Visualizzazione post con etichetta energie. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta energie. Mostra tutti i post

sabato 6 ottobre 2018

La qualità del tocco



“Più forte la volontà,
più forte il flusso di energia.”
(Paramhansa Yogananda)

Di solito, noi non comprendiamo che ogni nostro tocco contiene magnetismo. Quando siamo ricolmi d’amore e tocchiamo una persona, essa può sentire la diversa qualità del tocco. Anche quando siamo pieni di odio e tocchiamo qualcuno, si può notare la differenza. E la persona si accorge quando la tocchiamo con indifferenza.

In tutti e tre i casi l’elemento magnetico fluisce in noi attraverso canali diversi. Inoltre, se concentriamo con una volontà totale la mente sulla nostra mano, le forze magnetiche diventano fortissime. Franz Anton Mesmer li chiama “passaggi magnetici”.

La moglie di Aldous Huxley ha raccontato, nelle sue memorie, uno strano episodio. Era una psichiatra che incontrò Huxley mentre la sua prima moglie era ancora in vita. Egli l’aveva chiamata come medico, e lei andò a casa sua per sottoporlo a psicanalisi. Lo fece sdraiare su un lettino e gli parlò per quasi due ore.

Comprese, però, che Huxley era una persona così intelligente che sarebbe stato difficile cavarne alcunché: ovviamente le persone intelligenti sono difficili da trattare! Qualunque cosa dicesse, Huxley ne sapeva di più: aveva letto tutti i libri cui lei faceva riferimento, e anche di più. Le spiegò perfino il significato e la terminologia delle parole che usava.

La situazione si fece difficile; il paziente era più preparato, più colto e intelligente della terapeuta. Huxley era uno degli uomini più colti del suo tempo; la donna era solo un dottore comune, una psichiatra, mentre Huxley era un uomo di genio.

Dopo un paio di ore, lei si innervosì, e comprese che l’uso di termini scientifici non l’avrebbe condotta fa nessuna parte. Naturalmente, coloro che conoscono il significato esatto di una parola spesso non ne colgono il senso autentico, restano bloccati al significato letterale. La terapeuta fu presa dallo sconforto: era evidente che quello che stava facendo non funzionava.

Improvvisamente si ricordò che Huxley sapeva qualcosa dei passaggi magnetici, per cui gli chiese: «Ho sentito dire che tu sai qualcosa dei passaggi magnetici, è vero?» A quelle parole, Huxley si scosse; fino a quel momento si era dimostrato dubbioso e scettico, adesso la sua attenzione parve risvegliarsi. Infatti chiese subito alla donna di sdraiarsi sul lettino.

Lei si sdraiò, nella speranza che grazie a quello scambio di ruoli, l’interesse di Huxley si risvegliasse. Infatti, dopo quasi due ore passate sdraiato sul lettino, Huxley cominciava davvero a sentirsi a disagio. Quando la terapeuta si fu sdraiata, lui fece dei passaggi magnetici a dieci centimetri dal suo corpo.

È una tecnica molto semplice: tieni le dita a dieci centimetri di distanza dal viso e scuotile vigorosamente; quando avverti l’elettricità che fluisce dalle dita, falle scorrere dalla testa ai piedi. Huxley eseguì questa tecnica e, dopo dieci minuti, la donna entrò in uno stato di pace molto profonda.

Aveva escogitato tutto ciò per coinvolgere Huxley: alla fine si alzò e chiese a lui di sdraiarsi di nuovo, riprendendo in mano la seduta. Dopo un po’ la donna ritornò a casa, ma non riusciva a liberarsi da una forte sonnolenza. Rimase tutto il tempo come in uno stato di dormiveglia, senza riuscire a capire cosa accadeva.

Il giorno dopo telefonò alla moglie di Huxley e raccontò di come si sentisse in quello spazio insolito. La moglie di Huxley le chiese: «Ricordi se Huxley ti ha risvegliata?» La donna rispose:«No, non mi ha risvegliata. Mi sono alzata da sola.»

Udendo quelle parole, la moglie chiamò Huxley e gli disse:«Aldous ti sei dimenticato di risvegliare Laura: è ancora in stato di sonnolenza.» Huxley rispose:«Prima che potessi risvegliarla, si è alzata da sola. Poi abbiamo ripreso a parlare, e me ne sono dimenticato.»

Huxley non aveva ritirato l’energia che aveva trasmesso attraverso i passaggi magnetici e quell’energia seguì la donna per quasi due giorni. Quando l’energia viene trasmessa, le mani si muovono dalla testa ai piedi; quando viene ritirata, le mani vanno mosse dai piedi alla testa.

Vi sono alcuni punti del corpo particolarmente sensibili: l’energia li attraversa molto rapidamente. Il più sensibile di tutti i punti è situato in mezzo agli occhi: viene chiamato 'ajna chakra' ossia terzo occhio. (Osho, Aprirsi alla vita, Mondadori ed.)

domenica 7 febbraio 2016

In mondi diversi



“La verità è che l’uomo può vivere in mondi diversi.”
(J.G.Bennett)

L’uomo comune, secondo Gurdjieff, possiede solo due mondi, invece chi lavora su se stesso si è ‘candidato a un’altra vita’ e può possedere tre mondi. Di solito si pensa che per essere consapevoli dell’esistenza di mondi diversi sia necessario lasciare questo mondo e andare in un mondo diverso. Crediamo che il mondo materiale e il mondo spirituale siano due dimensioni molto diverse che non sono assolutamente collegate una all’altra: ma questo non è vero.

Solitamente non crediamo che si possa passare da un mondo all’altro. L’uomo comune vede il mondo esterno perciò vive dentro un mondo oggettivo basato sul confronto, sull’osservazione, sul calcolo e sulla misura delle cose materiali perciò non comprendiamo che quel mondo è solo una parte della realtà e non sappiamo che non vediamo il mondo nella sua interezza.

Nessuno può negare l’esistenza di un mondo interiore individuale benché sia difficile misurare la qualità di un mondo interno costituito da reazioni immaginarie e da fantasie personali che tutti amano coltivare dentro di loro. Il mondo interiore è un mondo più instabile e mutevole del mondo esterno, infatti il mondo interno è definito ‘soggettivo.’ La capacità di lavorare su un certo grado di esame del mondo interno è il modo migliore per accedere al terzo e al quarto mondo.

Non dobbiamo dimenticare che le possibilità dell’uomo partono sempre dal primo mondo, infatti partono dal mondo materiale sebbene il concetto di “materialità” dovrebbe essere rivisto. Il mondo della materia viene compreso meglio se viene chiamato ‘mondo funzionale.’ Il concetto di ‘funzione’ ci permette di ricordare che conosciamo le cose per ciò che fanno e per come si comportano, ma non per quello che sono realmente.

L’uomo agisce nel mondo delle funzioni per mezzo dei suoi tre cervelli perché abbiamo degli strumenti diversi per gestire il movimento del corpo, per gestire le emozioni e per gestire il pensiero. Ogni cervello svolge una funzione diversa perciò ogni cervello ci consente di essere in rapporto con il mondo in un modo diverso, per quanto la realtà conoscibile possa restare sempre la stessa.

Il corpo possiede alcune funzioni di cui è consapevole e ne possiede altre per cui non è necessaria alcuna consapevolezza. La qualità del corpo determina la qualità delle sue ‘funzioni esperienziali’ ossia determina la qualità dell’esperienza e il modo in cui verrà usata. Il mondo funzionale è il mondo che vediamo scorrere intorno a noi in quanto ‘processo’ in cui ciascuna parte assolve ad una specifica funzione.

Il mondo esterno conoscibile si comporta come un organismo vivente che svolge la funzione di trasformare la vita in energia, e che svolge pure la funzione di produrre altri esseri viventi. Ogni cosa diventa uno strumento per un’altra perciò ogni cosa serve a realizzare lo scopo di qualcos'altro. Se comprendiamo la funzione delle cose comprendiamo anche il funzionamento del mondo perciò saremo in grado di predire cosa faranno le cose e - combinando tra loro queste cose - saremo in grado di predire i risultati che vogliamo conoscere.

Il quesito: ‘Questo a cosa serve?’ è il modo giusto per mettere in primo piano la funzione cioè il ruolo che le cose hanno per il funzionamento del mondo. Gurdjieff dice che, ogni cosa dell’universo è fornita di un ‘apparato’ cioè è fornita di un meccanismo che svolge un ruolo specifico, perciò noi uomini abbiamo il compito di capire a che serve quell’apparato e qual’è il suo funzionamento: è così che noi conosciamo le cose del mondo.

