giovedì 17 gennaio 2013

Mangiati dalla luna



"Un maestro è colui che offre le occasioni per istruirsi.
Un maestro non penserà mai per te:
ti fornirà delle occasioni per pensare,
che tu puoi cogliere o non cogliere.
Se le cogli, riconoscerai che ti è stato maestro,
altrimenti no." 
(René Daumal)

Con i "Racconti di Belzebù al nipote," Gurdjieff inizia il progetto di scrivere una serie di libri sul giusto pensiero intorno all'uomo, infatti nel sottotitolo dell'opera egli afferma che una critica imparziale sull'uomo è necessaria per avere una comprensione oggettiva e imparziale del soggetto studiato. Però si raccomanda di leggere almeno tre volte il libro per poterlo comprendere, perché la sua volontà è quella di colpire senza pietà la mente del lettore presentandogli una verità imparziale, oggettiva e spietata sulla natura umana e sull'origine dei guai del genere umano.

Gurdjieff usa la voce narrante di Belzebù, che è un personaggio celeste molto elevato seppure fornito di corna e di coda che, in gioventù, fu esiliato sulla Terra per scontare una dura punizione per aver creduto che il mondo fosse gestito in modo ingiusto e illogico. Punito per la sua presunzione e per non essersi fatto gli affari suoi, come sarebbe sempre meglio fare nella vita, Belzebù compì la grave trasgressione di essersi intromesso negli affari degli uomini per aiutarli.

Il fatto era stato un completo insuccesso, e aveva anche corso il rischio di scatenato una rivoluzione cosmica, perciò l'ingenuo e fiducioso protagonista viene condannato a stare con gli uomini che voleva difendere per verificare se la Legge Divina a loro ascritta fosse ingiusta o meno. Alla fine è perdonato dal Signore Sovrano dell'Universo per l'intercessione del Messaggero Celeste Ashiata Shiemash, perciò può ritornare a casa assieme al fedele servo Ahoon, e al piccolo nipote Hussein.

Durante il viaggio di ritorno, Belzebù racconta con linguaggio ironico e divertente un resoconto oggettivo e spietato della realtà dell'uomo ripercorrendo la storia occulta della Terra e del genere umano. L'obiettivo dichiarato è quello di istruire il nipote Hussein sulla vita, ma anche quello di ridestare la sua compassione per il destino penoso dei miseri bipedi. Belzebù racconta assieme l'origine della Luna e della percezione umana, perché le due cose sono correlate, poiché l'avvenimento riguarda i tempi in cui il Sistema solare era ancora in formazione.

A quei tempi, la cometa Kondur passò a fianco della Terra, ma il calcolo della sua traiettoria venne sbagliato dai Sacri Individui esperti di leggi di creazione e di conservazione del mondo, perciò questo errore procurò una collisione tra la cometa e la Terra, in cui l'urto causò il distacco di due parti del nostro pianeta che era ancora debole e neonato.

La fragilità del giovane pianeta comportò il danno del distacco di due pezzi della massa terrestre non irrimediabile, perché i frammenti non si dispersero nello spazio ma restarono ad orbitare intorno alla Terra. In questo modo nacque la Luna e un pianeta gemello che i popoli precedenti alla nostra era chiamavano Kimespai, cioè "colui che non lascia dormire". Questo secondo frammento conosciuto anticamente oggi non lo ricordiamo più, perciò non siamo più in grado di vederlo, avendolo ormai dimenticato.

Subito dopo il fatto venne nominata un'Altissima Commissione con lo scopo di monitorare il disastro, infatti si temeva che il guaio fosse solo rimandato, perché la Luna e il pianeta fratello potevano ancora fuggire per vagare nel Sistema Solare, e perturbare quell'ordine. Per impedire questa complicazione, l'Alta Commissione decise di usare le vibrazioni sacre, Askokin, emesse dalla terra e dagli esseri che vivevano su di essa per trattenere la Luna legandola all'orbita della Terra.

Questo fatto increscioso comportò anche la modifica della strategia elaborata dal Nostro Padre Comune, perciò venne modificato il Piano del Sole Assoluto, e venne modificato il destino iniziale stabilito per la Terra e per i suoi organismi. Originariamente era prescritto che il destino della natura, degli animali e dell'uomo fosse quello di spiritualizzarsi e di avanzare fino a raggiungere il perfezionamento che li avrebbe condotti nella Ragione oggettiva.

L'emergenza creata dall'origine della Luna e la necessità di usare buona parte delle sacre energie disponibili allo scopo, comportò che l'uomo si trovasse privato delle sue risorse. Infatti esse vennero usate per mantenere la Luna collegata alla Terra, perciò quel fatto increscioso implicò altre altre gravi ripercussioni. In quella delicata fase evolutiva anche gli uomini erano agli albori del loro sviluppo e crescevano assai bene, infatti avevano già ben sviluppato il loro cervello emotivo, che è il primo dei tre cervelli forniti agli umani.

I bipedi mostravano già una vivace percezione emotiva e un buon istinto meccanico, perciò si rischiava che potessero capire il danno che era avvenuto. Si rischiava molto, perché malgrado i bipedi fossero ancora molto primitivi avevano già acquisito il cervello che capisce il danno e la convenienza. Quei primitivi potevano già capire che una parte delle loro energie veniva usata per altri scopi, perciò potevano capire che erano sfruttati per riparare gli errori causati da altri.

Anche in quei tempi arcaici il fatto di essere strumentalizzati non piaceva a nessuno, perciò gli esseri superiori ipotizzarono che, se gli uomini avessero intuito la verità, si sarebbero ribellati. Tutti capiscono il principio di ribellione contro lo sfruttamento, perciò i bipedi potevano arrivare anche al punto di uccidersi a vicenda per la rabbia di non far prevalere quell'ingiustizia, perciò si rischiava una strage per la rabbia della vendetta e per l'amore della ripicca.

Sapere che il destino della Terra veniva condizionato dalle conseguenze del guaio fatto da altri e pagato dagli uomini poteva giustificare una ribellione per ragioni di principio, visto che diventare schiavi senza colpa è un destino che non piace a nessuno. Per evitare che i bipedi si autodistruggessero si decise di controllarli, perciò si decise di impiantare un nuovo organo che evitasse problemi, perciò si inventò l'organo che aveva la proprietà di far percepire la realtà alla rovescia.

L'organo inventato venne chiamato Kundabuffer e funzionava facendo in modo che ogni realtà esterna che l'uomo percepiva gli faceva provare interiormente solo sensazioni di piacere e di soddisfazione. Il kundabuffer venne applicato alla radice della coda, che ai tempi ornava il fondo schiena umano, perciò i tricerebrati girarono per un bel po' ornati da quel rimedio artificiale che gli forniva un bel senso di pienezza con l'intima soddisfazione di percepire un "intrinseco e pieno significato esserico."

L'impianto si rivelò un successo e si mostrò ben funzionante, perciò venne il tempo in cui la fase critica fu superata e si decise la sua rimozione. Sia l'innesto che l'espianto avvennero nei tempi più adatti, ma restarono nell'organismo umano delle conseguenze molto antipatiche causate dalla permanenza dell'organo artificiale. In effetti, all'atto della rimozione si notò subito che non si erano dissolte tutte le sue proprietà, perciò anche dopo l'espianto l'uomo mantenne la stretta dipendenza tra la sua soddisfazione interiore e l'ambiente esterno.

