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venerdì 25 marzo 2016

Il Cerchio Sacro



“Tutto ciò che il Potere del Mondo fa, lo fa in circolo.”
(Alce Nero)

Secondo gli etnologi, inizialmente, i Sioux vivevano nelle regioni del Minnesota e, solo in seguito, si spostarono verso le praterie del Nord Ovest. Recentemente, si sono trovate altre fonti storiche in cui si dice che le genti di lingua sioux si riunivano in bande che si spostavano lungo le regioni dei grandi laghi e le foreste del Minnesota. Le tribù dei Sioux si riunivano nel Consiglio dei Sette fuochi che era formato dalle 7 grandi tribù che costituiscono la Nazione Sioux.

In seguito le popolazioni sioux si suddivisero in due grandi gruppi ed i Lakota fanno parte delle tribù che si spinsero verso l’ovest sotto la pressione di altre tribù native. I Sioux avevano fama di essere grandi guerrieri che non amavano entrare nei giochi di alleanze tra tribù e, ancor meno amavano le alleanze con i bianchi. Questa caratteristica fece in modo che i Sioux fossero tra gli ultimi nativi ad entrare in possesso delle armi da fuoco.

I Lakota si trasferirono nelle praterie occidentali circa alla fine del Settecento. Poco dopo la loro migrazione i Lakota o Teton che vuol dire “abitatori delle praterie” spaziavano in un enorme territorio compreso tra i due Dakota, il Wyoming, il Nebraska e il Montana. I Lakota divennero così numerosi che si divisero in 7 tribù o divisioni, e spesso sconfinavano anche nei territori di tribù rivali. Ma furono i Lakota Teton che fecero da apripista verso le grandi praterie occidentali. Sappiamo che migrarono nelle zone ovest del Missouri perché trovarono un clima più mite di quello estremo delle regioni dei grandi laghi.

Ma soprattutto, sappiamo che le migrazioni nelle praterie occidentali erano dovute al fatto che lì c'erano enormi branchi di bisonti. Insieme ai bisonti sappiamo che incontrarono il cavallo che fu detto Shunka Wakan ossia Cane Sacro. Sappiamo che quando iniziarono a migrare verso le grandi pianure, gli indiani viaggiavano con loro tutto quello che avevano, perciò viaggiavano con le tende, le suppellettili, i bambini e gli anziani caricati su slitte tirate da cani. Gli indiani avevano un ottimo rapporto con gli animali e soprattutto con i cani che erano usati come animali da tiro.

I cani vivevano negli accampamenti indiani e le marce della tribù erano seguite da grandi mute di cani, perciò i cani erano molto amati e rispettati. La leggenda dice che, quando l’uomo viveva in armonia con gli animali era in grado di capire anche il linguaggio degli animali. Sappiamo che gli indiani seguivano le grandi mandrie dei bufali, perché quando avevano fame, chiedevano perdono allo spirito dell'animale che stavano per uccidere, ma poi lo cacciavano e lo mangiavano.

La leggenda dice che, un giorno gli indiani videro che i bisonti scappavano mentre uno strano animale restava immobile e li fissava. Lo strano animale non sembrava spaventato, ma incuriosito e non fuggiva, perciò anche i Sioux si avvicinarono per guardarlo con più attenzione. Allora videro che aveva un corpo snello e aggraziato, delle zampe lunghe e scattanti. Videro che il suo muso e lo sguardo erano dolci come quelli del cervo, e che la sua testa aveva una lunga capigliatura.

Allora un guerriero prese un laccio e iniziò a lanciarlo per catturare l'animale misterioso, ma non riuscì a prenderlo. La creatura sembrò seccata da tutta l'agitazione degli uomini perciò si allontanò, ma i Sioux la seguirono continuando a lanciare lacci. Infatti, un laccio si strinse intorno alla testa dell’animale, e la misteriosa creatura fu circondata dagli indiani. Il guerriero che l'aveva catturato vinse la sua paura, e gli saltò in groppa.

