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venerdì 25 marzo 2016

Il Cerchio Sacro



“Tutto ciò che il Potere del Mondo fa, lo fa in circolo.”
(Alce Nero)

Secondo gli etnologi, inizialmente, i Sioux vivevano nelle regioni del Minnesota e, solo in seguito, si spostarono verso le praterie del Nord Ovest. Recentemente, si sono trovate altre fonti storiche in cui si dice che le genti di lingua sioux si riunivano in bande che si spostavano lungo le regioni dei grandi laghi e le foreste del Minnesota. Le tribù dei Sioux si riunivano nel Consiglio dei Sette fuochi che era formato dalle 7 grandi tribù che costituiscono la Nazione Sioux.

In seguito le popolazioni sioux si suddivisero in due grandi gruppi ed i Lakota fanno parte delle tribù che si spinsero verso l’ovest sotto la pressione di altre tribù native. I Sioux avevano fama di essere grandi guerrieri che non amavano entrare nei giochi di alleanze tra tribù e, ancor meno amavano le alleanze con i bianchi. Questa caratteristica fece in modo che i Sioux fossero tra gli ultimi nativi ad entrare in possesso delle armi da fuoco.

I Lakota si trasferirono nelle praterie occidentali circa alla fine del Settecento. Poco dopo la loro migrazione i Lakota o Teton che vuol dire “abitatori delle praterie” spaziavano in un enorme territorio compreso tra i due Dakota, il Wyoming, il Nebraska e il Montana. I Lakota divennero così numerosi che si divisero in 7 tribù o divisioni, e spesso sconfinavano anche nei territori di tribù rivali. Ma furono i Lakota Teton che fecero da apripista verso le grandi praterie occidentali. Sappiamo che migrarono nelle zone ovest del Missouri perché trovarono un clima più mite di quello estremo delle regioni dei grandi laghi.

Ma soprattutto, sappiamo che le migrazioni nelle praterie occidentali erano dovute al fatto che lì c'erano enormi branchi di bisonti. Insieme ai bisonti sappiamo che incontrarono il cavallo che fu detto Shunka Wakan ossia Cane Sacro. Sappiamo che quando iniziarono a migrare verso le grandi pianure, gli indiani viaggiavano con loro tutto quello che avevano, perciò viaggiavano con le tende, le suppellettili, i bambini e gli anziani caricati su slitte tirate da cani. Gli indiani avevano un ottimo rapporto con gli animali e soprattutto con i cani che erano usati come animali da tiro.

I cani vivevano negli accampamenti indiani e le marce della tribù erano seguite da grandi mute di cani, perciò i cani erano molto amati e rispettati. La leggenda dice che, quando l’uomo viveva in armonia con gli animali era in grado di capire anche il linguaggio degli animali. Sappiamo che gli indiani seguivano le grandi mandrie dei bufali, perché quando avevano fame, chiedevano perdono allo spirito dell'animale che stavano per uccidere, ma poi lo cacciavano e lo mangiavano.

La leggenda dice che, un giorno gli indiani videro che i bisonti scappavano mentre uno strano animale restava immobile e li fissava. Lo strano animale non sembrava spaventato, ma incuriosito e non fuggiva, perciò anche i Sioux si avvicinarono per guardarlo con più attenzione. Allora videro che aveva un corpo snello e aggraziato, delle zampe lunghe e scattanti. Videro che il suo muso e lo sguardo erano dolci come quelli del cervo, e che la sua testa aveva una lunga capigliatura.

Allora un guerriero prese un laccio e iniziò a lanciarlo per catturare l'animale misterioso, ma non riuscì a prenderlo. La creatura sembrò seccata da tutta l'agitazione degli uomini perciò si allontanò, ma i Sioux la seguirono continuando a lanciare lacci. Infatti, un laccio si strinse intorno alla testa dell’animale, e la misteriosa creatura fu circondata dagli indiani. Il guerriero che l'aveva catturato vinse la sua paura, e gli saltò in groppa.

