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domenica 30 marzo 2014

Ascolta lo spazio



“Nessun pensiero, in realtà, è del tutto isolato.
Il tuo vero spazio sta dentro. Quello che accade
nello spirito si ripercuote sull’universo intero.”
(Dugpa Rimpoche)

“Ascolta lo spazio fra le parole, il silenzio, che dà ai vocaboli il loro peso e che permette al senso di raggiungere l’anima. Non importa chi parla, tu o un altro. Non coprire troppo velocemente una parola con altre parole. Lascia spazio a ogni frase. Ogni parola è modulazione, vibrazione, colorazione dello spazio di senso.

Ondulazione del silenzio.

Abituati ad ascoltare senza dire niente. Non rispondere niente, nemmeno nella tua testa. Ascolta semplicemente. Ascolta veramente. Ferma il movimento incessante, automatico e vano dei pensieri. Lascia all’altro l’ultima parola. Non avere sempre una spiegazione. Lascia le domande aperte. Impara a non riempire immediatamente la mancanza, il silenzio, lo spazio.

Quando evitiamo di avere l’ultima parola, facciamo sorgere lo spazio. Lascia [un] bianco.

Dal momento stesso in cui molliamo la presa, lo spazio si espande. Lo spazio è l’ambiente della presenza. Evolviamo costantemente nel mezzo della rete di associazioni dei nostri pensieri. ciò che vediamo, udiamo e sentiamo si rapporta attraverso nessi associativi al passato della nostra esperienza. Ascoltiamo sempre solo con la nostra storia.

Ascoltare veramente consiste nello scoprire, vedere, sentire lo spazio tra i nodi e i nessi della nostra rete mentale abituale. Siamo capaci di prendere contatto con lo sfondo sul quale risaltano i nostri pensieri, i nostri riflessi mentali, le nostre associazioni? Possiamo passare le dita tra i nodi della rete? Invece che correre senza sosta da una maglia all’altra, distendiamo la nostra mente fino a quando si rende presente allo spazio interstiziale, dove si trova da sempre.

Recidi i nessi associativi che collegano le idee, le rappresentazioni, le emozioni. Smetti di scavare gli stessi solchi. Lascia che lo spazio mentale “si rifaccia” come un terreno che riposa a maggese dopo essere stato troppo coltivato. Fai che i pensieri che sorgono durante la meditazione non vadano a rinforzare gli antichi nessi associativi, che non ne creino di nuovi, che non si innestino su alcuna azione, alcuna abitudine.

Allenta la rete delle abitudini mentali. Interrompi le associazioni meccaniche tra i tuoi pensieri. Apri un gioco nel tuo automatismo mentale.

La lentezza traduce lo spazio nel tempo. La velocità aggressiva agita la superficie uniforme del lago della calma mentale. Disturba la pace e la pulizia del mondo. L’odio vuole riempire lo spazio invece di lasciarlo respirare, invece di lasciarci respirare. Lontani dalla pressione e dall’urgenza delle passioni, lontani dagli ingranaggi serrati e claustrofobici della sofferenza, lo spazio aperto tra noi e i nostri pensieri, lo spazio lasciato libero tra noi e gli altri pone le basi della pace.

Le anime sono bolle fragili, iridescenti, trasparenti, che si riflettono le une nelle altre e il cui spazio, che condividono tutte, è la vera identità. La mente è qui, dietro ai tuoi occhi, davanti a te. Risuona in questo suono. Vibra in questa sensazione. La luce è tutto ciò che appare. Tutto ciò che appare è luce.”

(Pierre Levy - Il fuoco liberatore - Sossella, 2006)

giovedì 6 giugno 2013

Dimoriamo nell’esistenza



“Sii felice un istante. Questo istante è la tua vita “
(Omar Khayyam)

“Né i pensieri, né le emozioni rappresentano qualcosa. Sono. Passato e futuro esistono solo per i pensieri presenti. Credere al futuro e al passato (prodotti dai nostri pensieri - non ce ne sono altri) equivale ad essere la vittima dei tuoi pensieri. Presta attenzione alla qualità dei tuoi pensieri, ora. Esiste solo l’istante e la qualità della tua vita è quella del presente.