Purtroppo queste eccentriche e sbalorditive proprietà restarono perché esse avevano già cominciato a cristallizzarsi nell'indole del nascente organismo tricentrico, ancora molto plasmabile. Per questo motivo lo psichismo dell'uomo è divenuto così contorto, e l’uomo non sa vedere oltre la punta del suo naso. Per questo motivo, nell'uomo non si cristallizza nessuna opinione soggettiva personale, ma si coltivano solo le convinzioni che sono dipendenti dagli altri.

Ormai si era radicato l'influsso del kundabuffer, perciò gli uomini non sospettano neppure più di non sapere, e non si curavano neppure più di conoscere le semplici cose che si potrebbero apprendere con un minimo di "riflessione personale attiva." Ma questo non dipende solo dalle conseguenze dell'innesto nefasto, ma dipende anche dalla responsabilità personale. Gli uomini hanno creato anche altre condizioni anomale, e si sono creati un "dio malefico interiore" che funziona come una figura "auto-tranquillante."

Questa divinità viene nutrita con le qualità che sono coltivate nell'ambiente favorevole alle condizioni preferite da questi esseri anomali, perché essi amano le qualità negative chiamate orgoglio, amor proprio, vanità, presunzione, credulità, suggestionabilità e così via. La cosa eccezionale è che la condizione d'emergenza provvisoria ha procurato una durevole condizione di anormalità nel funzionamento dei cervelli umani.

Il loro sviluppo avvenne mentre c'era un organo che causò un disturbo che condizionò il processo di formazione, perciò lo sviluppo umano fu condizionato dalla qualità dei suoi nutrimenti. Da questo fatto risultò anche che fu rovesciato il "senso istintivo" della realtà di cui l'uomo gode, perciò il processo di auto perfezionamento venne gravemente turbato a causa di un tragico errore che non possiamo imputare all'uomo.

Per ovviare al problema il cielo, ancora oggi periodicamente ci manda dei Messaggeri Celesti che hanno l'incarico di ricordare all'uomo quello che veramente avvenne. Essi hanno l'incarico di risvegliare l'uomo per ricordargli che esiste una possibilità tra le due scelte della vita e della morte. Essi rivelano che esiste anche una terza opzione nella condizione umana, infatti esiste una fuga dal meccanismo che ci condanna a essere usati per alimentare la Luna con le nostre energie.

Se non ci fossero questi messaggi, l'uomo sarebbe condannato a vivere come un animale che è allevato e tenuto in vita finché non diventa grasso e ben pasciuto per essere sgozzato, perché l'uomo grasso è più saporoso da divorare. La Luna sa ipnotizzarci per poterci divorare meglio, perciò è necessario accettare il fatto che avvenne nel disastro iniziale, perché quello fu il momento in cui venne deciso che la forza dell'istinto umano serviva per alimentare la vita lunare.

Bisogna sapere come eliminare le tracce dell'organo kundabuffer che ci spinge a divinizzare la nostra persona, in quanto questo ci impedisce di comprendere che anche l'uomo fa parte del ciclo della vita cosmica. I maestri vengono per ricordare che dobbiamo sforzarci per uscire dal ciclo ipnotico in cui la Luna ci tiene avvinti a sé, perciò è necessaria molta sofferenza intenzionale per liberarci, e per rimettere in ordine i nostri centri interni.

Solo questa sofferenza sorretta dalla buona intenzione di fuggire può risvegliare l'energia sacra della comprensione, cioè l'Askokin, perché è l’unica forma di energia che può aprire la via della luce per la nostra coscienza dormiente. La comprensione è la sola forza che può liberarci dalla ingannevole luce della Luna che culla le nostre illusioni e ci rassicura con una vita vuota di senso e piena di meccanicità.

La Luna ha bisogno di tenerci addormentati, per asservirci meglio alle sue necessità di nutrizione, infatti ci tiene prigionieri come bestie destinate al macello, e noi accettiamo di restare chiusi nel suo recinto finché non siamo spinti come animali alla morte, perché l'illusione lunare funziona meglio con le menti che sono vuote e morte. Le parole illusorie sono vuote, perché devono tenere in vita delle persone che sono abituate ad ascoltare discorsi fatti con suoni privi di vita.

La Luna ama gli effetti delle azioni che paralizzano la volontà umana, infatti a questo siamo sempre più assuefatti crescendo e l’inganno è perpetuato dalla infanzia. Esso viene ereditato dai padri e tramandato ai figli con l'educazione, perciò questa incoscienza sostituisce la ricerca del vero significato di se stesso. I maestri vengono per dire che dobbiamo riconoscere il nostro vero destino, infatti il futuro dell’uomo è quello che fu definito dal Sole Assoluto.

L'Assoluto decise che l'uomo deve costruire se stesso e sviluppare il suo essere. Il nostro destino è quello di innalzare la nostra materia corruttibile fino a conquistare la condizione futura che ci farà superare anche la morte della materia. L'obiettivo e il fine del nostro destino è di vivere superando la dissoluzione dell’involucro materiale, perciò potremo superare anche la morte del corpo. Gli uomini del futuro vivranno come esseri spirituali che rivestono un corpo di luce che ha superato la corruzione della carne che sperimentiamo oggi sulla Terra.

Buona erranza
Sharatan



lunedì 14 gennaio 2013

Il portatore di luce



"L'umano deve morire in modo che il divino possa nascere. Non perché non vada bene, ma perché è il guscio che contiene lo spirito, è il bozzolo che trattiene le ali della farfalla.

Tuttavia, non devi attendere fino al momento della tua morte fisica per vedere morire l'umano. Esso può morire nel divino proprio adesso, se sei disposto a smettere di fare la vittima, di resistere, di difenderti, di nasconderti e di proiettare i sensi di colpa.

Non potrai volare finché non sarai disposto a rivendicare le tue ali. Quando lo farai, non potrai rimanere nelle oscure ombre della tua paura. La scelta è tua. Come farai a scegliere? Cosa vorrai diventare: vittima o angelo? Tra i due non c'è nulla! Ciò che sembra esistere è solo la carcassa umana: è l'essere che non ha ancora scelto, è il bruco che sogna le sue ali.

Solo quando saprai di essere il portatore di luce, allora l'oscurità potrà svanire. Ma prima di poter diventare il portatore di luce devi attraversare i tuoi luoghi oscuri: il portatore di luce non nega il buio, lo attraversa.

Nel momento in cui non esiste una cosa, in te stesso o negli altri, che temi di guardare, il buio non potrà più avere la sua presa su di te. Allora potrai attraversare il buio e potrai giungere fino alla luce. Fingere di essere un portatore di luce prima di avere affrontato le proprie paure significa essere un impostore, essere un guaritore malato, essere un ipocrita.

Tutti i guaritori non guariti, alla fine, devono scendere dal loro falso piedistallo. Dove la luce è una finzione, è solo il buio a prevalere. Per essere la luce devi saper accogliere il buio a braccia aperte. Il tuo buio e quello di ogni altro. Devi venire a patti con la mente ego e saperne vedere l'assoluta futilità.

Devi imparare a guardare la paura con l'amore nel cuore: devi saper guardare la tua paura, quella di tua sorella, quella dello stupratore o quella dell'assassino. Devi capire che tutte le paure sono uguali, perché tutte le paure sono prodotte solo dalla mancanza d'amore. L'amore è la sola risposta al tuo profondo senso di separazione. Non l'amore di qualcun altro, ma il tuo stesso amore.

