lunedì 5 agosto 2013

Tre risate



Quel venerdì sera, il Baal-Shem Tov e alcuni dei suoi discepoli erano a tavola, e il Baal-Shem aveva appena pronunciato la benedizione del vino quando scoppiò in una sonora risata. Poiché il suo viso serio si era illuminato all'improvviso i discepoli si guardarono intorno per vedere il motivo di quella improvvisa allegria, ma non videro nulla che potesse averla causata. Dopo qualche minuto il Baal-Shem rise di cuore una seconda volta.

Il suo riso risuonò sonoro e gioioso come quello di un bambino e una bella risata uscì dalla sua gola con la stessa freschezza dell'acqua di fonte. Tutti restarono muti, perché il fatto era inspiegabile per quelli che conoscevano bene il loro maestro. Essi sapevano che la sua anima non si abbandonava facilmente a manifestazioni scomposte o incomprensibili. Al risuonare della terza sonora e allegra risata i discepoli conclusero che, senza dubbio c'era un motivo oscuro e profondo per quella allegria, perciò furono ansiosi di conoscerlo.

Tutti gli occhi fissarono Rabbi Volf che sedeva in mezzo agli altri, infatti lui era l'unico a cui fosse permesso disturbare il Baal-Shem. Ogni sabato mattina Rabbi Volf andava dal maestro per sapere su quale tema fosse opportuno meditare quel giorno. Il giorno dopo, sabato mattina, il Rabbi andò dal Baal-Shem per conoscere delle risate della sera prima. Il maestro gli disse: "Immaginavo che potevate chiedermelo. Non ho motivo per nascondervi il motivo della mia gioia di ieri sera. Preparatevi a partire con me e lo conoscerete."

Quindi il Baal-Shem diede l'ordine di preparare la sua carrozza come era abitudine ogni sabato, infatti quel giorno era solito dedicarlo a lunghe gite in campagna. Quindi i discepoli e il loro maestro salirono tutti in vettura e si misero in viaggio, e non ritornarono per l'ora del tramonto come di consueto, perché la loro carrozza viaggiò per tutta la notte, finché giunsero in una cittadina. Il Baal-Shem fece fermare la vettura davanti al capo della comunità, mentre la notizia del suo arrivo arrivò all'orecchio di tutti gli ebrei.

Una grande folla era accorsa per rendere omaggio al maestro, ma il Baal-Shem non badò a nulla e chiese al Presidente di mandare a chiamare Sabbatai, il rilegatore di libri. Il Presidente gli obiettò con una sfumatura di dispetto nella voce: "Santo maestro, quello che convocate è un misero uomo della comunità. Certamente è un uomo degno e un ebreo molto devoto, ma è uomo da poco. Da quello che ho sentito dire, non sembra che abbia mai rivelato alcuna dote di particolare erudizione."

Il Baal-Shem rispose: "Non importa. Desidero che sia mandato a chiamare." Quando Sabbatai arrivò si dimostrò un vecchio dall'aspetto modesto e dai capelli bianchi. Nel vederlo il Baal-Shem disse: "Desidero che venga qui anche sua moglie!" Ben presto anche la donna giunse, perciò il maestro si rivolse a Sabbatai dicendo: "Adesso vuoi raccontare quello che è successo l'ultima sera di sabato? Vorrei che tu dicessi tutto senza tacere nulla, ti prego di non nascondere nulla, di non aver paura di parlare e di non vergognarti di ciò che hai fatto."

Sabbatai disse: "Signore non tacerò alcun particolare, e se io ho peccato in qualcosa, sappi che sono pronto a ricevere da te qualsiasi punizione. Terrò conto del tuo giudizio come se fosse quello del Signore medesimo. Però devi sapere che ho sempre guadagnato onestamente il pane che mangio, perché ho sempre lavorato. Un tempo il mio lavoro sembrava benedetto e mi pagavano bene, perciò misi da parte un piccolo patrimonio che mi faceva vivere dignitosamente.

Verso il quinto giorno della settimana mia moglie comprava tutto il necessario per festeggiare degnamente il sabato. Per grazia del Signore, non è mancata mai la farina, la carne, il pesce, la frutta oppure i dolci e le candele. Mentre il pomeriggio del quinto giorno, la vigilia del sabato, mia moglie era occupata a fare le compere per la cena, io avevo preso l'abitudine di lasciare il lavoro all'ora decima per andare in sinagoga e trattenermi fino alla preghiera della sera.

Così avevo sempre fatto fin da quando ero giovane, e così faccio anche ora. Oggi la ruota del destino gira contro di me e la mia fortuna si è rivoltata, perciò ho perso tutto quello che avevo. Il mio lavoro si è ridotto e faccio fatica a mangiare tutti i giorni. Sono passati i tempi in cui la mia dispensa era piena di ogni ben di Dio. Ora viviamo in ristrettezza, le mie forze scarseggiano e l’altro giorno non avevo soldi per festeggiare il sabato.

L'unica consolazione che mi è sempre restata è quella che non ho mai rinunciato alla serata in sinagoga, perciò all'ora decima vado a fare il mio dovere. Ora maestro, devi sapere che l'altra sera sempre verso l'ora decima, prima di uscire ho visto che non avevo nulla da dare a mia moglie per fare la spesa.

La povera donna aveva casa vuota, ma io non avevo mai voluto chiedere l'elemosina, perciò non volevo iniziare. Non volevo mettere in difficoltà o disturbare nessuno sebbene la comunità sia piena di brave persone, avevo deciso che non volevo chiedere. Per me ero ben certo, ma per mia moglie temevo che il suo cuore avrebbe sofferto troppo per il sabato triste e povero.

Non avevamo il pane sabbatico e neppure un lume per illuminare la tavola. Temevo che mia moglie potesse chiedere aiuto a qualche vicina, e temevo che potesse obbligarsi in modo da non poterci più sdebitare. Perciò non volevo correre quel rischio. Prima di uscire le parlai con molta dolcezza, la convinsi a non dire nulla e la persuasi a non accettare aiuto da nessuno.

Lei mi giurò che avrebbe fatto ciò come volevo. Tu maestro, devi credere se dico che la gente della comunità non avrebbe permesso un sabato tanto buio e vuoto. Però mia moglie aveva acconsentito al mio volere. Le dissi che mi sarei trattenuto a lungo in sinagoga, perciò non fosse preoccupata se ritardavo. Volevo far tardi per tornare a casa da solo.

Sarebbe stato disastroso se fossi tornato con altri e se avessero visto le nostre finestre buie, perché mi avrebbero chiesto come mai fosse così. Gli dissi: 'Se accadesse questo, mia cara moglie, non saprei cosa dire. Tu aspetta il mio ritorno e insieme accoglieremo quello che Dio ci riserverà'. Dopo quelle raccomandazioni era vicina l'ora decima, perciò uscii di casa mentre mia moglie faceva le pulizie.

Dopo aver lucidato tutta casa e non avendo nulla da cucinare, mia moglie pensò di riordinare un baule. Dal baule uscirono degli abiti della nostra giovinezza, perciò mia moglie li tirò fuori per spazzolarli e riporli di nuovo dopo averli puliti. Mentre stava sistemando quei vestiti, lei ritrovò un coprimaniche di velluto che era smarrito e non avevamo più trovato da anni.

Quel capo di vestiario apparteneva ai tempi in cui eravamo dei benestanti, perciò aveva una fila di bottoni a forma di fiore in filigrana d'oro e d'argento. I motivi floreali erano molto in voga ai tempi della mia gioventù e adesso sono fuori moda, ma i metalli preziosi conservano sempre il loro bel valore. Mia moglie staccò quei bottoni dalla stoffa e li portò dall'orefice che gli diede una buona somma di denaro.

