martedì 22 ottobre 2013

Atteggiamenti



“Per raggiungere una felicità autentica a volte
occorre trasformare il proprio atteggiamento,
e il proprio modo di pensare.
L'impresa non sempre è facile...
il cambiamento richiede tempo.”
(Gyalwa Tenzin Gyatso, 14° Dalai Lama)

La nostra felicità viene ostacolata dal mondo insicuro e irrequieto in cui viviamo. E non si tratta solo delle crisi economiche che si spostano ovunque, cioè a livello planetario. L’incertezza e l’ansia sono diventati dei problemi globali a cui si sommano le guerre che spingono le masse dei poveri e disperati verso i paesi più ricchi.

Sembrerebbe giusto credere che, in queste condizioni, non si possa pensare alla felicità. Il nostro mondo è in crisi globale perciò cresce l’infelicità, perché la violenza, la guerra, il terrorismo, la povertà e la prevaricazione non possono rendere felice nessuno.

Malgrado tutto, non si può dire che le persone non debbano aspirare alla felicità. Le condizioni esterne e il vissuto sociale, secondo il Dalai Lama, sono fattori esterni che condizionano gli individui che vivono nelle società ingiuste, perciò dobbiamo impegnarci per modificare la condizione e superare i problemi che affliggono il mondo odierno.

Dobbiamo fare ogni sforzo per creare condzioni sociali che possano offrire le azioni necessarie affinché ognuno possa avere la felicità. È una cosa molto importante ed è una responsabilità per tutti i membri della società. Ma se vogliamo favorire la felicità dobbiamo affrontare il problema su due livelli, cioè quello interno e quello esterno.

Chiaramente dobbiamo darci da fare per risolvere i problemi esterni ma, nel contempo, dobbiamo trovare il modo di affrontarli anche all’interno cioè a livello individuale. Così possiamo mantenere la felicità anche a dispetto dei problemi del mondo. Ci sono dei mezzi che possiamo usare per accrescere la felicità, e non si allude all’atto di allontanarsi da tutti per rifugiarsi in cima al monte come facevano gli eremiti. Non è questa la soluzione!

Molti credono che lo stress sia una caratteristica del mondo moderno, ma questo non è vero perché lo stress e il disagio sono stati interiori, mentre le ingiustizie sociali sono fatti esterni. Lo stress e il disagio interiore sono reazioni a fatti esterni, però non sono responsabili dello stress e del disagio, dice il Dalai Lama.

Questi stati negativi sono collegati alla risposta che noi diamo a quelle condizioni quindi sono la prova che non sappiamo tenere testa all'ambiente e alle situazioni negative. Molti dei disagi del vivere sono causati dallo sconvolgimento interiore che impedisce di gestire le emozioni negative. L’antidoto giusto è aumentare la nostra capacità di gestire le emozioni negative come la rabbia, l’odio, la gelosia, l’accoramento e così via.

Si tratta di imparare una disciplina della mente che sappia accrescere la nostra felicità. L’addestramento della mente implica la pratica di coltivare gli stati mentali positivi e superare quelli negativi noti anche come emozioni afflittive. Secondo l’insegnamento buddista, gli stati mentali positivi inducono la felicità, mentre le emozioni negative accrescono l’infelicità e le emozioni afflittive causano la maggiore infelicità.

Perciò il Dalai Lama insegna che più si consolida la positività più si riduce la forza dell’emozione negativa. Esistono degli antidoti specifici per ogni emozione negativa, ad esempio, la pazienza e la tolleranza sono l’antidoto contro la rabbia. La compassione e l’amorevole bontà sono l’antidoto contro l’odio, mentre il sapersi accontentare e l’avere desideri moderati sono potenti antidoti contro la bramosia e l’avidità e così via.

Ma se parliamo di disciplina interiore non si deve dimenticare la disciplina etica. L’etica deve procedere di pari passo, perciò mentre si riducono le emozioni negative si deve sviluppare anche l’atteggiamento mentale e le qualità positive che si devono trasferire anche nel comportamento. Perciò tutto deve riflettersi anche nel modo con cui trattiamo gli altri.