Nel prendere in mano la fiaccola della verità e nel portare amore alle parti ferite della tua mente, ti riprendi il tuo potere. Rinuncia a essere una vittima. Non puoi più essere trattato ingiustamente, perché tu sei la fonte dell'amore, dell'accettazione e del perdono.

Da dove viene l'amore? Viene da te. Tu sei la via, la verità e la vita, come lo sono stato io. Non devi più cercare il divino là fuori. Nel benedire te stesso, tutti sono perdonati. Quando giungerà sulla terra il Regno dei cieli? Non appena aprirai il tuo cuore e quando attraverserai le tue paure.

Quando verrà il Messia? Non in un futuro, ma adesso! Adesso finisce la separazione, finisce la proiezione, adesso risuona la campana a morto per la paura. Adesso! Non mettere la salvezza nel futuro o la salvezza non verrà mai. Chiedila ora. Accettala ora. Il Regno di Dio si manifesta solo in questo istante.

Quando verrà il Regno dei cieli? Quando questo momento ti basterà. Quando questo posto ti basterà. Quando questo amico ti basterà. Quando questi eventi e circostanze saranno accettabili. Quando non smanierai per qualcosa di diverso da quello che hai davanti.

Tu, amico mio, sei il Cristo, il Messia, sei colui che porta la salvezza. Sei colui che porta l'amore che hai domandato agli altri, sei colui che porta la liberazione dalla violazione del sé e dalle relazioni violente. Sei il solo che sia in grado di entrare a pieno nella tua esperienza, di possederla e di sollevarla. Tu sei il portatore della luce."
(Paul Ferrini)

giovedì 10 gennaio 2013

Un centro di coscienza e di espressione



"L'uomo seleziona solo a proprio beneficio;
la natura solo a beneficio dell'essere che accudisce.
Ogni carattere selezionato viene sfruttato a fondo
e l'essere si viene a trovare nelle migliori condizioni di vita. "
(Charles Darwin - La selezione della specie)

Gurdjieff dice che la verità è una conquista del singolo uomo, infatti nessuno può comprendere al posto di un altro. Gli uomini acquisiscono delle nozioni e possono trasmettere queste conoscenze ai loro simili, essi possono indicare la strada per fuggire, ma non possono trasmettere la comprensione. Per comprendere, è necessario che colui che parla sappia cosa dice, ma anche chi ascolta deve saper comprendere il senso di ciò che viene detto.

Chi ascolta non deve ascoltare passivamente, ma deve cooperare, cioè deve saper ascoltare in modo attivo. Non esiste un linguaggio adatto a comunicare la comprensione, perché il linguaggio si è cristallizzato nelle parole, e le parole sono sempre legate al contesto che gli viene attribuito dai popoli e agli usi e costumi che sono più in voga al momento. Le parole dovrebbero essere plastiche, cioè dovrebbero potersi trasformare assieme al tempo e al mutare della mente dei popoli, perciò dovrebbero essere plasmabili, ma questo non può essere.

A causa di tutti questi motivi, la comprensione appartiene solo al singolo uomo, perciò nessuno può insegnare quello che ognuno deve cercare in modo autonomo. Nessuno può insegnare ad un altro come diventare buono, altruistico e pacifico, ma si può incitare a cercare in noi stessi la chiave per conoscersi e per cambiare la propria interiorità. Nessuno può imporre il cambiamento negli altri, infatti ognuno può cercare soltanto di modificare se stesso.

Molti credono di riuscire a cambiare il mondo usando la politica, l'economia o con la rivoluzione, ma l'unica via che resta praticabile è quella dell'ampliamento della coscienza personale che avverrà solo quando l'amore e la tolleranza entreranno nel cuore dell'uomo. Finché l'uomo resterà un essere egoista, il suo egoismo troverà mille strade astute per perpetuare lo sfruttamento e il suo opportunismo crescerà, perciò la prepotenza del forte prevarrà sempre sull'essere debole.

Solo il singolo individuo può persuadere se stesso che è necessario iniziare a pensare in modo nuovo. Solo il singolo può convincersi che è meglio pensare ponendo l'amore, la comprensione e la tolleranza reciproca come valori primari, perché non ci conviene continuare a valorizzare il profitto se questo continua a produrre solo dolore. Bisogna sapere che l'evoluzione cosmica segue un corso che possiede il suo ritmo, perciò anche l'uomo segue un ritmo evolutivo, ma il percorso individuale può avere una velocità diversa dall'evoluzione cosmica generale.

Gurdjieff avverte che l'evoluzione individuale viene determinata dalla condotta dell'essere individuale, perciò può anche avvenire che un essere possa anticipare l'evoluzione della sua razza. Avviene perciò che un singolo possa anticipare l'avanzamento evolutivo del gruppo, ma se questo avviene, costui dovrà imparare a trovare solo nel suo intimo la fonte della sua gioia. Se questo avviene, e se questo soggetto diventa l'anticipatore troppo precoce dei tempi futuri, allora sarà votato alla solitudine.

Chiaramente vive più felicemente chi sa evolvere procedendo parallelamente con l'evoluzione generale, infatti ogni cosa segue l'evoluzione progressiva, però costui potrà amalgamarsi più facilmente agli altri, e potrà fluire più armoniosamente con l'avanzare della vita, arrendendosi facilmente alla trasformazione che avviene. E' necessario saper vivere esaminando con molta attenzione tutto quello che ci circonda, ma è necessario anche comprendere e assecondare la natura e la qualità dei nostri più intimi impulsi.

Questa è la strada che coniuga più armoniosamente la libertà personale e la semplicità dell'adattamento, perché è una strada che non vede alcuna resistenza al naturale evolvere delle cose, perciò ci aiuta a vivere facendo un facile superamento di quello che si è concluso. Chi non riesce a conciliarsi con il naturale flusso del mutamento che muove il mondo subisce il dolore di questa frattura interiore, perché resta ancorato al passato e alla ricerca inutile di quello che non esiste più.

La vita materiale è il mezzo migliore per evolvere, però tutto quello che diventa inutile va abbandonato come se fosse una cosa morta che va archiviata tra ciò che muore. Tutto quello che muore si è concluso perché ha finito il suo corso, infatti non ha più nessuna utilità per il nostro avanzare, perciò dobbiamo imparare a nascere ogni giorno come se fossimo ogni giorno un essere nuovo.

L'uomo è alla continua ricerca della verità, perché la ricerca offre la possibilità di trovare condizioni di miglioramento, perché se non fosse possibile migliorare vuol dire che il destino dell'uomo sarebbe quello di vivere immobile, ma l'inerzia è la condizione che è posseduta solo dalle cose morte. Il desiderio di conoscere ci spinge sempre a progredire, e agisce così in tutte le specie animali, infatti la ricerca di nuove possibilità di vita comporta anche un migliore adattamento all'ambiente.

Queste due cose sono sempre correlate, infatti senza una trasformazione di condizioni ambientali l'evoluzione si fermerebbe, e la vita sarebbe un caso sempre più raro e vedrebbe solo individui poco resistenti. L'adattamento alla vita non avviene solo per quello che riguarda l'involucro fisico, ma avviene anche in tutti gli altri veicoli, perciò la fase iniziale della trasformazione è molto entusiasmante, ma poi interviene l'abitudine per cui l'intensità dell'entusiasmo diminuisce.

