venerdì 14 agosto 2015

Andare più lontano



Continuerai, adesso.
Adesso hai capito e accettato
che la tua vita
accade qui,
in questo preciso istante.

Che devi amarti,
che puoi amare gli altri
ed essere amato da loro,
senza tremare e senza
aggrapparti.

Che la felicità è tragica,
intermittente
e indispensabile.

Che a volte puoi essere saggio
e a volte no.
Puoi farlo. Tranquillo.

(Christophe André)

giovedì 13 agosto 2015

Come un Buddha



“Al centro, tu sei già un buddha, un essere che è giunto a casa.
Alla periferia, sei nel mondo: nella mente, nei sogni,
nei desideri, nelle ansie, in mille e una dinamica.
E tu sei entrambi le realtà...”
(Osho)

“Vuoi sapere come fare a diventare più consapevole? Diventa sempre più consapevole della precarietà della vita. La morte può accadere in qualsiasi istante: tra un attimo potrebbe bussare alla tua porta. Puoi restarne immemore, se pensi di poter vivere per sempre; ma come puoi vivere inconsapevolmente, se la morte è sempre così vicina? È impossibile! Se la vita è momentanea, una bolla di sapone, basta uno spillo per farla scoppiare ... come puoi restare inconsapevole? Introduci la consapevolezza in ogni tua azione!

In te esistono due livelli: il livello della mente e il livello della non-mente. O meglio, lascia che li descriva così: il livello della periferia del tuo essere e il livello del centro dell'essere. Ogni cerchio ha un centro: puoi riconoscerlo oppure no; potresti non sospettarlo neppure, comunque un centro esiste sempre. Tu sei una periferia, e sei un centro, un centro è indispensabile; senza, non puoi esistere: nel tuo essere esiste un nucleo centrale.

Al centro, tu sei già un buddha, un essere che è giunto a casa. Alla periferia, sei nel mondo: nella mente, nei sogni, nei desideri, nelle ansie, in mille e una dinamica. E tu sei entrambe le realtà. Inevitabilmente ci saranno momenti in cui vedrai di essere stato simile a un buddha: la stessa grazia, la stessa consapevolezza, lo stesso silenzio; la stessa dimensione di beatitudine, le stesse benedizioni, la stessa estasi.

Avrai attimi, intuizioni del tuo centro; non potranno essere duraturi, continuamente verrai ributtato alla periferia. E ti sentirai stupido, triste, frustrato; avrai la sensazione di aver perso il senso della vita. Accade proprio perché esisti a due livelli: il livello della periferia e il livello del centro. A poco a poco, acquisterai la capacità di muoverti dalla periferia al centro e dal centro alla periferia in modo sciolto e naturale, così come entri ed esci di casa.

In questo caso non crei mai alcuna dicotomia. Non dici: “Sono fuori dalla casa, come faccio a entrare?”. Non dici: «Sono in casa, come faccio a uscire?” Fuori c'è il Sole, fa caldo, si sta bene, te ne stai seduto all'esterno, in giardino. Quando il caldo aumenta, diventa afoso e inizi a sudare; a quel punto non è più piacevole stare lì; anzi, inizia a diventare disagevole, allora semplicemente ti alzi ed entri in casa. Là è fresco, non è sgradevole; ora là è piacevole. E questo entrare e uscire è continuo ...

Esattamente nello stesso modo un uomo consapevole si muove dalla periferia verso il centro, dal centro verso la periferia. Non si fissa da nessuna parte. Dalla piazza del mercato al monastero, dal samsara al sannyas, dall'essere estroverso all'essere introverso, egli continua a muoversi perché queste sono le sue ali, non sono una contro l'altra. Sono equilibrate in direzioni opposte, deve essere così: se entrambe le ali fossero dalla stessa parte, l'uccello non potrebbe volare alto nel cielo.

Devono tenerlo in equilibrio, devono essere ai lati opposti, ma fanno comunque parte dello stesso uccello e servono lo stesso uccello. La tua parte esterna e la tua parte interna sono le tue ali. È qualcosa che si deve ricordare intimamente, infatti è possibile... la mente ha la tendenza a fissarsi.

Ci sono persone che sono ancorate nel mondo: dicono che non ne possono uscire, dicono che non hanno tempo per meditare e, anche se ne avessero il tempo, non saprebbero come meditare e non credono di essere in grado di farlo. Dicono che sono mondane, come possono meditare? Sono materialiste, come possono meditare? Dicono: “Sfortunatamente per noi, siamo estroversi, come possiamo andare dentro noi stessi?”

Costoro hanno scelto soltanto un'ala. E, naturalmente, è normale che questo generi una profonda frustrazione. Con una sola ala la frustrazione è inevitabile. Poi ci sono persone che si stancano del mondo e ne fuggono lontano, vanno nei monasteri e sull'Himalaya, diventano sannyasin, monaci: iniziano a vivere da soli, si forzano a una vita introversa.

Chiudono gli occhi, chiudono tutte le loro porte e finestre, diventano come le monadi di Leibniz, senza aperture, e a quel punto si annoiano. Ne avevano abbastanza del mondo, erano stanchi, frustrati. Tutto stava diventando un vero manicomio, non riuscivano a trovare tregua. C'erano troppi rapporti e poche vacanze, non c'era spazio per essere se stessi.

Si identificavano con le cose, e in questo modo perdevano il loro essere. Diventavano sempre più materiali e sempre meno spirituali. Perdevano il senso della direzione. Perdevano la consapevolezza stessa dell'esistere. Per questo sono fuggiti; stanchi, frustrati, sono scappati. Adesso cercano di vivere da soli, in solitudine, una vita di introversione. Prima o poi si stancheranno: hanno scelto un'altra ala, ma ancora una volta soltanto una.

