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domenica 23 ottobre 2016

La madre di tutti i buddha



“Voi siete tanti buddha.
In ognuno di voi c’è un buddha.”
(Buddha Shakyamuni)

“In uno splendido passaggio dell’Avatamsakasūtra si descrive il giovane Sudhana alla ricerca della madre del Buddha. Per imparare, il giovane Sudhana si era rivolto, nel tempo, a molti svariati maestri; il suo maestro in origine era il grande bodhisattva Mañjusri, il bodhisattva della Grande Comprensione, che l’aveva incoraggiato ad andare a studiare presso molti maestri diversi, non solo anziani ma anche giovani, non solo buddisti ma anche non buddisti.

Un giorno Sudhana si sentì dire che sarebbe dovuto andare a trovare la madre del Buddha, perché avrebbe potuto imparare molto da lei. Si mise dunque in cerca della madre del Buddha, ma si stancò molto senza riuscire a trovarla. Qualcuno allora gli disse: «Non devi andare da nessuna parte: basta che ti siedi a praticare la consapevolezza del respiro e la visualizzazione, e sarà lei ad arrivare da te.»

Smise dunque di cercarla e si sedette a praticare. All’improvviso dalle profondità della terra vide emergere un loto dai mille petali; seduta su uno di quei petali c’era la madre del Buddha: Mahamaya. Sudhana le si inchinò e subito si rese conto di sedere a sua volta su un petalo dello stesso loto. Ogni petalo si trasformò in un loto intero con mille petali. Vedete, l’uno contiene il tutto. Il loto dunque aveva mille petali. La signora Mahamaya stava seduta su un petalo, e all’improvviso aveva visto quel petalo trasformarsi in un intero loto dai mille petali.

Felicissimo, giunse le mani e alzò lo sguardo sulla madre del Buddha. Fra lei e il giovane Sudhana si aprì una deliziosa conversazione. Mahamaya disse: «Giovane, sai una cosa? L’attimo in cui ho concepito Siddharta è stato un momento meraviglioso. Una sorta di beatitudine ha invaso il mio intero essere. La presenza di un buddha dentro di sé è qualcosa di splendido: non si può essere più felici di così. Sai ragazzo, dopo che Siddharta è entrato nel mio grembo, infiniti boddhisattva sono arrivati da tutte le direzioni a chiedermi il permesso di entrare a far visita a mio figlio.

Infiniti boddhisattva amici di Siddharta, dunque, sono andati a far visita all’amico per assicurarsi che stesse comodo, lì dentro. Entrarono tutti nel mio grembo, a milioni. Eppure avevo l’impressione che se ci fossero stati ancora altri boddhisattva che desideravano entrare, ci sarebbe stato ancora spazio per loro. Giovane, vuoi sapere una cosa? Io sono la madre di tutti i buddha nel passato, sono la madre di tutti i buddha nel presente, e sarò la madre di tutti i buddha nel futuro.»

Ecco cosa disse Mahamaya: «Magnifico. Profondissimo.» Ed è questo il compito della visualizzazione: mostrarti la natura dell’inter-essere, mostrarti la verità che l’uno contiene l’altro. Il più piccolo degli atomi può contenere l’intero cosmo. Chi è Mahamaya, la madre di tutti i buddha? È qualcosa al di fuori di te, o sei tu stesso? Ognuno di noi porta in grembo un buddha.

Mahamaya è semplicemente la donna che ne è pienamente consapevole. Camminando e sedendosi fa molta attenzione perché sa di portare in sé un buddha. Sa che tutto ciò che mangia, tutto ciò che beve, tutto ciò che fa, ogni film che vede, avrà influenza sul figlio. Il buddha Shakyamuni ha detto: «Voi siete tanti buddha. In ognuno di voi c’è un buddha.»

Che tu sia una donna o un uomo, porti in te un buddha. Eppure noi, diversamente da Mahamaya, non prestiamo attenzione a ciò che mangiamo, che beviamo, che fumiamo, alle preoccupazioni, ai progetti, etc. non siamo “madri del buddha” responsabili. Come in Mahamaya, anche in noi c’è molto spazio, non solo per un singolo buddha, ma per infiniti.

