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martedì 3 giugno 2014

Qualcosa di speciale



“Non posso eleggere il meglio.
È il meglio che elegge me.”
(Rabindranath Tagore)

La maggioranza di chi andava a studiare da lui, racconta Chogyam Trungpa, lo faceva perché conosceva la sua fama. Erano molto affascinati dal fatto che fosse un grande maestro di meditazione e che fosse l’undicesima reincarnazione del Trungpa Tulku. Pochissimi erano interessanti a studiare il buddismo oppure volevano meditare sul senso dell'incontro con un guru. Le persone che chiedevano i suoi insegnamenti erano le stesse che non l’avrebbero notato se si fossero incontrati al supermercato e lui non fosse stato famoso!

Invece accorrevano numerosi a chiedere all’iniziazione concessa dal grande lama reincarnato proveniente dal misterioso Tibet. Ma che cos’è l’iniziazione che volevano, e perché la cercavano così tanto? A dire il vero, ammette Chogyam, la tradizione tibetana possiede una rigorosa linea di trasmissione di insegnamenti che avviene da una generazione all’altra, in virtù della quale si ottiene l’iniziazione. Ma, nel caso di quelli di cui si parlava, conviene essere più cinici nei riguardi del loro vero obiettivo. La gente vuole l’iniziazione, vuole sentirsi parte di un gruppo, vuole fregiarsi di un titolo altisonante e vuole la saggezza per sentirsi importante.

Chogyam non ha mai voluto speculare sulle debolezze umane, ma sa che il vero desiderio dei ricercatori di verità spirituali è quello di diventare esseri straordinari. Per lo stesso motivo, molti comprano quadri di artisti famosi non perché amano l’arte, ma perché sanno che il nome dell’artista è alla moda e ben quotato, perciò accettano la moda e la fama come prove sicure del suo merito artistico.

Si pagano grandi cifre per avere qualcosa che si pensa valido, e si sborsa molto denaro per cose che sono stimate molto oltre i loro meriti. Crediamo che non c’è intelligenza in questo, ma così avviene anche in campo spirituale. A volte le persone sono sinceramente affamate di verità, ma cercano l'insegnamento perché nell’organizzazione si sentono al sicuro. Il gruppo è ricco di certezze e loro vogliono essere sfamati, perciò si aspettano di venir ben pasciuti. A volte è il guru che inganna se stesso e vuole avere molti discepoli, oppure il guru inganna i discepoli che si affidano alla sua guida.

In tutti questi casi non è in questione la serietà degli insegnamenti, ma è in questione la qualità delle persone. A causa di tutte queste situazioni, noi dobbiamo accostarci alla spiritualità con una salda intelligenza, dice Chogyam. Ascoltando un maestro non dobbiamo farci trasportare dal suo carisma o dalla sua fama, ma dobbiamo sperimentare concretamente ogni parola dei suoi discorsi. Dobbiamo avere sempre un chiaro e intelligente rapporto con i suoi insegnamenti.

L’intelligenza deve essere lontana dalla romanticizzazione del ruolo del guru. Non vanno accettate con romantica ammirazione le sue idee, perché non dobbiamo avere una venerazione delle credenziali del guru. Non dobbiamo mai aggregarsi a una comunità di persone con l’idea che ci possano arricchire.

Non è possibile rubare o comprare la saggezza, perciò dobbiamo mettere a nudo noi stessi e tutte le nostre illusioni sull'eccezionalità. La vera iniziazione si ottiene con l’onesto rapporto con noi stessi e con il nostro maestro spirituale. La parola iniziazione in sanscrito è ‘abhisheka’ e significa aspersione, versamento, unzione. La parola indica un vaso in cui viene versato un liquido, perché si deve diventare come un vaso in cui può cadere la comunicazione che ci aprirà permettendo l’iniziazione.