Il laccio con cui era stato catturato fu usato per guidare la sua corsa e il guerriero riuscì a cavalcarlo. Fu così che i Sioux scoprirono un modo veloce e comodo per spostarsi e poiché amavano molto i loro cani, lo vollero chiamare Shunka Watan, Cane Sacro. L'animale che avevano addomesticato diventò lo strumento principale del nomadismo indiano. Per merito del cavallo, i Sioux divennero grandi cacciatori e guerrieri, e abbandonarono la tentazione della sedentarietà diventando i grandi nomadi delle praterie.

I Sioux furono i signori delle praterie perché si muovevano dietro i branchi di bisonti, e si spostavano dentro un territorio che oggi, comprende l’estensione di 7 Stati Federali. Gli storici dicono che i Sioux Teton divennero i padroni dell'enorme territorio compreso tra Dakota, Minnesota, Wisconsin, Wyoming, Nebraska, Iowa, Montana e si spinsero fino al Kansas e al Texas. Sicuramente arrivarono fino in Canada perché si sono trovate prove della loro presenza perfino nella Baia di Hudson.


Il periodo d’oro dei Sioux Teton va dal 1750 al 1850 e dopo questo periodo, si verificò una lenta decadenza che li porterà a essere confinati nelle riserve. Ma gli indiani Sioux furono quelli che si opposero con più forza alla “civilizzazione” che gli veniva imposta con la forza dalla civiltà dei bianchi. Negli ultimi decenni abbiamo iniziato a conoscere meglio la spiritualità indiana, e gli storici hanno iniziato a evidenziare la bellezza di queste culture.

Mircea Eliade dice che, in tutte le tradizioni spirituali il cielo è il simbolo della trascendenza perché rappresenta l’immutabilità e la forza e perché il cielo esiste da sempre. Il cielo è il simbolo di tutto ciò che è infinito, eterno e potente. Anche per le popolazioni native d’America è così.

Il cielo è sacro ma anche il sole, il vento, il tuono e il fulmine possiedono la forza magico-religiosa del cielo. Per questo, tutti i fenomeni che vengono dal cielo sono wakan cioé sacri, perché dietro e al di sopra di tutti questi fenomeni c’è sempre Wakan-Tanka. Il nome Wakan-Tanka viene tradotto come “Il Grande Spirito” ma la traduzione è imprecisa perché sarebbe meglio chiamarlo “Il Grande Sacro” oppure “Il Grande Mistero” perché wakan significa anche “misterioso” oltre che “sacro.”

Il senso del “sacro” e della sacralità della natura sono parte essenziale dell’anima indiana e formano la visione dei lakota. Questa vocazione alla sacralità si ritrova già nel loro mito sull’origine del cosmo. Gli anziani lakota dicono che, al tempo del primo movimento, la Roccia, Inyan, era una massa morbida percorsa, al suo interno, da una calda corrente di sangue di colore blu. Inyan non volle essere sola perciò decise di estrarre dal suo corpo una parte di materiale per plasmare un disco che chiamò Maka, la Terra.

Poi Inyan volle che Maka fosse grande e viva perciò si aprì le vene e lasciò che il suo sangue scorresse fuori. Una parte del sangue di Inyan diventò Mahpiyato, il Cielo, invece un’altra parte si diffuse in cerchio e diventò Mni, il Mare. Per questo i Lakota dicono che la Terra è il più antico essere vivente, in quanto nacque dalle Rocce, il Cuore Pulsante, e poi ha attraversato quattro evoluzioni. A quei tempi, dice la leggenda, il sole tramontava ad est e c’erano dei continenti che, in seguito sono scomparsi.

I saggi dicono che i Lakota discesero su Maka molto, molto tempo dopo questi fatti, infatti essi sono arrivati sulla Terra dopo essere discesi da un mondo spirituale cioè “dalle 7 sorelle che vivono in cielo” ossia dalla Costellazione delle Pleiadi. Secondi gli anziani questo avvenne 250.000 anni fa, perciò i Lakota dicono che, in precedenza, loro vivevano nel mondo dello Spirito. Dicono che la loro comprensione proviene dal cielo, perché è il cielo che dona la comprensione di chi siamo e del perché siamo nati.