Con quei soldi lei comprò il cibo sabbatico, prese due belle candele e conservò il restante denaro. Quella sera, attesi che tutti fossero usciti dalla sinagoga per incamminarmi verso casa. Ero ancora lontano quando vidi che veniva una luce dalla mia casa, perciò la casa era festosa come ai tempi felici. Ecco allora che mi venne in mente il pensiero che la mia vecchia aveva fatto come fanno le donne, che non sanno rifiutare mai un favore che gli viene offerto.

Certamente aveva parlato con la vicina che si era impietosita e aveva offerto ciò che mia moglie non aveva rifiutato. Certo il suo cuore non aveva retto alla desolazione del triste sabato. Entrando nella casa festosa per il fuoco del camino, vidi la tavola apparecchiata con il pane sabbatico, una zuppa e un pesce, la frutta, il dolce e una brocca di vino da benedire.

Davanti alla magnifica cena non ebbi coraggio di rimproverarla, perciò feci la benedizione del vino e iniziammo a mangiare. Ma dopo aver mangiato un po' non seppi trattenermi e le parlai. Non volevo ferirla perchè avevo pietà della sua anima rattristata dalle sventure, ma volli dire: 'Si vede che la tua anima non era pronta ad accogliere altre ore amare e dure.'

Ma lei non mi fece proseguire, perché la sua voce chiara e lieta disse: 'So cosa pensi marito, ma le cose non sono come sembrano. Ti ricordi la vecchia cassapanca? Oggi la stavo sistemando quando ho ritrovato il coprimaniche di velluto. Ti ricordi che non si riusciva più a trovare? Erano anni che si era smarrito e oggi è saltato fuori dalla cassapanca. Ho venduto i bottoni all'orefice, e con i soldi che ho avuto ho potuto preparare un bel sabato.'

Non so esprimere la gioia che quelle parole destarono nel mio cuore, maestro. Non so dire ciò che sentivo. Avrei voluto gettarmi ai piedi dell'Altissimo per ringraziarlo di essersi ricordato del mio sabato. E così mi gettai a terra per rendergli grazie, e vidi che anche mia moglie aveva la stessa gioia. I giorni di angoscia sembravano svaniti d'incanto davanti alla gioia che entrava nella nostra vita dopo tante difficoltà.

Ero al colmo della felicità e non mi accontentai di ringraziare in ginocchio, perciò presi mia moglie tra le braccia e ci lanciammo in un bel giro di danza in stanza da pranzo. Dopo mangiammo il pesce cucinato in modo delizioso e anche quello fu festeggiato con un'altra danza. Poi la gioia ci fece danzare ancora per il dolce. Ora che tu sei arrivato e ci ripenso vedo che le danze erano una follia indegna.

Mi sono comportato in modo vergognoso e sconveniente davanti all'Eterno, ma ero in buona fede. Ho agito male davanti all'Altissimo, e certamente l'ho offeso danzando di sabato con mia moglie. Credimi quando dico che avevo solo l’intenzione di rendere grazie, e non di offendere. Ora ti prego di usare un giudizio clemente nei miei riguardi. Io mi sottoporrò a qualsiasi punizione vorrai darmi."

Sabbatai, il rilegatore di libri, tacque restando in attesa della sua punizione. Il Baal-Shem lo indicò ai suoi discepoli e disse: "Sappiate tutti! Sappiate che tutto l'Alto dei Cieli ha visto quella gioia e l’Assemblea Santa si è unita alla danza di Sabbatai e di sua moglie. Sappiate che mentre i Cieli danzavano con loro, anche io ho partecipato alla gioia di questi due vecchi ... e ho riso tre volte."

Buona erranza
Sharatan

venerdì 2 agosto 2013

La saggezza dell’Arte



“La natura non produce niente che sia perfetto
in sé, ma lo deve perfezionare l’uomo.
E questa filosofia viene chiamata alchimia.”
(Paracelso - Paragranum)

I maestri d’alchimia esortano a non lasciarsi ingannare prendendo alla lettera il loro linguaggio cifrato, infatti amano usare simboli e allegorie misteriose. Se “il fine dell’opera nostra è nascosto” le loro operazioni non si fanno con le mani, e gli elementi che si maneggiano non sono quelli visibili. L’opera alchemica richiede condizioni etiche e spirituali e una sensibilità che sa percepire il “senso vivente” della natura, perché il livello superiore e quello inferiore si manifestano assieme nella natura.

L'alchimia parla a chi possiede l'intelletto adatto a capire, perciò se raccomandano di lasciare agire la natura e di lasciar fare il corso della natura non fanno discorsi per contadini. Per essere alchimisti è necessario avere modestia, pazienza, sincerità e decisione, però è anche necessario essere addestrati da un maestro. Se mancano queste cose, non ci stupiamo se molti non ottennero nulla.

Nell'alchimia si insegna che la teoria (biblioteca) e la pratica (laboratorio alchemico) sono unite, perciò vanno sviluppate insieme per avere successo nell’Arte. Si crede che l’universo abbia 3 forme di manifestazione espresse con 3 principi o sostanze che formano l’Unità nella Triade malgrado esse siano diverse l’una dall’altra. Esse sono il Mercurio, lo Zolfo e il Sale diverse dagli elementi chimici dallo stesso nome.

Il Mercurio è il principio vitale o prana, lo Zolfo è l’Anima e la Coscienza cioè l’atma, mentre il Sale è il corpo, la parte solida ossia la materia. Il Mercurio viene rappresentato come uno Spiritus volatile, come un uccello o con la Luna del principio femminile. Lo Zolfo è rappresentato dal Sole, il principio maschile e viene raffigurato dalla salamandra che vive nel Fuoco.

Lo Zolfo e il Mercurio sono gli estremi della Polarita, lo Yin e lo Yang del tao, perciò il corpo in cui la materia viene elaborata è il polo neutro rappresentato dal Sale. Nel corpo uniamo gli opposti di Zolfo e Mercurio, perciò il Sale concilia lo Zolfo attivo, maschile del Sole con il Mercurio passivo, femminile della Luna. Lo Zolfo rappresenta anche il fuoco primordiale e il principio della forma, mentre il mercurio è l’umido primordiale della madre dell’universo.

Lo Zolfo rappresenta il principio d’amore e il “fuoco invisibile” mentre il Mercurio è il principio vitale ossia la vita. Perciò il corpo deve diventare come un crogiolo in cui l’essere fonde i 3 principi. Tutto l’universo possiede la stessa triplicità, perciò la prima realtà è quella delle particelle sottilissime degli atomi che si vedono nella materia e che rappresentano il Sale. La seconda realtà è il prana cioè quel principio vitale che vediamo in forme più semplici o complesse che rappresenta il Mercurio.

La terza realtà è la Coscienza che dirige e forma tutto, perciò essa è Atma cioè l’Anima rappresentata dallo Zolfo. i 3 principi si vedono in 4 forme, cioè in forma solida, liquida, gassosa e radiosa o eterica. Essi si rendono evidenti nei 4 elementi di Terra, Acqua, Aria e Fuoco che hanno le espressioni caratteristiche di caldo, freddo, umido e secco.

La Terra è fredda e secca, l’Acqua è fredda e umida, l’Aria è calda e umida e il Fuoco è caldo e secco, però le caratteristiche degli elementi si possono trasformare uno nell’altro. Le sostanze alchemiche sono forme di manifestazione delle sostanze e rappresentano anche archetipi e qualità su cui possiamo meditare. Il Fuoco esprime il principio maschile, calore, espansione, l’attivo, il creativo, il puro, il sottile, il nobile, il virtuoso, potenza, forza, volontà, generosità e altruismo.

L’Aria è una sostanza più densa che è precipitata dal Fuoco, perciò è la mediatrice tra Fuoco e Acqua. E’ la portatrice del seme, perciò esprime saggezza, chiarezza, purezza, intelletto, ragione, comunicazione ed espansione tra gli esseri. L’Acqua è la mediatrice tra l’Aria e la Terra, perché è la somma di Fuoco e Aria coagulati, perché il vapore si condensa e diventa acqua. E' magnetica e viene detta “la madre delle cose” o menstruum universale, Aria condensata o Terra che si è resa liquida. E' una sostanza fredda e astringente che simboleggia il passivo, l’assorbente, il penetrante, vita e sentimento, e amore per la natura e per la Grande Famiglia.