Questo è il senso di ‘abhisheka’ che è l’incontro delle due menti di maestro e discepolo. Questo aprire non può venire dalla volontà di ingraziarsi il maestro. Perciò le donazioni di denaro ad una causa spirituali sono inutili e non significano nulla a livello spirituale. Più che altro, l’eccesso di zelo significa che vogliamo stare dalla parte giusta, dalla parte più vantaggiosa, dalla parte più sicura, dalla parte buona. Il guru ci sembra una persona molto saggia, perciò stare dalla sua parte ci assicura la tranquillità e il benessere.

Ma più stiamo al suo fianco e più sappiamo che non siamo riusciti ad assicurare la sicurezza su noi stessi, perché abbiamo impiegato solo la nostra facciata, la nostra faccia e la nostra armatura di certezze esterne. Non abbiamo mai impegnato totalmente noi stessi, dice Chogyam, perciò ci troviamo con le spalle scoperte.

Possiamo pensare che la spiritualità sia un’attività pittoresca o esotica, perciò adottiamo un modo di essere che modifica il tono di voce e il modo di comportarci. Ma questi ideali di condotta sono lontani dal nostro modo di essere, perciò non saranno mai la nostra seconda natura. La confusione spirituale può essere notevole anche se si seguono fedelmente delle sacre scritture.

Abbiamo bisogno dell’incontro delle due menti, perché senza abhisheka ogni tentativo sarà solo una collezione di usanze spirituali, di differenti ideali, di condotte e maniere differenti, ma non avremo nulla che potremmo imporre validamente a noi stessi. Abbiamo indossato un'altra maschera seppure spirituale, ma non abbiamo realizzato l'abbandono dell'ego. Ci apriamo all’iniziazione quando entriamo in totale comunicazione con il maestro.

Se avviene diversamente è perché cerchiamo la spiritualità per orgoglio, per sentirci importanti oppure per avere dei vantaggi materiali. Perciò avremo altri tipi di strutture che possono rinnovare il Samsara. I buddisti dicono che la presunta superiorità spirituale è causata alla seduzione delle figlie di Mara, in cui Mara è la tendenza nevrotica della mente che manda le sue figlie a sedurci.

Mara ci induce a credere che l’incontro con la spiritualità sia un grosso affare, perciò le sue figlie ci convincono che siamo importanti perché abbiamo avuto un privilegio spirituale. Ci danzano intorno per congratularsi del nostro successo. In realtà, l’incontro tra maestro e discepolo è la cosa più naturale e spontanea del mondo. Non c’è nulla di eccezionale nel riconoscimento, perché l’incontro avviene in uno stato in cui entrambi sano reciprocamente aperti e disponibili.

Quando sappiamo vedere noi stessi e il mondo con questa disponibilità, la nostra condizione è veramente ordinaria. In tibetano questo modo di vedere è chiamato "mente ordinaria" perché è lo stato basilare della mente che riposa nell’assenza di ogni raccolta e valutazione. Potremo credere che la mancanza di significato è straordinaria, ma sorge la seduzione Mara nascosta nell'illusione di vivere un'esperienza che è esclusiva.

Perciò la cosa più intelligente è rinunciare al tentativo di sentirsi importante o speciale. La maggiore preoccupazione, dice Chogyam, è osservarci sempre per capire se la spiritualità è un modo per non rischiare e per sentirsi più sicuri. Osserviamoci, poi osserviamo anche come ci osserviamo mentre ci stiamo osservando. E proseguiamo sempre così, perché l’auto-inganno è il rischio più comune in campo spirituale.

Le nostre complicazioni si stratificano accumulandosi una sull’altra. Si deve costruire una complicata macchina della verità che va testata da un'altra macchina della verità che verifica come funziona la nostra macchina della verità. La mente, ogni volta che si sente al sicuro cerca di costruire una struttura che può difendere le sue certezze, perciò con tutti questi sistemi di fortificazioni allarga sempre più i confini da controllare.