Avviene così in tutte le cose, perciò il fenomeno è osservabile nel cosmo ma anche in ogni novità, sia che parli del nuovo lavoro, dell'arrivo di una passione o anche di una cosa che ci regalano. L'uomo è spinto alla ricerca della novità, e la ricerca di innovazioni maggiori ci spinge sempre verso un progresso, infatti gli innovatori sono la forza vitale delle società. Quando un'istituzione si chiude all'innovazione è segno che è destinata a morire, perché essa entra nell'entropia essendosi privata del beneficio di risorse per rinnovarsi e arricchirsi.

Tutto ciò che si ferma è destinato a morire, perché tutto deve progredire, infatti il sopraggiungere di nuove condizioni comporta anche l'apporto di nuove forze, sebbene i rivoluzionari vengano accolti con fastidio, perché vengono a disturbare un ordine che si è costituito. Ma, proprio per il fatto che essi disturbano quell'ordine esistente, solo gli innovatori possono aprire le vie delle nuove cognizioni, perciò impediscono che le cose preesistenti possano crollare per consunzione.

Quando una società o una struttura crede di non dover imparare più nulla di nuovo è destinata a finire, perciò per innovare è necessario avere il coraggio e la volontà di abbandonare le vecchie certezze per cercare un'altra verità. Comunemente non si accetta di lasciare la via che corrisponde alle nostre aspettative e ai desideri, perciò nessuno vuole abbandonare di sua volontà il contesto a cui si adatta meglio.

Solo chi sente delle limitazioni e delle barriere al suo pensiero e al suo modo di essere sa lasciare il rifugio che non sente più sicuro per andare a cercare altrove una verità migliore. Da tutto questo si comprende come solo quegli uomini che cercano e vogliono una verità più autentica e piena di quella che esiste possono arricchire la verità che la società o la comunità possiede.

Esaminando l'evoluzione umana vediamo che, inizialmente, l'uomo non ha la coscienza di sé, perciò è un essere che funziona con l'attivazione dei centri di sensibilità e dell'istinto. Nello sviluppo iniziale l'uomo non si discosta molto dallo sviluppo delle altre specie animali. L'incarnazione interviene per costruire tutti i veicoli idonei a essere definiti degli animali superiori, perciò ci incarniamo come uomini per superare lo stadio animale e per costruire gli strumenti adatti a manifestare l'essenza profonda di noi stessi.

Con l'incarnazione perfezioniamo la nostra individualità, perciò viene il momento in cui si raggiunge il livello in cui l'uomo diventa cosciente di sé stesso, perciò viene il momento in cui si diventa un centro di coscienza e di espressione. Prima l'essere umano era completamente dipendente dall'ambiente esterno, perciò tutte le sue reazioni erano condizionate dalle condizioni esterne, e le sue risposte erano automatiche.

Con il primo livello di evoluzione si apre la nuova dimensione dell'io, perciò l'uomo entra nel mondo della separazione in cui tutto è suddiviso tra ciò che è "mio" e ciò che è "altro da me". Questo mondo è popolato da una grande quantità di stimoli che sorgono con prepotenza sotto l'impulso dell'egoismo, dell'avidità e della brama di possesso. Queste forze sono tutte le qualificazioni di cui l'io si nutre per potersi percepire come essere che è separato dal mondo esterno.

Tutte le forme di manifestazione che emergono, inizialmente vengono in modo violento, perciò molte filosofie le paragonano ai demoni furiosi dal temperamento violento e dal carattere insaziabile. Tutto ciò che produce l'io possiede i tratti della violenza, della ferocia e dell'insaziabilità, perché queste qualità sono tipiche dell'egocentrismo che si vuole impone anche se deve usare il furto, l'omicidio e la ferocia.

Anche dalla dolorosa nascita dell'individualità vediamo che l'indole dell'uomo non differisce dall'animale quando egli cerca di soddisfare il suo desiderio. Chiaramente l'uomo deve superare questo livello primitivo, perciò interviene l'elemento che deve riequilibrare questo comportamento primitivo. Le azioni di un individuo così poco regolato potrebbero ripercuotersi sull'ambiente che lo circonda e colpire gli esseri che gli sono vicini.

Secondo una legge di natura, esiste una limitazione, infatti esiste una inibizione naturale che viene collegata alla libertà d'azione delle persone, infatti il libero arbitrio viene sempre dosato in modo che l'essere meno evoluto venga maggiormente condizionato e inibito nella sua piena espressione. Gurdjieff avverte che esistono sempre delle forze positive e negative che permettono l'azione equilibrata che vediamo quando interviene un pareggio di forze.

Secondo la legge che regola le forze, quando agisce una forza positiva e prepotente nella richiesta, interviene una forza pari di segno negativo con azione inibitoria, e questa opposizione che ristabilisce l'equilibrio sorge dall'ambiente. Seguendo questa legge naturale vediamo che ogni cosa ha una polarità positiva e una negativa, e tutto possiede questo lato che è visibile per gli effetti. Ogni cosa, ogni forza e ogni potere possiede questa opposizione di polarità che è necessaria per poter avere l'equilibrio che ripristina l'omeostasi di cui la natura necessita.

Tutta la natura ha una doppia polarità necessaria per dosare, perché più la forza rischia di essere preponderante e maggiore deve essere l'inibizione che essa deve ricevere. Se abbiamo compreso il ragionamento impariamo perché più l'essere si evolve e maggiore diventa il grado di libertà di cui egli può fruire, infatti ad ogni essere è concesso il livello di libertà di cui riesce a fruire senza abusarne e senza danneggiare il suo prossimo.

Perciò vediamo che la libertà diventa sempre maggiore mano a mano che si procede nell'evoluzione, perciò vediamo come ogni organizzazione religiosa, sociale e politica con i suoi divieti e le sue sanzioni sorge per tenere sotto controllo gli esseri poco evoluti. Vediamo che i comandamenti e le leggi sono funzionali per impedire che la distruttività di esseri poco evoluti possa prevalere. Gli esseri poco evoluti spiritualmente sono tenuti sotto controllo con la minaccia delle punizioni e con la paura di subire un castigo più doloroso del piacere che potrebbero trovare.

La paura e la minaccia sono necessarie per limitare l'arbitrio dell'individuo che non possiede l'evoluzione spirituale che gli impedisce di nuocere senza bisogno di usare le sanzione e il controllo. Le istituzioni sono un riduttore che da l'autocontrollo che l'individuo non sa attivare in modo autonomo, perciò le organizzazioni fanno conquistare collettivamente ciò l'uomo singolo non sa conquistare.

Lo stesso avviene nelle organizzazioni spirituali, perciò ci si avvicina ad esse credendo di ottenere una evoluzione più veloce, perciò si crede che le adesioni siano sufficienti per arrivare alla meta, ma è l'ego molto vitale e prepotente che aspira a diventare più grandioso. Questo spiega perché si può diventare solo un informatore per i simili, ma nessuno si può atteggiare a maestro. Ognuno può conversare di questi concetti, ma nessuno può essere guru di altri.