I meccanismi sono costituiti da altri meccanismi e ciascuno di essi svolge una determinata funzione nell’organizzazione generale. Di solito il meccanismo fa parte di altri meccanismi che svolgono delle funzioni molto più complesse. Il fatto di voler dare un nome alle cose dimostra che non abbiamo capito che non possiamo conoscere ciò di cui non conosciamo il ruolo e il funzionamento.

Le parole e le cose che possiamo leggere nei libri non aiutano a conoscere perché l’osservazione si ferma davanti all’esperienza diretta. Le parole sono stati create con le regole del mondo funzionale perciò non possono esprimere l’oggetto di una ricerca che lo supera. Il mondo della tecnologia mostra ottimamente che ogni strumento ha qualcuno che lo può usare. Il mondo vede molti strumenti che vengono programmati per svolgere un lavoro anche se il rapporto tra l'utilizzatore e lo strumento che viene utilizzato non sembra esserci.

Il mondo delle funzioni è un mondo pieno di strumenti diversi, perché ognuno di essi esiste per servire ad uno specifico uso perciò- se tutto è uno strumento- anche la volontà e la coscienza vengono ridotte al minimo possibile perché il mondo funzionale è sempre un mondo meccanico. Se la vediamo in questo modo vediamo che gli strumenti vengono usati per fare un lavoro senza che la volontà intervenga: questa è la condizione dell’uomo che non lavora su di se stesso.

Questa è la condizione di chi vive una vita interiore fondata sul sogno e la cui volontà è cieca perché non sa vedere la sequenzialità delle cose. Gurdjieff dice che il vero uomo è chi ‘ è in grado di fare’ volendo indicare l’uomo che sa agire in modo consapevole. Di solito quello che chiamiamo ‘volontà’ non è altro che il risultato del funzionamento automatico dell’uomo-macchina. In esso, le azioni sono il risultato di schemi di condizionamento e delle inclinazioni o delle avversioni che provengono dalle varie parti che lo compongono.

Tutto questo accade perché le nostre funzioni non sono integrate perciò sono disarmoniche e tutto in noi è solo meccanicità. La nostra solo possibilità per poterci integrare è collegato alla volontà perché la volontà è collegata alla capacità di distinguere il soggetto e l’oggetto. La visione è possibile solo se c'è un occhio che vuole osservare e se – dietro l’occhio - esiste un osservatore. La volontà è l’elemento attivo che offre l’impulso dinamico che rende possibile il cambiamento a tutti i piani e i livelli. Quando le varie parti dell’uomo lottano per fondersi si crea la tensione che si afferma come volontà.

L’uomo vive nel mondo primo ossia nel mondo funzionale come un uomo-macchina ossia come uno strumento che è costruito da altri strumenti. Nel mondo della volontà vive l’uomo che sa essere il padrone dei suoi strumenti. Nel mondo dell’essere vive l’uomo che sa diventare un essere a pieno titolo, perché è diventato l’essere che ha saputo conciliare le funzioni e la volontà. È chiaro che l’uomo è diventato un essere completo solo quando l’utilizzatore è consapevole di tutto ciò che fanno i suoi strumenti.

Ma dobbiamo ricordare che ogni strumento deve avere l’energia che gli è più idonea, perciò il controllo delle energie è la parte più importante del controllo dello strumento. L’automobile può trasportarci solo se ha il carburante nel serbatoio, perciò lo stesso succede nella macchina umana. La macchina umana deve usare l’energia appropriata, ma deve avere anche il contenitore adatto a conservare quelle energie, se vuole essere definita una macchina equilibrata.

L’essere può essere definito anche valutando lo stato di concentrazione o lo stato di dispersione dell’energia che contiene. Sappiamo che esistono diversi tipi di energie e che esistono anche differenti livelli dell’essere, e questo è correlato anche alla qualità di energie che vengono concentrate nell’essere. I divelli dell’essere devono essere liberati da tutte le funzioni che avvengono in modo automatico, perché l’uomo liberato sa subordinare tutti i suoi strumenti alla sua volontà.

La concentrazione di energie di tipo superiore richiede la costituzione di un vettore appropriato affinché il corpo possa contenere quelle forze superiori senza correre pericoli. Il problema è come trasformare l’essere affinché si possa ‘innalzare il livello al quale può essere concentrata l’energia’ e alcuni tipi di esperienza avvengano quando la volontà lo vuole. La consapevolezza dell’essere dipende dalla misura in cui l’essere è in grado di fare un uso consapevole dei suoi mezzi. Il concetto di ‘energia’ è utile perché ci mostra che una possibilità ‘funzionale’ può essere maggiore in alcuni uomini e possa essere minore in altri.

Non esiste un mondo che è composto solo di energie come non esiste un mondo che è fatto solo di materia. perciò l'essere va pensato come un vaso che può contenere una certa quantità di acqua. In questo modo vediamo che la percezione di contenitore e contenuto sono correlati poiché il contenitore contiene l’energia, ma la qualità dell’essere riguarda sia il livello che la qualità dell’energia che il contenitore riesce a contenere.

Il mutamento dell’essere è reso possibile dal fatto che esistono molti tipi di energie e molti livelli diversi di energie, perciò il nostro stato dell'essere è sempre un prodotto di una certa combinazioni di azioni più o meno elevate. Il risultato complessivo dell'essere viene mostrato da tutto quello che siamo, e dalla vita che viviamo. L’ energia e la volontà sono alla base di tutte le nostre trasformazioni, perché la volontà è il principio attivo e la funzione è quello passivo.

L’essere può agire in modo sia attivo che passivo perciò vediamo che la vita di alcuni uomini è più in sintonia con il dinamismo della volontà, mentre la vita di altri mostra la passività che è collegata alle funzioni che avvengono in modo automatico. La consapevolezza è un’energia molto elevata, ma la volontà proviene da un livello ancora superiore a quello della consapevolezza. La volontà viene dal mondo spirituale che è invisibile perché si basa su ciò che non può essere conosciuto, ma può essere soltanto vissuto.

La volontà viene associata alla coscienza perciò viene stimolata da tutto quello che agisce su di noi perché attrae la nostra attenzione e il nostro interesse. Il mondo esterno cerca sempre di catturare la nostra attenzione e quando avviene in modo che il soggetto reagisca in modo passivo si parla di attenzione involontaria. Ma, nel caso che noi stessi andiamo alla ricerca di uno stimolo che ci interessa si parla di attenzione volontaria. Questa è un’attenzione indipendente dalle inclinazioni e dalle reazioni automatiche dello strumento perciò agisce in contrasto al mondo funzionale.

È importante sapere che veniamo controllati da tutto ciò che attrae l’attenzione perciò l’operare con un’attenzione cosciente fa parte del lavoro su noi stessi, ma è anche la base per fare molto altro. Nell’uomo esistono tre mondi composti dal centro del movimento, da quello dell’emozione e da quello del pensiero perciò lo stato dell’essere, lo stato delle emozioni e quello dei pensieri mostrano quanto l'essere è stato equilibrato. Il corpo è la parte funzionale ma la nostra parte energetica è molto spesso rappresentata da stati emotivi definibili come ‘negativi’ perché sono contrapposti a quelli positivi della fede, delle aspirazioni superiori e della speranza che sono le qualità dell’unità.

Il centro del pensiero è anche il centro della volontà perciò non va sprecato per affrontare il mondo funzionale poiché il suo fine è molto più elevato. Il centro del pensiero deve diventare la sede di una visione creativa del mondo in modo tale che - in noi - possa agire la volontà. L’uomo che vive in tre mondi è l’uomo che possiede un corpo, un’anima e uno spirito, perciò è l'uomo che ha tutto ciò che è necessario per vivere bene nei tre mondi.

Questo uomo è un essere che può vivere libero da ogni condizionamento perché costui sa che il suo corpo agisce come fosse una macchina, ma sa anche che possiede un’anima perciò sa che possiede tutti gli strumenti necessari per poter affermare la volontà dello spirito di cui riesce a fare esperienza. Questa è la condizione dell’uomo che è stato creato a immagine di Dio, perché in lui esiste un vettore che agisce concentrando le energie perciò può contenere anche la volontà del tutto.

Buona erranza
Sharatan

martedì 3 febbraio 2015

Coltivare i semi benefici



"La qualità della nostra vita dipende
dalla qualità dei semi che giacciono
nel profondo della nostra coscienza."
(Thich Nhat Hanh)

"La coscienza esiste a due livelli: sotto forma di semi e come espressione di quei semi. Supponiamo che in noi ci sia un seme di rabbia. In presenza di condizioni favorevoli, quel seme potrà esprimersi come una zona di energia che chiamiamo rabbia. È qualcosa che brucia, e che ci fa soffrire molto. È molto difficile essere gioiosi quando si manifesta il seme della rabbia.

