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martedì 13 settembre 2016

La luna è figlia della terra



“L’uomo, come ogni altro essere vivente non può,
nelle condizioni della vita ordinaria, liberarsi della luna.”
(Georges I. Gurdjieff)

I giornali hanno diffuso la notizia che sembra provato che la luna è figlia della terra come scrivono sia Gurdjieff che Steiner. Un gruppo di ricercatori della Harvard University guidati da Kun Wang e Stein Jacobsen hanno pubblicato sulla prestigiosa rivista “Nature” gli studi che provano la teoria dell’impatto della terra con un pianeta vagante che causò la nascita della luna. I ricercatori hanno esaminato sette campioni di materiali prelevati dalla luna durante la missione Apollo, e li hanno confrontati con otto campioni di rocce prelevate del mantello terrestre cioè con rocce estratte dallo strato situato tra la crosta e il nucleo terrestri.

Le analisi sono state condotte con metodi molto avanzati perciò portano risultati molto più attendibili di quelli ottenuti in passato. Dalle ricerche emerge che le rocce terrestri e quelle lunari possiedono lo stesso DNA ossia le stesse “impronte digitali.” In breve, le ricerche confermano che terra e luna sono composte dagli stessi elementi chimici. In realtà, l’ipotesi che la terra e la luna avessero la stessa natura non è nuova per la scienza, perché l’ipotesi è stata già avanzata da altri studiosi negli anni passati.

In passato, gli scienziati hanno detto che l’urto della terra con un pianeta vagante nello spazio aveva scatenato un’energia elevatissima. L'urto aveva causato la fusione di buona parte della terra e la forza d’urto aveva scagliato una massa di magma incandescente nello spazio. Secondo questa ipotesi, quella massa incandescente si era solidificata e sarebbe nata la Luna. L’ipotesi che emerge dalle nuove ricerche è che l’impatto tra la terra e il pianeta accadde a bassa energia, perciò si afferma che la terra e la massa della futura luna, vennero avvolte da una sorta di nube ardente composta di silicati vaporizzati.

Il vapore prodotto per la potenza dell’urto permise che avvenisse uno scambio di isotopi tra la terra e il magma che solidificandosi divenne la proto luna. Alcuni studiosi, nel 2015, avevano detto che l’urto prodotto dallo scontro tra la terra e il pianeta errante nello spazio fu tanto violento da vaporizzare buona parte della massa terrestre. Anche la teoria che fu l’impatto la causa del rimescolamento degli isotopi dei due pianeti viene confermata, perché si stima che il pianeta che entrò in collisione con la terra fosse grande come il pianeta Marte.

Gli studiosi dicono che la forza dell’impatto comportò la vaporizzazione di buona parte del mantello terrestre e che l’urto è la causa della nascita della luna. Si crede che la nube di vapori silicati espandendosi diventò 500 volte più grande, poi si raffreddò e nacque la luna. Gli studiosi portano due prove a favore di questa ipotesi sull'origine della Luna. La prima prova viene fornita dalla misurazione della velocità di rotazione della terra e della luna che risultano essere uguali. La seconda prova a favore dell'ipotesi suddetta è data dalla misurazione dei rapporti degli isotopi di potassio tra la terra e la luna: e anch'esse risultano essere coincidenti.

Le ricerche di Wang e Jacobsen dimostrano che, tra le rocce lunari e quelle terrestri esiste la prova di una straordinaria rassomiglianza. Questa straordinaria assonanza di comportamento rotatorio e di struttura chimica confermano che l'ipotesi già avanzata in passato da altri studiosi cioè che la terra è la madre della luna è vera. Una somiglianza così evidente è molto adatta per indicare la parentela, e tale somiglianza non si riscontra tra altri pianeti e satelliti.

Se leggiamo alcuni testi di Gurdjieff o di Steiner troviamo dichiarazioni che sembrano entrare in assonanza con questi studi e queste recenti ipotesi. Gurdjieff scrive che la luna è un essere vivente e che essa è al suo primissimo stadio di sviluppo, infatti la luna potrà accedere ad altre forme di coscienza. La luna cresce e si sviluppa, egli dice poi aggiunge che la luna potrà diventare come la terra. Per questo motivo, la luna ha bisogno di cibo infatti si nutre assorbendo le energie della vita organica della terra.

Gurdjieff dice che la luna funziona come una sorta di enorme calamita perciò la luna si comporta come una enorme e potente magnete. La luna attira le anime di tutti gli esseri viventi che muoiono, infatti la luna assorbe tutte le anime dei vegetali, degli animali e degli esseri umani. Le anime che vengono attratte dalla luna gli forniscono il calore e la vita di cui la luna ha bisogno per accrescere il Raggio di creazione cui appartengono sia la Luna che la Terra.

Steiner dice che la luna nasce durante la quarta incarnazione della Terra. Egli dice che la futura Terra, dopo il Pralaya in cui entra tra la sua terza e quarta incarnazione, rinasce come un essere cosmico interamente composto di anima e di spirito. La Terra si mostra, in questo stadio iniziale, come un globo caldo e lucente in cui esiste il germe di tutto quello che diventerà Sole, Terra e Luna. In seguito, quel globo inizialmente rovente, si condensa e si addensa iniziando ad evolvere come Terra.

L’evoluzione della Terra avviene per mezzo di varie e successive condensazioni che coinvolgono i tre elementi primari di fuoco, aria e acqua. Ma prima che avvenga l’ulteriore gradino evolutivo, dal globo terrestre composto di fuoco e di aria, si stacca un corpo cosmico che diverrà il futuro Sole. Allora vediamo che la Terra e il Sole, in origine, erano un solo e unico corpo prima che avvenisse quel distacco che fu causato da entità superiori che vivevano sulla Terra, ma che non sopportavano di vivere nelle condizioni evolutive che si erano create.

Con la creazione dell’elemento acqua fu necessario che avvenisse il distacco tra le anime. Infatti alcune di queste anime andarono con il Sole, invece altre anime restarono sulla Terra. Durante il corso dell’evoluzione successiva, scrive Steiner, vediamo che deve continuare il processo di condensazione della materia. Ma poi vediamo che questo fatto comporta la necessità di eliminare dalla sostanza solida della Terra tutto quello che causava un eccessivo indurimento della materia.

Si rese necessario che fosse limitata la solidificazione che la materia affrontava, dice Steiner. In conseguenza a questo fatto, le entità che agivano per favorire la solidificazione di cui si dice, queste entità decisero di agire da lontano e dall'esterno della Terra; così avvenne anche il distacco della Luna dalla Terra. Con questo distacco, la forza attrattiva che veniva esercitata dall’elemento terrestre dovette subire un forte indebolimento. In conseguenza a tutto questo, fu possibile che l’elemento terrestre avesse anche lo stato poco denso.

L'insieme di tutte queste cose permise che la materia terrestre potesse aggregare delle particelle poco solide, e in seguito a questi fatti, si verificò che il corpo umano divesse flessibile. Prima che la Luna si fosse separata dalla Terra, dice Steiner, le potenti forze di consolidamento rappresentate dagli influssi lunari che erano inclusi nella massa della Terra avevano causato un indurimento eccessivamente dei corpi umani. L'indurimento che si era prodotto causava il problema che le anime umane non riuscivano più a reincarnarsi.

Molte anime non trovavano più la forma adatta per loro, a meno che le anime non si rassegnassero a entrare in forme troppo dure da sviluppare. I corpi che si erano formati erano diventati adatti solo a ospitare degli esseri di grado inferiore al livello umano. Il distacco della Luna dalla Terra aveva reso impossibile alle anime umane di potersi reincarnare in forma umana. Se non ci fosse stato l’esclusione della Luna e dagli esseri che ospita, sarebbe stato impossibile trovare corpi materiali adatti a ospitare l’individualità dell’anima.

Buona erranza
Sharatan

giovedì 28 luglio 2016

Categorie umane



“Possiamo negare ogni cosa,
eccetto il fatto che possiamo migliorare.
Rifletti semplicemente su questo.”
(Tenzin Gyatso, XIV Dalai lama)

L’idea del cambiamento è la più importante di tutte, dice Gurdjieff, infatti le teorie, i sistemi e i diagrammi sono solo un aiuto per aiutarci a capire. Questi strumenti aiutano ad orientare la nostra concentrazione e il giusto pensare perciò servono per raggiungere l’obiettivo finale di cambiare qualcosa nella nostra comprensione del mondo, e in noi stessi. Ma la cosa più importante da sapere è che c'è una divisione di categorie umane che condiziona le possibilità degli uomini di trasformarsi e di cambiare qualcosa in loro.