La cultura Lakota ricorda sempre il suo legame con la Costellazione delle Pleiadi e lo afferma in ogni contesto sacro. Infatti il organo di governo tradizionale si chiama “Consiglio dei Sette Fuochi” perché il numero 7 è considerato un numero sacro per eccellenza. Nella cultura lakota sono 7 le virtù umane tradizionali, cioè coraggio, forza d’animo, generosità, pazienza, tolleranza, pietà, umiltà e saggezza. E sono 7 anche le tribù che costituiscono la nazione Lakota, cioè Oglala, Sichangu, Minneconjou, Hunkpapa, Sihasapa, Itazipo e Oohenumpa.

Anche il 4 è un numero sacro ricorrente essendo il numero cardinale del mondo. Infatti le direzioni della terra sono 4 cioè nord, sud, est, ovest, e anche le razze della terra sono 4 cioè rossa, bianca, gialla e nera. Il numero 4 viene sempre associato alla circolarità della vita, perché rappresenta tutto ciò che si ripete e si rinnova. Il 4 viene associato alla simbologia del cerchio che rappresenta tutto quello che si trasforma cioè la circolarità della vita.

Tutto si muove in cerchio come mostrano le stagioni che si susseguono una all’altra mostrando che nulla può fermare il Grande Mistero. I Lakota dicono che finché sarà rispettato l'equilibro cosmico tutto scorrerà armoniosamente nel grande Cerchio Sacro. A questo proposito Alce Nero, l’uomo sacro dei Lakota Teton Oglala, dice: “Il cielo è rotondo, e ho sentito dire che la terra è rotonda come una palla, e che così sono le stelle. Il vento quando è più potente , gira in turbini.

Gli uccelli fanno i loro nidi circolari, perché la loro religione è la stessa nostra. Il sole sorge e tramonta sempre in circolo. La luna fa lo stesso, e tutt’e due sono rotondi. Perfino le stagioni formano un grande circolo, nel loro mutamento, e sempre ritornano al punto di prima. La vita dell’uomo è un circolo, dall’infanzia all’infanzia, e lo stesso accade con ogni cosa dove un potere si muove.

Le nostre tende erano rotonde, come i nidi degli uccelli, e inoltre erano sempre disposte in circolo, il cerchio della nazione, un nido di molti nidi, dove il Grande Spirito voleva che noi covassimo i nostri piccoli.” E poi aggiunge che questo accadeva prima che i suoi fratelli venissero chiusi in case grigie e quadrate: e il quadrato, è risaputo che non ha nessun potere magico.


Infatti il talismano più sacro per i Sioux è la Ruota della Medicina che raffigura un cerchio in cui è inserita una croce. Nella Ruota della Medicina vi è un cerchio perché, secondo gli sciamani, il cerchio è il simbolo di Wakan-Tanka, Infatti, Il Grande Mistero è come un circolo, perciò non ha mai fine. La croce racchiusa nel cerchio rappresenta le 4 direzioni fondamentali della Terra, i 4 venti che la percorrono e i 4 Spiriti che rappresentano le 4 direzioni della Terra.

Tutto questo è uscito da Wakan-Tanka, perciò la Ruota si riunisce al centro in cui l’uomo trova un equilibrio. Il punto d’incontro tra la linea verticale che discende dal Cielo e la linea orizzontale che scorre sulla Terra è la croce che è il simbolo dell’incontro tra Cielo e Terra. Secondo i Lakota, la croce è il simbolo della nascita della vita per volontà Divina.

Il punto d’incontro, in molte Ruote della Medicina viene ornato con due piume d’aquila poste di fianco. Le piume dell’aquila rappresentano la forza e sono il simbolo di Wakan-Tanka, perché l’aquila è l’unico volatile che può volare fino al sole unendo la terra al cielo. Il riferimento primario della spiritualità Lakota è sempre il concetto del Grande Mistero che è riferito all’Uno che è anche Molti.

Il Grande Mistero, Wakan-Tanka, è Dio Sommo, Grande Padre, Creatore ed Esecutore del suo ordine. Egli è anche gli Esseri Superiori e le Gerarchie che gli obbediscono. Egli è oltre il bene e il male, è tutto quello che vediamo e anche quello che non vediamo. Wakan-Tanka è Spirito e Materia, perciò è il Tutto, ma l’uomo non lo può capirlo perciò - per l’uomo - Wakan-Tanka è un Grande Mistero.

