violenza, sbattendola al tappeto, essa risponde causando sofferenza, invece, saperla vedere con un leggero senso di ironìa ed umorismo aiuta ad apprezzarla, aiuta a vedere le esperienze come evolutive, sia nelle cose importanti che nella piccola realtà quotidiana. Gli esseri umani sono fondalmentalmente svegli e capaci di comprendere il senso dell’esistenza. Noi siamo liberi, perché possiamo usare sia il corpo che la mente per innalzarci, lavorando con la realtà in maniera dignitosa ed umoristica. Sperimentiamo allora con umorismo i nostri limiti e iniziamo a comprenderli, sperimentiamo la naturale bellezza del mondo e impariamo a non sentirci difettosi ed inadeguati, poi estendiamo il nostro potenziale di bontà al mondo per aiutarlo a progredire. Offriamo il nostro aiuto e la nostra comprensione alle persone che ci circondano e vedremo che il mondo ci verrà incontro. Questa è l’idea antica di Shambhala, in cui si afferma che per aiutare gli altri, prima dobbiamo fare il nostro viaggio personale. La gente non si apprezza perché non ha gentilezza e compassione per se stesso, per questo non può essere gentile e compassionevole con gli altri. Non dobbiamo punire o condannare noi stessi, ma rilassarci ed apprezzare il nostro corpo e la nostra mente, dobbiamo aprirci a noi stessi e sviluppare il senso di auto-tenerezza consistente nel vedere i nostri problemi, ma saperne vedere anche le potenzialità positive. Per fare questo percorso, nella via Shambhala, è necessario praticare la meditazione da seduti, nel corso della quale ci si concentra sul respiro e sul ritmo del corpo senza avere nessun contenuto da meditare. La meditazione permette di senterci vivi e genuini, ad essere naturale e senza inganni; se la vita è un percorso, la meditazione da seduti è il veicolo che ci viene offerto per affrontarla. Ci si siede a terra con le gambe incrociate e si assume la posizione eretta senza forzare la schiena, le mani sono appoggiate alle cosce e si fissa lo sguardo in basso a circa un metro davanti a noi, poi si inizia a respirare. Tutta l’attenzione va al respiro: quando si inspira si è nel corpo, quando si espira, ci si dissolve nel respiro che defluisce. Così si sente prima il proprio essere e poi la dissoluzione. Si sente il fluire dell’aria, e se giunge un pensiero, si deve pensare “pensiero” senza riflettere sul suo contenuto. Quindi ancora proseguire con il respiro. Si tratta di un lavoro duro e costante, che porta alla sincronizzazione del corpo con la mente. Nel tempo ci si scoprirà pieni di dignità e di maestosità nell’assumere la posizione di meditazione, ed è un sentimento bello e giusto: è l’orgoglio di un Buddha che sta per risvegliarsi.
Quando corpo e mente sono sincronizzati, assumendo la corretta posizione, il flusso inizierà a scorrere in modo naturale e fornirà alla mente un luogo sicuro in cui riposare. Questo metodo allena ad essere semplici e a sentirci ordinari. Sedere semplicemente e spontaneamente come un guerriero, infonde un senso di dignità individuale. Il metodo di meditazione Shambhala insegna ad essere onesti, genuini ed autentici verso se stessi, per questo è la via per vincere la nostra guerra interiore, la più grande delle guerre. La legge e l’ordine naturale del mondo non sono pro o contro qualcosa, sono uno scorrere di giorno e notte, di luce ed ombra. Così noi abbiamo passioni, aggressività ed ignoranza, abbiamo cura degli amici e sfuggiamo i nemici. E’ naturale, è spontaneo. La via del guerriero richiede di lavorare con quello che si ha a disposizione, con la realtà così com’è, per riscoprire la bontà fondamentale insita nel concetto di bodhicitta cioè di “cuore risvegliato.” Quante volte siamo fuggiti davanti a noi stessi?
Seduti a meditare siamo eretti e aperti al nostro cuore, ed il nostro cuore è pienamente esposto. L’esposizione del cuore comporta una tristezza senza fine: la tristezza e la tenerezza del vero cuore del guerriero. Nella tradizione Shambhala, la scoperta dell’assenza della paura sorge dal lavorare con la dolcezza del cuore dell’uomo. La nascita del guerriero dapprima rende l’uomo goffo ed incerto poi la morbidezza diviene appassionata ed inarrestabile. L’ideale del guerriero è essere triste e tenero, quindi coraggioso, egli è elastico come una tazza di lacca che rimbalza e non si rompe: morbida e dura nello stesso tempo. Invece quando abbiamo paura di risvegliarci, ci richiudiamo in un mondo familiare in cui nascondersi e dormire, ci rintaniamo in grotte e giungle personali, ci isoliamo nei nostri pensieri e viviamo spaventati dalla paura, isolando il nostro cuore. La via del codardo consiste nell’avvolgersi nel bozzolo, atrofizzato in stili e modelli ripetitivi di vita. Nel bozzolo non si balla e non si ride, non si cammina e non si respira, si soffoca ma ci si sente sicuri, si vive in un perpetuo sonno. In realtà vi è molta sofferenza nel mondo del codardo, per questo appare tanto gradevole la via del guerriero, una via che si svolge tutta all’interno. Lavorando su noi stessi, dobbiamo apprezzare il bello di dire la verità. Non ha senso scagliare la nostra aggressività sugli altri, dichiariamo invece quello che sentiamo e quello che siamo, ammettiamolo per primi a noi stessi. Ammettiamolo, iniziamo la tregua e poi concludiamo la nostra guerra. Quando ti accosti alla verità, quando diventi un vero guerriero, lascia andare ogni conflitto, riconoscendo che si può, in ogni momento, ripulire e ricostruire la nostra vita. Per questo la via del guerriero è un viaggio costante ed il guerriero è sempre autentico, in ogni momento della sua vita. La via del guerriero è basata sul sacrificio, sull’assenza dell’io e sul pieno rispetto di tutte le forma di vita. La sua disciplina e la sua dedizione sono incrollabili, per questo egli è sempre felice, il guerriero Shambhala possiede un’acuta intelligenza, perché indaga sempre sui moventi delle cose, e possiede una coscienza meditativa che gli permette di capire quale posto occupare nel mondo. Il guerriero sa lasciare andare ciò che non può far parte della sua vita, lascia andare ogni traccia di dubbio e di esitazione, non vuole convertire gli altri e non li prevarica, non li umilia, perché è sicuro e tranquillo nella sua essenza. Nella vita del guerriero non vi è spazio per la trascuratezza, per l’insofferenza o per la non accettazione, non vi è spazio per l’inganno; egli non cerca di apparire migliore di quello che è. Per tutti questi motivi il libro di Chogyam Trungpa, “Shambhala: la via sacra del guerriero” è un vero libro delle meraviglie, insegna come cancellare ogni arroganza e prepotenza, insegna come vedere lo splendore e la magia dell’universo, indica come vivere diventando un essere umano magnifico, coraggioso e fiero in ogni circostanza.
Buona erranza
Sharatan ain al Rami

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