Il laccio con cui era stato catturato fu usato per guidare la sua corsa e il guerriero riuscì a cavalcarlo. Fu così che i Sioux scoprirono un modo veloce e comodo per spostarsi e poiché amavano molto i loro cani, lo vollero chiamare Shunka Watan, Cane Sacro. L'animale che avevano addomesticato diventò lo strumento principale del nomadismo indiano. Per merito del cavallo, i Sioux divennero grandi cacciatori e guerrieri, e abbandonarono la tentazione della sedentarietà diventando i grandi nomadi delle praterie.

I Sioux furono i signori delle praterie perché si muovevano dietro i branchi di bisonti, e si spostavano dentro un territorio che oggi, comprende l’estensione di 7 Stati Federali. Gli storici dicono che i Sioux Teton divennero i padroni dell'enorme territorio compreso tra Dakota, Minnesota, Wisconsin, Wyoming, Nebraska, Iowa, Montana e si spinsero fino al Kansas e al Texas. Sicuramente arrivarono fino in Canada perché si sono trovate prove della loro presenza perfino nella Baia di Hudson.


Il periodo d’oro dei Sioux Teton va dal 1750 al 1850 e dopo questo periodo, si verificò una lenta decadenza che li porterà a essere confinati nelle riserve. Ma gli indiani Sioux furono quelli che si opposero con più forza alla “civilizzazione” che gli veniva imposta con la forza dalla civiltà dei bianchi. Negli ultimi decenni abbiamo iniziato a conoscere meglio la spiritualità indiana, e gli storici hanno iniziato a evidenziare la bellezza di queste culture.

Mircea Eliade dice che, in tutte le tradizioni spirituali il cielo è il simbolo della trascendenza perché rappresenta l’immutabilità e la forza e perché il cielo esiste da sempre. Il cielo è il simbolo di tutto ciò che è infinito, eterno e potente. Anche per le popolazioni native d’America è così.

Il cielo è sacro ma anche il sole, il vento, il tuono e il fulmine possiedono la forza magico-religiosa del cielo. Per questo, tutti i fenomeni che vengono dal cielo sono wakan cioé sacri, perché dietro e al di sopra di tutti questi fenomeni c’è sempre Wakan-Tanka. Il nome Wakan-Tanka viene tradotto come “Il Grande Spirito” ma la traduzione è imprecisa perché sarebbe meglio chiamarlo “Il Grande Sacro” oppure “Il Grande Mistero” perché wakan significa anche “misterioso” oltre che “sacro.”

Il senso del “sacro” e della sacralità della natura sono parte essenziale dell’anima indiana e formano la visione dei lakota. Questa vocazione alla sacralità si ritrova già nel loro mito sull’origine del cosmo. Gli anziani lakota dicono che, al tempo del primo movimento, la Roccia, Inyan, era una massa morbida percorsa, al suo interno, da una calda corrente di sangue di colore blu. Inyan non volle essere sola perciò decise di estrarre dal suo corpo una parte di materiale per plasmare un disco che chiamò Maka, la Terra.

Poi Inyan volle che Maka fosse grande e viva perciò si aprì le vene e lasciò che il suo sangue scorresse fuori. Una parte del sangue di Inyan diventò Mahpiyato, il Cielo, invece un’altra parte si diffuse in cerchio e diventò Mni, il Mare. Per questo i Lakota dicono che la Terra è il più antico essere vivente, in quanto nacque dalle Rocce, il Cuore Pulsante, e poi ha attraversato quattro evoluzioni. A quei tempi, dice la leggenda, il sole tramontava ad est e c’erano dei continenti che, in seguito sono scomparsi.