Possiamo dichiarare, come Mahamaya, di essere stati nel passato “la madre di tutti i buddha”; possiamo essere la madre di tutti i buddha nel presente; saremo capaci di essere la madre di tutti i buddha nel futuro? Se ti visualizzi come futura madre di un buddha, ogni complesso psicologico svanirà: puoi compararti con la responsabilità di una “madre del Buddha” in modo che il Buddha che è in te abbia la possibilità di manifestarsi per te stesso, per il mondo.” (Tich Nhat Hanh, Camminando con il Buddha, Mondadori)

sabato 27 agosto 2016

La vita del Buddha



“Un giorno Buddha era seduto con intorno tutti i suoi discepoli, quando apparve un anziano e disse: “Quanto tempo vuoi vivere? Chiedi anche un milione di anni e ti saranno concessi!” Senza esitare il Buddha rispose: “Otto anni.” Quando l’anziano scomparve, i suoi discepoli, delusi, protestarono dicendo: “Maestro, perché non hai chiesto un milione di anni? Pensa al bene che avresti potuto fare a centinaia di generazioni.”

E Buddha ribatté con un sorriso: “Se io vivo un milione di anni, gli uomini saranno interessati più a prolungare la propria vita che a ottenere la sapienza.” Avete capito il significato della sua risposta? Gli uomini sono attratti più dalla prospettiva di sopravvivere che da quella di migliorare la qualità della propria vita. E come è vero! Ben pochi sono coloro che investono tempo ed energie per migliorare la qualità della propria esistenza. Potete morire senza aver vissuto.

Gli uomini pensano di essere vivi perché respirano, mangiano, parlano, dialogano, vanno di qui e di là. Non sono morti, è chiaro. Ma sono forse vivi? Di fatto non sono né vivi né morti. Cosa significa in realtà essere vivi? Significa tre cose: essere se stessi, essere ora e essere qui. Essere vivi significa essere se stessi. Nella misura in cui si è se stessi, si è vivi. Possiamo chiederci: “Io non sono io? Chi sarei se non fossi io?”

Può darsi che una persona non sia se stessa, ma una marionetta. Supponiamo di avere un cane. Gli inseriamo nel cervello un recettore elettronico e lo mandiamo dall’altra parte del mondo, in Cina, per esempio. E da qui gli mandiamo dei segnali. Gli diciamo: “Mettiti in piedi!” e il cane si alza. “Siediti!” e il cane si siede. “Accucciati!” e il cane si accuccia.

Tutti si meravigliano: “Cosa succede a questo cane?” Sapete cosa? Esso è soggetto ad un controllo remoto. Questa è l’immagine appropriata per milioni di persone. Le persone vengono a chiedermi consigli per i propri problemi spirituali ed emotivi, e molte volte mi chiedo: “A quali voci stanno rispondendo queste persone? A quali voci del passato?” e incontro persone curiose, depresse, piene di preconcetti.

Einstein ebbe a dire che è più facile disintegrare l’atomo che il preconcetto. Gli uomini non sono se stessi; in un certo qual modo, sono controllati. Con quale risultato? Diventano marionette; si comportano, agiscono e provano sentimenti in maniera meccanica. Non hanno sentimenti vivi, né un comportamento vivo, e non se ne rendono conto. Rispondono a voci di persone, di esperienze che appartengono al passato.

Hanno avuto alcune esperienze che li hanno segnati, che li tengono sotto controllo. Perciò non sono liberi, non sono vivi. Ecco l’ostacolo principale per la vita spirituale. Gesù disse: “Se volete essere miei discepoli, dovete odiare padre e madre!” Ci si scandalizza di fronte a queste frasi di Gesù. Cosa significano? Certo Gesù non voleva dire che dobbiamo odiare i nostri genitori. Poveretti!