Ogni volta che un seme ha occasione di esprimersi, ne produce di nuovi della sua stessa natura. Se siamo arrabbiati per cinque minuti, in quei cinque minuti si produrranno altri semi di rabbia che andranno a depositarsi nel nostro inconscio.

Ecco perché dobbiamo scegliere con cura il tipo di vita che conduciamo e le emozioni che esprimiamo. Quando sorrido, emergono i semi del sorriso e della gioia. Nel momento in cui si esprimono, sto piantando nuovi semi di sorriso e di gioia. Ma se non pratico il sorriso per diversi anni, quei semi si indeboliranno, e forse perderò la capacità di sorridere.

Dentro di noi ci sono tanti semi di diversa natura, positivi e negativi. Alcuni li abbiamo piantati nel corso della vita, altri ci sono stati trasmessi dai genitori, dai nonni e dalla società in cui viviamo. In un piccolo seme di granturco è contenuta tutta l'informazione, trasmessagli dalle generazioni precedenti, necessaria a germogliare, a produrre foglie, fiori e pannocchie di granturco.

Anche il nostro corpo e la nostra mente contengono le informazioni derivanti dalle generazioni precedenti. I nostri nonni e i nostri genitori ci hanno trasmesso semi di gioia, di pace, di felicità, ma anche semi di dolore, di rabbia e così via. Ogni volta che viviamo in modo consapevole piantiamo semi buoni, e rafforziamo i semi buoni già presenti dentro di noi.

I semi buoni si comportano come gli anticorpi. Quando un virus entra in circolo nel sangue, il corpo reagisce producendo anticorpi che accerchiano il virus, se ne impadroniscono e lo trasformano. Lo stesso vale per i semi psicologici. Se piantiamo semi sani, benefici, rigeneranti, saranno loro a prendersi cura spontaneamente dei semi distruttivi. Per riuscire, bisogna alimentare la scorta dei semi rigeneranti.

Un giorno, la nostra comunità subì la perdita di un carissimo amico, un francese, che aveva dato un grosso contributo alla nascita del Plum Village. Morì d'infarto durante la notte. Al mattino, ci dettero la notizia. Era una persona deliziosa, e incontrarlo anche per pochi minuti ci aveva dato sempre tanta gioia. Per noi era l'incarnazione della gioia e della pace. Il mattino in cui si seppe che era morto, rimpiangemmo di non aver goduto più spesso della sua compagnia.

Quella notte non riuscii a prendere sonno. La perdita di un amico come lui faceva troppo male. Ma, il giorno dopo, dovevo tenere una conferenza e avevo bisogno di dormire, quindi portai la mia attenzione sul respiro. Era una rigida notte d'inverno; rimasi steso nel letto, visualizzando i begli alberi che crescono nel giardino del mio eremo.

Anni prima avevo piantato tre cedri di una varietà himalayana, che ora sono diventati altissimi. Praticando la meditazione camminata, avevo l'abitudine di fermarmi ad abbracciare i miei bellissimi cedri, inspirando ed espirando. I cedri hanno sempre risposto al mio abbraccio, ne sono certo. Quindi non feci altro che restarmene a letto a respirare, diventando una sola cosa con i cedri e con il respiro. Stavo meglio, ma non riuscivo ancora a dormire.

Alla fine, rievocai l'immagine di una bambina vietnamita deliziosa che si chiama Piccolo Bambù. Arrivò al Plum Village che aveva due anni, ed era così graziosa che tutti volevano tenerla in braccio, soprattutto i bambini. Non c'era verso che la lasciassero camminare con le sue gambe! Ora ha sei anni e ad abbracciarla ci si sente splendidamente, come rigenerati. Quindi la invitai a emergere nella mia coscienza e restai con quell'immagine accompagnandola col respiro e il sorriso. Pochi minuti dopo caddi in un sonno profondo.

Tutti noi dobbiamo avere una riserva di semi belli, buoni e abbastanza forti da esserci d'aiuto nei momenti difficili. A volte, la massa di dolore che ci portiamo dentro è tanto grande che anche il fiore che abbiamo sotto gli occhi ci sembra irraggiungibile. Allora ci rendiamo conto di aver bisogno di aiuto. Se disponiamo di una provvista rigogliosa di semi buoni, possiamo evocarne alcuni in nostro aiuto. Se avete un amico che vi sta a cuore, che vi capisce, se sapete che per sentirvi meglio basta sedervi accanto a lui anche senza parlare, potete evocare la sua immagine e 'respirare in compagnia.'

Questo semplice gesto può essere di grande aiuto in un momento difficile. Ma se è passato molto tempo dall'ultima volta che lo avete incontrato, la sua immagine sarà troppo sbiadita per riportarla facilmente alla coscienza. Mettiamo che sia l'unico che può aiutarvi a ritrovare l'equilibrio, e che l'immagine che ne serbate sia sbiadita. Non c'è che una soluzione: comprare un biglietto e andarlo a trovare, perché vi faccia compagnia non come seme, ma come persona.

Se decidete di andarlo a trovare, visto che il tempo a disposizione è limitato dovete spenderlo bene. Una volta arrivati, sedetegli accanto: subito vi sentirete più forti. Dato che fra non molto verrà il momento di tornare a casa, approfittate dell'occasione per coltivare una perfetta consapevolezza di ogni istante prezioso della vostra permanenza. Il vostro amico può aiutarvi a ritrovare l'equilibrio, ma questo non basta.

Spetta a voi diventare forti dentro, per potervi sentire bene quando sarete di nuovo soli. Ecco perché, sedendo o camminando in sua compagnia, dovete restare consapevoli. Altrimenti, se la sua presenza vi serve solo a lenire il dolore, il seme della sua immagine non si rafforzerà abbastanza da sostenervi quando tornerete a casa. Dobbiamo coltivare la consapevolezza senza sosta, per piantare dentro di noi semi benefici e rigeneranti. Allora, quando ne avremo bisogno, si prenderanno cura di noi." (Thich Nhat Hanh)

giovedì 20 marzo 2014

L’essenza più raffinata



“Puoi unire il tuo spirito all’Uno
e lasciare che non si allontani?”
(Tao te Ching)

I taoisti credono che l’energia del corpo sia un’unità totale. Credono che un individuo giovane ricava il 100% dell’energia e che ne spende il 60-70% per le attività utili alla vita restando con un residuo che si può immaginare come un credito bancario che aumenta sempre più. Con l’invecchiamento del corpo abbiamo sempre meno la capacità di produrre energie sebbene il corpo possa avere il medesimo regime di consumo e di attività. Questo avviene sempre più perciò, con il tempo, si inizia sempre più ad attingere alla nostra riserva.

Le risorse a cui attingiamo sono ricavate dai nostri organi vitali ossia dai reni, dal fegato, dalla milza, dai polmoni, dal cuore, dal pancreas, dalle ghiandole e dal cervello. Secondo i taoisti il maggior consumo di energie avviene con l’eiaculazione nell’uomo e con il flusso mestruale nelle donne, perché ogni volta che questi fatti avvengono viene espulsa l’enorme forza creativa che è contenuta negli spermatozoi e negli ovuli.

Se, invece, viene conservata la loro forza creativa perciò se gli ovuli e gli spermatozoi non sono eliminati non verrà neppure perduta questa dose di energia vitale che potrà essere usata per arricchire gli organi fisici, e potrà essere trasformata in energia spirituale. Ognuno di noi nasce con una grande quantità di energia primaria detta “jing” e nelle donne questa energia generativa e creativa è necessaria per produrre l’ovulo, gli ormoni e l’energia che rende la donna sessualmente attiva.

Questa forza integrata con quella presente nell’aria che respiriamo e con il cibo che mangiamo permette alla donna di essere riproduttiva e di trasmettere questa capacità ai suoi figli. La jing si trasforma in forza maschile cioè in “chi” che è l’energia attiva e rigenerativa che favorisce una vita più sana e più lunga. Se il chi è trasformato diventa un’energia detta “shen” che rappresenta l’energia spirituale.

Perciò la jing è l’energia generativa e creativa cioé è l’essenza più raffinata di cui siamo fatti, ed è l’energia primaria che alimenta le forze del corpo. Tutte le altre energie dipendono da questa energia primaria che si trasforma in “chi” cioè in forza riproduttiva quando interagisce con gli organi vitali, perciò la base di tutte le tecniche taoiste è la conservazione e l’incremento dell’energia della “jing.”