In questo modo, la vita è di nuovo sbilenca; sono cascati un'altra volta nello stesso errore, dalla parte opposta. Io non sono né per questo né per quello. Vorrei che tu diventassi così abile da rimanere nel mondo eppure meditativo. Vorrei che ti relazionassi con le persone, che amassi, che ti addentrassi in milioni di relazioni - perché ti arricchiscono - e allo stesso tempo vorrei che fossi in grado di chiudere le porte e qualche volta ti prendessi una vacanza da tutte le relazioni ... per metterti in relazione anche con il tuo essere.

Relazionati con gli altri, ma anche con te stesso. Ama gli altri, ma ama anche te stesso. Và fuori, nel mondo! Il mondo è bello, avventuroso: è una sfida, arricchisce. Non perdere l' occasione! Quando il mondo bussa alla tua porta e ti chiama, esci! Vai all'esterno senza paura, non c'è nulla da perdere, c'è solo da guadagnarci. Ma non perderti.

Non continuare ad andare sempre più verso l'esterno, per poi perderti. Qualche volta torna a casa. Qualche volta dimentica il mondo: quelli sono i momenti di meditazione. Ogni giorno, se vuoi essere equilibrato, devi bilanciare l'esterno e l'interno. Dovrebbero avere lo stesso peso, in questo modo non sarai mai sbilenco dentro di te.

Ecco il significato del detto Zen: “Cammina nel fiume, ma non permettere all'acqua di toccarti i piedi”. Sii nel mondo, ma non essere del mondo. Sii nel mondo, ma non permettere al mondo di essere in te. Quando torni a casa, torna a casa: come se il mondo intero scomparisse.

Hotei, un Maestro Zen, stava attraversando un villaggio. Hotei è stata una delle persone più squisite che abbiano mai camminato sulla Terra. La gente lo conosceva come "il buddha che ride", perché rideva tutto il tempo. Ma, a volte, sedeva sotto un albero - e in questo villaggio si sedette sotto un albero con gli occhi chiusi - in questo caso non rideva, non sorrideva neppure; era assolutamente quieto e raccolto.

Qualcuno gli chiese: “Hotei, non ridi?” Hotei aprì gli occhi e disse: “Mi sto preparando.” Ma l’altro non capì: “Che cosa vuoi dire?” Hotei disse: “Devo prepararmi, per ridere. Devo concedermi un po' di riposo. Devo entrare in me stesso, dimenticare il mondo intero, in modo da tornarne ringiovanito e poter ridere di nuovo.” Se vuoi veramente ridere, dovrai imparare a piangere.

Se non riesci a piangere, se non sei capace di lasciar scorrere le tue lacrime, sarai incapace di ridere. Un uomo di risate è anche un uomo di lacrime: in questo caso l'uomo è equilibrato. Un uomo di beatitudine è anche un uomo di silenzio. Un uomo d'estasi è anche un uomo centrato. Le due cose si accompagnano, e da questa unione di polarità nasce un essere equilibrato. Questa è la meta da conseguire.”

(Osho Rajneesh, Consapevolezza: la chiave per vivere in armonia, Riza ed., 2006)

martedì 11 agosto 2015

Fiori di fango



“Dopo l’illuminazione camminava
nel fango senza scomporsi.
Sapeva che il fango è solo fango.”
(Dogen Zenji)

“Molti credono che la loro vita sia stata rovinata da rapporti sbagliati e da situazioni che non sono riusciti a cambiare o a controllare. Quando ci veniamo a trovare in una situazione che non ci piace, o in un rapporto che ci ferisce o non va come vorremmo, cerchiamo tutte le spiegazioni possibili.

Pensiamo che questa situazione spiacevole getti un’ombra su di noi, e che dobbiamo cercare di cambiare per recuperare la nostra dignità. Decidiamo che qualcosa ci minaccia e ci diamo da fare per rafforzare le nostre difese. Ci sembra di venire ogni volta rifiutati e di non potere amare mai più.

Tutte queste idee e interpretazioni che aggiungiamo alle situazioni sono proprio ciò che ci tiene imprigionati nel fango della nostra vita, sono proprio ciò che ci impedisce di continuare. Ci fanno sentire sporchi e impantanati. Ci fanno sentire feriti e maltrattati. Ci sussurrano che dobbiamo vendicarci. E ci ripetiamo questo pensiero tante e tante volte.

Se crediamo a queste voci e le mettiamo in pratica, non siamo più in contatto con la realtà di ciò che sta accadendo, e quindi di ciò che è realmente a nostra disposizione. Ma, soprattutto, perdiamo di vista il fatto che il fango è semplicemente fango.

Dogen Zenji, un grande maestro zen, sapeva affrontare qualunque situazione senza lasciarsi toccare, perché non vi aggiungeva niente. Era esattamente lì dove stava, e sperimentava direttamente ogni cosa. Il fango non era cattivo né inquinante. Era semplicemente fango. Ci camminava dentro continuando per la sua strada, e prima o poi si ritrovava di nuovo a camminare sull’erba.

Ma quando raggiungeva di nuovo l’erba, non era il paradiso: era semplicemente erba. Quando arrivava l’inverno e l’erba seccava, non stava subendo una punizione, non era maltrattata dalla cattiveria dell’inverno. Semplicemente, era venuto il tempo per l’erba di seccarsi. Dopo l’inverno sarebbe arrivato qualcos’altro.

La maggior parte di noi non sa attraversare in questo modo i fatti e gli eventi della vita. cerchiamo di trasformare il fango in acqua pura. Quando troviamo un prato erboso cogliamo che rimanga verde, anche nel gelo invernale. Abbiamo paura di quello che la vita ha in serbo per noi, invece di procedere semplicemente nella sua direzione.

Ci comportiamo così anche nei rapporti. Restiamo attaccati a una situazione passata, ruminando sui torti che abbiamo subito e rifiutandoci di lasciarli andare. Siamo arrabbiati per non essere riusciti a tenere la situazione sotto controllo, e come risultato ci sentiamo impotenti.