Wakan-Tanka è al vertice di una complessa gerarchia di Esseri Superiori perché Egli è onnipotente e sostiene tutta la creazione. La gerarchia degli esseri spirituali che gli sono inferiori è numerata con il numero 4 e con i suoi multipli, perché il 4 rappresenta la manifestazione. Gli ultimi Wicasa Wakan ossia gli ultimi Uomini Sacri, dicevano che accanto a Wakan-Tanka c’erano 4 gruppi di Entità Divine: le Entità Superiori, le Entità Aggiunte, le Entità Subordinate e i Simili a Divinità.

I Sioux credevano che un uomo diventa veramente tale soltanto se sapeva affinare il suo “Sicun” ossia il suo potere personale. Questo avviene solo attraverso il contatto con entità soprannaturali da cui ricevono energie che rinforzano il nostro potere personale. In questo, un ruolo primario è rivestito dal rapporto con gli spiriti degli animali, perché i Lakota attribuiscono un ruolo primario al loro rapporto con gli animali.

Per i Sioux l’unica differenza tra uomo e animale è il fatto che l’uomo può avere coscienza delle cose, mentre l’animale non può averla. Gli animali possiedono anime non individuali, infatti hanno un’anima di specie. Essi hanno un’anima di gruppo la cui intima essenza è strettamente collegata alle energie del cosmo. Questo potere gli viene direttamente da Wakan-Tanka e viene ospitato nel corpo di aquile, bisonti, lupi, falchi e orsi che sono definiti “animali di potere”.

L’uomo può entrare in contatto con il potere degli animali assorbendo le energie che le specie animali sanno captare e trattenere in loro. Da quanto detto si può immaginare che il culto del Grande Mistero e degli Spiriti a lui associati fosse un culto solitario e silenzioso. Gli indiani delle praterie si ritiravano nei grandi spazi e negli scenari naturali da cui traevano le energie necessarie per entrare in contatto con Wakan-Tanka.

Nella solitudine delle grandi praterie, l’indiano cercava il contatto con gli Spiriti della natura e con quelli degli Animali, oppure con gli Spiriti posti a guardia delle 4 Direzioni della Terra. Il contatto con gli ampi scenari naturali infondevano nell’anima dei nativi di rispetto, solennità e sacralità per l’armonia della natura e dei suoi ritmi. Nel corso dei fenomeni stagionali essi vedevano il rinnovarsi del mistero, e vedevano l’insondabile ripetersi nella manifestazione.

Per i nomadi della prateria, nulla poteva eguagliare la gioia di dormire sotto le stelle, di risvegliarsi all’alba con la luce della Stella del Mattino, e di sentirsi liberi nella natura. Il custode del Mistero era il Wicasa Wakan che assommava nella sua figura, le caratteristiche dello sciamano, del guaritore e della guida spirituale della tribù. Ma questo saggio andrebbe pensato come un “Uomo Sacro.” A questo proposito Cervo Zoppo, Uomo Sacro dei Sioux Lakota, racconta la sua esperienza spirituale con queste parole:


“Un Uomo Sacro ama il silenzio, ci si avvolge come una coperta: un silenzio che parla, con voce forte come il tuono, che gli insegna tante cose. Uno sciamano desidera essere in un luogo dove si senta solo il ronzio degli insetti. Se ne sta seduto, con il volto rivolto a ovest, e chiede aiuto. Parla con le piante ed esse rispondono.

Ascolta con attenzione le voci degli animali. Diventa uno di loro. Da ogni creatura affluisce qualcosa dentro di lui. Anche lui emana qualcosa: come e che cosa io non lo so, ma è così. Io l’ho vissuto. Uno sciamano deve appartenere alla terra: deve leggere la natura come un uomo bianco sa leggere un libro.”

Buona erranza
Sharatan

domenica 20 marzo 2016

Il Dono della Sacra Pipa



“Una mattina di buonora, or sono molti, molti inverni, due Lakota erano a caccia con archi e frecce e, mentre dall’alto di un colle scrutavano la zona in cerca di selvaggina, videro qualcosa che di lontano procedeva verso di loro in maniera molto strana e misteriosa. Quando la cosa misteriosa si fu avvicinata videro che era una donna bellissima. Era vestita di pelle di daino bianca e portava un involto sulle spalle.

