martedì 2 agosto 2011

Nella mente del guerriero


“Chi in cento battaglie riporta cento vittorie,
non è il più abile in assoluto.
Chi non dà nemmeno battaglia,
e sottomette le truppe dell’avversario,
è il più abile in assoluto.”

(Sun-Tzu - L’arte della guerra)

Per il buddismo tibetano diventare un guerriero significa saper affrontare se stessi e vedere la questione come una dimostrazione di onestà riguardo a se stessi e non come un’occasione per punirsi con accuse di indegnità e di inadeguatezza. Ogni persona possiede degli aspetti poco nobili e dei lati oscuri, infatti tutti hanno qualcosa di cui non vanno orgogliosi, ma l’essenziale è avere il coraggio di affrontare la verità più schietta nei riguardi di noi stessi. Saper vedere come siamo non equivale alla condanna e non costituisce una dichiarazione di avere solo degli ostacoli mentali e di non possedere alcun pregio personale.

Per scoprire come siamo è necessario imparare a essere schietti e saper vedere la nostra situazione in tutta la sua interezza e in tutte le sue sfumature, perciò dobbiamo saper osservare e saper vedere con obiettività e con assoluta sincerità, che significa iniziare a percorrere la via del guerriero. Per il buddismo saper vedere e ascoltare la verità significa essere sulla via del dharma che è acquisire la capacità di poter sostenere la verità, poiché tra la verità del messaggio che giunge dalle dimensioni che vanno oltre la mente e colui che ascolta c’è un abisso che potrebbe diventare incolmabile: tra ciò che viene detto e colui che ascolta e che si rende disponibile all’insegnamento c’è un percorso che dobbiamo imparare a fare.

L’immagine del guerriero espressa nel termine tibetano "pawo," indica la persona coraggiosa, perché guerriero è chi ha una base interiore che è costituita dall’impavidità e dal coraggio, e non equivale alla capacità di saper sostenere una guerra. La mente occidentale non comprende che i manuali strategici orientali sono opere filosofiche in cui vengono esemplati degli stili di vita e costituiscono un’acuta osservazione delle strategie mentali con cui le persone gestiscono i conflitti interiori ed esteriori.

L’arte orientale della guerra è una forma di meditazione, infatti molti strateghi orientali mostrano il duello come un fatto spirituale e come un’esperienza molto formativa, soprattutto se il duello viene interiorizzato e la conoscenza dell’avversario avviene nella mente e non nell’intreccio dei corpi sudati. Anche chi ama trionfare pienamente, come Musashi, deve ammettere che chi riesce ad incutere timore nell’avversario, al punto che costui tema di attaccarci, questi è un vincitore ben superiore rispetto a tutti quelli che trionfano nella vera battaglia.

Sun-tzu raccomanda che, in guerra, dobbiamo fare conto soltanto su noi stessi e sulle nostre risorse personali, perché il tumulto della lotta ci permette di poter contare solo sulle nostre forze personali. Entrando in guerra è necessario imparare a usare ogni nostra caratteristica come un punto di forza e come un punto di vantaggio, perciò dobbiamo saper trasformare le nostre caratteristiche personali nel modo più vantaggioso. Nell’antichità molti duelli non venivano effettuati con le armi, ma i due contendenti si fronteggiavano e si misuravano psicologicamente, infatti veniva osservata la postura per vedere se l'avversario avesse dei cedimenti emotivi, e se il suo corpo fosse perfettamente rilassato ma pronto e il nemico fosse calmo e determinato a entrare in azione, perciò si calcolava la reciproca determinazione e la reciproca sicurezza interiore.

Chiaramente il saper fronteggiare l’avversario era una strategia per capire quanto l’altro fosse esperto, quanto fosse forte e determinato, perciò la sua pericolosità nella lotta e la valutazione avveniva a livello preliminare. Spesso avveniva, tra due grandi guerrieri, che uno potesse riconoscersi come inferiore per preparazione e per forza, perciò ammetteva una vittoria potenziale e tributava l’omaggio della vittoria preliminare, senza che fosse necessario dover incrociare le armi nel combattimento concreto. La tradizione guerriera ci dimostra che la strategia dell’eroe è nel saper combattere e nel saper vincere contro se stesso, piuttosto che nell'essere capace di affrontare e di sconfiggere gli altri.

Il vero coraggio è superare la viltà e la sensazione di essere feriti interiormente, infatti sentirsi feriti impone la necessità di darsi dei punti di sutura, perciò dobbiamo provare anche un dolore supplementare per essere risanati. Molti credono di potersi risanare senza dover provare dolore, perciò assumono dei tranquillanti e sognano di potersi risvegliare quando ogni dolore è ormai passato. Abbiamo paura di soffrire e di stare nel mondo, infatti temiamo che il male che esiste nel mondo ci possa colpire, perciò accettiamo ogni menzogna per sfuggire alla paura del dolore senza capire che accumuliamo la menzogna al dolore.

Un guerriero non ha mai paura di affrontare le sue situazioni e non teme un rischio in cui si gioca la vita, perciò diventare dei guerrieri significa vincere la paura, ma per vincerla dobbiamo osservarla mentre giunge. La paura giunge usando il travestimento dell’emozione violenta, si traveste usando il nervosismo, usa pure il sentimento dell’indegnità oppure si instilla nel dubbio sull’incapacità di saper affrontare le sfide della vita, infatti la paura è il motivo per cui molti vengono sommersi e sconfitti dalla vita, perciò usano i tranquillanti o le droghe come dei palliativi per tenere sotto controllo i disagi.