La Terra è solida, perciò racchiude in sé gli altri 3 elementi infatti nasconde fuoco coagulato, acqua coagulata e vapore condensato. La Terra è la madre dei metalli, delle piante e degli animali, perciò è detta “la grande tesoriera.” E' la matrice della materia che deve avanzare verso l’immortalità e la vita eterna, perciò aiuta a maturare la coscienza che ancora non si possiede. Gli alchimisti dicono che 2 elementi sono evidenti cioè l’Acqua e la Terra, mentre 2 elementi sono “influenzanti” cioè l’Aria e il Fuoco.

Quelli influenzanti si nascondono all’interno dei primi, perciò l’Aria si nasconde nell’Acqua e il Fuoco vive nascosto nelle viscere della terra. Terra e Acqua sono elementi fissi, mentre Fuoco e l’Aria sono elementi volatili. Negli elementi è nascosta una Quinta Essentia che non appartiene a nessuno di loro, e questa sostanza penetra la creazione e viene paragonata all’etere che circola nel creato e che si riverbera nell’Akasha dell'induismo.

La Quinta Essentia è il “nucleo spirituale” di tutte le cose, perciò è l’attributo posseduto da tutti gli elementi, infatti è un estratto ma anche il substrato incorruttibile ed eterno comune al Tutto. Tutto ciò che vive proviene dalla grande forza universale che scorre nei viventi e in tutte le sostanze esistenti. Viene detta Madre, Acqua Celeste, Spirito Universale, Mercurio, Madre Terra, Madre delle Acque, Fonte Perenne, Oceano, Coelum, Sostanza Celeste, Radice di tutte le Sostanze, Anima del Mondo, Spirito Celeste o la Chiave dei Filosofi.

Gli alchimisti dicono che il Principio Divino si manifesta nella Prima Materia e nella Prima Energia che assieme creano la realtà della manifestazione, perciò la polarità è negli opposti di Zolfo e Mercurio. La realtà si basa sulla Triade di Zolfo, Mercurio e Sale, ma assume le connotazioni dei 4 elementi: Fuoco, Aria, Acqua e Terra. Da queste 4 nature dovrà nascere una quinta natura quando 4 elementi si fondono e diventano una Quinta Essentia.

Secondo l'alchimia, la natura è il prodotto dell’Essere che ha creato l’universo, perciò tutto l'universo possiede il medesimo Principio Divino. Questo principio si è suddiviso in passivo e attivo quando divenne la Prima Materia e la Prima Energia, ossia Prakriti e Purusha dagli indù, Yin e Yang dai cinesi ovvero Mercurio e Zolfo degli alchimisti.

Il Mercurio originale è la Matrice rappresentata dalla Luna e lo Zolfo è l’Energia originale o Fuoco interno rappresentato dal Sole, perciò si rappresenta con uno zero con il punto al centro. La Genesi insegna che la Luce fu generata dal Caos, e che i due principi formarono il Tutto Unitario e che la Luce nasce quando Dio la trae dalle tenebre. Dalla polarità la manifestazione concreta, perciò il Sale dell’Atma indiana e tibetana diventa la Coscienza.

L’energia primordiale è indistruttibile, ma quando si unisce alla materia e passa con la materia, attraverso il processo di putrefazione che separa il puro dall’impuro, stimola dei componenti purificati che poi materializza di nuovo. La materia evolve usando il processo di putrefazione e così si passa dal regno minerale a quello vegetale, poi al regno animale finchè si giunge all'uomo. Il processo evolutivo cosmica richiede creazioni e distruzioni, a cui seguono altre creazioni, come mostrato nel mito indiano di Nataraja, Signore della Danza.

Shiva è il dio che danza per l’evoluzione cosmica. La sua parte destra è maschile mentre la parte sinistra è femminile, ma tutte e due rappresentano un Unico Essere. Nella mano destra egli regge il damaru, cioè il doppio tamburo fatto come una clessidra il cui ritmo imprime l’avvio della creazione iniziando a scandire la divisione e il ritmo del tempo. Nella sua mano sinistra c’è una fiamma che brucia distruggendo quello che era creato per fare spazio alla nuova creazione.

Con sua la mano destra benedice la creazione, e con la sua mano sinistra e con il piede sinistro alzato simboleggia il balzo verso la liberazione. Il suo piede destro tiene saldamente bloccato al suolo un nano che simboleggia le forze malvagie che il danzatore divino sa vincere. Nei suoi capelli fluttuanti vediamo una Luna e le Acque fluenti del Gange, mentre la danza avviene nello spazio dell’Akasha, e il danzatore è dentro un cerchio di Fuoco Cosmico. Sotto la figura di Shiva danzante c'è il cubo del basamento concreto della manifestazione.

Vinceslao Lavinio di Moravia nel “Trattato del Cielo Terrestre” scrive: “Come al principio la prima Natura si servì della separazione per ornare e sistemare la massa che era in disordine e in confusione, così l’Arte, che ama la perfezione, deve imitare la Natura. La Natura toglie l’escremento sostanziale, o con il limo terrestre che converte in acqua o con adustione. L’Arte si serve di lavaggio e di digestione, sia con l’Acqua, sia col Fuoco, e separa la sconcezza e l’impurità, purificando e pulendo l’Anima da ogni vizio. Colui dunque che conosce il modo di servirsi dell’Acqua e del Fuoco conosce la vera strada che conduce ai più alti segreti della Natura.”

Giovanni Pontano nella “Lettera sul fuoco dei filosofi” avverte: “Cos’è dunque questo fuoco che perfeziona e porta a compimento tutta l’Opera, dall’inizio alla fine? Certamente tutti i filosofi l’hanno celato: ma io, preso da un moto di pietà, voglio dichiararlo, con l’intero compimento di tutta l’Opera. La Pietra dei Filosofi è unica e una, ma nascosta ed avvolta nella molteplicità di mille nomi, e prima che tu possa conoscerla dovrai penare molto; difficilmente la troverai grazie al tuo proprio ingegno.

Essa è acquosa, aerea, ignea, terrestre, flemmatica, collerica, sanguigna e malinconica. E’ uno Zolfo e ugualmente un Argento Vivo. Ha diverse superfinità che, ti giuro nel nome di Dio vivente, si convertono in vera e unica Essenza mediante il nostro fuoco. E chi separa qualcosa dal soggetto – credendo che questo sia necessario - di sicuro non ne sa nulla di filosofia.

Poiché il superfluo, lo sporco, l’immondo, lo sgradevole, il fangoso e in generale tutta la sostanza del soggetto, si perfeziona in corpo spirituale fisso, per mezzo del nostro fuoco. Questo è ciò che i Saggi non hanno mai rivelato, e fa che poca gente pervenga a quest’Arte […] Applicati dunque allo studio di questo fuoco, poiché se io stesso l’avessi trovato prima, non avrei errato duecento volte sulla propria materia. A causa di ciò non mi stupisco più se tanta gente non riesce a giungere al compimento dell’Opera.”

Buona erranza
Sharatan


sabato 20 luglio 2013

La locanda



Mio tesoro, il corpo è come una locanda;
che ogni mattina ha un ospite nuovo.
Non dire: "Un altro peso sul mio collo!"
o il tuo ospite ritornerà nel nulla.
Tutto ciò che ti entra nel cuore
è come un ospite del mondo invisibile: trattalo bene.

Ogni istante, ogni giorno un pensiero giunge
come un ospite di riguardo nel tuo cuore.
Anima mia, considera ogni pensiero una persona,
perché il valore di ogni persona
è nel pensiero che essa nutre.

Se si presenta un pensiero doloroso,
pure prepara la strada alla gioia.
Spazza furiosamente la tua casa
affinché una gioia nuova
possa apparire dalla sorgente.