Quando siamo giovani consumiamo liberamente l’energia primaria cioè la jing e, inoltre, nel taoismo si crede che ognuno nasca dotato delle virtù della cortesia, della gentilezza, del rispetto, dell’onore, della bontà e della rettitudine. Però, nel tempo, a causa delle influenze sociali, culturali e personali tutte le virtù si alterano sempre più e poi decadono gradualmente.

L’uomo vive nello stress perciò ha paura della vita veloce e insicura che vive. La paura, l’ansia e le emozioni negative aumentano sempre più mentre diminuisce con il tempo l’energia creativa che abbiamo. I taoisti credono che le emozioni negative prosciugano tutte le energie vitali, infatti dicono che l’ira e le preoccupazioni ci fanno perdere dal 10% al 60% delle nostre capacità.

Più l’energia è negativa e più aumenta il consumo di energia vitale che, invece, dovremmo usare per nutrire il corpo, l’anima e lo spirito. L’esplosione dell'energia negativa della rabbia lascia stremati e con poche energie su cui far conto. La gente crede erroneamente che le energie negative siano forze in avanzo che vanno scaricate e disperse. Ma è falso perché, secondo il taoisti, anche le energie negative sono parte del nostro patrimonio di forze vitali perciò queste energie non vanno mai sprecate.

I taoisti pensano che, per far fronte ai bisogni dell’organismo, attingiamo dall’energia primaria, perciò con il trascorrere del tempo si causa una perdita del nostro potenziale di accumulare l’energia che il corpo deve usare perciò si finisce per attivare sempre meno energie. In accordo con la legge della fisica sappiamo che l’energia non viene distrutta ma trasformata, perciò lo spreco dell’energia negativa presume due condizioni.

Nella prima condizione si presume che si possa avere il lusso di sprecare energie, e la seconda considerazione presume il fatto che altri possano prendere quello che abbiamo lasciato andare. Quando si esplode per l’impulso dell’ira ci liberiamo dell’energia negativa che è scaricata su altri. E se questi non possono sfogarsi contro di noi, troveranno altri contro cui sfogarsi con più facilità.

Ma la fisica dice che l’azione ritorna con una reazione all’origine dell’azione. Ciò che torna avrà tutto il negativo che si è aggiunto alla carica energetica rilasciata nella fase iniziale, perché quella polarità era negativa. Tutto quello che ritorna ha lo stesso segno dell’energia che ha avviato il processo di azione/reazione, ma ciò che torna indietro è molto più intenso di ciò che si era espresso all’inizio.

Da questo di vede per quale motivo i taoisti preferivano limitare lo scarico delle energie legate agli stati emotivi, e il discorso iniziò con le energie emotive negative ma poi si estese al controllo di tutte le emozioni e forze vitali. Poiché i taoisti erano concreti preferirono fermare ogni perdita di energie, perciò preferirono trasformare l’energia negativa in positiva con la Fusione dei 5 Elementi.

Il Tao è curativo perché insegna come armonizzare tutti i tipi di energia che il corpo filtra e che vanno a sovraccaricare gli organi. Le energie negative che restano intrappolate negli organi se non sono trasformate diventano tensioni e malattie, perciò si deve annullare la loro carica negativa e si deve armonizzare e trasformare quella energia in sana forza vitale.

I taoisti pensano che il chi sia il segreto della buona salute, perciò usano dei metodi per concentrarlo e trasformarlo in una energia più elevata. Essi credono che sia necessario accumulare e concentrare sempre più energia vitale per creare e nutrire la cosa più importante che abbiamo cioè la nostra anima immortale. Con il tipo di vita ordinaria che facciamo non disponiamo di scorte extra di energie da dedicare a questo scopo.

Per aumentare l’energia vitale raccomandano l’agopuntura, il massaggio, il tai chi chuan, il chi kung, il cibo sano, le erbe, la meditazione e così via: e tutto mira al fatto che il chi divenga energia spirituale. Praticare la virtù positiva è la chiave del Tao curativo, e questo sistema dipende dall’energia dell’amore, della gioia, della gentilezza, della cortesia, dell’onestà e del rispetto.

Nel Tao curativo si crede che l’indole buona sia basilare per gli uomini, ma non per paura dell’inferno o della punizione, ma perché credono che fare del bene agli altri sia sicuramente un beneficio per se stessi. Il concetto è semplice e si basa sulla legge fisica dell’azione e reazione, perciò fare del bene attiva la gentilezza che è collocata nel fegato. Il fegato si irrobustisce se facciamo del bene perché accumula più forza vitale.

La pratica curativa restituisce il flusso dell’energia che circola negli organi, perciò il corpo fisico si rinforza se era indebolito e aumenta la sua robustezza. Lo sviluppo di una maggiore forza vitale di segno positivo favorisce la trasformazione della paura, della rabbia e della tristezza in cose positive di segno opposto come gioia, allegria, forza e creatività. I taoisti dicono che molti provano un intenso piacere a sprecare le loro energie, perché amano l’intenso eccitamento sentendolo come un fuoco che brucia velocemente e che si estingue altrettanto veloce.

Molti piaceri umani si basano sull’eccitazione intensa che brucia e consuma prosciugando le energie se questo si protrae a lungo. Dobbiamo tener conto che, se un’attività richiede una dose eccessiva di attenzione l'energia vitale è totalmente indirizzata verso quell'attività anche se non ce ne accorgiamo, ma i nostri organi non la pensano così!

Quando siamo catturati dalle cose siamo rilassati e sentiamo la liberazione perché diminuisce lo stress. Ma, in realtà, l’energia vitale viene sottratta dagli organi che non lavorano, perciò si produce lo squilibrio energetico. La tensione produce una concentrazione di polarità negativa per gli organi e se l’energia non è trasformata in positiva si accumula troppa tensione di forze. Ogni volta che andiamo alla ricerca di cose nuove per rilassarci e per star bene avviene che la nostra ricerca frenetica d’armonia ci fa metter un’attenzione eccessiva per quella ricerca.

Trovare nuovi interessi non darà mai una soddisfazione piena alle nostre esigenze perciò le cose nuove accresceranno il bisogno di novità. Più cerchiamo di accontentare uno dei nostri sensi e più accresciamo lo stato di bisogno che sente il senso che non viene appagato da nessuna attività. Le esigenze che possono accrescere il godimento dei sensi sono immense, infatti la nostra società ha creato un’immensa industria che crea il divertimento. Ma se la società creasse dei divertimenti che durano e che fossero veramente appaganti tutte quelle industrie fallirebbero.

I taoisti dicono che i nostri organi sono i genitori e che i sensi sono i loro figli, perciò l’armonia familiare è garantita dalla loro concordia. Se si separano finisce ogni armonia e iniziano le discordie, le liti e le assenze. Quando si crede di trovare la pace all’esterno e non dentro di noi si presta un’attenzione maggiore ai desideri del corpo piuttosto che alla pace della mente, dell’anima e dello spirito.

Più si cerca e più cresce il bisogno di ciò che mai avremo, perché quello che cerchiamo è causato dalla insaziabilità del deterioramento interno. La vera felicità, la vera gioia e il vero appagamento nascono solo dalla pace interna. Se volgiamo l’energia verso l’interno non la disperdiamo, ma ricarichiamo l’arricchimento interno con nuove risorse. Se siamo più ricchi interiormente anche gli organi sono più sani e forti, perciò abbiamo equilibrato il corpo, l'anima e lo spirito.

Buona erranza
Sharatan

venerdì 31 gennaio 2014

Sciamani beffardi



“Aprire gli occhi su qualcosa è sempre
una faccenda molto personale.”
(don Juan Matus)

Nel 1960 il giovane antropologo Carlos Castaneda viaggia tra il deserto messicano di Sonora e l’Arizona per cercare notizie utili alla sua tesi in Antropologia nell’Università della California a Los Angeles. Alla stazione degli autobus incontra don Juan Matus, un vecchio indios Yaqui esperto di peyote che rivede molte volte per raccogliere informazioni sulle piante medicinali usate dagli indiani messicani.

Dopo un anno di incontri e interviste, il vecchio indiano gli concede la sua fiducia e lo introduce nel suo mondo. Don Juan gli rivela che lui è un nagual come pure Carlos, perciò lo prende come suo apprendista. Castaneda affronta un addestramento lungo 15 anni che descrive nei 13 libri che raccontano le sue esperienze con don Juan.