Si ha sempre un pensiero per volta. Il paragonare due pensieri, il giudicare un pensiero, il ricordare un pensiero sono altri pensieri ancora. Nel momento in cui si impossessa di noi, ogni pensiero ci sembra il più importante, il più urgente. Ma questo pensiero cede il posto a un altro, tanto che in realtà nessun pensiero è importante.

I pensieri che ci sembrano “importanti” e i sentimenti che ci sembrano “molto vivi” in un dato momento, passano in secondo piano oppure si dimenticano l’istante seguente. Osservare questo processo incessante dell’apparire e del dissolversi, dell’entrare in scena. Dovrebbe aiutarci a non credere all’importanza delle cose e a capire che la nostra mente costruisce e distrugge l’importanza in continuazione. Niente è buono in assoluto, anche il miglior pensiero: ci potrebbe far perdere l’istante!

La maggior parte dei nostri “pensieri” dipende dall’automatismo mentale. Il vero pensiero, il pensiero nobile, è percezione diretta, contemplazione, presenza, creazione, azione su se stessi, impegno profondo, trasformazione dell’essere. Il pensiero nobile non è mai un giudizio. Sappiamo che abbiamo veramente pensato quando percepiamo diversamente, quando si apre uno spazio.

Gli unici pensieri felici sono i pensieri veri. Non parlo solo di “verità oggettive”, “ universali”, “scientifiche”, ma di verità esistenziali, emozionali, della verità delle situazioni. I pensieri veri non sono né un tirarsi indietro né una scappatoia. Guardano in faccia la nostra vita, qui e ora. I pensieri veri sono percezioni.

La maggior parte dei nostri pensieri tesse un velo che ci separa dal mondo e da noi stessi. Deviano la nostra attenzione da ciò che accade qui e ora. Ci impediscono di sentire. Vogliamo sottrarci all’esperienza diretta del grande flusso perché ci farebbe rinunciare alla solitudine illusoria del nostro io e del mondo “esterno.” Eppure, dietro la nebbia dei pensieri, dei concetti, dei pregiudizi e di tutte le forme di chiacchiericcio mentale brilla la luce del risveglio.

Per orientarsi nell’esistenza occorre avere discernimento, dobbiamo imparare a guardare le cose per quello che sono. Per vedere le cose per quello che sono occorre smettere di proiettare i nostri stati mentali sul mondo. Per smettere di proiettare occorre conoscersi. Per conoscersi bisogna diventare amici di se stessi. Per diventare amici di se stessi sforziamoci di accogliere con dolcezza tutti i nostri pensieri.

Per accettare tutti i nostri pensieri occorre smettere di suddividerli in buoni e cattivi. Se vogliamo sinceramente smettere di suddividerli tra buoni e cattivi si consiglia di praticare la meditazione con costanza e disciplina. Per meditare occorre distinguere, senza giudicare, tra la piena coscienza dell’istante e la fuga nei pensieri. A questo livello il problema di orientarsi nella vita viene meno: dimoriamo da sempre nel cuore dell’esistenza.”

(Pierre Lévy - Il fuoco liberatore - Sassella, 2006)

martedì 17 marzo 2009

Come uscire dal labirinto?


“Un giorno o l’altro bisogna affrontare il proprio drago. Ognuno di noi ha nella sua vita un mostro differente. Ciò che sembra terribile agli uni, è per altri un semplice disturbo passeggero. Ma per tutti esiste una “grande paura,” un Minotauro al centro del proprio labirinto interiore, una bestia immonda che ha il nostro volto. Un giorno bisogna battersi per sé, per una propria causa, un qualche nobile fine, sociale, politico, umanitario, spirituale o altro. Deciditi ad affrontare ciò che ti impedisce di vivere appieno. Combatti per la tua vita.