Dobbiamo amarli come amiamo tutti gli esseri umani. Il padre e la madre dei quali Gesù parla sono il Padre e la Madre che portiamo radicati nella nostra mente, e che ci controllano. A queste voci mi riferisco! Da esse dobbiamo staccarci, sganciarci. Quando smetteremo di esistere meccanicamente, allora smetteremo di essere delle marionette. Come potremo avere una vita spirituale se non siamo vivi?” (Anthony De Mello, Istruzioni di volo per aquile e polli)

domenica 17 aprile 2016

Come mille lampade



“Lo Stato di Buddha è presente in noi.
L’essenza è illuminata sin dal principio,
tuttavia è oscurata temporaneamente.”
(Tulku Urgyen Rinpoche)

Il grande maestro buddista tibetano, Tulku Urgyen Rinpoche, diceva che “tutti i buddha sono come mille lumi a burro in una stanza: le fiamme sono diverse, ma la loro luce è una. Quando si realizza lo stato del Dharmakaya, c’è una sola identità che possiede la luce di mille lumi a burro.” Urgyen Rinpoche dice che la realizzazione non ha senso se non si persegue la finalità di essere come una lampada che risplende con la luce di mille lampade. Dice che in questo eone devono comparire mille buddha perché, per essere percepito dagli esseri ordinari e anche dagli animali, un buddha si deve manifestare come essere umano e vivere in un corpo fatto di carne.

Gli esseri umani vagano nel Samsara perché non sanno che la loro mente, nella sua essenza, è uguale a quella di tutti i buddha. L’unica differenza che esiste tra uomo ordinario e buddha è che il buddha ha riconosciuto la sua natura fin dall’inizio, mentre l’uomo ordinario è oscurato dall'ignoranza. Ma gli esseri senzienti soffrono di un oscuramento che è temporaneo, perché possiamo essere condotti a riconoscere la nostra vera natura. La differenza tra un buddha e un essere senziente ordinario è la stessa differenza che esiste tra la comprensione e la non-comprensione.

Comprensione significa comprendere la propria vera natura, il proprio volto originario, invece la mancanza di comprensione equivale al Samsara. Questo insegnamento è molto prezioso e lo dobbiamo alla compassione del Buddha, dice Urgyen Rinpoche. Il Buddha è un essere che si è liberato e ha rinunciato alla condizione di maggiore evoluzione e libertà per restare a guidare gli uomini verso il riconoscimento della loro vera natura. Il Buddha ha dimostrato di avere conseguito il massimo grado di realizzazione e di evoluzione perché è riuscito a sacrificare una parte della sua beatitudine per aiutare tutti gli esseri senzienti.

Questo fatto è una verità che riguarda l’evoluzione dell’uomo comune come di quello che avanza verso livelli di perfezione sempre maggiori. E questo concetto lo comprendiamo bene solo se sappiamo che il massimo grado dell’evoluzione è quello in cui sappiamo sacrificare quello che abbiamo già piuttosto che quello in cui sappiamo soltanto prendere dagli altri. Steiner ci spiega meglio il concetto dicendo che l’evoluzione avviene per mezzo di una continua trasformazione del corpo astrale in Sé spirituale, del corpo eterico in Spirito vitale e del corpo fisico in Uomo spirito.

La sapienza originaria insegna che l’uomo trasforma continuamente il suo corpo astrale in modo che quel corpo avrà una parte fatta della vecchia sostanza astrale e l’altra parte sarà il Sé spirituale che ha iniziato a fare il suo sviluppo. E, poco a poco, questa trasformazione continua proseguendo di vita in vita. Tutti gli esseri ordinari sono a questo stadio, perciò accade che la parte del corpo astrale che non abbiamo saputo trasformare siamo costretti a lasciarlo dopo la nostra morte.

Quello che non possiamo trasformare è quello che l’io non ha sentito come suo, che non ha percepito come qualcosa che facesse parte di se stesso. Quello che non ha suscitato i nostri sentimenti interiori non possiamo tenercelo perciò, dopo la morte, dobbiamo abbandonarlo. Al momento della morte dobbiamo lasciare tutto ciò che non è stato mai nostro, perciò lasciamo tutto quello che non ha ricevuto un senso interiore. E questi contenuti che vengono abbandonati diventano i “residui” ossia diventano dei “gusci astrali” che sono lasciati e che vengono abbandonati come relitti nel Kamaloka, cioè nel cielo delle passioni.

I gusci astrali che vengono abbandonati, con il tempo, sono destinati a disperdersi nell'astrale. Ma la dispersione di gusci astrali che sono pieni di cattivi pensieri e sentimenti negativi causerà dei disturbi e degli inquinamenti nel mondo astrale. Infatti l’uomo può riportare con sé tutto quello che è riuscito a elaborare al suo interno perciò lascerà sempre meno residui nel mondo astrale. E questo si capisce solo se guardiamo al fenomeno dei residui che ci lasciamo dietro dopo la morte. 