Era talmente bella che a uno del Lakota vennero cattive intenzioni. Confidò all’amico il suo desiderio ma l’altro, che era buono, gli disse che non doveva farsi venire di quei pensieri perché quella era sicuramente una donna wakan (sacra). La misteriosa creatura adesso era molto vicina ai due.

Posò a terra l’involto e chiese a quello con cattive intenzioni di andare da lei. Come il giovane si fu avvicinato alla donna misteriosa, lui e lei vennero avvolti da una grande nuvola che, sollevatasi poco dopo, rivelò la sacra donna e, ai suoi piedi, l’uomo con i cattivi pensieri divorato da serpenti terribili e ormai ridotto alle sole ossa.

“Poni mente a quello che vedi! - disse la strana donna all’uomo buono - Sto andando dalla tua gente e desidero parlare al tuo capo Corno Cavo in Piedi. Va’ da lui e digli di allestire un grande tipì in cui adunare tutto il popolo. Preparatevi alla mia venuta. Desidero dirvi qualcosa di molto importante!”

Allora il giovane si recò al tipì del suo capo e raccontò tutto quello che era successo; disse anche che la donna sacra si accingeva a fare una visita e che tutti si dovevano preparare. Allora il capo, Corno Cavo in Piedi, fece smontare parecchi tipì e con essi ne fece costruire uno grande, come aveva ordinato la donna sacra. Mandò poi un banditore a dire al popolo di indossare gli abiti migliori e di adunarsi immediatamente nella grande tenda.

Naturalmente tutti erano eccitatissimi mentre attendevano nella grande tenda l’arrivo della donna sacra: tutti si domandavano da dove venisse la donna misteriosa e cosa avesse da dire. Di lì a poco i giovani che si erano messi di vedetta per scorgere l’arrivo della watan annunciarono di aver visto qualcosa di lontano che avanzava verso di loro con belle movenze, ed ecco che improvvisamente ella entrò nella tenda, la percorse tutta secondo il cammino del sole e si fermò di fronte a Corno Cavo in Piedi.

Scaricò l’involto che portava sulle spalle e, reggendolo con tutte e due le mani davanti al capo, disse: “Osservatelo e amatelo sempre! Esso è “lela watan”(molto sacro) e dovete trattarlo come tale. A nessun uomo impuro sarà mai permesso posarvi gli occhi sopra, perché questo involto contiene una pipa sacra. Con essa, negli inverni che verranno, invierete le vostre voci a Watan-Tanka, vostro Padre e Progenitore.”

Detto questo, la donna misteriosa estrasse una pipa con il cannello rivolto verso i cieli, e disse: “Con questa sacra pipa camminerete sulla Terra, poiché la Terra è vostra Progenitrice e vostra Madre, ed Essa è sacra. Ogni passo mosso sopra di Lei dovrebbe essere come una preghiera. Il fornello di questa pipa è di pietra rossa; esso è la Terra.

Inciso nella pietra e rivolto verso il centro c’è questo vitello di bisonte che rappresenta tutti i quadrupedi che vivono su vostra Madre. Il cannello di pipa è di legno e rappresenta tutto quello che cresce sulla Terra. E queste dodici penne che pendono qui dove il cannello si incastra sul fornello vengono da Wanbli Galeshka, l’Aquila Chiazzata, e rappresentano l’aquila e tutti gli esseri alati dell’aria.

Tutti questi popoli e tutte le cose dell’universo si uniscono a voi che fumate la pipa, tutti mandano le loro voci a Wakan-Tanka, il Grande Spirito. Quando pregherete con questa pipa pregherete per e con ogni cosa.” Allora la donna watan mise a contatto la base della pipa con la pietra rotonda che era a terra, e disse:

”Con questa pipa sarete legati a tutti i vostri parenti: al vostro Progenitore e Padre, alla vostra Progenitrice e . questo sasso rotondo, che è della stessa pietra rossa del fornello della pipa, anch’esso vi è stato dato dal vostra Padre Watan-Tanka. Esso è la Terra, vostra Progenitrice e Madre, ed è dove voi vivrete e vi moltiplicherete.

