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venerdì 29 agosto 2014

Veicoli per anime



“Ci sono delle persone che non stanno
al di sopra degli animali. Ci sono degli animali
che per coscienza sono come le persone umane.”
(Peter Deunov)

Gli animali sono un grande mezzo per lo sviluppo degli esseri umani. Possiamo pensarli come dei veicoli che sono usati dalle anime, perché gli uomini che restarono indietro nello sviluppo diventarono le forme animali. Gli animali sono anime umane che non seppero diventare ragionevoli, perciò sono delle anime umane che devono sviluppare meglio. L’uomo dovrebbe essere il custode degli animali ma, per ora si limita a ucciderli e mangiarli o li sevizia per divertirsi. In futuro avremo una consapevolezza maggiore sul rispetto e la protezione che dovremmo offrire ai “fratelli minori” restati immaturi.

Steiner dice che la vivisezione sugli animali sarà scontata durante la purificazione che affrontiamo dopo la morte. Chi torturò gli animali sentirà le sofferenze che procurò a quelle povere bestie. Gli animali furono creati a vantaggio dell’intero creato, infatti Dio li creò prima dell'uomo anche, secondo una leggenda cabalistica, fu l’uomo che trovò il nome a ogni animale. Il mito biblico narra che l’Adamo mangiava le piante e la frutta perciò conviveva pacificamente insieme agli animali.

A causa di questa unione tra uomini e animali il peccato originale causò anche la caduta degli animali che uscirono dal Paradiso e ci seguirono nell’esilio terrestre. Infatti l’uomo diventò carnivoro dopo la cacciata dal Paradiso quando Abele diventò un pastore di greggi. E Abele fu ucciso da suo fratello Caino, perché il mangiare carne implica la necessità di uccidere gli animale. Nel fatto di uccidere è sempre inclusa la conseguenza di un atto negativo che comporta l'accumulo del karma negativo.

Fin dall'inizio l’animale ha scontato gli errori degli uomini, perciò si dice che i disastri della terra sono causati anche dalle sofferenze che infliggiamo agli animali. La struttura della terra ha uno strato sensibile che percepisce il dolore delle anime vegetali e animali che soffrono. Essa reagisce con lo spasmo che chiamiamo "terremoto" che mostra la reazione di dolore al dolore. Le cattive relazioni tra gli uomini e gli animali sono la causa occulta di molte malattie, perciò dovremmo sapere che esse sono dovute al fatto che non impariamo a trattarli meglio.

Le piante e gli animali sono gli alfabeti dell’uomo, dice il maestro Deunov, ma il linguaggio che rivolgiamo al mondo animale è ancora blasfemo. A livello occulto uccidere un uomo o un animale è uguale. Se ci macchiamo le mani del sangue animale facciamo del male e aumentiamo il nostro karma negativo. Ma possiamo ucciderli per difendere la nostra vita se essi ci assalgono. Perciò possiamo uccidere tutte le vite parassitarie perchè sono forme di vita sterile. Infatti i parassiti non danno nulla ma rubano solo la vita degli altri.

Perciò uccidere i bacilli e le malattie infettive prodotte dalla degenerazione della mente e delle azioni umane è bene. Invece resta proibito uccidere ogni vita che fu creata da Dio per collaborare alla sua creazione divina. I topi, i conigli e tutti i roditori sono parassiti come pure lo sono anche pidocchi e cimici creati dagli errori del pensiero collettivo. Mentre vediamo che i bruchi sono utili, perché partecipano alla vita delle piante invece i rettili non sono pensati nella loro utilità.

Noi abbiamo uno strano concetto di ciò che è utile o inutile, perché l'importanza della vita dipende dalla catena biologica a cui appartiene l’organismo. Gurdjieff dice che tutta la vita fa parte di una serie di catene biologiche che dimostrano la vera natura dell’essere. Attualmente agli animali non vengono riconosciuti diritti sulla terra, ma nel mondo spirituale essi godono di una dignità che è pari a quella delle altre forme di vita. Anche noi uomini, in futuro, impareremo a non ucciderli.

La giusta posizione nel nostro procedere come esseri umani è mostrato dal nostro modo di camminare. Vediamo che siamo strutturati a camminare eretti sulla terra. Questa è giusta direzione dell’uomo che cammina in perpendicolare rispetto al centro del sole e della terra. Da questo si dimostra la prova della nostra intelligenza. I maestri dicono che l’intelligenza umana è mostrata dalla lunghezza di questa ellisse, e la larghezza dell’ellisse mostra la sua sensibilità.