Se vogliamo sentirci totalmente sicuri non ci sono confini agli sforzi che dobbiamo fare, perciò è più vantaggioso lasciare andare ogni illusione di essere al sicuro. L’auto-inganno è il problema che accompagna tutto il cammino, perché l’io cerca di conseguire sempre spazi maggiori, e agisce così anche con la spiritualità. Perciò tanti cercano un maestro con la speranza di trovare qualcosa di meraviglioso.

L’approccio è detto “caccia al guru” e viene paragonato alla caccia al mosco. La mentalità del ricercatore è come quella del cacciatore che caccia il mosco per asportare il muschio. Si crede che la verità possa essere espiantata dal guru e innestata nel discepolo. Seppure fosse possibile fare il trapianto dell'elemento spirituale, se esso è estraneo al nostro corpo, quel trapianto è malriuscito.

Se siamo ossessionati sulla volontà di avere non sappiamo che non si possono trapiantare i cervelli, dice Chogyam, e se lo facessimo, l'intera testa verrebbe rigettata dal corpo. L'iniziazione accade se tra il discepolo e il maestro c'è una cooperazione e se c'è un modo di sentire e comunicare che è identico. Se il maestro esterna, si apre, e se noi siamo ricettivi alla sua comunicazione avviene l'abhisheka cioè l’incontro delle due menti.

Nell'istante, l’essenza speciale del guru e l'essenza spirituale del discepolo si fondono. L’iniziazione non è aggregarsi al gregge dello spirito, non è farsi tatuare il marchio del padrone più conveniente sulla schiena. L'incontro con la mente del maestro realizza una piena comunicazione spirituale. Il risveglio non dura se il discepolo crede che quel fatto sia esterno a lui, e che sia causato solo dal maestro. Se lo crede è certo che è convinto di essere speciale perciò è ingannato delle figlie di Mara.

Buona erranza
Sharatan

mercoledì 14 maggio 2014

Guru



“Un santo è un peccatore che non si è dato mai per vinto”
(Paramhansa Yogananda)

La necessità di trovare un maestro spirituale è molto dibattuta. Tutti i maggiori Maestri dicono di aver avuto, a loro volta, un maestro spirituale che li ha aiutati nel loro cammino. Raccontando l'esperienza affermano che avere un Maestro è come trovare una madre o un padre che ci fa rinascere al mondo spirituale: il Maestro è la madre che fa nascere l'anima. Ma c'è il problema che pochi sanno cos'è e come riconoscerlo, e che troppi si definiscono tali millantando di saper fare i miracoli.

A causa delle sciocchezze che sentiamo, ci facciamo l'immagine falsa del Maestro perfetto e onnipotente che vive al riparo dai mali della vita e che sa camminare sulle acque. Pochi sanno che nessuno farebbe cose così sciocche solo per fare effetto. Un Maestro sa che i miracoli non trasformano gli uomini e non li convincono a eliminare le loro peggiori abitudini. Un Maestro è fatto di carne e sangue come gli altri, e deve confrontarsi con i problemi concreti delle persone normali.

La differenza tra un Maestro e gli altri uomini è che il suo grado di coscienza è maggiore di quello degli uomini comuni. Un Maestro è un essere avanzato perché ha acquisito un punto di vista superiore, e che persegue un ideale che è in armonia con lo Spirito. Un Maestro persegue l'obiettivo con determinazione, perché ha duramente lavorato per dominarsi riuscendo a vincere se stesso.

Per ottenere questo risultato è necessario lavorare molto, perciò nessuno può diventare Maestro con una sola incarnazione. Se si incontra un Maestro bisogna considerare che tutto quello che dimostra, che conosce e che sa fare l'ha imparato nel corso del tempo e vivendo molte vite. Molti esseri lavorano per secoli o anche per millenni per conquistare delle qualità specifiche, perché nulla di quello che si conquista può essere smarrito.

Ogni volta che torniamo sulla terra, riportiamo in noi tutte le acquisizioni delle vite passate. Tutti i semi buoni e cattivi ci seguono da un'incarnazione all'altra, perciò aumentiamo le nostre qualità spirituali finché diventiamo dei conduttori di luce e di virtù.