E quando il corpo astrale viene elaborato, prende una nuova forma cioè si forma il Sé spirituale e s'imprime sul corpo eterico che prende la forma del corpo astrale perfezionato. E non è detto che il perfezionamento si sia concluso perché è sufficiente che il processo si sia avviato fino al punto che il corpo astrale abbia la forza per imprimere la sua forma sul corpo eterico. In questo modo si deve pensare il lavoro in cui è impegnata la creatura evoluta che ha sviluppato completamente il Sé spirituale. Essa, nella dottrina orientale, ha sviluppato la condizione che viene chiamata “Nirmana-kaya” perché ha raggiunto la capacità di conservare la coscienza e la forma che ebbe in passato. 

Il Nirmana-kaya è il corpo di perfezione perché il kaya astrale dell'entità è così perfezionato da non lasciare residui. E il lavoro può essere continuato e si può trasformare il corpo eterico e il corpo fisico, ma cosa avverrà quando tutto questo sarà accaduto? Quando il corpo eterico si trasforma arriva a contenere non solo il Sé spirituale nel suo corpo astrale, ma avrà anche lo Spirito vitale che si sta sviluppando lentamente nel suo corpo eterico. Allora lo Spirito vitale avrà ricevuto la forza necessaria per imprimersi sul corpo fisico, perciò avremo raggiunto un gradino intermedio.

E una volta che avremo raggiunto il gradino intermedio vedremo che saremo giunti nel punto in cui si può non lasciare indietro nulla di ciò che vogliamo conservare. E il progresso che abbiamo raggiunto riguarda anche il corpo eterico perché esso può conservare la forma che gli fu impressa quando siamo diventati uno Spirito vitale. Le dottrine orientali dicono che, per mezzo di questi fatti occulti, l’uomo diventa sempre più il padrone del suo corpo astrale e del suo corpo eterico. Il dominio che sapremo raggiungere su questi corpi sottili ci consentirà di continuare a controllarli, in una qualche maniera, anche in futuro.

Chi ha raggiunto questo livello evolutivo può disporre a suo piacere di quel corpo eterico e di quel corpo astrale. Perciò, quando deve tornare a incarnarsi, egli può scegliere e crearsi nuovi involucri con la sostanza eterica e astrale che già possiede. Costui può ritornare dopo essersi plasmato, a suo piacere, degli involucri eterici e astrali perfetti come quelli che aveva in passato. A questo essere perfezionato non verrà imposta una forma fisica, eterica o astrale ma egli potrà avere la forma e tutto ciò che aveva in passato.

Una volta che avremo raggiunto questo grado di sviluppo saremo in grado di sacrificare qualcosa di noi stessi per darlo agli altri, perciò saremo in grado di sacrificare il nostro corpo eterico e astrale trasferendoli ad altri. Perciò vediamo che un’entità può dominare, donare e sacrificare i suoi corpi allorché avrà imparato a costruire i suoi corpi. E quando dovrà ritornare sulla Terra potrà costruirsi altri corpi, e la perfezione che avrà raggiunto verrà trasmessa ad altre personalità che devono svolgere una missione nel mondo.

Vediamo allora che i corpi eterici e astrali dei grandi maestri del passato possono intrecciarsi nelle persone di altri maestri che vennero dopo. E comprendiamo perché si dice che le azioni dei grandi non muoiono mai e che agiscono anche nel presente vivendo in altre persone, così che il passato aiuta a tracciare il futuro. Nell'induismo si dice che coloro che hanno saputo costruire un corpo, un kaya, che sa agire nel presente e nel suo tempo, ma sanno fare qualcosa che dà i frutti in futuro ha costruito un Dharma-kaya, ossia il Corpo che segue la legge, perché la legge che riguarda il futuro è detta “Dharma.” 

Molti maestri dicono che anche gli Dei sono stati uomini, infatti le entità più evolute furono ad un livello simile al nostro durante le passate incarnazioni. L’uomo che vuole evolversi deve fare lo stesso percorso evolutivo, perciò il primo gradino superiore al livello dell’essere umano è quello degli Angeli che diverremo quando saremo diventati Buddha umani. Da questo gradino si ascenderà a quello degli Arcangeli che diverremo quando saremo diventati dei Bodhi-Sattva. E poi ascenderemo agli Spiriti della Personalità che raggiungeremo quando saremo diventati Dhyani-Buddha.