Nessuno può avere seguaci e nessuno può giurare che l'altro comprenda, infatti la convinzione di avere completato l'indottrinamento dimostra solo la megalomania dell'ego. Chi si sente guru o maestro deve sapere che molti predicatori e discepoli di Cristo son morti da tempo, ma nessuno morì di morte naturale circondato da cari affetti familiari. L'evoluzione di ognuno è quella che è, ed è quella che ognuno sa conquistare e di cui risponde solo davanti alla sua coscienza, perciò non esiste qualcosa che la possa aumentare.

La cosa più paradossale è che l'avanzamento spirituale comporta un proporzionale avanzare del livello di difficoltà e di responsabilità che la promozione comporta. I maestri dicono che, se viene accresciuto il nostro valore si diventa anche più responsabili, perché l'accresciuta reputazione richiede un lavoro più duro per mantenere il livello di prestigio, infatti non si può più ridiscendere al livello inferiore.

Chi possiede questo credito possiede un'assegno firmato con una grossa cifra in bianco, perciò deve essere molto accorto sul modo con cui vuole usare il suo credito perché, in cielo, questa fiducia totale si concede pure, ma solo a chi da prova di non volerne approfittare. Nel caso che diciamo, in cielo avviene al contrario di quello che accade in terra dove sono usate tutte le scappatoie legali e illegali per salvare gli imbroglioni e i truffatori, infatti lassù non è così facile imbrogliare.

Buona erranza
Sharatan



sabato 5 gennaio 2013

Le nostre vite in vendita di Michael J. Sandel



"Nelle società sviluppate ormai la logica di mercato non è applicata solo allo scambio dei beni materiali, ma governa sempre di più l’esistenza in ogni suo aspetto. Ci sono cose che il denaro non può comprare, anche se di questi tempi non sono molte. Oggi quasi tutto è in vendita.

Facciamo qualche esempio.

- Una cella moderna: novanta dollari a notte. A Santa Ana, in California, e in qualche altra città degli Stati Uniti i criminali non violenti possono pagarsi una cella pulita e silenziosa, dove non sono disturbati dagli altri detenuti

- L’accesso alle corsie riservate al car pooling per gli automobilisti che viaggiano soli: otto dollari. Minneapolis, San Diego, Houston, Seattle e altre città statunitensi hanno cercato di ridurre il traffico consentendo a chi viaggia da solo di transitare nelle corsie di car pooling , con tariffe che variano in base al traffico

- I servizi di una madre surrogata indiana: ottomila dollari. Le coppie occidentali in cerca di uteri in affitto si rivolgono sempre più all’India, dove i prezzi sono meno di un terzo di quelli statunitensi.

- Il diritto di sparare a un rinoceronte nero in via d’estinzione: 250mila dollari. In Sudafrica i proprietari di ranch possono vendere ai cacciatori il diritto di uccidere un numero limitato di rinoceronti. Il governo lo ha permesso con l’obiettivo di dare ai proprietari un incentivo per allevare e proteggere le specie in via d’estinzione

- Il numero del telefono cellulare del vostro medico: a partire da 1.500 dollari all’anno. Un numero crescente di “medici concierge ” offre consulti via cellulare e appuntamenti in giornata ai pazienti che pagano tariffe annuali tra i 1.500 e i 25mila dollari

- Il diritto a emettere una tonnellata di anidride carbonica nell’atmosfera: 10,50 dollari. L’Unione europea gestisce un mercato delle emissioni di anidride carbonica che permette alle aziende di comprare e vendere il diritto di inquinare

- Il diritto di immigrare negli Stati Uniti: 500mila dollari. Gli stranieri che investono 500mila dollari e creano almeno dieci posti di lavoro a tempo pieno in un’area a elevata disoccupazione hanno diritto a una green card che li autorizza al soggiorno permanente.

Non tutti si possono permettere queste cose. Oggi, tuttavia, ci sono molti nuovi modi per fare soldi.

Se avete bisogno di guadagnare del denaro extra, ecco alcune alternative originali.

- Affittare la vostra fronte per esporre una pubblicità commerciale: diecimila dollari. Nello Utah una madre single che aveva bisogno di soldi per far studiare il figlio ha ricevuto diecimila dollari da un casinò online per farsi tatuare permanentemente sulla fronte l’indirizzo web del locale (le pubblicità con tatuaggi temporanei fruttano meno).

- Fare da cavia umana nelle sperimentazioni farmacologiche per una compagnia farmaceutica: 7.500 dollari. La paga può variare in base all’invasività delle procedure usate per testare gli effetti dei farmaci e al malessere procurato

- Combattere in Somalia o in Afghanistan per una compagnia militare privata: fino a mille dollari al giorno. Lo stipendio varia in base alle qualifiche, all’esperienza e alla nazionalità.

- Stare in fila per una notte al Campidoglio di Washington per tenere il posto a un lobbista che vuole assistere a un’udienza del congresso: da 15 a 20 dollari all’ora. Alcune società offrono questo servizio assumendo anche persone senza fissa dimora per fare la coda.

- Leggere un libro (se siete un alunno di seconda elementare in una scuola di Dallas che non ottiene grandi risultati): due dollari. Per promuovere la lettura, le scuole pagano i bambini per ogni libro che leggono.

Viviamo in un’epoca in cui quasi tutto può essere comprato e venduto.

Negli ultimi trent’anni i mercati – e i valori di mercato – hanno governato le nostre vite come mai era successo prima. Non siamo arrivati a questa condizione attraverso una scelta deliberata: è come se ci fosse capitata. Dopo la guerra fredda i mercati e le teorie sui mercati hanno goduto, comprensibilmente, di un prestigio incontrastato. 

Nessun altro sistema di organizzazione della produzione e distribuzione dei beni si è dimostrato altrettanto efficace nel creare ricchezza e benessere. Tuttavia, proprio mentre un numero crescente di paesi adottava i meccanismi di mercato per il funzionamento dell’economia, succedeva qualcos’altro: i valori di mercato assumevano un ruolo sempre più importante nella società e l’economia diventava un dominio imperiale.

Oggi la logica del comprare e del vendere non è più applicata solo ai beni materiali, ma governa in misura sempre più ampia la vita nella sua interezza. Gli anni precedenti alla crisi del 2008 sono stati un momento di esaltazione della fede nei mercati e della deregolamentazione, un’era di trionfalismo dei mercati.

Questo periodo è cominciato all’inizio degli anni ottanta, quando Ronald Reagan e Margaret Thatcher hanno proclamato il loro convincimento che fossero i mercati, e non i governi, ad avere in mano le chiavi del benessere e della libertà. Questo convincimento è continuato negli anni novanta con il pensiero liberal di Bill Clinton e di Tony Blair, che ha attenuato ma allo stesso tempo consolidato la fiducia nei mercati come mezzo principale per garantire il bene comune.

Oggi questa fiducia vacilla. La crisi non solo ha instillato il dubbio sulla capacità dei mercati di distribuire in modo efficiente il rischio. Ha anche suscitato la diffusa percezione dell’allontanamento dei mercati dalla morale e della necessità di farli riavvicinare in qualche modo. Ma non è ovvio cosa significhi tutto questo o cosa dovremmo fare.

Alcuni sostengono che il lassismo morale al centro del trionfalismo dei mercati sia stato generato dall’avidità, che ha portato a prendere dei rischi in modo irresponsabile. Secondo questo punto di vista, la soluzione è tenere a freno l’avidità, esigere dai banchieri di Wall street più integrità e responsabilità, e approvare regole sensate per evitare che la crisi del 2008 si ripeta. Nel migliore dei casi questa è una diagnosi parziale. 