Gli spiriti di luce, con un lungo lavoro trasformano la materia grezza in metallo nobile cioè in oro puro. Ma, finché non hanno raggiunto questo elevato grado di evoluzione spirituale è necessario avere un Maestro che gli indica la via spirituale. Secondo Omraam Mikhael Aivanhov, ogni essere ha un Maestro in forma visibile oppure ha un Maestro del mondo invisibile. Perciò anche se qualcuno ci dice di non avere un Maestro, questo non è vero. A volte, la persona lo crede davvero, ma anche nel mondo spirituale non è come sembra, perciò spesso ci segue un Maestro invisibile.

Ma noi dobbiamo imparare a riconoscere un Maestro, soprattutto se incontriamo qualcuno che si definisce in questo modo, e pretende che gli crediamo. Primariamente dobbiamo sapere che un Maestro è un essere che conosce le verità essenziali, che è un essere che si è dominato e che si controlla fino ad avere una conoscenza superiore e un dominio delle sue facoltà interiori che mette al servizio del disinteresse. Il disinteresse è la qualità che accomuna tutti i maestri.

Esistono Maestri di tipo diverso perché sono ricettacoli di diverse qualità divine. Ci sono tanti Maestri diversi, infatti esistono i Maestri di saggezza, d'amore, di bellezza, di forza, di purezza e così via. Le qualità dei Maestri sono varie, ma la caratteristica che li accomuna tutti è il loro disinteresse.

I furbi, i ciarlatani e gli imbroglioni che vogliono ricchezze e potere in campo spirituale sono falsi maestri difficili da riconoscere. Ma, se indaghiamo sui loro moventi e il loro disinteressato abbiamo un buon metodo per smascherare la loro falsità e le loro ambizioni. I Maestri non hanno un segno esterno che li renda visibili, infatti tutti possono dire di essere grandi maestri.

Molti furbi non sono facili da smascherare perché si sono creata una base di nozioni e tecniche che usano per studiare e assoggettare gli ignari che accalappiano. Essi cercano di approfittare dell'ingenuità e della fragilità delle loro vittime. Altri vogliono raggiungere il potere spirituale per avere prestigio e per esaltare la loro persona.

Se qualcuno sta attraversando un periodo difficile può dare fiducia a chi gli offre il Paradiso e che, a stento, può vendere l'aria fritta. Un vero Maestro non si vanta di essere tale e non ama dichiararlo, lui offre il tempo necessario per ascoltarlo e per capirlo, perché non ha fretta di essere riconosciuto. Per diventare Maestro è necessario fare un lungo percorso ed essere accettato dagli esseri spirituali dopo un esame molto difficile da superare.

Molti, invece, pensando alla vita dei Maestri credono che siano tutti nati già belli pronti e perfetti, credono che non hanno faticato per ottenere tutto quello. Ma anch'essi hanno lavorato e ancora lavorarono su loro. E mentre lo fanno, altri esseri perfetti li osservano e giudicano se erano pronti e si sono impegnati come dovevano. Maggiore è l'obiettivo che essi vogliono ottenere e maggiore diventa il lavoro che gli viene richiesto.

Avere il diploma da Maestro è ottenere un segno indelebile che viene impresso su di lui, e che tutti gli spiriti riconoscono. Tutte le vittorie che abbiamo riportato su noi stessi vengono impresse nei nostri corpi sottili, perciò non è necessario che la nostra qualità spirituale sia dichiarata. Per avere il diritto di chiamarsi Maestri è necessario aver assolto ai compiti spirituali necessari, e aver ricevuto l'approvazione delle entità spirituali.

Se molti trovano difficile fare un corso di studi per il titolo di dottore, non si immaginano neppure cosa sono gli esami spirituali che durano per secoli o millenni. Non si deve pensare che i Maestri non abbiano difetti o debolezze, ma la sua superiorità è dovuta al fatto che ne sono consapevoli perciò lottano continuamente per eliminarli.