Ma il punto da cui inizia a mostrarsi la capacità di sacrificarsi è l'eccelsa gerarchia dei Troni. Questo gradino mostra lo sviluppo che hanno raggiunto di spiriti che devono guidare interi popoli o intere razze. Queste entità devono fare in modo di evolversi in modo tale che, da loro, possa emanare sempre qualcosa da donare agli altri. Secondo Steiner furono i Troni che emanarono la loro essenza durante la creazione e che, in alcune fasi dell’evoluzione, hanno offerto il loro Nirmana-kaya per animare alcune personalità elevate che vennero per continuare un percorso già iniziato da altri.

Costoro non avrebbero potuto fare la loro missione senza l’aiuto di queste entità elevate. L'atto di sacrificarsi è tipico di entità che hanno uno sviluppo elevato, infatti solo gli esseri evoluti sanno donarsi agli altri. L'atto di donare se stessi equivale all'emanare verso l'esterno che dimostra la trasformazione da creatura a Creatore. Il fenomeno evolutivo non è altro che questo continuo ripetersi di cicli e di scale evolutive in cui vediamo che alcuni aprono le strade e altri seguano le loro orme. Alcuni, a volte, restano indietro perché sono incapaci di andare più veloci, perciò ricevono un aiuto per andare avanti ma sappiamo che, alla fine, saremo tutti esseri illuminati, liberi, elevati e perfetti.

Buona erranza
Sharatan

giovedì 8 ottobre 2015

Sublimità



Un tempo a Benares, nel regno di Kasi, regnava re Brahmadatta. A quei tempi nel grembo della regina consorte venne concepito colui che sarebbe diventato il futuro Buddha e quando l’Illuminato nacque venne chiamato Mahimsasa. Quando il bambino aveva pochi anni al re nacque un secondo figlio ma, poco dopo il parto, la madre del futuro Buddha morì. Il re nominò come regina consorte un’altra donna che amava appassionatamente. Dalla loro felice vita coniugale nacque un bellissimo bambino che fu chiamato principe Suriya. Vedendo la bellezza di quel bambino, il re si sentì pieno di gioia e disse alla regina: “Mia adorata, voglio concederti un favore come premio per questo splendido figlio.”

La regina ringraziò il marito e disse che avrebbe tenuto il desiderio per un altro momento. Ora non avrebbe saputo chiedere nulla, perché il re la rendeva così felice che non chiedeva altro. Passarono gli anni e quando il principe Suriya ebbe raggiunto la maggiore età lei disse al marito: “Alla sua nascita mi hai promesso un favore, ora è arrivato il momento di chiedertelo. Voglio che mio figlio sia nominato re.” Il re Brahmadatta obiettò: “Sai che ho due figli che non hanno mai dimostrato di essere indegni di avere il mio regno. Sai che non è possibile dare il regno a tuo figlio.”

La regina reagì male, si mostrò assai indispettita e non smetteva di essere adirata. Allora il re pensò: “Temo di averla sottovalutata: questa donna è malvagia e credo sia capace di fare del male ai miei cari figli." Quindi convocò i due principi e disse: “Adorati figli, quando è nato vostro fratello Suriya ero così felice che ho concesso a sua madre di chiedermi un favore. Lei mi ha chiesto di lasciare il mio regno a suo figlio. Io ho rifiutato e lei si è adirata al punto che la reputo capace di farvi del male per raggiungere il suo scopo. Andate a nascondervi nella foresta e tornate solo dopo la mia morte per rivendicare il trono.”

Dopo aver detto queste parole li baciò piangendo entrambi e volle che partissero. Mentre i due principi stavano uscendo dal palazzo, in cortile, incontrarono il principe Suriya che volle sapere dove andassero. Quando il ragazzo seppe il motivo della loro furtiva partenza non volle sentire ragioni e partì insieme a loro. Viaggiarono fino all’Himalaya e un giorno, mentre il futuro Buddha si riposava all’ombra di un albero chiese al fratello Suriya: “Suriya caro ti prego di scendere fino allo stagno, di bagnarti e di bere ma, tornando, portaci un po’ d’acqua raccolta con le foglie di loto.”