Strappa le foglie secche dal ramo del cuore
perché nascano verdi foglie nuove.
Sradica la vecchia gioia affinché
una gioia nuova giunga dall'oltre.

Il dolore sradica la radice marcia
che era nascosta alla vista.
Qualunque dolore trascini via il cuore o lo perda,
lo rimpiazza con qualcosa di meglio,
soprattutto per chi ha la certezza
che il dolore è il servo dell'intuitivo.

Senza il corruccio delle nuvole e dei fulmini,
le viti verrebbero bruciate dal sole ridente.
Buona e cattiva sorte sono ospiti del tuo cuore,
come i pianeti che passano da un segno all'altro.
Quando qualcosa transita nel tuo segno, adattati
e sii armonioso come il segno dominante,
così che quando rincontrerà la luna
parlerà dolcemente al signore del cuore.

Qualunque dolore ti giunga,
accoglilo con lieti sorrisi,
dicendo: "Mio creatore, salvami dalle sue offese,
ma non mi privare del suo bene.
Signore ricordami di essere riconoscente,
non farmi provare rimpianto se il suo vantaggio finisce."

E se la mano del dolore non contiene la perla,
lasciala andare e sii ancora contento.
Accresci la tua dolce pratica.
La tua pratica ti gioverà un'altra volta,
e un giorno il tuo bisogno verrà improvvisamente appagato.

(Maulana Jalal ad-Din Rumi)

mercoledì 10 luglio 2013

Soffiatori di carboni



"I metalli non possono cambiarsi in altri metalli
prima di essere stati ridotti alla prima materia."
(La vera alchimia dei Rosa Croce)

Secondo un insegnamento tradizionale esistono due nature: la natura degli immortali e quella dei mortali. Esiodo scrive che i due rami, in origine, erano un solo ramo perché la schiatta degli uomini e quella degli Dei provengono dalla medesima madre. La divisione delle nature intervenne quando gli uomini decaddero e gli Dei ascesero, perciò un Dio è un uomo che si è reso immortale, e un uomo è un Dio divenuto mortale. Ma l'origine comune non esclude che oggi dobbiamo considerare queste due nature come due cose diverse.

Secondo la tradizione tramandata nelle opere di Esiodo, il passaggio da una natura all’altra è possibile, ma a condizione che avvenga una trasformazione totale ed effettiva dell’essere. La trasformazione deve produrre una completa trasformazione dell’essere, ma questa trasformazione è possibile solo se l'individuo ha ricevuto l’iniziazione alle pratiche misteriche.

Gli antichi iniziati conoscevano i riti e le pratiche necessarie per fuggire dalla natura mortale e conquistare la natura divina. Il passaggio alla nuova condizione è descritto come una nuova nascita, perciò chi riusciva a fare il passaggio ri-nasceva a una nuova vita. La nascita fisica corrispondeva alla “perdita del ricordo” dei mondi superiori e la morte comportava la perdita della coscienza terrena: in entrambi i processi trasformatori si subiva una perdita di coscienza.

Si credeva che, al momento della morte, l’iniziato potesse ricordare se stesso e la funzione nei mondi superiori, perciò gli adepti imparavano a vivere sul confine che separa la nascita dalla morte. Secondo Plutarco, gli iniziati conservavano il “ricordo” delle due condizioni, perciò essi erano liberi e svincolati, infatti sfuggivano al triste destino degli uomini che si schiacciano e spingono nel fango della terra.

Secondo questo insegnamento, conquistare “l'immortalità” corrispondeva a diventare come Dei, e l'idea restò viva in Occidente fino ai tempi dell’antichità ellenica. Dalla teoria delle due nature deriva la teoria dell’immortalità ereditata dal cristianesimo, ma con delle profonde differenze. Nel cristianesimo si crede che l’immortalità dell’anima sia condizionata dalla nostra capacità di scegliere sul bivio tra la salvezza eterna e l’eterna perdizione.

La volgarizzazione del senso dell’iniziazione misterica causò l’errore del cristianesimo che afferma l’immortalità dell'anima come una possibilità piuttosto che come una certezza. Quando la verità fu pervertita dal suo significato primitivo, anche la rinascita diventò un fenomeno di carattere mistico piuttosto che una via concreta che offriva delle possibilità reali.

L’arte alchemica usava un linguaggio oscuro e una simbologia collegata alle arti metallurgiche e alla estrazione dei minerali, perché le misteriose allegorie allontanavano la pericolosa curiosità che circondava i “soffiatori” e i “bruciatori di carboni.” Mircea Eliade scrive che anticamente l’arte del fabbro era associata agli eroi-sciamani e l’arte metallurgica era collegata allo sciamanesimo, alla magia, alle guarigioni e all’arte del canto, della danza e della poesia.

Tutte le tecniche metallurgiche erano associate perché erano associate all'alone di mistero e sacralità delle pratiche artigiane in cui l'uomo usa la natura per le sue necessità. L’elemento costante, per Eliade, è nella sacralità del metallo e nel carattere misterioso delle operazioni minerarie e metallurgiche che erano usate.

Nelle tradizioni alchemiche lo stato di terrestrità fu detto "la caduta” che causa l'oblio e il sonno del fatale soggiacere dell’uomo alle forze della natura e alle leggi cosmiche dei mondi spirituali superiori. La condizione umana fu descritta come “impietrimento,” perché l’uso delle energie umane è sempre finalizzato a soddisfare le passioni e i desideri della nostra “metallicità” colma di ombra.

Secondo gli alchimisti, la tacitazione è l'annullamento dello stato "volgare" che comporta l’abiura ai principi e ai poteri che l’uomo non può avere se la sua coscienza resta collegata alle funzioni del cervello. L’uomo è l'essere che è morto alla sua vera essenza celeste e divina rappresentata dal nobile Oro racchiuso nella sua corporeità. Il desiderio interno sorge dal “centro igneo” causando la penosa condizione umana che viene paragonata alla morte.

Da tempo immutabile, l’uomo giace in Saturno avvolto in misere vesti, perciò il Fanciullo d’Oro è stato ricoperto da un manto nero, e il corpo è divenuto il sepolcro del Vivente. Julius Evola dice che il vero punto d’arrivo degli alchimisti non è voler fuggire dal corpo, perché l’anima non deve fuggire dal mondo. Dobbiamo imparare a ripristinare lo stato originario del domicilio solare in cui non siamo più sottoposti al dominio delle passioni e alle realtà formali: l’ermetismo non alimenta nessun misticismo e nessuna emotività sentimentale.

Se l’uomo resta identificato con il suo corpo è costretto a subire le limitazioni del corpo, perché l’uomo è un “angelo tramortito” che deve usare il corpo per generare l’Anima. La carne non è fatta di Spirito, ma la carne deve diventare la “madre” dello Spirito. La spiritualità dell’uomo psicologico è sempre un fatto contingente, perché lo sviluppo delle facoltà spirituali viene influenzato dalla qualità della coscienza che vive nel corpo.

Il corpo è alla base dello sviluppo delle facoltà dell’anima, ma non perché il corpo possa produrre l'Anima, ma perché il corpo condiziona la possibilità che l'Anima possa manifestare lo Spirito. Le identificazioni, le esperienze di vita, la conoscenza e l’auto-conoscenza si ridestano solo attraverso le possibilità che sono offerte all'Anima, da parte del nostro veicolo corporeo.

La realtà corporea è il luogo in cui, simbolicamente, i metalli vili possono diventare dei metalli nobili. Il corpo è il luogo in cui gli elementi possono diventare delle materie viventi, perché normalmente essi sono elementi morti e sterili. Nel corpo gli elementi si trovano nella loro vera natura che è quella della corporeità primordiale che venne velata dall'ombra impura che dobbiamo eliminare, perciò il corpo è la “miniera dell’Oro.”