Combatti contro la tua grande paura. Oggi è un buon giorno per accettare la battaglia, per smettere di fuggire, per lottare con ciò che ti terrorizza di più. Capisci che la gente e le situazioni che fanno la tua infelicità sono dei travestimenti di questa paura, le maschere di un drago che abita dentro di te? Ogni vita contiene una discesa all’inferno.

Il labirinto è una rappresentazione classica del mondo infernale (il re Minosse era giudice degli inferi), ma anche dell’utero. Come uscire dal labirinto? Come tornare dal paese dei morti? Come resuscitare? Come rinascere? Come nascere? Teseo, come tutti gli eroi, combatte il mostro prima di liberare la principessa. La principessa, o Arianna, è la sua parte femminile, l’anima, la sua parte di emozione e di dolcezza. E’ perché è legato alla sua parte femminile con un filo, perché è legato a se stesso che può vincere la sua paura (il Minotauro) e diventare libero (uscire dal labirinto).

E’ sufficientemente sicuro della sua identità sessuale per accettare la sua parte femminile. E’ l’energia dell’unione con sé, dell’incontro con se stesso (il filo che lega Arianna a Teseo) che gli permette di diventare libero. Diventare libero, diventare uno e vincere la propria paura sono la stessa cosa. Arianna, come tutte le compagne degli eroi, libera la sua parte maschile, la sua parte di forza e di coraggio. L’eroe che libera la principessa imprigionata emana il proprio lato femminile.

Il drago è sempre la paura, la paura di essere se stessi … o di non essere più se stessi se ci si è liberati. Lo scenario che si è impossessato del nostro essere e nel quale ci siamo rinchiusi: ecco il nostro drago. Affrontare il drago consiste nel ritrovare la situazione nella quale la trappola è scattata. Tornare all’istante della caduta, nel luogo stesso nel quale abbiamo perso la libertà. Alla fase che ci ha condannato. All’età in cui abbiamo perduto la vista. Dobbiamo ritrovare quell’istante che vogliamo rifuggire con tutte le cellule del nostro essere. E lì bisogna giocare nuovamente la partita, ma questa volta uscendo dalla trappola dall’alto. Se l’evento ha generato paura paura o orgoglio, uscirne con pienezza o umiltà. Uscirne con innocenza se la situazione fondante ha generato senso di colpa. Eroe, principessa e drago sono la stessa persona.

Posso apprezzare la donna in te solo se la mia dimensione femminile è capace di riconoscerla. Posso amare la donna in te solo se amo la donna che c’è in me. Puoi amare l’uomo pienamente uomo in me solo perché hai in te questa dimensione di virilità accettata consapevolmente, pienamente realizzata, amata. Allora potrai amare l’uomo che sono, senza invidiare la mia virilità, senza temere la mia estraneità.

Allo stesso modo, il mio amore per te non è unito ad alcuna gelosia per la tua femminilità trionfante, ad alcuna paura, perché questa femminilià si trova anche in me. L’amore è coinvolgimento reciproco delle anime e delle loro differenze. Un’”identità” che non implica le identità differenti che incontra è un’identità morta, reattiva, odiosa, impotente. Amare è risvegliare l’altro in se stessi.

Molla completamente la presa sulle opinioni che gli altri hanno di te. Staccati totalmente dalle immagini e dalle rappresentazioni che ti fai di te stesso. Abbandona completamente ogni idea di merito o di colpevolezza, d’inferiorità o di superiorità. Non hai niente da “provare,” né a te né agli altri. Smetti di domandarti chi tu sia. L’identità è un giogo: ti si può manipolare solo perché hai un immagine di te stesso. L’identità è una prigione. Esci dal labirinto dell’identità.”

Pierre Levy, Il fuoco liberatore, Luca Sossella ed, 2006
(Da:Il capitolo dell’identità, p. 105-108)