La storia degli antichi toltechi inizia prima degli spagnoli, dice don Juan, infatti in Messico vivevano degli "uomini di conoscenza" che sapevano fare delle cose straordinarie e che sapevano padroneggiare la percezione. Costoro sapevano come attrarre e paralizzare la mente delle loro vittime e sapevano come fissarla su ciò che volevano.

Don Juan dice che la sua stirpe non è come quella dei cupi stregoni antichi. Lui è un guerriero che “vede” ossia è un nuovo veggente, mentre gli antichi veggenti erano degli stregoni oscuri e ossessivi. Per un guerriero veggente del suo livello diventare uno stregone sarebbe come “entrare in un vicolo cieco.”

Gli antichi veggenti fecero le loro scoperte mangiando le piante di potere, e forse le mangiarono per caso o per sbaglio, ma quando le piante fecero effetto, essi iniziarono a scoprire mondi prodigiosi. Essi vivevano all’interno del paese cioè nelle zone nord e sud del deserto messicano. Si dedicavano a guarire, fare incantesimi, formulare oracoli, narrare storie, danzare e preparare i cibi e le bevande, perché queste occupazioni favoriscono la conoscenza che rende diversi dagli uomini comuni.

Erano inseriti nelle loro società come medici, artisti, insegnanti, sacerdoti e commercianti e lavoravano all’interno di confraternite ben organizzate. In quel modo finirono per diventare talmente potenti da divenire i sovrani dei loro paesi anche perché, dopo aver usato per molti secoli le piante di potere, avevano iniziato a “vedere.”

Il “vedere” è “una sensazione particolare del sapere, infatti è sapere qualcosa senza il minimo dubbio” spiegò don Juan. A causa di questo potere, molti veggenti iniziarono ad essere ossessionati dal “vedere” e trascurarono la conoscenza. Gli antichi smisero di essere uomini di conoscenza e divennero esperti di veggenza e maestri dell’arte di dominare i mondi che esploravano nelle visioni: il loro orgoglio fu fatale.

Il “vedere” li rese deboli e ridusse il loro potere, infatti divennero ossessionati dal potere della veggenza. Alcuni furono immuni dalla sciagurata vicenda e rimasero degli uomini di conoscenza e con la loro guida altri poterono fuggire nei mondi che esploravano, e non tornarono più indietro. I veggenti credevano che “vedere” li rendesse invincibili, perciò quando furono conquistati dagli altri indiani erano troppo indeboliti e furono sterminati.

I vincitori presero il sapere degli vinti, ma non impararono mai a “vedere.” Essi sapevano solo imitare le tecniche, ma non avevano la conoscenza che si deve accompagnare a questo potere. I discendenti dei vincitori divennero degli stregoni che sono attivi anche oggi, ma essi sanno solo imitare i toltechi senza saper fare nulla di buono.

Gli spagnoli vennero molti secoli dopo la scomparsa dei veggenti più antichi, perciò gli spagnoli trovarono la stirpe dei nuovi veggenti. La nuova stirpe era nata dopo la distruzione dei vecchi veggenti. I pochi sopravvissuti alla prima conquista indiana si erano isolati per analizzare le tecniche e i metodi che gli antichi conoscevano.

Primariamente decisero che l’agguato, il sogno e l’intento erano le tecniche-chiave, poi decisero di smettere l'uso delle piante di potere. Questo deve far capire l’effetto che le piante di potere avevano sugli antichi veggenti, e il legame che essi avevano sviluppato con quelle piante.

Gli spagnoli distrussero quelle civiltà, ma i nuovi veggenti erano già pronti a fronteggiare l'eventualità: dopo tante esperienze dolorose erano diventati esperti praticanti dell’arte dell’agguato. I secoli trascorsi nella totale sottomissione e nella violenza gli avevano fatto sviluppare l'ingegno necessario a raffinato la loro abilità.

Non fecero mai capire ciò che erano, perché volevano essere liberi di proseguire in segreto con le loro pratiche. Il loro numero si era ridotto drasticamente per lo sterminio degli spagnoli. Ma i nuovi veggenti sapevano come trasformare l'infelice condizione che vivevano in una preziosa opportunità.

Ancora al tempo presente, disse don Juan, i veggenti si dividono in due gruppi. Ci sono i veggenti di stampo antico che usano solo gli aspetti specifici della conoscenza come curare, danzare, fare incantesimi e parlare. Poi ci sono anche le stirpi dei nuovi veggenti che si addestrano nell'arte dell’agguato, del sogno e dell’intento per evolvere più velocemente.

Al tempo dei conquistatori spagnoli tutti quelli che si erano nascosti avevano fondato delle stirpi guidate da un nagual. Ma molte stirpi si estinsero nel corso dei tempi della dominazione. Verso la fine del 16° secolo, ogni nagual si era isolato volontariamente insieme al suo seguito di veggenti e di guerrieri, perché non volevano avere contatti con altre stirpi.

Questo fatto segnò la nascita di stirpi individuali. La stirpe di don Juan aveva 14 nagual e 126 veggenti, perché un nagual può avere un seguito di 7, 11 o anche 15 veggenti. Gli antichi lasciarono alle stirpi successive il frutto del loro sapere, perciò tutto ciò che i nuovi veggenti sanno lo devono alle conoscenze dei veggenti antichi.

I nuovi veggenti eliminarono gli errori precedenti, ma la base del loro sapere risale ai tempi degli antichi toltechi. La scoperta più importante di quei saggi fu la basilare teoria che l’uomo possiede due tipi di consapevolezza che gli antichi chiamarono lato destro e lato sinistro dell’uomo.

Essi sapevano che la migliore maniera per insegnare era far passare i loro apprendisti al lato sinistro della consapevolezza intensa. Questo è l'unico luogo in cui può avvenire l’apprendimento, ma questa scoperta fu ottenuta al prezzo di errori e dopo molti secoli di sforzi infruttuosi.

La consapevolezza intensa offre la chiarezza e la libertà necessarie per eliminare la razionalizzazione, le difese, l’ira e la paura che limitano la consapevolezza comune. Perciò i nuovi veggenti usarono questa forma di coscienza per instillare nei loro apprendisti la ferma convinzione che si possano fare anche le imprese più inconcepibili.

Però, i nuovi veggenti avvertono che dobbiamo eliminare ogni forma di importanza personale, perché questo è il peggior nemico. Con la considerazione esagerata per la nostra persona sciupiamo la vita a preoccuparci di quello che fanno e pensano gli altri. Ci indeboliamo per restare offesi dai fatti e dei misfatti del nostro prossimo, perciò fatichiamo molto senza avere nulla in cambio.

I nuovi veggenti dicono che eliminando l’importanza personale siamo invulnerabili. L'importanza personale è l’impiccio rappresentato dall’amor proprio. Questo amore falso possiede due aspetti, perché è il nucleo di quello che ha più valore per noi, ma contiene anche il marciume che non vogliamo eliminare.

Eliminare l’importanza personale richiede la strategia suprema che i veggenti antichi e moderni hanno sempre ammirato. Tutte le stirpi di veggenti nutrirono i più sinceri apprezzamenti per quelli che seppero uccidere la propria importanza personale. Perciò i veri guerrieri combattono per una questione strategica, e non per fede o dottrina.

I guerrieri non agiscono per fini morali ma per sviluppare l’impeccabilità che è la capacità di usare in modo adeguato le proprie energie. Chiaramente anche i guerrieri fanno degli inventari strategici in cui elencano tutte le loro attività e interessi. Poi decidono ciò che devono cambiare per avere una pausa nel dispendio delle energie.

Gli inventari strategici riguardano modelli di comportamento che non sono essenziali alla loro sopravvivenza e al loro benessere. Negli inventari, l’importanza personale figura sempre al primo posto di ciò che va eliminato, perché è l’attività che consuma più energia con il minor guadagno.

La prima preoccupazione del guerriero è quella di liberare l’energia sprecata in attività inutili o dannose per poterla canalizzare nello sforzo di affrontare l’ignoto. L’azione di saper economizzare e canalizzare le proprie energie mostra l’impeccabilità del guerriero. Seppure possa sembrare strano, la strategia più efficace fu elaborata proprio dai veggenti che subirono la conquista e la colonizzazione.

I veggenti che vissero quei fatti divennero i maestri infallibili dell’arte dell’agguato. Sottoposti alla crudeltà seppero sviluppare i 6 elementi che hanno influenza reciproca tra loro. I primi attributi furono le 5 qualità cioè controllo, disciplina, equilibrio, tempismo e l’intento. Gli elementi primari sono attributi del mondo privato del guerriero che combatte l’importanza personale.

