martedì 17 febbraio 2015

Negli occhi degli altri



“Assegniamo a come ci vedono gli altri
più realtà del modo in cui vediamo noi stessi.
Ma ciò equivale a vederci come un oggetto,
perdendo il cuore del nostro vero essere.”
(Jean-Paul Sartre)

“Tutti vogliamo essere importanti. Tutti vogliamo essere accolti, apprezzati e desiderati. E quando riceviamo una forte approvazione da un altro, l’entusiasmo che proviamo viene spesso scambiato per amore. Molti di noi cominciano a desiderare ardentemente quella persona, a desiderare la sensazione che proviamo in sua compagnia. Ma ciò che desideriamo non è l’altra persona: bramiamo la soddisfazione che l’altro ci procura, la momentanea sensazione di essere meravigliosi.

Non amiamo davvero, ma ci siamo semplicemente innamorati di un’immagine di noi stessi e valutiamo il successo del rapporto in base a quanto ci fa sentire speciali. È importante prenderci un momento per riflettere su che cosa sia in realtà questo sentirci speciali, perché molti ne hanno così bisogno e come sia profondamente diverso dall’amare davvero. Molti di noi dipendono dal senso di benessere che deriva dall’approvazione altrui.

Sin dalla culla ci viene insegnato a mettere in atto ogni tipo di trucchi per ricevere amore e attenzione. L’idea di doverci comportare in un certo modo per essere degni di ricevere amore può durare tutta la vita. Spesso ci comportiamo in modo da compiacere chi ci è vicino, diciamo una cosa pensandone un’altra, ci vestiamo nel modo giusto, guidiamo le macchine giuste e vogliamo un partner che ci riempia di orgoglio quando lo esibiamo in pubblico.

Più approvazione riceviamo dagli altri, più pensiamo di essere “grandi.” Pochi comprendono che è uno dei maggiori ostacoli all’innamoramento e all’amore. Parte di questa eccitazione consiste nel vederci attraverso gli occhi degli altri, ma è una spada a doppio taglio. Se gli altri ci guardano con gli occhi dell’apprezzamento, ci sentiamo fiduciosi in noi stessi; ma se ci guardano in modo critico o con delusione, perdiamo tutta la fiducia in noi. E se gli altri non ci guardano affatto, ci sembra di non esistere.

Se il senso del nostro valore dipende dal modo in cui ci vedono gli altri, è molto facile perderlo. La persona che il giorno prima ci ammirava così tanto, può non provare più niente per noi il giorno dopo. Oppure possiamo sviluppare nuove modalità che non le piacciono più. Può presentarsi un’infinità di cose che le piacciono più. Può presentarsi un’infinità di cose che alterano questo equilibrio, causando la perdita di questo nostro meraviglioso sentirci bene.

Proprio per questo molti rapporti iniziano in modo meraviglioso, e qualche mese dopo cominciano a vacillare. Mentre i partner rivelano sempre nuovi aspetti di se stessi, iniziano a guardarci con altri occhi. Nascono le prime critiche. Il fremito dell’iniziale adorazione inizia a svanire come l’aria che esce da un palloncino. Benché dolorosa e spesso scioccante, la fine di quel fremito non è così negativa. Se amiamo qualcuno in virtù della sua adorazione per noi, inutile dire che non è certo amore. Non è nemmeno salutare, e probabilmente non durerà a lungo.

Una storia zen racconta che una scimmia sedeva sulla sponda di un lago e vide il riflesso della luna nell’acqua. Incantata, entrò nell’acqua per prenderlo. Ma più cercava di afferrarlo e più il riflesso si sottraeva, frantumandosi in mille riflessi causati dalle onde che la scimmia produceva. La scimmia non riusciva a capire che era solo un riflesso. Alla fine, in un ultimo disperato tentativo di acchiappare la luna, si tuffò nell’acqua e annegò. Se avesse smesso di agitare l’acqua e avesse guardato in alto, avrebbe visto la vera luna nel cielo.

Quando smettiamo di agitare l’acqua dell’amore, quando rinunciamo alla nostra folle sete di approvazione e la finiamo di cercare il nostro riflesso negli occhi dell’altro, iniziamo a scoprire chi siamo davvero. A questo punto ci mancano solo pochi passi per essere capaci di innamorarci davvero. Nella pratica zen, ogni persona è la persona giusta da amare, esattamente così com’è.

Il senso del sé che nasce con la pratica dello zen è diverso. Si fonda su ciò che è reale e durevole, e non su qualcosa che si può perdere da un momento all’altro. Lo zen lo chiama il “vero uomo senza rango”. È il sé che non dipende dall’approvazione degli altri o dalle circostanze esterne per sentirsi completo e felice. Con il bello e il brutto tempo procede per la sua strada, incontaminato.” (Brenda Shoshanna, Lo zen e l’arte di innamorarsi, Il Punto d’Incontro ed.)

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