mercoledì 14 settembre 2011

I fatti che ritornano


“Dammi quell’uomo che non è schiavo della passione,
e io lo porterò nell’intimo del mio cuore,
si, nel cuore del mio cuore.”

(W.Shakespeare - Amleto, atto 3, scena 2)

La storia delle nostre esperienze entra nella memoria degli schemi energetici, perciò l'impronta tende a ripetersi nelle situazioni che sperimentiamo. Solitamente si ripropongono le interazioni in cui entrano in gioco gli aspetti problematici, perciò è essenziale avere un’esperienza consapevole delle nostre reazioni emozionali. Le circostanze ritornano affinché riconosciamo ed eliminiamo i disturbi energetici delle emozioni, perciò i fatti si ripropongono per farci modificare uno schema emotivo errato.

Imparare a riconoscere la natura delle nostre emozioni aiuta il distacco dalle situazioni che ci opprimono, poiché la loro conoscenza riesce a eliminare i conflitti collegati ai modi errati del nostro agire. La libertà che si conquista è quella di vivere senza le conseguenze di scelte errate, perciò di vivere una vita libera da implicazioni karmiche. Nella vita ripetiamo spesso dei drammi in cui siamo attori o spettatori, poiché l’emozione resta intrappolata ai desideri e alle passioni dell’ego, ma l’analisi del processo deve essere frutto di una comprensione che è molto superiore all'ego.

Saper vedere che tutti gli uomini sono esseri in difficoltà e che tutti sono ignoranti dei loro meccanismi mentali ci permette di trasformare la situazione, di interrompere la condizione e di svincolarci dal ruolo che dovremmo impersonare. Anche se fossimo degli “agenti provocatori” e se il nostro ruolo potesse avviare la liberazione delle emozioni altrui dobbiamo avere il coraggio di saper vedere nelle situazioni con chiarezza. Nelle relazioni avviene di reagire in modo esagerato perciò sorge un conflitto, ma dobbiamo ricordare che tutte le reazioni sono delle aberrazioni mentali se ripetiamo sempre il medesimo copione interpretando lo stesso spettacolo e se diamo troppe repliche nella vita: lo spettacolo diventa malsano e noioso!

Logicamente ammettiamo che il provocatore e il provocato debbano avere entrambi il torto o la ragione se devono interpretare il ruolo degli opposti nello stesso dramma. Vedendo delle situazioni di vita che si ripetono sentiamo dei sentimenti dolorosi, ma l’orizzonte diventa più chiaro poiché vedere il problema stimola alla ricerca della soluzione. La ripetizione è impressa nella memoria delle nostre emozioni, perciò dobbiamo scavare in profondità per ritrovare quei frammenti di vita e poter costruire la consapevolezza totale di cose e di fatti.

La vita va sempre analizzata per eliminare limitazioni e per spezzare le catene del passato, ma dobbiamo usare la gentilezza e la compassione verso noi e verso gli altri quando facciamo questo lavoro. Tutto diventa più facile se pensiamo che tutti fanno del loro meglio per sostenere la loro vita e per impersonare il ruolo che scelgono, perciò che tutti gli uomini possono avere la difficoltà di vivere al meglio. Noi vediamo meglio i difetti degli altri perché non vediamo con lo sguardo neutrale le cose che scatenano le nostre più forti emozioni, poiché ogni situazione e ogni emozione può essere grottesca, goffa o paradossale in ognuno.

In ogni recita è possibile che l’attore possa fare un’esecuzione poco brillante, perciò questo dovrebbe eliminare la presunzione di essere sempre migliori e di avere sempre ragione. E' l’ego che ci fa restare in gioco quando non ci arrendiamo al torto perché l'ego non ama ammettere di sbagliare, perciò usa l’ostinazione e il desiderio di rivalsa come alibi per farci restare intrappolati all’interpretazione del dramma. Dobbiamo sapere che la nostra carica energetica viene magnetizzata dalle situazioni, perciò le situazioni tendono a ripetersi se l'attenzione viene predisposta a scegliere lo schema che è già noto, anche se è molto penoso.

La tragedia di molti, dice Nathaniel Branden, è che se gli uomini devono scegliere tra l’avere ragione e l’opportunità di avere benessere scelgono l'avere ragione, perché la gratificazione mentale rafforza l’autostima perciò molti preferiscono accrescere i meccanismi dell’ego piuttosto che sperimentare la felicità: e l’avere ragione è l’unica soddisfazione per l’ego che costruisce uno schema autodistruttivo. Sapere di essere infelice diventa il destino, perciò anche quando la realtà può offrirci la felicità non vogliamo sbagliare per non eliminare la gratificazione dell‘ego, perciò eliminiamo la felicità. Non è l’ego che sbaglia, ma è tutta la realtà che è in torto!