Di fatto, esiste una serie di categorie umane e, il concetto, è collegato con l’idea di Sentiero o Via. Secondo Gurdjieff, nel momento in cui un uomo si collega con l’influenza di tipo C si collega con tutto quello che non fa parte della vita e dell'apprendimento ordinari, inizia a cambiare. Va saputo che questo contatto non avviene con lo studio, ma avviene con delle istruzioni dirette.

Il fatto che è necessario un tipo preciso di influenza per iniziare l’evoluzione è dovuto alle strane caratteristiche umane. Il fatto è che, l’uomo può crescere in modo autonomo solo fino ad un certo punto. Per andare oltre questo sviluppo ordinario è necessario attuare uno sviluppo ulteriore, perché conquistare un’anima comporta molta fatica e molto tempo. Gurdjieff dice che, per svolgere gli scopi ordinari della vita non è necessario essere molto evoluti, e l’uomo è dotato solo di ciò che serve alla natura.

La Terra è circondata da una specie di pellicola sensibile che forma lo strato della sua Vita Organica. Le piante, gli animali e gli uomini seguono un disegno strutturato, infatti servono per consentire la comunicazione tra la terra e gli altri pianeti del sistema solare. La pelle sottile che è formata dalla vita organica della Terra serve per ricevere e trattenere sulla Terra le forze che vengono dal cosmo.

Questo è il significato della vita organica della Terra e, con questo punto di vista, si comprende perché la natura non abbia bisogno che l’uomo sia sviluppato. Se l’uomo vuole qualcosa di più elevato di questo deve lavorare e conquistarsi l’anima. E l’anima umana si conquista solo dopo un Lavoro che richiede molto tempo e vite: questo è l’inizio della scala evolutiva.

Il sistema di Gurdjieff fa parte di quei sistemi che considerano l’uomo come un essere incompleto, perciò l’essere umano viene studiato dal punto di vista del suo possibile sviluppo ulteriore. In questo modello, la psicologia ordinaria non serve perché l’uomo non è ciò che crede di essere e perché non sa di essere un essere molteplice composto da tante personalità inventare dal lui stesso. Per seguire questo sistema è necessario rispettare e condividere due assiomi.

Il primo afferma che la consapevolezza umana sviluppa lentamente e nel secondo si afferma che la volontà e l’individualità umane sono quasi assenti. Accettare questi assiomi è utilissimo ma è impossibile se siamo soddisfatti di quello che siamo, e di dove ci troviamo. Inn questo caso, un Lavoro tanto lungo e faticoso non sarà neppure iniziato. Esistono molte ragioni per conoscere e per voler cambiare se stessi, e questo è possibile ma avviene solo se c'è la consapevolezza di avere cattive abitudini e che vogliamo modificarci.

Se tutto questo non è presente qualsiasi sistema è inutile, perché avere la consapevolezza implica che è avvenuta una graduale liberazione dalla meccanicità. L’uomo comune che si accontenta della vita ordinaria non la possiede, perché è sotto il dominio della meccanicità, ma più abbandona la meccanicità più è consapevole e libero. Non tutti possono fare questo, perché moltissimi sono inadatti alla Via.

Infatti un giorno chiesero a Gurdjieff quale fosse il tipo umano che è più adatto può salire la scala da cui inizia il Sentiero o la Via. Egli rispose con una parola russa che significa “il padre di famiglia”. Nella letteratura indiana esiste un termine simile ossia “snataka” che significa “Padre di Famiglia” e il termine indica un uomo che conduce una vita comune. Questo uomo non ha dubbi sul valore delle cose e può sognare le sue possibilità di sviluppo ulteriore.

Questo è il solo tipo che può entrare in una scuola dopo aver vissuto la sua vita. Solo questo tipo di uomo può percorrere il Sentiero. È utile conoscere le categorie che spiegano perché alcuni uomini possono fare un Sentiero, mentre molti uomini sono ormai senza speranza. E va saputo anche che l’appartenenza ad una certa categoria rende possibile il passaggio ad un’altra categorie, ma il tipo più adatto resta il “Buon Padre di famiglia.”

Gurdjieff dice che questo uomo è ben orientato nella vita e, anche se non crede nella vita, conosce il giusto valore delle cose perché ha acquisito un Centro magnetico. Analizzando la definizione di Gurdjieff vediamo che ci sono due tipi di “Padre di famiglia” cioè c'è quello che crede nella vita e quello che non ci crede affatto. Ma entrambi sono uomini pragmatici e bene equilibrati che svolgono ciò che devono fare in modo ragionevole, ma credere nella vita o il fatto di non crederci fa una gran differenzia.

Il “Buon Padre di famiglia”che non crede nella vita non crede che la vita gli possa dare quello che va nella direzione che lui vuole prendere, e pensa che la vita non sia reale. Malgrado tutto, compie il suo dovere e conosce il vero valore delle cose, sa quanto sono falsi i trucchi della vita e che non portano a nulla. Il “Buon Padre di famiglia” non si sottrae al suo dovere, perciò la disciplina interiore che ha sviluppato lo rende adatto al Lavoro.

Nei Vagabondi troviamo molti artisti e poeti che disprezzano il “Buon Padre di Famiglia” ma, in realtà, sono uomini che hanno un livello e un valore molto inferiore a quelli che disprezzano. I Vagabondi possono essere ricchi o agiati economicamente pure essendo dei vagabondi. A loro manca il senso della responsabilità verso le cose e le persone, perciò non vedono l’insensatezza che c'è in loro. Ma va detto che, in qualche modo, tutti ospitiamo in noi, un insensato.

Dei Lunatici va saputo che, tra loro dobbiamo inserire tutti i politici che credono di poter fare e disfare come credono meglio. Lunatico è quello che corre dietro ai falsi valori e non ha la giusta discriminazione e che crede di poter cambiare tutto a suo capriccio. Il Lunatico diventa ancora più pericoloso se afferma falsi valori in modo consapevole e se ragiona in modo troppo rigido. Se può mettere in pratica le sue teorie arriva a fare grandi disastri, perché il Lunatico trascura l’azione della Seconda Forza.

Il Lunatico crede di poter cambiare tutto per mezzo dell'imposizione di regole e leggi. Lui non capisce che, per cambiare le persone, è necessario avere molto tempo. Cambiare le persone richiede un lungo processo evolutivo, ma questo fatto loro non lo sanno e non lo vogliono accettare perché sono insensati. E insensati sono tutti quelli che non mettono in conto la Seconda Forza o Forza di Resistenza che agisce in tutto quello che vogliamo ottenere.

Poi ci sono gli Hasnamous che è un termine inventato da Gurdjieff e tratto dal russo e dal turco per indicare l’uomo che è abbastanza abile da capire che può ottenere il potere sugli altri uomini usando i trucchi e gli inganni. Gli Hasnamous traggono il loro benessere dal potere di fare il male agli altri uomini. Gli Hasnamous sono presenti nella vita di qualcuno di noi e nella storia del mondo, perché gli esempi sono osservabili sia in scala minima che in larga scala.

La Via del “Buon Padre di famiglia” è il Sentiero faticoso che si percorre in molte vite. Il Sentiero non è fatto per Vagabondi e Lunatici che non agiscono mai senza ricavare vantaggi personali. Il Sentiero è inadatto a chi impone le sue leggi perché pensa che le persone possono essere indotte a cambiare con proibizioni o regole. I Lunatici sono inadatti perché rifuggono da quelli che la pensano diversamente e amano solo chi gli dà sempre ragione.

I Vagabondi sono inadatti perché credono che, per loro, le cose siano facili perciò credono di evolvere in poco tempo. Non possiedono la disciplina interiore necessaria, infatti incontrano le difficoltà narrate nella Parabola del seminatore, dal seme che cadde sui sassi e non mise radici. Il Lavoro è adatto soltanto per chi conosce la Seconda Forza in se stesso, perciò è fatto per chi conosce le difficoltà che deve affrontare ed è consapevole che, se fallisce, è solo per colpa sua.

Buona erranza
Sharatan

lunedì 25 luglio 2016

Internamente, dove siamo?