Ma cos’è che possiamo controllare davvero? Non poter controllare questo insondabile mondo significa davvero che siamo impotenti o che siamo matti? Non ci sarà un altro modo per vivere tanta bellezza e il dolore?

Impegnandoci sinceramente nella pratica zen diventiamo sempre più capaci di capire che il fango è semplicemente fango. Non è stato messo lì apposta per avvilirci, svalutarci o impedirci di procedere. Accettiamo di incontrarlo nel nostro viaggio, lo attraversiamo e andiamo avanti.

Questa semplice istruzione è un modo molto diretto per trasformare la nostra vita. Se lo mettiamo in pratica nei nostri rapporti creiamo un paradiso in terra, indipendente da chi viene o se ne va. Non ci aggrappiamo all’altro, proclamando che è “nostro”. Vediamo da dove una persona è venuta e dove sta andando.

Accogliamo chiunque arrivi, non con accuse, richieste o delusioni, ma con la comprensione che ogni persona è un dono prezioso che ci viene dato per un certo periodo di tempo. Quando giunge il suo momento di andarsene, onoriamo la sua partenza e non ci mettiamo a inseguirlo, cioè non lo incolpiamo e non lo accusiamo perché se ne va.

Quando l’altro sente il rispetto e lo spazio che gli offriamo, può essere quello che è, e si crea un terreno fertile e un luogo sicuro per l’amore. Questo insegnamento ci ricorda di prendere tutto con gran calma. Ci aiuta a non agire precipitosamente e a non interferire con il ritmo naturale dell’universo, che ci porterà quello che ci spetta e allontanerà quello che non fa per noi.”

(Brenda Shoshanna, Lo zen e l’arte di innamorarsi, Il Punto d’Incontro, 2005)

domenica 9 agosto 2015

Se…



Sono passati 70 anni dall'atomica su Nagasaki e Hiroshima!


Se tutti gli uomini avessero un’anima
da gran tempo non vi sarebbe sulla Terra posto
né per le piante velenose, né per gli animali feroci
e lo stesso male avrebbe cessato di esistere.

Per l’ozioso l’anima è un miraggio
essa è un lusso per colui che si compiace nella sofferenza,
essa è il sigillo della personalità.
Essa è la Via, essa è il legame con l’Autore e il Creatore.

Residuo dell’educazione,
Sorgente Prima della Pazienza.
Essa è anche il testimone del merito,
dell’Essenza dell’Essere Eterno.

Guida della Volontà
La sua presenza è l'Io Sono.
Essa è una particella dell’Essere Totale.
Così essa è stata e così sarà sempre.

(Georges Ivanovič Gurdjieff)


sabato 8 agosto 2015

Karma



“Assenza.

Dì solo: Egli non c’è –
tornerà
fra cinque bilioni di anni.”
(Shinkichi Takahashi)

Il karma è definito come la legge spirituale che segue gli stessi principi di causalità che agiscono in tutto l’universo. Ma questa è una definizione troppo limitata per capire il concetto di karma con tutte le sfumature che possiede e che valgono non solo per l’essere umano, ma anche per tutte le entità che sono sottoposte alle regole cosmiche.

Il principio del karma prevede che l’effetto dell’azione ricada sul soggetto dal quale l’azione è stata provocata. La legge del karma è un fenomeno complicato che mette in relazione il passato, il presente e il futuro, perciò su di essa si basa il destino degli esseri umani. Ma la vita umana non è la sola in cui questa grande legge cosmica agisce, infatti anche le entità elevate devono rispondere a questa regola.

Ma il contesto che riguarda la vita umana è quello che ci interessa maggiormente anche se la regola della causalità funziona in molti contesti. Basti pensare agli adattamenti dell’organismo all’ambiente in cui viviamo, infatti il comportamento di alcuni organi si è adattato alle consuetudini che furono seguite per molti secoli fino al punto che alcuni caratteri genetici predominanti divennero recessivi.

Tutto quello che accade oggi è stato determinato da quello che è avvenuto in passato, e questo è ancora più vero per l’essere umano che non si limita a vivere una sola incarnazione. Gli uomini vivono molte vite diverse perciò se potessimo avere uno sguardo panoramico ampliato a molte incarnazioni potremmo osservare che le cause di quello che viviamo attualmente deve essere collegato al periodo dell’ultima incarnazione che abbiamo vissuto.

Per questo dobbiamo conoscere il meccanismo che regola la legge della causalità per capire la realtà delle concatenazioni karmiche. Comunemente si pensa che il pensiero è innocuo e che si può pensare tutto quello che vogliamo senza paura di far del male a nessuno, ma non è vero. Chi conosce la prospettiva spirituale sa che il pensiero produce degli effetti che possono essere ancora più potenti di un’azione concreta e tangibile.

I pensieri e i sentimenti degli uomini producono degli effetti nel mondo, perciò un pensiero d’amore rivolto a qualcuno produce effetti diversi da un pensiero di odio. Mandando un pensiero d’amore è come se inviassimo un fiore pieno di luce verso l’oggetto del nostro amore. Il fiore luminoso si avvolge intorno al corpo eterico e al corpo astrale del destinatario. Ma se mandiamo un pensiero di odio è come se avessimo inviato una freccia avvelenata verso il corpo eterico e il corpo astrale chi odiamo.

Il mondo astrale si comporta in modo diverso nei due casi, perché ogni azione produce un effetto diverso nei mondi spirituali. Lo stesso pensiero inviato da due persone tende a rafforzarsi perciò il mondo spirituale diventa più articolato e ricco. Invece due pensieri contrastanti entrano in conflitto perché le polarità sono diverse perciò tendono a scontrarsi e producono delle distruzioni, dei conflitti che rimbomba nei mondi spirituali come lotta e disarmonia.