Va saputo che lo stagno era stato affidato a un demone acquatico di nome Vessavana. Però il dio che glielo aveva affidato aveva posto due condizioni e gli aveva imposto: “Ricordati che puoi divorare tutti quelli che si bagnano nelle acque, fatta eccezione per quelli che conoscono le cose di natura divina. Inoltre non potrai avere neppure quelli che non entrano nel tuo stagno.” Da quel momento il demone regnò incontrastato nello stagno e divorò tutti quelli che scendevano nelle sue acque, e che non sapevano la risposta all'enigma sulla natura divina.

Il principe Suriya, che non sapeva nulla di questo, andò allo stagno senza aver sospetti. Vessavana lo afferrò e gli impose l’enigma. Il principe terrorizzato trovò la forza di dire: “Le cose che hanno natura divina sono il sole e la luna!” Il demone sogghignò: “La risposta è sbagliata e tu non sai proprio nulla!” Quindi lo portò nella sua dimora dove lo imprigionò. Quanto il futuro Buddha vide che il fratello più piccolo non tornava, mandò suo fratello Canda a cercarlo. Naturalmente Canda fu catturato dal demone che pose anche a lui il suo quesito: “Conosci la natura delle cose divine?” Il principe Canda rispose: “Sono i quattro punti cardinali.” Il demone rispose: “No carino, hai detto proprio una cosa sbagliata!” e poi lo afferrò e lo portò nella sua dimora.

Il futuro Buddha notò che anche l’altro fratello non tornava, perciò pensò: “Non vorrei che fosse accaduto qualcosa di male ai miei fratelli.” Perciò decise di andare allo stagno dove vide le orme dei due principi che andavano verso l’acqua, perciò comprese che quella misteriosa sparizione era opera di un demone. Si cinse con la sua spada e impugnò il suo arco e si accoccolò vicino alle rive dello stagno e si mise ad aspettare. Il demone vide che il futuro Buddha non era intenzionato a scendere in acqua, perciò decise di assumere le sembianze di un vecchio boscaiolo.

Il demone finse di arrivare in quel mentre e lo salutò cordialmente: “Amico mio, anche tu sei stanco per il viaggio? Perché non fai un bel bagno, ti riposi e mangi fibre e steli di loto? Quei fiori sono tanto belli che puoi usarli pure per ornarti a festa e deliziarti con il loro profumo.” Appena lo vide, il futuro Buddha non ebbe dubbio che lui fosse il demone perciò gli rispose: “Sei tu che hai catturato i miei due fratelli?” Il demone rispose sfrontato: “Si, e allora?” il futuro Buddha gli disse: “Vorrei saper per quale ragione.” Il demone spiegò che tutti quelli che scendevano nello stagno erano sua preda di diritto.

Allora il futuro Buddha chiese: “Ma tutti, proprio tutti? Se sicuro che puoi prendere tutti?” Il demone parlò con aria di sufficienza: “Ma certo che tutti, chiaramente facendo eccezione per quelli che sanno qual'è la natura delle cose divine.” Il futuro Buddha chiese: “Ma tu sei veramente interessato a conoscere queste cose?” Vessavana rispose: “Ma certo che sono interessato. Se sai qualcosa parla dimmelo, e io ti ascolterò!” Il futuro Buddha disse: “Parlerei volentieri ma sono troppo sporco per il viaggio.” Il demone lo invitò a fare un bagno e lo rifocillò con cibo e acqua, poi lo adornò con fiori e lo profumò con aromi pregiati. Infine lo fece accomodare su un divano posto al centro di un lussuoso padiglione.

Il futuro Buddha si accomodò e fece sedere il demone ai suoi piedi, poi gli disse: “Adesso prestami orecchio. Ascolta, ma ascolta con molto rispetto quali sono le cose con natura divina, poi recitò: Quelli dotati di verecondia e scrupolosità, concentrati nel bene e nella giustizia, le persone per bene: di questi si dice, sono di natura del divino in questo mondo.” Il demone si compiacque molto nell’ascoltare l’esposizione della dottrina, e disse: “O grande saggio, mi compiaccio per la tua conoscenza, perciò devo rilasciare uno dei tuoi fratelli. Ma dimmi quale vuoi che ti renda.”