È certamente vero che l’avidità ha giocato un ruolo nella crisi, ma c’è in ballo qualcosa di più grande. Il più grave cambiamento degli ultimi trent’anni non è stato l’aumento dell’avidità, ma l’estensione dei mercati e dei valori di mercato a sfere della vita tradizionalmente governate da norme diverse.

Per affrontare questa situazione, bisogna fare qualcosa di più che inveire contro l’avidità

serve un dibattito pubblico per capire qual è il posto dei mercati. Consideriamo, per esempio, l’aumento del numero di scuole, ospedali e prigioni con fini di lucro o l’esternalizzazione della guerra a società private (in Iraq e in Afghanistan, i soldati delle società private sono di fatto più numerosi di quelli dell’esercito statunitense).

Consideriamo il declino delle forze di pubblica sicurezza a vantaggio delle società di sicurezza private, soprattutto negli Stati Uniti e nel Regno Unito, dove le guardie private sono quasi il doppio degli agenti di polizia.

Oppure consideriamo il marketing aggressivo sulla prescrizione di farmaci delle aziende farmaceutiche nei confronti dei consumatori, una pratica ormai diffusa negli Stati Uniti e proibita invece nella maggior parte degli altri paesi (se vi è capitato di vedere le pubblicità televisive durante i telegiornali della sera negli Stati Uniti, siete autorizzati a pensare che la prima emergenza sanitaria nel mondo non sia la malaria, la cecità luviale o la malattia del sonno, ma un’epidemia di disfunzioni erettili)

Consideriamo anche le dimensioni della pubblicità commerciale nelle scuole pubbliche, la vendita dei diritti di denominazione per parchi e spazi pubblici, i confini sfumati tra informazione e pubblicità (che probabilmente diventeranno ancora più labili ora che i quotidiani e le riviste lottano per la sopravvivenza), il lancio sul mercato di ovuli e spermatozoi “griffati” per la riproduzione assistita, la compravendita del diritto di inquinare da parte di aziende e paesi, il sistema di finanziamento delle campagne elettorali negli Stati Uniti, che porta quasi ad autorizzare la compravendita delle elezioni.

Trent’anni fa l’uso del mercato per garantire salute, istruzione, incolumità pubblica, sicurezza nazionale, giustizia, tutela dell’ambiente, divertimento, riproduzione e altri beni sociali era in gran parte sconosciuto
Oggi, in pratica, lo diamo per scontato. Ma il fatto che stiamo andando verso una società in cui tutto è in vendita ci deve preoccupare. Per due ragioni: una riguarda la disuguaglianza e l’altra la corruzione.

Consideriamo innanzitutto la disuguaglianza

In una società in cui tutto è in vendita, la vita è più difficile per chi dispone di mezzi modesti. Più cose il denaro può comprare, più i soldi (o la loro mancanza) contano. Se il solo vantaggio della ricchezza fosse la possibilità di comprare yacht, auto sportive e vacanze esclusive, le disuguaglianze di reddito e di ricchezza importerebbero meno di quanto importino oggi. Man mano però che il denaro arriva a comprare sempre più cose, la distribuzione del reddito e della ricchezza assume un ruolo molto più rilevante.

La seconda ragione per cui dovremmo esitare a mettere tutto in vendita è più complessa. Non riguarda la disuguaglianza e l’equità, ma gli effetti corrosivi dei mercati. Assegnare un prezzo alle cose che contano nella vita può corromperle, perché i mercati non si limitano a distribuire beni, ma esprimono e promuovono determinati atteggiamenti nei confronti dei beni che vengono scambiati. 

Pagare i bambini affinché leggano i libri può spingerli a leggere di più, ma può anche insegnargli a considerare la lettura come un lavoro e non come una fonte di soddisfazione interiore. Assumere mercenari stranieri per combattere le nostre guerre può risparmiare la vita ai nostri cittadini, ma può anche corrompere il significato di cittadinanza.

Spesso gli economisti presumono che i mercati siano inerti, cioè che non abbiano ripercussioni sui beni che scambiano. Ma questo non è vero. 

I mercati lasciano il segno. Talvolta i valori di mercato escludono altri valori di cui varrebbe la pena tener conto. Quando decidiamo che certe cose potrebbero essere comprate o vendute, decidiamo – almeno implicitamente – che sia appropriato trattarle come merci, come strumenti di profitto e di consumo. 

Ma non sempre questo ci permette di dare valutazioni corrette. L’esempio più ovvio è l’essere umano. La schiavitù è orribile perché tratta gli esseri umani come una merce da comprare e vendere all’asta. Questo trattamento non considera gli esseri umani come persone che meritano dignità e rispetto, ma come mezzi di guadagno e oggetti da usare. Questo vale anche in altri casi.

Non permettiamo che i bambini siano comprati o venduti, indipendentemente da quanto possa essere difficile il processo di adozione o da quanto siano disposti a fare gli aspiranti genitori. Anche ammesso che i potenziali acquirenti dovessero trattare responsabilmente il figlio, la nostra preoccupazione è che un mercato dei bambini esprimerebbe e promuoverebbe il modo sbagliato di valutarli. Giustamente i bambini non sono considerati beni di consumo, ma vite che meritano amore e cure. 

Consideriamo, inoltre, i diritti e i doveri dei cittadini. Se siamo chiamati a fare il giurato in un processo, non possiamo pagare qualcuno perché prenda il nostro posto. Così come non è permesso ai cittadini di vendere il loro voto, anche se ci sono altri pronti a comprarlo. Perché no? Perché crediamo che i doveri civici non siano una proprietà privata, ma una responsabilità pubblica. Esternalizzarli significa degradarli, valutarli nel modo sbagliato.

Questi esempi evidenziano un aspetto più generale: alcune delle cose che contano nella vita sono degradate se vengono trasformate in merce. Allora, per stabilire qual è il posto del mercato e a che distanza andrebbe tenuto, dobbiamo decidere in che modo valutare beni come la salute, l’istruzione, la sfera familiare, la natura, l’arte, i doveri civici. Sono questioni morali e politiche, non solo economiche. Per risolverle, dobbiamo discutere, caso per caso, il significato morale di queste cose e il modo corretto di valutarle.

È una discussione che non abbiamo affrontato all’epoca del trionfalismo dei mercati e come conseguenza, senza rendercene conto e senza mai decidere di farlo, siamo passati dall’avere un’economia di mercato a essere una società di mercato. 

La differenza è questa: un’economia di mercato è uno strumento – prezioso ed efficace – per organizzare l’attività produttiva, una società di mercato è un modo di vivere in cui i valori di mercato penetrano in ogni aspetto dell’attività umana. Un luogo dove le relazioni sociali sono trasformate a immagine del mercato. Il grande dibattito assente nella politica di oggi è quello sul ruolo e sulla portata dei mercati. 

Vogliamo un’economia di mercato o una società di mercato? Quale ruolo dovrebbero svolgere i mercati nella vita pubblica e nelle relazioni personali? Come possiamo decidere quali beni devono essere comprati e venduti e quali governati da valori non di mercato? Dov’è che la signoria dei soldi non dovrebbe esistere? 