Le distruzioni più potenti sono quelle prodotte dalle menzogne che vanno viste come delle ulcerazioni che si manifestano nell’organismo energetico di chi le pronuncia. Le menzogne riescono a uccidere le formazioni astrali che sostengono l’evoluzione perciò, in senso occulto, la menzogna è paragonabile all’omicidio. La menzogna, non solo riesce a distruggere la sostanza astrale ma corrisponde a un suicidio perché chi mente accumula un karma negativo sopra di sé.

Ma anche le inclinazioni, il temperamento e le tendenze predominanti oltre che i loro pensieri sporadici di odio e amore degli uomini influiscono sia sul mondo astrale che su quello celeste. Il temperamento triste crea delle ombre che turbano il mondo astrale e anche il mondo celeste, invece il carattere lieto diffonde luce e gioia. Questo accade perché non siamo mai esseri isolati ma siamo sempre connessi con il mondo astrale e con quello celeste inferiore e superiore, perciò è facile capire quali perturbazioni producano le persone aggressive o tristi. I mondi spirituali sono connessi con la vita degli uomini perché, nella sostanza eterica, si imprimono tutte le nostre azioni ed esse si trasmettono agli strati superiori.

Sappiamo pure che, mentre l’essere umano si prepara per scendere in una nuova incarnazione, egli si forma e struttura un nuovo corpo astrale. E mentre i suoi pensieri e sentimenti si inseriscono nel mondo astrale, si diffondono e si imprimono in quel mondo molte tracce del suo essere. Perciò, se ha pensato in modo positivo otterrà un buon corpo astrale, invece se avrà pensato in modo negativo otterrà un corpo astrale non troppo buono.

Invece, il temperamento che è collegato al mondo celeste inferiore contribuisce a forgiare il corpo eterico con la medesima regola. Le nostre buone azioni agiscono sui mondi celesti superiori e determinano il corpo fisico che dovrà portare l’essere umano verso un luogo determinato. Perciò, tutto il male che avremo fatto agli altri agisce sui mondi celesti superiori e, quando entriamo nel corpo fisico, l’azione di entità superiori agisce affinché veniamo spinti verso l’ambiente, le parentele e i luoghi dove dovremo affrontare fisicamente le conseguenze delle nostre azioni passate.

E tutte le azioni fisiche che non ci avranno toccato intimamente agiranno nella vita futura mostrandosi nel nostro corpo astrale, perciò attireranno i sentimenti e le azioni corrispondenti. Se abbiamo speso bene la vita e abbiamo fatto molte osservazioni che ci avranno fatto accumulare molta conoscenza avremo, in futuro, un corpo astrale che è dotato di speciali e numerosi talenti. Vediamo come tutte le esperienze del presente si manifesteranno nel corpo astrale dell’incarnazione futura. Invece i sentimenti, il piacere e il dolore agiranno formando il corpo eterico e ne determineranno una tendenza che sarà destinata a durare nel tempo.

Chi avrà sperimentato la gioia avrà un corpo eterico dal temperamento tendenzialmente molto gioioso. Chi si sarà preoccupato di compiere molte buoni azioni sviluppando dei sentimenti nobili, avrà la tendenza a fare solo buone azioni e sarà dotato di una coscienza molto evoluta con forti tendenze morali. Le caratteristiche e le tendenze che coltiviamo in modo duraturo vengono accumulate nel corpo eterico e produrranno degli effetti visibili sul futuro corpo fisico.

Solitamente chi gode di una buona salute e possiede una forte resistenza alle malattie ha vissuto vite virtuose, mentre chi si ammala spesso dimostra che ha ereditato il peso delle sue cattive tendenze del passato. Ma ci sono anche dei casi particolari, ma per ora si parla solo delle regole generali della legge di causalità per mezzo della quale si costruisce il destino. Se abbiamo amato molto la vita e abbiamo avuto uno sguardo sempre benevolo per tutto quello che ci circondava avremo un corpo fisico che si conserva forte e giovane per molto tempo.

Una vita spesa a odiare, a parlare male, a criticare e disprezzare tutto e tutti si mostrerà in un futuro corpo fisico che invecchierà presto e si conserverà male. Vediamo che le passioni e il temperamento cioè le nostre caratteristiche interne di una vita diventano delle caratteristiche esterne, in future incarnazioni. Conoscendo il senso di queste correlazioni comprenderemo che le cose si mostrano in modo molto diverso da come le avevamo immaginate, e da come vorremmo che fossero.

Quando qualcuno si lamenta per aver vissuto una vita colma di difficoltà e di sofferenze, dovrebbe sapere queste cose. Così si potrebbe riflettere sul fatto che tutto il suo dolore e le sue difficoltà diventeranno la saggezza e la coscienza superiore che avremo nella futura incarnazione. Nessuno può pensare che la saggezza si possa ottenere senza aver superato il dolore e le difficoltà, perciò anche la malattia fisica va affrontata così. Chiaramente ci sono anche altri tipi di malattie che insorgono per cause esterne, e non per ragioni karmiche.

Ma, in via generale, le malattie sopportate con molto coraggio nel presente doneranno, nella vita futura, una grande bellezza fisica. La bellezza fisica degli uomini viene conquistata sempre attraverso la sopportazione di gravi malattie. Risulterà strano che la bellezza sia conquistata per mezzo di infermità e di gravi menomazioni che furono affrontate in passato, ma tra questi elementi esiste una correlazione karmica di ricompensa. Si può dire che chi avrà accumulato delle cattive disposizioni dell’anima svilupperà una forte disposizione per le malattie, perché tutte le azioni che abbiamo compiuto ritorneranno verso di noi, nelle vite future.