“L’evoluzione dell’uomo è l’evoluzione della sua coscienza.
E la coscienza non può evolvere incoscientemente.”
(Georges I. Gurdjieff)

Se parliamo del posto che una persona occupa dobbiamo distinguere tra mondo psicologico e mondo fisico. Possiamo dire che una persona occupa un posto fisico gradevole e un mondo psicologico sgradevole, oppure vediamo il contrario. Molto spesso non vediamo che esiste molta differenza tra il mondo fisico e il mondo psicologico, infatti molti vivono in un mondo interiore che ha uno stato negativo e cattivo. Ma perché accade?

Accade perché le persone vivono in un modo psicologico molto cattivo e, per esempio, immaginiamo che un viaggiatore abbia preso una strada sbagliata e che sia giunto nei bassifondi di una città malfamata dove viene avvicinato da una pericolosa comitiva. Sappiamo che dobbiamo fare attenzione a queste comitive e che dobbiamo fare attenzione alla direzione che seguiamo, perciò pensiamo che queste cose succedono solo agli ingenui. Crediamo che questo non ci riguarda e non ci accade, ma è quello che succede a tutte le persone.

Infatti, se applichiamo l'esempio al mondo psicologico, vediamo che è così che accade a tutti quando creiamo un mondo interno insicuro e poco gradevole. E come succede? Succede perché abbiamo creato un mondo psicologico cattivo in quanto abbiamo riempito il nostro mondo interiore di stati mentali molto negativi. È successo perché abbiamo coltivato un mondo psicologico molto più pericoloso dei bassifondi di una città malfamata. Tutto questo è successo perché non abbiamo osservato il modo in cui il mondo esterno si ripercuoteva nel nostro mondo interno.

Per questo motivo è molto importante saper distinguere tra il mondo esterno e il mondo interno. Per capire meglio immaginiamo che le emozioni negative sono paragonabili alle losche compagnie che incontra il viaggiatore che si è perso nella città sconosciuta. E, seguitando con l’esempio, siamo sicuri che i loschi individui ci avvicinano solo per danneggiarci perché sono cattivi e perché il posto in cui vivono li rende poco raccomandabili. Se rapportiamo l’esempio al nostro mondo interno e alla realtà psicologica che ospitiamo all'interno vediamo che dobbiamo fare molta attenzione ai nostri modi e al nostro comportamento.

Dobbiamo capire che, una persona può sembrare esternamente come una santa molto ben intenzionata, ma internamente può avere un mondo sgradevole e molto pericoloso. Per questo motivo dobbiamo distinguere tra il posto che una persona occupa nel mondo esterno e il posto che quella stessa persona occupa nel mondo interno. Si crede che l’unico mondo esistente sia quello esterno, ma il mondo che percepiamo è il modo con cui viviamo la nostra vita che si dispiega in due mondi diversi.

Uno dei due mondi è quello dei fenomeni di cui facciamo esperienza con i sensi, ma il modo con cui prendiamo gli stimoli che ci vengono dal mondo materiale condiziona il mondo psicologico, mentale e spirituale che ospitiamo nella nostra realtà interna. Tutto il lavoro di Gurdjieff è dedicato all’analisi di come viviamo internamente la nostra realtà esterna. Gurdjieff dice che, se siamo troppo identificati con il mondo dei fenomeni sprechiamo energia in una forma negativa sprecandola per gente che non conosciamo realmente. In questo modo il nostro mondo interno non viene sviluppato perché esso dipende totalmente da quello esterno.

Tutto l'essere viene condizionato totalmente dalle sue necessità. E così leghiamo tutto il nostro essere alla funzione di reagire alle impressioni esterne. Il "lavoro" di cui parla Gurdjieff riguarda il modo con cui riceviamo le impressioni esterne e il modo con cui le rielaboriamo. Se la persona è meccanica viene spinta dalle sollecitazioni che vengono impresse, ma ciò che proviene dal mondo dei fenomeni si possono prendere in modo meccanico oppure in modo cosciente.

Se non prendiamo il mondo esterno in modo cosciente continuiamo ad essere una macchina che viene sospinta dalla vita perciò si vive come una foglia che viene sospinta dal vento. Se non siamo coscienti di tutto questo restiamo schiavi degli eventi esterni perché non sappiamo distinguerci da loro. Solo quando riusciamo a spezzare questa totale identificazione iniziamo a crescere nel nostro mondo interiore: questa è la prima regola. Se i fatti della vita ci afferrano meccanicamente nascono i “problemi” e ciò accade allorquando ci facciamo trascinare dagli intrallazzi del mondo esterno.

La vita e i suoi avvenimenti non vanno affrontati in modo meccanico e inconsapevole, perché altrimenti la vita non ci darà altro che amarezza e inquietudine. Il metodo di Gurdjieff impedisce che ciò avvenga perché il “ricordo di sé” viene frapposto tra la vita e le nostre reazioni meccaniche. Ma, se riusciamo a farlo, la vita diventa diversa, perché siamo noi che la prendiamo in modo diverso. Poiché viviamo in una fabbrica di dolore e abbiamo imparato a vivere nella psicologia del dolore dobbiamo fare una trasformazione per vivere in modo diverso.

Gurdjieff dice che abbiamo tre centri -Intellettuale, Emotivo, fisico o Motorio- ma questi tre centri non sono in armonia, infatti gli uomini possono sentire qualcosa, volere altro e fare ancora cose diverse. La prima cosa da sapere è che queste contraddizioni sono insite nella nostra stessa natura, perciò la seconda realtà da accettare è che questo fatto alimenta i molti “io” diversi che abitano in centri diversi.

A causa di questo, nelle persone vivono molti “io” diversi, perciò alcune persone hanno “io” molto pericolosi che prendono il controllo dell'intero individuo. Alcune persone hanno degli “io” molti cattivi e distruttivi che li fanno ammalare se queste persone si identificano e si perdono nel vortice della loro vita interiore. È chiaro che queste persone non hanno perso troppo tempo ad osservarli e conoscerli perciò non sanno separarsi da essi.

Questi “io” molto negativi vivono nella parte più negativa dei centri soprattutto nella parte negativa del Centro Emozionale. Questi “io” distruttivi causano l’autocommiserazione, la tristezza e la debolezza se la persona non riesce a separarsi da essi, perciò diventa una persona patetica perché ha un pathos da cui non riesce a separarsi.

L’altra cosa che dobbiamo sapere, dice Gurdjieff, è che dobbiamo riconoscere l’espressione delle emozioni sgradevoli, sporche o molto avvelenate, perché gli “io” inquietanti che le esprimono sono molto pericolosi per il lavoro che facciamo su noi stessi. Molte volte questi “io” sono lontani dalla persona, invece altre volte la circondano e cercano di toglierle tutta la forza vitale.

Se la persona cede internamente a queste tendenze distruttive, diventa una persona malata perché molte malattie dipendono dal fatto che la persona si è lasciata trascinare e travolgere dagli “io” malvagi che vogliono rovinarle la vita. È saggio ricordare che tutti gli uomini hanno “io” che cercano di distruggere la loro felicità, ma alcuni sono diventati consapevoli di questa realtà. La nostra maggiore difficoltà è dovuta al fatto che crediamo di essere una persona unitaria e permanente, ma questo fatto è un'illusione.

Crediamo di essere una persona unitaria e permanente perché esiste una “Io immaginario” che appartiene alla Falsa Personalità. Esso agisce in modo da sembrare un io integro e invariabile in ogni occasione. L’auto-osservazione ci permette di iniziare un lavoro che ci farà veramente consolidare la nostra persona con uno sviluppo nuovo. Gurdjieff dice che esiste la possibilità di consolidare un “Io Reale” ma noi continuiamo a confonderci con i tanti “io” da cui non sappiamo separarci e che crediamo essere il nostro vero Essere.

Gurdjieff dice che questi “io” malvagi e malati non siamo noi, e anche quando ci sentiamo dominare dalla paura, dall’ira, dalla tristezza e dalle altre negatività di questa molteplicità dobbiamo comprendere che “Questo non è Io”: il nucleo del metodo di Gurdjieff è solo questo. Ma noi dobbiamo sapere che la nostra rabbia, la nostra depressione e tutti gli stati negativi che proviamo non ci appartengono, e dobbiamo sapere che noi possiamo ospitare sia l’inferno che il paradiso.