Questa Terra che Egli vi ha dato è rossa, e gli esseri a due gambe che vivono sulla Terra sono pure rossi, e il Grande Spirito vi ha dato anche un giorno rosso e una via rossa. Tutto questo è sacro, non dimenticatevelo. Ogni alba che spunta è un sacro evento, e ogni giorno è sacro perché la luce viene da vostro Padre Wakan-Tanka; e dovrete anche ricordarvi sempre che gli esseri a due gambe e tutti gli altri popoli che sono su questa terra sono sacri e dovrebbero essere trattati come tali.

D’ora in avanti la pipa sacra sarà su questa Terra rossa, e gli esseri a due gambe prenderanno la pipa per mandare le loro voci a Wakan-Tanka. Questi sette cerchi che vedete sulla pietra sono pregni di significato perché rappresentano i sette riti in cui la pipa sarà adoperata. Il primo cerchio grande rappresenta il primo rito che io vi insegnerò: gli altri sei cerchi rappresentano i riti che, con il tempo, vi saranno rivelati direttamente.

Corno Cavo in Piedi, sii buono con il tuo popolo e onora questi doni perché essi sono wakan, sacri! Con questa pipa gli esseri a due gambe si moltiplicheranno e a loro verrà tutto quello che è buono. Wakan-Tanka ti invia dal cielo questa pipa sacra affinché per suo tramite tu possa avere la conoscenza. Devi essere sempre grato di questo grande dono!

Ma ora, prima di andarmene, desidero darti istruzioni sul primo rito in cui il tuo popolo userà questa pipa. Deve essere per te un giorno sacro quando muore uno della tua gente. Allora dovrai custodirgli l’anima, come ti insegnerò, e così facendo acquisterai molto potere; perché se quell’anima sarà custodita essa aumenterà in te la cura e l’amore per il tuo prossimo.

Fintanto che la persona, nella sua anima, viene custodita presso il tuo popolo, tramite lei potrai inviare la tua voce a Wakan-Tanka. Deve essere un giorno sacro anche quando un’anima è liberata e torna a casa, da Wakan-Tanka, perché quel giorno saranno rese sacre quattro donne che in futuro genereranno figli, i quali percorreranno il sentiero della vita in modo sacro, assurgendo a esempio del tuo popolo.

Guarda Me, perché sono Io che essi metteranno in bocca, ed è così facendo che diventeranno wakan. Colui che custodisce l’anima di una persona deve essere un uomo buono e puro e deve adoperare la pipa in modo che tutto il popolo, con l’anima, mandi la propria voce a Wakan-Tanka. I frutti di una Madre, la Terra, e i frutti di tutto quello che essa ha il potere di generare saranno benedetti in questo modo e allora la tua gente percorrerà il sentiero della vita in maniera sacra.

Non dimenticare che Wakan-Tanka ti ha dato sette modi per inviargli le tue voci. Fintanto che lo ricorderai vivrai; il resto lo saprai da Wakan-Tanka direttamente.” La donna sacra si accingeva a lasciare la tenda ma volgendosi di nuovo a Corno Cavo in Piedi disse: “Osserva questa pipa! Ricorda sempre quanto essa è sacra e trattala come tale perché ti porterà fino alla fine. Ricorda: in me ci sono quattro età. Ora sto per andarmene ma mi volgerò a guardare il tuo popolo in ogni età, e alla fine ritornerò.”

Rifatto il giro della grande tenda secondo il cammino del sole, la donna misteriosa partì ma, percorso un breve tratto, volse lo sguardo verso il popolo e si sedette. Quando si alzò il popolo vide con stupore che era diventata un vitello di bisonte rosso e marrone. Poi il vitello si allontanò, si sdraiò, si rotolò a terra volgendosi a guardare i popolo e quando si rialzò era un bisonte bianco.

Il bisonte bianco riprese a camminare, si rotolò a terra e divenne un bisonte nero. Poi questo bisonte si allontanò ancora dal popolo, si fermò e, dopo essersi inchinato a ognuno dei quattro quadranti dell’universo, scomparve oltre il colle.” (Alce Nero, sciamano dei Sioux Oglala)