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giovedì 29 novembre 2018

Il segreto della bellezza



Il grande pittore Wu-Tao-Tzu ricevette l’incarico dall’imperatore:«Dipingi un quadro che mi riveli il segreto della bellezza». Per la sua opera gli venne dato un muro del palazzo. Se si fosse rifiutato di dipingere, gli sarebbe stata tagliata la testa. L’artista si chiuse per vari mesi a lavorare. Il giorno in cui annunciò che l’opera era terminata, l’imperatore, accompagnato dalla corte e dal boia, andò a sedersi di fronte alla tenda che celava il muro.

«Spero di conoscere il segreto della bellezza per usarlo a sostegno del mio potere!» mormorò ansioso il monarca. Wu-Tao-Tzu scostò allora la tenda e rivelò un paesaggio vasto come il mondo, in mezzo al quale si levava una montagna. Tutti lo guardarono rapiti. Passata la prima impressione, l’imperatore parlò:«È un bel paesaggio, niente di più! Ma dov’è il segreto che ti ho chiesto?»

Il pittore rispose:«Lo possiede lo spirito che vive nella caverna ai piedi di questa montagna.» In quello stesso istante, ai piedi della montagna si aprì l’imboccatura di una caverna. Il pittore continuò:«Ciò che è lì dentro è così bello che nessuno potrebbe esprimerlo. Maestà, le mostrerò come ottenerlo!» Il pittore batté le mani, diventò piccolissimo ed entrò nella caverna. Il masso che faceva da porta si richiuse dietro di lui. Il dipinto, poco a poco, cominciò a svanire. Nessuno rivide più Wu-Tao-Tzu.

Possiamo dire che l’imperatore e il pittore sono due aspetti di uno stesso essere: il primo, sottomettendo il mondo alla sua volontà, ossia, pensando “la realtà è ciò che credo che sia” e velando sempre più la verità con l’ombra crescente del proprio ego individuale, vive prigioniero della sua mente. Il secondo, invece, abbandonandosi alla volontà di ciò che veramente è, dopo essersi liberato dal suo ego individuale, di ogni legame emotivo, di ogni desiderio di permanenza, di ogni abuso di potere, si immerge nell’Essenza impersonale e diventa tutt’uno con il mondo.

Non vi è in lui spettatore né spettacolo, è impossibile definirlo. Il segreto della bellezza, che sfugge ad ogni concetto razionale, consiste nel diventare bellezza. All’imperatore rimane solo il ricordo del pittore che è diventato invisibile fondendosi con la propria opera. Questo ricordo lo trasformerà.

Anche se non potrà comprendere intellettualmente la bellezza - splendore della Verità - lei, la bellezza, contribuirà dall’invisibilità, a dare fluidità al suo stagnante mondo soggettivo. L’imperatore, usando un’altra immagine, cercherebbe di ridurre un fiume ad un lago. Il pittore, invece, si immergerebbe nella corrente e si lascerebbe trascinare fino all’oceano infinito. (Alejandro Jodorowsky, La risposta è la domanda, Ed. Mondadori)

domenica 21 maggio 2017

Il quesito del rabbino



Un re fece chiamare un rabbino che dormiva soltanto due ore al giorno e dedicava le altre ventidue ore alla lettura della Bibbia. «Dimmi la verità che hai trovato in quelle pagine, o ti farò tagliare la testa!» gli ordinò. Il vecchio sorrise: «Prima di rivelarti il segreto che attendi, lascia, o mio signore che ti faccia una domanda.» «D’accordo, falla!»

«Due uomini camminano nel bosco, dopo una forte pioggia. Scivolano e cadono in una pozzanghera. Uno si rialza sporco, l’altro perfettamente pulito. Quale dei due si lava?» «Quello tutto infangato!» rispose il re. «No maestà. L’uomo infangato vede che l’altro è pulito e pensa di essere pulito anche lui. L’altro invece, vedendo il primo imbrattato di fango, pensa di esserlo anche lui, e corre a lavarsi.»

«Bene - disse il re - adesso dimmi la verità che hai trovato nella tua Bibbia.» «Prima, mio signore, risolvi questo problema: due uomini camminano nel bosco, dopo una forte pioggia. Scivolano e cadono in una pozzanghera. Uno si rialza sporco, l’altro perfettamente pulito. Quale dei due si lava?» «Quello pulito!»