Gli animali sono diversi dagli uomini perché camminano a quattro zampe perciò sentono il sentimento molto più di quanto sarebbe giusto. Anche l’uomo usa troppo la sua mente perciò resta squilibrato. Se tra uomini e animali avvenisse uno scambio equilibrato si potrebbe eliminare gli eccessi dei due sistemi viventi. Ancora non avviene, perciò ci uccidiamo perché l’animale è privo di mente ci uccide e ci mangia in questa distruzione reciproca.

Ogni volta che freniamo lo sviluppo di un'altra vita facciamo anche un danno a noi stessi e freniamo anche la nostra evoluzione, perché lo dice una legge divina. Anche se un pastore si ammala può essere guarito dalle sue pecore sane, infatti gli animali hanno doti e capacità terapeutiche. Steiner dice che gli animali accompagnano l'uomo fin dalla vita lunare poi ricompaiono nell’epoca della Terra. Gli animali carnivori vengono dalle radici del mondo vegetale, mentre gli animali erbivori provengono dai rami.

La longevità dell’uomo è legata al mondo vegetale, mentre la nostra mobilità e il sangue freddo ci derivano dai pesci. La respirazione l’abbiamo ereditata dagli uccelli, perché gli uccelli sono “il primo fattore per la creazione del pensiero umano e della respirazione,” dice Deunov. L’uomo ha avuto gli animali come compagni di evoluzione fin dalle fasi primitive del suo sviluppo perciò ha imparato molto da loro. Abbiamo imparato la laboriosità dalla vita dei mammiferi, la diligenza e la contentezza dagli erbivori.

Dagli animali che mangiano carne abbiamo imparato l’arte della cucina e l’usanza di friggere, dice Deunov. Per tanti motivi e altre ottime ragioni non debbiamo credere che gli animali vanno abusati e uccisi a nostro capriccio. Nella pelle animale vivono gli esseri dell’epoca lunare che non seppero diventare uomini perciò restarono indietro e si rifugiarono in corpi animali. Infatti tutti i ritardatari dell'evoluzione rimasero come buoi, cavalli, gatti, uccelli e negli altri animali.

Tutti i vegetali, tutte le piante da frutto e tutti gli animali si sacrificano a vantaggio della vita umana e per amore di Dio. Tutti quelli che vivono in terra come pianta o animale non sono degli stupidi ma sono i figli di creature molto elevate. Essi nascono dalle più alte gerarchie celesti, infatti le piante sono figlie degli angeli e gli animali sono figli degli arcangeli. Noi viviamo in grazia del sacrificio di queste anime superiori che si sacrificano per amore e per compassione.

Crediamo che la carne offre molta forza, ma seppure gli animali che si nutrono di cerne sono più energici in realtà gli erbivori sono più forti. L’elefante è più forte della tigre che è veloce, ma la forza dell’elefante è leggendaria. Il compito degli animali è quello di raccogliere il magnetismo, perciò finché gli animali sono sani restano sani anche gli esseri umani. Gli animali aiutano gli uomini che non ricambiano al meglio il loro amore. Gli animali accumulano dentro di loro tante forze magnetiche che sono molto utili al nostro magnetismo.

Gli animali assorbono e neutralizzano le disfunzioni energetiche, perciò dal taglio degli alberi e dalla morte degli animali provengono i nostri maggiori squilibri. La vita vegetale e la vita degli animali sono il serbatoio di forze vitali che è utile per la vita della terra e dell’uomo. La distruzione dei mammiferi vedrà la perdita della loro energia che fuggirà per tornare nello cosmo. Dovremmo usare la natura e gli animali per aumentare le sue risorse vitali.

Infatti le sofferenze e i disagi mentali che vediamo intorno sono dovuti al fatto che distruggiamo tutto e non sappiamo più come guarire. Anche i pensieri negativi di animali che vengono uccisi sono pericolosi perché l'anima collettiva è più potente dell'anima singola. Sia la mente collettiva umana che l’anima collettiva animale formano correnti di potente energia dette eggregora con valenza positiva o negativa. Ma l’odio e il dolore danno correnti negative che ricadono sugli esseri che uccidono.