L’alchimista viene continuamente esortato a non volare verso l'alto, ma a cercare nella “terrenità” cioè nell’humus della terra, tutto l’Oro che vi è stato nascosto: fissare e attrarre un’Anima nuova è il Grande Mistero della trasformazione interiore. Chi conquista questo stato trionfa sulla “malattia incurabile della miseria” che Plutarco identifica nei bisogni e nelle necessità che sperimentiamo nella condizione umana.

La miseria umana è rappresentata dalla continua privazione che sentiamo, perciò la trasmutazione trasforma l’essere carente nell'essere realizzato quando sappiamo convertire la corporeità in spiritualità. Il primo insegnamento alchemico è quello di cambiare la natura del corpo su cui si vuole agire, perciò esso ci esorta a rendere incorporee le sostanze corporee, ma l'operazione deve coinvolgere l’operatore piuttosto che le sostanze esterne.

L’operazione psichica a cui si allude è la condizione vissuta nella forma di coscienza che sa percepire l’aspetto psichico delle cose, ossia nella percezione “dell’anima sottile” che vive nascosta nella materia. Questo è l’aspetto occulto che deve diventare manifesto quando il manifesto diventa occulto. Se vediamo la natura nascosta del mondo sappiamo vedere anche il "lato nascosto" della forma.

Solo se sappiamo percepire quello che è nascosto completiamo la trasformazione alchemica. Le sostanze del mondo vanno mescolate con il Mercurio o Acqua divina per acquisire coscienza delle cose materiali senza essere condizionati dallo stato in cui le sostanze sono poste. Questa è l’apparizione delle “radici” in cui i corpi diventano percezioni spirituali, e sono spogliati dalla loro corporeità grossolana.

La trasmutazione dei metalli non avviene vedendo lo stato solido dei corpi, perciò essi vanno resi più sottili e spirituali per saper vedere l'azione delle forze spirituali che sfuggono ai sensi fisici. È necessario “dissolvere le sostanze” e poi trasmutare fisicamente la loro natura celeste. Secondo Evola, la coscienza non deve restare nella percezione spirituale, ma quando si è raggiunta questo tipo di percezione dobbiamo rapportarci nuovamente con la sostanza fisica, affinché “i due divengano uno.”

Se non si riesce a fare una doppia operazione si avrà soltanto il passaggio da una forma di coscienza all’altra, ma non avremo risultati concreti sul piano fisico. Si devono formare delle “sostanze androgine” aprendosi alla doppia percezione della natura delle sostanze fisiche e della loro psichicità interiore, perché questa duplice percezione è la condizione primaria per poter vedere la “Luce della Natura”.

L’idea che è alla base della concezione alchemica è che alla radice di tutto ciò che ha forma, qualità e individuazione vi sia un principio indifferenziato che non ha forma e qualità, e che è superiore alla materia. Questa materia indifferenziata ha prodotto la materializzazione dell’universo da cui provenne la differenziazione della materia e dello Spirito.

La Materia Prima è il fondamento dell’arte alchemica, perciò per trasmutare e diventare corpi spiritualizzati o “androgini” dobbiamo saper trascendere ogni specificazione e qualificazione e vedere l’Indifferenziato Originario. Raggiunto questo livello è necessario attuare una “proiezione” con un atto volontario dello Spirito. Per vedere i poteri invisibili che si manifestano nella mineralità e avere una “precipitazione” nella materia dobbiamo vedere, nel piano fisico, come avviene il passaggio da una forma all’altra.

L’alchimista viene chiamato alla totale trasformazione spirituale che procura il potere di sospendere ogni individuazione. Solo questo gli consente di realizzare il “Mercurio puro” in cui sono contenuti tutti i “semi” delle cose. Questo stato viene descritto come l’Opera di fissare il Bianco nella Grande Madre, perciò la purità e l’integrità fisica e mentale dell’operatore si deve unire “al momento giusto e al tempo felice” per operare.

Questo tempo opportuno viene propiziato dalle preghiere, dagli scongiuri, dall’uso di erbe speciali e dallo studio di particolari posizioni astrali, in modo da assicurare le migliori opportunità per l'atto dello Spirito. Gli alchimisti raccomandano la pazienza, la perseveranza e la tenacia unite all'intelletto sottile ma, in ogni caso, avvertono che è inutile sperare di riuscire se prima non abbiamo avuto l’illuminazione.

Buona erranza
Sharatan

sabato 6 luglio 2013

Caduti nella materia



“Se non conosci te stesso, come fai a conoscere l’altro?
E quando conosci te stesso, tu sei l’altro.”
(Nisargadatta Maharaj)

Secondo lo sciamanesimo l'Anima è il corpo di luce che esiste all'interno dell'uomo. Poiché la luce è una forma di energia, l'Anima è il corpo di energia luminosa che abbiamo all'interno ed è la fonte della forza vitale che possediamo. L'Anima non compenetra tutto l'organismo fisico, ma occupa una dimensione di diverso tipo e livello della dimensione fisica, infatti l'Anima vive nella Dimensione dell'Anima. L'Anima è la componente incorporea dell'Io umano, perciò essa incorpora anche la mente.

L'Anima non è la derivazione del corpo fisico ma è esattamente l'opposto, infatti è il corpo fisico che viene emanato dall'Anima. La concezione sciamanica dell'Anima è molto diversa da ciò che viene creduto comunemente, infatti le concezioni dell'Anima vengono collegate alle credenze religiose oppure sono viste come concezioni irrazionali. Comunemente si crede di vivere nel corpo fisico per sperimentare una dimensione che inizia e finisce nell'esistenza concreta, ma la realtà dell'uomo è molto più ricca e complessa.

Noi siamo un'Anima immortale che vive nel corpo che deve finire e dissolversi con la morte. L'Anima è qualcosa di nostro che ci appartiene come ci appartiene il corpo e la mente, perciò l'Anima è un "qualcosa" molto superiore al nostro Io. Noi siamo l'opposto di ciò che pensiamo, infatti non siamo un corpo in cui vive uno Spirito, ma siamo uno Spirito che si è calato nella realtà materiale assumendo una dimensione fisica. Noi siamo uno Spirito che viene a sperimentare la Materia usando la Mente e l'Anima, perché dobbiamo avere sempre maggiori capacità conoscitive ed espressive.

Lo Spirito è l'Essere Originale così come si è formato prima di assumere una forma propria, perciò l'Anima è il suo nucleo funzionale ed è il Controllore della missione che lo Spirito deve compiere nell'esistenza fisica. Lo Spirito possiede il dono della totale libertà, perciò è libero di generare le sue energie vitali e di usarle per l'armonia nel rispetto di tutte le forme di vita e per contribuire al perfezionamento del suo mondo. Ma lo Spirito ha la libertà di agire anche per finalità opposte, infatti può scegliere di perseguire il suo esclusivo vantaggio a danno degli altri, infatti sceglie liberamente la via da seguire per trovare l'evoluzione.

Lo Spirito sceglie se seguire la via dell'armonia oppure seguire la via della volontà autonoma. La via dell'armonia usa la cooperazione per avere l'evoluzione sia della totalità che del singolo essere, perché il vantaggio del singolo aumenta il benessere di tutti. La via della volontà autonoma conquista l'espansione del singolo a scapito degli altri usando le energie distruttive dell'avidità, dell'invidia, della gelosia, dell'odio, della vendetta, della malvagità, della disperazione e della confusione.

L'Io è l'entità spirituale che viene fornita di forma fisica e di forma mentale, perciò la parte spirituale non si può vedere con i sensi fisici, ma la sua esistenza viene percepita nella consapevolezza interiore. L'Io è Spirito che usa una Mente che è consapevole della propria esistenza, perciò lo Spirito sa di essere e si percepisce come un'entità individuale. L'Io è uno Spirito che viene dotato di un corpo con il quale può sperimentare l'esistenza materiale per imparare dalle azioni e dalle scelte proprie e da quelle degli altri.