Si vede che l’interno diventa l’esterno, infatti le emozioni che abbiamo conservato nel nostro corpo astrale si mostreranno nel nostro corpo eterico. Le tendenze e le passioni più durevoli che abbiamo radicato nel nostro corpo eterico ricompariranno nelle disposizioni mostrate nel corpo fisico. Tutto quello che abbiamo fatto per mezzo del nostro corpo fisico ricomparirà come il destino della nostra vita futura.

Se potessimo osservare il destino vedendo tutte le nostre incarnazioni vedremo che l’esistenza precedente determina sempre le linee fondamentali della vita futura. A volte vedremo che gli effetti del destino che abbiamo costruito non si mostrano nella vita immediatamente seguente, ma si presenteranno dopo alcune vite. Questo accade perché ci sono degli esseri spirituali che ci dirigono e che agiscono affinché l’essere sia guidato verso il luogo in cui il suo destino lo possa raggiungere e possa agire nel modo più efficace.

Buona erranza
Sharatan

venerdì 7 agosto 2015

Un tono peculiare



“Vuoi conoscerti? Guarda come si comportano gli altri.
Vuoi comprendere gli altri? Guarda nel tuo cuore.”
(Friedrich Schiller)

Steiner dice che la ricerca della nostra più profonda interiorità non si affronta mai troppo volentieri. Questa preclusione ad affrontare la questione della conoscenza di noi stessi è limitata da molte ragioni: una di esse è che ognuno crede che solo gli altri abbiano bisogno di farla perché ognuno crede di conoscersi a fondo. Per vari motivi l’auto-coscienza è una questione che si tende a rimandare fino al momento in cui non si potrà più fare a meno di affrontare la questione.

Ma la ricerca spirituale e l’autocoscienza procedono di pari passo, perciò chi indaga nel campo spirituale non può fare a meno di affrontare l’auto-conoscenza. E non va trascurato neppure il risvolto negativo che la cosa venga affrontata in modo sbagliato, perché un’auto-conoscenza perseguita in modo sbagliato ci può portare fuori strada.

La natura umana è complessa a causa della sua natura quadruplice, infatti siamo articolati in un corpo fisico, eterico, astrale e siamo portatori di un io che è in continua crescita. E se inoltre valutiamo che quello che percepiamo come il nostro sé è relativo all’articolazione e alle relazioni che vengono a crearsi tra queste parti è facile convincerci della nostra complessità. Per affrontare il problema in modo concreto e utile si deve riflettere sulla forma più semplice di conoscenza di se stessi.

Allo stato attuale di sviluppo umano è normale che l’io venga percepito nello stato di veglia quando il corpo fisico percepisce il mondo esterno per mezzo dei sensi fisici. Inoltre, il primo passo di auto-conoscenza si crede essere quello in cui si analizza la propria interiorità per fare una sorta di autoanalisi. Le persone vengono esortate a osservare le proprie azioni, le proprie qualità e i propri difetti per cercare di capire le proprie qualità e il proprio valore in base alla capacità di avere un certo tipo di comportamento.

Ma questo contesto è il campo più pericoloso. Secondo i più grandi maestri spirituali, l’uomo deve elevarsi verso i mondi spirituali, però l’ascesa comporta una trasformazione profonda rispetto a ciò che si è abitualmente. Il cammino spirituale comporta sempre dei rischi perciò la falsa auto-conoscenza può renderlo impossibile. La falsa auto-conoscenza è quella che riguarda l’atteggiamento di chi rumina sempre sul proprio io quotidiano, e di chi persistere nell’analisi dei propri errori.

Questo è l’atteggiamento più pericoloso che può farci regredire, perché il nostro giudizio non è sostenuto da un criterio generale. Pensiamo che, quando si giudica per vedere se una cosa è affrontata in modo giusto o sbagliato ci si basa su un parametro di riferimento che diventa un valore di orientamento. E quel criterio di valutazione che viene usato dovrà essere ritenuto valido pure in futuro perciò l’individuo non andrà mai oltre se stesso.

Ricordiamo che il vero ricercatore deve andare avanti sempre e non può fermarsi mai se vuole superare lo stadio evolutivo in cui si trova. Perciò questo modo di intendere l’auto-conoscenza e di lavorare su se stessi rischia di farci cadere in un perenne stato di rimorso per non essere riusciti a essere migliore. Oppure, ci spingerà verso un compiaciuto orgoglio per i traguardi spirituali che si crede di aver raggiunto.

Se vogliamo analizzarci in modo più fruttuoso dobbiamo pensare in modo diverso. Dobbiamo pensare a noi stessi cercando di immaginare quali sensazioni, quale sensibilità la nostra individualità avrebbe sviluppato se fosse nata in un luogo e in un’epoca diversa. Quali contributi avremmo avuto se fossimo nati in quel luogo, e quale particolare tonalità di carattere avremmo sviluppato?

Qual’è il modo migliore per analizzare il nostro tono particolare? Come trovare la caratteristica fondamentale che il nostro essere ha sviluppato? Quanto di noi stessi dipende dal contesto e dall’epoca in cui viviamo? Dopo che avremo eliminato tutti i contesti da cui veniamo condizionati, potremo analizzare quello che resta. Se togliamo i condizionamenti ambientali potremo ottenere una visuale di noi stessi che è libera dal tono caratteristico dei nostri tempi.

Il nostro sé si può imparare a conoscere se analizziamo il nostro ambiente. Dobbiamo imparare a conoscere il nostro mondo esterno identificando lo spirito dei tempi in cui viviamo, perché dobbiamo sforzarci di comprendere quello che ci ha plasmato in un certo modo. Solo allora potremmo conoscere il nostro io: questa è un'analisi oggettiva.

Fermarsi a guardare solo verso noi stessi è un grave errore, perché dobbiamo cercare e conoscere il motivo per cui siamo fatti come siamo. Le cause per cui siamo fatti in un certo modo diventano chiare solo se veniamo distolti da noi stessi. E così abbiamo anche il modo di sviluppare la facoltà di conoscerci come un io che si serve del proprio corpo fisico per vivere insieme ai suoi contemporanei.