«No, mio signore. Visto che si erano già sbagliati una volta, l’uomo imbrattato di fango ora si lava. L’esperienza insegna.» «E va bene - disse il re – adesso però dimmi la verità che hai trovato nel tuo libro sacro.» «Oh, mio magnanimo signore, lascia che ti ponga un ultimo quesito! Dopo una forte pioggia, due uomini che camminano nel bosco cadono in una pozzanghera. Uno ne esce sporco, l’altro pulito. Quale dei due si lava?»

Il re rimase sconcertato. «Non so più cosa rispondere. Possono lavarsi tutti e due, o nessuno dei due… Forse quello infangato si lava un’altra volta.» Il vecchio sorrise: «Se credi, mio signore, che un incidente simile possa ripetersi tre volte, allora sei disposto a credere a qualunque cosa.»

Il re non vede altro, nella Bibbia, che un insieme di parole. Pensa che la verità sia qualcosa che viene detta. Il rabbino gli dimostra che un testo può dar luogo a infinite interpretazioni. Le parole sono soltanto una guida verso la verità, così come il dito che indica la luna, non è la luna.

Per comprendere che cosa trovi il rabbino nel suo libro sacro, il re dovrebbe trasformare la propria mente aprendo il proprio cuore. Attraverso il testo, il saggio entra in rapporto emotivo - uno stato che si può soltanto vivere, non pensare - con quel impensabile che si chiama Dio. Il re vuole credere. Il rabbino vuole conoscersi, perché sa che dentro di sé dimora il Creatore.

Il re, per dominare il mondo, se ne separa. Il saggio, per amore del mondo, vi si unisce. Questo è un insegnamento essenziale dei rabbini. Un giorno, un giovane ateo si avvicinò al devoto rabbino hassidico Manachem Mendel di Kotsk e gli domandò con sarcasmo: «Dove abita Dio in realtà?» Il rabbino gli rispose: «Ovunque lo si lasci entrare!» (Alejandro Jodorowsky, La risposta è la domanda, Mondadori ed.)

martedì 28 febbraio 2017

Reincarnazioni



“Un santone aveva un appuntamento con Dio. Lungo la strada incontrò un altro mistico che stava meditando con la massima serietà. Il santone allora, interrompendo i mantra dell’altro, gli fece questa proposta: «Sto andando dalla Divinità. Vuoi che le parli di te? Hai qualcosa da domandarle?»

Il mistico disse: «Domandale quante volte ancora dovrò reincarnarmi prima di raggiungere la liberazione. Ho già vissuto tre vite.» Più avanti, il santone incontrò un secondo mistico, uno yogi che danzava nell’estasi. Anche a lui fece la medesima proposta. Lo yogi, assorto nella danza, lo ignorò.

Il santone, ripensando all’incontro precedente, gli disse che poteva domandare alla Divinità quante reincarnazioni avrebbe ancora dovuto vivere. Lo yogi, inebriato dalla danza, girò su se stesso sorridendo. Al suo ritorno, qualche ora più tardi, il santone incontrò di nuovo lo yogi danzante. Gli disse: «La Divinità mi ha parlato. Ti restano da vivere tante vite quante foglie ci sono sull’albero accanto a te.»

«Che meraviglia! - disse lo yogi danzante - Solo? Se penso a tutti gli alberi che ci sono nel bosco e a tutti i boschi che ci sono nel mondo, le foglie devono essere milioni di milioni! Che fortuna la mia!» Poi il santone incontrò il primo mistico. Questi, ansioso, gli si avvicinò e il santone gli disse: «La Divinità mi ha detto che ti restano altre tre vite prima di raggiungere la liberazione.»

A qualcuno tre incarnazioni sembrano insopportabili, a un altro molte migliaia paiono poca cosa, paragonate alll’infinito. Il primo vive con dolore, il secondo nell’estasi. Come i mistici di questa storia, vi sono persone che vivono nell’angoscia e altre che vivono nella gioia. Le prime non conoscono la prosperità. La loro vita è solo sofferenza.