Il 6° elemento è quello più importante ma dipende dal mondo esterno, perciò i veggenti usarono i tiranni per questo scopo. I tiranni sono torturatori, sono persone che si arrogano il potere di vita e di morte sul guerriero, perciò gli rendono impossibile la vita. I veggenti fecero una classificazione dei tipi di tiranni e la loro classificazione non manca di umorismo.

Don Juan spiegò che l’umorismo è l’unico strumento per combattere l’umana costrizione di fare le classificazioni e gli inventari. I nuovi veggenti misero in cima alla loro classifica, la fonte primaria dell’energia cioè il sommo sovrano dell’universo. Essi lo chiamarono il tiranno, perché lui è l’unico che può dirsi tale senza vantarsi del potere assoluto di vita e di morte che possiede.

Di fronte alla sua grandezza tutti i despoti umani diventano come buffoni, sono uomini da nulla ossia dei tiranni meschini. Essi sono uomini meschini che si arrogano il diritto di perseguitare, danneggiare, opprimere e anche uccidere i loro simili anche senza avere il diritto di farlo.

Al livello inferiore abbiamo meschini tirannucci che perseguitano e danneggiano senza avere il coraggio di uccidere nessuno. Più in basso ancora ci sono meschinetti tirannucci cioè gli esseri infimi in cui mettiamo anche quelli che esasperano e molestano oltre ogni limite. I nuovi veggenti erano favolosi nelle classificazioni, perché avevano una profonda conoscenza dell’animo umano.

Perciò descrissero 4 categorie inferiori di meschini tirannucci. Una categoria è quella di chi usa la brutalità e la violenza per tormentare gli altri. Poi c'è la categoria di quelli che tormentano usando un’insopportabile apprensione. Poi abbiamo la categoria di quelli che opprimono con la tristezza oppure facendo infuriare.

I nuovi veggenti erano geniali, perciò svilupparono una strategia ingegnosa per sfruttare i loro tiranni. Li usarono per eliminare la loro importanza personale e per acquisire l’impeccabilità necessaria. Essi sapevano che l'impeccabilità è l’unica qualità veramente utile sulla via della conoscenza. La strategia dei nuovi veggenti era equivalente ad una manovra mortale, perché la posta in gioco era la loro vita.

Nella geniale strategia il tiranno meschino diventava come una vetta rocciosa che va scalata, e gli attributi interiori del guerriero erano gli strumenti da usare per l’arrampicata. In genere, disse don Juan, la vita fa sviluppare i 5 attributi del guerriero ossia il controllo, la disciplina, l'equilibrio e il tempismo, ma resta l’intento che è la qualità che sviluppiamo per ultima.

L’intento, contrariamente alle qualità che fanno parte dell’ambito umano, si conquista per ultimo perché appartiene alla sfera superiore. L’intento fa parte della dimensione dell’ignoto, mentre i primi 4 attributi fanno parte della dimensione umana in cui vivono gli uomini meschini che si trasformano nei torturatori dei loro simili.

Quello che trasforma gli uomini da poco in oppressori è l’ossessiva manipolazione di tutto quello che essi conoscono. Perciò, solo i veggenti che sono anche dei guerrieri impeccabili, e solo i guerrieri impeccabili che hanno sviluppato anche il controllo dell’intento ottengono il collegamento dei 5 attributi, la quintessenza. Ma un’azione così elevata non si realizza al livello umano e neppure nella vita ordinaria.

Per trattare con i tiranni peggiori è sufficiente avere 4 requisiti, ma un meschino tiranno che diventa l’elemento esterno incontrollabile fornisce l’elemento più importante. Il maestro di don Juan diceva sempre che il guerriero che incontra un tiranno meschino è un guerriero molto fortunato, perciò l’occasione preziosa non va mai sprecata.

Il maggior progresso dei veggenti dell’età coloniale fu la conquista dello schema di progressione a trifase. Infatti i nuovi veggenti avevano approfondito la conoscenza della natura umana, perciò dissero che se uno sa cavarsela con un meschino tiranno certamente può farcela anche contro l’ignoto, e può sopravvivere anche davanti all'inconcepibile.

La reazione più normale sarebbe quella di pensare che sia vero il fatto opposto. Molti credono che un veggente che sa come affrontare l’ignoto non abbia paura di affrontare un meschino tiranno, però non avviene così. Quello che distrusse gli antichi veggenti fu proprio il fatto di aver avuto questa presunzione.

Oggi sappiamo che nulla può temprare il guerriero più di essere costretto a trattare con persone impossibili che occupano posizioni di potere. Gli spagnoli furono perfetti per sviluppare le abilità dei veggenti. D’altro conto, ammise don Juan, è innegabile che "l’ingrediente perfetto per produrre un perfetto veggente è un tiranno meschino dalla sovranità illimitata".

Buona erranza
Sharatan

giovedì 16 gennaio 2014

Sostanze impalpabili



"Gli occhi di un uomo possono svolgere due funzioni:
la prima è vedere l’energia così come fluisce nell’universo
e la seconda è ‘guardare' le cose di questo mondo.
L’una non è migliore dell’altra, ma addestrare gli occhi
solamente a guardare è una rinuncia inutile e disonorevole."
(Don Juan Matus)

I maestri del Pranayama cioè dello Yoga che controlla il prana insegnano che questa energia è mutevole, e che il prana usa mezzi diversi per muoversi. Se lo immaginiamo come una corrente elettrica, vediamola scorrere dentro diversi tipi di conduttori perciò vediamola circolare in fili di ferro, di rame o in altri metalli.

Così avviene con il flusso del prana che circola nel sangue, si muove nel respiro e pulsa nei canali nervosi. Perciò dobbiamo immaginare che, un prana molto concentrato possa circolare senza avere bisogno di nessun mezzo di conduzione, perciò che quel tipo di prana possa muoversi nello spazio cosmico.

Il prana non è solo la forza che scorre nel sangue, nei canali energetici e nelle condutture nervose ma, principalmente, è la forza primaria della vita universale. Il prana del respiro è l'energia più semplice da osservare, perché è la forza vitale che percepiamo meglio.

Il tantra insegna a gestire le energie del corpo, perché esse governano tutto l'equilibrio dell'organismo. Secondo queste dottrine, riconoscendo le energie più grossolane possiamo aumentare la nostra sensibilità, perciò possiamo accedere a forme di energia sempre più raffinate.

Perciò dobbiamo sapere che il prana non è solo la forza del sangue, l'energia del corpo e la forza dei nervi, ma che è una forma di energia molto più complessa. E il rapporto tra i canali dei nervi, i vasi sanguigni e il collegamento con i chakra confermano il perfetto intreccio tra funzioni organiche, psichiche e spirituali.

Questi concetti sono espressi nella dottrina delle 5 guaine dove viene detto che siamo formati da 5 involucri di densità sempre crescente. Tutte le guaine tendono a cristallizzarsi intorno al nucleo interno. Verso il centro convergono tutte le forze interiori, perché lo spazio interno è privo di oggetto e qualificazioni perciò è incommensurabile.

La prima guaina, perciò la più esterna e densa è il corpo fisico costruito con il cibo. Questo involucro è contenuto da una guaina più sottile e delicata che è nutrita dall'aria del respiro. L'impalpabile involucro è fatto di prana e aderisce al corpo formando un corpo eterico che ha la stessa forma del corpo fisico a cui aderisce.

La terza guaina è fatta di una sostanza ancora più impalpabile, perché è il corpo di pensiero che è strutturato dalla nostra personalità, perciò è l'involucro che viene formato e nutrito dal pensiero attivo. La quarta guaina è quella del corpo che viene formato dal corpo della coscienza potenziale che si estende oltre il pensiero attivo per abbracciare la totalità delle nostre capacità spirituali.

L’ultimo involucro è un corpo che contiene tutte le guaine precedenti, infatti è il corpo della suprema e universale coscienza. Questo corpo elevato è nutrito e rinforzato solo dalla gioia esultante, perciò è un corpo che viene percepito solo nello stato di illuminazione e nella meditazione più elevata.

Tutte queste guaine non sono corpi distinti, ma vanno pensati come corpi uno racchiuso nell’altro per proteggere un denso nucleo centrale. Le guaine sono conduttori di energie che si compenetrano e si intrecciano. Nella natura vediamo tutte le sfumature delle composite forme di coscienza, perciò vediamo le coscienze raffinate e le coscienze dense e materialistiche legate alla semplice percezione materiale.