Abbandonare la presunzione aumenta la comprensione e permette di capire il vero senso delle situazioni, infatti per liberare la carica energetica emotiva dobbiamo analizzare l’emozione con lucidità distaccata. Conoscere la natura delle emozioni per riequilibrare le emozioni alle situazioni per come sono significa chiamare le emozioni con il loro nome e saper vedere il piacere, il dolore, l’imbarazzo, l’ira, la gioia, la paura, etc. per quello che esse sono nella loro essenzialità emotiva e non sentirle collegate alle situazioni.

Osservando le emozioni percepiamo la familiarità di quelle ricorrenti, perciò identifichiamo i nostri schemi emozionali più ricorrenti: e questo è il primo passo verso la soluzione dei nostri conflitti interiori. Dopo aver allentato il sovraccarico energetico delle emozioni riflettiamo ancora sugli schemi ricorrenti a cui esse si collegano, poiché gli schemi non riconosciuti si ripetono se la lezione non viene acquisita: per questo le emozioni che sorgono non vanno mai respinte, poichè esse vengono a chiedere l'aiuto della nostra comprensione.

Le emozioni sono gli indicatori di ciò che sente la nostra anima, perciò analizzare le emozioni fa comprendere cosa ci tiene incatenati agli schemi negativi che ripetiamo e che rendono infelice la nostra vita. E’ necessario lasciare che l'intensità emotiva sia espressa per riconoscere quello di cui abbiamo bisogno, ma dobbiamo evitare che la mente intervenga nell'interpretazione della realtà emotiva, perché la mente userebbe i vecchi giudizi e gli schemi che vengono dalle memorie del passato.

E, in quel caso, le circomvallazioni mentali diventano i labirinti mortali da cui non si fugge, ma il nostro obiettivo deve diventare quello di liberarci dall’infelicità e non deve essere quello di lottare contro i fantasmi. Conoscere il nostro “tema di fondo” non è sufficiente a risolvere il problema se la comprensione resta intellettuale, perché il lavoro interiore richiede il coraggio di affrontare la sofferenza e di accettare l’umiliazione dell’ego assieme al dolore della ferita che viene riaperta dalle situazioni che ritornano, e dalle memorie ridestate che ci assalgono con tutta la loro potenza.

Trovare dei dolorosi bagagli emotivi è molto duro e le reazioni possono diventare sproporzionate se gli schemi sono saturati dal dolore del passato. Nell'analisi è necessario non giudicare la proporzione e la qualità del dolore e non dobbiamo indugiare sui dettagli penosi degli eventi, ma dobbiamo essere concentrati sull’emozione che viene e che fugge. La disponibilità a non usare alcun controllo proviene dalla fiducia di poter fronteggiare ciò che conosciamo e che comprendiamo bene.

Comprendere quello che resta irrisolto è possibile se ascoltiamo le emozioni che gli eventi ci ridestano, poiché l’istinto è superiore alle spiegazioni della logica. Se la nostra vita non è riuscita oppure se tutto procede secondo le migliori aspettative dobbiamo essere sempre disponibili a migliorare i nostri atteggiamenti se vogliamo che la condizione sia sempre migliore. I maestri ci dicono che gli schemi di vita sono tracciati per offrire le migliori opportunità di apprendimento, perciò anche la vita che non è dritta può diventare diversa se sappiamo scegliere le migliori opportunità.

Se permettiamo alle cose di essere accolte totalmente, e se riflettiamo sulle nostre emozioni quando siamo nella quiete mentale vediamo lucidamente i fatti e le emozioni, infatti tutte le nostre esperienze saranno ben metabolizzare. Noi possiamo anche trascendere le apparenze se vediamo i fatti come degli addestramenti e vediamo le cose come delle opportunità per creare una realtà felice. Ognuno fa il suo percorso e ognuno procede con il suo passo, perciò ognuno sceglie il modo migliore per sviluppare il suo potenziale.

L’incarnazione è necessaria per avere l'evoluzione, perciò ognuno vede la realtà che può sostenere nella sua comprensione perciò ognuno usa la consapevolezza che sa coltivare meglio per programmare il suo viaggio. Ognuno può scegliere se vuole continuare a rimbalzare contro la realtà oppure se vuole avere la libertà di scegliere lucidamente la sua vita: imparare a dirigere le energie significa imparare a usare le emozioni per creare la realtà migliore. Quando è la competenza che possiamo conquistare se abbiamo il coraggio di conoscere lucidamente e se restiamo disponibili ai grandi cambiamenti senza venirne destabilizzati.

Buona erranza
Sharatan



1 commento:

riz ha detto...

Ciao Sharatan buona notte ,grazie del passaggio spero di conoscerci meglio ,per scambiare i nostri pensieri,un saluto ,Riz-