L’io si serve anche di un corpo eterico che è un sottile organismo che è sempre impegnato a impedire la decadenza del corpo fisico. Il sé agisce in entrambi i corpi perciò condiziona anche il corpo eterico. Per questo si deve tener presente che non sono il luogo e l’epoca in cui viviamo che fanno di noi quello che siamo. Al nostro corpo eterico è connesso anche qualcosa di diverso che supera la nascita e la morte.

Arriviamo ad una parte che risale ai tempi passati e che vivrà ancora nei tempi futuri, un qualcosa che il sé contiene in se stesso anche prima dell’incarnazione nel corpo fisico. Se guardiamo in questo modo, vedremo che il corpo eterico mostra in modo chiaro i talenti, le predisposizioni e le facoltà che è riuscito a sviluppare il sé.

E, sotto un altro punto di vista, si arriva alla parte più spinosa di tutta la cosa, sebbene questo punto sia ancora un basso livello di auto-conoscenza rispetto a quelli che si possono raggiungere. Ma non potremo andare oltre se resteremo a rimuginare sulla nostra interiorità e restiamo a pensare a quali siano le capacità ed i talenti di cui siamo dotati.

Quando si pretende di ruminare troppo su se stessi nascono i mostri peggiori dell’auto-conoscenza. È proprio a questo punto che si devono portare le riflessioni dal livello personale al livello impersonale del nostro ambiente. Da questo momento dobbiamo distogliere lo sguardo dal nostro corpo eterico, perché dobbiamo riflettere sulla nostra appartenenza a una certa razza per capire di quale parte di umanità facciamo parte.

Dobbiamo impegnarci per capire la peculiarità del gruppo umano di cui facciamo parte per famiglia, razza, popolo rispetto alle qualità generali che appartengono a tutto il genere umano. Se impariamo a riconoscere le peculiarità che continuano a tramandarsi attraverso la nostra linea ereditaria, vedremo che, in quella linea ereditaria sono presenti delle peculiarità che sono appartenute a nostro padre, a nostra madre, ai nostri antenati.

Questi caratteri ereditari posseggono una certa peculiarità, una colorazione di fondo che mostra dei tratti particolari che non sono tipici di nessun luogo e di alcuna epoca. Se vedremo il carattere dei nostri tratti peculiari avremo lo sfondo giusto che ci permette di vedere dentro noi stessi. Ma questo tipo di auto-conoscenza è molto più scomodo di ciò che trova chi resta seduto a ruminare su se stesso!

Ma c’è pure l'aspetto occulto collegato al fenomeno. Sappiamo che il veggente vede il corpo umano immerso in un’aura astrale che è simile a una nube di forma ovale. La forma dell’aura è condizionata dal fatto che si è nati in un luogo o in un tempo preciso. La persona che possiede un orizzonte molto limitato che si basa solo sul proprio sé e che pretende di mettere il proprio sé come parametro di giudizio di tutto, mostra di avere un’aura che è molto compressa. Costui si mostra come molto contratto in se stesso e, in questo caso, la sua aura non sarà molto grande e neppure molto estesa oltre il suo corpo fisico.

Ma, nel momento in cui l’uomo estende il suo sguardo e allarga il suo punto di vista, allora anche la sua aura si ingrandisce e inizia ad allargarsi da ogni parte. L’interiorità dell’uomo si amplia insieme al suo orizzonte concettuale e senziente. E non si immagina quanto si possa comprimere l'aura nelle persone che si accontentano di essere solo un pallido riflesso, solo un eco del loro ambiente!

Quando le persone allargano la loro comprensione e raffinano il loro giudizio e lo rendono più indipendente, anche la loro aura guadagna spazio e si sviluppa. Di conseguenza, l’essere diventa leggero e s'ingentilisce. Ma, il secondo passo, è sempre collegato alla conoscenza della propria famiglia e della propria razza. L’individualità che si libera dai condizionamenti delle sue radici popolari, razziali, familiari, sociali e così via, sente il sollievo del distendersi dell'aura.

Ma l'aura acquista pure una maggiore mobilità e la capacità di accogliere le vibrazioni mentre prima era così immobile da sembrare morta. Si è già detto che le nostre sfumature sono in relazione con la nostra linea ereditaria sebbene non direttamente, ma sono in una certa relazione. E, allora, è evidente che non ci possiamo fermare neppure a questo livello di analisi.

Se ci fermiamo a ruminare sui talenti e le disposizioni ereditarie non avremo altro che dei tratti ereditari, perciò la nostra individualità non potrà svincolarsi dalle facoltà ereditate. Perciò, a questo punto, va fatta un’auto-educazione che si opera lentamente e che ci consente di trasformare e sviluppare i nostri talenti.

E anche se il karma della presente incarnazione non ci permette di fare questo tipo di lavoro, tuttavia avremo già iniziato il percorso ed è straordinariamente importante ogni tentativo fatto. La visione chiaroveggente può vedere che l’aura diventa più mobile e vibrante perché il processo di auto-educazione risulta da sé, spontaneamente, per offrire l’auto-conoscenza che viene detta impersonale.

E ora siamo al terzo livello che è quello in cui valutiamo che il nostro sé si manifesta per mezzo del corpo astrale che è il portatore delle gioie e dei dolori, delle passioni e delle antipatie e così via. Quale legge definisce che il corpo astrale debba contenere l’elemento caratteristico dell’uomo? Lo definisce la legge del karma che definisce il carattere peculiare del sé, ossia dell’individualità perciò costituisce l’elemento che continua a svilupparsi solo nella linea ereditaria.