Chi riceve un'eredità sa che può avere pregi e difetti, però noi diventiamo più grandi se trasformiamo la parte impura in perfezione. Neppure i più grandi Maestri possono sfuggire alla regola, e anche il più grande iniziato che nasce da genitori eccezionali deve liberare il suo spirito, deve dinamizzare e raffinare la sua carne fino a trasformarla in materia che si è spiritualizzata.

Può sembrare strano che i grandi devono imparare, ma se riflettiamo, anche Gesù aspettò 30 anni prima di accogliere lo Spirito Divino nel battesimo del Giordano. Anche Gesù si purificò lavorando dai 12 fino ai 30 anni, e solo dopo i suoi 30 anni poté sostenere lo Spirito Santo che scendeva nel suo corpo.

Tutti devono lavorare per permettere all'anima e allo spirito di manifestarsi nella loro materia. La nostra missione sulla terra è quella di fare questo lungo lavoro spirituale da cui nessuno è esentato. Neppure i più grandi possono esserlo, e spesso il grande Maestro incontra più ostacoli e problemi degli uomini comuni.

Poiché i più grandi hanno una maggiore capacità di fare cose difficili, gli vengono affidati i compiti più duri e impegnativi. Ma, proprio in virtù di sforzi terribili, i grandi diventano maggiori. Lo scopo di un Maestro è giungere sulla terra e lavorare in condizioni difficili, perché deve riuscire a elevarsi al di sopra dei suoi difetti.

Soltanto se un essere ha vinto tutte le debolezze acquista il diritto di poter guidare gli altri. Ma finché non l’ha fatto, non può rivendicare il diritto di diventare guida agli altri. Solo la vittoria sulle maggiori debolezze ci dona il vero potere che si manifesta negli occhi, nei gesti, nella voce e nella persona del Maestro.

Le sue qualità si vedono anche se tenta di nasconderle. Un Maestro che ha lavorato per purificarsi e manifestare le virtù del Cielo, emana elementi da cui tutti ottengono beneficio. Trovare un vero Maestro serve soprattutto a questo. Ascoltando e guardando un essere che si è così evoluto si ricevono le "particelle della sua vita" che ci aiutano a evolvere più velocemente.

Un Maestro non può offrirci il denaro, l'amore o il potere, perché il suo obiettivo è quello di offrire gli elementi superiori che ci fanno entrare in vibrazione con il Cielo, e in armonia con lo spirito. Gli elementi che lui ci offre vanno raccolti, conservati, accresciuti e usati per diventare migliori. Se le qualità che vediamo nel Maestro riescono a diventare nostre, anche la nostra vita migliora perché un vero Maestro offre sempre gioie e benedizioni.

Buona erranza
Sharatan

giovedì 8 maggio 2014

Camminare insieme



“Viaggiare bene è meglio che arrivare.”
(Buddha)

“Lungo la via incontriamo molte persone. All’inizio, spesso ci sono i genitori che ci danno una mano, ed è bello camminare e chiacchierare insieme con gli amici e con i nostri cari, condividere ciò che ci ispira e appoggiarci gli uni agli altri per trovare sostegno e guida. Possiamo curarci a vicenda, diventare magari una guida e talvolta chiedere aiuto per trovare la via.

Se siete così fortunati da incontrare buoni amici e maestri, dovete apprezzarli molto, perché prima o poi vi aiuteranno a trovare la giusta direzione. Indirettamente, o forse direttamente vi faranno scegliere una via migliore. Anche se vi comportate male, potranno aiutarvi a risolvere i problemi, a scacciare le delusioni e a sviluppare la fiducia interiore. A questo punto la felicità verrà dall’interno, dalla vostra interiorità. Questo è ciò che un maestro o un amico autentico possono fare per voi.