La vita è il viaggio compiuto dallo Spirito che scende nelle dense frequenze della materia, infatti lo Spirito deve usare la materia per evolvere usando le esperienze che affronta nella vita. La lentezza della materia permette di conformare e di plasmare sempre meglio la struttura della vita. Plasmando la pesante materia nei tempi lenti della fisicità, lo Spirito crea e rettifica in modo sempre più accurato il suo destino. Lo Spirito è la vera sostanza del nostro Io, per questo il nostro Spirito non ha età e l'invecchiamento riguarda solo il corpo ma non può influire sul nostro Spirito.

E' il corpo che cambia perché la trasformazione è continua fin dalla nascita, perciò il nostro aspetto esterno si trasforma ma il nostro Io non cambia e resta lo stesso, perché la nostra identità resta invariata e immutabile. Il nostro Io non cambia ma resta immutabile, perché lo Spirito deve affrontare un continuo apprendimento e deve proseguire nella sua formazione e nel suo miglioramento.

Con il tempo cambia il nostro corpo, cambiano i nostri pensieri e le nostre opinioni, ma il nostro Essere interiore resta permanente, perché la vita possiede sempre uno scopo e un fine preciso. La vita non è una serie di avvenimenti occasionali ma è un accadere che sottintende uno obiettivo specifico e persegue un modo di essere, perché la vita è la manifestazione dell'essere.

Buona erranza
Sharatan

lunedì 1 luglio 2013

Apri il tuo cuore


"La porta verso la presenza divina si apre attraverso il cuore. Si apre con la gentile accettazione di te stesso in questo momento. Si apre con la gentile accettazione degli altri, così come sono in questo momento, attraverso la tua disponibilità a essere con gli altri senza giudicarli, né tentare di cambiarli.

La porta verso la presenza divina si apre attraverso il semplice ricordo di Dio in questo momento. Si apre quando non hai più bisogno che la realtà corrisponda alla tua idea di come dovrebbe essere, quando puoi abbandonare tutto quello che credi di sapere e vivi ogni momento senza alcuna aspettativa.

Se vuoi entrare in contatto con la presenza divina apri il tuo cuore. Sii gentile con te stesso e con gli altri. Vedi i tuoi giudizi per quello che sono: un ostacolo alla pace interiore e a quella esteriore. Dio non è un'astrazione, ma una presenza viva nella tua vita. È il respiro che anima tutte le forme, la comprensione totale che tutto include, la benedizione massima dell'amore per tutte le cose.

Non aspettarti che la tua relazione con Dio sia uguale a quella di chiunque altro, né devi tentare di misurare la tua spiritualità confrontando quello che ti accade con quello che accade agli altri La presenza di Dio nella tua vita è totalmente unica.

Non accettare concetti del divino che provengano dagli altri, non fare l'errore di pensare che qualcun altro abbia maggiori conoscenze spirituali di te. Ignora i preti, i veggenti e gli sciamani che ti vogliono dare risposte. Sono ciechi alla guida di ciechi. Chiunque sia vicino a Dio sa che sei tu che puoi dare il permesso a Dio di essere presente nella tua vita, solo tu.

Coltiva la tua relazione con Dio direttamente. Entra nel silenzio del tuo cuore. Parla con Dio. Prega e chiedigli di guidarti. Apriti al dialogo e ascolta le risposte di Dio dentro di te e nei segni che invia nella tua vita. Impara a riconoscere Dio nella tua esperienza. Non accettare sostituti. E convinciti che ogni messaggio di paura non viene da Dio o dai suoi ministri.

Non ordinare nulla agli altri, e non permettere agli altri di darti ordini. Persino le Bibbie, libri sacri e documenti ispirati da Dio sono l'esperienza di qualcun altro. Non accettare insegnamenti che non siano quelli del tuo cuore. Quando incontri Dio faccia a faccia, entra in comunione silenziosa.

Tu, amico mio, sei abbastanza, sei sufficiente. Puoi trovare tutti i gioielli della conoscenza nella tua mente e tutte le gioie dello spirito nel tuo cuore. Ritrovati con gli altri per lodare e rendere grazie a Dio. Meditate e pregate insieme. Spezzate il pane. Date, ricevete, servite insieme, ma non datevi consigli. Piuttosto, onorate l'esperienza reciproca. È sacra. È santa. È al di là di commenti e valutazioni."

(Paul Ferrini - Io sono la porta - Macro)

mercoledì 26 giugno 2013

Il nettare degli immortali



Il nome Wang significa “re” ma, per ironia del destino, un nome così altisonante fu dato ad un contadino che viveva in una misera casa al centro di un piccolo terreno nella valle del fiume Wei. Il poveraccio faticava duramente su una terra sassosa che gli dava uno stentato raccolto con cui viveva con grande difficoltà. Non poteva sfamarsi sempre in modo soddisfacente, perciò pensava che il Dio del destino lo avesse in odio.

Malgrado la sua miseria, Wang era un uomo molto generoso che accoglieva i mendicanti e che offriva una briciola anche ai passeri del cielo. La sera Wang si addormentava stremato dalla fatica, e una notte gli apparve in sogno un passero che gli disse che la fortuna stava girando finalmente in suo favore.

Gli disse di uscire di casa, perché gli Otto Immortali si erano messi in viaggio e stavano arrivando vicino alla sua casa. Wang si svegliò sentendo che un uccello stava beccando alla sua porta, perciò si alzò, corse alla porta e la spalancò per guardare fuori. Alla luce della luna vide che otto sagome scure si stagliavano nella notte, e che avanzavano silenziosamente.

Guardando meglio e contando, verificò che c'erano otto ombre sul sentiero del villaggio. Wang indossò la casacca, il mantello, afferrò la borsa e il bastone e si lanciò sulle orme delle ombre misteriose. Mentre procedeva con passi felpati, Wang pensava alle parole del passero. Considerò che i misteriosi viandanti potevano essere gli Immortali, ma potevano essere anche dei ladri notturni in cerca di un bottino.

Wang temeva di essere all'inseguimento di pericolosi banditi, perciò si teneva a distanza di sicurezza. Poi la nube che copriva la luna si dissolse. e la luce offrì una migliore visione, Wang osservò meglio il gruppo riconoscendo Zhang Guo Lao che apriva il corteo in groppa alla sua mula bianca.

Poi veniva Li Tieguai che camminava zoppicando e appoggiandosi alla sua stampella di ferro. Wang riconobbe facilmente i due immortali più famosi, perciò continuò a seguire il gruppo con più fiducia, ma con la prudenza di prima. Pensava che gli Otto stavano tornando nel Regno degli Immortali dove tutti vivono nella gioia.

Di quel regno si diceva che fosse sempre in festa, e che tutti i suoi abitanti fossero giovani e felici, perciò la spensieratezza e la gioia erano unite alla perenne giovinezza. Camminando nella notte, il gruppo arrivò alle sponde del fiume Wei, perciò Zhang Guo Lao tirò le redini alla sua mula, e disse:

“Ohhhh! Vai piano bella mia! Cammina piano, altrimenti schizziamo di fango gli abiti dei nostri compagni.” Sotto lo sguardo sbigottito di Wang, si vide la mula bianca attraversare il fiume sfiorando appena l’acqua. E poi si videro anche gli altri sette Immortali attraversare le acque impetuose del fiume senza neppure bagnarsi le vesti.

All’improvviso si sentì il mendicante zoppo Li Tieguai dire ai suoi compagni: ”Cosa ne facciamo del mortale che ci segue?” A quelle parole Wang restò immobile come se fosse diventato di sasso, infatti non capiva come avessero potuto notare la sua discreta presenza. Era stato prudente e silenzioso, ma la sua prudenza non poteva nulla contro i poteri degli Immortali.