I saggi dicono che i Lakota discesero su Maka molto, molto tempo dopo questi fatti, infatti essi sono arrivati sulla Terra dopo essere discesi da un mondo spirituale cioè “dalle 7 sorelle che vivono in cielo” ossia dalla Costellazione delle Pleiadi. Secondi gli anziani questo avvenne 250.000 anni fa, perciò i Lakota dicono che, in precedenza, loro vivevano nel mondo dello Spirito. Dicono che la loro comprensione proviene dal cielo, perché è il cielo che dona la comprensione di chi siamo e del perché siamo nati.

La cultura Lakota ricorda sempre il suo legame con la Costellazione delle Pleiadi e lo afferma in ogni contesto sacro. Infatti il organo di governo tradizionale si chiama “Consiglio dei Sette Fuochi” perché il numero 7 è considerato un numero sacro per eccellenza. Nella cultura lakota sono 7 le virtù umane tradizionali, cioè coraggio, forza d’animo, generosità, pazienza, tolleranza, pietà, umiltà e saggezza. E sono 7 anche le tribù che costituiscono la nazione Lakota, cioè Oglala, Sichangu, Minneconjou, Hunkpapa, Sihasapa, Itazipo e Oohenumpa.

Anche il 4 è un numero sacro ricorrente essendo il numero cardinale del mondo. Infatti le direzioni della terra sono 4 cioè nord, sud, est, ovest, e anche le razze della terra sono 4 cioè rossa, bianca, gialla e nera. Il numero 4 viene sempre associato alla circolarità della vita, perché rappresenta tutto ciò che si ripete e si rinnova. Il 4 viene associato alla simbologia del cerchio che rappresenta tutto quello che si trasforma cioè la circolarità della vita.

Tutto si muove in cerchio come mostrano le stagioni che si susseguono una all’altra mostrando che nulla può fermare il Grande Mistero. I Lakota dicono che finché sarà rispettato l'equilibro cosmico tutto scorrerà armoniosamente nel grande Cerchio Sacro. A questo proposito Alce Nero, l’uomo sacro dei Lakota Teton Oglala, dice: “Il cielo è rotondo, e ho sentito dire che la terra è rotonda come una palla, e che così sono le stelle. Il vento quando è più potente , gira in turbini.

Gli uccelli fanno i loro nidi circolari, perché la loro religione è la stessa nostra. Il sole sorge e tramonta sempre in circolo. La luna fa lo stesso, e tutt’e due sono rotondi. Perfino le stagioni formano un grande circolo, nel loro mutamento, e sempre ritornano al punto di prima. La vita dell’uomo è un circolo, dall’infanzia all’infanzia, e lo stesso accade con ogni cosa dove un potere si muove.

Le nostre tende erano rotonde, come i nidi degli uccelli, e inoltre erano sempre disposte in circolo, il cerchio della nazione, un nido di molti nidi, dove il Grande Spirito voleva che noi covassimo i nostri piccoli.” E poi aggiunge che questo accadeva prima che i suoi fratelli venissero chiusi in case grigie e quadrate: e il quadrato, è risaputo che non ha nessun potere magico.


Infatti il talismano più sacro per i Sioux è la Ruota della Medicina che raffigura un cerchio in cui è inserita una croce. Nella Ruota della Medicina vi è un cerchio perché, secondo gli sciamani, il cerchio è il simbolo di Wakan-Tanka, Infatti, Il Grande Mistero è come un circolo, perciò non ha mai fine. La croce racchiusa nel cerchio rappresenta le 4 direzioni fondamentali della Terra, i 4 venti che la percorrono e i 4 Spiriti che rappresentano le 4 direzioni della Terra.

Tutto questo è uscito da Wakan-Tanka, perciò la Ruota si riunisce al centro in cui l’uomo trova un equilibrio. Il punto d’incontro tra la linea verticale che discende dal Cielo e la linea orizzontale che scorre sulla Terra è la croce che è il simbolo dell’incontro tra Cielo e Terra. Secondo i Lakota, la croce è il simbolo della nascita della vita per volontà Divina.