Capisco che sia più facile ascoltare le lodi dei maestri e degli amici, anche quando si è su una strada sbagliata; io però mi sono spesso detto che coloro che mi avvertono dei miei passi falsi sono le persone che mi vogliono bene, e quindi li apprezzo enormemente. Invece, quelli più diplomatici, quelli che approvano senza eccezione ciò che dite, non sono sempre di aiuto. È umano voler ascoltare soltanto le persone che dicono bene di noi, ma questo non ci aiuta a crescere.

Una buona compagnia accresce la compassione, la gentilezza amorevole, la saggezza e la pace mentale, facendo diminuire i desideri, la gelosia, l’odio e la presunzione. Un amico può essere un maestro. Anche se si tratta di una persona ordinaria, può essere considerato una guida, qualcuno che vi sostiene per aiutarvi a compiere cambiamenti positivi. Quando trovate una guida del genere, dovete apprezzarla molto e trattarla meglio di quanto trattate voi stessi, perché un amico positivo è paragonabile a un grande maestro o a un Buddha. Apprezzatelo dal profondo del cuore.

Quando cercate un amico dovete prestare molta attenzione, perché alcune persone hanno un’influenza negativa, mentre altre hanno un’influenza positiva. E tali influenze vi seguono sempre. Secondo me, questa è la funzione fondamentale di ogni relazione. Pensate a quanto si acuisce il vostro intuito quando incontrate qualcuno, non importa se è un perfetto estraneo o una persona che conoscete da anni. Potete sentire letteralmente la sua energia. È felice o triste? È calmo o agitato? Desiderate comunicargli il vostro calore o ricevere gioiosamente il suo, oppure scoprite la necessità di tenerlo a una certa distanza mentale?

Non trascurate tali intuizioni: spesso il corpo può essere più consapevole di una mente stressata. È questo il “maestro” di vita che frequentemente vi apre uno spazio di libertà e crea momenti di comprensione; allora le nuvole della vostra mente si aprono per far trapelare calore, tenerezza e sapienza. Attraverso le sue parole o un suo abbraccio, può darvi un momento di conforto. Forse una di queste persone molto speciali riuscirà a strapparvi via strati di ego, gentilmente e delicatamente, con una risata o facendovi vedere al di là delle etichette, accettandovi semplicemente per quello che siete, senza condizioni.

Forse troverete un amico o un mentore che vi ispiri particolarmente aiutandovi a sviluppare le vostre motivazioni e a trovare un lavoro cui siete destinati. L’ispirazione è un grande dono e, una volta ricevuto, non possiamo fare altro che passarlo anche agli altri. Le persone positive tendono a essere molto vicine alla “natura” del mondo; e hanno un grande rispetto verso i genitori, gli animali, gli alberi e le piante, e naturalmente verso gli amici. Se qualcuno non rispetta la natura di tutti questi esseri, spesso non rispetta nemmeno se stesso. Può sembrare che agisca per amore, ma si tratta di un’apparenza che presto svanisce.

Ma se trovate qualcuno che è dotato di una capacità di comprensione, allora rispettatelo e così sarete anche voi più vicini alla vera natura. Queste sono le persone in cui potete trovare rifugio, per calmare la vostra mente agitata. Esse impersonano lo spirito ispiratore dell’incoraggiamento. Cercate attentamente il vostro guru e, quando lo avrete trovato, siategli grati con tutto il cuore.” (Gyalwang Drukpa, Vedere il cielo in un fiore selvatico, Oscar Mondatori, 2012)

martedì 24 settembre 2013

Ci siamo già conosciuti?



“Ci siamo già conosciuti? Certamente. Molto tempo fa, nei recessi dell’etere dove è stata creata la nostra anima, noi dormivamo avvolti dalla saggezza di Dio. Quando Egli ci ha destati, ci siamo allontanati da Lui, come il figliol prodigo della parabola evangelica, e abbiamo dimenticato i divini legami che ci uniscono gli uni agli altri, diventando così degli estranei. Dopo aver lasciato la nostra dimora in Dio, il destino ci ha trasformati in viaggiatori solitari su questa terra.