Forse un giorno il mondo adotterà la non violenza, il pregiudizio, il razzismo la povertà e la fame saranno abolite e tutti saranno felici. Ma, forse… questo avverrà un giorno. Non è ancora così, perché il cambiamento richiede ancora tempo.

Secondo il Dalai Lama, una volta assolti i bisogni essenziali, la felicità è condizionata più da uno stato della mente che dalle circostanze e dagli eventi esterni. Perciò possiamo coltivare intenzionalmente la mente rimodellando le nostre opinioni e i nostri atteggiamenti, perché la felicità va coltivata come ogni disciplina. Come ogni pratica, l’addestramento comincia con l’acquisire domestichezza con i nostri diversi tipi di stati mentali e delle nostre emozioni.

Poi dobbiamo provare a definirli, a seconda del fatto che ci arrechino la felicità o l'infelicità. La compassione, la gentilezza, il perdono, la tolleranza sono ritenute condizioni mentali positive che accrescono la felicità, e non solo per la mentalità buddista. Molti studi scientifici hanno provato il beneficio di queste emozioni per la salute mentale e fisica, per la qualità dei rapporti umani, e per avere il successo in molti campi.

Ci sono emozioni che accrescono la sofferenza, infatti l’ostilità, l’odio, l’ansia, la gelosia, la bramosia, la disonestà e tutte le emozioni negative sono dette, in sanscrito, “klesha” che significa “emozioni afflittive” o “illusioni.” Ma, a prescindere dal nome che gli vogliamo dare, resta il fatto che nessuna emozione negativa si può provare insieme al suo antidoto.

L’emozione negativa e quella positiva non sono emozioni intercambiabili, e non possono essere esperite contemporaneamente, perché l’arrivo dell’una dissipa l’altra. Pertanto, a mano a mano che si coltiva l’emozione positiva se ne accresce la forza e si rende più debole l’emozione negativa corrispondente.

Dobbiamo immaginarle come l’azione di un secchio di acqua fresca che raffredda un secchio di acqua bollente, e questo è dimostrato anche scientificamente. I ricercatori hanno provato che chi prova emozioni positive si riprende prima dagli eventi traumatici, perciò hanno avanzato una “ipotesi di annullamento” dell’emozione negativa con quella positiva, che è la conferma dell’idea buddista.

Chiaramente non c’è dubbio che la condizione in cui versa il nostro mondo, e il modo in cui siamo evoluti comporta delle condizioni esterne che ci mettono a dura prova. L'addestramento alla felicità fa superare le situazioni di stress cronico e acuto, perché aiuta la mente a rovesciare la qualità delle emozioni che sperimenta.

Buona erranza
Sharatan

4 commenti:

Anonimo ha detto...

Ciao Sharatan!

questo post è il "secchio di acqua fredda" per la mia giornata lavorativa ...

Avere a che fare con esseri umani MOLTO invidiosi, ansiosi ecc., è per me alcune volte molto faticoso.

seguirò i consigli del post.

post dal perfetto sincronismo ...

un abbraccio e un bacione

Alex

Sezione Aurea ha detto...

Buongiorno!! Ho condiviso questo, ed altri articoli sulla mia pagina fb, meritano. E dico anche che sei una dei pochi blogger che crea articoli davvero tuoi. Complimenti per la profondità.

Sharatan ain al Rami ha detto...

Benvenuto :-)
grazie Sezione Aurea per avermi diffuso in Fb. Mi piace scrivere cose che fanno riflettere, ma per stare meglio. Spero ci riuscirci. Un abbraccio

Sharatan ain al Rami ha detto...

Ciao Alex
avere a che fare con il genere umano con tutte le ansie che "sono nell'aria" non è facile ;-( Quando i sistemi sono messi sotto stress mostrano tutti i loro punti di forza o debolezza!

Io cerco di essere responsiva solo agli stimoli costruttivi e positivi e di eliminare le negatività. A livello energetico ci dissanguano. Credo molto alle teorie dei campi energetici... in Oriente le studiano da millenni. Ricambio il tuo bacione e l'abbraccio :-)