Queste cinque guaine si compenetrano, infatti le guaine sottili contengono le più dense, perciò le guaine più impalpabili contengono un nucleo molto solido. Così come vediamo che il corpo fisico si rinforza con il cibo, così il prana aumenta con la forza del pensiero fino ad influire e condizionare la forma materiale del corpo.

Il pensiero, il respiro e il corpo fisico sono sostenuti dal corpo che contiene la profonda coscienza delle esperienze passate. Nel corpo mentale è raccolto e conservato tutto il materiale da cui il pensiero attinge per trovare la sostanza che usa per le sue creazioni. La coscienza profonda va pensata come lo spazio della subcoscienza o dell'inconscio.

Negli stati avanzati di meditazione, le funzioni subconscie, funzioni sottili e fisiche vengono penetrate e trasformate dalla fiamma dell’ispirazione e dalla gioia spirituale. Questo stato di beatitudine è la vera natura dell'uomo ed è la base della coscienza. Su questi concetti si basa lo Yoga del Fuoco Interiore che, in tibetano, è chiamato gtum-mo.

Solo il corpo spirituale che nasce dall’ispirazione più elevata può armonizzare queste guaine. Lo sviluppo del corpo di materia spiritualizzata sarà l’involucro dell'essere integrato e armonioso del futuro. In futuro avremo l’immortalità fisica che oggi è negata, perché siamo troppo identificati con i valori inferiori delle nostre parti parziali e incomplete. Finché non andremo oltre queste limitazioni saremo soggetti alla sofferenza, alla malattia e alla morte.

E' un errore pensare che la vita umana sia una condizione negativa, perché è una benedizione. Non dobbiamo sprecare l’occasione di vivere nel prezioso corpo umano, e dobbiamo amare il corpo sostenuto dal cibo terreno, perché un corpo così limitato è avvolto e protetto da corpi più spirituali e perfetti.

Il corpo umano vive tra il cielo e la terra proprio per essere il campo in cui si svolge il dramma psico-cosmico. I maestri orientali lo sapevano perciò insegnarono a essere consapevoli del respiro, perché l'elevazione inizia con la spiritualizzazione della materia.

L’attenzione concentrata sul respiro conduce al punto che segna il confine tra il lato conscio e l'inconscio, tra la materia grezza e quella raffinata, tra le funzioni volontarie e quelle automatiche. E la possibilità di accrescere la coscienza è la perfetta natura dell’uomo.

La meditazione inizia controllando il respiro, perché l’evoluzione è la trasformazione delle funzioni automatiche in funzioni coscienti. È la coscienza che permette di essere lo strumento delle forze spirituali, infatti il livello della coscienza condiziona la qualità del prana che si riesce a gestire.

Lo Yoga del respiro insegna che il respiro è la prima forma di energia, perché entra in noi fin dalla nascita, perciò è il collegamento tra corpo e spirito. Secondo gli insegnamenti dzogchen nella tradizione bon, tutti gli elementi cosmici creano e mantengono, continuamente, il microcosmo dell'organismo umano.

Originariamente, nello spazio primordiale, si manifestarono cinque luci che sono 5 aspetti limitati dell'immensa luminosità primordiale. Esse sono le cinque pure luci del livello più sottile degli elementi, perciò sono le prime energie da cui derivano tutte le altre forme di energia, compresa quella della luce.

Le 5 luci divennero poi elementi grezzi, naturali e fisici che, nel microcosmo umano, sono ancora presenti come energie che agiscono nella materia. Nell'uomo, la carne viene associata alla terra, il sangue all’acqua, il calore metabolico al fuoco, il respiro all’aria, e la coscienza allo spazio. Tutto il nostro organismo è creato e sostenuto da 5 energie che svolgono azioni e funzioni diverse.

C’è il prana ascendente che è collegato alla terra, il prana della forza vitale che è collegato allo spazio, il prana sottile simile al fuoco che è collegato al fuoco, il prana diffuso che è collegato all’aria, e il prana discendente che è collegato all’acqua. Un tipo di prana può prevalere o essere carente, perciò può avere una forma più "sottile” oppure più “grossolana.”

L'azione del prana può essere ridotta oppure amplificata con un addestramento specifico, perciò quelle caratteristiche saranno rese più evidenti dalle tendenze che mostriamo. Ogni tipo di prana governa specifici organi fisici e le loro funzioni, ma esso agisce anche nell'aspetto emotivo, mentale e spirituale dell'intero organismo.

Il prana ascendente è quello che attiva l’acutezza dei sensi, che sostiene il pensiero e che aumenta la conoscenza. Questo prana è collegato alla terra, perché sostiene l’attività del cervello che è la funzione più terrena dei sensi e della conoscenza. Il prana vitale è quello che rafforza la vitalità dell’organismo ed è concentrato nel cuore, perché il cuore e la forza procedono sempre insieme.

Il prana che aumenta la vitalità è l'energia che rende più acuta la nostra percezione e tutte le funzioni cognitive. Il prana simile al fuoco è quello dell'energia che governa il metabolismo e la digestione. Esso viene rafforzato da ciò che mangiamo, perché è il prana che regola la temperatura del corpo. Questo è il prana che è sviluppato nello Yoga del Fuoco Interiore. Il prana simile al fuoco è il tipo di energia che va purificata per accendere il fuoco psichico interno, che è il fuoco che permette la beatitudine.

Il prana diffuso che viene associato all’aria è l'energia che fluisce in tutto il corpo e che collega tutte le nostre parti energetiche. Il fatto che il nutrimento entra negli intestini e nutre il sangue, mentre i nervi portano le informazioni sensoriali, mentre il corpo svolge altre attività complesse, avviene per merito dell'azione di questo prana.

Il prana discendente è l'energia che governa le attività escretorie e offre la capacità di godere del sesso, perché è il prana che scorre nel chakra segreto localizzato dietro gli organi sessuali. Secondo i maestri dzogchen, tutto il corpo umano è percorso da luci sfavillanti di colori diversi e queste cellule luminose vengono percorse dal "vento" delle energie.

Forse non è importante studiare tutte le sfumature con cui le nostre funzioni si intrecciano in ambiti fisici e psicologici, individuali e universali, materiali e spirituali. L'essenziale è amare la perfezione della vita e la complessa struttura umana. Così vediamo che le energie non sono basate solo sulla materia grezza, perché il corpo di carne e sangue che indossiamo è il prodotto del linga sarira ossia del corpo eterico, da cui il nostro involucro più denso è emerso.

Buona erranza
Sharatan

mercoledì 22 maggio 2013

Alberi



“Si raccoglie forse uva dalle spine, o fichi dai rovi?
Così ogni albero buono produce frutti buoni
e ogni albero cattivo produce frutti cattivi;
un albero buono non può produrre frutti cattivi,
né un albero cattivo produrre frutti buoni.”
(Matteo 7, 17-19)

Paramhansa Yogananda insegna che l'Energia Cosmica e la Coscienza Cosmica circolano nel midollo allungato sotto forma di correnti positive e negative, perciò formano una serie di magneti che attraggono le forze. In ogni uomo esistono dei magneti che possono attrarre con una forza che è in relazione con la capacità attrattiva che l'individuo possiede. Tutte le parti del corpo che sono in coppia, cioè gli occhi, le orecchie, le mani, i piedi, ecc., sono in grado di trasmettere delle forme di energia positiva o negativa. Ogni coppia di organi forma come un magnete che attrae con una minore o maggiore potenza.

Il magnetismo degli organi si può usare per affascinare, incantare o per sedurre soprattutto usando il tono della voce oppure gli occhi in cui si dice agisca tutto il potente magnetismo dell'anima. La presenza di un forte magnetismo permette ad alcune persone di rallegrare, di offrire sollievo e di rasserenare con il loro flusso positivo, mentre altre persone ovunque vadano sanno dividere e creare la discordia, perchè in tutte le situazioni mettono in circolo il flusso del loro magnetismo negativo. L'imposizione delle mani sulla persona malata si basa sul magnetismo positivo e curativo del guaritore, infatti nelle mani circola un enorme flusso di potere magnetico.

Una volontà che non si fa scoraggiare e che sa persistere nell'avanzare inesorabile verso la meta stabilita è la manifestazione del potente magnetismo della volontà, perciò si dice che una forte volontà umana esprime la stessa forza della volontà divina. Il modo migliore per conoscere veramente le persone sarebbe quello di vivere per qualche giorno nella stessa casa. Quando si vive insieme si impara a percepire non soltanto il magnetismo che l’altro emana volontariamente, ma anche il magnetismo connaturato all'essere e che promana nella sua stessa presenza quotidiana.