Wang sentì che la signora protettrice dei maghi, la dama He Xiangu, rispondeva a Li Tieguai: “E cosa ne vorresti fare? Se è pronto può oltrepassare il fiume e raggiungere l’altra riva, altrimenti resterà qui. Sottoponilo alla prova e vediamo!” A quel punto il taoista zoppo fece cenno a Wang di avvicinarsi e gli disse:

“Ascoltami bene. Per attraversare il fiume senza affogare nelle acque devi esaudire tre condizioni. La prima condizione è che potrai camminare sulle acque se guarderai fisso davanti a te e se non avrai pensieri impuri. Sei in grado di farlo?” Wang fece di si con la testa, perché la prospettiva di entrare nel Regno degli Immortali gli dava la forza di fare qualsiasi cosa.

Li Tieguai dettò la seconda condizione: “La seconda condizione è che devi essere pronto a lasciare qualsiasi cosa possiedi senza avere nessun rimpianto per quello che lasci.” A quelle parole Wang gli rispose: “La seconda condizione è ancora più facile della prima, perché io possiedo molto poco. Non credo che sarà difficile da fare.” E per confermare ciò che diceva gettò nelle acque vorticose del fiume la borsa e il bastone.

A quel gesto, il viso dell’immortale zoppo si illuminò con un sorriso sarcastico, poi stappò la sua zucca e disse: “Credo che la terza condizione sia più complessa. Devi bere un sorso di questa medicina che rende puro il corpo, perciò tu diventerai più leggero di una foglia in autunno. Metti le mani a coppa!”

L’immortale zoppo versò nel palmo delle sue mani un liquido vischioso, verdastro e puzzolente. Il povero Wang conosceva le storie dei leggendari liquori che gli dei distillavano, perciò si aspettava di ricevere un meraviglioso elisir. Alla vista di quel disgustoso intruglio restò basìto, ma ugualmente portò le mani alle labbra, però lo stomaco gli si ribellò, e fu preso da un violento conato di vomito.

Il puzzolente liquido che Li Tieguai aveva versato, gli colò dalle dita cadendo a terra. Quando Wang vide che l’orribile mistura cadeva, si affrettò a lavare le mani nell’acqua del fiume per togliere il puzzo dalle dita. A quel punto l’immortale zoppo urlò sdegnato:

“Ottuso miserabile, hai gettato via il prezioso Nettare dell’Immortalità. Hai sprecato la più meravigliosa bevanda che un mortale possa desiderare. Questo elisir è stato preparato dalla Regina Madre dell’Occidente con tutta la sua cura e la sua sapienza. Sei un essere ottuso che non sa vedere oltre le apparenze, perciò non sei degno di seguirci.”

A quelle parole sdegnate, Wang si sentì morire e supplicò: “Vi prego e vi supplico. Datemi una seconda possibilità!” Ma Li Tieguai replicò sarcastico: “Credo che tu abbia già una seconda possibilità nelle tue mani. Cerca di farne un buon uso!”Dopo aver detto quelle misteriose parole, l’immortale scomparve zoppicando nella notte sulle tracce dei suoi compagni.

Dopo averlo visto scomparire, Wang si guardò le mani e vide che esse brillavano di una luce risplendente come se fossero illuminate da mille lampade di giada. Non fu necessario molto tempo perché il povero contadino comprendesse quello che l’immortale voleva dire. Le sue mani aveva acquistato un grande potere, perché erano diventate capaci di lenire i dolori e di curare le malattie.

Le sue mani da contadino erano diventate le mani di un guaritore, perciò un buon uso le fece diventare le mani di un medico famoso. Wang non aveva dimenticato il suo passato di stenti e di miseria, perciò usò il suo potere curativo con saggezza. Si faceva pagare bene dai potenti e diventò un uomo agiato che non dimenticò di aiutare la povera gente con la sua ricchezza.

Si astenne sempre da ogni pensiero egoista e praticò sempre la compassione, perciò praticò la condizione primaria che è richiesta per raggiungere la riva degli Immortali. La bonaria disposizione del suo cuore fu la sua salvezza, perché lo zoppo Ma Li Tieguai venne molte volte a controllarlo, dissimulandosi sotto false spoglie.

Per sondare il suo cuore, Ma Li implorò di essere curato dichiarandosi solo, malato e disperato. Wang lo accolse, lo rifocillò e lo curò gratuitamente: e questa fu la sua fortuna, perché se avesse agito diversamente avrebbe perso immediatamente tutti i suoi poteri. La generosità e i meriti che egli accumulò gli permisero di entrare nella via dell’eterna giovinezza.

Comunque sia, il suo nome diventò famoso come Wang, il Re dalle Dita d’Oro, e gli viene attribuita la paternità dell’agopuntura fatta con la pressione delle dita. Questa disciplina è conosciuta meglio con il nome giapponese di Shiatsu, e questa arte curativa fu la via con cui Wang riuscì a conquistare l’immortalità.

Buona erranza
Sharatan

venerdì 21 giugno 2013

La luce della materia



"Voi siete la luce del mondo ...
così risplenda la vostra luce davanti agli uomini,
perché essi ve­dano le vostre opere buone
e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli."
(Matteo 5, 15-16)

L'essenza della vita e della vitalità dell'organismo si vedono nell'aura che esso irradia, perché la sua aura diffonde la ricchezza delle sue qualità, e mostra concretamente queste qualità nelle sue opere. Ogni manifestazione di vita è sempre collegata ai movimenti di espansione e di irradiamento dei corpi, perciò l'aura si mostra come l'alone più o meno luminoso che circonda i viventi.

La luce che emaniamo esprime la qualità del mondo che ospitiamo internamente, perciò risolve il mistero della qualità dell'essere, in quanto si emana la luce della materia che prevale maggiormente nell'organismo. Dicendo "aura" indichiamo dei corpi diversi, perché non c'è un solo tipo di aura, ma ne esistono diverse aure prodotte dai vari corpi che ci compongono.

Le aure si compenetrano e si contengono reciprocamente, e appaiono simili a strati di cipolla che si contengono uno nell'altro formando il bulbo dell'ortaggio. Il corpo emette vari tipi di radiazioni che hanno colore diverso e con uno spessore che è più o meno sottile a seconda della sua distanza dal corpo materiale.

Ognuno possiede diversi livelli di vita che si mostrano come emanazione di radiazioni correlate alla qualità delle energie che circolano nell'organismo. Va saputo che, oltre al corpo fisico, esistono altri 6 livelli energetici, perciò ogni corpo riflette un diverso livello, perciò la nostra costituzione si esprime con 7 livelli di vita e di energia diversi.

L'aura più densa è l'aura vitale o eterica che è situata in vicinanza del corpo materiale e che mostra il livello di vitalità fisica che l'organismo possiede. Le informazioni che questa aura trasmette - in relazione al corpo stesso - sono di tipo strutturale e funzionale, infatti essa mostra la qualità del circuito elettrico, sebbene la dimostrazione venga espressa a livello extracorporeo.

L'aura eterica contiene il corpo fisico così come un guanto contiene la mano, perciò comunemente anche la sua luminosità si propaga a pochi centimetri dal corpo. La sua luce appare come un esile filo di fumo grigio, perciò la sua opacità è grigio-azzurrina con sfumature argentate.

L'aura astrale è l'emanazione che viene dalle nostre emozioni, perciò è un tipo di materia molto fluidificata che ingloba e che contiene il corpo fisico. La sua radianza si estende per circa 1 metro e mezzo dal corpo fisico e la sua forma è molto mobile e sfumata, perché essa rispecchia le emozioni e muta seguendo le passioni dell'uomo.

L'aura eterica riflette l'ego inferiore nelle qualità della personalità dell'individuo, perciò è l'aura più tumultuosa. Ogni vibrazione emozionale diventa come una tempesta nella natura affettiva interiore, perciò può esprimersi come una bufera di passioni tumultuose.

Questa aura dell'impermanenza e della trasformazione segue il ritmo delle emozioni sottili che percepiamo. Sebbene essa presenti una forma che somiglia alla sagoma del corpo, la sua forma può avere sgradevoli escrescenze e protuberanze che sono causate dal turbamento prodotto dalle emozioni negative.