Il futuro Buddha, senza esitare, gli rispose: “Rivoglio indietro il fratello più giovane.” Il demone gli obiettò: “O saggio, sembra che tu conosca le cose di natura divina, ma non sai comportarti di conseguenza.” Il futuro Buddha chiese: “Perché dici così” E il demone: “Lo dico perché mi chiedi il più giovane trascurando il rispetto e la precedenza che va data al più vecchio.” Il futuro Buddha gli disse: “O demone, io conosco le cose di natura divina e mi comporto di conseguenza. Devi sapere che sono venuto in questa foresta proprio a causa del mio fratello più giovane.

Per farlo re al mio posto, sua madre era disposta a tutto e, per salvarci, mio padre ci ha fatto fuggire. Il fratello più giovane ha voluto seguirci a ogni costo, perciò nessuno mi crederebbe mai se raccontassi che è stato divorato da un demone padrone di uno stagno. Quindi, è per la paura del biasimo che ti chiedo il più giovane.” Il demone approvò con ammirazione: “Bene, molto bene grande saggio, tu conosci le cose di natura divina e ti comporti di conseguenza.” Poi gli restituì entrambi i fratelli. Allora il futuro Buddha gli disse:

“Amico mio, poiché hai compiuto delle cattive azioni sei stato condannato a rinascere come demone. Sei rinato come un demone e ti nutri di carne e di sangue altrui perciò fai solo il male. Se ti ostini in questa cattiva condotta non potrai mai liberarti dall’inferno, e dal dolore di un orribile destino. Salvati, allontanati dal male e pratica il bene!” Così avvenne che il futuro Buddha riuscì a convertire un demone e dopo la sua conversione visse come suo ospite. I tre fratelli godettero della sua protezione per vari anni finché, un giorno, il futuro Buddha guardò le stelle e seppe che il padre era morto.

Allora il futuro Buddha fece ritorno a Benares e rivendicò il trono. Nominò vicerè suo fratello Canda, e nominò comandante in capo di tutte le armate il fratello Suriya. Fece costruire per il demone, che aveva portato a corte, una splendida dimora in un luogo meraviglioso, e fece in modo che non gli mancasse mai nulla. Gli fece allestire un meraviglioso giardino in cui non mancarono mai le più belle specie di fiori per fare delle ghirlande di cui adornarsi; gli fornì i cibi più raffinati e gli aromi più preziosi. Il futuro Buddha regnò con giustizia per molti anni e poi trapassò portandosi dietro le sue buone azioni mentre avanzava lungo il cammino della sublimità.

Buona erranza
Sharatan

mercoledì 4 marzo 2015

L'Illuminato è consapevolezza



“L’esteriorità e la discesa sono sinonimi,
l’ascesa e l’interiorità sono sinonimi.”
(Osho Rajneesh)

“Un grande astrologo vide il Buddha. Non poteva credere ai suoi occhi: quel corpo, quell’aura dorata intorno al suo corpo, quegli occhi straordinari - silenziosi come può esserlo ogni lago, profondi e puri come può esserlo ogni lago - quella sua grazia cristallina e quell’andatura armoniosa… Cadde ai piedi del Buddha ed esclamò: “Ho studiato astrologia e chiromanzia, per tutta la vita ho studiato le tipologie degli uomini, ma non ho mai incontrato un uomo come te! A quale tipologia appartieni? Sei un dio sulla terra? Non sembri appartenere alla Terra: non riesco a vedere in te nessuna pesantezza: sei assolutamente leggero, senza peso.

Mi meraviglia il fatto che tu possa camminare sulla Terra, perché in te non vedo funzionare la legge di gravità. Sei un dio disceso dal cielo, solo per dare uno sguardo a ciò che accade sulla Terra? Oppure se un messaggero di Dio? O un profeta? Chi sei?” Il Buddha gli rispose: “Non sono un dio.” L’astrologo gli chiese: “Allora sei ciò che nella mitologia indiana si chiama un yaksha, un essere di poco inferiore agli dei?” Il Buddha gli rispose: “Non sono neppure un yaksha.” L’altro disse: “Allora chi sei? Che tipo di uomo sei, in quale categoria ti metti?”