Questo è quello che passa di incarnazione in incarnazione perché è connesso con le nostre azioni e con le nostre esperienze dell’anima. Il terzo livello di auto-conoscenza comprende le esperienze che l’uomo fa per mezzo dei suoi corpi, e che diverranno la legge di causa e effetto che possiede una natura squisitamente spirituale. Ma ora resta da risolvere il quesito se l’uomo possa fare qualcosa qualora abbia raggiunto questo punto.

Buona erranza
Sharatan

lunedì 3 agosto 2015

Risvegli




È al punto di rottura
che la paura si allontana
la mia evoluzione è in piena
non so più chi ho vicino
il dubbio è peste
ho bisogno di capire
ma non sarò triste
fine
di un tempo dove non vedevo bene
fine
di stare sotto e male
parlo ogni tanto
altrimenti ascolto
ma ho un sentimento strano dentro
è un risveglio
lento
va meglio
apprezzo ogni dettaglio
e non impiccio il mio cervello
la vittoria e la mia notte che inghiotte
luci false eliminate
linee forti vengono introdotte
la dedizione e una cura
e l'ho capito
ora mi dedico al mio gioco preferito
le coincidenze hanno significati nuovi adesso
come fosse un disegno nascosto

risvegli
nei cambiamenti della notte
risvegli
nei cambiamenti della notte

inguaribile idealista
estremista
vedo quello che vorrei vedere
e picchio con la testa
casco
da terra mi rialzo
parla pure adesso
ma prima io passo
cari cari cari ci sono giorni buoni
oggi va già meglio di ieri
i pensieri vanno più leggeri
volo
di nuovo sono qui nel grande mare
ma nuoto bene
come deve
a volte basta un no
basta eliminare un po'
e torno in vita
e verità anche se non la so
avessi più umiltà darei più amore
mi temo
ogni dipendenza uccide un'ambizione
quante cose hanno potere su me
per me
faccio passi
e allenamenti a karate
va tutto cosi lento
ma lento
devo pensare zen per affrontare il cambiamento

risvegli
nei cambiamenti della notte
risvegli
nei cambiamenti della notte
risvegli
risvegli.

domenica 2 agosto 2015

Il cammino dell’anima



“Ogni spirito si costruisce una casa,
e al di là del suo mondo, un cielo.
(Ralph Waldo Emerson)

Conoscere il cammino che compie l'anima è molto importante, perché non si deve pensare che la morte sia un fenomeno di dissolvimento totale di tutto quello che siamo. Al momento della morte, l’uomo abbandona il corpo fisico e resta con il corpo eterico, il corpo astrale e con l’Io e tutto ciò che l'Io contiene. In effetti, il corpo eterico è conservato per tutto il tempo necessario per fare la ricapitolazione retrospettiva della vita appena finita.

Per l’anima, la vita che si è appena conclusa, appare come un grande quadro di fatti mentre il corpo eterico viene spinto verso l’alto ossia negli spazi del cosmo. Invece il corpo fisico viene spinto verso la Terra. A questo punto, l’uomo resta soltanto con il suo corpo astrale e con l’Io. Ma, nel corpo astrale influiscono ancora gli effetti del corpo eterico appena lasciato perché nella vita che si è conclusa, erano in intimo e reciproco collegamento.

È necessario che sia trascorso un certo tempo perché anche il corpo astrale venga lasciato. E, anche quando avverrà, non sarà un completo dissolvimento della nostra parte astrale. Dobbiamo immaginare che, le forze che l’uomo aveva dentro di sé, entrino a far parte del cosmo. Infatti il corpo astrale, inizialmente, conserva l’impronta di tutto quello che ha vissuto, ma vede la vita trascorsa come se fosse una raccolta di tante immagini.

Le forze delle componenti che lasciamo si diffondono nel cosmo imprimendovi tutto quello che abbiamo vissuto, perciò tutte le nostre parti possono agire con le altre forze del cosmo. Per questo si dice che nessuno è poco importante o irrilevante per il mondo. In effetti tutto quello che abbiamo incorporato nel nostro corpo eterico e astrale si diffonde nel cosmo e vi imprime i caratteri della vita intellettuale, emozionale e volitiva che abbiamo avuto.

Il cosmo conserva tutte le immagini che furono incorporate nei corpi eterici di tutti gli uomini che vissero in tutti i tempi. È in questo modo che deve essere intesa l’affermazione che tutti partecipiamo alla creazione del mondo. In questo senso va intesa la responsabilità personale che abbiamo nei riguardi della creazione del mondo in cui vogliamo vivere.

Infatti quello che abbiamo trattenuto nel nostro corpo astrale partecipa alla creazione del nostro mondo, e si diffonde e trasmette nella parte animico-spirituale del cosmo. Quando l’Io si è staccato dal suo corpo fisico e quello eterico-vitale, anche tutto ciò che avevamo assorbito nel nostro corpo astrale si va a diffondere nel cosmo, mentre l’Io continua il suo percorso.

In effetti, neppure il corpo astrale viene annientato e anche la nostra parte astrale prosegue la sua evoluzione per mezzo di una interazione con il cosmo. Il corpo astrale entra in relazione con la parte animico-spirituale del cosmo per mezzo della continua dilatazione e contrazione. La velocità oppure la lentezza delle contrazioni e dilatazioni dipendono da ciò che abbiamo assorbito durante la nostra vita.

Mentre il nostro corpo astrale si espande nel cosmo e si ritrae dal cosmo, nel frattempo, l’Io continua a fare il suo viaggio. E mentre l'Io viaggia nel cosmo sente che nasce in lui un forte desiderio e un'attrazione per il suo corpo astrale che vede ritornare dopo quell'espansione e quella contrazione nel cosmo.

Si è venuto creare un legame tra il corpo astrale che si è trasformato e l’Io che sente un forte desiderio di ritornare sulla Terra. Dopo che il corpo astrale si è diffuso nel cosmo egli tende a ritornare verso l’Io che ha abbandonato perciò, alla fine, egli lo ritrova. Questo fa comprendere il meccanismo tramite il quale viene creata la forma fisica esteriore dell'essere che dovrà rinascere.