Salendo vediamo l'aura mentale che riflette il nostro livello esistenziale, perciò questa guaina avvolge le guaine precedenti e il guscio dell'aura mentale si estende circa per 2 metri dal corpo. La sua forma è umanoide soprattutto nella parte superiore, perciò una disarmonia delle sue proporzioni ci mostra che esiste una tendenza disarmonica nell'essere.

Quest'aura ha un colore giallastro più o meno intenso che è correlato all'intelligenza posseduta,infatti mostra la qualità dei ragionamenti e dei processi mentali. E poi abbiamo l'aura causale che mostra la qualità del rapporto che abbiamo con il mondo delle cause, perciò essa ci mostra anche la qualità dei nostri affetti. Questo è il livello della causa prima dell'essere.

E'in questo livello che si mostra la caratteristica e la nota dominante dell'essere, infatti qui vediamo anche disarmonie o patologie specifiche che possono affliggere l'individuo. Questo livello è collegato alla realtà karmica e al bagaglio di esperienze che ci portiamo dietro dalle vite precedenti, perciò a questo livello l'energia vive l'aspetto più inconscio.

Qui sono conservate le nostra più antiche e profonde acquisizioni, infatti vi sono conservate le tendenze e le capacità con le quali o contro le quali dobbiamo agire per proseguire il nostro cammino evolutivo. In questo luogo non troviamo alcuna energia di cui si possa dire che venga subìta come fatalità, perché qui si vedono quali passi o quali punti di riferimento dobbiamo acquisire per fare i salti epocali dell'evoluzione personale.

L'aura causale ingloba tutte le altre emanazioni, perciò la sua estensione è di 2-3 metri oltre il corpo fisico. La sua forma è mobile a somiglia a quella del trapezio col lato inferiore per base, perciò la sua sagoma è una figura umana dalle spalle possenti. Con questo 5° livello energetico finisce il livello dei corpi collegati alle energie dell'ego inferiore, e inizia un progresso che supera lo stadio umano e che ascende al livello semidivino.

I livelli di radianza superiore sono mostrati da 2 aure che risultano come emanazioni di straordinaria energia d'amore, di abnegazione e che si esprimono in una volontà assoluta di amare: queste 2 aure sono l'inizio dell'ascesa nella Coscienza Buddhica o Cristica. Il livello di questa 7° aura è come l'ingresso in una immensa luce bianca percepita come un flusso costante e pulsante di benefica pioggia d'oro.

Tutte le guaine che formano l'uovo aurico sono necessarie all'uomo, infatti abbiamo bisogno di avere una solida base che gli permetta di penetrare meglio nel suolo. L'uomo deve avere solide radici che lo tengono collegano alla terra per poter gestire bene le energie che scorrono nel suolo.

Dobbiamo conoscere e saper gestire tutte le forme di energia per trovar un equilibrio interno, e per vivere in armonia con l'esterno. La radianza umana è come una emanazione che penetra nella materia e che la attraversa, perciò immaginiamo l'onda sonora che penetra e che percorre lo spazio. Da questo che si è detto, si comprende perché alcuni facilitano e altri ostacolano il flusso delle onde.

Non dobbiamo credere che sia necessario perdere il senso di noi stessi per avere un rapporto armonico con l'esterno, perché le emanazioni delle sostanze interne in continua mutazione si intrecciano all'ambiente. Tutti gli elementi che ci formano si compenetrano tra loro, e creano i nostri diversi livelli espressivi, perciò attivano le diverse modalità dell'essere.

Il mondo interiore e personale che creiamo si manifesta con una diversa luminosità, perché i legami delle guaine sottili è sempre diverso e molto personale. La qualità del dinamismo delle guaine sottili subisce un dinamismo incessante, perciò i vari strati che ci compongono mutano continuamente.

Le conoscenze spirituali dicono che l'aura non è l'elemento che costituisce l'anima o lo spirito, ma è la manifestazione dei corpi sottili che abbiamo sviluppato. L'aura è il soffio dei nostri corpi sottili, ed essa mostra il livello delle dimensioni che abbiamo creato. La cosa più importante da sapere è che i corpi sottili diventano sempre più piccoli man mano che si raffinano, perciò il corpo astrale o emozionale è più piccolo del corpo fisico che lo contiene.

Similmente, il corpo mentale è più piccolo del corpo astrale, perciò il "Corpo di Spirito Divino" è ancora più minuscolo e denso, perché la radianza del corpo è sempre inversamente proporzionale alla sua grandezza. Il ritorno verso l'interno è l'accesso agli strati o gusci che formano l'essere, perciò il nucleo profondo è il corpo più piccolo e denso.

L'accesso nei corpi o serbatoi energetici interni rivela il livello di coscienza e la radianza della materia, e mostra la realtà di coscienza che l'essere rispecchia. Ogni corpo sottile mostra una diversa parte, perciò si può gestire al meglio o al peggio le energie che ci aiutano a sviluppare una forma di coscienza che ci è propria.

L'evoluzione individuale è sempre collegata al predominio di una situazione o di una tendenza che preferiamo rispetto ad altre. L'aura mostra il livello di vita più profondo e più amato, e lo mostra in modo molto oggettivo e imparziale. Molti amano il livello astrale, perciò vivono sottoposti agli impulsi e alle emozioni senza sapersi distanziare per riflettere sulla qualità degli eventi.

Questo stato di cose crea l'umanità che vive come un bimbo capriccioso o come un adolescente egocentrico, perciò incontrare aure diverse è diventato un fatto raro. Trovare una radianza di aure mentali e causali è un caso raro, infatti vediamo sviluppi molto embrionali anche negli esseri adulti.

Durante la crescita, secondo le teorie tradizionali, ogni 7 anni sviluppiamo un'aura diversa, perciò la radianza mentale matura dovrebbe essere acquisita verso il 21° anno di età. Dalla nascita ai 7 anni, insieme al corpo fisico sviluppiamo il corpo eterico, e dai 7 ai 14 anni sviluppiamo il corpo astrale, ma gli altri corpi sottili sono forniti solo a livello potenziale.

Mentre alcuni corpo sono sviluppati naturalmente, per altri corpo dipende dalla volontà individuale il fatto che siano sviluppati o meno. Lo sviluppo delle aure e la percezione di vari livelli di coscienza sono correlati e in rapporto con lo sviluppo dei chakra, infatti ogni centro energetico che è posto lungo la colonna vertebrale è connesso in modo primariato con un corpo diverso.

E questo non significa che i chakra siano autonomi tra loro, perché la radianza dell'essere è sempre connesse al loro sviluppo complessivo. La gerarchia dei chakra governa anche le nostre energie sottili che riflettono questo, perciò non esiste una forma di energia che sia migliore o peggiore.

Ogni centro e forma di energia è utile e sacra allo stesso modo, perciò dobbiamo conoscere tutto quello che si trova nella Creazione solo per il fatto che esiste. Tutto ci deve essere utile e sacro, perché tutto ci fa partecipare alla sacralità della vita. In tutto quello che esiste c'è il medesimo Soffio di Principio di Vita, perciò questo soffio comune rende fratelli tutti gli esseri viventi.

Tutta la materia possiede lo stesso soffio vitale e nessuna materia ne è priva anche se ci sembra inanimata. La vita umana è troppo breve per diventare il termine di paragone dell'intera evoluzione. Per questo non vediamo la vita che scorre nelle pietre e nei sassi, perciò l'occhio umano non sa vedere diversamente da come è abituato. Ogni materia ha l'aura, perciò il modo di vedere e il concetto di rispetto della vita andrebbe totalmente mutato.

Chiaramente la vita fluisce diversamente attraverso le varie materie, perciò la luce del minerale, del vegetale, dell'animale e dell'uomo è diversa. Ogni regno naturale ha la sua percezione, ogni regno ha la sua emanazione e sperimenta una diversa forma di coscienza, perciò anche lo stadio umano non è il punto di arrivo finale, ma è solo un'ulteriore tappa del nostro cammino evolutivo.

Buona erranza
Sharatan