Per trascendere i nostri problemi e le nostre emozioni negative è necessario ricordarci di noi stessi. Ma, soprattutto dobbiamo iniziare a fare gli atti di “non-identificazione” perché queste espressioni negative ci sottraggono energia e ci isolano dalla vita. E quando iniziamo a osservarci con più attenzione inizia a cambiare il sentimento che abbiamo verso noi stessi perché è iniziato il cambiamento che innalzerà il livello del nostro essere.

Questo processo inizia fin da quando iniziamo a scoprire che tutte le cose che ci facevano arrabbiare, che ci davano tristezza o amarezza o altre emozioni negative, non hanno più potere su di noi. La vita comincia ad avere meno presa su di noi se non siamo identificati, perciò riduciamo il numero di cose che hanno il potere di farci soffrire o di farci perdere le staffe. Ma questo accade quando le nostre reazioni al mondo iniziano a cambiare.

A livello esteriore, vivremo continuando a fare le stesse cose che abbiamo sempre fatto, ma avremo iniziato il cambiamento interiore. La chiave di tutto il metodo è ammettere che non abbiamo il potere di cambiare il mondo, ma che possiamo cambiare la macchina che siamo. Noi possiamo scegliere se restare macchine che reagiscono alla vita in modo automatico oppure se vogliamo essere individui liberi e consapevoli.

Buona erranza
Sharatan

martedì 5 aprile 2016

La sensazione di “Io sono”



Shiva disse: "O creatura dagli occhi di loto,
dolce alle carezze, quando canti, vedi, assapori,
sii consapevole di essere e scopri l'immortale.”

Questa tecnica insegna, mentre si fa una cosa qualsiasi - cantare, vedere, assaggiare qualcosa - a essere consapevole di esistere e a scoprire l'immortale: cioè a scoprire dentro di sé il flusso, l'energia, la vita, l'immortale. Purtroppo non siamo consapevoli di noi stessi. Gurdjieff usò il ricordarsi di Sé come tecnica base, in Occidente. Il ricordarsi di Sé, deriva da questo sutra. Tutto il sistema di Gurdjieff si fonda su questo sutra: ricordati di te stesso, qualsiasi cosa fai. È molto difficile. Sembra facile, ma non farai che scordartene.

Non riesci a ricordarti di te stesso neppure per tre o quattro secondi. Avrai la sensazione di ricordartene, ma all'improvviso ti sarai spostato su qualche altro pensiero. Persino questo pensiero: “Bene, mi sto ricordando di me stesso” te ne farà scordare, perché questo pensiero non è un ricordarsi di Sé. Nel ricordarsi di Sé non esiste pensiero alcuno; tu sarai completamente vuoto. E il ricordo di Sé non è un processo mentale. Non è dirsi: “Certo, io sono.”

Dirsi questo significa essersi lasciati sfuggire il proprio sé. Questo è un prodotto della mente; è un processo mentale dire: "Io sono." Devi sentire “Io sono” non dire “Io sono”. Non verbalizzare. Devi semplicemente sentire di essere. Non pensare. Senti! Provaci. È difficile, ma se continui a insistere, accade. Mentre cammini, ricordati che esisti, e senti il tuo essere, non un pensiero qualsiasi, non un'idea. Sentilo e basta. Ti tocco la mano oppure metto la mia mano sulla tua testa: non verbalizzare.

Senti semplicemente il tocco, e in quella sensazione non sentire solo il tocco, ma anche colui che viene toccato. In quel modo la tua consapevolezza diventa una freccia a due punte. Cammini sotto gli alberi: ci sono gli alberi, c'è la brezza, il sole sorge. Intorno a te esiste il mondo; tu ne sei consapevole. Fermati per un attimo e all'improvviso ricordati di esistere, ma non verbalizzarlo. Abbi solo la sensazione di esistere. Questa sensazione inespressa a parole, anche se dura un solo istante, ti darà un'intuizione.

Un'intuizione che nessun LSD ti può dare, un'intuizione di cosa sia il reale. Per un istante vieni ributtato nel centro del tuo essere. Tu sei dietro allo specchio; hai trasceso il mondo dei riflessi; sei esistenziale. E lo puoi fare in qualsiasi momento. Non occorre uno spazio particolare o un tempo preciso. Inoltre, non puoi dire: “Non ho tempo.”

Lo puoi fare mentre mangi, puoi farlo mentre fai il bagno, puoi farlo mentre cammini o sei seduto, in qualsiasi momento. Non importa ciò che stai facendo, all'improvviso ti puoi ricordare di te stesso, e in seguito cerca di conservare quell'intuizione del tuo essere. Sarà difficile. Un istante avrai la sensazione che è presente, l'istante successivo te ne sarai allontanato. Saranno subentrati dei pensieri, sarai stato distolto da qualche riflesso, e ti sarai lasciato coinvolgere da quei riflessi.

Ma non rattristarti, non sentirti deluso. Accade perché per vite intere ci siamo preoccupati dei riflessi. È diventato un gesto automatico. Immediatamente, automaticamente, veniamo ributtati nel riflesso. Tuttavia, se anche solo per un istante hai un'intuizione, è sufficiente per iniziare. E come mai è sufficiente?

Perché non vivrai mai due istanti contemporaneamente. Avrai a disposizione sempre solo un istante. E se riuscirai ad avere quell'intuizione per un solo istante, potrai acquistarne coscienza. Occorre solo uno sforzo, è necessario uno sforzo costante. Gurdjieff provò da un lato: prova a ricordare di esistere. Ramana Maharshi provò dall'altro: creò una meditazione in cui si chiede, si interroga: “Chi sono?” senza credere a nessuna delle risposte che la mente è in grado di fornire.

La mente dirà: “Che assurdità chiedi? Tu sei questo, tu sei quello, sei un uomo, una donna, sei colto oppure analfabeta, ricco o povero”. La mente fornirà risposte, ma tu continua a chiedere. Non accettare nessuna risposta, perché tutte le risposte che la mente ti da sono false. Provengono dalla parte di te che è irreale. Provengono dalle parole, dai testi sacri, da condizionamenti, dalla società, dagli altri.

Tu continua a chiedere. Lascia che la freccia del “Chi sono?” penetri sempre più in profondità. E verrà il momento in cui non ti verrà data più nessuna risposta. Quello è il momento giusto. Ora ti stai avvicinando alla risposta. Quando non sorge più nessuna risposta, sei vicino alla risposta, perché la mente si sta azzittendo. O meglio, ti stai allontanando moltissimo dalla mente. Quando non ci sarà più una risposta e intorno a te sorgerà uno spazio vuoto, il tuo interrogarti sembrerà assurdo.

Chi stai interrogando? Non c'è nessuno che ti risponda. All'improvviso, perfino il tuo interrogarti si arresterà. Con la domanda, l'ultima parte della mente si è dissolta, perché anche questa domanda era frutto della mente. Quelle risposte erano frutto della mente e anche la domanda apparteneva alla mente. Ora si sono dissolte, per cui adesso sei. Provalo. E più che probabile, se persisti, che questa tecnica ti possa dare una intuizione del reale, e il reale è l'immortale.” (Osho Raineesh)

martedì 9 febbraio 2016

Un altro universo



“Mi chiedi perché ho scelto
di abitare nei monti di smeraldo;
io rido e non ti rispondo,
il mio cuore è calmo e sicuro.
Fiori di pesco nell’acqua che scorre
scompaiono nella distanza.
C’è un altro universo
lontano dal mondo umano.”
(Li Po)

Nel linguaggio Sufi il “mondo dei corpi” è detto “alam-i ajsam” poiché alam significa mondo e ajsam è il plurale di jasm, corpo. I Sufi usano questa espressione per riferirsi al mondo delle cose ossia al mondo funzionale degli oggetti. Questa definizione racchiude dalla minima unità subcellulare al più importante corpo cosmico. Il mondo dei corpi include sia i corpi viventi che i corpi non viventi, perciò include sia i corpi degli esseri senzienti che quelli degli esseri non senzienti.

I Sufi insegnano che tutto quello che sappiamo sul mondo è limitato a quello che osserviamo nel mondo dei corpi in movimento che seguono un certo comportamento. Questo mondo funziona per merito delle energie che vengono usate per assolvere alle varie necessità dei vari corpi. La fisica definisce l’energia come la capacità che possiede un corpo di fare un lavoro. Per capirlo meglio, si fa l’esempio dello spostamento di un corpo con l’applicazione di una forza, ad esempio come l’atto di sollevare una valigia.