Anche se le persone che vivono assieme sono in silenzio circola tra loro una forza energetica prodotta dal magnetismo peculiare delle persone che è condizionato dalla coscienza, dal tipo di natura, dal grado di vitalità e dalle caratteristiche fondamentali dell’essere. Ciascuno può sentire il forte magnetismo che emana dagli altri, anche se avviene come percezione silenziosa del pensiero, del sentimento, del tono vitale dell’altro. Questa percezione avviene entrando nel raggio d'azione delle persone, ma la finezza percettiva è condizionata dai limiti della nostra sensibilità.

Ogni uomo porta con sé tutta la gamma di vibrazioni che lo seguono come un ombra, e che sono il frutto delle influenze e delle tendenze che sono accumulate nel centri magnetici; e questo si mostra nella qualità della carica magnetica. Anche se non lo sappiamo, comunichiamo anche in questo modo silenzioso e profondo, perciò se comprendiamo come avviene la percezione del magnetismo vibratorio possiamo avere molte informazioni utili anche sul nostro modo personale di funzionare.

Tutte le persone più imparziali e più sensibili possono testimoniare di avere avuta l’occasione di percepire una persona solo guardandola negli occhi o stringendogli la mano. Molti possono testimoniare di avere avuto dei contatti in cui hanno sperimentato una percezione intuitiva della più intima e vera natura dell'altro. Istintivamente noi sentiamo quando le persone sono agitate, spaventate, irascibili oppure le sentiamo calme, gentili, felici ecc.

Per le persone normali la percezione avviene quando si entra in contatto diretto con l’altro oppure quando siamo in un raggio d'azione ridotto, ma i grandi maestri sono in grado di percepire anche a distanze enormi, infatti essi sono anche in grado di percepirsi reciprocamente. Ma, se escludiamo i livelli dei maestri, vediamo che tutti usano diversi tipi di percezione.

Al primo livello sentiamo la coscienza del corpo che percepisce se stesso in funzione del suo aspetto, della sua personalità, dei suoi possessi materiali, dei suoi titoli e di altre cose simili. Nello stato subcosciente l'anima si conosce per mezzo dei suoi sogni o come incoscienza del sonno profondo, mentre nello stato supercosciente l'anima conosce la sua realtà percependosi come entità che è priva di forma e di qualità.

Quando l'anima emerge e cresce salendo oltre queste forme di percezione essa supera i tre corpi ed entra nello stato della Coscienza Cristica che percepisce in tutte le cose l'Intelligenza Suprema che guida la Creazione. Il termine sanscrito "Kutastha Chaitanya" o Coscienza Cristica è collegato a uno dei più grandi profeti dell'induismo, cioè Jadava. Jadava visse nel 1500 a. C. e giunse a realizzare la percezione della "immutabile coscienza presente in ogni atomo della materia e in ogni granello della creazione finita”, dice Yogananda.

Il nome spirituale che assunse dopo la sua realizzazione fu Cristna, per indicare che il suo corpo fisico veicolò e manifestò la Coscienza Cristica, ossia l'Intelligenza Universale che è presente e circola in tutte le cose. Il nostro cieco attaccamento all'aspetto superficiale e materiale delle cose ci impedisce di capire che il Cristo e il Messia che si insegue da sempre non è altro che l'innalzamento a questo tipo di percezione.

Noi abbiamo imparato a dormire, dice Yogananda, ma non abbiamo imparato a vivere in estasi che è una condizione molto più piacevole del sonno che offre solo i sogni che lasciano solo le sedimentazioni illusorie dell'immaginazione. Una persona che dorme e che sogna non comprende neppure di essere nel sonno o nel sogno, almeno finché non viene ridestata. Essendo addormentati nella materia vediamo solo gli oggetti materiali e ignoriamo che l'uomo è composta da tre alberi.

Nell’uomo esiste l'albero del sistema nervoso fisico che affonda le sue radici nel cervello, il tronco lo troviamo nella spina dorsale che forma l'asse cerebro spinale. I nervi afferenti ed efferenti si diramano dall'asse cerebro spinale facendo le ramificazioni nervose, perciò i sensi e le sensazioni che spuntano alla fine delle ramificazioni nervose sono i frutti.

Questo albero è fatto di nervi che possono produrre frutti buoni o cattivi, perché la qualità dipende dall'individuo che possiede l'albero del sistema nervoso. Quando l’individuo nutre e coltiva dei pensieri velenosi, essi si annidano alle radici dell'albero della vita che vive nel suo cervello, perciò produce i frutti delle cattive sensazioni che maturano sui rami dei vari nervi.

Quando si nutrono i pensieri cattivi essi creano il desiderio delle cattive sensazioni, perciò i terminali dei nervi ottici e uditivi si caricano dei frutti delle cattive sensazioni. L’assuefazione alla negatività sviluppa il desiderio crescente di ascoltare parole di lode e di adulazione oppure di sentire parole maligne. Un cervello che viene allevato e nutrito solo con i pensieri buoni crea l’albero vitale che ha acquisito buone abitudini e che desidera solo buone sensazioni.

Ogni albero vitale affonda le sue radici nel terreno della Coscienza Cosmica, perchè il sistema nervoso fu originariamente creato per attrarre e gustare solo buone sensazioni. Ma, con il libero arbitrio, l'uomo è libero di poter attrarre il bene o il male, perciò l'albero della vita si può inquinare o ammalare. Una volta che il sistema nervoso si è abituato a funzionare in modo disarmonico, è molto difficile riportarlo allo suo stato di bontà originaria.

Un sistema nervoso gravemente disturbato non può produrre che frutti del desiderio cattivi e non sarà più in grado di produrre dei desideri per le buone sensazioni. Perciò si disse che l'uomo viene riconosciuto dai frutti che produce. Oltre all'albero vitale fisico, nell'uomo ci sono altri due alberi, cioè l'albero di vita astrale e l'albero della coscienza.

L'albero di vita astrale ha le sue radici nei raggi dei mille petali nel cervello, il suo tronco è la corrente cerebrale Sushumna e le correnti sottili che si diramano dal sistema nervoso formano i rami astrali. L'albero di vita astrale viene nutrito dall'energia cosmica e produce generalmente le impercettibili sensazioni interiori che solo l'essere molto elevato può raccogliere e gustare. I frutti di questo albero sono percepibili solo alla luce dell'estasi, dice Yogananda, e consistono nei poteri miracolosi di grandi maestri che potevano avere visioni, ascoltare suoni cosmici e altre percezioni astrali.

Queste capacità sono sviluppate da coloro che hanno acquisito il potere di separare il corpo astrale dal corpo fisico, e che sanno mutare la forma del loro corpo astrale. Oltre l'albero di vita astrale c'è l'albero della coscienza che ha le sue radici nell'intelligenza cioè nel cervello. Il suo tronco è la mente e i suoi rami sono costituiti dalla ragione, dalla volontà e dal sentimento personale: da questo albero vengono sia i frutti dei pensieri cattivi che quelli dei pensieri buoni.

Quando l'albero della coscienza viene innaffiato con l'acqua della intuizione che proviene dalla fonte della meditazione, l'albero cresce totalmente buono perciò produce solo i frutti dei desideri buoni. Nascosto sotto i questi alberi c'è un albero più grande che sostiene tutto ed è l'albero della Supercoscienza che affonda le sue radici nella Coscienza Cosmica. Il suo tronco è costituito dalla supercoscienza, i suoi rami sono le percezioni supercoscienti, subcoscienti e coscienti.

Quando la nostra percezione sarà evoluta e sarà in grado di percepirlo sentirà che l'albero della supercoscienza produce i frutti dell'intuizione supercosciente e dei sogni spirituali subcoscienti, e che esso fruttifica con le migliori sensazioni. Dio è la radice unica di tutti gli alberi, infatti il suo tronco è l'Energia Cosmica, e i raggi di energia cosmica che scorre nella creazione formano i rami: tutti gli universi e i mondi fisici e astrali sono il prodotto dell’albero della Coscienza Cosmica.

In origine, nell'albero della Coscienza Cosmica dovevano circolare solo cose belle e buone, ma una disarmonia mise in circolo la linfa velenosa dei cattivi desideri, perciò nell'albero dell'Energia Cosmica possono circolare anche le guerre, i conflitti, i terremoti e la dissoluzione dei mondi e dei sistemi planetari. Tutte le vibrazioni indicano un processo simile nelle persone, perciò dalla qualità delle loro vibrazioni comprendiamo quale albero hanno coltivato in loro.

Buona erranza
Sharatan