Il punto d’incontro, in molte Ruote della Medicina viene ornato con due piume d’aquila poste di fianco. Le piume dell’aquila rappresentano la forza e sono il simbolo di Wakan-Tanka, perché l’aquila è l’unico volatile che può volare fino al sole unendo la terra al cielo. Il riferimento primario della spiritualità Lakota è sempre il concetto del Grande Mistero che è riferito all’Uno che è anche Molti.

Il Grande Mistero, Wakan-Tanka, è Dio Sommo, Grande Padre, Creatore ed Esecutore del suo ordine. Egli è anche gli Esseri Superiori e le Gerarchie che gli obbediscono. Egli è oltre il bene e il male, è tutto quello che vediamo e anche quello che non vediamo. Wakan-Tanka è Spirito e Materia, perciò è il Tutto, ma l’uomo non lo può capirlo perciò - per l’uomo - Wakan-Tanka è un Grande Mistero.

Wakan-Tanka è al vertice di una complessa gerarchia di Esseri Superiori perché Egli è onnipotente e sostiene tutta la creazione. La gerarchia degli esseri spirituali che gli sono inferiori è numerata con il numero 4 e con i suoi multipli, perché il 4 rappresenta la manifestazione. Gli ultimi Wicasa Wakan ossia gli ultimi Uomini Sacri, dicevano che accanto a Wakan-Tanka c’erano 4 gruppi di Entità Divine: le Entità Superiori, le Entità Aggiunte, le Entità Subordinate e i Simili a Divinità.

I Sioux credevano che un uomo diventa veramente tale soltanto se sapeva affinare il suo “Sicun” ossia il suo potere personale. Questo avviene solo attraverso il contatto con entità soprannaturali da cui ricevono energie che rinforzano il nostro potere personale. In questo, un ruolo primario è rivestito dal rapporto con gli spiriti degli animali, perché i Lakota attribuiscono un ruolo primario al loro rapporto con gli animali.

Per i Sioux l’unica differenza tra uomo e animale è il fatto che l’uomo può avere coscienza delle cose, mentre l’animale non può averla. Gli animali possiedono anime non individuali, infatti hanno un’anima di specie. Essi hanno un’anima di gruppo la cui intima essenza è strettamente collegata alle energie del cosmo. Questo potere gli viene direttamente da Wakan-Tanka e viene ospitato nel corpo di aquile, bisonti, lupi, falchi e orsi che sono definiti “animali di potere”.

L’uomo può entrare in contatto con il potere degli animali assorbendo le energie che le specie animali sanno captare e trattenere in loro. Da quanto detto si può immaginare che il culto del Grande Mistero e degli Spiriti a lui associati fosse un culto solitario e silenzioso. Gli indiani delle praterie si ritiravano nei grandi spazi e negli scenari naturali da cui traevano le energie necessarie per entrare in contatto con Wakan-Tanka.

Nella solitudine delle grandi praterie, l’indiano cercava il contatto con gli Spiriti della natura e con quelli degli Animali, oppure con gli Spiriti posti a guardia delle 4 Direzioni della Terra. Il contatto con gli ampi scenari naturali infondevano nell’anima dei nativi di rispetto, solennità e sacralità per l’armonia della natura e dei suoi ritmi. Nel corso dei fenomeni stagionali essi vedevano il rinnovarsi del mistero, e vedevano l’insondabile ripetersi nella manifestazione.

