domenica 23 ottobre 2016

La madre di tutti i buddha



“Voi siete tanti buddha.
In ognuno di voi c’è un buddha.”
(Buddha Shakyamuni)

“In uno splendido passaggio dell’Avatamsakasūtra si descrive il giovane Sudhana alla ricerca della madre del Buddha. Per imparare, il giovane Sudhana si era rivolto, nel tempo, a molti svariati maestri; il suo maestro in origine era il grande bodhisattva Mañjusri, il bodhisattva della Grande Comprensione, che l’aveva incoraggiato ad andare a studiare presso molti maestri diversi, non solo anziani ma anche giovani, non solo buddisti ma anche non buddisti.

Un giorno Sudhana si sentì dire che sarebbe dovuto andare a trovare la madre del Buddha, perché avrebbe potuto imparare molto da lei. Si mise dunque in cerca della madre del Buddha, ma si stancò molto senza riuscire a trovarla. Qualcuno allora gli disse: «Non devi andare da nessuna parte: basta che ti siedi a praticare la consapevolezza del respiro e la visualizzazione, e sarà lei ad arrivare da te.»

Smise dunque di cercarla e si sedette a praticare. All’improvviso dalle profondità della terra vide emergere un loto dai mille petali; seduta su uno di quei petali c’era la madre del Buddha, Mahamaya. Sudhana le si inchinò e subito si rese conto di sedere a sua volta su un petalo dello stesso loto. Ogni petalo si trasformò in un loto intero con mille petali. Vedete, l’uno contiene il tutto. Il loto dunque aveva mille petali. La signora Mahamaya stava seduta su un petalo, e all’improvviso aveva visto quel petalo trasformarsi in un intero loto dai mille petali.

Felicissimo, giunse le mani e alzò lo sguardo sulla madre del Buddha. Fra lei e il giovane Sudhana si aprì una deliziosa conversazione. Mahamaya disse: «Giovane, sai una cosa? L’attimo in cui ho concepito Siddhartha è stato un momento meraviglioso. Una sorta di beatitudine ha invaso il mio intero essere. La presenza di un buddha dentro di sé è qualcosa di splendido: non si può essere più felici di così. Sai ragazzo, dopo che Siddhartha è entrato nel mio grembo, infiniti boddhisattva sono arrivati da tutte le direzioni a chiedermi il permesso di entrare a far visita a mio figlio.

Infiniti boddhisattva amici di Siddhartha, dunque, sono andati a far visita all’amico per assicurarsi che stesse comodo, lì dentro. Entrarono tutti nel mio grembo, a milioni. Eppure avevo l’impressione che se ci fossero stati ancora altri boddhisattva che desideravano entrare, ci sarebbe stato ancora spazio per loro. Giovane, vuoi sapere una cosa? Io sono la madre di tutti i buddha nel passato, sono la madre di tutti i buddha nel presente, e sarò la madre di tutti i buddha nel futuro.»

Ecco che cosa disse Mahamaya. Magnifico. Profondissimo. Ed è questo il compito della visualizzazione: mostrarti la natura dell’inter-essere, mostrarti la verità che l’uno contiene l’altro. Il più piccolo degli atomi può contenere l’intero cosmo. Chi è Mahamaya, la madre di tutti i buddha? È qualcosa al di fuori di te, o sei tu stesso? Ognuno di noi porta in grembo un buddha.

Mahamaya è semplicemente la donna che ne è pienamente consapevole. Camminando e sedendosi fa molta attenzione perché sa di portare in sé un buddha. Sa che tutto ciò che mangia, tutto ciò che beve, tutto ciò che fa, ogni film che vede, avrà influenza sul figlio. Il buddha Shakyamuni ha detto: «Voi siete tanti buddha. In ognuno di voi c’è un buddha.»

Che tu sia una donna o un uomo, porti in te un buddha. Eppure noi, diversamente da Mahamaya, non prestiamo attenzione a ciò che mangiamo, che beviamo, che fumiamo, alle preoccupazioni, ai progetti, etc. non siamo “madri del buddha” responsabili. Come in Mahamaya, in noi c’è molto spazio, non solo per un singolo buddha, ma per infiniti.

Possiamo dichiarare, come Mahamaya, di essere stati nel passato “la madre di tutti i buddha”; possiamo essere la madre di tutti i buddha nel presente; saremo capaci di essere la madre di tutti i buddha nel futuro? Se ti visualizzi come futura madre di un buddha, ogni complesso psicologico svanita: puoi compararti con la responsabilità di una “madre del Buddha”, in modo che il Buddha che è in te abbia la possibilità di manifestarsi per te stesso, per il mondo.” (Tich Nhat Hanh, Camminando con il Buddha, Mondadori)

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