L’esempio serve a dimostrare che l’energia cambia la sua forma, ma non può essere creata o distrutta. Tutto questo dimostra che il mondo dei corpi visibili che ci circonda è governato dalla realtà invisibile che appartiene al mondo delle energie. Il discorso è molto articolato perché la realtà energetica che ci circonda non è visibile, ma facciamo sempre esperienza di questo. La forza di gravità non è visibile ma, il fatto che siamo seduti e non stiamo fluttuando, dimostra che la forza di gravità esiste e ci tiene saldamente ancorati a terra.

Steiner dice che dietro a tutto quello che vediamo c’è sempre qualcosa che non possiamo vedere, e che proviene dal mondo invisibile. Nella terminologia Sufi il mondo delle energie viene chiamato “alam-i arvah” cioè “mondo degli spiriti” dove alam è mondo e arvah è il plurale di ruh che - come l’omonimo termine ebraico roh - significa spirito. Gli uomini del passato attribuivano agli spiriti le azioni prodotte da forze che non sapevano spiegare, perciò l’alam-i arvah di cui parlano i Sufi corrisponde al mondo delle energie.

Tra i mondi dei corpi e il mondo delle energie non c’è un confine definito, ma c’è una linea sfumata su cui accade una continua interazione. Nel passaggio tra i due mondi la materia può trasformarsi in energia, mentre l’energia può diventare materia. Ma, questi due mondi sono diversi anche se tra loro avviene questo scambio continuo. Sappiamo che le energie non sono localizzate in un posto preciso, ma che esse possono scorrere ovunque.

E quando le energie vengono concentrate in posto preciso hanno la capacità di poter interagire tra di loro: e tutto questo significa che le energie devono essere racchiuse in un corpo. E significa anche che il corpo che contiene l’energia deve essere in grado di fare tutta la serie di trasformazioni che gli permettono di svolgere al meglio tutti i compiti fisiologici o cosmologici a cui esso è stato assegnato.

La vita dipende dalla capacità dei corpi di saper fare tutta una serie di trasformazioni, perché siamo costretti ammettere che dal mondo esterno ci proviene quello che ci consente di vivere. Possiamo dire che tutto quello che esiste è stato strutturato in modo da contenere una forma di energia, perciò diciamo che tutti i corpi svolgono delle trasformazioni che contribuiscono all’economia energetica del cosmo.

Vediamo che ci sono due modi nei quali possono essere trasformate le energie, e per ognuno di essi deve esserci un apparato di un certo tipo per fare in modo che le energie siano incanalate e trattate nel modo adeguato. In primo luogo esiste la trasformazione di un’energia di tipo inferiore che viene trasformata in energia di grado maggiore. Questo lavoro richiede l’uso di un “generatore”, infatti vediamo nel meccanismo del generatore elettrico l’esempio dell'apparato che sa trasformare l’energia del movimento cioè l’energia cinetica, in energia elettrica che sarà usata per un dato lavoro.

In questa trasformazione vediamo avvenire un passaggio dal mondo dei corpi a quello delle energie. Invece  il cammino opposto accade quando andiamo dal mondo delle energie al mondo dei corpi. Questo avviene quando riduciamo un’energia elevata e la portiamo ad un livello più basso per compiere un dato lavoro, come accade con un motore. L’esempio del motore elettrico dell’automobile ci mostra che l’energia elettrica è trasformata in azione trainante per l’automobile.

Il percorso in cui l’energia viene innalzata di grado ci mostra un processo “anabolico” cioè un processo “che va verso l’alto” invece se l’energia viene diminuita di grado abbiamo un processo “catabolico” ossia un processo “che va verso il basso.” Ma non si creda che i due processi si mostrino uno alla volta e che l'uno escluda l'altro. La trasformazione dell'energia comporta che il processo avvenga in modo che le due fasi avvengano simultaneamente, perciò osserviamo sia lo svolgersi di processi catabolici che di processi anabolici.

L’essere umano ha la potenzialità di fare tutti i tipi di trasformazione, perciò ha più potenzialità di tutte le altre forme di vita. Imparare a trasformare tutti i tipi di energia corrisponde a dire che sappiamo trasformare, per primi, noi stessi. Infatti l'affermare che l'uomo sa trasformare tutti i tipi di energie che incontra nel mondo esterno corrisponde a dire che sa trasformare il suo mondo interiore, perché non può dire di saper fare quello che non riesce a fare.

Dobbiamo ricordare che il nostro corpo è strutturato per contenere tutte le forme di energia, perciò può trasformarle. Noi siamo strutturati in modo da saperci adattare a molte trasformazioni di energia usandole a nostro vantaggio. E poi dobbiamo riflettere che questa missione non si può ignorare, perché essa è assegnata in ogni caso e - spesso - avviene a nostro svantaggio. Il nostro ruolo nel mondo è stato collegato alla trasformazione consapevole delle energie perciò non possiamo sottrarci.

E se è vero che l’iniziativa della trasformazione viene sempre imposta dall’esterno, è pure vero che noi possiamo diventare sensibili in modo diverso a ciò che incontriamo. Possiamo fare in modo che quando mangiamo, respiriamo, ascoltiamo, vediamo, lavoriamo ossia quando viviamo la vita, questo vivere non avvenga in modo automatico.

Dobbiamo essere in grado di capire qual'è la giusta dose di energia che dobbiamo assegnare a quello che facciamo. Dobbiamo essere in grado di vivere nel mondo dei corpi ma anche nel mondo delle energie. Dobbiamo sapere che, tutte le energie che provengono dai nostri pensieri e dalle nostre emozioni, e che crediamo essere quello che chiamiamo "noi", in realtà, non sono altro che energie messe in moto dai nostri pensieri e dalle nostre emozioni.

Le nostre energie devono essere localizzate oppure trasferite, poi trattate e combinate per essere trasformate. Infatti Gurdjieff dice che dobbiamo ottimizzare la macchina se vogliamo che la nostra macchina funzioni a puntino. Va capito che nessun atto che facciamo nel mondo dei corpi può avere solo un valore funzionale, perché non vivremmo una vita che può dirsi degna del livello dell’essere: l’essere appartiene al mondo delle energie.

Noi tutti siamo collegati, anche se in modo diverso, a tante manifestazioni di energia. Alcune di loro le possiamo vedere mentre altre si mostrano solo per gli effetti che producono sulla nostra vita. Alcune energie le percepiamo come energie esterne e oggettive quindi possiamo usarle in modo inconsapevole. Invece altre energie le percepiamo come se provenissero dal nostro mondo interno: le energie soggettive vanno assolutamente conosciute.

Ma è anche che alcune energie possono fluire in noi, ma noi restiamo inconsapevoli di ciò che sono e dell’effetto che vogliono produrre. Nell'uomo deve essere sempre presente un continuo lavoro di analisi della vera natura delle energie a cui permettiamo di avere accesso e che ospitiamo. Le energie sono molto dinamiche perciò tendono a trascinarci, infatti molte energie oggettive si trasformano in energie soggettive. Ma è proprio il fatto che sappiamo lavorare e vivere a cavallo tra le due dimensioni ci rende veri esseri umani.

Dobbiamo saper vivere nel mondo dei corpi, ma dobbiamo anche saper camminare come uno spirito nel mondo delle energie che è il mondo dello spirito. Noi esseri umani siamo in grado di fare questo gioco di equilibrio. La prova di questo è il fatto che, nell'uomo sono presenti sia processi in cui è necessaria la consapevolezza, ma sono presenti anche processi in cui la consapevolezza è assente. La vita umana è situata a cavallo tra la sensibilità e la meccanicità perché l'uomo è composto sia di esperienza che di automaticità.

Buona erranza
Sharatan

domenica 7 febbraio 2016

In mondi diversi



“La verità è che l’uomo può vivere in mondi diversi.”
(J.G.Bennett)

L’uomo comune, secondo Gurdjieff, possiede solo due mondi, invece chi lavora su se stesso si è ‘candidato a un’altra vita’ e può possedere tre mondi. Di solito si pensa che per essere consapevoli dell’esistenza di mondi diversi sia necessario lasciare questo mondo e andare in un mondo diverso. Crediamo che il mondo materiale e il mondo spirituale siano due dimensioni molto diverse che non sono assolutamente collegate una all’altra: ma questo non è vero.