Vi rendete conto di quanto vi siete allontanati da Lui? Vi rendete conto che state vagabondando da infinite incarnazioni? È difficile dire quante siano. Eppure, di tanto in tanto, esperienze, luoghi o volti risvegliano in voi un’intima sensazione di familiarità che vi parla sommessamente di un passato conosciuto.

Ogni anima è onnisciente, ma la sua natura esteriore, che si è identificata con il corpo e con l’ego, è limitata dal nome, dalla famiglia e dall’ambiente. Il giorno in cui l’anima ricorderà la sua origine divina, la vostra coscienza vivrà nuovamente nell’immenso regno dello Spirito e voi riconoscerete tutte le cose che dimorano in Lui, proprio come ora conoscete la vostra piccola casa terrena e la vostra famiglia.

La più meravigliosa delle esperienze è incontrare e riconoscere qualcuno che avete già conosciuto, un compagno di viaggio con il quale avete percorso il sentiero della vita in precedenti incarnazioni. Ho conosciuto nelle vite passate tutti i miei familiari. Di tanto in tanto incontro altre persone che ho frequentato in incarnazioni precedenti, come ad esempio gli amici d’infanzia; sebbene non abbiano niente in comune con la mia attuale, sono anime che ho già conosciuto.

Anche prima di lasciare l’India per venire in America, e in seguito, quando arrivai a Boston, sapevo che avrei incontrato molti veri amici delle mie vite precedenti. Riconosco perfettamente coloro che ho già conosciuto quando li incontro in questa vita. Ad alcuni ho detto: “Finalmente ti ho ritrovato, siamo stati insieme un tempo. Perché ti sei fatto attendere così a lungo?” Io cerco coloro che dovevano trovarsi al mio fianco per lavorare con me nell’opera di Dio. Ogni giorno li chiamo:”Dove siete voi che un tempo eravate accanto a me?”

Improvvisamente mi appare un volto tra la folla e penso: “Ecco, uno di loro ha udito il mio richiamo.” Proprio ora, mentre guardo i vostri volti, non posso fare a meno di pensare che un tempo, nell’indistinto lontano passato, voi avete udito la mia voce e il mio richiamo vi ha portati qui. Per quale altro motivo, tra milioni di persone, siete stati spinti a venire, se non fosse stato Dio a scegliervi?

Alcune anime, non completamente uscite dal sonno dell’ignoranza che nasconde i ricordi delle vite passate, si soffermeranno a pensare: “Si, so di che cosa sta parlando. Non so dove, ma io ho già sentito questa voce, la conosco.” Non ho mai visto il mio Guru, lo Swami Sri Yukteswarji, che di solito era molto riservato, tanto eccitato come quando ci incontrammo per la prima volta. Si rese conto che io avevo capito istantaneamente chi era, ma lui sapeva tante cose che io non sapevo.

Anche Krisna disse al suo amato discepolo: “Molte sono le mie esistenze passate e molte le tue, o Arjuna; io le conosco tutte, ma tu non le ricordi.” Non potrò mai dimenticare la gioia che ho provato quando riconobbi il Maestro la prima volta in cui lo incontrai. Mai nella mia vita ho conosciuto una persona tanto straordinaria. Egli era l’espressione vivente dello spirito di Dio.

Sri Yukteswarji era molto umile. Gli amici non avevano motivo di sentirsi intimoriti da lui. Ma una volta diventati suoi discepoli, guai a coloro che non riuscivano a sopportare la sua ferrea disciplina! Egli non dava importanza alle parole, ma ai pensieri. Molti non erano in grado di accettare la sua severità.

Tuttavia, fui felice quando mi accorsi che stava cancellando dalla mia mente ogni pensiero sbagliato, permeandola di saggezza divina. Sri Yukteswarji era una meravigliosa fonte di saggezza poiché, quando amate sinceramente Dio, sapete tutto quello che Egli sa. Il Maestro amava veramente Dio.” (Paramahansa Yogananda)