L’uomo che ritorna sulla Terra viene formato in due modi per mezzo di 2 forze. Egli viene formato dal suo corpo astrale che corre verso l’Io mentre si comprime e gli si avvicina. Ma anche l’Io, che ha vissuto del tempo lontano dal relativo corpo astrale sente un forte desiderio per tornare verso un posto specifico della Terra, verso un popolo e verso una famiglia specifica.

Anche il corpo astrale che vuole incontrare l’Io sente la forte simpatia per un popolo, una stirpe e una famiglia specifica. Il corpo astrale influisce sulla nostra forma esteriore, infatti la parte che costituisce gli organi di senso è organizzata, per nostro conto, dalle forze del cosmo. Questa parte si forma per merito dell'insieme di forze che agiscono dall'esterno e ci strutturano internamente.

Perciò l’organizzazione dello scheletro, dei muscoli e delle ossa è determinato da quello che si forma per effetto della nostalgia che l’Io sente per la Terra. Questa parte viene formata da tutto quello che è irradiato dall’Io e che si trova a incontrare tutto quello che gli proviene dal cosmo. La forma esterna della fisicità è organizzata dal macrocosmo, ma la Terra determina tutto ciò che dovrà scorrere dentro l’Io.

Vediamo che l’uomo è plasmato da queste due forze: da una forza macrocosmica e da una forza che proviene dalla Terra che riescono ad unirsi tra loro. La struttura del nostro intelletto e la nostra capacità di pensiero è connessa con le forze che ci vengono date dal cosmo, e si collega a tutto quello che abbiamo costruito nelle precedenti incarnazioni.

Invece, tutto quello che viene dato dalla Terra è la volontà che viene creata in occasione della nuova nascita quando sentiamo la forte attrazione per uno specifico luogo della Terra. La forza che forma il nostro sentimento si colloca tra la forza dell’intelletto che è offerto dal Cielo e la volontà che viene offerta dalla Terra.

Il sentimento non ci viene dato dal Cielo e neppure dalla Terra, ma è prodotto dal nostro oscillare tra Cielo e Terra. Così si forma l'organo esteriore che si mostra nei ritmi del nostro sistema respiratorio, sanguigno e così via. Il ritmo che segue la nostra circolazione, la respirazione e la vita emotiva che sviluppiamo si formano per effetto dell'intero e complesso legame che l’uomo sviluppa con la Terra e il Cielo che hanno contribuito a formarlo.

Nella nostra testa portiamo le tracce delle forze che ci mettono in relazione con il macrocosmo, infatti la testa e l’intelletto vengono dal nostro passato perché le portiamo con noi dalle nostre incarnazioni passate. E tutto questo fa capire pure perché molti maestri d’Oriente cercassero un’evoluzione superiore tramite una modifica del ritmo del respiro e della circolazione del sangue.

Nei tempi antichi era possibile sviluppare la coscienza delle proprie incarnazioni passate agendo sul respiro perché gli elementi animico-spirituali dell’uomo non erano collegati così fortemente con la nostra fisicità come accade nei tempi odierni. Ai nostri giorni, se vogliamo modificare i ritmi del corpo senza aver accresciuto le nostre conoscenze superiori potremmo subire dei gravi danni del nostro corpo fisico.

Attualmente l’uomo è molto più connesso con il suo corpo fisico rispetto al passato. Nell’antica India era necessario agire sul respiro per acquisire l’autocoscienza, la consapevolezza del corpo fisico e avere la consapevolezza delle proprie vite passate. Si agiva con la spinta prodotta dall’aria che veniva inspirata per produrre una pressione sul liquido cerebrospinale e ottenere una pressione sul cervello.

Quando il liquido cerebrale andava a premere il cervello si facilitava la formazione delle rappresentazioni mentali. L'origine delle rappresentazioni mentali è molto più complesso di quanto non creda la scienza moderna che è diventata troppo materialistica. Oggi si pensa che le rappresentazioni mentali vengano prodotte per merito dei processi dei nervi, mentre invece esse sono causate dalle spinte del liquido cerebrospinale contro il sistema nervoso.

E in seguito alla pressione esercitata sul sistema nervoso si producono quei processi nervosi che sono alla base delle nostre percezioni mentali. Tutto questo veniva studiato nelle più antiche scuole dell'India, e il discepolo lo sentiva concretamente mentre modificava forzatamente la sua respirazione. Oggi dobbiamo lavorare usando la meditazione perché, oggi siamo connessi anche troppo con il nostro corpo fisico.

Non dobbiamo penetrare ancora più a fondo nel corpo fisico, perché siamo entrati anche troppo dentro la materia. Oggi dobbiamo saper vedere la parte animico-spirituale del cosmo per capire che le nostre incarnazioni passate sono tutte collegate con la Terra. Perciò vedremo che, da un lato, c'è una intima correlazione tra il sistema ritmico e il sistema neuro-sensoriale.

Dall’altro, vedremo che esiste pure un profondo legame tra il nostro sistema ritmico e il sistema del ricambio. Sappiamo che esiste una profonda relazione pure tra il nostro sistema ritmico e il nostro metabolismo. Sappiamo che, nell’uomo, i 3 sistemi: quello neuro-sensoriale, quello ritmico della respirazione e quello metabolico sono collegati rispettivamente con il pensiero, con il sentimento e con la volontà.

Se sappiamo vedere tutte le profonde e intime correlazioni esistenti tra il nostro ritmo e il metabolismo umano avremo la certezza che in noi, già da ora, esiste il germe per la nostra incarnazione futura. Il nostro metabolismo contiene già, nel suo elemento spirituale, i semi della sua prossima vita: ed è così che va pensata la formazione dell'uomo, nel suo insieme.

Buona erranza
Sharatan