Tutto dipende da come si guarda la realtà, se in modo positivo o negativo. Una volta che si è preso coscienza di questo, si tratta solo di scegliere. Invece di vivere certi fatti della nostra vita come drammi, potremmo vederli in modo assolutamente positivo.” (Alejandro Jodorowsky, La risposta è la domanda, Oscar Mondadori)

martedì 3 gennaio 2017

Il sapore dell’aceto



“Negli occhi il mormorio della sorgente;
nelle orecchie, il colore dei monti.
Un fiore sboccia, è primavera ovunque.”
(Zenrin Kushu)

In un quadro taoista sono raffigurati tre uomini seduti intorno a un boccale d’aceto. Il primo di loro lo assaggia e storce la bocca, trovandolo amaro. Il secondo fa una smorfia perché lo trova aspro, mentre il terzo appare soddisfatto perché lo ritiene eccellente. Si dice che il boccale d’aceto sia la vita e che i tre personaggi siano Confucio, il Buddha e Lao Tse.

Il primo, Confucio, pensa che la vita sia terribile, e che sia necessario creare dei cerimoniali ai quali sottoporsi continuamente. Il secondo, il Buddha, dice che la vita è amara, che dobbiamo morire, che tutto è sofferenza e che è necessario sforzarsi per staccarsene. Il terzo, Lao Tse, è un essere positivo che segue il corso delle cose. Dice: «La vita dipende dal punto di vista che adottiamo. La mia vita quotidiana è una meraviglia perché sono io a crearla. Io sono la vita.»

Assaggiare aceto è una metafora molto forte, ma si tratta di assaggiarlo davvero, ossia, di capire sul serio che sapore ha la vita. questo ci spinge ad avere una prospettiva più ampia del mondo. Ecco quale è la difficoltà dell’esercizio che dobbiamo fare. Come posso vivere in questo mondo che costituisce una minaccia per me, con le malattie mortali, l’inquinamento, l’autodistruzione?

Dobbiamo comportarci in relazione a ciò che ci minaccia: se c’è un virus, io sono l’anticorpo; se c’è una vibrazione, io sono la calma; se c’è una guerra, io sono la pace. Non sono un corpo estraneo “venuto dal di fuori”. Faccio parte del mondo.

Se nutro buoni sentimenti, troverò buoni sentimenti anche nel mondo. Ogni virtù che io rendo realtà appartiene alla specie umana. Se accendo la lampada della bellezza, vi sarà bellezza nel mondo. “Quando un fiore sboccia, è primavera dappertutto.” (Alejandro Jodorowsky, La risposta è la domanda, Mondadori)

lunedì 29 aprile 2013

Un filo di seta



“Si dice: “Lui non si può trovare”. Qualcosa
che non si può trovare è ciò che desidero.”
(Rumi)

“Un uomo era incarcerato a vita all’ultimo piano di una torre. Sua moglie, che non poteva vivere senza di lui, decise di aiutarlo a fuggire. Prese uno scarabeo e, dopo aver legato con grande delicatezza un filo di seta all’insetto, ne bagnò le antenne con una goccia di miele. Poi lo depose ai piedi della torre, con le antenne rivolte verso l’alto. Desideroso di raggiungere il miele, l’insetto si arrampicò fino a raggiungere la finestra del prigioniero.

Questi, liberato lo scarabeo, tirò il filo di seta. All’altra estremità era legato un filo più robusto. A questo seguiva uno spago, e allo spago una cordicella, e alla cordicella era legata una solida fune, che l’uomo legò all’interno della cella e usò per calarsi dalla torre e fuggire via insieme alla moglie.

Certe grandi conoscenze si acuiscono a piccole dosi. L’immagine del forellino nella diga è una buona similitudine: all’inizio l’acqua si limita a gocciolare, poi il gocciolio si tramuta in un filo d’acqua che presto diventa un ruscelletto e, alla fine, un grande lago rimane asciutto.

A volte è necessario impegnarsi con pazienza in un’azione, o un lavoro minuzioso, senza affliggersi per la mancanza di risultati immediati. Pazienza! Una pazienza infinita, con la famiglia, con gli amici, con la realtà delle cose …” (Alejandro Jodorowsky - La risposta è la domanda - Mondatori)