Nell’antica Grecia visse Diogene di Sinope che morì nel 323, perciò visse nell’epoca di profonda crisi della vita politica greca. Si assisteva al rovesciamento dei suoi valori più sacri, perciò il filosofo fu rappresentato come il perfetto cinico che è in rivolta contro i valori correnti. Diogene Laerzio racconta di lui che usava un corto mantello in cui usava dormire.

Si dice che avendo scritto a un tale per avere una casetta in cui vivere non ebbe risposta, perciò andò a vivere in una botte che era nel Metro. Si narra che vedendo un fanciullo bere nella coppa delle sue mani, gettò la sua ciotola dicendo che anche un fanciullo lo aveva vinto nel poco. Si dice che insegnasse ai cani che lo seguivano e che visse come un cane randagio ricercando, alla luce di una lanterna, l'essere umano.

Buona erranza
Sharatan

sabato 12 settembre 2009

Donne e uomini “pensanti” per rompere il muro del silenzio


Pubblicato nel sito de: “L’Unità” il 12 settembre 2009:

“Donne e uomini “pensanti” per rompere il muro del silenzio

Da snob mi consento diverse cose, ormai è “facile” si è snob nel confidare nella ricchezza culturale piuttosto che in quella anti-culturale, e/o nel nutrire disinteresse per lo “scambio tra corpo e carriera”, e/o nell’esprimersi contro il cinismo. Mi consento di guardare poca Tv orwelliana, sfogliare quotidiani inglesi, indignarmi: è evidente anche a me che le donne (ma non tutte le donne) stiano impiegando ogni risorsa per esibirsi con fare sguaiato, valorizzare un corpo porno–soft (o hard), concepirsi alla stregua di effettivi oggetti sessuali (in quanto oggetti, si vendono e acquistano a “prezzo di mercato”), vivere la propria sessualità in funzione della gratificazione maschile (non di tutti i maschi), agognare denari e successi facili.

Già le donne (ma non tutte le donne) aspirano all’uggiosa omogeneità delle letterine, modelle, troniste, veline e, recentemente, escort. Recentemente? Dai tempi di Eva? Senza trascurare che, banalmente, benché spogliarmi sia un mio diritto (si badi bene: non un mio dovere), rimane vero che vi sono nudità e nudità: alcune belle, pure, non strumentali, altre orribilmente pornografizzate. Il privato si è trasformato in pubblico e il pubblico in privato. C’è privacy e privacy, pubblico e pubblico.

Si promuove la lotta contro la violenza sulle donne, ma si promuovono anche le escort. Il denominatore comune: esternare. Eppure rido con Roberto Begnini a radio Rtl: “Parleremo anche di cose leggere, escort, mignotte e ballerine, tutte cose pubbliche. Non vorrei, Silvio, toccare temi privati come la crisi e la disoccupazione”. Rido perché Begnini è un comico, e non un comico riciclato in un politico, né un politico camuffato da comico (le troppe gaffe di George Bush non mi facevano affatto ridere).

Un riso amaro perché permane il dubbio che tutto questo si connetta (come?) a un vecchio slogan femminista: il privato è politico, è pubblico. Nella nostra presente società, scurrile e volgare, gli interpreti e le interpreti dello slogan ormai eccedono: non vorrei discettare con loro di Kate Millett (chi era costei?), meglio qualche “gossip” sui modelli femminili assoluti della contemporaneità: Victoria Beckhman, Paris Hilton, e via dicendo, quando va bene.

Perché non reagire? Reagire a cosa? Non reagiamo a noi stesse che sbeffeggiamo la democrazia, astenendoci dal votare per la fecondazione assistita, la diagnosi preimpianto, la ricerca sulle cellule staminali embrionali. Non reagiamo quando gli intellettuali tessono le lodi dell’irrazionalità, col risultano che la dicotomia femmina/maschio, donna/uomo (dicotomia sessista) viene a rafforzarsi nell’immaginario collettivo, con i maschi/uomini che permangono nell’essere giudicati non solo animali umani razionali, ma anche attivi e oggettivi, in opposizione a donne che risultano non solo animali non umani (in quanto oggetti sessuali) ma anche irrazionali, emotive, passive, soggettive. Non reagiamo di fronte ai sinonimi di «uomo» e di «donna» che troviamo nella versione 2007 di Microsoft Office Word.