Anche se foste d’accordo sul fatto che occorre affrontare grandi questioni relative alla moralità dei mercati, potreste dubitare che il nostro dibattito pubblico sia all’altezza del compito. È una preoccupazione legittima. 

In un’epoca in cui il dibattito politico consiste soprattutto in confronti televisivi dai toni accesi, in un livore fazioso negli interventi alla radio e in battaglie al congresso alimentate dalle ideologie, è difficile immaginare un dibattito pubblico caratterizzato da un ragionamento su questioni morali difficili come il modo giusto di valutare la procreazione, l’infanzia, l’istruzione, la salute, l’ambiente, la cittadinanza e altri beni.

Eppure, credo che una simile discussione sia possibile, ma solo se siamo disposti a estendere i termini del nostro dibattito pubblico e a confrontarci più esplicitamente con le diverse idee di benessere.

Nella speranza di evitare faziosità, spesso pretendiamo che i cittadini si lascino alle spalle le loro convinzioni morali e spirituali quando entrano nell’arena pubblica.

Ma la riluttanza ad ammettere in politica discussioni sull’idea di benessere ha avuto una conseguenza imprevista: ha contribuito a spianare la strada al trionfalismo dei mercati e alla perdurante tenuta della logica di mercato. 

A suo modo, la logica di mercato svuota anche di argomentazione morale la vita pubblica. Parte del fascino dei mercati si spiega con il fatto che non giudicano le preferenze che soddisfano. Non chiedono se alcuni modi di valutare le cose siano più nobili o più validi di altri. 

Se qualcuno è disposto a pagare per il sesso o per un rene e un adulto consenziente è disposto a vendere, l’unica domanda che l’economista si pone è: “A quale prezzo?”.

I mercati non rimproverano, non discriminano tra preferenze lodevoli e preferenze spregevoli

Ognuna delle parti di un affare decide autonomamente quale valore attribuire ai beni al centro dello scambio. Questo atteggiamento nei confronti dei valori sta al cuore della logica di mercato e spiega gran parte del suo fascino. 

Ma la nostra riluttanza a impegnarci nell’argomentazione morale e spirituale, insieme con la nostra adesione ai mercati, ha avuto un prezzo elevato: ha svuotato di energia morale e civile il dibattito pubblico e ha dato un contributo alle politiche manageriali e tecnocratiche che affliggono oggi molte società. Un dibattito sui limiti morali dei mercati potrebbe consentirci, come società, di decidere dove i mercati sono utili al bene comune e dove non devono stare.

Per analizzare a fondo il posto che spetta ai mercati, è necessario ragionare insieme, pubblicamente, sul modo giusto di valutare i beni sociali a cui diamo un prezzo. Sarebbe folle pretendere che un dibattito pubblico moralmente più solido, anche se al suo meglio, possa condurre a un accordo su ogni questione. 

Produrrebbe però una vita pubblica più sana. E ci renderebbe più consapevoli del prezzo che paghiamo vivendo in una società in cui ogni cosa è in vendita."

(*Michael J. Sandel, Internazionale (fonte originale The Atlantic) insegna filosofia politica all’università di Harvard. Questo articolo è un estratto del suo saggio Quello che i soldi non possono comprare, che sarà pubblicato in aprile da Feltrinelli.)

Da: http://comune-info.net/2012/12/le-nostre-vite-in-vendita/

giovedì 3 gennaio 2013

Una vibrazione equilibrata



"La vita è energia in movimento. Nulla resta immobile. Nulla. Neppure una singola cosa nell'Universo è statica. Tutto si muove, e il movimento è cambiamento. Non tutta l'energia dell'Universo vibra alla stessa velocità o frequenza o, meglio, allo stesso livello di coscienza. L'energia completamente consapevole di Sé si muove in modo più rapido per produrre delle differenze. L'energia meno consapevole si muove lentamente, riproducendo sempre di nuovo quasi la stessa struttura, finchè, dopo lunghissimo tempo, le alterazioni cominciano a notarsi.

Di anno in anno? Di giorno in giorno, direi, anche se questi cambiamenti quotidiani passano inosservati. I sistemi di energia che vibrano a velocità più basse sono più affidabili, più stabili. E questo proprio perchè riproducono sempre di nuovo la stessa struttura, finchè, dopo un lunghissimo periodo di tempo, le alterazioni cominciano a notarsi. L'Universo segue questo modello. La Via Lattea si muove in questo modo da milioni di anni, e continuerà così per altri milioni di anni.

Ogni cosa nell'universo è cosciente di se stessa, ma i livelli di coscienza sono diversi tra loro. L'energia fortemente consapevole di sé cerca di diventare ancora più consapevole. Una volta che un sistema di energia diventa sempre più consapevole di sé, cerca di esserlo ancora di più. Più sai e più vuoi sapere. Più esperienze fai, più vorresti farne. Questa è la natura della Vita. La Vita cerca più Vita attraverso il Processo della Vita. Insomma, più rapidamente vibra l'energia, più rapidamente vibrerà in futuro.

In senso stretto, nulla è mai stato in quiete. Perciò la Legge del Nuovo Mondo che emergerà dalla nuova spiritualità dice che un oggetto in movimento tende a restare in movimento, e tutti gli oggetti sono in movimento. E tale movimento è il processo dell'evoluzione. [...] Ho detto che qui avremmo ridefinito il carattere di Dio. Finchè l'umanità continuerà a considerare Dio come adesso, gli attribuirà ogni sorta di caratteristiche, le quali in realtà non fanno parte della natura di Dio, e non hanno nulla a che vedere con ciò che Dio è.

Il Dio di ieri è un Dio creato dal nulla, che non ha niente a che fare con la Realtà Ultima. Quello che sto spiegando ora è proprio la Realtà Ultima, per aiutarti a capire meglio la complessità e la sottigliezza dell'Intero Sistema. Seguimi in questo breve Corso di fisiologia di Dio e della Vita, e dopo non potrai più pensare a Dio nello stesso modo.

Tutto ciò che è Vita, fino alla più piccola cellula, contiene dell'intelligenza, codificata nella sua stessa struttura. Proprio per questo anche le più piccole particelle subatomiche si muovono in modo sensato. Il loro movimento, infatti, produce un risultato specifico e prevedibile. Tale risultato si chiama Vita. A livello macroscopico, è la cosmologia dell'universo. A livello microscopico è la fisica delle particelle, la teoria delle superstringhe, e così via. E da qualche parte, a metà strada ci siamo noi.

Ora viene un colpo di scena interessante: a un certo punto, nel processo evolutivo, l'energia vitale diventa consapevole di essere cosciente di se stessa. La Vita diviene cosciente di ciò che la Vita è nella sua forma attuale. Questo ha un impatto enorme, perchè produce ciò che definisco il Fenomeno Separativo: a un certo punto un elemento della Vita ha per la prima volta l'idea di essere separato da Dio. Questo è il Primo Momento Chiave. Prima di quel momento, le particelle di energia si esprimevano come parte di un sistema complessivo. La loro intelligenza era vista come l'intelligenza del Sistema.

Nel Primo Momento Chiave della scoperta di sé, un elemento di energia diventa consapevole di sé come parte del Sistema, e non come il Sistema stesso. La sua identità come parte del Sistema presto produce il pensiero che quell'elemento è separato dal Sistema [...] e genera il successivo processo che emerge dalla Vita: il caos. Il pensiero di essere qualcosa "d'altro" dal Sistema è ciò che genera il caos.