Per i nomadi della prateria, nulla poteva eguagliare la gioia di dormire sotto le stelle, di risvegliarsi all’alba con la luce della Stella del Mattino, e di sentirsi liberi nella natura. Il custode del Mistero era il Wicasa Wakan che assommava nella sua figura, le caratteristiche dello sciamano, del guaritore e della guida spirituale della tribù. Ma questo saggio andrebbe pensato come un “Uomo Sacro.” A questo proposito Cervo Zoppo, Uomo Sacro dei Sioux Lakota, racconta la sua esperienza spirituale con queste parole:


“Un Uomo Sacro ama il silenzio, ci si avvolge come una coperta: un silenzio che parla, con voce forte come il tuono, che gli insegna tante cose. Uno sciamano desidera essere in un luogo dove si senta solo il ronzio degli insetti. Se ne sta seduto, con il volto rivolto a ovest, e chiede aiuto. Parla con le piante ed esse rispondono.

Ascolta con attenzione le voci degli animali. Diventa uno di loro. Da ogni creatura affluisce qualcosa dentro di lui. Anche lui emana qualcosa: come e che cosa io non lo so, ma è così. Io l’ho vissuto. Uno sciamano deve appartenere alla terra: deve leggere la natura come un uomo bianco sa leggere un libro.”

Buona erranza
Sharatan

lunedì 17 giugno 2013

Spazio sacro



"In molte tradizioni tra cui il buddhismo tibetano, il cerchio è un potente simbolo che rappresenta la sacralità di tutte le cose. In tutte quelle tradizioni esistono rituali che si servono dell'immagine del cerchio: tracciando un cerchio intorno a se stessi, e rimanendo nel centro, si intuisce di essere al centro dell'universo. Il cerchio tutto intorno ci fa capire che siamo sempre in uno spazio sacro.

Nel buddhismo si parla di presenza mentale, di consapevolezza. La presenza mentale ci viene insegnata attraverso l'oryoki, gli inchini, il rimanere con il respiro, l'etichettare i pensieri come "pensieri". Tutto ciò comporta grande precisione, ma anche molta gentilezza. Insieme alla precisione con cui ci rapportiamo al nostro mondo c'è anche uno spazio che è sempre presente attorno a noi. Quello spazio è la gentilezza: permettiamo a noi stessi di percepire quanto il mondo sia vasto, fluido, pieno di colore e di energia. Quello spazio è il nostro cerchio.

Quando si parla di presenza mentale e di consapevolezza non ci si riferisce a qualcosa di rigido e severo, a una disciplina che ci autoproponiamo per comportarci come si deve, migliorarci, tenere la schiena più diritta e avere un odore più gradevole. Si tratta piuttosto di nutrire un sentimento di gentilezza amorevole nei riguardi delle ciotole per l'oryoki, delle nostre mani, delle altre persone, di questa stanza, di tutte le porte che attraversiamo per entrare e per uscire. Presenza mentale significa amore per ogni dettaglio della vita, il che conduce, come naturale conseguenza, alla consapevolezza: la vita comincia ad ampliarsi, e si acquista la consapevolezza di trovarsi sempre al centro del mondo.

Alcuni di voi avranno forse letto il libro "Alce Nero parla" nel quale un vecchio indiano Sioux racconta della grandiosa visione che ebbe all'età di 9 anni. Un giorno egli si era ammalato, così gravemente che tutti pensavano sarebbe morto. Rimase in comaper una settimana o più, e durante il coma gli venne predetto che il sacro stile di vita del suo popolo sarebbe stato presto travolto. Gli venne anche insegnato che cosa fare perchè no andasse perduto del tutto. Era ancora in coma quando venne portato sulla cima dell'Horney Peak, nelle Black Hills del Dakota, che gli indiani d'America considerano l'ombelico del mondo.

Ma Alce Nero racconta che, dopo essere stato sull'Horney Peak e avere ricevuto la grande visione, comprese che ogni luogo è il centro del mondo. In effetti, ovunque ci troviamo, quello è il centro del mondo. Siamo sempre al centro di uno spazio sacro, esattamente al centro del cerchio. La gente mi dice spesso: "La meditazione è una gran bella cosa, ma che rapporto ha con la vita?" Ebbene, la meditazione è in relazione con la vita nel senso che, forse grazie alla semplice pratica del prestare attenzione, cioè nutrire gentilezza amorevole verso le vostre parole, azioni e attività mentali, potete iniziare a comprendere che vi trovate sempre al centro di uno spazio sacro, uno spazio che non è altro che la vostra vita stessa.