Sinonimi di “uomo”: “essere umano, persona, individuo, genere umano, il prossimo, umanità, gente, maschio, adulto, addetto, operaio, tecnico, giocatore, atleta, soldato, militare, elemento, unità, un tizio, un tale, uno, qualcuno”. Sinonimi di “donna”: “femmina, gentil sesso, bel sesso, sesso debole, signora, signorina, donna di servizio, domestica, cameriera, collaboratrice familiare, colf, governante, dama, regina”. Manca “escort”: peccato!

Il referendum, il fascino dell’irrazionalità, i sinonimi Microsoft appaiono innocui rispetto a “culi, fighe, peni, tette” sbattuti ovunque, oltre che in prima pagina. Apparentemente innocui. Perché se irrazionali, emotive, passive, soggettive, le donne non riescono a nutrire fiducia nelle proprie capacità intellettive, ad aspirare, per merito comprovato, non per “gnoccheria”, a posizioni scientifico-culturali di spicco, ove il corpo non debba venir mercificato.

Per di più, prima di reagire in quanto donne, e non in quanto donne e uomini consapevoli nonché pensanti, occorre sollevare qualche semplice domanda: cosa abbiamo in comune noi donne, oltre il sesso d’appartenenza – sempre che con “sesso” ci si riferisca a qualcosa di univoco?; l’appartenenza a un sesso e/o a un genere è «naturale», nel senso che, se sei femmina (o maschio), donna (o uomo), rimani tale per la tua intera esistenza?

Sostenendo che tutte le donne appartengono al medesimo sesso femminile e tutti gli uomini al medesimo sesso maschile non risultiamo ciechi nei confronti delle tante differenze che sussistono tra le stesse femmine/ donne e tra gli stessi maschi/uomini, rischiando di sottolineare e condizionare indebitamente comportamenti e competenze declinate al “maschile” e al “femminile”?

Perché ingabbiare le nostre individualità, le nostre singole peculiarità? In Italia domina la cosiddetta filosofia della differenza sessuale, su un piano anche socio–politico e religioso: le donne sono essenzialmente simili, e da ciò ne deriva, volente o nolente, che tutte le donne sono (o debbono essere?), più o meno, dolci, empatiche, sensibili; adatte a compiti di cura, e non a quelli dirigenziali, intellettuali, militari, politici, scientifici; umili e deferenti; poco assertive; fisicamente e psichicamente deboli.

E perché non anche necessariamente provocanti, con una nuova ermeneutica inconsapevole del “questo corpo è mio e me lo gestisco io”, o forse solo un’estrosa interpretazione del “my body is my own business”? È l’essenzialismo, non solo gli uomini di potere e le loro escort, a trasmetterci, almeno a livello teorico, la convinzione che ciò che è virtuoso nel femminile è patologico nel maschile, e viceversa.

È virtuoso l’uomo con le rughe, che si circonda di escort, mentre è patologica la donna con le rughe che si circonda di escort; è virtuoso l’uomo duro, patologica la donna dura - fortuna che le realtà ogni tanto smentiscono le fantasie: per esempio, alla fine le rughe di Hillary Clinton hanno prevalso su quelle di John McCain, mentre a capo degli istruttori dell’US Army vi è il sergente maggiore Teresa King.

In verità, apparteniamo in modo fluido al mondo, in quanto donne e uomini in carne e ossa; non possiamo esentarci dalle nostre responsabilità individuali, schermandoci dietro la schematicità delle essenze. Responsabilità che concernono anche la preferenza sessuale: desideri, sogni, fantasie, identità, atti, scelte, riconoscimenti privati e pubblici, non invariabilmente eterosessuali, anzi, nonostante l’imperante eterosessismo e la crescente irragionevole omofobia.

Se il silenzio deve essere violato, non potrà, in fondo, esserlo che da donne e uomini, consapevoli e pensanti. La donna non è che pura apparenza, al pari de l’uomo, uno strumento coercitivo per imporre a singoli individui determinati comportamenti, legittimare determinate pratiche e delegittimarne altre. Ruoli culturali, professionali, sessuali e sociali distinti? Se rispondi in senso negativo, non sei una “vera donna” o un “vero uomo”? La disapprovazione contenuta nel “Tu non sei una vera donna” ci interessa sul serio?