Solitamente non crediamo che si possa passare da un mondo all’altro. L’uomo comune vede il mondo esterno perciò vive dentro un mondo oggettivo basato sul confronto, sull’osservazione, sul calcolo e sulla misura delle cose materiali perciò non comprendiamo che quel mondo è solo una parte della realtà e non sappiamo che non vediamo il mondo nella sua interezza.

Nessuno può negare l’esistenza di un mondo interiore individuale benché sia difficile misurare la qualità di un mondo interno costituito da reazioni immaginarie e da fantasie personali che tutti amano coltivare dentro di loro. Il mondo interiore è un mondo più instabile e mutevole del mondo esterno, infatti il mondo interno è definito ‘soggettivo.’ La capacità di lavorare su un certo grado di esame del mondo interno è il modo migliore per accedere al terzo e al quarto mondo.

Non dobbiamo dimenticare che le possibilità dell’uomo partono sempre dal primo mondo, infatti partono dal mondo materiale sebbene il concetto di “materialità” dovrebbe essere rivisto. Il mondo della materia viene compreso meglio se viene chiamato ‘mondo funzionale.’ Il concetto di ‘funzione’ ci permette di ricordare che conosciamo le cose per ciò che fanno e per come si comportano, ma non per quello che sono realmente.

L’uomo agisce nel mondo delle funzioni per mezzo dei suoi tre cervelli perché abbiamo degli strumenti diversi per gestire il movimento del corpo, per gestire le emozioni e per gestire il pensiero. Ogni cervello svolge una funzione diversa perciò ogni cervello ci consente di essere in rapporto con il mondo in un modo diverso, per quanto la realtà conoscibile possa restare sempre la stessa.

Il corpo possiede alcune funzioni di cui è consapevole e ne possiede altre per cui non è necessaria alcuna consapevolezza. La qualità del corpo determina la qualità delle sue ‘funzioni esperienziali’ ossia determina la qualità dell’esperienza e il modo in cui verrà usata. Il mondo funzionale è il mondo che vediamo scorrere intorno a noi in quanto ‘processo’ in cui ciascuna parte assolve ad una specifica funzione.

Il mondo esterno conoscibile si comporta come un organismo vivente che svolge la funzione di trasformare la vita in energia, e che svolge pure la funzione di produrre altri esseri viventi. Ogni cosa diventa uno strumento per un’altra perciò ogni cosa serve a realizzare lo scopo di qualcos'altro. Se comprendiamo la funzione delle cose comprendiamo anche il funzionamento del mondo perciò saremo in grado di predire cosa faranno le cose e - combinando tra loro queste cose - saremo in grado di predire i risultati che vogliamo conoscere.

Il quesito: ‘Questo a cosa serve?’ è il modo giusto per mettere in primo piano la funzione cioè il ruolo che le cose hanno per il funzionamento del mondo. Gurdjieff dice che, ogni cosa dell’universo è fornita di un ‘apparato’ cioè è fornita di un meccanismo che svolge un ruolo specifico, perciò noi uomini abbiamo il compito di capire a che serve quell’apparato e qual’è il suo funzionamento: è così che noi conosciamo le cose del mondo.

I meccanismi sono costituiti da altri meccanismi e ciascuno di essi svolge una determinata funzione nell’organizzazione generale. Di solito il meccanismo fa parte di altri meccanismi che svolgono delle funzioni molto più complesse. Il fatto di voler dare un nome alle cose dimostra che non abbiamo capito che non possiamo conoscere ciò di cui non conosciamo il ruolo e il funzionamento.

Le parole e le cose che possiamo leggere nei libri non aiutano a conoscere perché l’osservazione si ferma davanti all’esperienza diretta. Le parole sono stati create con le regole del mondo funzionale perciò non possono esprimere l’oggetto di una ricerca che lo supera. Il mondo della tecnologia mostra ottimamente che ogni strumento ha qualcuno che lo può usare. Il mondo vede molti strumenti che vengono programmati per svolgere un lavoro anche se il rapporto tra l'utilizzatore e lo strumento che viene utilizzato non sembra esserci.

Il mondo delle funzioni è un mondo pieno di strumenti diversi, perché ognuno di essi esiste per servire ad uno specifico uso perciò- se tutto è uno strumento- anche la volontà e la coscienza vengono ridotte al minimo possibile perché il mondo funzionale è sempre un mondo meccanico. Se la vediamo in questo modo vediamo che gli strumenti vengono usati per fare un lavoro senza che la volontà intervenga: questa è la condizione dell’uomo che non lavora su di se stesso.

Questa è la condizione di chi vive una vita interiore fondata sul sogno e la cui volontà è cieca perché non sa vedere la sequenzialità delle cose. Gurdjieff dice che il vero uomo è chi ‘ è in grado di fare’ volendo indicare l’uomo che sa agire in modo consapevole. Di solito quello che chiamiamo ‘volontà’ non è altro che il risultato del funzionamento automatico dell’uomo-macchina. In esso, le azioni sono il risultato di schemi di condizionamento e delle inclinazioni o delle avversioni che provengono dalle varie parti che lo compongono.

Tutto questo accade perché le nostre funzioni non sono integrate perciò sono disarmoniche e tutto in noi è solo meccanicità. La nostra solo possibilità per poterci integrare è collegato alla volontà perché la volontà è collegata alla capacità di distinguere il soggetto e l’oggetto. La visione è possibile solo se c'è un occhio che vuole osservare e se – dietro l’occhio - esiste un osservatore. La volontà è l’elemento attivo che offre l’impulso dinamico che rende possibile il cambiamento a tutti i piani e i livelli. Quando le varie parti dell’uomo lottano per fondersi si crea la tensione che si afferma come volontà.

L’uomo vive nel mondo primo ossia nel mondo funzionale come un uomo-macchina ossia come uno strumento che è costruito da altri strumenti. Nel mondo della volontà vive l’uomo che sa essere il padrone dei suoi strumenti. Nel mondo dell’essere vive l’uomo che sa diventare un essere a pieno titolo, perché è diventato l’essere che ha saputo conciliare le funzioni e la volontà. È chiaro che l’uomo è diventato un essere completo solo quando l’utilizzatore è consapevole di tutto ciò che fanno i suoi strumenti.

Ma dobbiamo ricordare che ogni strumento deve avere l’energia che gli è più idonea, perciò il controllo delle energie è la parte più importante del controllo dello strumento. L’automobile può trasportarci solo se ha il carburante nel serbatoio, perciò lo stesso succede nella macchina umana. La macchina umana deve usare l’energia appropriata, ma deve avere anche il contenitore adatto a conservare quelle energie, se vuole essere definita una macchina equilibrata.

L’essere può essere definito anche valutando lo stato di concentrazione o lo stato di dispersione dell’energia che contiene. Sappiamo che esistono diversi tipi di energie e che esistono anche differenti livelli dell’essere, e questo è correlato anche alla qualità di energie che vengono concentrate nell’essere. I divelli dell’essere devono essere liberati da tutte le funzioni che avvengono in modo automatico, perché l’uomo liberato sa subordinare tutti i suoi strumenti alla sua volontà.

La concentrazione di energie di tipo superiore richiede la costituzione di un vettore appropriato affinché il corpo possa contenere quelle forze superiori senza correre pericoli. Il problema è come trasformare l’essere affinché si possa ‘innalzare il livello al quale può essere concentrata l’energia’ e alcuni tipi di esperienza avvengano quando la volontà lo vuole. La consapevolezza dell’essere dipende dalla misura in cui l’essere è in grado di fare un uso consapevole dei suoi mezzi. Il concetto di ‘energia’ è utile perché ci mostra che una possibilità ‘funzionale’ può essere maggiore in alcuni uomini e possa essere minore in altri.

Non esiste un mondo che è composto solo di energie come non esiste un mondo che è fatto solo di materia. perciò l'essere va pensato come un vaso che può contenere una certa quantità di acqua. In questo modo vediamo che la percezione di contenitore e contenuto sono correlati poiché il contenitore contiene l’energia, ma la qualità dell’essere riguarda sia il livello che la qualità dell’energia che il contenitore riesce a contenere.