Lo spazio sacro non è questa stanza, ma ovunque andiate, per il resto della vostra vita, sarete sempre al centro dell'universo, e il cerchio sarà sempre attorno a voi. Ogni persona che incontrate entra nel vostro spazio sacro, e non certo per caso. Tutto ciò che entra nel cerchio è lì per insegnarvi qualcosa. Attraverso la mia esperienza del buddhismo e il mio grande amore e rispetto per i maestri, gli insegnamenti e la pratica, mi sono resa conto che è un'ottima cosa aderire a un veicolo e comprenderlo sempre più profondamente. Ma così facendo ho imparato a vedere la sacralità di ogni saggezza, ho cominciato a capire che si può arrivare alla stessa verità attraverso molte strade.

La meditazione aiuta ad ampliare la nostra vita, e così non siamo più impigliati nel pensare solo a noi stessi e nel pretendere che la vita vada sempre come fa comodo a noi. Una persona egoista non riesce certo a intuire di essere al centro di un cerchio sacro, al centro dell'universo, perchè è così presa dai suoi problemi, dalle sue sofferenze, limitazioni, desideri e paure che è cieca alle meraviglie dell'esistenza. Sente solo una grande tristezza, un enorme risentimento verso tutta la vita. Che strano! La vita è un tale miracolo, eppure, per la maggior parte del tempo, non facciamo altro che provare rancore verso cose che in realtà fanno il nostro interesse.

Rimpoche parlava spesso dell'adesso. Se volete raggiungere l'illuminazione, dovete farlo adesso. Se siete arroganti e cocciuti, può drsi che abbiate bisogno di qualcuno che vi corra dietro con un randello. Ma più aprite il vostro cuore, più fate amicizia con il corpo, la parola, la mente, e con il mondo racchiuso nel vostro cerchio - la vostra situazione familiare, le persone con le quali vivete, la casa in cui fate colazione ogni giorno - più apprezzate il fatto che, per esempio, vi basta girare il rubinetto per avere l'acqua. Se avete mai provato a vivere senz'acqua, allora sì che potreste veramente apprezzarlo. Avvengono miracoli di ogni sorta. Ogni cosa è un miracolo, ogni cosa è assolutamente meravigliosa.

Adesso. Ecco la chiave. Adesso, adesso, adesso. La presenza mentale vi abitua a essere vivi e consapevoli, estremamente curiosi ... ma curiosi riguardo a cosa? Ma riguardo all'adesso, no? Sedete in meditazione e l'espirazione è adesso, il risveglio dalle fantasticherie è adesso. Anche le fantasticherie sono adesso, anche se sembra che vi trasportino nel passato e nel futuro. Più riuscite ad essere completamente nell'adesso, più sentite che vi trovate al centro del mondo, al centro del cerchio sacro.

Il nostro compito nella vita è utilizzare ciò che ci è stato dato per risvegliarci. Anche se ci fossero due persone assolutamente identiche - stesso corpo, stesso modo di parlare, stessa mente, stessa madre, stesso padre, stessa casa, stesso cibo, tutto uguale - mentre una potrebbe usare ciò che possiede per svegliarsi, l'altra potrebbe usarlo per diventare sempre più triste, arcigna e piena di rancore. Non importa che cosa vi sia stato dato, se avete un difetto fisico, siete poveri o ricchi sfondati, belli o brutti, psichicamente sani o squilibrati, se vivete in manicomio oppure in un deserto tranquillo e silenzioso. Qualunque destino vi sia toccato, può risvegliarvi o farvi addormentare.