Le “vere” donne ormai (escort o madonne, che siano, nella vecchia classificazione, non affatto desueta) non risultano, forse, donne solo a causa di desideri sessuali, che corrispondono a quelli che la donna deve avere, donne che frequentano certi palazzi e certi uomini? Come reagire? Con una comunicazione, fisico-verbale, ove non sussiste equivalenza tra sessualità e genialità, con una corrispondenza in cui si esplora se stessi/e e l’amato/a in un’eroticità anticonformistica, in cui le donne(almeno alcune) travalicano, anche da tempo, lo stereotipo logorato dell’oggetto da assoggettare, consumare.

Donne e uomini, consapevoli e pensanti, possono relazionarsi tra loro da veri e propri individui, rispettarsi, per evidenziare le molteplici differenze che corrono tra donne, al di là di quelle insulse omogeneizzazioni che le desiderano comunque silenti. Pur ricordando che anche il silenzio è una forma di comunicazione, rompiamo il silenzio, sì, insieme agli uomini pensanti, seguendo la stupenda mente androgina di Virginia Woolf (chi era costei?) nelle Tre ghinee:

“Ci troviamo qui… per porci delle domande. E sono domande molto importanti; e abbiamo pochissimo tempo per trovare la risposta. Le domande che dobbiamo porci… e a cui dobbiamo trovare una risposta in questo momento di transizione sono così importanti da cambiare, forse, la vita di tutti gli uomini e di tutte le donne, per sempre… È nostro dovere, ora, continuare a pensare… Pensare, pensare, dobbiamo... Non dobbiamo mai smettere di pensare: che “civiltà” è questa in cui ci troviamo a vivere?”.

Difficile accusare Virginia Woolf e la sottoscritta di bigottaggine; per quanto mi riguarda, sono solo una vecchia signora posata, di quarantasei anni, che cerca di adempiere al proprio dovere.”

L’articolo porta la firma di Nicla Vassallo, e mi sorge il dubbio di Don Abbondio: Vassallo, Vassallo, chi era costei? Allora indago. Ho scoperto sul suo sito web, che Nicla Vassallo è una filosofa italiana. Ha studiato all’Università di Genova e al King’s College dell’Università di Londra, specializzandosi in epistemologia. Dopo aver conseguito il dottorato di ricerca in Filosofia della Scienza, ha lavorato prima come Research Fellow e poi come Ricercatore. Risale al 2002 la sua idoneità da Professore Associato in Logica e Filosofia della Scienza presso l’Università di Catania e al 2004 la sua idoneità da Professore Ordinario in Filosofia Teoretica presso l’Università di Bergamo.

Dal 2003 al 2008 è stata Visiting Professor nella Facoltà di Psicologia dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, dove ha tenuto il corso di Epistemologia. Dal 2005 è Professore Ordinario presso il Dipartimento di Filosofia dell’Università di Genova dove ha insegnato Propedeutica Filosofia, Filosofia della Conoscenza ed Epistemologia. Attualmente insegna Filosofia Teoretica e fa parte del corpo docente del Dottorato in Filosofia.

E’ stata responsabile in passato di sette progetti di ricerca del CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche), membro del Board della SIFA (Società Italiana di Filosofia Analitica), è professore ordinario di filosofia teoretica all’Università di Genova, è Book review editor della rivista “Epistemologia”, membro dell'Advisory Board dell’”European Journal of Analytic Philosophy”, dell’”Institute for Scientific Methodology”, di “L&PS: Logic and Philosophy of Science”, della rivista “Iride: Filosofia e discussione pubblica.”

E’ membro del “Board of Directors” della “Fondazione per la Cultura”, membro dell’”Editorial Board” di “Gender” e di “Iris”, fa parte del Consiglio scientifico del “Festival della scienza”, del “Festival per l'Economia Interculturale”, dell’”Osservatorio Nazionale sulla Salute della Donna”, della rivista “Estetica”, di “Scienza & Filosofia”. Scrive regolarmente su Domenica, il supplemento culturale del Sole 24 Ore. Ha praticato nuoto e giocato a basket a livello agonistico per anni, ed è istruttrice di vela.

Meno male, ora che la inquadro meglio, si dimostra che Nicla Vassallo è “una vecchia signora posata, di quarantasei anni, che cerca di adempiere al proprio dovere” una di quelle donnine tranquille e posate che piacciono a me! Del suo pensiero condivido ogni virgola, solo che lei è più brava a scrivere e ad insegnare come "andare per mare." Io navigo da troppo poco e sono un nocchiero reticente!
Buona erranza
Sharatan