Mentre un'unità di energia diventa consapevole di sé, perde consapevolezza del Sistema più grande di cui fa parte. E considera l'intelligenza, che è in realtà l'intelligenza del Sistema, come la propria intelligenza.

Credi di essere Tu a parlare, quando in realtà sono Io. Una parte di te pensa che questa spiegazione provenga dalla tua intelligenza, ma non è così, perchè tu non sai nulla di questo. Poiché però passa attraverso te, credi che sia tua, mentre in realtà è nostra.(Parlo dell'intelligenza che si esprime attraverso queste parole). Non preoccuparti, è una cosa naturale. Quello che sto spiegando è proprio questo: l'idea della separazione è un processo naturale.

Fa parte del modo in cui funziona la Vita. E ovviamente l'intelligenza è tua. Proviene da quella parte di te che è me. In altre parole proviene dal Sistema, del quale tu sei parte integrante. Quando però un elemento di energia come te, per esempio, non si considera più una parte del Sistema, ma piuttosto un suo prodotto, la forma di vita ha creato un'illusione. Si tratta di una delle dieci illusioni degli esseri umani, l'Illusione della Disunione.

E quello che ne consegue è la teoria del caos. Si. La fisica quantistica è semplicemente la spiegazione scientifica di come Dio - o il Sistema se preferisci - vede le sue parti individuali e osserva l'impatto che ha su di esse. In termini spirituali, questo fenomeno può essere definito un "livello di coscienza più elevato" o un "maggiore livello di consapevolezza". Si produce quando Ciò che è consapevole si rende conto di influenzare ciò di cui è consapevole.

Ogni fenomeno osservato è influenzato dall'osservatore. La prima legge della fisica quantistica. Ora, quell'elemento di energia, o forma di vita, sperimenta se stesso di nuovo come parte del Sistema. Diventa consapevole che più è rapida la vibrazione della propria energia, più alta è la sua frequenza, più forte è il suo impatto sull'energia che lo circonda.

Più divento consapevole di me stesso, più è forte l'impatto che ho sulla vita che mi circonda. E più sono consapevole di tale impatto, più comprendo l'impatto potenziale che potrei avere, e posso tenerne conto nelle decisioni che prenderò in futuro. Questo è il modo in cui dovrebbe funzionare. Ma la maggior parte delle forme di vita terrestri spesso non riesce a determinare in anticipo l'impatto che esse avranno. Perciò l'imprevedibilità diventa parte del Sistema.

Questo è ciò che si chiama Creazione, dove il Creato e il Creatore diventano la stessa cosa. L'unità di energia chiamata roccia è totalmente prevedibile. Lasciata a se stessa continuerà a manifestarsi nello stesso identico modo lungo un periodo molto esteso. Naturalmente anche la roccia è il risultato di un processo più grande che l'ha prodotta. Si è evoluta a partire da qualcos'altro. Ma quel processo è durato moltissimo tempo, poiché l'unità di energia che lo ha prodotto vibra a una velocità molto bassa.

Ad un tratto arriva un essere umano, un'unità energetica che vibra a una frequenza molta più elevata, e che riesce a vedere nella roccia qualcosa che lei stessa non vede. L'essere umano fa qualcosa di imprevedibile, dal punto di vista della roccia. La prende, la mette dentro una macchina e la lucida fino a farla diventare una gemma bellissima. Anche il sistema di energia di cui fa parte la roccia può produrre quello stesso risultato, facendo in modo che la terra stessa sfreghi contro la roccia fino a trasformarla in una pietra preziosa. Ma ci metterà milioni di anni, mentre un essere umano può riuscirci in poche ore. Questa è la Creazione cosciente.

Tutto quello che faccio fa parte del Processo creativo inerente alla vita. E quando la mia evoluzione raggiunge un livello realmente elevato, posso prevedere e persino controllare l'impatto che ho sulla vita. Posso diventare padrone del mio destino.

Quando comprendi tutto questo, e cominci a considerare in modo nuovo la vita, Dio e la Creazione, i fondamenti stessi del tuo essere cominciano a cambiare. Cambia la tua esperienza della vita che tutto nella vita è creativo, ma che gli elementi più evoluti sono capaci di una creatività cosciente.

E più una forma di vita è evoluta, più consapevole sarà il suo modo di creare. Infine, quando le forme di vita diventano ancora più consapevoli di sé, cominciano ad avere accesso a diversi livelli di coscienza, compreso quello da cui loro stesse sono emerse.

Questo produce un rovesciamento del fenomeno separativo, che rappresenta il secondo momento chiave: uno scomparire della coscienza individuale, una fusione nel Tutto che alcuni mistici orientali chiamano beatitudine o Nirvana. La beatitudine è lo stato d'essere naturale di tutte le forme di vita, che tornano sempre a esso. Le forme di vita altamente evolute entrano ed escono da tale stato come vogliono. Questo movimento ciclico dentro e fuori la beatitudine è il carburante della vita, ciò che la pone in essere.

La beatitudine è la più alta vibrazione di energia possibile. E' il Paradiso. Il Nirvana. La riunificazione con l'Uno. E' l'inizio del Ciclo. Il Ciclo della Vita è infinito. Se avesse termine, non ci sarebbe più vita. E questo non può accadere, perché la vita stessa non lo permette. La Vita è governata da tre principi di base: funzionalità, adattabilità e sostenibilità. Funziona, oppure, dopo esserci atrofizzata fino al punto in cui rischia di non funzionare più, si adatta. E dopo essersi adattata, si sostiene.

La vita sostiene sempre se stessa. La Vita è eterna. Tutte le cose la sostengono. Attenzione, questo è il secondo dei tre Principi Vitali di Base, che dovete seguire con attenzione. Perché la vita è eternamente adattabile. Questo significa che pur di continuare a sussistere cambierà, alterando la sua forma attuale.

Significa che il pianeta potrebbe diventare un inferno. Il sistema di energia di cui siete parte si adatterà in ogni modo pur di assicurare la sostenibilità della vita stessa. Quindi se voi, che siete parte della Vita, modificate le cose in modo che il Sistema senta minacciata la propria funzionalità, si adatterà per potersi sostenere, e il modo in cui lo farà potrebbe non piacervi affatto.

Il Sistema è molto più grande di voi, del vostro Piccolo Sé, ma voi commettete l'errore di pensare il contrario, cioè che il vostro Piccolo Sé sia più grande del Sistema, il quale naturalmente è il Sé Superiore.

Voi non siete al di fuori del Sistema, ma ne fate parte, e il Sistema adatterà la parte di sé che voi rappresentate, per evitare di essere modificato da voi al di là dei suoi limiti funzionali. Questo "funzionamento del sistema" è il processo che definiamo "cambiamento" e il "Sistema" è ciò che chiamiamo Dio."

(Neale Donald Walsch - Il Dio di domani: la grande sfida spirituale del nostro futuro - Sperling & Kupfer, 2005)



martedì 1 gennaio 2013

Auguri di Buon Anno!





La felicità è una scelta.
L'accettare è una scelta.
Il perdono è una scelta.
La rabbia è una scelta.
L'amore è una scelta.
La vita è una scelta.
Il tuo tempo: la tua scelta.

(Aforisma zen)