E' questa la sfida del momento presente: come intendete sfruttare ciò che possedete, vale a dire il proprio corpo, la vostra parola, la vostra mente? Sempre riguardo all'adesso, vi rivelo qualcosa che vi sarà molto utile: l'ostacolo principale all'assunzione di una prospettiva più ampia sulla vita consiste nel fatto che le emozoni ci catturano e ci rendono ciechi. Più prendiamo coscienza di ciò, e più ci rendiamo conto che, quando ci abbandoniamo alla rabbia, all'autocommiserazione e alla bramosia, tanto da renderci infelici, in quel momento iniziamo ad isolarci, ad autoescluderci, come se fossimo seduti sul ciglio del Grand Canyon ma avessimo infilato la testa in un sacco.

La magia del momento presente sta nel fatto che potete lasciare andare le vostre preoccupazioni e aprirvi di nuovo allo spazio. Potete darlo sempre, in qualsiasi momento, ma per riuscirci bisogna che facciate amicizia con voi stessi. Bisogna che arriviate a conoscere la vostra rabbia, l'autocommiserazione, i desideri, la bramosia, la noia, e che facciate amicizia con tutte queste emozioni. Esiste una storia che si riferisce a quelli che definiamo paradiso e inferno, vita e morte, bene e male. Ebbene, la storia insegna che quelle cose in realtà non esistono se non come costruzioni della mente.

Dunque, c'è un samurai grande e grosso che va da un saggio e gli dice: "Parlami della natura del paradiso e dell'inferno!" Il roshi lo guarda dritto negli occhi e gli fa: "Perchè mai dovrei parlare con uno schifoso, rivoltante, miserabile bavoso come te?" Il samurai si fa paonazzo e gli si rizzano i capelli per la collera, ma il roshi continua imperterrito: "Un miserabile verme come te, credi proprio che potrei spiegarti qualcosa?" Ormai sopraffatto dall'ira, il samurai estrae la spada e sta per mozzare la testa al roshi, quando questi gli dice: "Ecco, questo è l'inferno!"

Il samurai, che in realtà era un uomo molto intelligente, in un attimo capisce: si rende conto di aver creato il proprio inferno personale e di esserci sprofondato fino agli occhi. Un inferno nero e rovente, talmente pieno di odio, egoismo, rabbia e risentimento da portarlo al punto di commettere un omicidio. Gli occhi gli si riempiono di lacrime, scoppia a piangere e giunge le mani davanti al roshi che gli dice:"E questo è il paradiso!" Non esistono né inferno e né paradiso, se non per il modo in cui ci mettiamo in rapporto con la vita. L'inferno non è altro che la nostra resistenza alla vita.

Quando diciamo "No" ad una situazione non c'è niente di male, ma quando montiamo le cose a dismisura e ci esaltiamo fino a sguainare la spada per tagliare la testa a qualcuno, allora tale resistenza alla vita è l'inferno. [...] Lo scopo della vita è il risveglio, è permettere che ciò che entra nel cerchio possa risvegliarvi, e non farvi addormentare. C'è un solo modo per far sì che ciò avvenga: essere aprti, curiosi, sviluppare un sentimento di simpatia per tutte le cose che vi capitano, comprendee la loro natura e lasciare che vi insegnino quello che vogliono insegnarvi.

Andrà avanti così finché non avrete imparato la lezione, a qualunque costo. Potete abbandonare la famiglia, cambiare lavoro, frequentare solo persone che vi diano sempre ragione: potete manipolare il vostro mondo e cercare di far sì che tutto fili sempre liscio fino a diventare paonazzi per lo sforzo, ma gli stessi vecchi fantasmi non vi daranno tregua finché non avrete finalmente imparato la lezione, la lezione che sono venuti ad insegnarvi. Allora, quegli stessi fantasmi vi appariranno come fedeli e generosi compagni di viaggio." (Pema Chondron - Senza via di scampo: la via della saggezza e della gentilezza amorevole – Feltrinelli)