Il mutamento dell’essere è reso possibile dal fatto che esistono molti tipi di energie e molti livelli diversi di energie, perciò il nostro stato dell'essere è sempre un prodotto di una certa combinazioni di azioni più o meno elevate. Il risultato complessivo dell'essere viene mostrato da tutto quello che siamo, e dalla vita che viviamo. L’ energia e la volontà sono alla base di tutte le nostre trasformazioni, perché la volontà è il principio attivo e la funzione è quello passivo.

L’essere può agire in modo sia attivo che passivo perciò vediamo che la vita di alcuni uomini è più in sintonia con il dinamismo della volontà, mentre la vita di altri mostra la passività che è collegata alle funzioni che avvengono in modo automatico. La consapevolezza è un’energia molto elevata, ma la volontà proviene da un livello ancora superiore a quello della consapevolezza. La volontà viene dal mondo spirituale che è invisibile perché si basa su ciò che non può essere conosciuto, ma può essere soltanto vissuto.

La volontà viene associata alla coscienza perciò viene stimolata da tutto quello che agisce su di noi perché attrae la nostra attenzione e il nostro interesse. Il mondo esterno cerca sempre di catturare la nostra attenzione e quando avviene in modo che il soggetto reagisca in modo passivo si parla di attenzione involontaria. Ma, nel caso che noi stessi andiamo alla ricerca di uno stimolo che ci interessa si parla di attenzione volontaria. Questa è un’attenzione indipendente dalle inclinazioni e dalle reazioni automatiche dello strumento perciò agisce in contrasto al mondo funzionale.

È importante sapere che veniamo controllati da tutto ciò che attrae l’attenzione perciò l’operare con un’attenzione cosciente fa parte del lavoro su noi stessi, ma è anche la base per fare molto altro. Nell’uomo esistono tre mondi composti dal centro del movimento, da quello dell’emozione e da quello del pensiero perciò lo stato dell’essere, lo stato delle emozioni e quello dei pensieri mostrano quanto l'essere è stato equilibrato. Il corpo è la parte funzionale ma la nostra parte energetica è molto spesso rappresentata da stati emotivi definibili come ‘negativi’ perché sono contrapposti a quelli positivi della fede, delle aspirazioni superiori e della speranza che sono le qualità dell’unità.

Il centro del pensiero è anche il centro della volontà perciò non va sprecato per affrontare il mondo funzionale poiché il suo fine è molto più elevato. Il centro del pensiero deve diventare la sede di una visione creativa del mondo in modo tale che - in noi - possa agire la volontà. L’uomo che vive in tre mondi è l’uomo che possiede un corpo, un’anima e uno spirito, perciò è l'uomo che ha tutto ciò che è necessario per vivere bene nei tre mondi.

Questo uomo è un essere che può vivere libero da ogni condizionamento perché costui sa che il suo corpo agisce come fosse una macchina, ma sa anche che possiede un’anima perciò sa che possiede tutti gli strumenti necessari per poter affermare la volontà dello spirito di cui riesce a fare esperienza. Questa è la condizione dell’uomo che è stato creato a immagine di Dio, perché in lui esiste un vettore che agisce concentrando le energie perciò può contenere anche la volontà del tutto.

Buona erranza
Sharatan

giovedì 28 gennaio 2016

Le idee della conoscenza



“Dire che la conoscenza è materiale significa
che in un luogo e in tempo dato ve ne è
solo una quantità definita.”
(Georges I. Gurdjieff)

Come l’uomo è nell’universo così il cosmo è nell’uomo, infatti vediamo che tra l’Assoluto e la Terra esistono 3 Ottave di Radiazione e anche nell’uomo vediamo 3 Ottave di Trasformazione. Il Raggio di Creazione è una scala discendente in cui la materia diventa più densa mentre la creazione discende perciò il peso degli idrogeni aumenta. Invece la materia è rarefatta quando gli idrogeni hanno un numero minore perché l'aumento dell'energia fa sì che gli idrogeni diminuiscano. Quando il corpo umano raffina gli idrogeni che estrae dai suoi nutrimenti non fa altro che trasformare degli idrogeni pesanti in idrogeni più leggeri.

La Scala della Creazione ha due direzioni opposte che la Bibbia mostra con la scala su cui gli Angeli salivano e scendevano che apparve in sogno a Giacobbe. Se abbiamo compreso la teoria degli idrogeni sappiamo che i primi quattro idrogeni: H 6, H 12, H 24 e H 48 sono degli idrogeni “psichici.” E vengono detti così perché servono a liberare le energie psicologiche necessarie a far lavorare i vari centri dell’uomo. Il quinto idrogeno è H 96 che viene definito il “Magnetismo Animale” mentre il sesto idrogeno è H 192 e include tutte le materie gassose compresa l’aria che respiriamo, mentre H 384 è l’acqua e H 768 è il nutrimento fisico.

Se abbiamo capito questo sapiamo che una bistecca, idrogeno 768, esprime l’energia che dà il modo di ottenere l’idrogeno 48 che è necessario per pensare. Ma è pur vero che l’uomo non trova sempre in sé gli idrogeni giusti per un certo lavoro, perciò si vede costretto ad arrangiarsi lavorando con la qualità di idrogeni che già possiede. Poi ricordiamo pure che alcuni idrogeni sono visibili mentre altri idrogeni hanno una densità così impalpabile da risultare invisibili per i nostri occhi. E non va neppure trascurato il fatto che l’uomo può raffinare solo gli idrogeni che la sua qualità di Essere (materia interna) gli consente di trattare.

Tutte queste cose non vanno mai dimenticate e così vedremo che la conoscenza richiede lo sviluppo di una mentalità insolita. Questa mente non deve avere alcuna forma di misticismo ma deve essere molto equilibrata e scientifica. L'insegnamento usa dei paradossi, delle metafore e dei simbolismi, e lo studio di queste cose fa parte della preparazione necessaria a ricevere le idee della conoscenza. La conoscenza si costruisce con il pensiero, ma solo un pensiero ben preparato può trasmettere queste idee e solo una mente ben preparata può riceverle senza rischiare di fare una confusione totale. Le somiglianze tra l'uomo e l'universo servono a farci pensare con il criterio dell’assonanza perché tutto ha possiede una struttura frattale.

Accettando questi strani punti di vista vediamo che esistono leggi sempre uguali che vengono applicate a fenomeni di scala e grandezza diversa. Perciò si capisce perché Gurdjieff afferma che lo studio del cosmo e quello dell’uomo devono procedere sempre insieme. Non si deve pensare al cosmo come ad un mondo di fenomeni quantitativi ma lo si deve pensare come un mondo di fenomeni qualitativi perché solo una struttura di questo genere consente la trasformazione dell'essere e l'evoluzione della vita. Viviamo in un cosmo che è governato da leggi molto logiche, perciò esse prevedono le differenze di qualità che formano le varie scale dell’essere.

Questo è l'unico modo con cui il fenomeno che chiamiamo “vita” può continuare a rinnovarsi e si può evolvere. Perciò dobbiamo vedere la trasformazione come un fenomeno insito nella natura del mondo. La vita è una continua metamorfosi di qualcosa che è inferiore e si trasforma in qualcosa di superiore. Nel corpo umano, questo lo comprendiamo molto bene soprattutto se osserviamo l’Ottava del Nutrimento. Ma se non accettiamo il fatto che viviamo in un mondo mutevole in cui, in ogni momento, c’è qualcosa che muore, il nostro centro Emozionale non può risvegliarsi. Senza trasformazione non esiste sviluppo e senza sviluppo c’è solo degenerazione e morte. Va così, perciò dobbiamo accettarlo come dobbiamo accettare anche tutto quello che non siamo pronti ad accettare ancora.

Questa è la legge dell’universo perciò il Lavoro di Gurdjieff vuole contrastare la tendenza degenerativa che è insita nella natura delle cose ed è attiva anche nell’uomo. Il Lavoro si basa su una totale sincerità interiore perché solo uno sforzo cosciente che proviene dalla sincerità e dalla inossidabile valorizzazione del Lavoro può indurre il cambio dell’essere e il cambio della posizione che l’essere occupa nel mondo. Tutto questo nasce l’Ottava del Lavoro in cui la nota Do è la valorizzazione del Lavoro, perché nulla può iniziare se crediamo che quella cosa non abbia alcun valore per noi.