Il Buddha rispose: “Non sono né un uomo né una donna.” A quel punto l’astrologo, sempre più perplesso, esclamò: “Cosa intendi dire? Che sei lo spirito di un animale, o lo spirito di un albero, o lo spirito di una montagna, o lo spirito di un fiume? - perché la mitologia indiana è panteista e crede in ogni sorta di spiriti - Ebbene, chi sei, lo spirito di un roseto? Hai un aspetto così bello e innocente!” E il Buddha disse: “No, non sono un animale, né lo spirito di un albero, né lo spirito di una montagna:” L’astrologo era sempre più perplesso: “E allora chi sei?”

Il Buddha dichiarò: “Io sono consapevolezza, nient’altro che questo. Non puoi mettermi in alcuna categoria, perché tutte le categorie sono applicabili ai sogni.” Qualcuno sogna di essere un uomo, qualcuno sogna di essere una donna e così via. Le categorie appartengono al mondo dei sogni. L’illuminato è semplicemente quel principio del risveglio: la consapevolezza. È solo e unicamente un testimone: un puro testimone. Tutte le nubi sono scomparse. La nube di un uomo, la nube di una donna, di un animale, di un dio o di un albero: tutte le nubi sono scomparse, tutte le forme sono scomparse.

L’illuminato è solo una consapevolezza priva di forma; è il cielo puro, vasto, senza fine, infinito. La sua consapevolezza è svuotata dalle nubi, ma è ricolma di cielo: questo è il vuoto positivo, questo è il nirvana. Dall’altra parte c’è il vuoto negativo: sei pieno di nubi, al punto che non riesci neppure a vedere un piccolo lembo di cielo. Sei pieno di sapere, al punto che non rimane in te neppure uno spazio esiguo per la meditazione. Si dice che colui che non conosce niente e che tuttavia crede di conoscere, è uno sciocco, comunemente chiamato pandit o studioso: evitalo!

Colui che non conosce niente e che non sa di non conoscere, è innocente, è un bambino: risveglialo! Colui che non conosce niente e sa di non conoscere, è un Buddha: seguilo! Arrivare a comprendere che “io sono nessuno” è il significato dell’essere un Buddha. Il Buddha non è il nome di qualcuno, è il nome che indica lo stato di nudità interiore. Il Buddha non è un’entità, è solo spazio, spazio aperto: è un nome per l’apertura, per il cielo aperto. Osserva la tua mente: come continua a sognare!

Non sogna solo durante la notte, tu vivi continuamente nel sogno. Anche mentre pensi di essere sveglio, anche durante il giorno, non si interrompe la continuità dei sogni. In qualsiasi momento chiudi gli occhi e ti rilassi, vedi subito fluttuare i tuoi sogni. Sono sempre presenti e, come una corrente sotterranea, non ti abbandonano mai. Sono costantemente presenti e infettano costantemente il tuo essere. La loro esistenza è subliminale.

Potresti non esserne neppure consapevole, potresti anche non sospettare della loro esistenza, ma i sogni sono continuamente in te. Anche mentre mi ascolti, in te c’è la proiezione di quel film ininterrotto: la commedia dei tuoi sogni. Di conseguenza, non riesci a udirmi, ciò che io dico deve prima attraversare i tuoi sogni e i tuoi sogni distorcono quello che ho detto; per cui senti qualcosa che io non ho mai detto. I tuoi sogni distorcono, i tuoi sogni manipolano, i tuoi sogni si proiettano e cambiano le cose.

Io dico una cosa e tu senti una cosa del tutto diversa. Quei sogni hanno un grande potere su di te e tu non sai come fare con essi. Di fatto, ti sei talmente identificato con i tuoi sogni, da non sapere che ne sei separato, che puoi osservarli, che puoi allontanarti da essi, che puoi essere un semplice spettatore. Ti sei identificato troppo con i tuoi sogni!

Comunemente le persone pensano di essere ricercatori spirituali, se riescono ad aggiungere qualcosa al loro ego. I vostri cosiddetti viaggi spirituali non sono altro che astuti viaggi dell’ego. Le persone vogliono che l’ego riceva maggiori gratificazioni, che l’ego si rafforzi e si ravvivi. Vogliono un’aura di santità intorno al loro ego, invece l’aura di santità sorgerà solo quando l’ego sarà sparito: ego ed aura di santità non possono coesistere.” (Osho Rajneesh)