Se non impariamo a stare radicati nel mondo e se non sappiamo guardare in viso la nostra realtà non possiamo creare delle relazioni armoniose con il mondo, infatti se il corpo e la mente viaggiano con velocità che sono prive di sincronia e se il corpo e la mente non sanno come procedere in armonia siamo condannati a vivere nel buio avendo smarrito la via. Vivere nel sole del tramonto significa barcollare nel buio, perciò essere infelice nei bassifondi della vita che sono i luoghi in cui l’uomo diventa una scimmia ubriaca che si rende ridicola dimenando la coda davanti alla platea che la beffa, dice Chogyam Trungpa.

Il sole sorge nella mente del guerriero quando avviene il risveglio alla consapevolezza della dignità della condizione umana, che equivale al sapersi elevare alle più alte qualità della natura umana fondamentale. Questa è una condizione grande, poiché significa avere pienamente il senso della nostra condizione e il senso del nostro posto nel mondo, che è il senso di avere la testa sulle spalle, secondo il buddismo tibetano. Al mattino sorge la luce del sole dall’oriente, perciò l’oriente è il sorriso che noi facciamo all’alba quando ci svegliamo in un giorno felice, ed è l’immagine opposta a quella della scimmia ubriaca ridicola, ed è un contrasto stridente che è assieme terribile e magnifico.

L’ostacolo maggiore e il rischio di sconfitta è nella paura che è nello schema umano consueto di voler ingannare noi stessi e nella volontà di credere e accettare anche le più false e incredibili panzane pur di non vedere la realtà e pur di poter fuggire dalla paura. Noi abbiamo sempre paura di affrontare noi stessi, infatti molti credono che sia orribile esaminare il nucleo più profondo di loro stessi, quindi cercano una via spirituale che diventa un’anestesia. Sebbene molti dicano di voler essere liberi, vogliono la via che li renda liberi non dall’illusione di maya, ma vogliono una fuga dalla sofferenza di osservarsi interiormente e cercano la liberazione dalla loro essenza profonda.

Essere onesti nei riguardi della nostra vera natura è la lotta più pericolosa, per questo viene detta la via del guerriero che è la via per affrontare e vincere la guerra più dura, infatti l’osservazione può trovare la bellezza o la bruttezza interiore, infatti alcuni si sentono orribili e sono molto infelici. L’osservazione diventa la strada e il metodo migliore per iniziare a vincere noi stessi, infatti aprire il cuore e rilassarsi mentre ci osserviamo con amore è l’inizio del percorso e l’occasione per scoprire cosa siamo, perciò è l’inizio della connessione con la parte migliore di noi, perciò dobbiamo procedere con calma e con dolcezza.

Non possiamo barare con noi stessi perché non esiste il mercato delle verità interiori, infatti non possiamo raccontarci delle storie, perciò dobbiamo essere chiari e onesti quando ci guardiamo allo specchio. Pensare in modo giusto è scoprire cosa c'è in gioco e come giocare al meglio nella situazione, perciò vediamo che c’è qualcosa che va oltre noi stessi e oltre le lotte della mente, infatti scopriamo ciò che è desto oltre quello che dorme.

Nel nucleo più profondo dell’uomo c’è qualcosa che è la pura gioia ed è una nobiltà dall’origine antica, infatti il buddismo dice che tutti abbiamo la natura di Buddha che in sanscrito è detta "tathagatagarbha" che significa l’essenza di “colui che si è estinto” cioè di “colui che viene e che va” nel medesimo modo di tutti i Buddha. Questo concetto è molto denso e profondo, poiché indica la parte dell’essenza spirituale che tutti gli uomini condividono con la natura degli esseri più illuminati, infatti si indica lo spirito divino più eccelso. La fierezza e la bellezza di questa condizione innata nell’uomo è nella buddhità interiore che abbiamo come condizione effettiva e non potenziale, perché la nostra natura divina è reale e autentica.

L’uomo malato e infelice dorme davanti alla verità superiore, perché teme la grandezza e la responsabilità della missione umana, perciò il nocciolo della questione è come trovare una tecnica sicura per risvegliare il leone dormiente nella mente del guerriero. Secondo il buddismo tibetano la chiave è nella meditazione e nella capacità di saper oservare se stessi, poiché così conosciamo la nostra vera natura e possiamo rompere il flusso delle menzogne che ci raccontiamo.

Riconoscere la bontà fondamentale nascosta nel midollo dell’essenza umana è la condizione preliminare per credere che siamo persone degne della gioia e dell’amore che la vita ci riserva e per ritrovare la gioia interiore. Nella vita è necessario credere che oltre le nuvole c’è sempre un sole che ci sorride e che ogni vita umana ha un valore unico, perciò ognuno è sempre degno di avere il meglio di ciò che la vita può offrire. La scoperta del valore della vita umana e la consapevolezza del significato profondo della nostra vita diventa l’obiettivo della mente coraggiosa e fonda la filosofia del guerriero che coltiva il coraggio di osservare e di conoscere se stesso.

Buona erranza
Sharatan


2 commenti:

Alessandro-Merlino ha detto...

Ciao,sono "inciampato" nel tuo blog..per chi crede alle coincidenze.
Davvero interessaneanche se io ho più propensione per lo zen che per il buddhismo tibetano.
Complimenti ancora.
Alex

Sharatan ain al Rami ha detto...

Ciao Alex,
io credo che la conoscenza sia conoscenza, per cui ognuno segue ciò che vuole e usa la strada che ama e che "sente" maggiormente. Questa cosa è ottima perché permette di avere degli scambi usando delle prospettive diverse, tanto poi... il punto d'arrivo è identico.

Ti mando un abbraccio e ti ringrazio per i complimenti.
Sharatan