Non si può apprezzare quello che pensiamo non valga la pena di faticare per avere perché, se qualcosa non ha valore non gli diamo la nostra considerazione. Perciò il Do deve risuonare nel momento in cui conosciamo il Lavoro. Ma risuona solo se sentiamo che le idee del Lavoro cadono in un luogo che è già stato preparato in precedenza dentro di noi, cioè se le idee trovano il Centro Magnetico adatte ad accoglierle, dice Gurdjieff. E, se il nostro Centro Magnetico si è cristallizzato nella parte inferiore e emozionale dei nostri centri, l'approccio con il Lavoro sarà come un amore che brucia troppo e dura poco: forse sarà un sentimento bello, intenso e folle ma non produrrà nulla di realmente valido.

Spesso vediamo l’impostazione della nostra vita amorosa ripetersi nell'incontro con le idee del Lavoro. Il vero sentimento deve sentire sempre la stessa ammirazione, lo stesso mistero e la stessa sensazione di miracolo del primo incontro. Tutti i sentimenti devono sostenersi da soli ed essere rivolti allo stesso oggetto d’amore mantenendo la sua qualità, perciò la stessa saldezza e affidabilità si richiede anche nei confronti del Lavoro. Per questo non basta avere il Centro Magnetico ma è necessario pure che esso non sia posto in basso cioè che non si sia sviluppato nella parte emozionale dei centri. Se vediamo che è necessario conoscere bene l’oggetto del nostro amore e vogliamo sapere come poter entrare in rapporto con lui, non facciamo altro che emettere la nota Re.

La nota Re riguarda “l’Applicazione del Lavoro a se stesso” e se la nota Do non cambia di qualità e prosegue nel sentimento del miracoloso e della venerazione che sentiamo per l’oggetto del nostro amore, anche il Re risuonerà con pari forza. L’uomo deve sentire la differenza che esiste tra la vita e il Lavoro perché una parte delle energie si devono dedicare alla vita e, l’altra parte, si devono dedicare al nostro Lavoro. Ma non si possono confondere i due piani, perché un piano possiede un valore relativo e l'altro ha un valore molto maggiore.

Perciò non si può fare confusione nel “dare a Cesare quello che è di Cesare, e al mondo quello che appartiene al mondo.” Tutto questo vuol dire che non si devono confondere i due ambiti. Si tratta di saper distinguere tra le influenze che vengono dalla vita, che sono create dalla vita meccanica e le influenze che invece provengono dall’esterno della vita e che sono seminate nella vita meccanica. La funzione del Centro magnetico è quella di impedire che ci faccia questa confusione, perciò e se non esistesse al nostro interno, un Centro Magnetico che ci aiuta ad orientarci nessuna evoluzione interiore sarebbe possibile.

Senza un Centro Magnetico riceveremmo le idee del Lavoro nel centri che vanno dedicati alla vita e, invece, useremmo per la vita le risorse che dobbiamo usare per il Lavoro. Senza un Centro Magnetico interno non sarebbe possibile trasformare il sentimento della vita e quello che sentiamo su noi di noi stessi. Dopo aver svolto il suo ruolo il Centro Magnetico diventa inutile: doveva aiutare l’uomo a incontrare la sua Via, ma non può fare altro. L’uomo deve fare da solo, deve proseguire da solo valorizzando le idee del Lavoro e vedendo la verità che esso contiene, deve fortificarsi dal punto di vista integrale perciò si deve valorizzare sempre più mentre ci pensa.

Ogni volta che l’uomo pensa la valorizzazione del Lavoro è maggiore e sempre più cosciente. Perciò ogni volta si rinforza il Do dato dal centro Magnetico che diventa un Do dato in modo veramente cosciente. La terza nota dell’Ottava del Lavoro è Mi detto “La Comprensione delle Difficoltà Personali” e comprende molti aspetti e molte sfumature che possono essere diverse per ogni persona. Infatti ci sono difficoltà che sono collegate al nostro essere e ci sono altre difficoltà che sono collegate alla nostra conoscenza cioè all’accettazione di alcune idee del Lavoro definite come “conoscenza”.

L’aspetto della “conoscenza” nel Lavoro ha molti aspetti che appaiono strani, sconvolgenti e scomodi. Poi ci sono idee che abbiamo sentito mille volte ma che non abbiamo mai riflettuto sotto un certo punto di vista, perciò quel punto di vista diverso è troppo scomodo. Servono nuove otri per contenere un vino nuovo perciò dobbiamo saper pensare in un modo nuovo, perché una nuova conoscenza richiede un modo nuovo di pensare. Non bisogna minimizzare l’aspetto destabilizzante della “conoscenza” che è la parte più difficile e sottovalutata rispetto alla parte che riguarda il Lavoro su noi stessi.

Tutto ciò appartiene alla comprensione delle difficoltà personali che risuona in Mi. Nel Lavoro si insegnano concetti che sono estranei alle forme di conoscenza consuete e questo capita in tutte le dottrine esoteriche. Però il problema della conoscenza riguarda tutto ciò che l’uomo riesce a “sopportare” a livello mentale. Molte cose possono essere insostenibili da concepire e, pur accettando il detto che tutto quello che non ci uccide ci fortifica, mettiamo in conto che la conoscenza è molto costosa, che esige un duro sacrificio e che impone una continua lotta contro se stessi.

Questa è la conoscenza relativa alla conoscenza nel Lavoro che va saputo. Questa è la parte più difficile da accettare perciò va meditata affinché possa penetrare nella nostra mente. Dallo sforzo parte il Lavoro dell’osservazione di sé che non va confusa con il conoscere, poiché osservazione e conoscenza sono due cose diverse. Laddove si presume di conoscere qualcosa spesso non la si osserva più, perché a ciò che si crede di aver capito non si apre nessuna nuova conoscenza. L’attenzione deve essere attiva e diretta, perché l’osservazione di sé è l'atto di attenzione rivolta a noi stessi che sa vedere quello che avviene.

Nulla è troppo buono o troppo cattivo per le persone perciò l’attenzione deve venire dalla parte che osserva lasciando che emozioni e pensieri siamo la cosa osservata. Così si diventa due cose diverse: l’osservatore e l’osservato. Ma pensare è diverso che osservare perciò un uomo può passare una vita intera a pensare solo a se stesso, e arrivare alla fine della vita senza avere capito nulla di come era fatto. È necessario che si sappia vedere tutti gli io come degli aspetti non integri e non connessi di noi stessi. Il fatto di avere dormito tanto ha comportato la separazione tra i centri, perciò è avvenuta una scissione perciò si tratta di vedere questo, e di non negare che tutto ciò fa parte di noi.

Nel Lavoro è necessario osservare con sincerità molte verità scomode come il fatto che le negatività si nutrono di molte energie senza offrire nulla in cambio. Nel Lavoro esiste la pratica del Silenzio Interiore per avere il posto giusto per la percezione di ciò che abbiamo dentro. Vediamo che l’uomo si trasforma in molti io diversi perché non ha nulla di permanente e durevole. Ma dobbiamo stare attenti perché il parlare interiore possiede una lingua insidiosa che usa discorsi malevoli, parlare negativo e confusione di ruoli, perciò può dare solo gli escrementi.

Se osserviamo il parlare interiore sbagliato vediamo che produce solo veleno e discordia, perché quel parlare ama la menzogna o le mezze verità. La vita emozionale viene migliorata se abbiamo disgusto di tutto quello che è velenoso, che è negativo, sgradevole e malevolo. Se non amiamo la menzogna e se siamo assolutamente disgustati da questo diventa più giusto parlare di “purificazione della vita emozionale.” Il Lavoro consiste nell’entrare dentro la caverna di noi stessi e di fare con quello che troviamo tutto quello che vogliamo.

Il Lavoro parte solo dopo che abbiamo formato uno strumento mentale giusto, quando abbiamo formato un nuovo strumento di percezione, e un nuovo apparato per ricevere le impressioni sensoriali. Il Lavoro richiede una nuova proporzione dei vari aspetti di noi stessi perciò aiuta a costruire una percezione nuova e completa di noi stessi. Quando abbiamo la conoscenza, quando sappiamo cosa siamo e quando siamo disposti a faticare per fare questo, allora è segno che lo strumento interno ha iniziato a lavorare per riorganizzarsi e trasformare l’apparato vecchio in un apparato nuovo.

Buona erranza
Sharatan